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Monday December 11th 2017

MASADA n° 1887 16 novembre 2017 PAROLE PER VIVERE

MASADA n° 1887 16 novembre 2017 PAROLE PER VIVERE
Blog di Viviana Vivarelli

Gli Italiani dovrebbero sentirsi in imbarazzo per i politici che hanno eletto- Internet e lo sviluppo del pensiero – L’imbarazzante Tavecchio – La passione per le parole – La memoria è la salvezza dei popoli – Lo stilnovo renzista ha rotto – Fahrenheit 451- Grasso Bonsai – Fassino il portasfiga – Il Bilderberg, la Maggioni, Severgnini e la Gruber – Film e realtà virtuale: The Village, e Minority Report – Ikygay = ragione di vita

IMBARAZZO PER QUESTI POLITICI
Francesca Fornario (IFQ)

C’è una parola tedesca per descrivere il sentimento che pervade il popolo di sx: Fremdschämen. Fremd, estraneo, e Schämen, provare vergogna. Sentirsi in imbarazzo per qualcosa che qualcun altro ha fatto.
Per “popolo di sx” intendo la diaspora dei cittadini che qui non votano o votano partiti diversi ma che fossero inglesi avrebbero sostenuto Corbyn, americani Sanders, spagnoli Podemos, francesi Melenchon: interrogandosi affatto sulla loro appartenenza ai partiti piuttosto che alla società civile, apprezzando il linguaggio nuovo e movimentista del giovane Iglesias che non nomina mai la sx tanto quanto quello vecchio di Corbyn e Melenchon che stanno in Parlamento da trent’anni, cantano Bandiera Rossa e accusano “I padroni”.

Quel che entusiasma sono le loro proposte radicali, la promessa di giustizia sociale, le critiche feroci al sistema, la coerenza.
Il popolo di sx che altrove si ritrova e si esalta da noi assiste perplesso a Pisapia che lancia “Diversa”, una proposta per chi, ogni giorno, dice una cosa diversa. Al ritorno di Veltroni che scrive la storia di un comunista che prende una botta tremenda, va in coma per anni, si risveglia in stato confusionale e scrive la storia di un comunista che… A Renzi che ora tratta per spaccare Mdp tra quanti vogliono un nuovo csx e quanti, invece, rivogliono quello vecchio. Agli esponenti della società civile che convocano assemblee e le sconvocano per continuare a discutere tra loro su Twitter delle condizioni che avrebbero imposto ai partiti se avessi partecipato all’assemblea che hanno sconvocato: “Non candidare nessuno che avesse avuto incarichi di governo”.
Bastava dirlo prima! Ci saremmo risparmiati mesi di discussioni su – e con – D’Alema e Bersani sull’oggettiva difficoltà di riaccendere l’entusiasmo in chi ha patito le conseguenze delle riforme Monti e Renzi candidando chi quelle riforme le ha votate. Adesso è troppo tardi. Meglio troppo tardi che mai.

INTERNET E LO SVILUPPO DEL PENSIERO
Viviana Vivarelli

Leggo un post che dice che i blogger sono tutti fancazzisti con l’aiuto della famiglia. Certo si riferisce agli hikikomori , giovani giapponesi che si chiudono nelle loro camere coi videogiochi ma il discorso può essere più ampio e indicare in fenomeno di attaccamento a internet che è in espansione anche in Italia.
Un tempo c’erano gli stiliti, gli eremiti, gli anacoreti, i pastori isolati sui monti… oggi ci sono i cybernauti, non sono solo fancazzisti, ci sono molti anziani (l’età media su Facebook è 70 anni), invalidi, malati, disoccupati che un lavoro lo vorrebbero, persone senza famiglia o con parenti anaffettivi o sciagurati, persone che vivono in luoghi isolati, amanti della scrittura, persone sole… L’ Istat ci dice che il numero degli italiani soli sfiora gli 8 milioni, il 13%, le famiglie composte da un solo membro sono quasi un terzo del totale. Nel 1971 i single erano il 12,9 % della popolazione, oggi sono il 31,1%. Internet è un modo per sfuggire a un mondo arido che non ti piace e non ti accoglie, dove la gente ha messo anche di scriversi lettere cartacee o di telefonarsi. E’ un modo per combattere la depressione, la noia, il tempo vuoto, la vecchiaia, la malattia, l’invalidità, la solitudine. Ed è incredibile quanta solitudine ci sia in un mondo di 7 miliardi di abitanti dove nelle città la gente non conosce i vicini di casa e con internet si sente ancora collegata al mondo, si sente ancora viva ed esprime il proprio pensiero, dice la propria opinione, dunque continua a crescere e a evolvere in quella. Internet ti dà modo di dire cosa pensi, cosa sei, per sentirti vivo, per esistere ancora. Non è vero che gli non ci sono tra i ceti bassi, basta vedere le informazioni di sé che danno i blogger su facebook, i titoli di studio sono per lo più bassi, le professioni modeste e le età per lo più altre, e non è vero che internet è un lusso, ci sono smartphone da 40 euro e ormai ce l’hanno anche gli extracomunitari appena arrivati. Poi i casi della vita sono tanti. Io, per es., sono diventata una hikikomori dopo la morte di mio marito con mia figlia che è a Londra da 12 anni, nessun parente, sempre meno amici accessibili, la cessazione del lavoro da due anni e le gambe che mi fanno troppo male per camminare. Internet mi salva la vita ed è meglio della televisione che ti rende passiva e cerebrolesa. In più partecipare alla vita politica del mio Paese mi rende una cittadina migliore e mi fa sentire importante perché democrazia vuol dire partecipazione e poi col continuo confronto posso migliorare me stessa e difendere meglio quello in cui credo. Il M5S si basa appunto prevalentemente sul’uso del web che stimola il cittadino, lo rende più attivo e importante, ne fa un motore del mondo. Cosa dovrei fare secondo Reyel Rhode? Suicidarmi?

Gisy Schio
Internet è la più sensazionale scoperta del secolo. Apre ogni orizzonte. Basta pensare al nostro M5S, unica reale speranza della nostra politica, nato e cresciuto in internet e su basi più che reali, è il primo partito. Non sto ad elencare altri lati positivi perché sono troppi e già li conosciamo, vivendoli ogni giorno. Chi non li ammette, li teme o li rifugge ha qualche problema con il progresso e il futuro. Nulla rimane immutato per fortuna, neppure noi e la nostra conoscenza. E qui ha modo di sbizzarrirsi!

Tommaso De Marco
Hai descritto pienamente quello che è l’universo del web. L’opposto della tv, ci unisce annullando le distanze unendoci ad uomini e donne con cui si condividono idee e speranze.

PASSIONI
Viviana

PENSARE è ESSERE- SCRIVERE E’ DIVENTARE.
Misero è l’uomo privo di passioni. Per quanto io possa ricordare, la mia passione principale sono state le parole. Sono sempre stata sedotta dalla magia delle parole, dalla loro capacità di contenere il mondo, di comprenderlo nel profondo, di descriverlo con sempre maggiore approssimazione in una ricerca che scava l’anima delle cose e affina a un tempo la tua. La parola per l’uomo di pensiero è come lo scalpello per lo scultore o il colore per l’artista, è il creatore del suo sé attraverso un mondo concettuale, estetico, rappresentativo, senziente e creante insieme. Perfino le prime lezioni scolastiche si volgevano in composizioni scritte in cui facevo mio l’oggetto, lo traducevo nel mio sentire, lo riassumevo o allargavo secondo i miei gusti, la mia interpretazione personale, lo ricreavo in me. Addirittura l’economia, il diritto, che hanno linguaggi codificati, dovevano in qualche modo diventare miei, essere personalizzati nelle mie dispense, essere riscritti nel mio pensiero. Poi dopo, come insegnante, era l’ebbrezza di preparare le lezioni come qualcosa di mio, che sgorgava da me come lo creassi io. Le parole acchiappavano come in una rete infiniti oggetti di interesse e io me ne appropriavo mescolandoli al mio sentire, ero ricca di bellezza e di sapere attraverso le parole, e potevo ridarli al mondo impregnati di me, come la cuoca che cerca la ricetta perfetta in cui traspare la sua natura più vera, la sua identità più assoluta. Non importa se il mio lavoro fosse remunerato o no. Erano le parole il segno del mio divenire, la mia mente che si faceva signoria sulle cose e insieme il gioco delle parole mi dava un piacere così grande, quasi fisico, come nessun’altra cosa per cui dovevo la notte alzarmi per scrivere, come una creatrice di mondi. Non sono una romanziera, non mi interessano le storie, i racconti, le invenzioni della narrativa. Sono come una creatura aliena a cui sia stata concesso l’uso del pensiero e in quello si inebria e lo sente come un mezzo incredibile per evolvere e allargare se stessa e avvicinarsi al mistero. Sente le parole come le note di una musica infinita che può sempre meglio inoltrarsi nel segreto delle cose. Io ho l’ebbrezza del pensiero. Persino gli atti diretti del vivere finiscono in me in una specie di narrazione in cui io, più che vivere, mi racconto la vita.
Non c’è un tempo limitato per chi ha una passione. Vorrebbe vivere solo in quella. Il cantante vuol cantare sempre, il musicista suonare, il pattinatore perfeziona il disegno dei suoi pattini otto ore al giorno, il pittore si alza la notte per dipingere, il musicista ha sempre le note in testa, il costruttore vede ovunque piani e disegni delle sue macchine. Io adoro ogni sorta di interesse che concerne l’uomo e devo esprimerlo nelle mie parole. Non mi interessano gli animali, le piante, la geografia, il tempo meteorologico, mi interessa l’umanità, per cui ho studiato sempre con profondo interesse ogni disciplina umanistica, relativa all’essere umano ma soprattutto le capacità del pensiero come mezzo per acchiappare il mondo e forgiarlo dentro di me sotto forma di parole.
Ma, quando sono andata sui blog, mi sono accorta di una cosa curiosa: nessuno ha invidia o gelosia per chi compone, canta, balla, pattina, fa atletica, nuota.. ma quando cominci a dire troppo quello che senti e come lo senti, c’è sempre qualcuno che si scazza, si sente invaso, depredato nel suo pensare e nel suo essere e ti odia. Vorrebbe chiuderti quel piacere, quella passione così grande per te che è lo scrivere. Ti odia come se lo prevaricassi, lo menomassi, gli rubassi la vita. E questi odiatori dell’essere pensante io li ho accumulati nel tempo e ogni tanto li ritrovo sul web, con un nome cambiato, travestiti ma sempre riconoscibili: gli esseri che odiano la persona delle parole. Perché solo qualcuno balla, nuota, fa atletica, corre in bicicletta dando tutto se stesso alla sua passione… ma il pensare è di tutti, è proprietà di tutti e per qualcuno incontrare qualcuno che pensa più di lui è come incontrare un figlio primogenito che gli ruba l’eredità della vita, gli sottrae ogni proprietà, relegandolo nel luogo dove non esiste nemmeno più lui stesso, come figlio non riconosciuto, morto, mai venuto al mondo.

Quando guardo quella cariatide ristrutturata e ridipinta di Berlusconi mi prende una pena infinita come davanti a una vecchia soubrette tenuta insieme a forza di cerone.
Pertini aveva 93 anni ED ERA BELLISSIMO!!! I vecchi sono belli quando si esprime in loro la forza dell’anima!

IL GUFO COLPISCE ANCORA
Marco Travaglio

Dimissioni, dimissioni! Da due giorni un solo grido si leva dalla Nazione tutta, dall’Alpi a Scilla. I destinatari sono ovviamente e sacrosantamente il Presidente della Figc Carlo Tavecchio e il ct Gian Piero Ventura, che ieri è stato licenziato. Invece Tavecchio, uno che verrebbe scartato pure nel Terzo mondo come posteggiatore abusivo, resta. Ma è comunque bizzarro che in Italia l’etica della responsabilità – “chi sbaglia paga” – valga per il pallone e non per la politica, l’economia e il resto dello sport. Com’è ridotto il Coni l’abbiamo raccontato lunedì in un’inchiesta del Fatto: 23 federazioni sportive su 44 sono in rosso, alcune tecnicamente fallite. E, se avessero partorito campioni e medaglie, si potrebbe pure perdonarle: invece da tempo lo sport italiano, in mano a carrozzoni, stipendifici, marchettifici e ospizi per politici in disarmo, scarseggia di eccellenze. L’ètà dell’oro di Spagna 1982, di Mennea, Simeoni, Abbagnale, Oliva, Di Biasi, Cagnotto, Cova, Thoeni, Gros, Vaccaroni, Masala, Moser, Saronni, Canins, Meneghin e il Settebello di pallanuoto, per citare i primi che vengono in mente, dinanzi al quasi-deserto di oggi, è roba da lucciconi agli occhi. Quindi in che senso Malagò dice che al posto di Tavecchio se ne sarebbe già andato, visto che è ancora lì? E di quale “rifondazione del calcio” blatera il cosiddetto ministro Lotti, complice o almeno palo del sistema?
Renzi invece va al Tg1, cioè a casa sua, e chiede che “chi ha sbagliato se ne vada”: il che, a parte la profondità del ragionamento, ci potrebbe anche stare se a dirlo non fosse lui, che non ha alcun titolo per decidere presidenti e ct (come l’amico B., che nel 2000 insultò Zoff dopo l’Europeo perso in finale con la Francia). O se a dirlo fosse lui, ma con l’annuncio delle dimissioni da segretario Pd, essendo il più grande perditore della storia dalla scomparsa di Fantozzi. Uno che, dopo le Europee del 2014 (quando gli elettori non lo conoscevano), è riuscito a schiantarsi in tutte le elezioni circoscrizionali, comunali e regionali, più referendum. Uno che annuncia la rinascita di Alitalia, e Alitalia affonda. Il risanamento di Mps (“un bell’affare in cui investire”), e Mps cola a picco fino al salvataggio di Stato per la modica cifra di 9 miliardi. La resurrezione dell’Unità, e l’Unità chiude. Il salvataggio di Almaviva, e Almaviva defunge. L’Italicum che tutto il mondo c’invidia, e la Consulta glielo rade al suolo. Il lancio in Borsa della Ferrari, e il titolo viene bloccato per eccesso di ribasso. Il rilancio della Rai liberata dai partiti (tranne il suo), e la Rai tracolla, anche grazie alle geniali epurazioni di Giannini, Giletti e Gabanelli.
Il boom del Pil (il più basso d’Europa) e dell’occupazione (che cresceva di più quando non c’erano né lui né il Jobs Act né i 12 miliardi di incentivi alle imprese, la ripresa mondiale era al palo, i tassi e il petrolio erano alle stelle). Il Pd a vocazione maggioritaria, che ha subìto una scissione e oggi vale meno di quello di Bersani. Una collezione di fiaschi da far invidia a una cantina sociale. Quindi “chi ha sbagliato se ne vada”, esclusi i presenti.
Ps. Mentre finisco di scrivere, mi chiama Padellaro: “Ma l’hai visto il video di Renzi che fa a Putin il pronostico sui Mondiali del 2018?”. Azz, mi era sfuggito. E dire che i pronostici di Renzi li colleziono tutti, da quando il Divino Otelma lo definì “un vampiro astrale che porta sfiga a chi gli è vicino”. Per i Mondiali del 2014 augurò mirabilie agli azzurri, infatti vinse la Germania. Ci riprovò con gli Europei 2016, e vinse il Portogallo. Ma il meglio lo diede quando volò alle Olimpiadi di Rio e inferse messaggi beneauguranti a tutti gli atleti che, ignari dei suoi poteri nefasti, ringraziavano pure. Riempì di sms la schermitrice Rossella Fiamingo, favorita per la medaglia d’oro, infatti prese l’argento. Un altro superfavorito era Vincenzo Nibali: bastò un “Forza Vincenzo” e quello si schiantò per la prima volta in vita sua alla prima curva (doppia frattura). Chi teneva al medagliere azzurro convinse Renzi ad anticipare il rimpatrio. Lui, dalla scaletta dell’aereo, fece in tempo a twittare: “Il mio atleta preferito è una sola Federica Pellegrini, la Divina: l’ho vista in forma”, aggiungendo un misterioso “Only Federica” in una lingua sconosciuta. La povera Only arrivò quarta. In ottobre, Renzi si recò in gita premio alla Casa Bianca dal pensionando Obama, viatico per l’immancabile vittoria referendaria del 4 dicembre, e di lì augurò ogni bene alla missione europea a guida italiana della sonda Schiaparelli su Marte: “Il nostro Paese vive un’altra pagina di orgoglio. L’Europa arriva su Marte, con una missione a leadership italiana e la sonda Schiaparelli. Un grande sogno europeo, reso possibile dalla straordinaria qualità dei ricercatori italiani che ho incontrato giorni fa a Torino. Viva chi ci prova, viva chi si mette in gioco, viva chi innova”. Di lì a poco, puntuale come un funerale, la capsula spaziale precipitò nel vuoto senza lasciare tracce. All’implacabile score del Grande Gufo mancavano giusto i Mondiali del 2018, infatti ecco il filmato che impazza sul Web. Il 10 giugno 2015, all’Expo di Milano (altro trionfo con 250 milioni di buco), Renzi disse a un impietrito Vladimir Putin: “Non parlo dei Mondiali, sennò c’è crisi diplomatica perché vogliamo vincere i Mondiali in Russia del 2018, quindi fermiamoci qui”. Ma ormai il destino azzurro era segnato. Un anno dopo, ignaro di tutto, Ventura accettò la Nazionale. Ora, dopo la doccia svedese, tutti a disquisire dei suoi schemi sbagliati. Calunnie: il povero citì non avrebbe avuto scampo comunque. Peggio della profezia di Renzi, poteva capitargli solo una sfida-sfiga di Fassino: “Se la Svezia pensa di qualificarsi ai Mondiali, faccia i playoff con l’Italia e poi vediamo chi vince”.

Marione

LA MEMORIA E’ LA SALVEZZA DEI POPOLI
Sergio Tancredi

Berlusconi, che attualmente è un pregiudicato condannato in via definitiva per frode fiscale, nell’Agosto del 2001 diede l’OK all’assurdo pestaggio durante il G8 di Genova, per la qual cosa oggi l’Italia deve pagare un risarcimento alle vittime, cioè a coloro che sedici anni fa furono malmenati, sequestrati, e torturati dai poliziotti e dai carabinieri. Depenalizzò il falso in bilancio per impedire alla magistratura di indagare sui deficit mascherati delle sue aziende, e introdusse lo scudo fiscale per coloro che avevano occultato illegalmente capitali all’estero. Con l’entrata in vigore dell’€ lasciò che i commercianti aumentassero i prezzi anche del 100%, senza effettuare nessun genere di controlli, né prendere provvedimenti in merito. Aumentò la pressione fiscale, introdusse Equitalia, introdusse l’IMU sulla prima casa (o fu Monti?), fece salire lo spread tra i nostri bond e quelli tedeschi di 575 punti, ed è pertanto direttamente responsabile del commissariamento dell’Italia da parte della BCE, e dell’insediamento del governo tecnico di Mario Monti. Votò si, assieme al PD, alle criminali riforme della Fornero, e ha dato l’ OK ai parlamentari di FI perché votassero a favore dello jobs act di Renzi. Sarebbe dunque lui il nuovo che avanza, e colui che dovrebbe risanare la nostra economia, ma soprattutto la giusta contromisura al “pericoloso” populismo del M5S? L’ unica cosa che merita Berlusconi, oltre naturalmente alla galera, è di essere sputato in faccia, e dovrebbe inoltre lavarsi la bocca col sapone prima di pronunciare anche soltanto il nome di Luigi Di Maio.

LO STILNOVO RENZISTA (EREDE DELLO STILVECCHIO VELTRINICO) HA ROTTO

Cita Robecchi una frasetta di Renzi che suona così: “Il futuro che è una pagina bianca”.
“Da anni siamo abituati a questo florilegio di frasette, sospiri para-poetici, baricchismi, costruzioni retoriche da diario delle medie, quindi nessuna sorpresa. Anzi sì, invece, molta sorpresa che ancora non si sia capito, nel bunker del Nazareno, quanta irritazione suscitino nell’ascoltatore. Si tratta di un fastidio fisico, come un prurito improvviso, dovuto a una ormai conclamata crisi di rigetto. Naturalmente si è scritto molto sulla poetica renziana, interi trattati e antologie, collezioni e faldoni pieni di esempi del ben noto stile. E si badi bene che non è invenzione nuova: lo stilnovo renzista si congiunge abbastanza bene allo stilvecchio veltronico, quello di “Il dolore non è un ciao”, ermetismo lisergico.
Dunque siamo nella tradizione letteraria (e politica, che è peggio) del nullismo, una corrente quasi pittorica, che sistema con due pennellate spesse e coprenti i difetti del disegno e gli errori di prospettiva: la riforma ci è venuta uno schifo, vabbé, diamogli una pennellata con qualche frasetta cretina. Qualcosa che potrebbe andare bene come claim pubblicitario per un’auto ibrida, o per un telefono nuovo, tipo “Il futuro è qui”, o “Apriamo le porte al futuro”. E questo da anni. Così può capitare (è capitato) che un italiano di quelli che escono (?) da dieci anni di crisi con le ossa rotte e le poche certezze frantumate, meno diritti, meno prospettive, si senta dire da chi lo governava e pretende di governarlo ancora amenità come: “la bellezza è la chiave di lettura dei prossimi anni”. Poi ditemi che non fa incazzare.
Silvio Berlusconi, uno che se ne intende, è stato oltre vent’anni sulla scena politica ripetendo ogni giorno che lui non era un politico. La stucchevole retorica progressista della frasetta a effetto cerca di fare subdolamente la stessa cosa: sì, siamo costretti, ahinoi, a fare la politica spicciola (sbuffando), ma quello che ci interessa sono i grandi temi dell’umanità. Così si impastano strambi intrecci semantici con le parole “speranza”, “futuro”, “bellezza”, “riparte”, “avanti”, sempre uguali e sempre strampalati nella costruzione. Scemenze, insomma, che subito partono come il tam tam delle tribù del Borneo, rilanciati da colonnelli e marescialli, giù giù fino alla truppa. Pessima letteratura in pillole per non-lettori diffusa (o derisa, fa lo stesso) come una filodiffusione in sottofondo, quasi non udibile, ma pervasiva, come la musica che si sente negli ascensori, o prima del decollo in aereo: tranquillizza, e non vuol dire niente.
Il fastidio del cittadino (di dx, sx, centro, populista, sx bersaniana, incazzato generico ascendente cinquestelle, e tutti gli altri) è ormai palpabile, accompagnato dalla netta sensazione di essere preso per il culo. Ogni azione ha la sua poetica e le parole per dirlo, ma stupisce come le piccole elegie tascabili del renzismo siano tramontate in fretta, passate di moda, si siano logorate e abbiamo mostrato la loro sublime inconsistenza, insieme alle politiche di chi le declama. Il fallimento delle cose e il fallimento delle parole sono un po’ la stessa cosa. Lo sapevamo già, ma al poeta del Nazareno piace ripeterlo all’infinito.

FAHRENHEIT 451
Un ottimo libro da leggere sempre. Scritto nel 1953 e diventato un classico della narrativa, Fahrenheit 451 conserva dopo mezzo secolo la sua verità, dimostrandosi, come molti libri di fantascienza, gravido di profezia.
Non so come questo piccolo libro sia sfuggito al mio amore per Bradbury, uno dei più estrosi scrittori di fantascienza, conoscevo i suoi racconti brevi dal finale ironico e ad effetto, ma ho cercato Fahrenheit sul richiamo del film di Michael Moore sugli inganni mediatici del governo americano e sono rimasta incantata e terrificata dalla sua rispondenza con la civiltà attuale.
Ciò che allora era preveggenza, ora è realtà
In un mondo ultramoderno, gli esseri umani sono omologati e resi zombi da un potere mediatico che annacqua i loro cervelli con una immersione televisiva vacua e priva di significato. Un governo totalitario ha eliminato la cultura, la critica e il pensiero. La gente è divenuta una massa compatta, uguale ed immobile. “Detesto un Senatore romano- dice un personaggio- che si chiama Status Quo”.
“La nostra epoca prende sul serio più un idiota pieno d’orpelli che un santo vestito di stracci nella scuola della saggezza”.
Nella città fantasma, creature fantasmatiche hanno abdicato alla loro vita e anche ai loro sensi e affetti e vivono una esistenza artificiale indotta dalla tv, in bilico tra corse a velocità stratosferica e crisi suicide.
“La felicità è importante. Lo svago è tutto”.
“Vogliamo un po’ di felicità, dice la gente. Ebbene, non ce l’hanno, forse? Non liberiamo un continuo movimento? Non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? Per il piacere, e i più svariati titillamenti?”
“E’ forse perché ci siamo tanto divertiti in casa nostra che ci siamo dimenticati il mondo? E’ perché siamo così ricchi e il resto del mondo è così povero e a noi non importa nulla che lo sia? Ho sentito strane voci circolare: il mondo sta morendo di fame, ma noi siamo ben pasciuti. Mentre il mondo stenta e suda, noi ci balocchiamo, giochiamo? E’ per questo che siamo tanto odiati?”
Nella città perfetta non esiste pensiero o sentimento. E’ “il vuoto pneumatico”. Non ci sono libri, né individualità. Non esiste persona, dunque non esiste vita. Si è perso il significato dell’essere. Il sistema del potere è semplice: uccidi il pensiero e ucciderai il dissenso.
“Sappiamo come correggerli fin da piccoli. Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fai sparire chiodi e legname. Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema o lo tormenterai. Dagliene uno solo. Meglio ancora: non proporgliene nessuno. Fà che dimentichi che esiste una cosa come la guerra!”
Per far sparire l’interesse per un problema ci sono due modi, continuare a proporlo fino a saturare il cervello, p non proporlo affatto, riempiendo la testa di insignificanze.
Il cittadino perfetto ignora anche chi sia ‘’altro’, avendo perduto ogni genuinità non ha altro pensiero e sentimento che quello comandato dalla tv.
“Il televisore vi dice lui cosa pensare e ve lo dice con voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite, sembra realmente che l’abbia! Vi spinge con tanta rapidità e irruenza alle sue conclusioni che la vostra mente non ha tempo di protestare e di dire: quante sciocchezze!”
“La tv è un artiglio che vi imprigiona, vi foggia secondo l’aspetto che essa desidera. Vi chiude in un ambiente reale come il mondo. Diviene e pertanto ‘è’ la verità”
Un libro è cosa diversa, un libro fa pensare, non crea questa ipnosi del cervello. La cultura (oggi potremmo dire ‘internet’) potrebbe rompere questo schermo che imprigiona l’uomo in un non essere ma se un libro viene identificato, un corpo di pompieri accorre e incenerisce il libro, la sua casa e gli occupanti.
“Diamo il libro alle fiamme! rendiamo inutile l’arma! Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito?”
Ma qualcuno resiste e conserva dentro di sé memoria di una cultura dimenticata… Qualcuno continua, nonostante tutto, a vivere umanamente.
Il protagonista è un perfetto omologato, un pompiere, un tutore della società condizionata dei non pensanti. Fahrenheit 451 è la temperatura della fiamma con cui lui, in modo zelante, incenerisce qualsiasi forma di vita pensante, brucia i libri, brucia i possessori dei libri….finché, grazie a una ragazza che guarda le stelle e odora i fiori, non comincerà a conservare qualche libro e, nascostamente, a capire.
“Forse i libri possono aiutarci a uscire da queste tenebre. Potrebbero impedirci di ripetere sempre gli stessi errori pazzeschi!”
“Non più tardi dell’altro rogo ogni cosa era perfetta, d’un tratto mi sono accorto che stavo affogando”.
Nella città disumanizzata pensare è reato, leggere è proscritto, provare emozioni non convenzionate porta a condanna sociale.
“Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di una canzonetta molto popolare, o il nome delle capitali dei vari stati… riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di ‘fatti’, al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri di essere ‘veramente bene informati’. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno”.
“Lo stesso pubblico ha cessato di leggere di sua iniziativa. Per cui sono ben pochi oggi quelli disposti a un’azione ribelle”
“Chi non crea non può fare a meno di distruggere. E’ una cosa antica come la storia.”
“Ricordati che costui appartiene al nemico più pericoloso della verità e della libertà: la bovina mandria compatta e inerte detta maggioranza. Ah, buon Dio, la terribile tirannide della maggioranza!”
Ma Montag, il protagonista inizia la sua faticosa strada del riscatto e la sua lenta ascesa verso la consapevolezza.
“Conoscete la leggenda di Ercole e Aristeo, il lottatore gigantesco, dalla forza incredibile, finché fosse rimasto coi piedi sulla terra? Ma quando Anteo fu tenuto da Ercole sospeso nel vuoto, senza radici, egli perì facilmente, Insomma quella è la prima cosa che ci manca: sostanza, tessuti di elementi vitali”.
“La prima cosa è la sostanza, identificazione della vita.
La seconda è il tempo di pensare a questa identificazione, di assimilare la vita.
La terza e diritto di agire in base a ciò che apprendiamo”.
Montag deve fuggire da tutto ciò che é stato, deve ricominciare ma non sa dove né come, sa solo che ‘deve’. Non lo spinge una forza individuale, ma la forza dentro di lui dell’umanità che non vuole morire. In quel momento egli comincia a essere uno e comincia a essere tutti.
“Il lungo viaggio era cominciato, il congedo, il distacco da se stesso, da quello che era stato”.
Ora é diventato un diverso in un mondo di uguali e per questo non potrà che sbagliare cercando di svegliare gli altri ma risultando solo pericoloso agli altri e a se stesso.
“Tutti noi abbiamo commesso la specie giusta di errori, diversamente non saremmo qui”
“Compatisci, Montag, compatisci! Non inveire, non insultare, quando poco fa eri ancora uno di loro!”
“Noi siamo la minoranza degli strambi che gridano nel deserto!”
“Non puoi obbligare la gente ad ascoltare, se non vuole”
Ha davanti a sé solo la fuga e la possibilità di trovare dei compagni.
É proprio quando tutto é distrutto, che qualcosa ricomincia.
Ora é diventato ciò che il suo nome era, il Montag, cioé il lunedì, il nuovo inizio, l’alba della storia.

“… e questa é la cosa meravigliosa dell’uomo: che non si scoraggia mai

Il rogo dei libri fu una delle cupe manifestazioni del regime hitleriano e riapparve nella guerra all’intelligenza che gli stati più retrivi dell’America fecero con una feroce repressione degli intellettuali condannati come ‘rossi’; ricordiamo la grande purga anticomunista del Senatore McCarthy nel Wisconsin tra gli anni ’50 e ’54, in un clima di caccia alle streghe, dove gli intellettuali furono omologati ai sovversivi e distrutti socialmente o incarcerati.
Di fronte alle avvisaglie anti-cultura e anti-uomo che già si stanno mostrando nel nostro Paese, di fronte alla repressione del dissenso, al tentativo di omologare i media mettendoli sotto un unico padrone, di fronte all’ignoranza grezza di chi governa e all’imposizione di testi scolastici omologati al potere e di insegnanti o magistrati o giornalisti di regime, succubi o licenziati, di fronte alla crescente dipendenza di larga parte di anziani e anche di meno anziani dalla televisione e dalla falsa vita del reality show, nell’alienazione alla loro stessa realtà, questo libro di Bradbury acquista un rilevanza inquietante.
L’uomo viene distrutto mentalmente, nella sua anima, quando é ridotto a passivo utente di induzioni inculturali, condizionata da una imposizione virtuale sempre più vuota e priva di valori che lo svuota progressivamente della propria umanità in una inedia continua della coscienza. Così oggi lo stato moderno tenta ormai di governare impunemente addormentando l’uomo che vive, attraverso il Tavor della tv o quello immesso nei tubi dell’acqua, come fa il governo inglese. Ogni governo desidera l’uomo sonnambolico, il suddito perfetto é quello non pensante. Come diceva un dissidente dell’Est: “Ogni governo odia l’uomo che pensa”.
Hermann Hesse diceva: “Chi non può pensare e assumersi in proprio delle responsabilità ha bisogno di un capo e lo invoca”. “Tutti sono sottomessi, tutti desiderano obbedire e pensare meno che si può: bambini sono gli uomini.”
Più la coscienza dell’uomo dorme, più il male può governare indisturbato, indifferente al non senso gravido di angoscia e nullità che si allarga come un virus nella gente.
Film, radio, riviste, libri.. si sono livellati su un piano minimo comune, una specie di norma dietetica universale..”
La vita diventa un’enorme cicalata senza costrutto, tutto diviene una interiezione sonora e vuota”.
La gente assimila sempre di meno, tutti sono sempre più impazienti, agitati, irrequieti. le strade e le autostrade di ogni genere sono affollate di gente dappertutto, ovunque, ed é come se non si andasse in nessun posto.. i profughi della benzina, gli erranti del motore a scoppio”.
A misura che le scuole mettevano in circolazione un numero crescente di corridori, saltatori, attori, malversatori, truffatori, aviatori e nuotatori, invece che professori, critici, dotti e artisti, naturalmente il termine intellettuale divenne la parolaccia che meritava di diventare. Si teme sempre ciò che non é familiare”.
Noi dobbiamo essere tutti uguali, Non é che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione. ma ognuno viene fatto uguale”.
La liberazione é possibile. Ogni uomo é un Montag, un nuovo inizio. Il mondo rinasce da lui.
E non aspettatevi di essere salvati… fate la vostra parte di salvatore, e, se affogate, almeno morrete sapendo ch’eravate diretto alla spiaggia”.

GRASSO BONSAI
Marco Travaglio

I casi sono due: o siamo matti noi italiani, o sono matti loro.
Loro nel senso dei leader e leaderucoli della cosiddetta sx che, stando a quel che dicono, tentano di riunirsi in una sola lista con un solo leader per mobilitare gli astensionisti insoddisfatti dall’attuale offerta politica e pure i delusi dal renzismo.
Se c’è un comun denominatore di tutte le elezioni dal 2013 a oggi è questo: gli italiani che vogliono cambiare davvero sono la maggioranza e si dividono fra quelli che non votano, quelli che votano 5Stelle, quelli che guardano nonostante tutto alla sx del Pd e – sull’altro fronte – quelli che scelgono la Meloni o in parte la Lega.
Nel 2013, alle ultime Politiche, si buttarono soprattutto sul M5S e in piccola parte su Rivoluzione civile di Ingroia, De Magistris e Di Pietro (che però mancò il quorum e restò fuori dal Parlamento, anche perché il Pd non l’aveva voluta in coalizione).
Nel 2014, alle Europee, si divisero fra i 5Stelle, la Lista Tsipras, l’astensione e Renzi che pareva una novità. Ma già a novembre avevano scoperto il bluff, infatti restarono a casa alle Regionali in Emilia Romagna (37,7% di votanti) e in Calabria (43,8).
Alle Comunali del 2016 plebiscitarono le stellate Raggi e Appendino e, più di misura, il manager Sala. Al referendum del 4 dicembre corsero alle urne (65% di votanti) per dire sì alla Costituzione e no a Renzi.
Alle Comunali e alle Regionali siciliane del 2017, nuova astensione-record e vittorie di dx (salvo le esperienze civiche di Giordani a Padova, De Magistris a Napoli e Orlando a Palermo), per l’affanno del M5S e l’odore di muffa del Pd. Poi di nuovo buona affluenza ai referendum consultivi di ottobre sull’autonomia in Veneto (57,2% di votanti) e in Lombardia (38).
Ce n’è abbastanza per capire che la gente affamata di cambiamento afferra al volo tutte le occasioni utili, anche le più improbabili, per farlo sapere ai piani alti. Lì però la risposta è sempre la stessa: qualche finta lacrimuccia per la “crescente disaffezione verso la politica”, e poi tutti a spartirsi un piatto sempre più povero, ben felici della scomparsa dei voti di opinione che non controllano e della sopravvivenza dei voti comprati o scambiati che controllano. L’ha spiegato Gustavo Zagrebelsky in una recente intervista a La Stampa: “A differenza di qualche anno fa, oggi vedo più impolitica che antipolitica. L’impolitico è pronto a sopportare qualunque cosa. L’antipolitico invece è disposto a mobilitarsi… L’astensionismo non è solo quantità, ma anche qualità. Favorisce la corruzione di quel che resta della politica, poiché inaridisce il voto d’opinione, mentre gli scambisti di voti e favori non si astengono di certo”.
Di qui il dubbio: “Il silenzio della classe politica è forse un segno di accondiscendenza? L’astensionismo cresce in generale, ma non quando ai cittadini viene data la possibilità di votare contro i partiti. Allora si scuotono. Nel referendum costituzionale come in quello per l’autonomia in Veneto. Si è votato su un quesito come ‘volete più autonomia?’. È come chiedere: ‘Volete più soldi? Più salute?’. Le analisi dei flussi segnalano un forte contributo dell’elettorato del M5S. Non è stato un voto per separar-si, ma per separar-li. Loro sono i partiti”. Se questa è l’Italia, chi vuole costruire qualcosa di nuovo e avere successo deve partire di lì. Alle prossime elezioni le uniche formazioni “nuove” potrebbero essere i 5Stelle e la Sx. I 5Stelle sono gli unici a non aver mai governato, anche se pagano le performance non proprio brillanti in alcuni comuni ereditati in macerie. La Sx è figlia di genitori ed esperienze che al governo ci sono stati eccome: decorosamente nel Prodi-1, indecorosamente nel Prodi-2 e nel quinquennio deprimente di Monti-Letta-Renzi-Gentiloni. Dunque dovrebbe compiere enormi sforzi per rinnovarsi e intercettare la voglia di cambiamento che sale dal Paese. Non solo per spirito civico, ma anche per bieco interesse: se vuole avvicinarsi al 10%, deve scongelare almeno un pezzo del grande iceberg del non-voto, scegliendo metodi nuovi e innovativi per selezionare dirigenti, programmi e candidati. Altrimenti sarà solo un accrocco di sigle e siglette, leader e leaderini già visti e rivisti. E il 6% di Fava in Sicilia, ora visto come una sconfitta, apparirà un trionfo.
Leggete a pag. 2 l’accorata intervista di Tomaso Montanari, animatore disinteressato (non si candida) del movimento nato al teatro Brancaccio, e dite se il metodo scelto da Mdp, Sx Italiana e Possibile non è l’ennesimo suicidio. Il manuale Cencelli delle “quote” per la spartizione feudale delle candidature (cioè dei prossimi parlamentari, che il Rosatellum vuole quasi tutti nominati dalle segreterie dei partiti). Un percorso che, anziché dal basso, parte dall’alto e lì si ferma. Come se bastasse aver trovato un leader spendibile, Piero Grasso, per chiudere la partita prim’ancora di giocarla. Come se la proposta avanzata da Montanari, Falcone, Arci & C. per una lista al 50% totalmente nuova, composta da candidati mai visti al governo o in Parlamento, fosse una bizzarria da teste calde movimentiste e non invece la precondizione per reinvogliare tanta gente a votare. Possibile che un uomo accorto come Grasso non comprenda che non può ridursi a foglia di fico, imbalsamatore, riciclatore, addetto al trucco e parrucco di un’Operazione Nostalgia e di una Sx Bonsai? Possibile che nessuno osi chiedere ai vecchi e nuovi dinosauri d’apparato uno sforzo di generosità per tenere a bada il proprio ego e mandare avanti i tanti giovani attivisti e amministratori locali capaci e perbene, aiutandoli a crescere? Di questo passo avremo una Sx con un discreto leader, un programma decente, una classe dirigente fin troppo collaudata e un impercettibile difettuccio: non ha voti.

IL BILDEBERG, LA MAGGIONI, SEVERGNINI E LA GRUBER
Viviana Vivarelli

Vi dice nulla che nel 2014 la nuova presidente della Rai renziana Monica Maggioni fosse invitata alla riunione del Gruppo Bilderberg, con Monti?
E che alla riunione in Virginia di quest’anno siano stati invitati per l’Italia Severgnini e la Gruber?
Qualcuno dei nostri giornalai che non sanno far altro che attaccare i 5stelle potrebbe confessare di essere al servizio di una cricca di magnati turbocapitalisti che vuole solo depredare l’Italia e schiantare la sua democrazia?
Il Bilderberg è la cupola della grande massoneria occidentale composta da banchieri, manager, politici, militari e giornalisti. Ovviamente vogliono distruggere qualunque Costituzione democratica per il trionfo di un neoliberismo accanito e feroce, lo stesso che permette a 8 persone di possedere una ricchezza pari a 426 miliardi di dollari, quanto 3,6 miliardi di umani.
Tra i 130 partecipanti di quest’anno c’è il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, David Cohen ex vicedirettore della Cia, José Manuel Barroso presidente della Goldman Sachs e la solita Christine Lagarde direttrice del Fondo Monetario Internazionale. E, per l’Italia, tre magnifici pezzi da collezione: John Elkann, Lilli Gruber e Beppe Severgnini.
In questi incontri vengono stabilite le nostre sorti e quel che resta del nostro futuro di cittadini, cioè nulla.
É quello che il nostro caro portatore di lauree false Oscar Giannino definisce sprezzantemente ‘fantascienzà e se vi chiedete come mai anche un falsario come Giannino continua a circolare in Rai, ecco la risposta.
Quando non capite certi soggetti impestino la Rai o La7, non chiedetevi per quali meriti, chiedetevi a chi si sono venduti.
A capo del mondo ci sono 67 multinazionali e 33 governi, una cricca transnazionale che gestisce ogni aspetto delle nostra vita, controlla i media, l’industria del cibo, la stampa della moneta e soprattutto i governi. Gli incappucciati del Bilderber sono la nuova massoneria occidentale e conoscono solo il dogma neoliberista: privatizzare e liberalizzare, e, se pensate a quello che ha cercato di fare Renzi (distruzione della Costituzione e della democrazia, annientamento dei diritti del lavoro, privatizzazioni e svendita del Paese, azzeramente dello stato sociale assieme all’aumento spropositato della spesa in armi, regali gigantesche alle banche e firma del Tryton), vi sarà chiaro a chi obbedisce.
Il Bilderberg anche quest’anno ordinerà di far morire per fame 50 milioni di persone, quando 40 miliardi di dollari basterebbero per porre fine allo sterminio, ma i signori del Bilderberg non si incontrano per salvare vite o attaccare i paradisi fiscali ma per proteggere e aumentare le loro ricchezze. Ciò giustifica i circa 1800 miliardi di dollari che si investono annualmente in armi e il 23% di spesa militare in più ordinata da Renzi, o la guerra alla Siria o gli 87 miliardi regalati alle fallimentari banche italiane.
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A questo infame progetto si sono asserviti i capi dell’Unione europea, unione di banche, di multinazionali e di massoni, sotto il dominio di una Bce e di un Fondo Monetario che nessuno ha eletto, con un Parlamento buono solo a stabilire il diametro delle vongole. Ma i popoli sono accecati da una disinformazione che li porta persino a parteggiare ciecamente per i loro distruttori.

Gli Euroinomani, uso questa formula presa in prestito dal mio amico giornalista Alessandro Montanari, sono coloro che non riescono a venir meno rispetto una vera e propria assuefazione rispetto all’euro. Proprio come i tossicodipendenti, anche se l’Euro provoca catastrofi sociali e politiche, come la fine del pubblico, la fine delle garanzie sociali, l’immiserimento costante del Paese Italia, costoro continuano a volere più Euro, più Europa” (Diego Fusaro).

L’ORRORE DEI LAGER PER MIGRANTI IN LIBIA
L’EUROPA QUANDO CONVIENE

Bruno p, Napoli

In questi giorni al Parlamento Europeo è in arrivo la riforma del Trattato Europeo.
Il M5S è stato il primo ad invocarla e su tale questione ci sono stati fiumi di discussioni mentre i partiti che la votarono, penalizzando l’Italia in modo pesantissimo,pensavano ad altro.
Sul trattato di Dublino o si fa l’Europa o si muore e sicuramente ci sarà una battaglia di veti dalla maggioranza di paesi che la compongono perché diciamo la verità chi accetta i migranti che richiedono asilo e per qualsiasi ragione lo facciano è destinato a perdere consensi elettorali.
FI e Lega che hanno ratificato il Trattato di Dublino nella terza versione insieme al PD che ha firmato la seconda,sono disposti a tutto pur di prendere voti,anche a far uccidere i migranti dalle cosiddette autorità libiche,pur di dimostrare di aver ridotto gli sbarchi in Italia.
E la tanto generosa Merkel non ha fatto lo stesso con i Siriani, prima accogliendoli e poi respingendoli sotto elezioni affidando la loro sorte nelle mani del regime di Erdogan?
Certo quelli erano profughi, i migranti economici invece sono dei ricconi che si spostano con i loro panfili dall’Africa all’Italia.
La gestione dell’immigrazione, in generale, da parte di questa Europa di farisei è un grosso fallimento che ha gravato sui paesi più esposti e per giunta con meno capacità di accoglienza rispetto ad altri, sia per ragioni economiche che per distribuzioni demografiche.
Il controvalore di prigionie, torture e annegamenti sono poltrone e soldi, consensi elettorali, sforamenti dei bilanci, vendite di armi e di droga, bombardamenti e tutto lo schifo che c’è dietro l’ipocrisia dell’uomo pronto ad indignarsi alla vista di un bimbo annegato sulla spiaggia con i media che si accalcano per pubblicare le foto ad effetto.

SOTTO LA CUPOLA
Bruno p., Napoli

L’Italia è sotto una cupola di massiccia disinformazione che a governi alterni distorce ogni notizia per uniformarla al regime dominante.
La Rai è il mezzo con cui i partiti controllano le masse con il potere della propaganda facendo passare il loro operato come bene assoluto mentre qualsiasi dissenso delle opposizioni viene filtrato o tagliato.
Conidivido quanto dice Carlo Freccero che occorre una televisione pubblica davvero libera dalla politica e più concentrata sui contenuti che non sui format.
Nella classifica della libertà dell’informazione l’Italia nel 2015 era al 73° posto (ora è al 52° ma questa risalita è un vero mistero), ciò significa che le notizie dei media disinformano poiché la politica e la criminalità minacciano, ognuna a modo suo, la libera circolazione dell’informazione.
(Visto che la Maggioni presidente Rai è una invitata del Bilderberg come la Gruber o Severgnini) anche un bambino capirebbe che la televisione è schiava della propaganda e mezzo di indottrinamento elettorale.
Anche il finanziamento pubblico ai giornali serve al controllo della politica sull’allineamento dei giornalisti alla cultura del regime che si vuole imporre.
Quanti governi sarebbero caduti o non sarebbero nemmeno nati se l’informazione non fosse controllata dalla politica?
Quanti danni si sarebbero potuti evitare se l’opinione pubblica fosse stata davvero informata nel bene e nel male?
Al cacciatore di gufi che si vanta sempre di mirabolanti riforme ed epocali cambiamenti continuo a dire che un popolo disinformato non va da nessuna parte e che la bolla dell’informazione prima o poi scoppierà mettendo ancor più in evidenza l’immobilismo di una politica che continua a far finta che stiamo tutti bene mentre ci sta facendo a pezzi.

Annamaria
Fassino in Sicilia:“Il voto utile per le regionali? È quello per Musumeci”.
Qualcuno parla di lapsus. Ma no, niente lapsus, Fassino dice semplicemente la verità.
In Sicilia il PD lavora alacremente per la dx, qualunque dx: quella di Berlusconi, quella di Salvini, quella di Meloni, quella di Musumeci, quella di Miccichè, quella di Cuffaro grande sponsor e ciliegina sulla torta di così variegata e onorata congrega; va bene tutto, purché spariscano i 5Stelle che minacciano di rovesciare la tavola imbandita.
Lo sanno tutti che pezzi consistenti di Pd stanno facendo campagna elettorale per Musumeci, che useranno a questo scopo il voto disgiunto e che dopo il voto sono già pronti a entrare in maggioranza con le destre e con l’onorata congrega che ha il marchio di Cuffaro.
Francamente non vedo un problema Berlusconi, che qui mi pare niente più che uno specchietto per le allodole.
Il Berlusconi di oggi, tirato a lucido e riverniciato, è solo un pezzo-e nemmeno il più importante- di un sistema di cui è sempre stato parte.
Ma il vero problema, il problema grave è IL SISTEMA che in Sicilia mostra apertamente la sua faccia ripugnante. Un SISTEMA di potere che ingloba tutto e nel quale si ritrovano tutti, identiche e indistinguibili facce di un potere che non vuol cedere, che non vuol mollare, che vuole solo perpetuarsi.
Non sono diversi, sono IDENTICI!
É questo il vero pericolo che minaccia la Sicilia e con la Sicilia l’Italia.
Fuori solo i 5Stelle e un pò di residua sx (quella vera, non quella di Prodi-Bersani).Che forse farebbero bene a non guardarsi troppo in cagnesco, perché non è poco quello che hanno in comune.

FILM E REALTÀ VIRTUALE

Un perpetuo interrogarsi è la vita”.
Ben scarso motivo di riflessione possiamo trarre ormai dai quotidiani o dalla televisione, che si stanno appiattendo su un piano sempre più superficiale e grossolano, mentre la cinematografia è ancora in grado di stimolare la mente dell’uomo e il suo cuore, creando metafore capaci di guidarci all’analisi delle nostre prigioni storiche e culturali.
Il tema della realtà virtuale attraversa spesso il mondo del cinema.
Si chiama realtà virtuale quell’insieme di conoscenze che consideriamo scontate e di cui ci nutriamo come in immersione e da cui invece è possibile emergere, come nascendo da un liquido amniotico a una consapevolezza nuova. Se mai come oggi il cinema si è occupato di questo problema, vuol dire che questo oggi è il problema: come distinguere la verità di ciò che siamo dai condizionamenti ricevuti, come diventare, cioè, più liberi in noi stessi.
Il film ’The Villagé richiama a ‘Minority Report’, anche se quest’ultimo è decisamente migliore, più articolato e complesso; entrambi toccano in modo sostanziale il tema del ‘vederé e dunque del ‘capiré. Guardare e vedere non sono la stessa cosa, così come sapere e capire, conoscere e realizzare.
Possiamo prendere in esame quattro film sul ‘vederé: ‘The Villagé, ‘Minority Report’, ‘The Truman Show’ e ‘The Matrix’. Essi rappresentano quattro ostacoli diversi al vedere e aprono diverse possibili vie di salvezza. Tutti sono relativi al tema della ‘consapevolezzà in un mondo che ci propina il virtuale come reale.
‘The Villagé affronta il cerchio più prossimo della bolla localizzata nel piccolo territorio, la tribù, il contesto socio-culturale che per primo ci abbraccia, la claustrofobia culturale della prima isola mentale, il primo chakra o primo radicamento, gli immediatamente vicini. La protagonista di ‘The Villagé riesce a varcare la prima bolla uscendo dal cerchio tribale grazie al viaggio per amore.
‘Minority Report’ si allarga a un contesto politico più ampio, che implica il volere pubblico (terzo chakra) e pone lo stato, volgendo l’interrogativo alla visione psichica del sistema e alla obiettività della cultura generalizzata: è reale il mondo che vediamo o è un condizionamento psichico o culturale del potere? Questo é anche l’interrogativo di ‘The Truman Show’ sull’uomo preda del giogo delle immagini (la comunicazione o quinto chakra). E, se ciò è un condizionamento, chi condiziona chi? Ho messo ‘psichicò e ‘culturalé insieme perché ritengo che le due cose procedano di pari passo anche se non si identificano. I grandi personaggi, Cristo per esempio, Buddha o Gandhi, non sono mai totalmente figli del loro tempo e della loro cultura, ma emergono per discrasie molto accentuate, riuscendo ad essere se stessi ‘malgradò l’ambiente di cui sono figli e rovesciandone le coordinate. Varcano il cerchio di realtà fittizia di Truman Show per creare un altro mondo.
‘The Matrix’ allarga ancor più il quesito dell’essere alla realtà metafisica che ogni uomo ritiene vera, toccando il vincolo della percezione, il guna primario, di cui parla la filosofia indiana, il radicamento all’illusione di vivere, il velo di Maia, che ci fa credere che il mondo sia qualcosa mentre non è niente, è solo una immane proiezione fantasmatica (sesto e settimo chakra).
In ‘The Villagé il primo condizionamento viene dagli anziani, che ci costringono nella casa dell’infanzia, casa da cui occorre uscire per crescere a se stessi (“abbandona il padre e la madre”, dice il Cristo): la tradizione, l’abitudine…
Nel ‘Truman Show’ la perversione è la realtà delle immagini e il complotto sociale che forza a una verità illusoria, la fuga è scoprire che il mondo è artificiale, rompendo l’imperio dell’immagine, ciò porta a essere transfughi per cercare immagini diverse.
In ‘Minority Report’ il condizionamento è politico e parte dal sistema pubblico, imposto da chi ha il potere di governare lo stato e la via di fuga deve attraversare la condizione di rivoluzionario, perché non fugge chi è servo del potere.
In ‘The Matrix’, infine, l’ambito è quello della liberazione metafisica che porta a interrogarsi sulla realtà dell’intero mondo.
Quattro forme di inganni, l’inganno territoriale del piccolo gruppo unito dalla tradizione, l’inganno politico legato all’ideologia economica o religiosa; l’inganno dell’immagine sociale; quello, infine, dipendente da una forza superiore, vitale, l’elemento trascendente o alieno.
Il problema della consapevolezza è necessariamente il problema della libertà. Questo da un lato ci porta a confrontarci col nostro compito esistenziale, col nostro dover essere, e dall’altro lato ci porta inevitabilmente a un conflitto col potere, ciò che ci fa essere in modo obbligato. L’evoluzione è passare da un cerchio all’altro, sventando i progressivi inganni.
Il primo strumento del potere è la sicurezza. Il secondo la presunta innocenza.
Dal punto di vista psichico, in qualunque situazione o contesto noi viviamo, abbiamo bisogno di certezze e il potere ci dà questa sicurezza, tuttavia, se vogliamo crescere, dobbiamo accettare che queste certezze non siano che relative, sarebbe un errore gravissimo ritenerle assolute e tuttavia è giocoforza fingere in primo grado che la struttura della realtà come ci appare, abbia una buona approssimazione di verità, per il semplice fatto che abbiamo bisogno di radicarci in qualcosa, in caso contrario saremmo alienati dalla vita stessa e ci sentiremmo destrutturati. Kant stesso dice: partirò con quei principi che, ‘al momentò, posso ritenere certi. L’affermazione è paradossale perché nega se stessa. La certezza richiama l’assoluto, il movimento del processo conoscitivo riporta al relativo. L’uomo è un essere relativo che anela all’assoluto, ma deve fare i conti col suo limite o sarà inflazionato dal primo gradino. Il paradosso del vivere è che dobbiamo procedere su una stretta via di equilibrio tra il credere di non sapere nulla e il credere di possedere la verità suprema. Il primo caso è quello del nichilismo che porta al suicidio, il secondo caso è quello del fondamentalismo che può portare all’omicidio giustificato. Entrambi negano la ricerca. Restando tra questi due errori cognitivi, l’uomo che cerca deve fare: come se…, procedendo per approssimazioni. É l’unico modo per essere ‘viandantì, cioè ‘cercatorì; il relativismo culturale è l’unico bagaglio che ci possiamo permettere, provvisorio come l’abito di Mercurio. Si presenta, Mercurio, come un giovane in abito da viaggio (il viaggio della conoscenza), un piccolo mantello, un cappello con le ali (il pètaso), i calzari anch’essi con le ali (i talari) a indicare forza di elevazione. É il viaggiatore, ‘the Walker’, che garantisce la comunicazione tra mondi, il viaggio straordinario, favorendo i cambiamenti della vita e della mente, i passaggi psichici o esistenziali, l’evoluzione. Porta in mano il caduceo, un bastone attorno a cui salgono intrecciandosi due serpenti, energia di vita distinta in due polarità contrarie. Il fondamentalista come il nichilista ignorano le necessità dei contrari e, dunque, non hanno conoscenza, cercano di imporre al mondo comunque una visione totalitaria che porta all’autodistruzione o alla distruzione. L’uomo che vuole conoscere deve imparare la necessità dei contrari, come deve arrivare alla relatività del sapere. Il suo scopo è possedere se stesso, non possedere il mondo, e il suo se stesso non può essere che in cammino. Nel viaggio di conoscenza il numero di cose che uno porta con sé non conta. Nemmeno possedere i nomi delle cose serve a molto. All’inizio del film (e del libro) ‘Il nome della rosà, c’è una citazione latina: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”. La rosa del mattino è davanti a noi in tutta la sua bellezza, ma noi riusciamo solo ad afferrare il suo nome, riusciamo solo a dire: “Questa è una rosa”. Usare strumentalmente i nomi delle cose non è ancora conoscenza. Usare parole come libertà, democrazia, progresso, religione non è ancora libertà, democrazia, progresso, religione. Nel film ‘Camera con vistà il giovane protagonista si arrampica su un olivo e grida: “Bellezza! Verità! Libertà!” Nemmeno il grido può darci il significato. Il viaggio alla ricerca della conoscenza é un viaggio alla ricerca del significato.
É facile notare che il relativismo psichico o l’interrogarsi sulla libertà non sono molto diffusi, per cui trovo normale che i film che ho citato siano capiti pochissimo e non stimolino ulteriori domande. Viviamo come sonnambuli, per questo ci portano dove vogliono. Gli oracoli ormai sono nel cinema e nei libri di fantascienza.
Solitamente viviamo in una struttura di realtà che riteniamo naturale e veritiera. Ma di naturale e assoluto non c’è nulla, siamo sempre prodotti culturali. Siamo i risultati di ciò che la storia, la cultura, la tradizione, le credenze, l’inconscio storico o quello collettivo e infine il sistema politico-economico hanno posto in noi. Solo marginalmente possiamo dire che viviamo in un villaggio globale, più realisticamente ognuno di noi vive in una enclave culturale dai limiti prefissati, come ‘The Villagé, o è soggetto all’imperio delle immagini, come ‘TheTruman Show’. Da tempo immemorabile la saggezza si identifica con la verità e la verità viene ritenuta la più grande meta umana, ma la verità passa per la costruzione del mentale ed è dunque, sempre, una costruzione artificiale. Bateson diceva: “Noi creiamo il mondo che percepiamo, non perché non esista realtà fuori dalla nostra mente, ma perché scegliamo e modifichiamo la realtà che vediamo, in modo che si adegui alle nostre convinzioni. Si tratta di una funzione necessaria al nostro adattamento e alla nostra sopravvivenza”. Ma la funzione necessaria può diventare suicida. Nella malattia mentale la discrepanza tra realtà soggettiva e oggettiva è stridente e permette una cattiva sopravvivenza. In altri casi la differenza è più insidiosa, ci sono gli ingannati e quelli che si autoingannano, ma comunque la situazione non è sana e non fa bene al mondo. Oggi siamo al vertice della mostrazione amplificata sul deserto dei contenuti. Nella civiltà del visibile tutto è immagine, ma essendo l’immagine solo virtuale, copre la risonanza del vuoto. Quando i media sono uno specchio che riflette il niente, lo spettatore, ipnotizzato, invece di ritrovarsi si perde. L’essere umano diventa ciò che altri vogliono, non è più una realtà sostanziale, con una vita reale, stati d’animo autentici, ma un prodotto indotto che vive attraverso ciò che si dà di lui. La maschera lo fagocita. Nel film ‘Ai confini del mondò di Wender, c’era una macchina con cui i ciechi vedevano i loro sogni e ne rimanevano intrappolati, ma l’uomo moderno è ipnotizzato da sogni scelti da altri, che non vengono dal suo inconscio ma dai manipolatori delle scelte.
Notiamo come l’errore colpisca l’occhio prima della mente e come, per liberarsi dall’invasione dello sguardo, occorra tradire i propri occhi, l’abitudine del proprio sguardo, diventare ciechi a ciò che si é sempre visto e dunque ritenuto vero. Per vedere occorre accecarsi al vedere. In ‘The Villagé colei che vede è, paradossalmente, la ragazza cieca. In ‘Minority Report’ il protagonista deve cavarsi gli occhi, cioè allontanare da sé le immagini costruite dagli altri per non vedere come egli altri e per non essere visto. Omero riesce a trascendere la verità del mondo acheo perché è cieco. Il veggente, come il precursore, per costruire futuro, devono essere ciechi, inattaccabili dalla menzogna.
Nel film ‘Minority Report’ il controllo dello sguardo è il controllo dell’anima. Infiniti teleschermi inseguono, spiano e costruiscono l’uomo. Per poter capire cosa succede, il protagonista deve cavarsi gli occhi e alterare la mente, cioè operare una destrutturazione visiva e mentale, unico modo per sfuggire al controllo e all’incubo dell’inconscietà permanente in cui si dibatte la società, dove i dominatori sono i colonizzatori dello sguardo.
I miti di Odino e di Horus dicevano che, per ‘vederé realmente bisogna ridurre la vista fisica, cavarsi un occhio. Dio è raffigurato, anche nel mondo egizio, come un solo occhio. Oggi potremmo dire che per capire dovremmo spengere la televisione. Nel mondo manipolato si crea un doppio inganno: l’uomo diventa incapace di distinguere la verità dalla finzione, sia dentro di sé che fuori di sé, con conseguenze drammatiche. Non abbiamo solo la dispersione dell’identità, ma la falsificazione dei significati, dunque la stortura della vita. In un mondo cieco c’è bisogno di veggenti e questi saranno i non manipolati, quelli che fuoriescono radicalmente dai condizionamenti culturali, i non conformati, come lo furono il Buddha o il Cristo o Gandhi, o come è oggi uno Zanotelli o un Gesualdi.
Nel mito il veggente è privo di un occhio o di tutti e due, segno che per intendere bisogna limitare la fiducia nello sguardo conformato, smettere di credere a quello che tutti vedono e accendere lo sguardo interno. In tutte le grandi vie mistiche, l’accesso alla verità divina comincia con un atto di destrutturazione mentale, una cecità. Il tantra yoga, come molte forme del Buddismo, consiste proprio in una destrutturazione psichica e culturale per aprire l’accesso a realtà più vere. La realtà non è un dato, è una scala possibile.
Il problema della responsabilità dell’uomo moderno è terribile proprio perché troppe informazioni equivalgono a troppi occhi tutti uguali e dunque a nessuna conoscenza, a nessuna scelta. L’uomo non sa chi è, e non sa cosa succede, dunque non capisce quale dev’essere il suo posto nel mondo né il suo destino. Vede le cose con occhiali precostituiti che gli impediscono di vedere da solo. Vive in una confusione semantica. Valori come libertà, democrazia, progresso e pace… diventano riflessi capziosi utilizzati come trappole per dirigerlo. Gli anziani del Village o il potente di Minority Report o l’equipe televisiva di Truman sono lì “per fare il bene del singolo”, ma intanto distruggono la sua possibilità di scegliersi un bene diverso. Sicuramente le manipolazioni sono sempre esistite, abbiamo avuto tempi ben più fanatici, dove chi la pensava diversamente andava al rogo o era crocifisso, ma mai come oggi i mezzi di suggestione hanno fatto un lavoro così scientifico per cancellare l’essere umano e marchiarlo a misura voluta. L’Apocalisse dice che il numero della Bestia è 666, il codice a barre, il marchio del mercato che riduce tutto a merce, nullificando l’uomo. Oggi le divinità si chiamano mercato e techne, in una inquietante osmosi tra sacro e profano.
In ‘The Villagé (parodia di un Eden fittizio) esiste la gioia, ma è la gioia dell’infanzia, di un mondo non cresciuto, soggiogato con l’illusione della paura e l’illusione dell’innocenza. Ivy crescerà per una assunzione di responsabilità.
In ‘The Truman Show’ (parodia della realtà visuale) esiste la gioia, ma è la gioia dell’inconscietà, della banalizzazione, perché tutto è spot, la vera realtà è lontana, ma Truman, non conoscendola, non può modificarla né raggiungerla. Ugualmente Truman capisce e si salva. Compie la sua catarsi, anche se tutto il sistema congiura per tenerlo in uno stato di minorità, come fosse una cavia e non una persona; si ribella per un diritto fondamentale che esplode in lui come essere umano: il diritto alla verità; fiuta l’inganno, inganna le telecamere, arriva ai confini della videosfera, si infila in un varco del falso cielo e si salva, entrando nel mondo vero. Il John Anderton di Minority, invece, si salverà diventando il colpevole, e sarà costretto a far emergere il suo passato rimosso e a far emergere il rimosso del potere. Se la prigionia è l’inganno siamo chiamati a una assunzione di verità, dentro di noi e fuori di noi.
Il cammino verso la verità è infinito. Ci saranno sempre videosfere da squarciare, foreste da attraversare, brani del passato da portare a galla, poteri da sconfessare, il processo non finisce mai. Solo il fanatico crede di possedere la verità totale e dunque è pericoloso.
Ogni uomo è malato di non conoscenza e dunque di non libertà. Ma non ci può essere libertà se non c’è verità. Uno stato che nega la verità ai suoi cittadini è uno stato che nega la libertà. Ma ogni uomo può cominciare a liberarsi attraverso la consapevolezza. Evolvere significa aumentare la nostra presa di coscienza, anche se mai come oggi il sistema ci costringe alla prigionia del non conoscere. Il motto “Credere, ubbidire e combattere” sta risorgendo, ma è un vizio del potere. Meglio sarebbe: “Capire, scegliere e cooperare”. Siamo come computer che imparano a usare certi programmi e inglobano certi dati. Hardware, software e operatore creano un tutto unico, ma dobbiamo pensare che vi sia un margine di possibilità entro cui l’io possa modificare il programma, cioè ristrutturarsi o rompere il condizionamento.
Riesci a vedere?”, «Can you see?» è la domanda ossessiva della veggente Agatha a John Anderton. Tu, uomo, riesci a vedere chi sei e cosa ti intrappola nel mondo artificiale? Riesci a vedere l’inganno interno ed esterno?
Noi riceviamo rapporti dal potere ma non abbiamo ‘minority report’, testimonianze della minoranza alternativa, dunque crediamo in una non verità. Ma il potere è niente e la minoranza è mondo. Occorre cambiare il baricentro. L’eccezionale non è chi si omologa o si assimila, ma chi rispetta la sua unicità. La fedeltà a se stessi è il rafforzamento dell’io fuori dal plagio passivo che porta alla perdita dell’anima. L’uomo deve rientrare in sé, deve porsi come scopo la propria singolarità ed evoluzione. Dio ormai é nell’uomo, non nel potere sterile che tutto annienta. Occorre anche sfuggire al dominio degli oggetti. Martin Luther King diceva: “C’è sempre il pericolo che noi permettiamo ai mezzi di cui viviamo di sostituire i fini per cui viviamo.“ Oggi le cose contano più delle persone e pretendono di asservire gli uomini. La globalizzazione economica è l’imperio delle cose, il profitto l’unico dio. Fuggire dalle cose e tornare all’uomo vuol dire riprendersi l’anima.
’The Villagé è contro l’enclave culturali che pretendono di rinchiuderci in Eden claustrofobici. ‘The Truman Show’ è la ribelliono dell’uomo cavia al Grande Fratello. ‘Minority Report’ accusa la guerra preventiva e la sua pretesa di attaccare per crimine chi non l’ha commesso. La gente è arrestata innocente, i popoli sono aggrediti innocenti, siamo noi il Truman soggiogato dalle immagini falsificanti. Non esiste la civiltà superiore, non esiste la religione perfetta, non esiste lo stile di vita innocente, non esiste il rapporto di verità assoluto. I rapporti, come quelli dei tre precognitivi di Minority, sono tutti divergenti. Sono solo ipotesi di comportamento, come il capitalismo e il marxismo sono ipotesi di economia o il cristianesimo e l’islamismo sono ipotesi di religione. Uscire dallo sguardo omologato vuol dire riconoscere la presenza di molti sguardi. L’assoluto non esiste. Nessuno ci garantirà mai l’innocenza. Alla fine, sta all’uomo scegliere. Alla fine John Anderton, o Ivy o Truman sono soli di fronte al mondo e a se stessi, in una possibile assunzione di responsabilità. Ed è per questo che diventano eroi.
E in questa assunzione di responsabilità in cui ognuno di noi è totalmente solo vorremmo sentire la frase finale di ‘Minority Report’:
Tutti i prigionieri furono graziati senza condizioni e rilasciati”.

IKYGAY = RAGIONE DI VITA

Aristotele diceva: “L’uomo è felice quando fa bene quello che fa”. Questo sottintende una vocazione, dei talenti, delle capacità, e anche la fortuna che qualcuno te le apprezzi o che ti permettano di vivere.
Per vivere bene si deve avere uno scopo nella vita. Chiaro che se uno ha un amore, una famiglia, dei figli, un lavoro, una passione, una vocazione, una missione…già quelli possono essere uno scopo. Per la donna, in particolare, lo scopo sta spesso nei suoi affetti per cui quanti più affetti riesce ad avere o quante più persone riesce ad amare o quanto più amore riesce a sviluppare per qualcuno, tanto meno sentirà il peso degli anni e il passare della vita. É l’amore fondamentalmente che la tiene in vita. Ma gli affetti dipendono in parte da noi, in parte dal destino e da quello che ci accade. Gli affetti possono abbandonarti, non corrisponderti, lasciarti o sparire.
Jung parlava di ‘principio di individuazione’, intendendo ciò che ti fa essere quello che sei, lo sviluppo completo e armonioso della tua individualità. Ma credeva anche che ogni uomo nascesse con un ‘compitò, che era principalmente sociale, cioè noi nasciamo per fare qualcosa per il bene del mondo.
I Giapponesi hanno un bellissimo concetto: l’IKIGAY.
L’ikigai è quella cosa che è per ognuno di noi il motivo di esistere, la ragione per la quale ci alziamo tutti i giorni dal letto. Tutti noi abbiamo un ikigai ma non sempre lo conosciamo. Può essere il lavoro che ci appassiona, i nostri figli, il nostro hobby, l’amore della nostra vita. Insomma, qualcosa che rappresenti un obiettivo da raggiungere e che ci dà soddisfazione. Conoscere il nostri Ikigay e seguirlo ci fa vivere più a lungo.
Chi ha degli obiettivi nella vita ha anche profili biologici, ormonali e anti-infiammatori più sani. Insomma, c’è una correlazione documentata a livello internazionale tra aspetti esistenziali, migliori condizioni di salute e di conseguenza longevità”.
La ricerca dell’ikigai è importante per tutti ma soprattutto per gli anziani o per chi smette di lavorare, perché questo momento può far perdere il significato della propria vita. Ci si sente inutili.
In Giappone anche chi si ritira dal lavoro non rinuncia al suo ikigai e continua a svolgere qualche attività e a sentirsi utile. Non a caso i giapponesi – ed in particolare gli abitanti di Okinawa – sono tra i più longevi al mondo: la durata media della vita è 81,2 anni e i centenari sono circa il 20% della popolazione. Okinawa è una delle Blu zones, cinque aree del pianeta in cui la prevalenza dei centenari è decisamente sopra la norma. Qui le malattie cardiovascolari sono ridotte dell’80% rispetto all’America, i tumori sono il 40% in meno, perfino l’osteoporosi è inferiore al resto del mondo. I livelli di colesterolo sono in genere bassi e il danno da radicali liberi è circa la metà rispetto a quello riscontrato nei settantenni di altre nazionalità. Come mai? Oltre a seguire una buona alimentazione a base di frutta, verdura e pesce, a spiegare ciò che accade a Okinawa è anche il cosiddetto yuimaru, ovvero il senso di appartenenza, la consapevolezza di essere ancora importanti e necessari per la famiglia e la società, la voglia di divertirsi e lavorare. Gli ultranovantenni non smettono di lavorare e praticano arti marziali. La vita all’aria aperta occupa la parte maggiore del tempo, soprattutto per la popolazione anziana.
Più lavori, più vivi. E per noi europei? Qual è il segreto per essere longevi? Anche per noi vale il consiglio di mantenersi attivi il più a lungo possibile perché lavorare a lungo ci allunga la vita. Chi ha uno scopo nella vita e ne è pienamente coinvolto dorme meglio rispetto a chi ne è privo. E una buona qualità del sonno ci aiuta a stare in buona salute e dunque a vivere più a lungo.
Ecco perché i giapponesi – anche quando vanno in pensione – continuano a fare ciò che gli piace e in cui riescono bene. Ma come si trova il proprio ikigai? “C’è chi considera l’ikigai qualcosa di spontaneo che ognuno di noi può sviluppare nel corso della vita capendo ciò che ci piace e in cui riusciamo bene ma a volte può essere necessario un lavoro di introspezione su sé stessi, specie se si sono vissuti eventi traumatici, come una malattia grave”. In questi casi può essere più difficile capire ciò che ci fa alzare di buon grado dal letto ed è necessario forzarsi per uscire dalla propria “comfort zone” e mettersi in gioco.

Trova l’ikigai, il motivo di esistere. Per stare bene serve uno scopo nella vita, qualcosa che ci fa sentire in pace con il mondo e soprattutto utili al mondo.

“…Ero diviso in interminati ieri, interminati domani, posando solo sulla cuspide degli eventi, un muro con tante finestre, ma non più la casa. Debbo abbattere muri e finestre, l’ultimo guscio del corpo perduto, se voglio riguadagnare il presente. Ecco perché io non guardo più negli occhi, o traverso gli occhi, ma per un gioco di prestigio io nuoto negli occhi, testa e braccia, per esplorare la curvatura della visione. Ho infranto il muro creato dalla nascita, e la linea del viaggio è rotonda e ininterrotta, proprio come l’ombelico. Non forma, non immagine, non architettura, solo voli concentrici di pazzia pura. Io sono la freccia della sostanzialità del sogno. Io verifico in volo. Io nullifico piombando a terra“.
(Tropico del Capricorno-Henry Miller)

RIDIAGRO :- )
Fabio
Charlie Chaplin raccontò al pubblico una storiella fantastica e tutti incominciarono a ridere
Charlie ripeté la stessa storiella e solo pochi risero
Ripeté di nuovo la stessa storiella e questa volta nessuno rise
Allora disse queste parole stupende:
“Se non potete continuare a ridere per la stessa battuta, perché continuate a piangere per lo stesso problema?”
.
-Livello di spagnolo?
-Lingua madre
-Mi dica un proverbio
-HOLA VA,HOLA SPACCA
-LE FAREMO SAPERE
😁SGSGSGS
..
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