
I mille modi di fare politica - Veltrorutelli, associazione a delinquere - Politica: facciamo il punto - Niente da cancellare – Armi, il vero business italiano - Energia nucleare: il grande imbroglio - Aiutini all’Alitalia
Mariapia
Fare politica: i mille modi di farla e la militanza.
Ricordo che Flora, la"non simpatica", mi diceva costantemente che io dovevo fare politica, volontariato....
A quei tempi, impegnata fin sopra i capelli nella mie famiglie, le rispondevo che se tutti avessero fatto il volontariato che facevo io nelle mie tre famiglie, le cose sarebbero andate molto meglio e di conseguenz, tutto il paese sarebbe andato meglio.
Quel tempo di attivita' famigliare per me e' terminato, anche per una ragione fisiologica: se oggi dovessi fare l'accudimento che facevo nel 1988, morirei in un paio di mesi.
Ora per me e' un nuovo tempo che bussa alle porte. Penso che l'impegno sociale sia uno dei tanti diritti-doveri del cittadino, dei modi per esercitare la caratteristiche umane evolute, dalla famiglia alla famiglia allargata, alla polis che e' tutto il globo.
Per ognuno c'e' un ambito che meglio consente l'espressione dell'impegno sociale, e io scelgo la politica attiva di base, come posso, dove posso e dove io aderisco alle idee proposte.
Le parole di Berlinguer sono piu' vere che mai, che i partiti sono macchine di potere....ma penso che proprio quando si e' toccato il fondo, che si hanno i bozzi alla testa, sia necessario darsi una grattatina ai bernoccoli, alzarsi in piedi e, se pur storditi, riprendersi.
Non sono la bimbetta che crede agli slogan dei "mulini bianchi", quella che non ha visto a sufficienza la deriva del paese, ma e' proprio perche’ vedo quella deriva diventare pericolosa che ora, libera dai mille impegni familiari, posso fare la mia piccola parte civile e senza illusioni.
Mi rispondo come Pascal ma per altri quesiti: "non so se Dio esiste, ma sto meglio a credere nella sua esistenza, non cambia nulla, ma cambia la mia vita".
Non cambia nulla della condizione del paese, ma un impegno cambia la mia vita in senso umano, determinandone un accrescimento.
Poi, nei tempi, si sa che una goccia, due gocce.... mille gocce, consentono ad un bacino di riempirsi.
I bacini della politica e dell'impegno civile sono oggi in Italia completamente asciutti, pochi politici e molti politicanti, per cui impegnarsi civilmente, dal centro verso sinistra, non e' difficile: serve acqua dovunque.
Tu sai dove io m'impegno, ma in qualsiasi ambito oggi una persona s'impegni attivamente, se la sua realta' fisica, psicologica e caratteriale lo consente, porge un bene a se' stessa e alla totalita' della Vita. "Un battito d'ali di una farfalla in Cina puo’ causare un ciclone in California"...
La mia sinistra e' quella di Bobbio, quella della solidarieta', la sinistra liberale, tengo a precisare, non le sinistre che vediamo e abbiamo visto all'opera sul pianeta, brrrr.
Cosi' ricomincio con la militanza di base, e' ora di tornare a lavorare; ora posso, il mio lutto sociale non puo' chiudermi fuori dalla vita, anzi e' proprio quello che oggi mi spinge dentro. La maturita' mi consente di uscire da una stizza infantile che mi e' durata a lungo. Erano tutti contro di me, tutto il mondo della politica contro di me. Non avevo capito che erano in pochi contro tutti, e a dar giu’ di brutto.
I luoghi della politica sono duri, in particolare per chi non ama cantare in coro, ma io sono protetta dall'eta' che consente una liberta' amplissima. Non c'e' nessuna necessita' di conformarsi a chicchessia e si puo' dire: grazie tante, ma io non bevo a comando e bevo solo se io ho sete.
Il nostro amico Gianluigi, come sai, dopo il suo trapianto al fegato, ha fondato l'Associazione di trapiantati di fegato a Bologna. Un piccolo gruppo di persone, insieme, e' riuscito a fare cose incredibili in dieci anni. Organizzazione degli ambulatori, degli esami e referti cosi' da avere esami in giornata per le persone che provenivano dalle varie parti d'Italia, senza dovere quindi pernottare a Bologna. Hanno ottenuto, per se' e per altri, che il Comune ed altri Enti attrezzassero un edificio per la permanenza dei parenti- assistenti che non vivono a Bologna, e quando provengono da altre citta', restano a Bologna anche per mesi, con costi insopportabili da sostenere. L'Associazione ha proprie spese ha sistemato climatizzatori nelle stanze dei trapiantati che passano giorni e giorni a letto da moribondi, e l'estate era durissima per loro. Ha ottenuto il secondo letto per il parente che assiste giorno e notte, piccoli frigoriferi per il parente che vive giornate intere senza muoversi. Questi associati hanno chiesto contributi ai privati, hanno fatto feste di autofinanziamento, hanno organizzato la giornata del trapianto per la raccolta di fondi, ma avevano un orizzonte comune molto importante: la migliore organizzazione per la loro personale sopravvivenza. Cosa si puo' fare per un interesse forte!
E noi italiani non abbiamo proprio niente da chiedere alle classi economiche dominanti, alle classi politiche dirigenti? Non abbiamo nulla di difendere? Nulla che c'interessi?
Si', abbiamo delle richieste legittime da rivolgere alle suddette classi e niente abulie per noi, ci stiamo svegliando, che sia il Grillo sgradito, che sia altro, svegliamoci e facciamo valere gli attributi con fermezza, con tenacia, senza velleitarismi, ma con la lunga lena, con la goccia che scava la pietra.
La piramide naturale della vita esiste anche per noi, mammiferi come tanti altri, certo, ma noi la possiamo fare a gradini piu' comodi, non a gradoni.
T'invio lo scritto di Bazzani.
Rileggere il passato fa bene e se e' Berlinguer che si esprime e qualcuno lo commenta, fa benissimo.
Scritto da Giacomo Bazzani • martedi’ 19 giugno 2007
Dedicato alla memoria di Vero Iacchini *
“Non mi occupo di politica perche’ tanto fanno sempre quello che vogliono. I politici sono tutti dei ladri. Io mi faccio gli affari miei e non voglio sapere niente…” Discorsi noti e arcinoti; diffusissimi; circolano al bar, in autobus, in ufficio, a scuola, per la strada…. E del tutto comprensibili se guardiamo agli ultimi venti/trent’anni della politica politicante.
Enrico Berlinguer, nella ormai stracitatissima (spesso a sproposito) intervista del 28 Luglio 1981 a Repubblica in cui impose all’agenda politica la “questione morale”, dipingeva cosi’ la situazione: “I partiti hanno degenerato, e’ questa l’origine dei malanni d’Italia. I partiti oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientele; scarsa o mistificata conoscenza della vita, dei problemi della societa’, della gente. Idee, ideali, programmi pochi e vaghi, sentimenti e passione civile zero…” “…hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni a partire dal Governo; hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le universita’, la RAI-TV e alcuni grandi giornali. Tutte le operazioni che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente nell’interesse del partito, della corrente o del clan a cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se e’ utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata se i beneficiari fanno atto di fedelta’ al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimento dovuti.."
A questo punto Eugenio Scalfari, allora direttore di Repubblica, fece questa amara considerazione: “Lei, onorevole Berlinguer, fa un quadro della realta’ italiana da far accapponare la pelle”. Questa fu la serafica risposta del grande Enrico: “E, secondo lei, non corrisponde alla situazione?"
Gia’ allora ci fu chi si straccio’ le vesti di fronte a questa netta ed inequivocabile presa di posizione di Berlinguer; l’epiteto migliore fu “qualunquista”. Beh, sappiamo poi com’e’ andata a finire: un decennio (gli anni ’80) di rampantismo e yuppismo partitocratico sfociato nella Rivoluzione Morale (sinonimo di Rivoluzione Liberale) di Mani Pulite. Una stagione di aria nuova che pero’ non ha avuto il seguito, per mille motivi, che ci si attendeva allora; alcuni protagonisti si sono riproposti e riciclati, e chi perse allora i “padrini politici” (vedi Berlusconi) fu “costretto” ad entrare direttamente nell’arena perche’ non aveva piu’ nessuna ruota da ungere.
Da li’, dall’incompiuta di Mani Pulite, si e’ generata una situazione, se possibile, ancora peggiore rispetto a quella degli inizi anni ’80 cosi’ perfettamente descritta da Berlinguer. C’e’ l’ha brillantemente ricordato un altro Berlinguer, Giovanni, proprio in questi giorni: “Fino a 15 anni fa c’erano 4 milioni di persone iscritte ai partiti e adesso sono meno della meta’. E di questi 2 milioni, una parte sicuramente maggiore rispetto al passato e’ fatta di persone che vivono grazie alla politica e non per la politica. Rinnovare i partiti, i loro costumi, le loro regole interne e’ una necessita’ urgente. Altrimenti il rischio e’ la disaffezione”.
Gia’, la disaffezione. Oggi, ancora piu’ di ieri, la politica non e’ in cima ai pensieri della stragrande maggioranza dei cittadini italiani, visto a che cosa l’hanno ridotta i “politicanti” (tantissimi) che non vanno confusi con i “politici” (pochissimi); i primi stanno ai secondi come i rottamai stanno agli ingegneri nucleari (con tutto il rispetto per i rottamai, ovviamente).
Tuttavia, noi che siamo degli inguaribili idealisti, vorremmo soffermarci su una riflessione: e’ facile rendersi conto che, in realta’, non e’ possibile sottrarsi alla Politica (quella con la “P” maiuscola), anche se lo volessimo a tutti i costi. Per un motivo molto semplice: chi non si occupa di politica lascia che siano altri a farla al suo posto, cioe’ a decidere per lui e, molto spesso, contro di lui.
Detto in altri termini, quello di non fare o di non occuparsi di politica e’ a sua volta una scelta politica. Tra l’altro la scelta peggiore perche’ sei totalmente in balia degli altri.
E’ impossibile sfuggire alla Politica (sempre quella con la “P” maiuscola); o la fai o la subisci non ci si scappa. Converrete che la questione, impostata cosi’, assume tutto un altro aspetto, e non occorre davvero essere dei geni per comprendere qual e’ la scelta migliore e piu’ sensata da fare. “Tra gli esseri viventi – scrive Mario Capanna – solo gli animali non hanno bisogno della politica, perche’ le loro regole sono dettate dall’istinto e non dal ragionamento”.
Pero’ per rendere efficace e soprattutto praticamente realizzabile questo che puo’ sembrare un singolare e strano, dati i tempi, elogio della politica, occorre una condizione necessaria ed ineludibile, oggi in via di estinzione: la militanza politica.
E qui casca l’asino: la crisi della Politica (ancora quella con la “P” maiuscola) sta tutta dentro nella scomparsa, voluta o imposta dalle circostanze, dei militanti e del ruolo propulsore e stimolante che questi avevano nei confronti della dirigenza da una parte, e di collegamento con la societa’ civile dall'altra.
Chi erano queste persone? Erano quelle che passavano il loro tempo libero, in maniera del tutto volontaria e gratuita, a fare Politica (di nuovo quella con la “P” maiuscola), sempre pronte a rimboccarsi le maniche per un volantinaggio, una distribuzione di giornali, una festa di partito, una iniziativa da propagandare e diffondere, in pratica, parafrasando Giovanni Berlinguer, quelle persone che “vivevano per la politica e non grazie alla politica”.
I piu’ anziani avevano imparato a farlo, guarda caso, in quella straordinaria palestra di democrazia e civilta’ che e’ stata la Resistenza, trasmettendo “naturalmente” ai piu’ giovani, per almeno quattro o cinque generazioni, la loro passione civile.
I pochi rimasti sono trattati dalla politica ufficiale come una specie di riserva indiana; nella migliore delle ipotesi visti come inevitabili ed occasionali compagni di strada, nella peggiore come fastidiosi dilettanti che hanno l’assurda pretesa di insegnare a loro, i “professionisti” della politica (questa si’ con la “p” minuscola), come ci si comporta.
Sono loro, i militanti “vecchi” e “giovani”, le principali vittime di questa sconcia democrazia di poltrone; doppiamente vittime perche’ il fatto di essere stati soppiantati da chi “vive grazie alla politica” e’ direttamente proporzionale alla feroce delusione e annicchilente frustrazione che hanno provato e stanno provando sulla propria pelle.
Ma e’ del tutto ovvio, anche ai “professionisti della politica”, nonostante facciano orecchie da mercante, che non si puo’ fare a meno della militanza; il mezzo di conduzione per far marciare qualsiasi progetto politico ed ideale, senza il quale quello stesso progetto diventa un guscio vuoto e fine a se stesso.
Forse i “professionisti della politica” hanno dimenticato la Storia, la quale, a volte, fa brutti scherzi. Chi la conosce sa che molto spesso ci si imbatte in testimonianze che si adattano perfettamente alla contemporaneita’. E’ il caso di Pericle, uomo politico Greco, il quale “solo” 2.400 anni fa, scriveva, nel suo “Elogio della democrazia”, questa cosuccia che li dovrebbe far riflettere: “Noi siamo tutti nello stesso momento privati cittadini e pubblici impiegati; per noi l’uomo che evita di essere coinvolto negli affari dello Stato non e’ semplicemente qualcuno che pensa agli affari suoi, ma un cittadino inutile. Se pochi di noi sono capaci di dare vita ad una politica, siamo tutti capaci di giudicarla”.
Non abbiamo certo la presunzione di convincerli, con queste poche righe, a cambiare finalmente registro. Vogliamo pero’ rivolgere un appello ai militanti “vecchi” e “giovani” oggi disincantati e dimenticati: non arrendetevi e non gettate la spugna! Nonostante sia molto piu’ difficile di prima, ci sono ancora le occasioni di militanza per riaffermare, conquistare, mantenere ed estendere quei diritti oggi messi in discussione da un riformismo bislacco.
E se non altro per far fremere di orgoglio le ossa del vecchio Pericle, gridate insieme a noi: “Possono dire e disdire, fare e disfare, rompere e corrompere, ma la parola d’ordine e’ sempre la stessa: ORA E SEMPRE RESISTENZA”.
* Vero Iacchini era un partigiano socialista, tessera del partito per 50 anni, tesoriere della sezione locale (in un paese in provincia di Pesaro) del PSI, spazzato via dalla calata degli Unni craxiani che han fatto di quel glorioso partito una combriccola di affaristi.
Queste poche righe sono dedicate alla sua memoria e quella di chi, come lui, ha speso una vita per un ideale: loro si “popolo serrato intorno al movimento che si chiama ORA E SEMPRE RESISTENZA”.
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Dopo aver visto Report
Veltrorutelli, associazione a delinquere
Paolo Farinella, prete
Genova 05 aprile 2008. - Domenica 4 maggio ho visto sul rete3 Report della Gabanelli sul sacco a mani basse di Roma e dintorni in nome e per conto della giunta Rutelli/Veltroni. Non ho capito, pero’, come mai Rutelli alle ultime elezioni abbia perso cosi’ “dolcemente” e non sia stato linciato sul posto dai Romani anche in conto capitale per Veltroni. Un senso di angoscia prevale sull’animo e mi domando se siamo ancora in questa valle di lacrime o se non siamo gia’ sprofondati nell’inferno e non ce ne siamo accorti. Costoro si chiedono ancora il “perche’” della sconfitta e non si rendono conto che hanno consegnato Roma armi e bagagli ai fascisti che ora completeranno l’opera.
Ancora non si e’ spento l’eco delle parola di Veltroni che vendeva “il modello Roma” come la svolta millenaria che avrebbe segnato le epoche future. Il piano regolatore usato per farsi i gargarismi in tutte le salse e poi vai a scoprire quello che si e’ visto e ascoltato e cioe’ che per 15 anni «i novatori» di sinistra sono stati in combutta con la feccia nera dei peggiori fascisti palazzinari da cui hanno preso anche soldi per la loro recente campagna elettorale. Qualcuno mi sa dire la differenza «etica» anche minima tra Rutelli/Veltroni e Berlusconi/Alemanno? Si’, c’e’ del marcio in Danimarca!
Forse una differenza c’e’: Berlusconi non ha mai avuto il senso del pudore e dice bugie apertamente sfidando anche la logica e l’imbecillita’ di quelli che lo ascoltano che egli manovra a suo piacimento. Veltrorutelli invece parlano come agnellini innocenti e pudichi fino al punto di non nominare l’avversario per dare una svolta al linguaggio politico pacificatore, ma poi dentro sono lupi che mangiano agro romano, fregano i loro popoli e fanno affari con la feccia piu’ nera dei predatori del piu’ grande patrimonio nazionale storico artistico, che gestiscono come fosse un loro ripostiglio personale.
Il piu’ pulito ha la rogna! Purtroppo non vi e’ antidoto perche’ l’etica e’ come il coraggio di don Abbondio: o uno ce l’ha o uno non ce l’ha. Veltrorutelli non mi sono mai piaciuti, ma ieri sera e’ caduta la maschera e se il Pd avra’ le loro facce… “O bella, ciao, bella ciao, bella ciao,ciao,ciao”! Credo che solo un cataclisma naturale ci potra’ ormai salvare dallo scempio che ha stuprato e continua a stuprare il territorio, il bene comune e le coscienze di chi ha creduto e crede che lo Stato e’ ancora, nonostante tutto, la «casa comune», riparo e protezione specialmente per i piccoli, i deboli, gli indifesi.
Sogno una legge che imponga la responsabilita’ penale e civile dell’amministratore/politico le cui scelte, se danneggiano gli interessi della comunita’, possano essere perseguite economicamente rifacendosi su patrimoni e stipendi personali: il politico/amministratore deve rispondere «di suo» se le sue scelte recano danno agli amministrati.
Prendiamo atto della realta’ che supera sempre ogni fantasia e pensiamo che non si puo’ stare a guardare e accettare sempre ad occhi chiusi la minestra che passa il convento. Se il reportage di Report e’ vero, c’e’ una sola conclusione provvisoria: Veltroni, Rutelli e tutti quelli coinvolti nel piano regolatore o nel «modello Roma» devono andarsene a casa, previo sequestro degli stipendi/pensioni e previa richiesta di risarcimento danni alla citta’ di Roma, togliendo loro i diritti civili fino a tre giorni dopo la morte. I loro complici palazzinari/speculatori devono essere denunciati per «delitto contro l’umanita’». Mi auguro che di fronte a questa «notitia criminis», qualche procuratore della Repubblica apra un fascicolo «in solido» contro le giunte Veltrorutelli e loro compagni a delinquere.
A tutti un amaro abbraccio
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Politica: facciamo il punto
Paolo De Gregorio
Se desideriamo capire il perche’ dei risultati delle recenti elezioni e prendere atto che si e’ chiuso un ciclo storico, con personale politico tutto da buttare, dobbiamo andare un po’ indietro nel tempo anche se molto velocemente, e la storia si divide in due parti.
La prima parte e’ quella che va dalla Resistenza fino al 1978, anno dell’uccisione di Moro e dello “strappo” di Enrico Berlinguer con l’Unione Sovietica con la famosa dichiarazione che egli preferiva l’ombrello NATO alla protezione sovietica, triste epilogo di un PCI che da rivoluzionario e schierato, si accontentava del compromesso storico, accettava l’economia capitalista, stava per andare al governo con democristiani, preti e mafiosi.
Da allora la percezione che la classe operaia non sarebbe mai andata al potere fu netta, e i grandi ideali, che avevano mosso masse rivoluzionarie, dall’attentato a Togliatti, alla lotta contro la legge truffa fino al 68 operaio e studentesco, diventarono acqua fresca e la percezione di aver avuto il potere a portata di mano e di essere stati traditi fu forte e diffusa.
La seconda parte della storia dal “compromesso storico” in poi evidenzia solo un lento e progressivo declino della identita’ e dei valori della sinistra fino alla estinzione per mano di Veltroni.
In tutti questi anni hanno lavorato a demolire il vecchio PCI le correnti interne moderate dei cosiddetti “miglioristi”, e dall’altra parte vi e’ stata l’egemonia culturale e mediatica della strategia massonica P2, che e’ stata realizzata al 100% per mano di Berlusconi e Craxi, con la complicita’ dei poteri forti e dei servizi piu’ o meno “deviati”.
La sinistra, diventata moderna e non piu’ intransigente, raccontava ai suoi iscritti che questa era la modernita’ necessaria per diventare forza di governo, che, una volta conquistato, avrebbe aperto orizzonti luminosi per le classe subalterne.
Al governo questa “sinistra” c’e’ andata, ma le cose per la classe operaia sono andate esattamente al contrario, con piu’ ritmi e produttivita’ sul lavoro (piu’ sfruttamento), piu’ morti in incidenti, piu’ precarieta’, disoccupazione, sfascio del Sud, abbassamento del potere di acquisto dei salari, piu’ anzianita’ per andare in pensione, periferie invivibili per la immigrazione selvaggia.
La pietra tombale sugli ideali e sulle illusioni di avere una sinistra antagonista e identitaria e’ stata posta proprio dalla esperienza dei governi a cui la sinistra ha partecipato, ed e’ la causa principale della frattura con gli operai che hanno preferito riconoscere il potere padronale.
La rivoluzione non c’e’ stata, il riformismo nemmeno, la classe operaia e’ regredita fino a leccare la mano del padrone leghista, e chiunque intenda ricostruire un rapporto di fiducia con questa classe avra’ una strada in forte salita.
D’altronde capitale e lavoro sono due facce della stessa medaglia, sia il padrone che gli operai vogliono piu’ produzione, piu’ mercato, piu’ consumi, e te li trovi entrambi contro se parli di no TAV, di decrescita, di sostenibilita’, di diminuzione dei consumi e degli sprechi.
La coincidenza di questi interessi e’ facilitata dalla caduta della ideologia che giudicava il lavoro salariato una schiavitu’ da superare a favore della cooperazione tra produttori, e la crisi del padrone poteva rappresentare l’occasione della svolta e dell’autogestione.
La destra ormai ha tutto in mano, siamo gia’ in un regime fascista mascherato, anche la classe operaia e’ stata normalizzata e non ha piu’ sogni ne’ speranze. Solo una crisi petrolifera, sommata ad una crisi economica e il manifestarsi dei danni ambientali causati dal “liberismo”, potranno far emergere la necessita’ di una guida etica e razionale della economia.
Questa crisi puo’ essere accelerata dall’azione concreta di quelle persone che vogliono che l’ambiente e la sostenibilita’ siano al primo posto in ogni scelta economica e politica, cercando di consumare e sprecare il meno possibile, convincendo altri a questo comportamento. Pensando anche a scelte di vita, anche individuali o di famiglia, di andare in terreni marginali e poco costosi a produrre energia elettrica con il fotovoltaico per venderla all’Enel (oggi anche le banche finanziano questi impianti che si ripagano presto), e vivere in modo indipendente, cucinando, scaldandosi con l’energia elettrica e spostandosi con un mezzo elettrico.
Oggi sarebbe possibile, per moltissimi che desiderano cambiare vita ed essere indipendenti, fare una scelta del genere, con il reddito della produzione energetica, magari unendolo ad una piccola produzione agricola per i propri consumi. Il piccolo modo di produrre e’ la vera alternativa alla globalizzazione.
Non e’ la rivoluzione, ma e’ una soluzione.
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Niente da cancellare
Doriana Goracci
La cronaca di Viterbo registra un'ulteriore atto di "bullismo" definito di "estrema violenza" dagli investigatori locali. Si tratta di un ragazzo di 14 anni appena compiuti e, arrestato questa mattina dalla squadra mobile di Viterbo, per aver sottoposto un suo coetaneo a ripetute violenze come avergli bruciato i capelli o spegnergli le sigarette sulle braccia. Non era solo ma in compagnia di altri due adolescenti non imputabili in quanto non hanno ancora compiuto 14 anni. Nei confronti dell'adolescente il gip del tribunale dei minori di Roma ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Assisto ad una recrudescenza di episodi del genere negli ultimi mesi, emergono solo i piu’ drammatici, quelli denunciati perche’ non si poteva tacerli.
So per certo di ripetuti episodi di discriminazione anche razzista, tra minori, per niente affatto stroncata da genitori e insegnanti, che continuano a sottovalutare questo tipo di incomunicabilita’ tra coetanei e adulti. Eppure ci sono ripetuti miti femminili e maschili che sono diventati ufficialmente parte della comunita’ e con cui"fare i conti"...
Era solo il 13 novembre del 2007 e camminavo "fuori porta" da Capranica, lungo viale Nardini, vedendo tutto lo spazio comunale e pubblicitario occupato da enormi manifesti che annunciavano una fiaccolata in difesa dell'italianita’, che si sarebbe conclusa con il discorso di Roberto Fiore, il numero uno di Forza Nuova: sporsi immediatamente denuncia ai Carabinieri della Stazione di Capranica, in quanto danneggiata doppiamente, come cittadina e come antifascista. Fiore, "noto pregiudicato, condannato per associazione sovversiva e banda armata, che ha dichiarato recentemente "La mia passione politica mi ha portato a rischiare la vita e a venti anni di esilio a Londra. E’ chiaro che per amor di Patria sono disposto a rinunciare anche alla stessa vita fisica", oggi in seguito alle dimissioni obbligatorie di Alessandra Mussolini, eletta alla Camera, e’ diventato Deputato al Parlamento Europeo.
E' uscito in aprile un dvd di Claudio Lazzaro, Nazirock, entrato "nei raduni deliranti, nei concerti violenti e sfrenati, nelle sedi periferiche, e senza volerli aggredire, condannare e zittire, lo stesso autore riesce a far parlare questi ragazzi e il loro “cuore nero”; Lazzaro e’ stato infatti ospite del Campo d’azione organizzato da Forza nuova a Marta, nel viterbese. E’ un viaggio inquietante tra curve dello stadio, odio feroce per poliziotti e carabinieri, concerti di rock identitario e manifestazioni razziste, incontri internazionali a cui intervengono delegazioni da tutta Europa (Falange dalla Spagna, Npd dalla Germania, Nova dreapta dalla Romania) e raduni elettorali dove i loro leader e i loro voti sono ben accetti sul carro del centrodestra italiano. Il tutto scandito dalla musica "alternativa", quella che non lascia spazio al dubbio e si avvale di gruppi come gli Hobbit o i Legittima offesa che cantano canzoni intitolate Botte a tutti o White Power. Nazirock "racconta la Nashville della destra estrema: una grande manifestazione, organizzata da Forza Nuova, il movimento guidato da Roberto Fiore (condannato a nove anni per banda armata), che si e’ svolta nell’autunno del 2006 a Viterbo, con la partecipazione di militanti e leaders provenienti da tutta Europa. Tra gli altri Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna, e Andrea Insabato, condannato a 12 anni per l’attentato dinamitardo alla sede del Manifesto".
La mia denuncia di fronte a questi fatti e’ semplicemente risibile, non credo altrettanto ci sia da sorridere sulla distratta e perbenista visione di troppi, nel sottovalutare il tessuto sociale in cui vivono i nostri "bravi e cattivi" ragazzi, a cui pare non mancare niente...La violenza non si cancella a parole o con le rivisitazioni del nostro passato ma piuttosto nel cercare di conoscere e capire come e’ perche’ si senta "escluso" e "potente" chi vive come una gara e una sfida costante la vita della polis, qualunque sia la sua situazione geografica e anagrafica.
Lo Stivale sembra invece essere sempre piu’ attento ai principi degli affari e della repressione, delegando al volontarismo clerico-umanitario il disagio e il disastro culturale e territoriale di questi ultimi decenni .
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Gerardo Orsi (ne’ servo ne’ padrone)
Armi, il vero business italiano
Triste primato: l'industria italiana per la difesa ha consolidato la propria capacita’ produttiva nel campo delle esportazioni di materiale per la sicurezza e la difesa.
Giorgio Beretta (Unimondo, coordinatore Campagna Banche Armate)
http://www.peacelink.it/mosaico/a/25785.html
Nuovo record per le esportazione di armamenti italiani che nel 2007 sfiorano i 2,4 miliardi di euro con un incremento del 9,4% rispetto al 2006 grazie soprattutto a un'autorizzazione per missili contraerei una controllata di Finmeccanica) verso il Pakistan: il regime di Islamabad con 471,6 milioni di euro si attesta come il primo acquirente di armi "made in Italy". Sono i primi dati dell'ultimo Rapporto annuale reso noto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, presentati il 28 marzo scorso a una delegazione della Rete Disarmo. Il trand di crescita dell'export che ne emerge e’ preoccupante. Un trend che vede tra l'altro nel 2007 la ripresa di autorizzazioni verso Paesi non appartenenti alla Nato e all'Unione Europea che, con oltre 1,1 miliardi di euro, raggiungono il 46,5% di tutte le esportazione di armi italiane. A oggi piu’ del 40% di armi italiane e’ diretta a nazioni che non appartengono alle principali alleanze economiche e militari del nostro Paese e, in prevalenza in aree del Sud del mondo.
Nel 2007, tra i maggiori acquirenti di armi italiane figurano infatti oltre al gia’ citato Pakistan (471,6 milioni di euro di autorizzazioni), la Turchia (174,6 milioni di euro), la Malaysia (119,3 milioni) e l'Iraq (84 milioni di euro). Tra le nazioni Nato/Ue che commissionano armi italiane vanno ricordate invece la Finlandia (250,9 milioni di euro), Regno Unito (141,8 milioni), Stati Uniti (137,7 milioni), Austria (119,7 milioni) e Spagna (118,8 milioni).
Oltre alle autorizzazioni crescono anche le consegne definitive di armamenti che, come riporta l'Agenzia delle Dogane, superano i 1,23 miliardi di euro a fronte dei 970 milioni del 2006. Forte incremento anche dei "Programmi intergovernativi" che - per l'arrivo a regime di diversi programmi, sfiorano nel 2007 i 1,85 miliardi di euro.
Leggera flessione, invece, delle operazioni autorizzate alle banche che si attestano a oltre 1,2 miliardi di euro.
Dai primi succinti dati il gruppo Unicredit con oltre 183 milioni di euro di operazioni si profila come la prima banca d'appoggio al commercio di armi del 2007 nonostante la policy di "uscita progressiva dal settore" annunciata fin dal 2001 dal suo Amministratore delegato.
Unicredit lo scorso anno ha acquisito Capitalia ma non ha ancora definito una linea di comportamento per quanto riguarda questo tipo di operazioni: c'e’ da augurarsi che questi nuovi dati non stiano a significare un ripensamento di quanto finora dichiarato da parte di Unicredit che ormai e’ un gruppo con operativita’ internazionale.
Diminuiscono di oltre un terzo, invece, le operazioni del gruppo IntesaSanPaolo: un primo effetto della nuova policy entrata in vigore solo nel luglio scorso, ma che gia’ sembra presentare risultati positivi, anche se - data la natura delle operazioni - e’ pensabile che occorrano alcuni anni per non veder piu’ apparire il gruppo nell'elenco del Ministero delle Finanze per operazioni riguardanti i servizi d'appoggio al commercio di armi. Preoccupa invece soprattutto la crescita di operazioni di istituti esteri come Deutsche Bank (173,9 milioni di euro), Citybank (84 milioni), ABC International Bank (58 milioni) e BNP Paribas (48,4 milioni) a cui vanno sommati i valori dell'acquisita BNL (63,8 milioni).
Ma, oltre le cifre, il trend in crescita costante, i destinatari in aree di forte tensione, se non di guerra, cio’ che dobbiamo affrontare e’ il persistere di una visuale che da alcuni anni si sta facendo strada.
E’ riassunta in una frase che si trova a pag. 22 del Rapporto: "L'industria italiana per la difesa ha di fatto consolidato e rilanciato la propria capacita’ produttiva nel campo delle esportazioni di materiale per la sicurezza e difesa confermandosi capace di rimanere competitiva in aree tecnologiche d'avanguardia". Competitivita’: ecco la nuova parola d'ordine del "business delle armi".
C'e’ qualcuno capace di spiegare ai nostri governanti che secondo la legge 185/90 l'esportazione di armi deve essere conforme "alla politica estera e di difesa dell'Italia" e che tutte le operazioni vanno regolamentate dallo Stato "secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" che nulla hanno a che fare con le dinamiche del mercato e della competitivita’?
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Energia nucleare: il grande imbroglio
Paolo De Gregorio
Le frasi magiche della offensiva nuclearista in Italia sono:
-in Europa vi sono 158 centrali nucleari, quindi il rischio ce l’abbiamo in casa, e visto che c’e’, produciamo anche noi con l’uranio
-gli stranieri ci tengono in pugno poiche’ dipendiamo per l’88% da petrolio e gas e produciamo solo il 12% in rinnovabili autonomamente (geotermico, solare, fotovoltaico, eolico)
-le organizzazioni ecologiste sanno dire solo dei no e una crisi petrolifera ci cogliera’ impreparati
-rinunciando al nucleare il costo della elettricita’ costa il 60% in piu’ della media europea.
Ci troviamo di fronte a persone senza scrupoli, legati internazionalmente alla lobby mondiale dell’atomo, che sono disposte ad inquinare in modo irreversibile molte zone della nostra terra con gravi rischi per la vita e la salute di milioni di persone, persone dal “profilo criminale” che mentono spudoratamente su tutto, soggetti “socialmente pericolosi” che possono legalmente determinare scelte sulla pelle di tutti, e di cui si dovrebbe occupare la magistratura.
-Primo imbroglio: gli stranieri ci tengono in pugno, vero, ma noi compriamo gas e petrolio in mezzo mondo, mentre l’uranio e’ poco, in esaurimento, ed e’ in mano a pochissimi soggetti che, nella migliore delle ipotesi, ci terrebbero anche essi in pugno
-gli ecologisti dicono “no” a carbone, rigassificatori, nucleare, ma dicono si’ alla diffusione orizzontale sul territorio di microgenerazione fotovoltaica, e si’ alla macrogenerazione del “solare termodinamico” del Nobel Rubbia, che, cacciato dall’Italia dal nuclearista Berlusconi, e’ stato accolto a braccia aperte in Spagna dove sono in costruzione venti grandi centrali con il suo brevetto, che in questi ultimi giorni e’ stato anche acquistato dai cinesi. Investendo massicciamente in questi due settori, microgenerazione fotovoltaica e solare termodinamico, si puo’ fare fronte a qualsiasi domanda di energia e in modo sicuro e senza pericoli, basta solo costruirli in numero sufficiente
-che il costo per kilowattora nucleare sia piu’ conveniente e’ la piu’ grande balla a livello mondiale!
Per smantellare le 4 centrali nucleari del Garigliano, Latina, Trino e Caorso (25mila metri cubi di materiale radioattivo e 60.000 metri cubi di impianti da smantellare) finora sono stati spesi oltre 15mila miliardi di vecchie lire, in 20 anni, ma quasi nulla e’ stato fatto. Nel 1999, sotto la supervisione dell’Autorita’ per l’energia, e’ stata costituita la SOGIN, una SpA, che dovrebbe risolvere il problema nascondendo i rifiuti sotto terra, in un unico sito, ancora da trovare, dotata di un miliardo di Euro, che prevede pero’ di spendere altri 4,3 miliardi di Euro, con tempi che arrivano al 2024.
Ogni anno vengono divorati 50 milioni di Euro solo per la manutenzione e la sorveglianza di questi mostri addormentati.
Dopo la rivolta di Scanzano, in Basilicata, dove era stato individuato un sito per lo stoccaggio di tutti i rifiuti nucleari e ospedalieri radioattivi, ed eravamo nel 2003, nulla e’ stato fatto per trovare la soluzione, anche se si sono moltiplicati studi, spese, consulenze, e nel frattempo i depositi di scorie sparsi in Italia mostrano preoccupanti segni di cedimento con pericoli reali e immediati di dispersione radioattiva.
Dio solo sa quanto andremo ancora avanti con questa situazione, quante spese (che paghiamo in bolletta elettrica) con la splendida prospettiva di rovinare la vita alla popolazione che ospitera’ questo sito, che restera’ pericoloso e radioattivo per 250.000 anni, e che un forte terremoto potrebbe danneggiare.
Bisogna guardarsi da questi nuclearisti, che parlano di vantaggi del nucleare senza nemmeno essere in grado di dire quanto ci costera’ l’intero ciclo, demolizione e stoccaggio compresi, e che ci vogliono esporre a pericoli futuri, mentre vi e’ gia’ una tecnologia che e’ in grado di far fronte, in modo assolutamente pulito, a qualunque esigenza energetica.
P.S. per chi vuole approfondire, suggerisco di leggere il dossier “Sommersi dai veleni radioattivi” pubblicato su “L’Espresso” di qualche mese fa, lo trovate digitando su google: sommersi dai veleni radioattivi.
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Aiutini all’Alitalia
Nane Cantatore
http://www.aprileonline.info/print_article.php?id=7495
La Commissione europea frena il tentativo di ricominciare con gli aiutini ad Alitalia, e il Soletta non trova di meglio che proporre di renderla di nuovo statale, mentre i giochi su Malpensa si fanno sempre piu’ evidenti .
Il costo dei giochini su Alitalia rischia di essere davvero eccessivo: la Commissione europea ha fatto capire che il prestito di Stato non rientra esattamente nella categoria delle attivita’ lecite secondo gli standard europei sulla concorrenza e il Soletta, indispettito da tutto questo inopinato rigore, ha deciso di rilanciare, proponendone il riacquisto pubblico attraverso le Ferrovie dello Stato.
Se la manovra e’ ineccepibile secondo gli standard europei, che non fanno differenza tra soggetti pubblici e privati ma vietano di finanziare imprese private con denari pubblici per tenerle a galla quando dovrebbero andare a fondo, e’ chiaro che la proposta, per dirlo in modo pacato e ragionevole, fa schifo.
E’ inaccettabile imporre un prelievo forzoso di questo genere alle tasche degli italiani, con un esborso di denaro che sarebbe ben superiore a quanto entrato con la precedente privatizzazione, si tratterebbe di socializzare i debiti e privatizzare le plusvalenze, il che e’ francamente un po' troppo anche per gli usi italiani. Senza contare che Ferrovie dello Stato, a dispetto del nome, non e’ esattamente un'azienda statale, ma e’ una holding di pubblico e privato che gestisce la rete ferroviaria (con Italferr) e i servizi di trasporto (con Trenitalia), e prende i soldi pubblici per finanziare i servizi della prima, che e’ in attivo, per trasferirli nel bilancio della seconda, che e’ in passivo ma deve produrre dividendi per i suoi azionisti privati; cosi’, a seguire con un minimo di serieta’ le sparate del Soletta, si dovrebbe presupporre la nascita di una terza controllata, appunto Alitalia, la cui acquisizione sarebbe resa possibile da una ricapitalizzazione di Fs spa a carico della parte pubblica, ma con evidenti vantaggi per gli azionisti privati.
Naturalmente, la nuova bagnarola dei cieli e dei binari riceverebbe poi una bella scarica di finanziamenti pubblici, che sarebbero immediatamente incamerati dai soci privati. Se non fossimo un Paese di peracottari, chi pensasse anche solo di proporre un biscotto del genere si renderebbe immediatamente colpevole di peculato, distrazione di fondi pubblici, truffa ai danni dello Stato e un paio di altri reati da galera seduta stante.
Ma il Soletta e’ il Soletta e non c'e’ da prendere sul serio quello che dice. Semmai, c'e’ da pensare che tutta quest'orrida pastetta serva solo per rendere piu’ facile l'esborso dei 300 milioni del prestito ponte, in modo da convincere qualche straccio di investitore famelico a farsi avanti, con la garanzia che avra’ sempre le spalle coperte.
Intanto, l'accordo tra Sea e Lufthansa e’ il primo segnale dello scorporo di Malpensa, che si avvia a diventare un aeroporto con un minimo di agibilita’, quel tanto sufficiente a giustificare una bella iniezione di denari pubblici per costruire le necessarie strade e ferrovie.
Insomma, oggi chi vuole puo’ entrare in Malpensa piu’ o meno gratis per annetterlo alla propria rete e per intercettare un bel po' di quattrini nei prossimi anni, come ha gia’ mostrato di aver capito quell'altro galantuomo di Tronchetti Provera; tutt'altra cosa, ovviamente, rispetto al farlo diventare il baricentro del traffico aereo nazionale che, come giustamente pensava Air France, puo’ essere solo Fiumicino. Ma pur sempre un bel satellite, specie per la logistica tedesca, che ha tutto l'interesse e tutta la capacita’ di far sistema con l'industria dell'Italia settentrionale, sempre piu’ un pezzo di indotto di quella della Germania.
Intanto, l'obolo del prestito ponte, che passera’ anche se va contro la regola della comunita’ europea, serve giusto a tirar dentro quell'abbozzo di cordata italiana che, una volta mollata Malpensa al suo destino, potra’ finalmente rivendere Alitalia ai francesi, non senza essere passata prima per la cassa. Tutto questo, grazie all'intuito politico del presidente Soletta e alla generosita’ dei contribuenti italiani.
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Da Gerardo Orsi ‘Ne’ servo ne’ padrone’
WTO
L’istituzione e’ una “personalita’ legale” ed i suoi regolamenti sono vincolanti per i suoi membri. L’organizzazione e’ basata sulle “commissioni di risoluzione delle sentenze” composte da tre esperti commerciali senza il coinvolgimento alcuno dei cittadini. La decisione viene adottata automaticamente a meno che tutti i membri dell’Organizzazione la respingano. Se le leggi di uno stato violano i regolamenti dell’Organizzazione esse
devono esser abrogate, se non lo sono vengono applicate sanzioni commerciali:
sono almeno 160 le leggi nazionali gia’ modificate in numerosi paesi per seguire i regolamenti. L’Organizzazione stabilisce dei tetti per gli standard ambientali, alimentari e di sicurezza; se gli standard nazionali sono piu’ restrittivi, e non se lo sono meno, possono essere sottoposti a giudizio. Il trattato che istituisce l’Organizzazione e’ composto da 22.000 pagine, come evidenzia Ralph Nader “questi testi ‘danno forma’ a un governo dell’economia mondiale dominato dai giganti dell’imprenditoria, senza fornire una parallela
normativa giuridica democratica che ne permetta il controllo”.
Nessuno stato ha aderito all’Organizzazione dopo un dibattito almeno parlamentare,
nessuno stato ha stimolato una discussione pubblica che interessasse i cittadini, nessuno ha predisposto elementi informativi.
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http://www.masadaweb.org
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