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Wednesday December 13th 2017

MASADA n° 1607 29-12-2014 NEI PANNI DELL’ALTRO

Walter Lazzaro

MASADA n° 1607 29-12-2014 NEI PANNI DELL’ALTRO

Blog di Viviana Vivarelli

Nuove sinistre in Europa: l’ascesa di Podemos e Syriza – La sinistra che in Italia non c’è – Da oggi si possono licenziare anche gruppi o licenziare chi ha fatto un giorno di assenza dal lavoro – La miope e sciagurata formazione europea – Homeless – Un racconto molto bello di Alessandro Gilioli – Ebbene no Napolitano – La Russia in stato fallimentare finanzia Le Pen

Un uomo salì su una montagna, dove c’era una casa.
Bussò alla porta.
La voce dall’interno chiese: “Chi sei?”
“Sono io”
“Poiché sei tu non puoi entrare”
Dopo dieci anni di nuovo l’uomo, fatto greve dagli anni e dalle esperienze, tornò sulla
montagna.
Bussò alla porta.
La voce chiese: “Chi sei?”
“Sono te”
“Allora poiché sei me puoi entrare.

Ecco, l’onestà, anche per i partiti, è questo: uscire dai propri panni e mettersi in quelli dell’altro.

DUE PARTITI DELLA SINISTRA EMERGONO IN EUROPA

Il partito di sx Podemos in Spagna sale nei sondaggi e a novembre si assicura il 23,8% dei consensi, superando Pp e Psoe. Chiede un controllo democratico della Bce e la rinegoziazione del debito.
Il partito di sx Syriza in Grecia col 30% è in testa ai sondaggi per le elezioni del 25 gennaio.
Syriza promette di cancellare parte dell’austerity concordata con la Troika, che ha ridotto alla fame il paese e chiede un taglio netto dei 303 miliardi di debito greco, in mano per l’80% a Bce, Ue e Fm.
Nessuno dei due partiti di sx ha la violenza di impatto del M5S (a oggi 19,5% nei sondaggi) che attacca più decisamente il sistema finanziario bancario che governa l’Ue minacciando di uscire dall’euro se le sue regole non saranno cambiate, ma questa avanzata prelude a possibili cambiamenti nelle regole che stanno portando al fallimento l’Europa mediterranea a tutto vantaggio di una cricca di banchieri e speculatori capitanati dalla Merkel.
Se anche in Italia ci fosse un leader pronto a dar battaglia alla Troika al posto di un Renzi che accetta come un succube qualsiasi condizione negativa iperliberista, si aprirebbe la possibilità di quell’alleanza dei Paesi mediterranei che potrebbe modificare le regole dell’euro, e cambiare finalmente la Bce in una banca a favore degli Stati, come la Fed, e non che rifocilla solo le banche private contro gli interessi nazionali, stritolandoli col peso crescente dei tassi di interesse e col veto a investimenti e sviluppo.
Capisco il valore e il legame psicologico fortissimo delle appartenenze, ma la realtà è che in Europa e massimamente in Italia esse ormai sono state pesantemente svuotate del loro significato ideologico e chi continua a sventolare vecchie bandiere e a parlare vecchi linguaggi si mette da solo fuori dalla storia. Chi ormai in Italia riconoscerebbe una sx moderna e funzionante, nella frammentazione della ex sinistra che fu il terzo partito comunista d’Europa negli attuali 50 partitini sconnessi e litigiosi, o riconoscerebbe tracce di sx nel rampantismo iperliberista di Renzi? Diamocene atto: la sinistra in Italia ha ucciso se stessa. E non si può sperare che dalle sue ceneri risorga un’araba fenice, quando da 50 anni non ha fatto che dilaniarsi, isolarsi, staccarsi dalla base popolare e perdere ogni contatto con la realtà delle nuove generazioni.

Podemos ha un programma economico in 12 punti (copio da IFQ):
una politica di investimenti e politiche pubbliche per l’occupazione, la riduzione della settimana lavorativa a 35 ore e dell’età pensionabile a 60 anni, una pensione pubblica dignitosa per tutti di importo pari al salario minimo, la fine delle leggi e dei meccanismi che incentivano la precarietà del lavoro.
Analisi del debito pubblico e privato per identificarne le parti che sono illegittime e quindi non vanno pagate, ristrutturazione del resto del debito, eliminazione delle clausole vessatorie nei rapporti debitori.
Controllo democratico sulla Banca centrale europea, che va orientata al conseguimento di obiettivi di interesse pubblico (non si capisce come), in particolare occupazione, contrasto degli attacchi speculativi e sostegno al debito pubblico dei singoli Stati membri dell’Unione europea.
Creazione di un’Agenzia europea di rating pubblica che prenda il posto di quelle private esistenti che non garantiscono alcuna obiettività e sono viziate da evidenti quanto enormi conflitti d’interesse.
Riorientamento del credito verso le iniziative di rilievo sociale, tassazione dei profitti bancari, proibizione degli strumenti finanziari speculativi.
Recupero del controllo pubblico sui settori strategici dell’economia quali ad esempio telecomunicazioni, energia, alimentazione, trasporti, sanità, educazione, medicinali.
Cooperazione effettiva e trasparente tra le autorità fiscali dei vari Paesi europei.
Obbligo di rendicontazione da parte delle imprese multinazionali, anche al fine di porre fine ai loro abusi fiscali e di altro genere.
Persecuzione dell’evasione fiscale, che va penalizzata a partire dall’importo di 50.000 euro, con appesantimento delle sanzioni previste.
Politica fiscale orientata alla redistribuzione del reddito, con eliminazione di tutti i meccanismi di elusione delle imposte.
Sostegno alla ricerca pubblica e riequilibrio dello sviluppo fra i vari Paesi europei.
Introduzione di un reddito di base garantito non sostitutivo delle prestazioni sociali già in essere.
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Viviana
Inutile sperare di importare Podemos in Italia. Sarebbe l’ennesimo tentativo di importare un movimento straniero o di risollevare e unire i partititi della sx extraparlamentare italiani, cosa già fallita precedentemente con
-Rivoluzione Civile di Ingroia (Camera 765.188 voti 2,25 % nessun seggio-Senato 455.995 1,79% nessun seggio)
-L’Altra Europa con Tsipras (1.108.457 4,03 3 seggi)
Con la nostalgia non si fanno i partiti vincenti e in Italia Podemos sarebbe l’ennesimo partito di importazione che si aggiungerebbe ai 50 partitini della sx che già abbiamo, uno più inutile e dispersivo dell’altro (Vedi il pietoso elenco dei 50 frammentini di sx nel sito http://sitoaurora.altervista.org/italink.htm)
In quanto a una coalizione com’è Syriza, in Italia mancherebbero proprio i componenti. Non esiste una opposizione di sx al governo Renzi/Berlusconi che più a dx di così non potrebbe essere. Il M5S non è un partito di sx, e per suo stesso statuto non si alleerebbe con altre forze politiche di opposizione che del resto in Parlamento nemmeno esistono, fatta accezione per l’improponibile Salvini, e dopo l’inciucio fatale Renzi-Berlusconi, il M5S da solo e con l’attuale 19,5% di consenso non potrebbe nemmeno costituire una forza di sbarramento fondamentale alla fascistizzazione in corso. A differenza della Spagna e della Grecia, la sx extraparlamentare italiana non ha più alcuna forza attrattiva sugli elettori, e questi sono in gran parte così poco convinti della possibilità di una democrazia allargata e così facilmente acquistabili con 80 euro e così manipolati dal gioco massiccio dei media disinformanti e calunnianti, che si vedono poche possibilità di arginare la deriva a destra del nostro Paese.
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Cristina
Ma quale contagio? Qui da noi neanche ritornassero Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer potrebbero ricostruire un partito di sinistra. E direi proprio che non li vedo qui in giro.

SYRIZA
Alessandro Gilioli

Fallito l’ultimo tentativo di eleggere il presidente, la Grecia va verso elezioni anticipate, fra un mese o poco più. Secondo i sondaggi è al momento in testa (con maggioranza relativa) il partito di sinistra Syriza, la “sinistra radicale”.Tuttavia il suo programma è tendenzialmente socialdemocratico, neokeynesiano e a tratti addirittura rooseveltiano. Il Psi di Nenni, cinquant’anni fa, era probabilmente più radicale. Non è che se da noi si autodefiniscono di sinistra Boschi, D’Alema e Gutgeld, debba andare così per forza dappertutto.
Altro equivoco diffuso è che se in Grecia vince Syriza, Atene uscirà dall’euro e questo potrebbe essere l’inizio della fine della moneta unica, a domino.
Syriza in realtà non chiede l’uscita dall’euro, ma la rinegoziazione del debito greco; in particolare degli interessi, che soffocano ogni possibilità di investimento pubblico finalizzata alla ripresa. Il modello a cui Tsipras ha fatto più volte riferimento è quello che ha permesso alla Germania di rinascere quando, nel 1953, la sua economia era strangolata dai debiti (tra cui quelli di guerra) e il governo di Bonn ottenne una rimodulazione con moratoria di cinque anni.
In merito al rapporto con l’Europa, il tratto forte di Syriza è la richiesta di un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico: «Siamo in attesa di vedere la portata e soprattutto i risultati del Quantitative Easing, che Draghi ha promesso e che dovrebbe apportare benefici tangibili all’economia reale», ha spiegato recentemente Dimitrios Papadimoulis, vicepresidente del Parlamento Ue e principale esponente di Syriza nella Ue. Non è esattamente una posizione bolscevica, né lunare.
Ovviamente non mancano gli interrogativi, il primo dei quali riguarda la stessa Syriza (che, non dimentichiamolo, nasce come coalizione, per di più di sx: dunque con tutti i limiti di compattezza derivati) e la possibile maggioranza di governo che attorno a Syriza può formarsi. Ma credo che gli elementi forti di una possibile vittoria di Syriza trascendano gli aspetti programmatici che riguardano la Grecia e siano invece altri due; questi sì, potenzialmente molto rilevanti anche per il resto d’Europa.
Il primo è che per la prima volta, nel Continente, potrebbe andare al governo una forza esterna all’accoppiata classica centrodestra-centrosinistra, le due forze che si sono alternate per oltre mezzo secolo e che oggi ancora dominano (talvolta in alleanze più o meno allargate) dalla Germania alla Francia, dalla Spagna al Regno Unito, Italia compresa. In altri termini, sarebbe la prima prova di governo, con tutte le responsabilità connesse, per uno di quegli aggregati politici che – in diversissimo modo – tendono a rappresentare la cosiddetta maggioranza invisibile (il turno dopo potrebbe essere quello spagnolo).
Il secondo aspetto, ancora più fondamentale, è che per la prima volta da molto tempo avremmo uno Stato europeo che tenterebbe di rapportarsi alla stessa Ue, alla Troika e più in generale ai poteri economici con tutta la forza che deriva dal suo essere uno Stato e una democrazia, cioè cercando di restituire alla politica la sovranità che le spetta.
Questa sì che sarebbe una rivoluzione, dopo gli ultimi trent’anni.
Chissà se gliela lasceranno fare.

Gabriella Gallingani

ESSERE CONTRO CORRENTE
Cordy
Gli uomini di sx più miti come Gilioli non comprendono che per combattere questo mondo serve una determinazione ed una convinzione politica, unita ad una aggressività mediatica imponente. Andare contro-corrente significa cominciare a dare segnali contro-corrente. Se il mondo è denaro, la sinistra dovrebbe avere nella rinuncia al denaro il proprio simbolo ed orgoglio. Se il mondo è quantità, la sinistra deve difendere la qualità, la particolarità, la specialità, la località.
Quante, quante battaglie cognitive e concettuali ha perso ormai la sinistra, e quanti treni si è lasciata alle spalle, non tocca a me dirlo. Toccherà forse a chi la giudicherà e cercherà di comprendere i motivi della sua scomparsa.
Non è più tempo di auspicare una sinistra che non c’è. Non è più tempo di “buona non sinistra a te, a me!”. E’ tempo di seguire e supportare progetti che hanno i cavalli, le idee e l’approccio che la sinistra ha definitivamente perso.
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Anthony
Abbiamo di fronte la decadenza strutturale, cognitiva ed intellettuale oltre che politica della sx; è un fenomeno talmente evidente che è impossibile da non riconoscerla e da non riconoscere che quella sx rappresentata da Renzi ha rinunciato al velo dell’ipocrisia mostrandosi in tutto il suo squallore.
Quella che un tempo chiamavamo sx ha già da tempo fatto le sue scelte, si è schierata dalla parte dei più forti e ha lasciato che crescessero le disuguaglianze sociali, la precarietà del lavoro e le ingiustizie; da lì non si torna più indietro, se non con progetti e uomini che siano totalmente scevri o lontani da quel contesto storico e politico. Almeno ora il quadro è più chiaro, Renzi e i suoi sodali incarnano alla perfezione lo spirito di una sx che non c’è e che ha abdicato ai suoi compiti; dunque, sono meno ipocriti di quanto lo fossero i loro predecessori.
Perché bisogna andare contro corrente e la sx questo non lo ha mai fatto, dal momento che ha preferito invece scegliere la strada più conveniente rappresentata da uno sterile quanto ignobile spirito di adattamento con il quale ha abbracciato il capitalismo più sfrenato e ci ha consegnati nelle mani di un mercato che detta le regole della vita sociale creando incertezze e disparità sempre più crescenti.
Sperare dunque in una sx che non c’è è pura follia, equivale ad avere un destino segnato; occorre invece scegliere altre strade, seguire percorsi alternativi pur nel rispetto di certe idee che devono servire come base attorno alla quale costruire il futuro.
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Elpolloloco
E’ inutile pensare di vivere ancora come se fossimo trent’anni indietro purtroppo oggi in Italia non esiste più una netta distinzione tra le idee di sx o di dx sul 99% degli argomenti se intervisti un politico di dx e sx ti risponderà allo stesso modo quindi parlare oggi di ideologia di sx almeno per noi non significa assolutamente niente ecco perché è nato il M5S, per rappresentare una sorta di distaccamento dalla politica tradizionale che in questi ultimi anni si è occupata solo di vedere come risolvere i problemi giudiziari di uno o di come fare ad ingrassare le banche che pagavano le campagne elettorali dell’altro poi mi perdoni ma l’80% delle cose promesse da Podemos in Spagna sono anche depositate nel Programma elettorale del Cinquestelle come la divisione tra banche commerciali da quelle finanziarie, e, quando Podemos parla di “pensioni dignitose”, il Movimento propone in Italia il taglio delle pensioni d’oro e il rialzo delle minime e poi non si può dire che il M5S non si opponga alla propagazione dell’evasione fiscale, quando in Italia è oggi l’unico che sostiene la reintroduzione del falso in bilancio come reato, la penalizzazione della delocalizzazione delle imprese all’estero e il M5S è ad oggi l’unica forza politica che ha presentato un piano anti-corruzione lodato anche dallo stesso procuratore anti-mafia Franco Roberti….(per non contare l’attacco a Equitalia).

Norma Mascellani

DA OGGI SI POSSONO FARE ANCHE LICENZIAMENTI A GRUPPI O LICENZIARE CHI HA FATTO UN GIORNO DI ASSENZA DAL LAVORO

Viviana

Il Pd prima ha sostenuto quel governo Monti e quella Fornero, che hanno fatto a pezzi i diritti dei lavoratori, poi ha votato con la massima fretta per avere in Costituzione lo sciagurato pareggio di bilancio che cui impedisce di fare investimenti pubblici, e ora appoggia come un folle tutte le riforme sciancate e terroristiche di Renzi che non creeranno un sol posto di lavoro, mentre distruggeranno due secoli di lotte operaie facendoci tornare all’800. Grazie a questo gradasso venduto al capitale, ora anche i licenziamenti di massa saranno liberi e leciti e si potrà licenziare liberamente un lavoratore per aver fatto un solo giorno di assenza dal lavoro. Mi chiedo cosa accadrà adesso per chi si ammala o aspetta un figlio o per la bella ragazza che riceve molestie sessuali da un superiore.
Al diritto del potente di delinquere grazie alle prescrizioni e alle leggi penali ammorbidite, è stato aggiunto il diritto sempre del potente a licenziare o seviziare il lavoratore e, grazie alle sciagurate riforme del lavoro di questo disgraziato leader, è stato riesumato il diritto del padrone a far morire di fame il sottoposto.
Ci sono 23 milioni di persone in Italia che hanno un contratto che finora era a tempo indeterminato e ora anche loro saranno come zattere sbattute dai flutti.
L’arroganza stronfia e cinica di Renzi li ha buttati nel terrore del futuro.
Quando il bel tomo dice che “L’articolo 18 non interessa più a nessuno” sputa in faccia anche a quei 23 milioni di famiglie. Non c’è nessuna possibilità di capire come ci sia in Italia qualche lavoratore o precario che possa appoggiarlo ancora! La passività e l’inerzia di questo popolo è spaventosa.
Renzi è il prototipo del disonesto.
Come sia possibile che tanti onesti ne restino infinocchiati è un profondo mistero della natura umana che spesso non difende gli onesti dotandoli di acume e di capacità di autodifesa dai cialtroni rendendoli loro vittime inconsapevoli, mentre i malvagi e gli ipocriti godono della crisi morale e sociale di questo Paese che va soddisfa gli intenti peggiori.
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Branka
L’Italia può guardare agli USA, criticare le Germania, compatire la Grecia ed equiparasi alla Francia ma la crisi italiana è causa degli italiani che, andando a votare a frotte con percentuali da governo cubano, hanno eletto e rieletto in cambio di mancette ed elemosine coi soldi pubblici, politici corrotti, incapaci ecc. che, senza una visione per il futuro del paese, hanno basato il proprio consenso sull’esplosione degli sprechi pubblici, magna magna della casta e mancette.
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Traurig
L’unica cosa che riscatta questo popolo è l’astensionismo al 60%, cioè una denuncia palese del disgusto profondo per questa casta corrotta e rapace, che tassa ferocemente i pochi che producono un pochino di reddito autonomo, ammazzando sul nascere qualsiasi possibilità di ripresa e di riassorbimento della disoccupazione.

Norma Mascellani

IDA MAGLI
“Romano Prodi è il responsabile del nostro ingresso nella moneta unica. Con l’euro siamo tutti più poveri. L’idea di Europa è un progetto sbagliato. Non esiste un’idea di Europa. Non esiste un popolo europeo. Non era possibile fare l’Europa se non perdendo tutte le ricchezze europee. Si è pensato di fare l’Europa con una moneta unica, quando una moneta è lo strumento di un popolo e non la si può imporre fuori dall’economia dei singoli Stati. Questa Europa è il progetto della Massoneria, che ha vinto la massoneria ha vinto e ora esca allo scoperto! La massoneria passa da Prodi a Renzi, e le sue riforme imposte all’Italia sono solo un male per il nostro Paese. Berlusconi vuole salvare se stesso e s’è messo a praticare le larghe intese, che sono la fine della democrazia”.
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LO SCIAGURATO DISEGNO EUROPEO
Berluscameno

Ma questi scagnozzi dove ci vogliono portare ? Per quale motivo desiderano tanto distruggere l’Italia ? Le mafie prosperano in Italia perché i capi ottengono completa obbedienza e rispetto dello statuto dell’organizzazione ed ai riti di iniziazione. Se li tradiscono li aspetta il giudizio del capo e la punizione da lui decretata. Perciò, salvo rare eccezioni, i mafiosi sono coerenti. I non mafiosi no. L’esercito ausiliario della mafia è fatto da non mafiosi il cui “fai da te” ha scelto quella zona grigia che tiene un piede dentro la scarpa mafiosa ed uno fuori. Senza di loro la mafia conterebbe assai poco ma con loro conta moltissimo. Le mafie sono Stati nello Stato perché lo combattono ma ci vivono dentro.
E così vediamo che il Fiscal Compact e la Bce di Draghi ancora indecisa e flemmatica aggravano l’asfissia economica in Europa.
“Il 2014 non è l’anno della ripresa, come stimavano le previsioni, ma probabilmente il terzo di recessione per l’economia italiana: un prolungamento che chiama alla memoria la crisi vissuta dal nostro Paese negli anni trenta e che suggerisce un confronto storico, condiviso con molti altri paesi europei, da cui lo status quo si rivela ancor più drammatico. Oggi come allora, la recessione ha una sola causa: la caduta della domanda aggregata. Su questa avrebbero dovuto intervenire le misure per la ripresa a livello europeo – basate su una politica monetaria espansiva, consolidamento fiscale e riforme strutturali – che hanno invece sospinto i Paesi verso una pericolosa trappola di stagnazione e deflazione. Il fallimento deriva dall’impotenza della politica monetaria rivelatasi non adatta a sostenere il ciclo economico in una situazione in cui i tassi di interesse reali – necessari per promuovere la ripresa – sono divenuti probabilmente negativi, andando oltre la portata della Banca centrale. Una situazione che richiederebbe la creazione di aspettative inflazione, mentre invece la dinamica dei prezzi è andata in direzione opposta, in costante calo, allontanandosi dall’ obiettivo del 2%. La perdita della capacità di incidere della Bce ha amplificato l’impatto “depressivo” dell’austerità fiscale e tende a neutralizzare gli auspicati effetti favorevoli sulla domanda delle riforme strutturali. Il successo di quest’ultime implica, infatti, l’abbassamento delle aspettative sui futuri livelli dei prezzi per l’abbattimento di rendite e protezioni. Se la politica monetaria non può ridurre simultaneamente i tassi di interesse, perché sono già a zero, ne deriva “un effetto depressivo” che compensa gli auspicati impatti positivi.
Altro aspetto da non sottovalutare è ciò che riguarda l’aggiustamento intra-area UE, questione che resta elusa a livello europeo: se l’inflazione in Germania viaggia a ritmi dell’1%, il riequilibrio competitivo europeo obbliga i paesi periferici a spingere le dinamiche dei loro prezzi a zero e anche sotto tale livello per un periodo di tempo prolungato. Le difficoltà della Bce nel riportare l’inflazione media dell’area euro verso il target del 2% risentono anche di questi aspetti: l’inflazione in Germania è troppo bassa e comprime all’ ingiù le dinamiche di tutta l’area, favorendo il diffondersi di tendenze deflazionistiche. La contestuale realizzazione dell’obiettivo Bce del 2% e del riequilibrio competitivo intra -euro richiede che l’inflazione tedesca salga al 3% e oltre per tutto il tempo necessario all’ aggiustamento.
Tre anni di recessione e l’assenza di prospettive per una vera ripresa dovrebbero essere sufficienti a certificare il sostanziale fallimento dei provvedimenti europei di politica economica (Austerity).
Tra gli economisti vi è ormai una diffusa consapevolezza di questo fallimento e aumenta il consenso nei confronti di un disegno nuovo, radicale che miri a fare uscire dalla stagnazione con alta disoccupazione. Tale alternativa prevede che alle misure monetarie non convenzionali – applicate in modo incisivo dalla Bce solo a partire da quest’ estate – di immissione della liquidità, si affianchino forti politiche espansive volte a una riduzione della pressione fiscale e all’ aumento degli investimenti pubblici (in infrastrutture a rete, ricerca, istruzione, edilizia popolare ), da realizzare in deficit e in maniera coordinata tra i paesi europei.
L’entità dello stimolo fiscale dovrebbe essere ben più consistente di quanto prevedono i piani di cui si parla già da mesi in Europa. Un’azione troppo timida su questo fronte potrebbe rivelarsi inefficace, rendendo vani gli effetti di un’idea valida (Piano UE di Junker).
Inoltre, per eliminare il rischio di contraccolpi dei maggiori disavanzi sui mercati finanziari ed esser certi che la maggiore liquidità fornita dalla Bce arrivi effettivamente all’ economia “reale” (ossia alle imprese reali e non solo finanziarie), i provvedimenti da adottare in ambito fiscale e monetario dovrebbero essere applicati in un rapporto di stretta interconnessione fra loro: “i deficit pubblici andrebbero finanziati direttamente dalla Bce”, con una monetizzazione dell’incremento di debito che aiuterebbe a rivitalizzare l’inflazione e ad abbassare, nella misura necessaria, i tassi di interesse reali in territorio negativo.
La maggiore crescita del Pil nominale aiuterebbe a stabilizzare e poi a ridurre il rapporto debito/Pil dei Paesi periferici.
Da questa panoramica risulta evidente come lo schema alternativo, qui illustrato, infranga le regole della costruzione europea, da quelle più recenti e miopi – come il “Fiscal Compact “– a quelle che sin dall’ inizio hanno imposto il divieto per la Bce di finanziare direttamente i debiti pubblici, o hanno strutturato le modalità di funzionamento dell’Unione, come il Patto di Stabilità e Crescita.
Tuttavia sarebbe forse opportuno chiedersi se le norme europee attualmente in vigore non siano da forzare, trattandosi di regole stabilite e sottoscritte quando non si sarebbe mai pensato che il drammatico arretramento della domanda, registratosi negli anni Trenta e amplificato da errori di politica economica, si sarebbe potuto ripetere in termini ancor più gravi.
L’esito disgregante di quell’esperienza dovrebbe servire a sollecitare iniziative ben più radicali e consistenti di quelle attualmente in discussione nelle riunioni europee.”

Gustave Caillebotte

HOMELESS
Berluscameno

“Il presidente di Sant’ Egidio Marco Impagliazzo ha fatto notare che le Ferrovie dello Stato ormai ci impediscono di portare cibi e coperte ai “senza fissa dimora” perfino sui piazzali esterni alle stazioni ferroviarie , dicendo che le nostre attività portano degrado».
A mio parere sono quelle parole “ senza fissa dimora “ o “senza tetto” o “barboni” (riferite ad alcuni cittadini italiani)che ai nostri giorni e nella attuale Italia democratica- ossia civile- fanno semplicemente “scandalo” !
I ministri del nostro governo discutono animatamente su ciò che vengono considerate come “opere prioritarie ed urgenti “ e molto produttive nel prossimo futuro al fine della crescita e dello sviluppo economico della nostra nazione.
Si progettano trafori delle montagne, al fine della creazione di nuove reti ferroviarie per sviluppare l’alta velocità o nuove reti autostradali , ponti giganteschi per attraversare stretti marini o fiumi importanti, altre opere straordinarie di alta ingegneria (Mose o Expo) , oppure nuovi stadi per accogliere le Olimpiadi del 2024 e si progettano nuovi aeroporti per accogliere degnamente masse di turisti in Italia, ecc. Ma non si sente nessuna parola e proprio riferita da nessuna autorità che si esprima pubblicamente per “promettere “ di evitare che esistano (nel prossimo futuro) ancora “famiglie di senza tetto” in Italia .
Certo che alcuni insegnamenti del passato recente ci dicono che si può porre rimedio a certe “presenze scomode” ricorrendo alla eliminazione fisica dei cittadini” senza fissa dimora” in Italia.
Il regime “nazista” ne ha fatto una verità indiscutibile e con eccellenti risultati per i relativi intellettuali tedeschi che credevano alla costruzione dell’ “impero millenario nazista tedesco”.
E’ inutile ricordare che le legioni romane (che hanno conquistato il mondo allora conosciuto) erano formate non solo da eccellenti guerrieri ma anche da superbe maestranze edili capaci di costruire strade , fortificazioni e nuove città con straordinarie comodità “moderne “.
Attualmente è mai possibile che l’Italia “avendo a disposizione” milioni di muratori, carpentieri, manovali, ferraioli, idraulici, elettricisti, ecc., oltre che eccellenti progettisti (ingegneri ,architetti, geometri) e capi cantiere, tutti senza lavoro per la cessazione dell’attività delle imprese edili italiane, piccole, medie grandi a causa della attuale crisi economica reale globale provocata dai banchieri, non si possa rilanciare in Italia il mercato della industria edilizia abitativa pubblica e privata ?
Non si può più pensare di nascondere il concetto- basilare per una società civile -che è estremamente importante creare le condizioni per poter dare un “tetto di casa” a quei cittadini che non lo hanno più o non lo hanno mai avuto.
E’ vero che per poter costruire delle case di civile abitazione pubbliche o private occorre “consumare il suolo “ su cui le abitazioni vengono edificate.
Quindi, anche se è molto utile per la sopravvivenza fisica, che esistano associazioni che porgono aiuto ai senza –tetto donando loro coperte e cibi caldi, non è però sufficiente a supplire la mancanza di una dimora per le stesse famiglie che ne sono prive. In pratica attualmente si vorrebbe far credere ai cittadini che, dato che in Italia il potere di erigere case di civile abitazione è “controllato” (specie in sede locale) dalla mafia dei colletti bianchi, il solo fatto di erigere una costruzione edilizia di una casa di abitazione costituirebbe una violazione della” tutela del paesaggio “.
E poi si permette la costruzione di depuratori delle “Acque Nere “proprio sulla spiaggia demaniale del mare!
Ma chi ha potuto solo affermare che non è possibile progettare (tramite ‘opera di validi architetti o ingegneri ora senza lavoro) e poi costruire una casa di civile abitazione (tramite le maestranze edili ora disoccupate) che non sia rispettosa della normativa comunale, regionale e nazionale in merito ai relativi Piani regolatori creati appunto per permettere uno sviluppo edilizio abitativo pubblico o privato rigorosamente rispettoso dell’ambiente ?
A me pare che si stia attualmente facendo una grande confusione (forse creata ad arte dai banchieri per poter creare e distribuire pacificamente tra i cittadini – senza concorrenti- la loro produzione di “derivati tossici”) tra il concetto della “eliminazione necessaria” delle varie mafie che dirigono il nostro Paese (“Mafia Capitale” docet !)e quella di impedire anche lo sviluppo della edilizia abitativa (pubblica o privata ) e di non permettere -così – alla stessa di espandere i suoi influssi benefici sulla necessaria ed urgente produzione delle nuove case o di ristrutturazione di abitazioni in Italia.

Giorgio Morandi

Antonio Padellaro (IFQ)
Chi giunge alla stazione Termini di Roma non può non vederli: una lunga fila di giacigli abbandonati sotto i portici dello scalo ferroviario simbolo della Capitale dove, ricoperti di poveri stracci, altrettanti esseri umani affrontano le notti sempre più gelide, sperando di risvegliarsi all’indomani. E come loro, sono circa ottomila sparsi in tutta la città, gli uomini e le donne che hanno perso tutto e che sanno di poter perdere l’ultima cosa che gli resta, se la temperatura dovesse scendere ancora. Ebbene, di fronte a una tragedia permanente, il Comune dice di poter mettere a disposizione poche centinaia di posti negli appositi ricoveri. Di letti al riparo ce ne sarebbero molti di più ma, questa l’incredibile risposta burocratica, appartengono a cooperative e associazioni comprese nella “lista nera” dell’indagine su Mafia Capitale e sono quindi inutilizzabili.
È come se un’ambulanza non potesse soccorrere la vittima di un incidente stradale agonizzante sull’asfalto solo perché il conducente non ha la fedina penale pulita. Il sindaco Marino che, come da comunicato, il giorno di Natale distribuiva a Sant’Egidio pasti caldi ai poveri dovrebbe altrettanto lodevolmente trasformare l’atto caritatevole di un giorno nell’emergenza di tutto il tempo necessario, facendo il possibile e l’impossibile per salvare la vita a coloro che i Buzzi e i Carminati trattavano, appunto, come appalti da spolpare.
Del resto, a Milano, di clochard al gelo se ne contano addirittura 14 mila, ma chi se ne occupa? Sono, come del resto i naufraghi della Sicilia, i fastidiosi scampoli di un’umanità frantumata dalla crisi economica, dalle guerre e dalla disperazione che nel Natale degli auguri sdolcinati e dal cuore di pietra preferiamo ignorare.
E Pisapia cosa fa? E Marino?
Claudia Cerino: “Sono stimati in 77.000 i sentatetto italiani. Puzzano e usano i binari o gli angoli della stazione come fossero il loro bagni. S’accampano sulle panchine o davanti alle porte dei negozi. Mendicano. Rubano. Le ferrovie ne risentono, per il “danno” d’immagine delle stazioni cittadine. Polizia e autorità locali li arrestano. Oppure alzano le spalle e, per dovere istituzionale, si danno un po’ da fare per assisterli. Sono 76.794 i clochard che vivono in 10 stazioni d’Italia: Roma, Milano, Napoli, Catania, Foggia, Bologna, Firenze, Chivasso, Pescara e Genova. Il 73% sono uomini; il 27% donne. Il 22% italiano ed il 78% straniero. Numerosissimi i nord africani (Marocco, Eritrea, Egitto, Somalia, Algeria e Tunisia). Tra questi anche molti braccianti di Rosarno che, dopo le rivolte dell’anno scorso, hanno lasciato la Calabria e si sono sistemati sulle panchine delle stazioni d’Italia.”
Si parla di giovani tossicodipendenti, donne abbandonate, anziani, ex carcerati, deospedalizzati, spesso affetti da patologie psichiche. Le donne sono tendenzialmente est europee e il loro vagabondaggio è spesso provvisorio, legato ai tempi di attesa per una sistemazione come colf e badanti
I senza-dimora, spiega il sociologo polacco Zygmunt Bauman, trovano nella stazione l’approdo provvisorio di un’esistenza che non offre alternative. Dalla ricerca emerge infatti che, in Italia, c’è chi baratterebbe volentieri il suo posticino in stazione per un letto vero.
Peccato che strutture e alloggi di prima accoglienza non riescano ad accoglierli tutti.

Ottone Rosai

Come si diventa senzatetto

Fuga dall’abuso domestico (sessuale, fisico e mentale).Ciò vale per metà delle donne. /Vedovanza o separazione/Abbandono delle cure ospedaliere o di lungodegenza: per problemi fisici o di salute mentale (Ci sono 50.000 malati di mente senza tetto nella sola California per lo sgombero degli istituti psichiatrici)/ Disabilità e malattie croniche/Fuoriusciti dal carcere / Casi di malagiustizia, in cui le vittime, deprivate di tutto da rei ignoti, non ottengono né giustizia né risarcimento/ Problemi di salute mentale. Secondo stime circa la metà di tutte le persone senza casa hanno qualche forma di malattia mentale/ Difficoltà economiche per perdita del lavoro/ Tossicodipendenza o abuso di alcol (38%)/Crisi finanziaria o accumulo di debiti/ Sfratto /Alto costo delle case e inadeguatezza dei servizi sociali come carente costruzione di alloggi popolari/ Mancanza di salari che consentano una vita decente/ Disastro naturale (vd uragano Katrina)/Veterani di guerra in dissociazione psichica/Ragazze-madri…
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Ci sono molte lamentele riguardo alla sicurezza e alla qualità dei rifugi per homeless. Le case popolari sono una soluzione più costosa che secondo alcuni sociologi potrebbe ridurre di molto il circuito perverso che porta a diventare un senza tetto. Alcune strutture di ospitalità hanno modificato la propria organizzazione offrendo, oltre alla risposta ai bisogni primari, percorsi educativi rivolti alle persone senzatetto, finalizzati al cambiamento rispetto ai comportamenti che hanno condotto alla situazione di marginalità e al successivo reinserimento sociale. Si cita ad esempio l’esperienza del Nuovo Albergo Popolare di Bergamo.

Norma Mascellani

Purtroppo non avere una casa impedisce anche di avere un lavoro.
In Italia, se non hai una residenza non puoi aprire un contratto, essere iscritto alle liste elettorali, aprire una partita Iva e avviare una propria attività, accedere all’assistenza sanitaria, fare domanda per le case popolari, iscrivere un figlio a scuola, ottenere prestazioni previdenziali e assistenziali spettanti dall’INPS.
In Francia, c’è proprio un meccanismo analogo di veti incrociati che impedisce il reinserimento dei poveri nella collettività, fra il possesso di una residenza (proprietà di una casa o contratto di affitto), l’apertura di un conto corrente e la registrazione di un contratto di lavoro.
La residenza è per la Costituzione un diritto inalienabile del cittadino. Negando la residenza, si preclude ai senzatetto il diritto alla salute e l’esercizio del diritto di voto, non secondario per avere una rappresentanza politica e dei diritti.
Alcuni Comuni programmano la concessione di un certo numero di residenze all’anno riservate a senzatetto, pongono delle limitazioni subordinandole all’adesione a un progetto educativo o di inserimento in comunità. Talora le quote sono tassative, e il Comune rifiuta la residenza a persone che comunque hanno ottenuto un contratto di lavoro regolare.

Ottone Rosai

Come si creano campi per i rom, si potrebbero per esempio creare campi di roulotte, o vagoni o casette prefabbricate per i senzatetto con la possibilità di prenderci una residenza. E questo faciliterebbe il reinserimento di molti di loro.
Il reddito minimo previsto dal M5S e rifiutato dal Pd darebbe un’altra mano alla sopravvivenza di questi emarginati, che la Patria respinge come non cittadini, in quanto non riconosce loro i diritto fondamentali che la Costituzione attribuisce a ogni persona.
Burogu scrive: I senzatetto nel mondo dovrebbero essere intorno ai 100 milioni, dai 20 ai 40 milioni nelle zone urbane ed il restante nelle zone rurali. I paesi con il numero più alto sono posti come il Brasile, con 20 milioni, l`India con 78 milioni, e così via. In Giappone siamo fortunatamente lontani da quei numeri, dovrebbero essere intorno ai 25000, con circa 6000 a Tokyo e 7000 a Osaka. In Italia, tanto per far un paragone nostrano, sono circa 17000, con Roma che ne ospita da sola 7000.
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New York è l’unica città americana che si preoccupa dei sentatetto . Ha 2000 associazioni solo per questo. Gli homeless sono stati stimati in 50.000 e l’amministrazione ci spende 1 miliardo di dollari all’ anno.
Quanto spendono per i senzatetto ogni anno città come Milano o Roma?
Negli Usa, ci sono quasi due milioni e mezzo di ragazzi senzatetto. E il numero è in continuo aumento.
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Secondo la commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani, la stima di persone senzatetto nel mondo è di 100 milioni, un problema ricorrente che sembra non trovare soluzione.
Le 10 città con il più alto tasso di persone senza dimora sono:
S.Paolo : 10.000 -Budapest : 10.000 (sono anche criminalizzati)- Buenos Aires : 15.000- Mumbai : 25.000 – Jakarta: 28.000 -Città del Massico : 30.000- Russia : 5 milioni (metà sono bambini) non esiste nulla per loro- Ben due città americane: Los Angeles: 58.000, e New York : 60.000 ( di cui 22.000 sono bambini) e questo la dice lunga sulla pretesa degli USA di essere di modello al mondo!
(mi scuso con i dati non univoci ma stabilire dati esatti in questo campo è impossibile).

UN RACCONTO MOLTO BELLO DI ALESSANDRO GILIOLI

Ciao mamma, come stai?
Okay, probabilmente non stai in nessun modo: me lo hai insegnato tu a non credere al paradiso, all’inferno, quelle cose lì.
Ma mi hai insegnato anche che qualcosa di noi sopravvive comunque, dopo: almeno per un po’. Le parole che uno ha detto, l’amore che ha dato, i sogni che ha fatto crescere.
A me in verità è rimasta anche una piccola cicatrice sul polpaccio destro: avevo sette anni quella mattina che mi hai portato a scuola in motorino e io, scendendo, ho sfiorato con la gamba la marmitta rovente. Ricordi? Quanti sensi di colpa ti sei fatta: «Almeno fossi un ragazzo ti crescerebbero i peli, invece sei pure una femmina!», dicevi. E quanto mi sei stata dietro perché il segno svanisse: creme all’aloe, gocce di limone, olio di rosa canina, cerotti d’estate che «per carità, non devi prenderci il sole». Oggi a quella cicatrice sono affezionata neanche fosse un diamante di famiglia.
Sai, ieri era domenica e finalmente ho rimesso a posto casa tua. La settimana prossima arrivano gli inquilini, non posso fargli trovare una tonnellata di carta in giro. Non è stato facile, ma dopo un’ora di meditazione e tre caffè, sono entrata: ho alzato le tapparelle, ho fatto partire Ella Fitzgerald e ho giurato che non mi sarebbe scappata neanche una lacrima, come mi hai sempre ordinato tu.
Però un po’ ti ho disobbedito anche questa volta, perché non ce l’ho fatta proprio a buttare via tutto senza aprire niente. Senza sfogliare nemmeno un attimo quelle pagine, quelle con la tua firma da qualche parte, intendo.
Oh, a proposito: chili e chili di pagine, mamma. Ma quanto cazzo hai scritto in giro? Articoli di giornali, capitoli di libri, prefazioni, postfazioni, interviste, sceneggiature, appelli, volantini, pamphlet, invettive, difese, risposte, discussioni, analisi. Ho trovato perfino una lenzuolata per il tuo avvocato: se ho capito bene, qualcuno ti aveva querelato per diffamazione, anche se questa cosa non me l’hai raccontata mai.
Ma quando le scrivevi tutte quelle cose? Mentre io stavo al doposcuola? Nei week end pallosi che passavo a casa di papà? O di notte, dopo avermi messo a dormire raccontandomi la storia di Kalibù? Ed è a quello che servivano le troppe cicche di Marlboro che trovavo al mattino torturate nel portacenere, accanto alla mug sporca di caffè americano?
Sai, mamma, ieri in quelle carte vecchie ho trovato anche le tracce di tutte le persone buffe che invitavi a pranzo la domenica per parlare di tutto – e di politica prima di tutto. Giovanna, che la settimana prossima sarà da noi a cena (sei contenta?); Ezio, che quando poi è diventato onorevole ci hai litigato di brutto e non s’è visto mai più; Emanuele, che adesso vive a Lublino con la sua compagna polacca; Roberta, che se n’è andata via prima di te; Bibi, che arrivava con il vino scadente perché si vergognava di essere ricco.
E poi, naturalmente il LucaRodioli, che tu pronunciavi sempre tutto attaccato. L’unico a cui attribuivi anche un cognome, in effetti. Non ho mai capito se con lui avevi una storia o no, con quegli sguardi che vi si intrecciavano a tavola – e al tuo funerale era ridotto peggio di me.
In un libro c’era anche qualche vostra foto insieme, sai? Niente di compromettente, stai tranquilla: eravate con altra gente a un sit-in imbandierato, credo in via Larga. Sembravate un po’ sbronzi o forse ci giocavate soltanto. Comunque lui ti teneva il braccio sulla spalla, facendo le smorfie all’obiettivo. Però quelle foto le ho buttate via subito, perché sono forte ma mica fatta d’acciaio.
Anche tutto il resto, poi, è finito come avevi deciso tu: sono andata al negozio dei cinesi a comprare le scatole, e via nel cassonetto della carta. Niente feticci, mai guardare al passato, me l’hai detto mille volte. Alla fine l’ho imparata, la lezione dei monaci che abbiamo incontrato a Muktinath: quelli che dipingevano una ruota della vita tutta colorata sopra un affresco di tre secoli prima. E a noi occidentali attoniti rispondevano ridendo: «Ma non vedete che quello sotto è vecchio? Bisogna rifarlo, no?».
Bisogna rifarlo, questo l’ho imparato davvero. Del resto sono una ricercatrice, una scienziata: non sai quante volte faccio e rifaccio prima di arrivare a qualcosa che dia un po’ di senso al tutto. Quanti fallimenti, quanti errori, quante cadute. «Si impara solo sbagliando» era il mantra che ripetevi più del nam-myoho-renge -kyo. E poi, a ogni problema: «Ci siamo passati tutti», «non sei mica l’unica ad aver paura, sai?». E quella frase di Gibran che avevi appeso in camera mia, i genitori sono archi e i figli frecce, quindi bisogna mandarli lontano.
Mentre buttavo via tutto, davanti al cassonetto, mi è tornata in mente una sera che ci siamo fermati a parlare fino a tardi.
Avrò avuto sedici anni ed ero incazzata perché dovevi lasciarmi sola tre giorni: chissà che impegno avevi, con quale associazione o movimento, e dove. Tu, paziente, a spiegarmi la generosità, l’etica, il mondo migliore, fino a quella stronzata che «lo facevi anche per me». E io allora, implacabile, a prenderti in giro: «No, scusa, se lo fai per me resta pure a casa, grazie».
Abbiamo riso, così ti sei un po’ smollata. Avevi i tuoi dubbi anche tu, alla fine, dopo tanti anni di lotte.
Poi a un certo punto il discorso si è spostato su di me e su quello che avrei voluto fare da grande. Allora hai fissato il soffitto e hai sospirato: «Forse riuscirai a eliminare la sofferenza delle persone più tu, inventando una pillola, di quanto ho fatto io con tutte le mie parole e i miei cortei». Quindi ti sei alzata, stanca, e sei andata dormire.
Adesso ti lascio anch’io, mamma: è lunedì mattina e devo essere in laboratorio entro le nove. Ho già bevuto il caffè, ma devo ancora fare la doccia.
Sarà una giornata pesante.
Ma soprattutto devo finire entro le sei e mezza, che alle sette alle Colonne c’è una catena umana per la pace – e no, non posso proprio mancare.

Mario Bonazzi

Armando di Napoli

Resisti bambino nudo
in un mare di guai
sbattuto da onde arroganti

resisti resisti bambino
annodato su un barcone fatiscente
dimenticato da ogni misericordia

resisti bambino anche quando
un pescecane trangugia le urla
impazzite di tua madre moribonda

resisti bambino mentre tuo padre
con le ali congelate non riesce a volare
e viene travolto da melma e razzismo

resisti bambino il traguardo è vicino
non mollare ti prego cavalca il freddo
sconfiggi ogni paura resisti bambino mio

c’è tempo per morire annegato nell’ipocrisia
che ti circonda…

D. Bunico

EBBENE NO NAPOLITANO
Cordy
Napolitano è la persona più colpevole del disastro morale, politico e sociale del nostro paese.
Non solo ha stralciato la Costituzione.
Non solo ha posto il Segreto di Stato sulle rivelazioni che 15 anni fa avrebbero permesso di bonificare tossine e rifiuti cancerogeni nella Terra dei Fuochi.
Non solo ha deciso 3 governi, con operazioni di palazzo e pressioni politiche.
Non ha solo fatto da bomber per una squadra, a dispetto di tutte le altre con cui si è impegnato con giuramento di fare da arbitro e garante, ma ha anche mantenuto i cartellini, ed il fischietto, con cui bollare di eversività addocojocojo, evocandovi addirittura la NATO con le spese militari a corredo, ovvero gli f35 (e non è uno scherzo).
Nella sua carriera di studente universitario è stato un giovane fascista abbastanza tempo per sentirsi in obbligo di rinnegare ed affondarsi nel comunismo. Comunismo di cui ha difeso i crimini in Ungheria tanto da dover ricredersi dal comunismo e diventare un correntista filo-socialista. Filo-socialismo che ha dovuto abbandonare dopo Mani-pulite.. predicando le grandi intese ed i grandi inciuci con il partito fondato dalla mafia. Stracciando intercettazioni, muovendo gli organi della Repubblica a proprio vantaggio.
Una persona che ha rappresentato degnamente la politica del nostro paese, e che ha coerentemente svolto il suo ruolo di garante del mondo di mezzo, d sopra e anche di sotto.
Ebbene no Napolitano. Non le auguro la stessa fine del povero eroe Ungherese Imre Nagy. Lui sì dissidente. Lui sì espulso, imprigionato, processato dal partito sovietico, e messo a morte … per un intervento che lei ha reputato giusto, per la stabilità dell’Unione Sovietica.
Ebbene no Napolitano. Non le auguro di morire di cancro, per una delle rare malattie sofferte dai bambini della Terra dei Fuochi su cui lei ha taciuto, e imposto che si tacesse.
Le auguro solo di essere ricordato dalla Storia per quello che è stato.
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Gianni Pinelli
Che a Napolitano non piaccia molto la democrazia lo dimostra la sua storia, a cominciare dall’elogio dei carri armati sovietici che misero fine con violenza alla rivolta di Budapest nel 1956. Sono cambiati i suoi riferimenti ideologici (dal comunismo stalinista al mercantilismo-liberista) ma l’imprinting culturale è rimasto integro.
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MauriB
Napolitano è talmente saggio e lungimirante che da tre anni a questa parte ha sostenuto e difeso i tre governi più indifendibili e ridicoli della storia repubblicana. E non era facile fare peggio dei governi Berlusconi. Ha sostenuto gente che ci promette da tre anni “l’uscita dal tunnel” come imminente e ha portato puntualmente all’aumento di debito pubblico, disoccupazione, spoliazione dei diritti e azzeramento del PIL. Senza contare che difende un’Europa cialtrona e cinica, che fa morire di fame milioni di greci, spagnoli e portoghesi, pretende rigore e poi candida un mago dell’elusione fiscale. Altiero Spinelli farebbe i salti di gioia.
Ma quant’è saggio e capace, questo Napolitano!
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Tone
Da Mario Monti in qua è avvenuta la trasformazione di Napolitano, che ha via via sconfinato spesso e volentieri dal campo delle normali attribuzioni presidenziali previste dalla Costituzione, assumendo sempre più il ruolo di Deus ex Machina dei destini della nazione in una visione solipsistica e con modalità oligarchiche in ragione della salvezza di un paese ritenuto incapace di autodeterminarsi da solo. Sempre più lontano dai problemi reali del paese: deindustrializzazione, disagio sociale, antipolitica, alluvioni, questione morale, integrazione, diritti civili, quisquilie trattate come elementi destabilizzanti o questioni non meritevoli di un messaggio alle Camere, al Parlamento, al Paese. Si prega di non disturbare il manovratore. Le sue auto-dimissioni è l’unico elemento di saggezza nel suo secondo mandato, chissà se per implicita ammissione di un proprio fallimento. Bye bye Napo, non ci mancherai, il nostro destino è solo nelle nostre mani.

Paolo Pasotto

CITAZIONI DA TRAVAGLIO
Giorgio Napolitano, il presidente che trovò una repubblica e ne fece una monarchia.

Antipolitica è celebrare Falcone e Borsellino e poi trattare con la mafia o chiedere i voti alla mafia o stringere la mano ad Andreotti, a Cosentino, a Cuffaro, a Lombardo, a Dell’Utri.

Se si vota subito, gli elettori ci asfaltano; allora noi li addormentiamo per un anno e mezzo col governo Monti, travestiamo da tecnici un pugno di banchieri e consulenti delle banche, gli facciamo fare il lavoro sporco per non pagare pegno, poi nel 2013 ci presentiamo con una legge elettorale ancor più indecente del Porcellum che non ci costringa ad allearci prima e, chiuse le urne, scopriamo che nessuno ha la maggioranza e dobbiamo ammucchiarci in un bel governissimo per il bene dell’Italia; intanto Alfano illude i suoi che B. non c’è più, Bersani fa finta di essere piovuto da Marte, Piercasinando si nasconde dietro Passera e/o Montezemolo o un altro Gattopardo per far dimenticare Cuffaro, la gente ci casca e la sfanghiamo un’altra volta, lasciando fuori dalla porta i disturbatori alla Grillo, Di Pietro e Vendola in nome del “dialogo”.
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Alla veneranda età di ottantotto anni: quando un cittadino non può più guidare l’automobile. Ma lo Stato sì.

Dopo i 40 anni ciascuno è responsabile della faccia che ha. E anche delle cazzate che spara.

Antipolitica è dire «ce lo chiede l’Europa», ma se poi l’Europa ci chiede la legge anticorruzione, allora l’Europa si faccia i cazzi suoi.

Grillo l’hanno creato loro: rifiutando le sue proposte, asserragliandosi a palazzo, barricando porte e finestre, alzando i ponti levatoi per tenere lontani dalla politica i cittadini e rovesciando su di loro pentoloni d’olio, anzi di merda bollente.
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Antipolitica è chiamare le guerre «missioni di pace», l’impunità «garantismo», la legalità «giustizialismo», la prescrizione «assoluzione», l’inciucio «dialogo», i fischi «terrorismo», i bordelli «cene eleganti», le orge «gare di burlesque». Antipolitica è dire «a mia insaputa».

Politica non è un mestiere, è un servizio. Ma nel senso di servire, non di servirsi o circondarsi di servi.

Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti.

Norman Smith

LA RUSSIA IN STATO FALLIMENTARE FINANZA LE PEN
Berluscameno

Ma cosa servono le parole quando è tempo di “FATTI ” ?
L’”UE” E PUTIN ,CON LA GRANDE RUSSIA PROSSIMA ALLA BANCAROTTA.
Ma è mai possibile che i tecnocrati al comando del governo della UE non si rendano conto che con il loro operare tramite una obbedienza cieca ed assoluta alla politica economica dell’ AUSTERITY e del rigore voluta dalla Germania (Merkel) possono solo provocare la totale disintegrazione dell’Unione Europea stessa?
E’ questo il fine recondito della “incomprensibile” politica economica dell’ Austerity voluta applicare anche nei Paesi UE dove risulta in vigore una brutale “deflazione” con altissima disoccupazione ?
Ma la Merkel ed il suo socio russo Putin (forse entrambi ex dipendenti degli apparati spionistici dell’ URSS e della Stasi della Germania dell’Est?) vogliono proprio “distruggere” le economie più deboli dei Paesi UE ? Ed a che scopo ?
Come tenere insieme i pezzi della futura disastrata UE?
Il problema non tocca naturalmente gli sfasciacarrozze, i vari movimenti anti -euro, né in Italia né altrove. Riguarda o dovrebbe riguardare tutti gli altri.
Ha creato scandalo la notizia secondo cui la Russia finanzia massicciamente il Fronte Nazionale della Le Pen, ha rapporti con i leghisti italiani (che simpatizzano con Putin) e forse anche con altri movimenti anti- euro.
Ma non c’è da scandalizzarsi: sono le normali regole della competizione geopolitica.
C’è un rapporto inversamente proporzionale fra l’arroganza militare della Russia e la sua fragilità socio-economica(confermata dal crollo del Rublo in questi giorni!).
Gigante dai piedi d’argilla, la Russia ha bisogno che i suoi interlocutori in Europa siano ancor più deboli di lei.
Per questo soffia sul fuoco, dà una mano ai movimenti anti – europei.
In fondo, avrebbe solo da guadagnare da una irreversibile crisi dell’Unione.
Un’Europa ulteriormente indebolita e divisa sarebbe, per i russi, un interlocutore malleabile. Del resto, già oggi circolano, nei vari Paesi europei, forti correnti di simpatia (magari interessata) per Putin. In un’Europa a pezzi diventerebbero ancora più forti le voci di coloro che chiedono rapporti sempre più stretti con la Russia.(I banchieri tedeschi e i grandi finanzieri ed imprenditori germanici sono molto contrariati dalle misure anti –Russia poste in essere dai Paesi occidentali e dagli USA per ritorsione del recente conflitto Russo -Ucraino ).
Basta guardare una carta geografica per constatare la sproporzione territoriale fra la Russia e il resto degli Stati europei (a favore della prima) per comprendere quale, fra le rispettive tradizioni, finirebbe per prevalere sul Continente. Difficilmente, nel lungo periodo, la “tradizione liberale” dell’Europa occidentale potrebbe cavarsela di fronte alla concorrenza dell’autoritarismo russo. Nel lungo periodo, effettivamente, la crisi dell’Unione sarebbe probabilmente pagata da tutti gli europei. Nel breve termine, però, le cose andrebbero probabilmente in modo diverso. Non ne risentirebbe più di tanto la Gran Bretagna. La Francia, forse, pagherebbe un conto economico salato, ma la Francia è anche un vero Stato-nazione, con istituzioni solide, in grado di resistere alla bufera. Anche la Germania pagherebbe un prezzo elevato, ma nemmeno le sue istituzioni correrebbero rischi immediati. La situazione sarebbe assai diversa in altri Paesi UE in deflazione, Italia in testa. È proprio perché l’Italia non è un vero Stato-nazione che, per decenni, ha investito simbolicamente notevoli fondi , e certamente molto più degli altri Stati, nell’ integrazione europea. Se l’integrazione UE verrà meno, l’Italia si troverà immediatamente ad affrontare i propri fantasmi, a fare i conti con la propria fragilità istituzionale. Ricordiamo agli “immemori incoscienti” quale sia la reale situazione.
La Gran Bretagna ha già un piede fuori dalla casa europea e l’insorgenza dell’ Ukip, il partito anti- europeista, minaccia di modificare radicalmente fra pochi mesi, nelle elezioni parlamentari, la fisionomia del sistema partitico britannico, un sistema tradizionalmente ultra-stabile che affronta forti cambiamenti solo una o due volte per secolo. Se poi la Gran Bretagna, nel giro di un paio d’anni, sotto la pressione dell’ Ukip, uscirà dall’ Unione, l’impatto sarà fortissimo, il «rompete le righe» risuonerà in tutti i territori europei. Ma ciò non basta. Quanto accade in Francia è ancor più grave. Con i socialisti ai minimi storici e la destra gollista incapace di intercettare l’insoddisfazione dei francesi, il pieno dei consensi, secondo tutti i sondaggi, lo farà, a meno di imprevisti, il partito ultra- nazionalista, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen. E se fosse proprio lei, nel 2017, il prossimo presidente francese? Sarebbe la fine dell’Unione Europea come la conosciamo. I segnali indicano” un maremoto” in arrivo. All’ Unione servirebbe oggi una leadership carismatica. Altro che Juncker!
Occorrerebbero, nelle posizioni di vertice, menti creative capaci di proporre innovazioni, allo scopo di cambiare il tanto che non va e che è all’ origine dell’ostilità di settori crescenti dell’opinione pubblica europea.
Se l’Unione andrà in rovina – si dice abitualmente – sarà un guaio per tutti gli europei. Nel lungo periodo, probabilmente, è vero.
La consapevolezza di ciò, in teoria, dovrebbe bastare a spingere anche i vincitori del momento, i tedeschi, a rifare qualche conto. Basterebbe da parte loro un po’ di «egoismo illuminato», un egoismo che sappia guardare al di là del breve periodo, per convincerli della necessità di non assistere passivamente alla possibile rovina della “casa comune”. Ma sappiamo anche che l’egoismo tout court di breve periodo, la vince di solito sull’ egoismo illuminato. Né, naturalmente, si può gettare la croce solo sui tedeschi. Vediamo- in merito – l’ operato di Juncker ,attuale Presidente della Commissione UE. È accaduto sovente che alla vigilia di grandi svolte storiche, e anche di tragedie, la scena fosse occupata da figure incolori, inadeguate, molto al di sotto dell’altezza e dello spessore, politico, morale, culturale, che sarebbero stati necessari per affrontare “la tempesta” in arrivo. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker sembra una di quelle figure: oggi è un “grigio burocrate”arraffone (già politico di lungo corso la cui attività è risultata assai eccepibile) che bacchetta e ammonisce questo o quel Paese. Apparentemente, sta solo facendo il suo mestiere di presidente della Commissione. E Lui agisce come se vivessimo in tempi normali. Solo che i nostri tempi non sono “tempi normali”, è come se l’Europa stesse oggi danzando sull’ orlo di un burrone. Dietro a Juncker, naturalmente, non c’è il vuoto, c’è la “dirigenza politica tedesca”, uomini e donne per lo più solidi (a casa loro) ma anch’ essi, apparentemente, incapaci di affrontare la crisi europea. Tra i principali protagonisti del” dramma “solo il presidente della BCE – Mario Draghi- appare consapevole della sua incredibile gravità.

Norman Smith

LEGGE DI STABILITA’
Viviana
Questi criminali non si tagliano un euro nei loro abusi, aumentano il prezzo dei beni di prima necessità come la casa, il latte, la carne, le uova, il pane, lo zucchero..non tolgono un euro ai gestori delle slot machine a cui hanno già regalato 98 miliardi. Quel delinquente di Renzi toglie ai Comuni 625 milioni di euro che Letta aveva destinato per le detrazioni alle famiglie con figli a carico e per mettere gli 80 euro in busta paga li toglie dal fondo delle piccole e medie imprese. E come se non bastassero le leggi vergogna, Renzi dà un aiutone alla Sisal.
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Adolfo
La politica è marcia più di prima, l’economia continua a peggiorare, il livello di vita degli italiani è ancora in discesa, di cultura e scuola neppure si parla più. Al di là delle chiacchiere, il governo Renzi si è limitato a una mediocre amministrazione mentre il parlamento è ingolfato dai decreti governativi sugli argomenti più disparati ed è costretto a subire l’iniziativa del governo senza poter legiferare come Costituzione prescrive,
I grandi argomenti della “rivoluzione” renziana, riforme costituzionali e legge elettorale, sono ancora in alto mare, un mare agitato dall’innaturale alleanza con la destra berlusconiana e dalle conseguenti lotte intestine al PD e Forza Italia. Il semestre di presidenza europea non ha portato alcun frutto.
Il problema vero è che le cose vanno fatte a regola d’arte e non a pene di segugio
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Cobra89
L’incompetenza di Renzi e dei suoi ministri è ormai un caso da studio scientifico.
Ordinano il voto di fiducia su deleghe in bianco senza l’indicazione di nessuna copertura economica, spacciano delle previsioni economiche come fossero i dati economici reali, dicono di essere pronti al dialogo ma non a trattare.
Un concentrato di arroganza e di incompetenza fine a se stesso da lasciare allibiti.
Questo governo ridicolo non può continuare.

Ottone Rosai

METODO SUPERCAZZOLA
Marco Travaglio

Il Metodo Supercazzola, tutto chiacchiere e distintivo, non l’ha certo inventato Renzi: la cosiddetta seconda Repubblica è piena di annunciatori, promettitori, declamatori che a parole ci hanno salvati non una, ma cento volte, poi nei fatti ci han rovinati. Renzi l’ha solo affinato ed elevato alla massima potenza. Funziona a tappe.
1. Scoppia uno scandalo o giunge una notizia negativa.
2. Il piè veloce Matteo lancia subito un messaggio di segno opposto – via Twitter, Facebook, slide, conferenza stampa, Leopolda, video – per scacciare o declassare il precedente dai titoli di tg e giornali.
3. La stampa più credulona del mondo abbocca compiacente e strombazza la reazione del premier oscurando l’azione che l’ha provocata: “svolta”, “stretta”, “giro di vite”, “linea dura”, “così cambierà”, “rivoluzione”, “subito”, “ora”, “scatta”, “spunta”.
4. Le rare volte in cui la tradizione orale diventa scritta, e cioè il messaggio si traduce in testo di legge, tg e giornali ripetono paro paro i titoli già fatti sull’annuncio renziano. Chi legge si divide fra due possibili reazioni: “ah, allora era proprio vero, questo Renzi è un uomo di parola”, oppure “ah, credevo che la legge ci fosse già, vabbè comunque ora c’è”. Naturalmente la legge non c’è nemmeno ora: è solo un ddl che il governo lancia come un aeroplanino di carta nell’oceano delle aule parlamentari e va a marcire sui fondali senza lasciar traccia di sé.
5. Al primo nuovo scandalo o fatto negativo, la maggioranza ripesca quel che resta dell’aeroplanino e annuncia che il ddl è in discussione e verrà presto approvato, anzi adesso, subito. I giornali riannunciano: è fatta. Intanto il Parlamento ha altro da fare (di solito qualche decreto o legge delega da approvare alla svelta con la fiducia: roba perlopiù inutile tipo le ferie dei giudici o dannoso come il Jobs Act), o comunque la maggioranza si spacca (di solito per le norme davvero utili o urgenti, tipo contro la corruzione e la mafia); segue bombardamento di emendamenti e il ddl torna sul binario morto.
6. All’ennesimo nuovo scandalo o fatto negativo, confidando nella smemoratezza generale e nella complicità della stampa, Renzi riannuncia lo stesso annuncio già annunciato qualche mese prima, strappando gli stessi titoli nei tg e sui giornali, e riparte la rumba.
Risultato: zero, nessuna legge sulla Gazzetta Ufficiale. E, anche nel caso rarissimo in cui la legge venga approvata, dopo mesi o anni si scopre che:
a) nessuno s’è curato di varare i decreti delegati o le norme attuative, dunque il provvedimento è rimasto lettera morta e nulla è cambiato;
b) oppure la legge contiene un codicillo infilato all’ultimo momento che la rende inapplicabile o sortisce l’effetto opposto a quello annunciato (vedi legge Severino e voto di scambio).
Ora torna di gran moda l’anticorruzione. Martedì: “Renzi: non lasceremo la Capitale ai ladri, chi sbaglia paga” (La Stampa). Mercoledì: “Corruzione, pene più dure” (Corriere), “Stretta sui corrotti: carcere più duro e soldi restituiti”, “Il giro di vite di Renzi” (Repubblica). Venerdì: “Ecco il piano anticorruzione: pene aumentate del 50% e prescrizione più lunga” (Repubblica), “Pene più alte e beni da restituire” (Corriere). Sabato: “Corruzione, pene più dure. In cella anche chi patteggia”, “Sì alla stretta anticorruzione: pene più alte e beni confiscati. Il premier: ora processi veloci” (Repubblica), ”Stretta del governo sulla corruzione”, “Corruzione, così aumenta la pena” (Corriere), “La svolta di Renzi: ‘Pronto a mettere la fiducia’”, “Renzi: ‘Non daremo tregua’” (La Stampa).
Leggendo meglio, si scopre che gli ora e i “subito” sono balle: non è un decreto, è il solito ddl che non ha i numeri in Parlamento, perché Ncd e FI non lo voteranno mai e, se Renzi chiedesse aiuto ai 5Stelle, farebbero cadere il governo. Un’altra pera di droga ed estrogeni nelle vene esauste del Paese, aspettando che passi la nuttata. Come diceva Sabina Guzzanti ai tempi di un altro celebre supercazzolaro: “Il canale di Sicilia è pieno di auto di cittadini convinti che il Ponte sullo Stretto sia stato costruito”.
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Alessandro
Altro che combattere la corruzione…! Molti non sanno, e i giornali si guardano bene dal farlo sapere, che il Consiglio dei Ministri ha varato, in notturna, il testo del Decreto legislativo di attuazione della Legge delega 67/2014 che prevede, di fatto la cancellazione, ma loro preferiscono chiamarla depenalizzazione, di alcuni reati definiti lievi. Tra questi, solo per citarne alcuni, la truffa, l’istigazione a delinquere, l’evasione, l’omicidio colposo, il furto, la corruzione del pubblico ufficiale (art. 318 c.p.), la malversazione a danno dei privati (art.315 c.p.), la malversazione a danno dello Stato (art.316 bis c.p.) ecc.

Brecht

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo.
Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli parlano nei telefoni,
l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole.
La poesia non muta nulla.
Nulla è sicuro, ma scrivi.

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