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Tuesday December 12th 2017

MASADA N° 1875 16-9-2017 STUPRI E FEMMINICIDI

MASADA N° 1875 16-9-2017 STUPRI E FEMMINICIDI
Blog di Viviana Vivarelli

Un Paese di stupri e femminicidi- Il caso della violenza sessuale di due carabinieri su due ragazze americane -Come viene punita la violenza sessuale in Italia – Dati e cifre di una violenza continua – CETA – Migranti e sostenibilità- Il Pd, collusi e perdenti – La distruzione delle natura – La nuova bugia di Renzi: che il Pd sia un partito a vocazione ambientalista – Il WWF condanna Renzi – Chi emigra dall’Italia – Bloccata la campagna di Cancelleri in Sicilia

Noemi Durini, 16 anni, uccisa dal fidanzato.

-Non è amore se ti fa male
-non è amore se ti controlla
-non è amore se ti fa paura di essere ciò che sei
-non è amore, se ti picchia
-non è amore se ti umilia
-non è amore se ti proibisce di indossare i vestiti che ti piace
-non è amore se dubiti della tua capacità intellettuale
-non è amore se non rispetta la tua volontà

VIOLENZA CONTRO LE DONNE
Viviana Vivarelli
Giusto e doveroso indignarsi contro le violenze sulle donne soprattutto in uno Stato come l’Italia dove non è ancora stata raggiunta la parità femminile e dove c’è una chiesa che da duemila anni predica la superiorità dell’uomo e mette la donna in condizioni di inferiorità nel suo stesso seno, nella gerarchia come nel divieto di amministrare i sacramenti.
Resta il fatto gravissimo che queste violenze ci sono sempre state nel totale silenzio e disinteresse maschile, anzi, quando se ne parlava in Parlamento, i cari rappresentanti della dx si lasciavano andare a commenti di dubbio gusto, battute pesanti e risatacce volgari, mentre i giudici rilasciavano dubbie assoluzioni ai violentatori “perché la donna portava jeans o le minigonne” e la legge permetteva, come permette ancora, che lo stupratore lasciasse bel bello le aule del tribunale, dal momento che il reato veniva considerato dai cari legislatori maschili “un reato minore”. Ora poi che Renzi ha stabilito che in carcere non si va sotto i 5 anni di pena e che lo stalking non è più un reato penale ma una infrazione amministrativa sanabile con una multa, è tutto un festeggiare la libera volontà maschile di tormentare una donna e magari picchiarla o stuprarla, tanto si rischia poco, sempre che si venga presi. Viva libero stupro in libero Stato!
Ma i cari razzisti italiani, che finora delle sofferenze delle vittime se ne sono sempre fregati, ora che a queste violenze partecipano rumeni e marocchini, ecco che si sono svegliati dal loro coma e sono tutto un bollore di indignata difesa delle donne.
Facciamo un po’ di conti. Ogni anno in Italia più di 100 donne vengono uccise da uomini, quasi tutti famigliari o ex. E’ una strage. E ai femminicidi si aggiungono violenze spesso non denunciate che rischiano di fare altre vittime. Sono migliaia le donne aggredite, picchiate, perseguitate, sfregiate. Quasi 7 milioni quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso .
La media è di una vittima ogni 3 giorni.
E non era inferiore quando a uccidere o a stuprare erano solo gli italiani, anzi!
Negli ultimi 10 anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 in famiglia. Ebbene, di fronte a questo orrore io non ho sentito nessun uomo ergersi a difesa delle donne, nessun politico, nessun legislatore, nessun partito e mai, mai, ho sentito la canea che è esplosa adesso.
E questo mi lascia molto fredda sulle reali intenzioni degli uomini di difendere realmente le donne. Tanto più che non vedo nessuno di quelli che urlano “evirazione” o “pena di morte” ai rumeni, nemmeno uno, attaccare Renzi e Orlando che depenalizzano lo stalking, o chiedere pene più severe e carcere ‘immediato’ contro tutti gli assalitori, italiani compresi.
Sono 3 milioni e 466 mila in Italia le donne che nell’arco della propria vita hanno denunciato uno stalking, ovvero atti persecutori, il 16% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Di queste, 2 milioni e 151 mila sono risultate vittime di comportamenti persecutori dell’ex partner. Ma è solo la punta dell’iceberg perché si stima che il 78% delle donne che ha subito stalking, quasi 8 su 10, non si sia rivolta a nessuna istituzione e non abbia cercato aiuto perché era inutile (!).
E ora lo faranno ancora meno visto che il caro Pd ha deciso, nel silenzio-assenso generale, che le donne si possono tormentare e perseguitare sena che ciò sia considerato un reato.
Ecco, io vorrei questo riconoscimento della persona umana, sia essa donna o bambino (Renzi ha depenalizzato anche la corruzione di minore), trans o gay, comunque, dallo Stato e dalla Chiesa.E non questo sbraitare indecente in cui si rivela solo un razzismo barbaro in cui c’è solo odio di maschi contro maschi e nessuna reale difesa delle donne. Io vorrei vedere meno razzismo e più civiltà.

Da https://www.tpi.it/mondo/europa/italia/italia-violenze-sessuali-pene/

15 violenze sessuali ogni giorno in Italia: come è punito questo reato?

A guardare i numero sembra che l’Italia sia il Paese degli stupri e delle violenze sessuali.
In soli 5 anni, dal 2010 al 214 ci sono stati 23.000 casi di violenza.
Un caso su 4 riguarda minori, con una media di 15 violenze al giorno.
Nel tempo, lentamente, le pene sono state inasprite anche se una buona parte di italiani chiede punizioni più severe.
La violenza sessuale in Italia è punita con la reclusione dai 6 ai 12 anni.
Se la vittima muore, c’è l’ergastolo, che poi sono 20 anni.
Fino al 1996 il codice Rocco, fascista, prevedeva che la violenza sessuale fosse un reato contro la morale pubblica (carcere da 3 a 10 anni).
Nel 1996 si parò di reato contro la persona, la legge 66 rendeva reato le condotte dolose eliminando la distinzione fra atti di libidine violenta e violenza carnale. Oggi abbiamo l’articolo 609 bis.
“Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali è punito con la reclusione da 5 a 10 anni”.
Violenza sessuale per costrizione è quando il violento supera la resistenza della vittima. e.
Violenza sessuale per induzione avviene quando la vittima non è in grado di resistere, o si trova in una condizione di inferiorità fisica o psicologica, come quella di sudditanza
Il 22 aprile 2009 sono state approvate aggravanti per le violenze sessuali, il reato di stalking e il turismo sessuale con un’aggravante – reclusione da 6 a 15 anni – se la violenza è contro un minore di 14 anni.
L’aggravante scatta nei casi in cui la violenza sessuale è commessa sui minori di sedici anni; nel caso venga commessa con l’uso di armi, di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti; da persona travisata o che simula la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio; su una persona sottoposta a limitazioni di libertà personale; su una donna incinta; su persona in condizioni di inferiorità fisica o psichica; su un disabile.
Se il reato è commesso da un famigliare o sul luogo di lavoro con abuso di relazioni di ufficio o di prestazione d’opera.
• Reclusione fino a 16 anni – Se il fatto è commesso su un minore di 10 anni.
La violenza sessuale di gruppo è punita con la reclusione da 7 a 16 anni. Se ricorrono le circostanze aggravanti la pena può arrivare a 20 anni e non può essere comunque inferiore a 12 anni se la vittima ha meno di 10 anni o se dalla violenza deriva una lesione personale grave. Se la lesione personale è gravissima la pena non può essere inferiore a 15 anni.
I casi di violenza sessuale in Italia sono 23mila, di cui uno su 4 con vittima minorenne. Lombardia e Lazio si confermano i territori dove avvengono, in valore assoluto, il maggior numero di reati, rispettivamente 2.935 e 1.640 casi.
In Italia avvengono 15 violenze sessuali al giorno. Ben 7 vittime su 10 sono donne italiane. Le altre rumene, marocchine e albanesi.
6 milioni di italiani, 12%, chiedono la castrazione chimica in Italia e pene più dure.
Altri chiedono un corpo di polizia dedicato alla sicurezza delle donne (9 %) e “misure di protezione per le donne che denunciano violenza” (20,2 %), “aiutare le donne a non sentirsi in colpa” (12,3 %), “creazione e sostegno dello Stato dei centri antiviolenza” (9,8 %) e “campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica” (8,9 %).

Castarolo
Ma un premio alla faccia di bronzo di Del Sette il generale nessuno glie lo da’ ?
Il generale è ci è rimasto ma le che fra i suoi uomini ci sian ancora idioti così idioti da non capire che il cane non deve mai mordere i padroni.
Non batte ciglio il generalissimo su fughe di notizie, sulla sua nomina, sul renziegate, su cucchi o su qualsiasi porcata, sui fatti di Genova ecc.
I tradimenti alla costituzione, al mandato, ai compiti istituzionali non lo toccano, ma questa dimostrazione di ingenuità dei suoi uomini, che credono di poter impunemente comportarsi da ingenui, sempliciotti, abusando del prossimo senza intelligenza e scaltrezza e cattiva furbizia, senza selezione fra italiani migranti e cittadini del terzo mondo e i veri padroni dell’Italia (gli americani), nulla gli hanno insegnato decenni di fatti alla Dozier o Cermis o il caso di Amanda Knox ecc?
Con l’aggravante di non averle intelligentemente sequestrate e portate in un luogo sicuro come una loro caserma o furgoncino, come è successo a tante straniere nere, dell’est, migranti e prostitute (dicono le malelingue popolari), con l’aggravante di essersi comportati come ragazzotti di provincia infoiati e non come intelligenti carnefici ben addestrati (vedi i fatti di Genova), ed ancor di più con le pesantissime aggravanti di aver quasi confessato a caldo, no, su questa ultima cosa, il non essere stati assolutamente e mafiosamente omertosi e negatori del tutto ed a caldo, non è possibile è gravissimo e denota una immaturità psicologica inammissibile per chi voleva fare il carabiniere e non l’onesto cittadino benpensante.
Il generale si starà chiedendo come hanno fatto a superare i test psicologici ed essere ammessi, soggetti cosi lontani dalla mentalità criminale da non saper compiere neanche un semplice stupro facendola franca e tenendo la bocca chiusa.

Hairway To Steven
Come sottolineava qualche giorno fa Luca Sofri, le quotidiane pagine di denuncia contro la violenza sulle donne, contro il “femminicidio”, le pagine sull’equità e le quote rosa etc, vengono quotidianamente messe in imbarazzo dal contenuto boccaccesco delle home degli stessi giornali che le hanno pubblicate.
Faceva anche notare, il Sofri, l’eccezionalità dell’iniziale presunzione di innocenza accordata ai due benemeriti. Perché, in fondo, ma neanche tanto in fondo, la sottocultura da commenti sussurrati, da sottoscala del cervello rettile, è quella: lo stupro non esiste. Se c’è stato rapporto, c’era consenso. A parte, sai, quell’iniziale ritrosia. Ma come ci insegnarono i fumetti che leggevamo da piccoli, non c’è ritrosia che resista a un colpo di clava ben assestato.
Una ragazzina che in estate veste jeans e canotta non può camminare per strada senza essere seguita dalla bava di commenti maschili, di ogni età e classe sociale, appiedati o motorizzati. Innocui, si dirà. Predatori, non innocui. Anzi, propedeutici allo stupro. Stupratori nella misura in cui mortificano la ragazzina che non ha ancora la malizia e la prontezza di mandarlo affanculo o ammollargli una pezza, nel caso.
Non so cosa c’entrino la gara, l’agonismo, la concorrenza.
Forse si parte da molto più lontano.
Personalmente non ricordo di aver mai nemmeno fischiato a una donna. Nemmeno da sbronzo. Ma mio padre ha sbagliato tutto. Mi ha insegnato cose inutili. Un’eredità di monete fuori corso.
A me invece tocca parlare alla ragazzina suddetta, mia figlia, e alle sue sorelle adolescenti e spiegargli che razza di merde siamo, noi maschi, là fuori, in branco, ma anche da soli, e quali e quante attenzioni è igienicamente opportuno avere, là fuori, per proteggersi, e infine accogliere con sollievo l’autunno, così almeno le vedo uscire di casa in pantaloni lunghi.
Una battaglia culturale? Ma le battaglie si fanno tra contendenti. E lo vedete anche voi che non ci sono due eserciti contrapposti. Solo partigiani e guerriglieri, perdenti contro un modo di essere e di pensare mostruosamente e tacitamente approvato dalla stragrande maggioranza.
Si vota una legge per punire gli sciroccati a cui piace trastullarsi col braccio teso e chincaglieria littoria. Bene. Anzi male. Anzi chissenefrega. Voglio una legge che punisca lo stupratore fin da piccolo. A cominciare dal primo fischio accazzo perché non ha mai visto un paio di tette. Dalla prima volgarità che fa arrossire una tredicenne alla fermata del bus. Oppure un’estensione al diritto di legittima difesa, così da poterli prendere a schiaffi direttamente.

Insulti e calunnie: le due americane ora hanno paura
Davide Vecchi
Hanno paura. E sono ancora sotto choc. Non solo per la violenza che hanno denunciato di aver subito. Anche per le insinuazioni sul loro conto circolate dopo essersi rivolte alla questura per indicare due carabinieri come loro stupratori. Persino il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha rilasciato una dichiarazione a dir poco infelice: “Gli studenti stranieri devono imparare che questa non è la città dello sballo”. C’è poi voluto l’intervento del legale di una delle due, Gabriele Zanobini, per smentire la bufala dell’assicurazione antistupro sottoscritta in vista del soggiorno in Italia e quello del procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, per negare con fermezza un altro dato falso diffuso da alcuni giornali secondo il quale a Firenze le americane denunciano con frequenza di essere violentate ma le indagini rivelano che si tratta di casi inesistenti.
A distanza di una settimana esatta, le due ragazze statunitensi di 19 e 21 anni si sentono quasi prigioniere più che vittime. Portate fuori Firenze, in campagna, in un ambiente protetto, sono state entrambe raggiunte dai familiari e vogliono rientrare il prima possibile a casa. In Italia erano arrivate appena dieci giorni prima di incontrare i due carabinieri. Per studiare. L’Accademia degli stranieri alla quale si erano iscritte per un corso di sei mesi si era raccomandata: “Fidatevi solamente delle forze dell’ordine”. Loro hanno seguito il consiglio. E si sono ritrovate a denunciare di essere state violentate proprio da due uomini dell’Arma. I due, Pietro Costa e Marco Camuffo, si sono presentati da indagati in Procura ed entrambi hanno sostenuto che le ragazze erano consenzienti. Il più giovane, Costa, ha aggiunto di essersi adeguato a quanto faceva Camuffo, più alto di grado, spingendosi ad affermare – stando a quanto riporta il Corriere – che sono state “loro a insistere”. La Procura ha chiesto l’incidente probatorio e ora le giovani dovranno essere sentite. L’avvocato Zanobini ha chiesto che l’incontro con il giudice per le indagini preliminari avvenga in maniera “protetta”, ma si dovrà attendere che le condizioni delle giovani migliorino e che le due se la sentano. Secondo il personale sanitario che le sta assistendo non sarebbero ancora in grado di affrontare di nuovo il ricordo di quella notte. La 19enne, inoltre, è italo-americana, quindi comprende bene la nostra lingua. Per questo i familiari e le persone che le stanno accanto cercano di non farle usare internet né leggere i giornali

CETA
..e intanto che la massa si scatena contro gli stupratori marocchini il nostro Governo firma il CETA, il trattato commerciale Europa-Canada che farà a pezzi le nostre piccole e medie imprese e manderà a rotoli l’economia dell’Ue.
Ecco che si dimostra quanto ho detto più volte: i delitti dei migranti (oggi gli stupri di 4 criminali ma ieri potevano essere fatti di cronaca nera come il delitto di Cogne o di Garlasco) vengono amplificati a dismisura come arma di distrazione di massa. Invece i delitti della finanza e delle multinazionali, come il CETA o il TTIP, mancano dalle pagine dei nostri quotidiani o dalle notizie dei nostri tg e, mentre la gente si divide tra innocentisti e colpevolisti, o scatena la rabbia più viscerale e il razzismo più feroce, l’alta finanza e gli squali dell’economia, liberi de ogni sguardo, fanno a pezzi i nostri diritti più elementari.
E tanti, che ne siano consapevoli o no, sono manovrati da questo gioco osceno e partecipano alla grande disinformazione di massa facendosene parte con grandi campagne di odio collettivo che colpiscono solo pesci piccoli mentre gli squali agiscono indisturbati.
E ancora, in queste condizioni di ignoranza e barbarie, qualcuno di questi che sono tirati coi fili come burattini, ha la faccia di chiederti: ma tu ami il tuo Paese?
L’amore, per essere vero amore, deve essere intelligente e per essere intelligente deve essere informato, deve affrontare la verità e saper combattere con la ragione.
Altrimenti non sarà mai vero amore consapevole, ma il movimento da basso ventre di gente che vive solo con la pancia.

ALESSANDRO GILIOLI
Faccio molta fatica a credere che nel 2017 un maschio – sia esso carabiniere o immigrato o capo del Fondo monetario – se violenta una donna lo fa solo per sfogare la sua “incontenibile pulsione erotica”.
Faccio molta fatica a credere che sia solo una questione di pulsione erotica per tanti motivi ma soprattutto per le infinite – infinite – occasioni di rapporto sessuale consenziente (anche se magari mercimoniale) che oggi vengono proposte a chiunque – a qualunque maschio di qualunque età e condizione sociale: da Tinder ai centri massaggi delle ragazze cinesi. L’accesso al sesso è ovunque e oggi farebbe solo ridere l’argomentazione difensiva più comune con cui gli avvocati degli stupratori arringavano mezzo secolo fa: “È stato provocato, non ce l’ha fatta a trattenersi”.
Credo invece che, almeno in molti casi, nello stupro ci sia dietro qualcosa d’altro rispetto all’animalità incontrollata: cioè l’ansia del potere, la conferma del potere o (rovescio della stessa medaglia) la frustrazione del potere mancato. Insomma in ogni caso la competizione verso il potere, di cui la donna-preda è solo (atavico) simbolo.
Lo stupro, a chi lo mette in pratica, “serve” a questo: a sentirsi “persona alfa”, a confermare o a dare l’illusione che la propria maggiore forza fisica rispetto alla vittima esprima e soddisfi più in generale il proprio potere, il proprio stare più in alto di qualcuno nella grande competizione globale in cui siamo tutti immersi e ai cui siamo tutti stati imprintati.
Non sto scoprendo nulla di nuovo ma forse la prevenzione dello stupro deve passare – fin dalle scuole, ma sarebbe bello anche altrove – da una battaglia culturale che coinvolga i maschi rovesciando il loro cervello: quello che invece fin da piccoli ci viene attrezzato per la gara, per la concorrenza, per l’agonismo sociale.
E dove la conquista fisica e violenta della donna si trasfigura come parte e specchio di questo tragico iper agonismo.

C’è lo stupro di serie A e lo stupro di serie B?
Beppe Giulietti
Ci si indigna per lo stupro o per le generalità dello stupratore? Questi ultimi giorni ci hanno consegnato un dibattito disgustoso, strumentale, cinico, oltraggioso nei confronti delle vittime, utilizzate per tentare di conquistare qualche voto alimentando paure, livori, razzismo.
Gli eredi di coloro che applaudirono alla violenza contro la “rossa” Franca Rame hanno inveito contro il branco di Rimini perché “nero”.
Giornali che hanno sempre ignorato il femminicidio, e sbeffeggiato ogni battaglia per i diritti delle donne, hanno usato il tema per alimentare i pozzi dell’odio.
Questi comportamenti vanno denunciati e contrastati con durezza e determinazione, ma guai a inseguirli sulla strada della ritorsione, della contrapposizione dello stupro bianco a quello nero.
I due presunti violentatori in divisa di Firenze non sono la risposta al branco di Rimini, ma, eventualmente, la conferma di un atteggiamento violento, diffuso, prepotente e che tende ancora a considerare la donna un oggetto da prendere e possedere, eventualmente anche ricorrendo alla brutalità.
Allo stupro, anche quello consumato dentro le mura domestiche, non vanno concessi alibi o giustificazioni; la sua riduzione a questione etnica e le strumentalizzazioni politiche e mediatiche, avranno il solo effetto di banalizzare e sfigurare una tragedia senza fine.
Non cadiamo nella trappola di chi vorrebbe trascinarci nella spirale della ritorsione polemica e restiamo, sempre e comunque, dalla parte di chi ha subito le violenze, a prescindere dalle generalità dei suoi torturatori.

Il caso Théo e lo stupro come strumento di potere
BEATRICE DA VELA

Il “caso Théo” infiammò la Francia e dimostrò che lo stupro, come gesto di violenza, esula dai rapporti individuali e assurge a strumento politico.
Il 2 febbraio 2017 a Aulnay-sous-Bois, banlieu a nord di Parigi, durante un’operazione della polizia, un 22enne di colore fu picchiato dalla polizia e stuprato con un manganello. La violenza degli agenti, testimoniata anche da riprese video, ha scatenato la reazione degli abitanti della periferia parigina, durata per diversi giorni, dove le proteste pacifiche sono state accompagnate anche da reazioni violente.
Nel fine settimana, nonostante l’appello del ragazzo a non scatenare una guerriglia urbana, gli scontri si sono riaccesi, perché l’inchiesta ha rilevato che lo stupro – che ha costretto il giovane a subire un’operazione con una prognosi di 60 giorni – è stato involontario.
Ora l’assurdità dell’affermazione (come si fa a violentare una persona senza accorgersene?) ricorda molto certe dichiarazioni su ben note e altrettanto scandalose vicende di casa nostra, sia per il caso Cucchi che per la morte di Aldovrandi.
Il caso Théo è molto simile a scenari in altre parti del mondo, a cominciare da tutti quei casi di soprusi della polizia statunitense su persone appartenenti alla comunità nera, che hanno dato vita al movimento Black lives matter.
Il motivo dello scontro etnico e di classe è evidente (e di scontro di classe si può parlare anche per i casi in cui la nostra polizia ha massacrato persone indifese e ai margini della società): la violenza è perpetrata nei confronti di chi è meno privilegiato, di chi è isolato e debole.
In questo caso, però, c’è un elemento ancora più grave, che ricorda le torture inflitte da chi dovrebbe incarnare lo Stato a chi si trova nella custodia dello Stato (che siano insulti e
minacce a sfondo sessuale durante la detenzione a Bolzaneto degli arrestati alla scuola Diaz durante il G8 del 2001 o gli stupri compiuti dai militari statunitensi ad Abu Ghraib), cioè l’utilizzo dello stupro.
Lo stupro è un’arma politica potentissima, che degrada la vittima, trattandola come una cosa e distruggendone l’integrità fisica e psichica. È il sistema del potere e del privilegio che si manifesta in uno dei modi più violenti possibili e mira a degradare e a costringere alla sottomissione chi si trovi in posizione di debolezza.
Non a caso è una delle manifestazioni della violenza contro le donne, usato da sempre come strumento di guerra.
Questa volontà di distruggere l’identità di ciò che è altro da sé è uno dei modi di agire del maschilismo e proprio il fatto che, come in questo caso, lo stupro sia inflitto a un uomo mette in luce che non si tratta solo di una dinamica tra i due generi maggioritari, ma di una dinamica di potere che coinvolge diversi assi di privilegio e che per questo coinvolge tutte e tutti, indipendentemente dall’appartenenza a un genere specifico.
Proprio per questo è necessario che la lotta contro l’eteropatriarcato e la cultura dello stupro non debba coinvolgere solo le donne, ma ogni persona.

“…e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) piglianculo e i quaquaraqua. Pochissimi gli uomini; i mezzi uomini pochi, che mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezzi uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione delle anatre“.
(Il giorno della civetta, Leonardo Sciascia)

IL CETA
Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Il Ceta entrerà provvisoriamente in vigore il 21 settembre senza aspettare il sì definitivo dei Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri. E questo dice già tutto di quanto democratico sia questo Trattato commerciale firmato da Europa e Canada. Il Ceta è un pericolo soprattutto per la nostra agricoltura, nonostante la disinformazione di alcune associazioni di categoria che lo difendono. Questa è la verità sul Ceta. Ci dispiace che la Confederazione italiana agricoltori (Cia) nasconda la testa sotto la sabbia. Anche Coldiretti ha definito l’accordo con il Canada “un regalo alle lobby industriali”. Ecco punto per punto un po’ di chiarezza sulle conseguenze del Ceta: PRINCIPIO DI PRECAUZIONE Il principio di precauzione stabilisce che qualora vi sia un ragionevole dubbio sulla pericolosità di un prodotto, le autorità possono comunque limitarne la circolazione o richiedere modifiche nella sua produzione anche in assenza di una inconfutabile prova scientifica. L’idea di base è che la scienza non debba essere il solo ed unico fattore da considerare quando si valuta la pericolosità potenziale di un bene. In Canada, invece, solo un rischio scientificamente dimostrabile comporta la messa al bando di un prodotto. La CIA afferma, erroneamente che il principio di precauzione non sarà intaccato dal CETA. Questa affermazione, tuttavia, è falsa per i seguenti motivi: 1) Il campo di applicazione del CETA si estende ad ambiti in cui l’UE applica normalmente il principio di precauzione. 2) Il CETA, ad esempio, incorpora le norme sanitarie e fitosanitarie (SPS) dell’organizzazione mondiale del commercio (OMC), che pur prevedendo alcune flessibilità non hanno impedito all’Europa di perdere le dispute relative agli OGM e all’importazione di carne trattata con ormoni. 3) Lo stesso vale per il capitolo relativo alle barriere tecniche al commercio (TBT). Anche qui sono state incorporate le norme dell’OMC, senza però risolvere l’ambiguità che sta alla base di queste disposizioni riguardo il principio di precauzione. Il principio di precauzione si è già mostrato inservibile in dispute avvenute secondo gli stessi principi giuridici su cui è stato basato il CETA. E’ ragionevole pensare che la medesima situazione possa riprodursi. MISURE SANITARIE E FITOSANITARIE La CIA afferma che, poiché il principio di precauzione è contenuto nei trattati costituitivi dell’UE e difeso nelle dichiarazioni di accompagnamento al CETA, esso non può essere disatteso. Purtroppo anche questa affermazione può essere facilmente confutata dal momento che tramite le procedure di reciproco riconoscimento (per quanto riguarda il capitolo TBT) e equivalenza degli standard (per il capitolo SPS) un prodotto commercializzabile in Canada ed approvato secondo regolamentazioni canadesi sarà vendibile anche sul mercato europeo senza essere prima stato sottoposto a un processo di approvazione basato sul principio di precauzione. Ovviamente, questo non significa che le norme europee che vietano un prodotto diventino automaticamente inutili e come afferma correttamente la CIA, “prodotti trattati con additivi attualmente vietati nell’UE non potranno essere importati”. Tuttavia le norme europee che limitano questi prodotti potranno essere più facilmente indebolite, anche grazie alle procedure di cooperazione regolamentare incluse nel trattato. Un possibile spunto per capire come il CETA possa indebolire nella pratica il principio di precauzione può essere individuato nel caso del regolamento sugli interferenti endocrini. Per facilitare l’entrata in vigore di CETA e (possibilmente) TTIP la Commissione Europea nel 2015 ha posposto l’entrata in vigore di criteri basati sul principio di precauzione per rendere operativa la legislazione europea in materia di interferenti endocrini. UTILIZZO DEGLI ORMONI Il CETA non comporta automaticamente l’entrata in commercio di carne trattata con ormoni, ma potrebbe renderla più facile. Esso non rinforza la posizione europea di blocco alla carne trattata con ormoni, ma anzi assume come riferimento il quadro normativo secondo cui la posizione europea è stata ritenuta non conforme alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e per cui l’UE ha dovuto compensare Stati Uniti e Canada importando quote senza dazi di carne americana e canadese. INDICAZIONI GEOGRAFICHE La CIA insiste sulla precedente assenza di tutela per le IG in Canada per difendere il magro risultato del trattato in termini di tutela dei nostri prodotti tipici sul mercato canadese, che non riguarda tanto la quantità delle IG protette, quanto la qualità della protezione offerta. Se è vero che 41 IG italiane hanno ottenuto protezione, i principali prodotti canadesi che imitano formaggi italiani (Parmesan, Asiago, Fontina, Gorgonzola…) o salumi (prosciutto di Parma) potranno continuare ad essere presenti sul mercato canadesi accanto al prodotto originale italiano. E’ facile immaginare che il consumatore canadese opterà per le marche che conosce da tempo, che risulteranno anche meno care. La denominazione (-simil, -stile, -tipo) sarà obbligatoria solo per i produttori entrati nel mercato di un determinato prodotto dopo il 2013.

Ventrone Antonio
Virginia l’elezzioni l’ha vinte ‘n anno fà,
Ditejelo a Orfini, che nun è ‘no scherzo,
Er sor Giachetti poi annatelo a svejà,
Se crede d’avè vinto, e invece ha perzo!!!
L’amichi veri, de Buzzi e Carminati,
Sò annati in bestia assieme cor PD,
Tanti compagni in cella carcerati,
A destra poi, non sanno più che dì.
Queli ar potere, sò tutte quante sòle,
Stampa e tivvù, sò quinni scesi in guera,
Li scheletri n’armadio, Sabelli nun li vòle,
Se lavora sempre, e fino a tarda sera.
Sippure è piccola, cià ‘na forza immenzza,
Nun ce provà co lei, è inutile, n’a freghi,
Forte e tenace è simile a ‘na lenza,
Virginia la fermi, sortanto si la leghi.
‘N anno è volato, breve quanto ‘n giorno,
La situazzione pare arquanto grave,
Zitti ar lavoro, senza guardà ‘ntorno,
Seguimo li criteri, veloci co ste gare.
Tanto è lo schifo ch’avemio ereditato,
Chi c’era prima, seguiva ‘n antro schema,
Nissun politico fin’ora s’è sarvato,
Co mafia capitale, mezza Roma trema.
Le resistenze de chi c’è stato prima,
Cor sottobosco de li raccomannati,
A lo scoperto sò esciti ‘na matina,
Sti farabutti, sti granni disgrazziati.
Nun hanno favorito er cammiamento,
Anzi er contrario l’hanno rallentato,
Pe questo sò ‘ncazzato e me lamento,
Pergiunta resta ‘n verme, chi ha sparlato.
Dovete da senticce da ste recchie,
Volemo che Roma, sia pronta per futuro,
Le procedure de prima, eremo vecchie,
Adesso annrà ‘n pò mejo de sicuro.
La trasparenzza credo sia ‘mportante,
Pe ‘na città co tutte ste risorze,
Pe li corotti er piatto è assai ‘nvitante,
Er popolo Virgì, te ama senza er forze…

SOSTENIBILITA’
Viviana Vivarelli
Io non voglio assolutamente che nel nostro Paese si riversino tutti i disperati del mondo ed è questo che intendo quando parlo di sostenibilità
Ma allora come mai tutti questi razzisti con la bava sui denti se la prendono con chi arriva e non con chi li ha fatti arrivare?
Come mai sento tanto parlare di odio al Corano e all’Islam e nemmeno una parola di biasimo contro chi ha firmato impudentemente Dublino I e II che ci costringono a tenere chi sbarca nel luogo dove sbarca e sono stati Berlusconi e la Lega?
E come mai tante parole aggressive contro chi stupra e nemmeno una contro Renzi che firmando Tryton ‘offre’ le coste italiane come unico approdo a mezza Africa?
C’è qualcosa che mi puzza di poco serio in questi razzisti da strapazzi che sanno guadare solo al criminale comune ma non guardano mai ai criminali del potere e, anzi, col loro odio contro il somalo o il marocchino deviano la rabbia popolare verso altri bersagli.
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Un popolo di sessanta milioni di persone, sottomesso e tenuto in scacco da qualche migliaio di malfattori coesi ed arroccati a difesa dei propri soprusi, è destinato alla schiavitù.
..e il razzismo è ancora il mezzo più spiccio per mettere questo popolo contro altri popoli a far dimenticare quale deve essere la prima lotta: rendersi liberi dai nostri oppressori
Così facevano duemila anni fa
Così fanno ancora oggi coi loro scagnozzi
Dividere il popolo, instillare l’odio verso gli stranieri o i diversi o i più miseri
In tal modo la lotta principale sarà annullata
e i poveri si scanneranno con altri poveri
l’odio si riverserà in altro odio
e tutti si dimenticheranno di chi è il vero nemico
Così fecero i Romani
così fecero i preti nel Medioevo
così fecero i tiranni
Napoleone, Hitler, Stalin
così fanno ancor oggi i tirapiedi dei potenti
così pronti a seminare odio tra chi non ha il potere
affinché dimentichi che i suoi mali fondamentali non vengono dai nemici esterni ma da quelli interni.

COLLUSI E PERDENTI
Marco Travaglio

Le cronache della campagna elettorale siciliana ricordano una celebre scena del film di Mel Brooks Mezzogiorno e mezzo di fuoco: quando il cattivo seleziona e arruola una sporca dozzina per dare l’assalto a Rock Ridge. Si siede dietro un banchetto ed esamina i curricula dei candidati in fila indiana: “Precedenti penali?”. Il primo risponde: “Stupro, assassinio, incendio doloso, stupro”. E lui: “Hai detto due volte stupro”. “Sì, ma mi piace tanto lo stupro!”. “Ottimo, firma qua. Avanti il prossimo… Precedenti penali?”. “Atti di libidine in luogo pubblico”. “Non è mica tanto grave”. “Sì, ma in una chiesa metodista!”. “Ah carino! Arruolato, firma qua!”.
Ieri abbiamo raccontato l’avvincente caso del Pd che riesce a violare addirittura il proprio Statuto per abolire le primarie, eliminare il suo governatore Rosario Crocetta dopo avergli fatto la guerra per tre anni, e candidare al suo posto tal Fabrizio Micari, rettore di Palermo, che nessuno conosce a parte il sindaco Leoluca Orlando e Angelino Alfano. Ma, se lo scandalo fosse solo questo, sarebbe il meno. Sulle nozze tra Pd-Alfano, che già alle Comunali palermitane si fusero addirittura in un listone unico e infatti raccolsero un sontuoso 8,5% dei voti, la cosiddetta sinistra si divide: Giuliano Pisapia, se non cambia di nuovo idea, benedice il matrimonio con Angelino, dopo aver giurato per otto mesi che mai e poi mai; Articolo1 e SI invece candidano una delle poche figure limpide rimaste nell’antimafia siciliana, Claudio Fava. E tutti a discutere se Alfano non sia troppo “di destra” per allearsi con lui: ieri a Palermo, oggi in Sicilia e al governo, domani alle elezioni politiche.
Ora, a nostro modesto avviso, Alfano non è di destra, né di centro, né di sinistra, anzi non si è proprio mai posto il problema della propria topografia politica. Da sempre si regola così: se, nell’atto di sedersi, le sue terga impattano in una morbida poltrona, vi si accomoda e vi pianta le tende; se invece avverte alle sue spalle come un senso di vuoto, tasta con le mani a destra e a sinistra in cerca della cadrega più vicina e, appena la trova, diventa subito un tutt’uno con essa. Si spiega così la sua altrimenti ingiustificabile longevità governativa, refrattaria ai cambi di stagione, infatti ininterrotta da ben 9 anni e mezzo: ministro della Giustizia con B. (centrodestra, 2008-2011), fervente sostenitore di Monti (tecnico di larghe intese, 2011-2012), ministro dell’Interno con Letta (politico di larghe intese, 2013) e poi con Renzi (centrosinistra, 2014-2016), ministro degli Esteri con Gentiloni (centrosinistra, 2017).
Il che, fra l’altro, aggiunge un tocco di comicità surreale all’ultimo nome del suo cosiddetto partito: “Alternativa Popolare” (ma alternativa a che e a chi? Boh). Figurarsi se, impegnato com’era a saltare da una poltrona all’altra senza mai toccare terra, Angelino Jolie ha mai avuto il tempo d’interrogarsi sulla sua latitudine ideologica. La sua unica bussola è quel delizioso sederino d’oro che lui usa come il rabdomante la bacchetta: se del caso, lo poggerebbe pure sulla dittatura del proletariato. Forse, anziché interrogarsi sul suo essere di sinistra o di destra, si dovrebbe discutere di che significhi allearsi col suo partito, soprattutto in Sicilia. Leggere l’ultima inchiesta di Giuseppe Pipitone sul sito del Fatto, per credere. C’è l’ex sottosegretaria Simona Vicari, indagata e costretta a dimettersi per aver ricevuto un Rolex da 5.700 euro e un contratto per il fratello dall’armatore Ettore Morace in cambio di un emendamento che gli dimezzava l’Iva: beccata col sorcio in bocca, dichiarò pure che 5.700 euro erano pochi per una vera mazzetta (forse temeva l’accusa di deprimere il mercato tangentizio). C’è Giuseppe Castiglione, grande sponsor dello sposalizio Alfano-Renzi, sottosegretario all’Agricoltura e genero d’arte (il suocero forzista Pino Firrarello tiene alto l’onore della famiglia con una prescrizione per tangenti), imputato a Catania per turbativa d’asta sugli appalti del Cara di Mineo e per corruzione elettorale sulla “spregiudicata gestione dei posti di lavoro (circa 400) per l’illecita acquisizione del consenso elettorale”: a Mineo, grazie a lui, gli alfanidi raccolgono il 40% dei voti (20 volte la media nazionale), da spendere prima a destra e ora a sinistra.
Poi, oltre a una bella infornata di cuffariani e lombardiani che non guastano mai, c’è Francesco Cascio, ex presidente dell’Assemblea regionale, due volte imputato. Nel primo processo è stato condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per aver favorito due imprenditori che avevano chiesto un finanziamento europeo di 6 milioni per un fondamentale resort con campo da golf sulle Madonie, in cambio di lavori gratis nella sua villa lì vicino. Nel secondo processo deve rispondere col senatore alfaniano Marcello Gualdani di aver comprato voti alle ultime Regionali del 2012 in cambio di “formaggi, latte, uova e pacchi spesa”. Ragion per cui, mentre Cascio decadeva da consigliere regionale per la legge Severino, Alfano che l’aveva votata gli ribadiva tutta la sua “amicizia, stima e fiducia”. Il più pulito della compagnia è Giovanni Lo Sciuto, consigliere comunale di Castelvetrano, che vanta solo una foto giovanile con Matteo Messina Denaro al matrimonio della cugina del boss. Ma che sarà mai: infatti Lo Sciuto siede nella commissione antimafia della Regione, presieduta dal candidato governatore del centrodestra, Nello Musumeci. Dicono: con Alfano si vince. Sarà: per ora il duo Pd-Ap è terzo nei sondaggi, a notevole distanza dal testa a testa Musumeci-Cancelleri. Se qualcuno inorridisce già all’idea di vincere con Alfano, provi a immaginare come sarebbe perdere con Alfano.

Non so chi abbia scritto questa bella poesia ma la mando ad ogni donna

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni…
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di fotografie ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!

Ivo Serenthà
Siamo tutti colpevoli,anche chi non ritiene di esserlo, l’Africa è in queste condizioni per un innumerevoli ragioni, le proprie prima di tutto, e dal colonialismo altre responsabilità si sono aggiunte e in modo colpevolmente grave, grazie allo sfruttamento del loro territorio lasciando in miseria chi ovviamente le ricchezze le deteneva.
Ora c’è il crudele giochino a scaricare le responsabilità, dall’Italia alla Grecia che una parte l’hanno fatta,magari in modo approssimativo, del resto il fenomeno è talmente vasto che sarebbe stato difficile fare di meglio,arrivando a una condizione diventata insostenibile per la chiusura dell’Europa.
Ieri la corte europea ha condannato alcuni paesi, gli ultimi arrivati che non ne vogliono sapere di accogliere chicchessia, quelli sono entrati per prendere cosa c’è di buono, mica per ospitare un pezzettino d’umanità.
Sì, siamo tutti colpevoli del disastro umanitario, forse perché siamo in troppi su questo pianeta, le risorse che non sono illimitate ad iniziare da quelle idriche sempre più scarse e gli sconvolgimenti climatici, sono tutte componenti che affosseranno la qualità di vita vissuta sino ad ora, e non solo la qualità.

Annamaria

“Qualche anno fa noi occidentali giustificavamo l’intervento armato in altri Paesi – Afghanistan, Iraq, Libia – come “operazione umanitaria”: la nostra coscienza non poteva accettare che feroci dittatori insanguinassero il loro paese”.
Operazione umanitaria? Con le virgolette o senza, questa cosa faccio fatica a leggerla.
Perché io avevo capito un’altra cosa: avevo capito che quelle guerre (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e molte altre, purtroppo) tutte di aggressione contro Stati liberi e sovrani, mascherate dietro grotteschi pretesti di cui TUTTI NOI conoscevamo l’inconsistenza e la falsità, non avessero nulla di umanitario.
Quello che volevamo era il controllo di intere aree del pianeta e lo sfruttamento delle loro ricchezze: per questo abbiamo invaso, bombardato, saccheggiato, distrutto, massacrato e ridotto alla disperazione milioni di esseri umani.
Questo abbiamo fatto con quelle guerre, in PIENA consapevolezza. Abbiamo creato inferni. Noi Occidente, noi giusti, noi umanitari, noi portatori di democrazia e civiltà. Noi assassini.
La carneficina la facciamo da sempre. E la coscienza non è a giorni alterni, no, la coscienza è sempre la stessa: nera come la notte.
Sappiamo benissimo, per esempio, che di ‘feroci dittatori’ intenti a insanguinare il loro Paese (e non solo) il mondo è pieno: ma sono quelli ‘giusti’, quelli che ci fanno comodo, quelli a cui non si fanno guerre umanitarie.
La nostra coscienza nera come la notte.

Paolo De Gregorio
Persino il Papa, con la sua frase: “accogliere solo chi si può integrare”, ha smesso di affrontare il problema con le solite irrazionali litanie sulla accoglienza senza se e senza ma, ed è passato incredibilmente nel mondo razionale ammettendo implicitamente che la nostra economia non ha bisogno di manodopera non qualificata, che l’Italia ha milioni di disoccupati, è un piccolo paese a rischio sismico e idrogeologico e che la gente è diventata intollerante (cattolici compresi) verso questa invasione.
Se le parole di un prete fossero una cosa seria e non soggette a interpretazioni, precisazioni, manipolazioni, la sua frase vorrebbe dire semplicemente che bisogna immediatamente fermare qualunque flusso all’origine, prima che la situazione diventi ingestibile, e anche a un laico e ateo come me è rimasta impressa, sconvolgente, quella immagine della piazza del Duomo di Milano piena di migliaia di islamici in preghiera in aperta sfida verso la Cattedrale ed i cittadini milanesi.
Comunque i fatti storici come l’invasione dell’Europa vanno analizzati freddamente e se qualche sprovveduto pensasse che questo fenomeno migratorio ha alleviato il problema della sovrappopolazione in Africa, dobbiamo aggiornarlo e informarlo che la popolazione africana, negli ultimi 20 anni di massiccia emigrazione, è passata dagli 800 milioni del 2000 a un miliardo e 252 milioni attuali.
La responsabilità di questa situazione ricade esclusivamente sulle religioni, islamica e cattolica, che impediscono alle donne africane di avere a disposizione i vari contraccettivi che sono a disposizione delle donne europee, che hanno conquistato la crescita zero (che poi vuol dire 2 figli per coppia), strafregandosene di quello che predicano i preti e amministrando personalmente la loro sessualità e riproduttività.
Delle migliaia di ONLUS presenti in Africa, tanto caritatevoli (adesso anche verso gli scafisti) non mi risulta che ve ne sia nemmeno una che si occupi di contraccezione, pur essendo evidente che questa è l’unica strada percorribile, lavorando soprattutto sulle donne che subiscono l’insulto di gravidanze non volute, all’interno di una subcultura maschile che misura la propria virilità sul numero di figli messi al mondo.
Ogni risorsa economica diretta verso l’Africa, a parziale risarcimento di petrolio, diamanti, legni pregiati, ecc. che gli rubiamo, dovrebbe essere indirizzata a fornire alle donne i contraccettivi a disposizione delle donne europee, compresa la pillola del giorno dopo, magari paracadutandole o portandole via mare, visto che le Ong la navi ce l’hanno, ma le usano per destabilizzare l’Europa e illudere migliaia di poveracci che qui avranno un futuro, che poi scopriranno essere quello di schiavi a 20 euro al giorno.

Annamaria
YEMEN: UN GENOCIDIO DI BOMBE E COLERA, CANCELLATO
” il caso dello Yemen, un paese devastato da una guerra che sta falcidiando centinaia di migliaia di persone proprio causata dall’Arabia e che nessuno ricorda. Non c’è media ufficiale che dia visibilità a questa immane tragedia.
[…]i suoi abitanti sono già fantasmi che popolano il pianeta e i suoi bambini neanche meritano di essere nominati.[…]Ci siamo in mezzo anche noi italiani a tutto questo, per l’appoggio che diamo all’Arabia Saudita e agli Stati Uniti in questa guerra vergognosa mediante le bombe che fabbrichiamo e inviamo al fine di massacrare la popolazione inerme.”
Diciamo che nello Yemen il lavoro pulito lo fanno le bombe, il lavoro sporco lo fa il colera.
Ma a noi dello Yemen non importa un fico secco.

VERGOGNE
Turchia, il disastro umanitario: così i rifugiati siriani vivono tra baracche e lavoro minorile
Un anno dopo l’accordo con la Ue, milioni di profughi sono bloccati nel Paese di Erdogan. Dove sopravvivono o sono ridotti in schiavitù. E il regime di Ankara non vuole che il mondo ne parli.”
E infatti: come vuole Ankara (e come vuole la Merkel) noi non ne parliamo.
Sono milioni? Sono ridotti in schiavitù? Noi non facciamo una piega.
In Birmania la pulizia etnica sfiora già il genocidio e mostra il volto feroce e violento del buddismo.
Ma la soave San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, non muove un dito e si nasconde vigliaccamente dietro i militari per far passare un genocidio che a lei va benissimo.
Ma sì, quelli so’ lontani, che ci frega?
Niente, a noi proprio niente.
Poi però i profughi non li vogliamo?!
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La nuova consapevolezza maturata in noi di essere parte costitutiva dell’ecosistema e di partecipare in prima persona, vittime e carnefici, alla sua distruzione, ci suggerisce che inquinare l’ambiente significa avvelenare noi stessi. Che quando i pesci muoiono nei fiumi, quel veleno che li ha uccisi giungerà ben presto nella caraffa d’acqua cosiddetta potabile sulla nostra tavola. Che quando vendiamo per 30 denari una foresta, abbiamo venduto, con gli alberi abbattuti, parte della nostra eredità d’ossigeno, che con l’ape uccisa oggi dalle molecole di sintesi muore la speranza nei fiori del futuro.
(Giorgio Celli)

NICOLA FRATOIANNI. Sx ITALIA
Renzi si metta l’anima in pace, il Pd non è un partito a vocazione ambientalista

Viviamo ormai in uno stato di calamità permanente, nel nostro Paese. Siccità che desertifica i terreni, incendi che distruggono ciò che di vitale ancora resiste, e poi le piogge torrenziali a invadere le città.
Tutto viene vissuto da buona parte della politica come se si trattasse di fatti normali, ineluttabili. Come fossimo di fronte a naturali processi entropici del mondo. Eppure sappiamo ormai da tempo che non è così, sappiamo con sufficiente certezza, grazie ad anni di studi, di ricerche, di approfondimenti e grazie all’esperienza diretta, che si tratta di fenomeni sempre più violenti, estremi, dovuti alle scelte politiche degli ultimi anni.
Fa specie come troppa parte della politica si accapigli, nelle ore immediatamente successive ai tanti e sempre più frequenti disastri (gli ultimi a Livorno e Roma), per individuare le responsabilità immediate di scarsa capacità di gestione emergenziale dei fenomeni. Quasi tutti guardano al particolare del momento, quasi nessuno si interessa delle cause che stanno portando il nostro Paese (e buona parte del nostro pianeta) al disastro annunciato.
Va chiarito una volta per tutte che le cause hanno a che fare con un modello di sviluppo che ha definitivamente rotto i ponti con la compatibilità fra l’estrazione e l’accumulo di ricchezza e il mondo. L’ambiente in cui viviamo è sempre più vissuto come un freno per la crescita economica delle solite capienti tasche, o tutt’al più come un bene privato da spremere fino in fondo, da cui estrarre profitto, fino alle estreme conseguenze. Conseguenze che si riversano con violenza sulla testa di tutti, mentre le forze politiche tradizionali tacciono complici, o addirittura negano l’esistenza del problema.
Veltroni, su Repubblica, ha detto con sorprendente chiarezza che il Pd non è un partito a vocazione ecologista.
E d’altra parte, il Pd non è e non può essere un partito a vocazione ecologista perché non ha avuto sensibilità sui temi ambientali e, in particolare negli ultimi anni, ha attuato con maggiore virulenza e forza le ricette che per anni ha coltivato la destra. E fa specie che stamattina Renzi tenti di replicare a Veltroni, provando a suo modo a restituire al Pd una centralità sui temi ambientali e di riconversione del sistema economico, che semplicemente il Pd non ha.
Come ci si può stracciare le vesti per le decisioni “scellerate” di Trump di tornare a gas e petrolio, mentre proprio nelle ultime settimane sono state concesse dal governo italiano autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi al largo di Leuca, in Salento? La ratio mi pare la medesima.
La cifra delle politiche ambientali dei governi Pd è il “ciaone” del deputato Carbone ai comitati che si impegnarono nella campagna referendaria contro le trivellazioni, il giorno del voto, quando ormai appariva evidente che non si sarebbe raggiunto il quorum. E lo stesso Renzi con Repubblica difende le trivelle adducendo la spiegazione che non inquinano il mare, al contrario della mancanza di depuratori. Come se non esistesse il problema del principio di precauzione, che in molte situazioni dovrebbe guidare le scelte politiche, economiche e di approvvigionamento energetico, nel caso di specie, per evitare disastri devastanti.
Come se, per es., non fossimo a conoscenza di quanto avvenuto per tanti anni in Basilicata, in Val d’Agri con il processo estrattivo e produttivo di idrocarburi, su cui il governo e il Pd non hanno proferito parola. E a poco serve la pur utile e sacrosanta legge sugli ecoreati, se non c’è un cambio di rotta politico delle scelte che si compiono.
Renzi propone l’ormai triste e vecchio gioco di certa politica, che scarica la responsabilità della mancanza di scelte su piani diversi da quello che le compete. L’introduzione di una fattispecie di reato non garantisce che il reato non venga compiuto e nulla toglie, purtroppo, al fatto che si continui a puntare in Italia su petrolio, gas, discariche, inceneritori, e via così.
Meravigliosa, poi, la difesa d’ufficio dello Sblocca Italia, di cui racconta, come di consuetudine solo una parte piccola e irrilevante, mentre nulla dice sulla concreta possibilità di cementificare che offre.
Con lo Sblocca Italia il Pd ha fatto con l’ambiente e con il territorio italiano, ciò che ha combinato ai lavoratori togliendo loro l’articolo 18: massima libertà per chi ha più potere contrattuale in mano e per chi deve a tutti i costi fare affari, a danno dei più deboli. Semplice, no? C’è alla base di queste scelte una idea di società abbastanza chiara e, dal mio punto di vista, anche abbastanza inquietante. Ovvero, da un lato la totale sottovalutazione della gigantesca questione ambientale in corso, che sempre più si lega alla questione sociale, e dall’altro, conseguenza della prima, l’assoluta mancanza di programmazione economica, industriale e ambientale per il futuro.
Tocca a noi fare questo lavoro. A noi che da qualche anno, ormai, poniamo con sempre maggiore forza il tema della transizione dei modelli produttivi verso forme compatibili con la tutela dell’ambiente, con la protezione del territorio e della qualità della vita.
Fa specie, per esempio, sentire che la Francia chiuderà con la vendita di auto a diesel e benzina entro il 2040, mentre in Italia una discussione simile, che è tutta politica e ha a che fare anche con gli equilibri geopolitici, sempre più influenzati dal tema dell’indipendenza energetica dei paesi, avviene solo nel recinto fondamentale dei centri di ricerca.
Quello dell’energia pulita è un tema fondamentale e cruciale per i prossimi anni, che va affrontato con lo sguardo lungo e con la consapevolezza di chi vuole salvare il presente per dare un futuro più degno a milioni di persone e alle prossime generazioni. Attenzione, non si tratta di ipotesi futuribili e realizzabili fra cento anni, ma di scenari ben più concreti e immediati se un paese come la Francia annuncia una decisione simile da raggiungere nell’arco di soli 23 anni.
Per altro, è di qualche settimana fa il risultato di una ricerca europea condotta da 27 ricercatori, che prevede per la sola Italia un aumento di 500.000 posti di lavoro e un risparmio annuale di 6.700 euro a persona, se ci fosse la transizione completa verso fonti di energia rinnovabile e pulita.
Nel mondo, invece, un piano di questo tipo, potrebbe generare 25 milioni di posti di lavoro.
E invece in Italia vengono adottate scelte diametralmente opposte, che restringono gli spazi economici e i profitti nelle mani di pochi grandi gruppi industriali votati al fossile, affamati di disastri, di incidenti e di ricostruzioni momentanee e incerte, per scaricare i costi sociali delle scelte su tutti gli altri cittadini.
Mai come in questo momento storico, quindi, c’è bisogno di nuova consapevolezza e di una forza politica che proponga con convinzione e intransigenza un cambio di rotta radicale. Soprattutto qui, in Italia, dove social democratici e conservatori condividono lo stesso impianto culturale rispetto alle politiche dello sviluppo economico, con la testa rivolta all’indietro.
Siamo al punto di rottura ed è urgente superare un modello di sviluppo che trae vantaggio dai disastri e dalla mancanza di cura del territorio e dell’ambiente e di programmazione a lungo termine. Non è più solo una “questione di sx”, ma di buon senso, con buona pace dei tentativi di recupero da parte di Renzi.

IL WWF CONDANNA RENZI
Il bilancio del WWF sul governo del Pd è stato totalmente negativo:“Questo governo è incapace di concepire una nuova economia basata su innovazione,efficienza,sostenibilità ambientale.
E’ mancata la spinta innovativa in grado di cambiare l’attuale modello di sviluppo economico che continua a dissipare le nostre risorse energetiche, produttive, sociali e ambientali.
Anzi, nei fatti, il governo, a colpi di decreti legge si è attestato ancora sulla difesa delle rendite di posizione e degli interessi corporativi, spesso solo speculativi (dei petrolieri, dei big dell’industria energetica e dell’incenerimento, dei concessionari autostradali, degli speculatori edilizi) mentre ha indebolito le tutele e le valutazioni ambientali derivanti dalla migliore legislazione comunitaria. Nulla è stato realizzato di quanto promesso sul dissesto idrogeologico, sui reati ambientali, sul consumo del suolo.
Nella legge di Stabilità manca addirittura la tradizionale posizione ambientale (difesa del mare e del suolo, tutela della biodiversità, delle aree protette e delle specie a rischio, controlli e bonifiche ambientali). A questi scopi nel 2015 sono stati assegnati solo 253 milioni di euro, quando occorrevano 30 miliardi
Nessun ripensamento invece per la cementificazione del territorio tanto che ingenti risorse sono andate al fallimentare programma delle infrastrutture strategiche (autostrade e linee ad alta velocità)
La grave crisi economico finanziaria globale, che si riverbera nel nostro Paese,è drammaticamente legata ad un deficit ecologico sempre più imponente
Restano problemi gravissimi irrisolti come la difesa del suolo,le trivellazioni facili,la mancanza di un piano di decarbonizzazione,le nomine dei consigli direttivi dei Parchi Nazionali per scongiurare la distruzione di aree protette storiche come il Parco Nazionale dello Stelvio, e ancora i disastri ambientali impuniti che hanno ricadute pesanti sui cittadini in termini economici e sociali.

MoVimento 5 Stelle
È imbarazzante il dibattito iniziato tra Veltroni e Renzi su quanto il Pd sia un partito ambientalista. Sostengono che l’ambiente è ai primi posti del loro programma e che se ne sono occupati molto. Dobbiamo ammettere che hanno ragione. Se ne sono occupati molto. Purtroppo, aggiungiamo.
Il Pd si è occupato di ambiente scrivendo, promuovendo, spingendo, una miriade di provvedimenti CONTRO l’ambiente. E annacquando, fino a snaturarle, quelle leggi che cercavano di affrontare alcuni problemi. Rinfreschiamo la memoria al cittadino distratto che potrebbe farsi ammaliare dalle sirene veltroniane.
OTTOBRE 2014, Sblocca Italia: legge monstrum con la quale è stata spianata la strada – se mai ce ne fosse stato bisogno – dato input alle trivellazioni, agli inceneritori, al cemento, alle opere inutili. Depurazione e le fognature non devono fare parte della visione ambientale del PD, dato che per queste opere i fondi sono stati prontamente congelati;
APRILE 2016: va in scena la campagna per affondare il referendum che chiedeva di porre dei limiti alle trivellazioni nei nostri mari, con un Renzi che, all’afflato ambientalista, univa quello costituzionale, invitando a non andare a votare;
20 aprile 2016: la legge che ha di fatto privatizzato e messo a profitto il bene primario numero uno, l’acqua;
IN DISCUSSIONE AL SENATO: la legge che vuole rendere i parchi “oggetto commerciale” lasciandoli amministrare dalla politica locale e rendendoli quindi merce di scambio.
Smantellamento del Corpo forestale, con le conseguenze che purtroppo abbiamo visto proprio questa estate: enormi difficoltà nella gestione delle emergenze roghi e incendi, con il già scarso personale costretto a un lavoro massacrante senza mezzi adeguati;
Condoni e salva condotti ai patron dell’Ilva, con buona pace del piano ambientale e della salute dei tarantini;
APRILE 2017 Tentativo di golpe alla Valutazione di impatto ambientale sminuendone ruolo ed efficacia;
GENNAIO 2015 Ridotti al lumicino fino a scomparire gli incentivi promessi per le rinnovabili;
Bloccati i fondi per le agenzie ambientali;
Annunci e, manco a dirlo, nessun fondo reale per la programmazione della difesa del suolo.
Questi sono solo alcuni dei provvedimenti CONTRO l’ambiente. Ma non è finita qui. Che fine ha fatto il testo unico sull’amianto? Che fine ha fatto la sperimentazione del vuoto a rendere che aspetta una firma del ministro?
E non ci parli, Renzi, di quando era sindaco e delle sue presunte azioni contro il cemento selvaggio. Non è cemento selvaggio autorizzare un inutile tunnel che trivella il centro città devastandola per far passare la Tav recuperando solo 5 minuti sulla tratta Roma-Milano?

Nel 2012 l’Italia era al 6° posto al mondo per investimenti nelle rinnovabili, poi è arrivato Renzi, colluso coi signori del petrolio, e siamo scesi al 26° posto.
In un anno di governo Renzi le emissioni di CO2 aumentano del 10%
In due anni le installazioni di impianti per rinnovabili diminuiscono del 19%
E sono ostacolate in ogni modo le auto elettriche.
Mentre il M5S presenta un programma energetico con una transizione ecologica che ci porti fuori dal carbone, dal petrolio e dai fossili, Renzi e i governi Pd si buttano0 a capo9fitto nella collusione con le lobby del fossile, rifiutando le rinnovabili che potevano creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.
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In nome del progresso, l’uomo sta trasformando il mondo in un luogo fetido e velenoso (e questa è “tutt’altro che” un’immagine simbolica). Sta inquinando l’aria, l’acqua, il suolo, gli animali… e se stesso, al punto che è legittimo domandarsi se, fra un centinaio d’anni, sarà ancora possibile vivere sulla terra.
(Erich Fromm)
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Auguri, oggi, agli innamorati
All’uomo che ama la donna
Alla donna che ama l’uomo
All’uomo che ama l’uomo
Alla donna che ama la donna
A chi ama la propria nonna
Alla nonna che ama il suo bambino
A te che ami la tua gatta, il tuo cane
I tuoi fiori, la tua poesie, il tuo lavoro
La tua passione
A te che ami il tuo paese
La tua terra, la tua patria
A te che ami la tua chitarra
La tua canzone
I tuoi amici
A chi ama le belle idee
Il sogno, la visione
La bellezza
Il futuro
A tutti gli innamorati del mondo
Che il cielo e la terra
Siano pieni della vostra gloria!

Viviana Vivarelli
..
Beppe Grillo:
O siete ottusi o fate finta di non capire!
Fate sentire la vostra voce! L’Italia sta crollando. Non è una previsione, è una certezza. Chiunque sia stato colpito dal morbo della disoccupazione, dello sfratto, della chiusura della sua azienda lo sa. La vostra voce è esplosa a fine febbraio, con nove milioni di voti al MoVimento 5 Stelle. Poi è diventata più flebile. L’Italia potrà cambiare solo grazie a voi, alla vostra partecipazione, al vostro sdegno. Non perdete la capacità di incazzarvi, non dovete.
Fate sentire più forte la vostra voce a chi ha distrutto il Paese, ai ladri, ai corruttori, ai politici prescritti, ai mafiosi. Io ho una voce sola, ora roca, dopo centinaia di comizi. I media, portavoce del Sistema, hanno attaccato con una violenza inaudita il MoVimento. Le grandi firme, i grandi registi, cantanti pataccari, conduttori e artisti di partito, si sono scatenati contro chi li avrebbe spazzati via dalle poltrone del Regime.
Fate sentire vostra voce alta e forte o l’Italia sarà perduta. Non potete credere che io, con l’aiuto di una srl e con un pugno di ragazzi in Parlamento, possa combattere da solo contro la partitocrazia, la massoneria, il sistema bancario, la BCE, la criminalità organizzata, contro tutti i media. Senza di voi, vinceranno loro. Ognuno deve valere uno per riportare la democrazia in questo Paese espropriato di ogni cosa, dalla sovranità territoriale, a quella monetaria, a quella economica, alla rappresentanza in Parlamento. Un Paese che perde le sue imprese a ritmo impressionante, con le autostrade che si svuotano, i giovani che emigrano, che si sta giocando il futuro. Tenuto sotto sedazione da giornali e televisioni che fanno impallidire la censura sotto il fascismo.
Fate sentire la vostra voce! La vostra voce è fondamentale, tiratela fuori nei bar, nei taxi, al lavoro, negli studi televisivi, in rete, nei tribunali. Ovunque ci sia qualcuno da informare, una verità da gridare. Stampate volantini, diffondeteli, fate banchetti, tenete comizi anche di fronte a poche persone. Non abbassate mai la testa. Nessuno di questi predatori impuniti e dei loro lacché nei media vi può dare lezioni. Loro sono la causa dello sfascio. La realtà è intorno a voi: raccontatela! Nessuno verrà a salvarvi se non cercherete di salvarvi da soli. Siete nove milioni di voci a cui è stata negata la democrazia, esclusi da qualunque decisione parlamentare, come dei paria.
Fate sentire la vostra voce! Il Sistema sa che se vincerete sarà distrutto per sempre con conseguenze inimmaginabili come fanno presagire MPS e il processo di Palermo per i rapporti Stato-mafia. Lotta per la sua sopravvivenza come una bestia ferita. Con il vostro voto avete cambiato la Storia del Paese. Ma è solo un inizio. Ovunque voi siate, fate sentire la vostra voce. Ognuno di voi è importante. Io ho una voce sola.

CHI EMIGRA DALL’ITALIA
Luigi Di Maio
Ve lo ricordate il ministro del Lavoro Poletti quando sui giovani italiani che lasciano l’Italia per andare a lavorare all’estero disse: “sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”? E Matteo Renzi, che da Presidente del Consiglio disse: “Non continuiamo con la retorica della fuga dei cervelli”? Ecco, oggi sarebbe interessante sapere cosa hanno da dire di fronte ai dati impietosi di Confindustria che ci dicono che la fuga dei giovani italiani all’estero ci costa un punto di Pil l’anno, pari a 14 miliardi di euro.
In questo punto di Pil c’è il nostro capitale umano, ci sono le idee, le risorse, i talenti di una parte delle nostre giovani generazioni. È la nostra materia prima, è il nostro migliore Made in Italy, e noi lo stiamo regalando agli altri Paesi. Così gli altri crescono e si arricchiscono, mentre noi diventiamo più poveri. Non è solo una questione economica: con la fuga all’estero dei nostri giovani perdiamo la loro energia, la loro voglia di cambiare, la loro spinta a migliorarsi e, di conseguenza, a migliorare il Paese in cui vivono. E la stessa cosa accade con tutti i giovani che decidono di restare in Italia, ma ai quali non si danno le opportunità per mettere a frutto i loro studi e le loro competenze.
Così perdiamo ricchezza e insieme disperdiamo anche gli investimenti che ogni famiglia italiana ha fatto per la formazione dei propri figli. Perché dentro quell’arido punto di Pil – che detto così sembra niente – ci sono anche i sacrifici dei nostri padri e delle nostre madri per permettere a un figlio di studiare, per garantirgli una formazione adeguata e poi un lavoro.
Questa emorragia negli ultimi sette anni è cresciuta in maniera impressionante e chi ha governato non è stato in grado non dico di fermarla del tutto, ma nemmeno di arginarla, mentre nel frattempo chi è rimasto qui ha dovuto fare i conti con il precariato e con stipendi da fame: se non è un fallimento questo, io non so cos’altro possa esserlo. Quando un Paese spinge i suoi giovani a fuggire e la disoccupazione giovanile diventa il suo “tallone d’Achille”, poi non ha nulla da gioire se intanto qualche altro indicatore economico vanta un impercettibile segno più. E chi in questi anni ha avuto la responsabilità di guidare questo Paese non può sentirsi a posto con la coscienza se le nuove generazioni stanno peggio di come stavano i loro padri.
L’Italia ha tutte le carte in regola per tornare ad attrarre i suoi giovani, per restituire loro, e a quelli che hanno scelto di rimanere, un lavoro adeguato e una speranza per il futuro.
Noi stiamo lavorando per realizzare una Smart Nation, cioè un Paese che produce ricchezza e opportunità di lavoro grazie all’innovazione tecnologica, e che per questo ha bisogno delle competenze tecnologiche e del know-how dei nostri giovani, sia quelli che oggi sono all’estero sia quelli che sono rimasti qui.

BLOCCATA LA CAMPAGNA DI CANCELLERI IN SICILIA
Luca Telese
“Fatto nel modo in cui è stato fatto, il provvedimento che sospende per via giudiziaria la campagna di Giancarlo Cancelleri – candidato dei grillini in Sicilia – ha qualcosa di demenziale.
Bloccare un candidato a pochi metri dal traguardo è come interrompere una gara di atletica dopo che la pistola ha sparato.
Questo gesto non compromette solo la sua corsa, ma anche il regolare svolgimento del voto, la sua dinamica, le mosse dei suoi concorrenti.
Corrompe il clima della sfida innescando dinamiche recriminatorie o polemiche non necessarie.
Diceva un celebre slogan del vecchio PCI: “Non si interrompe un film/ non si spezza un’emozione”. Questo non significa chiudere gli occhi sulle primarie, sulle regionarie o sulle referendarie.
Se ci sono dei problemi e delle irregolarità non devono essere ignorate: solo non è possibile che questo si verifichi solo per il Movimento 5 stelle, e non può accadere quando “il Big bang – come avrebbe detto Enzo Tortora – ha detto stop”.
Questo brutale arresto di una competizione che influenza la vita di tutto il paese (non è un mistero che la modifica della legge elettorale dipende anche dalle amministrative siciliane) ha come unico precedente la vicenda della candidata grillina a Genova.
Tuttavia i partiti di pasticci in questi anni – anche e soprattutto con le regole democratiche – ne hanno fatti, e molti. Non tutti ricordano che Renata Polverini riuscì a vincere, nel Lazio, malgrado la lista principale della sua coalizione, quella del centrodestra, non fosse stata ammessa alla competizione.

E QUALCHE STORIELLA PER FINIRE

Al reparto alimentari di un supermercato milanese si presenta un omino di Cinisello con faccia da piantagrane e chiede al commesso mezzo cocomero.
“Un momento solo signore, devo chiedere una cosa al responsabile.”
Il commesso si avvia verso gli uffici direzionale senza accorgersi che il cliente lo segue. Entra nell’ufficio del responsabile e prorompe:
“Direttore, c’e’ un cretino di là che mi ha chiesto mezzo cocomero.”
Cenni disperati del responsabile, che ha visto il cretino in questione. Il commesso si gira e, senza fare una piega, dice: “E poi ci sarebbe questo gentleman che sarebbe interessato a prendere l’altra metà.”
Risolta la situazione, il responsabile e il commesso si ritrovano da soli nell’ufficio;
“Giovanotto, dice il direttore, stava per combinare un bel disastro, ma non ho potuto fare ameno di ammirare il sangue freddo con cui ne è uscito fuori. Vorrei sapere qualcosa di più sul suo conto. Come si chiama?”
“Mi chiamo Ciro Quagliarulo, signore, e vengo da Napoli, città di grandi calciatori e grandi mignotte.”
Il direttore: “Mia moglie e’ di Napoli…”
“Ah, sì? E in che ruolo gioca?”
.
Durante un volo per Montreal, pochi minuti dopo il decollo, una bionda seduta nella classe economica si alza e si dirige verso la prima classe in una poltrona rimasta vuota e vi prende posto. Lo stewart di bordo la vede fare e decide di chiedergli di vedere il suo biglietto.
Quindi spiega alla bionda che ha pagato per un posto in classe economica e che non può sedersi in prima classe, che deve tornare in classe economica.
La bionda gli risponde:
“Sono bionda, sono bella, vado a Montreal e resto seduta qui! “. Lo stewart va nella cabina di pilotaggio e spiega al pilota e al co-pilota che c’è una bionda seduta nella prima classe che ha pagato per la classe economica e che rifiuta di tornare nella classe economica.
Il co-pilota va a vedere la bionda e cerca di spiegargli che dato che ha pagato solo per un biglietto in classe economica deve tornare in classe economica.
La bionda gli risponde:
“Sono bionda, sono bella, vado a Montreal e resto seduta qui! ”
Il co-pilota dice al pilota che devono contattare la polizia per fermare la bionda durante l’atterraggio, perché si rifiuta di tornare in classe economica.
Il pilota chiede al co-pilota: ” hai detto che è bionda? Risolvo io il problema, perche’ sono sposato con una bionda e parlo il linguaggio delle bionde. ”
Il pilota si rivolge alla bionda e gli parla all’orecchio.
La bionda gli dice:
” Oh, mi dispiace!” e lei si alza e torna al suo posto in classe economica. Lo stewart e il co-pilota sorpresi chiedono al pilota che cosa le ha detto per accettare di tornare in classe economica senza fare confusione.
” Le ho detto: “La prima classe non va a Montreal.”
.
Meditazione – Radhe Govinda

“Sono venuto qui, maestro, perché mi sento così inutile che non ho voglia di fare nulla. Mi dicono che sono un inetto, che non faccio bene niente, che sono maldestro e un po’ tonto. Come posso migliorare? Che cosa posso fare perché mi apprezzino di più?”.
Il maestro gli rispose senza guardarlo: “Mi dispiace, ragazzo. Non ti posso aiutare perché prima ho un problema da risolvere. Dopo, magari”. E dopo una pausa aggiunse: “Ma se tu mi aiutassi, magari potrei risolvere il mio problema più in fretta e dopo aiutare te”.
“Con piacere, maestro” disse il giovane esitante, sentendosi di nuovo sminuito visto che la soluzione del suo problema era stata rimandata per l’ennesima volta.
“Bene” continuò il maestro.
Si tolse un anello che portava al mignolo della mano sinistra e, porgendolo al ragazzo, aggiunse: “Prendi il cavallo che c’è là fuori e va’ al mercato. Ho bisogno di vendere questo anello perché devo pagare un debito.
Vorrei ricavarne una bella sommetta, per cui non accettare meno di una moneta d’oro.
Va’ e ritorna con la moneta d’oro il più presto possibile.
Il giovane prese l’anello e partì. Appena fu giunto al mercato iniziò a offrire l’anello ai mercanti, che lo guardavano con un certo interesse finché il giovane diceva il prezzo.
Quando il giovane menzionava la moneta d’oro, alcuni si mettevano a ridere, altri giravano la faccia dall’altra parte e soltanto un vecchio gentile si prese la briga di spiegargli che una moneta d’oro era troppo preziosa in cambio di un anello. Pur di aiutarlo, qualcuno gli offrì una moneta d’argento e un recipiente di rame, ma il giovane aveva istruzioni di non accettare meno di una moneta d’oro e rifiutò l’offerta.
Dopo avere offerto il gioiello a tutte le persone che incrociava al mercato – e saranno state più di cento- rimontò a cavallo demoralizzato per il fallimento e intraprese la via del ritorno.
Quanto avrebbe desiderato avere una moneta d’oro per regalarla al maestro e liberarlo dalle sue preoccupazioni!
Così finalmente avrebbe ottenuto il suo consiglio e l’aiuto.
Entrò nella sua stanza.
“Maestro” disse “mi dispiace. Non è possibile ricavare quello che chiedi. Magari sarei riuscito a ottenere due o tre monete d’argento, ma credo di non poter ingannare nessuno riguardo il vero valore dell’anello.”
“Quello che hai detto è molto importante, giovane amico” rispose il maestro sorridendo. “Prima dobbiamo conoscere il vero valore dell’anello.
Rimonta a cavallo e vai dal gioielliere. Chi lo può sapere meglio di lui? Digli che vorresti vendere l’anello e chiedigli quanto ti darebbe. Ma non importa quello che ti offre: non glielo vendere. E ritorna qui con il mio anello.”
Il giovane riprese di nuovo a cavalcare.
Il gioielliere esaminò l’anello alla luce della lanterna, lo guardò con la lente, lo soppesò e disse al ragazzo:
“Dì al maestro, ragazzo, che se vuole vendere oggi stesso il suo anello, non posso dargli più di cinquantotto monete d’oro”.
“Cinquantotto monete?” esclamò il giovane.
“Sì” rispose il gioielliere. “Lo so che avendo più tempo a disposizione potremmo ricavare circa settanta monete d’oro, ma se ha urgenza di vendere…”
Il giovane si precipitò dal maestro tutto emozionato a raccontargli l’accaduto.
“Siediti” disse il maestro dopo averlo ascoltato.
“Tu sei come questo anello: un gioiello unico e prezioso.
E come tale puoi essere valutato soltanto da un vero esperto.
Perché pretendi che chiunque sia in grado di scoprire il tuo vero valore?”
E così dicendo si infilò di nuovo l’anello al mignolo della mano sinistra…
– storia zen –
.
Paolo torna da scuola con una pagella orribile. Il padre lo strapazza per un po’ e poi gli chiede: “Ma mi vuoi dare almeno una spiegazione?”. E Paolo: “Beh, sono incerto fra l’ambiente familiare e l’ereditarietà”.
.
Poltrone

Quanno ar politico je levi la portrona
quella che a tanto a lungo s’è sognato
diventa na berva e più nun l’abbandona
a costo de mori’ sotto schiacciato.
La seggiola se sa’ arippresenta
tutto er potere che s’è conquistato
nun c’è più gnente che poi l’accontenta
perché li sordi l’hanno abbacinato
Lo scranno è pe’ lui l’unica cosa
la vita e tutto quanto er monno intero
lascia’ er prestiggio è robba faticosa
da fallo diventa’ ‘n baricadero
Aritorna’ a esse uno normale
che s’ha da guadagna’ pure la stozza
lui nun l’accetta è troppo demenziale
de scenne giù da ‘sta bella carozza
Pe questo ar Movimento due so’ i mandati
ma solo pe’ nun arischia’ davero
de esse der potere l’impiegati
cor popolo che resta prigioniero
Er 5 stelle nun vole le’ portrone
ne’ seggiole ne posti de potere
ma solo er cittadino che è padrone
da esse sia er cavallo che er cocchiere.

A L., roma

.
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