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Saturday April 29th 2017

MASADA n° 1846 20-4-2017 LI PONTACCI TUA

MASADA n° 1846 20-4-2017 LI PONTACCI TUA
Blog di Viviana Vivarelli

Sei ponti crollati in 7 mesi – Il mondo del web insorge per l’attacco a Report -Pornografia politica- Ma davvero il Pd pensa di avere messo a tacere lo scandalo Consip? – I dati Istat sono pessimi – Una mente eroica diffusa – Ognuno nasce con un compito – Renzi, un essere totalmente banale – Non passa giorno che qualcuno del Pd non sia indagato – Il silenzio di Berlusconi – Elezioni in Uk- Persino Sole 24 ore parla di uscita dall’euro – Attacco concentrato sul M5S – Sartori, l’ultimo liberale – Ballata dell’Unità – Marco Travaglio contro Matteo Renzi- L’orgia- I salti mortali di Trump

Secondo un sondaggio, il 50% degli americani approva l’atteggiamento di #Trump verso la Corea. L’altro 50% è astemio.
Ficarra e Picone

Crollano i cavalcavia, crollano le case, crollano le chiese, crollano le scuole.. solo i cattivi governi non crollano mai.
Viviana

Maurizio Di Simone
“Pare che all’interno della struttura del viadotto crollato a Fossano (il terzo in sei mesi) vi fossero tracce di cemento di buona qualità.
La politica non si spiega come possa esservi finito nell’impasto: inspiegabile”.
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Alberto Agostini
Che cavolo di paese, neanche più sotto a un ponte, se po anna’ a finì.

LI PONTACCI TUA!
Nel frattempo che la querela del #PD nei confronti di #Report,che osa essere informazione libera, faccia il suo corso, i ponti e i cavalcavia crollano democraticamente sulla testa di tutti, dall’anonimo passante, alla pattuglia dei Carabinieri intenta al più classico piazzamento da posto di blocco; crollano democraticamente da nord a sud; crollano democraticamente perché spesso democraticamente qualcuno decide di fare la cresta sul cemento e sui tondini rimpiazzandoli col catarro,oppure e per carità, sempre democraticamente parlando, qualcuno se ne fotte di far ordinaria manutenzione..
Quarto ponte crollato nel giro di 5 mesi. Ogni 5 ponti crollati l’Italia riceverà una stella e uno sconto sul debito pubblico.
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Viviana Vivarelli
In Italia chi froda sui lavori pubblici o nella qualità o nei tempi o nei costi va libero e giulivo, tanto non gli succede niente. Così anche con tutti questi ponti crollati, il Governo farà solo finta di non vedere. E magari affiderà altri lavoro pubblici agli stessi delinquenti di prima! L’assurdità della situazione è tale che chi ancora avrebbe la pretesa di volere le Olimpiadi a Roma dovrebbe andare a nascondersi dalla vergogna. Un Paese serio ha leggi serie sugli appalti e non politici che sugli appalti si arricchiscono e chiedono mazzette e pagamenti mensili, che finiscono agli amici degli amici e ai parenti stretti. Un Paese serio pone seriamente la responsabilità penale dei costruttori e li caccia in galera e li estromette da qualsiasi opera futura in caso di dolo. Ma sugli appalti e sui lavori che a fine opera costano il triplo del contratto sforando ignobilmente sui tempi, il M5S cosa ha da dire? Lo sapete che in USA chi sfora su tempi e costi o inganna sulla qualità dell’opera riceve pene così sostanziose che fanno passare a tutti la voglia di imitarlo? E’ da prima della guerra che ce le hanno. Lo so perché uno di famiglia, nel primo dopoguerra, sforò sui tempi sul cimitero polacco e la multa fu così forte che dovette fallire. E Renzi-Gentiloni che fanno? Si girano i pollici? Parlano del tempo? Sono troppo occupati con le alleanze con Berlusconi per avere tempo di mettere in sicurezza il territorio?
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In 6 mesi sono caduti 5 ponti. Cadono più ponti che governi. Ma almeno esiste una legge per cui chi fa costruzioni con materiale tanto scadente che crollano finisce in prigione e non costruisce mai più? O almeno chi ha fatto simili cose è sottoposto a una multa tanto salata da togliergli il vizio di costruire così per sempre? O le depenalizzazioni di Renzi sono tali che chi sbaglia così gravemente non viene punito in nessun modo e continua allegramente per la sua strada di rovine?

Viviana
Renzi ama così tanto i giornalisti di Report che vorrebbe farli santi, anzi addirittura ‘martiri’!

PORNOGRAFIA POLITICA
Ma davvero qualcuno può credere che l’enorme scandalo giudiziario che gira sugli appalti attorno alla figura di Renzi,coinvolgendo il padre, il braccio destro,il migliore amico e il tesoriere e in cui tutto è stato immobilizzato senza nemmeno una sospensione dei traditori che hanno mosso accuse pesantissime possa essere cancellato con l’amplificazione di una intercettazione sbagliata?

Scrive, in modo a dire il vero in modo poco chiaro, Diego Cavalli: L’affare Consip e la pornografia mediatico-giudiziaria cui la politica deve dire basta.L’inchiesta sul capitano del Noe che ha alterato le intercettazioni che coinvolgevano Tiziano Renzi è la prova che non ha senso combattere la battaglia politica a colpi di virgole giudiziari
Se la pornografia è davvero l’attenzione maniacale per un particolare fregandosene del contesto e del filo narrativo allora l”affare Consip” con tutte le sue ultime puntate (ieri la più recente, in cui i carnefici sarebbero ora le vittime) è il peggiore filmetto hardcore passato sugli schermi della politica negli ultimi mesi non solo per una trama che langue (come da tradizione del genere) ma anche, e soprattutto, per l’impudicizia degli spettatori allupati che vorrebbero trasfigurare il tutto in una moderna storia sentimentale. E farebbe già ridere così. I fatti, intanto: nell’inchiesta Consip ad oggi risultano indagati il comandante dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e il generale Emanuele Saltalamacchia perché sospettati di avere rivelato agli amministratori di Consip le indagini in corso a loro carico (e anche il ministro Lotti sarebbe nello stesso mazzo) mentre da ieri compare anche il nome del capitano Gianpaolo Scafarto, responsabile di una sezione del Nucleo Operativo Ecologico, con l’accusa di avere falsificato alcuni atti di indagine e essersi sognato inesistenti uomini dei servizi segreti con la deliberata volontà di coinvolgere nell’indagine il padre di Matteo Renzi in un presunto rapporto con il costruttore Romeo falsificando l’attribuzione di alcune frasi intercettate.
I rapporti tra Tiziano ReNzi e il costruttore Alfredo Romeo, infatti, starebbero (secondo la truppa vogliosa di can can di questi ultimi mesi) tutti in una frase pronunciata dal parlamentare Italo Bocchino (e non Romeo) che avrebbe genericamente parlato di “Renzi” senza nessun riferimento esplicito al padre piuttosto che al figlio: l’arma del delitto insomma è una frase con falsa attribuzione e per di più senza rilevanza penale. Fermi. Non finisce qui: mentre Del Sette e il generale Saltalamacchia si sono sottoposti subito a interrogatorio dopo essere stati iscritti nel registro degli indagati ieri il capitano del Noe Scafarto si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere per, a detta del suo avvocato, “strategia difensiva”. A questo aggiungiamoci pure che proprio la Procura di Roma nei mesi scorsi aveva deciso di revocare le indagini al Noe per la continua fuga di notizie verso organi di stampa senza tenere conto di una presunta fronda interna al nucleo operativo contraria alla rimozione del capitano Ultimo da parte del governo.
I rapporti tra Tiziano Renzi e il costruttore Alfredo Romeo, infatti, starebbero tutti in una frase pronunciata dal parlamentare Italo Bocchino (e non Romeo) che avrebbe genericamente parlato di “Renzi” senza nessun riferimento esplicito al padre piuttosto che al figlio: l’arma del delitto insomma è una frase con falsa attribuzione e per di più senza alcuna rilevanza penale. Dico davvero: voi ci costruireste un caso politico (e giornalistico) su una storia così sbrindellata? I protagonisti di questa commedia (che comunque vada a finire lascerà macerie di credibilità in giro) sono, sia in un caso che nell’altro, uomini di legge irrefrenabilmente attirati dal potere (o per fascinazione o per sdegno) che hanno ceduto alle lusinghe dell’occasione di essere parte attiva di un processo di rafforzamento (o di sgretolamento) di un governo. Una pessima storia, comunque vada.
Quello che interessa però è il feticismo con cui la politica (e i suoi rami giornalistici) sguazza in questa storia, come se gli ultimi vent’anni non ci siano mai stati: un accorato, quasi patetico attaccamento alla virgola giudiziaria per trovare lì la spinta che manca sui temi che la politica dovrebbe abitare.
C’è bisogno di Consip per denunciare la gestione padronale del potere da parte di Renzi nei suoi 1000 giorni di governo? No, davvero. L’eccesso di vicinanza come sinonimo di garanzia da parte dell’ex premier sta nell’elenco delle nomine a uomini di governo e uomini di stato che ha stilato durante tutta la sua legislatura (e, attenzione, anche Renzi velatamente ha ammesso qualche “personalizzazione” di troppo) senza dovere andare a tirare per i capelli babbo Tiziano dall’entroterra toscano.
C’è bisogno di Consip per denunciare l’inefficienza politica e culturale di un Paese che appalta preferibilmente per amicizia che per rispetto delle regole? No, davvero. Basterebbe ripetere cento volte ad alta voce le cifre della corruzione in Italia per rendersi conto (e dar conto) di un’Italia bloccata dalle incrostazioni amicali e dalle convergenze di interessi che gestiscono pezzi della nostra economia come fosse un pranzo di gala. Se vogliamo capire gli elementi antropologici e culturali che premiano l’appartenenza piuttosto che il merito ci basta rimettere un microfono sotto il naso del ministro Poletti per averne conferma. Vedrete, funzionerà sicuro.
C’è bisogno di Consip per ribadire che “la fiducia nella magistratura” (che anche nel caso Consip è la filastrocca cantata a bocca larga da tutti i protagonisti) dovrebbe stare nei fatti piuttosto che negli intenti? No, davvero. Basterebbe citofonare al decaduto (dopo essere stato salvato) senatore Minzolini per rendersi conto di un cortocircuito che ha bisogno di essere sciolto per l’ecologia intellettuale e politica del Paese.
Altrimenti poi finisce come sta andando a finire: i presunti colpevoli che chiedevano di tenere i toni bassi oggi sparano a zero con la ferocia di chi crede di avere diritto alla vendetta urlata; una curva di tifosi si zittisce mentre l’altra eccede nel giubilo che diventa scherno anche un po’ volgarotto; lo spazio lasciato libero dagli “intellettuali” fideisti ora sbugiardati viene occupato da magistrati pronti per essere cannibalizzato perché sovraesposti e, da fuori, tutti appaiono inaffidabili, venduti, servili.
E ricomincia la pornografia. Appunto.
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Così l’articolo. Io dico: può essere che nel caso Consip una intercettazione fosse sbagliata e può essere che i rei siano stati tanto bravi da nascondere le prove, ma ormai il sospetto grava sul Palazzo e sulla famiglia Renzi al completo e attorno al caso appalti ormai lo sporco è salito a livelli tali che prima o poi le prove strasborderanno e tutti i delinquenti intrisi di questa fosca vicenda ne resteranno affogati. Almeno questo è quello che io spero.

I DATI ISTAT SONO PESSIMI
L’Italia ha la ripresa più lenta dell’Unione europea, 0,8%, la più bassa d’Europa, siamo peggio persino della Grecia e non siamo solo i peggiori della zona euro, ma proprio di tutta l’Unione dei 28 Paesi, peggio dunque anche dei Paesi europei dell’est. Il Governo Renzi ne esce battuto su tutta la linea. Il peggior Governo d’Europa! Mille giorni per imporre con 53 fiducie leggi impossibili e tentare persino lo stupro della Costituzione! Mille giorni che hanno aumentato di 199 miliardi il debito pubblico, non hanno prodotto lavoro, non hanno frenato la corruzione, hanno solo operato rovina e distruzione di diritti e di giustizia. Già Renzi aveva il primato del governo più corrotto, di quello che consentiva la più alta evasione fiscale e di quello che invece di aumentare le pene per i reati, depenalizzava i delinquenti comuni per rendere impunibili i delinquenti di Stato. Era proprio il caso di rifare un Governo bis con gli stessi orrendi Ministri responsabili di un così triste risultato? Era proprio il caso che questi continuassero il pessimo programma di svendita e degradazione dell’Italia di quel Renzi che prosegue imperterrito sulla linea dei non investimenti, dell’austerità poggiata solo sui cittadini, delle tasse già le più alte del mondo, dei regaletti elettorali che ci costano più di quanto ci regalano, della corruzione tanto diffusa da oscurare tutti quelli che lo circondano? Era proprio il caso di rimettere alle Finanze quel Padoan, fortemente voluto da Napolitano, che ha già rovinato l’Argentina e la Grecia e che ora ha l’inquietante mandato di rovinare anche l’Italia? Ma quei 176.743 idioti che alle primarie hanno scelto di nuovo Renzi cos’hanno nel cervello? La voglia di rovinare definitivamente l’Italia?

UNA MENTE EROICA DIFFUSA
Viviana Vivarelli
L’Italia ha sempre dato personalità eroiche, Mazzini, Garibaldi, Verdi, Gramsci, Pertini… Ma io non credo affatto che oggi noi abbiamo bisogno di eroi, di superuomini, di capi forti, di personalità ambiziose e potenti, di soggetti straordinari. Sento invece che si sta formando una mente eroica diffusa, un movimento di resistenza di massa che può allargarsi da un punto qualunque del nostro mondo a tutto il mondo. E’ vero che questa mente collettiva marcia più rapidamente se vengono ad esistere persone come Casaleggio, che sono in sintonia con i bisogni della gente, che fanno risplendere i valori universali, che sono sensibili verso le esigenze collettive, persone in cui ognuno si riconosce al suo meglio e prende forza e coraggio, persone che fanno rinascere la speranza dove è tutto perduto e che per questo fanno coalizzare verso di loro le forze del male. Anzi, è proprio questa coalizione, che unisce politici rinnegati a finanzieri e potentati economici, la maggior dimostrazione che questa mente collettiva è il maggior pericolo che le forze del male, le forze che oggi identifichiamo col neoliberismo, temono, perché sanno che loro si muovono sulla linea predatoria della menzogna, della rapina, della manipolazione dei cervelli, e il nuovo che nasce sorge invece alla luce dell’ideale, dell’utopia, dei valori diffusi, del bene universale.

OGNUNO NASCE CON UN COMPITO
Viviana Vivarelli

Io sono una insegnante della psicologia junghiana. Insegno il pensiero di Jung perché è la mia passione. A differenza di Freud, che vede il massimo conseguimento umano in un orgasmo sessuale con un partner di sesso diverso, Jung ha una visione altamente spirituale, è convinto che nasciamo ognuno con il suo compito. Il ‘principio di individuazione’ consiste appunto nel capire chi siamo e per quale motivo siamo venuti a nascere. Capire cioè quali sono i nostri talenti, le nostre specificità ed alimentarle, farle sbocciare e fiorire, ma non per una soddisfazione egoistica o un bottino personale, bensì per una missione sociale, per contribuire al bene del mondo. La visione da psicologica diventa sociale. Lo scopo da individuale diventa collettivo. Il panorama dell’uomo si allarga per comprendere l’intera umanità, in cui ognuno di noi può fare la sua parte al meglio e col suo meglio collaborare al miglioramento di tutti. Io amo Jung come amo tutti coloro che trascendono la propria vita, e che, qualunque cosa facciano, anche la più umile, cercano di farla bene, perché si sentono parte responsabile dell’universo.

UN ESSERE TOTALMENTE BANALE
Viviana Vivarelli

Ho sempre trovato che Renzi fosse banale, scontato, privo di immaginazione e di intelligenza. Quello che mi fa ancor più impazzire è pensare che per quei twitter così banali e a volte francamente idioti, lui abbia addirittura speso centinaia di migliaia di euro per pagare ghost writer che li scrivessero e glieli dessero già confezionati! Se penso che solo per la campagna contro la Costituzione ha speso 400.000 euro chiamando un guru americano, Jim Messina, e con risultati così disastrosi, non so se ridere o piangere. Bisogna essere analfabeti forte per trovare qualcosa di buono nei discorsi falsi e raffazzonati, spesso francamente volgari, di un simile soggetto! Fa una rabbia enorme pensare che il nostro Paese, che ha dato i cervelli migliori al mondo, sia nelle mani di gente così, che non solo non sa governare, ma non sa nemmeno PARLARE!! Abbiamo avuto molti uomini grandi in passato. Se leggo gli scritti di Gramsci o Amendola o Matteotti posso anche piangere. Se ascolto le frasi di Renzi o dei suoi fascistelli mi viene da piangere, sì, ma dalla rabbia.

Ellemire Zolla
Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l’atto più bello che si possa compiere. Quasi nemmeno ci rendiamo conto delle nostre tacite obbedienze e automatiche sottomissioni, ma ce le possono scoprire, dandoci un orrore salutare, i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono di chiaroveggenza, e libertà e per l’istante si è padroni, il destino sta svelato allo sguardo. Per mantenersi in questo stato, occorre non avere interessi da difendere: si raccolgono i dati, si dispongono nell’ordine opportuno e, al di là dei recinti dove si sta rinchiusi, si spalanca l’immensa distesa del possibile“.
E allora diamo al mondo il meglio che possiamo mostrare! Traiamo fuori da noi stessi il meglio che possiamo essere e possiamo dire o fare! Non ci chiudiamo nella banalità dell’ovvio, nella ripetizione stantia dell’inutile. Abbiamo ricevuto l’intelligenza e la creatività. Usiamole!
Il mondo può essere rinnovato interamente con l’intervento migliorativo di tutti. Non sprechiamo le doti che la natura o la cultura ci hanno dato. Non cadiamo nell’obsolescenza prim’ancora di muovere il primo passo!



NON PASSA GIORNO CHE QUALCUNO DEL PD NON SIA INDAGATO

Viviana Vivarelli
Non passa giorno che qualcuno del Pd non sia inquisito per qualche reato, e il cerchio di indagati attorno a Renzi non fa che stringersi. Non passa giorno che il popolo italiano non provi rabbia e insofferenza contro questi invasori che si sono creati leggi ad personam per risultare sempre impuniti, per stare sempre ben salvi da ogni dovere e pena, calpestando l’idea stessa di giustizia, distruggendo anche la sola possibilità di una legge uguale per tutti, trascinandosi dietro l’impunità di tutta una schiera di delinquenti comuni, graziati per rendere il re e la sua corte inossidabili e impenetrabili, come era un tempo era il potere ‘assoluto’ del re, ‘absolutus’ sciolto, cioè, da obblighi, doveri, regole, condizionamenti, pene.
E’ in questa assolutezza iniqua di potere che sta tutta la rovina italiana, perché con essa precipita tutto: il diritto, l’economia, la politica, l’etica pubblica e tutto il futuro possibile di una Nazione civile.
Non passa giorno che qualcuno del Pd non sia indagato per qualche sporco reato
Ma le indagini di polizia e magistratura sono sempre vanificate dalle orrende leggi che la Casta ha voluto per proteggersi a 360 gradi, processi lenti a farraginosi, dimezzamento delle intercettazioni, prescrizioni a pioggia, giudici a pecorina, un Presidente della Repubblica che tace e acconsente, depenalizzazione dei reati con meno di 5 anni, e, quando mai tutto questo non bastasse, la salvezza postuma del Parlamento e la manipolazione truffaldina della stampa.
Non è così che si governa un Paese civile!
Non è così che si porrà mai freno a una corruzione ormai endemica e che ci svergogna agli occhi del mondo!
La sporcizia del potere supera ormai i danni delle tre mafie, delle quali ormai non si parla nemmen più, perché lupo non morde lupo, e tutti insieme sbranano il gregge.
Mai come in questo momento c’è, forte, bisogno di onestà! Bisogno di giustizia! Bisogno di equità! Parole che il Pd ha ormai vergognosamente tradito e calpestato, comportandosi come il peggiore dei peggiori!
Non passa giorno che qualcuno del Pd non sia colto con le mani nel sacco, perché ormai dal sacco le mani non le tolgono più. E, a completare la rovina morale e politica del Paese, ecco l’inaccettabile ed esecrabile poltronista Zanda che corteggia Berlusconi e sdogana la destra per una ammucchiata comune, perché “Parigi val bene una messa… sia pure una messa col diavolo”!
La strada del male è tutta in discesa e una volta imbroccata non cambia mai più. Così il Pd rotola verso il proprio sprofondo.
A chi toghe rosse? Ma facciamo il piacere!!!!
Procure su misura per assoluzioni di misura per potenti a dismisura.
Vergogna a chi assolve!
Vergogna a chi indulta!
Vergogna a chi svende la giustizia e avvilisce un popolo!
Ma massima vergogna per chi queste cose le applaude e le vorrebbe come massima di governo!

In 12 anni sul mio blog Masada ho scritto 1847 numeri, spesso di 20 pagine. Ho avuto varie migliaia di lettori, un numero superiore a volte a quelli di un giornale di provincia. Ho cominciato a percorrerli velocemente e mi sono accorta che i pezzi in cui facevo una lotta a coltello a Berlusconi possono andare benissimo anche oggi contro Renzi e quello che è diventato il Pd, senza cambiare una virgola, solo qualche nome. La cosa è desolante, avvilente e dice che il nostro Paese, invece di andare avanti, come tanti Paesi hanno fatto, non ha fatto, per colpa di questi scellerati, che cadere inesorabilmente sempre più in basso, con l’aggravante che Berlusconi, almeno, una opposizione numericamente valida ed efficiente ce l’aveva, mentre i 5stelle, oggi, per colpa dell’orribile sistema elettorale di Calderoli e dell’orrendo e antidemocratico premio di maggioranza, si trovano in condizioni sempre peggiori e la paura consolidata è che la nuova legge elettorale, che sembra non nascere mai nelle inutili e vuote aule parlamentari, non faccia altro che consolidare in senso ancor più dittatoriale un sistema che del voto dei cittadini se ne frega e vuole solo cementare alle poltrone quelli che il potere ce l’hanno già.



TV VACCINI E CALZINI

Marco Travaglio

Avete notato che B non parla più? Non che si senta la mancanza delle sue esternazioni, anche perché quando apriva bocca senza più chiuderla non passava giorno senza che almeno uno Stato estero ci dichiarasse guerra. Ma è strano comunque: perché ci guarda e non favella? Non sa più che dire, un po’ perché ha già detto tutto, un po’ perché, appena sta per aggiungere qualcosa, Renzi & his friends gli rubano le parole (e le leggi) di bocca.
Anzi, gli rubano proprio il mestiere.
Sputtanava la Costituzione? Sputtanano la Costituzione.
Attaccava i pm che indagavano su di lui? Attaccano i pm che indagano su di loro.
Gridava al complotto della polizia giudiziaria? Gridano al complotto della polizia giudiziaria.
Strillava alla giustizia per fini politici? Strillano alla giustizia per fini politici.
Faceva il condono fiscale? Fanno il condono fiscale.
Annunciava il Ponte sullo Stretto? Annunciano il Ponte sullo Stretto.
Favoriva Mediaset? Favoriscono Mediaset.
Andava dalla D’Urso? Vanno dalla D’Urso.
Si faceva difendere da Ferrara, Sallusti e Rondolino? Si fanno difendere da Ferrara, Sallusti e Rondolino.
Imbarcava Alfano, Verdini, Bondi e Cicchitto? Imbarcano Alfano, Verdini, Bondi e Cicchitto.
Insultava Saviano? Insultano Saviano.
Menava il Fatto? Menano il Fatto.
Occupava la Rai? Occupano la Rai.
Ora ditemi voi che può dire o fare di originale quel pover’ometto. Non solo lo copiano: lo anticipano. E si allargano pure: lui Rai3 e il Tg3, per dire, li aveva sempre lasciati stare, invece quelli che fanno? Chiudono Ballarò, cacciano Giannini e, non contenti, licenziano la Berlinguer dal Tg3, continuando a mobbizzarla ora che conduce Cartabianca, come pure l’Annunziata. Ma si può andare avanti così? Non è corretto, non è leale. Lasciategli qualcosa da dire o da fare, all’ex Caimano, sennò si deprime e finisce ad allattare agnellini, che è anche peggio. Dieci giorni fa gli era venuta un’ideona: quasi quasi attacco Report, come ai vecchi tempi, tanto almeno quel programma il Pd non oserà toccarlo. Ora poi che è diretto da Sigfrido Ranucci, il rompipalle che nel 2001 osò recuperare e trasmettere su Rainews24 l’ultima intervista di Paolo Borsellino che, alla vigilia di Capaci, parlava a Canal Plus di indagini ancora in corso sui rapporti fra Mangano, Dell’Utri e B, scatenando il putiferio in campagna elettorale in combutta con Luttazzi, Santoro, Freccero e Travaglio, col contorno delle buonanime di Biagi e Benigni; lo stesso Ranucci che andò a curiosare in Iraq e scoprì le bombe al fosforo dell’amico Bush su Fallujah: peggio della Gabanelli, pussa via. E poi, quand’era tutto pronto, niente, B deve aver perso tempo col solito agnellino e Renzi zac!, con agile balzo è arrivato prima anche lì. E l’ha fregato con la sua stessa vecchia tecnica “a tenaglia”: denunciare la redazione e intanto farla minacciare dai consiglieri Rai di revocare la manleva aziendale, così i giornalisti rischiano la rovina e la smettono di rompere i coglioni, dedicandosi a rubriche sul giardinaggio.
Infatti Renzi ha definito “pura follia” la puntata di Report sui lauti affari del costruttore Pessina con l’Eni e le giunte Pd grazie all’amicizia con Renzi, maturata con il cosiddetto salvataggio dell’Unità, aggiungendo: “L’unica risposta a questa cosa è una firma sotto una querela”. Come se non bastasse quella già annunciata dal tesoriere Bonifazi. E ieri ha risciolto i dobermann contro Report, reo di aver trasmesso un’inchiesta sui vaccini che dà noia alle multinazionali farmaceutiche e alle loro quinte colonne politiche. Si dirà: con tutti i guai che ha, Renzi che c’entra coi vaccini? Niente, a parte il fatto che, dopo tre anni di renzite acuta, il 4 dicembre gli italiani sembrano essersi vaccinati da lui. Però da qualche tempo gli è presa la fissa di parlare di vaccini dappertutto, per polemizzare coi 5Stelle, che notoriamente prendono voti grazie alla rosolia, al morbillo, alla scarlattina e pure alla peste bubbonica (ne parlano già il Boccaccio nel Decameron e il Manzoni nei Promessi sposi e nella Storia della colonna infame).
E poi c’è il compagno senatore Andrea Marcucci, dell’omonima famiglia regina degli emoderivati e dei vaccini con la Kedrion (partecipata anche da Cassa Depositi e Prestiti), i cui dirigenti sono imputati a Napoli col celebre Duilio Poggiolini per omicidio colposo plurimo nella strage del sangue infetto. Il Marcucci debuttò in Parlamento nel 1992 col Pli di Sua Malasanità Francesco De Lorenzo, poi passò alla Margherita e ora è un turborenziano, ergo presidente della commissione Istruzione e Cultura: ieri si pensava che, per ovvi motivi, almeno lui venisse esentato dall’assalto a Report sui vaccini, invece no. Anche lui ha portato la sua fascina alla pira: “Intollerabile che dal servizio pubblico vengano diffuse falsità contro i vaccini”.
Defraudato dall’ennesima appropriazione indebita, B si accingeva a chiedere al ministro della Giustizia di sguinzagliare gli ispettori contro la Procura di Napoli per l’inchiesta Consip, come facevano Biondi e Castelli ai tempi d’oro. Ma anche lì deve aver perso tempo con una pecorina e intanto il Fatto ha scoperto che gli ispettori a Orlando li avevano già chiesti i renziani.
Ora, se B. non si sbriga a tornare B., Renzi è capace di volare a Sofia e annunciare: “L’uso che la Berlinguer e come si chiama quell’altra?… Annunziata… e l’altro? ah Ranucci… hanno fatto della televisione pubblica pagata con i soldi di tutti io credo sia un uso criminoso e credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo accada”. E uno a caso tra Rondolino, Ferrara e Andrea Romano potrebbe scoprire da un momento all’altro che Woodcock porta i calzini turchesi.

ELEZIONI IN UK
La premier inglese Theresa May chiede ELEZIONI ANTICIPATE, perché il momento è cruciale per via della Brexit ed il Parlamento non è abbastanza unito.
Complimenti.
Prima di lei, dopo la sconfitta al referendum, l’ex premier David Cameron si è dimesso. Anche se non aveva promesso di farlo.
Questi sono esempi di RESPONSABILITÀ POLITICA dai quali da queste parti, dove si resta attaccati alla poltrona fino al 2018, si dovrebbe prendere l’esempio.
E non parliamo di alieni, ma di una classe politica – quella britannica – che ha i suoi problemi, come in tutto il mondo.
Come fanno i nostri governanti a non vergognarsi dopo queste lezioni di stile?

CADE UN TABU: ANCHE “IL SOLE 24 ore” PARLA DI USCITA DALL’EURO

E lo fa attraverso Luigi Zingales, editorialista di pregio del giornale, alla fine c’è arrivato. Dall’altissima cattedra dell’Università di Chicago che vanta un invidiabile albo d’oro Premi Nobel per l’economia, Zingales ha parlato di possibile uscita dall’euro piantando il seme del dubbio. Ha detto: «È probabile che nel prossimo Parlamento italiano gli euroscettici siano in maggioranza. Una nostra uscita unilaterale dall’euro, non è più un’ipotesi remota, ma una possibilità che va discussa con serietà. Eppure nella maggior parte dei giornali non se ne parla, o almeno non se ne parla in modo serio». Sembra non sapere che i 5stelle ne hanno parlato e molto! Comunque sia, auspica un dibattito sulle pagine del “Sole”, che certo non è stato rapido finora su questo argomento. Tanta apertura sarà forse dovuta al fatto che il Prof. è indicato come ministro dell’Economia di un futuro governo a Cinque Stelle? Lui si schernisce. Preferisce parlare di un dibattito «serio e costruttivo» che sta registrando punti di convergenze fra Renzi e Grillo su una futura eurozona molto diversa dall’attuale. Un economista della caratura di Zingales non riesce a sottrarsi alla tentazione di dire qualcosa a entrambi. Tanto più che nella sua convinzione il compito degli economisti è proprio quello di orientare il dibattito politico. «Purtroppo –scrive- la categoria degli esperti economici non è molto popolare. Se le quotazioni sono in ribasso è anche perché molti sedicenti esperti si sono avventurati in previsioni catastrofiche sulle conseguenze della Brexit e del No alla referendum costituzionale, previsioni che non si sono avverate. (Dispiace per loro, cose che avvengono quando le scelte politiche prevalgono sulla serietà di indagine).

ATTACO CONCENTRATO SUL M5S
Viviana Vivarelli
E’ la televisione a mostrare nei fatti che l’abbraccio mortale si sta compiendo.
Ormai su ogni canale televisivo l’attacco di tutte le forze politiche è concentrato sul M5S senza più alcuna distinzione tra destra, centro e sinistra.
L’armata Brancaleone che raccoglie indistintamente iene, cani e porci è in atto, mostrando il peggio di sé, Rondolino in testa.
Intanto sono partite alla grande le manovre per la GRANDE ACCOZZAGLIA. Zanda ha già fatto offerte a Berlusconi per la GROSSE COALITION, mentre sui media si sta cercando di convincere la gente che Berlusconi non è poi tanto male e che la sua destra non è poi troppo a destra, anzi, per citare Zanda, FI è un partito moderato e liberale. E poi uno che allatta gli agnellini come si può credere che sia un nemico di governo, meglio spartirselo il governo! Ma è ovvio che sono tutte stronzate e che l’unico collante che hanno tra loro, per conservare il potere e dividerselo, è attaccare il M5S al motto “UNITI SI VINCE”.

PROGRAMMA DEL M5S

SARTORI. L’ULTIMO LIBERALE
Marco Travaglio
Fino a 70 anni Giovanni Sartori fu “soltanto” un professore. Poi, nel 1994, alla discesa in campo di Silvio Berlusconi, avvertì la chiamata alle armi alla veneranda età di 70. E rispose subito di sì. Dalle colonne del Corriere di Paolo Mieli divenne uno dei polemisti più battaglieri contro quello che senza falsi pudori chiamava “il regime mediatico”. E fu tra i primi e anzi unici a dirlo con la consueta schiettezza, insieme a un altro toscanaccio burbero, elegante e conservatore come lui: Indro Montanelli. Naturalmente, essendosi in Italia perso lo stampo dei veri liberali e dei veri conservatori, venne ipso facto iscritto dagli sparafucile berlusconiani all’Albo dei Comunisti, lui che era stato sempre visceralmente anti (come del resto altri presunti convertiti al bolscevismo, da Montanelli all’Ecomunist). Nel Paese del palio e degli ultrà, che non riescono a vedere il mondo al di là dello schemino infantile dx-sx, l’idea che un uomo della sua cultura osteggiasse e disprezzasse la dx illiberal-aziendale di B. era peggio di una bestemmia in chiesa. E lui, spirito mordace e anticonformista, rideva con gli amici di quel destino bizzarro che l’aveva traslocato dall’Indice della sx a quello della dx.
Come quelle di Montanelli e dell’Economist, le sue scudisciate sono per B. le più brucianti: proprio perché non vengono dalla sx politico-giornalistico-intellettuale e non possono essere seriamente etichettate di pregiudizio ideologico, di partito preso. Lui non ce l’ha con B. per quello che è e dice, ma per quello che fa. Soprattutto per i conflitti d’interessi e le leggi ad personam, che per uno studioso della democrazia sono altrettanti colpi di Stato. “Con B. la Costituzione non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno. S’impacchetta la Consulta, si paralizza la magistratura… si può lasciare intatto tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere ‘transitivo’ che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo”. E ancora: “In Italia anche la tv ‘di tutti’ è imbavagliata; il che consente a Berlusconi e alla sua squadra di mentire senza ‘spazio di controprova’. Si capisce, a mentire ci provano tutti. Ma dove la tv è autenticamente libera le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime. La verità, sulla nostra tv, non è accertabile”. Nel 2001, dei suoi implacabili editoriali, oltreché delle cronache giudiziarie e pure delle vignette di Giannelli, fa le spese il direttore del Corriere che li ospita: Ferruccio de Bortoli.
“C’è il pericolo di un regime berlusconiano”, scrive il prof dopo l’editto bulgaro contro Biagi, Luttazzi e Santoro: “Regime non vuol dire regime fascista, in passato si è parlato di regime democristiano o gollista. A me sembra esatto dire che Ciampi sta spalancando le porte a un regime berlusconiano. Le regole di fondo della democrazia sono in pericolo… Nelle dittature il dittatore mente quanto vuole senza tema di smentite. Manca il modo per smentirlo: il dittatore comanda su tutti i media… Lei ha dichiarato, signor Presidente del Consiglio, che ‘non sarà consentito a chi è stato comunista di andare al potere’. Queste cose le diceva Mussolini. Lei non ha nessun motivo di aver paura. Io sì”. Insultato e denunciato per due anni, Ferruccio se ne va senza che l’editore Cesare Romiti lo trattenga. Ma Sartori, quando lo fanno ancora scrivere, continua la sua battaglia, anche contro chi non la combatte con la dovuta energia. Rimprovera i loro cedimenti a Ciampi e Napolitano (che detesta cordialmente). E, quando i soliti pompieri osservano che “non bisogna tirare i presidenti per la giacchetta”, replica beffardo: “Pazienza, se si strappa se ne compreranno un’altra”.
Una sera, a L’infedele, tenta di riportare ai fondamentali Panebianco, Battista e altri scolaretti ripetenti: “Ma lo capite che qui non è questione di dx o sx? Qui c’è un signore che fa le leggi per sé, che abusa del suo potere e calpesta gli altri poteri, controlla tutte le tv senza le quali non avrebbe vinto”.E gli altri giù a paraculeggiare (notoriamente B., come poi il suo figlioccio Renzi, le tv le occupano per puro masochismo, ben sapendo che logorano chi le ha). Partecipa felice a varie manifestazioni dei girotondi e di MicroMega ed entra nel comitato dei garanti di Libertà e Giustizia, fondata da De Benedetti. Ma appena questi annuncia un fondo finanziario con B., si dimette dal comitato.
Per cultura e temperamento, non può amare i 5Stelle, infatti detesta pure loro. Ma non si associa a chi vuole scomunicarli col nuovo arco (in)costituzionale. Nel 2007 commenta il V-Day ad Annozero: “Non sono grillino, Grillo non è il mio tipo, ma se riesce a dar voce alla gente, giustamente stufa come me di que st’arroganza insopportabile, mi va benissimo. Per anni noi osservatori siamo andati a sbattere contro un muro che non lasciava varchi: Grillo ne ha trovato uno. Noi siamo stati profeti disarmati, non abbiamo ottenuto niente di concreto contro il muro corazzato e la sicumera dei politici. Grillo ha trovato la crepa, come un profeta armato: vivaddio. È esploso il coperchio di una pentola che non eravamo riusciti a scoperchiare: lui sì”.
Quando nasce il Fatto, ci sostiene e ci incoraggia: “Tenetemi un posto, ché se le cose al Corriere vanno male…”. Di Renzi, fa in tempo a dire che, “è un imbroglione aggressivo, mentre B. è un imbroglione morbido”. E al referendum si schiera per il No. Non solo per un fatto di contenuti (“la riforma è stupida”), ma anche di estetica. Tollerante per cultura, Sartori non perdona tre soli peccati: l’ignoranza, la stupidità e la banalità. Da oggi, nel Paese dei finti liberali, sarà ancor più difficile riconoscerne uno vero.

SIRIA
Alessandro Di Battista
Dopo 20 anni di disastri non è cambiato nulla. Si pensa ancora che per cancellare le bombe e i morti la migliore soluzione siano altre bombe e altri morti. Non è bastato distruggere l’Afganistan, l’Iraq e la Libia? Trattano il mondo come fosse Risiko. Possono le bombe essere una soluzione migliore di una vera e indipendente inchiesta delle Nazioni Unite per verificare ogni dettaglio del massacro siriano di qualche giorno fa? A cosa serve l’ONU? In Italia ci sono svariati guerrafondai che con l’ennesima guerra alle porte iniziano a sfregarsi le mani. L’Italia resti fuori da tutto questo, non si faccia trascinare come in Afghanistan o in Iraq e abbia la forza di condannare ogni forma di violenza perché non è mai esistita una guerra talmente illuminata capace di metter fine alle guerre.

Luigi Di Maio
Buone notizie: la seconda Repubblica sta per finire. I segnali ci sono tutti: se all’inizio del 1989 qualcuno avesse affermato che a novembre dello stesso anno sarebbe caduto il muro di Berlino, nessuno ci avrebbe creduto. Poi è successo.
Per capire quello che sta per accadere guardate la crisi di Governo. Da ieri litigano per una poltrona da Presidente di commissione che doveva essere assegnata ad un uomo di Renzi e invece è andata ad uno di Alfano. Renzi ha lanciato un ultimatum a Gentiloni. Orfini ha invitato i suoi a “non scherzare con il fuoco altrimenti ci si brucia”. Orlando ha parlato di “fatto grave”. Sono quasi 24 ore che il governo italiano è in crisi: per una poltrona! Hanno permesso di tutto ai governi: gli scandali di corruzione, l’Iva aumentata al 22%, negare agli italiani di andare in pensione. Una poltrona li ha fatti uscire di testa.
La nave sta andando a sbattere e loro litigano per i gradi e i ruoli. Una classe politica che passa il tempo a riempire il proprio vuoto con incarichi, privilegi e potere è senza speranza. La generazione politica del “lei non sa chi sono io” è al capolinea. Sono abituati a pensare che la carica riempia la persona, non è così. Si viene ricordati per il bene che si è fatto al Paese. Motivo per cui li dimenticheremo presto.
L’anno scorso 115 mila italiani sono scappati all’estero. Nell’era renziana, quella della dittatura dell’ottimismo, sono emigrati oltre 250.000 nostri connazionali. Gli italiani onesti possono ancora salvarsi, ma dobbiamo togliergli il timone e prendere il controllo. Ci devono restituire la democrazia che hanno tenuto in ostaggio per anni e farci votare di nuovo. Non fermiamoci fino a che non raggiungeremo questo risultato. Io ci sono. Voi?

Citando una frase del ministro rumeno che ha detto che la Romania manda in Italia il 40% dei suoi criminali, Di Maio ha solo riferito una frase in cui c’è una denuncia gravissima alla Bossi-Fini che ancora dopo 17 anni sta regolamentando, e lo fa malissimo, il processo migratorio, contro i quale una sfilza di illegittimi governi del Pd non hanno saputo fare di meglio. La denuncia è anche al nostro sistema processuale e penale che è stato talmente degradato da lasciare in libertà più delinquenti di quanti non ne colpisca, e che Renzi ha indebolito anche di più per la paura della pena di questa cricca di corrotti che ci governa. Per scagionare e rendere impuniti se stessi, hanno finito col lasciar libera la marmaglia. Non c’è Paese dell’est europeo che non abbia norme penali più stringenti delle nostre, per cui l’Italia, nelle mani sacrileghe e distruttive del Pd e di FI è diventata il paradiso penale dei malfattori. Questo è tristemente nei fatti. Ma ormai la verità è la grande accusata, il pericolo da cui tutti i governi corrotti e illeciti devono guardarsi è che fa male più dell’Isis. E’ il fantasma di pietra che questo orrendo parlamento di indagati e voltagabbana non invitano mai al loro pranzo spartitorio, ma che incombe su di loro con la forza durissima dei fatti. Ma tutti dal primo dei potenti all’ultimo dei media hanno talmente in odio la verità da crocifiggerla appena la vedono. Idioti! Ché la forza della verità sarà tale da trovolgerli tutti con la sua luce!

…e la sagra degli appalti continua
L’avvocato di Renzi minaccia querele a chi diffonde la storia di Pessina, noto costruttore, che salva il giornale del PD nonostante perda 400.000 euro al mese e venda solo 7.000 copie.
All’improvviso al noto costruttore arrivano commesse per costruire ville in Kazakhistan al seguito dei tecnici ENI, ospedali in IRAN in seguito ad accordi bilaterali tra i 2 governi e
l’appalto per l’ospedale di La Spezia per 175 milioni di euro, unico offerente con un ribasso dello 0,01%.
Matteo Olivieri

MARCO TRAVAGLIO A MATTEO RENZI
” Con grave sprezzo del ridicolo, il signor Matteo Renzi a Ottoemezzo tenta di spostare l’attenzione dalle indagini – che coinvolgono suo padre e vari suoi amici – sul Fatto Quotidiano, che ha l’unico torto di raccontarle.
Con grave sprezzo della verità, il signor Renzi sostiene che mi sarei sottratto a un’udienza di conciliazione nella causa civile intentata da suo padre al Fatto Quotidiano e al sottoscritto per alcuni articoli che riferivano spiacevoli (per lui) verità: si trattava invece di un’udienza di comparizione delle parti, che richiedeva esclusivamente la presenza degli avvocati.
Con grave sprezzo del diritto, infine, il signor Renzi dimostra una scarsissima conoscenza della giurisprudenza (in cui peraltro risulterebbe laureato), asserendo che io sarei “scappato” dal Tribunale di Firenze. Si informi presso i suoi avvocati o si trovi qualcuno che capisca di leggi e scoprirà che nelle cause civili non è prevista la presenza dei denunciati, ma solo dei loro avvocati, trattandosi di processi che si celebrano in camera di consiglio sulla base di atti scritti.
Ho una lunga esperienza di cause civili, intentatemi da personaggi ben più preoccupanti di lui e del suo babbo, per esempio dal suo co-riformatore costituzionale Silvio Berlusconi, che a suo tempo ci provò più volte e uscì regolarmente sconfitto. Non ho avuto paura dei Berlusconi, dei Dell’Utri, dei Previti, figurarsi se mi spaventano le minacce di questo bulletto e della sua famigliola.
Quando sarà denunciato da me e dal Fatto Quotidiano, da lui diffamato ieri come “Falso quotidiano”, non mi meraviglierò della sua assenza dal Tribunale né lo accuserò di “scappare“: preferirò credere che abbia finalmente deciso di mantenere la leggendaria promessa di ritirarsi a vita privata in caso di sconfitta al referendum costituzionale. Sconfitta che, casomai gli fosse sfuggita, si è verificata il 4 dicembre scorso. ”

SMENTITA SENZA NOTIZIA
Marco Travaglio
È il nuovo genere letterario del post-giornalismo: la smentita alla notizia mai data o nascosta.
Funziona così: esce una notizia scomoda per il potere e la si occulta; poi si lavora alacremente per smontarla con elementi falsi o parziali che sembrano ridimensionarla, e quelli vengono sparati come bombe termonucleari. In mezzo c’è il cittadino, il lettore, il telespettatore, che quando arriva la smentita (o presunta tale) non riesce a capire a quale notizia si riferisca.
Era accaduto sui giornaloni (i telegiornaloni non ne hanno mai parlato) sullo scandalo Madia svelato dal Fatto: qualche trafiletto sulle repliche della ministra e della scuola Imt di Alti Studi di Lucca, nemmeno una riga sulla tesi di dottorato ampiamente plagiata. È riaccaduto con l’indagine per falso a carico del capitano del Noe dei Carabinieri Gianpaolo Scafarto, reo di avere smascherato lo scandalo Consip e, fra le migliaia di intercettazioni esaminate, di avere sbagliato ad attribuire la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato…” (ad Alfredo Romeo anziché a Italo Bocchino).
Il 16 febbraio si diffuse la notizia che babbo Renzi era indagato per traffico d’influenze illecite e ci vollero i Tom Tom e i microscopi elettronici per trovarne traccia nelle copertine dei tg della sera e dei giornaloni dell’indomani. Roba da esperti di nanoparticelle.
Ora che invece la Procura ha scoperto l’equivoco Bocchino-Romeo su babbo Renzi, la notizia si guadagna titoloni cubitali. Trascurabile comparsa quando viene indagato per essersi fatto promettere tangenti in cambio di favori a un imprenditore nell’appalto più grande d’Europa, il padre dell’ex premier diventa protagonista assoluto, personaggio del giorno, del mese e dell’anno quando si scopre che Romeo non ha detto di averlo incontrato.
Eppure l’accusa di traffico d’influenze non si fonda su quella frase, ma sui due pizzini con la sua iniziale T. e la cifra “30.000 x mese” scritti da Romeo dopo molti incontri e colloqui con il suo “facilitatore” Carlo Russo; sulle intercettazioni Romeo-Russo in cui si parla di Tiziano; sul verbale pieno di gravissime accuse dell’ad di Consip Luigi Marroni; sulle condotte furtive di babbo Renzi dopo che il solito uccellino gli ha spifferato i segreti dell’indagine. Eppoi l’incontro fra lui e Romeo, peraltro non indispensabile per sostanziare l’accusa (Russo parlava sempre a nome suo), lo raccontano il commercialista del Pd napoletano Alfredo Mazzei (a cui lo riferì Romeo) e il medico e sindaco di Rignano Daniele Lorenzini (a cui lo rivelò Tiziano, suo amico e paziente).
Tutte queste cose non le ha scritte solo il Fatto (che il 22 dicembre svelò l’inchiesta su Lotti & C., ma non l’iscrizione di Tiziano Renzi), ma tutti i giornaloni quando divennero pubbliche con la discovery degli atti nelle ordinanze di arresto per Romeo e di perquisizione per Bocchino e Russo. Ma ora fingono di dimenticarsene. Come se, a carico di babbo Renzi, ci fosse solo quella mezza frase ora sfumata. E come se ci fosse un complotto (del Noe), con tanto di mandanti (la Procura di Napoli, quella “cattiva” di Woodcock), sventato dall’arrivo dei nostri (la Procura di Roma, quella “buona” di Pignatone).
Un complotto talmente astuto che i pm l’hanno smontato grazie al lavoro del Noe. L’inchiesta sull’inchiesta diventa più importante dell’inchiesta medesima, anche se da una parte c’è un errore su una frase e dall’altra una montagna di indizi, tutti confermati da sei pm, un gip e tre giudici del Riesame su tangenti e manovre per truccare il più grande appalto d’Europa e sulle fughe di notizie che hanno rovinato l’indagine salvando i Vip coinvolti da guai peggiori.
Tralasciando gli altri candidati per ragioni di spazio, il premio Post-Giornalismo 2017 se lo aggiudicano per ora, ex aequo, Tg3 Lineanotte e Repubblica. “Colpo di scena!”, trillava giulivo l’altra sera un Maurizio M’annoi insolitamente sveglio: “Tiziano Renzi non c’entra!”. Poi, a mani giunte davanti al Santissimo, riportava come un oracolo il commento a caldo di San Matteo Vergine e Martire: “Mio padre ha pianto, Beppe Grillo vergognati” (Grillo non c’entra nulla, ma si porta su tutto). E dava subito la parola alla sua spalla, Francesco Verderami del Corriere: “Abbiamo un giudice a Roma: il procuratore Pignatone!” (che poi sarebbe un pm, ma fa lo stesso). Poi, per la par condicio, ecco Umberto De Giovannangeli dell’Unità che, occupandosi di esteri, sa tutto di Consip: “Altro che congetture, qui c’è uno scontro politico fortissimo attraverso corpi dello Stato manipolatori. Siamo una Repubblica delle banane! In Europa e nei Paesi civilizzati nessuno arriva a questa miseria” (in Francia, per dire, nessun giornale parla delle inchieste sulla famiglia Fillon). Ergo, d’ora in poi, “sarebbe bene non pubblicare più i brogliacci delle Procure”. Un bell’autobavaglio: nemmeno B. aveva osato chiedere tanto. L’idea di domandare qualcosa all’inviato dell’Unità sullo scandalo dell’Unità svelato da Report sulla stessa Rai3 non sfiora neppure M’annoi, ansioso di mostrare subito un giornale solitamente confinato a tarda notte: “Il Fatto Quotidiano che, come sapete, segue quotidianamente il caso Consip”, cioè fa quello che dovrebbero fare anche gli altri.
Cocente delusione: visto che seguiamo quotidianamente, diversamente da lui conosciamo l’inchiesta, dunque il nostro titolo è un po’ diverso dal suo: “Cade un indizio su babbo Renzi (ma restano in piedi tutti gli altri)”. Mortificato, M’annoi biascica: “Sarà interessante capire a quali altri indizi si riferisce”. Già, per capirlo ci vorrebbe un giornalista e lui purtroppo al momento ne è sprovvisto.
Ma ecco Repubblica.
Lì di giornalisti ce ne sono parecchi, e anche bravi, e anche al corrente del caso Consip. Scende in campo quello che un mese fa tagliuzzò e travisò un messaggio in chat di Di Maio alla Raggi per dimostrare l’esatto contrario di quel che diceva su Raffaele Marra. Chi meglio di lui per commentare l’errore del capitano?
Titolo: “Finti 007 e intercettazioni: così hanno manipolato le carte per coinvolgere Palazzo Chigi”. Svolgimento: “Sembra una faccenda uscita dalla sentina dei giorni peggiori della storia repubblicana”.
Giusto: un carabiniere che scambia Bocchino per Romeo è peggio del piano Solo, del golpe Borghese, della strategia della tensione, delle stragi di Stato e del caso Moro.
I condizionali che scortavano le accuse a babbo Tiziano&C. diventano, per Scafarto, indicativi molto assertivi, sentenze definitive di condanna: l’ufficiale “ha costruito consapevolmente due falsi” per incastrare Matteo e suo padre, ma anche per “alimentare una campagna di stampa che, con perfetta sincronia e sapiente ‘fuga di notizie’” (lo scoop natalizio del Fatto, che ancora brucia) serviva a forzare la mano della Procura di Roma. Non a caso Scafarto fu “celebrato dal Fatto Quotidiano” (che scrisse la verità, cioè che Scafarto è un allievo del famoso “capitano Ultimo” e perciò ha applicato le tecniche antimafia all’inchiesta Consip rovistando nella spazzatura per ricostruirne i pizzini di Romeo): infatti “questa velenosa polpetta è stata propinata a due Procure e al quotidiano il Fatto ‘in esclusiva’ e, a rimorchio, al resto della stampa del Paese”.
E qui il valoroso collega eccede in modestia, sottovalutando il suo giornale e sopravvalutando il nostro: ci attribuisce uno dei pochi scoop che non abbiamo fatto, visto che una volta tanto la notizia l’aveva anche Repubblica. Il 6 marzo il Fatto uscì in prima pagina col titolo “Romeo smentisce Tiziano”, per la frase ora rivelatasi di Bocchino. E lo stesso giorno Repubblica scrisse, per la penna di Dario Del Porto e Conchita Sannino, “…è ancora Romeo a sostenere di aver incontrato Tiziano Renzi, in una confidenza con il suo fidatissimo Italo Bocchino”. Purtroppo la frase non era nel titolo e l’articolo era a pagina 6 in basso. Quindi la “velenosa polpetta” fu “propinata in esclusiva” anche a Repubblica, che però la nascose o non la capì, e ora si autosvilisce a semplice “rimorchio” del Fatto.
Orsù, amici, non buttatevi troppo giù.

BALLATA DELL’UNITA’

“L’Unità, fondata da Gramsci il 12 febbraio 1924, compie 93 anni!
Gramsci era un povero gobbo, ma dallo sguardo intelligente: aveva un grande cuore e un cervello assai potente.
Dalla Sardegna partì, un giorno, per il Continente,
affrontò il mondo grande e terribile, da vero combattente.
Insegnò agli italiani che cosa realmente sono
l’onore, la dignità, il valore d’essere un uomo.
Con passione etico-politica lottò per un ordine più giusto e nuovo,
i suoi Quaderni dal carcere e le Lettere al mondo lasciò in dono.
Fu tra i padri del PCI e fondatore de L’Unità.
Diceva: “La cultura rende liberi e rivoluzionaria è la verità”.
S’impegnò per una Riforma dell’Italia morale e intellettuale.
Drammatica e toccante fu la sua vicenda personale.
Aveva un fisico gracile, della voce appena si sentiva il suono,
ma l’eco delle sue idee fu possente più d’un tuono.
Per impedire al suo cervello di continuare a funzionare
Mussolini a vent’anni di carcere lo fece condannare.
Fu un piccolo grande uomo, raro carattere italiano:
le sue Lettere restano un monumento letterario e umano.
Ne riconobbe il valore Croce, filosofo del liberalismo:
com’è ridicolo e squallido, oggi, anche il renzismo”

(Non ricordo l’autore)

Cosa direbbe oggi Gramsci della sua creatura? Piegata alla propaganda destrorsa e massonica più spregevole, divenuta un libercolo settario, portatrice attiva di balle e calunnie, in perdita per 400.000 euro al mese, usata come baratto in cambio di appalti, degradata come è degradato il suo partito?

Abbeverare gli agnellini, oppure ‘lupo e lupacchiotto’

“Meglio sentire una corda che si spezza, che non aver mai teso l’arco”. (Von Heidenstam C.)

“Insegnami la strada, col tuo arco di speranza: è là che lancerò il mio stormo delirante di frecce.” (Pablo Neruda)

«Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli» (Janusz Korczak)

L’ORGIA
Bruno Fisco

Milioni di italiani sono prigionieri di guerra, usati come ostaggi dal Partito Democratico di Matteo Renzi, che tiene alla catena il primo ministro Gentiloni, l’immagine che ritorna è quella dei caporali, che aspettano alle cinque del mattino nelle piazze d’Italia, gli immigrati che per un piatto di riso si rompono la schiena nelle campagne, dodici-sedici ore di lavoro a nero, e qualche donna ci ha rimesso la vita, ma quanto vale una vita per certe persone, è una concetto soggettivo, per me ogni vita è sacra come una fonte, per altri è poco più di cromatina per le scarpe.
Gentiloni, schiavo consapevole, e come direbbe Totò “tomo, tomo, cacchio, cacchio…”, crede di essere un caporale, al comando della nave Italia, un battello a vapore in un mare agitato, e gli italiani che vomitano nelle stive e sul ponte, una specie di “Zattera della Medusa”, (Théodore Géricault – 1819 – Louvre ), alla deriva di un’ultima stagione e poi si vedrà.
Chi governa è cieco, e nemmeno le stelle riescono a vedere, ma ci sono, l’importante e che ci sono.
Venti di guerra nei cieli del mondo, e come si sa, non ci sarà mai pace finché pace non darà lo stesso profitto della guerra, ma questo non è dato agli uomini senza intelletto, e sembra che il mondo sia nelle loro mani, e come si dice a Napoli: “i foderi combattono e le sciabole restano appese”.
La paura che domina le nostre giornata è sempre la stessa, guerra, fame, incertezza nel futuro, liste di attesa, disoccupazione, e criminalità diffusa, insieme ai latitanti pericolosi che vagano liberi sul territorio, abusivismo, edilizia sfrenata residenziale e comuni che rilasciano licenze agli amici…, mi verrebbe da far vomitare questo mio Vesuvio…, ovviamente salvando gli innocenti!
Siamo torturati, e sgraniamo gli occhi davanti ai tramonti, alle albe meravigliose, e ad ogni parto nuovo, sappiamo ancora emozionarci e discernere le cose per come sono, SIAMO ANCORA VIVI, e non è facile capire per i dementi che ormai il popolo è stanco, depresso, loro insistono indefessi alla finestra del potere, guardano fuori e se ne fottono…
Dicono sia stato ritrovato un arsenale di cazzate pericolose pronto ad essere sparate sulla popolazione, le cazzate più potenti di sempre, alcune sono state sganciate in tv dal noto bulletto di Rignano sull’Arno, e la povera damigella di corte assisteva impotente e giuliva alla tragedia che si compiva davanti a lei, è ancora armato, Tatteo Tenzi gira libero, come Igor il terribile, come Matteo Messina Denaro, come il noto pregiudicato di Arcore, che adesso si accontenta di far succhiare latte alle pecorelle dal biberon, altro sarebbe ridicolo anche per lui, ha inculato gli italiani per anni, e tutti in coro a dire: “dai, dai, facci sognare…”, e il pregiudicato ancora vuole provarci, metterci a pecora con l’aiuto di Zanda, “voyeur” dell’ultima ora…, che incita all’orgia totale contro il Movimento, e spegnere la luce per favore…, ma adesso sarà più dura, e sono uguali come altri cento latitanti, come altri mille corruttori, come altri milioni di complici che amano ancora i loro caporali.
Buona giornata a voi che amate le stelle e avete il sole nel cuore che nessuno potrà mai spegnere.

I SALTI MORTALI DI TRUMP
Paolo de Gregorio
Dopo un anno di bombardamento mediatico, che ci ha illustrato fino allo sfinimento l’andamento delle primarie USA, con lo scopo evidente di offrire al mondo lo spettacolo di autentica democrazia, ecco che a tre mesi dal suo insediamento il nuovo presidente americano rinnega totalmente il programma per cui i cittadini lo avevano eletto.
Ma volendo andare oltre l’umiliazione inflitta al voto popolare, che praticamente non vale nulla, c’è da chiedersi come sia stato possibile il repentino passaggio da uno scenario in cui l’America usciva dall’interventismo militare, ridimensionava la partecipazione alla Nato, frenava sulla globalizzazione per riportare la produzione e il lavoro in patria, a un Presidente che si mette l’elmetto, bombarda la Siria senza avvallo dell’ONU, minaccia la Cina se non lo aiuterà a neutralizzare la Corea del Nord, si mette contro la Russia colpevole di essere storica alleata della Siria, sposta portaerei come fosse diventato Stranamore.
Siccome non credo che Trump sia diventato pazzo e sono arciconvinto che non si possa passare così repentinamente da una strategia “America First” a una strategia identica a quella della famiglia Bush (armi chimiche inventate comprese), l’unica strada per poter comprendere questa giravolta di acrobata del circo ci porta a ragionare su quel gigantesco potere, palese e occulto, rappresentato dal “complesso militare industriale”, costituito da gigantesche multinazionali che vedono solo le guerre nel proprio futuro, dal Pentagono da cui dipende l’esercito più potente e moderno del mondo, dalla CIA e altri servizi segreti in grado di far operazioni del livello delle false armi di distruzione di massa in mano a Saddam per determinare uno scenario di guerra. Credo che anche la lobby ebraica, molto potente negli USA, che vedeva con preoccupazione l’allontanamento degli americani dal teatro mediorientale, sia della partita che, in un modo o nell’altro, con minacce o ricatti economici,abbia causato questo improvviso e inspiegabile tradimento degli elettori.
Dico questo con grande amarezza, perché mi sembrava che la strategia di Trump portasse nella direzione della pace e dell’abbandono del Medioriente, visto che ormai gli USA sono indipendenti energeticamente e che le rinnovabili sono il futuro. Sembra di assistere a un riavvolgimento all’indietro della bobina della storia, con la guerra fredda, le multinazionali del petrolio che vogliono estrarlo fino all’ultima goccia, i trucchi della CIA, la minaccia nucleare.
Se qualcuno ha una spiegazione più plausibile della mia prego di illustrarla, anche se l’unica strada percorribile sarebbe quella della richiesta di impeachment per inganno del corpo elettorale e stravolgimento della democrazia.

RIDIAMARO : – )

SPINOZA
Dopo la vittoria di Trump borse in ribasso. Bene solo il mercato del plutonio.

Gli americani si meravigliano che sia stato eletto Trump. Gli italiani si meravigliano che Trump sia stato eletto.

Il Ku Klux Klan annuncia una manifestazione per festeggiare Trump. E vorrebbero invitare anche Obama. (Il problema non è tanto la festa del Ku Klux Klan. È la grigliata finale che mi lascia perplesso)

Obama telefona a Trump. “Ti ho appena cagato sulla scrivania“.

Le prime parole di Trump presidente: “A cosa serve questo pulsante?”

Come presidente Trump percepirà uno stipendio di un dollaro. O almeno è quello che dichiarerà.

Trump nomina un nazionalista antisemita con idee xenofobe. Farà la parte del poliziotto buono.

Melania Trump visita l’orto della Casa Bianca con Michelle. “Quante volte glielo dai lo champagne?”

I suprematisti inneggiano a Trump: “Salverà la nostra razza”. Veramente non ha mai parlato di maiali.

Juncker: “Trump non conosce l’Europa”. Visto l’andazzo io eviterei di ricordagliene l’esistenza.

Secondo Juncker con Trump si aprirà un periodo di incertezza. Vuoi mettere la tranquillità degli ultimi mesi?

Angela Merkel offre collaborazione agli Usa. “Grecia e Italia sono a vostra disposizione”.
Il Vaticano: “Trump usi il peso degli Stati Uniti per portare la pace nel mondo”. Sganceranno ciccioni.

Salvini: “Governeremo l’Italia con il programma di Trump”. Il muro ce lo mette la Svizzera.
Netanyahu, Putin, Orban ed Erdogan esultano per l’elezione di Trump. E anche la salma di Hitler ha avuto un sussulto.

Hollande chiede a Trump di chiarire cosa intende fare con l’Ucraina. “Dipende, è figa?”

Napolitano: “La vittoria di Trump è uno degli eventi più sconvolgenti della storia del suffragio universale”. Lui non ci faceva votare per proteggerci.

Trump chiede di istituire un registro degli immigrati musulmani. Rinunciando così al piacere della caccia.
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Consip: capitano dei carabinieri accusato di aver falsificato gli atti sul padre di Renzi. Scrivendo Tiziano al posto di Matteo. (cricon)

Notturno concertante
“L’accusa a Tiziano Renzi falsificata da un carabiniere”,
Secondo Repubblica potrebbe essere il padre della Raggi.
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Il Pd atterrato da uno scandalo ogni 5 minuti. Non fa nemmeno a tempo a rialzarsi!
Difficile controbattere con un numero pari grado di polizze e di Cassimatis
……
RIDERE :- )

Tra ambientalisti: “Qual è la tua posizione nei confronti del gorilla di montagna del Ruanda?”. “Preferibilmente non di spalle”.
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Da un’intervista: “Ho 70 anni e nel fare all’amore ho sempre usato il metodo M.S.”. “E in cosa consiste?”. “Da 20 a 40 anni: Mattina e Sera. Dai 40 ai 50 anni: Martedì e Sabato. Dai 50 ai 60 anni: Marzo e Settembre. Dai 60 anni in poi … Mortacci Sua!”.
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Un balbuziente ha un difetto particolarissimo: non può pronunciare le parole che iniziano per B. Con l’aiuto di una logopedista e con molto esercizio una sera riesce a dire: “Questa è una b…. Questa è una b…. Questa è una b…. Questa è una birra!”. Il giorno dopo va al pub con gli amici, e cerca di stupirli! “Cameriere! Una B… una b… una b… Una birra, per cortesia!” “Bionda o Bruna?”…”Aranciata, grazie!”.
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Storiella italiana riattualizzata:
Al supermercato una mamma col suo bambino. Il bambino è terrificante e disturba tutti ma la mamma, ispirata dal neoliberismo di Renzi gli lascia fare di tutto. Il bambino arraffa tutto quel che gli capita a tiro e lo lancia nel carrello. Arrivati alla cassa, la cassiera è stanca a un po’ lenta e il bambino comincia a inveire e la chiama con tutti i più brutti nomi del mondo. La cassiera si ferma e chiede alla madre di far smettere il suo bambino. Ma la madre dice: “Io sono cresciuta alla scuola di libertà di Renzi e ho educato il mio bambino a fare tutto quello che gli pare”.
Il signore dietro di lei, prende dal carrello un barattolo di yogurt, lo apre e lo spiaccica sopra la testa del bambino. La madre si altera, ma lui calmo fa: “Anche io sono stato cresciuto alla scuola di una madre che amava la libertà e ora a me va di spiaccicare questo yogurt sulla testa di questo bambino”.
Il terzo signore della fila dice: “Io sono stato cresciuto alla scuola dei Salesiani ma lo yogurt al signore glielo pago io”.
(Da ‘Il signor Rossi e l’impero del male’ di Paolo Rossi)
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Una ragazza chiede al fidanzato: “Cosa ti piace di più di me: la mia bellezza, la mia profonda intelligenza o la mia sincerità?”. E il ragazzo: “Il tuo senso dell’umorismo, cara!”
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Un tizio con una vecchia moto tutta scassata viene fermato dai carabinieri: “Documenti…”. “Non ce li ho!”. “Il casco?”. “Non ce l’ho!”. “Lo specchietto retrovisore?”. “Non ce l’ho!”. “La targa?”. “Non ce l’ho!”. “Allora, riepilogando: lei è senza documenti, senza casco, senza specchietto e senza targa. E ora come la mettiamo?”. “Appoggiata al muro perché è senza cavalletto”.
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Un coniglio, camminando nella foresta, vede un corvo appollaiato su un ramo a non fare nulla. Si avvicina e gli fa: “È divertente stare seduti senza far niente?”. “Certo”, risponde il corvo, “prova anche tu”. E così il coniglio si mette a sedere sotto lo stesso albero. Improvvisamente, sopraggiunge una volpe e, senza pensarci un attimo, mangia il coniglio. Morale: Per stare tutto il giorno seduti senza fare un cazzo, bisogna essere seduti molto, ma molto in alto.
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Un gruppo di 50 persone stava frequentando un seminario. Improvvisamente l’oratore si fermò e decise di fare un’attività di gruppo. Iniziò a dare un palloncino a ciascuno dei 50 seminaristi. Ad ognuno fu chiesto di scrivere con un pennarello il proprio nome su di esso. Poi tutti i palloncini furono raccolti e messi in un’altra stanza.
Una volta riempita la stanza di palloncini, l’oratore chiese ai 50 seminaristi di rientrare dentro e trovare il palloncino col proprio nome entro 5 minuti. La scena fu questa: tutti erano freneticamente alla ricerca del palloncino col proprio nome, ognuno si scontrava con l’altro, spinte, gomitate….nella stanza regnava il caos totale!
Allo scadere dei 5 minuti nessuno riuscì a trovare il proprio palloncino.
Vista la prova fallimentare ad ognuno di loro fu chiesto di raccogliere un palloncino qualsiasi e darlo alla persona che aveva scritto il nome su di esso. In pochissimi minuti tutti avevano in mano il proprio palloncino!
A questo punto l’oratore disse: Questo è esattamente ciò che sta accadendo nella nostra vita. Tutti siamo alla ricerca frenetica della felicità…giriamo come delle trottole, ma non riusciamo a trovarla.
La nostra felicità sta nella felicità delle altre persone. Rendete loro felici e avrete la vostra felicità.
Mio padre non ha mai tenuto per sé palloncini, ma li ha sempre donati agli altri con il sogno di cambiare in meglio questo Paese. Chi sente di aver ricevuto un palloncino da mio padre lo conservi con cura. Chi condivide il suo sogno lo persegua senza mollare mai come ha fatto lui, fino alla fine. (Davide Casaleggio)
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