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Masada: MASADA n. 729. 22-6-2008. Double face

_CONTRIBUTEDBY vivianavivarelli il Sunday, 22 June @ 18:08:29 CEST

Masada a cura di Viviana Vivarelli
 
Ruinismo- Il voto cattolico e’ disperso ovunque – Una popolazione a crescita infinita – Berlusconi e l’impunita’ – La doppia faccia del Cavaliere – Un’indecenza ad aumento esponenziale – Il No irlandese e’ un No alla prepotenza del neoliberismo – Morales scrive all’UE per la direttiva rimpatrio
 
Liberta’ sul web. Sentenza oscurantista in Italia.
Condannato penalmente da un tribunale della Repubblica per il reato di "stampa clandestina", reo di aver curato il sito internet di documentazione storica e sociale "accadeinsicilia", gia’ oscurato d'autorita’.
E' avvenuto un fatto gravissimo, che potra’ avere effetti devastanti per la liberta’ di espressione sul web in Italia. Carlo Ruta e’ stato condannato a una pena pecuniaria, per "stampa clandestina", solo per aver gestito un sito di documentazione storica e sociale, in sostanza un normalissimo blog, di cui peraltro era stata comprovata, dalla polizia postale di Catania, cui era stato conferito l'incarico degli accertamenti, la non periodicita’ regolare.
L'incredibile sentenza penale e’ stata emessa dal giudice Patricia Di Marco, presso il tribunale di Modica, dietro denuncia presentata dal magistrato Agostino Fera, noto alle cronache per le censure di cui e’ stato fatto oggetto da diversi parlamentari della Repubblica, da Giuseppe Di Lello al presidente dell'Antimafia Francesco Forgione, in relazione alla gestione dell'inchiesta giudiziaria sul caso del giornalista Spampinato.
Una sentenza del genere, che reca riscontri soltanto in Cina e in qualche nazione a regime dittatoriale, per le leggi che vigono nel nostro paese e’ un'assurdita’. Costituisce un attacco frontale al mondo del web, alla democrazia, ai diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. E' quindi importante che le realta’ delle reti, le sedi dell'informazione, le espressioni del paese civile rispondano con la massima determinazione.
Firma la petizione, potresti essere tu il prossimo condannato!
..


Viviana Vivarelli
 
In questo deserto di Dio
Dio emerge come un bisogno violento
Dio esiste per essere conosciuto
non vedo altra funzione all’universo
E mi rimane ignoto il perche’ della Creazione
a meno di pensare a un Dio che gioca
e crea giocattoli che si evolvono
o si uccidono
I modi di conoscere Dio
sono infiniti
cosi’ come infinito e’ il suo Nome
E’ facile parlare della Bellezza o dell’Amore
della Compassione o del Servizio
piu’ arduo capire che anche il Male
potrebbe essere la via di un Dio globale
che nulla esclude
nell’esperienza del Vivere
Ma c’e’ un modo di conoscere Dio
che e’ l’esperienza TOTALE
il massimo che possiamo avere di LUI
per identita’
dove l’intero della nostra mente
si confonde con una Sua scintilla
e si fa specchio
dell’Universo
Di tale indicibile modo i santi si nutrono
e l’esplosione totale
della particella nel Creatore
da’ la massima prova della Sua esistenza
che all’uomo sia dato possedere
Dio dunque e’ identita’
della totalita’ riconosciuta
che attraverso la creatura a se’ ritorna
dove nessuna separazione puo’ mai esistere
e mai piu’ qualcuno e’ solo
Ma spiegare questo fulgore e’ impossibile
come afferrare un sogno lontano
esploso nel grigio mattino
quando la luce balena come un lampo
di cui puoi ancora dubitare.
..
Don Aldo
Ruinismo

Per spiegare il Ruinismo e’ necessario far riferimento alle gestione piu’ che ventannale di papa Wojtila che il Ruini lo ha coltivato, innaffiato e benedetto.
Il gesuita francese Albert Longchamp ha paragonato la C.di Wojtyla a quella di Innocenzo III, sette secoli prima: la Chiesa crollante del famoso sogno di Francesco di Assisi: "laici imbavagliati, teologi senza tutela, Vescovi in liberta’ vigilata, iniziative locali bloccate, centralismo forsennato.  L'atmosfera e’ pesante, carica di tensioni, colma di risentimento. Il grande slancio spirituale si e’ spento, frenato dagli interdetti, paralizzato dai giuramenti, polarizzato dal Catechismo".
E la domanda che Bonhoeffer si poneva negli anni bui della guerra, oggi, dopo la breve primavera conciliare, si ripropone in maniera drammatica: "E' mai possibile che il Cristianesimo, iniziato in modo cosi’ rivoluzionario, ora sia per sempre conservatore? Che ogni nuovo movimento debba aprirsi la strada senza la Chiesa, che la Chiesa intuisca sempre con un minimo di venti anni di ritardo cio’ che e’ effettivamente accaduto?" (Predica su Col.3,1-4)
 
Datemi una mano onde poter recitare un requiem!
Aldo Antonelli
..
Sotto il voto cattolico niente
Raniero La Valle
 
Articolo della rubrica “Resistenza e pace” in uscita sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, Rocca (rocca@cittadella.org )
  
Circolano degli studi, condotti con encomiabile rapidita’ dai professori Paolo Segatti e Paolo Natale, sulla dislocazione del voto cattolico nelle recenti elezioni politiche che hanno dato il trionfo alla dx. Su tali studi, nel giro di pochi giorni, ci sono stati due convegni a Roma, uno all’universita’ gregoriana organizzato da Dario Franceschini e dalla sua rivista “Questa fase”, l’altro nei pressi di Montecitorio organizzato dai cristiano-sociali del Partito democratico.
Da questi studi, e dai relativi convegni, e’ risultata una singolare verita’: sotto il voto cattolico, niente. E’ la prima volta che cio’ accade da quando, attraverso la DC, il voto cattolico era determinante per qualsiasi risultato elettorale. Questa volta viene fuori che il voto dei cattolici si e’ spalmato tra i partiti, piu’ o meno nelle stesse proporzioni in cui si e’ distribuito l’elettorato in generale. Naturalmente ci sarebbe da discutere chi siano, veramente, i cattolici. Secondo i parametri dei sociologi sono quelli che con maggiore o minore frequenza vanno a messa (con un declino del 6% negli ultimi 12 anni), dichiarano la loro appartenenza alla Chiesa e mantengono qualche pratica di usanze cristiane; si tratta di circa un terzo dell’elettorato. Cosi’ identificati, essi per il 42% hanno votato a favore del Popolo della liberta’ di Berlusconi, per il 36% a favore del Partito democratico di Veltroni, mentre per il 4% hanno votato a favore dell’Unione di centro di Casini. Si sono fatte anche analisi piu’ dettagliate, ma il risultato complessivo non cambia, cio’ che fa dire a quanti hanno commentato questi studi che “e’ finita la questione democristiana”, “e’ finito il cattolicesimo democratico” o addirittura “e’ finita la questione cattolica”.
In un senso piu’ profondo, e meno elettoralistico, le analisi dicono che si sarebbe creato una specie di amalgama in cui non c’e’ piu’ una distanza culturale tra cattolici e “laici”, tutti rientrando in una grande area multiforme di secolarizzazione di massa, in cui prevale una linea “neolibertaria tecnocratica e neoscientista”, le cui caratteristiche salienti sarebbero il primato della soggettivita’, un individualismo anomico (per se’) e un desiderio normativo (per gli altri), la perdita della socialita’ e una mancanza di reattivita’ (anche da parte della stessa gerarchia cattolica) alla “deriva neopagana” della Lega.
Se cosi’ stanno le cose, in questa cultura gelatinosa un Berlusconi che produce una legislazione penale e civile ormai ignara di ogni memoria di solidarismo e di mansuetudine cristiani, e nello stesso tempo si proclama “anarchico nell’etica”, va benissimo.
Cosi’, al culmine del processo volto a creare un’Italia apolitica e a bipartitismo perfetto, la qualita’ cristiana di una parte consistente dell’elettorato e’ pervenuta alla perfetta irrilevanza, sicche’ i partiti residui rimasti sulla scena la possono tranquillamente ignorare. Non che ci sia una irrilevanza della Chiesa come istituzione, a cui infatti sono molto attenti atei devoti e laici bigotti; ma secondo le statistiche riferite in questi studi il 74% dei praticanti “ascolta la Chiesa e poi decide in base alla propria coscienza”.
In effetti dopo tanti conflitti al calor bianco tra Chiesa e societa’ politica sulla difesa della vita “dal concepimento alla morte naturale”, sulle coppie non sposate e sulla fecondazione assistita, in cui ai cattolici sono stati chiesti soprattutto comportamenti oppositivi o astensionistici, anche dal voto, un’era di glaciazione sembra essere scesa tra Chiesa e societa’ italiana. Alle generazioni dei cattolici della speranza succede ora una generazione di cattolici tristi. Sembra che non ci sia piu’ niente da osare, la vita di trincea e’ una vita di cupa tristezza, e nei rifugi si asfissia. La realta’ che si offre al nostro sguardo e’ avara di segni dei tempi. Non molti decenni fa si potevano scrutare dei segni che annunciavano un mondo piu’ umano, dove la guerra era fuori della ragione. Oggi per avere un’idea del futuro che ci attende dobbiamo scrutare con quanta cupidigia Berlusconi afferra il braccio e bacia la mano del Papa.
La cosa non riguarda solo i cattolici. Come la questione cattolica e’ stata all’origine della democrazia italiana, cosi’ la fine della questione cattolica potrebbe anche segnare la fine della questione democratica in Italia. Per questo ci chiedevamo se, venuta meno come e’ giusto la funzione politica dei cattolici presi tutti insieme come categoria politica indifferenziata, non si debba richiamare in vita dalla nostra tradizione l’esperienza di quei cristiani che seppero essere parte, e che a nostro avviso, da Romolo Murri a Luigi Sturzo alle Fiamme Verdi, a Franco Salvi e alla Resistenza, alla Costituente e a Moro, seppero stare dalla parte giusta: l’esperienza che sotto diversi nomi e’ stata quella di una “sinistra cristiana”; per non restare indifferenti alla cacciata e alla morte dei poveri.    
..
Siamo Troppi!!
Paolo De Gregorio
 
Sartori oggi ricorda, in un editoriale sul “Corriere della Sera”, la lungimiranza di Peccei e del Club di Roma, che gia’ nel 1972, con il rapporto “i limiti dello sviluppo”, segnalava la impossibilita’ di una crescita illimitata degli abitanti della terra, quando la popolazione mondiale era di 3 miliardi e 850 milioni, contro i 6 miliardi di oggi.
In effetti, sono mosche bianche coloro che parlano del problema dei problemi, che e’ quello della sovrappopolazione, e non vi e’ un dibattito serio tra coloro che usano il metodo scientifico e l’onere della prova, e coloro che con grande leggerezza parlano ancora di espandere l’economia e i consumi e che la terra puo’ sostenere benissimo questa enorme pressione.
Da una parte vi sono anni di imponenti studi, di verificata esplosione geometrica degli abitanti della terra, del ridursi della disponibilita’ di petrolio, di cibo e di acqua, e dall’altra si ritrovano i soliti compari, capitalisti e religione, che invece guardano al futuro con ottimismo e fiducia nella divina provvidenza, senza dover dimostrare la validita’ della attuale economia e, nel caso dei preti che si oppongono in ogni modo alla contraccezione e al controllo delle nascite, senza alcuna responsabilita’ per gli affamati che saranno ulteriormente creati.
Anche in questo caso verifichiamo che esistono solo due culture fondamentali, destinate a non incontrarsi mai in quanto totalmente antagoniste, e il prevalere dell’una significa la morte dell’altra e viceversa.
Chi vorrebbe affrontare i problemi usando scienza, razionalita’, lungimiranza, per la sostenibilita’ dell’ecosistema, si trova davanti tutta l’economia, che e’ in mano private, dalle multinazionali alla informazione, che va dove vuole, non tiene conto della politica e tanto meno della democrazia, si muove solo nella logica del profitto a breve, ed e’ in grado di dare lavoro solo se la si lascia libera di fare come vuole, anche di portare la terra al collasso.
Abbiamo la cultura dell’autodistruzione, della irresponsabilita’, del fatalismo religioso al POTERE, ed e’ un potere assoluto perche’ le scelte le fanno solo loro.
L’unica possibile via d’uscita, teorica e pratica, e’ quella di far inaridire la globalizzazione, che e’ espressione delle grandi compagnie multinazionali, dei grandi interessi commerciali e finanziari, ossia il grande modo di produrre, a favore del piccolo modo di produrre, legato al proprio territorio nazionale e regionale, in cui le merci vengono prodotte per il consumo interno, senza dover piu’ conquistare ne’ mercati, ne’ territori altrui, con l’autosufficienza energetica che solo il sole ci puo’ dare per far finire la dittatura dei proprietari del petrolio e dell’uranio.
Purtroppo queste scelte non saranno fatte per via razionale, ma saranno obbligate dal dispiegarsi di due crisi: quella petrolifera e quella ambientale, che renderanno antieconomici buona parte dei commerci globalizzati, e renderanno necessaria una riconversione delle varie agricolture non piu’ per le esportazioni, ma per i bisogni interni di ogni nazione.
La diffusione orizzontale sul territorio della produzione energetica con le rinnovabili e una agricoltura a km zero, ossia legata al territorio, trasformeranno il modo di produrre e di pensare. Finalmente i contadini e gli scienziati diventeranno le classi piu’ importanti, e credo che le grandi citta’ saranno abbandonate.
Sono sicuro che questo processo avverra’ attraverso una grande crisi, e credo che chi avra’ la lungimiranza di diminuire anche di numero e di consumi inutili alla fine si trovera’ avvantaggiato.
Faccio il tifo per il petrolio a 200 dollari che faccia scattare la rivoluzione energetica e la rivoluzione culturale per cui si capisca che l’economia va governata e che le risorse non sono infinite, e quindi anche il numero di bocche da sfamare deve diminuire, e anche questa scelta va governata.
..
Valerio Pignatelli
 
Ti amo Italia.
Amo L’Italia.
Amo questo Paese in cui c’e’ chi paga e chi si salva.
Amo L’Italia.
Amo un Paese in cui un rappresentante delle istituzioni ed esercitante del potere esecutivo si permette di attaccare, disarmare, svilire un altro potere: quello giudiziario.
Amo L’Italia.
Amo questo Paese in cui sono coloro che fanno il proprio dovere a finire in carcere, mentre coloro che devono essere giudicati preferiscono giudicarsi da soli.
Amo l’Italia.
Amo questo Paese in cui una Carta ottenuta con il sangue dei nostri patrioti non vale piu’ niente. E’ semplice pattume ormai.
Amo l’Italia.
Amo questo Paese in cui il diritto piu’ assoluto, essenziale ed indivisibile da noi sta scomparendo, e di conseguenza ci dissolviamo anche noi.
Amo l’Italia.
Amo la mia liberta’, senza la quale io, semplicemente, smetto di essere.
..
Imitiamo Berlusconi
Michele Serra

Non si trovano neanche le parole per commentare il nuovo, ennesimo tentativo del blocco di potere berlusconiano di fiaccare la magistratura, mandare al macero un po’ di carte giudiziarie, garantire impunita’. E' un assedio ormai quasi ventennale, imperterrito, stremante, legislatura dopo legislatura, se lo rintuzzi di qua lui riprova di la’, se sventi un attacco frontale lui lo fa laterale.
A strillare sono sempre gli stessi, siamo sempre gli stessi, minoranza del paese e di un'opinione pubblica che ha scelto di attingere le sue fonti a debita distanza dalle nostre postazioni. E se ne frega altamente delle nostre preoccupazioni e delle nostre repliche, che sono sempre le stesse esattamente come sempre la stessa e’ la strategia anti-giudici.
Viene da invidiare la spavalderia, la contentezza con la quale Berlusconi fa il Berlusconi, senza avvertire ombra di stanchezza per la monotonia disperante del suo sogno di impunita’. Dobbiamo prendere esempio da lui almeno in questo: non preoccuparci di essere ripetitivi, di ricalcare da precedenti articoli, precedenti sussulti politici la solita vecchia solfa sulla separazione dei poteri, l'indipendenza della magistratura, l'integrita’ della Costituzione.
Poiche’ siamo costretti a essere, chissa’ per quanto, il pappagallo di noi stessi, facciamolo con piu’ serenita’, visto che lui e’ l'instancabile pappagallo di se stesso.
(La Repubblica 17 giugno 2008)
..
Ridiamaro : - )

Fabrizio d
Evviva il nostro presidente B, il vero, il primo, l'ineguagliabile, l'imprendibile
""**NANOPRESIDENTE DELINQUENTE**""
E QUINDI:
-eroi i mafiosi che non parlano
-i soldi servono per solo a chi non lavora
-i servi devono stare zitti e lavorare
-solo le zoccole possono accedere ai piani superiori
-il verbo "intercettare" sara’ usato solo per gli aerei da guerra in missione giornaliera
-i giudici dovranno giudicare e condannare con certezza della pena solo i rompicoglioni, i ladri di galline, gli onesti, i servi che non vogliono essere servi, i nanocritici, gli operai che scioperano, chi non ce la fa piu’ a pagare il mutuo, chi non e’ di dx, i rom e via via
-la salma imbalsamata del nano verra’ clonata e predispota in ogni angolo delle vie cittadine
-i giornalisti dovranno diventare dattilografi suadenti per diffondere con dovizia il nanoverbo
-a capo dei giornalisti ci sara’ FEDE
-la nanotecnologia esiste e ed e’ visibile
-grande scoperta: l'universo e’ nano
-puoi rubare solo se hai piu’ di un milione di euro
-... cazzo!
..
Il gay americano ed il carabiniere
Roberto Mossi

Mentre in California fanno la fila per sposarsi, in Italia un carabiniere viene espulso per una relazione extraconiugale. Italia, vai a dormire, che l'e' mej!
.. .. 
Il No irlandese
Pasquale Nusco
 
Referendum in Irlanda: l'esultanza della Lega e una presa di posizione di Pera che induce a sospetti (non dimentichiamo che l'Irlanda e’ un paese cattolico).
La Lega brinda e chiede il referendum Con in mano lattine di Guinness, la caratteristica birra scura di Dublino, alcuni esponenti della Lega Nord hanno brindato a Milano, davanti alla sede di rappresentanza della Commissione Europea, per festeggiare l'esito del referendum con cui l'Irlanda ha bocciato il Trattato di Lisbona. Per il deputato del Carroccio Matteo Salvini «ora e’ necessario che anche in Italia voti il popolo e non il Parlamento». «La Lega - ha concluso Salvini - chiede ora che ci sia anche da noi un referendum. E pretende una consultazione popolare anche per l'ingresso della Turchia in Europa».
Pera dice che e’ colpa della cacciata di Dio dalla Costituzione. Per l'ex presidente del Senato e a lungo candidato ad essere ministro della Giustizia, Marcello Pera, il no dell'Irlanda al Trattato di Lisbona e’ «la vendetta cristiana, la storica risposta dei credenti all'Europa senza Dio», e’ nell'abbandono delle radici cristiane che sta la ragione della crisi dell'Unione Europea. In una intervista a "La Stampa", Pera spiega che «questa Ue e’ morta perche’ e’ stata abbandonata dai popoli e ora solo Benedetto XVI puo’ dare un'identita’ al Vecchio Continente».
La scelta degli irlandesi, per l'ex presidente della Camera, e’ un atto di «ribellione ad una Europa che nella Costituzione mette al bando Dio per orientare verso l'anarchia del relativismo le legislazioni nazionali su temi eticamente sensibili». Per questo ritiene che «anche in Italia serva il coraggio di dire 'no basta’ e ricominciare dai temi etici posti da Benedetto XVI, l'unico grande leader di statura e livello europei».

da: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76295 
 
Un'acuta e condivisibile annotazione di Eric Hobsbawm (un concetto, peraltro, che mi e’ sempre appartenuto e che ho dato sempre per scontato; percio’, spesso, mi sorprendono le idee di molti compagni che abbandonano, in nome dell'antiglobalismo, l'internazionalismo e fanno coincidere le loro posizioni con quelle della dx localistica e/o nazionalistica e xenofoba).
D’altro canto Marx non tornera’ alla sx fin quando non verra’ abbandonata l’attuale tendenza dei militanti radicali a trasformare l’anti-capitalismo in anti-globalizzazione. La globalizzazione esiste e, a meno di un collasso della societa’ umana, e’ irreversibile. Tanto vero che Marx lo riconobbe come un dato di fatto e, da internazionalista, lo giudico’ positivamente, almeno in linea di principio. Quello che egli critico’, e che anche noi dobbiamo criticare, era il tipo di globalizzazione prodotto dal capitalismo».

Intervista a Eric Hobsbawm da: http://www.dazebao.org/index.php?option=com_content&task=view&id=2479&Itemid=73

Un No alla prepotenza
Nicolai Caiazza

Dopo il no del referendum in Irlanda al Trattato costituzionale dell'Unione Europea, i media portavoce delle banche e del capitalismo europeo fanno finta di non capire le ragioni del No. Molti si sono addirittura anticipatamente indignati come Daniel Cohn-Bendit (leMonde 10/05/08) per il fatto che gli Irlandesi dopo aver profittato, dice, dei sussidi europei per uscire dall'arretratezza ora rifiutano di avallare il Trattato.
Anche Lucio Caracciolo con Limes (Repubblica 14/05/08) sostiene che tra l'altro la Commissione Europea non e’ un organismo democratico e che cio’ non e’ colpa di qualcuno ma e’ conseguenza del fatto che l'Europa non e’ uno Stato e non ci puo’ essere democrazia senza Stato.
A questo proposito e’ importante notare che l'intenzione del capitalismo europeo di procedere a una dittatura del capitale fu gia’ prevista da Mendes-France (premier e ministro nella Francia degli anni Quaranta-Cinquanta), il quale il 18 gennaio 1957  durante una riunione della Assemblea Nazionale francese per discutere il Trattato di Roma dichiaro’: "Il progetto del Mercato comune cosi’ come ci e’ stato presentato e’ basato sul liberalismo classico del XX secolo, secondo il quale la concorrenza pura e semplice regola tutti i problemi. L'abdicazione di una democrazia puo’ prendere due forme, essa puo’ sia ricorrere a una dittatura interna attraverso la consegna di tutti i poteri a un uomo provvidenziale, o delegare tutti i suoi poteri a un'autorita’  esterna, la quale in nome della tecnica esercitera’ in realta’ il potere politico, perche’ nel nome di una sana economia potra’ agevolmente dettare una politica monetaria, budgetaria, sociale, quindi una politica nel senso piu’ ampio del termine, nazionale e internazionale".
(citato da leMondeDiplomatique, luglio 2005).
L'Unione europea durante gli ultimi 20 anni, ha portato avanti una politica di privatizzazioni, di aumento dello sfruttamento della classe lavoratrice, sia per i salari che per le condizioni di lavoro, un pezzo alla volta ha proceduto allo smantellamento delle assicurazioni sociali, ha messo su un politica nazionalista e razzista per consentire lo sfruttamento piu’ feroce degli immigrati (la nuova unterklass).
La Commissione europea ha dato direttive per privatizzare i servizi pubblici  (sanita’, trasporti, acqua, energia). Anche gli stessi servizi di polizia vanno verso la privatizzazione. In questi giorni stanno programmando la settimana lavorativa minima che sarebbe tra le 48 e le 60 ore.
Limes dice che Commissione ha tolto il nome Costituzione "perche’ indigeribile nelle opinioni pubbliche piu’ nazionaliste", cercando cosi’ di dare all'opposizione al Trattato un senso nazionalista, di difesa del campicello. Del resto tutti i media come pappagalli citano la gioia della Lega cercando cosi’ di far credere che quelli che si oppongono sono come la plebe della Lega.
Quando ci fu il referendum in Olanda e Francia, anche allora il complotto disinformativo in questi Paesi fu totale. Percio’ la gente si informo’ per sapere cosa gli stavano propinando e si rese conto tra l'altro dei contenuti schiavizzanti della direttiva Bolkestein e votarono contro.
Purtroppo il provincialismo della politica italiana non ha mai permesso che le conoscenze sulla Unione Europea si diffondessero. L'espressione "entrare in Europa" e’ stata usata impunemente come se fosse un dato. L'Italia e’ uno dei 6 Paesi fondatori della UE, dunque non c'e’ da "entrare". Dopo di che la popolazione e’ stata dissanguata per far parte dell'Euro. Ed e’ stata ancora dissanguata dopo che vi ha preso parte. L'Euro e’ stata la maledizione per TUTTI i popoli europei che vi hanno preso parte. Tutti hanno perduto in partenza il 20%circa del potere d'acquisto, piu’ gli aumenti che hanno seguito. Non c'e’ nulla da "spiegare" meglio il Trattato. E’ che la gente ha capito che stanno cercando di mettergli il cappio al collo. Dove ha potuto ha votato contro il tentativo di ratificare con un documento la dittatura del capitale.
.. ....
La malinconia
Mariapia
 
L’hanno definita “la ferita dello sguardo”, cosi’ il titolo di un libro che tratta a malinconia dal punto di vista sia biologico sia psicologico.
Il fatto biologico puo' esserci o meno, ma a volte si osserva che nelle  famiglie vi sono delle disposizioni psichiche da non trascurare. Il nostro organismo nasce scritto alla nascita dai geni ereditati, che possono o meno manifestarsi in vario modo secondo le sollecitazioni.
(Il mio massaggiatore cinese, Naja, e' diventato "allelgico" in Italia, cosa che non era prima di venire nel nostro paese, e diceva, con il naso goggiolante: “Questa alia mi fa male, signola! Come sta oggi il signol Callo?”).
Pertanto, nel corso dell'analisi di un malinconico va esplorata anche la storia famigliare per vedere se esistono precedenti piu' o meno significativi.
La malinconia viene fatta risalire, iniziando da Freud, come una ferita inferta a un neonato dall'assenza dello sguardo materno o comunque da uno sguardo  amoroso, fin dai primi giorni della nascita dell' "hilflos", “il senza aiuto”, cosi' chiama Freud il neonato. E' bella questa parola tedesca che significa impotente, il tutto-dipendente.
Noi umani "siamo", diventiamo" se veniamo guardati e visti, poiche' non sappiamo di essere, noi siamo alla nascita, completamente fusi con la madre, a differenza di tutti gli animali che entro pochi giorni "sono". Un cavallino due giorni dopo la nascita di alza e prova a stare in piedi e quella e' la sua spinta interna.
Noi siamo fatti di "vita e sonno fetale" e secondo tutte le ricerche, dovremmo, per la complessita' che ci connota, restare nel grembo materno, almeno un periodo di 20 mesi, e la spinta, la forza di esistere per superare la grande impotenza ci viene data dallo sguardo amoroso di chi ci e' accanto.
Se questo non avviene, la reazione e' la malinconia, patologia difficilmente curabile poiche' e' un luogo inaccessibile, dove la creatura e' stata ferita ma non sa, sente solo una mancanza che non ha nome. Una specie di buco nero che la persona avverte ma non sa dire perche' sente tale vuoto divorante.
I traumi successivi al periodo della grande impotenza daranno origine ad altri modi di reazione e difesa che la creatura umana mette in atto davanti alle proposte  (semplicemente indecenti) della Vita e secondo le caratteristiche iscritte nel suo corredo genetico e nella cultura che si trovera' a vivere il piccolo umano.
I traumi successivi al periodo d'impotenza possono dare spazio al sadismo, al masochismo, alla depressione, al panico e tante altre reazioni di difesa, e quelle sono piu' curabili, ma la malinconia e' sicuramente una delle piu' difficili patologie psichiche da curare.
Le donne sono piu' soggette alla malinconia perche', oltre al trauma dell'assenza dello sguardo che riguarda l' hilflos, il piccolo impotente,  e vale sia per il maschile sia il femminile, possono avere un trauma che  riguarda piu' spesso le femmine che i maschi, ed e' l'abuso sessuale in tenera eta'. 
La donna puo’ curare meglio la sua malinconia fuori dalla casa, quando non deve corrispondere a ruoli di servizio materiale, quelli di moglie e madre, in parole povere, al ruolo di schiava amorosa, ma invece puo’ corrispondere alla sua vocazione, anche quando non sappia quale sia.
Tu donna, devi scoprire chi sei e perche’ sei e devi contribuire a quello, quello e' il tuo fare, l' impegno che da' piacere. 
Guarda quella creatura che ti guarda e vuole essere guardata, lasciando perdere quelli che sono cecati. Guardala in liberta', vi curerete reciprocamente. Baci alla piccola creatura che sta diventando "sua", che si sta individuando sotto mille sguardi.

Il morso del Caimano
di Curzio Maltese (da Repubblica)

E’ un po' ingenuo, anzi molto, stupirsi che Berlusconi sia tornato Caimano. Se esiste una persona fedele a se stessa, oltre ogni umana tentazione di dubbio o di noia, questa e’ il Cavaliere. Era cosi’ gia’ molto prima della discesa in politica, con la sua naturale carica eversiva, il paternalismo autoritario, l'amore per la scorciatoia demagogica e il disprezzo irridente per ogni contropotere democratico, a cominciare dalla magistratura e dal giornalismo indipendenti, l'insofferenza per le regole costituzionali, appresa alla scuola della P2.
Il problema non e’ mai stato quanto e come possa cambiare Berlusconi, che non cambia mai. Piuttosto quanto e come e’ cambiata l'Italia, che in questi 15 anni e’ cambiata moltissimo. In parte grazie all'enorme potere mediatico del premier.
Ogni volta che Berlusconi ha conquistato Palazzo Chigi ha provato a forzare l'assetto costituzionale e per prima cosa ha attaccato con violenza la magistratura. Lo ha fatto nel 1994 con il decreto Biondi, primo atto di governo; nel 2001, quando i decreti d'urgenza sulla giustizia furono presentati prima ancora di ricevere la fiducia; e oggi. Con una escalation di violenza nei toni e, ancor di piu’, nei contenuti dei provvedimenti.
Il pacchetto giustizia di oggi e’ piu’ eversivo della Cirami e del lodo Schifani, a sua volta piu’ eversivi del "colpo di spugna" del '94. Ma, alla crescente forza delle torsioni imposte da Berlusconi agli assetti democratici, ha corrisposto una reazione dell'opinione pubblica sempre piu’ debole. Nel '94 la rivolta contro la "salva-ladri" azzoppo’ da subito un governo destinato a durare pochi mesi. Nel 2001 i "girotondi" inaugurarono una stagione di movimenti, con milioni di persone nelle piazze, che si tradussero fin dal primo anno in una serie di pesanti sconfitte elettorali per la maggioranza di centrodestra, pure larghissima in Parlamento.
La terza volta, questa, in presenza di un tentativo ancora piu’ clamoroso di far saltare i cardini della magistratura indipendente, la reazione e’ molto debole. L'opposizione, accantonate le illusioni di dialogo, annuncia una stagione di lotte, ma non ora, in autunno. La cosiddetta societa’ civile sembra scomparsa dalla scena. I magistrati sono gli unici a ribellarsi con veemenza, ma sembrano isolati, almeno nei sondaggi. Quasi difendessero la propria corporazione e non i diritti e la liberta’ di tutti, cosi’ come l'hanno disegnata i padri della Costituzione.
Ecco che la questione non e’ che cosa sia successo a Berlusconi (nulla), ma che cosa e’ successo al Paese. Siamo davvero diventati un "paese un po' bulgaro", come si e’ lasciato sfuggire il demiurgo pochi giorni fa? La risposta, purtroppo, e’ si’.
In questo quarto di secolo che non ha cambiato Berlusconi, l'Italia e’ cambiata molto e in peggio, il tessuto civile e sociale si e’ logorato, il senso comune e’ stato modellato su pulsioni autoritarie. Molti discorsi che si sentono negli uffici, nei bar, sulle spiagge oggi, da tutti e su tutto, si tratti di immigrazione o di giustizia, di diritti civili come di religione, di Europa o di sindacati, nell'Italia del '94 sarebbero stati inimmaginabili.
Il berlusconismo e’ partito dalla pancia di un Paese dove la democrazia non si e’ mai compiuta fino in fondo, per mille ragioni (ragioni di dx e di sx), ma ora ha invaso tutti gli organi della nazione ed e’ arrivato al cervello. La mutazione genetica della societa’ italiana e’ evidente a chi ci guarda da fuori. Perfino negli aspetti superficiali, di pelle: non eravamo mai stati un popolo "antipatico", com'e’ oggi. Piu’ seriamente, il ritorno di Berlusconi al potere e le sue prime e devastanti uscite hanno evocato i peggiori fantasmi sulla scena internazionale.
Si tratta pero’ di vedere se il "caso Italia" e’ tale anche per gli italiani. Se nell'opinione pubblica esistano ancora quei reagenti democratici che hanno impedito nel '94 e nel 2001 la deriva, piu’ o meno morbida, verso un regime. I segnali sono contraddittori, la partita e’ aperta. Certo, in questi decenni la forza d'urto del populismo berlusconiano e’ andata crescendo, cosi’ come la presa su pezzi sempre piu’ ampi di societa’. Non si tratta soltanto di potere delle televisioni o dell'editoria, ma di una vera e propria egemonia culturale. E sorprende che nell'opposizione, gli ex allievi di Gramsci, ancora oggi, a distanza di tanto tempo, non comprendano i meccanismi e la portata della strategia in atto.
Altro che "l'onda lunga" di craxiana memoria. Anche loro, purtroppo, non cambiano mai. Si erano illusi (ancora!) di trasformare Berlusconi in uno statista, offrendogli un tavolo di trattative. S'illudono (ancora!) di poter resistere con la politica del "giu’ le mani" e con l'arroccarsi nelle regioni rosse, che sono gia’ rosa pallido e rischiano prima o poi di finire grigie o nere. In attesa di tempi migliori.
Non ci saranno tempi migliori per l'opposizione. Bisogna trovare qui e ora il coraggio di proposte forti e alternative al pensiero unico dominante, invenzioni in grado di suscitare dibattito e bucare cosi’ la plumbea egemonia "bulgara" dell'agenda governativa. Bisogna farsi venire qualche idea, anzi molte, una al giorno, per svegliare l'opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi. Lo stesso torpore ipnotico che coglie la preda davanti alle mosse del caimano. Che alla fine, attacca.
..
Don Aldo
 
Sua emittenza!
Cavaliere!
Banana!
Bellachioma!
Psiconano!
Caimano o Cainano!
Chiamatelo come volete. ma e’ sempre lui: il "Double Face".
Legittimo e illegale.
Devoto e spergiuro.
Falso autentico.
E' tornato.
(continua in allegato...)
Buona domenica
Aldo
 
Doppia faccia
 
«A 71 anni un mese fa si era presentato davanti ai parlamentari italiani come un uomo del dialogo, quasi come un uomo di Stato. Vincitore alle elezioni per la  terza volta dal 1994, Silvio Berlusconi nel suo discorso d’investitura aveva assicurato di aver capito i cittadini che non vogliono «inutili litigi», lodato «l’aria nuova che bisogna respirare a pieni polmoni» e la «volonta’ comune» di lavorare con l’opposizione per cambiare il Paese…».
Inizia cosi’ una corrispondenza di Eric Jozsef da Roma per il giornale svizzero “Le Temps” del 19 giugno 2008, mentre il numero in edicola dell’Espresso riporta in pagina di copertina l’immagine di cui sopra con il titolo “Doppio Gioco”.
E se dicessimo “Doppia faccia”?
Faccia e non volto; perche’ il volto esprime una interiorita’ di cui questo soggetto non e’ capace, mentre la faccia esprime solo esteriorita’.
Il volto e’ trasparenza e non finzione, come invece lo e’ la faccia parente prossima della maschera.
Il volto e’ finestra di dialogo tra l’io e l’altro col quale si comunica.
La faccia e’ la vernice d’occasione di cui si abbella il vanesio, il belletto dell’idiota (letteralmente colui che gira solo intorno a se stesso!).
Le facce non mi piacciono, e soprattutto quella faccia….
La parola stessa mi fa pensare alla superficialita’ (Facciata) all’artificio (Lifting) e alla volgarita’ (Faccia di ….).
Preferisco i volti.
"Ricerca del Volto, non della maschera.
Scoperta del Volto, non lettura della sigla.
Contemplazione del Volto, non gelida presa d'atto della funzione.
Accarezzamento del Volto, non adulazione cortigiana del ruolo.
Rapporto dialogico tra Volto e Volto, non litigiosita’ feroce tra grinta e grinta".
Cosi don Tonino Bello…. Ed io con lui.
Buona domenica.
Aldo
..
La bella lettera di Evo Morales, presidente della Bolivia, ai parlamentari europei sulla "Direttiva rimpatrio". Ci potrebbero davvero rifletterere un po' su.
Gli amici del bairro. Goias / Brasile.

SULLA ¨DIRETTIVA RIMPATRIO
Evo Morales

Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa fu un continente d’emigranti. Decine di milioni di europei partirono verso l’America per colonizzare, sfuggire alla miseria, alle crisi finanziere, alle guerre, ai totalitarismi europei ed alle persecuzioni inflitte minoranze etniche.
Oggi, sto seguendo con molta preoccupazione il processo d’approvazione della cosi’ detta “direttiva rimpatrio”. Il testo convalidato, passato il 5 giugno per i Ministri degli interni dei 27 paesi dell’Unione Europea, dovra’ essere sottoposto al voto del Parlamento Europeo il 18 giugno. Ho l’impressione che questa direttiva indurisca in maniera drastica le condizioni di detenzione e d’espulsione degli emigranti senza documenti, indipendentemente dal loro tempo di permanenza nei paesi europei, dalla loro condizione lavorativa, dai loro legami familiari, dalla loro volonta’ d’integrazione e dal raggiungimento della stessa.
Gli Europei giunsero in massa nei paesi latino americani ed in America settentrionale, senza visto e senza alcuna condizione imposta dalle autorita’. Furono sempre i benvenuti e continuano ad esserlo, all’interno dei nostri paesi del Continente Americano, che assorbirono la miseria economica dell’ Europa e le sue crisi politiche.
Vennero al nostro Continente a sfruttare le ricchezze locali e trasferirle in Europa, con altissimo costo per le popolazioni originarie d’America. Come nel caso del nostro “Cerro Rico” di Potosi e delle sue favolose miniere d’argento che permise di dare massa monetaria al Continente Europeo dal secolo XVI fino allo XIX. Le persone, i beni ed i diritti degli migranti europei furono sempre rispettati.
Oggi l’Unione Europea e’ la destinazione principale degli emigranti di tutto il mondo, fatto questo, dovuto alla sua immagine positiva di spazio di prosperita’ e di liberta’ pubbliche. La stragrande maggioranza degli migranti giunge nell’Unione Europea per contribuire a questa prosperita’, non per approfittarsene. Svolgono i lavori delle opere pubbliche della costruzione, nei servizi delle persone e negli ospitali, lavori che non vogliono svolgere gli europei. Contribuiscono al dinamismo demografico del continente europeo, a mantenere le relazioni tra attivi e inattivi che fanno possibili i suoi generosi sistemi di sicurezza sociale e fanno diventare dinamico il mercato interno e la coesione sociale. I migranti offrono una soluzione ai problemi demografici e finanzieri dell’UE.
Per noi, i nostri migranti rappresentano l’aiuto allo sviluppo che gli Europei non ci concedono, dato che ben pochi paesi raggiungono realmente il minimo obbiettivo dal 0,7% dal suo interno lordo nell’aiuto allo sviluppo. L’America Latina ha ricevuto nel 2006, 68.000 milioni di dollari in bonifici, in altre parole piu’ del totale degli investimenti stranieri nei nostri paesi. A livello mondiale raggiungono 300.000 milioni di dollari, che superano i 104.000 milioni concessi per la cooperazione allo sviluppo.
Il mio paese, la Bolivia, ricevette rimesse superiori al 10% del proprio PIL (1.100 milioni di dollari) e pari a un terzo delle nostre esportazioni annuali di gas.
Questo significa che i flussi migratori sono benefici tanto per gli Europei ed in maniera marginale per noi del Terzo Mondo, dal momento che allo stesso tempo perdiamo contingenti di mano d’opera qualificata formata da milioni di persone nelle quali i nostri Stati, benche’ poveri, hanno investito in una forma o nell’altra importanti risorse umane e finanziarie.
Purtroppo, il progetto di “direttiva rimpatrio” complica terribilmente questa realta’. Se comprendiamo che ogni Stato o gruppi di Stati possano definire le loro politiche migratorie in piena sovranita’, non possiamo accettare che i diritti fondamentali delle persone siano negati ai nostri compatrioti e fratelli latinoamericani.
La “direttiva ritorno” prevede la possibilita’ di un carceramento dei migranti senca documenti fino a 18 mesi prima della loro espulsione o “allontanamento”, secondo il termine della direttiva. 18 mesi! Senza giudizio ne’ giustizia!
Per com’e’ adesso il progetto di testo della Direttiva, viola chiaramente gli articoli 2, 3, 5, 6, 7, 8 e 9 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Ed in particolare l’articolo 13 della Dichiarazione che dice:
1. “Ogni individuo ha diritto alla liberta’ di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.”
Ed il peggio di tutto e’ la possibilita’ di incarcerare a madri di famiglia e i minori senza prendere in considerazione la situazione familiare o scolastica. In questi centri d’internamento sappiamo esserci depressioni, scioperi della fame, suicidi.
Come possiamo accettare senza reagire che siano concentrati in campi fratelli latinoamericani senza documenti, di cui la maggioranza sta lavorando si sta integrando da anni? Da che parte sta oggi il dovere di ingerenza umanitaria? Dove risiede la liberta’ di circolare e la protezione contro le detenzioni arbitrarie?
Allo stesso tempo l’Unione Europea cerca di convincere alla Comunita’ Andina delle Nazioni (Bolivia, Colombia, Ecuador e Peru) a firmare un “Accordo d’Associazione” che nella suo terzo pilastro un Trattato di Libero Commercio, la cui natura ed il cui contenuto sono uguali a quelli imposti dagli Stati Uniti.
Siamo sottoposti ad una grande pressione da parte della Commissione Europea affinche’ vengano accettate condizioni di profonda liberalizzazione del commercio, dei servizi finanziari, della proprieta’ intellettuale e dei nostri servizi pubblici.
Inoltre, a titolo della “protezione giuridica” siamo sottoposti a continue pressioni a causa del processo di nazionalizzazione dell’acqua, del gas e delle telecomunicazioni realizzato durante la giornata mondiale dei lavoratori. Chiedo, in questo caso: dove risiede la “sicurezza giuridica” per le nostre donne, gli adolescenti, i bambini ed i lavoratori che cercano orizzonti migliori in Europa?
Ci dicono di voler promuovere la liberta’ della circolazione di merce e delle finanze e poi  vediamo incarceramenti senza giudizio per i nostri fratelli che cercano di circolare liberamente, mentre si negano i fondamenti della liberta’ e dei diritti democratici.
A queste condizioni, nel caso in cui la “direttiva rimpatrio” venga approvata, ci troveremmo nell’impossibilita’ etica di approfondire le negoziazioni con l’Unione Europea e ci riserviamo il diritto di applicare nei confronti dei cittadini europei gli stessi obblighi che vengono imposti a noi boliviani dal primo di aprile 2007, sulla base del principio diplomatico della reciprocita’. Non lo abbiamo esercitato fino ad ora nell’intento d’attendere giustamente dei segnali positivi da parte dell’Unione Europea.
Il mondo, i suoi continenti, i suoi oceani ed i suoi poli conoscono importanti difficolta’ globali: il riscaldamento climatico, l’inquinamento, la sparizione lenta ma sicura delle risorse energetiche e delle biodiversita’ mentre allo stesso tempo aumentano la fame e la poverta’ in tutti i paesi, rendendo piu’ fragili le nostre societa’. Fare degli emigranti, con o senza documenti, i capri espiatori di questi problemi globali non e’ una soluzione.
Non corrisponde a nessuna realta’.
I problemi di coesione sociale di cui soffre l’Europa non sono imputabili agli emigranti ma sono il frutto del modello di sviluppo imposto dal Nord, che distrugge il pianeta e smembra le societa’.
A nome del popolo Boliviano, di tutti i miei fratelli del continente e delle regioni del mondo quali il Maghreb ed i paesi africani, mi appello alla coscienza dei leaders e dei deputati europei, dei popoli, dei cittadini e degli attivisti d’Europa, affinche’ il testo della “direttiva rimpatrio” non venga approvato.
La direttiva, cosi’ come la conosciamo oggi, e’ una direttiva della vergogna.
Invito anche l’Unione Europea a elaborare nei prossimi mesi una politica sull’immigrazione rispettosa dei diritti umani, che permetta il mantenimento di questo dinamismo vantaggioso per entrambi i continenti e che onori, una volta per tutte, il tremendo debito storico, economico ed ecologico che i paesi europei hanno con la maggior parte del terzo mondo, affinche’ chiuda, una buona volta, le vene ancora aperte dell’America Latina.
Oggi, non potete fallire nelle vostre “politiche di integrazione” cosi’ come avete fallito nella vostra pretesa “missione civilizzatrice” al tempo delle colonie.
Ricevete tutti voi, autorita’, europarlamentari, compagne e compagni i saluti fraterni dalla Bolivia. Ed in particolare modo la nostra solidarieta’ a tutti i “clandestini”.
 
Evo Morales Ayma
Presidente della Repubblica Boliviana
....
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