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Monday November 20th 2017

MASADA n° 1870 15-8-2017 FERRAGOSTO

MASADA n° 1870 15-8-2017 FERRAGOSTO
Blog di Viviana Vivarelli

Vitalizi, che passione! – Lettera al padre operaio – Poesie dell’amore che ritorna – Marco Ribani – Balle sulla Raggi e il lago di Bracciano – Vittorio Sgarbi, ecco chi è – Renzi, la sciagura – Lettera di un padre al figlio – Un Paese basato sulla mazzetta – Contro reati e corruzione le 120 depenalizzazioni di Renzi- Per debellare il femminicidio Renzi premia lo stalking – Lingue a mezzasta- Bisognerebbe – Andrea Romano – Poveri ricchi – Diario di ferragosto

Vacanze finite. Voglia di lavorare saltami addosso e fammi lavorare meno che posso. Dietro i giorni felici e gli amici nuovi. Davanti quello a cui ora non vorresti ritornare.
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L’ultimo giorno delle vacanze ti prende la malinconia, delle cose che non sono più e di quelle che non sono mai state e che speravi potessero essere.
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Ogni parola ha conseguenze.
Ogni silenzio anche.

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Per i lecchini di oggi la vita è dura. Per dirla con Altan, “Non si trovano più culi che valgano la pena” . (TRAVAGLIO).

Franco Antonio Perrone

È finito l’impero Romano.
È finito l’impero Ottomano.
È finita l’URSS.
È finito il nazionalsocialismo.
È finito il fascismo.
Finirà anche questo sistema partitocratico.
Tutto finisce.
Dobbiamo solo resistere e avere fede.
Non emigrare.
Non suicidarsi…piuttosto cospirare!
L’ONESTÀ ANDRÀ DI MODA! (G.M.)

Vedovi, ereditieri, miracolati. Gli assegni pazzi dei politici
Chi ha fatto una settimana in Parlamento, chi neanche una seduta d’Aula. Ecco i più bizzarri tra i 2.600 vitalizi

L’ultima volta che qualcuno gli ha chiesto conto degli oltre duemila euro di vitalizio che percepisce per aver fatto una settimana in Parlamento, l’ex radicale Angelo Pezzana è stato colto da un raptus d’ira e ha preso a spintoni il povero inviato delle Iene.
«Basta, che dovevo dire di no quando tutti dicevano di sì?». L’ex collega Piero Craveri, il nipote di Benedetto Croce che in Senato non ha registrato nemmeno una presenza quando ci è entrato nel 1987, si è limitato a un «ma è la legge, vergognatevi voi», quando è stato punto da la Zanzara su quell’assegno che gli ha permesso di incassare finora oltre 500mila euro. Comunque briciole, se si pensa che quando il radicale varcava, si fa per dire, Palazzo Madama, Claudia Colombo aveva appena 15 anni ma oggi, che ne ha 41, è già titolare di un vitalizio da 5.100 euro. Guai a chiamarla però baby pensionata, semmai il copyright ufficialmente sdoganato è «miss vitalizio»: la sua carriera è iniziata da giovanissima, eletta 21enne per la prima volta in consiglio regionale della Sardegna e nel 2009 ne era già presidente, fino al 2014.
La Sicilia, che ha festeggiato a maggio i settant’anni dalla prima Assemblea regionale ogni mese fa i conti con 307 assegni da firmare a ex deputati e loro eredi, per un totale di 17 milioni di euro l’anno. Qui, al settantenne Salvatore Caltagirone sono bastati soli tre mesi e cinque presenze nel parlamentino per percepire oggi tremila euro al mese, e ogni volta è costretto a precisare che «comunque sono 2mila netti». Sono passati 40 anni invece dalla morte del padre Natale, messinese che nel 1947 si candidò col Partito Monarchico, ma da allora la figlia Anna Maria Cacciola percepisce per i 4 anni in Parlamento del babbo un vitalizio da oltre duemila euro al mese.
Speriamo che questo schifo finisca.

BELLISSIMA E COMMOVENTE LETTERA di un figlio ad un padre operaio.
Fatela leggere a Renzi, Monti, Fornero, a tutti i Piddioti e ai sindacalisti venduti.
Antonella Antonelli

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).
Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.
Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.
Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.
ODORAVA DI DIGNITA’.

“Se uno juventino passa al Milan (Bonucci) a Torino scoppia la rivoluzione con minacce fisiche a lui e ai suoi parenti.
Se un Napoletano passa alla Juventus (Higuain) revolution e minacce di morte.
Se Alfano va con Renzi Bersani Berlusconi e D’Alema tutti zitti.
Chissenefrega!!!!!!”
Italianiiiiiiiii !!!!!!!!!!!

Antonio Codari

(In questa legislatura su 980 parlamentari ci sono stati 534 cambi di gabbana. Mi auguro che la prima legge che il M5S al potere farà sarà quella di radiare chiunque cambi partito dopo essere stato eletto fino alle prossime votazioni)

Palestinese
nata sotto dominio straniero
extracomunitaria
incinta a 14 anni e di padre ignoto
sposa a uno molto più vecchio di lei
costretta a emigrare da casa
espulsa da qualsiasi struttura di accoglienza
partorisce in una stalla
povera tutta la vita
silenziosa e paziente
sempre lavoratrice
con un figlio diverso dagli altri
emarginato
considerato eversore
messo al bando sociale
respinto dalla plebe
e trattato come l’ultimo bandito da strada
uno che diceva: Bisogna abbandonare il padre e la madre”
morto ammazzato a 33 anni dopo lunga tortura
poi sputtanato per 2000 anni
Lei, tenuta come un essere senz’anima dalla Chiesa da lui nata e grazie a lui ma stronfia a imperante
lei considerata senz’anima fino al 1963
e poi finalmente e faticosamente assunta in Cielo
come se non vivessero in Cielo tutte le Madri
lei che non aveva fatto male alcuno
penalizzata per essere nata donna
scelta dallo Spirito
ma respinta dalla Chiesa degli uomini
Lei, ancora in una posizione subalterna
Archetipo infinito
che solo la pietà popolare accoglie
nel seno delle Grandi Madri.

(Viviana Vivarelli)

quando l’amore torna
comincia come un fuoco nel tuo cuore
è quel faro l’attesa della nave
sperduta nella notte
che ha perso la tua via
ma tu la chiami
paziente
e a te la riconduci
col tuo abbaglio lucente
stanno come straniti i marinai
le mani inerti, le gomene stanche
la nave da sola si conduce
e tu sei la sua meta all’orizzonte.

quasi non respiro stamattina
in attesa di non so cosa
come il racconto che finisce
e apri la pagina nuova
bianca ancora
come la promessa
di una storia che ti aspetta
un incontro
o una vita….

sono qui, devo stare qui
ma l’anima parte
per le sue destinazioni misteriose
cattedrali nei deserti, abbracci sotto la luna piena
miraggi risorgenti nella piana sconfinata
sentimenti e sensazioni dimenticati
come innamorarsi un’altra volta
ché sempre è la prima
con stupore
come rinascere di nuovo
quando la vita meno se l’aspetta
come il ramo rugoso
che fiorisce
un ultimo raro fiore.

Viviamo in una sindrome abbandonica permanente
Anche il bambino con 4 genitori si sente
a volte
come un orfano dimenticato
Andiamo incontro alla gente come in un abbraccio
mancato.

.. nei ritorni è la malinconia
delle cose lasciate e poi perse
delle vite iniziate e non vissute
degli abbozzi di nuvole al tramonto
Nei ritorni sei come nei guadi
coi piedi sulle sponde già di casa
ma il cuore lasciato chissà dove
strade si incrociano
mondi che hai sfiorato appena
dolci persone fuggitive baciate
di corsa, bambini
che potevano essere i tuoi
per un momento, risa interrotte, giochi…
è una vacanza, un viaggio,
l’infinità più breve della vita.

Viviana Vivarelli

Il problema delle donne sono gli uomini.
Il problema degli uomini sono gli uomini.

Battuta
Una volta a Londra ho visto uno scozzese col kilt, lo sporran ecc., insomma vestito da scozzese punto per punto. La mia nipotina ha chiesto : “Nonna, ma cosa porta sotto il gonnellino ? ” La sua tata mi ha detto in un orecchio: “Meglio non chiederglielo. Io una volta l’ho fatto e mi ha risposto : “Tracce di rossetto”.
.
STORIELLA
Un turista legge il menù di un ristorante all’interno di un villaggio di cannibali:
“Guida turistica bollita 6 euro, missionario in padella 8 euro, cacciatore arrosto 10 euro, turista al forno 12 euro, politico del PD al cartoccio 50 euro”.
Stupito, il turista chiede al cameriere:
“Mi scusi, ma come mai l’uomo politico del PD è così caro?”
il cameriere ribatte prontamente: “Ha mai provato a pulirne uno?!”…
.
Marco Armando Ribani

viene un vento che trema il paesaggio
e rende incerti persino gli orizzonti
viene il vento del tuo respiro caldo
che fa d’ ali di farfalla una preghiera
e poi le nubi a inaugurare un tempo nuovo
viene un vento fanciullo irriverente
a scuotere la polvere dei giorni
forse si apre un varco nello spazio/tempo
e io non so se vivo

da “Dialoghi tra “mr e MR”
.
Eravamo innocenti totali
Non capivamo perché facevamo quella guerra
Capivamo proprio niente.
Ne parlavamo solo tra noi
tutta gente che non aveva scuole
Io a scuola avevo imparato l’alfabeto
a coltivare i ravanelli e il prezzemolo
ho ancora quel libro sul quale abbiamo
studiato sei tra fratelli e sorelle.
Ecco era guerra senza scampo
imboscati ce n’erano tanti
chi faceva il bandito chi scappava in Francia.
chi si faceva il thè con il tabacco per avere febbre
chi si martellava le mani per non sparare
e poi chi andò al fronte per spararsi
alcuni portarono con sé un ufficiale
Ma io guardavo la luna
e ci vedevo dentro il tuo semplice sorriso
e a lui dicevo “Spetame,
spetame che sono vivo e torno”
e poi lo ripetevo finché non mi veniva il pianto.
ad offuscarmi gli occhi

(da “ Le piccole vite” un progetto working in progress ispirato da “Il Mondo dei vinti” e
“L’anello forte” di Nuto Revelli. op. Arshele Gorky)
.
Marco Armando Ribani

Ma il giorno quando sorge è il dio supremo
e generoso dona il suo vigore ai vecchi e stanchi rami
alle radici esauste
ai vasi costretti alle cortecce malate e decomposte
Come le amo
Come profumano per me di deliziosa ambra
Come è possibile che tu non pianga quando respiri?
Non ti fa male il cuore quando fa giorno?
E poi
non è forse il mattino di ogni giorno
che ci restituisce e ci rinnova
incoscienti e sani e innocenti?
E poi
Come le foglie
un grande bisogno di luce
che ci alimenti e trasformi
Oh! Metamorfosi attese e quotidiane
Quali simbiosi o simiglianze e osmosi
come non essere sposi fra tante radici e foglie e fiori?

Marco Armando Ribani

ho fatto il possibile per avere una vita libera
un’innocenza clandestina
aderendo dopo le lotte armate di violenza
alle cospirazioni degli angeli
agli scontri nei vicoli di notte
tra giovani stregoni streghe schiavi e polizia
ho disegnato una geometria della passione
ma con il passo incerto e un po’ sperduto
del desiderio folle e marginale
voglio solo vedere ora quanto é lungo il vivere la morte
in questo amore che gocciola elisir da un magico alambicco
Dove sono i sogni dei poveri?
al piano di sopra o al piano di sotto?
Io non voglio granché solo piccole indomabili eresie
mentre ti scrivo tra le tue righe nel solco profondo
delle tue mammelle.
Forse ho cambiato idea sai? Sull’incenerimento di me stesso
Vorrei piuttosto che tu mi attendessi fatto d’ossa
e poi fare di me degli strumenti a soffio per il vento
quando tira forte. Sarebbe la mia voce tutta nuova.
per te. solo per te.

TELEFONO
Una signora livornese va a risponde’ ar telefano: “Pronto?”. “Ni (fa una voce arrapata d’un maniaco sessuale) Indovina cosa ciò in mano!”. E lei sfavata: “Dè, se ti sta tutto in mano ‘un m’interessa!”

Luca Bavaro

I sogni non spariscono mai se le persone non li abbandonano.
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Facciamo chiarezza sul lago di Bracciano
Alessandro Bertone

L’amministrazione di Virginia Raggi per prima ha messo in campo misure straordinarie per affrontare l’emergenza idrica, portando la questione del lago di Bracciano alla ribalta nazionale. La sindaca ha incontrato i sindaci dei Comuni lacustri nei mesi scorsi, ha sensibilizzato la nuova governance di Acea favorendo un incontro proprio tra l’azienda e i primi cittadini. Ha emanato un’ordinanza contro gli sprechi d’acqua, derisa all’epoca da chi ora invece si è accorto che avevamo ragione.
Giachetti pontifica senza conoscere i dati. D’altronde, non presentandosi in consiglio comunale, non può conoscerli. Glieli rammento.
Grazie alla nuova governance di Acea SpA, dopo 15 anni di mancati investimenti sull’infrastruttura idrica e di gestione privatistica della risorsa naturale, da maggio scorso è iniziato un fitto controllo sulla rete mirato alla ricerca delle perdite occulte e alla riparazione delle tubature. Ad oggi sono stati controllati più di 3000 km di infrastruttura idrica su 5400 km totali, recuperando così 500 litri al secondo di dispersione.
Si presume che la conclusione dei lavori avverrà in tempi brevi. Inoltre, sul lungo periodo Acea SpA investirà in modo importante per mettere in sicurezza l’acquedotto del Peschiera. Questa è la prima grande discontinuità con il passato. I mancati investimenti sulle reti hanno portato alla situazione che è ormai sotto gli occhi di tutti. Noi li stiamo facendo, loro per 15 anni no.
È importante porre l’attenzione anche sulle perdite di rete non dovute all’ammaloramento delle stesse. In queste vanno calcolati i tanti allacci abusivi trovati sia lungo tutto il Lago di Bracciano che in tanti nasoni cittadini. Su queste stiamo facendo un gran lavoro di ripristino della legalità. Ma non basta.
Il 4 luglio scorso abbiamo presentato in aula una mozione sull’Acqua e sulla sua gestione, con indirizzi riguardanti la prossima Conferenza dei Sindaci dell’ATO2 e il gestore del Servizio Idrico Integrato dell’ATO2 (Roma e Provincia).
È necessario ripartire dalla Conferenza dei Sindaci, fondamentale agorà dalla quale dovrà cominciare anche il percorso di ripubblicizzazione dell’acqua e l’attuazione del referendum del 2011. I 13 impegni proposti nella mozione hanno avuto tutti lo stesso obiettivo: la gestione oculata della risorsa acqua e la garanzia della stessa alle generazioni future.
Si tratta di mettere in pratica i principi contenuti nella prima stella del MoVimento, come del prosieguo di quanto fatto finora dai territori, dal Parlamento ai Comuni.
Tra le richieste abbiamo inserito l’istituzione di un tavolo per avviare uno studio di fattibilità che promuova la ripubblicizzazione della gestione del Servizio Idrico Integrato nel territorio dell’Ato 2, includendo la partecipazione di tutti i soggetti interessati.
Questa richiesta è stata rafforzata anche da una successiva mozione presentata in aula dal collega Giuliano Pacetti M5S Consigliere Roma Capitale con la quale abbiamo chiesto di stralciare dalla Delibera di Assemblea Capitolina n. 13/2015 la cessione del 3,53% delle azioni di Roma Capitale in Acea Ato 2, mantenendo così la partecipazione pubblica nella società controllata da Acea SpA.
È impegno indiscusso di questa Amministrazione anche avere cura di tutto il territorio, coscienti di quanto in questi anni sia stato sfruttato il più possibile solo per fare profitto…..

Per la prima volta, dopo anni, in Campidoglio si scelgono i nuovi vertici delle aziende partecipate e i collegi sindacali attraverso una call pubblica, aperta a tutti.
E i dati parlano chiaro: 1.300 domande di partecipazione pervenute finora per oltre 3.500 candidature – ogni candidato aveva la possibilità di presentare fino a tre opzioni tra le società oggetto della call pubblica. Oltre 200 colloqui effettuati dopo che i curricula arrivati sono stati analizzati da assessori, presidenti e consiglieri delle competenti commissioni capitoline. Questo è un metodo che spaventa perché per gli amici degli amici è finita la festa.
In questi mesi coloro che hanno contestato la call pubblica e l’esame dei curricula forse hanno dimenticato chi per anni ha imbottito le partecipate di amici e parenti. Ogni giorno leggiamo di fanta-nomi alle partecipate, di presunte pressioni da parte di esponenti della Giunta o dei consiglieri. Mai una dichiarazione virgolettata, tuttavia, è accompagnata dall’identità del presunto dichiarante.
Consiglio a certa stampa di ricominciare a scrivere non solo di gossip ma di fatti veri e riscontrabili, e di valutare, con noi, l’operato di queste persone che coraggiosamente hanno deciso di aiutare Roma e le sue partecipate a migliorare la città e i servizi.
A tutti i nuovi nominati facciamo i migliori auguri per un lavoro serio e proficuo e spero che tutti i romani facciano lo stesso.
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Un vecchio troll mi disse che, una volta, a Roma, gli autobus erano puntuali.
Ma non erano autobus: erano BIGHE!

Ma lo sapete chi c’è tra i candidati per diventare il futuro presidente di Regione della Sicilia?? VITTORIO SGRABI !!!

VITTORIO SGARBI. ECCO CHI E’ …..
David Divad

Caro Vittorio Sgarbi, vediamo un po’ chi sei:
Nasci a Ferrara l’8 Maggio 1952.
Celibe.
Due figli riconosciuti e una vita spesa a seminare sperma come una trota fario in risalita lungo l’Adige.
Hai dichiarato di aver generato almeno una quarantina di figli rifiutandone però, la presa in carico.
“Nessuno può obbligarmi ad essere padre”, hai detto.
D’altronde sei persona responsabile, altruista e fortemente empatica, come mostrasti già nel 1989 quando augurasti la morte al tuo Maestro Federico Zeri e come confermi ogniqualvolta chiami assassino Beppe Grillo.
Inizi la tua carriera politica nel 1990 all’insegna della coerenza, candidandoti, senza successo, a Sindaco di Pesaro per il PARTITO COMUNISTA, dopo aver militato, per anni, nella federazione giovanile del PARTITO MONARCHICO.
Nel 1992 diventi prima consigliere comunale a San Severino Marche per il PARTITO SOCIALISTA e poi sindaco sempre a San Severino, sorretto dalla DEMOCRAZIA CRISTIANA e dal MOVIMENTO SOCIALE.
Dal 1992 al 1994 sei LIBERALE.
Dal 1994 al 1996 sei FORZA ITALIOTA. Poi sei RADICALE, poi, per qualche tempo, ti parcheggi al GRUPPO MISTO.
Nel 1999 dai il tuo nome ad un partito, nel 2001 torni con Berlusconi e con lui sei deputato fino al 2006 e Sottosegretario ai Beni culturali per due anni.
Nel 2006 ti candidi in una coalizione di CENTRO SINISTRA.
Nel 2008 sei DEMOCRISTIANO, e diventi Sindaco di Salemi.
A Salemi fai istituire un museo della mafia e ti opponi con vigore ad ogni proposta di installare sul territorio impianti eolici e fotovoltaici.
Nel 2012 la tua amministrazione comunale viene SCIOLTA PER MAFIA.
Fiero di questo risultato ti candidi a sindaco di Cefalù, sostenuto da tre LISTE CIVICHE.
In primo e in secondo grado i giudici ti ritengono INCANDIDABILE.
Nonostante questo partecipi alle elezioni. E perdi.
Fondi nello stesso anno il PARTITO DELLA RIVOLUZIONE.
Oltre a figli e tessere, collezioni anche diverse condanne:
Diffamatore prescritto nel 1995, sei condannato nel 1996 per il reato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato per produzione di documenti falsi e assenteismo.
Nel 1998 sei condannato per diffamazione aggravata sulle indagini del pool antimafia di Palermo.
Nel 2008 subisci una condanna civile per ingiurie contro Marco Travaglio.
Nel 2009 un’altra condanna per diffamazione viene tramutata in risarcimento pecuniario grazie all’indulto.
Altre due condanne a risarcimento pecuniario per diffamazione arrivano nel 2010 e nel 2011.
Dal punto di vista religioso ti sei definito talvolta cattolico e talvolta ateo, per non farti mancare proprio nulla.
Nel 2010 sei stato indagato per uso illecito di auto blu. Percepisce un vitalizio di 8000 € al mese, più un assegno per l’indennità di fine mandato per essere rimasto in carica per 4 legislature!
E tu con questo curriculum ti permetti di aprire bocca e giudicare Virginia Raggi?
Datti fuoco.

Cerbottana: cervo femmina di facili costumi.
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🙂 Nicolò Bongiorno
La notizia è che, il maledetto caldo di questi giorni è causato da venti africani. Ora, dico io, si può sapere chi sono questi africani? E come fanno, in venti, a sconvolgere un clima in questo modo? Trovateli e rispediteli a casa loro. #aiutiamoliacasaloro
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I dipendenti di Camera e Senato torneranno presto a incassare i loro stipendi d’oro, anche superiori al famoso tetto dei 240mila euro riservato ai dipendenti pubblici d’Italia. GRAZIE AL PD dal primo gennaio 2018 avremo ancora barbieri e uscieri da 136mila euro l’anno, elettricisti da 156mila euro e consiglieri parlamentari da ben 358mila euro l’anno, vale a dire stipendiati più di Mattarella o della Merkel. ASSURDO! In poche parole; il PD cancella una norma voluta dal PD stesso – E addio TETTO AGLI STIPENDI D’ORO
L’ITALIA DEI BALOCCHI – Pierre Cantagallo
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Leonardo Minnozzi
Prima di morire riuscirò a vedere una vecchietta che aiuta un adolescente che chatta ad attraversare la strada.

OUI, JE SUIS UN TEST DE CASS
Andrea Scanzi

Ho sempre pensato che Renzi fosse non solo la più grande sciagura possibile per il “centrosinistra”, ma anche uno dei politici più improponibili e caricaturali nella storia dell’umanità. La sua pochezza è sempre stata accecante e mi fanno sorridere quelli che “all’inizio ci speravo”. Ma “sperare” cosa? Neanche al bar di Vitiano lo prenderebbero sul serio. Magari però sono io a essere criminoso e bieco. Ecco perché mi piace leggere riflessioni come questa: sono scritte da persone non antipatizzanti nei confronti di Renzi, ma danno comunque il polso esatto di un politico (già) al crepuscolo e di un uomo che ha perso ogni contatto con il reale. E nessuno, tra coloro che ha accanto, glielo dice: non ne hanno il coraggio, altrimenti non sarebbero i pretoriani che sono. Per questo vi segnalo queste parole, a firma “Fahrenheit Libreria Pistoia” (immagino il proprietario). Non è importante che lo condivida o meno: è importante che sia uno spunto stimolante. E lo è senz’altro. Leggetelo (e magari nei commenti evitate di scambiarlo per un mio scritto: leggere interamente i post non è reato, anzi è proprio il minimo sindacale. Almeno da queste parti).
Fahrenheit Libreria Pistoia
“Piccola digressione non libresca. Ieri sera ero a Santomato dove Matteo Renzi è intervenuto per presentare il suo nuovo libro. Del Renzi politico non m’importa nulla; mi interessa invece il suo modo di raccontarsi, lo storytelling – per usare un’espressione tanto di moda quanto, almeno in questo caso, opportuna. Sono tornato a casa con molti dubbi, in parte quelli che avevo già, ma decisamente rafforzati. Renzi. Da Presidente del Consiglio ha fatto due anni, 2014-16, e quello che è successo lo sappiamo. L’ascesa era cominciata tempo indietro, con la prima Leopolda nel 2010 e quelle degli anni successivi, gli endorsement di Baricco e Farinetti, l’appoggio di una certa classe finanziaria, il crescente consenso popolare. La sua narrazione funziona. Molto. Dopo Berlusconi nessuno come lui aveva saputo usare così efficacemente i media, vecchi e soprattutto nuovi. L’arte oratoria è pungente, efficace, arriva dove deve arrivare, cioè alla gente che nel suo caso, come in Berlusconi, diventa Il Pubblico, platea televisiva. Ieri mi ha fatto un’impressione differente. Sono passati alcuni anni dall’ascesa – bè, non molti a ben vedere; l’arte oratoria è sempre brillante, compiaciuta e piaciona sin troppo. Ma il mondo è cambiato e lui ne è stato travolto. Ha commesso errori, sbagliato valutazioni, le ambizioni frenate. Alcuni nomi forti lo hanno abbandonato senza dirlo apertamente. Il cambiamento c’è stato ma non nella direzione voluta. Oggi la sua oratoria è arroccata davanti la porta. Difende se stesso, alcuni collaboratori, la bontà delle sue scelte nonostante la bocciatura elettorale. Ma dietro le battute e gli ammiccamenti ho visto un politico sconfitto. L’orizzonte è ristretto, la visione – se mai c’è stata – finita e la rottamazione ha fallito prima ancora di aver capito che non poteva essere solo un problema anagrafico. Resterà ancora lì, per un bel pezzo credo, solo perché gli avversari politici sono di una pochezza sconfortante. “Non ho smesso con la politica come promesso perché dopo le dimissioni di dicembre ho ricevuto migliaia di lettere e mail di sostenitori che mi chiedevano di non mollare e io sono qui per loro” è l’affermazione infantile di uno che si è portato via la palla (è mia! è mia!) e torna a giocare in cortile con gli amici corrotto da un pezzo di torta. Perché fare il leader gli piace tanto. Il sottotitolo del libro è Un Viaggio Per Cambiare L’Italia. Quel viaggio si è interrotto. Se ripartirà (lo spero, come tutti) non ci sarà lui davanti. Ho l’impressione che non abbia più niente di nuovo da dire ma soprattutto da offrire ai suoi elettori. E quella palla non è più sua da un pezzo anche se ancora non lo ha capito”.

STORIELLA
Una ragazza facile va da un chirurgo plastico e gli chiede di farle un’altra vagina. Il dottore, stupefatto, le chiede il perché e lei: “Sa, dottore, gli affari mi vanno così bene che vorrei aprire una succursale”.
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Mario Angelino.”Molto intelligente ridurre la durata della scuola superiore da 5 a 4 anni.
I giovani non vedevano l’ora di diventare disoccupati con un anno di anticipo.”
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Ci sarà sempre guerra tra la mente che pensa e il cuore che sente.

Lettera di un papà al figlio. ❤ ❤
Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi… abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere… ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso… dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto… non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio.
Cristiano Sallustri
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STORIELLA
Tre bambini stanno discutendo di chi ha la memoria migliore. Il primo dice: “Mi ricordo del tempo in cui mia mamma mi allattava e sentivo il calore del suo petto…”. Fa il secondo: “Beh io mi ricordo del giorno in cui sono nato, quel tunnel scuro e il medico che mi tirava la testa…”. E il terzo: “Questo non è niente, io mi ricordo di essere andato a un picnic con mio padre e di essere tornato con mia madre”.

Iacopo Felugo
Verdone Carlo vuole “un sindaco con le palle”. A parte il chiaro riferimento fallocratico sessista, di quali palle parla il Verdone? Di quelle che lui non ha avuto per un buon ventennio, camminando in silenzio sotto le buche di Roma, mentre la mafia (a me non mi fregano con la semantica!) gli saccheggiava e distruggeva la città? O forse intende che Roma (e, ne deduco, tutta Italia) ha bisogno dell’ennesimo pallonaro smerciafrottole che tenga buoni e zitti i romani mentre la mafia traffica, gli imprenditori mafiosi s’allargano e Roma sprofonda nella decadenza e nella corruzione marcia? Non può parlare di palle chi le palle non le ha e lo ha ampiamente dimostrato. Verdone, a volte un bel silenzio, quello che usavi prima, aiuta ad evitare colossali figure di …

LAVORI
HAHAHAHAHAHA…lei lavorerebbe gratis per D’alema?
-certo
-E per Berlusconi?
Assolutamente!
-E per Renzi?
-Ancora di più !
– Scusi lei che lavoro fa ?
IL BECCHINO

UN PAESE BASATO SULLA MAZZETTA
Corrotti in carcere: Germania : 8700, Italia : 11. Bossi due condanne , 2 anni e 3 mesi per aver rubato 48 milioni, il Trota un anno e 6 mesi.
Ogni 9 ore un politico italiano viene beccato con le mani nel sacco e su 980 parlamentari 530 in un anno hanno cambiato partito.
Indovinate perché Renzi non manda in carcere chi ha condanne fino a 5 anni ?
Credete che di mafia capitale ce ne sarà qualcuno che finirà in carcere ?
Ladro non mangia ladro.
“Urge mobilitazione dell’opinione pubblica. Dobbiamo gridare allo scandalo. Fare un processo internazionale ”
È Ferrara che parla , ovviamente contro i grillini. Non si sa se è più la ciccia o la sfacciataggine.
Ma non si vergognano mai ?
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Ogni 9 ore un inquisito per tangente. Non sarà che per caso alla fine non paga nessuno ?
In 7 mesi 548 indagati per corruzione . Non sarà che la nuova legge anticorruzione varata dal Pd ha maglie così larghe da far sfuggire dalla rete tanti di quei corrotti che non ne resta più nessuno ?
Dei resto di che meravigliarsi dopo che Renzi ha depenalizzato il furto e sotto i. 5 anni di pena non va in galera nessuno. ?
Questi sono governi che in carcere ci mandano solo i poveracci e che i corrotti di alto bordo li premia.
In Italia tutto è in vendita, appalti, licenze, permessi, cariche politiche, spiagge, vaccini , migranti, cittadini….
E finché gli italiani continueranno a votare chi
campa sulla tratta dei voti, quella degli uomini e quella dei diritti andremo sempre peggio.
L’Italia è un paese basato sulla mazzetta, ridotto a un suk da terzo mondo da politici di basso livello e finché sarà così non sarà mai una democrazia di diritto ma una cosca di omertosi.
Viviana Vivarelli
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CONTRO REATI E CORRUZIONE LE 120 DEPENALIZZAZIONI DI RENZI
Ogni 9 ore un inquisito per tangente. Non sarà che per caso alla fine non paga nessuno ?
In 7 mesi 548 indagati per corruzione . Non sarà che la nuova legge anticorruzione varata dal Pd ha maglie così larghe da far sfuggire dalla rete tanti di quei corrotti che non ne resta più nessuno ?
Dei resto di che meravigliarsi dopo che
Renzi ha depenalizzato il furto e sotto i. 5 anni di pena non va in galera nessuno. ?
Questi sono governi che in carcere ci mandano solo i poveracci…
VERGOGNA!!!!! Flavia Perina, chiedo con che faccia ha scritto questo articolo sul femminicidio dopo aver votato la depenalizzazione che Renzi ha fatto della corruzione di minore e dello stalking.
Contro la depenalizzazione che Renzi ha fatto di 120 orrendi reati che sono diventati semplici infrazioni amministrative passibili di multa, chiedo l’intervento del M5S e chiedo che questa mostruosa depenalizzazione per cui non è punibile penalmente nemmeno il furto, e di cui il Ministro Orlando è correo, sia fatta conoscere al maggior numero di persone e sia additata come una delle operazioni più vergognose di Renzi e del Pd.
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5STELLE FATE QUALCOSA !

120 donne uccise dai loro ex partner nel 2016 ma Renzi agevola i loro uccisori
Non solo femminicidi, benvenuti nella società della prepotenza
I casi di violenza alle donne si susseguono. E ormai sono quasi solo statistica. La verità è che siamo sempre più assuefatti alla violenza, non solo di genere
di Flavia Perina

L’ultima è Nadia di Udine, aveva solo 21 anni, e il modus operandi è sempre il solito: lui che le chiede un appuntamento “per chiarire”, il litigio, lo strangolamento. Anche il racconto dei media è lo stesso di altri cento casi. Box con immagine sorridente – l’immagine di lei ovviamente (le foto dei maschi richiamano meno attenzione) – e poi fotogallery presa da Fb, privilegiando gli scatti in costume, che saranno di certo più cliccati. Ordinaria amministrazione, routine. Così come è routine la notizia dei cinque ragazzi di Bari che attirano un’amica quindicenne nella città vecchia, gli menano e la violentano a turno. Un piccolo branco che si confonde con l’altro branco di Pimonte, Napoli, undici minorenni che hanno stuprato G.C., la quale poi se ne è dovuta scappare in Germania perché in paese non ci poteva più vivere. Un caso via l’altro, e dopo due giorni non è più emozione, non è più scandalo, è solo statistica.
La palese assuefazione dei media e della società alla violenza estrema contro le ragazze è la cartina al tornasole di un cambiamento piuttosto profondo. Quarant’anni fa lo stupro e l’omicidio di due ventenni, Rosaria Lopez (che morì per le botte) e Donatella Colasanti (sopravvissuta perché creduta morta) provocò nel Paese un’ondata di inorridita riprovazione. Strage del Circeo, la chiamarono. Produsse uno choc collettivo. È vero, fu un delitto con risvolti di sadismo e crudeltà insuperati, ma non basta questo dato a spiegare l’abisso tra il moto dell’animo collettivo che generò quell’antico delitto e l’attuale indifferenza verso Nadia e le altre. Si può semplificare dicendo: è il maschilismo che ritorna, l’idea della donna come proprietà che si riaffaccia, e senz’altro c’è del vero. Ma il sospetto è peggiore. Il sospetto è che stia consolidandosi una società della prepotenza dove la sopraffazione del più debole è moralmente sdoganata e ritenuta in qualche modo normale.
Si può semplificare dicendo: è il maschilismo che ritorna, l’idea della donna come proprietà che si riaffaccia, e senz’altro c’è del vero. Ma il sospetto è peggiore. Il sospetto è che stia consolidandosi una società della prepotenza
La prepotenza è già da tempo cifra emergente dei rapporti di lavoro, sociali, delle relazioni tra quel che resta delle vecchie classi, del conflitto anagrafico tra vecchi e giovani. Cifra vincente e riconosciuta come valore positivo: sono anni che sentiamo elogiare l’uomo forte, il manager aggressivo, la “grinta” come elemento determinante per il successo. Il modello “The Apprentice”, il Boss che si fa rispettare, che ti fa piangere e ti strapazza se ti dimostri fragile, ma spesso anche se cerchi di tenergli testa. Negli Usa quel profilo di aggressività estrema ha fatto eleggere un presidente, da noi – più modestamente – ha costruito il personaggio Briatore, ma ovunque porta con sé lo stesso messaggio, circondato da un larghissimo consenso: vale la legge del più forte, chi è debole deve rassegnarsi e obbedire, oppure soccombere.
Nella motivazione della condanna all’ergastolo di Vincenzo Paduano, che nel 2016 a Roma strangolò e bruciò con una tanica di benzina la fidanzatina Sara Di Pietrantonio, i giudici hanno scritto che l’uomo ha ucciso perché la ragazza si era ribellata al ruolo sottoposto su cui era costruita la relazione e all’improvviso “si rifiutava di riconoscerlo come suo padrone”. La ribellione della parte debole – o di chi è ritenuto parte debole – nella società della prepotenza non è accettata e va punita, stroncata. In questo senso, molte delle storie malate che emergono dietro gli omicidi delle ragazze sono in perfetta sintonia con quel che accade altrove ai più fragili, certo con conseguenze meno drammatiche – il licenziamento, l’esclusione, la retrocessione di paga o di ruolo – ma comunque sempre in linea con la legge del più forte.
In altri tempi l’avremmo considerata una patologia sociale. Ora siamo rassegnati, va così, e l’antico “Elogio della mitezza” di Norberto Bobbio ci sembra roba per accendere il camino: i miti, i buoni, quelli senza risorse e artigli da usare nelle relazioni sociali e personali, soccombono e basta. L’indignazione per le giovani donne ammazzate, forse, è più tiepida di quel che era una volta anche per questo, perché l’atto di forza contro gli inermi è cosa di ogni giorno, regola accettata, e non muove più i cuori.
..
Che senso ha fare queste considerazioni e poi non aggiungere che nel 2016 le donne italiana ammazzate sono state 120, ognuno di questi efferati omicidi è stato preceduto da uno stalking persecutorio e malgrado questo lo stalking, grazie a Renzi, è stato depenalizzato, non è più reato penate ma è diventato una semplice infrazione amministrativa punita, quando il colpevole sia preso, con una semplice multa. E la depenalizzazione è stata confermata da Orlando, il ministro della Giustizia renziano. Ma quale giustizia? Possiamo chiamare giustizia quella che depenalizza 120 reati orrendi tra cui lì’accanimento persecutorio a una donna, la corruzione di minore e persino il furto?? Ma se ogni volta che si parla di femminicidio, questa operazione di Renzi fosse sottolineata, ci sarebbero meno persone disposte a votarlo.

LINGUE A MEZZASTA
Marco Travaglio
“Martedì, non si sa come, a Renzi è scappata di bocca una frase di senso compiuto: “Li ho visti i leccaculo professionisti, potrei tenere un corso per riconoscerli. Non lo immaginavo, ma la discesa dal carro è un momento spassoso: quelli che prima ti adulavano smettono di salutarti. Ma è un gioco e io sto al gioco” –Ci sia consentita una confessione. All’inizio, quando non contava nulla, faceva il sindaco di Firenze, perdeva le primarie contro Bersani e si preparava alla rivincita, Renzi ci stava simpatico. Una sera, dietro le quinte di Servizio Pubblico (all’epoca ancora accoglieva con gioia gl’inviti di Santoro), raccontò divertito e divertente una scena che gli capitava di frequente: “Vado a inaugurare, che so, un giardinetto pubblico e mi trovo davanti un inviato della Rai mai visto prima che, a telecamera e microfono ancora spenti, mi sussurra all’orecchio: ‘Oh, Matteo, io sono sempre stato dalla tua parte…’”. Il guaio è che poi, appena divenne segretario e premier, Renzi li imbarcò tutti, ma proprio tutti, sul suo carro. Non solo le neolingue in erba alla prima leccata (tecnicamente dette “leccaculo”, perché dedite a un solo oggetto del desiderio), ma anche le lingue-scuola, le veterane di seconda, terza e quarta mano e generazione (denominate “leccaculi” per la loro flessibilità e versatilità), insomma l’usato sicuro.
Nessuna fu rimandata indietro, neppure quelle consumate dall’uso prolungato nel ventennio berlusconiano, che anzi gli si appiccicarono a ventosa eleggendolo a erede universale del Cainano.
Ora, com’era inevitabile dopo la triplice scoppola comunali 2016-referendum-comunali 2017, qualcuna è scesa dal carro e già si applica ai nuovi venuti (anche se trovare qualcosa da leccare in Gentiloni o in Mattarella è dura: per dirla con Altan, “non si trovano più culi che valgano la pena”) e soprattutto a quelli che potrebbero venire (dalle parti di Pisapia si nota un certo rifrullo di bave, senza dimenticare Calenda e Minniti, grandi stimolatori di ghiandole salivarie). Ma il grosso della truppa linguale è lì sospesa a mezz’aria, a compulsare nervosamente i sondaggi, nel terrore di sbagliare culo e doversene pentire: basta una leccatina fuori posto e, a parte l’inutile dispendio di saliva, ti giochi la carriera fino al prossimo giro. Una vita d’inferno: come diceva Corrado Guzzanti nei panni di Emilio Fede, “nulla è più difficile che leccare culi in movimento”. Bei tempi quand’era tutto più chiaro e prevedibile: quelli di B., quando non occorreva particolare preveggenza né fantasia; e il quadriennio renziano, che ispirò al Vernacoliere un’immortale copertina.
Questa: “Vuoi fare carriera? Partecipa al grande concorso di Stato ‘Lecca anche te il culo a Renzi’. Più lecchi più vinci posti in politica, nei giornali, alla Rai e su tante altre poltrone di successo. Possibili anche leccate di gruppo”. Anzi la sovrabbondanza di offerta rispetto alla domanda creava il problema inverso a quello odierno: “Ir vero problema è che Renzi cià un culo solo, e chi nielo vole leccà sono milioni. Mapperò la Serracchiani ha già penzato a tutto: ‘r culo dell’amato Premier potrà esse’ leccato anche ‘n fotografia”.
Ora che le lingue, come i ghiacciai, si ritirano, Renzi fa il divertito. Ma siamo sicuri che se la spassi, e non preferisse prima? Ed è proprio certo di potersela cavare con battute pseudosimpatiche?
Siccome il salto sul carro del vincitore presuppone che il vincitore sia d’accordo, dovrebbe spiegarci perché non ha mai respinto una lingua. Anzi le ha promosse tutte: al partito, al governo, nelle aziende statali e parastatali, ha sempre preferito alla meritocrazia la linguocrazia, che ne è l’esatto contrario, visto che avanza leccando solo chi non ha sviluppato altri organi. Non è “un gioco”: se siamo comandati da mediocri buoni a nulla capaci di tutto (soprattutto a leccare), è colpa di chi li ha messi lì. Ma non tutto è perduto: Renzi rivela di aver imparato a “riconoscere i leccaculo” e ora potrebbe “tenere un corso” ad hoc. Bene, cominci subito dal vertice del Pd, per poi passare a ministri, sottosegretari, manager e amministratori pubblici, candidati alle prossime elezioni politiche e amministrative, giù giù fino alla Rai. Lì i leccaculo/i sono ancora tutti sul carro o con le lingue a mezz’asta, non tanto per devozione o gratitudine, quanto perché non gli hanno ancora comunicato chi verrà dopo.
Che ne dice Renzi di liberarsene subito? Non sappiamo quale tecnica usi per riconoscerli. Ma, al suo posto, adotteremmo quella di Fortebraccio che, sull’Unità, prendeva di mira il direttore del Resto del Carlino, Girolamo Modesti, ribattezzato “il maggiordomo del cavaliere Attilio Monti” (petroliere ed editore del quotidiano), “Modesti Girolamo-ai -suoi-comandi”, “Girolamo-c’è-da-portare-giù-il-cane”, “Girolamo-per-favore-il-portacenere”: “Quando Modesti la sera smette di lavorare, lucida la cancelleria col Sidol, spolvera il tavolo, abbassa le tapparelle, si toglie la giacca a righine coi bottoni d’ottone. Poi, silenzioso e discreto, lascia la sua stanza, che i redattori chiamano ‘office’, e va a bussare alla porta dello studio del principale: ‘Signore – dice inchinandosi – io avrei finito. Ha bisogno d’altro?’. ‘Andate pure, Girolamo. Se mi occorrerà qualche cosa mi servirò da solo’… Gente così, nata in casa, ormai non se ne trova più”. Ecco, la prossima volta che riceve Alfano, o Martina, od Orfini, o un direttore di tg o di giornale a caso, Renzi faccia la prova: “Un caffè macchiato con molto zucchero!”. Chi scatta sull’attenti e corre a prenderlo è fuori. O domandi a bruciapelo: “Caro, secondo te qual è il mio peggiore difetto?”. Chi risponde “Sei troppo buono, Matteo” è fottuto. Perché non c’è niente da fare: a furia di leccare – diceva Flaiano – qualcosa sulla lingua rimane sempre.

BISOGNEREBBE
Marco Travaglio
“Appena un politico dice “bisognerebbe”, dovrebbe ricevere una bella cartella esattoriale e pagare una tassa, cara e salata. Così gli passa la voglia. “Bisognerebbe” possono dirlo i cittadini al bar. Non i rappresentanti delle istituzioni, pagati per studiare i problemi, trovarne i rimedi e poi risolverli. Prendiamo l’immigrazione. Soluzioni facili, prêt-à-porter e a buon mercato non ce ne sono. Esistono però politiche di contenimento, gestione e controllo, come quelle tentate dal ministro dell’Interno Marco Minniti, con una visione d’insieme sugli assetti in Libia, le regole per le Ong nel Mediterraneo, l’accoglienza e i respingimenti in Italia. Si possono contestare singoli aspetti delle singole misure (noi per esempio tremiamo all’idea dei migranti respinti dalla Guardia costiera libica verso i “campi” del cosiddetto governo di Tripoli assediato da milizie e tribù), ma a patto di allegare alla protesta alternative concrete e fattibili. Specie se si ricoprono cariche istituzionali o governative. Gl’intellettuali, non avendo compiti operativi, possono pure sognare l’impossibile e chiedere la luna: i governanti no. Se non condividono una soluzione, hanno il dovere di indicarne un’altra, possibilmente realizzabile ed efficace. O di dimettersi dagli incarichi pubblici per sedersi al bar a pontificare in libertà con i milioni di citì della Nazionale.
È il consiglio che, con tutto l’affetto del mondo, ci sentiamo di dare a Laura Boldrini, presidente della Camera a sua insaputa. O almeno così si spera: altrimenti non si comprende come la massima autorità della maggior assemblea legislativa possa dissociarsi su Repubblica dal Codice per le Ong dettato dal governo, approvato dall’Ue, condiviso persino dalla Cei e firmato da 5 su 8 di quelle operanti nel Mediterraneo. “Non si spara sulla Croce Rossa, non si colpiscono i soccorritori che intervengono in situazioni di pericolo”, scrive la Boldrini, senza peraltro indicare chi mai avrebbe sparato sulle Ong (e il motivo è semplice: nessuno ha sparato a nessuno: semplicemente una Procura, applicando le leggi della Repubblica italiana, indaga su alcuni operatori che platealmente la violavano, senza arrestare nessuno, ma limitandosi a sequestrare una delle navi usate per favorire i traffici degli scafisti). C’è “una pesantissima, indiscriminata campagna di denigrazione”? No. Molti criticano alcune Ong, quelle indagate dai pm, perché alcuni loro operatori erano in combutta con gli scafisti e li aiutavano (si spera che abbiano smesso) nella loro moderna tratta degli schiavi. Ma la parola “scafisti” non è mai usata dalla Boldrini.
Eppure è ansiosa di “rimettere le cose e i valori al loro posto, nonostante una propaganda assordante che spinge molte voci al silenzio per paura di vedersi investire da insulti e minacce”. Addirittura. E le Ong che, per aver collaborato con la Polizia italiana e i pm di Trapani, sono tacciate da altre di collaborazionismo, sbirritudine, spionaggio al servizio di razzisti e fascisti? Peggio per loro. È il momento della solita geremiade sulle Ong che “salvano migliaia di vite” e “meritano la nostra gratitudine”. Forse che qualcuno è stato indagato per aver salvato vite, con l’ordine di non farlo più? No: è indagato solo chi è sospettato di fare da taxi agli scafisti, di concordare le consegne di migranti con chi li depreda e di restituire ai trafficanti i natanti perché possano subito tornare a delinquere senza rischi penali né economici. Fra questi, secondo i pm, ci sarebbe un prete eritreo: un minimo di senso delle istituzioni dovrebbe indurre la Boldrini ad affidarsi ai magistrati; invece la terza carica dello Stato lo assolve, salvo poi trincerarsi dietro l’altra giaculatoria di rito: “Se qualche Ong… ha violato leggi, è giusto che i singoli responsabili vengano sanzionati” (poi però, appena un pm tenta di farlo, scatta la scomunica boldrinesca). Ed “è inaccettabile la criminalizzazione di un intero gruppo sociale. Se un chirurgo sbaglia un intervento e fa morire un paziente deve risponderne, ma non per questo chiudiamo le sale operatorie di tutta Italia”. Giusto, ma siccome non sono indagati tutti gli operatori di tutte le Ong né si propone di cacciarle dal Mediterraneo, non si capisce di che parli e con chi ce l’abbia la Presidenta.
O forse si capisce: “Meritano rispetto le ragioni delle Ong, anche di quelle preoccupate per la presenza di armi a bordo prevista dal codice… va compresa l’esigenza di essere disarmati sempre, comunque e dovunque”. La presidente della Camera sta incitando le Ong a ribellarsi al governo? Lo sa o no che le famigerate “armi” non sono quelle delle SS, ma della polizia giudiziaria di un Paese democratico, a disposizione di un potere indipendente chiamato magistratura e incaricato di prevenire e reprimere reati? Le Ong hanno diritto di accettare (come 5 di esse) o di rifiutare (come le altre 3) la polizia giudiziaria a bordo; ma il governo italiano ha diritto di affidare salvataggi e sbarchi alle Ong munite dei requisiti minimi di legalità e non a quelle che seguitano a fare come pare a loro. L’obiezione di coscienza è una cosa seria: va esplicitata prima di uscire dalla legalità, accettandone poi le conseguenze; qui invece la si dichiara dopo (quando si viene scoperti) e poi si strilla contro chi applica la legge. In Italia – diceva Longanesi – si pretende di fare la rivoluzione d’accordo con i carabinieri. Ora che facciamo, li vogliamo pure disarmati? E poi: cosa propone, la Boldrini, in alternativa al Codice? Testuale: “Dobbiamo ‘accoglierli tutti’? No. Il flusso dei migranti va gestito dall’Italia e da un’Europa che deve riuscire a farsi carico delle proprie responsabilità”. La supercazzola sull’Europa, perfetta per gettare la palla in tribuna. “Bisognerebbe”. Manca solo “la pace nel mondo”, poi la Presidenta è pronta per Miss Italia.

MESSI MALE
Massimo Gramellini
Non c’è dubbio che uno dei temi più sentiti dalla popolazione mondiale sia la condizione drammatica in cui versano i miliardari. Sono sempre di meno e per esorcizzare il fantasma della solitudine ricorrono ai pretesti più vari, come il ritrovarsi al matrimonio di uno di loro, il calciatore Leo Messi. In calce all’invito era precisato che, invece del classico regalo di nozze, gli sposi avrebbero gradito una donazione a favore dell’edilizia popolare argentina, perdurando anche in quel Paese il rifiuto dei poveri di abitare nelle ville. La colletta ha raccolto una somma pari a 37 euro per invitato, meno di quanto versa a Telethon un ragioniere di Busto Arsizio.
Bisogna però tenere conto che tra i sottoscrittori abbondavano i casi disperati. La cantante Shakira, che a ogni vibrazione d’ugola incassa come il prodotto interno del Mozambico, aveva il portafogli colpito da un attacco di raucedine. E il marito Piquè, difensore del Barcellona con la passione per il gioco, aveva appena fatto una donazione di 15mila dollari a un casino (con l’accento) poco distante: in tasca gli erano rimasti solo spiccioli. Quanto a un altro collega dello sposo, Neymar, i 30 milioni di euro che gli passerà ogni anno il Paris St Germain bastano a stento per l’affitto, considerato il costo delle case a Parigi.
La ricchezza è una condizione dello spirito. Chi è nato povero, lo rimane anche dopo avere fatto i soldi. Propongo di aprire una sottoscrizione a favore degli amici di Messi. Sono peggio che poveri. Miserabili.
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STORIELLA
Una suorina viene mandata per la prima volta fuori dal Convento per chiedere l’elemosina. A mezzogiorno, ora in cui sarebbe dovuta tornare in convento ancora non si vede. Alle cinque la superiora, molto preoccupata, informa la Polizia della scomparsa della suorina. Finalmente, alle dieci della sera, la suorina torna in condizioni pietose, lacera e con i vestiti a brandelli. La superiora, dopo averla consolata, chiede cosa le fosse capitato. La suorina, agitatissima, risponde che in una casa di periferia era stata violentata da alcuni ragazzotti per tre giorni. La superiora la interrompe: “Come per tre giorni? È solo da stamattina che manchi”. La suorina ribatte prontamente: “Sì, ma dovrò tornarci domani e dopodomani!”.

Andrea Romano, uno degli esseri più spregevoli del Parlamento, alla pari con Zanda. Acerrimo nemico del M5S, è capace di dire in tv le cose peggiori e più false su Grillo senza fare arrossire nessuno dei suoi nei. Volgabbana a oltranza, ha svoltato come una trottola l’intero arco politico, dall’estrema sx all’estrema dx, passando senza batter ciglio dal comunismo assoluto a Scelta Civica al renzismo.
È attualmente il direttore di ‘Democratica’, il giornale Pdf del Pd, quello che sostituisce la defunta Unità e partecipata a sotterrare il partito che ‘fu’ di sx, ma un po’ di becchino sa anche lui con la sua voce smorta e incolore e la sua divisa da tutte le stagioni, perfetto nella sua parte funebre da fine impero. Parte da comunista stagionato. Accesso marxista, impara persino il russo e va in Russia a studiare il sistema staliniano. Entra nel Pds come socialdemocratico, è diventato un blairiano di D’Alema. E’ direttore della fondazione Italiani europei di D’Alema e di Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo (altro comunista di ferro!!). Ma poi passa nel partito iperliberista di Monti (e addio definitivamente a Stalin). Eccolo infine con Renzi, fine della parabola da rosso a rosé, come quei vini che l’oste annacqua sotto banco per ingannare l’avventore. L’ex comunista, già iperliberista, diventa il cane da guardia di Renzi. E’ talmente inespressivo, ebete e controproducente, che ogni volta che va in tv, Renzi perde vagonate di voti. Ma lui persiste. Assieme alla Serracchiani fa il pieno delle comparsate in tv a fare il trombettiere di Renzi (che dovrebbe riflettere anche su quanti dei suoi hanno contribuito pesantemente alla sua sconfitta perché c’è un limite anche alla sopportazione dei teleutenti che poi vanno a votare e, se mandi in tv gente come Romano, Esposito, la Picierno, la Moretti, la Bonafé, la Morani…, poi non ti devi lamentare se il popolo nell’urna ti volta le spalle.

CON QUESTA SPERANZA NEL CUORE
vv
Tutto ciò che B tocca va a puttane
Tutto ciò che Renzi promette di voler fare va a puttane
Con questi due ci è toccato di tutto
terremoti, alluvioni, guerre, depressioni, deflazioni, emigrazioni, 458 voltabbana su 980, un indagato politico ogni 9 ore, il record delle tasse più alte del mondo e dei politici più corrotti d’Europa
sono pure iettatori
persino si perde alle Olimpiadi se Renzi fa gli auguri
o il campionato se B è mister
Sono i signori della sfiga (non della figa come crede Renzi)
Sono due menagrami, due re Mida all’incontrario che trasformano tutto quel che toccano in merda
Immaginiamo se si mettessero insieme, menagrami al doppio
Oceani di merda
“State sereni”, diceva Tremonti, “la miseria è una percezione”.
Pure la democrazia lo è diventata. E Padoan è pure peggio
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Ayak citava al tempo del re di Arcore:
B: Non ho tempo per il teatrino della politica. Sulla mia scrivania c’è il decreto sviluppo. Peccato che sotto tutti quei tanga, reggiseni e perizoma non riesco più a trovarlo…
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B: non ho tempo per il teatrino della politica. Preferisco quello della Minetti, con suore e poliziotte con sotto il vestito niente.
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Ghedini: “Oggi uno schiaffo alla Corte Costituzionale”. Dopo tutti quei calci nei coglioni con le leggi ad personam si è passato a qualcosa di più leggero. La Suprema Corte ringrazia.
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..e il re di Rignano non è stato meglio.
Dunque, o da dx o da sx, tutto questo schifo deve ritornare?
Ringraziate Salvini o Zanda, non c’è solo lo schifo dei predatori, c’è pure quello dei cani da riporto.

STORIELLA
“Voglio il divorzio!” dice un tale al suo avvocato. “Per quale motivo?” gli chiede il legale. “Mia moglie mi ha dato dell’imbecille!” “Mi sembra un motivo un po’ fiacchino – risponde l’avvocato – comunque, mi dica esattamente come sono andate le cose”. “L’altro giorno, sono tornato a casa prima del solito e l’ho trovata a letto con un tipo. Le ho urlato: che cosa stai facendo, Deborah?! E lei mi ha risposto: ma non lo vedi, imbecille!”
.
OSSESSI
Ormai per non essere invisa ho statuito di non parlar di politica ai conoscenti. Metti che uno ti sta simpatico e dopo poco scopri che è un renziano recidivo. Non ci sono chiacchiere che tenga. Lì occorre un esorcista. Ma chiaro che io con gli ossessi non ci parlo. Metti che si mette a ruotare la testa come ha fatto con i suoi valori, che il davanti diventa didietro e il didietro davanti. Non è uno spettacolo per minori. E per maggiori nemmeno. Le cose ributtanti io non le sopporto. Dopo tutto sono una dama gentile.
Così cazzeggio con tutti. Ma di politica parlo solo con gli estranei, quelli che di loro non mi importa. Ma con gli estranei vado giù duro. Perché se uno è disposto a rivotare Renzi (ma anche Salvini o Berlusconi o Alfano), allora vuol dire che l’aggressione se la cerca, che la provocazione ce l’ha scritta in faccia e io sarò pure educatina come Donna Letizia ma ci sono cose che sfidano il Galateo e se uno proprio a torte in faccia vuole finire, è giusto che se le pigli tutte fin nel cavo degli occhi, perché oggi, Signori miei, il vero Galateo non è di chi ti bacia la manina ma di chi coi distruttori d’Italia non ci va a né a nozze né a colazione.
..e per ogni evenienza..,come diceva il sommo Poeta: Pape Satàn, pape Satàn aleppe

(renziato indemoniato)

DIARIO DI FERRAGOSTO
Oggi 15 agosto.
Come sono tornata dalle vacanze, una mole sterminata di cose da fare mi è crollata addosso, la lavatrice si è rotta, il bancomat si è smagnetizzato, è scaduta la carta prepagata, l’assicurazione mi ha stornato le fatture, il giardino è una giungla, il pc zoppica, io pure, una zanzare mi ha pinzato nel girovita, ecc ecc ecc. Qualcuno mi spieghi perché quando uno torna dalle vacanze si rompe sempre tutto. Sono gli elettrodomestici che se ne hanno a male perché li hai abbandonati e te la fanno pagare come le mogli gelose? Oppure ogni cosa, dalla fica alla lavatrice, se non la usi, si vendica?
Ieri sera sono andata al cenone in giardino del condominio accanto, solo 30 persone perché gli altri erano in vacanza: fiorentine alla brace, salsicce, patatine fritte, costine di maiale, friggione, tre qualità di dolci, gelato, sorbetto, uva fragola, cocomero, ammazzacaffè…vino a scorrere. Il condomino ex macellaio nel friggione ci aveva messo anche le costine. Si sa, i macellai mettono la carne dappertutto. Come i politici le tangenti. Certo che lì un vegano ci faceva la muffa…
Per una volta ero al tavolo giusto, senza quei musoni del mio condominio, e mi sono divertita. C’erano dei boulgneis, come a dire ‘in età’, che si raccontavano storie totalmente inventate sul tempo che fu, con aria serissima, si passavano la palla come il Marchese di Muchaunsen, allargando vieppiù le fole e bacaiando tra un bicier e l’altro.
“Non m’arcord più”, diceva uno “se i pinguini sono al Polo Nord o al Polo Sud”. “Come?”, diceva l’altro sempre in lingua semilocale “A t al degg mi. Non t’arcord quando facemmo la società dei pinguen?”
“Ah, sì, andammo al Polo Sud perché dicevano che le uova di pinguino erano molto stimate e si poteva fare affari”
(Erano in tre, uno più serio dell’altro, mangiavano, bevevano e strologavano in tutta calma)
“Sem partì con l’aereo frigo. Ne abbiam presi 80. Li volevam purté ai Giardini Margherita per far mercato”.
“Quando l’aereo è passato sull’equatore son morti in due. Per il troppo caldo”.
“Sì, ma poi, quei 78 rimasti steven bene brisa”.
“Intanto steven tutti a capo all’ingiù coi piedini in aria, come al Polo Sud”.
“Sì, e poi si erano invertiti, i maschi eran femmine e le femmine maschi.”
“Così non facevan più uova”.
“E la Società è fallita”
“Perché avevam fatto proprio una Società con le uova di pinguino, c’era anche investitori stranieri. Uno dalla Spagna. Gli interessavan le nova di pinguino, oi!”
“El se ciamava “la società de le oche sarvatiche”.
“Ci aveva anche lo stemma”.
“Di legno, marchiato a fuoco, fatto dal falegname el Bepi, el marangon”
“La società dei Tiro-lesi”.
“Sì, perché se sei leso della vista ti chiamano videoleso, sei non ci senti ti chiamano audioleso, ma se non ti tira, sei un ‘tiro-leso”.
Sono andati avanti così per tre ore. Da registrare. Io e le altre due signore a bocca aperta e poi a ridere, a bere tutte quelle fandonie ben raccontate che parevan vere. Come a teatro.
Io ho stramangiato. Oggi la glicemia era solo a 102. Qualche volta questa glicemia è più ragionevole di me.
No, oggi, Ferragosto non faccio niente.
Il giardino mi aspetta cupamente là fuori con tutte le sue erbacce inestirpate e i fiori secchi. E’ che io non ho proprio voglia di far niente. Ci vorrebbe una vacanza per quando si torna e siamo stanchi della vacanza appena fatta.
Sono le 8 e un quarto e non è ancora giorno. Il meteo dice ‘soleggiato’. Però mica tanto.
Ma quanto si sono accorciate le giornate?
Oggi mi sa che mi guardo le puntate arretrate del Trono di spade. Avercelo un drago che passa sul Quirinale e il Parlamento e abbrucia tutto!
baci
Viviana
.
Draghi regista, Soros sponsor, Napolitano mister, Bersani e Vendola in panchina. Renzi al mercato delle vacche.

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