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Thursday July 27th 2017

>MASADA n° 1853 19-5-2017 CAMERIERI

MASADA n° 1853 19-5-2017 CAMERIERI

I più grandi business italiani del momento: appalti ed immigrati – Nuovo sistema elettorale: Rosatellum o Verdinellum, una legge truffa – Sole 24 ore riconosce che i fondi per il reddito minimo di cittadinanza ci sono – Del resto se ci sono 20 miliardi per le banche, 24 miliardi per la Nato e 23 miliardi l’anno per le spese militari…-Magnati e populisti – L’asse Francia-Germania – Macron e il popolo – Pd e FI ormai alleati per interessi di potere – Tutte le balle di Renzi- Populista? Un complimento – La Boschi chiede a Unicredit di comprare banca Etruria per salvare suo padre. Il conflitto di interessi è enorme- Il copione della vergogna

Blog di Viviana Vivarelli

Lei pensa che i miei colleghi siano giornalisti?
La maggior parte di loro sono camerieri

Oliviero Beha
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Oggi Renzi voleva speculare su questa fantomatica emergenza rifiuti di Roma, ma l’operazione magliette gialle si é trasformata in un boomerang. Tutte le immagini mostrano una città che va verso la normalizzazione. Nessuna emergenza.
In questi giorni ho fatto comizi in diverse città amministrate dal Pd. Ed ho trovato un degrado impressionante. Lì si che servirebbero diverse magliette gialle o più semplicemente un Sindaco che fornisse un serio servizio di nettezza urbana, senza mangiarci sopra.
Luigi Di Maio
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Leonardo Minnozzi
Non tutto viene per nuocere, ieri per esempio abbiamo capito che Orfini non è capace manco a fare l’operatore ecologico.
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Bisogna essere in due per mentire: un furbastro che mente e un bischero che ci crede.
Viviana
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Matteo Renzi è la prova provata che pirla si nasce, non si diventa.
Viviana
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I figli non vanno protetti dalla realtà, ma dalla menzogna.
C. Santamaria

L’Istat certifica la scomparsa della classe media. L’euro ha creato una società fatta da una ricchissima elite e da una massa di poveri.
“PROFESSIONISTI” della politica (LXIX) – Debito pubblico.
A marzo nuovo record: è salito a 2.260 miliardi, 20 in più rispetto a febbraio
E … i 20 Miliardi dati alle banche, c’entrano qualcosa?.
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Siamo arrivati al punto che ogni forma di dissenso del Potere è considerata reato grave e questa è la miglior prova della morte della democrazia.
Viviana
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ANNALISA-LA CONGIURA DELLA SPERANZA
Bisogna resistere
resistere perché siamo parte di qualcosa di molto più grande di quello che ci fanno vedere
resistere all’omologazione del pensiero perché siamo in tanti ed è bello sperimentare le differenze
resistere mantenendo la capacità di discernere che è già nostra
resistere perché il futuro è nella comunità
resistere riprendendoci le nostre città, la vita sociale, la famiglia, gli affetti
resistere alla seduzione di lasciarsi scorrere nel tempo perché il tempo è nostro e scegliamo noi come viverlo
resistere perché la nostra anima, il nostro pensiero, la nostra esistenza sono un granello di un cosmo infinito
preziosi ed unici
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Viviana. La televisione va guardata

La televisione va guardata a occhi chiusi
senza audio
con le spalle girate
affinché
i pensieri possano volare liberi
e sognare
il mondo che vogliamo.

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Solum Mammonam cogitant, quorum Deus est sacculus.
Pensano solo a Mammona, il loro dio è la borsa.
Il termine Mammona viene usato nel Nuovo Testamento per personificare il profitto, il guadagno e la ricchezza materiale, generalmente con connotazioni negative, e cioè accumulato in maniera rapida e disonesta ed altrettanto sprecato in lussi e piaceri.
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“A fronte di tutti i suoi fallimenti al governo del Paese, va dato atto a Renzi che si è impegnato parecchio per le politiche a tutela della famiglia…
LA SUA “.
Marco Travaglio

IL PIU’ GRANDE BUSINESS ITALIANO DEL MOMENTO: GLI IMMIGRATI

I Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) sono stati istituiti nel 2002 con la denominazione di Centri di Identificazione (CDI), sono chiamati ad ospitare i richiedenti asilo ammessi, o comunque presenti, sul territorio nazionale in attesa dell’esito della procedura di richiesta della protezione internazionale. Il periodo di “accoglienza” non dovrebbe eccedere i 35 giorni, oltre i quali il richiedente asilo dovrebbe ricevere un permesso di soggiorno della durata di 3 mesi, rinnovabile di 3 mesi in 3 mesi fino alla definizione della richiesta di asilo. Di fatto, a causa dei ritardi delle Commissioni territoriali nella definizione delle domande di protezione internazionale ricevute, i tempi di permanenza superano in genere i 6 mesi. Ma sorge il sospetto che queste lungaggini sulle pratiche siano volute per mantenere aperto un business miliardario. Attualmente i C.A.R.A sono 10.
L’amico di Renzi, Buzzi, che dice: “Gli immigrati rendono più della droga», Odevaine che incassava 5.000 euro al mese per orientare il traffico di profughi verso le coop amiche, il C.A.R.A. di Mineo, business di Alfano e patria di tutti gli scandali. Tutto gira attorno al Pd, al partito di Alfano, a Renzi e ai suoi compagni di merende.
Da Mafia capitale allo scandalo di Mineo. Dopo le denunce tutto torna come prima. In ballo c’è una torta da 4 miliardi per la gestione di 179.000 migranti che fa gola a troppi criminali protetti dai politici. Ma in tv l’unica cosa che i giornali di regime sanno dire è la menzogna che “Grillo attacca TUTTE le ONG”. Sugli sciagurati che si arricchiscono a spese dei migranti nemmeno una parola. Tutto viene stravolto e manipolato per calunniare Grillo.
Pagine e pagine di giornali e libri su Mafia capitale e sulla corruzione imperante nel mondo politico e in tutto ciò che da esso cade a pioggia sul Paese, trasmissioni tv, processi e denunce. Eppure il giro del fumo è sempre lo stesso. Appalti per miliardi di euro destinati alla cosiddetta «accoglienza» che, nonostante l’ondata migratoria duri da almeno 7 anni, viene sempre gestita con criteri di emergenza, perché l’emergenza permette un rapido giro di affari senza controllo che fa gola a chi comanda. A quanto pare ai governi che si sono succeduti da mafia capitale in poi sta bene così: l’ex capo del Dipartimento Libertà civili del Viminale Mario Morcone, l’uomo che ha gestito per anni questa partita, uno con cui Odevaine era in ottimi rapporti, è stato promosso dall’erede di Alfano, Marco Minniti, a capo di gabinetto.
Si teme anzi una indagine di attacco al Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, che dice:
“All’interno del Cara di Mineo cose veramente tristi, quali ad es. 500 immigrati che devono mangiare a mezzogiorno, ma arrivano i pasti per 150 immigrati, gli altri resteranno a digiuno, mangeranno la sera sempre che giungano in tempo. Nel mentre il Presidente della Misericordia… nel mentre il prete.. nel mentre quelli del clan Arena si arricchiscono e ringraziano per milioni di euro, e con quello comprano teatri, barche di lusso, cinema, appartamenti sulla pelle di quei poveracci. Dunque anche il C.A.R.A. è diventato un grosso business, un affare per la ‘ndrangheta. E non solo il cibo manca ma si dà a questi disgraziati il cibo che si dà ai maiali.”
Il sacerdote che doveva dare assistenza spirituale (e si noti che gli immigrati sono quasi tutti musulmani!) si è appropriato di 150 milioni di euro (Il Papa ha intenzione di fare o dire qualcosa o se ne lava le mani?).
Dice il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro: «C’è una massa di denaro destinata all’accoglienza dei migranti che attira gli interessi delle organizzazioni mafiose». Ma tutto questo è permesso a facilitato dal Pd e dai suoi alleati di Governo, mentre il popolo ciuco viene accecato da una tv assassina che sa attaccare solo il M5S con menzogne e calunnie. Poi ci sono quelli che non hanno meglio da fare che accusarci di fascismo, quando i fatti mostrano una collusione inquietante tra chi governa e la parte mafiosa e criminale di questo Paese. Nessuna meraviglia poi se nelle Finanziarie non c’è più alcun riferimento alla lotta alla mafia o appaiono altri tagli alle forze di polizia e ai tribunali!!!
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Perché l’Ue dà sanzioni ai Paesi che non rispettano il pareggio di bilancio e non dà sanzioni ai Paesi che non prendono la quota prevista di immigrati o calpestano il Trattato di Schengen? Solo i soldi contano per l’Europa e non le persone o i diritti? E perché l’Ue vieta che uno Stato dia finanziamenti alle imprese fallite ma accetta che l’Italia dia 20 miliardi a 4 banche decotte? Le banche sono imprese privilegiate rispetto alle imprese comuni? E in nome di che?

BEPPE GRILLO
“L’82% dei migranti che arriva in Europa sbarca in Italia. Di questi migranti l’Italia si fa carico per il 98% della spesa. Noi italiani ci mettiamo quattro miliardi e mezzo di euro all’anno. L’Unione Europea solo 91 milioni di euro.
La rotta Mediterranea è un problema di tutta l’Unione Europea. E bisogna lavorare per chiudere la rotta del Mediterraneo. In questi giorni tutti parlano di un rafforzamento dell’asse Franco-Tedesco. Bene, lavorino per chiudere la rotta mediterranea, come hanno chiuso altre rotte in passato. Ma soprattutto inizino a dare sanzioni ai Paesi che non rispettano i ricollocamenti per quote. L’asse Franco-Tedesco venga in Sicilia a vedere l’emergenza che stiamo vivendo.
I partiti di Governo hanno favorito la mafia e i furbetti nel business dei migranti. È da Mafia Capitale che sappiamo che questo sistema andava riformato. Il fatto che il Governo Renzi e poi Gentiloni non abbiano mosso un dito dimostra la loro complicità. Servivano leggi per fermare la corruzione in questo ambito, non maggiori finanziamenti alle solite cooperative, alberghi e altre strutture private di accoglienza. Aspettare le sentenze definitive è una sciocchezza. Le inchieste ci hanno già lanciato un allarme e non possiamo aspettare 10 anni per agire.
Per noi si devono subito sospendere i finanziamenti ai privati che gestiscono l’accoglienza. A questi privati che fingono di fare accoglienza ma che in realtà fanno solo affari con i nostri soldi, non deve essere dato più un solo euro da domani.
Lasciamo finanziate solo le realtà gestite direttamente dallo Stato e se serve potenziamole. Dove mettiamo tutte quelle persone che sono in quei centri? Prima di tutto assumano una regia pubblica di gestione.
Ma da domani iniziamo subito i ricollocamenti e i rimpatri. L’Unione Europea sia seria. Noi faremo in modo da essere seri nella gestione dei fondi. Voi però sbloccate i ricollocamenti. Altrimenti smettiamo di darvi 16 miliardi di euro all’anno. E anche sulle ONG. Nessuna nave delle Ong dovrà più approdare nei porti europei se non esibiscono tutti i bilanci e accettano la presenza della polizia giudiziaria italiana a bordo durante le operazioni di sbarco.
I numeri degli sbarchi creano un’emergenza nazionale. Il caso ONG crea un problema di sicurezza nazionale. Tutte e due vanno affrontati subito. E non ci sono sentenze definitive da aspettare. Chiedo all’Europa se voglia darci una mano. Altrimenti faremo da soli. Con i 16 miliardi che gli diamo”.

IL ROSATELLUM O VERDINELLUM
Alessandro Gilioli

Si prende il numero dei parlamentari (630, per la Camera) e, tolti i deputati eletti all’estero, lo si divide a metà. L’Italia viene divisa per un numero di collegi pari a questa metà, cioè 303. In ogni collegio viene eletto un parlamentare con il maggioritario secco: va alla Camera chi arriva primo.
Gli altri 303 seggi sono in modo proporzionale, in base alle percentuali ottenute dai loro partiti a livello di ciascuna circoscrizione (sono in tutto 80) fatta salva una soglia di sbarramento al 5 %.
L’elettore ha una sola scheda (per ogni Camera) ma divisa in due: a sx i nomi dei candidati del maggioritario; a dx, una lista bloccata di 4 nomi, collegata al candidato di collegio (quello che viene eletto col maggioritario). Se uno vota solo il candidato di collegio, vota solo per la quota maggioritaria. Se vota solo una delle liste collegate, automaticamente il suo voto va anche al candidato di collegio. Non c’è preferenza (la lista è bloccata, decisa dal partito) e non è permesso il voto disgiunto.
Ogni candidato può correre in un solo collegio maggioritario, ma può anche contemporaneamente stare in 3 listini bloccati del proporzionale.
Il meccanismo sembra un po’ da ubriachi ma il suo scopo è di sovrarappresentare il Pd.
Nella quota maggioritaria, infatti, viene penalizzato il candidato per il maggioritario che non può o non vuole fare alcuna alleanza, mentre viene premiato quello che trova una qualche forma di alleanza pre-elettorale, anche locale, a dx o a sx. Così viene premiato il candidato che ha più radicamento e riconoscibilità territoriale, anche di tipo clientelare. Inoltre, a livello di collegio, viene premiato il candidato che ha come “vicini” (politicamente) partiti che non arriveranno mai primi: i loro elettori, sapendolo, per non buttare via il proprio voto sono stimolati a darlo al più “grosso” che sentono come meno lontano ma che ha qualche possibilità di arrivare primo.
Insomma è una legge cucita per avvantaggiare il Pd in una situazione di possibile pareggio numerico complessivo, a livello nazionale, tra Pd e M5S.
«Grazie al Verdinellum Renzi potrebbe conquistare la maggioranza in Parlamento», dice oggi Ugo Magri sulla Stampa, ben consapevole che i sondaggi danno lo stesso Renzi sotto il 30 %. «Con il Rosatellum Renzi è libero di pescare sia a dx che a sx», scrive Monica Guerzoni sul Corriere.
Non sappiamo se il meccanismo funzionerà ma è un aiutino al Pd. Del resto: è dal ’93 che ogni governo si cuce le leggi elettorali su misura. Renzi non fa eccezione.
Quello che lascia più perplessi è il solito giochino con cui i partiti si arroccano in se stessi, allargano la distanza con gli elettori, ne riducono l’importanza e mantengono molto forte il potere dei partiti.
Il mezzo Parlamento eletto con le liste bloccate scelte dall’alto è un mostriciattolo che ci trasciniamo dietro dal Porcellum. Il meccanismo permette ai big del partito e ai loro cortigiani di avere l’elezione praticamente assicurata, attraverso la candidatura multipla, una nel maggioritario e tre nelle liste bloccate.
Il Porcellum negava la democrazia. Il Rosatellum fa altrettanto.
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MoVimento 5 Stelle
Niente preferenze, Parlamento di nominati, porte aperte al voto di scambio e ingovernabilità: la porcata di Matteo Renzi è servita. La legge elettorale che ha proposto è una nuova legge truffa, pensata per ingannare gli elettori e distorcere la volontà popolare, ma soprattutto per consentire a Pd, Forza Italia e Verdini di governare insieme nonostante siano espressioni di una minoranza di elettori.
Il Verdinellum inganna gli elettori perché si basa su collegi uninominali che permettono coalizioni multiple, cioè accozzaglie elettorali tipiche della Seconda Repubblica, e inciuci tra i partiti che per spartirsi i collegi si coalizzeranno in maniera differente a seconda della convenienza, con alleanze che varieranno da Nord a Sud, da circoscrizione a circoscrizione. Il PD di Renzi pur di vincere vuole allearsi con Pisapia a Milano, con Alfano ad Agrigento e con Verdini a Firenze, senza che gli elettori se ne rendano conto leggendo la scheda sulla quale voteranno.
In questo modo alla Camera e al Senato si avrà una rappresentanza totalmente distorta della volontà popolare: potrebbe verificarsi che il partito che prende più voti ottenga meno seggi, oppure che il secondo partito che prende pochi voti in meno del primo sia estremamente sotto rappresentato. Tanto valeva che le abolissero direttamente le elezioni!
Il MoVimento 5 Stelle che, fedele ai suoi principi, non fa voto di scambio, non fa accordi segreti in combutta con gli altri partiti e alle spalle dei cittadini per spartirsi a tavolino i collegi sicuri, e che rifiuta le pluricandidature, in Parlamento potrebbe vedere una rappresentanza che equivale alla metà del consenso popolare di cui gode nel Paese.
E’ una legge abominevole e antidemocratica perché favorisce clientelismo e voto di scambio e dà un potere enorme ai capibastone locali, i De Luca di turno che sanno come muovere voti. La ciliegina sulla torta è l’assenza delle preferenze che consegnerà il Parlamento ai fedelissimi nominati da Renzi e dagli altri capi partito.
Il collegio uninominale – in cui vince chi prende un voto in più degli avversari – avvantaggerà chi ha tanti soldi da investire per la campagna elettorale e a livello locale può promettere un posto di lavoro o altri benefici in cambio di un voto. A ispirare questa legge è stato Denis Verdini, tirando fuori dal cassetto un progetto che non era riuscito a imporre nemmeno a Silvio Berlusconi ma che, dicono i ben informati, piace alla massoneria.
Dove troverà i voti per fare approvare la sua legge truffa? In Parlamento, naturalmente, ridotto già in questi giorni a mercato delle vacche e dove aleggia già ora la puzza insopportabile di compravendita di parlamentari. Come li convincerà? Cosa prometterà loro? Per il resto basterà raccattare i voti dei voltagabbana e dei partitini che alle ultime elezioni non esistevano nemmeno, che si sono creati artificialmente in Parlamento e che non rappresentano la volontà popolare espressa nel 2013.
Gli italiani sappiano che la legge elettorale – una legge cruciale perché detta le regole del gioco di un sistema democratico – viene fatta da un uomo spregiudicato e assetato di potere, con una maggioranza che non esiste, raccattata appositamente per truffare i cittadini e la loro volontà.
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MANLIO DI STEFANO
La cosa più fastidiosa che un popolo può subire è la presa in giro dalla politica e dalla stampa a essa asservita.
In 4 anni abbiamo visto 3 Presidenti del Consiglio mai scelti dagli italiani, 2 Presidenti della Repubblica, un referendum costituzionale, una riforma elettorale, una riforma del mondo della scuola e del lavoro, 9 riforme a favore delle banche per una spesa di quasi 40 miliardi complessivi, una media di 3 decreti legge approvati al mese, in cui abbiamo visto nascere e morire partiti e alleanze come se fossero mosche, in cui abbiamo visto il Patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi e poi quello tra Renzi e Alfano e tanto tanto altro…
Dopo questi 4 anni, hanno il coraggio di dirci che non hanno avuto il tempo di fare una legge contro la pensione privilegiata dei parlamentari o contro i vitalizi, oppure che non si è riusciti a trovare 15 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza.
Ma la cosa più fastidiosa è che nel dirci queste balle sostengono che la soluzione sia “finalmente” un Governo nazionale progressista che solo uno come Renzi può darci.
Perché chi ha governato in questi anni?
Non ha sempre governato il PD?
Non ha governato forse Renzi?
La memoria è importante e la memoria ci dice che Renzi ha avuto la sua chance e ha fallito su tutto!
Ogni riforma che ha fatto è stata bocciata dalla corte costituzionale o dal popolo italiano.
Se oggi siamo costretti ad assistere al mercato delle vacche sulla legge elettorale è proprio per la spocchia di Renzi che ne aveva scritta una che non prevedeva il Senato prima ancora di averlo davvero abolito.
Io sono stanco di sentire parlare di Renzi, sono stanco di chi prova a vendere la causa come soluzione, sono stanco del sistema, sono stanco di prende sul serio queste buffonate perché tutti, in realtà, sanno che l’unico dibattito vero attorno alla legge elettorale è centrato sul modo di farla perfetta per danneggiare il MoVimento 5 Stelle.
Riprendiamoci il Paese, ricordiamo a tutti con chi abbiamo a che fare.
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SOLE 24 ORE RICONOSCE CHE I FONDI PER IL REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA CI SONO

Le coperture per il Reddito di Cittadinanza ci sono: basta scuse!-fonte: Il Sole 24 Ore
È la bandiera del M5S, la risposta unanime dei pentastellati alla domanda: quale sarebbe il vostro primo provvedimento se riusciste ad andare al governo? Il reddito di cittadinanza, che sarà celebrato sabato alla «marcia contro la povertà» Perugia-Assisi a cui parteciperà tutto lo stato maggiore dei Cinque Stelle, compresi Beppe Grillo e Davide Casaleggio, è ritenuta «la vera manovra per la crescita», capace di «aumentare la domanda interna dal 4 al 22%» e i ricavi delle Pmi al prezzo dell’1% del Pil e del 2% della spesa pubblica. Un sostegno economico riconosciuto a chi è a rischio di povertà, ovvero quegli oltre 9 milioni di italiani (3 milioni di famiglie) che non raggiungono i 9.360 euro l’anno (vedi la tabella con tutte le coperture indicate per il reddito di cittadinanza).
Quali coperture
Grillo ha avuto gioco facile, ieri, davanti ai nuovi dati Istat che parlano di 1,6 milioni di famiglie in povertà assoluta, a ricordare dal blog che «la povertà è la piaga più esposta dell’Italia di oggi», colpa di «globalizzazione e deliri bancari». Le coperture individuate per il reddito di cittadinanza (la tabella a fianco è l’ultima prodotta, aggiornata al 21 marzo) superano la soglia di 20 miliardi. «Il governo Gentiloni li ha trovati in 24 ore per pagare il debito del sistema bancario, per i cittadini in difficoltà e i pensionati minimi invece non si trovano denari», ha sottolineato Alessandro Di Battista. Che però non si sofferma sulla differenza: i fondi per le banche sono una tantum e dunque avranno impatto solo sul debito pubblico, mentre l’eventuale introduzione di un sussidio universale inciderebbe sul deficit, anno per anno.
Tagli alle detrazioni
Il grosso dei 20 miliardi arriva dalle sempreverdi tax (le detrazioni fiscali) expenditures e dalla spending review, con incursioni nei settori contro i quali il M5S è più critico: banche e assicurazioni, multinazionali del gas e del petrolio, giochi. Ma tornano anche i tagli ai ««privilegi della casta» su cui il Movimento ha costruito la sua fortuna politica: vitalizi, auto blu, indennità parlamentari, fondi ai partiti e all’editoria. Nonché l’addio al Cnel, salvato dal referendum.
Se una persona è sola e senza reddito, la proposta M5S – messa nero su bianco nel ddl 1148 presentato nel 2013 in Senato, a prima firma Nunzia Catalfo – gli garantirebbe 780 euro al mese. Se percepisce già un reddito, gli spetterebbe la differenza tra i 780 euro e quanto percepito. Se il nucleo è composto da più persone, scatterebbe una sorta di quoziente familiare: in due si va da un minimo di 1.014 euro a un massimo di 1.170, in tre da 1.248 a 1.560 euro. E così via.
A quali condizioni
I Cinque Stelle tengono sempre a sottolineare che il reddito di cittadinanza non è una misura assistenziale, ma «condizionata». Comporta cioè precisi obblighi per il destinatario, tra cui iscriversi presso i centri per l’impiego pubblici e offrire un contributo di massimo 8 ore settimanali ai progetti sociali del Comune di residenza. I controlli sono affidati agli stessi centri, collegati telematicamente con i ministeri e con l’Agenzia delle Entrate. Sono in molti a dubitare che basterà. Ma il M5S insiste: «L’Italia è l’unico Paese europeo insieme alla Grecia a non avere ancora il reddito di cittadinanza». È possibile che il Pd di Matteo Renzi rilancerà. Magari articolando sul serio una proposta di «lavoro di cittadinanza», accennata dall’ex premier durante il viaggio in California. Soprattutto se è vero, come sostengono i sondaggisti, che alle prossime elezioni conquistare il voto dei poveri sarà determinante…
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CHIUDE L’UNITA’
L’Unità chiude proprio quando doveva essere annunciata la vittoria di Renzi alle primarie. Ma come? Lotti doveva in tutti i modi pagare una mazzetta di 97 milioni al circolo del Golf (unica cosa che ha fatto nella sua brillante carriera!) e il Pd non trova i soldi per pagare i debiti del proprio giornale con lo stampatore?? Che figura di merda! Intanto l’amministratore delegato Guido Stefanelli ha comunicato l’intenzione dell’azienda di dare lavoratori solo il 5% dello stipendio di aprile per via del pignoramento eseguito per conto di un creditore, si prevede anche il licenziamento del 20% dell’organico, il Pd insomma scarica sugli stipendi dei lavoratori le proprie inefficienze e incapacità gestionali.
Ed è a questa gente che dovrebbe essere affidata la gestione dell’Italia??

SPESE MILITARI
Enrico Piovesana – giornalista esperto di spese militari
L’Italia spende oggi per la difesa 23 miliardi di euro l’anno, cioè 64 milioni al giorno, di cui oltre 5 miliardi l’anno in armamenti. Una spesa militare ingente nella media dei Paesi NATO (Stati Uniti esclusi) e in costante aumento, + 21% nelle ultime tre legislature. Spendiamo quindi molto, ma spendiamo male, in modo irrazionale e inefficiente, gran parte della spesa è infatti assorbita dai costi di una struttura del personale elefantiaca e squilibrata, fino al paradosso di avere più comandanti che comandati, cioè più anziani ufficiali e sottufficiali da scrivania che graduati e truppa giovane e operativa.
Continua invece a crescere a dismisura la spesa per armamenti di tipo tradizionale, + 75 % dal 2006: armamenti costosissimi, logisticamente insostenibili, e soprattutto non rispondenti alle reali esigenze di sicurezza nazionale, bensì agli interessi dell’industria bellica e della lobby politico-militare che la sostiene. Succede ad esempio con i carri armati, che l’esercito continua a comprare in quantità sproporzionata rispetto alle esigenze operative, e spropositata rispetto alle capacità di manutenzione, così che la maggior parte di questi mezzi finiscono ad arrugginire nei depositi, o cannibalizzati per i pezzi di ricambio. Oppure le nuove navi da guerra ordinate dalla Marina, una seconda portaerei, quando già mancano i soldi per il gasolio necessario a far navigare la prima, e altre 7 fregate lanciamissili che porteranno la flotta italiana a superare la potenza navale francese e ad eguagliare quella inglese (entrambe ricordiamo potenze nucleari). Per non parlare dei famosi i cacciabombardieri F35 che l’Italia continua a comprare -contrariamente ad altri Paesi NATO- nonostante i costi esorbitanti (14 miliardi per 90 aerei) e la loro inutilità rispetto alle reali esigenze di difesa aerea nazionale, denunciata anche da ex generali dell’Aeronautica Militare.
A fronte di queste spese da potenza militare di altri tempi, l’Italia è gravemente impreparata a difendersi dalle minacce concrete del presente e del futuro, dal terrorismo alla cyberwar. Se carri armati, navi da guerra e bombardieri non sono di alcuna utilità nel prevenire attentati, serve allora più intelligence sul territorio e online; per difendersi da attacchi informatici potenzialmente in grado di mettere in ginocchio un intero Paese servono investimenti massicci nella cyberdifesa, che oggi mancano completamente: appena 150 milioni nel 2016, nulla nel 2017, con personale e strutture militari dedicate il cybercomando italiano è ancora solo sulla carta. E’ a dir poco paradossale continuare a spendere miliardi in armamenti tradizionali, e nulla per prevenire e fronteggiare cyberattacchi che potrebbero mettere fuori uso tutte queste armi con un semplice virus.

Nell’ambito di una revisione del modello di difesa, e a proposito degli strumenti d’arma, si dovrebbe:
A) tagliare i sistemi di armamenti prestamente offensivi, vedi F-35, destinando le risorse ad altri strumenti innovativi come la cyber security, le reti di intelligence e gli equipaggiamenti che vengono utilizzati per l’operatività dei militari;
B) Lasciare la programmazione per sistemi d’arma come attualmente pianificata della Difesa

MAGNATI E POPULISTI
Viviana Vivarelli

La dx alza la testa. La sx è morta. Ma dx e sx sono categorie superate e se ci credete ancora siete dei dinosauri. L’Europa è divisa tra ‘magnati e populisti’. E al momento vincono i magnati. Facciamocene una ragione.
Per la Francia non cambia nulla. Prima era pro Merkel. Ora resta pro Merkel. L’asse Francia-Germania sarà rafforzato e tutto a danno dell’Italia. Per cui che un capo partito italiano se ne rallegri, come ha fatto Renzi, è da dementi.
Le vittime, i populisti, non hanno ancora imparato ad associarsi in Europa in un modo nuovo, con un Movimento veramente democratico e che abbia sotterrato le etichette passate. Se i vecchi partiti persistono e non si rinnovano, sono perduti. Vincerà la cricca banche-finanza con i rampolli che sceglierà di mandare, alla Macron, appunto, o alla Renzi-Boschi. L’Europa questo non lo capisce. La stessa sx residua oscilla tra il suo appoggio al potere e vecchi cliché che nega nel momento stesso che si perverte al neoliberismo.
Ma un Casaleggio non nasce dappertutto. E finché i diritti dei popoli non riusciranno a vincere in tutta Europa, ce ne sarà di cammino da fare.
Nel 1951 Calamandrei diceva: “La nostra Costituzione è in parte una realtà, ma solo in parte. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere”.
Ormai si usa il termine fascista in modo improprio, per bollare un nemico indesiderato.
Non è stato forse fascista il tentativo di Renzi di stuprare la Costituzione e le sue leggi e i suoi atti che continuamente tentano di mettere il potere del Governo sopra Magistratura e Parlamento?
Macron non è la soluzione, a meno che da Presidente non diventi un Macron inedito, perché la finanza (e più in generale la politica economica) liberista è il motore della crisi sociale e della deriva politica che mina le democrazie e distrugge i diritti del popolo e la democrazia.
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Beppe Grillo e Macron
Quante saranno le persone che si riconoscono nell’estrema dx in Francia? Davvero è possibile che il 34% dei francesi sia di “estrema dx?”. È veramente “amore” quello per Macron, così come viene spacciato dai sorridenti mass media dell’establishment? La vera notizia è che nella speranza di disfarsi di questa Europa più di un terzo dei votanti ha scelto l’estrema dx e più di un terzo dei francesi non si sente rappresentato con l’astensionismo oltre il 25% (record storico dal 1969) e con il record storico assoluto di schede bianche, il 12%. Considerando che in Francia l’euro, la globalizzazione e le banche non hanno potuto fare disastri paragonabili a quelli perpetrati a danno dei diritti dei cittadini in Italia: dovrebbe essere chiaro quanto è pesante quel 34%.
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Straccioni d’Europa, di che vi rallegrate se ha vinto la dx delle banche e della finanza? Avete da perdere tutte le vostre catene ma passando da una dx all’altra non farete che rafforzarle.
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Diego Fusaro
Vince Macron, i mercati festeggiano, l’Unione Europea esulta, il capitale ringrazia, la classe dominante brinda. Vi è altro da aggiungere?

NE RESTERA’ SOLO UNO
bruno p., napoli

In Europa l’ultimo immortale della democrazia delle masse è il M5S, ed è questo il nemico da abbattere da parte di quell’establishment che sta facendo terra bruciata delle costituzioni nazionali e dei diritti delle persone in nome di una Europa della finanza e delle banche.
E’ per questo che cercano di omologare il M5S nei gruppi dei populisti, visto che è fallita miseramente ogni collocazione politica da parte della propaganda partitocratica per cercare di identificare il Movimento con la dx o con la sx e dare l’opportunità ad una informazione di regime che vuole imporre una Europa di finti moderati come modello perfetto di democrazia.
Non esiste in Europa un organismo capace di rappresentare direttamente il popolo come fa il M5S che della partecipazione fa la sua bandiera e da informazioni veloci e mirate di quello che sta accadendo nel vecchio continente.
L’UE della Merkel e dei Junker si aggira come una bestia ferita dopo l’effetto Brexit e il ciclone Trump, cercando di contenere quello che chiama populismo che altro non è che la voce della democrazia morente che non si sente più rappresentata da questa élite finanziaria.
Macron è il nuovo pupazzo francese che da noi si chiama pinocchio, legislature di facciata per addolcire la pillola di nuove tasse e nuovi debiti per mantenere sempre gli stessi cerchi di potere.
L’Italia è l’ultimo baluardo per ritornare a quell’Europa dei job act e delle riforme costituzionali che permetteranno al più forte ma sopratutto al più cattivo di prendersi pezzi di nazione a prezzi di outlet per egemonizzare l’intero continente e poter sottomettere i popoli a suon di debiti e svalutazioni salariali.
Il M5S ha una grande responsabilità: costituisce la linea Maginot dello strapotere finanziario europeo rendendo soldati i singoli cittadini. Superata tale linea la democrazia sarà solo una parola vuota.
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MACRON E IL POPOLO
La Francia ha scelto il suo Presidente. Per i francesi è stato un suicidio assistito, pur di non far vincere la Le Pen sono caduti dalla padella alla brace.
Purtroppo non hanno avuto una alternativa valida, una vera rappresentanza del popolo. Così ha vinto un uomo della grande finanza, un uomo delle Banche, l’emblema della politica liberista, fatta di politiche di lacrime e sangue, di disgregazione del tessuto sociale.
Siccome i francesi non sono come gli italiani, io penso, spero di essere smentito, che la Francia vivrà un periodo di lotte, di scioperi, anche violenti, contro le riforme che le verranno imposte dall’Europa tecnocrate.
In Italia c’è chi festeggia, copiando slogan, vestiti e cravatte. Ma ha fatto i conti senza l’oste. In Italia la vera forza di opposizione e la più grande rappresentanza del popolo non è la Lega di Salvini, ma un movimento politico nato e cresciuto tra la gente. Quindi dal punto di vista di scegliere chi guidare il Paese, noi italiani siamo più fortunati rispetto ai francesi e possiamo scegliere consapevolmente tra chi, come Renzi, ha portato avanti politiche liberiste come la svalutazione del salario dei lavoratori e lo smantellamento di qualsiasi tutela, e tra chi si è opposto a tutto ciò mettendo al centro della politica le esigenze dei cittadini, ascoltando i loro problemi, lottando dentro il Parlamento sempre più espressione dei poteri forti e non della sovranità popolare.
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Perle di MACRON
1) In questa società c’è una maggioranza di donne. E molto di loro sono, per la maggior parte, incolte.
2) I salariati francesi sono pagati troppo. 3) I salariati devono poter lavorare di più, senza essere pagati di più .
4) Gli inglesi hanno la fortuna di aver avuto Margaret Thatcher.
5) La Francia è in lutto di un re .
6) Non sono qui per difendere dei lavori esistenti.
7) La disoccupazione di massa in Francia è dovuta al fatto che i lavoratori sono troppo protetti.
8) Macron qualifica tutti coloro che nel Partito Socialista si oppongono alla sua legge (308 articoli tra cui quello sul lavoro di domenica, di notte, o la privatizzazione della donazione del sangue) di infestati e fannulloni .
9) Penso ci sia una politica di fannulloni e che ci sia una politica di artigiani
10) Macron propone transfert gigantesco di 450 miliardi dei contributi sociali del salario lordo pagato dal capitale « loro » su quello dello Stato pagato dalle tasse « noi ».
11) Conto su di voi per assumere più apprendisti. Ormai è gratuito quando sono minorenni.
12) Considerata la situazione economica, non pagare più le ore supplementari è una necessità.
13) 35 ore per un giovane, non è abbastanza.
AUGURI!!!
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Gian Franco Dominijanni
Tra Maccheron e Le Pennette, oggi all’arrabbiata, ha vinto la Francia dei je suis cojon. Il popolo è sempre un’incognita, spesso vive di logica riflessa dagli specchietti per Allodole.
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LA SIGNORA MACRON
Dunque Macron a 15 anni si innamora della sua insegnante quarantenne, sposata e con 3 figli. Alla fine la sposa e la porta all’Eliseo. Bella storia, un po’ estrema, anche se in certi Paesi o in Francia in tempi non lontani lei sarebbe finita in carcere per seduzione di minore. Lei viene descritta come colta, elegante, raffinata. Lui, appena eletto, la bacia furiosamente.
Professoresse, occhio ai vostri allievi! Chissà che tra loro non ci sia qualche futuro re d’Italia!
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L’AFFASCINANTE TECNOCRATE
Berluscameno

Emmanuel Macron è il più recente prodotto dell’élite globalista neoliberista di SOROS &C., cui sogni di dominio sono turbati dall’incubo Le Pen .(Ormai il pericolo è passato?).
Dopo Brexit e Trump, l’ “OLIGARCHIA DEL DENARO” che governa l’Europa e l’Occidente, non si poteva certo permettere una vittoria del Front National in Francia che avrebbe dato un colpo mortale alla sopravvivenza dell’ ‘UE’, della ‘zona Euro’ e del “sistema di potere tecno-finanziario”.
Sia chiaro, Macron non è un tecnocrate alla Mario Monti: triste, grigio, anziano, con il culto della sobrietà polverosa. E’ colto, bello, ricco, elegante, ammaliante nei modi e affascinante nella retorica; è il candidato ideale che piace alla gente che si piace (e sopratutto che conta!). Ha una storia personale viva, una moglie di 25 anni più grande incorniciata da classe e raffinatezza; ha frequentato le scuole migliori: diploma al Lycée Henri-IV (uno degli Istituti più prestigiosi di Francia); laurea alla Nanterre di Parigi (l’Università che ha sfornato Presidenti, Primi Ministri, banchieri); specializzazione all’ENA.
Ha iniziato a lavorare nell’”Ispettorato Generale delle Finanze” uno dei sette “Grand Corps” dello Stato, i centri di potere della tecnocrazia. Poi nel 2008 è entrato alla “CORTE DEI ROTSCHILD” come banchiere d’affari. Qui ha fatto il “colpo grosso” mettendo in piedi l’operazione di acquisizione da parte della” Nestlé”, del colosso farmaceutico americano “Pfizer”; “Peter Babreck”, il patron della Nestlé, di lui dirà: “E’ un giovane saggio che sa padroneggiare la tecnica e gli esseri umani”. E così, tra un’operazione finanziaria e l’altra, Macron “ha accumulato una fortuna” e ha maturato la voglia di scendere in politica.
Ovviamente nel “Partito Socialista”(il Partito dei soli ricchi che contano!), perché il “cuore dei banchieri e dei tecnocrati batte sempre a sx , solo così possono derubare i risparmiatori che votano a sx” !
Nel 2012 è diventato “Vice Segretario Generale dell’Eliseo” e nel 2014 “Ministro dell’Economia” nel primo Governo Valls. Nel 2015 fonda il suo movimento “En Marche!” con cui lancia la candidatura alle presidenziali e giorno dopo giorno, porta con sé pezzi dell’ormai agonizzante Partito Socialista. Una carriera sfolgorante ed incredibilmente veloce e sino alla “vittoria sulla Le Pen”; anche troppo per i tempi della politica francese.
La sua “ascesa fulminea” ha destato sospetto anche oltre Manica, tanto che “The Spectator” ha cercato di indagare sui potenti amici che lo sostengono da dietro le quinte con l’obiettivo non solo di “dividere i socialisti ma di sostituirli”.
“Oggi Macron è il Presidente di tutti i francesi “! Forse era l’unico in grado di contendere l’Eliseo alla’ Le Pen’. Il rivale che poteva insidiargli pezzi di elettorato era il “gollista Fillon”, fatto fuori da una puntuale quanto provvidenziale inchiesta giudiziaria.
Ma sopratutto “Macron è il perfetto prodotto di laboratorio dell’ideologia dominante”:
un tecnocrate, “banchiere di sx”, con idee più illuminate che illuministe, “progressista, multiculturale, ecologista “ma a “favore della globalizzazione neoliberista progressista ”di SOROS &C, proprio come il nostro Renzi; “pro-immigrazione”, vuole più Europa, più “integrazione” cioè più potere a Bruxelles e in politica estera condivide le posizioni guerrafondaie sulla Siria ed è “ostile alla Russia di Putin” in perfetta sintonia con l’agenda atlantista. “Le sue idee politiche” sembrano prese direttamente dai documenti dell’ “Open Society di George Soros”; come il nome del suo Movimento (En March!) così incredibilmente uguale a “Move.On”, l’organizzazione di cui Soros è il principale finanziatore e che appoggia le politiche” liberal” dei “candidati democratici negli Stati Uniti”.
Attorno a Macron si è raccolto il gotha del potere finanziario, mediatico e industriale francese che ‘ in primis’ vogliono “spennare l’ ITALIA (io: ha poco da rallegrarsi Renzi!).
Il capo fila è “Pierre Bergé” -il grande industriale miliardario e filantropo -definito non a caso il “Soros di Francia”; Bergé è –infatti – uno dei più straordinari interpreti del nostro tempo: l’uomo che ha amato “Yves Saint Laurent” ,trasformando il suo genio in industria.
Bergé, “omosessuale e laicista estremo” che vuole l’abolizione di tutte le festività cristiane in Francia, “filantropo in prima linea per le battaglie progressiste”, è anche l’azionista di maggioranza di Le Monde (di cui detiene il 64% delle quote insieme a ‘Pigasse’ l’altro “banchiere enfant prodige della sx francese”) e Nouvelle Observateur.
Ci dice ‘Gianpaolo Rossi ‘che nel team di Macron, ha un ruolo guida “Bernard Mourad”, l’uomo di” Morgan Stanley” in Francia e poi a capo del comparto media del colosso olandese “Altice Sfr” che gestisce oltre 60 testate (quotidiani e periodici) tra cui Liberation, Le Figaro, L’Express, radio e tv come RMC e BFM; ruolo da cui si è dimesso per gestire la campagna elettorale di Macron conducendolo alla vittoria.
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Macron ha di fronte molte difficoltà:
Non rappresenta la maggioranza dei francesi
Al ballottaggio il 56 % dei francesi o si è astenuto o ha messo scheda bianca o ha votato Le Pen. Macron può aver ottenuto la maggioranza dei voti, ma questo non equivale alla maggior parte dei francesi. E anche al 1°turno, gli elettori che lo hanno votato sono stati solo 8,6 milioni su 47, uno su 6 e molti di questi in realtà non lo sostengono. Troppi sono stati voti non per lui ma contro la Le Pen. Solo 8 su 100 lo hanno realmente scelto.
I voti della Le Pen sono troppi, al 1° turno 7,6 milioni, al 2° 10,6. Ci sono troppi disoccupati e scontenti e non sarà facile convincerli.
In parlamento Macron avrà una serie di difficoltà per ottenere la maggioranza e senza avrà difficoltà a far passare le leggi che vuole. I repubblicani si stanno attrezzando per cercare di ottenere una maggioranza in parlamento. Non sarà facile per lui allearsi con un altro partito e avrà contro 4 gruppi: Mélenchon, quel che resta dei socialisti, i repubblicani e i lepenisti e ha contro i sindacati. Una simile debolezza in Francia non c’è mai stata. Potrebbe finire come Hollande.
La CGT ha detto: “Non è un Presidente eletto, è come un Presidente-amministratore delegato.” Se Macron vuole riformare le leggi del lavoro – e ha detto che lo farà per decreto – può aspettarsi più manifestazioni nei mesi e anni a venire.
Ha dei compiti enormi: riconciliare il Paese, ridurre la disoccupazione, ripristinare la fiducia nell’Europa, riformare l’Unione europea, rilanciare l’economia, far fronte alla minaccia terroristica e trovare un modo per riconciliare la Francia con l’Islam e l’immigrazione, dare una nuova identità alla Francia. Non sono cose da poco.
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David Divad
Ecco chi sono i finanziatori di Macron: SOCIO DI RENZI !!!
George Soros: 2.365.910,16 €
David Rothschild: 976.126,87 €
Goldman-Sachs: 2.145.100 €
FRANCESI, POPOLO MASOCHISTA!

E’ cominciata la corsa a bighe unite
IL PD E FORZA ITALIA ALLEATI
A Sava, comune di 16.500 abitanti in provincia di Taranto, il PD e Forza Italia appoggiano già lo stesso candidato sindaco. Evviva! E questo è solo l’inizio!
Il nuovo sistema elettorale costruito dal Pd prevede che in ogni circoscrizione ci si possa alleare con partiti alla propria dx o sx secondo gli interessi del momento. Avete mai visto un simile obbrobrio? Può funzionare per le amministrative, ma come si sintetizzerà con le politiche? Non si capisce proprio come tali alleanze locali di comodo si riassumeranno in un Parlamento nazionale. Mettiamo che localmente al sud ci si allei di più con la dx e a nord con la sx, come si decide il risultato finale? Ma è costituzionale tutto questo? Tutto è parcellizzato in un caos indescrivibile, dove a Bergamo di sopra ci si allea con la dx e a Bergamo di sotto con la sx. E dopo? Si vede solo un gran casino dove l’unica cosa che conta è avere la maggioranza con qualunque mezzo. Il Pd sembra un accecato che corre con ogni iniquità attaccata ai talloni!
Meschini coloro che credono ancora nelle divisioni tra partiti! Ormai costoro sono una cricca comune, dove l’unico scopo è la vittoria sul campo con qualsiasi mezzo, legittimo o pazzoide. Vincere: collante universale che ha divorato tutte le ideologie.
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Alessandro Bertone
Oggi la battaglia politica non è più tra dx e sx, visto che in vari Paesi europei la sx è scomparsa e al più abbiamo una dx populista contro una dx dell’alta finanza e delle multinazionali, o una ex sx che rinnega tutti i suoi valori e ideali per allearsi con la dx che trova. Oggi la lotta è tra quelli che sostengono la cricca dei magnati e quelli che difendono i diritti dei popoli. Neoliberisti e fautori della democrazia diretta. Inutile cercare di dimostrare che la democrazia potrebbe stare tra i primi.
Infelici quei Paese dove non esiste nessun Movimento a favore del popolo!

RENZI È UNA GIGANTESCA FAKE NEWS, IL BOMBA HA COLPITO ANCORA: ECCO TUTTE LE BALLE DI RENZI MINUTO PER MINUTO
Riccardo Fraccaro

Renzi aveva promesso ai quattro venti di ritirarsi dalla politica ed è stato appena nominato segretario del Partito Demagogico. Renzi è una gigantesca fake news, nel suo discorso il mentitore seriale Renzi ha colpito ancora: ecco le balle più clamorose del bomba minuto per minuto.
1. “Il Pd non è il luogo dove tutti sparano contro”. Solo negli ultimi tempi abbiamo assistito solo a Prodi impallinato dai 101 traditori, di cui molti renziani, a Letta pugnalato alle spalle da una congiura di palazzo, guidata da Renzi, alla scissione di Bersani e company, fortemente voluta dal segretario.
2. “Il Pd non è un partito personale”. Renzi ha trasformato il Pd in una macchina di potere e propaganda a proprio uso e consumo, imponendo una svolta leaderistica che si riflette sui temi dell’agenda politica, sulle nomine di ogni ordine e grado, sull’azzeramento del concetto stesso di pluralismo.
3. “Lo stallo sulla legge elettorale non dipende dal Pd”. Renzi ha creato il caos istituzionale con l’Italicum e ora, mesi dopo la sentenza della Consulta, il partito di maggioranza non sblocca la riforma. Il M5S ha chiesto sin dall’inizio di andare subito al voto con il Legalicum, ma il segretario del Pd tiene il Parlamento in stallo.
4. “Il Pd mette al centro tre parole: lavoro, casa e mamme”. Il Jobs Act sta creando la più grande bolla di disoccupazione mai vista, la casa è diventata facilmente pignorabile dalle banche grazie al Pd e alla mamme sono stati chiusi i punti nascita in tutta Italia.
5. “Guardo al ballottaggio in Francia e rosico”. Renzi rosica perché ignora che in nessun ordinamento democratico esiste un ballottaggio per gli organi legislativi, come il Parlamento, ma solo per quelli monocratici come la carica di Presidente della Repubblica.
6. “Domenica andremo a Roma per pulire la città”. I decenni di gestione criminosa della Capitale non potranno certo essere ripuliti con una sceneggiata domenicale. È vero piuttosto che il Governo a guida Pd non elargisce le decine di milioni di euro che spettano a Roma per sviluppare la raccolta differenziata.
Ecco, in circa 60 minuti di discorso Renzi ha sfornato una media di una frottola ogni 10 minuti. Una media destinata ad aumentare con l’avvicinarsi della campagna elettorale, che è inversamente proporzionale alla sua credibilità: ormai ogni volta che apre bocca Renzi è come Pinocchio, solo che invece di allungarsi il naso perde la faccia.

POPULISTA? UN COMPLIMENTO
Paolo De Gregorio

Vedo su il Fatto Quotidiano, un appello del Procuratore di Palermo Di Matteo che recita: “come ai mafiosi togliere i beni ai corrotti, sarebbe una rivoluzione” e aggiunge “la democrazia non si può veramente realizzare senza una liberazione dalla mentalità mafiosa, da un sistema di illegalità diffusa a tutti i livelli, che sta corrodendo come un cancro il nostro Paese”
Sarò un inguaribile “populista”, ma di questa possibilità, anzi necessità di sequestrare tutti i beni, anche della famiglia, a coloro che hanno rubato alla collettività, sia politici, che manager (vedi Alitalia, Ferrovie, Banche), sono perfettamente consapevoli molte persone che frequento, gente di 70 anni e più, con al massimo la quinta elementare, che sono pronte a votare qualsiasi partito metta nel proprio programma politico il sequestro di ogni tipo di bene acquisito illegalmente. Non solo, ma questi “ignoranti” si spingono a pensare che la prescrizione nei processi è causa della loro lentezza e va dunque abolita, che dopo il primo grado di giudizio si va in galera, e che i parlamentari sono cittadini come gli altri e non devono decidere se un membro del Parlamento sia processabile o meno.
Vedendo da quali bocche esce il termine “populismo” e in quali circostanze, mi sono persuaso che viene usato da persone che hanno un profondo disprezzo per il popolo (teoricamente sovrano) di cui temono il giudizio e che usano il potere politico e quello mediatico (che hanno in mano al 90%) per complicare le cose semplici (per loro le leggi sono da interpretare non da applicare), per omettere e far sparire notizie sgradite, per mettere i bastoni tra le ruote alla magistratura che li indaga.
Nel quadro del quotidiano depistaggio di politica e media dai vari problemi, non appare mai una deduzione che è lampante: dal dopoguerra ad oggi la casta politica è stata piena di laureati, esperti, professoroni, economisti, avvocati, banchieri, capitalisti, manager, molti dei quali pizzicati con le mani nella marmellata, e che hanno portato l’Italia ad un debito pubblico di 2.250 miliardi di euro (praticamente insostenibile), la disoccupazione giovanile al primo posto in Europa, la corruzione dilagante, l’assetto idrogeologico del territorio abbandonato, le tre mafie sempre più presenti in tutte le regioni, ma non c’è nessuno che concluda che è l’onestà il primo requisito da chiedere a chi fa politica e l’interesse della collettività deve essere la sua guida.
Anzi, i “populisti” vengono anche definiti inesperti e ignoranti, da dx e da sx, nel vano e ridicolo tentativo di ridare credibilità a partiti ormai marci, che si sono rottamati da soli, sotto il peso di fallimenti e corruzione.
La politica delegata ai partiti ha dimostrato di non funzionare e deve essere sostituita dalla democrazia diretta che porti gli elettori ad avere l’ultima parola su ogni provvedimento legislativo importante, tramite tecnologie avanzate che permettano votazioni sicure e senza spese.

Renato Soru del PD e’ stato assolto in appello dal reato di evasione.
“Ha evaso sette milioni di euro per errore”
Cosi dice la Corte d’ Appello.
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Giuseppe Stelluti
Soru, eurodeputato piddino, condannato in primo grado per evasione fiscale, oggi in appello è stato assolto (e i piddini ballano assieme ai topi) perché il fatto non sussiste.
ATTENZIONE però, non sussiste non perché non ha evaso, ma ha evaso involontariamente, poverino, evadeva a sua insaputa

LA BOSCHI CHIESE A UNICREDIT DI COMPRARE BANCA ETRURIA PER SALVARE LA BANCA DEL PADRE. IL CONFLITTO DI INTERESSI E’ ENORME

Lo sostiene l’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, nel suo ultimo libro “Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo”:“L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato”, scrive l’ex numero uno di via Solferino. Le anticipazioni del libro hanno immediatamente incendiato il dibattito. “Lo vedete adesso il conflitto di interessi?”, scrivono su Facebook, in un post identico, i deputati M5s Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. “La Boschi dovrebbe dimettersi all’istante dopo aver chiesto scusa agli italiani”.
Sono arrivati a scrivere che le accuse alla Boschi di aver cercato di favorire da ministra la Banca del padre sono un depistaggio dei 5stelle per distrarre l’attenzione dal malGoverno della Raggi (Bonifazi). Ma da quando de Bortoli è un 5stelle?
Sentite cosa ha la faccia di scrivere Bonifazi, tesoriere del Pd: “Leggo che il pluripregiudicato Beppe Grillo annuncia di essere pronto a fare azioni legali contro esponenti del PD. Considerata la sua fedina penale e la sua lunga storia costellata da evasione e condoni fiscali, se Grillo facesse finalmente un’azione legale sarebbe una novità davvero interessante. Ma lo togliamo dall’imbarazzo. Domani alle 12,00 presenterò personalmente l’esposto denuncia contro il M5S e Beppe Grillo”.
E Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera: “È vergognoso e strumentale l’attacco M5S a Boschi teso unicamente a coprire i disastri di Roma o l’inchiesta sulle firme false a Palermo. Si occupino dei problemi della gente e non di fare gli aspiranti pm visto che non hanno né i criteri morali né le capacità giuridiche”.
E Lorenzo Guerini: “Il M5s strumentalizza un brano di un libro, su cui tra l’altro Maria Elena Boschi ha già espresso la volontà di citare in giudizio, per nascondere le clamorose difficoltà sui rifiuti che sommergono Roma e soprattutto l’imbarazzo delle registrazioni audio di Palermo”.
Davvero comico e impressionante! Da una parte le calunnie alla sindaca di Roma, dall’altra un intreccio sporchissimo di renziani legati alla massoneria che usano il potere politico per fare gli interessi delle banche di famiglia!
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Dunque uno scandalo che vede al primo posto i padri di Boschi e Renzi e gli amici di famiglia. Un intreccio perverso con la P2. Un caso di corruzione gigantesco.
200.000 clienti derubati. Cittadini che devono pagare con le loro tasse i danni prodotti da queste banche. Clienti che sono stati truffati e ora ci rimettono il 20%. Bancari che hanno frodato. Clienti ricchi e morosi che non vengono disturbati e di cui non si dicono nemmeno i nomi ‘per la privacy’ (?). Organi di controllo che non hanno controllato. Nessuno che viene punito.
Il Governo piddino fa una legge salva banche e regala 20 miliardi alle banche corrotte, togliendoli ai cittadini.
Una ministra che trama per ordinare, dall’alto della sua carica, a Unicredit di salvare la banca di famiglia comprandola. E tutto in piena violazione del conflitto di interessi. E contro l’Ue che vieta aiuti pubblici a imprese private.
E l’unica cosa che costoso riescono a dire per scagionarsi è che è tutta una invenzione del pluripregiudicato Grillo per distrarre l’attenzione da Roma?????

IL COPIONE DELLA VERGOGNA
Marco Travaglio

Due fatti, freschi di giornata. 1) Nel suo libro Poteri forti (o quasi) (Rizzoli), l’ex direttore del Corriere e del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli rivela che nel 2015 una ministra chiese all’amministratore delegato di una grande banca quotata in Borsa, Unicredit, di acquistare la banchetta decotta di Arezzo, la Etruria vicepresieduta dal di lei padre, multato da Bankitalia e indagato dalla Procura per averla male amministrata. 2) Il pm di Napoli che ha avviato le indagini sul padre e alcuni stretti collaboratori dell’ex premier, dopo vari attacchi calunniosi, viene trascinato dinanzi al Csm da un procedimento disciplinare promosso dal Pg della Cassazione a cui il Governo dell’ex premier ha appena allungato la carriera, prorogandogli l’età pensionabile; il procuratore capo di Napoli invece viene spedito anzitempo a casa da un decreto dell’ex premier che gli anticipa l’età pensionabile; l’indagine di Napoli viene trasferita a Roma, con i ritmi da ponentino tipici del luogo; e il capitano del Noe che l’ha coordinata viene indagato per falso in atto pubblico a Roma per uno scambio di persona nell’informativa.
Immaginate che accadrebbe se i protagonisti di questi due fatti fossero Silvio Berlusconi e una sua ministra: avremmo (giustamente) le piazze piene di manifestanti contro l’abuso di potere, l’uso privato di pubbliche funzioni, il familismo amorale e l’attacco all’indipendenza della magistratura. Invece la protagonista del primo fatto è Maria Elena Boschi, ex ministra delle Riforme del Governo Renzi, ora sottosegretaria del Governo Gentiloni: tutti zitti. Cuore di figlia: cosa non si fa per salvare il papà. L’ex premier che ha fatto attaccare dai suoi il pm Henry John Woodcock e gli altri inquirenti napoletani, rei di avere scoperto il ruolo di suo padre Tiziano e del suo ministro Luca Lotti nello scandalo Consip, poi ha allungato la carriera del Pg della Cassazione Pasquale Ciccolo mentre anticipava la fine di quella del procuratore di Napoli Giovanni Colangelo, poi ha esultato per l’incriminazione del capitano Giampaolo Scafarto e ora vede finire al Csm Woodcock, è Matteo Renzi: tutti zitti. Cuore di figlio: cosa non si fa per salvare il babbo.
Si ripete paro paro il vecchio copione collaudato nel biennio di Tangentopoli e nel ventennio berlusconiano: un pm scopre reati dalle parti del Governo e subito finisce nel fuoco incrociato di attacchi politico-mediatici, ispezioni ministeriali, azioni disciplinari, procedimenti di trasferimento d’ufficio, tentativi di scippare l’inchiesta per trasferirla a Roma o in altri lidi più placidi e ameni.
La differenza tra ieri e oggi è che i punti di resistenza sono scomparsi. Ai tempi di B. c’erano alcuni giornali, intellettuali e programmi tv che denunciavano i fatti, una parte di opinione pubblica informata e dunque indignata che scendeva in piazza trascinandovi un’opposizione tremebonda e consociativa, una magistratura piuttosto compatta a difesa delle prerogative costituzionali, un Csm non proprio prono ai diktat del Governo. Ora che il pericolo viene dal centrosx, complice il lungo martellamento di Napolitano contro le Procure più attive, non si muove una foglia. Oggi l’azione disciplinare contro quel discolo di Woodcock, che ha avuto l’ardire di indagare sui cari di Renzi, non la sferra più il ministro della Giustizia, come facevano i vari Biondi, Mancuso e Castelli agli ordini di B. (il Guardasigilli Andrea Orlando ha respinto le pressioni renziane in tal senso e, in un’intervista al Fatto, ha avvertito l’ex premier che, se vuole colpire i magistrati, deve trovarsi un altro ministro): la promuove direttamente un magistrato, il Pg della Cassazione, pochi mesi dopo il decreto contestatissimo (anche dall’Anm) che ha esentato lui e poche altre supertoghe (ma non il procuratore di Napoli) dal pensionamento anticipato. Lo stesso Ciccolo aveva già dato ottima prova di sé nel 2007 contro il pm Luigi de Magistris, impegnato a Catanzaro in inchieste sgradite ai politici e a Napolitano; e soprattutto nel 2012, quando Napolitano, su richiesta dell’indagato Mancino, tentò d’interferire nelle indagini di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano scrisse al Pg Ciani e al suo vice Ciccolo di assecondare le richieste di Mancino, che puntava al trasferimento dell’indagine e al quale il consigliere giuridico del Colle confidò: “Ho parlato sia con Ciccolo che con Ciani: hanno voluto la lettera così fatta per sentirsi più forti”. Fu persino convocato il procuratore antimafia Piero Grasso, che però rifiutò di avocare l’inchiesta perché non ne aveva il potere e non ne ricorrevano i presupposti.
Ora tocca a Woodcock: Ciccolo lo accusa di “grave scorrettezza” e “indebita interferenza” nelle indagini romane su Consip. E non per un’intervista, che peraltro sarebbe stata giustificata, anzi doverosa per chiarire la sua posizione e difendere l’ordine giudiziario, viste le calunnie di cui era bersaglio. Ma per alcune frasi scambiate con colleghi e riportate da Repubblica che smentivano le menzogne di giornali e politici sulla sua “guerra” ai pm romani e sul suo ruolo di “mandante” dell’errore del capitano Scafarto. Frasi che non interferiscono affatto nel lavoro della Procura di Roma e non rivelano alcun segreto d’indagine. Dunque – lo diciamo chiaro e tondo, anche in perfetta solitudine – quest’azione disciplinare non sta né in cielo né in terra, come dimostrano gli infiniti precedenti di pm coraggiosi (Woodcock compreso) trascinati davanti al Csm e poi prosciolti per aver detto la verità. Piercamillo Davigo, che di simili rappresaglie ne ha subìte parecchie sulla sua pelle, ripete spesso: “Non ce l’hanno con noi per quello che diciamo, ma per quello che facciamo”.

LA SAGRA DEL TARTUFO
Marco Travaglio
Prosegue a Roma la sagra del tartufo. Siccome Ferruccio de Bortoli rivela che la ministra Boschi tentò di rifilare a Unicredit il bidone paterno di Banca Etruria di cui giurava di non essersi mai occupata, e nessuno smentisce tranne lei, tutti a domandarsi chi sarà mai la bugiarda. Intanto, al Csm, il Pg della Cassazione Pasquale Ciccolo risponde alle critiche del Fatto sull’azione disciplinare contro il pm Woodcock: “Ho fatto il mio dovere, non conosco Renzi”. E molti consiglieri del Csm fanno a chi si indigna di più per l’ignobile atto di leso Ciccolo. Sono gli stessi che il 20.9.2016 votarono unanimi il duro parere negativo del Csm sul decreto del Governo Renzi che esentava dal pensionamento anticipato (da 72 a 70 anni) una trentina di supertoghe, ma soprattutto due: il Presidente della Cassazione Giovanni Canzio e il Pg Ciccolo (che ovviamente si astennero). Intanto l’Anm minacciò lo sciopero e disertò l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione contestando “una scelta incostituzionale e discriminatoria che crea una distinzione tra magistrati di serie A e di serie B”. “Il Governo – spiegò il Presidente Davigo – pensa di poter decidere chi deve fare il giudice, ma questo non è possibile: i governi non possono scegliere i giudici. È un vulnus, che non ha precedenti nella storia della Repubblica, nell’indipendenza e autonomia della magistratura: un esecutivo che sceglie i magistrati da trattenere in servizio o da collocare a riposo”.
Poi, siccome sarebbero spariti 450 procuratori e presidenti di tribunale difficilmente sostituibili in tempi brevi, il Governo Renzi s’impegnò per iscritto con l’Anm a prorogare anche loro. Ma, guardacaso, a dicembre il Fatto rivelò che la Procura di Napoli indagava su Consip e i traffici di Lotti, babbo Renzi & C. E il Governo fotocopia Gentiloni si rimangiò l’impegno, pressato dal Pd renziano: così andarono a casa tutti i magistrati settantenni tranne Canzio, Ciccolo e pochi altri fortunati. E fra quei tutti, combinazione, il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo. Che poi dichiarò al Corriere: “Sono rimasto sorpreso dalla determinazione del Governo e del gruppo Pd a non far votare l’emendamento dall’assemblea… Con la sostituzione di due Senatori in commissione, si è voluto impedire che l’aula del Senato potesse decidere se approvare o meno l’emendamento”. E, alla domanda se c’entrasse l’inchiesta Consip, ammise: “Certo, la coincidenza temporale è un dato oggettivo”. Ecco, gentile dottor Ciccolo, le nostre critiche riguardano proprio questo.
Non la sua convinzione, legittima e comprensibile, di aver fatto il suo dovere col processo disciplinare a Woodcock (mentre l’altro titolare dell’azione disciplinare, il ministro della Giustizia, ha escluso che ne ricorrano i presupposti). Ma il fatto che a trascinare al Csm il pm più detestato da Renzi&C. sia proprio lei, cioè uno dei pochissimi giudici – per dirla con Davigo – “scelti dal Governo” Renzi. Che poi lei non conosca Renzi, non l’abbiamo mai dubitato, ma importa poco. È Renzi che, magari per sentito dire, deve conoscere sia lei sia Canzio, se per lasciarvi in servizio dopo la scadenza fissata da lui stesso ha sfidato la Costituzione, il Csm e l’Anm. E, col senno di poi, ci ha azzeccato. Brutto affare: il giudice non dovrebbe solo essere, ma anche sembrare imparziale.
Lei, dottor Ciccolo, accusa Woodcock di “interferenza indebita” nelle indagini di Roma (cui sarebbe stato ormai “estraneo una volta declinatane la competenza”) sul capitano del Noe Giampaolo Scafarto, indagato per falso per uno scambio di persona e un’omissione nell’informativa Consip. Woodcock, in alcune frasi dette ai colleghi del suo ufficio, attribuitegli da Repubblica e mai smentite, ipotizzò un “errore” non doloso dell’ufficiale, negò di essere il mandante di complotti contro la famiglia Renzi e smentì contrasti con i colleghi romani. Ora, oltre al suo sacrosanto diritto di difendersi dalla calunniosa campagna politico-mediatica che infangava l’intero ordine giudiziario, ci sono due fatti incontestabili.
1) L’informativa Scafarto l’aveva ricevuta per primo proprio Woodcock, prima di passarla a Roma (il che rende almeno dubbia la competenza della Procura capitolina).
2) Dire che Scafarto ha commesso un “errore grave”, ma in buona fede, non impedisce ai pm romani di pensarla diversamente. E comunque anche il procuratore reggente di Napoli, Nunzio Fragliasso, parlò di semplice “errore”: perché Ciccolo non contesta anche a lui, oltreché a Woodcock, la medesima “interferenza indebita”? O l’hanno commessa entrambi, o non l’ha commessa nessuno. C’è invece un alto magistrato che, lui sì, del tutto “estraneo” a un’indagine altrui, la criticò pubblicamente con una “indebita interferenza”. È Canzio che nel 2015, ancora Presidente della Corte d’appello di Milano, approfittò dell’inaugurazione dell’anno giudiziario per sparare a zero non solo sulla Procura di Palermo, ma addirittura sulla Corte d’Assise che aveva deciso di ascoltare come teste il Presidente Napolitano al processo sulla trattativa Stato-mafia: “È mia ferma e personale opinione che questa dura prova si poteva risparmiare al Capo dello Stato, alla magistratura stessa e alla Repubblica Italiana”. Perché il Pg Ciccolo non attivò l’azione disciplinare, se è suo “dovere” perseguire tutti i magistrati che “interferiscono indebitamente” in procedimenti cui sono “estranei”? Qualcuno potrebbe dedurne che le indagini e i processi non si possono criticare, salvo quelli sgraditi al potere. Cioè che la legge non è uguale per tutti. Come la pensione.

BANCA ETRURIA, IL SEQUEL
Stefano Ragusa

Fatti:
– primi di gennaio 2015, ispettori di bankitalia passano al setaccio i conti di banca Etruria;
– Boschi chiede al capo di Unicredit, Ghizzoni, di comprare Banca Etruria
– Ghizzoni rifiuta.
– 20 gennaio 2015 il Governo vara la riforma delle popolari che le trasforma in Spa e facendo schizzare alle stelle le quotazioni di Banca Etruria
– febbraio 2015, Banca Etruria viene commissariata
Sequel:
– Ottobre 2015, la DDA di Firenze indaga il numero 2 di Ghizzoni, Palenzona. Un terremoto in Unicredit che distruggerà la carriera sia di Palenzona che di Ghizzoni che si dimetteranno da Unicredit.
I fatti sono che Boschi chiese a Ghizzoni, capo di Unicredit di comprare Banca Etruria. Ghizzoni rifiutò e ora Ghizzoni non è più a Unicredit.
..
Ferruccio de Bortoli è uno dei massimi giornalisti italiani, direttore per due volte del Corriere della Sera dal 1997 al 2003 e dal 2009 al 2015, nonché direttore del Sole 24 Ore dal 2005 al 2009 per volontà di Montezemolo. Dal 2015 è Presidente dell’Associazione Vidas di Milano. Attualmente è Presidente della casa editrice Longanesi. E’ uno che non accetta di essere il lacchè di nessun Governo. Si dimise dal Corriere della Sera per il conflitto con Berlusconi, Previti e Ghedini. Nel 2009 rifiutò la proposta di diventare Presidente della Rai, per non ritrovarsi inquadrato e sottoposto al csx nella lottizzazione successiva.
Sul caso Etruria, ha detto : “Sono sicuro delle mie fonti, colleziono querele: sono già a 160 e sono tranquillo»

RIDERE :- )

Uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. – Confucio
.
DE PIRLIBUS
Viviana
Il termine pirla indica una rinomata categoria di gente poco intelligente, tutti accomunati dal dire cazzate come se piovesse.
Il tipico pirla è uno che si rende conto di essere tale, perché è intenzionale, ma, continuando a farlo, dà ancora di più la prova di quanto sia pirla.
Ma più pirla del pirla è quello che crede al pirla. In questo caso la pirlaggine non è doppia ma esponenziale.
Si crede a torto che le Nazioni siano rovinate dai nemici esterni, invece sono rovinate dai pirla interni, quelli che comandano e quelli che li votano.
In Itaglia i pirla sono eletti a parlamentari, il più delle volte anche a Premier, il famoso PPP, “Premier Pirla Pazzesco”.
Il fenomeno è stato studiato dagli scienziati perché è presente solo nella specie umana e non nelle altre specie che scelgono come capo il più bravo, il più forte, il più intelligente, il più utile al gruppo. Nella specie italica no. Nessuno è riuscito a spiegare la cosa.
Il pirla è un esemplare di uomo così antico che quando nel mondo c’era un solo uomo, era un pirla, tant’è che abitava nel Paradiso terrestre e si fece sfrattare, perché anche Dio, nella sua infinita misericordia, non sopporta i pirla.
Al pirla si può dire una sola cosa: “Prendi una corda, mettitela intorno al collo e sparati!”
.
Mi sovviene un dubbio:
Le sacre scritture non dicono niente a riguardo ?
non è che Adamo fosse Italiano , magari anche del PD.
Bisognerebbe approfondire.
Vincenzo A
..
http://masadaweb.org

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