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Tuesday October 17th 2017

MASADA n° 1858 9-6-2017 QUESTA LEGGE ELETTORALE NON S’HA DA FARE

MASADA n° 1858 9-6-2017 QUESTA LEGGE ELETTORALE NON S’HA DA FARE

Salta la votazione per le legge elettorale- E anche in questo blocco Napolitano e De Benedetti che non vogliono che andiamo a votare – Asilo Renzuccia -Stragi e autostragi – La memoria di Falcone – Strage di Londra – La diffusione dell’odio – Il Wahhbismo – Sibilia querelato dalla Lorenzin –Diseguaglianze- Neoliberismo –Prelievi forzosi dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti – Dove li troviamo a ottobre 30 miliardi? -Orrore per la richiesta di mandare a casa Riina perché muoia con dignità – Vincolo di mandato- La RAI di Matteo- La fabbrica del consenso- Erudizione e cultura

Blog di Viviana Vivarelli

Sono stati 6 mesi a discutere sulla legge elettorale, poi, alla prima discussione in aula è crollato tutto. Il Pd ha preso al balzo la prima scusa per gridare al tradimento. Il patto a 4 sulla legge elettorale, con l’improbabile accordo tra Pd, M5S e B, è morto prima di nascere. Napolitano e De Benedetti avevano detto che l’accordo non si doveva fare, gli italiani non dovevano votare, ma il Pd voleva dare la colpa ai 5stelle. Dopo una mattina di bagarre a Montecitorio, l’Aula vota per rimandare in commissione il provvedimento con 187 voti di differenza (contrari M5S, a favore Pd-Fi-Lega). Si ricomincia da zero. Ognuno accusa l’altro di aver violato l’accordo. Il pretesto è un emendamento sul Trentino proposto dal deputato M5S Riccardo Fraccaro e dalla Biancofiore di FI, per cui il Trentino sarebbe stato equiparato alle regioni normali.

Ma quello che avviene mostra l’inaffidabilità dei piddini che prima dicono una cosa e poi ne votano un’altra. Ieri i 5stelle avevano depositato 200 richieste di modifica, in particolare il voto disgiunto e le preferenze, fortemente richieste dalla base elettorale, ma il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato aveva detto di no. Ma al momento del voto, per uno strano errore, si è visto sul tabellone che quelli che avevano votato contro quanto promesso non erano i 5stelle ma i Dem. Per errore, infatti, si è acceso il tabellone luminoso in modalità «voto palese» con i verdi (sì) e i rossi (no). Per 20 secondi si sono viste le vere intenzioni di voto, col Pd compatto sul rosso (no), tranne qualche verde «per errore», che poi cambiava colore, e la netta macchia verde (Sì) nel settore dei 5 stelle e in parte di Fi. Con quei numeri però l’emendamento non sarebbe passato. Invece quando la modalità del tabellone è diventata segreta, le cose sono cambiate: 270 i sì, 256 i no. Insomma nel Pd e negli altri partiti 59 franchi tiratori hanno cambiato colore. Solo i 5stelle hanno votato compatti sì come era stato concordato. Così l’accordo è saltato nella beffa, in modo indecoroso col Pd svergognato. Ora si torna in commissione.
Dice Travaglio: “Perché Renzi non lo chiede ai suoi elettori se vogliono le preferenze e il voto disgiunto?”
E perché il Pd non vuole che anche il Trentino Alto Adige abbia una legge uguale alle altre Regioni?
La risposta è chiara: perché con il sistema attuale il SVP prende tutti i seggi. Se gli si estende la legge, invece, non raggiunge il 5% e quindi non entra in Parlamento e in Senato non sostiene più il Pd che perde la maggioranza.
La legge elettorale ora salta, torna tutto in Commissione, ma mi pare chiaro che la colpa sia del Pd. Eppure Rosato, anche di fronte all’evidenza dei franchi tiratori, ha fatto la sua sceneggiata di accusa e ha dato di inaffidabili proprio ai 5stelle che hanno votato un SI’ compatto, esattamente come avevano sempre detto di fare. Rosato infama ma è inverosimile che il M5S sia così sciocco da non volere una legge elettorale comune anche per il Trentino Alto Adige e da votare perché vi resti un sistema elettorale che in Senato favorirebbe il Pd. Eppure, malgrado tutte queste evidenze, i cloni piddini (e pure Vespa e gli altri cortigiani) insistono che lo scempio è stato fatto dal M5S. Non si capisce proprio come ragionino.
Comunque l’apparente paradosso è che il sistema ‘tedesco’ sia fallito per colpa dei ‘tedeschi’ ! 🙂
Il fatto è che anche con tutti i sistemi elettorali e gli inciuci del mondo i voti del Pd sono così pochi che non riescono a vincere e allora si attaccano a tutte le briciole o cercano di rimandare il voto o di boicottarlo.

mauriziog
Le modifiche chieste dal M5S erano semplicemente la reintroduzione delle preferenze (come aveva chiesto anche la Consulta affinché di nuovo la legge non fosse incostituzionale) ed il voto disgiunto, mica la luna. Non c’è nulla di male a poter scegliere chi mandare in Parlamento, senza dover per forza certificare la scelta del segretario del partito che vuole mettere solo i suoi leccaculo. Ovviamente questo non va bene né a Berlusconi e ci mancherebbe, visto che si è sempre fatto solo i fatti suoi, ma nemmeno a Renzi, che confonde il governare con il comandare e deve pagare tutti i favori che gli hanno fatto gente come Verdini.
Adesso immagino che il PD butterà un po’ di letame nel ventilatore sperando di avvelenare più pozzi possibile.
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Nena91
Quelli del Pd hanno volutamente, con un sabotaggio mal riuscito ai danni dei 5 stelle, rotto il patto sulla legge elettorale e con scarsa furbizia rimandare il voto a martedì a urne chiuse, per paura del passaggio del voto di preferenza e del voto disgiunto che garantiva la poltrona ai franchi tiratori (che hanno i mezzi materiali e morali per il voto di scambio) ma non agli altri pezzi grossi del Pd che valgono zero e che sono entrati a pagamento. Ma noi dovremmo ringraziarli per quello che hanno fatto. Hanno esasperato gli animi di milioni di italiani che domenica riverseranno il loro voto sui 5 Stelle e poi volete mettere quando ci saranno le politiche!
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Viviana
Ma perché il Pd non vuole che anche il Trentino Alto Adige abbia una legge uguale alle altre Regioni? Perché con il sistema attuale il SVP, Südtiroler Volkspartei , partito dei tedeschi di Bolzano, prende tutti i seggi (tranne uno che va al PD). Se gli si estende la legge nazionale, invece, il SVP non raggiunge il 5% e quindi non prende seggi, non entra in Parlamento e in Senato non dà al Pd la maggioranza. Per questo il SVP aveva chiesto al Pd di rimanere con la vecchia legge elettorale che gli dà più potere e parte del Pd aveva acconsentito, nascondendolo però al M5S. Svp ha espressamente dichiarato di essere contro quell’emendamento, talmente contro che non solo non avrebbe votato l’emendamento Fraccaro-Biancofiore, ma addirittura sarebbe uscito dal Governo. Ecco perché salta tutto e il Pd si è rimangiato la parola data. Ma il Pd ha 282 deputati. Se voleva far passare l’emendamento Fraccaro-Biancofiore gli bastavano, invece c’erano forti assenze e molti nel segreto dell’urna avevano già deciso il tradimento della parola data.
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Francesco Valsecchi
La storia il Pd l’ha già fatta:
Presidente del Consiglio senza voti
Ha pugnalato Letta
Ha un governo con il maggior numero di fiducie al mondo
Gli hanno bocciato di tutto tutti (Corte Costituzionale, Corte dei Conti ed infine il popolo italiano)
E’ riuscito a perdere città storiche come Torino, Livorno e Roma e Regioni come la Liguria
Dal 2014 ha perso qualsiasi cosa (anche, portando sfiga, le previsioni su Brexit e voto USA). Ha perso tutto tranne la faccia di bronzo.
Ha riesumato Berlusconi col Patto del Nazareno riuscendo dove neanche Silvio osava…cioè distruggere quel poco di sx nel Pd (art 18,buona scuola etc etc)
Ha governato col cameriere di Arcore e il condannato Verdini e i voti di NCD e ALA che hanno più indagati che elettori
Un debito pubblico in esponenziale aumento nonostante il paracadute di Draghi e costi di energia e petrolio ai minimi storici..
Penultimo per 2 anni su 3 in crescita PIL nell’eurozona…
In 3 anni ha fatto più danni della guerra mondiale. Vi prego anche voi del Pd, aiutateci a fermarlo per il nostro bene comune.
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scifraroc
Dunque si è annullata una possibile legge elettorale solo perché si proponeva di estenderla anche al Trentino per farlo votare con la stessa legge del resto d’Italia ? Si è annullata una intera legge per un solo emendamento?? e qualcuno ancora pensa che non sia stato un pretesto del Pd per non farla approvare ? siamo messi bene, proprio messi bene.
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Sui blog c’è bagarre su quanto è successo e sul perché la legge elettorale è saltata. Nessuno ha capito niente. Ogni parte incolpa la parte contraria. Eppure è facile. Il M5S vuole andare al voto. Il Pd no. Il M5S vuole estendere la legge elettorale anche alle Regioni a statuto speciale. Alla SVP del Trentino Alto Adige la cosa non va bene perché con quella legge resterebbe sotto il 5% e sparirebbe dal Parlamento, per questo ricatta il Pd e gli chiede di far saltare la legge. In Senato il Pd senza la SVP non avrebbe la maggioranza per cui il Pd in commissione dice che farà la legge elettorale, poi in aula chiede il voto segreto e una buona parte di piddini tradiscono il patto, ma, per un errore del tabellone, il voto che doveva restare segreto lo vedono tutti e saltano fuori 80 franchi tiratori, cioè gente che giura di fare una cosa e poi ne fa un’altra. Grande sputtanamento.
La legge elettorale salta e la colpa mi pare chiaro che sia del Pd.

Sembravano tutti a favore di una legge elettorale uguale su tutto il territorio nazionale anche nelle Regioni a statuto speciale, ma, nei fatti, la cosa al partito tedesco della SVP non stava bene perché con quella legge la SVP non avrebbe superato il 5%. D’altra parte senza la SudtirolerVolksPartei nel Senato il Pd non avrebbe avuto la maggioranza. Per questo il Pd in Commissione ha detto una cosa, in aula molti piddini ne avrebbero fatta un’altra, da quei traditori che sono, approfittando del voto segreto e avrebbero dato la colpa del risultato ai 5stelle dicendo che i traditori erano loro.
Peccato che il giochino non sia riuscito per un errore del tabellone, così che tutti hanno visto quanto poco seri sono i piddini.
Per questo Toninelli diceva:
“Il Pd si è assunto la grave responsabilità di aver affossato una legge con il pretesto di non voler applicare il sistema tedesco, in una regione dove c’è una forte minoranza di lingua tedesca: sono ridicoli. Avvisiamo subito gli arroganti esponenti dello spaccato Pd, che hanno disatteso anche l’invito di Mattarella a formulare una legge condivisa sulle regole che riguardano tutti, che l’ipotesi di un eventuale dl, su una materia elettorale, oltre che incostituzionale, sarebbe un atto eversivo. Siete traditori e vigliacchi!”.

Toninelli: “Col Pd non è più possibile fare niente perché non è nemmeno più un partito, è sbriciolato con correnti che vanno ognuna per suo conto. Oggi si è dimostrato che in questo Parlamento in queste condizioni non si può votare nulla.”
Salvini: “Uniformiamo Camera e Senato con un decreto e andiamo a votare! Io ce l’ho col Pd che sono 5 anni che tiene in ostaggio il Paese. Siamo un Paese ridicolo. Questo Parlamento e questo Governo non rappresentano più nessuno. Ci mettono una settimana se vogliono ad accordare il sistema della Camera con quello del Senato e a ottobre si può andare a votare.”
Mattarella: “Non si azzardino a fare un decreto!”
Toninelli: “Non ci serve un decreto e non certo di quelli che hanno fatto questo pasticcio. Ci sono due leggi elettorali diverse ma non poi di tanto. Si può andare a votare anche con le leggi che ci sono senza decreti.”
Toninelli: “Come può andare avanti questo Paese se ogni riforma viene bocciata o dalla Consulta o dagli elettori? Come può Renzi andare avanti se i suoi tradiscono le stesse decisioni del Pd?”

ASILO RENZUCCIA
Marco Travaglio
“Siccome nello scaricabarile della Camera non si capisce niente (chi ha cominciato? chi ha continuato? chi ha fregato chi? chi voleva fregare chi ed è rimasto fregato? e perché, poi? boh), partiamo da una domanda: mentre deridono i 5Stelle che ogni due per tre consultano il sacro blog, anche prima di fare la pipì, Renzi&C. ci spiegano che c’è di male a consultare la base su scelte fondamentali come la nuova legge elettorale e perché non lo fanno anche loro? Se li fa sbellicare la piattaforma Rousseau (per ora: poi magari fra qualche mese, come han fatto col blog, creeranno una piattaforma Voltaire o Diderot), ci sono sistemi altrettanto rapidi e a costo zero. Il Pd ha i nomi e gli indirizzi di posta elettronica dei suoi iscritti: perché non invia loro una email con tre domande semplici-semplici? 1) Siete favorevoli a un sistema elettorale come il tedesco, che assegna i seggi su base proporzionale mediante una scheda con due diversi voti (anche disgiunti, volendo): quello al candidato nel collegio uninominale e quello al listino bloccato? 2) Preferite avere due possibilità di scelta, sulla persona e sulla lista, anche di due partiti diversi, o volete mettere una sola croce su un solo simbolo che poi fa scattare tutto il blocco a scatola chiusa, cioè il candidato di collegio e quelli del listino? 3) Le preferenze non sono previste nel sistema tedesco; ma questo ha metà dei parlamentari davvero eletti nei collegi e metà nominati dai partiti (che sono tutt’altra cosa dai nostri, fra l’altro), mentre noi per motivi tecnici abbiamo dovuto ridurre gli eletti al 38% e aumentare i nominati dei listini al 62%: sareste favorevoli a introdurre la preferenza unica per decidere voi chi, nei listini, viene eletto e chi no, o preferite che lo decidano i capi-partito fissando l’ordine di piazzamento dei candidati?
Gli iscritti al Pd potrebbero rispondere a stretto giro e dare un’indicazione di massima ai loro sedicenti rappresentanti, che così avrebbero la certezza di votare la legge elettorale più gradita alla loro base. Perché non lo fanno? La risposta non può essere che una: anche Renzi e B. vogliono nominarsi i due terzi dei parlamentari, come del resto avevano previsto per la Camera nell’Italicum; quanto ai senatori, volevano nominarseli tutti, attraverso i consigli regionali, e ci sarebbero riusciti se il 4 dicembre gli italiani non avessero maciullato la “riforma” costituzionale. Si spiega così anche lo psicodramma da Asilo Mariuccia andato in scena ieri a Montecitorio. È passato un emendamento della forzista Michaela Biancofiore che estendeva la nuova legge elettorale anche al Trentino-Alto Adige.
Qualcuno può spiegare perché mai il Trentino-Alto Adige dovrebbe esserne esentato? Dice: la Südtiroler Volkspartei non vuole. E chi se ne frega? L’emendamento era sacrosanto ed è stato votato dai 5Stelle alla luce del sole (avevano presentato un emendamento gemello a firma Fraccaro), ma anche da molti deputati Pd e FI. Allora i renziani han messo su il broncio e se ne sono andati via col pallone, come i bambini capricciosi dell’oratorio: “Tu mi hai detto cacca e io non gioco più. E, se io non gioco più, non giocate più neanche voi”. Tiè, anzi gnè-gnè. Così, tra accuse reciproche di inaffidabilità e tradimento (ma, per bocciare l’emendamento, bastava che i 36 deputati Pd assenti si fossero presentati e avessero votato contro), la legge è tornata in commissione: cioè sul binario morto, salvo ripensamenti dopo le Amministrative di domenica. Ora, chi non ha proprio l’anello al naso capisce benissimo che le sorti del Trentino-Alto Adige e gli umori del partito tirolese (che, paradosso dei paradossi, non vuole il modello tedesco!) non c’entrano nulla con la ritirata renziana. Al netto dei franchi tiratori (largamente minoritari) che puntano ad affossare la legge perché non vogliono le elezioni anticipate o perché temono di non superare il 5%, c’è un’ampia maggioranza che vuole il modello tedesco, comunque più razionale del guazzabuglio dei due Consultellum (uno per la Camera e uno, parecchio diverso, per il Senato, nati dalle due sentenze della Consulta sull’Italicum e sul Porcellum).
Ma è molto probabile che quella maggioranza, annusando gli umori degli elettori, fosse pronta ad approvare nel prosieguo delle votazioni l’emendamento 5Stelle sulle preferenze (anche lì c’è il voto segreto), per espropriare le segreterie dei partiti del diritto di vita o di morte sui due terzi degli eletti al prossimo Parlamento. Perciò il Pd ha preso a pretesto il Trentino-Alto Adige per far saltare il banco: per non dover affossare la legge dopo l’approvazione delle preferenze, mossa che Renzi avrebbe avuto parecchi problemi a spiegare agl’italiani. Salvo dire la verità: “Cari amici, mi spiace ma due deputati su tre voglio nominarmeli io fra i miei amici, piazzandoli ai primi posti in lista, altrimenti col cavolo che sarebbero eletti”. Altre spiegazioni alla tragicommedia di ieri non riusciamo a trovarne. Se però Renzi vuole allontanare il sospetto, non ha che da consultare gli iscritti: vedrà che la stragrande maggioranza di loro, come di tutti gli italiani, vuole il voto disgiunto e le preferenze per contare di più. Con queste due clausole, la legge elettorale sarebbe quasi perfetta. E il Pd avrebbe buon gioco a pretendere che gli altri contraenti del patto a quattro (5Stelle, FI e Lega) ritirino tutti i loro emendamenti, per approvarla in tempi rapidi e senza più intoppi. E, se B. non ci stesse perché è affezionato ai suoi nominati, pazienza: la legge passerebbe lo stesso con ampia maggioranza. Questa è la via maestra, sempreché l’intenzione di tutti sia quella dichiarata: portarci alle urne, anche entro fine anno, con una buona legge. Se invece è il governo Renzusconi, vabbè: allora abbiamo capito tutto. Ma io.ho.qualche amico saputello.che non ha capito.E difende a oltranza.

Intanto senza clamore e normalmente si sono svolte le elezioni in Inghilterra, dove il partito vincente sembra quello conservatore della May contro i laburisti di Corbyn ma i pesi sono quasi pari per cui non si può fare un Governo.
Ho scoperto che in Inghilterra è vero che si vota di giovedì però puoi sempre e comunque votare per posta, non sei obbligato ad andare al seggio di persona.
Comunque resta bizzarro che in UK votino con una legge del 1800 e noi in Italia non si sia in grado di fare una legge elettorale e tutti i pretesti siano buoni per farla saltare per cui alla fine vediamo trascorrere tutte le elezioni europee e gli unici che non votano mai e si tengono un Governo illegittimo siamo noi.
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E’ innegabile che il disguido del tabellone ha mostrato l’inaffidabilità dei piddini checché se ne strilli Rosato che faceva meglio a tacere sulla figuraccia.
Mi pare fisiologico che quando si discute una legge in aula ci siano degli emendamenti, qualcuno sarà accolto e qualcuno no.
Quello che non capisco è perché debba bastare un emendamento non accolto per far saltare la legge.
Perché, come chiede Brunetta, non si può andare avanti a discutere lo stesso?
Ho capito che si stava discutendo da un mese e mezzo e il Pd aveva dimostrato di accettare alcuni punti ma se al primo incaglio va tutto all’aria, quando andremo noi a votare?
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Storiella
In un piccolo tempio sperduto su una montagna, quattro monaci erano in meditazione.
Avevano deciso di fare una meditazione di assoluto silenzio.
La prima sera la candela si spense e la stanza piombò in una profonda oscurità.
Sussurrò un monaco: ” Si è spenta la candela! “.
Il secondo rispose: ” Non devi parlare, è una meditazione di silenzio totale”.
Il terzo aggiunse: ” Perché parlate? Dobbiamo tacere, rimanere in perfetto silenzio! “.
Il quarto, il responsabile della meditazione, concluse:” Siete tutti stolti e malvagi, solo io non ho parlato! “

(Ogni riferimento alla votazione di ieri è puramente casuale)
Morale: Il voto segreto non dovrebbe esistere ! La volontà dei Parlamentari che rappresentano il popolo che li ha votati dovrebbe essere palese ai cittadini .

SIBILIA QUERELATO DALLA LORENZIN
CARLO SIBILIA, deputato 5stelle ha scritto su Facebook:
“Il vaccino obbligatorio e immediato deve essere quello contro la follia del Ministro della Salute Lorenzin.
La politica dell’incompetenza ha preso il posto della scienza. Chissà se un giorno verremo a sapere quanti rolex ha ricevuto il Ministro per scrivere questo decreto irricevibile? La coercizione su 12 vaccini (numero senza precedenti in Europa) è senza senso, in Italia non c’è nessuna emergenza epidemiologica in corso per giustificare tutti questi vaccinati obbligati. Ci trattano come incoscienti. Impongono il TSO ai nostri bambini.
Questo decreto sarà una delle tante fesserie fatte dal governo Renzi che cancelleremo appena al governo.”
La ministra Lorenzin lo ha querelato per calunnia e diffamazione.

FLORIS A DI MAIO: DOVE LI TROVATE A OTTOBRE 30 MILIARDI?

Floris chiede a Di Maio: “Immaginiamo che a settembre, o quando sarà, il M5S vince, a quel punto a ottobre l’Europa ci chiede 30 miliardi o ci fa fare la fine della Grecia e voi che fate?”
Di Maio : “Io sono molto ottimista, so che in questo Paese ci sono moltissimi problemi, ma quei problemi sono una grande opportunità di recupero di risorse pubbliche, dai consigli di amministrazione delle partecipate di questo Paese che sono 5.000 e ci costano 9 miliardi l’anno, solo da un accorpamento di questi possiamo recuperare 9 miliardi e sono soldi non per i dipendenti ma per gli amici degli amici, poi c’è la lotta alla corruzione, che sia di 40 o 60 o 80 miliardi l’anno, se ci fosse una vera lotta alla corruzione, possiamo almeno drenare 10 miliardi, abbiamo 10 miliardi di enti inutili.. alla fine di quest’anno abbiamo il fiscal compact che entra nei trattati europei, e io non sono affatto disposto a togliere soldi dalle necessità del popolo italiano e dallo stato sociale per darli a un fondo europeo (poi avrebbe avuto altre 7 o 8 voci da elencare ma non gliele hanno fatte dire perché, come al solito, le domande non le fanno per avere una risposta ma sperando di mettere in crisi il 5stelle per non avere nessuna risposta).
Di Maio: “Intanto, se lo Stato interviene per salvare una banca non lo fa a fondo perduto ma quella banca la nazionalizza perché a quel punto quella banca diventa uno strumento per erogare prestiti alle famiglie italiane che vogliono acquistare una casa o imprenditori che vogliono un prestito, noi pensiamo anche che i crediti che ora sono incagliati nelle banche e non permettono alle banche di avere performance virtuose abbiano bisogno di essere recuperati all’interno delle banche, il recupero crediti che oggi non sta funzionando va fatto diversamente, non esternalizzandoli come si sta facendo. Non vogliamo più mettere i soldi degli italiani in banche che restano private, con gli stessi manager e che fanno altri buchi come in passato. Ovviamente, se andremo al potere, faremo saltare Visco, Governatore di Bankitalia, e il direttore della Consob perché dovevano controllare le 4 banche truffaldine e non lo hanno fatto e faremo dei cambiamenti nella stessa Bankitalia che dovrebbe controllare le banche private ma non può farlo essendo formata da banche private, per cui si identificano controllati e controllori.”.
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MA QUALI MENO TASSE?
Solo nel 2015, rispetto al 2014, abbiamo pagato più tasse e imposte per 9,26 miliardi. Lo dice l’Istat. Renzi le ha scaricate sugli enti locali che hanno dovuto aumentare le tasse locali, mentre lo stato sociale è stato decurtato. I mille giorni di governo di Renzi hanno portato 55 miliardi in più di tasse e il debito pubblico è aumentato di 66 miliardi.

STRAGI E AUTOSTRAGI
Marco Travaglio

Cosa direste se, dopo la strage di Manchester, qualche pezzo grosso dello Stato, della politica, delle forze dell’ordine e dei servizi segreti britannici si mettesse al lavoro non per scoprire e punire tutti gli esecutori, i complici e i mandanti della mattanza, ma per coprirli facendo sparire le loro carte e quelle degli inquirenti, lasciandoli fuggire pur avendoli sottomano, depistando le indagini con falsi colpevoli, lasciando incustoditi i loro covi a beneficio dei compari, intimidendo o facendo ammazzare i testimoni e magari aprendo una trattativa Stato-Isis per addolcire il trattamento carcerario ai detenuti, smantellare le più importanti leggi antiterrorismo del Paese, screditare, isolare e punire i magistrati che indagano sull’immondo mercimonio? No, perché è esattamente quello che è accaduto in Italia durante e dopo le “auto-stragi” del 1992 a Palermo e del 1993 a Firenze, Milano e Roma. Eppure i rappresentanti di quello stesso Stato che 25 anni fa negoziò con Cosa Nostra sulla pelle di decine di vittime innocenti continuano a commemorarle con orge di retorica e lacrime di coccodrillo. Il massimo dell’autocritica è la solita, trita polemica sulla mancata nomina di Giovanni Falcone a capo dell’Ufficio istruzione o della Procura nazionale antimafia, o sulla diffidenza che accompagnò la sua opinabilissima scelta di collaborare col governo Andreotti. Sui mandanti o i complici istituzionali e dunque occulti delle stragi, sugli artefici della trattativa Stato-mafia che le moltiplicò e sui depistaggi per coprire le tracce, silenzio di tomba.
Ieri, in un’intervista al Fatto, il Pg di Palermo Roberto Scarpinato ha messo in fila una serie di fatti documentati e inoppugnabili, unendo poi i puntini di un disegno che dà i brividi a chiunque voglia dargli un’occhiata. Non furono uomini dell’Antistato, ma del cosiddetto Stato, ad avvertire i killer mafiosi dei programmi di Falcone nel terribile weekend dell’Addaura. A rovistare nei file del suo computer al ministero della Giustizia subito dopo la sua morte. A firmare i comunicati della “Falange armata” per rivendicare e depistare ogni attentato. A essere informati in tempo reale della strategia stragista pianificata da alcuni superboss in un casolare di Enna sullo scorcio del 1991, senza far nulla per contrastarla, anzi. A spedire i carabinieri del Ros dal mafioso Vito Ciancimino per avviare una trattativa con Riina e poi con Provenzano piegando lo Stato al ricatto mafioso; a mandare al macello Borsellino, nemico irriducibile di ogni patteggiamento, in via D’Amelio meno di due mesi dopo Capaci.
E furono sempre uomini dello Stato, non dell’Antistato, a inviare un emissario per sorvegliare il caricamento del tritolo sull’autobomba (forse gli “infiltrati” che la moglie del pentito Santino Di Matteo, intercettata, pregò il marito di non nominare mai dopo il rapimento del figlio Giuseppe, poi ucciso e sciolto nell’acido). A trafugare l’agenda rossa del giudice dal teatro ancora fumante dell’eccidio; a confezionare subito dopo un falso colpevole, Scarantino, da dare in pasto ai pm per nascondere i veri colpevoli e i loro complici o mandanti esterni. A non perquisire il covo di Riina subito dopo il suo arresto, lasciando che gli indisturbati picciotti di Provenzano lo ripulissero di ogni carta e traccia. A decidere la revoca del 41-bis per 334 mafiosi detenuti un anno dopo la tormentata approvazione del decreto sul carcere duro.
A lasciarsi sfuggire nel ’93 Bagarella, inscenando un gran casino attorno al suo nascondiglio nel Messinese per farlo scappare, e poi Provenzano a Mezzojuso nel ’96. Ad avvertire Cosa Nostra che il boss confidente che aveva localizzato Provenzano, Luigi Ilardo, custode di preziosi segreti sugli apparati deviati dello Stato, stava per collaborare con la giustizia e mettere a verbale le sue accuse, per farlo eliminare appena in tempo. E ancora – aggiungiamo noi – a svuotare il 41-bis, a chiudere le supercarceri di Pianosa e Asinara, a depotenziare la legge sui pentiti, ad abolire addirittura (per un anno) l’ergastolo per gli stragisti, proprio come Riina aveva chiesto nel “papello”, ad avviare campagne politico-mediatiche contro i pm antimafia (da Caselli e il suo pool protagonista dei processi su mafia e politica a Di Matteo e agli altri magistrati impegnati tutt’oggi nel processo sulla trattativa) e contro tutti i più efficaci strumenti di lotta alla mafia: i pentiti, i testimoni di giustizia, il reato di concorso esterno in associazione mafiosa (ideato da Borsellino nell’ordinanza del maxiprocesso-ter), la custodia cautelare e le intercettazioni.
Naturalmente l’agghiacciante denuncia di Scarpinato è caduta nel vuoto, essendo il muro di gomma l’arma migliore usata dal potere contro le verità indicibili. Ora, immaginiamo che opinione si farebbe dell’Italia uno straniero che vi sbarcasse per la prima volta e leggesse i quotidiani e ascoltasse i tg e i dibattiti televisivi di questi giorni, tutti dedicati a quei mascalzoni dei pm e all’obbrobrio delle intercettazioni. Penserebbe: che strano, di solito sono i mafiosi, i killer, i rapinatori, gli scafisti, i trafficanti di droga, armi e carne umana che parlano solo di come sfuggire a quei cornuti dei magistrati e di quegli stronzi degli inquirenti, di come levarseli dai piedi e farla franca, prima di aprire bocca, si guardano intorno, evitano i telefonini e parlano sottovoce per scansare le cimici; invece in Italia tutte queste cose le dicono e le fanno i politici, che negli altri Paesi hanno preoccupazioni diverse, anzi opposte. Si domanderebbe il perché di questo bizzarro fenomeno e come potrà mai il nostro Stato combattere lo stragismo jihadista. E si risponderebbe: vuoi vedere che in Italia governa la criminalità organizzata? Risposta esatta.

LA MEMORIA DI FALCONE
Stefano Ragusa

Per onorare la memoria di Falcone, occorre avere memoria. Pietro Grasso, l’ha tradita tre volte. La prima, non firmando il ricorso in appello contro Andreotti. La seconda, dando una medaglia per l’antimafia a Berlusconi. La terza, sabotando il 416 ter con ghigliottina da Presidente del Senato. Non ha memoria un cittadino palermitano che tributa consenso al candidato sindaco Ferrandelli che ha come stratega della campagna elettorale, Totò vasa vasa, Cuffaro condannato per favoreggiamento alla mafia. Non ha memoria un cittadino palermitano che tributa consenso al candidato sindaco Leoluca Orlando, il più grande accusatore di Falcone. Orlando si vantava della primavera palermitana contro Andreotti quando la stella di Andreotti era già eclissata e lo contestava pure Totò Riina… La rete non dimentica, quella notte del 14 aprile 1990 a Samarcanda, quando Orlando insinuò che Falcone non perseguiva l’onorevole Salvo Lima. Orlando anni dopo si giustificò che stava facendo il suo mestiere di politico, ma la verità era un’altra. Pochi mesi prima, Falcone arrestò don Vito Ciancimino, in affari per miliardi con il comune di Palermo a guida Leoluca Orlando. I Palermitani onorino la memoria di Falcone, onorando la propria e mandando all’inferno i farisei dell’antimafia.

CIUCHI MA NON SEMPRE
Bruno p. Napoli
Il Matteo Renzi e il suo entourage del giglio magico insistono per mantenere il potere senza alcuna considerazione della volontà degli Italiani che hanno bocciato le loro pseudo riforme.
Si insiste con una legge elettorale pro Pd e con idee scellerate di politica industriale ed economica che ci hanno fatto precipitare nel baratro della disoccupazione e della decrescita infelice.
Ma loro insistono, incuranti degli ennesimi episodi di corruzione nel governo e nelle amministrazioni,nonostante si avvicini la tempesta dell’aumento delle tasse, dell’immigrazione incontrollata, dei diktat del Nord Europa che si prepara a silurare Draghi e il suo programma di QE e nonostante non si impari dalla vicina Grecia stretta nel morso della povertà e dei debiti.
Stolti a non considerare che siamo seduti su una bomba sociale pronta a scoppiare dall’innesto delle differenze economiche acuite da questo governo di sordi.
Davvero, Pinocchio, credi che gli Italiani siano dei ciuchi senza palle pronti ad accettare qualsiasi sacrificio per rivotare un fallito?
Gli Italiani sono strani eppure il 4 dicembre non se ne è accorto nessuno. Tutti, i giornali, la politica, i sondaggisti continuano a fare finta di niente, ma l’epoca è cambiata.

STRAGE DI LONDRA
Mia figlia che vive a Londra da 12 anni e ha anche preso la cittadinanza inglese e ha i suoceri di Manchester ha passato ore angosciose leggendo su internet fino a notte fonda qualunque cosa si riferisse all’attentato di ieri a Londra, a poco tempo dall’attentato di Manchester che è costato 22 morti.
Ricordo che il sindaco di Londra, Sadiq Aman Khan, è un avvocato laburista pakistano difensore dei diritti umani e membro di una famiglia di immigrati pakistani, specializzato in azioni contro la polizia, diritto del lavoro ed in materia di discriminazione.
Ricordo che Londra è un crocevia di popoli, culture e religioni, dove vige la massima integrazione e dove non è come in Italia dove generalmente un immigrato è accettato solo per i lavori peggiori, a Londra, se uno ha una competenza può trovare il lavoro relativo ad essa. Ricordo però tuttavia che in tutte le ultime guerre di aggressione e predazione del Medio Oriente, l’Inghilterra è stata tra le prime potenze a fianco dell’America e che America e Inghilterra e per terza la Francia (la Francia anche per l’Africa) sono profondamente odiate da milioni di cittadini del mondo che hanno dovuto subire le loro invasioni.
..
Mia figlia mi scrive:
In termini delle bombe che dire. Ci scandalizziamo solo per i nostri morti e non battiamo ciglio a quelli dei Paesi fianco. Diventa una specie di droga: se non succede un attentato le
notizie quasi non paiono più interessanti. Allo stesso tempo la droga fa assuefazione e si deve avere un trauma sempre più vicino al nostro cerchio o altrimenti non si sente nulla. Ieri sera sono stata fino alle due a leggere le notizie poi oggi la vita è ripresa come se nulla fosse. È’ una civiltà dell’ informazione e della violenza che assorda i sensi anziché risvegliarli.
Per conto mio oggi abbiamo ospitato una signora rifugiata dallo sri Lanka per due settimane. La mia piccola goccia, cercando di sentirmi ancora viva.
Nico

LA DIFFUSIONE DELL’ODIO
Viviana Vivarelli

Su Facebook, dopo i recenti attentati, leggo frasi deliranti che fomentano un odio assoluto e non attestano certo grandi livelli di moralità. Dire ” Tra noi e il mondo islamico non ci potrà mai essere nessuna integrazione” sarà pure un discorso molto seguito ma è assolutamente privo di senso. Gli Islamici nel mondo sono 1,6 miliardi, circa 1 miliardo vive in Asia, 240 milioni nell’Africa sub-Sahariana e ‘solo’ 320 milioni in Medio-Oriente. I musulmani in Europa sono circa 44 milioni (il 6% della popolazione totale). Ci sono infinite correnti, infiniti modi di praticare l’Islam, infiniti modi di porsi in relazione agli altri.
Sarebbe come se un non cristiano valutasse gli orrori commessi dagli eserciti dei Paesi cristiani o considerasse solo i cristiani integralisti (nazisti o fanatici religiosi) e dicesse “Tra noi e il mondo cristiano non ci può essere nessuna integrazione”.
Non ha nessun senso parlare di un tutto unico quando ci si riferisce a un miliardo e 600 milioni di persone. Ognuna di queste persone è diversa, esattamente come nel mondo che chiamiamo occidentale e che è a prevalenza cristiana ognuna delle persone è diversa.
La frase mostra un integralismo e una ignoranza dell’Islam giganteschi e produce solo un odio e un fanatismo pari a quelli dei fanatici musulmani.
Oltre a ciò, anche le fedi più integraliste cambiano, tutto evolve. Noi abbiamo avuto i nostri periodi di totalitarismo religioso, nel Medioevo e fino al 1600, nella lotta alle eresie, nello sterminio di 6 milioni di donne tacciate di essere streghe, nelle Crociate, poi abbiamo prodotto il rigurgito nazista, che era pure un movimento che si presentava come cristiano, con i suoi 6 milioni di ebrei uccisi.
Chi è più indietro di noi nell’evoluzione delle civiltà produce i fanatismi religiosi e gli attentati, le cui cause non sono solo religiose, ma politiche, sociali e militari.
Ma ogni civiltà, ogni cultura, ogni religione, produce le sue brave persone e i suoi santi come i suoi fanatici e i suoi demoni.
Noi non abbiamo nel nostro passato molte cose di cui vantarci e nel nostro presente abbiamo partecipato senza batter ciglio ad ogni sorta di guerra, di depredazione e di rovina. Noi occidentali dobbiamo evolvere come ogni cultura o civiltà deve evolvere. Ma evoluzione non deve significare banalmente possedere degli strumenti tecnologici più complessi. Dovrebbe invece significare sviluppare una cultura della pace e della convivenza, un mondo migliore.
E i 23 miliardi che il nostro Governo si è precipitato a versare alla NATO per nuove guerre di predazione non vanno certo in quella direzione.
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Ecco, nel mondo ci sono molte cose: C’è l’odio, il fanatismo, la guerra. C’è anche l’amore, l’aiuto reciproco, la cultura della pace. Se vogliamo dare il nostro contributo all’evoluzione umana non possiamo e non dobbiamo stare nel primo gruppo. Altrimenti non faremo che peggiorare il mondo.

WAHHABISMO
Come in altri attentati, la polizia inglese ha fatto riferimenti allo Wahhabismo.
E’ un errore considerare gli arabi tutti allo stesso modo, sarebbe come considerare gli occidentali tutti cristiani nazisti. In realtà, mentre per il cattolicesimo c’è un’autorità suprema, il papa, che detta regole e stabilisce dogmi, il mondo islamico è molto più variegato. Le due correnti principali sono sciti e sunniti.
Il Wahhabismo è una corrente molto rigida della corrente sunnita, che insiste su un’interpretazione letterale del Corano. I wahhabiti credono che tutti coloro che non praticano l’Islam secondo le modalità da essi indicate siano pagani e nemici dell’Islam. La sua interpretazione dell’Islam è quanto mai erronea e distorta e ha prodotto personaggi come Osama bin Laden e i Ṭālebān. L’esplosiva crescita del Wahhabismo ha avuto inizio negli anni settanta del XX secolo, con l’insorgere di scuole (madrasa) e moschee wahhabite in tutto il mondo islamico, da Islamabad a Culver City (California). Lla maggioranza dei wahhabiti si trova in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita. In Qatar i wahhabiti costituiscono il 46,87% dei fedeli. Si parla di 5 milioni di wahhabiti nella regione del Golfo Persico (a fronte dei 28,5 milioni di sunniti non wahhabiti e degli 89 milioni di sciiti).
Il Wahhabismo è stato accusato di costituire “una fonte di terrorismo globale”,e di aver provocato disunione nella comunità islamica, bollando i musulmani non wahhabiti (la maggioranza schiacciante dei sunniti e gli sciiti) di apostasia(takfīr), aprendo così la strada per il loro “versamento di sangue”.
Il Wahhabismo è stato criticato per la distruzione di siti storici, santuari e mausolei, e altre costruzioni islamiche e non islamiche e dei loro manufatti. Benché fortemente mediatizzato, il pensiero wahhabita resta fortemente minoritario e differisce o addirittura si contrappone alla maggior parte delle altre dottrine islamiche: esso mira particolarmente a una pratica religiosa puramente ritualista. I wahhabiti respingono tutte le altre correnti dell’Islam che non seguano scrupolosamente e acriticamente i loro dogmi, biasimandole come eretiche. Gli sciiti e i sufi non sono considerati dal Wahhabismo veri “credenti”.
Forte rimane l’influenza del Wahhabismo sui movimenti militanti contemporanei arabi e islamici che si propongono di disegnare nuovi equilibri geo-strategici planetari in funzione dell’eccellenza del modello islamico, ma problematico rimane un giudizio non di parte sulla sua positività o negatività, anche se il pensiero hanbalita sembra possedere (almeno in teoria) alcuni validi strumenti metodologici per affrontare positivamente, con l’arma dialettica dell’ijtihād, lo spinoso e finora non risolto problema del rapporto tra modernità e Islam.

L’Unità ha chiuso
Visto il libello che con Renzi era diventato: nessuna perdita per l’informazione e la civiltà
ma il secondo atto dei funerali del Pd dopo la sconfitta referendaria in cui Renzi è stato l’assassino e il becchino.

SENTI CHI MONITA
Marco Travaglio
Se Napolitano non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. È una bussola all’incontrario, un barometro alla rovescia. Per capire se una cosa è giusta o è sbagliata, basta aspettare che lui moniti. Se è contento, è sbagliata. Se è incazzato, è giusta. Se chiede di fare A, bisogna affrettarsi a fare B. Se auspica X, bisogna augurarsi Y. Se va a Nord, conviene buttarsi a Sud. Basta fare il contrario di quel che vuole lui per avere la certezza pressoché matematica di non sbagliare. Vi pare poco, in tempi così confusi? Fateci caso: qualunque politico abbia seguito i suoi amorevoli consigli, ne ha poi subìto le mortifere conseguenze; viceversa chi non gli ha mai dato retta oggi gode di ottima salute.
È così dal 1956, quando esaltò l’Armata Rossa che reprimeva nel sangue la rivolta di Budapest, poi appena 50 anni dopo dovette chiedere scusa. Dagli anni 80 al 1992 voleva l’alleanza del Pci col Psi di Craxi, poi sappiamo com’è andata. Nei nove anni al Quirinale ne combinò di tutti i colori. Eletto e rieletto da due Parlamenti figli del Porcellum dunque illegittimi, nel 2014 avallò la partenza dell’Italicum in Parlamento e poi, il 4 maggio 2015, appena sceso dal Colle, cazziò chi osava votare contro alla Camera. Peccato che anche quello fosse incostituzionale. E per giunta valeva solo per la Camera perché – negli auspici di Napo&Renzi – il Senato non l’avremmo più eletto noi, ma l’avrebbero nominato i Consigli regionali.
Non avevano pensato che al referendum poteva pure vincere il No, e infatti vinse: gl’italiani rasero al suolo anche la riforma costituzionale di Re Giorgio, con dentro il povero Matteo che gli aveva dato retta. Così Camera e Senato si ritrovarono con due leggi elettorali diverse. E il 5 dicembre, quando Renzi si dimise, Mattarella scoprì con grande sorpresa che non si poteva votare con due sistemi disomogenei.
Nacque così il governo-fotocopia Gentiloni per dare il tempo al Parlamento di approvare un nuovo sistema di voto proprio nel periodo meno indicato: il finale di legislatura. E lì è avvenuto il miracolo: per la prima volta i maggiori partiti han trovato un’intesa su un modello proporzionale che non avvantaggia né svantaggia nessuno. Cioè, una volta tanto, hanno partorito una legge elettorale condivisa dall’80% del Parlamento (sul testo nutrivamo e ancora nutriamo molte riserve, sperando che siano superate in aula, ma qui parliamo del metodo, non del merito). Che, diversamente dalle ultime, pare addirittura costituzionale. Un presidente emerito normale s’inchinerebbe alla stragrande maggioranza parlamentare.
E si congratulerebbe con i leader che sono riusciti là dove, sotto la sua guida, avevano fallito. Un emerito normale, appunto: non Napolitano. Il quale infatti, schiumando di rabbia e battendo i pugni come i misirizzi del Far West, davanti agli adoranti corazzieri Cassese, Manzella, Bassanini, Dini e Bonino, insomma la meglio gioventù, si scaglia contro il Parlamento che dopo due lustri osa approvare una legge che non piace a lui (infatti è legittima).
Accusa i quattro leader dell’accordo di “calcolare esattamente le proprie convenienze”, mentre ai suoi tempi – quando B. e Renzi imponevano agli altri le loro leggi illegali a colpi di maggioranza e di fiducie – si seguivano solo gli interessi del Paese. E attacca la decisione dei 4/5 del Parlamento di staccare la spina al quarto governo consecutivo mai voluto dagli elettori: un “patto extracostituzionale… semplicemente abnorme” solo perché non piace a lui. E perché “in tutti i Paesi democratici europei si vota alla scadenza naturale”. Con tanti saluti al capo dello Stato, che casomai non lo sapesse non è più lui e che, sulle elezioni anticipate, ha tutt’altra posizione.

DISEGUAGLIANZE
ALESSANDRO GILIOLI
«Cosa ci siamo dimenticati? Cosa ci siamo dimenticati?
Ci siamo dimenticati di voi!
Ci siamo dimenticati delle donne e dei bambini che cambieranno questo mondo con il loro amore e la loro gentilezza e con la loro meravigliosa, divina inclinazione al gioco.
Ci siamo dimenticati di essere felici».
(Il sogno di Lenny Belardo, da “The Young Pope”)

..vorrei partire da una signora che l’altra sera, mi pare venerdì, era a Otto e mezzo sulla Sette. La signora si chiama Anna Falcone, fa l’avvocato, non fa parte di nessun partito, però l’autunno scorso si è impegnata nei comitati per il No al referendum del 4 dicembre e in tivù l’hanno invitata a parlare della Costituzione nel giorno della festa della Repubblica.
Falcone allora è partita dall’articolo tre: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’uguaglianza”.
E di lì il discorso è arrivato al tema enorme ma quasi assente nel dibattito politico italiano – e anche dal vocabolario della sx: le disuguaglianze, l’eccesso spaventoso di disuguaglianze che si è intrecciato alla crisi economica dal 2008 a oggi, ma che affonda le sue radici molto prima.
Diceva Adriano Olivetti che in un capitalismo umano ed equilibrato «nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario minimo». Oggi ci sono amministratori delegati che guadagnano più di mille volte rispetto a un loro dipendente.
La spesa mensile in consumi delle famiglie benestanti in Italia è ormai più del doppio rispetto a quella delle famiglie più povere, dati Istat.
Il 10 % degli italiani possiede 2000 miliardi di euro in ricchezza mobiliare: conti in banca, azioni, titoli. Duemila miliardi di euro, pari a metà di tutto il patrimonio privato, pari a quasi tutto il debito pubblico.
E un eccesso di diseguglianze peggiora la vita di tutti; è dimostrato che quando le disuguaglianze sono troppe, aumenta la delinquenza e quindi diminuisce la sicurezza di tutti: rapine, omicidi e scippi crescano in misura direttamente proporzionale all’allargamento della forbice sociale, all’abisso crescente tra base e vertice della piramide
E l’Italia è uno dei Paesi con maggiori disuguaglianze sociali in Occidente, insieme a Stati Uniti e Regno Unito, come ha detto proprio l’altro giorno l’economista premio Nobel Joseph Stiglitz.
Ecco, per vent’anni la sx in Italia si è dimenticata o quasi di parlare di tutto questo – e di fare qualcosa per invertire la tendenza. Non so se è colpa di Berlusconi – che ci ha costretto a parlare di lui – o se è colpa, chessò, di Blair e della sua “terza via”, di D’Alema e dei suoi tatticismi di palazzo, di Renzi del suo vuoto nuovismo. Non lo so.
So però che in altri Paesi del mondo – ultima, la Gran Bretagna – la sx esiste in tanto in quanto mette la questione della troppa disuguaglianza – dei “molti versus i pochi” – al centro del suo linguaggio e delle sue proposte.
Forse ha fatto bene l’avvocato Falcone, l’altra sera in televisione, a ricordarci questa cosa di base. Oggi vedo che Falcone – insieme a un’altra persona che stimo, Tomaso Montanari – fa seguire alle parole gli atti, o almeno un loro tentativo.
Il mio in bocca al lupo non è tanto per loro, o per gli effetti elettorali che questa cosa può avere, ma per chiunque rimetta le troppe disuguaglianze del presente al centro di quella cosa che si chiama politica.

NEOLIBERISMO
Il neoliberismo non è altro che la corsa di una cricca di individui ad aumentare il loro arricchimento più che possono e costi quel che costi a tutti gli altri.
@Giorgio Quinque
“come se fosse un giocattolo e non avesse portato milioni di persone alla miseria, come se non avesse lasciato a terra le vittime dopo il procurato allarme terroristico dello spread, dopo la politica economica criminale che ha portato all’arricchimento di un ceto sempre più forte, spregiudicato, violento e ignorante”.
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IL FISCO AMICO SECONDO IL PENSIERO RENZISTA
Al via i prelievi forzosi e coatti da parte dell’Agenzia delle Entrate direttamente e senza alcuna previa autorizzazione burocratica dai Conti Correnti bancari e postali degli italiani.
In sostanza lo Stato “amico”,il fisco “umano” e le agenzie di riscossione,si trasformano in cravattari estorsori mettendo i tentacoli sui risparmi degli italiani. Il prelievo forzoso riguarderà ogni multa,ogni tassa non pagata,ogni debito anche piccolo con lo Stato AMICO.
E’ una situazione abominevole e moralmente inaccettabile perché lede la privacy e la dignità dei risparmiatori che porterà ad una situazione di 2 pesi e 2 misure perché a chi ha grossi conti in banca il prelievo non lederà la sua stabilità economica,ma viceversa immaginiamo il dramma psicologico che subirà il piccolissimo risparmiatore! faccio un ESEMPIO CONCRETO:
Mettiamoci nei panni di una persona anziana che sopravvive a stento con una pensione di reversibilità minima di 400-500€ al mese; a questa persona gli arriva dal proprio Comune di residenza una bolletta TARI o IMU da 500 o 600€,cifra che non può permettersi di pagare perché deve scegliere tra mettere il piatto a tavola oppure ridursi alla fame per onorare questa mazzata; questa persona ha un piccolo conto in banca di 6-7 o 8000€ che non tocca da anni perché è l’unica risorsa che potrà permettergli un funerale dignitoso quando arriverà il momento…e a questo piccolo Conto,lo Stato AMICO metterà le mani prelevandogli forzosamente 1/10mo di quel poco che ha,e poi mettiamo che capiti un’altra stangata l’anno dopo che non può onorare,ecc,ecc,…ed ecco che lo Stato AMICO in pochi anni gli ha prosciugato il poco che aveva in Banca…immaginiamoci la devastazione psicologica e morale di questa persona…
Il #PD renziano e democristiano con questa trovata ha davvero oltrepassato il limite della morale; è la certificazione definitiva che vogliono spolpare un intero popolo portandolo alla fame.

ORRORE PER LA RICHIESTA DI RIMANDARE A CASA RIINA PERCHE’ MUOIA CON DIGNITA’

LETTURA NON CONSIGLIATA A TUTTI…
(Leggete questo se avete il coraggio…)

“Io ho detto al bambino di mettersi in un angolo, cioè vicino al letto, quasi ai piedi del letto, con le braccia alzate e con la faccia al muro. Allora il bambino, per come io ho detto, si è messo faccia al muro. Io ci sono andato da dietro e ci ho messo la corda al collo. Tirandolo con uno sbalzo forte, me lo sono tirato indietro e l’ho appoggiato a terra. Enzo Brusca si è messo sopra le braccia inchiodandolo in questa maniera (incrocia le braccia) e Monticciolo si è messo sulle gambe del bambino per evitare che si muoveva. Nel momento della aggressione che io ho buttato il bambino e Monticciolo si stava già avviando per tenere le gambe, gli dice ‘mi dispiace’ rivolto al bambino ‘tuo papà ha fatto il cornuto’ (…) il bambino non ha capito niente, perché non se l’aspettava, non si aspettava niente e poi il bambino ormai non era… come voglio dire, non aveva la reazione di un bambino, sembrava molle… anche se non ci mancava mangiare, non ci mancava niente, ma sicuramente la mancanza di libertà, il bambino diciamo era molto molle, era tenero, sembrava fatto di burro… cioè questo, il bambino penso non ha capito niente. Sto morendo, penso non l’abbia neanche capito. Il bambino ha fatto solo uno sbalzo di reazione, uno solo e lento, ha fatto solo questo e non si è mosso più, solo gli occhi, cioè girava gli occhi. (…) io ho spogliato il bambino e il bambino era urinato e si era fatto anche addosso dalla paura di quello ce abbia potuto capire o è un fatto naturale perché è gonfiato il bambino. Dopo averlo spogliato, ci abbiamo tolto, aveva un orologio da polso e tutto, abbiamo versato l’acido nel fusto e abbiamo preso il bambino. Io ho preso il bambino. Io l’ho preso per i piedi e Monticciolo e Brusca l’hanno preso per un braccio l’uno così l’abbiamo messo nell’acido e ce ne siamo andati sopra. (…) io ci sono andato giù, sono andato a vedere lì e del bambino c’era solo un pezzo di gamba e una parte della schiena, perché io ho cercato di mescolare e ho visto che c’era solo un pezzo di gamba… e una parte… però era un attimo perché sono andato… uscito perché lì dentro la puzza dell’acido era… cioè si soffocava lì dentro. Poi siamo andati tutti a dormire.
(Atti del processo tratti da “al posto sbagliato, storie di bambini vittime di mafia).”

Non possiamo dimentica che Riina è il capo di Cosa Nostra. Che perfino dal carcere ha ordinato assassini e stragi. Che non so è mai pentito. Che fece il primo morto a 19 anni e fu scarcerato, che a 39 anni fu tra gli esecutori della cosiddetta «strage di Viale Lazio», che doveva punire il boss Michele Cavataio, che fu esecutore materiale dell’omicidio del procuratore Pietro Scaglione e, nello stesso anno, partecipò a vari sequestri, che fece sequestrare e uccidere Luigi Corleo, suocero di Nino Salvo, ricco e famoso esattore affiliato alla cosca di Sale, che ordinò l’uccisione di Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno (Caltanissetta) e strettamente legato ai Corleonesi, che fece eliminare Giuseppe Panno, capo della cosca di Casteldaccia strettamente legato a Bontate e fece uccidere poi anche il boss Salvatore Inzerillo, strettamente legato a Bontade e che i boss dello schieramento che faceva capo a Riina uccisero oltre 200 mafiosi della fazione Bontate-Inzerillo-Badalamenti mentre molti altri rimasero vittime della cosiddetta «lupara bianca», che Riina si inserì poi nel gruppo democristiano di Andreotti sostenendo Ciancimino e offrendo alla “Commissione” di ammazzare gli avversari politici avversari di Ciancimimo, dopo di che fu ucciso Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana che era entrato in contrasto con costruttori legati a Ciancimino, poi il 6 gennaio 1980 venne eliminato Piersanti Mattarella, presidente della Regione che contrastava Ciancimino, 2 anni dopo venne trucidato Pio La Torre, segretario regionale del PCI che aveva più volte indicato pubblicamente Ciancimino come personaggio legato a Cosa Nostra. Nella seconda guerra di mafia Salvo Lima divenne il referente di Riina e sollecitò, si dice, anche Andreotti per migliorare in Cassazione la sentenza del Maxiprocesso di Palermo che condannava Riina e molti altri boss all’ergastolo. ma gli ergastoli furono confermati dopo che il maggior testimone era stato Buscetta. Riina autorizzò i capofamiglia ad eliminare i familiari dei pentiti “sino al 20º grado di parentela”, compresi i bambini e le donne. Per uno strozzino che aveva agito da cane sciolto fu fatta la sentenza di darlo in pasto ai maiali. Il vicecomandante dei Ros, Mario Mori, incontrò tra giugno e ottobre 1992 Vito Ciancimino, proponendo una trattativa con Cosa Nostra per mettere fine alla lunga scia di stragi che insanguinavano Palermo. La proposta era in realtà, secondo la versione fornita da Mori, una trappola per cercare di stanare qualche latitante, ma Riina rispose alla richiesta con il famoso Papello, un documento di richieste per ammorbidire le condizioni dei detenuti, degli indagati, delle loro famiglie, la cancellazione della legge sui pentiti e la revisione del maxiprocesso. Per quanto poi Mori abbia smentito, la trattativa tra Stato e Cosa nostra “ci fu e venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des L’iniziativa fu assunta da rappresentanti dello Stato e non dagli uomini di mafia.
Il 15 gennaio del 1993 Riina fu catturato dal Crimor (squadra speciale dei ROS guidata dal Capitano Ultimo). Da anni aveva abitato tranquillamente nella sua villa. Fu condannato a due ergastoli. L’arresto fu favorito dalle dichiarazioni dell’ex autista di Riina, Baldassare (Balduccio) Di Maggio al generale dei carabinieri Francesco Delfino, che decise di collaborare per ritorsione verso Cosa Nostra che lo aveva condannato a morte.
Nel 1995, nel processo per l’omicidio del tenente colonnello Giuseppe Russo, Riina venne condannato all’ergastolo insieme con Bernardo Provenzano, Michele Greco e Leoluca Bagarella; lo stesso anno, nel processo per gli omicidi dei commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà, venne pure condannato all’ergastolo insieme con Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano, a cui seguì il processo per gli omicidi di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Michele Reina, nel quale gli viene inflitto un ulteriore ergastolo insieme con Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Nel 1996 Riina venne nuovamente condannato all’ergastolo per l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti insieme con i boss Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Giuseppe Giacomo Gambino, Giuseppe Lucchese, Bernardo Brusca, Salvatore Montalto, Salvatore Buscemi, Nenè Geraci e Pietro Aglieri. Sempre nel 1995, nel processo per l’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del capo della mobile Boris Giuliano, e del professor Paolo Giaccone, Riina venne condannato all’ergastolo insieme con Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Francesco Madonia, Nenè Geraci e Francesco Spadaro.
Nel 1997, nel processo per la strage di Capaci in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la scorta (Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo), Riina venne condannato all’ergastolo insieme con i boss Pietro Aglieri, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Raffaele Ganci, Nenè Geraci, Benedetto Spera, Nitto Santapaola, Bernardo Provenzano, Salvatore Montalto, Giuseppe Graviano e Matteo Motisi. Lo stesso anno, nel processo per l’omicidio del giudice Cesare Terranova, Riina ricevette un altro ergastolo insieme con Michele Greco, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Nenè Geraci, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano.
Nel 1998 Riina venne condannato all’ergastolo insieme con il boss Mariano Agate per l’omicidio del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Nel 1999, viene condannato all’ergastolo come mandante per la strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque dei suoi uomini di scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina). Insieme con lui vengono condannati alla stessa pena i boss Pietro Aglieri, Salvatore Biondino, Carlo Greco, Giuseppe Graviano, Gaetano Scotto e Francesco Tagliavia.
Nel 2000 subisce un’ulteriore condanna all’ergastolo insieme con Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano per l’attentato in Via dei Georgofili, in cui persero la vita 5 persone e subirono enormi danni musei e chiese, oltre che per gli attentati di Milano e Roma[. Nel 2002, per l’omicidio del giudice in pensione Alberto Giacomelli, Riina venne condannato all’ergastolo come mandante[; lo stesso anno la Corte d’Assise di Caltanissetta condannò Riina all’ergastolo per l’omicidio del giudice Rocco Chinnici insieme con i boss Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci, Antonino Madonia, Salvatore Buscemi, Nenè Geraci, Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Salvatore e Giuseppe Montalto, Stefano Ganci e Vincenzo Galatolo; sempre lo stesso anno, Riina venne condannato nuovamente all’ergastolo insieme con il boss Vincenzo Virga per la strage di Pizzolungo, in cui persero la vita Barbara Rizzo e i suoi figli Salvatore e Giuseppe Asta, gemelli di 6 anni[.
Nel 2009 Riina ricevette un altro ergastolo insieme con Bernardo Provenzano per la strage di viale Lazio. Nel febbraio 2010, ancora un ergastolo per Riina, che insieme con i boss Giuseppe Madonia, Gaetano Leonardo e Giacomo Sollami, decise nel 1983 l’omicidio di Giovanni Mungiovino, politico della DC che si era opposto alla mafia corleonese, Giuseppe Cammarata, scomparso nel 1989 e Salvatore Saitta, ucciso nel 1992. Il 26 settembre 1970 del giornalista Mauro De Mauro[60]. Il 26 gennaio 2012 gli viene inflitta una condanna all’ergastolo da parte della Corte di Assise di Milano perché ritenuto il mandante dell’omicidio di Alfio Trovato del 2 maggio 1992 avvenuto in via Palmanova a Milano. Siamo a 17 ergastoli.
A partire dal 1995 Riina è in carcere, per 3 anni nel carcere duro secondo il 41 bis, poi gli è stato permesso vedere altri carcerati, dal carcere rilasciò dichiarazioni minacciose contro il procuratore Giancarlo Caselli e altri rappresentanti delle istituzioni, e contro don Luigi Ciotti.
Riina ha 87 anni, ha problemi cardiaci da molto tempo ed è sempre stato curato nel carcere. A nessun mafioso condannato all’ergastolo è stato mai concesso di morire a casa.

Nelle richieste che su tutti i giornali (2 su IFQ) solleciti giornalisti si impegnano a lanciare perché Riina, reo delle peggiori stragi di mafia e colpito da 17 ergastoli, possa avere “una morte dignitosa”, non si legge certo un’umana pietà né il desiderio di mostrare che lo Stato è meglio della mafia.
Poiché finora ogni mafioso condannato all’ergastolo è morto in carcere e per i suoi delitti ha ricevuto cure statali e questa richiesta MAI si era vista nella storia della repubblica, quello che si scorge dietro a tanta moralità dichiarata è qualcosa di allucinante e diabolico: il fatto che ANCORA pezzi dello Stato patteggiano con pezzi della mafia e ANCORA lo Stato si piega ai diktat della mafia. E questo copre scandalosi affari reciproci, orribili inciuci per avere o dare voti, ricchezza e potere. Insomma il papello non è mai morto. Il patto oscuro Stato-mafia per cui Napolitano ingiunse la distruzione di intercettazioni delittuose e per cui Andreotti fu assolto a prescindere per tutti i delitti commessi con la mafia fino al 1980. La DC formalmente è morta, ma tutta la sua parte criminale e delittuosa che governò l’Italia per 50 anni col plagio della popolazione e il patto elettorale con la mafia non è mai morta e vive con noi.
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SATIRA
“Riina è malato e ha diritto ad una morte dignitosa”.
Tipo farlo passare su un viadotto imbottito di tritolo. [@mic_tod]

David Divad
Riina, la Cassazione:“Il boss è malato, ha diritto ad una morte dignitosa”.Falcone e Borsellino invece stavano bene e potevano crepare così?
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NANDO DALLA CHIESA
La dignità, certo. Nel momento della morte, certo. Morirono ricchi di dignità gli uomini e le donne che Riina fece squartare e sfigurare, togliendo loro la possibilità di essere anche solo sfiorati in viso dai loro cari. Dignitosi nell’animo, macellati nelle carni.
Mentre nessuno macellerà nelle carni Totò Riina, che a quelle carneficine brindava felice con il suo “moesciandon”. Verrebbe voglia di chiedersi a quali diritti possa mai appellarsi chi, per mezzo secolo, ha fatto strame dei diritti altrui. Poi avanza la ragione della propria diversità.
Io non perdono. Lo considererei un tradimento non solo verso la mia storia, ma verso centinaia e centinaia di altre terribili storie. Ma so accettare che un ergastolano ebbro di sangue, possa uscire dal carcere per andare a morire nel suo letto. Non diciamo “dignitosamente”, però, perché mai Totò Riina potrà morire con dignità. Diciamo “in libertà”; ovvero dignitosamente per noi, per la nostra democrazia, perché gli siamo infinitamente superiori. Accetto che esca per andare a morire nel suo letto, però. Non per starsene agli arresti domiciliari a dare ordini o minacciare. Perché ricordiamo bene i ciechi messi in libertà che vanno a fare stragi di testimoni. I pazzi che riprendono lucidamente le fila dei loro affari. I moribondi che d’incanto si svegliano e camminano. Se Riina è moribondo, se ha cioè i giorni contati, lo decidano periti medici liberi e ci si giochino la faccia pubblicamente, professionalmente. La Cassazione ha raccolto perizie incontrovertibili prima di lanciare il suo messaggio? O ha sposato per principio l’idea che un mafioso che arriva su un lettino a un processo sia ormai in fin di vita?
Questo è il problema. Ne stiamo vedendo francamente troppe, di sentenze strane, per non pretendere di stare, almeno questa volta, in uno Stato serio. Generoso, ma serio.

VINCOLO DI MANDATO
Sono d’accordo con chi pensa che si deve cambiare l’art. 67 della Costituzione che vieta il vincolo di mandato.
La delega popolare che elegge un candidati assomiglia ora ad una cambiale in bianco firmata a favore di questo o quel partito. Questo lo vediamo molto bene nel nostro Paese. Che senso ha parlare di vincolo di mandato quando i membri del Parlamento sono addirittura nominati dai partiti e si continuano a fare liste preformate fisse? Insomma, la natura rappresentativa del nostro sistema è in crisi proprio anche per gli abusi che sono stati perpetrati sul vincolo di mandato. Un parlamentare dovrebbe essere giuridicamente vincolato ad eseguire la volontà dei suoi elettori, non i diktat del suo capo partito, e dovrebbe essere, pertanto, responsabile verso il corpo elettorale che lo ha eletto.
Renzi ha cancellato di fatto l’articolo 67 che celebra la libertà di opinione e l’assenza di mandato dall’alto come uno dei pilastri di una Repubblica democratica.
Renzi ha governato dispoticamente e vuole solo yesman = uomini-zombi proni e servili che ubbidiscano a qualunque cosa lui dica in vista di ipotetici vantaggi derivanti dalla loro incondizionata disponibilità e non ha esitato finora a estromettere soci di partito, Ministri, parlamentari, presidenti della rai o direttori di testate secondo i suoi umori.
Il nostro Parlamento è la dimostrazione più evidente di questo abuso con l’aggravante di essere diventato un sistema “piramidale” in cui il potere discende dall’alto. In pratica Renzi ha trasformato la nostra Repubblica in un sistema feudale: Imperatore, vassalli, valvassori e servi della gleba. Inutile dire in quale fascia stiamo noi.
Si è vietato il mandato dal basso per imporne uno dall’alto e questo è ciò che di più contrario alla democrazia possiamo immaginare.
Il mandato dal basso esiste già in molti Stati americani e permette di mandare a casa politici eletti che siano stati indegni della loro funzione o abbiano tradito le promesse fatte agli elettori.
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LA RAI DI MATTEO
vv
Quello che sta accadendo in RAI con Renzi è anche peggio di quello che succedeva nel ventennio berlusconiano, dove almeno si imponevano nei palinsesti procaci olgettine di comprovata generosità sessuale. Archiviata totalmente la possibilità di una informazione alternativa e negata persino una informazione approssimativa che accenni vagamente alla realtà, spedita su un altro pianeta la sola possibilità di una informazione pluralista, messi in salvo con oculato silenzio i rei di partito, sotterrati i superstiti viventi dei terremoti e delle truffe bancarie, bombate con opportuni squilli di trombone le pseudo verità renziane sempre fresche e nuove di giornata, non basta al despota MR una Rai prona e ginocchiona. Egli arriva a defenestrare la Berlinguer per aver fatto velati accenni al M5S e Campo Dell’Orto per non aver annichilito la Berlinguer sul campo. Renzi ha un modello di giornalismo assoluto in mente, che non è nemmeno alla Riotta ma alla Minzolini, la feccia del giornalismo che risale il pozzo di Via Teulada, uno che mira a superare nel peggio persino Fede, uno che le notizie che a Renzi non piacciono nemmeno le vede.
Come diceva Ellekappa:
-Cos’è questo giornalismo deviato?
-Qualunque cosa che non corrisponda a un giornalismo scodinzolante

TRUMP E L’ACCORDO SUL CLIMA

Il 12 dicembre 2015 Obama fece lo storico accordo sul clima con cui gli Stati uniti si univano finalmente a 195 nazioni riunite a Parigi per mettere un freno al riscaldamento globale e difendere la Terra. Ma al G4 Trump ha tentato di rifiutare questo accordo che è accettato oggi anche da India e Cina. Ma la Merkel, Macron e Gentiloni gli hanno ribadito in una nota congiunta che «l’intesa sul clima non rinegoziabile. L’accordo di Parigi è uno strumento vitale per nostro pianeta». L’accordo sul clima resta una pietra angolare nella collaborazione tra i Paesi per affrontare efficacemente e tempestivamente i cambiamenti climatici e per attuare gli impegni previsti dalla Agenda 2030 sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile». Affermano che l’accordo di Parigi non può essere rinegoziato.
Un Paese che annuncia il ritiro dall’ accordo sul clima deve pazientare tre anni dal 4 novembre 2016, poi dovrà rispettare un preavviso di un anno per uscire definitivamente. Quindi gli Stati Uniti potranno uscire dall’ accordo nel novembre 2020, cioè durante la prossima elezione presidenziale americana. C’ è ancora speranza.

LA FABBRICA DEL CONSENSO
Il paradosso della nostra epoca è che la quantità d’informazioni non corrisponde alla loro qualità. Non sentiamo parlare che di storytelling, narrazioni artificiali. Ma cosa raccontano i media? Herman e Chomsky alla fine degli anni Ottanta tracciarono il profilo del sistema d’informazione americano, parlando di Fabbrica del consenso: una stampa accondiscendente serve a formare un’opinione pubblica mansueta e malleabile.
De Bortoli scriveva un anno fa: “Per gran parte della classe dirigente italiana, pubblica e privata, l’informazione non è una risorsa, ma un male. Il pericolo maggiore è il conformismo. Questo è un Paese in cui c’è un forte senso di fastidio verso il dissenso da parte della classe dirigente pubblica, privata e dei poteri rimasti. Un tempo certi poteri come Fiat, Mediobanca contavano più di oggi. Con molti difetti, ma non erano privi di ‘sentimento nazionale.. Personaggi anche discutibili ma con una loro etica personale. Dove non c’è un’informazione viva, scrupolosa e attenta ci sono opacità, arbitrio, corruzione, disprezzo del merito. Oggi si ha sempre il sospetto che il giornalista non faccia bene il proprio mestiere, che sia agli ordini di qualcuno o addirittura prezzolato. L’atteggiamento di Renzi e dei suoi comunicatori verso i quotidiani è pari a quello che avevano Berlusconi e i suoi comunicatori. Anzi, a volte è peggio. Si sottovaluta la necessità di avere nel Paese un dibattito con posizioni diverse, autentiche, anche dure. Che aiutano tutti, soprattutto chi governa. Discutere con sincerità dei problemi rende l’opinione pubblica – il vero architrave di un sistema democratico – più avvertita, responsabile e libera. È un antidoto naturale al populismo: la gente è indotta ad approfondire. Il cittadino non è un suddito. Renzi non dovrebbe temere un dibattito vero sollevato da un giornalismo libero e autonomo dal potere: una discussione aperta facilita il raggiungimento delle soluzioni migliori. Le buone politiche risaltano di più e gli errori vengono corretti in tempo. Se il dibattito è reticente, opaco copre gli errori e le collusioni, favorendo i pochi che sanno ai danni dei tanti che non sanno. Parlare di ‘gufi’ e ‘rosiconi’ e attaccarli non è democrazia. emargina il dissenso, addirittura lo criminalizza come un disfattismo anti-patriottico. Chi dubita della politica economica di Renzi – fatta di molte spese utili unicamente a guadagnare consenso – non è un irresponsabile che gioca allo sfascio, ma una persona che vuole continuare a ragionare con la propria testa senza consegnarla all’ammasso del potere renziano. Che peraltro non tollera intralci ed è pronto anche alla vendetta. Un altro dei conformismi di cui non si discute è la grande concentrazione di potere renziano: non c’è mai stata come in questo periodo un’invasione di campo da parte della politica in decisioni che riguardano anche società quotate e private.”

ERUDIZIONE E CULTURA
Viviana Vivarelli
L’erudizione è un accumulo di dati e interessa la memoria. La cultura è una visione del mondo che riguarda la parte più profonda di noi, l’anima, la coscienza, il senso del valore della vita, la relazione con gli altri, la relazione con l’invisibile. La cultura è una strada verso la libertà, ma non è fatta solo di materiale scolastico o letterario. E’ fatta di esperienze, di vita vissuta, di relazioni, di riflessioni, di scelte, di rispetto per l’alterità e la diversità, di conoscenza di noi stessi.
Molti possono essere eruditi, ma le persone colte sono poche.
Antonio Gramsci diceva: “Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri”.
Inutile dire che il Potere oggi (e i media che gli sono servi e massimamente la nostra televisione) non hanno e non ci danno né erudizione né cultura.
Abbiamo alcune speranze nella scuola e nei suoi operatori che spesso non sono all’altezza del loro ruolo. Incontrare un buon insegnante che non ti indirizza tanto ad accumulare qualche dato ma ti fa capire i valori della vita per te e per gli altri è una condizione fortunata ma molto rara del destino.
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Io ho avuto una lunga vita, dedicata tutta allo studio e all’insegnamento, e per quel che posso ricordare le persone più colte che ho incontrato in senso lato ed etico sono state persone che a mala pena erano andate a scuola, ma quello che ho imparato da loro, dalle loro storie, dalle loro esperienze, dalla loro visione della vita, dal modo con cui mi accoglievano o consideravano gli altri andava molto oltre qualunque erudizione, titolo di studio o riconoscimento accademico, perché non era la materia spesso morta dei libri e delle conoscenze formali, ma era crescita morale e sociale nella vita vera. E anche nei miei tanti anni di insegnamento mi sono trovata ad essere io quella che imparavo e gli altri quelli che mi insegnavano.
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WORK IN PROGRESS
Mi sono sempre considerata, a buon diritto e con orgoglio, un cane sciolto, una voce fuori dal coro, presupposto ineliminabile della libertà di ricerca e della relatività di un giudizio che vorrei fosse sempre work in progress. Per questo mi definisco no global piuttosto che liberale e 5stelle piuttosto che grillina.
Voglio avere la certezza di un ideale grande ma anche la progressività di una ricerca perenne.
Oggi purtroppo ci sono troppi dogmatici, o dovrei dire anche peggio, tanti servi o cloni. Il dogmatico è acritico, aprioristico, assoluto, categorico, portato ad asserzioni indiscutibili, facilmente clone di un tizio che senza merito si è posto a capo di qualcosa. Nel suo profondo è un pigro mentale, uno non nato alla propria autonomia di essere pensante.
Il suo opposto è l’uomo anticonformista, aperto, disponibile, flessibile, critico, dubbioso, comprensivo, libero, elastico.
Chi cerca di essere una voce fuori dal coro si pone in una discontinuità fruttuosa nel panorama umano italiano manipolato, conformato, omologato, con l’inedia di quei pericolosi (per il potere) meccanismi neuronali, detti anche ‘ragionamenti’ che, con pericoloso effetto domino, metterebbero in crisi il rassicurante quadro complessivo, così doviziosamente rappresentato dai tanti trombettieri di Stato.
In questo coro di trombettieri stonati i media la fanno da padrone ma anche una certa opinione pubblica di basso livello fa tappetino.
Le uniche windows dalle quali si riesce a respirare idee nuove sono quelle che si aprono in rete.
Tanti anni fa, la tv era comunemente associata all’idea di “finestra sul mondo”. Oggi, secondo il nostro antidemocraticissimo governo, quella finestra deve rimanere accuratamente chiusa. Gli spifferi fanno male, specialmente quando si è anziani. Abbiamo un Governo per vecchi che vorrebbe che diventassimo tutti vecchi, cioè arteriosclerotici, rigidi, passivi, inerti. Ma la vita, come la democrazia, sta da un’altra parte.
..
PENSIERI
Qualche volta restiamo lungamente nel buio, qualche volta siamo graziati. Senza capire cosa dipenda da noi e cosa no. Come fossimo cavie in un esperimento fuori della nostra portata. Non abbiamo fatto noi il labirinto, non sappiamo niente della strada né di cosa c’è oltre la strada. Eppure continuiamo a cercare e a cercare di capire.
Mi piace pensarmi un essere pensante, molto meno pensarmi un essere condizionato. Le mie domande sono il mio possesso. La mia capacità di evolvere attraversando risposte diverse è la mia forza. La mia libertà è di pensare e di cambiare, di fare ipotesi e di creare nuove possibilità mentali. Libertà anche di essere, un giorno, tutto quello che il giorno prima non credevo mai di poter diventare.
La mia comunicazione è il mio messaggio e questo messaggio è sempre la mia interezza. Sono ciò che so. E so che posso sapere sempre di più ed essere sempre di più, che posso aprirmi a una realtà più grande che è ‘qualcosa là fuori’ e non saprò mai se è quella realtà che mi cerca o sono io che cerco lei.
Le cose si incontrano quando i tempi sono maturi e qualche volta le cose ci lasciano perché possiamo maturare incontri più grandi. Il vecchio esce perché il nuovo cerca di entrare.
Noi siamo là dove la nostra energia si focalizza, essa si cerca però malgrado le nostre resistenze perché deve fare attraverso noi un cammino d’esperienza che forse attraverso noi deve compiersi per il bene di tutti.
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RIDERE :- )
Mi ha raccontato Gianni, medico, che non fu Jenner a scoprire il vaccino del vaiolo ma sua moglie a informarlo che i contadini che l’avevano preso dalle vacche, poi non si ammalavano più.

Lella Costa

Dio vede Adamo ed Eva.
Adamo dorme.
Eva sta con una mela in mano.
-Che fai con quella mela, Eva?- dice Dio
-Non saprei – risponde lei con aria sognante – Sto pensando. Hai notato come le mele cadano tutte verso il basso? Ci deve essere una qualche forza di gravitazione universale.
-Tranquilla. Passeranno millenni prima che se ne accorga anche lui.
..
RIMEMBRANZE DI VECCHI SPINOZA
(Ah, le belle memorie della gioventù…era il novembre del 2009)
Carabinieri a casa Mastella. Al loro arrivo il cane ha scodinzolato.
Secondo i Pm la moglie di Mastella deve lasciare la Campania. Ma non si è capito a chi.
Sandra Lonardo: “Mi crolla il mondo addosso”. Speriamo prenda bene la mira.
Tremonti: “Credo nel posto fisso”. Co-co-cosa? (Subito dopo ha specificato: “Dopo la morte”)
Anche molti giovani credono nel posto fisso. Di solito è la casa dei genitori.
Maroni: “Nuove misure per integrare gli islamici”. Con i leghisti sono bastati due o tre ministeri.
Visita lampo di B in Russia. Un Putin tour.
B-Putin, accordo sui tram: uno la distrae e l’altro le tocca il culo.
B: “Sono nel cuore di molti italiani”. Sappiamo tutti da dove è entrato.
Il premier: “Mai fatto gaffe”. Solo qualche figura di merda. “Non ho mai fatto alcuna gaffe, nemmeno una”. (Mi ha preso per stanchezza: io gli credo).
“Radici cristiane sempre più ignorate” ha detto quel tizio vestito di bianco.
..e ribadisce: “L’Europa si fonda su radici cristiane”. Per esserne tanto sicuro deve aver confessato parecchi banchieri.
Il bandito Graziano Mesina all’Isola dei Famosi. Ha voglia di riscatto. (Che tempi! Di questo passo avremo presto dei pregiudicati in Parlamento!! :-))). Ma il legale di Mesina annuncia: “Ricorreremo in appello”.
Polemica nel Pdl: “E’ ingiusto che chi ha commesso crimini odiosi vada in tv”. Al massimo può esserne il proprietario.
Gesù appare all’Ikea. Disorientati i teologi: questo dimostrerebbe che ha una moglie.
Facebook, migliaia gli iscritti al gruppo “Uccidiamo B” (era il 2009! Sono gli stessi che ora ‘si alleano’ con B!!). Immediatamente creato un altro gruppo per contrastare l’iniziativa: “No, uccidiamolo noi”.
Destano preoccupazione le minacce sui social network: il gattino Virgola messo sotto scorta.
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Dopo il caso Lapo, la Fiat si è ripresa.
Dopo il caso Marrazzo 3 milioni di elettori.
A volte, dopo una crisi, non c’è nulla di meglio di un bel trans.
Lo diceva anche mia nonna: “in caso di inappetenza variare il menù”.
E ora dopo 20 anni passati a parlar male di Berlusconi, lo sdoganano.. Davvero in questo Paese non se ne sono mai viste abbastanza!!
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Dracula chiese a Dio: “Potrei essere reincarnato in un angelo bianco con ali e continuare a succhiare sangue?”. Dio rispose: “No problem!” E lo trasformò in un assorbente!
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Un ragazzo avvicina una ragazza per la strada e dopo averci parlato per alcuni minuti le fa: “Allora… che ne diresti di andare a mangiarci una pizza e poi di andare a fare sesso a casa mia?”. La ragazza, sconvolta, ammolla un manrovescio al ragazzo che, stupito, chiede: “Che c’è? Non ti piace la pizza?”
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