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MASADA n° 1691 24-10-2015 IL KARMA SECONDO IL CERCHIO FIRENZE 77


(Roberto Setti)

MASADA n° 1691 24-10-2015 IL KARMA SECONDO IL CERCHIO FIRENZE 77
Blog di Viviana Vivarelli

Sunto della relazione dello psicologo clinico Enrico Ruggini di Firenze sul concetto di karma secondo il Cerchio Firenze 77, riunito attorno a uno dei più grandi sensitivi d’Italia, Roberto Setti (conferenza tenuta presso la Biblioteca De Boni Bozzano di Bologna).

Roberto Setti (1930-1984) è stato uno dei più completi medium conosciuti con una fenomenologia paranormale vastissima: levitazione, apporti, comunicazioni da parte di entità disincarnate o defunte… malgrado questo, egli visse in totale umiltà e modestia, noto solo a quelli che lo visitavano e assistevano ai suoi fenomeni.

Paola Giovetti che lo ha visitato anche pochi giorni prima della morte testimonia delle sue materializzazioni: le mise nelle mani una piccola luce azzurra palpitante, le fece chiudere le mani e lei sentiva questa luce muoversi tra le mani come un uccellino mentre la luce azzurra continuava a filtrare fra le dita, e, quando il processo fu completato, si ritrovò tra le mani un ex voto. A volte questi oggetti conservavano per un certo tempo il loro alone luminoso. Non è stato possibile documentare queste materializzazioni. Qualsiasi cosa fosse stata fatta per dimostrare al mondo quello che Roberto Setti faceva non avrebbe avuto successo, quello che faceva non esisteva per mostrare ma per far crescere. Anche nelle foto non comparivano i vapori che uscivano dalle sue materializzazioni o che salivano nel buio dalle sue mani, non si vedevano le luci azzurrine che a volte attraversavano le sue mani mostrandone lo scheletro. Spesso questi oggetti avevano un significato particolare. A volte sembravano nascere ex novo, a volte erano trasferiti da altri luoghi (come una chiave venuta da una tomba).


(Enrico Ruggini)

Scrive Enrico Ruggini: “La produzione di apporti è stata per molti anni frequente, ma negli ultimi dieci anni di vita di Roberto Setti … parve accrescersi e anche l’importanza delle materializzazioni; ad es., se nei primi anni, pure occasionalmente in presenza di apporti di un certo rilievo e valore, gli oggetti materializzati erano perlopiù significativi affettivamente per il destinatario (e si poteva trattare di un vecchio orologio regalato al figlio prima che partisse per la guerra del ’15-’18 e smarrito nella zona di Caporetto 50 anni prima; oppure del bottone di un’alta uniforme militare del padre trapassato, già ufficiale dei Carabinieri; o ancora di una medaglietta commemorativa acquistata anni prima in una occasione particolare insieme alla fidanzata, poi prematuramente scomparsa, e così via…), nell’ultimo periodo gli apporti avevano anche un intrinseco valore non solo per i materiali di cui erano composti, ma soprattutto per la rarità dell’oggetto, o per la sua antichità, o per la sua raffinata lavorazione. Si poteva trattare di un frammento di codice miniato, di una coppetta cinese in porcellana della dinastia Tang, di un ex-voto d’argento bulinato, di una spilla in oro o in madreperla, di una reliquia in filigrana e pietre, di un raffinato cammeo, di una miniatura incorniciata in filigrana d’argento, di un pendaglio in oro e pietre, di un cucchiaino d’argento con rose a sbalzo sul manico, in preziosi delle più varie forme e grandezze, spesso realizzati in epoche storiche e aree geografiche lontane…Gli oggetti pervenuti mantenevano sempre per circa mezz’ora un nucleo luminoso nel centro…oppure avveniva l’improvvisa materializzazione dell’oggetto in un punto qualsiasi della stanza o la sua caduta dall’alto. In questo caso avveniva talvolta che, cadendo nel buio, l’oggetto trascinasse una scia luminosa nell’aria visibile ai presenti; inoltre, nell’urto sul pavimento, di cui tutti avvertivano il rumore, gli oggetti, per pesanti o delicati che fossero, non riportavano alcun danno…Vi sono stati apporti realizzati a luce accesa ..: e gli astanti potevano verificare le varie fasi di formazione dell’oggetto, prima mancante di qualche sua parte e poi via via sempre più completo.”

In genere le persone (una ventina) si sistemavano nella stanza. Roberto Setti entrava per ultimo e si sedeva su una poltrona. Si faceva il buio, anche se alla fine nella semioscurità si vedeva la sua sagoma sulla poltrona. Mentre qualcuno faceva il sunto della seduta precedente, lui cadeva in trance, dopo di che avvenivano vari fenomeni, per es. il suo corpo diventava leggerissimo e levitava verso il soffitto, a volte atterrava sopra i presenti che nel buio se lo sentivano cadere addosso senza danno, mentre a poco a poco riprendeva il peso originario. Tramite lui si verificavano fenomeni di apporti con materializzazione lenta e osservabile dai presenti in tutte le sue fasi, di oggetti, si sentivano profumi, c’erano manifestazioni ectoplasmatiche, fenomeni luminosi ecc.. Ma la sua caratteristica principale la produzione di messaggi ad altissimo valore filosofico ed esoterico, messaggi che sono stati raccolti in oltre sette volumi e diffusi dalle Edizioni Mediterranee. I messaggi erano dettati per trance ad incorporazione, da un gruppo di entità, Kempis, Kannon, Dali (che si accompagnava sempre con un forte profumo di violette) ecc., che trattavano i grandi temi dell’uomo. Parlavano della realtà relativa in cui noi viviamo, rispetto a realtà superiori, inimmaginabili, fino a quella assoluta che è identificata con Dio. Davano nuove spiegazioni alla morale individuale, entravano nell’intimo dell’uomo svelando l’IO, le sue motivazioni e i suoi limiti.

Roberto Setti non aveva alcuna preparazione filosofica e non sarebbe stato capace di pensare le cose che uscivano dalla sua gola. Quando usciva dalla trance, non ricordava nulla di quello che era successo o era stato detto dalle entità che lo avevano attraversato. Esse erano diverse tra loro per qualità della voce, carattere, stile e tipo di messaggi. Potevano essere entità disincarnate, come il filosofo Kempis, o personaggi storici come Marconi, o defunti parenti dei presenti. Paola Giovetti ha ricordato la bambina Lilli, morta di tifo a 6 anni, che saltellava tra i presenti e giocava con tutti, le aveva accarezzato il viso con manine fresche e le aveva detto: ”Tu hai una bambina birichina come me”.
I messaggi delle entità disincarnate maggiori si collegano tra loro in un messaggio unico, a volte molto semplice e chiaro, altre volte richiedente un livello superiore di comprensione.

L’insegnamento e la filosofia che è stata espressa attraverso Roberto Setti non è affatto una dottrina, anzi è contrario ad ogni dottrina perché la spiritualità deve essere libera, non deve essere confinata in regole o dogmi tantomeno in precetti morali. Infatti nella filosofia del Cerchio Firenze 77 non si trova nessun tipo di morale. Bisogna poi anche considerare che non è che quando si entra in contatto con un’entità disincarnata si entra in contatto con “chi sa’”. Si entra in contatto con una persona che ha vissuto la vita, è morta e continua a mantenere le stesse idee anche se in modo più allargato. Certo l’aldilà ha un’atmosfera ed una potenzialità di stimolo che apre la mente e riesce a far sentire e vivere situazioni che sono il massimo grado raggiungibile per quell’entità a seconda di quanto ha coltivato sulla terra.” (Montanaro)

Roberto Setti non aveva una grande cultura, era un geometra e lavorava come impiegato amministrativo nel Comune di Firenze, ma i messaggi che si udivano tramite lui erano di grande spessore filosofico.
Timido e riservato, Roberto Setti ha sempre rifiutato ogni forma di pubblicità, per cui la sua opera era nota solo al gruppo di persone che assistevano alle sue sedute e questo ha notevolmente limitato la diffusione dei messaggi che però, a richiesta delle stesse entità comunicanti, dal 1977 hanno iniziato a essere raccolte in volumi e quindi finalmente conosciute dal pubblico. “Parlava pochissimo, ascoltava molto. Direi che era un personaggio misterioso quanto la sua medianità. Non esprimeva mai quello che pensava se non in particolari circostanze quando lo si metteva un pochino alle strette. Era una persona estremamente sensibile ed estremamente buona, ma con tutte le problematiche degli esseri umani. Lui in realtà aveva delle perplessità sulle stesse comunicazioni che venivano espresse dalla sua medianità. Aveva dei dubbi e si confrontava con noi come una qualsiasi altra persona” (Valerio Ivo Montanaro).

La sua medianità venne scoperta per caso nel 1946, quando aveva quindici anni. A causa della morte del fratello Ruggero, la mamma propose di fare una seduta spiritica col sistema del tavolino, sperando di potersi mettere in contatto col figlio deceduto. Il tavolino quasi immediatamente levitò e iniziò a battere colpi. La cosa, così inaspettata, e la presenza del giovane Roberto, consigliarono di smettere per riprendere la sera successiva senza di lui. Chiaramente non successe nulla.
Solo successivamente, quando lo stesso Roberto propose di riprovare con lui presente, si ebbe la conferma della sua medianità e i primi messaggi del fratello Ruggero e di altre entità, le quali seguirono poi Roberto per tutti i 38 anni di attività, conosciuta sotto il nome di Cerchio Firenze 77.

(Testimonianza: “Verso la fine del 1947, Roberto ebbe la sua prima trance ad incorporazione, anche quella inaspettata: eravamo riuniti intorno ad un tavolo per una delle consuete serate tra noi amici, quando Roberto scrisse medianicamente, con una grafia sconosciuta, che dovevamo concentrare la nostra attenzione su un oggetto che si trovava in mezzo al tavolo. Noi credevamo si trattasse di un esperimento di telecinesi e non toglievamo gli occhi dall’oggetto indicato. Ad un tratto Roberto parve addormentarsi e iniziò a parlare con voci diverse dalla sua. Da allora fu un crescendo di esperienze: le entità legate a noi da vincoli di affetto si presentavano sempre in minor numero, sostituite da entità sconosciute che ci parlavano in modo dolce e suadente, in un linguaggio perfetto anche nella forma. Ci insegnavano tante cose e ci spiegarono anche che, una volta raggiunta la certezza interiore che i nostri cari trapassati esistono ancora – seppure in un piano di esistenza diverso – è giusto che essi si svincolino del tutto dai piani più grossolani e proseguano le loro riflessioni sulle esperienze fatte nella vita terrena. Ora ci riunivamo per ascoltare gli insegnamenti, con una certa curiosità di sapere chi fossero le entità sconosciute che si presentavano, o per lo meno avere notizie sulle personalità che esse avevano rivestito sul piano fisico. Ma su questo non hanno mai detto niente, affermando che non ha importanza da chi viene l’insegnamento, ma ha importanza solo il fatto che esso trovi una risonanza in noi, che sappia suscitare i nostri sentimenti migliori, che dia serenità, che sia consono alla nostra logica. Lo stesso Kempis ci ha sempre detto di non identificarlo con Tommaso da Kempis. Nel frattempo avevamo letto i libri di Kardec e di Leon Denis e ci eravamo documentati su ciò che era stato scritto sullo spiritismo, anche perché io e mio marito sentivamo in pieno la responsabilità di proteggere e guidare Roberto, ora diciassettenne. Fummo rassicurati da un’entità che si presentò come la Guida di Roberto, con il nome Dali (non Dalì come spesso sentiamo pronunciare), dalla voce dolcissima e rassicurante e che si annunciava sempre con un intenso profumo di violette. Dopo i profumi, avvennero i primi apporti – piccoli oggetti che si sentivano cadere anche a luce accesa o in pieno giorno – le luminosità, la levitazione di Roberto: ho il ricordo chiaro di una volta che Roberto fu sollevato con la poltrona su cui sedeva e collocato su un tavolo che si trovava nella sala di riunione.
A diciotto anni Roberto si diplomò geometra e nacque subito il problema di cercarsi un lavoro: il padre aveva dovuto cedere la sua attività ad un socio e il denaro scarseggiava. Alcuni medium a pagamento chiesero a Roberto di ” collaborare “con loro, naturalmente dietro compenso. Altri si dichiararono disposti a pagare profumatamente pur di assistere ad una seduta: ma Roberto rifiutò sempre, categoricamente, di ricavare il minimo vantaggio economico da questa sua prodigiosa medianità. E così è stato per tutti questi trentasette anni!
“ www.cerchiofirenze77.org

La relazione di Ruggeri riporta quello che l’entità Kempis disse tramite Roberto Setti in ordine al Karma.

Kempis parla costantemente dei temi fondamentali dell’esistenza dell’uomo e va oltre questa, parla sia del percorso evolutivo terreno che di ciò che sta al di là di questo e ha una concezione della coscienza assoluta che comprende in sé ogni forma del divino manifesto. Negli anni si è osservata una evoluzione del pensiero espresso, con aggiunte di sempre nuovi elementi di conoscenza in un quadro cosmogonico sempre più ampio.
Uno degli argomenti trattati è stato appunto il karma, rivisitato rispetto a tante dottrine che ne avevano parlato.
La religione cattolica ha una sua descrizione dell’esistenza ma la stragrande maggioranza delle religioni nel mondo parlano di varie reincarnazioni affinché il soggetto cresca attraverso esse. La reincarnazione faceva parte anche del nostro modello religioso nei primi 5 secoli. (Soprattutto Origene, uno dei massimi Padri della Chiesa, affrontò la questione: “Le anime che richiedono i corpi si vestono di essi e, quando queste anime cadute si sono elevate a cose migliori, i loro corpi si annientano ancora una volta. Così le anime svaniscono e riappaiono continuamente.” ), ma col Concilio di Costantinopoli II (553 d. C.) la reincarnazione fu cancellata e gli scritti su di essa considerati eretici. Da allora in poi si parlò solo delle Resurrezione della Carne alla fine del mondo.

(Scrive Giuseppe Ancona: “Già da tempo, diversi teologi di area culturale francofona, anglosassone e tedesca testimoniano un discreto interesse sulla reincarnazione, dal momento chetale idea, familiare all’induismo, al buddismo e ad alcune religioni africane e latino-americane, si diffonde sempre più in Occidente e affascina anche molti cristiani, per cui viene conseguentemente avvertita dai teologi la necessità di un serio confronto critico tra questa suggestiva credenza e i temi di fede dell’escatologia cristiana; in particolare si impone il confronto tra reincarnazione e risurrezione. In questi ultimi anni, per il diffondersi sempre più massiccio della credenza, l’interesse della teologia cristiana al tema della reincarnazione è notevolmente cresciuto. Quello che sino a qualche anno addietro era motivo d’indagine solo per studiosi di alcune aree culturali, oggi costituisce un capitolo significativo nella globale riflessione escatologica di diversi teologi.”)

Nella descrizione che Kempis fa del passaggio da una esistenza all’altra è importante l’evoluzione della coscienza che attraversa vari livelli, partendo dal livello preumano del mondo minerale, vegetale o animale fino all’uomo. Ogni volta che c’è vita, c’è coscienza. Anche quando si forma un cristallo, si illumina una scheggia della coscienza divina. Si sale via via in organizzazioni di vita sempre più complesse finché, a un certo punto, la coscienza diventa consapevole di sé, non è più solo
solo un centro di percezione ma diventa un centro di consapevolezza. L’uomo è l’unico vivente che può riflettere su se stesso, è capace di autoriflessione, confrontandosi col mondo esterno.
Il passaggio da una incarnazione all’altra riporta dei legami per cui non nasciamo come una tabula rasa, ma conserviamo nella coscienza profonda i ricordi delle passate esperienze. Ognuno di esse ha portato a qualcosa nel bene e nel male, ogni persona ha qualcosa di specifico che riesce a fare meglio e ciò vale anche per due gemelli identici, per cui ognuno sarà portato a compiti diversi.
Questo passaggio da una vita all’altra riguarda anche tutto quello che è accaduto in ogni vita. A partire da un certo grado di evoluzione nasce qualcosa che può portare dal selvaggio al santo. Chi è il santo? Colui che ha un amore incondizionato verso gli altri e che agli altri può dare tutto se stesso. Il percorso evolutivo va dal selvaggio al santo, finché si arriva a un culmine che apre un’altra forma di vita.
Chi non è così maturo da occuparsi e preoccuparsi degli altri si volgerà al potere, all’accaparramento, al sopruso…
Il Karma è una legge di causa-effetto. Non c’è cosa che si sottragga a questa legge. Tutta la vita dell’uomo è legata dai fili del karma che si intrecciano e lo guidano in certe direzioni. Questo avviene all’interno di una vita e per tutte le vite. Chi non ha maturato dentro di sé l’intento di non togliere la vita a un altro, potrà uccidere. Poi però subirà l’effetto della sua scelta e in una vita successiva potrà a sua volta essere ucciso, così capirà profondamente dentro di sé il valore di quel gesto. Questo si inciderà dentro di lui come esperienza diretta trasformandosi in consapevolezza. Non è una punizione per un comportamento ma una spinta alla sua evoluzione. Tutto ciò avviene perché c’è un fine.
Il determinismo fin dagli antichi Greci cerca le cause. Nel Cerchio 77 invece tutto è incastrato in una teoria teleologica, cioè rivolta al fine. L’evoluzione conduce gli esseri a un Tutto che comprende in sé tutto quanto esiste, un Assoluto, dentro cui non siamo che espressioni che prendono sempre più consapevolezza di essere un’unica Realtà. Tutti noi siamo manifestazione di una stessa cosa. Tutto il pensiero del Cerchio 77 porta gli uomini a superare quel senso di separatività che ci accompagna in tutta la nostra vita. Ognuno di noi sente un se stesso distinto da tutto il resto. Non vede che lui e il mondo sono la stessa cosa.
Il processo di maturazione attraversa molte esistenze e porta l’essere umano dal ristretto ambito dei propri bisogni e desideri personali via via al gruppo, alla comunità più ampia, al paese, al mondo, con un senso di partecipazione e di appartenenza sempre più vasto che vede la comprensione, l’aiuto, il perdono… In ogni esperienza che facciamo noi muoviamo cause e produciamo effetti che ci portano ad apprendere diversamente, crescendo in questo sviluppo competenze e specificità senza passare attraverso il karma doloroso. La nostra mente o corpo mentale riflette su di sé.
Noi esistiamo attraverso molti corpi, un corpo materiale o fisico, un corpo mentale, un corpo astrale, un corpo spirituale… Inizialmente ci identifichiamo nel corpo materiale, rappresentato dall’immagine che vediamo nello specchio, ma poiché anche questa è una immagine distorta, in realtà non ci vediamo mai. Il corpo fisico è solo un veicolo usato in una certa dimensione. Se avessimo occhi per vedere le onde elettromagnetiche, saremmo immersi in un carosello di onde e scopriremmo che i nostri corpi sono un insieme di atomi, di molecole ecc., con molti spazi vuoti. La realtà in cui viviamo noi stessi si basa su una programmazione determinata.
Noi ci viviamo in quanto corpo, percezioni, emozioni, sentimenti, tutte cose che non riusciamo nemmeno a gestire, mentre più spesso sono loro che gestiscono noi.
Quando il nostro corpo astrale vibra, ci fa sentire le cose attraverso il corpo (pianto, stretta allo stomaco, crampo ecc come risposta fisica a qualcosa che non è fisico). La mente elabora, argina, si abitua, ragiona…per identificarsi con quello che succede.
Ma ricordiamo che noi abbiamo un corpo fisico ma non siamo un corpo fisico, noi abbiamo una mente, ma non siamo una mente, abbiamo pensieri, ma non siamo quei pensieri. Se io fossi le mie emozioni, sarei uno schizofrenico.
E’ stato calcolato che abbiamo 60.000 pensieri al giorno. Ma sotto c’è un nucleo base, o sentire, o coscienza, che resta il centro di pensieri e azioni. Questo lo dice anche Assagioli che ha frequentato il Centro 77.
Quando questa mia esistenza attuale finisce, lascio il mio corpo, ma non muore il mio centro di coscienza e mi muovo nel mondo astrale dove si aprono i sensi del corpo astrale, non mi accorgo nemmeno che c’è stata una morte, perché mi vivo come realtà diversa. La coscienza tuttavia raccoglie in sé l’esperienza fatta, pronta a viversi in nuove esistenze.
Il neonato inizia la vita senza poter distinguere il proprio corpo da quello della madre, poi prende coscienza di lei come essere separato, poi si confronta con il mondo. Nulla avviene per caso e anche il karma non si realizza mai per caso. Il karma non è solo un effetto negativo, può essere anche la conseguenza positiva di qualcosa. Il karma riguarda solo il mondo umano, non esiste in altri mondi, esiste qui dove la legge di causa-effetto si attua nella dimensione della dualità: io e non io, proprio là dove questo grado di coscienza ha bisogno che l’io si confronti con qualcosa che è separato da sé.
C’è una descrizione di Dio che è logica al grado estremo. Esiste una coscienza assoluta con tutti gli attributi del divino. Questo assoluto per essere completo deve poter comprendere in sé tutto e dunque deve poter contenere tutto ciò che è relativo, in relazione con qualcos’altro. Il relativo non può essere altrettanto assoluto dell’assoluto. Questo relativo esiste all’interno di Dio ed è una forma illusoria. Il relativo si sente separato da ciò che ha attorno a sé e questo lo spinge verso ciò che è assoluto. L’assoluto per essere assoluto necessita anche di noi, non ci potrebbe essere se non ci fossimo anche noi. Ognuno è un frammento dell’Unità di Dio.
L’uno non può essere senza l’altro, così come la vita di Paolo non esisterebbe senza Paolo. Così è per Dio la manifestazione di Dio. Dio non può essere separato dalla sua manifestazione. Ognuno di noi dunque è un frammento della vita dell’Assoluto, noi non siamo separati da Lui, me per arrivare a sentire questo dobbiamo fare un percorso ed abbracciare tutti gli altri, al di fuori di ogni separatività.

Ognuno deve tenere al meglio la propria vita. Il suicidio ha un enorme valore soprattutto per chi resta, è una forma karmica molto pesante. Accade però spesso che il suicida, all’ultimo momento si penta, muore lo stesso perché quello che ha messo in moti per morire lo porta alla morte, ma quel pentimento lo salva. E si presume che quel suicidio stia anch’esso sulla linea dell’evoluzione. Un gesto estremo per capire.
Noi attribuiamo a Dio caratteri umani, ma Dio sta al di là di quello che possiamo capire. La nostra coscienza è limitata, ma c’è una coscienza che contiene tutto. E Dio sarebbe mancante della molteplicità se non contenesse tutto ciò che è.

Ognuna delle Voci di Setti presentava una parte dell’insegnamento. (Nella conferenza abbiamo sentito una registrazione della voce di Kempis). Queste voci erano diverse alle voci di Roberto Setti e ognuna aveva le sue specifiche.

Kempis diceva:
Chi crede in Dio non può credere al caso. Il caso non esiste sia che si creda che tante vite siano unite in un percorso evolutivo, sia che non lo si creda. Eppure c’è chi obietta: “E allora quello che sembra fortuito?” Anche quello è uno dei passaggi obbligati dell’esistenza dell’uomo, ineluttabili appuntamenti. Quando qualcosa ci sembra fortuito, la causa evidentemente è remota, in un tempo non raggiungibile dalla memoria, ma tutto fa parte del karma.
Il karma non deve intendersi come destino o punizione, ma come ‘attività’ (energia che perdura) che muove tutta la vita degli esseri, dunque il karma è tutto. Non è destino, se con ciò si intende qualcosa che deve accadere per forza come motivo o scopo. Non è buono né cattivo.
Per i deterministi la natura è incomprensibile a meno di non usare la causa.
Il karma non è prova ma insegnamento.
Si può erroneamente credere che esso esista solo per la vita materiale, mentre esiste per la vita mentale, perché è in essa che si incidono le esperienze, è dalla sua carenza o ricchezza che nasce la pulsione verso la comprensione e quindi la coscienza.
Ogni attività non riguarda solo un modo, l’effetto è sempre globale e va a colpire il fulcro dell’individuo. Tutto avviene in modo molto semplice, anche se il karma è paragonabile a una corda fatta da molti fili, perché tutto è intrecciato, ma tutto si unifica nel filo delle esperienze che l’individuo deve fare. Per es. se un uomo è avaro, in lui l’avarizia si ripercuote a tutti i livelli, fisico, mentale, spirituale. Il karma lo porterà in vite successive a capire quanto soffre chi è vittima dell’avarizia. Chi non é consapevole del male che fa è molto carente di coscienza. Lo scopo del karma è quello di renderlo armonico al Tutto.

I principi sono semplici:
1-ogni attività reca un effetto
2-tale principio vale solo per il mondo fisico, per il mondo del pensiero e per il mondo dello spirito
3-l’effetto è della stessa natura della causa
4-si creano cause tanto se si agisce in modo volontario quanto se si agisce in modo non volontario
5-l’effetto ricade su chi ha mosso la causa
6-l’effetto ha il fine di aumentare la coscienza del soggetto su quello che ha fatto
7-la causa si esplicita quando il soggetto trae maggiore coscienza dal conoscere l’effetto di ciò che ha fatto

Ognuno di noi ha la sua responsabilità. Ce l’ha anche il malato di mente. La responsabilità karmica esiste sia che uno sia consapevole o no.

(Non si parla qui di libero arbitrio, termine antico a cui nemmeno la Chiesa usa più da quando si sono analizzare le tante cause che concorrono a formare una persona).
Come funziona il karma sui grandi numeri? (si pensi al karma di un popolo come quello nazista o ebraico). Oggi di fronte a efferatezze come quelle dell’Isis è facile per noi avere un moto di repulsione, ma ci dimentichiamo che l’ultima strega fu bruciata in Andalusia nel 1878. Noi possiamo prendere la distanza da certi comportamenti di altri perché su quel gradino ci siamo già passati. Possiamo immaginare l’evoluzione come una scala a gradini, ognuno dei quali corrisponde a un certo livello di consapevolezza. Possiamo condannare i gesti, ma dovremmo comprendere le persone e sospendere il giudizio.
Noi non ricordiamo in genere le vite passate (i bambini di più) né sappiamo a quali compiti saremo portati in futuro. Noi siamo il compimento delle vite passate e la preparazione di quelle future. Questa cosa non è da poco. Una grande libertà di scelta non esiste, ma ci vengono date delle possibilità e non dovremo sprecarle.
..
http://masadaweb.org

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