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Friday May 25th 2018

MASADA n° 1902 31-1-2018 LA SAGRA DELL’INCIUCIO

MASADA n° 1902 31-1-2018 LA SAGRA DELL’INCIUCIO
Blog di Viviana Vivarelli

Nei sondaggi Renzi risulta il peggiore di tutti – Renzi candida La Boschi a Bolzano e Casini a Bologna – Salvini traditore politico – La turpe avidità dei partiti e le fondazioni – Lorenzin, ma gli asili? – Renzi, il bugiardo compulsivo – Berlusconi gongola. Ad ogni scelta di Renzi, il Pd perde elettori – I 20 punti del programma dei 5stelle – Berlusconi e le bugie televisive

Re Sole
Hanno perso l’anima… perderanno le elezioni
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Diego Fusaro: “Populista è, nella neolingua, chiunque difenda interessi che non siano quelli dell’élite dominante finanziaria .”
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Renzi è inverosimile. Quanto pensa di prendere per il culo gli elettori di sx, candidando un superdemocristiano voltagabbana come Casini a Bologna? imponendo una impresentabile come la Boschi a Bolzano? candidando un delinquente incallito e piduista come Verdini? Quanto pensa sia profonda la capacità degli ex comunisti di ingoiare rospi e passare per scemi agli occhi di tutti gli italiani? Quanto pensa che i suoi elettori siano completamente rimbambiti e pronti ad accettare tutto? Un baratro? Ma davvero pensa di poter scambiare la democrazia con ogni sorta di porcheria autoritaria di ultradestra e la dirittura morale di un Berlinguer con gli inciuci più intollerabili e rivoltanti?

Sturm und trash
Mi fanno male le mascelle dal ridere! Ma ve lo vedete Casini a fare campagna per il piddì? A BOLOGNA? E i sinistrati costretti a votare CASINI? Che meravigliosa campagna elettorale!

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Paguro Bernardo
Renzi in Direzione: “C’è un disegno contro il PD”.
Lo vedo chiaramente anch’io, è un dito medio.
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Viviana
Forse mi è sfuggito, ma la Boschi aveva detto: “Se perdo il referendum mi candido a Bolzano” ?
Lo sa che a Bolzano la prima lingua è il tedesco? Lei il tedesco lo sa? O lo ha imparato alla stessa scuola dove Renzi ha imparato l’inglese?
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Ma non provate pena per la povera Maria Elena Boschi che non sa dove candidarsi senza essere assalita da torme inferocite di clienti bancari derubati? Renzi non ci dorme la notte. Sono giorni e giorni che si arrovella perché tutti i 77 gatti in fila per 6 con resto di 2 gli chiedono poltrone sicure nella coalizione e tutti non c’entrano. Siamo arrivati al punto che il Pd ha più alleati che elettori. Dovrebbe fare un poltronificio peggio di Divani&Divani. Gli incubi lo attorniano. In un colpo di sonno ha candidato Casini a Bologna, Verdini all’estero, ma la Boschi?
Dicono che la candidi in Trentino Alto Adige, a 430 km da casa. Preoccupazione nelle banche locali (Sosco). Ma De Gasperi si rivolterà (Rocco Gazzaneo).
Avremo una Etruskisch-Südtiroler Bank?
E farlo col nickname Heidi? (Notturno concertante).
Forse è meglio Bolzano, l’unico luogo senza banche Etruria (Rosttokkio). “Mary Ely Bosch è la candidata del Pd” (Marco dalla Sardegna). Puntano sul fatto che li guardano la TV tedesca (luce so fusa).
“Matteo, faccio l’accento tedesco?” (chi di dovere).
Hanno provato a candidarla in Svizzera ma non era possibile (Sofino). Ma è una candidatura o un’imboscata?
Il PD imbosca la Boschi nel collegio superblindato di Bolzano.
Questa è così “amata dagli italiani” da doverla far eleggere dai tedeschi (Antonio Bordin).
Ci dirà che se la votiamo, combatteremo il terrorismo e avremo costi della sanità uguali dappertutto?
E le caprette le faranno ciao?

Infosannio.
Ma quale morale?! Oggi la sublime parola per la politica italiana è “inciucio”.
Questa è la campagna elettorale più divertente della storia. Tutti contro tutti ma recitano tutti il copione di tutti. Avremo un governo nuovo che sarà quello vecchio. Avremo un Parlamento senza maggioranza. Un Parlamento di capi bastone, una pletora di parlamentari alla ricerca di uno stipendio fisso che si terranno stretto finché potranno. Con una legge elettorale che regalerà al Paese un Parlamento di scappati di casa e si rivelerà il peggior esempio di clientelismo postmillennio. E Mattarella dice: “Andate a votare. È un dovere morale”. Ma quale morale? Se poi i nostri rappresentanti non sono eletti dal popolo, le leggi elettorali sono incostituzionali, le “riforme” sono scritte coi piedi, le nomine sono sempre per gli amici e nessuno paga per i disastri su banche, corruzione, ecc… Ma non solo. Se una ha il babbo vicepresidente di una banca fallita e si chiama Maria Elena, basta una parolina e… Chissà se, fra tutti gli scappati di casa che verranno eletti in Parlamento, c’è pure un esperto di conflitti d’interessi. Morale? Ma quale morale? Se ormai siamo alla sagra della porchetta elettorale e gli imbonitori gridano dai loro palchi: “Paghi uno e prendi due, vota me e porterai a casa soldi, bonus e tanta felicità”. E nel marasma di promesse che tutti i partiti stanno facendo, la maggior parte naturalmente irrealizzabili, la cosa che colpisce è la smania di farle, solennemente, in televisione. La tv infatti rimane il sogno proibito di decine e decine di politici o aspiranti tali che vedono traballare la propria possibilità di tornare in Parlamento con tutto il conseguente carico di benefit e privilegi, oppure intravedono all’orizzonte la possibilità – finalmente – di accedervi. Individui che parlano dimostrando un’ignoranza abissale. Anzi, direi una analfabetizzazione quasi totale. Una gara da sagra paesana a chi le spara più grosse e le promette più belle, sia perché – per dirla con Veneziani – stiamo ancora in balia della politica-selfie che esaurisce le idee, i contenuti, i programmi nelle facce dei loro leader, ammesso che abbiano una vera faccia, non equivalente alle loro terga. Fino a qualche decennio fa erano gli ideali, più degli interessi, a spingere avanti il nostro Paese. Ma l’ideologia, si sa, ha sempre un suo ciclo di vita, che si esaurisce quando viene meno la sorgente che lo ha alimentato, lasciando il campo libero ai subdoli giochi della politica. Quella politica che oggi sotterra disinvoltamente tutti i suoi ideali, seppellisce tutti i suoi valori, che sfoggia la sua arte della negoziazione senza alcuna remora, che non mostra paura o vergogna del compromesso, ma che anzi si fa catturare da ogni chimera di vittoria, accettando qualsiasi specie di accordo, anche il più assurdo e il più improbabile, mascherandolo in un carnevalesco patto elettorale, quello che il dialetto napoletano ha consacrato nella storia della mitologia politica italiana con la sublime parola “inciucio”.

Renzi ha proprio voglia di disintegrare il Pd e in Emilia candida Casini!! Sconcerto massimo tra i militanti.
Ma come? In tutta l’Emilia Romagna, la regione più rossa d’Italia, il Pd non è riuscito a trovare nemmeno uno che fosse di sinistra, o almeno renziano, e ha dovuto finire su Casini???? Ma cosa credono di rappresentare con candidati così??? Si sono bevuti il cervello? E Renzi ha anche fatto pressioni per presentarlo a forza????
Mi sembra di vedere la costernazione degli anziani delle case del popolo.
…e per fortuna che Renzi era uno che ‘rottamava!!!
SI VA DA BERLINGUER A CASINI?????????

Sicuro è morto
Marco Travaglio
Salve, sono un elettore del Piemonte e sento dire che ci mancherà tanto Fassino, dirottato in Emilia. Tranquilli, non vedevamo l’ora di liberarcene, e massima solidarietà ai compagni di Ferrara. Ma non fai in tempo a festeggiare, che a Torino ti ritrovi il più alto tasso di boschismo dopo Bolzano: il Pd piazza Marino, quello che non voleva parlare di Etruria in commissione Banche, e pure la Fregolent, che scrisse la mozione anti-Visco sotto dettatura della Boschi. Aridatece Fassino, anzi no: esageroma nèn.
Salve, sono un elettore della Lombardia e ho sempre combattuto la Lega. Volevo votare M5S. Ma a Varese mi piazzano Paragone, ex direttore della Padania, contro Bossi che l’aveva nominato direttore della Padania. Allora mi butto su FI, ma lì c’è la Votino, la portavoce di Maroni. Vado sul Pd, che però mi candida il manager Mor (ex Grande Fratello, ex corteggiatore di Uomini e Donne) e tre ex berlusconiani: Capelli, Bernardo e Alli, già braccio destro di Formigoni e imputato per abuso d’ufficio. Qualcuno può avere pietà di me?
Salve, sono un elettore della Liguria. Nel Pd abbiamo la solita Paita multiuso e Vazio, il sottosegretario che voleva gli ispettori contro Woodcock perché indagava su Consip. In FI ha fatto tutto Toti, il governatore Mediaset, non so se mi spiego. Aiuto!
Salve, sono un elettore del Trentino Alto Adige e mi ero quasi rassegnato a turarmi il naso per la Boschi: almeno – dicevo – corre nell’uninominale, col rischio di perdere il posto. Ora però scopro che è pure capolista nel proporzionale a Cremona-Mantova, Guidonia-Velletri, Marsala-Bagheria, Messina-Enna e Ragusa-Siracusa. Cinque paracadute cinque! E se poi, a fare su e giù dall’Alto Adige alla Sicilia, dalla Lombardia al Lazio, le piglia un infarto? Poi leggo la Pinotti che dice: “La Boschi va a Bolzano non perché sia un collegio sicuro, ma perché è dove ha molto lavorato occupandosi di riforma costituzionale”. E allora andatevene tutte aff… non fatemi parlare, vi prego.
Salve, sono un elettore del Friuli Venezia Giulia e ho sempre votato a sinistra. Già non vi dico la fatica, con Rosato-Rosatellum e la Serracchiani. Ora però mi ritrovo nel Pd pure Tommaso Cerno, che nel ’95 era candidato in An, poi amico dell’Udeur, poi della sinistra, poi filogrillino, ora renziano. E dice che in An ci andò “per Pasolini”. Ecco, passi tutto il resto, ma scomodare la buonanima di Pier Paolo è troppo. Mandi!
Salve, sono un elettore dell’Emilia Romagna, da sempre fedele alla ditta e persino al Pd.
Ma stavolta a Bologna mi ritrovo Casini, il nemico di sempre quando stava nella Dc e poi con B. E, a Ferrara, nientemeno che Fassino reduce dai trionfi a Torino. Lui dice che “in Piemonte voglio favorire il ricambio generazionale” (da noi no) e che qui si sente a casa perché “in Emilia sono stato tante volte e mi chiamano ancora segretario”. Cioè, oltre a farsi paracadutare, ci prende pure per il culo?
Salve, sono un elettore della Toscana ed ero molto contento di non trovarmi fra i piedi la Boschi (Renzi e Lotti bastano e avanzano). Ora però scopro che a Sesto Fiorentino arriva Giachetti che è romano. E, invece di chiedere scusa, dice pure che “in Toscana sono stato spessissimo”. Cos’è, uno scherzo? Pure io sono stato a Malindi, ma mica mi candido in Kenya. A Siena c’è pure Padoan, con tutto quel che ha combinato sulle banche. Magari voto 5Stelle? Uhm: a Firenze schierano contro Renzi l’ex Pd Nicola Cecchi, che nel 2016 fece campagna per il Sì al referendum perché “un brutto Sì è molto più motivante di un bellissimo No”. Quindi un bellissimo no grazie.
Salve, sono un elettore del Lazio. La destra mi candida Lotito, presidente della Lazio e della Salernitana, e la moglie di Mastella. Il Pd risponde con Lorenzin e Bonino, che ha appena ricordato quando governò con B. e si trovò bene. Ma che, davero?
Salve, sono un elettore dell’Abruzzo e speravo di liberarmi di quell’impiastro del governatore D’Alfonso, ma ora il Pd lo vuole in Parlamento. Ditemi che non è vero.
Salve, sono un elettore del Molise. Avrei votato volentieri Di Pietro, ma il Pd prima gli ha chiesto di correre, poi di non farlo perché è “giustizialista” e voterebbe contro un governo con B. Allora faccio prima e voto B.: lui almeno candida una bella figliola, Annaelsa Tartaglione, anche se nessuno sa perché.
Salve, sono un elettore della Campania ed ero tentato di votare per Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo ucciso dalla camorra. Mi era piaciuto il suo ultimatum a Renzi: “Niente nomi chiacchierati in lista altrimenti sarò costretto a lasciare, ho chiesto che con me ci siano i migliori”. Poi ho scoperto che i migliori in lista sono: Piero De Luca, figlio del governatore Vincenzo, imputato per bancarotta fraudolenta; Umberto Del Basso De Caro, indagato per tentata concussione e voto di scambio; Eva Avossa, imputata per abuso d’ufficio con De Luca padre; Nicola Marrazzo, imputato per peculato; Angelo D’Agostino, imputato per presunte mazzette; Franco Alfieri, candidato all’uninominale nel collegio del Cilento, definito da De Luca “uomo delle clientele come Cristo comanda” per le fritture di pesce in cambio di voti e imputato per omissione di atti d’ufficio; e il nipote di De Mita. Allora mi son buttato a destra, ma lì è peggio che andar di notte: Cesaro padre e figlio, Luigi ’a Purpetta e Armando ’a Purpettina, indagati per voto di scambio; Mimmo De Siano, imputato per corruzione; Nello Di Nardo, ex Dc, ex Idv, ora FI, cioè dal partito degli imputati al partito dei giudici e ritorno; e Lorenzo Cesa, quello che finì in galera per tangenti nel ’93 e disse “intendo svuotare il sacco”. Scusate, ma che differenza c’è fra Pd e centrodestra?
Salve, sono un elettore di centrodestra della Puglia e, a parte i residui di Forza Gnocca e l’avvocato Sisto che difende B. a Bari, mi tocca Fitto, quello che candidò alle Comunali la D’Addario, poi litigò con B. e dovettero dividerli prima che si menassero e ora vanno d’amore e d’accordo. Ma che ho fatto di male?
Salve, sono un elettore della Basilicata, Pd da sempre, e mettetevi nei miei panni. Già abbiamo la saga dei Pittellas: Gianni va in Senato e lascia il seggio all’Europarlamento al fratello Marcello, ora governatore in Regione dove sta arrivando Domenico, il figlio di Gianni. In più mi toccano Francesca Barra e l’ex sottosegretario berlusconiano Viceconte, e ho detto tutto. Che dite, voto LeU? Ah no, c’è Bubbico, come non detto.
Salve, sono un elettore della Calabria e, a parte il solito esercito di impresentabili, sono affascinato dalla figura di Giacomo Mancini jr., nipote d’arte, che ha già cambiato sei partiti, da sinistra a destra e ritorno: ora, se vince le elezioni, diventa deputato Pd; se perde, entra in Consiglio regionale con Fratelli d’Italia. E, delle due, non so quale sia peggio. Aiutatemi.
Salve, sono un elettore della Sicilia. LeU mi candida il vecchio Capodicasa, appena indagato per le Girgenti Acque. Il Pd mi mette addirittura il rettore di Messina Pietro Navarra, nipote del famigerato dottor Michele, patriarca dei Corleonesi. La destra è inutile che ve la descriva: fa tutto Miccichè, basta la parola. Che faccio, mi ammazzo?
Salve, sono un elettore della Sardegna. FI ricicla l’ex governatore Cappellacci, a giudizio per abuso d’ufficio (scandalo P3) e bancarotta fraudolenta. Il Pd risponde con Manca e Lai, imputati per peculato. Forse mi sparo.
Salve, sono un “elettore d’opinione” che se ne frega del voto di cambio e pure del voto utile: sempre camminato con le mie gambe e ragionato con la mia testa, mai chiesto niente di utile o inutile a nessuno. Volevo astenermi, ma poi ho capito che è quello che vogliono i partiti, ben contenti di tenersi i voti che controllano e di liberarsi di quelli che non controllano. Dunque andrò a votare. Per chi? Deciderò all’ultimo, in base al programma e ai candidati che più mi convinceranno. A proposito: sento dire che il mio collegio è “sicuro”. Mi sa che lorsignori si illudono. Sicuro è morto.
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Liste stravolte da destra a sinistra, l’ex grillina Claudia Mannino si candida con i verdi, Gabriella Carlucci con i centristi, Salvini e Bongiorno guidano la Lega, polemiche senza fine nel Pd.
Nel collegio plurinominale della Sicilia occidentale per il Senato la penalista Bongiorno è capolista, seguono Santo D’Alcamo, Patrizia Battello e Gioacchino Picone.
Salvini risulta capolista nel collegio plurinominale del Senato per la Sicilia orientale, per il partito ‘Noi con Salvini’.
Alla Camera è capolista al plurinominale del capoluogo il coordinatore Alessandro Pagano, capolista anche nel collegio Sicilia 3, seguito dall’ingegnere aerospaziale Anna Sciangula. Capolista alla Camera nel collegio Sicilia 2 è Sabina Bonelli, espressione del movimento di Storace e Alemanno.
I 5 stelle per parte loro hanno definito anche gli uninominali e fra i candidati c’è anche una testimone di giustizia
La Leu Pietro Grasso come capolista a Palermo .

Alessandro
Casini è in politica fin dal 1983, cioè da ben 35 anni:
– con la DC (1983-1992);
– con il Centro Cristiano Democratico, alleato con Silvio Berlusconi (1993-2001);
– con l’UDC, alleato con la Casa delle Libertà (2002-2007);
– in opposizione al Governo Berlusconi e appoggio a Monti (2008-2013);
– in appoggio al Governo Letta e la presidenza della Commissione Esteri del Senato (2014);
– in appoggio al governo Renzi (2014-2016);
– a sostegno al governo Gentiloni con abbandono dell’UdC (2016-2018), presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche. Inizio mandato il 27 settembre 2017.
Nel 2012 Matteo Renzi così umiliava pubblicamente Pier Ferdinando Casini: “Se vinco io, no a Casini. Se vinco io nessun inciucio che ci impedisca di governare e di fare
E ora Il Pd candiderà Pier Ferdinando Casini, alleato ed esponente della lista Civica Popolare, nel collegio uninominale del Senato a Bologna. Visto che nessuno lo voterebbe a Bologna non desiste e lo sposta a Parma.
Ma Renzi non voleva fare il rottamatore ?

GermanoGasato
Appunto, cerca di piazzare un rottame… 🙂

faml
In onore del grande Daniele Luttazzi ricordo che non è corretto paragonare certi politici alle prostitute….perche ci sono cose che le prostitute non fanno.

Francesco
– Ha iniziato nella DC di Forlani, ha fondato l’UDC con Mastella, è entrato nella Casa delle Libertà con Fini, Bossi e Berlusconi, ha sostenuto i Governi Monti, Renzi e Gentiloni, e ora si candida col PD.
– Cicciolina?
– No, Casini!
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Ferula
Se fossi a Bologna e mi sentissi dire dal pd che devo votare Casini per non far vincere la dx mi sentirei “leggermente” presa per i fondelli.
Ma pare che non dovrei, è tutto nella norma.
Voi del pd siete fuori come un poggiolo.
Cordialità.
Fabio
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Io penso che la soluzione per far votare Casini era un collegio lontano, magari all’estero, o meglio ancora su Marte, forse lì non lo conoscono.
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Orfini: “La Candidatura di Casini? Gli alleati vanno aiutati”.
Soprattutto se ti salvano il culo.
(FrancoCappellet)

“Non ci sono più i Pepponi di una volta!” (Guareschi che si rivolta nella tomba)

Ilaria
Oltre il danno la beffa: Renzi non solo candida Casini ma lo fa nella regione più rossa d’Italia. Missione compiuta: rottamare quanto rimaneva della sinistra e dare vita al partito unico liberista (insieme a Berlusconi).

MC7
un minuto di silenzio per l’elettore piddino che a furia di ingoiare merda oggi ingoia persino Casini. Prosit, compagni
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Il serpe loco
– Papà. Davvero i comunisti mangiavano i bambini?
+ Una volta forse, ora fanno di peggio.
– Di peggio?
– Sì, amore: ora addirittura votano per Casini.

Veronica Gentili
“Prima di parlate di ambiente con noi, sciacquatevi la bocca, perché il Pd è il partito più ambientalista che c’è. I sondaggisti ne evidenziano in effetti la composizione biodegradabile. 🙂

Renzi è stato una caterva di danni per l’Italia e una caterva di autogol per il Pd. Ma per questa campagna elettorale cito 5 errori capitali che nemmeno il più dissennato del Paese avrebbe trangugiato:
-rifare un Governo Renzi Bis dopo la tranvata del referendum e ricandidare gli stessi inetti bocciati di prima
-farsi consigliare da Verdini
-allearsi con Berlusconi
-e candidare uno come Casini nella Regione più rossa d’Italia
Il marrano deficiente questi errori li ha fatti tutti!
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Malagwa
Il Pd cioè Renzi candida Casini a Bologna..adesso aspetto con ansia coloro che si sentono ancora di sinistra, accettare questa prostituta della politica per mandarvi a fare in culo da qui all’eternità.
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Elio Lannuti
E’ il premio per l’insabbiamento delle responsabilità di Banca Etruria, Boschi, Bankitalia e banchieri
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..tanto per dire la coerenza: Nel 2012 Renzi fece una campagna per le primarie con i manifesti: “Se vince Renzi, no a Casini”.. e dunque!
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Me li immagino proprio vecchi comunisti, giovani disoccupati, anziani delle case del popolo, precari e operai che votano tutti per Casini !!!! 🤣

Carlo V
Il PD a Bologna candida Casini perché il 4 marzo deve essere un qualcosa in stile Titanic.

Beppe Grillo
Matteo Salvini è un traditore politico. Oggi ha perso definitivamente qualsiasi tipo di credibilità. La sua Lega Nord dopo gli scandali degli investimenti in Tanzania e dei diamanti comprati da Belsito con i soldi pubblici era arrivata al 3%. Per risollevarsi Salvini in questi mesi ha fatto un lavoro sporco: ha copiato e si è appropriato dei temi e di gran parte del programma politico – elettorale del MoVimento 5 Stelle ed ha iniziato una finta campagna elettorale contro il sistema dei partiti. Ma è tutto un bluff.
Salvini e la sua Lega sono il trionfo dell’incoerenza, dell’inaffidabilità.
Davano del mafioso e del piduista a Berlusconi e ora sono fedeli alleati nelle Regioni e nei Comuni. Volevano bruciare il tricolore e sono alleati della nazionalista Meloni.
Urlavano “Roma ladrona” e oltre a non tagliarsi mai lo stipendio si sono intascati 180 milioni di euro di finanziamento pubblico ai partiti (di cui 48 milioni utilizzati in maniera illecita).
Urlano “basta tasse” e le hanno alzate quando sono stati al governo. Gridano “onestà” e mettono i condannati nelle loro liste. Gridano “basta immigrati” e hanno firmato il regolamento di Dublino. Gridano “basta campi nomadi” e quando erano al governo hanno finanziato i campi rom di Mafia Capitale con decine di milioni di euro dati alla Giunta Alemanno. Gridano “tuteliamo i cittadini”, intanto Salvini in Europa votò il bail in, il crack delle banche venete è anche colpa loro, così come un caso analogo che colpisce i risparmiatori di Bolzano, per non parlare dei risparmiatori leghisti fregati con il caso CreditEuroNord. Urlano contro le politiche di austerity dell’Europa, ma hanno votato a favore dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.
Ma ora Salvini ha gettato definitivamente la maschera. Si è alleato con Berlusconi, Renzi, Alfano, Verdini, Casini vendendosi completamente proprio a quel sistema che per anni ha fatto finto di contrastare, ingannando i cittadini.
Parla contro l’Europa, ma favorirà proprio il sistema delle banche e delle lobby. E tutto questo solo per avere qualche parlamentare in più al Nord, visto che al Sud la sua patetica ricerca dei voti condurrà la Lega al massacro. La conclusione è che Salvini fa piu schifo di Renzi e Berlusconi messi insieme.

Una buona notizia. Razzi è fuori dalle liste elettorali. Berlusconi non l’ha candidato. Ora ci sono più di 50 partiti a cui Razzi può richiedere l’amicizia. 🤣 Retromarcia: sembra che Berlusconu voglia candidare Razzi all’estero. Lo preoccupa Kim Jong?

Barbara Lezzi a Porta a porta
reddito minimo di cittadinanza
contro il reddito di dignità di Berlusconi

FIGLI E FESSERIE GOVERNATIVE
Viviana Vivarelli
Chissà se la Lorenzin nel suo nuovo partito metterà al primo posto l’incremento delle nascite (anche lei vuol salvare la razza italica come Fontana?) e l’ampliamento del numero di vaccini (ovviamente senza dirne costi e coperture e senza dire quali sottrazioni porterà ad altre voci della sanità pubblica)?
Dunque l’Istat ci dice che una donna su 2 tra i 18 e i 49 anni non fa figli, in totale 5,5 milioni di donne. Chiaro che la Lorenzin voleva solo colpevolizzarle. Non ha nemmeno chiesto a loro: perché non li fate questi figli? Forse, muovendo un po’ di più il cervello, avrebbe scoperto una verità lapalissiana: che le donne in Italia sono le peggio pagate, le meno protette e le prime licenziate dell’Unione europea, e avrebbe scoperto anche che fare figli costa e ci devi rinunciare se non hai aiuti dallo Stato e non hai asili pubblici gratuiti almeno per le fasce più deboli della popolazione. Sarebbe bastato un giretto su internet per capire che in media un asilo costa 330 euro al mese, se va bene (ma in Trentino 472!! e a Bolzano 506!), e al Sud spesso nemmeno ce l’hai (7,6% di copertura contro una media del 20% nazionale), e che 330 euro a lei possono sembrare pochi ma a chi soldi non ne ha o deve sommarli al costo della mensa (104 euro in Emilia!) per altri bambini o ad altri costi come pannolini ecc., non tutti possono permetterselo. Provate a moltiplicare questa cifra per più di un bambino e vedete che totale ne esce! Altro che fare figli o mettere al bando i contraccettivi come vuole la Chiesa!
Gli asili spesso mancano e ci sono ancora liste di attesa per il 26% delle mamme e chi proprio ne ha bisogno deve mettere il bambino negli asili privati che ovviamente costano di più, malgrado le laute sovvenzioni dello Stato chiaramente aumentate da Renzi al Vaticano.
Nelle Città capoluogo di Regione gli asili nido pubblici o convenzionati sono 717, per 43 mila posti, ma i bambini sotto i 3 anni sono oltre 334 mila. Malgrado i fondi strutturali europei siamo in coda all’Europa su questo servizio. Così a Catanzaro c’è solo 1 asilo nido con 45 posti, un posto ogni 100 bambini; a L’Aquila 3 asili nido con 56 posti, 2,5% ogni 100 bambini; a Palermo 24 asili nido con 948 posti; 3,7%; a Bari 7 asili nido con 392 posti per il 3,9%; a Napoli 40 asili nido con 1.520 posti per il 4,3%. Sono cifre assurde, da terzo mondo.
Nel 2016 su 30.000 donne che hanno dato le dimissioni dal posto di lavoro, una su 5 l’ha fatto perché non trovava un posto per suo figlio al nido pubblico, quasi una su 4 perché non riusciva a conciliare lavoro e assistenza al bimbo e il 5% per i costi troppo elevati per l’assistenza al neonato. Ha forse parlato, la Lorenzin, di migliorare i servizi? No, procede sparata sulla linea renziana di tagli all’infinito allo stato sociale, in una privatizzazione dissennata di tutto l’esistente. In nessun Paese simile a noi metà delle donne sceglie di essere senza figli. Ci vuole proprio uno Stato snaturato per spingerle a questo. Esattamente lo Stato della Lorenzin e di Renzi.
Crescere un figlio è una scelta estremamente impegnativa, non solo dal punto di vista umano, ma anche economico. L’elevato tasso di disoccupazione giovanile incide in maniera determinante, costringendo molte coppie a rimandare o a rinunciare ad avere figli fino a quando la loro condizione economica non si stabilizzerà.
Dallo studio sulla spesa per mantenere un bambino nei primi 12 mesi risulta che si va da un minimo di 7.072 € ad un massimo di 15.140 e tutto è aumentato negli ultimi 2 anni.
Se l’asilo pubblico non c’è o non ha posti, resta l’asilo privato ma qui i costi vanno da 539 a 804 euro al mese. Chi se li può permettere?
Che cosa offrono a queste famiglie quelli come la Lorenzin? La prospettiva di alti tagli sullo stato sociale? La colpevolizzazione delle donne? Ma con che faccia?
C’è poi un altro lato della medaglia: se una donna su 2 sceglie di non avere figli, vuol dire che accanto a lei c’è un uomo che accetta questo, e allora perché colpevolizzare solo le donne? i figli si fanno in due, sembra. Perché nessuna colpevolizzazione ai possibili padri? E cosa si prevede per loro affinché possano crescere i figli e mantenerli in una famiglia? L’Italia ha creato una società dove, tra Stato e Chiesa, hanno saputo solo gravare e colpevolizzare solo le donne. Come dice Elisabetta Ambrosi: “Si parla ancora di un progresso basato, come nel mito fascista, sulle culle piene e non sulle vite piene. Un mito così ipocrita e così falso che nella propaganda della Lorenzin come in tutta l’attuale campagna elettorale spicca l’assenza totale di nuovi asili e di aiuti ai genitori, segno che per la politica, sia di dx che di sx, il voto delle aspiranti madri conta così poco che per loro non vale nemmeno la pena di sprecare qualche promessa a vuoto”.

ANDREA SCANZI
Oggi sono andato a sentire Di Maio ad Arezzo. E’ una cosa che non faccio mai, perché gli incontri politici live mi grattugiano oltremodo le palle. Ma oggi l’ho fatto, perché ero curioso. Qualche considerazione.
1. Arezzo, nel 2014, era la città più renziana d’Italia (che culo). Un anno dopo, quegli stessi renziani sono riusciti a perdere le comunali candidando un Nardella debole (chiedo scusa per l’ennesima ridondanza). Da allora non ne indovinano mezza, ma quanto ad arroganza son sempre lì a credersi stocazzo. E i risultati si vedono tutti: nello stesso luogo, a settembre, il poro Renzi fece sì e no 300 persone spacciate per trionfo. Io, venerdì, al Petrarca ne ho fatte 600 e altrettante sarebbero volute entrare per il Gaber Day: che faccio, mi candido per il Quirinale senza neanche aspettare i 50 anni?
1 bis. Oggi, per Di Maio, ce n’erano almeno il triplo di quante accorse per la Sciagura di Rignano. C’era così tanta gente che sembrava di stare alla cresima di Richetti. Non vuol dire necessariamente molto, e il detto “piazze piene urne vuote” è un classico in Italia, ma la sensazione è che per Renzi sian vuote le une e le altre. Daje Matteo.
2. C’erano molti giovani, ma anche altrettanti meno giovani. Ciò è in controtendenza con i flussi elettorali, che danno i M5S fiammeggianti tra gli under 30 ma stitici tra gli over 60, dove andrearomano ha l’87% dei consensi, Farinetti il 92% e e la Rotta il 98%. Agili, in atarassia.
3. C’erano molte vittime del “salvabanche”. Con qualcuna ho parlato. Le loro storie sono strazianti. Chi le ha trattate, e tratta ancora, come “investitrici che se la sono cercata”, dovrebbe prima sputarsi in faccia da solo. E poi andare affangasparri.
4. Ho ricevuto una quintalata d’affetto inesausto. Ho fatto 320 foto, firmato 7mila autografi e limonato duro 800 milioni di donne. Grazie, però state esagerando: non sono Gozi.
4. Ho salutato Di Maio prima che parlasse e sono spuntati fotografi anche dalle cripte etrusche. Un turbinio di flash che mi ha imbarazzato molto (come no). La più bella l’ha scattata la Morani, che mi stalkerizza con amore. Poi mi sono seduto in mezzo al pubblico, fingendo interesse mentre chattavo con Bonifazi. Dopo l’incontro, ci ho parlato alcuni minuti (con Di Maio, non con Alessia o Bonifazi). Lo conosco poco e nulla, prima di oggi l’avevo visto sì e no 3 volte negli studi tivù o alla festa di quegli zozzi del Fatto. L’ho trovato più in forma di quanto credessi. Mi è parso cresciuto nella dialettica, ha i tempi giusti e sa come arringare le persone. Non ha sbagliato congiuntivi e non è neanche stato così cyborg: quando un collaboratore ha sputtanato l’audio del microfono, generando un riverbero che ha ucciso le prime sette file, Di Maio ha reagito tipo “Quando finiamo qui poi ti sgozzo”. Credo che, nel frattempo, il collaboratore sia stato dato in pasto ad Adinolfi.
5. C’era anche la deputata Gagnarli e c’era pure il più noto Bonafede. Quest’ultimo, quando è in tivù, mi convince poco. Dal vivo invece ha una sicumera mediamente crassa che mi ha stupito. Segnalo il dato perché si vede che i parlamentari 5 Stelle fanno molta politica sul territorio e gli altri no. Sono allenati e annoiano di meno. Quando parli dal vivo, ad asciugare i cabasisi ci metti un attimo (ma non ditelo a Genny Migliore).
6. Di Maio ha avuto buon gioco a zimbellare la Boschi, che ormai è come picchiare un bambino che caga mentre legge sulla tazza del cesso la webzine Democratica. A volte mi è parso convincente e altre demagogico. Ha poi insistito – giustamente, dal suo punto di vista – sulla differenza tra “loro” e “gli altri”. Tre differenze: loro si tagliano gli stipendi davvero, gli altri al massimo affossano la legge Richetti. Loro (dice Di Maio) fanno quel che dicono, gli altri no. E poi: loro candidano sul territorio persone che quel territorio lo conoscono, mentre il Pd (e non solo il Pd) spedisce le Boschi nei seggi blindati a Bolzano con 112 paracaduti sul proporzionale per darle la poltrona sicura. Quest’ultima, ancor più di questi tempi, mi pare una differenza sostanziale. Che farà molto gioco al M5S.
7. Il M5S ha generato molta speranza anche tra gli aretini. E’ un merito, ma anche un onere gravoso: tanti aretini non accetterebbero un’altra fregatura dai politici, avendone già prese tante. Troppe: ci siamo rotti i coglioni, ecco.
8. A fine incontro, è salito sul palco Nardella e ha cantato tutto The Wall dall’inizio alla fine, facendo sia la parte di Gilmour che di Waters. Strepitosa, in particolare, la sua versione di Nobody Home. Non vi nascondo di essermi commosso. Ora sono a cena proprio con Nardy. Sta mangiando bacche di Goji all’alchermes. Vi saluta.
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Barbara Lezzi: “Nessuno lo sta dicendo ma in questi giorni in cui abbiamo il Parlamento ininfluente si sta discutendo in Europa se imporre il fiscal compact a tutti i Paesi europei (noi grazie al Pd siamo stati i primi a prenderlo e lo abbiamo addirittura messo in Costituzione!) In questa legislatura abbiamo aumentato il debito pubblico di 300 miliardi. Siamo ultimi in Europa per crescita economica. Siamo oppressi da clausole di salvaguardia. All’inizio del 2014 la media della disoccupazione in Europa era del 12%, la nostra del 12,9. Oggi la media europea: 7,3; noi siamo all’11. Questi sono dati drammatici.
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Per capirsi, la clausola di salvaguardia fu introdotta per la prima volta nella manovra di luglio del 2011 dal Governo Berlusconi e più volte modificata, è la norma che prevedeva l’aumento automatico dell’Iva nel caso lo Stato non fosse riuscito a reperire le risorse pianificate. In generale è uno degli strumenti attraverso il quale un governo cerca di “salvaguardare” i vincoli Ue di bilancio dalle spese previste nella manovra. Le misure espresse dalle clausole possono essere di vario tipo: contrazione della spesa pubblica e/o aumento delle tasse e delle imposte.

LA TURPE AVIDITA’ DEI PARTITI. LE FONDAZIONI
Viviana Vivarelli
I politici non mollano. Nel 2014 Letta vieta i finanziamenti pubblici ai partiti, ma si arriva al 2017 prima che il divieto entri in uso. E persino oggi mancano le leggi che mettano in chiaro i regali ai politici e alle fondazioni per cui quello che si chiude dalla porta rientra dalla finestra. I singoli finanziatori non sono obbligati a rivelarsi e possono regalare a un politico fino a 100.0000 euro, ovviamente il politico poi sarà riconoscente al momento di fare le leggi o i controlli. E sulle fondazioni politiche non si sa niente, non si sa da dove i soldi vengono né cosa ne fanno e, se si pensa che le fondazioni sono tutt’altro che istituzioni no profit e comandano anche sulle banche, diventa chiaro che il sistema è tutto un magna magna e non sarà certo con gente come Renzi e la Boschi che ne verremo fuori. Ma anche D’Alema per es. è a capo di una fondazione, Foundation for European Progressive Studies (Feps), che dal 2008 ha ricevuto dall’Ue 16,7 milioni di euro. La dirige fin dalla nascita e al suo interno ha portato sempre una cerchia ristretta di fedelissimi.
Negli Stati uniti c’è l’obbligo della trasparenza, è vero che i grosso gruppi di potere economico (chimica, armi ecc.) fanno donazioni ad entrambi i partiti, ma almeno il cittadino sa prima per legge chi finanzia chi. Da noi nemmeno questo, non è dato sapere quale politico ha ricevuto lauti compensi dalle lobbie. Le fondazioni poi sono blindate, non hanno vincoli di trasparenza né obblighi di rendiconto. Se una Fondazione finanzia un candidato, l’elettore può saperlo per es. solo dopo 90 giorni, per cui se il dono è fatto interessatamente prima delle elezioni, il cittadino lo saprà solo dopo ma non saprà chi lo ha fatto. La legge Letta ha poi l’assenza totale di un codice di condotta. Non dice da chi si possono o non possono accettare finanziamenti , per cui le donazioni possono arrivare anche da uno Stato straniero o da un’azienda produttrice di armi o da una grossa multinazionale farmaceutica che avesse bisogno di leggi che incrementino le sue vendite. E gli elettori non lo sapranno.

Maurizio
Le fondazioni sono il rifugio di tutti coloro che cercano un area grigia e impenetrabile entro la quale poter utilizzare il denaro in modo anormale e l’ipocrisia maggiore di questo istituto è che nei loro statuti hanno tutti obiettivi di carità e di sostegno per chi ne ha bisogno, ma se poi vai a vedere come utilizzano i fondi messi a loro disposizione e vedi che non si può sapere da chi provengano, né dove vanno a finire e neppure come siano amministrati, visto che non hanno obbligo né di contabilità ordinaria né di bilanci e che per questo non pagano imposte come tutti gli altri (con la scusa del no profit), allora ti accorgi che i beneficiari di questo fiume di soldi (che si possono dire “neri” e riciclabili senza ombra di smentita) sono loro stessi o le congregazioni politiche e finanziarie dalle quali dipendono o con le quali sono collegati. Una vergogna tutta italiana che lascia spazi sconfinati ai ladri, ai corrotti, alle mafie e ai banditi per meglio maneggiare il denaro pubblico che rubano o quello di dubbia provenienza…cioè a coloro che sono seduti al governo e in parlamento in rappresentanza dei loro stessi interessi e di quelli delle loro consorterie politiche e finanziarie, che li sponsorizzano.
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Luca
Penso che le fondazioni a finalità culturali e comunque fuori dalla politica, possono rimanere salvo avere bilanci “trasparenti” e pubblicare on line tutte le donazioni ricevute. Le fondazioni riconducibili alla politica dovrebbero essere messe fuori legge considerando eventuali donazioni come fenomeno corruttivo ovunque detenute, anche all’estero.
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Damos
A proposito di finanziamenti: LO SQUATTRINATO MINISTERO DELL’AMBIENTE ITALIANO HA FINANZIATOLA MILIARDARIA FONDAZIONE CLINTON: TRA I 100 E I 222MILA DOLLARI L’ANNO DAL 2008
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Roberto BO
I piddini parlano dell’incompetenza del M5S e chiedono: vi fareste mai operare da un chirurgo alla prima esperienza? Non chiedono mai agli stessi interlocutori se si farebbero operare da quelli che hanno ucciso tutti i pazienti, distrutto l’ospedale e gli hanno pure rubato il portafoglio?

IL BUGIARDO COMPULSIVO
Viviana Vivarelli
Renzi è un bugiardo compulsivo. Se ogni giorno non dice almeno una cazzata inverosimile, non dorme bene. E’ più forte di lui. Spero solo che una bugia al giorno levi Renzi di torno. L’Italia ha diritto di essere governata da una persona seria e onesta, non da un bugiardo seriale. Dovrebbero metterlo al circo Togni come stranezza umana: l’uomo che sa solo mentire.
Tendo a credere che sia un bugiardo compulsivo piuttosto che un bugiardo cronico. Il bugiardo patologico mente incessantemente per cercare ottenere qualcosa senza curarsi delle conseguenze che il suo comportamento può avere sugli altri. L’abitudine alla menzogna è un meccanismo per affrontare la realtà, sviluppatosi in età infantile e spesso associato ad altre problematiche psicologiche. Il bugiardo patologico è in genere manipolativo, autocentrato e ben poco empatico. Il bugiardo compulsivo invece non mente per raggiungere un fine specifico; mente semplicemente per abitudine perché mentire lo fare stare meglio di quanto starebbe dicendo la verità. Dire la verità per queste persone diventa un’impresa psicologicamente difficile, così mentono su qualsiasi cosa. La bugia compulsiva in genere si sviluppa nell’infanzia e in ambienti famigliari in cui la menzogna è necessaria. Questo tipo di bugiardo, diversamente dal precedente, non è manipolativo o almeno non lo è apertamente. La bugia diventa una risposta automatica ed irrefrenabile, compulsiva appunto. Il bugiardo patologico è anche definito bugiardo cronico o abituale.
Dunque saremmo passati da un vecchio affetto da satiriasi a un immaturo affetto da bugia compulsiva. Che poi questi due vadano d’accordo tra loro ci sta, perché spesso malati mentali con diversa patologia si spalleggiano e aiutano.
Dunque a oggi Renzi mostra il conto corrente con 15.000 euro e dice che ha gli stessi soldi di quando è entrato in politica. Ma pretende di essere creduto??
E da dove esce allora il prestigioso appartamento di 200 mq che si è appena comprato in pieno centro a Firenze, con vista sul Ponte Vecchio? In via Guicciardini? Dove i prezzi superano i 5.000 euro a metro quadro? Per intendersi, è la strada che congiunge il ponte più famoso di Firenze a piazza Pitti, una strada di orafi e grandi firme! E poi, naturalmente, se uno mette soldi neri nei paradisi fiscali, come faceva Bossi, non è che il conto corrente lo rivela!
Renzi ha cambiato 7 abitazioni in 13 anni. Prima a Rignano prende casa in via Vittorio Veneto 4 (ma la moglie chissà perché risulta residente presso i genitori), poi un villino a Pontassieve comprato per 660.000 euro, 12,5 vani su tre piani e mille metri di giardino di via del Capitano (la moglie è sempre residente altrove), poi una palazzina sempre a Rignano in via Antonio Gramsci (qui finalmente moglie e figli risultano residenti con lui), poi in via Malenchini 1. Il 13 marzo del 2011 si trasferisce nell’ormai celebre attico di via degli Alfani 8, a spese dell’amico Marco Carrai. Un mese prima di diventare premier, riporta la propria residenza nella villetta di via del Capitano a Pontassieve, ora ha comprato questo lussuoso appartamento a Firenze.
Dubito che con 15.000 euro si possa fare tanto. Io ho fatto 13 traslochi e vi assicuro che con 15.000 euro 7 traslochi non si fanno.

Flavio Almerighi

Da quando vivo in cattività i miei aculei
si sono modificati, spuntati,
Rispetto alla gente, al luogo, al tempo,
il disorientamento mi conduce, di volta in volta,
in un mondo apparente.
Qualche eco riaffiora così vengo riconosciuto,
si aprono vecchie ferite.
Uno mai visto prima, un demente, mi scorta al cimitero.
Lapidi strette le une alle altre, fiori anneriti, volti stanchi,
con alcuni eravamo cresciuti insieme.
Queste mura raggelano.
Alzo il bavero e lo sguardo oltre il filare dei cipressi.
Per capire ciò che realmente affiora
i pensieri sempre più incapaci
di significare il mondo.

RENZI, IL PEGGIORE DI TUTTI
Viviana Vivarelli
Dev’essere terribile svegliarsi, aprire il Corriere e scoprire dal sondaggio di Nando Pagnoncelli di essere il candidato premier più detestato e indesiderato dagli italiani. Lo superano persino Grasso, Meloni e Salvini. Tra gli 8 leader di partito presentati ha avuto il gradimento peggiore, col 20%, è ultimo, prende addirittura meno consensi del Pd che almeno sta al 24%, come a dire che se il Pd candidasse qualunque altro fuor che Renzi, prenderebbe di più. Insomma è la scartina, il due di picche che fa crollare tutto il mazzo e fa perdere la partita. Persino Marchionne gli ha votato le spalle, ed è tutto dire.
Ma come si fa a conservare tanta arroganza dopo un simile risultato? E come si fa a venerare e votare ancora uno che quasi tutti gli italiani lo prenderebbero volentieri a calci o gli darebbero il foglio di via? A lui, a suo padre, a tutta la sua famiglia, ai suoi ministri, a tutti i suoi amici, a tutto il suo dannato cerchio magico, a tutti i suoi sodali e protetti, e a tutti quelli che ancora, contro ogni evidenza, ancora lo votano ! Ce ne vuole di stupidità o di supponenza per difendere ancora una feccia simile!! E ce n’è voluta di arroganza per fare un Governo Renzi bis dopo la tranvata del referendum costituzionale e avere tanta sbobbia da imporre gli stessi ministro già sgraditi da prima e a riproporre se stesso come candidato premier!
Intanto Repubblica scrive che su 232 collegi, il Pd può contare come sicuri solo 28 seggi (28!!!!), quasi tutti lungo la dorsale appenninica, con uno spruzzo di rosso nel cuore delle grandi città. E’ la debacle totale. Il Nord è perso, il Sud non esiste. Il Pd è fottuto e, grazie a Renzi, si è fottuto con le sue stesse mani. Una cosa stupefacente! A questo si è ridotto quello che era il terzo partito di sinistra d’Europa! I piddini possono solo mettersi davanti a un muro e prenderlo a testate.

I 20 PUNTI DEL PROGRAMMA DEL M5S

Luigi Di Maio presenta i 20 punti per l’Italia del MoVimento 5 Stelle

VIA SUBITO 400 LEGGI INUTILI
• Stop alla giungla delle leggi, meno burocrazia per imprese e cittadini
SMART NATION: NUOVO LAVORO E LAVORI NUOVI
• Investimenti ad alto moltiplicatore occupazionale per creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni
• Investimenti in nuova tecnologia, nuove figure professionali, internet delle cose, auto elettriche, digitalizzazione PA
REDDITO DI CITTADINANZA: RIMETTIAMO L’ITALIA AL LAVORO
• Oltre 2 miliardi di euro per la riforma dei centri per l’Impiego: facciamo incontrare davvero domanda e offerta di lavoro e garantiamo formazione continua a chi perde l’occupazione. Con la flex security le imprese sono più Competitive e le persone escono dalla condizione di povertà
PENSIONE DI CITTADINANZA: MAI PIU’ SOTTO I 780 EURO
• Pensione minima di 780 euro netti al mese a tutti i pensionati
• 1.170 euro netti al mese per una coppia di pensionati
MENO TASSE, PIÙ QUALITÀ DELLA VITA
• Riduzione delle aliquote Irpef
• Niente tasse per redditi fino a 10mila euro
• Manovra choc per le piccole e medie imprese: riduzione del cuneo fiscale e riduzione drastica dell’Irap
• Abolizione reale degli studi di settore, dello split payment, dello spesometro e di Equitalia
• Inversione dell’onere della prova: il cittadino è onesto fino a prova contraria
TAGLI AGLI SPRECHI E AI COSTI DELLA POLITICA: 50 MILIARDI CHE TORNANO AI CITTADINI
• Stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili. Riorganizzazione delle partecipate, spending review della spesa improduttiva
SICUREZZA E LEGALITÀ
• 10mila nuove assunzioni nelle forze dell’ordine e due nuove carceri per dare ai cittadini più sicurezza e legalità
STOP AL BUSINESS DELL’IMMIGRAZIONE
• Cooperazione internazionale finalizzata anche alla stipula di trattati per i rimpatri
• 10.000 nuove assunzioni nelle commissioni territoriali per valutare, in un mese, come negli altri paesi europei, se un migrante ha diritto a stare in Italia o no
TUTELA DEI RISPARMI DEI CITTADINI
• Risarcimenti ai risparmiatori truffati
• Creazione della Procura nazionale per i reati bancari
• Riforma bancaria Glass Steagall act contro le speculazioni
LA SANITA’ SI PRENDE CURA DI TE
• Aumento delle risorse per la Sanità Pubblica e riduzione sostanziale delle liste di attesa per tutti gli esami medici
17 MILIARDI PER AIUTARE LE FAMIGLIE CON FIGLI
• Applicazione del modello francese, rimborsi per asili nido, pannolini e baby sitter
• Introduzione iva agevolata per prodotti neonatali, per l’infanzia e per la terza età
• Innalzamento importo detraibile per assunzione di colf e badanti
BANCA PUBBLICA PER GLI INVESTIMENTI
• Creazione di una Banca pubblica per gli investimenti per piccole imprese, agricoltori e famiglie
LOTTA A CORRUZIONE, MAFIE E CONFLITTI D’INTERESSE
• Modifica 416 ter sul voto di scambio politico mafioso
• Riforma della prescrizione
• Daspo per i corrotti
• Agenti sotto copertura
• Intercettazioni informatiche per reati di corruzione
UNA GIUSTIZIA RAPIDA, EQUA ED EFFICIENTE
• Riduzione della durata dei processi
• Certezza del processo e della pena
GREEN ECONOMY: ITALIA 100% RINNOVABILE
• 200mila posti di lavoro da economia del riciclo rifiuti
• 17mila nuovi posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica
• Uscita dal petrolio entro il 2050
• Un milione di auto elettriche
RIDUZIONE DEL RAPPORTO DEBITO PUBBLICO/PIL DI 40 PUNTI IN 10 ANNI
• Più ricchezza grazie a maggiori investimenti in deficit, ad alto moltiplicatore e con maggiore occupazione
• Riduzione spese improduttive
• Tagli agli sprechi
• Lotta alla grande evasione fiscale
SUPERAMENTO DELLA COSIDDETTA BUONA SCUOLA
• Piano assunzioni razionale in base al fabbisogno delle scuole
• Incremento spesa pubblica per istruzione scolastica
• Abolizione del precariato
VALORIZZAZIONE E TUTELA DEL MADE IN ITALY
• Italia.it diventa la piattaforma e-commerce per i prodotti made in Italy nel mondo
• Maggiore tutela dei beni culturali
• Salvaguardia della qualità dei prodotti italiani minacciati dai trattati internazionali
• Creazione di un Ministero del Turismo separato da quello dei Beni Culturali
INVESTIMENTI PRODUTTIVI: 50 MILIARDI NEI SETTORI STRATEGICI
• Puntiamo su: innovazione, energie rinnovabili, manutenzione del territorio, contrasto al dissesto idrogeologico, adeguamento sismico, banda ultra larga, mobilità elettrica
SUPERAMENTO DELLA LEGGE FORNERO
• Quota 100 e Quota 41
• Staffetta generazionale
• Categorie usuranti
• Opzione donna

COME AI VECCHI TEMPI…
Bruno Fusco
“Io, Silvio Berlusconi, il re della rovina di questo Paese, mi trovo ad affrontare i Grillini? Eppure ho corrotto la Guardia di Finanza, ho comprato uomini, donne, politici, minorenni, ho fatto falsi in bilancio, ho costituito fondi neri, ho fatto falsa testimonianza, patti con la mafia, costruito imperi televisivi con l’aiuto dei socialisti e dei comunisti, e poi arrivano questi giovani che non hanno nemmeno rubato una mela, e vogliono governare l’Italia! E io dovrei perdere tutto il lavoro sporco di tanti anni di corruzione? Partito Democratico, amici massoni, mi rivolgo a voi, si può accettare tutto questo? Si può permettere che quattro ragazzi onesti, puliscano ciò che non avete mai pulito, e lo sappiamo? Violante, tu non dici niente? Prodi, Napolitano, Renzi, Amato, Mattarella, non eravamo d’accordo? Le televisioni a me, e le fondazioni e le banche a voi? Non erano questi i patti? Non si era detto grande coalizione? Non avevamo deciso che le stelle erano l’unico nemico? Posso io a questa età salvarvi ancora il culo? Ok, ho capito…, il mio amico Dell’Utri, non può, in questo momento è impedito, ma abbiamo tanti amici che ci vogliono bene…, forse Graviano lo abbiamo trattato un po’ male…, dai si ricomincia come ai vecchi tempi, ci penso io a reti unificate: “italiani vi prometto che…”

INTERESSE DI CONFLITTO
Marco Travaglio
Alla luce degli ultimi eventi, una grande riforma s’impone come per i primi giorni, anzi le prime ore della prossima legislatura: rendere i conflitti d’interessi non solo leciti e consigliati (lo sono già), ma proprio obbligatori per chiunque ricopra incarichi pubblici. Basta con le ipocrisie di chi denuncia quelli altrui e poi corre a fabbricarsene almeno uno in casa propria, con la scusa che gli altri ce l’hanno più grosso. Facciamo che chi non ha conflitti d’interessi non può entrare né restare in politica, ma nemmeno nella PA, nell’impresa, nella finanza, nell’editoria. E abroghiamo quella burletta della legge Frattini, che fu scritta da B. nel 2004 per santificare i suoi conflitti d’interessi, ma che – intitolandosi “Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi” – potrebbe spaventare i più timidi. Gli italiani non ci faranno nemmeno caso, anzi quando la grande riforma passerà si domanderanno: ma perché, non era già in vigore? Non è passato inosservato il fatto che l’unico conflitto d’interessi penalmente rilevante denunciato dall’Anticorruzione e perseguito dalla Procura di Roma sia la nomina (poi annullata) di Renato Marra, fratello dell’allora capo del Personale Raffaele, all’ufficio Turismo del Comune di Roma. Notizia incoraggiante: se gli unici due italiani imputati per conflitto d’interessi o per dichiarazioni successive sul tema sono Marra e Virginia Raggi, il problema è risolto.
Nessun conflitto d’interessi invece nei bombardamenti a tappeto scatenati dal ministro Calenda contro la Raggi, di cui il Pd vorrebbe che lui prendesse presto il posto. E neppure nel pappa-e-insider fra Renzi e De Benedetti sul decreto banche popolari. E nemmeno sulle interferenze della ministra Boschi per salvare la banca vicepresieduta da babbo Pier Luigi. E neppure sui traffici di Tiziano Renzi attorno a Consip e ad altri affari grazie al nome del figlio premier. E neanche nelle parole di Giorgio Gori, sindaco renziano di Bergamo candidato a governatore di Lombardia che, dopo il no di Liberi e Uguali, va a caccia di voti di sinistra elogiando B. e Dell’Utri e si può capirlo, visti gli stipendi che gli pagavano da direttore di Rete4, Italia1 e Canale5, per poi continuare a contribuire al suo sostentamento quando fondò la casa di produzione Magnolia. “Se – dice Gori, scevro da qualsivoglia conflitto d’interessi – le condizioni di salute di Dell’Utri sono quelle di cui leggiamo, non è giusto che resti in carcere”: meglio “forme di detenzione più leggere”, anche perché Marcello “è sempre stato un uomo di grande qualità” (lo dicevano anche Mangano, Bontate e Riina).
E “una persona molto colta” (soprattutto sul fatto) che lui, perspicace com’è, non ha “mai avuto la sensazione fosse l’anello di congiunzione tra Berlusconi e la mafia”. Sensazione purtroppo confermata da una sentenza definitiva della Cassazione. Quanto al pregiudicato pluriprescritto B., il candidato del presunto centrosinistra dice di “apprezzare molto l’imprenditore per quel che ha fatto” (tipo lo scippo Mondadori, i falsi in bilancio, le frodi fiscali, le tangenti a giudici, politici, finanzieri e testimoni, cose così), e di essergli “molto riconoscente” (ci mancherebbe), distinguendo però “il piano imprenditoriale da quello politico”, mentre quello criminale sfugge proprio ai suoi radar.
Tutto normale anche quel che è accaduto domenica, quando B. ha lungamente intervistato Barbara D’Urso (o il contrario, non si capiva bene) sulla sua Canale5, con un bel selfie finale agevolato da trasfiguranti luci antirughe che conferivano alla coppia un inedito colorito fra il rosa shocking e la radiografia. Il fatto che un leader politico sia giudicato dai suoi dipendenti, ai quali versa lauti stipendi alla fine di ogni mese, è talmente abituale da essere considerato normale. Infatti il Pd – reduce dalla denuncia all’Agcom contro Orietta Berti per violazione della par condicio (aveva osato dire a RadioRai che le piace Di Maio e voterà M5S, rispondendo a una domanda) – non ha obiettato nulla sull’amico Silvio. Anche perché, se avesse osato, si sarebbe sentito rispondere: ma fatevi i conflitti vostri. La sera stessa anche La7, l’unica tv generalista immune da controlli partitici, si è adeguata. Il nostro idolo Giovanni Minoli – segnala Dagospia – lanciava così un servizio di puro giornalismo investigativo: “Adesso, con Alessandra Cravetto, continuiamo il viaggio tra le donne top manager d’Italia. Alessandra è andata a incontrare la presidente della Lux, la società di produzione che da circa 25 anni sforna in continuazione successi d’ascolti per la televisione. Lei è Matilde Bernabei”. Massì, la figlia di Ettore Bernabei, incidentalmente moglie di Minoli, presidente di Lux Vide e madre di Matilde Minoli che lavora anch’essa in Lux, sotto lo sguardo vigile dell’ad Luca Bernabei, fratello di Matilde e cognato di Minoli. Vergin di servo encomio, ma soprattutto di codardo oltraggio, per 10 minuti l’intrepida inviata strapazzava la consorte del capo, chiamandola Bernabei e mai Minoli, mettendola all’angolo con strali velenosi sulla “santissima produzione” di Don Matteo e degli sceneggiati sulla Bibbia e poi al tappeto con domande urticanti tipo: “Si può dire che L’isola di Pietro è stato un trionfo?”, al che la povera vittima con un fil di voce esalava: “Sì, si può dire”.
Poi naturalmente tutti a spellarsi le mani per il film The Post di Spielberg sul leggendario scoop del Washington Post che sfidò Nixon pubblicando i segretissimi Pentagon Papers e sputtanando Truman, Eisenhower, Kennedy e Johnson sul Vietnam, grazie al coraggio dell’editrice Kay Graham (Meryl Streep) e del direttore Ben Bradley (Tom Hanks). Averne, di giornalisti così. Però in America, a debita distanza.

Giorgio Cremaschi
Oggi parte in Lombardia la privatizzazione della sanità voluta dalla giunta Maroni : 3.350.000 malati cronici potrebbero essere tolti al medico di base e assegnati a un “gestore” privato. Vergogna, ribellatevi, restate col vostro dottore nel servizio pubblico.
(e mi raccomando, votateli!)

Giorgio Cremaschi
Fontana candidato della destra in Lombardia: “La razza bianca rischia l’estinzione”.
Quella degli idioti invece prospera.

BERLUSCONI E LE AMNESIE TELEVISIVE
Trovo particolarmente spregevole e falso Floris che contesta Di Maio sul fatto che Berlusconi sia entrato in politica per salvare le sue aziende. In effetti tutti sanno che Berlusconi entrò in politica il 23 novembre 1993 per salvarsi dalla galera e da un gigantesco crack finanziario perché aveva un debito verso le banche di 3.000 miliardi di lire, dunque non era quel grande imprenditore di cui si fanno gli elogi ma aveva dissipato l’enorme e misterioso ‘regalo’ finanziario che alcuni dicono provenisse dalla P2 e altri dalla Banca Rasini in cui lavorava il padre e che era a Milano la banca della mafia. Ebbe il potere grazie al Pd che con gente come D’Alema e Violante semplicemente si ‘dimenticò’ di applicare la legge 361 del 1957 che gli vietava di candidarsi in quanto all’art. 10 afferma la non eleggibilità di chi risulti vincolato con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”. Berlusconi ebbe in regalo le televisioni grazie al gentile dono del Pd, cosa di cui Violante si vantò in pieno Parlamento. Sempre il Pd gli regalò ‘opportune’ assenze che fecero passare ben 3700 leggi ed emendamenti a suo favore, con meno di 10 voti in più, grazie al Pd che gli ha gentilmente disertato l’aula. https://www.youtube.com/watch?v=_stxOSyxE7k
Con l’ingresso in politica del fallimentare Berlusconi, le sue aziende ripresero a prosperare e ogni legge, votata con la connivenza del Pd e l’appoggio della mafia (che gli fece subito avere in Sicilia 61 seggi su 61), gli portò nuovi miliardi in cassa. B fu consigliato ad entrare sia in politica che nelle televisioni da Craxi e Dell’Utri. Per 20 anni, che B governasse o no, il Pd gli fu complice nelle sue nefandezze fino a ereditare il suo intero programma di privatizzazione e di accentramento del potere che fu realizzato grazie al consenso dell’intero Pd, che da complice occulto del berlusconismo lo adottò completamente presentando attraverso le cosiddette riforme l’intero piano della P2 di Licio Gelli di distruzione della repubblica democratica.
Il biennio 1992-93, oltre che il più drammatico per la storia politica recente della Repubblica, fu anche il più duro nella storia imprenditoriale di Berlusconi. Finita la fase espansiva degli anni Ottanta, il mercato della pubblicità televisiva entra per la prima volta in affanno. Più in generale, per la prima volta si manifesta all’esterno la gravissima situazione debitoria in cui versano le aziende del gruppo Fininvest. Un commentatore autorevole come Giuseppe Turani scrive che la Fininvest è addirittura in situazione prefallimentare. Nel 1993 Mediobanca nel suo rapporto sulle principali società italiane parla di debiti nel 92 di 7.140 miliardi con interessi altissimi. Le banche esposte,Comit, Cariplo, Bnl, Banca di Roma, chiedono il risanamento del gruppo Fininvest. Fininvest viene commissariata sotto il duro Franco Tatò. Contemporaneamente esplode Mani Pulite e Craxi che era il principale protettore di Berlusconi scappa ad Hamamet.Salta tutto il sistema di relazioni dentro cui Berlusconi ha potuto costruire e mantenere la sua posizione dominante sul mercato della tv e della pubblicità. Il rischio immediato è che venga messa in discussione la sua possibilità di detenere tre reti televisive. Il pool di Di Pietro, Davigo e Colombo sta scoperchiando i rapporti di corruzione che legano politica e affari e Berlusconi sa che prima o poi arriveranno anche a lui. Le indagini di Mani pulite hanno già cominciato a toccare le sue aziende e i suoi uomini. Già nel 1992 il pool di Mani pulite indaga sugli appalti della Coge di Parma, un’impresa partecipata dalla famiglia Berlusconi. Nello stesso periodo, Paolo Berlusconi ammette di aver pagato una mazzetta di 150 milioni di lire a un dirigente della Dc per la gestione delle discariche lombarde. Si aprono a Milano e a Roma inchieste sui palazzi venduti dalla famiglia Berlusconi al fondo pensioni Cariplo e ad altri enti pubblici. A Torino s’indaga sull’apertura di un centro commerciale alla periferia della città. Altri procedimenti giudiziari vengono aperti sul budget per la campagna pubblicitaria tv anti-Aids del ministero della Sanità; sul piano delle frequenze televisive assegnate alle reti di Berlusconi; sui finanziamenti irregolari concessi dalla Fininvest ai festival e ai congressi di partito; sulle false fatture e i fondi neri di Publitalia, la concessionaria di pubblicità guidata da Dell’Utri… Insomma: Berlusconi sente il fiato delle procure sul collo. I suoi uomini e le sue aziende sono già oggetto di inchieste giudiziarie da parte di tre procure: Milano, Roma e Torino. Sa che prima o poi toccherà anche a lui. Ecco allora lo scatto. Ed è allora, fine dell’espansione pubblicitaria, debiti galoppanti, caduta dei protettori politici, inchieste giudiziarie incombenti – che Berlusconi matura le decisioni più clamorose della sua vita:rilancia, rischia tutto, osa pensare l’impensabile, punta tutta la posta, progetta le mosse che possono farlo tornare a vincere, scende in politica: “L’Italia è il Paese che amo…”.
La sinistra, vilmente, lo aiuta. (Gianni Barbacetto)

Bene, ora ditelo anche a Floris che nega la storia e sbeffeggia Di Maio che gliela ricorda.
Ma forse non è un giornalista. E’ un artista!!!

Video Di Maio a Di Martedì 16-1-2018

Stefano: “Astenersi dal votare è da idioti. Proporrei una tassa sull’astensione. Ma per Renzi è una manna dal cielo. Non la imporrà mai. Il non voto è tutt’altro che un non voto. Renzi, che sul non voto ci spera, con franchezza dice che “l’astensione è un problema secondario”.Astenersi dal votare induce un vero e proprio sconforto in chi, invece, la speranza che qualcosa cambi la ha. Vanifica sforzi e speranze di cambiamento! L’elevata astensione, infatti, incrementa il peso specifico del voto dell’apparato di partito. Aumenta il peso specifico del voto controllato. Del voto obbligato.Astenersi dal votare è da idioti! Lamentarsi, poi, che non cambia nulla quando con la propria ignavia si è per larghissima parte responsabili del mantenimento dello status quo è da … (ometto perché non mi vengono in mente termini meno offensivi di “idioti”)”

IL MINISTERO DELLA VERITA’
Marco Travaglio
L’invito è ufficiale, anzi ufficialissimo: “Domani 18 gennaio alle ore 17.00, presso il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) al Polo Tuscolano in Via Tuscolana 1548, alla presenza del Ministro dell’Interno Marco Minniti e del Capo della Polizia Franco Gabrielli, verrà presentato il nuovo servizio di segnalazione istantanea contro le fake news. Ti aspettiamo”. Quel “ti aspettiamo” ha un che di vagamente inquietante, tipo quando ballavo in discoteca con una tipa che mi piaceva e un coetaneo più robusto di me (ci voleva poco) mi diceva “ti aspetto fuori”. In effetti l’idea che a decidere quali news sono fake, cioè false, siano il Viminale e la Polizia di Franco Gabrielli detto Nazareno, cioè il governo, allarma un po’. Riporta alla mente il ministero della Verità di George Orwell in 1984, che fra l’altro spacciava fake news a tutto spiano, le più pericolose e imperiture perché consacrate dal timbro dell’ufficialità, dall’ipse dixit dell’autorità. Il ministero aveva sede in una mega-piramide bianca che recava sulla facciata gli slogan “La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù” e “L’ignoranza è forza”. E aveva il compito di riscrivere secondo i dettami e la “neolingua” della propaganda governativa tutto ciò che la contraddiceva: romanzi, cronache, statistiche, libri di storia.
È anche il sogno del nostro pericolante e tremebondo regimetto, in vista delle elezioni che potrebbero spazzarlo via dalla faccia della terra. Dunque che faranno le nostre forze dell’ordine? Disperderanno le fake news, o presunte tali, con gli idranti? Le calpesteranno con plotoni di carabinieri a cavallo? Caricheranno gli autori con agenti in tenuta antisommossa armati di manganello? Niente paura. Siamo in Italia, dove ogni dramma diventa melodramma e ogni tragedia si muta in farsa. Infatti la mirabolante guerra alle fake news sarà affidata a una decina di appuntati chiusi in un commissariato. I quali, nei ritagli di tempo fra una denuncia di furto, una di documenti smarriti e una di gattini scomparsi, raccoglieranno le segnalazioni dai privati che si sentiranno offesi dal tal sito, blog, social network; dopodiché dovranno rivolgersi al server per convincerlo a cancellare tutto e, se quello opporrà resistenza, chiameranno un pm perché indaghi sull’eventuale contenuto diffamatorio del messaggio incriminato ed eventualmente sequestri il corpo del reato (la fake news) o l’arma del delitto (il sito o la pagina facebook, twitter, instagram ecc.). Già, perché è dato per scontato che le fake news siano un’esclusiva della Rete.
Invece i tg e i giornali sono dei pozzi di scienza e verità, scevri come sono da conflitti d’interessi e da intenti propagandistici. Lo dice il 10 gennaio lo stesso sito della Polizia: “ATTENZIONE!! Fake news. È tempo di campagna elettorale e, come spesso purtroppo accade, assistiamo ad un’impennata nella diffusione di fake news via internet e social network… la ben nota e poco edificante attività di creazione a tavolino, e successiva diffusione, di notizie prive di fondamento, relative a fatti o personaggi di pubblico interesse, al solo scopo di condizionare fraudolentemente l’opinione pubblica. L’ultimo esempio, in ordine di tempo, ha interessato la Presidente della Camera, Laura Boldrini” e te pareva: “ai suoi danni è circolata su whatsapp la bufala virale secondo cui un ragazzo di 22 anni senza adeguate referenze professionali, presunto nipote della Presidente, sarebbe stato assunto a Palazzo Chigi”. La classica bufala a cui credono poche migliaia di gonzi, mai ripresa da giornali o tg, dunque innocua. Invece contro le balle dei giornaloni, che di solito si muovono a testuggine, ripresi poi da tutti i tg, nulla è previsto perché per lorsignori il problema non esiste: e ci mancherebbe, visto che giornaloni e tg li controllano loro e spacciano solo le fake news che vogliono loro. La madre di tutte le fake news dell’ultimo quarto di secolo la raccontano gli ex pm Caselli e Lo Forte nel libro La verità sul processo Andreotti (ed. Laterza): la falsa assoluzione, annunciata a reti ed edicole unificate, del sette volte premier, dichiarato colpevole in appello e in Cassazione di associazione per delinquere con Cosa Nostra fino alla primavera del 1980, reato “commesso” ma prescritto poco prima della sentenza. Fecero tutto le tv e i giornaloni. E tutt’oggi milioni di italiani non sanno come finì il processo del secolo, anzi peggio: sono convinti dell’opposto della verità.
C’è poi un altro trascurabile dettaglio: che si fa se le fake news le raccontano direttamente i politici? La polizia irrompe negli studi televisivi per imbavagliarli e ristabilire ipso facto la verità? L’altra sera abbiamo tanto sperato che ciò avvenisse a Matrix, mentre B. sparava le sue cifre mirabolanti sulla flat tax che aumenta il gettito (uahahah), sulla lotta all’evasione (parola di un pregiudicato per frode) e sulla sua prossima abolizione dell’Imu sulle prime case (abolita due anni fa). Se poi la guerra alle fake news fosse retroattiva, non vorremmo essere nei panni di Renzi che, tra un “Enrico stai sereno” e un “Se vince il No lascio la politica”, dovrebbe subire il sequestro della lingua a vita. Infine ci sarebbero le fake news sulle fake news, tipo le balle senza prove sul mandante Putin, per nascondere le vere interferenze straniere nelle elezioni italiane: quelle degli americani e dei governi europei, ma anche della Ue (ultimo esemplare: il commissario Moscovici, lo stesso Nostradamus che nel 2016 vaticinò l’apocalisse “populista” in caso di No al referendum). Ma di questo si occuperà senz’altro la “Task force europea contro le fake news” istituita da Juncker al quarto whisky e composta da 39 “esperti”, fra cui Gianni Riotta. Quindi tranquilli, siamo in buone mani.

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