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Wednesday September 20th 2017

MASADA n° 1837 11-3-2017 AMICI MIEI

MASADA n° 1837 11-3-2017 AMICI MIEI
Blog di Viviana Vivarelli

La banda dei rignanesi – Caro Renzi – Lettera al Pd – La saga dei babbi. Altro che i Borgia! – Tutto ‘i su babbo – Trump.it- Una frase innocua – Ma mi faccia il piacere – Fascismo di ritorno – Memorie di Tiziano – Roma e Grillo- Rampini e il viaggio di Renzi in California – I volta frittata –

harry haller
…dopo ‘a bbanda de ‘i Casalesi, ‘a gang de ‘i Rignanesi….
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Alessandro Venzano
L’Italia è una Repubblica fondata sullo spreco di denaro pubblico.
…”populismo” dicono, e pure “becero”: pe’ me, “becero”, è ‘nvece, er modo cor quale hanno mannato a puttane n’ Paese e ‘a vita de mijoni de persone, cor quale hanno occupato ‘e istituzzioni, svenduta l’Industria, comprato ‘a stampa, ridotto l’Istruzzione a ‘na farsa, ‘a Sanità a n’ terno ar lotto, ‘i diritti costituzzionali a ‘na barzelletta : mo’ che nun se possono neppure appella’ a “la lotta comune contro il terrorismo” pe’ soffoca’ ogni dissenso, pe’ questi, ‘a fine è segnata: er “fenomeno transitorio” M5S, je fara’ n’ mazzo tanto……
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Travaglio: “All’estero quando un politico è coinvolto in un reato, sparisce lui.
In Italia sparisce il reato, il processo e a volte anche il magistrato. ”
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Giuseppe Stelluti
Generali, ministri, assessori, dirigenti etc etc, tutti i protagonisti dello scandalo Consip restano al loro posto tranne i carabinieri del Noe, che hanno scoperto lo scandalo, ai quali hanno tolto l’indagine…Non vi sembra strano?
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Viviana
Il bimbo minchia deve andare in procura coi genitori accompagnato dai nonni.

Alfano: “Evolviamo in un nuovo soggetto”. Per comodità, la sede sarà a Rebibbia
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Comagirl00
Ammiro il savoir-faire di Tiziano Renzi di fronte alle dichiarazioni del figlio. Io sclero anche solo quando al ristorante qualcuno ordina l’acqua per me.
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notturno concertante
Oggi a messa Renzi è per un attimo trasalito quanto il prete ha detto: “Nel nome del Padre”.
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Viviana
A Renzi propongo della magliette con su scritto:“NOT IN MY NAME”
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Luce so fusa
Fassino su Lotti: “E’ una persona perbene e non deve dimettersi”.
Direi che non gli resta che costituirsi.
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Misteri della fede
Tiziano Renzi: “Chi fa la spia non è figlio di Maria”
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Enzofilia
Matteo Renzi difende il padre. Ogni papà è bell’ o’ scarrafone suyo.

Carlotta Graziani
Caro Renzi
Non ti scrivo una lettera commovente come hai fatto di recente, ti scrivo una lettera per rompere tutta l’ipocrisia, che non so se faccia più ridere o piangere, di quella lettera.
Dopo tutte le porcate fatte al governo di un Paese così bello, che te e tutti quelli che ti hanno sostenuto nelle tue immense porcate (Verdini&co) state facendo morire, pensavo avessi un minimo di dignità e ti nascondessi in casa a riflettere su quante vite hai distrutto.
E invece no.
Ti trovo bello pimpante, pronto con nuove supercazzole del tipo “Lotti è un santo padre di famiglia e per mio padre pena doppia” oppure una lettera diretta a Beppe Grillo dove cerchi di fare la vittima.
Parliamoci chiaro, puoi dichiararti anche salvatore in terra, ma io le porcate che hai fatto ce l’ho tatuate sulla pelle, minuto per minuto, e non le dimentico.
Quindi, recita quanto puoi, ma sappi che per me saresti stata una persona un pizzico migliore se invece che ributtarti in scena avessi perlomeno un minuto solo pensato a tutte le persone a cui hai contribuito a rovinare la vita.

Rocco Gazzaneo: Tiziano Renzi querela Travaglio: “Gli ho chiesto 300mila euro”. Ma vanno bene anche 5.000 ogni due mesi.

Rostokkio
Tiziano Renzi: “Soffro di Tachicardia”. Quindi ‘30.000 al mese x T.’ era una prescrizione.

Notturno concertante
Papà Renzi torna a Medjugorje.
Poi se tutto va bene anche in Consip.

LUISELLA COSTAMAGNA (il Fatto Quotidiano)
Caro Matteo Renzi,
in un siparietto con Tommaso Cerno, l’altra sera a Otto e mezzo, lei si è lamentato che negli ultimi tre mesi, da dicembre in avanti, i giornali non hanno fatto altro che occuparsi di lei, cosa fa Renzi, cosa fa il babbo di Renzi, perfino quanto è ingrassato. E chi stava davanti alla televisione, all’improvviso, si è domandato se non fosse uno scherzo. Perché, caro ex presidente del Consiglio, a dire il vero i giornali e i telegiornali non fanno altro che parlare di lei dal febbraio 2014, ossia da quando lei ha ricevuto la campanella dalle mani di quel signore cui aveva appena twittato di stare sereno.
Per mille giorni lei ha presidiato prime pagine, aperture dei tg, editoriali, copertine di rotocalchi per famiglie, talk della domenica, di prima e seconda serata, preserali e mattutini, sempre.
Lei non parlava direttamente? Nessun problema, il retroscenista o la retroscenista di turno trionfalisticamente dava conto delle sue gesta, dei suoi detti memorabili, della sua energia, del suo decisionismo. Andava all’estero? Fiumana di cronisti all’estero. Camminava per le vie di Roma? Codazzo di cronisti adoranti in perfetto stile prof. dott. Guido Tersilli.
Caro Renzi, perché non dice quello che pensa veramente? Perché io, in qualche modo, sono d’accordo con lei. Non doveva dire – sdegnato – che da tre mesi l’informazione non fa che occuparsi di lei. Doveva dire – sdegnato – che i giornaloni prima la beatificavano costantemente, scrivendo pomposi che lei era la cura giusta per il Paese, e ora l’hanno bellamente scaricata; gli stessi editorialisti che ieri avevano l’applauso incorporato oggi scrivono che il giudizio politico sulla sua azione di governo e sulla sua concezione del potere non può che essere impietoso.
Sì, caro ex segretario del fu Pd, quei giornali sono gli stessi che facevano finta che la Consip non esistesse, e magari davano dei manettari a quei cattivoni del Fatto (e pochi altri) che si permettevano di indagare, e ora sparano a tutta pagina Romeo, Lotti, Renzi padre e compagnia. A dire il vero, caro ex deus ex machina del nostro martoriato Paese, hanno aspettato di essere certi che lei fosse davvero fiaccato: soltanto con lo sgretolamento del suo partito e con l’arresto di Romeo hanno perso ogni ritegno; e il coro osannante si è trasformato in collegio giudicante, una parodia di piazzale Loreto che fa soltanto piangere.
Che cosa sappiamo oggi della sua concezione del potere, della sua arroganza, delle sue promesse da marinaio, del suo storytelling farlocco, della sua abitudine di piazzare fedelissimi su tutte le poltrone chiave (si chiama occupazione), del sottobosco del suo Giglio magico, della sua volontà di asfaltare dissensi e minoranze, che non fosse già chiaro uno o due anni fa? Ferruccio de Bortoli lo spiegò a chiare lettere (e fu sostituito al Corriere). Questo giornale e pochissimi altri non hanno fatto che scriverlo. E il resto? Caro Renzi, gli Italiani l’hanno mandata a casa con un voto chiaro. Per liberarsi dei musicanti in servizio permanente effettivo (che già accordano i violini per il prossimo) purtroppo un referendum non c’è. Un cordiale saluto.

LETTERA APERTA AL PD
Perrone Francesco

Avete difeso ad oltranza Renzi.Ne avete difeso l’immoralità, la spocchia e l’incompetenza. Ora criticarlo o difenderlo, non vi salverà. Siete stati suoi complici nel fare affondare l’Italia economicamente e socialmente. Voi giornalisti..voi intellettuali radical chic..voi di una minoranza solo a parole, ma che poi di fatto gli votavate ogni porcata (come i 14 emendamenti salvabanche).Voi tutti nessuno escluso, siete peggio di Renzi.La vostra cecità in malafede, che vi ha lasciato omertosi a guardare, mentre Renzi stuprava la sx ed ogni suo nobile valore ideologico, vi rende IMPERDONABILI . Renzi in fondo eseguiva solo un piano dettatogli dai potenti. Ma voi lo sapevate e lo avete lasciato fare. Avete accettato che la sx diventasse la paladina dei Marchionne e dei Farinetti, di Confindustria e delle lobby . Sì,..siete peggio di Renzi. Avete abbandonato i vostri fratelli operai, i poveri..gli ultimi. Sì,..voi siete peggio di Renzi. Voi siete traditori opportunisti e biechi, che per bramosia di pecunia e di poltrone, avete prostituito e venduto la vostra anima!
Io aggiungo: maledetti ladri e acefali e farabutti!

Luca’s jokes
Il papà di Renzi è partito per Medjugorje. Nel dubbio la Madonna si è resa irreperibile.

Acid rain
Tiziano Renzi è partito per Medjugorje. Avrei detto per la tangente.

LA SAGA DEI BABBI. ALTRO CHE I BORGIA
Daniela Ranieri

Affari di famiglia – La paternità è quasi un titolo onorifico: per averlo, non basta l’anagrafe.
Ogni giorno ne esce fuori uno. All’uscita dalla messa, nei circoli Pd di provincia, in pellegrinaggio a Medjugorje o a fare “braciate” in giardino con alti generali dell’Arma. Sono i babbi. Diciamo subito che il babbo non è un padre normale. Babbo si diventa, non semplicemente come si diventa padri, ma avendo forgiato la tempra dei ganzi dirigenti toscani noti col nome di “giglio magico”.
L’ultimo è il padre di Luca Lotti, Marco, che beccato dal Corriere in un frizzante incontro con Fassino a Montelupo fiorentino chiarisce: “Anche io sono un babbo, ma credo di non essere minimamente messo allo stesso pari di altri babbi”. Per questi toscani la qualifica di “babbo” deve essere una specie di titolo araldico, che a seconda della persona di cui si è babbo è vieppiù prestigioso.
A Pontassieve c’è proprio un’anagrafe dei babbi, con tanto di gerarchia dei titoli da apporre a chi si presenta in ufficio. A babbo Lotti, desideroso di sapere a quale livello e trattamento potesse aspirare in caso di indagini a carico suo o del figlio, l’impiegato deve aver chiesto di chi fosse babbo, e avendo ricevuto la risposta che si trattava solo del ministro dello Sport, ha preso il timbro dei babbi minori e consegnato la pratica al richiedente, che ora se ne lamenta (o se ne fa scudo?) coi giornalisti.
Tiziano, genitore del petalo d’oro, è il babbo per antonomasia. L’autista del camper di Matteo, per avvertire il faccendiere Russo di non telefonargli, dice semplicemente “non chiamare il babbo”, senza specificare babbo di chi, come dire non chiamare l’arciduca d’Austria o l’infanta di Spagna. E sì che in questa storia ci sono più babbi che ne I Borgia.
Così mentre minaccia per il babbo, nel caso colpevole, “pena doppia” (a riprova dello status speciale cui obbliga il titolo), Matteo svolge sul blog il temino “Il mio babbo”:
“Mio padre è un uomo di 65 anni”, fin qui simile a molti padri. Però “Per me è semplicemente mio babbo”. Lo sospettavamo. È talmente babbo che “Mi ha tolto le rotelline dalla bicicletta, mi ha iscritto agli scout, mi ha accompagnato trepidante a fare l’arbitro di calcio. Mi ha insegnato l’amore per i cinque pastori tedeschi che abbiamo avuto”. E poi, e poi? “mi ha pianto sulla spalla quando insieme abbiamo accompagnato le ultime ore di vita di nonno Adone”. Non cominciamo, ex presidente, a mettere in mezzo anche i nonni ché già stiamo nel pallone coi babbi.
Già perché essere figlio di babbo comporta, nel caso si debba difenderlo da indagini su truffe ai risparmiatori o traffico di influenze, tutto uno storytelling.
Famoso quello di Maria Elena Boschi, che nella mozione di sfiducia al Senato così ritrasse il su’ babbo Pier Luigi, gerarchicamente subito sotto Tiziano:
“Mio padre è una persona perbene. Figlio di contadini, per andare a scuola ogni giorno faceva 5 km a piedi all’andata, 5 km a piedi al ritorno e 40 minuti di treno”.
Capite che uno così non può chiedere consiglio su a chi affidare Banca Etruria a faccendieri e presunti P3isti come Flavio Carboni.
Ma forse babbo Lotti, con quel “non sono come gli altri babbi”, intendeva che il suo titolo non gli conferisce gran potere d’intrallazzo, né gli dà diritto a un trattamento deluxe sui giornali. O che, pur essendo babbo, non ha inguaiato il figlio come il babbo antonomastico, avendo semmai il figlio inguaiato lui.
Mah.
Ma la rottamazione questo è: non padri che raccomandano i figli, come nel familismo amorale studiato dagli etnologi; piuttosto, figli che diventano potenti dicendo di voler rottamare i padri degli altri, e si ritrovano rottamati dai babbi loro.

I VOLTAFRITTATA
Marco Travaglio
L’altra sera, a Lineanotte, Maurizio M’annoi era insolitamente pimpante. Per quanto può esserlo lui, si capisce. La digestione, solitamente difficoltosa col ruttino incipiente e la palpebra calante era andata meglio del solito e i boh, bah, burp, inzomma, chemetoccafà che costellano il suo eloquio sonnacchioso erano più contenuti del solito. Il motivo erano le ultime notizie sul caso Consip, che nella sua personale interpretazione parevano scagionare l’amata famiglia Renzi: “Romeo non risponde ai pm”, ma giura “mai conosciuto Tiziano” (strano: nelle intercettazioni dice il contrario) e “non esiste nessun Mister X incontrato di nascosto da papà Renzi come riportato enfaticamente nei giorni scorsi” (esiste eccome, Mister X, solo che ora ha un nome), ‘nzomma non è successo niente: “È una storia complicata, confusa, versioni che cambiano ogni giorno…”. Mah, boh, burp, ‘sticazzi, s’è fatta ’na certa… A discuterne in studio, in ossequio alla par condicio, due osservatori super partes, curiosamente innocentisti: Goffredo Bettini del Pd (via satellite da Bruxelles: mai più senza) e Sandro Gozi, che invece è del Pd.
Alla fine, chi sopravviveva allo sbadiglio fino in fondo, si faceva l’idea che l’inchiesta è già finita nel nulla, la solita tempesta in un bicchier d’acqua. Come fossero passati 5 anni e non 5 giorni dall’arresto di Alfredo Romeo e dalla discovery delle carte dell’inchiesta che investe i fedelissimi di Matteo Renzi.
Il merito dell’Operazione Amnesia non è soltanto di M’annoi, ma dei tre tg di Viale Renzini, assistiti dai trombettieri renziani da talk show: tutte mediocri figurine che, se esistesse un conduttore informato sui fatti e non nominato da Renzi, affogherebbero nel ridicolo. E invece, in quel MasterRenz sterilizzato dai fatti, riescono a rivoltare tutte le frittate e a spacciare l’arrosto per fumo.

Abuso di cognome.
Tiziano Renzi accusa Carlo Russo, amico di famiglia e di pellegrinaggi, di “abuso di cognome”. Cioè di aver millantato credito con Marroni, ad di Consip, e con Romeo. Ma non lo denuncia, sennò magari quello non si avvale più della facoltà di non rispondere, ma canta. Finora l’unico abuso di cognome è di babbo Tiziano: perché mai Marroni avrebbe dovuto incontrarlo se non fosse stato il padre del premier che l’aveva nominato?
E perché mai Romeo ed Emiliano avrebbero dovuto ricevere tal Russo se non l’avesse mandato il padre del premier?
Chi dovrebbe lamentare l’abuso di cognome è Matteo Renzi, che invece si guarda bene dal prendere le distanze dal padre e dal denunciare Russo.
Chissà mai perché.

Inchiesta a orologeria.
Sia Matteo sia Tiziano ricordano che il babbo non ha mai avuto guai con la giustizia finché il figlio non è diventato premier: solo allora fu indagato (e archiviato) per bancarotta e poi per Consip. Ora, l’inchiesta per bancarotta nasce dal crac Chil Post del 2013: chi vuol evitare indagini per bancarotta, non ha che da evitare il fallimento delle sue società.
L’inchiesta Consip lo coinvolge perché i pm scoprono che Romeo, imprenditore in affari col governo, è in affari col padre del capo del governo.
Bastava che papà Renzi non si occupasse di Consip e di Romeo, e non ci sarebbe finito.

Subito il processo.
La litania è nota: presunzione d’innocenza, fare i processi, fiducia nei giudici. Ma qui ci sono dei fatti da valutare a prescindere dai reati.
1) Romeo, imprenditore renziano, annota su due pizzini che deve dare 30 mila euro al mese a papà Renzi e 5 mila ogni due mesi al fido Russo (con cui concorda le modalità di pagamento): perché mai dovrebbe attivarsi per quei versamenti se non fosse d’accordo coi destinatari e se quelli non gli avessero dato o promesso nulla in cambio?
È matto?
2) I manager renziani Marroni (Consip) e Vannoni (Publiacqua) giurano che il ministro renziano Lotti li avvisò dell’indagine segreta. Vannoni aggiunge che anche Renzi sapeva e gli disse di “stare attento a Consip”. Che motivi avrebbero due manager che devono tutto a Renzi e Lotti di calunniarli?
Sono matti?
3) Secondo Marroni, il generale Del Sette avvertì il presidente Consip, Ferrara, e il generale Saltalamacchia avvisò lui (e – per l’ex sindaco di Rignano – pure babbo Renzi).
Perché mai Marroni dovrebbe inguaiare due altissimi ufficiali con accuse inventate?
È matto?

Fughe di notizie.
La Procura di Roma applica il principio di precauzione e punisce per le fughe di notizie il Noe dei Carabinieri, levandogli le indagini pur non avendo prove che sia responsabile. E affida l’inchiesta al Nucleo Investigativo della stessa Arma, comandata però da due generali indagati per rivelazione di segreti e favoreggiamento agli inquisiti.
Infatti il governo non applica il principio di precauzione e lascia ai vertici dei Carabinieri due sospettati di spifferare notizie top secret.
E tiene pure al vertice di Consip il loro accusatore Marroni.
Così, delle due l’una: o l’Arma è diretta da due delinquenti favoreggiatori, o Consip è diretta da un delinquente calunniatore.

Indagini difensive.
In base a una demenziale legge del 2001, gli avvocati di Tiziano interrogheranno Marroni sperando che ritratti quanto detto sotto giuramento ai pm: babbo Renzi gli mandò Russo a ricattarlo per truccare l’appalto più grande d’Europa pro Romeo e Verdini.
Se Marroni ritratta, Tiziano e Russo sono salvi; se conferma, i due rischiano la condanna.
Marroni rimane in Consip grazie al governo Gentiloni, appoggiato dal Pd di Renzi.
Così, se ritratta e resta, si penserà a un ricatto riuscito; se non ritratta e salta, si penserà a un ricatto fallito. Che aspettano Gentiloni e Padoan a rimuoverlo dalla poltrona che scotta? Sono matti o sanno qualcosa che noi non sappiamo?
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Il papa ha commissariato Medjudgorie e il vescovo di Mostar nega che la Madonna vi sia mai apparsa. Quella di Medjugorie potrebbe essere una delle più grandi bufale religiose del nostro tempo. Il babbo di Renzi invece voleva fare una statua proprio alla Madonna di Medjugorie, la madonna delle bufale. Del resto in perfetta coerenza con le sue dichiarazioni e con le bufale del figlio.
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Fabio Missora
Questi rubano, sono stati eletti da persone compromesse con la malavita, speculano sulla vita e sulla salute degli Italiani, mantengono e aumentano i loro privilegi e quelli degli amici ma i problemi per i giornalisti erano le urla di Beppe e ora i toni di Di Maio.
Mani pulite a confronto era un’istituzione benefica……
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TUTTO SUO PADRE
Marco Travaglio

Alla convention di Forza Pd, aperta ieri al Lingotto, il leader del centrosinistradestra Matteo Renzusconi esibirà oggi come un trofeo Tommaso Nugnes, figlio di Giorgio, l’assessore comunale Pd alla Protezione civile e al Territorio della giunta napoletana Iervolino che nel novembre 2008 si tolse la vita mentre era sotto inchiesta per complicità nei violenti scontri contro la discarica locale. L’altra sera, a Porta a Porta, Renzusconi aveva gettato il cadavere del politico suicida addosso ai pm di Napoli che hanno scoperto lo scandalo Consip (dov’è coinvolto anche suo padre), raccontando una versione falsa e bugiarda del caso Nugnes: “Alfredo Romeo dieci anni fa si è fatto 2 mesi di carcere, poi gli hanno detto che era innocente. Ma l’assessore Nugnes si è suicidato. Sono molto felice della presenza di suo figlio al Lingotto”. Il simpatico vezzo di usare gli indagati morti per screditare i pm vivi e riabilitare gli inquisiti vivi non è una novità, nella fogna politica nostrana: ci avevano già provato i futuri pregiudicati Craxi e Berlusconi (infatti a difendere il Giglio Fracico sono già scesi in campo Giuliano Ferrara, Sallusti e Ghedini). Ora Renzusconi concede il bis, falsificando pro domo sua (oltreché di Lotti, babbo Tiziano, Romeo & C.) il caso Nugnes, che non andò affatto come lui l’ha raccontato.
L’inchiesta che lo vedeva coinvolto quando si impiccò non era quella sul Global service di Romeo & C., finita con una raffica di condanne in primo e secondo grado e con un annullamento plenario in Cassazione: per quella, Nugnes non aveva ricevuto alcun avviso di garanzia. Era stato invece arrestato per le violente proteste degli ultras napoletani contro la discarica di Pianura, con le accuse di associazione a delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio, in base alle sue telefonate all’amico di An Marco Nonno e a vari ultras, che sembrava avvertire sugli spostamenti della polizia. Subito dopo fu scarcerato col solo divieto di risiedere a Pianura per tre giorni a settimana per ridurre il rischio di inquinamento delle prove. Il suo avvocato Nello Palumbo spiegò: “Era accusato di essere tra i registi degli scontri di Pianura, per alcune telefonate in cui parlava dei movimenti dei blindati delle forze dell’ordine intorno alla discarica. Ma non riusciva a capire perché non fosse stata trascritta la sua telefonata a una giornalista che l’avrebbe scagionato. Ho provato a rincuorarlo, spiegandogli che nel processo avremmo fatto colmare questa lacuna, ma lui era prostrato dalla fatica nel far emergere la verità”. Qualcuno ipotizzò del suo coinvolgimento in una storia di appalti e camorra.
Ma Palumbo precisò che non aveva ricevuto alcun avviso di garanzia e “nell’ultima telefonata mi parlò solo dei fatti di Pianura”. E il procuratore aggiunto Franco Roberti, capo della Dda, smentì l’indagine per camorra. Venti giorni dopo furono arrestati per corruzione Romeo e altri 12 per lo scandalo Global Service: si scoprì che i pm avevano chiesto di arrestare anche Nugnes che, dalle intercettazioni, risultava aver passato all’imprenditore notizie riservate su certe delibere in cantiere. Ma questo Nugnes non poteva saperlo quando si tolse la vita. Seguirono le condanne, poi annullate dalla Cassazione che, parlando di Romeo (Nugnes era stato stralciato per “morte del reo”), definì la condotta dell’assessore-informatore “non corretta sul piano istituzionale”: una “violazione dell’obbligo di imparzialità”, anche se “non criminosa”. Invece, per gli scontri di Pianura, il processo si è chiuso in primo grado con una raffica di condanne: 8 anni a Nonno, l’alter ego di Nugnes, e pene severe anche agli altri imputati collegati all’ex assessore.
Di che va cianciando dunque Renzusconi, confondendo i processi e scambiando condanne per assoluzioni? E perché non va fino in fondo alle sue deliranti accuse, facendo i nomi dei magistrati che nel 2008 istruirono i processi Pianura e Global Service, a partire dal loro coordinatore, cioè l’attuale procuratore nazionale antimafia Franco Roberti? Vuole forse dirci che Roberti, simbolo della lotta alla camorra, è un cialtrone perché qualche suo imputato (non Nugnes però) è stato assolto? Vuole comunicare ai mafiosi, che lo tengono nel mirino, che non hanno tutti i torti a sentirsi perseguitati dalla giustizia? Oppure, oltre a straparlare su inchieste e sentenze che non conosce, ha confuso pure i magistrati e ce l’ha con Henry John Woodcock che ai tempi del caso Nugnes stava a Potenza e ora lavora a Napoli nella Dda, cioè si occupa prevalentemente di camorra e ha seguito ultimamente l’indagine sulla “paranza dei bambini”? Vuole forse dirci che Woodcock, quando fa arrestare i camorristi, è un genio e, quando scopre i traffici tra Romeo, Consip e Giglio Magico, è un coglione? E, siccome a Porta a Porta ha ripetuto le solite accuse a Woodcock “specializzato in inchieste che arrivano a un nulla di fatto” (balla colossale, come dimostrava ieri Gianni Barbacetto), si rende conto di regalare una formidabile arma agli avvocati dei camorristi, o parla a vanvera? E parla da leader del partito di maggioranza relativa, o da figlio di suo padre? E il ministro della Giustizia Andrea Orlando, suo competitor alle primarie Pd, non ha nulla da dichiarare? E il Csm, dal presidente Mattarella al vicepresidente Legnini in giù, cos’aspetta a tutelare i magistrati da questi attacchi vergognosi come faceva ai tempi di Berlusconi? O il problema è che Renzusconi non si chiama Berlusconi?

Ps. In uno scambio di affettuosità con La Stampa, Renzusconi denuncia una congiura ordita contro di lui da un non meglio precisato “intreccio di poteri” che “vogliono farmela pagare per i padrini che non ho e non ho mai avuto”. Gli bastano i padri.

DISCOLPA
Tiziano Renzi nega tutte le accuse infamanti: “Non ho mai avuto un figlio di nome Matteo”.
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L’eredità-La famiglia Renzi rispetta le leggi.
Di Mendel

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RENZI TI SPIEGO COSA SI PROVA AD ESSERE UN “BABBO”
Daniela Crimi

Caro Presidente, o forse dovrei chiamarti solo Renzi, visto che avevi promesso di dimetterti..
Ti do del “tu”, perché sono una populista ignorante, mi viene difficile dare del “lei” a chi non stimo…
Ho appena letto la tua lettera indirizzata al Signor Grillo, in difesa del tuo Babbo…
Molto commovente e toccante, ricordare un papá che ti spingeva nel triciclo, che ti insegnava a crescere, per poi farlo con le sue nipoti… Bello bello davvero..
Ora ti spiego cosa si prova da quest’ altra parte, ad essere mortificato da una politica corrotta, tutti i santi giorni…
Il mio babbo si alzava alle 5 del mattino, come tanti Papá Italiani, per portare almeno del cibo in casa, visto che il resto andava speso in tasse… Quelle tasse costantemente pagate, per estrema onestá nei confronti di uno stato che ci ha abbandonati… Noi onesti, pur non avendo fatto nessun giuramento sotto la nostra bandiera tricolore…
Eppure il mio Papá onesto, ha dovuto chiudere l’ officina, per colpa delle vostre losche politiche, per colpa delle vostre tasche piene…
A 56 anni il mio babbo, avrebbe dovuto godersi i nipoti, invece era seduto su un tavolo disperato, con le mani in testa, credendosi un fallito, alla ricerca di un nuovo lavoro, di qualcuno che lo prendesse a lavorare per raggiungere la pensione…
E questo é accaduto a mio padre come a tanti Babbi Italiani..
É per questo caro Matteo, che il Signor Grillo si incazza con te e la tua famiglia, perché mentre tu avevi il diritto di rappresentarci e tutelarci, eri complice del tuo Babbo… Che tenerezza sapere che difendi la tua famiglia, immagino la scena di Nonno Renzi con i nipoti e in tasca i soldi dei cittadini Italiani…
Io non posso immaginarla questa scena nella mia famiglia, perché quei soldi sudati, li abbiamo utilizzati per sanare i debiti che avete fatto con il mondo…..
Non riesco ad immaginare mio padre con i nipoti, perché per dare un futuro degno ai miei figli, sono dovuta venire a vivere in Sud America, e il mio babbo onesto, non può crescere i suoi nipoti…
Gli diró una cosa piú assurda…
Quando in Italia c’era ancora il diritto al voto, io votai PD, perché ci credevo in quella tanto decantata DEMOCRAZIA…
Ora faresti meglio a metterti da parte, non ci stai facendo una buona figura…
Quando scendevo per le piazze a manifestare, gli unici che ci ascoltavano ed erano in mezzo a noi, e non a sistemarsi la cravatta innanzi una teleCamera, gli unici erano quelli del M5S…
Il Signor Grillo, ha fatto bene ad insultarvi, se io avessi saputo che mio padre rubava alla gente onesta, in nome della bandiera, l’ avrei denunciato, non difeso…
Ma sono cose troppo difficili da capire a pancia piena..
Mi vergogno di avervi votati, mi sento complice di questo schifo, mi sento di dover delle scuse al mio babbo…
Ma poi leggo la tua lettera e penso che siete voi che dovete delle scuse al popolo Italiano intero…
Ti mando i miei saluti da 18 mila km dall’ Italia… Ció che mi distacca dai miei affetti, dal mio babbo….
VERGOGNATEVI…..

TRUMP it
Alessandra Daniele

I più spiazzati dalla vittoria di Donald Trump sono stati quelli che più avrebbero dovuto aspettarsela. Ma si sa, gli Dei rendono ciechi coloro che vogliono perdere.
Da quando il fascistone è diventato presidente degli Stati Uniti, quaggiù s’è aperto il talent per la ricerca del “Trump all’Italiana”, lo Spaghetti Trump.
Salvini e Grillo sono in pole position da tempo, ma adesso persino il PD ha il suo concorrente: Michele Emiliano.
Nonostante il ruolo di populista di grana grossa che interpreta però, la manovra con la quale il corpulento governatore della Puglia ha accompagnato fuori dal PD quasi tutti gli altri antirenziani, suoi concorrenti diretti, per poi non seguirli è stata di rara sottigliezza.
Adesso Emiliano è l’unico leader dell’opposizione interna al PD (Orlando è solo un proxy di Napolitano) e quando Renzi si sarà schiantato definitivamente, potrà ereditare il partito.
Renzi è un perdente che continuerà a perdere, a maggior ragione adesso che ha esaurito le cazzate da spacciare.
Perderà sia le amministrative che l’eventuale referendum sui voucher. Persino le primarie aperte del PD sono a rischio da quando l’astuto Emiliano le ha indicate come nuova ordalia antirenziana, invitando a votare tutti coloro, dentro e fuori dal PD, che vogliano infliggere al Cazzaro la disfatta definitiva.
Per le elezioni politiche il PD avrà quindi comunque disperatamente bisogno d’un altro leader spendibile che riesca nel compito fallito da Renzi: catalizzare il voto anti-establishment per convogliarlo nel principale partito dell’establishment.
Di fronte agli elettori del PD, Emiliano potrà vantare d’essere un oppositore leale che ha cercato di evitare la scissione per il Bene Supremo del partito, e che ora potrebbe ricomporla.
Di fronte agli altri elettori, reciterà la sua solita parte di populista verace, che alle ultime regionali gli ha fruttato un vasto consenso trasversale.
A prescindere dalla sua riuscita, la strategia di Emiliano per scalare il PD è un notevole esempio della congenita doppiezza del cosiddetto csx.
Non sono migliori gli scissionisti DP, che pur continuando a sostenere il governo, progettano di raccogliere voti a sx del PD, per poi rivenderli allo stesso PD con la Grossolana Coalizione auspicata dal nefasto Scalfari, che va da Brunetta a Vendola in funzione anti M5S.
In realtà ognuna delle loro tortuose manovre avvicina al governo sia Grillo che Salvini.
Che la parola “Sx” sia preda di certi grotteschi parassiti è una delle ovvie cause dell’avanzata delle destre.
La protesta di ambulanti e tassinari inferociti davanti alla sede del PD dove si celebrava l’ennesimo rituale bizantino è stata la perfetta rappresentazione plastica della situazione.
Le bombe-carta che hanno fatto saltare in una pioggia di cocci tutti i vetri della strada non hanno scosso i piddini dalle loro procedure ossessivo compulsive, che accelerano la rovina che vorrebbero scongiurare.
Ma si sa, gli Dei rendono sordi coloro che vogliono perdere

RENZIdent EVIL
Alessandra Daniele
Dato il livello di cannibalismo nel PD, il Congresso dovrebbe svolgersi a Raccoon City.
Il tentativo in atto da parte di tutte le fazioni coinvolte di nobilitare con fumose e tardive motivazioni politiche le convulsioni del PD è patetico.
Il partito si contorce dilaniato dagli stessi biechi interessi di bottega che meno di dieci anni fa l’avevano assemblato come un patogeno OGM per preservare e perpetuare una classe politica corrotta e necrotica, garante e complice degli interessi mercantili e securitari delle classi dominanti, e deputata a raccogliere il voto popolare con un misto di promesse cazzare e ricatti identitari, solo per metterlo al servizio dei peggiori sfruttatori, nazionali e internazionali.
A disintegrare il PD è una lotta di potere, e non certo una disputa fra ideali che nella natura del partito non sono mai stati presenti, se non come paravento e pretesto per i traffici più infami.
Il Cazzaro si rifiuta di mollare il volante, nonostante la sua guida spericolata abbia trascinato il partito – e il Paese – da una catastrofe all’altra, fino a sfasciarli.
Gli scissionisti preferiscono far saltare la baracca pur di non lasciargliene il monopolio, benché continuino in modo grottesco a rimandare la scadenza formale del loro penultimatum, per attribuirgli tutta la colpa d’una disgregazione in realtà ormai di fatto già compiuta, nonostante la verbosa vigliaccheria di tanti ipocriti appelli all’unità.
Lo scenario pre-congressuale è già irrimediabilmente post-apocalittico.
È però inutile aspettarsi la morte del PD, perché il PD è già morto.
È nato morto.
È un cadavere ambulante, che continuerà a divorare e devastare tutto quello che tocca, finché non sarà abbattuto definitivamente.
Possa la volontà popolare essere l’antivirus che lo spazzerà via al più presto, in qualsiasi schifezza si sarà trasformato, scisso, e riassemblato, per cercare di nuocere ancora.

Renato La Monica
Qualunquista, populista, squadrista, maestro dell’antipolitica. Sono questi gli epiteti più gentili rivolti a quei pochi che ancora amano concedersi il lusso dell’indignazione, orale e scritta. E’ il vecchio trucco delle caste: se non puoi attaccare il ragionamento devi per forza prendertela con il ragionatore. Perché, se non riesci a controllare qualcuno, puoi sempre usare l’arma del discredito. La macchina del fango, del resto, ha il motore sempre acceso. E le scuderie sono piene di servi pronti ad entrare in azione al primo segnale del padrone. A volte, costoro, più realisti del re, non hanno nemmeno bisogno di essere imbeccati. Dura la vita per chi – comunque vada – decide di accomodarsi sui banchi dell’opposizione. Quella vera. Certo, sarebbe più vantaggioso aggregarsi al carro del miglior offerente. Le tariffe sono buone e nel villaggio globale – parole del grande Victor Hugo – “c’è gente che pagherebbe per vendersi”.

Sembra che il M5S non sia più un partito minoritario di opposizione e abbia scavalcato il Pd. Per questo urgono per il Pd coalizioni più ampie possibili, ma, vista la percentuale di politici corrotti che in Italia hanno raggiunti cifre astronomiche, faranno la più grossa banda a delinquere che la storia ricordi.
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Marco Americcioni
ROMEO, CHE LAVORO FA?!
“L’appaltatore!
Costruisco CAVEAUX!!”

LA VERA STORIA DI LUCA LOTTI
Renato La Monica
Luca Tortuga Lotti nasce a Empoli, dove non si è fermato Cristo, sotto il segno dei gemelli, con ascendente Romolo e Remo. A 4 anni si fa leggere la mano da una cartomente (non è un errore di battitura) che, dopo aver visto tutte le linee, compresa la Milano-Reggio Calabria, sentenzia “Tu sarai lottizzato”. A 8 anni Luca Tortuga comincia a pettinarsi con il Black & Decker, acconciatura prontamente depositata alla Siae, che gli frutta ogni sei mesi 8000 euro solo di diritti d’autore. A 12 anni diventa assessore del comune di Firenze, fingendo di essere un fan di Batistuta quando tutti sanno che il suo vero idolo è Maccarone. A 16 anni prende il diploma di “per qualsiasi cosa a disposizione” e a 22 anni si laurea in Scienze del cerume nelle orecchie applicate alla comunicazione del PD. A 25 anni, durante una visita guidata al cervello di Pina Picierno, incontra Babbeo Renzie. E’ un colpo di fulmine. Anzi, di Consip. Il resto è ormai storia, con Luca Tortuga Lotti che realizza finalmente il suo sogno: ricevere il suo primo avviso di garanzia. Inevitabile se sei iscritto al Pd.
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Renato La Monica
Molta gente confonde l’intelligenza con la furbizia. Invece tra le due cose c’è una bella differenza. La furbizia serve a fregare il prossimo, l’intelligenza a migliorare il mondo.

UNA FRASE INNOCUA
Viviana Vivarelli
Oggi avrei solo voglia di prendere a ceffoni quei politici boccaloni che attaccano come servi idioti Di Maio, per la sua frase innocua: “Per questo Paese Gentiloni è come la camomilla per i malati terminali”. Era solo una metafora ma le iene ne hanno rovesciato il senso dicendo che Di Maio “offende i malati terminali” e ne hanno fatto un caso, amplificato dai tg con uno sdegno pruriginoso quanto indecente, l’unico caso da indicare con disprezzo mentre lo scandalo Consip viene opportunamente insabbiato. Così, questi servi opportunisti, mentre il Paese affonda nella corruzione e nel malgoverno, attaccano senza pudicizia una frase innocua e i trucidi hanno la faccia di tolla di dire che il grave problema Italiano, il vero scandalo, la vera piaga, è Di Maio con la sua metafora!!!?
Noi non possiamo prenderli a ceffoni come meriterebbero per la loro turpe oscenità o lavargli la lingua con l’acido, ma possiamo dichiarare tutto il nostro schifo per questa marmaglia che ha introdotto di forza in Costituzione il fiscal compact che impedisce ogni investimento e ci asservisce alla Germania, che ha votato senza batter ciglio tutte le orrende riforme di Renzi, che stava per stuprare la Costituzione in senso antidemocratico, questa gentaglia che senza batter ciglio tentò di cancellare i contributi ai malati di SLA e si è fatta restituire gli 80 euro da 440.000 persone che erano diventate più povere, questi servi che offendono ogni democrazia, che bivaccano in Parlamento senza sapere che fare, gli inutili e indecenti oziosi, mentre ci sarebbe come minimo da riscrivere la legge elettorale per mandarci finalmente a votare, da legiferare lo ius soli che aspetta da 510 giorni o la legge contro la tortura che aspetta da 29 anni o il reddito minimo di garanzia che altri Paesi hanno da dieci anni o più…
Per questa platea di servi del peggior potere che l’Italia abbia mai avuto ci vorrebbe il napalm!

BABBO GEPPETTO
Marco Travaglio
L’altra sera, a Dimartedì, Tiziano Renzi detto babbo Geppetto perché è il padre di Pinocchio dichiarava che la “T.” sui due pizzini di Alfredo Romeo con accanto la cifra di “30.000 al mese” potrebbe non essere la sigla del suo nome, ma del mio cognome: Travaglio. Ipotesi affascinante, se Romeo avesse incontrato il sottoscritto anziché lui (come dice l’imprenditore in un’intercettazione e come testimoniano il suo commercialista Mazzeo e il sindaco di Rignano sull’Arno); se Carlo Russo che vedeva e sentiva continuamente Romeo e contrattava le modalità di pagamento all’estero dei suoi 5 mila euro bimestrali fosse uso a pellegrinare a Medjugorie con me e non con Tiziano e avesse scelto me e non Tiziano come padrino di battesimo del figlio; e se Romeo avesse finanziato con 60 mila euro il Fatto Quotidiano anziché la fondazione Open che fa la questua per Matteo. Ieri poi babbo Tiziano ha parlato con La Nazione per dirsi vittima della solita macchinazione e, parlando, annunciare che ora non parla, ma lo farà presto: “Venite il 16 marzo al tribunale di Firenze. C’è la prima udienza contro Travaglio e il Fatto. Credo sia pubblica… Una richiesta di risarcimento danni di 300 mila euro… Parlerò. Ormai manca poco”.
Spiace deluderlo, ma il 16 marzo non si terrà alcuna udienza che riguardi noi e lui, né a Firenze né altrove. Lo diciamo per risparmiargli un viaggio inutile. La prima udienza della causa civile intentata da babbo Renzi al Fatto sarà l’11 aprile; non c’entra nulla con la vicenda Consip (si riferisce ad articoli sui suoi affari nel ramo outlet e al fallimento di una sua società, definito “bancarotta” perché all’epoca Tiziano era indagato per bancarotta e nessuno ha mai dubitato che sia fallita); e soprattutto non sarà un’udienza pubblica e nessuno parlerà, perché nel processo civile gli avvocati si limitano a depositare carte e controcarte, poi il giudice decide. La causa T. contro T. sarà però interessante: oltreché su alcuni articoli del nostro giornale e del nostro sito, verterà sui “messaggi subliminali” e le “foto maliziose” contestati dall’“attore” (che poi è sempre T. nel senso di Tiziano). Messaggi subliminali volti a far credere che il nostro eroe, “agente di commercio”, non faccia affari anche grazie al cognome che porta, ma solo perché è sempre stato un genio del business, una versione vernacola di The Wolf of Wall Street, dotato – lo dice lui – di “una straordinaria capacità professionale ed una vulcanica energia intellettiva”.
E non da oggi, ma da quando “l’attuale premier non era neppure nato”. Ergo va risarcito per i “danni patrimoniali e non” subiti per le cose (vere) scritte dal Fatto, con una somma “non inferiore a 250 mila euro” (non si sa se al mese o all’anno o una tantum), considerando anche “il patema d’animo sofferto in relazione al contesto sociale” eccetera. In fondo è un peccato che abbia scelto il processo civile: nel penale, avrebbe potuto spiegarci come mai la sua straordinaria capacità professionale e la sua vulcanica energia intellettiva abbiano dato l’impressione all’ad di Consip Luigi Marroni di un “ricatto” suo e del suo Sancho Panza, Carlo Russo, per truccare l’appalto più grande d’Europa a favore degli amici Romeo e Verdini. E perché quella straordinaria capacità professionale e quella vulcanica energia intellettiva fossero così neglette anche in Puglia, al punto da costringere lui e Russo a chiedere un incontro al governatore Emiliano per spingere un altro affare che la loro straordinaria capacità professionale e la loro vulcanica energia intellettiva non riuscivano a concludere senza l’aiutino del presidente della Regione (che purtroppo, malgrado l’intervento di Luca Lotti, non arrivò).
Ma, visto che parliamo di denunce e tribunali, attendiamo a pie’ fermo che babbo Tiziano intenti una bella causa a Russo per aver abusato del suo cognome con Romeo e Marroni a sua insaputa, mentre lui Romeo non lo conosceva e Marroni lo incontrava solo per piazzare una statua della Madonna di Medjugorje all’ospedale pediatrico di Firenze (con gran risparmio per lo scultore, visto che secondo la Santa Sede a Medjugorje non è mai apparsa alcuna Madonna: praticamente una statua invisibile). Dopodiché, se mai Romeo confermasse che il “T.” dei 30 mila euro al mese era proprio lui, denuncerà pure lui. E intanto querelerà Marroni per aver detto che lo ricattava. Poi querelerà Daniele Lorenzini, sindaco Pd di Rignano e suo medico curante, che ha raccontato ai pm come babbo Renzi a ottobre fosse terrorizzato da un’inchiesta a Napoli “su una persona che avrò visto una volta” (Romeo, quello che non ha mai visto); gli confidasse di essere “controllato”; e avesse saputo tutto dall’amico comandante dei carabinieri toscani, generale Saltalamacchia, durante una grigliata o “bisteccata” a casa sua (Lorenzini sentì l’ufficiale dire a Tiziano: “Stai lontano da quella persona di Napoli”, cioè Romeo, quello che babbo Renzi non ha mai visto). Poi, volendo, spiegherà perché mai Saltalamacchia dovrebbe avvertire proprio lui dell’indagine su Romeo se lui non sapeva chi fosse; perché si allarmò al punto da parlare con gli amici solo nel bosco e senza cellulare; e perché, quando Lorenzini andò a trovarlo in ufficio, gli fece lasciare l’iPhone sulla scrivania e gli parlò solo nel piazzale; e perché fece dire a Carlo Russo da Billy Bargilli, ex autista del camper di Matteo, di non chiamarlo e non inviargli più sms. Altrimenti – Medjugorje non voglia – dovremmo concludere che, nella riedizione 2.0 della fiaba di Collodi, babbo Geppetto porta il pizzetto alla J-Ax. E mente più di Pinocchio.

MA MI FACCIA IL PIACERE
Marco Travaglio

Orgia et labora. “Mi sono convertito alla Madonna di Medjurorje durante un’orgia” (Paolo Brosio, Libero, 20.2). “Incontrai l’ad di Consip Luigi Marroni per chiedergli di mettere una statua della Madonna di Medjugorje, alla quale sono molto devoto, davanti all’ospedale pediatrico di Firenze” (Tiziano Renzi ai pm, 3.3). “La Madonna non è mai apparsa a Medjugorie. Quella che i sedicenti veggenti dicono di vedere non è la Madonna evangelica, ma una figura femminile ambigua, manipolata intenzionalmente e obbligata ad apparire in chiesa. Un gioco magico” (mons. Ratko Peric, vescovo di Mostar, 3.3). E Consip sia.

Redditi di cittadinanza. “30.000 al mese T.” (dal pizzino di Alfredo Romeo sullo stipendio mensile promesso a Tiziano Renzi). “La sfida di Renzi al piano grillino: un aiuto da 500 euro al mese” (La Stampa, 28.2). C’è chi può e chi non può.

Ma papà ti manda solo? “Sto cercando di ossigenare il cervello, non sono venuto in California a fare il fighetto” (Matteo Renzi, ex segretario Pd, ex premier, dagli Usa, La Stampa, 23.2). Si presenti accompagnato dai genitori.

Evo Braun. “Domani quelle merde dei giornali diranno: ‘Scontro Renzi-Grillo’. Non diranno dell’abisso morale e umano che c’è tra i due” (Claudio Velardi, ex consulente di Massimo D’Alema, Twitter, 4.3). Per informazioni sull’abisso morale, citofonare Tiziano.
Claretto Petacci. “Dà fastidio il ritorno alla natura vera del renzismo, ossia alla messa in discussione degli equilibri di una società buro-catastale, sclerotizzata, paralizzata…

Domenica sera, in tv da Fabio Fazio, Matteo mi è piaciuto particolarmente quando ha detto: ‘Sono fuori da tutto’. Questo è il rinnovamento, il ritorno alle origini, all’outsider che partiva da Firenze per dare l’assalto al cielo” (Fabrizio Rondolino, ex portavoce di D’Alema, Italia Oggi, 28.2). Lo portano via.

Menage à trois. “Con Renzi un lavoro di squadra, si compie il salto dall’Io al Noi” (Maurizio Martina, Pd, ministro delle Risorse agricole, l’Unità, 5.3). Io, Matteo e Tiziano.

Troppo facile. “Cassese spiega perché i pm dovrebbero stare sempre lontani dalla politica” (Il Foglio, 28.2). Sennò trovano subito i ladri. Non vale.

Sallustaino. “Il pericolo è Woodcock. La tentazione del giustizialismo… Meglio in mano a Renzi e Lotti che in quelle di Woodcock” (Alessandro Sallusti, direttore de il Giornale, 4.3). “Forse avrei dovuto avere piena fiducia nella magistratura se la Magistratura fosse davvero un corpo a me sconosciuto: un corpo fatto di persone perbene… Purtroppo non è così… Quando mi parlano di Magistratura mi appaiono davanti immediatamente dei volti, dei volti ben precisi di personaggi molto discutibili. Vanitosi, irascibili, assetati di condanne e spesso con curricula zeppi di assoluzioni perché – spesso, troppo spesso – il fatto non sussiste” (Sergio Staino, direttore de l’Unità, 4.3). Ora l’Unità può chiudere serenamente gli occhi: c’è già il Giornale.

Scalfarenzi. “Parlerò in questa nota domenicale del tema della corruzione, connesso alla questione che sta investendo Renzi, la sua famiglia, i suoi amici e una parte del suo partito e per conseguenza la pubblica opinione. Non stupitevi se comincio con Aristotele, allievo polemico di Platone e a sua volta educatore di Alessandro il Grande alla corte di Filippo il macedone” (Eugenio Scalfari, la Repubblica, 5.3). E Adamo ed Eva niente?

Toponomastica. “Il mio sogno di un Pentagono Italiano? Lo stiamo progettando: a Centocelle abbiamo già trasferito dal centro storico 1500 persone” (Roberta Pinotti, Pd, ministro della Difesa, la Repubblica, 1.2). Sperando che bastino, le cento celle.
Sigla! “La sigla del movimento è venuta in modo abbastanza naturale. Faccio un appello: non chiamateci DP ma AMDP, ovvero Articolo 1 Movimento Democratico Progressista” (Arturo Scotto, deputato ex Prc, Sel, ex SI, ora Dp, Un giorno da pecora, Radio1, 28.2). Oppure: Allora Magnamo Dopo Pranzo.

Alitaglia. “AlItalia, Montezemolo vola ad Abu Dhabi” (Il Messaggero, 28.2). Poi purtroppo torna.

Il titolo della settimana/1. “Se i 5Stelle candidano Di Matteo noi risponderemo col generale Mori” (Giovanni Negri, ex radicale, neosegretario de La Marianna, Il Dubbio, 28.2). A pm si risponde con l’imputato.

Il titolo della settimana/2. “Francesco Facchinetti: “I ladri, se entrano in casa mia, non escon vivi’” (dai giornali del 28.2). Li costringe a vedere i suoi programmi?

FASCISMO DI RITORNO
Viviana Vivarelli
Certo, Bergoglio aveva avuto più rispetto per la sua mamma, quando disse che se qualcuno l’avesse offesa gli avrebbe tirato un pugno. Ma non credo che la mamma di Renzi si salva perché la mamma è sempre la mamma’. E per la frase equivocabile di Renzi sul ‘su’ babbo’, non credo sia il caso di tirar fuori il complesso edipico. In genere l’Edipo produce figli dissimili ai padri solo come reazione, invece qui abbiamo un truffatore fotocopia. Talis pater talis filius.
In quanto alla matriarca di famiglia Renzi, Laura Bovoli, la salva solo il fatto che sta più defilata ma è un bel tipino pure quella. La mela non cade mai troppo lontana dall’albero e in questo caso anche dall’albera (:-))
Tre cose sono molto schifose in questa faccenda:
-una è vedere il servaggio turpe mediatico che stravolge ogni verità e ogni peso a favore del lecchinaggio al padrone, una cosa che nemmeno nel feudalesimo…
-una è la mescolanza veramente blasfema tra politicanza, affarismo delinquenziale e religione (alla Andreotti, tanto per capirci)
-l’altra è il settarismo fascistoide dei pidioti a cui manda solo lanciarsi nel cerchio di fuoco per provare di adorare un padrone
Tutte e tre le cose non solo fanno vomitare ma mostrano a che grado di bassezza siano arrivati tanti in Italia.

MEMORIE DI TIZIANO
Marco Travaglio

Dobbiamo prepararci a porgere le nostre scuse a B. e all’avvocato Ghedini. Da anni sghignazziamo sulla loro linea difensiva in Mignottopoli, imperniata su quattro capisaldi: B. credeva che Ruby, marocchina, fosse nipote di Mubarak, egiziano; ad Arcore nessun bungabunga, solo cene eleganti; lui pagava la giovane prostituta perché non si prostituisse e le olgettine perché disoccupate a causa della sua persecuzione giudiziaria; e comunque è innocente perché fu al massimo l’utilizzatore finale delle mignotte.
Ma ora, dinanzi alle difese di babbo Renzi e dei compagni di merende, dobbiamo cospargerci il capo di cenere: B. al confronto aveva un alibi di ferro. Anzi, di acciaio inox.
Il padre pellegrino.
Il renziano Luigi Marroni, ad di Consip nominato da Renzi, racconta ai pm di aver incontrato babbo Tiziano che, con Carlo Russo, gli fece pressioni e ricatti per favorire Alfredo Romeo in un mega-appalto; e che ad avvertire i vertici Consip delle indagini furono i generali Del Sette e Saltalamacchia, il sottosegretario Lotti e il presidente di Publiacqua Vannoni (che conferma), così lui fece rimuovere dagli uffici le microspie piazzate due giorni prima e rovinò l’indagine.
Ma babbo Renzi nega pressioni e ricatti, giura di non conoscere Romeo (invece il commercialista di Romeo parla di un pranzo fra i due in una bettola) e accusa Russo di “abuso del mio cognome”.
Poi cala l’arma segreta: incontrò due volte Marroni, ma per parlargli della Madonna di Medjugorje e aiutarlo col parroco che lo guardava storto perché separato dalla moglie. La prima chiese a Marroni di “mettere una statua della Madonna di Medjugorje davanti all’ospedale pediatrico di Firenze”. La seconda, dopo oltre un anno di macerazione interiore, Marroni gli comunicò che “la statua non si poteva mettere per una questione di rispetto delle altre religioni”. Più che il padre del premier, il padre pellegrino: diceva ”Maria” e l’altro capiva “Romeo”; diceva “miracolo” e l’altro capiva “soldi”. Mister Pirl.
Il 7 dicembre, tre giorni dopo la disfatta referendaria, Tiziano parte da Rignano in auto per l’aeroporto di Fiumicino: 300 km all’andata e 300 al ritorno per un colloquio di 40 minuti con Mister X nel parcheggio dell’area riservata. Al suo rientro, Russo viene chiamato da Roberto Bargilli detto Billy, già autista del camper di Matteo alle primarie 2012, ora assessore a Rignano, che gli dice a nome del “babbo” di “non chiamarlo e mandargli sms”. Gli investigatori deducono che Mr. X sia dei servizi o dell’Arma (ha accesso all’area riservata e a notizie riservate sulle indagini). E che sia incaricato di fornire al padre dell’ormai ex premier nuovi particolari su intercettazioni e pedinamenti per salvare lui, Russo & C. da guai peggiori. Tutti timori infondati. Tiziano infatti non c’entra con Marroni, Romeo e gli appalti: lui si occupa solo di Madonne e di parroci. Dunque Marroni si suicida sputtanando il padre di Renzi (che l’ha nominato), due alti ufficiali e un ministro di Gentiloni (che l’ha riconfermato) ed esponendosi al rischio di una raffica di querele per calunnia (che però non arrivano) e alla sicura cacciata (che però non arriva): il tutto per niente.
Oppure, in alternativa, i vertici dell’Arma e l’allora sottosegretario Lotti si rovinano la reputazione (la carriera no, ci mancherebbe) per allertare la Consip sulle microspie appena piazzate e proteggere così quel sant’uomo del babbo dell’allora premier, sospettando (i malpensanti) che si stia occupando di affari e di tangenti, mentre quello è tutto preso dai pellegrinaggi mariani e dalle statuette della Vergine. E che dire di Mister Pirl che convoca d’urgenza il pio Tiziano per tappargli la bocca, ignaro del fatto che lui parla solo della Madonna di Medjugorje (che fra l’altro secondo il Vaticano neppure esiste)?
E che pensare di quel frescone di Romeo, convinto che babbo Renzi lo stia aiutando “ai massimi vertici politici” e si accinge a stipendiarlo con 30 mila euro al mese (più 5 mila a bimestre per il fido Russo), mentre il padre pellegrino si occupa solo dei massimi vertici celesti?

ProvinciaLotti.
Sentito in tutta fretta, a sua gentile richiesta, dai pm di Roma il 27 dicembre, il neoministro dello Sport Luca Lotti racconta un episodio davvero curioso occorsogli appena sei giorni prima. Il 21 dicembre, alle 6.30 del mattino, si trova alla stazione di Firenze davanti al Frecciarossa in partenza per Roma. E chi ti incontra, “casualmente”? Il presidente di Publiacqua Vannoni, amico suo e di Matteo, a sua volta in partenza per Napoli. I due non si vedono “da sei mesi”. Vannoni sta andando dai pm di Napoli a testimoniare sulla fuga di notizie Consip, ma a Lotti non lo dice, anche se non è un segreto. Nel pomeriggio Lotti è in un corridoio di Palazzo Chigi e chi ti reincontra? Vannoni. Toh, che combinazione: per sei mesi niente, poi due volte in un giorno, prima e dopo il pasto. Vannoni è lì per dirgli ciò che non gli ha detto al mattino: è stato dai pm. E per spifferargli il suo verbale che, a differenza della convocazione, è top secret: “Imbarazzato e concitato, Vannoni mi ha informato di aver riferito a Woodcock di aver ricevuto da me informazioni sulle indagini Consip; alle mie rimostranze circa la falsità di quanto affermato, ha ammesso di aver mentito e si è scusato imbarazzato”. Al che Lotti narra di avergli detto: “Non ti do una testata per rispetto del luogo nel quale siamo”. Cioè: per rispetto del luogo in cui sono, un ministro indagato per violazione del segreto minaccia un testimone che sta violando il segreto. Poi che fa? Si precipita in Procura a denunciare Vannoni per calunnia, o dal sindaco Dario Nardella per farlo cacciare da Publiacqua? Nossignori: sta fermo e zitto per due giorni, finché il 23 dicembre il Fatto gli rivela che è indagato. Allora scrive su Facebook che la notizia “non esiste”, poi chiede ai pm di esser interrogato perché la notizia esiste.
L’Insaputo.
Intanto, nel Giglio Fracico, c’è solo un uomo che non sa nulla: Matteo Renzi. Delle indagini Consip sanno suo padre Tiziano (e forse anche sua madre Lalla, al secolo Laura Bovoli, new entry dell’inchiesta grazie alla telefonata di Russo con Romeo su una Srl a cui destinare o meno certi soldi), l’amico Russo, gli amici Marroni e Vannoni, l’amico e finanziatore Romeo, probabilmente gli amici generali Del Sette e Saltalamacchia, persino l’amico Billy, autista del suo camper, ma nessuno gli dice mai nulla. Nemmeno il suo tesoriere Francesco Bonifazi, che ha incontrato Russo per parlare dell’eventuale salvataggio dell’Unità a opera del solito Romeo. Nemmeno il tesoriere della sua fondazione Open-Big Bang (che raccoglie i finanziamenti alla corrente renziana e alla Leopolda, compresi quelli di Buzzi e quelli di Romeo), l’amico avvocato Alberto Bianchi, che lavora da quattro anni per la Consip per la modica cifra di 300 mila euro.
E Matteo non è mica un tipo curioso, infatti non chiede nulla a nessun genitore né amico, nemmeno quando il Fatto racconta tutto. Che ragazzo riservato. Solo Vannoni sostiene che anche Matteo sapeva dell’inchiesta e gli disse di “stare attento a Consip”, ma chi potrebbe mai credere a un teorema così bislacco? Chi potrebbe mai sospettare che qualcuno dei suoi famigliari o fedelissimi parlasse con lui dell’indagine che avrebbe potuto segnare la fine prematura della sua carriera? Al massimo, sapeva ma a sua insaputa. Rovesciando il detto socratico: non sapeva di sapere.
Ps. Tutti i protagonisti del caso, grazie alla rocciosa credibilità delle loro versioni, restano al loro posto: Lotti ministro, Del Sette comandante generale dei carabinieri, Saltalamacchia capo dell’Arma in Toscana, Marroni a Consip, Vannoni a Publiacqua, Bargilli assessore del Pd a Rignano. Tutti, tranne i carabinieri del Noe che, avendo scoperto lo scandalo, non possono continuare a investigare un solo giorno di più.
Ieri la Procura di Roma, così distratta sulle fughe di notizie su Muraro, Marra, Raggi, Di Maio e Romeo (l’altro, Salvatore, quello delle polizze), li ha sollevati dall’incarico. Le indagini saranno trasferite, per competenza, a Medjugorje.

Non potendo difendere né il padre né il figlio, i pidioti si accaniscono su Grillo e la sua interpretazione ‘infelice’ di una frase sbagliata
La frase “date a mio padre una pena doppia” era sbagliata per altri motivi, non perché danneggiasse la reverenza filiale ma perché le leggi penali sono state talmente stuprate dai delinquenti al governo che evocare pene per i politici, siano padri o figli, fa solo sogghignare
Inutile parlare del senso delle proporzioni perduto o dell’onestà del Pd che ormai è sotto le scarpe.
Grillo ha fatto solo una battuta più o meno discutibile e imperfetta.
Renzi ha rovinato un Paese.
Mi pare che qualunque persona sana di mente la differenza dovrebbe vederla.
Ma i piddioti che in questi criminali hanno messo cuore e reputazione non possono più tornare indietro e prendersi a ceffoni da soli per il loro errore marchiano. E allora scaricano la loro bile su Grillo che con i suoi ‘negri’ ogni tanto sbaglia la battuta ma viene crocifisso in modo fisso ormai solo per quello.
Com’è miserevole tutto ciò! A Grillo e ai suoi penfriend direi ogni tanto di tacere perché al punto di realtà virtuale in cui siamo, fa più male una battta sbagliata di una riforma suicida.
Ma a quei pidioti, che si ostinano a credere che basti assaltare una battuta di un comico per rendere la verginità a dei criminali, dico solo questo: spero, se mai la Madonna di Medjugorje ci fosse o qualsiasi altra divinità, che vi sani il cervello, perché cominciate a puzzare.

RAMPINI E IL VIAGGIO DI RENZI IN CALIFORNIA

“Quello che vedo è tanto provincialismo: quest’idea che andare in California significhi andare ad abbeverarsi alla sorgente della modernità… Io in California mi trasferii vivere 17 anni fa, all’epoca della prima rivoluzione di internet e mi appassionai alle promesse che venivano da quel mondo che sembrava anche proporci una sx diversa: l’ambientalismo, la società multietnica, la tolleranza di tutte le diversità e naturalmente questa rivoluzione tecnologica che doveva far fare il salto verso una società post industriale in cui tutti sarebbero diventati ingegneri informatici di Apple con dei meravigliosi superstipendi, insomma una società di grande benessere. Ora è un po’ tardi ritornare oggi in California credendo che quella favola là sia ancora vera. Ci sono delle cose che mi irritano di Renzi, Il fatto che lui continui ad esaltare, a mettere su un piedistallo, dei dirigenti come Luca Maestri, direttore finanziario di Apple, il quale difende, teorizza, l’elusione fiscale sistematica di cui Apple è la regina mondiale. Apple pervicacemente si ostina a negare all’Europa le tasse dovute: 14 miliardi di tasse. Allora, questa non è modernità.
C’è stato un sogno infranto della Silicon Valley. Quelli che sono stati grandi rivoluzionari come Steve Jobs poi hanno avuto un lato demoniaco. Steve Jobs si è sempre rifiutato di andare a visitare le fabbriche in Cina dove c’erano suicidi di operai per lo sfruttamento oppressivo. Le fabbriche dove assemblavano i suoi iphon, i suoi ipad… Steve Jobs è quello che ha dato il via alla grande diversificazione di Apple nelle sedi offshore dove tesaurizza 200 miliardi di cash per non pagare le tasse da nessuna parte al mondo. I sogni, le promesse delle Silicon Valley, a cui mi sono interessato tantissimo 17 anni fa sono stati TRADITI. Bisogna vedere l’involuzione di quel modello e non solo farne un’occasione retorica, un selfie da turista distratto che va là a passeggiare per rifarsi un’immagine.”
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Federico Rampini
“Il capitalismo moderno è la combinazione di questi due elementi: l’invenzione di bisogni e l’infantilizzazione della società adulta.”

Giulietto Chiesa: “Gioventù Italiana sotto vuoto spinto. Chi ricomincerà a ricostruire i cervelli? ”
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BASSA QUALITÀ, COSTI E NUMERO DEI PARLAMENTARI
Shahab Shirakbari
Il parlamento Italiano, come definito dalla Costituzione agli artt. 56 e 57, è formato da 945 membri elettivi (630 deputati e 315 Senatori) a cui vanno aggiunti cinque Senatori a vita di nomina del Presidente della Repubblica, per un totale di 950 parlamentari.
– Ogni deputato costa la faraonica cifra di 297.000.000 al mese (circa 153.388 euro), cioè intorno ai 9.900.000 al giorno, ossia 413.000 all’ora
– La sola Camera dei deputati costa al cittadino 4.289.968 al minuto
– Sono finora costati 2.245 miliardi (in base a quanto hanno dichiarato)
L’indice di produttività; ci sono onorevoli con 98% di assenza mai hanno fatto una discorso o una proposta legge, i famosi pianisti gli sostituiscono per votare i regolamenti non prevedono la registrazione del motivo dell’assenza al voto del parlamentare. Non si può distinguere, pertanto, l’assenza ingiustificata da quella, ad esempio, per ragioni di salute.
L’identikit dei deputati Italiani impreparati, mestieranti, incompetenti, dilettanti.
Italia in mano ai cattivi amministratori…

Dal Blog di Grillo
LA CULTURA E I SUOI PATRIMONI SONO LA NOSTRA SPERANZA

Un paio di dubbi:
Il primo mi preoccupa assai, grosse fette di cultura Italiana rischiano di essere svendute per fare cassa in nome dell’austerità e della cessione di sovranità.
Il secondo mi parla di cultura come risorsa economica, ma nessuno che mi dica come, come farla diventare pratica.
Se si vuole usare la cultura come volano di ripresa, è necessario pensare anche a piani di lavoro e di gestione economica, non basta dire, è una risorsa, è necessario che si dica come.
Il M5S è questo che deve fare, tramutare le idee in atti pratici!
Che si parta dai Comuni amministrati, gli unici dove questo si può fare avendo la maggioranza, io partirei da realtà più piccole e dove si possono vedere meglio i risultati.
Per ottenere risorse dalla cultura, c’è da far lavorare la gente, gestire le attività, far quadrare i conti capendo costi e ricavi.
Intorno alla cultura ruotano svariate attività produttive.
Trasporti, accoglienza, ristorazione, manutenzione dei siti e altre, il tutto per generare risorse, ossia “soldi”.
Ripeto, come pensiamo di gestire la nostra cultura?
Se un terzo della popolazione europea pensa solo ai soldi, quello gli devi spiegare, gli devi spiegare “come” la cultura può generarli.
POI NON LAMENTIAMOCI SE PER “FARE CASSA”, QUESTI SE VENDONO ER COLOSSEO!
Civic Company Comunali, da provare nelle piccole realtà e con i residenti del luogo.

CON LA CULTURA NON CI SI MANGIA, PERÒ CI SI FANNO UN SACCO DI SOLDI!
Arrivederci e grazie, graziella, e grazie a sta cultura de cappio.
Nando da Roma.

Luce so fusa
Renzi: “Un disegno evidente”.
Visto quanto è ingrassato deve essere di Botero.
.
Marchionne toglie la Panda da Pomigliano, lo stabilimento produrrà il congresso del PD.
.
Lui (non ha bisogno di ulteriore specificazione…) è così. E’ il frutto di una società incolta, cui l’istruzione ha insegnato l’approssimazione e le grandi affermazioni basate sul nulla. E’ un quarantenne (ne ha poi 42, ma non cambia molto), che vive senza sapere come si risolve un’espressione algebrica, dove ogni passaggio deve essere fatto, oppure l’errore è garantito. E’ venuto su nel clima berlusconiano, che ha seppellito il socialismo e di socialismo non sa niente. Parla a caso delle donne, senza dire che minuscole sciocchezze. Non riesce a essere mai intelligente, perché è furbo e la furbizia e l’intelligenza sono tra loro inversamente proporzionali: se sale una, l’altra scende. E’ pronto ad autoflagellarsi in pubblico, pur di risultare sincero, perché la sincerità, per lui, si ferma alla superficie delle cose. E’ intimamente convinto di essere un genio della politica e soffre di deliri di onnipotenza, quindi è convinto di essere generoso.
Se non fosse stato il disastro politico che è stato, farebbe perfino pena. Perché è solo. Nonostante i suoi amici, Matteo Renzi è solo.
E’ il suo prezzo e sta cominciando a pagare i costi (Raffaella Costi)
.
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