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Friday November 24th 2017

MASADA n° 1785 27-8-2016 TERREMOTO

MASADA n° 1785 27-8-2016 TERREMOTO
Blog di Viviana Vivarelli

Terremoto nel centro Italia –Un terremoto è una cosa politica? – Le truffe della ricostruzione- Edilizia antisismica – Le iene dei terremoti –Bertolaso – Le inesistenti leggi antisismiche italiane – Educare ai terremoti

Perché un appello voglio rivolgere a voi, italiane e italiani, senza retorica, un appello che sorge dal mio cuore, di un uomo che ha assistito a tante tragedie, a degli spettacoli, che mai dimenticherà, di dolore e di disperazione in quei paesi. A tutte le italiane e gli italiani: qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana, tutte le italiane e gli italiani devono mobilitarsi per andare in aiuto a questi fratelli colpiti da questa nuova sciagura.
Perché, credetemi, il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi
.”
(Sandro Pertini, discorso alla nazione dopo il terremoto in Irpinia del 1980)

Giovanni Minio
Terremoto

Tremano Uomini,
insieme alla Terra,
che inghiotte i suoi figli.
Genti spazzate via,
case distrutte.
Rimangono solo, macerie,
cadaveri e disperazione
dell’attimo tremendo,
dove tutto ha fine:
vite, speranze,
lavoro e famiglie.
La Terra che tutto dà,
benigna,
Tutto si ripiglia…
matrigna.

E spesso atterra
le nostre eternità breve tremoto.

(Giacomo Lubrano, dopo il terremoto accaduto a Napoli nel 1688)
.
Tra le tende dopo il terremoto
i bambini giocano a palla avvelenata,
al mondo, ai quattro cantoni,
a guardie e ladri, la vita rimbalza
elastica, non vuole
altro che vivere.

(Gianni Rodari)
.
Il sisma che ha ferito l’Italia evidenzia forza e debolezza del carattere nazionale. La forza è nello slancio dei volontari e nella professionalità dei soccorritori impegnati a sollevare ogni pietra dietro la quale può esserci una vita, nella solidarietà fra abitanti della terra ferita, nel rispetto per le vittime sconosciute e nella corsa a donare ai sopravvissuti. La debolezza è invece nella rassegnazione ad abitare in centri urbani vulnerabili ai terremoti, nella fatalità con cui si accetta la furia della Natura, nella passività con cui ci si trasferisce in alloggi precari sapendo che dureranno a lungo, nel sentimento di impotenza davanti ad un edificio che crolla in aree remote, difficili da raggiungere, spesso prive di servizi basilari. Bisogna costruire sulla forza della nostra nazione con la stessa determinazione con cui dobbiamo aggredirne le debolezze
(Maurizio Alberto Molinari su La Stampa, 25 agosto 2016, dopo il terremoto nel Centro Italia)
.
L’uomo è politico. Ogni atto umano è un atto politico.
UN TERREMOTO E’ UNA COSA POLITICA?
Viviana Vivarelli

E’ politica la depredazione ma è politico anche l’essere depredati. E’ politica la manipolazione dei cervelli ma è politico anche lasciare che il proprio cervello sia colonizzato. E’ politico cercare di sapere ma è politico anche arrendersi di fronte alla difficoltà del sapere e decidere di non interessarsi più a nulla di serio occupandosi solo di cose futili o di basso livello. E anzi lo strumento più politico di tutti è quello che usa la disinformazione per ingannare i cervelli o dirigerli verso cose futili e che diffonde merda invece che informazione, affinché l’uomo che non sa o crede di sapere sia manipolato nelle sue conoscenze e avvalori con le sue scelte sbagliate proprio coloro che lo sfruttano e lo depredano dei suoi diritti e della sua libertà, così che la disinformazione produce esattamente ciò che è: merda, e fa diventare l’uomo ciò che non dovrebbe essere: una nullità che non conta niente e su cui qualcuno può perpetrarsi ogni sorta di inganno o di sopruso.
Non esiste nulla nell’umanità che non sia politico.
Ma i cattivi effetti dei cattivi politici stanno facendo diventare politici anche gli animali, le piante, i movimenti della terra, i terremoti, l’aria, il mare, il clima, il cielo… Per cui a poco a poco non esiste nulla che sia ‘naturale’, e anche un terremoto è un fenomeno politico che nella sua genesi o nella sua non prevenzione può avere le cattive scelte di cattivi politici. Per cui alla fine anche la natura, i suoi danni, i suoi cataclismi.. possono avere cause politiche. E le cause più politiche di tutte sono il potere e il denaro, ma il denaro non è che una delle espressioni del potere, l’altra è il diritto di prevaricare sui diritti degli altri, il diritto di trattare gli altri come strumenti, come cose, il diritto di pensare che qualcuno è un dio assoluto che può fare tutto e che gli altri sono delle nullità assolute che non contano nulla.

AMATRICE NON C’E’ PIU’

Mercoledì 24 agosto. Stanotte alle tre e 36 un grande terremoto ha colpito tutta l’Italia centrale, Lazio, Marche, Umbria, Campania.. intere cittadine e paesi sono stati rasi al suolo. Si sta scavando tra le macerie per tirare fuori gli scampati.
Per una incredibile coincidenza 7 anni fa alla stessa ora e con lo stesso grado di magnitudine fu rasa al suolo l’Aquila (409 morti). Ancora la ricostruzione dell’Aquila non è stata cominciata per cui lo sfollati sanno di non poter contare sulla ricostruzione da parte dello Stato e domina la disperazione.
Disgraziato il Paese che sa che non riceverà mai aiuto dal proprio Governo ma solo danno e depredazione!
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Nella legge di stabilità si destina meno di 2 miliardi al recupero idrogeologico del territorio, ma più di 23 miliardi alle armi.

DORIANA GORACCI

Ho sentito stanotte scuotermi il letto, sono rimasta inchiodata per capire se non era un incubo. Ma era tutto vero, come fu per l’Abruzzo: erano le 3.36 e il lume dal soffitto dondolava come se entrasse impetuosamente il vento. Ho pensato cosa poteva essere accaduto di così tremendo per avvertire io quella scossa, magnitudo 6.0.Dopo un’ora è tornato a vibrare tutto. Ho sentito il sindaco di Amatrice,quel paese che ha sul suo cartello in strada l’invito a gustare i migliori spaghetti esistenti: sembra che sia andato distrutto tanto, tanto… Non si sa quante siano le vittime. E ancora, il paese di Accumoli, luogo dell’epicentro: 667 abitanti della provincia di Rieti, Lazio. Fino al 1927 faceva parte della provincia dell’Aquila. Cosa sarà in piedi di quel piccolo paese?E poi Pescara del Tronto,135 abitanti, tra il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Il 27 e 28 agosto ci sarebbe stata ad Amatrice, 2646 abitanti, la 50a Sagra degli Spaghetti e solo il 20 agosto c’è stata una lunga notte di festa, come ormai è in uso in tutti i paesi d’estate: dal 2015 è entrata a far parte del Club “I borghi più belli d’Italia”. Che ne è stato di Preta, paesino vicino ad Amatrice, con soli 22 abitanti d’inverno ma d’estate come tutti questi piccoli centri si rianima per godere delle bellezze del luogo e della genuinità dei suoi prodotti? Quanti piccoli paesi,tesori di umanità e arte e purtroppo assisteremo a questa forzata transumanza delle genti .In primavera Amatrice ne faceva una festa dei greggi e dei loro pastori.
Fate presto, fate presto nel raggiungere tutte queste persone rimaste sotto le macerie,fate presto!

L’ALIBI DELLA RICOSTRUZIONE
Viviana Vivarelli

I 5 milioni di euro donati dagli italiani per “dare una mano” alla ricostruzione dell’Aquila nel 2009 furono imboscati dalle banche e non bastò la condizione di terremotati per avere prestiti dalle banche. I presunti insolvibili restarono solo i terremotati. Anche se quei soldi erano stati donati a loro. Il metodo Bertolaso comprendeva anche questo. Accadde in Abruzzo. Mentre Berlusconi prometteva casette e “new town”, Bertolaso decise che i soldi arrivati attraverso i cellulari non sarebbero stati destinati a chi aveva subito danni, ma ad un consorzio finanziario di Padova, l’Etimos, che avrebbe poi usato i fondi per garantire le banche qualora i terremotati avessero chiesto piccoli prestiti. Le donazioni confluirono in un fondo di garanzia bloccato per 9 anni. Un fondo che dalla Protezione civile fu trasferito alla ragioneria dello Stato. E di quei 5 milioni i terremotati non hanno visto neanche uno spicciolo. I soldi che le persone donarono per l’Aquila servirono a poco o a niente. Le persone si rivolsero alle banche per avere prestiti. Ma chi con il terremoto era rimasto senza niente non vide un centesimo, perché giudicato persona a rischio, non in grado di restituire il danaro. Chi ci guadagnò furono le banche e la Regione Abruzzo che, al termine dei 9 anni stabiliti, si troverà nelle casse 5 milioni di euro in più da spendere come voleva. E Bertolaso ha avuto pure la faccia di candidarsi a Roma! Nel terremoto del Friuli del 1976 a Zamberletti furono dati pieni poteri, consentendo dalle amministrazioni di ricostruire tutto come era prima. Farà lo stesso Renzi col nuovo capo della protezione civile Fabrizio Curcio o replicherà la beffa che si è avuta con Berlusconi e il Pd successivo per l’Aquila?
Nel terremoto dell’Aquila si ebbero 309 morti, 1.600 feriti, 10 miliardi di euro di danni e 65.000 sfollati. Dopo 8 anni si inizia ora a ricostruire il centro storico, ma siccome i nuovi palazzi avranno costi altissimi, serviranno solo ai più ricchi. E gli altri? Nel terremoto del Friuli del 1976 a Zamberletti furono dati pieni poteri, consentendo dalle amministrazioni di ricostruire tutto come era prima. Farà lo stesso Renzi col nuovo capo della protezione civile Fabrizio Curcio o replicherà la beffa che si è avuta con Berlusconi e il Pd successivo con l’Aquila?
All’Aquila sono stati spesi 12 miliardi ma ancora dopo 7 anni siamo indietro e solo ora è iniziata la ricostruzione del centro storico mentre una intera generazione di giovani se n’è andata. E Cialente, il sindaco di Amatrice, ha la faccia di dire che andrà benissimo ripetere il modello dell’Aquila (non del Friuli!?). Ma se li ricorda gli abusi, gli scempi, i latrocini, le lentezze, le leggi sbagliate… che si sono accumulati col sistema “Aquila”? Scrive IFQ: “All’Aquila, il più grande cantiere italiano si sta trasformando in un allarmante buco nero. Con tanti sperperi e scandali. Come quelli delle new town volute dal governo B, nel mirino della procura. Insieme a tante altre oscure vicende. Nella new town nessuno vuole abitare perché le casette sono difettate da infiltrazioni di acqua e di umidità e da difetti di costruzione su cui non si può intervenire, sono inabitabili e scomode e con bollette pagate a metro quadro e non a consumo!” Vi ricordate B con lo sciampagna e i fiorellini sui balconi, quei balconi che poi sono crollati perché fatti con la colla?
Al bilancio dello Stato mancano 8 miliardi e la Merkel vieta spese di Stato mentre criminalmente il Pd ha messo in Costituzione quel pareggio di bilancio obbligatorio che impedisce qualunque ricostruzione (oltre a qualunque spesa per lo sviluppo). Malgrado questo, procede incessante la processione di sprechi pubblici (dal jet di Renzi, ai 400 milioni in più di spese per le sue segretarie, ai viaggetti a Rio o a Courmayeur a spese dello Stato, agli stipendi parlamentari più alti d’Europa, ai regali a banche e lobby, agli ingressi in nuove guerre senza nemmeno il parere del Parlamento, ai superstipendi dei manager pubblici e della RAI). Intanto la spesa pubblica è aumentata di 52 miliardi e le tasse sono cresciute di quasi 26 miliardi. E ci sono ancora dei folli che negano questi dati miserandi e millantano numeri inesistenti, facendo da megafono alle balle ormai intollerabili di Renzi e di Padoan! Balle che farebbe arrossire quelle millantate da Mussolini. Ma possibile che il nostro Paese debba sempre essere governato da bugiardi criminali che rincretiniscono l’opinione pubblica? Eravamo un Paese di persone intelligenti che generavano geni, siamo diventati un Paese di capre dove le eccellenze fuggono all’estero e chi resta si fa ridurre a zombi da una cricca criminale con una stampa cortigiana e una tv indecente, un Paese degradato non solo nell’economia ma proprio nel cervello dove la degradazione delle parole riflette la degradazione delle anime.

EDILIZIA ANTISISMICA

Ormai anche i bambini sanno che l’Italia è un Paese ad alto rischio sismico, come il Giappone. Dunque sarebbe l’ora di cambiare la nostra edilizia e di cominciare a studiare tipi di abitazioni nuove, antisismiche, come in Giappone. E smettere di costruire case in pietra e cemento coi metodi tradizionali o passare a materiali meno invasivi come il legno, che tra l’altro costerebbero molto meno e darebbero abitazioni più ecologiche, meglio coibentate, meno catastrofiche in caso di sisma, edificabili a tempi rapidissimi. Norcia non è crollata perché si sono costruite case antisismiche. Ma sarebbe ora di passare anche a prefabbricati in legno che consentirebbero di costruire edifici resistenti ai terremoti, che sono al contempo particolarmente efficienti dal punto di vista energetico ed ecosostenibili. Anche l’acciaio, materiale duttile, flessibile e riciclabile, si presta alla realizzazione di strutture antisismiche e, grazie a un buon isolamento termico, si possono ridurre notevolmente i consumi di energia. La fibra di legno, materiale utilizzato all’interno di pareti e coperture per creare lo strato di coibentazione, è un ottimo materiale isolante che protegge le case in legno da perdite di calore d’inverno e dal surriscaldamento in estate. Il legno, grazie alle sue caratteristiche fisiche, è molto più elastico degli altri materiali costruttivi – per questo le case in legno realizzate a regola d’arte sono antisismiche.
Sopra la faglia di Sant’Andrea, negli Stati Uniti, dove il pericolo è elevatissimo, la grande maggioranza delle case è di legno, che ha un’elevata flessibilità.
«Negli anni del boom economico del dopoguerra certi pericoli, che pure esistono da sempre, sono stati di fatto rimossi dalla nostra cultura. Si è guardato molto allo sviluppo e poco alle regole. Basti pensare all’area sotto al Vesuvio, una bomba a orologeria. Possibile che nessuno si sia mai chiesto cosa potrebbe succedere su quel terreno tanto delicato, in caso di eruzione o terremoto? Tutto è affidato al destino, alla speranza di cavarsela in qualche modo…». «Per carenza di personale, impreparazione, incapacità di comprendere l’importanza di tali scelte, spesso non si presta la dovuta attenzione. Nelle aree ad alto rischio sismico, le relazioni geologiche non dovrebbero essere fastidiosi allegati ai progetti, ma un fattore discriminante». Edifici pubblici, scuole, ospedali devono rispettare tutte le norme antisismiche. Invece in ogni terremoto contiamo crolli di queste strutture e questo è inaccettabile
Occorre poi una estesa educazione nelle scuole o mediante la televisione per insegnare cosa si deve fare in caso di terremoto. Ad Amatrice una nonna ha salvato i suoi due nipotini portandoli con sé sotto il letto e proteggendoli col suo corpo. Ma va bene anche mettersi sotto un tavolo o una scrivania, o stare presso il muro portante.
Otto scuole, sei emiliano romagnole e due toscane, hanno costituito “RESISM – Rete per l’Educazione Sismica”, finalizzata alla progettazione di percorsi di apprendimento per la divulgazione delle conoscenze scientifiche dei fenomeni sismici, delle loro cause e conseguenze, e alla riduzione del rischio sismico. Ma è il Ministro dell’educazione Giannini che dovrebbe ordinare una educazione antisismica in tutte le scuole d’Italia.
Se non abbiamo esperti in questo settore, andiamo ad imparare in Giappone. Il Giappone è considerato il paese, in termini di edilizia, più antisismico del mondo.
•isolatori antisismici meglio noti come edifici isolati alla base
•leghe d’acciaio elastico a bassissima rigidità
•pilastri rinforzati con fibra di carbonio per prevenire le fratture
•ammortizzatori chiamati dissipatori tra i piani
•architrave mobile per finestre e porte
•vetri a maglia antilesione per le finestre.

Poi c’è un’educazione di massa fin dalla nascita e permanente per insegnare alla popolazione cosa fare in caso di terremoto, con esercitazioni pratiche che coinvolgono milioni di persone. Va ripensata anche la protezione civile con sedi in tutti i territori per affrontare le emergenze. Meno soldi in armi e più risorse alla protezione civile.

LE IENE DEI TERREMOTI
Alessandro

Dopo aver espresso solidarietà al popolo coinvolto, è utile ricordare perché non risucceda.
Terremoto dell’Aquila. Francesco Piscicelli, l’imprenditore che “rideva” del terremoto all’Aquila, picchiato da due uomini in Piazza Cuba, nel quartiere Parioli. Il costruttore è stato anche uno dei protagonisti dell’inchiesta sulle Grandi Opere. Suo l’appalto per la costruzione delle piscine di San Paolo, per i mondiali di nuoto del 2009, risultate poi inagibili per il cedimento di un pilastro di sostegno al tetto.
Terremoto dell’Aquila. Per massimizzare i profitti nei milionari appalti della ricostruzione privata i sette imprenditori coinvolti nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila si rivolgevano alla camorra, in particolare al clan dei Casalesi, per farsi procurare maestranze a basso prezzo. “I lavoratori venivano portati a lavorare e poi costretti a restituire una parte dei loro legittimi guadagni al clan e agli imprenditori”-
Ogni appartamento è costato il 158% in più rispetto al valore di mercato: solo il calcestruzzo è stato pagato 4 milioni oltre il previsto, per non parlare dei pilastri degli edifici, che sono venuti a costare 21 milioni in più.
Così come avvenne a L’Aquila, anche i costruttori emiliani esultavano per il sisma del 2012 che distrusse Mirandola (Mo). E’ quanto emerge dalle carte dell’inchiesta “Aemilia”.
“È caduto un capannone a Mirandola”, spiega Blasco. Antonio Valerio, ridendo, risponde: “Eh, allora lavoriamo là”. Blasco risponde: “Ah sì, cominciamo, facciamo il giro”.

BERTOLASO

Bertolaso fu accusato di aver favorito appalti per La Maddalena. Andò sotto processo che avere istituito una Commissione che tranquillizzasse la popolazione prima del terremoto. Ostacolò in ogni modo la partecipazione e l’autorganizzazione della gente, vietando assemblee e volantinaggi nelle tendopoli, trasferendo metà della popolazione in altre città e in altre regioni e reprimendo ogni tipo di protesta, grazie alla complicità del prefetto e vice commissario Franco Gabrielli.
Con le palazzine del Progetto Case e le sue 19 ‘new town’ contribuì alla devastazione del territorio aquilano, occupando 460 ettari fuori città (più dell’estensione del centro storico aquilano) e favorendo,grazie alla deroga sugli appalti dovuta all’emergenza, le imprese che costruirono gli alloggi a un costo di 3mila euro a mq. La Protezione Civile è arrivata perfino ad utilizzare isolatori sismici non collaudati e difettosi.
Bertolaso creò un modello di Protezione Civile a servizio del Governo Berlusconi teso a nascondere dietro la propaganda mediatica le grande speculazioni, come quella di Anemone e Balducci (entrambi già condannati). E’ successo a L’Aquila, nell’emergenza rifiuti in Campania, per i lavori del G8 alla Maddalena, per i mondiali di nuoto a Roma e in molti altri casi.
Bertolaso è accusato di aver messo a punto un metodo di gestione della cosa pubblica e delle emergenze che ha assunto negli ultimi 20 anni una portata sistematica che si basa sulla limitazione temporanea dei diritti civili (e non solo), in contesti in cui l’eccezionalità della situazione (catastrofi naturali, disastri ecologici, grandi eventi, ecc.) viene evocata come condizione sufficiente per un esercizio non convenzionale degli strumenti di controllo, di sicurezza e di repressione. Insomma una via per un sistema autoritario.
E che il sindaco di Amatrice dica di voler riprendere i suoi sistemi lo considero assolutamente scandaloso!

INESISTENTI LEGGI ANTISISMICHE
Claudio S. Martinotti Doria

Il primo regolamento antisismico d’Europa nacque nel Regno di Napoli per volontà dei Borbone, dopo il terribile terremoto della Calabria meridionale del 1783. (tratto da Wikipedia). Da allora di regolamenti ne sono succeduti parecchi, perfezionati dagli sviluppi scientifici dell’ingegneria sismica, e quasi tutte le case da quella data ad oggi siano state quantomeno ristrutturate (più volte) e la stragrande maggioranza sono state costruite ex novo o interamente ricostruite, per cui qualcuno dovrebbe spiegare perché in Italia ogni qualvolta vi sia una scossa di terremoto che nei paesi civili (California, Giappone, Cile, Hawaii, ecc.) sarebbe considerata poco più di una flatulenza tellurica, da noi diventa tragedia nazionale con crollo di migliaia di edifici e centinaia di morti, proprio come un paese del terzo mondo?
E se per ipotesi dovesse tornare attivo ed eruttare il Vesuvio? Vulcano presso il quale hanno costruito quasi fin dentro al cratere, sarebbe di nuovo una tragica circostanza avversa? Il Vesuvio dall’ultima eruzione del 1944 è ritenuto in quiescenza anomala, nel senso che secondo le statistiche e probabilità avrebbe già dovuto tornare a manifestarsi, in pratica è in ritardo rispetto alle previsioni. Se dovessero esplodere in superficie i 400 kmq di magma che contiene ad alcuni km di profondità, e se lo facesse con un certo impeto, cosa accadrebbe ai 3 milioni, dicasi tre milioni di abitanti che abitano nella zona a rischio? Qualcuno dirà, ma le eruzione dei vulcani, a differenza dei terremoti, sono prevedibili con giorni di anticipo. Vero, abbastanza vero, soprattutto per quelli molto antropizzati e quindi monitorati 24 ore su 24, dove i sismografi sono posizionati ovunque e registrano ogni movimento, ma il problema sorge quando si deve valutare la pericolosità dell’allarme ed applicare i piani di evacuazione e di sicurezza. Credete li abbiano mai implementati? Che siano mai stati fatti conoscere alla popolazione? Che quest’ultima sia preparata? Credete abbiano mai fatto una simulazione, o esercitazione? Credete che riusciranno ad evacuare le centinaia di migliaia di famiglie a rischio?
La natura va rispettata, non fosse altro perché è pericolosa, ma gli italiani questo concetto non lo hanno mai compreso e tantomeno assimilato, sono incapaci di assumersi responsabilità in prima persona per le loro scelte, la colpa è sempre di altri, del destino, del fato, delle circostanze, della sfiga, del malocchio, dello stato, ecc..
I politici ed i media a loro asserviti in queste circostanze tirano sempre fuori la virtù della solidarietà italica, ma essa non è sufficiente e soprattutto è sempre successiva agli eventi e mai preventiva, e rischia di divenire un alibi per proseguire nelle peggiori caratteristiche italiche, che lo rendono un popolo immaturo, ignorante ed incivile. Dopo di che si può fare tutta la demagogia che si vuole, ma i fatti rimangono inalterati e sono cruenti, prove schiaccianti per il giudizio della storia, e purtroppo sono destinati a ripetersi, sempre più gravi e devastanti, che potrebbero ridurre in macerie (non solo materiali) il nostro fragile ed anomalo paese.

Sauro segnala:
THE NEXT ONE (Il prossimo)
Eugenio Benetazzo

L’Italia è un paese ad elevato rischio sismico. Nell’ultimo millennio si stimano siano avvenuti oltre 1300 sismi con connotazione distruttiva in tutta Europa, di tutti questi oltre 500 hanno interessato il nostro paese facendone per questo il più rischioso in assoluto in tutta Europa. Terremoti con magnitudo superiore a 6.0 se ne contano a raffica uno dietro l’altro solo nella seconda metà del secolo che abbiamo alle spalle: Irpinia nel 1962 (il sisma definito signore perché danneggiò in via principale gli edifici, causando solo pochi morti), Belice nel 1968, Friuli nel 1976, Val Nerina nel 1979, ancora l’Irpinia nel 1980 (oltre tremila morti), Abruzzo nel 1984, Basilicata nel 1990, Umbria nel 1997, Molise nel 2002, L’Aquila nel 2009, Emilia nel 2012. Da non dimenticare sul piano storico, il più devastante, sempre per noi italiani ossia quello di Messina nel 1908. Senza essere dei grandi analisti appare chiaro che il territorio del nostro paese è oggetto di terremoti con frequenza e periodicità piuttosto costante, pertanto pur piangendo e soffrendo per i territori e le popolazioni che sono state colpite nella giornata di mercoledì, tutti gli altri italiani si dovrebbero chiedere quando potrà essere il prossimo e soprattutto dove potrebbe colpire. In questi termini infatti scopriamo che appena il 5% della popolazione italiana (1 su 20) è consapevole di vivere in un paese ad elevato rischio sismico e magari anche in una zona particolarmente sismica.
In tal senso il territorio nazionale è mappato in quattro zone con diversa rischiosità specifica. In rete stanno girando da ore commenti e considerazioni di geologi che citano i casi di Giappone e California, quali stati virtuosi nella prevenzione dei rischi sismici grazie a tecnologie di costruzione edile volte a fronteggiare questi fenomeni. In Giappone un sisma di magnitudo 6.0 non avrebbe prodotto danni di alcuni tipo, tanto meno perdita di vite umane: sono ormai da svariati decenni che si è investito in tal senso ossia nella consapevolezza che per la nazione orientale la voce terremoto rappresenta una vulnerabilità sistemica che deve essere sterilizzata il più possibile, non solo per l’incolumità della propria popolazione ma anche per i costi che si sostengono successivamente qualora si deve intervenire a posteriore nella copertura dei danni subiti. Come abbiamo visto, l’Italia detiene il primato in Europa come primo paese maggiormente a rischio sismico, ciò nonostante non ricordo in passato governi tanto di destra quando di sinistra che siano intervenuti con enfasi prodromica in tal senso.
Vi racconto un aneddoto: nel 2011 subito dopo l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima partecipai ad una tavola rotonda organizzata dal Rotary sul referendum che si sarebbe poi svolto in Italia per il ripristino del nucleare qualche mese dopo. Chiese di parlare il portavoce di un’associazione di categoria il quale espresse il diniego più assoluto nei confronti del nucleare, sottolineando i rischi per il nostro paese qualora si dovesse verificare un incidente di portata simile a quello giapponese.
Rispose con tono quasi sprezzante il presidente di quel circolo (un ingegnere civile) dicendo che se si dovesse verificare un terremoto di portata simile a quello che colpì il Giappone in quell’anno, lui avrebbe voluto trovarsi proprio dentro una centrale nucleare italiana perché a quel punto circa il 90% del parco immobili italiano sarebbe collassato a terra polverizzandosi e praticamente tutta la popolazione sarebbe morta sepolta sotto le macerie della propria abitazione. Di questa vulnerabilità ne sta parlando in queste ore molto più la stampa internazionale che quella nostra: il messaggio è piuttosto ben evidente. Fate attenzione al Bel Paese (di un tempo): se acquistate una abitazione per vacanze o per lavoro, accertatevi quando è stata costruita, in che zona sismica si trova e che requisiti antisismici effettivamente può vantare. Ricordate questa coppia di numeri 80/80 che vi aiuta a tenere a mente come l’80% degli immobili italiani è stato costruito prima del 1980, anno in cui a seguito del terremoto in Irpinia vennero varate le prime norme antisismiche. Il che significa pertanto che edifici pubblici di significativa funzionalità come ospedali e scuole rientrano in questa casistica. In un paese che purtroppo ha questo primato, la conoscenza di questi aspetti di natura tecnica, soprattutto nella sua popolazione, dovrebbe essere un must. Che senso ha a questo punto mettere tutti i propri risparmi o convogliare tutti i propri sacrifici nell’acquisto di un immobile che si trova in una località con bollino rosso per il rischio sismico?
Immaginate e venisse istituita una classificazione delle abitazioni in base ai requisiti di antisismicità. Si andrebbe ad ammazzare definitivamente il mercato immobiliare creando una situazione di bipolarità con presenza di pochi immobili considerati a norma e sicuri contro la quasi totalità degli inadeguati o esposti al rischio. Con poche migliaia di euro si può efficientare una casa in termini energetici e in ogni caso una classe F non ti espone a rischio di morte. Non dimentichiamo le conseguenze finanziarie per gli istituti di credito: immaginate mutui erogati in passato con un immobile periziato ad un valore X che a quel punto potrebbe essere abbondantemente rettificato con relativo impatto sulle coperture di quell’affidamento bancario. Conviene allora mandare in onda il solito copione ben rodato ossia piangere il recente dramma nazionale, avviare solidali campagne di raccolta fondi (di cui non si conosce poi mai l’effettivo utilizzo), puntare le telecamere sui siti oggetto della disgrazie per alcune settimane sapendo che dopo lentamente tutto andrà nel dimenticatoio e dare tempo al tempo, nella penosa attesa del prossimo che arriverà.
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I deputati Librandi e Binetti chiedono di rinviare il referendum costituzione per il sisma. Dopo i palazzinari sciacalli pure i politici iene.

CONSIGLI INUTILI
Marco Travaglio

…I terremoti non si possono prevedere con esattezza, ma prevenire con oculatezza sì. I terremoti non si possono evitare, ma molte delle loro conseguenze sì. I terremoti non sono eventi inaspettati: non si sa di preciso quando arriveranno, ma si sa che prima o poi arriveranno e anche dov’è più probabile che arrivino (anche se il territorio italiano è quasi tutto a rischio). I terremoti sono tragiche fatalità, ma i morti quasi mai. Tant’è che in Giappone o in California – due delle aree a maggiore rischio sismico del mondo – la scossa di magnitudo 6 che l’altro ieri ha polverizzato interi paesi uccidendo centinaia di persone e lasciandone all’addiaccio migliaia avrebbe provocato danni e vittime infinitamente più limitati. Così come a Norcia, ricostruita e messa a norma dopo i terremoti del ’79 e del ’97: è a due passi dall’epicentro dell’altra notte, ma non piange morti.
….per sabotare le misure giuste, ma contrastando quelle che dovessero rivelarsi sbagliate. Le cose da fare non sono un mistero: sono note dalla notte dei tempi. Manca soltanto una classe dirigente all’altezza che non pensi alle elezioni di domani, ma alle generazioni del futuro.
1. I soldi. La prima è trovare i fondi per la prevenzione. Il miliardo in 10 anni stanziato dalla legge post-L’Aquila e i 44 milioni previsti per il 2016 sono uno scandalo. È vero che il Patto di stabilità europeo è troppo rigido e disegnato su misura dei paesi europei al riparo dal pericolo sismico, dunque a danno di quelli più pericolanti, come Italia e Grecia (le agevolazioni fiscali concesse ai comuni terremotati vengono regolarmente bocciate dalla Commissione Ue come “aiuti di Stato” indebiti). Ma prima di buttare la palla in tribuna a Bruxelles, è il caso di fare tutto il possibile in casa nostra. Anzitutto, basta una volta per tutte con le grandi opere e i grandi eventi inutili. Niente Ponte sullo Stretto (che fra l’altro sorgerebbe su una faglia super-sismica), Tav Torino-Lione, Orte-Mestre, Terzo Valico, niente Olimpiadi 2024 e così via. Le decine di miliardi risparmiati saranno preziosi per mettere in sicurezza territorio ed edifici, a partire da quelli pubblici. Se le case private sono mal costruite è già grave, ma se scuole, asili, ospizi e ospedali crollano in testa ai cittadini è doppiamente inaccettabile. I costruttori criminali ci saranno sempre, ma lo Stato non può fare il serial killer.
2. Tante piccole opere. Per rendere sicuri gli edifici pubblici, occorrono almeno 100 miliardi. Finora questa cifra è stata usata per seminare sfiducia e rassegnazione: siccome tutti insieme non li troveremo mai, inutile cominciare a cercarli. Ma, come disse nel ’96 l’allora sottosegretario alla Protezione civile Franco Barberi, basterebbe “un flusso costante di 2-3 mila miliardi all’anno” per mettere al riparo i 24 milioni di italiani delle zone a più alto rischio. Facciamo 4 miliardi di euro l’anno: tanti quanti prima B., poi Letta, infine Renzi hanno gettato dalla finestra abolendo la tassa sulla prima casa. Che va ripristinata subito (esentando solo i meno abbienti) e destinata a rendere antisismiche le nostre città. Con l’aggiunta dei risparmi dalle grandi opere inutili, in 10 anni ce la si può fare. Ma bisogna partire subito, finanziando adeguatamente l’ecobonus: ora limitato alle singole abitazioni, va esteso a edifici interi, blocchi urbani omogenei, strutture pubbliche e imprese da adeguare (le case fuori norma sono il 70%). Diversamente dalla ricostruzione, la prevenzione è un affare (per ogni euro speso prima, se ne risparmiano 4 o 5 dopo). Un grande Piano per la sicurezza urbana e la conservazione del patrimonio culturale, con contributi pubblici e privati e appalti controllati dall’Anac, rilancerebbe non solo l’edilizia, ma anche la crescita del Pil e soprattutto dei posti di lavoro: ne creano molti di più tante piccole opere che poche cattedrali nel deserto. Se poi il governo volesse revocare i tagli ai fondi dei Vigili del Fuoco, depredati negli ultimi dieci anni di risorse preziose per il turn over e l’addestramento, farebbe cosa utile.
3. Scuola di prevenzione. Siccome, nei terremoti come nelle alluvioni e nelle frane, un morto su due è dovuto a reazioni e comportamenti sbagliati durante l’evento, la prevenzione va insegnata nelle scuole, con esercitazioni periodiche aperte anche alle famiglie. In Giappone questa è la normalità: ciascuno sa cosa fare in caso di catastrofe. In Italia c’è chi muore perché non si mette al riparo di un muro portante, di uno stipite, di una scrivania, ma corre per le scale o scende in strada sotto la casa che crolla, o magari quando l’acqua sale si rifugia in cantina anziché sul tetto.
4. Repressione. Le ricostruzioni sono sempre state, a eccezione del Friuli, dei clamorosi fallimenti, infatti continuiamo a pagarle tutte, compresa quella del Belice (dal 1968!). In tutto sono costate 160 miliardi, di cui 70 solo per il dopo-terremoto in Campania. Spese folli, soldi a comuni mai sfiorati da scosse, clientele, ruberie, mafierie e tangenti. La mala imprenditoria che prima costruisce sulla e con la sabbia, per poi ricostruire (spesso sulla e con la sabbia) va colpita non solo con gare d’appalto regolari, trasparenti e controllate, ma anche con una repressione implacabile. Così come la malapolitica sua complice. Perciò c’entra molto col terremoto anche la riforma della prescrizione, bloccata da due anni in Parlamento: quanti costruttori ladri sarebbero tagliati fuori dalle gare se non l’avessero fatta franca tirando in lungo i tempi dei loro processi? La prescrizione deve fermarsi al momento del rinvio a giudizio, o al massimo della condanna in primo grado. E i reati contro l’ambiente, puniti per finta con ridicole ammende, devono diventare gravi come quelli contro la persona, viste le stragi che provocano. Altrimenti, fra qualche mese, ascolteremo nella solita intercettazione il solito ladrone che sghignazza sul terremoto pregustando il solito appalto truccato. E non potremo farci niente.

PREVENZIONE

Per le vecchie case basterebbe legare i piani orizzontali con quelli verticali.
secondo il Consiglio degli Ingegneri, metà delle case italiane, 15 milioni sono state costruite prima del 74 senza qualsiasi norma antisismica, e sono a rischio soprattutto quelle sull’Appennino. Sono case costruite con pietrame e malta scadente, travi in legno usurate che reggono pavimenti e soffitti, senza contare gli abusi edilizi, piani aggiunti.. Occorrerebbero interventi almeno per 4 milioni di case. E basterebbero 93 miliardi. miliardi spesi bene se si pensa che a oggi i terremoti hanno ucciso quasi 5000 persone, con 150 miliardi di danni e migliaia di sfollati. Ma per evitare crolli e vittime servirebbe molto meno, 13 miliardi, basterebbe cucire i piani orizzontali con quelli verticali con catene o tiranti in ferro agganciati alle pareti esterne o reti elettrosaldate nel pavimento. Lo Stato dovrebbe incentivare questi rinforzi, ma a oggi in Italia il miglioramento antisismico non gode di alcun incentivo. I 13 miliardi di costo potrebbero essere spalmato su tre anni e rimetterebbe in sesto l’economia italiana..
Il guaio è che i governi italiani non si sono mai curati di prevenire i danni del dissesto idrogeologico, del disordine urbanistico, dell’incuria verso il patrimonio edilizio, della difesa degli edifici storici. Si mira solo alle grandi opere, spesse inutili, che favoriscono i soliti pochi magnati edili e per cui mai è stata fatta una legge che impedisse drasticamente con pene adeguare i rialzi smisurati dei costi, le lungaggini dei lavori, i subappalti illegali, l’uso di materiali scadenti, così come avviene negli altri Paese che non conoscono la corruzione alimentata in Italia da una cricca politica consenziente con chi abusa dell’edilizia e trasgredisce le tutele minime. In Italia i governi colludono con le lobbie e non ci pensano nemmeno a difendere il territorio, a tutelare i cittadini, a salvaguardare il patrimonio umano, naturale, antistico e storico. Cricche a servizio del malaffare, mai a servizio della vita.
Per cui si continua a straparlare di Ponte di Messina o di Tav in Valsusa, grandi opere di cui il Paese non ha bisogno, mentre la prima opera di cui gli Italiani hanno bisogno è la messa in sicurezza del territorio.
Là, dove, come a Norcia, questo è stato fatto, i danni sono stati minimi.
Occorre prevenire prima di curare. Ma di questo i nostri cari politici se ne infischiano e preferiscono volgersi là dove la mazzette abbondano e i ricarichi sono incontrollati: devastanti Tav, inutili autostrade, viadotti poi abbandonati, ponti sullo Stretto. opere pubbliche utili solo alle imprese che le fanno, straripanti fiere o sciagurate Olimpiadi…e finché le corruzione sposerà la politica, continuerà la sagra delle opere inutili e continuerà, purtroppo, la sciagura dei paesi distrutti, dei morti, degli sfollati..
Ma la cara Unione europea non ci riconosce lo stato di calamità nazionale, non ci permette lo sforamento del bilancio, continua a elogiare i nostri politici peggiori come Renzi o Padoan che ubbidiscono agli ordini delle grandi banche d’affari americane per la gloria del turbocapitalismo.
Come dettò senza mezzi termini nel suo tremendo documento la JP Morgan nel maggio del 2013: “In Italia c’è troppa democrazia, occorre porvi rimedio. L’Italia deve fare riforme costituzionali che riducano la spesa sociale (azzeramento del welfare) e la tutela dei lavoratori (via l’articolo 18 e Job act).” Renzi prontamente ubbidisce. E’ chiaro che in questa visione ipercapitalista non c’è posto per la prevenzione del territorio, per i morti, per gli sfollati, per le sofferenze umane. Nel sistema del lucro, solo il lucro conta. la vita umana sta a zero.
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La Commissione ecclesiale della Cei «Giustizia e pace» del 4 ottobre 1991 denunziava come inquietante «la nuova criminalità dei “colletti bianchi”, che volge ad illecito profitto la funzione di autorità di cui è investita, impone tangenti a chi chiede anche ciò che gli è dovuto, realizza collusioni con gruppi di potere occulti e asserve la pubblica amministrazione a interessi di parte».
«Non vi è solo paura, ma spesso anche omertà; non si dà solo disimpegno ma anche collusione; non sempre si subisce una concussione, ma spesso si trova comoda la corruzione per ottenere ciò che altrimenti non si potrebbe avere. Non sempre si è vittima del sopruso del potente o del gruppo criminale, ma spesso si cercano più il favore che il diritto, il “comparaggio” politico o criminale che il rispetto della legge e della propria dignità».
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