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Monday November 20th 2017

MASADA n° 1873 27-8-2016 CA’ DEI LADRI

MASADA n° 1873 27-8-2016 CA’ DEI LADRI
Blog di Viviana Vivarelli

Quer pasticciaccio di via Indipendenza- Dio è il big bang – Hawking – Raggi non ruba e non fa rubare – Qualcuno si ricorda i 100 punti di Renzi ? – La cura della Bce ammazza l’Europa – Un anno dopo il terremoto non hanno nemmeno sgombrato le macerie – Mai rubare il formaggio – La ripresa fantasma – Di chi sono i giornali italiani – Province e Regioni – Condoni e abusi edilizi – Cosa fa la Chiesa per i migranti

Cristiano Mazzoni

Siamo soli,
ma non bruciamo,
ci hanno spento l’utopia,
ci accusano di essere ammalati,
di malinconia.
Dove siamo ?
Oramai siamo uguali,
a quelli che combattevamo.
Volevamo cambiare il mondo,
ma il mondo ci ha cambiato.
Dove siamo ?
C’è gente che dice di pensarla come me,
ma non è vero, la mia bandiera,
non ti servirà ad abbigliarti,
di finta umanità.
Dove siamo ?
Il nostro sole non ci scalda più,
eppure è ancora la,
che combatte la miseria
e la schiavitù.
Siamo soli,
ma non siamo come voi,
per sempre ci troverete,
sconfitti ed in disparte,
ma orgogliosamente,
sempre e solo dalla stessa parte.


IL MALE ASSOLUTO
MARGHERITA
Condivido il senso di spaesamento e di estraneità di fronte al ‘male assoluto ‘disumanità, razzismo, indifferenza… espresse tanto da semplici persone comuni sull’autobus, per strada, in internet, quanto da politici, giornalisti, addirittura docenti universitari (con diversi gradi di responsabilità: alcuni fomentatori d’odio andrebbero rimossi dall’ordine dei giornalisti e interdetti dalla politica e dalle cariche pubbliche) metamorfosi antropologica degli italiani che non hanno mai rielaborato una memoria collettiva intorno al passato che non passa, residui fascisti evidentemente mai spenti, condizione acuita dalla crisi economica ( con l’inevitabile deriva culturale e morale) che porta nuovamente una parte consistente dei civilissimi europei, di cultura laica o cristiana, come negli anni Trenta, alla ricerca di un capro espiatorio su cui scaricare rabbia e violenza verbale e non solo (ma “si comincia sempre a fare violenza con le parole”, scriveva Primo Levi). Non possiamo restare in silenzio anche se minoranza nel Paese, non possiamo non manifestare pubblicamente il nostro dissenso e la nostra disobbedienza civile se le leggi e le azioni di chi esercita il legittimo monopolio della violenza, governo e forze dell’ordine, sono in contraddizione con i diritti umani universali degli adulti e dei bambini che non ammettono deroghe o sospensioni a meno di non precipitare nello stato d’eccezione in cui tutto può di nuovo accadere..

Colonna
Sono convinta che le minoranze hanno fatto la storia e che tante minoranze possono divenire maggioranza, se si è disposti a mettersi in gioco per le cose in cui si crede, e non nascondersi dietro la sterile critica. La vera battaglia sta nell’agire quotidiano, inverando per quanto possibile e senza violenza, con i comportamenti le proprie idee. Esse camminano sulle braccia e le gambe degli uomini;restano utopie se rimangono solo nella mente o nell’auspicio di ciascuno di noi .Buona fortuna a noi e a tutto il genere umano!
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Giacomo
C’è qualcuno che mi può spiegare cosa ci va a fare il Segretario della NATO, generale Stoltengerg, al meeting di CL?

DIO E’ IL BIG BANG
Oggi vi mando un video che ‘l’amico’ Sergio mi ha mandato proprio su Facebook dove l’astrofisico Stephen Hawking parla del big bang (una delle ultime frasi di Matteo, sette anni, è stata proprio: “Dio è il big bang”).
Naturalmente Hawking è un convinto materialista e non ci pensa nemmeno a porre una intelligenza costitutiva dell’universo e continua a dire frasi come “per un caso fortuito”, “per una eccezionale fortuna”…ma quello che il video ricostruisce (preparatevi, è un po’ lungo) è di una tale meraviglia e complessità che è difficile non pensare a una immensa intelligenza che ha precostituito tutto.


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Stephen Hawking è un cosmologo, fisico, matematico e astrofisico britannico, fra i più influenti e
conosciuti fisici teorici al mondo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri e sull’origine dell’universo.
Ha la mia età, 75 anni. A 21 anni fu stato colpito dalla SLA; una malattia neurodegenerativa progressiva dei muscoli, che gli impedisce di muoversi, di parlare, persino di respirare. Non ci sono cure e di solito il malato muore dopo una decina di anni e il malato muore per insufficienza respiratoria. Gli avevano dato due anni di vita ma è ancora qua. Hawking è una delle menti più visionarie e brillanti del mondo, ha avuto due mogli (con la prima è stato 25 anni, la seconda è l’infermiera che lo curava) e tre figli.
La sua ‘TEORIA DEL TUTTO’ è nota in tutto il mondo e ha rivoluzionato le teorie dei buchi neri.
Nel 2009, Obama gli dette la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza degli Stati Uniti d’America. La cosa strana è che gli manca il Nobel. Nel 1975 Stephen Hawking affermò che i buchi neri erano oggetti in grado di “divorare” tutto, distruggendo anche l’informazione di ciò che inghiottivano per, forse, farla riapparire in un altro universo. Ma 30 anni dopo disse che forse si era sbagliato.
In una serie di documentari su Discovery Channel, “Into the Universe with Stephen Hawking”, affermò che verosimilmente nello spazio potevano esistere altri esseri intelligenti ma che il contatto con noi potrebbe avere esiti catastrofici: se gli alieni riuscissero ad arrivare fino a noi, significherebbe che hanno una tecnologia talmente avanzata da consentire la colonizzazione della Terra e la sottomissione del genere umano. In modo non molto differente da come fecero i conquistatori europei dopo la scoperta dell’America nel 1492.
Ha scritto anche una trilogia (George’s Secret Key to the Universe, George’s Cosmic Treasure Hunt, George and the Big Bang) per bambini realizzata a quattro mani con la figlia Lucy, dove racconta le eccezionali avventure del giovane George per spiegare con parole estremamente elementari concetti misteriosi e affascinati, come i buchi neri o l’origine della vita.

A luglio, in occasione del suo 75° compleanno, ha detto alla BBC: “La decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi potrebbe far diventare la Terra come Venere, con temperature fino a 250 gradi. Siamo vicini al punto di non ritorno in cui il riscaldamento globale diventerà un processo irreversibile. “La scelta di Trump potrebbe spingere la Terra oltre questo margine e farla diventare come Venere con temperature di 250 gradi e piogge di acido solforico»
“«il cambiamento climatico è uno dei più grandi pericoli che dobbiamo affrontare e se vogliamo fermarlo, dobbiamo farlo ora”.
Da tempo Hawking non dispone della voce ed è costretto a comunicare servendosi di un sofisticato computer che gli consente di esprimersi con grande lentezza: basti pensare che non può digitare più di quindici parole al minuto.

Nel 2013 è stato realizzato un altro film sulla sua vita, intitolato sempre “Hawking”, in cui è interpretato da diversi attori per ogni età della vita.
Nel 2014 è uscito il film “La teoria del tutto” (The Theory of Everything), diretto da James Marsh, dove Hawking è interpretato da Eddie Redmayne.

Da una decina d’anni, Hawking riesce a controllare solo un muscolo della guancia: grazie ad un sofisticato sistema progettato dalla Intel, il grande scienziato britannico comunica con l’esterno, e scrive tutte le sue pubblicazioni, solo tramite i movimenti di tale muscolo. Negli ultimi anni, però, la sua malattia del moto-neurone, pur progredendo molto lentamente rispetto ad altre malattie analoghe, gli ha reso più difficili anche i movimenti di tale muscolo, e di conseguenza anche l’utilizzo del software della Intel. Ma Hawking ancora una volta non si è dato per vinto e si è munito di una tecnologia ancora più avanzata: il software della Intel è stato integrato con l’interessantissima tecnologia SwiftKey, in grado di prevedere le parole che il professor Hawking ha intenzione di scrivere. A volte, come spiegheremo, le parole compaiono prima ancora che il Professore inizi a digitarle!! Grazie a tale tecnologia, lo scienziato riesce a scrivere a velocità doppia, e, come ha dichiarato il professor James Osborne, il capo del progetto, “ha più tempo per pensare ai segreti dell’Universo”.
Ha detto:

È quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha.”
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L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento.”
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Quando si ha di fronte la possibilità di una morte prematura, ci si rende conto che la vita vale la pena di essere vissuta e che ci sono innumerevoli cose che si vogliono fare.”

QUEL PASTICCIACCIO DI VIA INDIPENDENZA
Franco Bechis
La vera storia del palazzo liberato dagli immigrati abusivi Roma.
Proteggere i profughi fottendo i pensionati. Il palazzo sgombrato a Roma è di un fondo di ex dipendenti del San Paolo: in questi anni di occupazione hanno perso 5 milioni di euro in affitti mancati, e dovevano pure pagare 500mila euro l’anno in bollette! Dentro all’immobile, oltre a veri rifugiati, si sono nascosti (poi arrestati) 5 scafisti, più centinaia di persone senza diritto d’asilo.
Le autorità romane che accettavano quella situazione di illegalità, costrinsero il proprietario (Idea Fimit con i fondi dei pensionati) a non staccare le utenze. Non è noto invece chi paghi eventuali abbonamenti tv collegati alle numerose parabole che gli eritrei stessi hanno installato sul tetto del palazzo (da terra se ne vede almeno una decina).
Se c’ è qualcuno che faceva un tifo da stadio per lo sgombero di quel palazzo che si affaccia su piazza Indipendenza a Roma erano i bancari pensionati del San Paolo di Torino. Perché i soldi della loro pensione da quattro anni e più si erano volatilizzati insieme all’occupazione abusiva di 556 persone, in gran parte eritrei ed etiopi, ma anche sudanesi e italiani.
La polizia li aveva identificati la sola volta che è riuscita ad entrare in quelle mura – il primo dicembre 2015 – per un controllo straordinario dovuto all’inizio del Giubileo della misericordia, trovando fra gli occupanti molti richiedenti asilo e profughi, ma anche un certo numero di immigrati clandestini privi di documenti che furono portati via per essere identificati in Questura, fra le urla e le proteste dei loro vicini di stanza.
I bancari in pensione del San Paolo di Torino insieme ad altri pensionati sono proprietari della maggiore parte di quel palazzo di 32 mila metri quadrati su 9 piani (più 2 interrati), acquistato nel 2011 attraverso il Fondo Omega di Idea Fimit. Il palazzo avrebbe dovuto essere affittato prima per farne un centro direzionale, poi un grande albergo di lusso alla società Sea, ma proprio mentre il contratto stava per chiudersi, una sera all’inizio del 2013 i vigilantes che lo proteggevano furono assaliti e messi un fuga da un gruppo di violenti di alcuni centri sociali e del Movimento per il diritto alla casa che fecero entrare centinaia di stranieri: quei 556 che furono poi censiti.
Con l’ occupazione fu cambiato il contratto di affitto, con l’intesa che sarebbe entrato in vigore con lo sgombero dell’edificio. Che però fino al 19 agosto scorso (con la coda finale di ieri in piazza e le polemiche annesse) non è mai avvenuto: non se l’ era sentita di procedere l’allora sindaco di Roma, Ignazio Marino, né di usare il pugno di ferro l’allora prefetto della capitale, Giuseppe Pecoraro, che avrebbe lasciato l’ incarico nell’aprile 2015 all’attuale capo della polizia, Franco Gabrielli.
Da allora ad oggi i poveri pensionati del San Paolo e di altre aziende private hanno visto andare in fumo almeno 5 milioni di euro, che sarebbero stati la redditività di quell’investimento fatto con i soldi accantonati per la loro previdenza integrativa. Non solo: le autorità che accettavano quella situazione di illegalità, costrinsero il proprietario (Idea Fimit con i fondi dei pensionati) a non staccare le utenze, continuando a pagare per quegli abusivi la bellezza di 500 mila euro l’ anno di bollette della luce e dell’ acqua. Non quelle del gas, perché l’immobile non era residenziale e quindi non aveva quel tipo di allacciamento. Non è noto invece chi paghi eventuali abbonamenti tv collegati alle numerose parabole che gli eritrei stessi hanno installato sul tetto del palazzo (da terra se ne vede almeno una decina).
Quel primo di dicembre 2015 nel palazzo insieme alle forze di polizia che procedevano all’identificazione entrarono anche i vigili del fuoco, per controllarne la sicurezza. Iniziarono l’ispezione, ma una volta andata via la polizia, gli abusivi che abitavano quelle stanze si schierarono minacciosi davanti ai pompieri, impedendo a loro con violenza la verifica su quasi il 75% dell’ immobile. Quel che avevano visto però bastava ed avanzava ai vigili del fuoco, che fecero partire l’ 11 dicembre successivo un fonogramma diretto al prefetto Gabrielli, al commissario del comune Francesco Paolo Tronca, alla Questura e ai commissariati di polizia.
“Il fabbricato”, scrivevano, “già destinato ad uffici, costituito da due piani interrati e nove piani fuori terra, attualmente occupato da circa 500 immigrati, manifesta una condizione di reale pericolo dovuto alla presenza di decine di bombole di gas gpl distribuite su tutto l’edificio, si riscontra la presenza di numerose stufe elettriche utilizzate per il riscaldamento degli uffici adibiti ad abitazione. Si accerta l’ assenza di qualunque mezzo di estinzione portatile e la mancanza di funzionalità dell’ impianto idranti e di rilevazione incendi”. Quindi, “considerato l’ elevato rischio di incendio/esplosione e la mancanza di adeguati mezzi di protezione, si ritiene necessario procedere con lo sgombero dell’ edificio e la bonifica dello stesso dalle sostanza infiammabili presenti“.
Sgomberare era dunque una scelta obbligata a protezione dell’ incolumità degli stessi profughi o immigrati. Ma non si è fatto, un po’ per la presenza continua e minacciosa dei movimenti pro casa, uno po’ per la timidezza incomprensibile della politica e delle istituzioni. Tre mesi dopo quei fatti, nel marzo 2016, dopo lunghe indagini della Guardia Costiera, il Tribunale di Roma emetterà un ordine di cattura nei confronti di 17 scafisti eritrei che avevano venduto profughi e migranti.
Cinque di loro vengono arrestati all’interno di quell’immobile, e sarà la seconda volta che la polizia italiana vi entrerà. Ma non l’ultima, perché altri arresti sono stati compiuti in quell’immobile per spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione (la polizia secondo alcuni informatori, sospettava che all’ottavo piano si esercitasse pure con una tariffa di 80 euro a notte).
..
René Modena: Devo necessariamente condividere la riflessione di Alessandro Bertone.
Fatelo anche voi dopo averla letta.

“La rivoluzione romana di Virginia Raggi: NON RUBA E NON FA RUBARE
La Raggi in via Curtatone nella vicenda degli sgomberati ha fatto solo rispettare la legge.
Ma in Italia non siamo abituati …e si cede ai più furbi ..ai delinquenti.
A quelli che si fingono bisognosi ma sono solo prepotenti.
Mentre magari le persone silenziose e veramente indigenti ….vivono in macchina coi bambini piccoli.
Ma in Italia non paga essere persone per bene.
I nostri governi sono da sempre deboli con i forti e forti con i deboli. Il Pd è il Robin Hood al contrario per antonomasia. Basta vedere i 18 emendamenti per le banche e le ZERO misure per i ceti sociali poveri. Infatti l’odio contro la Raggi ha a mio modesto avviso due chiavi di lettura:
una…quella che ormai tutti hanno imparato a conoscere ..e che riguarda il lato politico.
Parola d’ordine:Tutti i media contro la Raggi per dimostrarne una presunta incapacità ,
funzionale affinché faccia da monito e da freno …..per un futuro governo a 5 stelle.
Ma a mio parere c’é una seconda lettura a tutto questo accanimento contro la Raggi ,che è più sottile, ma che ha (soprattutto a livello territoriale) una sua grande valenza:
quando c’era il PD il vero padrone e dispensatore di lavori pubblici era Buzzi, che dirigeva praticamente lui gli appalti. Molti erano dati per via diretta..altri erano gare camuffate con sempre le stesse aziende a fare i lavori. In Italia funziona così…non sto dicendo niente di nuovo. Ma con la Raggi di punto in bianco LA LEGALITA’ ! Gare trasparenti. Vince il migliore offerente e rapporto qualità prezzo LA NORMALITA’ INSOMMA !
Ma per Roma questa non è la normalità ma LO SMANTELLAMENTO DI DIRITTI ACQUISITI NEGLI ANNI CHE LA DELINQUENZA ROMANA TRATTA PARADOSSALMENTE COME UN’INGIUSTIZIA RICEVUTA.
Ma chi è sta’ Raggi…..come se permette…ma questa lo sa che gioca cor foco?
E schiumano rabbia…odio…sguinzagliano delinquenti a bruciare macchinari..giornali, locali e siti appositi per tentare disperatamente e con ogni mezzo di mettere in serie difficoltà la giunta della Raggi.
Vi rendete conto cosa ha contro la Raggi e cosa si trova a combattere quotidianamente?
E allora fate una cosa: quando sentite i cani abbaiarle contro,ripensate alla situazione che vi ho descritto…immedesimatevi….e andate sulla sua pagina a darle una parola di incoraggiamento.
Credetemi se vi dico che quella piccola coraggiosa donna sta sopportando l’insopportabile.
Forza Virginia…e vorrei che chi legge…andasse ora sulla sua pagina a dirglielo.
Grazie.
.
Gli occupanti dello stabile della Sea sono un numero imprecisati tra 550 e mille. Per ora sono state offerte soluzioni abitative temporanee sono a un centinaio di loro.
La Raggi ha disposto di mandare 40 migranti più deboli, donne e bambini, in 6 villette di Fiorano, peccato che il sindaco Pd(!)li rifiuti!
La Raggi dice: «In Italia l’accoglienza è una vera e propria emergenza ma, piuttosto che affrontare la questione, stiamo assistendo a un vergognoso scaricabarile. Il Comune ha compiuto fino in fondo il proprio dovere, un dovere che non tutti hanno compiuto. La Regione ha disatteso il decreto legge Minniti che la chiama direttamente in causa e mancano adeguate politiche nazionali. È bene sapere che a Roma ci sono un centinaio di stabili occupati abusivamente che attirano l’attenzione della criminalità e di alcune frange estremiste dei movimenti per la casa. Negli scorsi anni l’accoglienza dei migranti è finita nel mirino di Mafia Capitale come testimoniano le inchieste e le condanne. Significa che dobbiamo intervenire per ristabilire la legalità».
La Raggi si è accordata con la società Sea (gestore dell’immobile), che ha messo a disposizione 6 villette per accogliere questi 40 per 6 mesi a comodato d’uso gratuito, ossia senza alcun onere finanziario per l’amministrazione .
Altri 48 sono stati prese in carico dal circuito di assistenza capitolino nelle strutture di accoglienza a Torre Maura, Boccea e sulla Cassia.
28 donne e bambini sono stati accolti dal centro umanitario Intetrsos.
Altri hanno rifiutato gli alloggi offerti.
Le occupazioni abusive sono state tollerate per anni senza che nessuno facesse qualcosa. Gli stabili occupati a Roma sono un centinaio (a Torino uno solo!) e anche qui 30 occupanti non erano rifugiati ma infiltrati. Restano 900 persone che non si sa dove mettere.
L’ex commissario Tronca fece 3 bandi regionali con 130 milioni (certo erano pochi!) e andarono deserti, nessuno li ha mai utilizzati.
La Regione Lazio ne ha offerti 161 (sempre pochi) ma anche qui nessuno li ha usati.
La prefetta di Roma Paola Basilone ha difeso l’operazione a piazza Indipendenza, parlando di sgombero “perfettamente riuscito” (con un solo giorno di preavviso??) e di poliziotti aggrediti e ha detto che saranno presi provvedimento per il poliziotto che ha detto quella frase idiota (ma mettetelo a una scrivania!).
Orfini ha detto che non si risponde agli idranti gettando bombole ma trovando soluzioni politiche. Ci dica allora quali sono le soluzioni del Pd! Ci sono 800 o 900 persone buttate per strada. Cosa intende fare? O forse è il Vaticano che intende fare qualcosa dopo tutte le chiacchiere che preti e vescovi hanno detto?
Noi per ora abbiamo sentito solo chiacchiere strumentali e che Travaglio ci abbia aggiunto le sue non gli fa certo onore.

Maria Luisa segnala:
COSA FA LA CHIESA PER I MIGRANTI

Le strutture legate alla Chiesa negli ultimi anni hanno dato la disponibilità ad accogliere 10mila migranti. Un numero che è andato aumentando. Il lavoro sociale delle 23.000 parrocchie, attraverso la rete dei centri di ascolto, hanno generato migliaia di servizi di prima necessità (mense, prestiti, ambulatori, dormitori) che oltre a servire gli italiani in difficoltà servono anche i poveri migranti. Si tratta di oltre 1500 servizi ai migranti.
Per citare soltanto la distribuzione dei pasti, le mense per i poveri sono 449, per un quarto promosse dalle parrocchie, per un altro quarto dalla Caritas, per un terzo da ordini e congregazioni religiose, per l’ultimo quarto da realtà diverse come le diocesi. Il dato relativo al 2009 indicava un totale di 6 milioni di pasti erogati. Oggi queste cifre vanno decisamente ritoccate al rialzo. «Considerato come le mense prive di aiuto pubblico siano quattro su cinque – ha scritto Giuseppe Rusconi, nel libro “L’impegno” (Rubbettino) – e che un pasto ha mediamente un valore monetario di 4,5 euro, si può calcolare che in questo campo la Chiesa faccia risparmiare allo Stato non meno di 27 milioni di euro l’anno.

Servizi di tutela per gli immigrati impiegati in lavori precari sono stati approntati dalla Caritas, con il Progetto Presidium in 10 diocesi italiane, e la fondazione Migrantes con il progetto «La legalità paga». Sono nati centinaia di doposcuola nelle parrocchie e negli oratori per i figli di immigrati, le scuole cattoliche si sono aperte alla presenza dei bambini stranieri (oltre il 12% delle presenze, superiore alla scuola pubblica), sono nati asili multietnici. Gli oratori sono diventati quasi una seconda casa per molti bambini e ragazzi immigrati (6 su 10 li frequentano). Sono attive anche iniziative di aiuto al ricongiungimento familiare, attraverso la disponibilità di case o attraverso progetti di Housing sociale (a Torino, Firenze, Milano, Cremona).

Un impegno importante che si sta rafforzando nelle diocesi è la tutela dei minori non accompagnati – oltre 13.000 oggi – attraverso una rete di affidi familiari. L’Associazione «Accoglirete» nata in parrocchia a Siracusa e ad Augusta, si è già impegnata nella tutela di 1000 minori, senza alcun compenso. E non va dimenticato che la fondazione Migrantes ha approntato da 4 anni un fondo per il rimpatrio delle salme dei migranti che muoiono in Italia e non hanno familiari: oltre 200.000 euro per contribuire a circa 190 rimpatri in 32 nazioni del mondo.

Dei diritti e dei doveri
Marco Travaglio
Secondo certe cronache e commenti su giornali, tv e social, pare che l’Italia sia il nuovo Terzo Reich che, nella sua capitale ma non solo, perseguita i migranti e addirittura i rifugiati per il colore della loro pelle. Secondo altre, si direbbe che l’altroieri a Roma non sia successo niente di strano: un normale sgombero che ristabilisce, pur tardivamente, la legalità violata. La verità non è nessuna delle due e non sta neppure “nel mezzo” (come dicono i paraculi). Ma – come sempre più spesso avviene in questa società isterica e impazzita – procede a zigzag: tipico andamento di un Paese che ha perso il senso non solo dell’orientamento, ma anche dello Stato. E, le rare volte in cui lo Stato appare, non lo riconosce. Partiamo dai fatti.
Nel 2013 circa 500 migranti etiopi, eritrei e sudanesi, al seguito di una ventina di romani dei centri sociali e dei “movimenti per il diritto alla casa”, occupano con la forza un palazzo di 11 piani e 32 mila metri quadri su piazza Indipendenza, a due passi dalla stazione Termini, di proprietà di un fondo pensioni di ex bancari del San Paolo di Torino e di altre aziende. E mettono in fuga con le spicce i vigilanti che lo sorvegliano, proprio alla vigilia della sua trasformazione in centro direzione e poi in grande albergo. La giunta Marino e l’allora prefetto Pecoraro non fanno nulla, come racconta Franco Bechis su Libero. Del resto gli abusivi a Roma occupano più di 100 case e alle “autorità” va bene così, per non ritrovarsi per strada altre migliaia di senzatetto incazzati neri.
Il 1° dicembre 2015, inizio del Giubileo, la polizia entra nello stabile per censire gli occupanti e ne conta 556: molti sono richiedenti asilo, altri hanno già lo status di rifugiati, altri ancora sono clandestini senza documenti (condotti in Questura fra urli e strepiti per l’identificazione). Uscita la polizia, entrano i Vigili del fuoco per i controlli di sicurezza, ma gli occupanti minacciosi li costringono alla fuga dopo aver ispezionato un quarto dello stabile. Quanto basta perché i pompieri spediscano un’allarmante relazione al prefetto Gabrielli, al commissario Tronca e alla Questura: “Reale ed elevato rischio di incendio-esplosione” dello stabile per la “mancanza di estintori” e “la presenza di decine di bombole di gas gpl e numerose stufe elettriche utilizzate per il riscaldamento degli uffici adibiti ad abitazione”, dunque è “necessario procedere con lo sgombero dell’edificio e la bonifica dello stesso dalle sostanze infiammabili presenti”. Che fanno Tronca, Gabrielli & C.? Niente. Intanto i pensionati del San Paolo vedono volatilizzarsi il loro investimento.
Il loro fondo pensioni perde 5 milioni di mancata rendita e ne spende 2 per le bollette di acqua e luce (che devono continuare a pagare perché le tremebonde “autorità” non osano neppure staccare le utenze). Sul tetto, in compenso, sorgono almeno una decina di antenne paraboliche per apparecchi tv (chissà chi li paga, con relativi abbonamenti). Nel marzo 2016 la polizia torna nel palazzo, per arrestare cinque scafisti eritrei che, travestiti da profughi, partecipano festosi all’occupazione. E in seguito scattano altri arresti per traffico di droga e sfruttamento della prostituzione (pare sia una specialità dell’ottavo piano). Intanto il Tribunale accoglie la denuncia dei proprietari dell’immobile e ne ordina lo sgombero. Solo che, dopo quasi quattro anni di occupazione, nessuno sa più chi siano gli occupanti. E ogni tentativo dei servizi sociali di censirli sortisce il solito effetto: minacce, violenze, rappresentanti dello Stato in fuga. In presenza dell’ordinanza del giudice, la Prefettura è costretta finalmente ad agire e sei giorni fa sgombera il palazzo con circa 400 occupanti, che finalmente possono essere censiti: quasi tutti stranieri; in gran parte (ma non tutti) con lo status di rifugiato; non tutti privi di alternative abitative; un centinaio di fascia “debole” (minori, donne e anziani), che infatti – diversamente dagli altri, portati fuori – vengono lasciati nel palazzo, al primo piano, in attesa di una sistemazione. Che non è facile trovare: a Roma – specie dopo Mafia Capitale, o come diavolo si chiama ora – l’accoglienza era in mano al malaffare (Salvatore Buzzi: “Il traffico di droga rende meno dei migranti”); e il Comune è senza soldi né strutture (ma, quando la sindaca Raggi osò farlo notare, le fu risposto che era una razzista e che nella Capitale i migranti sono ancora pochi).
In ogni caso i proprietari dell’immobile liberato offrono agli ex occupanti villette a schiera nel Reatino di loro proprietà in comodato gratuito per sei mesi. E il Campidoglio, tra i soliti ritardi e rimpalli con la Regione altrettanto lenta e pasticciona, sistema 50 soggetti fragili (su un centinaio) in case-famiglia, centri di assistenza, strutture della rete Sprar (sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati). Ma almeno altri 70, aizzati dai movimenti per la casa e da un prete eritreo, rifiutano quelle soluzioni e invocano una “sistemazione unitaria”. Cioè pretendono di decidere dove andare e con chi. Intanto, dei 300 occupanti espulsi dallo stabile, la metà si allontana e si disperde per la città, mentre gli altri restano in piazza Indipendenza, accampandosi nei giardini insieme ai membri dei “comitati”. E lanciando sassi e bottiglie contro i netturbini dell’Ama che tentano di pulire la piazza. Di qui il secondo sgombero dell’altroieri, accompagnato da lanci di sassi, bombole piene di gas e bottiglie incendiarie dal primo piano sulle forze dell’ordine, che rispondono con cariche e getti d’acqua dagli idranti. Un funzionario sbrocca: “Devono sparire, se tirano qualcosa spaccategli un braccio”. Ma per fortuna sono solo parole (ovviamente da punire): niente violenze gratuite della Polizia.
Morale (anche un po’ banale) a zigzag. 1) Non si occupano le case altrui e chi le occupa va sgomberato, specie in presenza di un’ordinanza del Tribunale, che solo in una Repubblica delle banane può restare inevasa. 2) Posto che il sopruso è l’occupazione e non lo sgombero, la polizia deve usare metodi democratici (“spezziamogli le braccia” non si dice e nemmeno si pensa). Ma, se qualcuno resiste, l’uso della forza non è fascismo: è legalità. 3) Lo status di rifugiato non dà alcun diritto a chi lo ottiene di violare le leggi del Paese che l’ha accolto. 4) Il Paese che l’ha accolto deve trattarlo come tutti gli altri cittadini: né peggio né meglio. Stessi diritti, stessi doveri. 5) Casa e lavoro sono un diritto, ma anche un miraggio, e non solo per i rifugiati, ma anche per milioni di italiani. Salvo i soggetti deboli, che rientrano giustamente nell’assistenza pubblica, i rifugiati autosufficienti devono cercarsi un lavoro e, per la casa, mettersi in fila nelle graduatorie pubbliche insieme agli italiani, senza che nessuno sorpassi nessuno.
6) Se il Comune trova una sistemazione a un rifugiato, il rifugiato ci va; o, se rifiuta, perde il diritto di protestare perché non gli trovano una sistemazione. 7) I veri colpevoli di quanto è accaduto sono le “autorità” che hanno permesso l’occupazione abusiva di oltre 100 edifici a Roma, incoraggiando altri a fare altrettanto e fingendo di non vedere le condizioni disumane di bambini, donne e anziani. Perciò la piantino di nascondersi dietro gli scudi della polizia e il parafulmine della Raggi-causa-di-tutti-i-mali. 8) Roma ha 4 milioni di abitanti e gli occupanti abusivi (italiani e stranieri) sono poche migliaia: è tanto difficile mettere attorno un tavolo Comune, Regione e Governo per stilare e soprattutto finanziare un piano di sgomberi e ricollocamenti (almeno per le fasce deboli), sfruttando i tanti edifici inutilizzati (case sfitte, ex caserme, ex ospedali ecc.) e varando un serio piano nazionale di edilizia popolare?

I CENTO PUNTI DI RENZI
Mi lessi al tempo il faldone di 300 pagine di Prodi di cui Prodi non realizzò nemmeno un punto. Mi sono letta poi i 100 punti di Renzi alla prima Leopolda, una strana miscela di vecchiume, banalità, mondo cattolico e volontariato scout, condito con un abbondantissimo neoliberismo, nessun elemento di sx nemmeno per sbaglio, nessuna difesa dei beni collettivi (ha votato a favore della privatizzazione dell’acqua), uno Stato leggero con un diluvio di privatizzazioni, nessuna crescita della democrazia dal basso, molti aiuti all’impresa, nemmeno una parola su disoccupati e precari, poco su scuola, ricerca o energie verdi, silenzio assoluto sui nostri rapporti con l’Europa, nemmeno una parola sulla guerra e la spesa in armi, né sulla difesa del territorio, sul trasporto merci, sui costi della Chiesa..

http://www.unita.it/polopoly_fs/1.347521.1320063485!/menu/standard/file/renzi_100_punti_proposte.pdf

una Camera sola, abolizione del Porcellum, abolizione dei vitalizi (mai fatta), costo standard alle Regioni, abolizione delle Province (mai fatto), addensamento dei piccoli Comuni (mai fatto), abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali (è rientrato in altro modo), le camere di commercio non siano imprese, abolizione del CNEL, dimezzamento dei consiglieri, abolizione delle agevolazioni pubbliche a sindacati simili, eliminazione dalla politica dei corrotti (mai fatta), razionalizzare le missioni militari (siamo entrati in guerra anche in Siria!!), maggiori scambi coi paesi mediterranei, privatizzazione di Rai e Rai2 e fuori i partiti dalla Rai (mai fatta), agire sul debito privatizzando imprese pubbliche e municipalizzate, parificare le pensioni delle donne a quelle degli uomini con finestra 63-67 anni, evitare il cumulo delle pensioni, tassare il reddito personale e di impresa e tassare di più immobili e rendite finanziarie (mai fatto), abolire l’Irap, far uscire le imprese dal sommerso riducendo l’IRES (le tasse sono aumentate), facilitazioni agli imprenditori usciti dal mercato per tornarci, no condoni, riformare gli ordini professionali con abolizione delle tariffe minime e dei veti pubblicitari, liberalizzare i servizi pubblici locali, antitrust obbligatorio, liberalizzare le assicurazioni malattie, ridurre le leggi (sono aumentate), mettere in competizione privato e pubblico, creare presso il premier una unità di controllo dell’esecuzione del programma, bilanci annuali nel pubblico come nel privato, eliminare l’economia assistita nel sud ma creare sviluppo (quale sviluppo?), contratto unico precari e lavoratori indeterminati a garanzie successive (l’abolizione dell’art. 18? e della contrattazione collettiva? annichilimento dei sindacati? vaucher?), ammortizzatori sociali anche per le piccole imprese (?), contratti aziendali superiori ai contratti collettivi, quote rosa, spesa sanitaria uniformata (?), riforma della medicina di base, ospedali in rete, chiusura degli ospedali piccoli, percorsi diagnostici su base regionale, razionalizzare le esternalizzazioni, fondo nazionale per la ricerca (ma quale ricerca?), detrazioni fiscali per chi dona alle università, task force di giudici per smaltire l’arretrato giudiziario (? invece si sono accorciati tempi della prescrizione e si sono depenalizzati 120 reati), avvocati pagati a preventivo, riduzione dei giorni festivi per i tribunali, accorpamento delle sezioni staccate, tribunali informatizzati (?), premi ai giudici più produttivi (o a quelli di regime?), semplificazione e accorciamento dei tempi processuali (ma va!?), riduzione dell’inquinamento urbano (l’avete vista voi?), annullamento degli incentivi alle energie inquinanti e incentivi alle energie verdi (ma se sono spariti!), ammodernamento della rete elettrica e semplificazione delle bollette (questa è una barzelletta), raccolta differenziata e riciclo (ma dove?), tutelare l’agroalimentare, auto verdi per la PA, banda larga (questa poi…), digitalizzare i servizi pubblici, investire più dell’1% in cultura, difesa del patrimonio artistico, defiscalizzare i contributi alla cultura, ogni museo sia un’unità economica autonoma, coordinare il marketing turistico, rivedere le competenze delle sovrintendenze aumentando i poteri dei Comuni (sono state aumentate le spese degli enti locali), fondere gli istituti culturali italiani, puntare su poche grandi opere certe, liberalizzare il trasporto ferroviario regionale, dare affitti di emancipazione ai giovani che escono di casa (?), garantire con un fondo bancario i prestiti agli studenti, bonus da 2000 euro ai più meritevoli per la formazione, contratti di lavoro per studenti, incentivare le imprese di giovani, diritto di voto a 16 anni, competizione tra università, abolizione del valore legale del titolo di studio (?), retribuire gli insegnanti in base al merito (con le nomine fatte dal preside sceriffo??), selezionare i corsi di formazione, dare ebook a tutti (divieto ministeriale di avere libri di testo in internet), 5 ore di inglese la settimana dalle elementari, quoziente famigliare, detrazione spese anziani e educazione figli, riconoscere e regolare le unioni civili, promuovere la natalità (beh questo è stato fatto!), adozioni internazionali, più nidi e asili d’infanzia (?), progetto per la sicurezza stradale, chiunque nasca in Italia è italiano (ius soli, poco elettorale), immigrazione intelligente (col TRYTON?????), permesso di soggiorno veloce (e i fondi per farlo?), il 5 per mille diventi legge, un altro 5 per mille per le organizzazioni no profit, servizio civile di 3 o 6 mesi obbligatorio, sequestro più facile dei beni mafiosi (ma dove???).
Oltre a quanto detto, colpisce l’assenza di provvedimenti per un fisco equo e trasparente, la superficialità con cui si pongono degli obiettivi senza dire come raggiungerli, le tre I di Berlusconi, Inglese, Impresa e Informatica e il diluvio di privatizzazioni su tutti i servizi dello Stato, digitalizzare i servizi pubblici, investire più dell’1% in cultura, difesa del patrimonio artistico, defiscalizzare i contributi alla cultura, ogni museo sia un’unità economica autonoma, coordinare il marketing turistico, rivedere le competenze delle sovrintendenze aumentando i poteri dei Comuni (sono state aumentate le spese degli enti locali), fondere gli istituti culturali italiani, puntare su poche grandi opere certe, liberalizzare il trasporto ferroviario regionale, dare affitti di emancipazione ai giovani che escono di casa (?), garantire con un fondo bancario i prestiti agli studenti, bonus da 2000 euro ai più meritevoli per la formazione, contratti di lavoro per studenti, incentivare le imprese di giovani, diritto di voto a 16 anni, competizione tra università, abolizione del valore legale del titolo di studio (?), retribuire gli insegnanti in base al merito (con le nomine fatte dal preside sceriffo??), selezionare i corsi di formazione, dare ebook a tutti (divieto ministeriale di avere libri di testo in internet), 5 ore di inglese la settimana dalle elementari, quoziente famigliare, detrazione spese anziani e educazione figli, riconoscere e regolare le unioni civili, promuovere la natalità (beh questo è stato fatto!), adozioni internazionali, più nidi e asili d’infanzia (?), progetto per la sicurezza stradale, chiunque nasca in Italia è italiano (ius soli, poco elettorale), immigrazione intelligente (col TRYTON?????), permesso di soggiorno veloce (e i fondi per farlo?), il 5 per mille diventi legge, un altro 5 per mille per le organizzazioni no profit, servizio civile di 3 o 6 mesi obbligatorio, sequestro più facile dei beni mafiosi (ma dove???).
Oltre a quanto detto, colpisce l’assenza di provvedimenti per un fisco equo e trasparente, la superficialità con cui si pongono degli obiettivi senza dire come raggiungerli, le tre I di Berlusconi, Inglese, Impresa e Informatica e il diluvio di privatizzazioni su tutti i servizi dello Stato,in pratica uno Stato in mano alle multinazionali o a derivati della mafia
Anche sulla mafia c’è una omissione pesante persistita in tutte le finanziarie
Poi ci sono cose inutili:il ministero per l’attuazione del programma c’è già
altre ridicole:promuovere la natalità quando siamo 7 miliardi è un programma demenziale persino per la nipote del Duce,ma Renzi è uno scout,molto osservante di Santa Madre Chiesa ed essa gliene sarà grata
Anche sul diritto di voto a 16 anni avrei da ridire e mi spiace che sia anche nel programma del M5S
Renzi ha nominato all’Ambiente e allo sviluppo economico persone come Galletti e Guidi, difensori del nucleare,dei termovalorizzatori,della Tav in Valsusa e del Ponte di Messina. E nulla è stato fatto per la difesa idrogeologica del territorio, fiumi,sorgenti,laghi, case, scuole. Eppure è questa la vera grande opera italiana e non si tratta solo di un problema di risorse ma anche di regole troppo spesso ignorate o derogate da Comuni e Regioni. Ma mentre 59 miliardi sono stati regalati alle banche assassine,23 miliardi alla NATO per nuove guerre e 15 sono tutt’ora vincolati ai cacciabombardieri che portano bombe atomiche con un aumento del 23 % delle spese militari,poco o nulla è stato speso in 3 anni per il recupero del nostro Paese,e ad ogni terremoto queste mancanze bruciano,mentre i terremotati sono ormai tra i più abbandonati degli italiani
Insomma un gran ammasso di chiacchiere in cui le parole d’ordine sono: portare più dx possibile il Pd, smantellandolo dalle fondamenta, circondarsi di un cerchio di cortigiani scelti non per merito o per intelligenza ma per lecchinaggio, smantellare i presidi democratici,svuotare le istituzioni accentrando tutti i poteri nella persona del premier, accentrando tutti i poteri nelle mani del premier, diminuire i diritti del lavoro e privatizzare, privatizzare, privatizzare.. Il programma di sx si è trasformato nella più grande cessione dello Stato ai privati, proprio quello che i Padri della sx non volevano!!!
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Manuela Bellandi segnalava: “E sapete chi ha scritto il programma politico di Renzi? Non certamente un uomo di sx, ma un personaggio né nuovissimo né stimato dalla società civile, un rampante senza scrupoli, uno dei più irriducibili applicatori del berlusconismo, Giorgio Gori (ex direttore di Canale5 e di Italia 1), presente assieme al supernuclearista Chicco Testa alla convention del rottamatore Renzi”. Ma lo sapevano gli applauditori piddioti di Renzi che la prima cosa che Renzi avrebbe rottamato non erano certo catafalchi come Zanda o la Finocchiaro, ma proprio il Pd, con ogni sia pur restante valore di sx, rottamato in blocco con tutti i suoi Padri fondatori, i suoi valori etici e storici, la difesa dei lavoratori, la tutela dei deboli, l’aiuto ai proletari, la lotta alle multinazionali e al corrotto sistema bancario, la realizzazione di una maggiore democrazia dal basso, l’attacco al Capitale???

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Visto che il sindaco piddiota di Firenze fa da modello, andiamo anche noi in parlamento a urlare, d’improvviso a pieni polmoni: “ALLAH AKBAR!”! E poi vediamo l’effetto che fa.
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ALESSANDRA DANIELE
Un anno dopo il terremoto, solo il 10% delle macerie è stato rimosso.
La ricostruzione non è neanche cominciata.
Le casette prefabbricate garantite entro Natale non sono arrivate neanche per Ferragosto.
Sgombero, rilancio, esenzione fiscale… tutte promesse renziane, ovviamente tutte cazzate.
Intanto però l’incazzatura popolare continua ad essere efficacemente deviata verso capri espiatori e bersagli simbolici.
Laura Boldrini ha annunciato che cercherà di difendersi per vie legali dalla costante fiumana di insulti e minacce di stupro che le viene costantemente scaraventata addosso sul web. Il Tempo ha titolato a nove colonne “Taci, il nemico ti ascolta – Come se, fra lodi ai profughi e sparate antifasciste, servissero altri motivi per non sopportarla”.
Il Tempo di Roma trova insopportabile il fatto che una donna sia esasperata da anni di insulti e minacce di stupro, ma soprattutto trova insopportabile l’antifascismo.
Qualche anno fa questo avrebbe suscitato qualche polemica, oggi non farà altro che conquistare all’araldo dei palazzinari e degli sfruttatori un po’ di nuovi lettori fra gli sfruttati, perché al Fascismo è riuscito di nuovo il trucco di spacciarsi per l’unico vero difensore e vendicatore delle classi subalterne, quando invece è sempre stato uno strumento dei padroni.
La colpa storica, politica, e culturale di questa ricaduta è di quel Centrosinistra elitario, oligarchico, e affiliato all’establishment finanziario, col quale anche Laura Boldrini viene genericamente identificata, cosa che fa sentire i facebookinari moralmente autorizzati a vomitarle addosso insulti e minacce di stupro, a volte senza neanche il riparo dell’anonimato, tanto sono certi d’essere dalla parte della ragione.
Il Fascismo ormai è mainstream.
Il Tempo ha poco da sopportare. La sparata fascista è ormai la reazione mainstream al disagio e al sopruso.
E il neonazionalismo dilaga con supremo sprezzo del ridicolo.
Salvini twitta “La cittadinanza italiana bisogna guadagnarsela”. Cos’ha fatto Salvini per guadagnarsi la cittadinanza italiana, a parte nascere in Italia, e vegetare per vent’anni in un partito secessionista che esortava a pulirsi il culo con la bandiera italiana, e ancora oggi si definisce Lega Nord per l’Indipendenza della Padania?
La pretesa di superiorità basata sulla “purezza del sangue” è particolarmente grottesca da parte d’un popolo come gli italiani, col DNA storicamente più bastardo del mondo. Eppure endemicamente razzista.
La complicità del Centrosinistra coi peggiori sfruttatori nazionali e internazionali ha riconsegnato l’Italia al peggiore spettro del suo passato, quello che il nostro paese ha generato ed esportato in tutto il mondo.
Un parassita che continua a crescere ogni volta che si nutre, e che alla fine immancabilmente uccide l’ospite.
E che difficilmente s’accontenterà d’un governo Minniti come spera il PD, benché il ministro, la testa più lucida dell’esecutivo Gentiloni, stia facendo di tutto per corrispondere ai requisiti del caso.

MAI RUBARE IL FORMAGGIO
Marco Travaglio
La giustizia italiana ha appena sgominato un pericoloso manigoldo che aveva addirittura rubato un pezzo di parmigiano in un supermercato di Mondello (Palermo): 1 anno e 4 mesi di reclusione. Galera vera, non finta come per i colletti bianchi, incensurati per definizione (plurirecidivi, ma sempre prescritti): il giudice infatti non gli ha concesso la sospensione condizionale perché ha la fedina penale sporca. E gli è pure andata bene, perché il pm aveva chiesto 2 anni. Malagiustizia? No, tutto regolare. Le pene massime e minime non le fissano i giudici, ma il “legislatore”, cioè il Parlamento, popolato da gente che per i furti ordinari non fa sconti. Anzi, non fa che aumentare le sanzioni per presentarsi dinanzi agli elettori come garante della sicurezza. È sui furti in guanti gialli – la specialità della casa – che il “legislatore” fissa pene sempre più ridicole, quindi niente intercettazioni né manette, prescrizione-lampo e impunità garantita a quelli del “giro”; o pene inesistenti, perché le condotte più sono gravi e più vengono depenalizzate.
Un giudice munito di retta coscienza e buona memoria, in grado di ricordare cosa prevedono la Costituzione e la giurisprudenza della Consulta sulla proporzionalità fra pena e gravità del reato, dovrebbe vomitare ogni volta che queste norme infami lo costringono a stangare innocui poveracci e a lasciare a piede libero a norma di legge riccastri e potentastri che, per i danni che fanno, dovrebbero stare all’ergastolo.
Purtroppo sono in continuo aumento i magistrati che non si pongono neppure il problema e danno per scontato che i tribunali e le galere sono roba da sfigati, non da signori. Un tempo, per ottenere una giustizia debole coi forti e forte coi deboli, bisognava almeno corrompere qualche giudice. Oggi si risparmia: fanno tutto da soli, col pilota automatico, e soprattutto gratis. È bastato bombardarli per 25 anni dai palazzi del potere e dai sottostanti giornaloni e tv sul dovere di “tener conto” delle “conseguenze” delle indagini e dei processi su politica ed economia.
L’ha ripetuto per nove anni Napolitano, rovinando intere generazioni di neomagistrati, con moniti lanciati fin nelle scuole per giovani toghe sull’esigenza di un’amorevole “collaborazione” fra potere giudiziario, politico ed economico. Ora, provate voi a rubare del formaggio e poi a invitare il giudice a collaborare: immaginate le risate.
Se invece un ministro o un top manager inquisito per aver rubato l’equivalente di qualche milione o miliardo di pezzi di parmigiano piagnucola per gli effetti del processo sul governo o l’azienda, funziona alla grande.
Nel caso Consip, per dire, c’era una combriccola che brigava per truccare un appalto da 2,7 miliardi in cambio di mazzette: appena scoperta, uno stuolo di generaloni, ministri e dirigenti pubblici si sono precipitati ad avvertirla di non parlare e non incassare più, visto che nell’allegra brigata c’era pure il padre di Renzi. Immaginate la stessa scena per una rapinuccia da 2,7 milioni: un carabiniere amico avverte il rapinatore che lo stanno pedinando e gli consiglia di far sparire tutto. Li ficcherebbero entrambi in galera e getterebbero la chiave. Invece per la rapina da signori restano tutti al loro posto, santificati in Parlamento: ministro, generaloni, dirigenti pubblici. Tranne uno: il testimone che li ha denunciati. Il governo caccia Luigi Marroni da Consip perché – confessa il deputato Pd Emanuele Fiano – ha confermato le accuse a Lotti, Del Sette, Saltalamacchia e Tiziano Renzi, ergo“conferma di non avere più alcun rapporto di fiducia col governo che l’ha espresso”.
E ora, se tutto va bene, cacciano pure i pm di Napoli che hanno scoperto lo scandalo: Celeste Carrano ed Henry Woodcock (sul quale già pende un processo disciplinare del Pg della Cassazione per un’intervista mai rilasciata). Neanche loro godono della fiducia del governo che non li ha espressi: dunque si impapocchiano accuse fumose su altre indagini per avviare al Csm l’iter del trasferimento d’ufficio per “incompatibilità ambientale”. Con quale ambiente? Quello di Napoli o quello del governo?
Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, per la prima volta nella storia, arrivò direttamente dal governo Renzi. E il presidente della commissione-traslochi è Giuseppe Fanfani, amico della famiglia Boschi ed ex legale di banca Etruria (su cui indaga il procuratore di Arezzo, già consulente del governo Renzi). Se si mettono d’impegno, forse riescono a cacciare Woodcock e Carrano prima di nominare il nuovo procuratore di Napoli, sede vacante da appena sei mesi, quindi c’è tempo.
Il 26 aprile, in un’intervista al Fatto, il ministro della Giustizia Andrea Orlando fece capire che la banda Renzi voleva una bella ispezione contro i pm di Napoli, alla maniera berlusconiana, ma lui aveva rifiutato. Poi, in un dibattito organizzato dal Foglio, fu molto più preciso: “Mi ha dato fastidio che… miei compagni di partito… mi chiedessero perché non avessi mandato gli ispettori a bloccare le inchieste”. Domanda: chi gliel’ha chiesto? Risposta: “Il vicepresidente della commissione Giustizia (Franco Vazio, ndr) e il vicedirettore dell’Unità (Andrea Romano, ndr)”. È accaduto qualcosa? Niente, a parte il fatto che, indisponibile il ministro, a sistemare i pm di Napoli hanno provveduto il Pg della Cassazione (a cui il governo aveva appena prorogato il pensionamento) e il Csm. Dal che si intuiscono almeno due cose.
1) Perché i ladri, per farla franca, devono rubare molto: se si accontentano di un pezzo di formaggio, sono spacciati.
2) Perché B. ha detto che, in caso di un governo a 5 Stelle, opterebbe per l’espatrio. Che poi, tecnicamente, si chiamerebbe latitanza.

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Simone Pennino
L’Isis minaccia l’Italia:
“…colpiremo i luoghi dove si sviluppa la massima cultura italiana!!!!…”
Io, se fossi in voi non andrei più allo stadio.
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Franco Bechis:
Lo Stato si prende i soldi degli sms per i terremotati.
Per undici mesi 33 milioni versati dagli italiani per aiutare i terremotati di Amatrice e dintorni sono stati congelati, ora forse verranno sbloccati e utilizzati per tutto meno che per i terremotati. Le donazioni furono fatte a partire dal 24 agosto 2016 attraverso sms o bonifici su un conto Mps ufficialmente per aiutare i terremotati di Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto e poi tutti quelli colpiti dalle scosse successive che hanno allargato il cratere della sventura in quattro regioni: Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria. Per lunghissimi undici mesi nessuno si è sentito i dovere di spiegare alle centinaia di migliaia di italiani che si erano precipitati a donare i propri soldi davanti alle immagini di quella povera gente che aveva perso familiari, case, negozi, lavoro, che cosa si intendesse fare di quei soldi.
La protezione civile solo mesi dopo di fronte alle prime polemiche sulle donazioni fantasma spiegò che quei fondi sarebbero stati versati in una speciale contabilità a disposizione del commissario per la ricostruzione Vasco Errani e impiegati sotto la vigilanza di uno speciale comitato di garanti.

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Spinoza: primo spot di un vibratore sulle reti Mediaset. Mia nonna ne ha ordinato uno per montare la panna.
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DI CHI SONO I GIORNALI ITALIANI

1- “Repubblica” appartiene a De Benedetti, tessera n. 1 del PD
2- “Il Messaggero” a Caltagirone, palazzinaro di Roma e suocero di Casini.
3- “La Stampa” all’ex gruppo FIAT, ora insieme a De Benedetti
4- “Il Corriere della Sera” è partecipata da Mediobanca ed è indebitata con Unicredit, che è socia di Mediobanca.
5- “Il Giornale” appartiene alla famiglia Berlusconi.
6- “Libero” appartiene alla famiglia Angelucci, immobiliaristi.
7- “Il Foglio” appartiene alla famiglia Mainetti, immobiliaristi.
8- “Il Sole 24 ore” appartiene a Confindustria.
9- “Agi (Agenzia giornalistica italiana)” è partecipata dall’ ENI.
In pratica l’informazione è in mano a banche, immobiliaristi, all’Eni (…..) alla famiglia Agnelli, a Berlusconi ed ai grandi imprenditori, che a loro volta sono indebitati con le banche che la politica protegge in Parlamento.
La domanda banale da porsi è : i direttori dei quotidiani, scelti dai proprietari, ed i giornalisti dipendenti di questi giornali sono LIBERI o devono fare gli interessi del loro datore di lavoro?

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Gigi Al Bar!
di Marco Travaglio
“Se in piazza San Marco uno urla ‘Allah Akbar’, noi lo abbattiamo dopo tre passi. Ghe sparemo! Gh’avemo i cecchini!”. L’annuncio del sindaco di Venezia, Luigi Spritz Brugnaro, sulle nuove misure antiterrorismo vigenti nella sua città sta suscitando vivo interesse nel mondo della comicità e della satira. I Monty Python stanno pensando di dedicare al noto statista dell’ostrega il sequel di Brian di Nazareth, cui chiaramente si ispira la sua infallibile ricetta anti-Isis. Nella scena della lapidazione, il sommo sacerdote-giudice fa trascinare sulla pubblica piazza, dinanzi alla folla armata di sassi, un vecchio ebreo condannato per blasfemia per aver nominato il nome di Geova invano al termine di una cena in famiglia, con la frase “questo pezzo di baccalà è degno di Geova”. Il vegliardo obietta che “non basta dire Geova per bestemmiare”, mentre il sacerdote-giudice sostiene il contrario. Solo che, appena i due dicono “Geova”, anche per dire che non si deve dire, la turba inizia a lanciare pietre alla rinfusa, ancor prima dello start ufficiale alla lapidazione. Finché il magistrato, nell’estremo tentativo di ristabilire l’ordine pubblico, intima all’assemblea: “Signori, sia chiaro: nessuno deve lapidare nessuno finché non suonerò questo fischietto, neppure se uno dicesse Geova!”. Ma, alla parola “Geova”, parte una gragnuola di sassi e massi che lo seppelliscono al posto del condannato, il quale si allontana fischiettando mentre l’ultimo lanciatore urla “Strike!”.
Ora, per strano che possa sembrare a Gigi Prosecco, “Allah Akbar” o “Allahu Akbar” (Dio è il più grande) non è solo il motto dei terroristi islamici nell’atto stragista: è un’espressione del Corano che invita i fedeli a magnificare Dio, molto simile a quelle ricorrenti in altre religioni, tipo “Dio padre onnipotente” o “Lodate Dio” (Alleluja). Infatti viene pronunciata dai muezzin per invitare alla preghiera, dai fedeli all’inizio delle orazioni, nei riti religiosi, ma anche nelle esclamazioni della vita quotidiana. Quindi, se il Sindaco Amarone pensa che i terroristi jihadisti si riconoscano dal grido di battaglia “Allah Akbar”, la fa un po’ troppo semplice. E, se fosse vero che ha ordinato ai vigili in gondoleta (fortunatamente l’unica polizia armata ai suoi ordini) di sparare a chiunque dica “Allah Akbar”, Venezia galleggerebbe non più sull’acqua, ma sul sangue e supererebbe l’Isis e al Qaeda per islamici innocenti ammazzati: un cimitero di muezzin, turisti, camerieri, ma anche sceicchi ed emiri venuti in Laguna con i loro jet e yacht per mostre, festival, biennali, concerti, shopping extraluxe.
Allah Akbar!, Bang!. Resta da capire cosa sia passato nella testa degli abitanti di una capitale mondiale della cultura quando tre anni fa barrarono sulla scheda il nome di Brugnaro, ennesimo tragico caso di “imprenditore prestato alla politica” (che purtroppo non l’ha ancora restituito). Uno che, nel breve volgere di pochi mesi, ha trasformato Ca’ Farsetti, sede del municipio, in Ca’ Farsetta con un’infilata di sparate, gaffe e ignorantate. Tipo quando, proprio lui, forse posseduto da quell’altro intellettuale di Tavecchio, disse “dobbiamo educare i nostri figli, fare la differenza con gente che vive sugli alberi delle banane”. O quando sequestrò 49 libri di scuola elementare di autori come Altan sul rispetto delle diversità, per la minacciosa presenza di “favole ispirate all’ideologia gender” contro la famiglia tradizionale, fra le risate omeriche del mondo intero: comprese quelle dell’illustre residente Elton John, che lui invitò graziosamente a “tirar fora i schei” (ignaro dei due concerti gratuiti regalati a Venezia dalla popstar). O quando avallò il raddoppio dell’hotel Santa Chiara, un ecomostro di cemento proprio sul Canal Grande. O quando bloccò la mostra del grande fotografo Berengo Gardin a Palazzo Ducale sui Mostri a Venezia, le Grandi Navi a San Marco, per difendere “la Venezia di chi lavora” da “vedute distorte che in 53 anni non ho mai visto: chissà che obiettivo ha usato”.
O quando diede del “comunista” a un cronista della Rai che osava fargli una domanda, minacciando i giornalisti che “vedono solo le cose negative” di “denuncia per abuso della professione”. O quando, avendo pronta la soluzione finale per l’Isis, invitò i grandi del mondo a darsi una mossa: “Juncker, Putin e Obama vengano qui e parliamo di come sistemare questa roba una volta per tutte. Noi abbiamo fatto la battaglia di Lepanto. La città di Venezia si mette a disposizione”. Il califfo Al Baghdadi entrò in fibrillazione, temendo che il Sindaco Valdobbiadene gli scatenasse contro i piccioni di piazza San Marco. In realtà, il nostro Callaghan in Saòr aveva in mente ben altro: “Servono sindaci-sceriffi che possano arrestare”, annunciò a un cronista di Libero, ammanettandolo.
Ora, dopo Barcellona, si è concentrato un altro po’ e ha perfezionato il machiavello. Barriere di cemento armato nel Canal Grande per bloccare gondole-bomba e vaporetti-killer. E naturalmente l’ordine di abbattere chiunque dica “Allah Akbar” in piazza San Marco (per le altre piazze e le calli, si valuterà caso per caso). L’annuncio ha già prodotto un sensibile calo di turisti romani, preoccupati di essere equivocati: se uno dice alla moglie “Vojo annà ar bar”, capace che un cecchino debole di udito lo fa secco all’istante. Ma la norma potrebbe sortire altri effetti tanto imprevisti quanto interessanti, alla Monty Python. Il sindaco-che-arresta, in uno dei suoi appostamenti anti-Isis, becca un islamico a pronunciare la fatidica frase in un bar di piazza San Marco. E si precipita fuori per avvertire il cecchino più vicino: “Ehi, mona, ghe sta un che ga dito Allah Akbar!”. Se tutto va bene, lo raccolgono col cucchiaino. Strike!

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LA RIPRESA FANTASMA
di MoVimento 5 Stelle
L’ammucchiata di avvoltoi intorno al +0,4% di Pil del secondo trimestre è raccapricciante. I twittatori seriali del Pd, a partire da Renzi, si sono scatenati per prendersi i meriti di una ripresa che non dipende da loro e che poggia su basi fragilissime. Lo stesso Gentiloni ha deciso di partecipare alla festa tragicomica di un’economia in piena stagnazione.
Bastano poche semplici verità economiche per smontare il teatrino ipocrita della propaganda renziana:
1 – L’Italia è tornata ad una (fragile e modesta) crescita principalmente a causa di fattori esterni, che hanno trascinato la nostra economia fuori dalla recessione senza alcun merito dei governi degli ultimi tre anni.
In particolare, il Quantitative Easing della Bce ha consentito di risparmiare risorse dagli interessi sul debito pubblico e quindi di diminuire il ritmo del massacro sociale, che è comunque proseguito (tagli alla sanità, alla spesa per investimenti e agli enti locali).
Il deprezzamento dell’euro ha spinto le esportazioni.
Il crollo del prezzo del petrolio ha avvantaggiato un Paese trasformatore come l’Italia, povero di materie prime che deve importare.
Questi fattori esogeni sono temporanei e presto cesseranno di esistere. La Germania sta aumentando le pressioni su Draghi perché metta fine all’espansione monetaria, e in ogni caso il mandato del governatore italiano finirà nel 2019. Senza QE che ne sarà del nostro debito pubblico e della spesa per interessi?
2 – L’Italia è fanalino di coda in Europa già dal 2016 e si conferma tale anche nella prima metà del 2017: mentre l’Ue cresce nel secondo trimestre ad una media dello 0,6% l’Italia fa 0,4% e su base tendenziale (rispetto cioè al secondo trimestre di un anno fa) l’Italia è nettamente ultima, con il suo 1,5%, mentre la media europea è del 2,3%, la Spagna cresce del 3,1%, l’Olanda del 3,8%, la Germania del 2,1%, la Francia dell’1,8% e persino il Regno Unito, rallentato teoricamente dalle trattative per la Brexit, fa meglio con l’1,7%
3 – La crescita italiana è squilibrata a favore dei grandi mentre penalizza lavoratori e PMI: è evidente a chiunque viva nel paese reale che l’occupazione stia crescendo a discapito della qualità del posto di lavoro e dei salari. Una volta scaduti i costosissimi incentivi renziani per il contratto a tutele crescenti, infatti, hanno smesso di crescere i contratti stabili e sono cresciuti solo contratti a termine e voucher. Questi ultimi sono stati aboliti per evitare un referendum popolare per poi rientrare dalla finestra nella manovrina imposta da Bruxelles.
La disoccupazione ufficiale, inoltre, continua ad oscillare tra l’11 e il 12% e quella reale, che comprende anche gli scoraggiati e i sottoccupati involontari è a livelli superiori che in Grecia, al 30%, come dimostra Alberto Bagnai in un recente articolo sul Fatto Quotidiano
4 – il nostro sistema bancario è sull’orlo del baratro, e basterà una corrente negativa, come la fine del QE o un nuovo capitolo della crisi greca, per mandare sul lastrico altre decine di migliaia di risparmiatori. A quel punto non ci saranno vie di uscita per una classe politica che ha nascosto per anni la realtà
5 – L’Europa ci chiede di ratificare il Fiscal Compact e di pareggiare il bilancio pubblico nei prossimi tre anni: questo significa che l’era della flessibilità è finita. Nei prossimi anni si tornerà a sputare sangue per rispettare parametri di bilancio insensati e già dall’1 gennaio 2018 l’Iva crescerà dal 22 al 25%.
Siamo quindi di fronte ad una ripresina fantasma, che si accompagna alla precarizzazione del lavoro giovanile, alla stagnazione tendenziale dei consumi e della produzione industriale e all’aumento delle diseguaglianze sociali. Non appena finirà la congiuntura esterna favorevole, l’Italia tornerà nella spirale della recessione, e chi oggi gioca con la pazienza dei cittadini italiani dovrà raccogliere i cocci del suo partito e della sua breve carriera politica.

PROVINCE E REGIONI
Sento dire: teniamo le Province e aboliamo la Regioni.
Non sono d’accordo. Le Province non sono mai servite a nulla tant’è che nessun Paese europeo le ha e l’Ue ci chiese espressamente di abolirle, cosa che avrebbe procurato un risparmio di 17 miliardi l’anno, ma che Renzi si è guardato bene dal fare, togliendo però ai cittadini il diritto di eleggere il Presidente della Provincia, secondo il suo piano di tagliare gradatamente la democrazia.
Nei fatti, questi 17 miliardi servono solo a mantenere la pletora di impiegati (20.000) delle Province e ne resta poco o nulla per i 2 soli scopi per cui esse esistono: la cura delle strade provinciali e il ripristino delle scuole.
Che le strade provinciali che percorriamo ogni giorno siano maltenute con crepe e cunette piene di erbacce lo vediamo palesemente e in quali miserrime condizioni siano le scuole italiane lo sanno tutti, per cui spendere quei 17 miliardi l’anno per il loro ripristino sarebbe stata cosa utile e buona, ma la Casta non si tocca e per Casta si intende tutto il carrozzone statale, non solo chi comanda ma anche i parassiti al seguito che sono una riserva di voti.
Invece Renzi vuol ridurre di un anno il conseguimento del diploma per risparmiare un miliardo, e così aumenterebbe solo il numero di disoccupati, producendo giovani più ignoranti e abbattendo ancora di più la qualità della scuola italiana.
In quanto alle Regioni, mi rendo conto del parassitismo, dell’ignavia, della quantità di impiegati parassiti e inutili che creano, ma non si dovrebbe regolarle meglio invece che abolirle? Nei piani di Renzi, invece, sarebbero state valorizzate con la sua riforma che voleva trasformare il Senato in un dopolavoro di persone tratte proprio dagli enti locali mescolando potere legislativo con potere amministrativo.
Non capisco perché tutto dovrebbe essere demandato ad uno Stato accentratore e avere il permesso di Roma, che sarebbe comunque lontana dagli interessi locali.
La cosa, secondo me, invece, da fare sarebbe abolire i regimi privilegiati delle 5 Regioni a Statuto Speciale, che dopo 71 anni dalla nascita della Repubblica non hanno più alcun senso, in particolare sarebbero da eliminare gli enormi diritti e privilegi di chi governa la Regione Sicilia, ma capisco che questo procurerebbe un crollo vertiginoso di voti per cui nessun partito avanza nemmeno la proposta.
Tutte e 5 le Regioni a Statuto Speciale trattengono per sé le tasse (42 miliardi) il cui gettito è spaventoso e, malgrado questo, sono in debito verso lo Stato centrale di ben 20 miliardi.
La Val d’Aosta ha la spesa pubblica pro capite più alta d’Italia con 8.744 € a testa. Le 3 Regioni a Statuto Speciale del nord (Val d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia), ci costano 4,8 miliardi, le due del sud (Sicilia e Sardegna) ben 28,8 miliardi, il che è pazzesco, visto anche come impiegano i soldi. La Sardegna ha sprechi per il 50% e la Sicilia non è certo un esempio di amministrazione avveduta e corretta, quanto piuttosto si mostra come un pozzo senza fondo di abusi e di sprechi, si pensi solo come allegramente aumenti gli stipendi dei propri amministratori (i consiglieri regionali si sono aumentati gli stipendi a 11.000 euro al mese più la babele dei rimborsi).
.
Ho sempre riportato gli editoriali di Travaglio, come giusti e intelligenti, ma oggi sono infuriata con lui per l’attacco indiscriminato sferrato contro la sindaca Raggi, tacciata di incapacità e di volubilità per il cambio degli assessori, cosa che secondo lui dimostrerebbe che i 5stelle non sono adatti a governare.
Vorrei ricordargli che De Magistris ha cambiato 23 assessori. Marino fece tre rimpasti in poco più di 3 anni e mezzo.
Emiliano cambiò tutta la giunta. Sala parla di rimpasto.
E Crocetta ha battuto ogni record, nel 2015 ne nominò e bruciò 35 assessori, con 58 nominati in 3 anni.
Ma Travaglio lancia i suoi strali solo verso la Raggi, cosa che, a questo punto, mi fa proprio stomacare.
.
La Fornero disse che non avrebbe sparso altre lacrime sui tagli, e infatti le spese militari sono aumentate. Alleluia! Non vorrete mica che i generali piangano!
E poi …macché eliminare le pensioni d’oro e i vitalizi, era solo un depistaggio
“LA MANOVRA E’ BELLISSIMA ” Lo disse Padoa Schioppa e lo ripeté Bersani che voleva fare Monti “segretario del Pd ad honorem”. Infatti a guastare così l’Italia in tanti anni nemmeno lui c’era riuscito). Con Renzi le tasse sono aumentate fino al 47,8%, contro una media europea al 36 per cento. Siamo il quinto Paese al mondo per livello altissimo di tasse, contro i Paesi del nord che hanno sì tasse alte ma danno in cambio uno stato sociale perfetto. Si vede che i nostri governanti ci tengono a far sì che le nostre tasse siano le più belle del mondo, contro uno stato sociale in perpetua diminuzione. Ma non si può mica avere tutto!

CONDONI E ABUSI EDILIZI
Ricordo che è in discussione alla Camera il quarto condono edilizio. Così si continuerà sempre a costruire in zone non edificabili, escludendo il pagamento di qualsiasi tassa? E poi si usufruirà del condono, e quel che succede in seguito lo mettiamo in conto a chi? Lo Stato centrale concede i condoni, poi i conti li pagano i Comuni? E i rischi li subiscono i cittadini? Ma questo sistema perverso continua. C’è qualcosa non torna.
L’Italia è uno Stato dove milioni di illeciti si reggono l’uno con l’altro in un equilibrio squilibrato dove i partiti, dopo aver concesso o sanato ogni sorta di illecito, dopo si trovano nella posizione di chi non può legalizzare nulla per non perdere voti. Quante case abusive ci sono in Italia? A sud sono abusive 60 case su 100. Abbiamo 18.000 costruzioni abusive solo sulle coste. Abusivismo edilizio significa anche minore sicurezza per i cittadini ed economia in nero e il fenomeno si incrocia con il ciclo del cemento illegale e con la malavita organizzata.
D’altra parte, per chi vuole costruire osservando la legge, le procedure sono lentissime (anni di attesa e quintali di scartoffie) e piene di ostacoli, siamo al 112° posto nel mondo sull’ottenimento dei permessi, regolati da una ottusa burocrazia mentre nessuno promuove investimenti di qualità e nella PA continuano a permanere amministratori corrotti e lavativi.
Ci dicono che col satellitare si può leggere anche la targa di un veicolo e poi uno Stato moderno come l’Italia in tanti anni non è stata nemmeno capace di aggiornare il catasto e di individuare e colpire gli abusivi!
In 10 anni si sono spesi 30 miliardi per cercare di far fronte ai disastri. Ma se da sempre si fossero rispettate le leggi, prima di tutto da parte dello Stato con punizioni ai trasgressori, non sarebbe stato meglio per tutti?
Si sono fatte promesse da cialtroni ai terremotati, dopo Berlusconi anche Renzi ha promesso come un boccalone che tutto in breve sarebbe tornato come prima, poi non si sono trovati i soldi nemmeno per sgombrare le macerie, addirittura non si sono spesi nemmeno i soldi che gli Italiani hanno raccolto per i terremotati. Però si sono trovati 59 miliardi per le banche criminali, ci si è impegnati a spendere 15 miliardi per quelle ciofeche che sono gli F35, si sono regalati 23 miliardi alla Nato per nuove guerre, si è entrati anche nella guerra in Siria, si sono lasciare le inutili Province che costano 17 miliardi l’anno e non si tolgono nemmeno i vitalizi….
In anni e anni di terremoti e disastri nazionali, non è mai stato fatto un piano di emergenza, nessuno si è mai sognato di fare un piano nazionale di ristrutturazione o cura del territorio. Nessuno è mai nemmeno riuscito a risolvere il problema della velocizzazione delle procedure. Ma era così difficile fare una legge per le emergenze? E il Parlamento finora cosa c’è stato a fare?
Quando vediamo le aule deserte cosa dobbiamo pensare?
Sono decine di anni che i politici brillano per latitanza, non sono fisicamente presenti nelle loro poltrone e sono totalmente assenti nel cercare il bene comune.

CONDONI
Il primo condono edilizio lo presentò Craxi nel 1985, di seguito arrivarono 15.431.707 richieste di condono, di queste 5.392.716 sono rimaste inevase. Oggi siamo arrivati al quarto condono, ancora sospeso nell’iter parlamentare. Siamo un popolo di abusivi. E continuiamo ad avere una classe dirigente come quella di Ischia e della Campania che in nome della «necessità» ha incoraggiato e legittimato l’abusivismo negli ultimi trent’anni. Ma i condoni riguardano anche gli evasori fiscali.
1973 il IV governo Rumor che varò una delle tante sanatorie fiscali
1982, governo Spadolini e nuovo condono per gli evasori
1985, entra in vigore del già citato provvedimento del governo Craxi
1991, nuova sanatoria fiscale del VI governo Andreotti
1995, doppio condono, edilizio e fiscale, del governo Dini
2003, nuova doppietta, stavolta di Berlusconi
che replica nel 2009 con la norma per agevolare il rientro dei capitali, cosiddetti «scudati», illecitamente portati all’estero.
Secondo un calcolo della Cgia di Mestre, giudicato ottimistico da altri osservatori tecnici, i condoni di qualsiasi tipo degli ultimi tre decenni avrebbero portato nelle casse dello Stato 104,5 miliardi di euro, meno di quanti ne sottragga l’evasione fiscale in un solo anno.
Ma al di là della convenienza economica inesistente per i governi, e dei rischi per le popolazioni di abitanti di case edificate illegalmente, in spregio alle più elementari regole di sicurezza, è interessante anche ricostruire la genesi politica di questo genere di provvedimenti, varati sempre senza quasi opposizione – anzi, in una sorta di regime di unità nazionale – e riproposti, rimodellati e ampliati localmente, come appunto è accaduto in Campania per la legge del governatore De Luca (impugnata dal governo Gentiloni di fronte alla Corte Costituzionale) e come stava per accadere in Sicilia per le case al mare costruite sulla battigia. Se si esclude una piccola pattuglia di coraggiosi giornalisti come Antonio Cederna, Mario Fazio, Gian Antonio Stella, Sergio Rizzo, associazioni povere di mezzi come, ma non solo, Italia Nostra, e i Verdi, ma non tutti, nessuno ha fatto battaglie vere contro l’abusivismo.
L’esponente marxista leninista Gennaro Savio portò in piazza 600 dei 27 mila abusivi di Ischia nel 2010, minacciando di far saltare le elezioni regionali e ottenendo dall’allora ministra Mara Carfagna e dal candidato, poi eletto governatore della Campania, Stefano Caldoro la promessa di un nuovo decreto per bloccare le demolizioni – era stato il primo a coniare gli slogan più espliciti e efficaci della lotta contro l’antiabusivismo, tipo «Il popolo costruisce, il governo demolisce», oppure «No all’adeguamento antisismico», che sarebbe quasi un invito al suicidio legalizzato, stando ai terremoti verificatisi, dopo Belice, Friuli e Irpinia, nel periodo successivo, dall’Umbria all’Abruzzo al Centro Italia, con migliaia di vittime, senza-tetto e case crollate anche con scosse di media entità, alle quali, come a Ischia, avrebbero dovuto invece resistere. Nell’isola ultima colpita da un sisma, dal 1981 al 2006 sono stati costruiti oltre centomila vani abusivi; nel solo 2004 e soltanto nel Comune di Forio sono stati sequestrati 200 cantieri fuorilegge; una famiglia ischitana ogni 2,5 (in pratica quasi tutte, considerando cuginanze e parentele di secondo grado) ha chiesto il condono. Nel resto d’Italia nei quindici anni tra il 1982 e il ’97 i nuovi manufatti abusivi sono stati quasi un milione (970 mila). Un’enormità del genere non ha eguali in Europa, forse perfino nel mondo.

RIDIAMARO :- )

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– C’è talmente crisi, che la nuova offerta della mia banca per i prestiti l’hanno denominata «si chiama Pietro …»
– Mamma che crisi!!! : ho talmente fame, che sabato sera la Polizia mi ha fatto il test del palloncino ed è risultato che sono anemico
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