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Sunday February 18th 2018

MASADA n° 1893 10-12-2017 PARTITI SUPERFLUI

MASADA n° 1893 10-12-2017 PARTITI SUPERFLUI
Blog di Viviana Vivarelli

I voti degli italiani all’estero- La Raggi in Brasile – Renzi e le fake news – Il Grasso superfluo – Il pollo che si credeva un’aquila – Il patrimonio della Chiesa – L’amicizia – Renzi, Berlusconi e Verdini il trio che esisteva fin dall’inizio – Non si vive di solo Pil – Il Merdellum bis – Rapporto della Caritas sulla povertà – 30 miliardi di tagli a scuola e sanità – La Boschi sapeva? – Legalizzazione della cannabis – Ridere di Dio “A volte ritorno”

Gentiloni: “L’Italia farà la sua parte per lo sviluppo della Ue”. Quella della vittima.
antonio carano

Un tempo un idiota disse: “Il Papa? Quante divisioni possiede?”
Oggi, un altro idiota pensa: “Il M5S? Quante banche possiede?”
Viviana
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La Gazzetta del Mezzogiorno: “Renzi scoperto a sx”. Si giustifica: “è stato un attimo di debolezza”.
antonio carano
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Nuova sconcertante rivelazione di Biden: l’Isis ha pagato Putin che ha pagato gli hacker che hanno scritto delle modifiche incostituzionali alla costituzione italiana che hanno convinto gli italiani a votare NO.
LVIX1

Per cambiare il mondo occorre onestà, determinazione, ma soprattutto molta immaginazione.
Viviana
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Il 4 marzo in Svizzera si voterà per un referendum che vuole abolire la televisione pubblica. Che permalosi: manco stessero pagando loro Fabio Fazio con la bolletta della luce.
NoBillag
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L’appello di Sallusti per i cristiani perseguitati: chi volete libero, Gesù o Berlusconi?
Antonio carano
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Minaccia di Casapound contro i radical chic: “laveremo i vostri maglioni di cachemire in lavatrice a 90 gradi”.
ANGELOABATE2
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Alfano: “Non mi candido alle prossime elezioni”. Questo è il miglior programma sentito finora
Tanuccio
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Solo due cose sono infinite: l’universo e i nuovi partiti di sx in Italia, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi.
catia fioriti

Nuovi modi di dire 2.0 “Se non fai il bravo e non dormi arriva l’uomo dai capelli gialli e ti sposta l’ambasciata”.
LVIX1
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Ora a Renzi non rimane che fare una alleanza con il PD.
antani1978
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Marco Testardi
Ugo Sposetti Senatore Pd si é intascato ben 30 mila euro dai finanziamenti di lobby del tabacco in cambio di tasse su sigarette elettroniche. Per non parlare dei 150 mila euro elargiti anche alla Fondazione Open di Matteo Renzi..
Questa gente a me fa schifo.
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I VOTI DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO
Viviana Vivarelli

Fa bene la Raggi a fare il giro dei Paesi dove ci sono molti italiani che votano all’estero.
Nelle elezioni politiche del 2013 era in vigore il Porcellum, che dava un enorme premio di maggioranza al partito o alla coalizione che avesse preso anche un solo voto in più degli altri.
Il sistema era stato costruito a tavolino da Berlusconi e fu firmato da Calderoli che disse lui stesso che era una ‘porcata’, ma doveva servire per la vittoria certa del Cavaliere (poi fu dichiarato incostituzionale).
Avvenne, invece, che il primo partito votato dagli Italiani in Italia fosse il M5S, il Pd ebbe 46.000 voti in meno. Così il M5S era di fatto il primo partito italiano e avrebbe dovuto avere il premio di maggioranza. La successiva storia italiana sarebbe stata molto diversa.
Invece era in vigore la legge Tremaglia, un missino che aveva fortemente voluto il voto degli Italiani all’estero.
All’estero il Pd prese 288.092 voti
Il M5S, nuovo e poco conosciuto, ne prese solo 95.041.
Così il M5S che non Italia aveva vinto per 46.000 voti presi in più, perse per colpa dei 193.051 voti presi in meno all’estero.
Bersani vinse e, grazie al gigantesco premio di maggioranza, ebbe alla Camera ben 345 seggi (124 al cdx) contro i 108 del M5S.
Il Senato, che invece è su base regionale e non gode del premio di maggioranza, restò senza maggioranza: seggi al Senato: csx 122, cdx 117, M5S 54, Monti 21. Ecco perché Renzi voleva neutralizzare il Senato.
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Secondo una stima dell’ambasciata italiana in Brasile, nel 2013 vivevano nel Paese circa 30 milioni di discendenti di immigrati italiani (circa il 15% della popolazione brasiliana)
Gli italo-brasiliani sono considerati la maggiore popolazione di oriundi (discendenti di italiani) fuori dal Paese.
Globalmente i nostri connazionali iscritti alle liste elettorali all’estero alle ultime politiche erano 3.494.687 per la Camera e 3.149.501 per il Senato. A questi vanno aggiunti circa 11.000 cittadini temporaneamente fuori dal Paese, a cui la legge consente di votare dall’estero (militari, dipendenti delle Amministrazioni centrali dello Stato e docenti universitari).
Sono stati gli italiani all’estero a determinare la vittoria del Pd, mentre col voto solo italiano era vincente il M5S
Pd, circa 8 milioni e 600 mila voti solo italiani
288.092 voti all’estero
M5S voti solo italiani: 8.689.458 (primi in Italia)
Ma voti dall’estero solo 95.000
Somma finale, Pd 8.932.615.
M5S 8.784.499
Il Pd vince grazie ai voti degli Italiani all’estero
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Al Porcellum, (incostituzionale) segue l’Italicum (incostituzionale) e ora i truci sono arrivati al Rosatellum (ancora incostituzionale), costruito da Renzi per far vincere le coalizioni, dal momento che il Pd da solo è in forte perdita e Renzi, invece di rafforzare la propria coalizione, ha scontentato tutti così da frammentare in cento pezzi il csx, come il mercurio. Ma, mentre Prodi, con l’Ulivo, era riuscito due volte miracolosamente nell’impresa di compattare il tutto, la natura aggressiva, totalitaria, insultante, di Renzi ha prodotto lo sconquasso totale e, finché i piddini insisteranno nell’errore di tenersi Renzi, andranno di male in peggio, per cui lo stupido Rosatellum, creato a tavolino contro i 5stelle (unico partito che rifiuta le alleanze) sarà l’autogol di Renzi a meno che, dopo il voto, non si allei a Berlusconi, perdendo con questo atto definito di suicidio ideologico, ogni faccia e ogni credibilità. Certo è che siamo arrivati all’epilogo di ogni nefandezza: un sistema elettorale in cui l’elettore non ha la più pallida idea di dove finirà il suo voto, dal momento che, in virtù di alleanze post elettorali, potrebbe andare proprio al partito che non voterebbe mai (per es. voti Pd e premi Berlusconi). Abbiamo il paradosso elettorale! Il peggior sistema elettorale mai concepito! E il più antidemocratico! Se Renzi voleva dimostrare tutto il suo odio contro la sovranità popolare c’è perfettamente riuscito.

ER MATTONELLA
Marco Travaglio

Più che alla tradizione del bue che dà del cornuto all’asino (anzi al bue), la campagna contro le fake news lanciata dal noto spara-balle Matteo Renzi fa venire in mente un brevissimo film dei fratelli Lumière, L’arroseur arrosé (L’innaffiatore innaffiato). O una frase di Carmelo Bene in Un Amleto di meno: “È bello al minatore saltare in aria della sua stessa mina!”. L’altro giorno, sullo scandalo Etruria, il noto bufalaro pensava di aver chiuso la partita grazie alla testimonianza del procuratore di Arezzo alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, esattamente come quest’estate si illudeva di aver liquidato l’altra affaire che gli leva il sonno, Consip, grazie all’audizione del procuratore di Modena Lucia Musti al Csm. Purtroppo per lui, nel breve volgere di un paio di giorni, si è scoperto che entrambi i casi sono più aperti che mai. Su Consip, mentre Renzi e i suoi cari strillavano al golpe militar-giudiziario, bastò leggere il verbale della Musti per scoprire che mai la pm aveva detto ciò che i renziani e i giornaloni al seguito le avevano attribuito: e cioè che il capitano Scafarto e il colonnello Ultimo del Noe l’avevano sollecitata a colpire Renzi con la frase “Lei se vuole ha una bomba in mano e può farla esplodere. Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi”. La prima parte della presunta frase sarebbe di Ultimo, datata 2015 e riferita a un filone dell’indagine Cpl Concordia (estraneo a Renzi) passato a Modena. La seconda sarebbe invece di Scafarto, risalente al 2016 e riguardante l’inchiesta Consip, a cui l’ufficiale stava lavorando per i pm di Napoli e in cui emergevano i nomi di Renzi, babbo Tiziano e altri del Giglio Magico. Fine del golpe.
Ora, su Etruria, si replica sullo stesso copione. Venerdì il capo della Procura di Arezzo Roberto Rossi, già noto per le bugie e le omissioni rifilate al Csm sul suo conflitto d’interessi di consulente del Governo Renzi e di titolare dell’azione penale su Etruria, viene audito in Commissione. Attacca Bankitalia per una storia priva di rilevanza penale (il presunto tentativo di fondere Etruria a Pop Vicenza) ed estranea alla sua competenza territoriale (degli organi di vigilanza si occupa la Procura di Roma). E rivela che, nelle sue indagini sulla bancarotta dell’istituto aretino, non è emersa alcuna responsabilità di papà Boschi. Questi infatti era “solo” membro del Cda dal 2011 e vicePresidente dal 2014, mentre i crediti non garantiti erano stati deliberati fino al 2010 (e le successive proroghe firmate dai suoi Cda? Boh). Siccome Rossi non invoca il segreto investigativo, l’opposizione gli domanda degli altri filoni d’inchiesta su Etruria.
Ma lui – dopo avere scagionato Boschi sr. – tace. Non ha ancora finito di parlare, ed ecco Renzi e la sua batteria partire come un sol uomo con una raffica di dichiarazioni, tweet e interviste: “Nel crac Etruria i Boschi non c’entrano, è tutta colpa di Visco e Bankitalia”. La Stampa titola addirittura: “La Procura di Arezzo punta Bankitalia” (falso: non è neppure competente, tant’è che ha trasmesso gli atti su Bankitalia e Consob a Roma). Domenica però la Verità scopre che in uno dei filoni di cui Rossi non ha voluto parlare, papà Boschi è indagato per falso in prospetto. Notizia non più coperta da segreto investigativo, perché è già stata comunicata all’indagato con la notifica della proroga delle indagini dopo i primi sei mesi: dunque Rossi ha taciuto un’informazione decisiva e non segreta al Parlamento (lui però dice che ha fatto un cenno col capo), facendo credere che le indagini abbiano totalmente scagionato papà Boschi e regalando un assist elettorale a Renzi. Vedremo se ora il Csm e il Pg della Cassazione si sveglieranno, o continueranno a lasciarsi (e a lasciarci) prendere in giro. E se Renzi & C. oseranno ancora menarla con le fake news degli altri, vista l’iperproduzione della casa. Domenica, mentre il Bomba veniva sbugiardato per l’ennesima volta, Repubblica usciva con una nuova, sensazionale inchiesta dal titolo “Così si finanzia la fabbrica delle fake news” e smascherando una pista “che porta a Londra, a Mosca, in Albania” e parte nientepopodimenoché “da una fabbrica di manufatti in alluminio a Terni”. Lì, “in una sera gelida di novembre, durante una pausa di cambio turno, Leonardo, un metalmeccanico di 34 anni, ex punk, la terza media in tasca e i soldi per comprare il primo modem non più di sei anni fa, apre le porte del Sistema”. Perbacco: il Sistema, maiuscolo. Con un modem e la terza media. Roba grossa, “un fiume di denaro”.
Del resto “Leonardo di cognome fa Piastrella”, ma attenzione: quando diventa un “cavaliere nero dell’intossicazione online”, si fa chiamare “Ermes Maiolica”, e con quel nome è diventato “il più noto bufalaro italiano”. Infatti “un giorno alla sua porta” indovinate chi “bussa”? “I broker pubblicitari”. In cerca di che? Di “gente che faccia traffico”. Incredibile ma vero: Piastrella-Maiolica avrà solo la terza media, ma ha scoperto una verità sconvolgente. Tenetevi forte: “Più traffico hai, più soldi prendi dalla pubblicità”. Capito come siamo messi? Più gente frequenta un sito o una pagina social, o legge un giornale, o guarda una tv, più aumenta la pubblicità: non è incredibile? E le rivelazioni non finiscono qui: a Londra c’è una società pubblicitaria, la Clickio, filiale di una “casa madre russa, la AdLabs”: e l’hanno fatta entrare in Gran Bretagna, capite? Altre prove del patto d’acciaio Putin-Grillo-Salvini non ne occorrono. Ma Repubblica, generosamente, vuole esagerare: “Da qualche giorno, in Rete ha cominciato a fare capolino un certo Vincenzo Ceramica. Provate a indovinare chi sia”. Escludendo il troppo scontato Piastrella-Maiolica, potrebbe trattarsi di Renzi, per gli amici Er Mattonella.

M5S Europa
Il sogno di un reddito per tutti i cittadini si avvicina. La Commissione Occupazione e Affari sociali del Parlamento europeo ha detto sì con 36 voti favorevoli, 7 contrari e 4 astensioni al rapporto del gruppo Efdd – M5S su “politiche volte a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà.
Il rapporto contiene punti fondamentali che azzererebbero immediatamente la povertà in Italia: l’uso del Fondo sociale europeo per cofinanziare il reddito di cittadinanza, la creazione di un Fondo ad hoc per quei Paesi che hanno tassi di povertà insostenibili, una direttiva vincolante per tutti gli Stati membri, l’indicazione di un importo per la determinazione di questo reddito: il 60% del reddito medio nazionale. L’esperienza europea è fondamentale per implementare con le dovute coperture economiche questo progetto. In tutti gli Stati europei, tranne in Italia e Grecia, esistono misure di contrasto alla povertà.
Non vogliamo sentire scuse: il debito e l’austerity non possono essere alibi per non occuparsi delle persone in difficoltà. I cittadini non possono pagare gli errori dei politici. Durante la seconda plenaria di Ottobre (che va dal 23 al 26 ottobre) verrà votato il testo dall’aula. Siamo curiosi di vedere come voteranno gli europarlamentari di Pd, Forza Italia, NDC e Lega Nord che in Italia si oppongono strenuamente al reddito di cittadinanza.
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SCANZI
In questa gaffe c’è tutto Renzi. Lo chiamano a fare una Lectio Magistralis a Buenos Aires, e già questo non depone a favore di Buenos Aires. Lui, che al Liceo per sentirsi importante citava al massimo i Righeira, fa spallucce, non studia e come sempre si sopravvaluta. Poi dice ai suoi, magari a Richelieu (va be’) Sensi: “Oh, cerca su Gughel (sic) qualche citazione forte, così faccio il figo”. Il fido Sensi fa una ricerca rapida e cerca qualcosa di Borges, non perché gli piaccia Borges (meglio Jovanotti) ma perché Borges era argentino. E dunque citare un argentino in Argentina fa figo. Il suo capo deve parlare di amicizia, e allora digita “Borges amicizia”. A quel punto gli compare “L’amicizia” di Borges. Che però non è per niente di Borges, ma è attribuita a lui da alcuni siti buontemponi. Ovviamente Sensi, o comunque il suo staff di giannizzeri e ghostwriter, neanche si pone il problema della veridicità della poesia. E la dà pari pari a Renzi. Il quale, ancor più ovviamente, neanche si pone il problema e spara la citazione a fine intervento, dopo la solita carrellata comica di faccette strazianti alla Carlo Verdone. Risultato: l’ennesima figura da pinolo, tanto per rinverdire i fasti berlusconiani. Gioiamo tutti: abbiamo un Premier così smisuratamente impreparato, megalomane e fatalmente caricaturale che, quando vuol fare lo splendido, cerca le citazioni a caso su Internet. E neanche sa usare Google. Vamos.

IL GRASSO SUPERFLUO
Marcello Veneziani – Il Tempo

Scusate non mi sono ancora ripreso dall’ultimo parto della politica, Liberi e Uguali. Ma vi prego, fatemi capire. Le sinistre sparse del nostro Paese vivevano male la dominazione di un Corpo Estraneo come Matteo Renzi, lo subivano e lo odiavano.
Riuscirono perfino a superare le avversioni incrociate tra sx movimentista, briciole di Rifondazione, lasciti del vecchio Pci e giovani sfigati di tristi speranze, più gloriose reliquie della seconda repubblica e, accomunati dal disprezzo per il Vanesio Fiorentino, riuscirono a farsi un loro partitino.
Beh, alla fine cosa fanno? Chiamano a guidarlo un altro Corpo Estraneo, un papa straniero, un magistrato e uomo dell’establishment, il Presidente del Senato Grasso. Uno che a giudicare dal curriculum e dalle oscillazioni, avrebbe potuto tranquillamente militare con Renzi, con Berlusconi e con chiunque altro.
Grasso accetta perché la vanità è l’ultima a morire, e si gonfia, s’illumina d’incenso. Ma si può capire, un anno fa temeva di essere abolito insieme al Senato, e ora gli offrono di guidare un cartello intero con una visibilità assai forte.
E appartenendo alla genia degli Ego-magistrati, da Di Pietro a Ingroia, da De Magistris a Emiliano, assumere un ruolo di vetrina coi gradi di Comando, sputace sopra.
Ma loro, i combattenti e reduci della sx, gli esuli dal Pd e i profughi del ciclone renziano, che quando finalmente si fanno una casa tutta loro e possono darsi un leader di sx, schietto, vanno a pescare il Presidente del Senato.
Non la Presidente della Camera, che almeno è un’icona della sx e una custode del Politicamente Corretto, del Tardo-Femminismo e dell’Antifascismo sacro; ma Grasso, che con la sx c’entra poco o nulla e solo per ragioni onomastiche può dirsi l’Unto del Signore.
La sx aveva due possibilità: poteva scegliere un leader che rappresentasse la sua tradizione e la sua identità, uno che indossa con dignità il novecento, comunismo incluso. Oppure uno che fosse la traduzione italiana di Tsipras o degli Indignados spagnoli, una specie di postsx protestataria del terzo millennio.
E invece che ti vanno a pescare? Un Grasso che non incarna né l’una né l’altra, che non è carne né pesce, ma colesterolo allo stato grezzo.
Grasso superfluo. Come spiegare questa scelta suicida, che conferma in casa propria quel che sostengono gli avversari della sx: ossia l’incapacità di partorire una leadership chiara e distinta di sx? Solo in un modo. La loro priorità non era chiamare a raccolta la sx ma danneggiare Renzi e allora hanno pensato che nuocesse di più al fiorentino un leader sferico e mobile, privo di identità politica e capace di suonare il piffero per l’elettore qualunque, pescando così nel target renziano. In questa motivazione, però, sono rimasti fieramente, ferocemente di sx: l’odio a sx unisce più dell’affinità, il fratricidio vince sempre sulla fratellanza. Lividi e Uguali.
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Scanzi a Rosato:
“Sono molto contento di essere qui e di conoscere l’onorevole Rosato che, da cittadino, volevo ringraziare per aver creato una legge elettorale persino più brutta del Porcellum, dell’Inciucium e di altre. E’ una mia opinione e di altri milioni di italiani: sarà un piacere votare inutilmente a marzo. Grazie a lei e al suo partito”
“Papà Boschi era indagato per bancarotta, poi pare che sia stata chiesta l’archiviazione, ora è indagato per falso in prospetto, come apprendiamo da Belpietro e da La Verità. Pare anche che sia indagato da un bel po’, quindi verrebbe da domandarsi se papà Boschi lo ha detto alla figlia. Se la figlia è a conoscenza di questo, o lo ha detto a Renzi e a Orfini, che fa parte della commissione d’inchiesta sulle Banche, o non lo ha detto. Nel primo caso” – continua – “non si capisce il motivo per cui Renzi e Orfini fino a ieri esultassero dopo le dichiarazioni di Roberto Rossi in commissione, perché significherebbe che mentivano sapendo di mentire. Nel secondo caso, la Boschi sarebbe stata particolarmente scorretta nei confronti di Orfini, di Renzi e del partito”.
…Rosato farfuglia..Povero Rosato!
Hanno preso il suo nome e l’hanno messo a mo’ di capello su un pastrocchio di legge elettorale. Chissà che orgoglio aver firmato il terzo sistema elettorale incostituzionale del Pd!

‘Il kaiser era alto così’. Chiarito l’equivoco, non erano nazisti ma appassionati di stature.
@chiagia

IL POLLO CHE SI CREDEVA UN’AQUILA
Marco Travaglio

“Ora che evaporano pure i suoi due ultimi alleati Pisapia e Alfano, già peraltro ridotti allo stato gassoso, Renzi è riuscito definitivamente a dimostrare la scientificità del teorema di Carlo M. Cipolla. Quello che divideva gli esseri umani in quattro categorie: gli intelligenti, che avvantaggiano sia se stessi sia gli altri; gli sprovveduti, che danneggiano se stessi e avvantaggiano gli altri; i banditi, che danneggiano gli altri per avvantaggiare se stessi; e gli stupidi, che danneggiano sia gli altri sia se stessi. E lui, ovviamente, appartiene alla quarta categoria, cui fece ufficialmente domanda d’iscrizione un anno fa, dopo la disfatta referendaria.
1) Appena perso il referendum, il Genio di Rignano sull’Arno si rimangiò subito il solenne impegno di lasciare la politica e ritirarsi a vita privata: se l’avesse fatto, dedicandosi allo studio, all’autocritica e alla formazione di una classe dirigente, avrebbe persino potuto avere un futuro. Specie in quel campo di Agramante che è da sempre la sx italiana, capace solo di litigare, dividersi e scindersi in microrganismi sempre più invisibili. Bastava lasciar fare gli altri presunti leader che, tempo un paio d’anni, sarebbero riusciti a far dimenticare i suoi disastri, poi si sarebbero recati in pellegrinaggio a Pontassieve per implorarlo di tornare. Invece restò abbarbicato alla poltrona del Nazareno, con i bei risultati a tutti noti.
2) Quando nacque il Governo Gentiloni, Renzi pretese di infilarci i fedelissimi Lotti&Boschi per far la guardia al bidone. Il primo fu subito inquisito per le soffiate sull’inchiesta Consip. La seconda iniziò a impicciarsi in tutti i dossier, soprattutto bancari, aggravando l’olezzo di conflitto d’interessi etrusco.
3) Dopo avere sterminato tutti i possibili alleati del csx a colpi d’insulti e arroganza, e avere spinto a viva forza fuori dalla porta i bersaniani, in nome della presunta “vocazione maggioritaria” del Pd, mandò a picco una legge elettorale che premiava i partiti single come il suo: quella tedesca, pur riveduta e corrotta all’italiana con nominati e voto congiunto. E ne dettò una opposta, affidata per giunta a quel gran genio di Rosato: quella che premia le coalizioni. Il tutto per decimare il M5S e tornare fra le braccia di B., che l’aveva già fregato sulla riforma costituzionale e l’Italicum (prima firmati, poi rinnegati) e ora si appresta a gabbarlo un’altra volta. Del Rosatellum infatti l’unico beneficiario è B.: da solo vale poco o nulla, ma sommato agli alleati Salvini e Meloni, può vantare financo il primo posto sul podio.
4) La legge elettorale fatta platealmente apposta per fregare il primo partito italiano – i 5Stelle – ha ridato fiato e spazio a un movimento che a giugno era uscito con le ossa rotte dalle urne amministrative. Li ha issati in cima alla classifica in Sicilia e a Ostia. Li ha consacrati nell’immaginario collettivo come l’unico antidoto al ritorno di B., regalando loro il “voto utile” che aveva sempre favorito il Pd. E li ha resi appetibili alla sx riunita da Grasso per un’intesa post-voto contro l’orrenda prospettiva del Renzusconi, anzi del Berlusrenzi.
5) Per raccattare almeno una finta coalizione che eviti al Pd la triste corsa solitaria, Renzi ha millantato accordi con Prodi (che l’ha salutato), la Bonino (che l’ha sfanculato), Alfano (che s’è perso per strada il partito) e il Sor Tentenna Pisapia. Il quale già di suo non sa dove voleva andare. Ma poi, dopo le figuracce rimediate con i penultimatum su Alfano, sulla Sicilia, sullo Ius soli, sull’immigrazione, sul dialogo con Grasso e su qualsiasi cosa gli venisse in mente, ieri ha preferito fare ciò che i veri amici gli suggerivano da tempo: lasciar perdere. Requiem aeternam della coalizione di csx (anche di quella finta).
6) Sulle banche, il capolavoro. Renzi aveva annunciato la commissione parlamentare d’inchiesta nel dicembre 2015. L’avesse fatta subito, a quest’ora sarebbe chiusa e dimenticata. Invece il Rommel di Rignano ha traccheggiato per due anni, sbloccando la pratica solo due mesi fa, cioè a fine legislatura e in piena campagna elettorale. E l’ha usata per bombardare a freddo Bankitalia, facendo incazzare gli ignari Mattarella, Gentiloni, Padoan e soprattutto Visco. Che voleva lasciare e invece, grazie agli attacchi Pd, ha cambiato idea e s’è fatto riconfermare. Poi Renzi ha usato l’audizione del pm Rossi per accollare a Visco pure il crac di Etruria (una delle poche colpe che non ha) e scagionare papà Boschi (“il procuratore ha spiegato che non c’è nessun profilo penale”), salvo poi scoprire che il primo non è indagato, il secondo sì. E ora il Pd fa catenaccio per scongiurare l’audizione più attesa e normale: quella dell’ex Ad di Unicredit Ghizzoni, indicato da De Bortoli come destinatario di una richiesta dell’allora ministra Boschi perché salvasse la banca del babbo. Completa il quadro la Boschi, che prima annuncia immediata querela a De Bortoli, poi dorme per 7 mesi lasciando scadere i termini, e ora minaccia una causa civile per danni proprio alla vigilia dell’auspicata audizione di Ghizzoni: così quello che all’inizio poteva sembrare un atto di forza, ora pare una prova di debolezza, e anche di intimidazione. Resta da capire se papà Boschi abbia informato la figlia della proroga delle indagini a suo carico per falso in prospetto; se la figlia abbia avvertito Renzi di non dire cazzate sull’estraneità del padre alle indagini; e se lui abbia dunque mentito a sua insaputa (e senza neppure fare una telefonata a babbo Boschi) o sapendo di farlo.
Anthony de Mello scrisse un libro su un’aquila che si credeva un pollo, ecco, Renzi è proprio il contrario.
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Berlusconi: «legge per evitare cambi di casacca come in passato». E’ punibile con l’arresto e la confisca del patrimonio chiunque corrompa Sergio De Gregorio per far cadere il Governo Prodi.
antonio carano
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Strano che Berlusconi ancora non abbia detto che i 5S non trombano
Claudio Pellegrini
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Dopo i comunisti che mangiavano i bambini.
E i Cinesi che li bollivano
aspettiamo le nuove diete alimentari dei 5stelle secondo Berlusconi.
Viviana
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IL PATRIMONIO DELLA CHIESA
Da sole24 ore
Il suo patrimonio mondiale è fatto di quasi un milione di complessi immobiliari composto da edifici, fabbricati e terreni di ogni tipo con un valore che prudenzialmente supera i 2mila miliardi di euro. Può contare sullo stesso numero di ospedali, università e scuole di un gigante come gli Stati Uniti. Ha oltre 1,2 milioni di “dipendenti” e quasi un miliardo e duecento milioni di “cittadini”.
Questo Paese immaginario dotato delle infrastrutture di un big dell’economia occidentale e della popolazione della Cina va sotto il nome di Chiesa. Un universo dietro al quale non c’è solo e unicamente il Vaticano, ma una galassia di satelliti fatta di congregazioni, ordini religiosi, confraternite sparse ovunque nel mondo che, direttamente o attraverso decine di migliaia di enti morali, fondazioni e società, possiedono e gestiscono imperi immobiliari immensi che nessuno forse è in grado di stimare con precisione e che sono sempre in costante metamorfosi.
Un patrimonio dove l’elenco dei beni, la maggior parte sicuramente no-profit ma una discreta fetta anche a fini commerciali, sembra non esaurirsi mai: chiese, sedi parrocchiali, case generalizie, istituti religiosi, missioni, monasteri, case di riposo, seminari, ospedali, conventi, ospizi, orfanotrofi, asili, scuole, università, fabbricati sedi di alberghi e strutture di ospitalità per turisti e pellegrini e tante, tantissime abitazioni civili in affitto. Un universo intorno al quale gravitano nel mondo 412mila sacerdoti e 721mila religiose – senza contare centinaia di migliaia di laici – che assistono 1 miliardo e 195 milioni di fedeli.
Secondo il gruppo Re, che da sempre fornisce consulenze a suore e frati nel mattone, circa il 20% del patrimonio immobiliare in Italia è in mano alla Chiesa. Un dato quasi in linea con una storica inchiesta che Paolo Ojetti pubblicò sull’Europeo nel lontano 1977 dove riuscì per la prima volta a calcolare che un quarto della città di Roma era di proprietà della Chiesa. Un patrimonio immenso che però non si ferma appunto alla sola capitale dove ci sono circa 10mila testamenti l’anno a favore del clero e dove i soli appartamenti gestiti da Propaganda Fide – finita nel ciclone di alcune indagini per la gestione disinvolta di alcuni appartamenti – valgono 9 miliardi. La Curia vanta possedimenti importanti un po’ ovunque in Italia e concentrati, tra l’altro, in gran numero nelle roccaforti bianche del passato come Veneto e Lombardia.
Quindi se oggi il valore del patrimonio immobiliare italiano supera quota 6.400 miliardi di euro – come qualche giorno fa ha registrato il rapporto sugli immobili in Italia realizzato dall’Agenzia del territorio e dal dipartimento delle Finanze – si può stimare prudenzialmente che solo nel nostro Paese il valore in mano alla Chiesa si aggiri perlomeno intorno ai mille miliardi (circa il 15%). Se a questa ricchezza detenuta in Italia – dove pesa l’eredità di un potere temporale durato per quasi duemila anni – si aggiunge il patrimonio posseduto all’estero fatto di circa 700mila complessi immobiliari tra parrocchie, scuole e strutture di assistenza la stima, anche stavolta più che prudenziale, può raddoppiare almeno a 2mila miliardi. Numeri, questi, che nessuno conferma dall’interno della Chiesa perché per molti neanche esiste una stima ufficiosa. Ma da ambienti finanziari interpellati la cifra sembra apparire congrua. Cifra a cui si devono aggiungere, tra l’altro, investimenti e depositi bancari di ogni tipo. Questi sì ancora meno noti.

Vincenzo
Finalmente una buona notizia: Angelino Alfano (ministro degli Esteri all’insaputa degli italiani) non si ricandida più. Non per le stesse motivazioni del nostro grande Di Battista, ma solo e semplicemente perché non aveva più un posto dove ricollocarsi. Molto interessante vedere lo spettacolo dei suoi colleghi di partito (se si può chiamarlo tale ) che scappano di qua e di là per trovare un posto al sole. La stessa cosa accade con le motivazioni più variopinte che si possono immaginare per tutti i deputati e Senatori che non verranno più ricandidati per le prossime elezioni.
C’è chi torna “a casa della madre” ,c’è chi torna a “casa del padre”, c’è chi,folgorato sulla via di Damasco, cambia ideologia e partito. Insomma uno spettacolo indecoroso e tragicomico al quale, per fortuna, gli iscritti ed i sostenitori del Movimento 5 stelle non devono assistere. Come si fa a non votare il Movimento?
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AMISTAD
Probabilmente Renzi ha saputo che Borges è considerato il più grande scrittore e poeta argentino, così, in occasione del suo viaggio in Argentina, avrà chiesto a qualche suo collaboratore di trovargli una poesia di Borges e ne ha scelta una che si intitola ‘L’amicizia’. Chiunque sia stato a sceglierla, lo ha fatto frettolosamente su internet. Se avesse guardato appena un pochino meglio, avrebbe letto che è molto dubbio che questa poesia sia di Borges.
Borges era un grandissimo scrittore ma le sue poesie sono filosofiche, metafisiche e un po’ pallose. Lo stile è nettamente diverso da questa che è da libro Cuore o da Cioccolatini Perugina.
Comunque la poesia è questa (potere accluderla a qualche regalo fatto a Natale all’amica del cuore o per il suo compleanno, le piacerà sicuramente). Detta da un Capo di Stato ad un popolo a cui non siano nemmeno vicini mi sembra una scelta un po’ strana, comunque..

“L’amicizia”

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita.
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te. Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro.
Però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei.
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.
Non giudico le decisioni che prendi nella vita.
Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere.
Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista. Non sei ne il numero 1 né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista.
Basta che mi vuoi come amica.
NON SONO GRAN COSA, PERO’ SONO TUTTO QUELLO CHE POSSO ESSERE .

Massimo
E contro chi vorresti farla la rivoluzione? Contro il Governo è inutile visto quello che giustamente scrivi: “il vero potere non è in mano ai governi”. Visti i governi che ci ritroviamo, succubi della finanza e dei Poteri “invisibili” ti do ragione. Ma allora contro chi la facciamo? Contro chi muove le fila di un Potere e che nessuno potrà mai vedere, se non nei suoi effetti nocivi e dannosi, che fanno breccia solo e sempre su un popolo inconsapevole e disinformato?
La vera Rivoluzione non ha per fine il mondo, ma l’uomo. Un grande viaggio inizia da un primo piccolo passo. Prima di cambiare il mondo proviamo a cambiare l’uomo, cambiamo la nostra città, cambiamo la nostra nazione.
Il MoVimento ha puntato tutto fin dalle origini su un popolo consapevole ed informato. Ricordo Gianroberto quando ci diceva che la futura forma di Governo di un popolo dignitoso sarà solo l’Informazione e la consapevolezza.
Su tale popolo, come sanno bene i Poteri invisibili del mondo, non c’è possibilità di vittoria: un popolo che non sarà consumato né consumerà più le idee e i prodotti del Potere, consumerebbe automaticamente il potere. Saranno loro che dovranno e proveranno a scendere a patti con noi.
La nostra battaglia non è contro i mulini a vento né combattiamo come idioti con le armi che è lo stesso Potere a vendere e che detiene quindi in maggioranza: tv, armi, giornali, partiti, alleanze…
La nostra battaglia è la consapevolezza che non c’è alcun nemico da combattere, se non la nostra inconsapevolezza.
La nostra battaglia è nel risvegliare il Sole e le altre Stelle perché facciano luce nelle tenebre. Le tenebre non sono un’entità come la luce del Sole, ma solo un concetto negativo, il contrario della luce, assenza di luce.

RENZI, BERLUSCONI E VERDINI, IL TRIO CHE ESISTEVA SIN DALL’INIZIO
Viviana Vivarelli
Ancor prima che l’ignaro popolo delle primarie lo scegliesse (col valido aiuto di berlusconiani, cinesi e marocchini), Renzi era stato indottrinato da Verdini e rifocillato di soldi da Berlusconi che gli aveva messo di fronte un candidato debole per farlo diventare sindaco di Firenze. Il resto è stato una passeggiata. E ora Berlusconi si gode il risultato finale: grazie a Renzi che ha bisogno del suo appoggio, torna al potere pur essendo pregiudicato e incandidabile. E quei coglioni dei piddini sono ancora lì che non si capacitano come il caro Matteuccio li abbia fregati ben bene e come sia riuscito a far loro accettare tutte quelle riforme che altro non erano che il Piano di distruzione della democrazia della P2 di Licio Gelli.
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Non c’è bisogno di combattere contro le tenebre, di prendere a pugni l’aria, di armarsi contro il nulla…basta soltanto splendere.

NON SI VIVE DI SOLO PIL
Bruno p

Quello che accade in Spagna non interessa al resto d’Europa tranne naturalmente se i mercati,questa strana entità, fanno aumentare lo spread delle nazioni e destabilizzano l’intera economia continentale e talvolta mondiale.
Non è affar nostro se la democrazia dei singoli stati si mantiene con uno sputo,in Italia,in Spagna per non parlare di quello che è accaduto in Grecia trattata come la peste della “magnifica” Europa Unita.
Le ragioni di una fatidica unione valgono più di un cappio al collo del Fiscal Compact,più della disoccupazione che sta lacerando il tessuto sociale dei Paesi del Mediterraneo,più dei muri e delle barriere che gli stati erigono all’immigrazione preferendo voltarsi dl’altra parte come quando si cambia canale in tv per non vedere la realtà delle sofferenze.
E’questa l’Europa Unita?
Una miscela di parametri, pil, banche ed inflazione e l’essere umano che fine ha fatto?
Possibile far finta di non vedere una probabile guerra civile che bussa alle porte della penisola iberica?
Possibile dimenticare le milioni di imprese che hanno chiuso i battenti mandando altrettante famiglie sul lastrico?
E come si potrà continuare a raccontare frottole ai posteri quando si vedono le immagini della distruzione della Siria e parlare dell’Isis e dei suoi attentati come capro espiatorio?
Come si potrà spiegare a un precario che la sua situazione lavorativa è il risultato delle diseguaglianze sociali,di pensioni immeritate,di stipendi fuori controllo,della corruzione e dei privilegi di una generazione di farabutti?
In fin dei conti cosa ha fatto l’Europa per essere chiamata Unita e cosa sta facendo per rimediare agli errori e agli orrori che ha commesso?
Errare è umano, perseverare è diabolico.
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Il Governo Renzi-Gentiloni lo vedo male. Pisapia vota contro. Alfano è stato buttato fuori. Bersani ha fatto un altro partito. Metà Pd ha votato contro la riforma costituzionale. Troppi ormai alla linea renziana non ci credono più. Ormai se uno si presenta come stampella di Renzi gli porta sfiga. Su cosa si fonda il Pd?

IL MERDELLUM BIS
Marco Travaglio

Approfittando dello sfinimento generale, il Merdellum pudicamente ribattezzato Rosatellum-bis avanza a passo di carica in commissione Affari costituzionali della Camera.
Tg e giornaloni tengono fermi gli elettori, distraendoli col solito teatrino dei pupi (Pisapia attacca D’Alema, Vendola attacca Pisapia, Salvini attacca il telefono a Berlusconi, la Meloni attacca il telefono a Salvini, Delrio si attacca al tram sullo Ius soli e fa lo sciopero della fame contro il suo stesso Governo, la Boldrini si attacca alla dieta Delrio, cose così).
Intanto, nell’indifferenza-ignoranza dei più, il Quartetto Casta – Renzi, B., Salvini e Alfano – ci scippa ogni giorno un pezzo di sovranità. Per fermarli, il Fatto ha raccolto oltre 60 mila firme in cinque giorni all’appello dei costituzionalisti. Vi chiediamo di passare parola sui social: se qualcuno vi chiede perché, spiegategli come funziona.
2 nominati su 3.
Per 10 anni abbiamo avuto una legge elettorale che faceva nominare i parlamentari dai capi-partito su liste bloccate anziché farli eleggere dai cittadini con la preferenza (proporzionale) o nei collegi (uninominale). Siccome per la Consulta il Porcellum era incostituzionale, il Quartetto Casta ne ha escogitato un altro che prevede due terzi di nominati e un terzo di eletti. Due parlamentari su tre usciranno da circoscrizioni proporzionali, dove ogni partito presenta un listino bloccato da 2 a 4 candidati, scelti dai capi e dunque nominati perché non c’è preferenza e conta l’ordine di apparizione in lista. Uno su tre invece è scelto col maggioritario in collegi uninominali dove vince chi arriva primo, dunque conviene coalizzarsi col maggior numero di liste (vere o “civetta”) per raccattare almeno un voto più degli altri.
I supernominati.
Il primo Merdellum prevedeva 75-77 circoscrizioni proporzionali (8-9 eletti in media per ciascuna: totale 600, cioè 2/3 del Parlamento) e tanti collegi uninominali quanti sono i seggi assegnati con quel sistema (330, 1/3). Ma il Quartetto Casta s’è fatto due conti e ha scoperto che le circoscrizioni sono troppo piccole e numerose per garantire l’elezione ai candidati nei listini. Ecco dunque un emendamento per allargarle riducendone il numero: così più nominati avranno la poltrona assicurata.
I supermeganominati.
Due problemi.
1) I partiti, a parte il capo supremo, hanno poche facce spendibili sul territorio.
2) I vecchi politici sono così sputtanati che rischiano di non essere eletti nemmeno se si fanno nominare in un listino bloccato. Soluzione prêt-à-porter: ogni candidato può correre in un collegio e in 5 circoscrizioni. Poi, se viene eletto in più posti, deve optare per il collegio uninominale; e, se è stato trombato in quello ma eletto in più circoscrizioni proporzionali, passa in quella dove la sua lista ha avuto più voti (nelle altre scatta il primo dei non eletti). Così è ancor più facile far passare chi vuole il capo, all’insaputa degli elettori.
Voto forzato.
Nei sistemi misti proporzional-maggioritari, tipo il tedesco a cui finge di ispirarsi il Rosatellum, c’è il voto disgiunto: voto il candidato che preferisco nel maggioritario e, nel proporzionale, posso scegliere un’altra lista che mi soddisfa di più. Col Rosatellum no: se voto un candidato uninominale, devo scegliere una delle liste che lo sostengono, e non altre.
Sbarramento col trucco.
Per evitare la dispersione dei partitini, c’è lo sbarramento del 3%: chi non lo raggiunge sta fuori dal Parlamento e i suoi voti se li dividono quelli che ci entrano. Ma Renzi e B. vogliono inventare liste civetta per fare massa nei collegi. Ed ecco il trucco: le liste coalizzate nei collegi che superano l’1% possono regalare i loro voti agli alleati, anziché disperderli. Così i cacicchi e capibastone, forti nel loro territorio ma deboli o sconosciuti nel resto d’Italia (Mastella nel Beneventano, De Luca nel Salernitano, Crocetta in Sicilia ecc.) potranno fondare una miriade di liste civiche per portare acqua in cambio di posti sicuri con gli alleati.
Sbarramento con truffa.
Gli alfaniani di Ap hanno due grane.
1) Il 3% se lo scordano, ma i loro ministri e parlamentari sono affezionatissimi alla cadrega, dunque non si accontentano di portare voti agli alleati col trucchetto dell’1%.
2) Sono divisi fra gli alfaniani filo-Pd e i lupiani (da Maurizio Lupi, con rispetto parlando) filo-FI. Detto, fatto. Un emendamento consente di eleggere Senatori anche alle liste che non arrivano al 3% nazionale, purché lo superino almeno in tre Regioni (secondo i sondaggi l’Ap, con le sue clientele, è sopra il 3% in Sicilia, Calabria e Puglia). Così gli alfaniani potrebbero correre da soli e tornare in Parlamento con una pattuglia di Senatori che poi si danno al miglior offerente: Renzi, B. o meglio Renzusconi.
Coalizioni finte.
Nel proporzionale i partiti corrono da soli.
Nell’uninominale invece si coalizzano (volendo e potendo), ma per finta.
Il Pd fa un Ulivetto bonsai con Pisapia e altri àscari;
FI va con Lega, FdI, Rivoluzione Italiana (la bad company di B.) e un centrino (Fitto, Costa, Parisi, Verdini, Quagliariello…).
Ma già sanno che non avranno il 50% per governare, quindi le alleanze serviranno solo per sbaragliare nell’uninominale i partiti solitari (M5S e Mdp), anche se valgono più di loro (M5S). Poi, la sera delle elezioni, Renzi e B. saluteranno i rispettivi alleati allergici all’inciucio (Salvini, Meloni e forse Pisapia, ma non è detto) e tenteranno di abbracciarsi in un bel governissimo.
La prova? FdI presenta un emendamento per dare il premio di maggioranza a chi raggiunge il 40%.
Ma Pd e FI lo bocciano: segno che non vogliono vincere per governare coi propri alleati, ma scaricarli subito dopo il voto e mettersi insieme alle spalle degli elettori.
Firmiamo per fermarli.

RAPPORTO DELLA CARITAS SULLA POVERTA’

Alla fine di ogni anno, da 20 anni, la Caritas scrive un rapporto sulle condizioni degli italiani più poveri.
Il rapporto del 2017 segnala fatti molto gravi: i figli stanno peggio dei genitori; i nipoti stanno peggio dei nonni. Gli studi scientifici sul tema del divario generazionale sot¬tolineano che la ricchezza media delle famiglie con giovani capofamiglia è meno della metà di quella registrata 20 anni fa e che l’autonomia dalla famiglia di origine vie¬ne conquistata in età sempre più avanzata. Il confronto tra i diversi Paesi dell’Ue penalizza fortemente l’I¬talia: siamo il 3° Paese dell’Unione ad aver aumentato il numero dei giovani in difficoltà, che dal 2010 al 2015 sono passati da poco più di 700.000 a 1 milione. Sono peggiorate le condizioni dei giovani nei confronti delle classi di età più anziane, meglio retribuite e con maggiori livelli di protezione sociale. Ma poi ci sono molte altre forme di povertà: la povertà culturale e i fenomeni di dispersione scolastica; la disoccupazione, da cui deriva in parte il tema dei giovani Neet, che non lavorano né studiano, le nuove generazioni di stranieri, con particolare attenzione ai rifugiati e richie¬denti asilo; le nuove e vecchie forme di dipendenza; il diffi¬cile accesso dei giovani alla casa, che ostacola e inibisce sul nascere la “voglia di futuro” delle nuove generazioni. Quasi il 70% dei giovani tra 18 e 24 anni che si rivolgo¬no ai centri di ascolto Caritas hanno un livello di educazione uguale o inferiore alla licenza media. Un livello di capitale formativo assolutamente inadeguato per rispondere alle nuove esigenze del mercato del lavoro, italiano ed europeo., I tassi di disoccupazione giovanile (37,8% nel 2016) sono tra i più alti d’Europa dove la media è la metà.
La situazione dei giovani è più critica degli anziani. Da 5 anni è “più allarmante di quella vissuta un decennio fa dagli over 65”, nel nostro Paese un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta; nel 2007 era appena uno su 50.
La povertà si accentra particolarmente a Roma.
Non solo quindi le 7.500 persone senza dimora censite ufficialmente – anche se si stima ce ne siano almeno il doppio – ma anche le vittime di quello che viene definito una sorta di “barbonismo domestico”. Anziani, soprattutto, che rimangono chiusi in casa in solitudine e che sono difficili da assistere. Roma ha tanti anziani ma non è una città attenta agli anziani. Un terzo delle persone oltre i 65 anni è a rischio povertà, in una città in cui sono il 22% della popolazione e in alcuni municipi superano il 40%. L’emergenza abitative coinvolge almeno 30 mila famiglie a fronte delle oltre 130 mila case sfitte. Basso anche il patrimonio abitativo pubblico: 76 mila alloggi di proprietà del comune, circa il 4% del totale a fronte della media europea del 14%. La disoccupazione giovanile rimane di quasi due punti superiore alla media nazionale, mentre nella fascia 15-29 anni, il 22,5% dei giovani non studia né lavora.
I minori non accompagnati giunti in Italia nel 2016 sono stati più del doppio dell’anno precedente: 25.846. A fine luglio 2017 i minori sbarcati sulle coste italiane sono stati 12.478, di essi molti sono attratti da Roma per le possibilità di lavoro irregolare.

30 MILIARDI DI TAGLI A SCUOLA E SANITA’

A fronte di un netto impoverimento del Paese e di una classe giovanile priva di futuro, i tre governi Renzi hanno comportato tagli ai servizi pubblici per almeno 30 miliardi, di cui 10 miliardi solo alla sanità. E, mentre ovunque in Europa la spesa per la scuola sale, l’Italia ha tagliato più della maggior parte degli altri Stati europei sull’istruzione. Siamo quelli tra i 27 che abbiamo ridotto di più il bilancio della scuola dal 2010 al 2012 (-10,4%) e abbiamo proseguito nel taglio anche dopo. Non c’è stata Finanziaria di Renzi che non abbia tagliato su scuola e sanità, mentre gli altri Paesi europei aumentavano le spese per l’istruzione del 5%. In cambio, Renzi ha aumentato del 23% le spese per le armi e ha dato 86 miliardi alle banche e 20 miliardi alla Nato per nuove guerre.
Con Padoan, quest’anno, il Pd e la maggioranza hanno dato parere favorevole alla manovrina, che prevede il taglio di ben 38 milioni al comparto istruzione e di 12 alla cultura.

La Caritas dichiara: “L’Italia è il solo Paese in Europa, insieme alla Grecia (la quale almeno sta studiando un piano di contrasto alla povertà assoluta) che sia privo di una misura nazionale universalistica, destinata cioè a chiunque sia privo delle risorse economiche necessarie per una vita minimamente accettabile. Povertà assoluta che negli ultimi anni di crisi è aumentata sino ad esplodere.
E a che cosa pensa Renzi? A distruggere la democrazia e a demolire lo stato sociale!!! Un disegno di puro potere autoritario che se ne sbatte dei problemi reali del Paese.
Non ci sono parole per dire quanto ciò sia vergognoso e vile!
Intanto, dopo che le stime di crescita del Pil sono state smentite sia dal Fm che dall’organi preposto al Bilancio, Padoan ha deciso di proseguire imperterrito con le stime fallate, e buona notte al secchio!
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Non fa a tempo Renzi a dimezzare le firme richieste per presentare un partito. Voleva mettere nel calderone i radicali che sono 4 gatti, ma loro sono stati più furbi di lui e si sono divisi in due tronconi da uno con resto di due. Non c’è niente da fare, per quanto uno ci provi a comprendere i partiti dello zero virgola, agli italiani ci vorrebbero 37 milioni di partiti, ognuno formato da una testa sola.

Tremonti disse che con la cultura non si mangia, ma senza scuola un Paese muore.
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Di Maio che da Floris parla delle banche

http://www.la7.it/dimartedi/video/lintervista-a-luigi-di-maio-sulla-vicenda-banche-e-i-possibili-alleati-del-m5s-05-12-2017-229006

LA BOSCHI SAPEVA?
Marco Travaglio

Mettiamoci d’accordo una volta per tutte: un politico bugiardo deve dimettersi o almeno spiegare la sua bugia e scusarsi con gli elettori, oppure deve restare al suo posto, fare carriera e chi se ne frega? Siamo aperti a tutte le opzioni, purché valgano per tutti. Il 5.9.2016, audita dalla Commissione parlamentare ecomafie con la sindaca Virginia Raggi sull’eterna emergenza rifiuti, l’allora assessora all’Ambiente Paola Muraro si sentì domandare se fosse indagata nell’inchiesta sull’Ama e rispose di sì. Fu chiesto alla Raggi se lo sapesse e rispose di sì. A luglio l’assessora aveva rinnovato la sua richiesta ex articolo 335 su eventuali indagini a suo carico e la risposta era stata positiva: un’iscrizione sul registro per violazioni ambientali, senza avviso di garanzia. La sindaca aveva informato il minidirettorio romano, che a sua volta aveva avvertito quello nazionale, Di Maio in primis, e si era deciso di attendere le conclusioni della Procura. Apriti cielo! La Muraro aveva detto al Fatto di non saper nulla di indagini a suo carico (bugia); e Raggi, Di Maio & C. avevano sempre negato che la Muraro avesse ricevuto avvisi di garanzia (verità). Noi scrivemmo che l’assessora doveva andarsene: non per l’indagine, ma per la bugia. Invece restò. Poi saltò fuori la email di Paola Taverna che informava vari parlamentari tra cui Di Maio, il quale spiegò di non aver capito l’importanza della cosa, pensando a un atto dovuto senza conseguenze immediate. Il tutto sotto il fuoco di giornaloni e tg, che da mesi cannoneggiavano ogni giorno sull’inchiesta Muraro, come se riguardasse accuse gravissime (si parlava addirittura di Mafia Capitale, calunnia rilanciata dal premier Renzi) e non un’eventuale infrazione sui quantitativi di rifiuti smaltiti dagli impianti di Rocca Cencia, oblazionabile con una multa di poche centinaia di euro. Il titolo fisso, per giorni e giorni, fu “Di Maio sapeva?”. Poi si passò a “Di Maio bugiardo”, anche se non aveva mentito. Il 12.1.2016 la Muraro ricevette l’invito a comparire e dovette dimettersi. Noi scrivemmo che era un errore: il guaio era la vecchia bugia, non l’imminente interrogatorio per fatti non infamanti tutti da verificare.
Ora ci risiamo, ma stavolta c’è di mezzo un personaggio ben più importante di un’assessora all’Ambiente (per giunta tecnica, non iscritta ad alcun partito): Maria Elena Boschi, ex ministra di Renzi, sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio con Gentiloni e fedelissima del segretario Pd. I guai giudiziari riguardano suo padre Pier Luigi, multato due volte da Bankitalia e una da Consob per la malagestione dell’istituto.
Ma soprattutto indagato ad Arezzo da due anni per bancarotta fraudolenta nel crac di Banca Etruria (di cui era vicePresidente e membro del Cda) e da sei mesi per falso in prospetto. Nella prima inchiesta la sua posizione è stata “stralciata” dal procuratore Roberto Rossi, intenzionato a chiedere l’archiviazione. La seconda è in pieno corso: dopo i primi sei mesi il pm gli ha notificato nei giorni scorsi la richiesta di proroga-indagini. Poi, giovedì, Rossi è stato audito dalla Commissione parlamentare banche: lì ha scagionato babbo Boschi dalla bancarotta (anche se il gip non ha ancora deciso l’archiviazione, anzi non ha neppure ricevuto la richiesta) e non ha detto di averlo indagato per falso in prospetto. Poi ha precisato di aver “annuito” col capo a una domanda su indagini ancora pendenti. Se, oltre ad annuire, avesse fatto lo sforzo di pronunciare un “sì”, o almeno strizzare l’occhiolino o dare di gomito al vicino, ci saremmo risparmiati due giorni di tweet, dichiarazioni, sparate, interviste di Renzi, Orfini & C. e titoloni di giornali e tg sulla fake news “Boschi innocente e Bankitalia colpevole”. Ma tant’è: ora, nei tribunali e nelle commissioni parlamentari (che hanno gli stessi poteri della magistratura) bisognerà stare attenti anche alle oscillazioni del capo di testimoni e imputati, e pure alle increspature del volto e alle vibrazioni sopraccigliari, per non farsi sfuggire un alibi o una chiamata di correo. E meno male che domenica La Verità ha scoperto la nuova indagine su papà Boschi, altrimenti del lieve moto del capino del procuratore si sarebbe accorto solo lui, mentre il Parlamento, la stampa, le tv e i cittadini italiani continuerebbero a credere alla fake news renziana. Ma non c’era solo il procuratore a sapere della nuova indagine su papà Boschi. Lo sapeva anche papà Boschi, che aveva appena ricevuto la notifica della proroga. Ne aveva informato Maria Elena? La logica fa pensare di sì, salvo immaginare un padre sleale che tace alla figlia impegnata in un ruolo istituzionale così importante una notizia tanto decisiva proprio mentre il “suo” pm viene sentito in Parlamento. Oltretutto la figlia si era sempre mostrata molto, forse troppo informata delle indagini sul babbo. Il 7 marzo, a Porta a Porta, lamentò che “nessuno ha dato grande risalto alla notizia che mio padre è fuori da quell’inchiesta per bancarotta fraudolenta” (infatti all’epoca non era affatto fuori: semplicemente non era fra gl’indagati per cui il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio). Il 7 agosto poi un uccellino spifferò all’Ansa che “Pier Luigi Boschi va verso l’archiviazione”, ma subito la Procura smentì. Dunque: il padre ha avvertito la figlia della nuova indagine? E, se sì, la Boschi ha informato Renzi e Orfini (capogruppo Pd in commissione)? Se non l’ha fatto, ha commesso una grave scorrettezza, esponendo il suo partito a una figura barbina. Se l’ha fatto, Renzi, Orfini & C. hanno mentito sapendo di mentire, con la complicità della Boschi. Anche per questo la commissione deve ascoltare al più presto non solo Ghizzoni, ma anche la Boschi. Intanto attendiamo trepidanti i titoloni: “Boschi sapeva?” e “Renzi e Orfini mentono?”.

LA FARANNO O NO LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS ALMENO DI QUELLA INDUSTRIALE?
Viviana Vivarelli

Richiesta da tempo, produrrebbe anche un balzo della nostra economia e sarebbe un immediato danno alle mafie. Almeno potrebbero legalizzare, per cominciare, la produzione e vendita della cannabis terapeutica che allevierebbe le sofferenze dei malati terminali o della ‘canapa industriale’, che un tempo era molto prodotta nel nostro Paese (per cellulosa e tessuti).
La ‘cannabis industriale’ può essere usata per bonificare i terreni, per es. la terra dei Fuochi, perché attrae i metalli pesanti. La Cannabis sativa era usata in medicina già 4000 anni fa dai Cinesi. La sua differenza con la marijuana sta nella quantità di tetraidrocannabinolo, o THC, prodotta che nella cannabis industriale è minore, per cui può essere usata come rilassante e fattore terapeutico. E’ incredibile come una pianta così meravigliosa sia stata messa al bando da tanti Paesi per motivi scellerati quando poi sono ammesse, o addirittura prodotte dallo Stato, sostanze più pericolose come alcool o sigarette. La canapa industriale può anche sostituire efficacemente il cotone, un materiale usato in tutto il mondo per realizzare tessuti. Il cotone richiede grandi quantità di fertilizzanti, erbicidi e pesticidi pericolosi per poter crescere e questo sta diventando una pericolosa minaccia per l’ecosistema in cui viviamo. La canapa, invece, oltre a produrre più del doppio di un acro coltivato a cotone, non richiede quasi nessuna sostanza chimica per essere coltivata con successo, in quanto è molto resistente alle minacce ambientali. E, come tessuto, è anche molto più resistente del cotone. Inoltre, è un incredibile materiale da costruzione eco-sostenibile. Un materiale relativamente nuovo, composto dalla miscelazione di canapa con un legante in calce, chiamato Hempcrete, è naturale, traspirante, isolante con una massa ed una prestazione termica unica ed altamente efficiente. Usando i mattoni in canapa Hempcrete, si possono costruire case con ambienti molto più sani (privi di elementi chimici e umidità). Si tratta di un ‘materiale a zero emissione di carbonio’, ovvero viene rilasciato nell’atmosfera più carbonio durante la vita stessa dell’edificio rispetto a quanta ne venga emessa durante la sua fabbricazione. La canapa può anche essere usata per produrre un tipo di carburante bio-diesel, più ecologico del gasolio e con emissioni molto più veloci da degradare.Il biodiesel è l’unico combustibile alternativo che funziona su qualsiasi motore diesel convenzionale, senza richiedere modifiche.
– Può essere immagazzinato nelle stesse cisterne in cui viene normalmente conservato il gasolio prodotto dal petrolio.
– Il biodiesel è sicuro da maneggiare e trasportare, in quanto biodegradabile come lo zucchero, 10 volte meno tossico del sale da tavola e con un punto di infiammabilità di circa 150ºC, rispetto al normale gasolio prodotto dal petrolio che ha un punto di infiammabilità di 52ºC.
– Ogni nazione potrebbe produrre biodiesel, coltivando specie vegetali da seme con alte concentrazioni di oli, come la canapa.
– Il biodiesel è un carburante che ha già percorso con successo più di 30 milioni di miglia di strada negli Stati Uniti e che è stato usato per più di 20 anni in Europa.
– Quando avviene la combustione in un motore diesel, il biodiesel sostituisce lo sgradevole odore di scarico del gasolio estratto dal petrolio con un piacevole profumo di canapa, popcorn o patatine fritte.
– Il biodiesel è l’unico combustibile alternativo negli Stati Uniti ad aver soddisfatto i requisiti dell’EPA, un’agenzia governativa che si occupa degli effetti sulla salute umana e sull’ambiente delle attuali tecnologie attualmente in uso nel mondo (“EPA Tier I Health Effects Testing under section 211(b) of the Clean Air Act”).
– Il biodiesel contiene un 11% di ossigeno in peso e non contiene zolfo.
– L’uso del biodiesel può prolungare la vita dei motori diesel, essendo più lubrificante del gasolio prodotto dal petrolio. I consumi di carburante, l’accensione automatica, la potenza e la coppia motrice rimangono quasi inalterati con il biodiesel.
– L’Ufficio di Bilancio del Congresso, il Dipartimento di Difesa, il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti e altri organismi hanno stabilito che il biodiesel è l’alternativa economica al normale carburante per mezzi di trasporto che soddisfa tutti i requisiti della Energy Policy Act.
La canapa produce semi utilizzati in tutto il mondo come fonte benefica ed altamente nutritiva di alimento, spesso pressati per estrarre un olio dalle pregiate qualità. I semi di canapa possono essere classificati come un “super-alimento” grazie al loro eccezionale profilo nutrizionale. Contengono alte concentrazioni di calcio, ferro, zinco, magnesio e fibre. I semi di canapa sono altamente proteici, con 21 aminoacidi, di cui 9 sono aminoacidi essenziali che il corpo ha bisogno di ricevere dall’esterno, in quanto incapace di produrli da solo. Per questo motivo si tratta di una eccellente e sostenibile fonte di proteine, per coloro che seguono diete a base vegetale. I semi di canapa, inoltre, contengono anche una buona quantità di acidi grassi omega-3 e omega-6, indispensabili per mantenere una salute ottimale ed evitare alcune malattie e condizioni debilitanti.
Il sito web del Governo americano cancer.gov ha dichiarato apertamente che i cannabinoidi hanno mostrato proprietà antitumorali, affermando che: “I cannabinoidi possono generare effetti antitumorali in diversi meccanismi, tra cui l’induzione della morte di cellule tumorali, l’inibizione della crescita di cellule tumorali e l’inibizione dell’invasione e metastasi tumorangiogenesis.” Secondo un altro studio, pubblicato dall’American Association for Cancer Research, è stato dimostrato che il CBD ha la capacità di infliggere una morte cellulare programmata sulle cellule del cancro al seno e sembra utile anche per l’epilessia e l’Alzheimer.La Cannabis è una delle piante più innocue esistenti sul nostro pianeta e sembra che sia impossibile morire di overdose per colpa dei suoi composti attivi. Ciò la rende una sostanza molto interessante come antidolorifico, soprattutto considerando il gran numero di decessi causati ogni anno dai farmaci convenzionali usati per trattare i dolori.
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Quanti soldi o voti intascheranno i partiti dalla mafia, non votando la liberalizzazione della cannabis?
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Certo che finché il potere sarà nelle mani di idioti come Giovanardi….o di gente che ha interesse a curare gli interessi della mafia per avere voti… o a incapaci servi delle multinazionali come la Lorenzin..

‘A VOLTE RITORNO’ di John Niven

E se Dio avesse mandato in Terra il suo figliolo solo per dirci: “Be nice!” “Fate i bravi!” ?
E’ la tesi del piacevolissimo libro di John Niven “A volte ritorno”.
“Dio piazza i gomiti sul tavolo, stringe le mani e si china verso i santi riuniti: «Che cazzo sta succedendo sulla Terra?»
Verso il 1500 Dio ha deciso di prendersi una breve vacanza. Una settimana di riposo, per rilassarsi un po’, andare a pescare, godersi la vita. Tanto a gestire la baracca resta JC (Jesus Christ), il ragazzo. Un piano perfetto, se non fosse che una settimana in Paradiso dura come cinquecento anni sulla Terra e che JC non è un amministratore proprio affidabile. Ha un cuore d’oro, è un tipo ‘peace and love’, ma forse la gestione non è il suo forte. Insomma, Dio (che per inciso è bello come un divo del cinema) ritorna dalla vacanza Dio torna in ufficio, ancora col cappello di paglia e la camicia a quadri. Era andato in vacanza, a pescare, in pieno Rinascimento, quando i terrestri scoprivano un continente alla settimana, e sembrava andasse tutto a gonfie vele. Al suo ritorno però, il quadro che gli fanno i suoi ha del catastrofico: il pianeta ridotto a un immondezzaio, genocidi come se piovesse, preti che molestano i bambini, carestie, razzisti, movimenti pro-life e cristiani. Cristiani ovunque, una miriade di sette cristiane che hanno interpretato a modo loro i Dieci Comandamenti. Per esempio, dove sta scritto che ‘io odio i gay’?, si domanda un Dio molto, molto arrabbiato.
E che fine aveva fatto il sense of humour in tutto questo fanatismo? Ogni angolo del paradiso riecheggia di risate. La gente non fa che sghignazzare. Là fuori nell’ufficio principale, dov’era sempre venerdí pomeriggio, l’ultima spassosa battuta era sempre sulle labbra di tutti. Era una delle prime cose a essere insegnata alle anime salve ma prive di spirito: il senso dell’umorismo.Dio non è solo ultradepresso. Anche molto incazzato. L’unica soluzione, pensa, è rispedire sulla Terra quello strafatto di suo figlio.
Gli umani non hanno capito che Dio detesta ruffiani e leccapiedi. Dio adora i froci. Gli piace il sesso e fare festa fino al mattino. Dio ama il whiskey, i sigari cubani e la buona musica, fuma marijuana (un tipo che noi nemmeno sogniamo) e ha il miglior fottuto senso dell’umorismo che l’Universo abbia mai conosciuto…
JC, che ha trascorso molto tempo a farsi le canne con Jimi Hendrix – in Paradiso la marijuana è legale e di ottima qualità – non sa cosa dire. Ad un certo punto, la situazione dev’essergli sfuggita di mano. Spera di cavarsela con una lavata di capo, ma suo padre la pensa diversamente: deve tornare sulla Terra per sistemare tutto. “Di nuovo? Ma l’altra volta non è stata sufficiente?” chiede uno sbigottito JC. E invece gli tocca. – Sei sicuro sia una buona idea? – gli chiede Gesú. – Non ti ricordi cosa è successo l’altra volta? – Ma Dio è irremovibile. Cosí Gesú Cristo piomba a New York, tra sballoni e drop out di ogni tipo. Ma siamo nel 2009, non è più il caso di tirare in ballo Erode e i Re Magi. Occorre provare a diffondere finalmente il suo messaggio, quello vero, che quel figlio di mignotta di Mosè aveva trovato un po’ vago e che quindi Mosè aveva deciso di articolare, armato di scalpello, in dieci punti che a Dio erano sembrati francamente una boiata. Perché Dio di comandamento ne aveva uno solo, semplicissimo, che poi era più che altro una raccomandazione: FATE I BRAVI!
“Cosa cazzo c’era da interpretare in FATE I BRAVI?” Mosè, quel falsario. Uno dei primi a cedere al protagonismo. Quando era arrivato in cima al Sinai e aveva messo gli occhi su quell’unica tavola perfettamente cesellata – le parole «FATE I BRAVI» incise nell’elegante corsivo inglese di Dio – aveva dato fuori di matto. Tutto quel can can e lui doveva, cosa?, scendere e dire: «Ehi ragazzi, fate i bravi! Be’, non c’è altro. In bocca al lupo per tutto»? Col cazzo. E cosí quel figlio di mignotta si era messo sotto con lo scalpello. Quaranta sudati giorni di lavoro su quella sequela di minchiate. Quella stronzata del «Non desiderare la donna d’altri»? Tipico di Mosè. (Quante pedate nel culo s’era beccato quand’era arrivato qui? Dio gli aveva assestato la prima appena quel coglione aveva varcato la soglia, e aveva smesso solo nei Secoli Bui: almeno un centinaio d’anni. Alla fine ci aveva le chiappe che sembravano due barbabietole bollite). Poi di male in peggio. L’interpretazione. La fiera del «Io-credo-di-sapere-cosa-voleva-dire- Dio». Sbadabum: un millennio dopo qualche sciroccato taglia la gola ai neonati e se li getta alle spalle perché crede di avere Dio dalla sua parte. Cosa cazzo c’era da interpretare in «FATE I BRAVI»? La stessa, identica domanda che Dio aveva ripetuto per secoli, mentre prendeva a pedate Mosè. In ogni caso, ormai la frittata è fatta, pensa Dio con un sospiro, mentre si rende conto della piega che stanno prendendo i Suoi pensieri.
Adesso Gesù nascerà negli Stati Uniti e dovrà diventare famoso partecipando ad American Pop Star, un programma per aspiranti musicisti tipo X-Factor (si dà il caso che il ragazzo suoni molto bene la chitarra elettrica, l’amicizia con Jimi Hendrix ha dato i suoi frutti). Gesù nasce nel Dicembre del 1979 da qualche parte nel Midwest degli Stati Uniti e a 30 anni frequenta tossicodipendenti, alcolizzati, prostitute, dissociati e tutti coloro al quale il mondo gli ha detto male ma che a quel mondo non vogliono darla vinta… perché Lui è uno di loro. Gesù che “la cosa che lo infastidiva era essere scambiato per un cristiano”.Gesù che è voce e chitarra di un gruppo rock che non riesce ad emergere nonostante le ottime qualità. Gesù che attraverserà l’America (insieme al suo seguito di disperati) per partecipare al più famoso talent show musicale d’America affinché sia l’amplificatore del Vero Messaggio Divino: “FATE I BRAVI!”.Dovrà scontrarsi con il produttore più bastardo che sia mai esistito, Steven Stelfox (ispirato a Simon Philip Cowell), e dovrà sfidare una società che non capisce il suo approccio verso i poveri e gli emarginati. Il suo unico Comandamento è ‘Be Nice’ (essere simpatico), che più o meno significa ‘Rispetta il tuo prossimo, aiuta chi ne ha bisogno’ e i suoi nuovi apostoli saranno scelti fra gli ultimi della terra. Fra un viaggio con pochi dollari in tasca, il successo, la fama, le critiche, l’amore si dipana la vita terrena di Cristo nel 2009….ma, ahinoi!, chi parla di pace e amore alle miriadi, chi sovverte le regole precostituite urlando in faccia al mondo “Born to run” di Bruce Springsteen, chi svela la falsità e l’avidità che si cela dietro il sipario sia politico, che religioso o televisivo (sconsiglio la lettura a Maria De Filippi… potrebbe rivedersi un po’ troppo in Steven Stelfox), non ha vita facile in questo mondo, e nemmeno una vita troppo lunga… ma poco importa la fine che farà Gesù (a ognuno il proprio destino)… ciò che conta è che il Messaggio venga recepito dalla maggior parte delle persone:
“FATE I BRAVI CAZZO!”
.
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