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Friday November 17th 2017

MASADA n° 7-1-2017 1820 LA BANDA DEI DISONESTI

MASADA n° 7-1-2017 1820 LA BANDA DEI DISONESTI
Blog di Viviana Vivarelli

Il Club esclusivo del potere – Chi è di destra e chi di sinistra? – Gli uomini di cui i media non parlano – Imbavagliare la verità- Chi possiede i giornali italiani – Codice etico del M5S e marmaglia partitica – La tecnologia toglierà occupazione?- Occupati e deflazione – La mina dei derivati da 40 miliardi sui conti pubblici italiani – Bilancio negativo di Obama – Immigrazione e M5S – I segreti di Stato: Wikileas, Assange, Manning e Snowden – Le post-verità- La post RAI- Libero Galan. Ladri impuniti e premiati- 62 persone sono ricche come metà della popolazione mondiale

C’è una prostituzione carnale e una prostituzione politica. In entrambi i casi si vende se stessi. Ma la seconda è peggio perché il politico che vende se stesso vende anche tutti noi. (Viviana)
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Da chi è formata oggi un’associazione a delinquere? Se vai a guardare, è formata da: banchieri, politici, magistrati e forse, forse, qualche volta… c’è un delinquente comune.”
(Grillo)
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Bruno: L’Italia chiude il 2016 in deflazione, in disoccupazione e in deficit. Adesso il PDR metterà a governare Maga Nagò e il Mago Silvan mentre l’aumento degli interessi sul debito ci farà a fettine.
A tutti quelli che hanno promosso questa epoca politica un sentito vaffa per il 2017.
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Sei di sinistra?”, mi chiedono. Non lo so… io sono stato fermo: si sono spostati tutti gli altri“. (Grillo)

“Se questa è l’informazione di sinistra, preferisco Emilio Fede”. (Grillo)
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Viviana Vivarelli
I politici sono come un club esclusivo, tipo il Capital Club Dubai, un gruppo in cui si pensa solo ai soci, ci si parla solo tra soci, si parla solo dei soci, esistono solo gli interessi dei soci, gli abusi, i furti, gli sprechi e le impunità dei soci, e questi si differenziano tra loro solo per minuzie, per es. uno eccelle a tennis nella battuta destra e uno in quella sinistra, persone infantili, ciniche, disumane privilegiate e viziate, per lo più viziose, che si coprono i reati l’un l’altro, in nome di vantaggi innominabili, che capiscono solo l’interesse o il ricatto, e alla fine si auto-sostengono in una omertà criminale, ossequiate da stampa e cloni, imitate da stolti e servi, una consorteria mafiosa dall’ego elefantiaco e narcisistico teso solo ad accumuli stratosferici di potere, che conosce solo se stessa e si rispecchia solo in se stessa e per cui il resto dell’umanità è ciccia da cannone.
“Nel Fight Club non era questione di vincere o perdere, non era questione di parole. Quelle grida isteriche erano raptus estatici come quelli in una chiesa pentecostale.”
Anche noi siamo come quelli del Fight Club, gli ultimi degli ultimi, “Una volta leggevamo pornografia, ora leggiamo la politica“. E per parafrasare il film omonimo: “Ogni volta che un aereo di politici s’inclina troppo bruscamente al decollo o all’atterraggio speriamo in uno schianto, in una collisione a mezz’aria, qualunque cosa. La democrazia salirebbe al triplo se qualcuno di loro morisse durante un viaggio“.
I membri del Super Club ci dominano ormai in un modo intollerabile, il loro potere di coercizione ha prodotto forze di reazione che non sono oscurabili più a lungo. Quanto più essi opprimono e reprimono le energie che stanno in basso per fare i loro porci comodi e mantenere le loro sporche vite, tanto più dal basso salgono energie fortemente esplosive per la legge del contrappasso che e’ una legge sociale e psichica che alla fine costituirà la loro morte. Ma i membri del Super Club fingono di non saperlo, cercano di non vederlo, non possono che amplificare la loro azione di disintegrazione del mondo, e più marciano nel marcio del loro Potere, più il Contro Potere cresce, inconscio dapprima poi sempre più esplicito e fatale.
Noi vediamo anche troppo bene come costoro se ne infischino ampiamente se caschiamo sempre più’ in basso, se l’economia va alla deriva, se l’etica pubblica è a pezzi e la sua mancanza sta disfacendo il mondo, se ne fregano se scendiamo nelle graduatorie europee o mondiali, se valori e diritti sono sempre più vilipesi e le massime autorità fanno a gara viscidamente a calpestarli. Noi vediamo come costoro se ne infischino sfacciatamente della crisi economica, o delle valutazioni degli organismi economici internazionali, e come neghino sfacciatamente la più chiara evidenza dei fatti come la crisi o il disagio o la disperazione, con la pretesa di essere creduti e venerati nelle loro plateali bugie; vediamo come si siano esentati dal dare il minimo rendiconto veridico né finanziario né morale né politico né coerente; vediamo come si siano arrogati la pretesa di non assumere mai per definizione alcuna responsabilità per i danni della loro conduzione fallimentare, per quanto pessima e deleteria essa risulti; vediamo come per ogni cosa che fanno o disfano si ammantino di una piena impunità. Praticamente il Super Club costituisce un eden a parte, cinico e disumano, vacuo e fatuo, irresponsabile, impunibile e impunito, correo e mafioso, inossidabile e perverso, estremamente nocivo al mondo e distruttivo di ogni nazione.

https://masadaweb.org/2009/07/19/masada-n%C2%B0-956-19-7-2009-il-fight-club/

CHI E’ DI DESTRA. CHI DI SINISTRA?
Viviana Vivarelli

Il tema del lavoro si lega inesorabilmente con la sx, almeno quella storica che si presentò a difesa dei diritti dei senza potere, in particolare dei lavoratori.
Qui non c’è stato peggior distruttore di Renzi e della sua sordità in materia di diritti del lavoro, una sordità così grande da diventare analfabetismo civile, un handicap totale nel campo delle tutele sociali. Che troppi cittadini non abbiano capito nemmeno questo la dice tutta sul degrado umano e intellettuale del nostro Paese.
Gli italiani non sono mai usciti da un ‘analfabetismo funzionale’ che impedisce loro qualunque evoluzione. Era un termine usato da Tullio di Mauro e sono dolente per la sua morte, ma mi chiedo quanto questi personaggi capaci di ‘educazione civile’ siano noti alle masse. Penso per es. a Carlo Petrini, e alla difesa della biodiversità e dei diritti dei popoli alla sovranità alimentare, alla lotta contro l’omologazione dei sapori, l’agricoltura massiva, le manipolazioni genetiche.., a persone come Gino Strada che si sono sempre battute per la pace come Zanotelli e tutto il movimento politico dei Comboniani che combatte a difesa dei poveri contro le dittature africane, penso a Francesco Gesualdi, ignoto ai più, e alla sua lotta contro le multinazionali. Aggiungiamoci la difficoltà per una gran massa di persone a trovare notizie più o meno attendibili, specie in tv, dato che i media sono diventati un’arma di distrazione e disinformazione di massa utilizzata dal potere per scopi tutt’altro che democratici e fanno unanimemente schifo paragonandosi al martellamento ideologico della Cina di Mao.
Ma oggi qualcuno chiede: chi gioca a fare la sx?
Mi pare che la sx, come categoria politica, non sia più di moda e che in Europa abbia fatto hara kiri da tempo, confondendosi col peggio di disvalori dei suoi avversari storici, restando presso taluni come un santino totemico solo nominale non più praticato, teoricamente confuso e di fatto colluso.
Renzi di sx non ha niente e si è allineato supinamente al neoliberismo più estremo, del resto il rignanese è una pedina messa su da un Napolitano che la sx l’ha tradita da sempre. Grillo ha sempre detto che il M5S è ‘oltre’ dx e sx e che queste etichette sono obsolete e gli do ragione, perché per i faziosi sono vuoti nomi da sbandierare a caso per mascherare un’identità perduta, mentre, per chi comanda non significano più nulla e sono inservibili, di fronte al potere puro e semplice che ha prostituito tutti e le usa solo per comodo quando deve screditare un avversario.
La vera domanda è:chi cerca di allargare e chi di restringere la democrazia? Chi porta i cittadini verso traguardi di maggiore responsabilità politica e sicurezza sociale ed economica? Renzi no davvero,dopo il fallito tentativo di golpe costituzionale in senso autoritario,la cancellazione dei diritti del lavoro e il tentativo di golpe sui diritti elettorali e di rappresentanza democratica.
Grillo molto in teoria, visto che conta ancora troppo nel Movimento,per cui molti dei suoi ideali restano millantati e troppe decisioni sono personalistiche.
Per me la vera distinzione è tra chi segue utopie no global e chi aderisce alle perversioni del neoliberismo e del turbocapitalismo e si fa servo di finanza e multinazionali, e qui la risposta è chiara e non la vede solo chi non la vuole vedere ma è ormai tanto lontano dalla sx storica da capire solo il neoliberismo in cui è immerso o una faziosità fine a se stessa.
Il resto è fuffa, anche perché chi straparla di sx è spesso dalla parte del peggior potere del mondo moderno,un potere decisamente e senz’ombra di dubbio nemico di interessi,diritti e valori di qualunque popolo civile e tutto nell’interesse di poche élite finanziarie che tentano di dominare in nome del solo profitto di classe tagliando ogni conquista di civiltà e democrazia. Per cui il dibattito sulla sx è diventato da tempo un gingillo dialettico privo di fondamento o uno strumento utile solo a definire ipotetici nemici.

Codice etico M5S, una regola del gioco
Paolo De Gregorio

Il punto 6 del codice etico di autoregolamentazione del M5S recita: “Ogni sindaco e Presidente di regione eletto nelle liste del M5S è tenuto a far rispettare il presente codice etico ai componenti delle proprie giunte, anche se gli assessori non risultano iscritti e/o eletti nel M5S”.
Nella discrezionalità del sindaco e del Presidente di regione di scegliere assessori fuori del Movimento si generano alcuni problemi anche molto gravi, soprattutto quando queste scelte sono fatte in nome di una “competenza tecnica” che scavalca i militanti e iscritti da anni presenti sul territorio, che garantiscono la cosa più preziosa, il rapporto fiduciario con la popolazione, che è una cosa che non si improvvisa e rende dunque difficili i tentativi di infiltrazione.
Le famose “competenze tecniche”, ove fosse necessario, si acquisiscono sul campo, svolgendo l’attività amministrativa, avvalendosi di consulenze di personaggi che hanno realizzato effettivamente nella loro attività politico amministrativa risultati validi nello smaltimento dei rifiuti, risultati validi nei trasporti urbani, nella lotta all’inquinamento, e via elencando, cercando tra le città meglio amministrate d’Europa, senza dare loro alcun ruolo, ma cercando un gemellaggio di risultati e buona amministrazione.
Sono sicuro che se a Roma la Raggi avesse usato questo metodo avrebbe evitato quel notevole dissenso interno fra i suoi consiglieri eletti, che in questi sei mesi di sindacatura sarebbero sicuramente diventati esperti quanto basta per ben amministrare, con la garanzia di anni e anni di impegno politico alle spalle.
Mi piace pensare che di fronte a questa evidenza dei fatti, che hanno visto a Roma un ridicolo balletto di immissioni e dimissioni di esperti, totalmente a digiuno di un rapporto con la città, si pensi ad un obbligo dei sindaci a 5 stelle di scegliere tra i consiglieri eletti i propri assessori, che nel caso possono avvalersi di consulenze tecniche esterne di professionisti a cui non sia dato alcun ruolo politico, ma una semplice retribuzione.
I migliori portavoce del Movimento (Di Battista, Di Maio, Fico, ecc, ecc.) non sono nati esperti, ma sono venuti dal nulla e dopo poco tempo sono diventati brillanti parlamentari e comunicatori, meglio di tutti gli “esperti” che da 30 anni bivaccano nel Parlamento.

Daniela Gaudenzi su IFQ

Il nuovo codice etico del M5s e l’ennesima accusa lanciata dal blog da Grillo contro i media sono stati messi in un unico pentolone e cucinati secondo una consolidata ricetta da“i giornaloni” “quei “ricettacoli di inquisiti, imputati e condannati impuniti che sono i partiti di dx, centro e sx” (Travaglio). Si è citato sproposito il garantismo e puntato minacciosamente l’indice contro il presunto salvataggio della Raggi. Gli slogan più fantasiosi e gettonati vengono dalle teste d’uovo renziane contro “la svolta garantista” di Grillo. Stante i fatti, finora, nessun eletto 5stelle è stato mai sospeso né espulso solo per l’iscrizione nel registro degli indagati o per un avviso di garanziam ma Michele Ansaldi parla di “codice salva-Raggi come legge salva-Previti”. Andrea Romano si butta sullo sfottò demenziale “il M5S è passato da onestà-onestà a maestà-maestà” riferendosi al presunto strapotere del garante. La Stampa allerta sugli stratagemmi degli strateghi della Casaleggio per “fare della Raggi una martire” secondo un piano chiamato “Operazione Giovanna D’Arco”. Si ride della “narrazione mediatica” che deve far passare la Raggi “per vittima dei poteri forti con l’accanimento dei media sempre pronti ad alimentare il rogo del martirio”, ma questo non è un parto delle menti diaboliche di Grillo e Davide Casaleggio, ma la semplice ricostruzione dei fatti secondo un numero molto rilevante di lettori, telespettatori ed elettori. Se tutto questo nemmeno a Roma ha seriamente intaccato il consenso per il M5S un motivo c’è: ed è l’accanimento, l’ossessione, il desiderio di linciaggio quasi sempre prevalente sull’analisi e sulla critica che hanno mostrato all’unisono i cascami della partitocrazia e la casta giornalistica accomunati dall’autoreferenzialità.
Forse sarebbe il caso di difendersi dalla disinformazione e dalle falsità delle tv e dei giornali, che pre-esistono alle bufale del web e di cui noi italiani continuiamo a essere vittime.

Grillo: “La disinformazione è il primo potere politico in Italia.”
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IMBAVAGLIARE LA VERITA’

Trovo grottesco che ci sia chi imputa il nostro 77° posto nella classifica della libertà di stampa solo a mafia o simile. Si dimentica che il potere da dx a sx in Italia ha cercato di imbavagliare in ogni modo la libertà di stampa, sia con leggi contro le intercettazioni che con continui tentativi di censura (è solo di ieri la proposta di Pitruzzella di censurare il web) sia attraverso querele e minacce politiche ai giornalisti liberi come con una spaventosa concentrazione delle testate in mani sicure (si pensi a de Benedetti, Caltagirone, gli Agnelli, la Marcegaglia, Moratti, Ligresti, Berlusconi o Angelucci…). Le linee editoriali fanno tutte capo (eccetto il Manifesto e IFQ) ad una stessa cricca che non persegue certo la diffusione della verità. Non sorprende quindi che gli analisti finanziari italiani lamentino l’impossibilità di rintracciare informazioni equilibrate sulla base delle quali valutare i bilanci delle società, o che scandali come Cirio o Parmalat o truffe bancarie come MPS siano stati tenuti nascosti finché non è stato ‘troppo tardi’.
Pensate solo a questo: Tiscali è l’editore de L’Unità – il quotidiano del principale partito ‘di sx’ del Paese, il Pd – che risulta pertanto a un solo grado di separazione da Milano Finanza e Capital (attraverso Uckmar); e a due gradi di separazione (lo stesso Uckmar e Carfagna), dalla Mediolanum di Berlusconi.
Corsera, Fiat, Pirelli, Telecom Italia, Mediobanca, Intesa ecc. sono tutti gruppi di potere collegati fra loro. Grande finanza, banche, assicurazioni, telecomunicazioni, cementifici, acciaierie, pneumatici, immobili, moda, elettrodomestici: non c’è praticamente nessun settore del made in Italy che non possa dire la sua sui contenuti e sulla posizione della stampa. E si finge di non vederlo? Ma andiamo….! Ma che informazione libera può venire da costoro??? Le notizie pubblicate saranno quelle che non infastidiscono nessuno. Cronaca nera, pettegolezzi politici e non, pochissimo approfondimento e quasi nessuna inchiesta, notizie dall’estero estremamente limitate, e solo quando non se ne può fare a meno.

LA BANDA DEI DISONESTI
Marco Travaglio

Avete finito di ridere per le polemiche dei partiti contro il Codice etico dei 5Stelle al grido di “siamo tutti uguali”? Mettetevi comodi, perché si ricomincia. Forza Italia e la sua bad company Ncd (Nuovo centro detenuti) un Codice etico non ce l’hanno, per la stessa ragione per cui non l’avevano la Banda della Magliana e il Clan dei Marsigliesi. Invece il Pd ce l’ha. Art. 2: “Le donne e gli uomini del Partito democratico ispirano il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà… Non abusano della loro autorità o carica istituzionale per trarne privilegi; rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere”. Art. 5: “…si impegnano a non candidare, a ogni tipo di elezione, anche di carattere interno al partito” e a far dimettere i rinviati a giudizio, gli arrestati e i condannati anche non definitivi per “reati di criminalità organizzata, terrorismo, armi, droga, sfruttamento della prostituzione e omicidio colposo per inosservanza delle norme sulla sicurezza sul lavoro”, per “corruzione e concussione” e per altri “fatti di particolare gravità” valutati caso per caso dai probiviri. Per il M5S l’incandidabilità e le dimissioni scattano sempre con la condanna in primo grado, ma Grillo e i probiviri possono deciderle anche prima; e sono automatiche anche per chi la fa franca per prescrizione (sempre rinunciabile nel processo dall’imputato che vuol essere assolto nel merito), mentre il Pd è pieno di prescritti.
Il M5S non fa distinzioni di reati (esclusi, si spera, quelli di opinione), mentre il Pd ne cita solo alcuni e quasi tutti – tranne gli ultimi due – non proprio tipici del pubblico amministratore: se uno non è mafioso, terrorista, trafficante d’armi, spacciatore di droga, pappone, assassino, concussore o corrotto, può candidarsi e restare al suo posto. Invece per i delitti più tipici, cioè finanziamento illecito, peculato, falso, truffa, abuso d’ufficio, abuso edilizio, turbativa d’asta, frode ed evasione, inquinamento, nessun problema. L’unico punto dove il Pd è più severo è sull’incandidabilità dei rinviati a giudizio (sempre per quei pochi reati). Ma solo sulla carta, perché poi il suo Codice non lo rispetta. Nel 2015 Vincenzo De Luca fu eletto governatore della Campania pur essendo incandidabile per lo stesso Codice Pd: nella sua collezione di rinvii a giudizio, ce n’era uno per corruzione e concussione (processo Sea Park, poi finito in assoluzione). Per questo, forse, oggi il Pd e i suoi house organ bollano il Codice M5S come “salva-Raggi” (che non ha bisogno di salvarsi da nulla: non è indagata e nemmeno prima gli indagati M5S dovevano dimettersi).
Quando devono salvare uno dei loro, i piddini non modificano il loro Codice etico, ma si limitano semplicemente ad ignorarlo. In base a quello dei 5stelle, De Luca avrebbe dovuto dimettersi già nel 2010 quando intascò la prescrizione in appello, dopo essere stato condannato in primo grado per smaltimento illecito di rifiuti sulla discarica abusiva e inquinante di Ostaglio. Reato ambientale come quello contestato all’assessora Paola Muraro. Ma molto più grave, visti i danni alla saluti de 50 mila cittadini salernitani che, quando la discarica andò in fiamme, respirarono la nube tossica. Eppure la Muraro si è dimessa appena raggiunta dall’invito a comparire, De Luca invece è ancora lì, con la sua bella condanna prescritta. Il che dovrebbe suggerire a chi dice ai 5stelle “siete come noi” un minimo di prudenza, o almeno di pudore. Ma un partito che respinge “una gestione oligarchica o clientelare del potere” non avrebbe bisogno di indagini giudiziarie per mandare a casa De Luca. Dovrebbe bastare l’audio del suo comizio di novembre davanti a 300 amministratori campani, istigati a “fare clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda” per portare migliaia di Sì al referendum in cambio dei “fiumi di soldi” in arrivo dal Governo. Qui purtroppo manca lo spazio per citare i cento e più piddini inquisiti, condannati e prescritti in Parlamento, al Governo e negli enti locali. Basta e avanza per smentire la leggenda del “tutti uguali”, quel che è accaduto a Palermo per le firme ricopiate sulla lista dei 5stelle alle Comunali 2012, caso che troneggiò in prima pagina per settimane, diversamente da quelli delle firme false dei partiti di tutt’Italia (a Bergamo il Presidente Pd della Provincia ha addirittura patteggiato per firme false), I deputati indagati Nuti e Mannino sono stati sospesi dai probiviri M5S non tanto e non solo perché sotto inchiesta, ma perché si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti ai pm. Il che è un loro sacrosanto diritto di cittadini, ma anche “un comportamento non conforme ai principi del Movimento”. Un politico che si professa innocente deve correre dal pm perché ha un dovere si trasparenza supplementare rispetto ai passanti.
Negli stessi giorni, al processo Mafia Capitale, (non si firme ricopiate ma su gravissimi fatti di criminalità organizzata e malaffare) il governatore Pd del Lazio Nicola Zingaretti, indagato per due corruzioni con richiesta di archiviazione, e altri esponenti dem si avvalevano della facoltà di non rispondere. E tutti zitti. Le parlamentari Pd Michela Campana e Daniela Valentini invece rispondevano, ma con una tale serie di bugie e “non ricordo” da indurre i pm a chiedere gli atti per falsa testimonianza. E tutti zitti. In compenso il sindaco Marino fu sfiduciato per qualche cena a spese del Comune. E la consigliera comunale Nathalie Naim, nota per le battaglie anti-abusivismo, è stata buttata fuori dalla lista Giachetti perché indagata per diffamazione su querela dei bancarellari del Tevere. Mica si chiama De Luca, la manigolda.

Grillo
“Stiamo affrontando insieme il terzo millennio con 3 miliardi di analfabeti, 1 miliardo e 500 milioni di persone che non hanno mai visto un telefono, nell’era della grande globalizzazione della comunicazione, l’era del computer del terzo millennio; 2 miliardi di persone che hanno meno di 3 chilowatt di corrente in casa, il computer se lo accendono devono spegnere il frigo.” O non hanno nemmeno il frigo.
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LA TECNOLOGIA TOGLIERA’ OCCUPAZIONE?

E’ dal 1770,dai tempi del luddismo, in cui gli operai fecero a pezzi le prime macchine,che sento questa litania che il lavoro umano sparirà sostituito dalle macchine.
Le macchine creano solo lavoro diverso e fanno sparire certi tipi di lavoro non qualificato per crearne altri.
Non è dalle macchine che viene il pericolo del futuro, ma dagli uomini che comandano e che vogliono gestire le cose per aumentare le sperequazioni economiche e legali tra chi possiede troppo e chi non possiede niente.
La tecnologia ha sempre creato più posti di lavoro di quanti ne abbia distrutti.
Nel 1779 un operaio inglese, Ned Ludd, distrusse, in un momento di rabbia, a colpi di zoccolo un telaio meccanico. Ottenne 3 risultati:
-aveva distrutto l’abominevole macchina che lo rendeva schiavo delle regole della produttività (se non avete mai usato un vecchio telaio non potete capire che sforzo fisico e cognitivo imponga)
-impressionò il suo vicino di telaio,un ragazzo originario della Francia–che inventò una nuova parola:“sabotare”,dal francese saboter,“colpire con lo zoccolo”,calzatura tipica degli operai dell’epoca
-dette inizio a un nuovo movimento politico,il “luddismo”, un movimento operaio di protesta che aveva come obiettivo la distruzione delle macchine, causa di bassi salari e di disoccupazione crescente(Laudadio).
Cerchiamo oggi di non fare del neoluddismo all’amatriciana.
Il mondo cambia. Non diamo alle macchine colpe che sono dell’uomo.
Una decina di anni fa Grillo su un palco prese a mazzate un computer. Oggi il M5S nasce grazie alla rete e ci sono milioni di persone che lavorano nell’informatica. Solo nella mia famiglia conto 4 persone che lavorano grazie al pc.
I telai meccanici innescarono in Gran Bretagna la prima rivoluzione industriale. Oggi la Silicon Valley è una cruciale risorsa per l’economia americana e non solo.
Gli economisti di Deloitte hanno studiato i dati di censimento di Inghilterra e Galles dal 1871 a oggi e li hanno incrociati con le varie invenzioni tecnologiche successive. La conclusione è ottimista: non è vero che la tecnologia ha reso inutili certi lavori, anzi è vero l’esatto contrario, la tecnologia è “una grande macchina che crea continuamente occupazione.
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Poesia di Capodanno
Pablo Neruda

Il primo giorno dell’anno
Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore
che scende da una stella.
Come il pane, assomiglia al pane di ieri.
Come un anello a tutti gli anelli.
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline,
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia
e poi, lo avvolgerà nell’ombra.
Eppure,
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare.

OCCUPAZIONE E DEFLAZIONE

L’Istat ci dice che siamo in deflazione, il che vuol dire che la variazione degli aumenti di prezzi è negativa, dunque i prezzi non aumentano col ritmo che i produttori vorrebbero per cui non ci sono gli aumenti di ricavi che permetterebbero di incentivare l’economia e non aumenta l’offerta di lavoro. Molti sono sbigottiti da questi dati e si chiedono: com’è possibile che ci sia deflazione se le bollette sono aumentate, se le tasse sono aumentate, se il costo dei farmaci è aumentato? Com’è possibile se gli statisti mi dicono che negli ultimi anni il valore reale del mio stipendio è diminuito? Ma sembra che la deflazione dipenda dal paniere dei beni in cui gli energetici (dunque anche la benzina) non hanno aumentato il loro costo. Peccato che io non me ne accorga perché avranno pure non aumentato il costo alla base ma il costo per me è gravato da talmente tante tasse da non lasciarmi cogliere dai benefici! Poi c’è chi dà la colpa della disoccupazione alla tecnologia che sostituisce le macchine al lavoro umano.
Potete scrivere quello che vi pare, resta il fatto che il Paese più tecnologico del mondo, il Giappone, ha livelli di disoccupazione quasi a zero. E questo è un paradosso. Qualche motivo ci sarà.
“La terza potenza mondiale combatte da anni contro la deflazione e una crescita stagnante e a tratti negativa, ma nonostante ciò vanta un mercato del lavoro da fare invidia agli Stati Uniti e agli altri Paesi più floridi. ”
Evidentemente i rapporti tra tecnologia o deflazione e disoccupazione non sono quelli che ci fanno credere. E altrettanto evidentemente i criteri con cui si contano i disoccupati e gli occupati non sono molto seri e attendibili e variano da Paese a Paese.
In Italia si conta come occupato chi ha guadagnato un vaucher (7,5 euro) la settimana e in Europa si mettono nel Pil anche i probabili guadagni di droga e prostituzione (mi chiedo se noi in Italia gonfiamo il Pil anche coi probabili guadagni delle tre mafie e con le mazzette dei politici). E tutto questo non mi pare molto serio e puzza parecchio di demagogia ei di inganno popolare per continuare a mentire su un neoliberismo e su una Unione europea i cui danni li vediamo nelle nostre vite, al di là dei messaggi tranquillizzanti ma falsificatori di ogni realtà.
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Non si capisce poi perché dobbiamo insistere su lavori sempre più defatiganti o di troppe ore e occuparci del lavoro solo per togliere diritti e abbassare salari, senza tener conto di valori dell’uomo in generale.
La tendenza dell’umanità dovrebbe andare verso una evoluzione del lavoro e della vita in assoluto. E i lavori possibili potrebbero essere molti. Pensiamo soltanto a quanti lavori sarebbero necessari per la cura del territorio, il mantenimento in bellezza delle nostre città, la cura degli anziani, un fisco equo e costante, la difesa dal crimine, un ambiente più pulito, le energie verdi, la ricostruzione dai terremoti, il tempo libero, la semplificazione burocratica…Anche lasciando perdere la tecnologia più avanzata, il mondo è pieno di lavori umani da fare, al di là di ogni automazione. Certo che se da noi la tendenza è risparmiare sul capitale umano per introiettare guadagni da riciclare nei paradisi fiscali….!!
Il lavoro si è sempre trasformato nel tempo e dunque è destinato a cambiare moltissimo in futuro e a rivoluzionarsi totalmente. Un giorno potrebbe non essere più l’occupazione prevalente dell’uomo per un allargamento del tempo dedicato all’istruzione, alla cultura, alla cura sociale, al volontariato….
Indubbiamente quella informatica è stata una vera rivoluzione che ha cambiato molto le cose. Altre seguiranno. Già da qualche decennio abbiamo visto la riduzione del settore manifatturiero e l’amplificarsi dei servizi.
Spero che uno dei lavori più importanti del futuro sia quello di semplificatori che riescano a buttare via tutti i libretti attuali di istruzioni e ne scrivano di chiari e facili sul modo di usare gli strumenti tecnologici in nostro possesso.
E spero che sia lavoro ben pagato anche quello di chi riesca a scrivere in modo semplice e estremamente pratico e snello sia le leggi che le regole della burocrazia così da non ingannarci e da farci risparmiare tempo e da non assistere a mostruosità giuridiche come l’ultima riforma costituzionale.
Spero che ci siano dei semplificatori anche per il fisco affinché sia preciso, puntuale, equo e senza evasori e paradisi fiscali.
Ci sono cose come snellire e rendere efficiente la macchina dello Stato o più chiaro e trasparente il fisco che nessuna tecnologia da sola potrà mai fare perché dipendono solo da una volontà politica.
Spero che ci siano anche lavoratori addetti ad eliminare gli sprechi, gli abusi, i vizi della società partitica attuale.
Le macchine sono utili ma la volontà politica di chi le usa è molto più importante. E dare o non dare lavoro dipende molto più da quella che dalla tecnologia che sostituisce la macchina all’uomo.
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Grillo: “Adesso, con l’Europa unita, un disoccupato di Benevento può andare a fare il disoccupato a Stoccolma.”

Lucio Dalla
VITA

Vita in te ci credo
le nebbie si diradano
e oramai ti vedo
non è stato facile
uscire da un passato che mi ha lavato l’anima
fino quasi a renderla un po’ sdrucita

Vita io ti credo
tu così purissima
da non sapere il modo
l’arte di difendermi
e cosi ho vissuto quasi rotolandomi
per non dover ammettere d’aver perduto

Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano
ma la sofferenza tocca il limite
e così cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
siamo angeli con le rughe un po’ feroci sugli zigomi
forse un po’ più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore, che raggiunge chi lo vuole respirare
Vita io ti credo
dopo che ho guardato a lungo, adesso io mi siedo
non ci son rivincite, né dubbi né incertezze
ora il fondo è limpido, ora ascolto immobile le tue carezze

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Video di Dalla Morandi

Grillo: “L’energia è la civiltà. Lasciarla in mano ai piromani-petrolieri è criminale. Perché aspettare che finisca il petrolio? L’età della pietra non è mica finita per mancanza di pietre.


(Cervello tra luce e ombra)

LA MINA DEI DERIVATI SUI CONTI PUBBLICI ITALIANI
40 miliardi di euro

I derivati sono scommesse, corrispondono al gioco d’azzardo. Ed è assurdo che si permetta agli enti locali o al Ministero del Tesoro di giocare d’azzardo coi nostri soldi.
Ma il fatto gravissimo è che i titoli derivati presenti sui bilanci dello Stato centrale e degli enti locali ammontano a quasi 4 miliardi. Il dato, registrato a giugno 2016, è in aumento di 7 miliardi (+22%) rispetto ai 32 di giugno 2015. Nel comparto privato resta enorme l’ammontare di titoli tossici. La massa di derivati finanziari presenti in Italia è pari a 242 miliardi.
Come dice il nome, si tratta di prodotti finanziari il cui valore “deriva” dall’andamento di un altro bene (azioni, obbligazioni, valute ecc.) oppure dal verificarsi di un preciso evento. E’ una sorta di “scommessa” su un avvenimento futuro: ad esempio, le quotazioni di quel titolo saliranno o quello Stato non sarà in grado di pagare il suo debito. L’attività o l’evento, che possono essere di qualsiasi natura, costituiscono il cosiddetto “sottostante” del prodotto derivato. La relazione che lega il valore del derivato al sottostante è il risultato finanziario del derivato, detto “pay-off”.
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Dove la mente è impavida
e il capo è eretto

Dove libero è il sapere
ed il mondo non fu ridotto in briciole
da ristrette domestiche mura
Dove le parole sgorgano
dalle profondità del vero
Dove indefessa lotta tende le braccia
verso la perfezione
Dove il chiaro fluire della ragione
non s’è perduto tra desertiche
sabbie
delle morte abitudini
Dove la mente è da te sospinta
Verso sempre più ampi atti e pensieri
In quel cielo di libertà, o mio Padre,
fa’ che il mio Paese si risvegli

Rabindranath Tagore
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Almaviva Contact, non c’è accordo
azienda-sindacati. Chiude sede di
Roma: licenziati 1.666 dipendenti

BILANCIO DI OBAMA
Blog di Grillo

Che tristezza, il passo d’addio di Barack Obama. Anche se, a ben vedere, perfettamente in linea con gli otto anni della sua permanenza alla Casa Bianca. Non è stato, Obama, il re delle speranze deluse, dei buoni propositi finiti in aceto, degli slanci ridotti a spasmi? Allo stesso modo, il Presidente dello stile e della ragionevolezza affronta il ritorno alla vita privata, e l’ingresso nel mondo dorato delle conferenze ben pagate, tramutandosi nella macchietta di se stesso. Un politicante stizzoso e stizzito che, come un bambino, butta all’aria il gioco in cui non riesce a vincere.
Il Presidente indeciso a tutto, una volta messo un piede fuori dalla Casa Bianca, si è messo a fare il decisionista. Bloccate le trivellazioni nell’Artico e in parte dell’Oceano Atlantico, sfruttando quanto previsto da una oscura legge del 1953. Condannati gli insediamenti israeliani, con un’astensione all’Onu dell’ultimissimo momento. A quanto pare nessuno tra i mille consiglieri riesce più a farlo ragionare e a spiegargli che il suo rancoroso progetto per fare i dispetti a Donald Trump si trasforma in una grande regalo all’odiato successore. Il blocco alle trivellazioni, giusto o sbagliato che sia, è del tutto ininfluente. Gli Usa sono già il primo produttore al mondo gas e petrolio e lo sono diventati proprio con Obama e grazie al fracking (o fatturazione idraulica), una tecnica di estrazione che desta uguale preoccupazione presso gli ambientalisti. Il provvedimento, dunque, non farà né caldo né freddo a Trump e alla sua corte di petrolieri e generali. Peggio ancora per Israele. L’espansione degli insediamenti è l’architrave della politica israeliana da decenni. Obama se n’è accorto dopo otto anni di inerzia e di parole vuote e dopo essersi fatto sbeffeggiare persino in patria da Benjamin Bibi Netanyahu, che andò al Congresso americano a parlar male di lui. L’unico risultato sarà avvicinare ancor più Netanyahu a Trump, che già pare poco sensibile alla causa dei palestinesi. E allontanare dal Partito democratico parte di quell’oltre 70% di ebrei americani che in novembre hanno votato per Hillary Clinton.
Il massimo degli infortuni, però, Obama lo ha raggiunto nella polemica con la Russia di Vladimir Putin a proposito degli hacker che avrebbero influenzato l’elezione presidenziale. Obama è un buon retore ed è riuscito ad accusare i russi di aver violato i server del Partito democratico senza mai dire che cosa da quelle violazioni, chiunque le avesse commesse, era uscito: e cioè che il Partito democratico aveva truccato le primarie per danneggiare Bernie Sanders e favorire Hillary Clinton. Ma pazienza. Il problema è che Obama, nella sua smania di attribuire a Putin tutta la colpa della sconfitta della Clinton, si è reso ridicolo. Intanto, un mare di politologi americani ha sottolineato le manchevolezze della campagna elettorale della Clinton e l’intima debolezza della sua candidatura, considerato che con lei erano schierati la Casa Bianca, tutto l’apparato di potere dei democratici, Wall Street, Hollywood e il mondo dei media. In modo così acritico che il giorno dopo l’elezione di Trump il New York Times ha voluto chiedere scusa ai lettori, autoaccusandosi di non aver capito nulla di quanto stava avvenendo.
Poi Obama si è fatto umiliare da Putin, che lo ha trattato come un dilettante. Dopo che il Governo americano ha espulso 35 diplomatici, il Cremlino ha rifiutato di reagire in proporzione. Al contrario, non ha preso provvedimenti se non quello di invitare i diplomatici Usa di stanza in Russia a fare un brindisi, oltre a porgere cortesi auguri di buon anno agli americani e di buon lavoro all’amministrazione entrante. Anche qui, dunque, il dispetto di Obama diventa un regalo per Trump che, sfruttando la sponda offerta da Putin, potrà presentarsi come il grande normalizzatore delle relazioni tra i due grandi Paesi.
Sullo sfondo, ovviamente, la situazione in Medio Oriente. Dove succede questo: in Siria l’intervento russo ha rovesciato le sorti del conflitto ed è diventato garante, piaccia o no, della sopravvivenza di una Siria di Bashar al-Assad; mentre in Iraq l’intervento saudo-curdo-americano non è affatto garante della liquidazione dell’Isis, che ancora saldamente tiene il caposaldo di Mosul.
Molto di tutto questo non sarebbe successo se Obama, che ha definito Putin “l’ex capo del Kgb”, non si fosse alla fin fine rivelato un epigono del Presidente George Bush senior, che era stato direttore della Cia. Bush senior varò, all’indomani del crollo del Muro di Berlino, la politica della “esportazione della democrazia”, che in realtà significava espansione dell’influenza globale degli Usa negli spazi geopolitici lasciati liberi dalla morente Unione Sovietica. Era il 1989. E vennero le guerre nei Balcani e in Medio Oriente, l’allargamento a Est della Nato e quello accessorio, almeno nell’idea americana, della Ue. Da allora troppe cose sono cambiate e forse solo Obama (come dimostrano Libia, Siria e Ucraina) non se n’è accorto. Exit dunque il primo Presidente nero nella storia degli Usa. Ora tocca al primo Presidente con i capelli rossi. Speriamo in bene.

ATTACCO ALLA RUSSIA
Diego Fusaro

(Obama tenta di irrigidire i rapporti con la Russia, espelle 35 ambasciatori russi in USA e accusa Putin di aver inquinato le elezioni americane con false notizie facendo perdere la Clinton e i democratici. Putin non sferra contraccolpi, non fa ritorsioni,non chiude a sua volta le ambasciate americane in Russia, aspetta tranquillamente che arrivi Trump.
Nel clima di neofascismo italico travestito da sx moderata, riferisco l’opinione di uno degli ultimi della sx storica, mentre il Pd è diventata più neoliberista e più fascista del turbocapitalismo, Diego Fusaro )

“E’ come se si stesse ricostituendo lo scontro bipolare fra il mondo occidentale capitalistico da una parte e il mondo russo dall’altro:un mondo non più comunista ma emblema di un diverso sistema capitalistico,quello di Putin.Non è più dunque lo scontro capitalismo/comunismo ma lo scontro fra due diversi e contrapposti capitalismi. Sul piano geopolitico credo che le conseguenze potrebbero non essere tutte negative. Dopo il 1989 molti conflitti sono scoppiati proprio perché non c’era più la controparte, cioè la Russia. Ma negli Usa peggio di Trump c’è solo la Clinton, simbolo dell’America guerrafondaia, l’America delle bombe, dei grandi gruppi finanziari e del liberismo assoluto. Rispetto a lei uno come Trump è molto meno peggio di quanto si creda. La differenza fra Putin e Obama è che Obama è un servo del sistema finanziario, mentre Putin vive un riscatto della dignità del popolo russo. Caduto il comunismo, Putin ha capito che la Russia non può uniformarsi al modello capitalistico occidentale e americano e ha creato un’alternativa sul piano sociale, economico e culturale, difendendo i diritti del suo popolo e della sua nazione, non quelli della Finanza come Obama. In Occidente Putin viene visto come il male assoluto, una costante minaccia per la pace. Ma a creare sempre nuove guerre non è stato Putin ma gli USA. I flussi migratori di cui oggi si parla tanto,sono causati dalla destabilizazione provocata dagli USA.

Viviana Vivarelli
In campagna elettorale Obama promise nel suo programma che avrebbe fatto finire la guerra in Iraq, che avrebbe ritirato le truppe dall’Afghanistan, che avrebbe chiuso Guantanamo, che avrebbe reso agli americani i diritti civili, avrebbe fatto una politica di pace con la Russia e con l’Iran e avrebbe reso ai poveri lo stato sociale inaugurando cure mediche gratuite.
Invece in Irak la guerra continua e non c’è mai stata nemmeno l’intenzione di fare un piano di pace, in Afghanistan le truppe di occupazione sono addirittura aumentate, Guantanamo è sempre aperto con tutti i suoi orrori, si sono conservate leggi antidemocratiche come il Patriot Act di Bush che calpestano l’habeas corpus e i diritti civili e il Medicare di Obama, costoso e pieno di buchi, viene respinto dagli stessi poveri.
In cosa Obama dovrebbe meritare tutti gli elogi che i falsificatori della storia, specie italiani, ancora gli fanno?
E ora, a due passi dallo sfratto dalla Casa Bianca, ancora Obama cerca di fare del male, provocando la Russia? E ancora bombarda la Siria? E ancora depreda il mondo?

Video

Charlie Brown:
“Ho fatto il vaccino per la polio e gli orecchioni… E poi… vediamo… cos’ho fatto dopo? Ah, sì, poi ho fatto quello per la scarlattina, la pertosse e il morbillo… Poi sono caduto dalle scale!” :- )
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Paolo Cicerone
Scilipoti eletto vicePresidente della commissione scienza, tecnologia e sicurezza della NATO….pfffffff….AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!
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Grillo vuole istituire un Tribunale della verità fatto da cittadini che individui e accusi le bufale dei media. Subito tutti hanno urlato al liberticidio.

beluscameno
Il CORAGGIO DELLA VERITA’- LA PARRESIA
di Michel Foucault

PARRESIA significa “Dire la verità” costi quel che costi.
La verità è un fatto di giustizia, non solo di forma logica. Quando un filosofo si rivolge a un sovrano, a un tiranno, e gli dice che la sua tirannide è pericolosa e spiacevole, perché la tirannide è incompatibile con la giustizia, in quel caso il filosofo dice la verità, crede di stare dicendo la verità, e ancor più, corre un rischio (giacché il tiranno può adirarsi, può punirlo, può esiliarlo, può ucciderlo). Fu questa la situazione in cui si trovò Platone con Dionigi di Siracusa. Il “parresiastes” è qualcuno che corre un rischio. Naturalmente, non è sempre il rischio della vita. Quando, per esempio, qualcuno vede un amico che sta commettendo un errore e rischia di incorrere nelle sue ire dicendogli che sta sbagliando, costui sta agendo da ‘parresiastes’. In tal caso, certo, non rischia la vita, ma può irritare l’amico e l’amicizia può risentirne. Se, in una discussione politica, un oratore rischia di perdere la sua popolarità perché la sua opinione è contraria a quella della maggioranza, o perché può condurre ad uno scandalo politico, egli sta usando la “parresia”.
“La parresia dunque è legata al coraggio di fronte al pericolo, essa richiede propriamente il coraggio di dire la verità a dispetto di un qualche pericolo. E nella sua forma estrema, dire la verità diventa un “gioco di vita o di morte”.
Ce ne parla Michel Foucault in una serie di conferenze tenute all’Università californiana di Berkeley nel 1983, un anno prima di morire. Oggi queste conferenze sono raccolte in un libro: ‘Discorso e verità nella Grecia antica’ (Donzelli),
Verità è la parola chiave della filosofia, è il problema intorno a cui tutta la ricerca filosofica si affaccenda dal giorno in cui nacque prendendo congedo dal mito e dalla religione.
“Anche la religione, infatti, ritiene di dire la verità, ma il fondamento della sua verità risiede nell’autorità di chi la enuncia, mentre la filosofia cerca una verità capace di stare in piedi da sola, senza il conforto di alcuna autorità.”
Ma chi dice la verità in certi casi viene perseguitato. Un grande svelatore di verità nel mondo moderno è Julian Assange, non a caso, auto prigioniero in una ambasciata, colpito da false accuse e ricercato dai servizi segreti americani, dopo di lui è scoppiato il caso di Bradley Manning e quello Edward Snowden, personaggi che hanno violato i sistemi informatici statunitensi,”SQUARCIANDO IL VELO DI SEGRETEZZA CHE AVVOLGE LA GUERRA” e l’apparato di spionaggio americano che ci sorveglia. Ciò che era segreto l’hanno reso pubblico e adesso sono perseguitati.
Assange ha fondato Wikileaks, pubblicando ad esempio i cablogrammi USA (ossia i messaggi del circuito diplomatico) da cui possiamo capire ad esempio quali politici sono più “collaborativi” con il Governo americano. Manning, è in carcere per aver diffuso le immagini delle uccisioni di civili compiute dalle Forze Armate americane. Snowden ha rivelato il cosiddetto “datagate” e ha mostrato al mondo intero che il Governo di Obama spia tutto il pianeta. Ora è braccato e sta cercando disperatamente rifugio politico. Proprio grazie a lui abbiamo potuto conoscere l’esistenza del programma di sorveglianza PRISM, classificato come di massima segretezza dalla National Security Agency (NSA) sin dal 2007. Scarsissima la solidarietà internazionale dei governi, a parte alcune eccezioni come quella del Presidente venezuelano Nicolas Maduro che ha dichiarato: “Snowden è perseguitato nel mondo senza alcuna ragione. Non ha lanciato un missile o ucciso qualcuno” e quindi “merita la protezione del diritto umanitario internazionale”.
Edward Snowden ha 29 anni ed è un impiegato pentito nella NSA. Lo scopo delle sue rivelazioni è di “non consentire al Governo Usa di distruggere privacy e libertà di internet”.
Con queste parole ha messo sotto accusa Obama, che si trova così coinvolto nel primo vero scandalo della sua amministrazione. Lo scoop planetario di Snowden è emerso grazie al quotidiano britannico Guardian, che ha rivelato “il tentacolare sistema grazie al quale la Nsa, National Security Agency, ma anche l’Fbi, accedono da almeno sei anni alle comunicazioni telefoniche degli americani e ai server mondiali di nove big company del web, da facebook a skype”, scrive Simone Cosimi su Wired.
Le rivelazioni di Snowden hanno creato frizioni fra Usa e il resto del mondo. E tuttavia le nazioni che si indignano per essere state spiate non offrono asilo politico a Snowden, ed è qui l’ipocrisia di tutta questa storia.
Su Dagospia si legge: “Lo scandalo Datagte costringe gli Usa a scoprire le carte su Prism:
l’Europa ottiene un gruppo di lavoro misto sui programmi di sorveglianza dell’America.
S’allarga il papocchio: migliaia di aziende hi-tech hanno fornito dati all’intelligence Usa ricevendo in cambio informazioni riservate”.
La sorveglianza di PRISM è andata così in profondità che ha toccato e-mail, chat, chat vocali e videochat, video, foto, conversazioni VoIP, trasferimento di file, notifiche d’accesso e dettagli relativi a siti di reti sociali. E tutto questo è potuto avvenire grazie alla collaborazione di vari fra i maggiori service provider, tra cui i principali sono Google, Facebook, Microsoft, Skype, Apple e altri. Con Snowden si sono schierati alcuni degli esponenti più critici del cinema americano che hanno firmato un appello insieme a un gruppo di pacifisti statunitensi (Noam Chomsky, Tom Hayden, Daniel Ellsberg e Joseph Wilson).

SE ’N GIORNO…
Mariapia Caporuscio

Vorrei pe’ ‘ngiorno solo esse Dio
e trasformà ‘sto monno a modo mio.
Co’ le bbone nun zè riusciti a gnente…
userei ‘n metodo più convincente.

Accchiapperei tutti quei paperoni,
che se credeno der monno li padroni,
quelli che cor sudore de la ggente…
se so’ ari
cchiti vergognosamente!

Li butterei drento quelle discariche
‘ndove come topi tratteno li fij mia,
li lascerei soli e senza scorte…
a nutrisse de merda fin’alla morte!
Ai politici che tratteno come stracci
i lavoratori, ‘sti luridi pagliacci

je farei provà cosa se prova..
buttà er sangue pe’ du’ centesimi l’ora.
A chi nelle campagne ha sotterrato
rifiuti tossici, radioattivi e amianto,
uccidenno la vita del creato,
seminanno disperazione e pianto,

li metterei a cortivà quei prati e
arzerei tutto ‘ntorno un muro,
fin’à quanno schiatten’ ammalati.
Proprio questo farei, lo giuro!

Er poro Cristo morenno… c’ha concluso?
de cambialli s’era solo illuso:
chi de troppi sordi è ‘nammorato,
deveda esse lui… ammoriammazzato!

Grillo richiama il Governo a fare rapidamente i rimpatri degli immigrati irregolari. Subito Massimo Giannini urla al razzismo e al fascismo. Due giorni dopo il Governo Gentiloni applica una linea più ferma sui clandestini. Ma Giannini tace. Come mai?

IMMIGRAZIONE E M5S
Gaetano s

La linea del MoVimento sull’immigrazione non è che la giusta via di mezzo tra due eccessi opposti, in quanto riflette la posizione del buon senso, che è sempre la più semplice e la più difficile allo stesso tempo. Ora, visto anche il tenore di alcuni post, vorrei ricordare che il MoVimento ha ben presente il valore dell’essere umano e che, se tutela i diritti dei cittadini italiani, certamente non afferma che gli immigrati non abbiano diritti o che non siano persone. Noi non siamo certamente i buonisti ipocriti della finta sx, ma non siamo neppure i razzisti xenofobi della lega o i rimasugli del neofascismo, come vogliono dipingerci ad arte i nostri avversari. Le direttrici da seguire, ben delineate da Beppe, sono perciò legalità, accoglienza nella giusta misura e ridiscussione dei trattati europei, battendo finalmente i pugni sul tavolo dell’UE, come fa ogni Paese con gli “attributi”. Tutto ciò accompagnato dalla (vera) cooperazione internazionale e dal contrasto alle guerre e alla vendita di armi, per ridurre alla fonte i flussi migratori. Solo così si interrompe la tratta degli esseri umani, che arricchisce le mafie nazionali e internazionali, con la complicità dei grossi poteri politici e finanziari. Ai “sinistroidi” che ci accusano di fascismo e xenofobia vorrei invece ricordare un concetto così evidente da sembrare banale: l’accoglienza indiscriminata non è vera accoglienza ma è solo caos, cioè la rovina per tutti, italiani ed immigrati. È normale che se accolgo in casa mia chiunque voglia entrare, alla fine la casa crolla, e non posso più viverci né io né quei pochi che vorrei ospitare. Lo so, può sembrare una grossa banalità, ma evidentemente per molti il concetto non è ancora chiaro. Certamente la finta sx questo concetto lo ignora, o finge di ignorarlo per bieco tornaconto politico.
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95 miliardi buttati nel gioco, la prova che l’Italia si sta ammazzando da sola

Nel 2016 gli italiani hanno speso al gioco il 4,4% del Pil, poco meno di quanto spendono per mangiare, il triplo di quanto spendono per l’istruzione. Un dato che ha pochi eguali al mondo. E che rappresenta un fardello insopportabile, per un Paese in crisi
di Francesco Cancellato

95 miliardi di euro sono più o meno il 4,4% del Pil italiano. Più del doppio di quanto le famiglie italiane spendano ogni anno tra tasse, rette, lezioni private trasporto scolastico. Più di quanto – il 4,1% del prodotto interno lordo – lo Stato spenda ogni anno per l’istruzione. Poco meno del crollo degli investimenti in Italia tra il 2007 e il 2015, pari a 109 miliardi di euro. Non molto di più dei 129 miliardi all’anno che spendiamo, noi tutti 60 milioni di italiani, per mangiare.
95 miliardi è quanto gli italiani hanno speso in un anno nel gioco d’azzardo. Macchinette, scommesse online, gratta e vinci, lotterie varie. Numeri da record, che surclassano gli 88 miliardi del 2015 – +7%, nemmeno il Pil cinese cresce a questa velocità – e doppiano i 47,5 miliardi del 2008. Alla faccia della recessione, della disoccupazione da record, delle fabbriche che chiudono, dei consumi al palo, della rabbia anti-governativa, contro tutte le élite e tutti gli establishment.
95 miliardi è quanto gli italiani hanno speso in un anno nel gioco d’azzardo. Più del doppio di quanto le famiglie italiane spendano ogni anno tra tasse, rette, lezioni private trasporto scolastico. Non molto più dei 129 miliardi all’anno che spendiamo, noi tutti 60 milioni di italiani, per mangiare
95 miliardi che alimentano le casse dello Stato con un gettito anch’esso da record. 18,5 miliardi, per la precisione. 5 miliardi in più di quanto la Apple si dice abbia eluso al fisco irlandese. Un extragettito sontuoso alimentato soprattutto da giovani adulti con prole e con stipendi bassi, in quello che risulta essere un clamoroso caso di imposizione fiscale regressiva, che ha pochi eguali nella storia dell’umanità. Prenda nota, chi parla di disuguaglianze.
95 miliardi vogliono dire 260 milioni al giorno, 3.012 euro al secondo. Soprattutto, sono 1583 euro a testa, per ogni italiano. Una cifra che ha pochi eguali al mondo. La metà delle quali finiscono in una delle 414mila slot machine – una ogni 143 abitanti – disseminate su tutto il territorio nazionale, molte delle quali in mano alla criminalità organizzata che le usa per riciclare il denaro sporco. Per dare un’idea, in tutti gli Stati Uniti ce ne sono circa 800mila.
95 miliardi sono la misura della disperazione, della superstizione, del pensiero magico, della clamorosa ignoranza di un Paese che si auto-celebra ogni giorno come la culla della cultura globale. 95 miliardi sono i motivi per prendercela con noi stessi, senza scomodare nessun potere occulto. La prova regina del fatto che potremmo salvarci da soli, senza particolari problemi, se non fossimo così cocciutamente impegnati ad autodistruggerci. in realtà si trovano sempre le risorse per aiutare i più forti. Basta pensare che solo qualche settimana fa il Governo ha trovato in un batter d’occhio ben 20 miliardi di euro per salvare le banche e non i risparmiatori, tra cui Mps. Senza dimenticare i 18 miliardi di euro spesi per finanziare il Jobs Act che è servito solo per far aumentare il precariato e i 20 miliardi di euro che sono stati spesi finora per cercare consensi elettorali con gli 80 euro. Poi chiesti indietro a molti beneficiari. la proposta del M5S che è ferma da 2 anni in Parlamento per colpa del Governo Renzi e della maggioranza. Si chiama reddito di cittadinanza, serve ad azzerare la povertà più grave e a reinserire i beneficiare nel mondo del lavoro e nel contesto sociale e come ha dichiarato l’ISTAT costa 14,9 miliardi di euro. Molto ma molto meno di quanto il Governo ha fatto spendere finora agli italiani per aiutare le banche, per precarizzare ulteriormente il lavoro e per cercare consensi elettorali.

Nunzia Catalfo
Grazie a questi governi non eletti ma tutti a base Pd 17 milioni e mezzo di italiani sono a rischio povertà ma non sono una priorità. Non contano nulla. L’attuale ministro del lavoro ha affermato, infatti, che per il 2017 verrà destinato circa 1 miliardo e mezzo di euro per ampliare il Sia, ovvero, il sostegno di inclusione attiva che nulla ha a che vedere con una misura seria e strutturale di contrasto alla povertà. Una proposta, quella avanzata dall’attuale esecutivo, che continuerebbe a lasciare senza alcun aiuto milioni e milioni di persone, famiglie, giovani, disoccupati, liberi professionisti, pensionati ecc disperati, che per il semplice fatto di avere un ISEE di poco più di 3000 euro o per il semplice fatto di avere anche solo un motociclo di proprietà, resterebbero totalmente esclusi dalla proposta avanzata dal Governo.
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Nella stima del demografo Gian Carlo Blangiardo, dai dati Istat relativi ai primi 7 mesi del 2015 il demografo si ricava un aumento di 39.000 morti in confronto al medesimo periodo del 2014, «un aumento dell’11% che, se confermato su base annua, porterebbe a 664.000 i morti nel 2015». Un’impennata di 66.000 decessi, tanti come come quelli registrati durante le due guerre mondiali
Vogliamo dire che 11 milioni di italiani hanno smesso di curarsi perché non ce la fanno più con i costi delle medicine e dei ticket?
Vogliamo dire che fin dalla prima Leopolda il programma di Renzi era diminuire progressivamente lo stato sociale fino ad arrivare alle assicurazioni private come in USA?
..
La frase di oggi è di Tagore, massimo poeta bengalese:

Sono destinati a conoscersi
tutti coloro che cammineranno
per strade simili
.”
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E’ morto Tullio De Mauro, il più grande linguista italiano. E’ stato Ministro dell’Iistruzione.

bdrim
Da De Mauro alla Fedeli il salto è vertiginoso: neppure in un racconto di fantapolitica si sarebbe potuto immaginare che la guida del Ministero della Pubblica Istruzione sarebbe passata, nel giro di 15 anni, da un insigne studioso di fama internazionale a una Fedeli qualunque nemmeno laureata, così come la Sanità da Umberto Veronesi alla Lorenzin incompetente e solo diplomata ecc. L’analfabetismo di ritorno, preconizzato da De Mauro, è proprio ben simboleggiato dalla qualità dell’attuale classe politica.
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Citazioni di Tullio De Mauro:
Chi non legge smette anche di studiare. In Italia solo un 20% di quadri segue corsi di aggiornamento: 4 volte meno della media europea. Una classe dirigente male alfabetizzata, quindi non aggiornata, è la rovina di un Paese, molto più di un crollo della Borsa.”

“La democrazia vive se c’è un buon livello di cultura diffusa. Se questo non c’è, le istituzioni democratiche – pur sempre migliori dei totalitarismi e dei fascismi – sono forme vuote.”

IL FALLIMENTO DEI GIORNALI

Il 5stelle Bonafé DICE al vergognoso Rotondi, nullafacente andreottiano, democristiano doc, fondatore dell’associazione “Uniti contro il 41 bis“: “Lei per produzione legislativa è stato 620° su 630 deputati in 17 anni di Parlamento”. Ma Rotondi continua a dare di sé un panorama squallido. Come potrà mai l’Italia avere il minimo progresso con personaggi simili? Rotondi è quello che disse: “Aboliamo la pausa pranzo per i lavoratori. E’ un danno per tutto il Paese ma anche per l’armonia della giornata”.
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Neologismi:
come c’è una post-democrazia che si avvicina pericolosamente al fascismo, così ci sono le post-verità, altro modo per chiamate bufale e menzogne. Post-truth, cioè post-verità, è la parola dell’anno per l’Oxford dictionary, situazioni in cui non contano i fatti ma le emozioni viscerali che si crea faziosamente attorno ad essi. Campiono negativi di post-verità sono stati recentemente USA e Gran Bretagna. Tra Brexit e Trump, entrambi i paesi hanno avuto la loro dose da cavallo di post-verità. Ma tutta la campagna elettorale statunitense è stata orchestrata su questa base.
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LA POST- RAI
Marco Travaglio

Nel suo ultimo film Oliver Stone racconta la storia di Edward Snowden, il giovane analista della Cia che rinuncia a tutto – vita, affetti, lavoro e stipendio – per svelare agli americani e al mondo una notizia vitale per la democrazia: il Governo degli Stati Uniti calpesta scientemente la Costituzione e fa spiare centinaia di milioni di persone, non solo americane, con la scusa del terrorismo. Ora vive, si fa per dire, a Mosca perché, quando fece scalo in Russia da Hong Kong (dove s’era rifugiato) per raggiungere il Sudamerica, il Governo Obama gli levò il passaporto e lo rese apolide. Pronto a incriminarlo per reati gravissimi in caso di ritorno in patria. Vedere quel film e leggere le storie di ordinaria miseria in casa Rai fa un certo effetto, anche perché il caso Snowden e il caso Rai – almeno sulla carta – appartengono alla stessa famiglia: l’informazione. Solo che Snowden, pur non essendo un giornalista o forse proprio per questo, ha sacrificato tutto pur di dare notizie vere. La Rai sacrifica tutto pur di dare notizie false. Ieri ne abbiamo raccolto una miniantologia, ma ce n’è da riempire una Treccani.
Intanto, tutt’intorno, si dibatte sulle fake news o post-verità che, secondo la propaganda di regime, sarebbero un’esclusiva del Web e richiederebbero il pronto intervento delle “autorità pubbliche”, cioè di un orwelliano Ministero della Verità, secondo gli auspici del capo dello Stato Mattarella e del Presidente dell’Antitrust Pitruzzella, nonché dei sottostanti giornaloni e telegiornaloni che riprendono compunti e riverenti i loro moniti. Qualcuno, anche sul Fatto, si sorprende perché la grande stampa s’indigna per la belinata grillesca della “giuria popolare” anti-bufale, mentre tutti trovano normale il bavaglio di Stato benedetto dal Colle e dall’Authority. Ma c’è poco da stupirsi: giornaloni e telegiornaloni non hanno nulla da temere dalla censura dei partiti, perché la praticano già quotidianamente sotto forma di autocensura. Quanto alla “giuria popolare” di Grillo, sanno benissimo che non vedrà mai la luce: infatti non è la parola “giuria” che li terrorizza, ma la parola “popolo”, unica vera ossessione dei politici senza elettori, dei giornalisti senza lettori e dei telegiornalisti senza spettatori. Fateci caso: Carlo Verdelli si è dimesso da direttore editoriale delle news Rai. Ma non perché, nell’ultimo anno, la Rai abbia stracciato il record (da essa stessa detenuto) di balle raccontate ai telespettatori a reti unificate: perché il Cda ha bocciato il suo piano organizzativo che spostava il Tg2 a Milano, creava un TgSud e accorpava le Tgr a Rainews24.
continua
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Oxfam: 62 persone hanno la stessa ricchezza della metà della popolazione mondiale

Questo dice l’enorme disuguaglianza di reddito nel nostro pianeta e vanifica la lotta alla povertà globale.
Dal 2010 al 2015, 3,6 miliardi di persone – metà della popolazione mondiale – hanno visto la propria ricchezza ridursi di 1.000 miliardi di dollari, 41%.
I 62 super-ricchi hanno invece registrato un incremento di oltre 500 miliardi di dollari. Il divario è drammaticamente cresciuto nel 2015 così che l’1% della popolazione mondiale possiede più del restante 99%.
Anche in Italia la disparità di reddito è impressionante: l’1% più ricco degli italiani possiede il 23,4% della ricchezza nazionale netta, cioè 39 volte quello che ha il 20% più povero. Insomma la crisi ha indebolito i più poveri ma ha arricchito i più ricchi e questo spiega perché sia stata voluta a tavolino da certi governi. Negli ultimi 5 anni di crisi l’aumento della ricchezza ha arricchito del 50% il 10% più ricco degli italiani.
Basta alle condizioni fiscali di favore per le multinazionali e basta ai paradisi fiscali!
Quanto detto vale soprattutto per i fautori del neoliberismo ad oltranza, come il nostro Renzi, che continuano con la balla che il libero mercato (che poi libero non è) ha migliorato le condizioni dei popoli.
(Oxfam è un’importante confederazione internazionale specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, composta da 18 organizzazioni di Paesi diversi che collaborano con quasi 3.000 partner locali in oltre 90 Paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia.)

LADRI, IMPUNITI E PREMIATI
Viviana Vivarelli

Rubano, non restituiscono il maltolto, non vanno in galera, non subiscono sequestri e sono pure premiati!!!
E’ libero Galan, ladro di FI, dopo 2 anni di comodi domiciliari nella sua villa di Cinto Euganeo. 10 mesi condonati. Perché? Ha patteggiato 2 anni e 10 mesi per corruzione nell’inchiesta Mose, pena confermata dalla Cassazione, ha patteggiato dunque si è riconosciuto colpevole, è stato ai domiciliari non si sa in virtù di quale privilegio, gli vengono condonati 10 mesi non si sa in virtù di quale altro privilegio, e riceverà comunque oltre al suo stipendio di parlamentare il vitalizio per essere stato amministratore regionale e pure il tfr. Lo vogliamo ricandidare?
E’ pronto ad incassare il vitalizio anche Renato Chisso, anche lui di Fi, assessore regionale condannato a 2 anni e 6 mesi e accusato di aver ricevuto 6 milioni di euro di mazzette.
Il motivo di questi vitalizi? La loro pena è troppo breve (meno di 3 anni) per far scattare la sospensione. Dunque Chisso riceverà 80.558 euro l’anno e un tfr da 96.244 euro. Denaro che non potrà essere sequestrato nonostante gli siano stati imputati 6 milioni di mazzette, mai trovati dalla Guardia di Finanza. Il motivo? I soldi del vitalizio arriverebbero successivamente rispetto alla pena. E allora? Manca la legge per condannarli, ma c’è la legge per continuare a pagarli.
Avete ancora qualche dubbio sul fatto che la Casta faccia leggi a favore di se stessa? C’è ancora qualcuno che pensi che i 3 governi del Pd messi su senza voto popolare abbiano avuto la minima intenzione di combattere i corrotti? E ancora state qui ad attaccare il codice etico di Grillo????? Ma con che faccia!!???? E ancora i media non hanno altro da fare che mettere sotto accusa il codice etico di Grillo???
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