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Monday December 11th 2017

MASADA n° 1606 27-12-2014 UNA SECONDA POSSIBILITA’. ULTIMO CAPITOLO


Viviana Vivarelli

MASADA n° 1606 27-12-2014 UNA SECONDA POSSIBILITA’. ULTIMO CAPITOLO

CAPITOLO 23
(Questo è l’ultimo capitolo del mio romanzo. In parte ripete quanto già scritto sull’Ayahuasca)

Il sogno della nuova casa- Il sogno della nave dei morti -Il rito sciamanico del Santo Daime- Conclusioni

Tregua

… ed ecco nei campi del nostro cuore
ritorna la pace
Il sereno si specchia nei laghi
tranquilli
Se pure disgiunti camminiamo
per mano
Il roveto risplende purpureo
Le due parti spezzate
formano ancora
un pane.

..

Ogni volta che sogniamo una casa, facciamo un chek up su noi stessi.
Io sogno sempre case di montagna vecchie, rotte, gelide, spazzate dal vento e dalla tempesta, senza tetto né focolare. Oppure sogno che la mia casa è una cattedrale medievale, antica, altissima, sacrale, rigorosa, grigia di polvere e tempo, e da una navata laterale devo ricavare la mia camera, ma tutto è troppo grande e freddo e l’arredamento è quello severo e antico di una chiesa, anche se all’esterno c’è sempre un bel giardino. A volte sogno una casa sempre vecchia ma in cui scopro porte che aprono stanze che non sapevo di avere, a volte sono interi piani che scopro scendendo scale e che portano a larghi spazi interiori, a volte si aprono sulle macerie dell’esterno come una via di fuga, e spesso in questi spazi vivono famiglie di profughi che hanno trovato riparo, migranti, bambini.. oppure scopro stanze e quartieri ignoti e penso che posso farne luoghi di ospitalità per chi non ha una casa.

Ma questa notte ho sognato un luogo bellissimo, una collina verde e dolce immersa nel sole di primavera, che scendeva lentamente col suo pendio erboso su un pigro e lento fiume che vedevo in lontananza come nell’Antologia di Spoon River con la sua pace, perché è così che me lo immaginavo
Sulla cima della collina, nel sole, c’è la mia casa, è tutta bianca, classica, con le colonne davanti come in Via col vento, ha grandi porte aperte e grandi vetrate luminose. Nell’interno vedo un salone vuoto col pavimento chiaro come miele e scintillante, non ci sono mobili ma è tutto molti piacevole, la luce entra a fiumi, il soffitto è alto, è un luogo bellissimo come una grande e spaziosa sala da ballo e dà un grande senso di pace.
Poi il sogno diventa confuso ma si parla di dodici coccinelle, se ne vanno via tutte meno tre che io mangio.
La coccinella è il miglior simbolo di rinascita che conosco, dà il segno di un cambio di vita, di una rinascita, di una nuova primavera e il tre è il mio numero, quello che mi rappresenta ed è anche un numero connesso col divino, e il fatto che io le mandi via dice che il rinnovamento sarà interiore.
Il sogno mi ha riempito di una gioia infinita.

Lunedì scorso ho spiegato al mio corso del lunedì quali sono i sogni che preannunziano la morte. Il principale è il sogno del piroscafo che attraversa l’oceano per andare nel Nuovo Mondo, la nave dei morti.
E, puntualmente, stanotte ho sognato che andavo negli Stati uniti con una grande nave.
Sopra c’erano i miei genitori (morti), i miei suoceri, (morti), mio marito (morto). Nel viaggio doveva venire anche mia figlia e vedere gli Stati uniti ed era una grande occasione per lei. Il viaggio era stato pagato, le sue valige imbarcate e lei era al porto, ma diceva che era arrivata in ritardo e non poteva salire.”Ma come?” dicevo io “Com’è possibile che tu sia arrivata tardi se sei già qui e la nave non è ancora partita”. Ma lei diceva molto calma: “Non è il mio tempo”. Il viaggio durava due mesi, ma nei sogno i mesi spesso sono anni. Io ero già arrivata all’altra sponda e rifacevo le valige per scendere, togliendo le cose che non mi sarebbero più servite, in primo luogo i giornali politici che gettavo nel cestino.
C’era una gran confusione nei vestiti che dovevo prendere e non sapevo se li avrei usati negli Stati uniti, certo la valigia sarebbe stata molto più leggera che all’andata, molte cose non mi sarebbero servite più. Dovevo preparare anche la valigia di mio suocero (forse si doveva reincarnare anche lui) e in un armadietto del bagno (il bagno rappresenta la purificazione) trovavo degli effetti per la barba lasciati da un viaggiatore precedente e gli chiedevo se potevano servirgli ma lui diceva di no, che nella nuova terra non avrebbe avuto la barba (mio suocero in realtà aveva i baffi, ma la barba in un sogno rappresenta il comando e l’autorità, cosa che mio suocero aveva esercitato esageratamente e forse in una vita migliore quelle caratteristiche non gli sarebbero più servite).

Sabato scorso ho fatto una cosa che non ho mai fatto nella mia vita: un rito sciamanico per avere una forte dilatazione di coscienza: l’assunzione dell’Ayahuasca, la bevanda degli dei, all’interno di una cerimonia brasiliana che mescolava modalità cristiane ad antichissimi culti amazzonici.
Ne avevo sentito parlare da due miei allievi, Marco e August, che l’avevano fatta diverse volte e, come questa possibilità è apparsa all’orizzonte, subito nella mia mente ho sentito esplodere la felicità improvvisa di mio marito perché avrebbe potuto comunicare con me in un modo diverso. Sembrava che proprio si dilatasse dalla gioia all’idea di parlarmi in modo diverso. Sentivo la sua energia che girava come una trottola, come la prima mattina dopo la sua morte, una energia di vita ai massimi livelli, con una felicità illimitata.
August ha detto che c’era una nuova cerimonia del Santo Daime di lì a pochi giorni e di colpo ho chiesto di andarci anch’io, quasi senza pensare, anche se Marco, vista la mia età, ha espresso dei dubbi sulla mia capacità fisica di sopportare 6 o 7 ore di ballo e canto continui. Ma, grazie a un colpo di fortuna, era solo una meditazione, cioè si poteva fare tutta la cerimonia da seduti.
Così, dopo aver fatto di corsa una ricerca teorica sull’Ayahuasca, il succo della ‘liana degli dei’, usata da migliaia di anni in Amazzonia, che mette in contatto con energie superiori, ho deciso che avrei fatto anch’io una ‘cura’ col succo (cioè avrei bevuto un bicchierino di yagé). E’ stata la mia prima e unica esperienza sciamanica indotta della mia vita ed è stata forse anche l’esperienza più forte che abbia mai avuto con gli effetti di una vera metamorfosi della coscienza.
Io non ho mai fatto uso di droghe, spinelli o simili, né ho mai avuto esperienze di ubriachezza o avvelenamenti casuali da medicinali; nella mia vita ho fumato una sola sigaretta a 14 anni e non ho mai avuto forme di avvelenamenti da funghi o altre sostanze venefiche. Ho scritto il resoconto di quanto è successo a 20 ore di distanza dall’assunzione di yagè (un solo bicchierino) e ancora facevo fatica a scrivere perché mi restavano in circolo effetti disturbanti della pianta psicotropa con dislessie ed errori di scrittura; avevo degli sfalsamenti della vista e non mettevo a fuoco le parole ma ho cercato di scrivere i miei ricordi prima che svanissero, anche se in un certo senso era come se lo yagè non volesse il mio resoconto per non creare aspettative negli altri, ma avevo la necessità di fissare tutto quello che era successo come mio compito fondamentale.
L’effetto successivo allo yagè è stato di grande vivacità nervosa e irrequietezza. Ho parlato ininterrottamente per ore senza riuscire a rilassarmi o a dormire. Dopo il rito, ognuno di noi tre ha detto di non aver preso sonno dopo il ritorno in camera, ma probabilmente non era vero perché ognuno ha sentito gli altri russare. Anzi io ho visto un ometto che girava per la camera facendo dei segni sopra il capo di ognuno di noi, per cui penso di aver dormito e sognato.
Io ho 72 anni, August 38 e Maria qualcuno di più. August è alla quarta esperienza con l’Ayahuasca, io e Maria alla prima.
A differenza di me, Maria ha avuto da ragazza varie esperienze con droghe. August ha provato un po’ di tutto perché è molto curioso e ha una enorme facilità di andare in estasi anche senza droghe, per quel che so gli basta un semplice rilassamento. Io, come ho detto, non ho mai provato niente di indotto, salvo fenomeni allucinatori spontanei dovuti a me stessa, per il modo con cui sono fatta.
Mi hanno spiegato che ogni organismo produce delle sostanze che normalmente sono tenute a freno da fattori inibitori, i quali ci impediscono di avere percezioni paranormali. Il succo dell’ Ayahuasca solleva questi inibitori, liberando le capacità di ognuno di mettersi in contatto con lo spirito della pianta, come direbbero in Amazzonia, ovvero col nostro Sé superiore.
August ha spiegato: “In natura due principi attivi sono su due piante diverse e distinte, l’Ayahuasca li unisce con estrema precisione. Ora, come abbiano fatto degli uomini praticamente primitivi, migliaia di anni fa, a mischiare i due fattori giusti per avere l’effetto allucinogeno è un mistero che ha del magico o del divino.. Uno di questi principi è la DMT o dimetiltritptamina, che normalmente la nostra ghiandola pineale secerne durante il sonno e produce i sogni; esso è contenuta nella liana degli dei, ma viene bloccato, se assunta per via orale, da un enzima MAO nello stomaco che lo blocca e digerisce. Solo assumendo un MAOINIBITORE che è contenuto in un’altra pianta, impedisce che questo accada libera effetti psicotropi”.
L’Ayahuasca non è una droga. Tuttavia ha effetti allucinogeni molto forti e produce alterazioni percettive imponenti. Queste alterazioni sono minori tenendo gli occhi aperti ma diventano fortissime a occhi chiusi.
La funzione dei canti e delle musiche molto ripetitive è quello di scatenare le condizioni della alterazione (o liberazione) della coscienza.
La secondo cosa che ho capito è che ogni esperienza è diversa per ognuno, diversa per la stessa persona nel tempo, diversa a seconda del luogo dove la cerimonia viene fatta, diversa a seconda del modo con cui l’assunzione avviene, diversa infine secondo l’intensità del succo che ogni volta viene preparato.
August dice che lo yagè che abbiamo bevuto noi aveva una frequenza più alta del solito, per cui è ‘partito’ dopo due bicchierini, mentre in altre situazioni ne ha bevuti fino a 4.
Per partecipare al rito del Santo Daime bisogna essere tutti vestiti di bianco. Così ho tagliato un vecchio vestito di cotone da mare e ne ho tratto una gonna su cui ho messo una camicetta bianca e un pullover bianco, perché nel luogo della cerimonia faceva molto freddo. August ha comprato dei pantaloni da infermiere bianchi da poco prezzo in un negozio che vende divise da lavoro. Maria aveva una gonna lunga nera, ma andava bene lo stesso.
Abbiamo partecipato a una ‘meditazione’. La meditazione si fa seduti, con il canto degli inni alternato a momenti in cui ci si alza.
Una ‘cura’ più completa sarebbe stata quella della sera seguente, di nuovo inni sacri, di nuovo Ayahuasca, ma noi siamo usciti così sconvolti dalla prima prova che dopo qualche ora di sonno siamo ripartiti.
Un’altra cosa che ho capito è che lo yagè non funziona solo sul momento, quando lo bevi e finché durano gli effetti dello yagè, ma cambia qualcosa dentro in modo radicale, qualcosa che può essere fisico, psichico o spirituale e che continua a lavorare dentro anche dopo. Insomma produce una trasformazione strana e benefica.
Siamo dunque partiti da Bologna e siamo arrivati in tre ore ad Assisi. Era notte. Lo spettacolo della città con le sue luci contro il monte scuro, il cielo tempestoso e le basiliche chiare era impressionante. Il cielo era cupo, ma c’era la luna piena.
Per uno stradino molto buio in mezzo ai campi siamo arrivati a una porta, con davanti un fuoco. August aveva descritto il luogo come molto bello, in realtà era un capannone poco riscaldato da due stufe, col pavimento a cemento dipinto di verde su cui avevano incollato delle strisce bianche a forma di poligono per i balli. Al soffitto strisce di bandierine di carta colorate formavano una stella. In fondo: un altare con sopra un arazzo con la regina della foresta che tende le mani a un indigeno. In mezzo: un tavolo con la croce del Santo Daime a due bracci orizzontali e altri simboli sacri. Intorno sedie di vario tipo messe a circolo.
I suonatori sedevano in cerchio attorno al tavolo, suonando chitarre, percussioni e macaras. In seconda fila i seguaci, parte brasiliani e parte italiani, più esterni i visitatori, i maschi da una parte e le femmine dell’altra.
Sul fondo della sala una parete di cartone separava una zona più privata con un materasso sul pavimento. Ai lati panche, attaccapanni e secchielli di plastica bianca per vomitare.
Tutta la cerimonia era in portoghese. I libretti con gli inni sacri sono stati distribuiti per essere letti e cantati. I versi erano semplici, molto ripetitivi, poco comprensibili. Ogni strofa formata da 4 versi, due cantati e poi ripetuti, poi altri due con una leggera variazione e poi da capo. Si ripeteva l’invocazione “Dio dammi” =Santo dai me, dunque Santo Daime. Le musiche erano abbastanza simili e tali da indurre uno stato di incoscienza.
Io ero desiderosa di sapere e qualche storia sono riuscita a farmela dire, anche se le persone erano restie a presentare qualcosa di molto privato che lo yagè portava allo scoperto e che non poteva essere raccontato.
La prima storia che ho sentito raccontare è stata quella di Franco, eroinomane da 15 anni, che è capitato a una cerimonia dello yagè per caso. La prima volta che ha bevuto il succo ha percorso velocemente tutto quello che aveva provato dopo ogni dose di eroina. Dopo di che si é disintossicato di colpo e ha cessato totalmente l’uso della droga. Lo yagè viene usato spesso dai tossici a fini di disintossicazione. Ma le finalità sono tante e una è anche la depressione.
Nella camera accanto alla nostra, all’agriturismo, c’erano due giovani e belle signore brasiliane. Una veniva da Vienna e l’altra dal Brasile. In Brasile l’uso dell’Ayahuasca, è molto diffuso e loro ci hanno spiegato che lo danno in minime dosi anche ai neonati e ai bambini, perché sono convinti che faccia bene a tutti e lo ritengono un farmaco portentoso per tutti i mali, un rimedio miracoloso. In ogni centro del Santo Daime si tiene una ‘cura’ (cioè una cerimonia sacra con assunzione di yagè) il 15 e il 30 del mese, più le feste cristiane. La cerimonia è una specie di messa cristiana che inizia con tre preghiere, Ave Maria, Padre Nostro, Salve Regina e finisce dopo 5 o 6 ore con altre tre preghiere, sempre in portoghese.
Noi abbiamo cantato ininterrottamente, a volte in piedi, a volte seduti. Ogni tanto le persone si mettevano in due file ai lati dell’altare di fondo e a ognuno veniva dato un bicchierino di yagè.
Nella mia cerimonia ne sono stati offerti 4. Io ne ho preso solo uno, August e Maria ne hanno bevuti 2.
La prima volta non si paga nulla, salvo una offerta volontaria. Le persone che ci hanno accolto erano di varie età, tutte molte semplici e gentili, quasi tutte donne molto anziane e premurose che parlavano portoghese e non ho avuto l’impressione che ci fosse in loro malafede o desiderio di lucro o proselitismo. Il Santo Daime non invita nessuno. Viene trovato da chi lo deve trovare.
Maria ed io, che partecipavamo la prima volta, siamo state tenute in osservazione costante da alcune anziane signore che erano pronte ad aiutarci e che nei momenti critici sono venute a abbracciarci o a toccarci gentilmente le spalle. Alla fine della serata ci hanno fatto capire con molta sensibilità che ci erano vicine e ci capivano.
Mentre aspettavamo, una delle due sorelle brasiliane, ci ha raccontato la sua prima volta con lo yagè. Era da anni in una profonda depressone con dolori in tutto il corpo; era andata da uno psichiatra inutilmente, aveva cambiato medico e terapia ma sempre inutilmente. La sofferenza continuava ad aumentare e lei non sapeva come uscirne. Come ha assunto l’Ayahuasca, sono sorte dentro di lei immagini bellissime, si è vista davanti Shva con tutte le sue braccia che danzava, poi le è apparsa la divinità principale di ogni religione fino al Buddha che apriva le braccia e si moltiplicava in tanti Buddha, finché è stata circondata da divinità di ogni tipo. Infine le è sembrato di avere attorno a sé tutte le persone della sua vita in un circolo e si relazionava con ognuna di loro in modo da perdonarla o da esserne perdonata. Ricorda poi una moltitudine di uccelli che si dirigevano verso di lei diventando angeli con le braccia aperte. Ogni visione era estatica.
Dopo la ‘cura’, la depressione è sparita di colpo e non ha più avuto alcun dolore fisico. Era rimasta quasi incredula del risultato con la paura che tutto ritornasse come prima, ma ha dovuto constatare che era guarita.
Io sono andata alla cerimonia con uno scopo preciso: parlare con mio marito che è morto ormai da quasi due anni e a cui chiedo spesso molte cose per me e per altri, e sapere da lui quale sarà il mio compito vitale negli ultimi anni della mia vita. E devo dire che le mie risposte le ho avute.
Prima della cerimonia una signora salmodiando ha girato attorno al tavolo centrale con un incensiere. Anche durante la cerimonia avremmo risentito profumo di incenso.
Tutto è cominciato con le tre preghiere in portoghese. Ci è stato dato l’innario e sono iniziati i canti e la musica. Poi in fila siamo andati a ricevere l’ayahuasca. Non aveva il pessimo sapore che ci avevano detto, sembrava Fernet, era quasi piacevole. Per 20 minuti o mezz’ora non è successo niente. Io e Maria ci guardavamo ogni tanto perplesse. Io ero ipnotizzata dall’arazzo di fondo, soprattutto dalle braccia chiare della Madre Divina che dava il suo aiuto all’indigeno inginocchiato ai suoi piedi.
Quando cominciavo a essere stanca, ho visto che le mie mani che tenevano l’innario tremavano. Mi tremavano anche le gambe. Mi sono seduta anche se non dovevo e ho chiuso gli occhi.
A quel punto sono precipitata in una serie di visioni fortemente perturbanti, tridimensionali, con una intensità di colori vivissima e colori anche mai visti, simile a una serie di mandala violenti che si muovevano e mutavano a grande velocità. Dicono che quando sogniamo a colori molto forti, questi sogni provengano dall’inconscio profondo e in questo caso quello che vedevo era così intenso, quasi impossibile da definire, che doveva per forza provenire dalla parte più profonda di me, ma quelle immagini che si ripetevano simmetricamente in forme sempre diverse erano impossibili da gestire e intollerabili. Io ‘odio’ le cose ripetute, ma per ore ho dovuto affrontare la tortura di queste immagini dinamiche, sempre in forma di mandala, che si succedevano velocissime fino allo spasimo. Era come essere dominati da un enorme caleidoscopio tridimensionale; i colori erano soprattutto il cremisi cardinalizio e il nero, come enormi rose di velluto pressate tra loro in incredibili e diverse forme cangianti. La visione era ultraterrena ma disturbante. I colori lussureggianti, le forme perfette, un grande effetto scenico, ma quella successione violenta e dai colori fortissimi mi era insopportabile. La Voce ha detto che stavo guardando il mio cervello, il brulicare convulso della mia mente che si rifletteva in mille schegge su se stessa, un EGO dominatore e smisurato, preda della sua stessa energia, ma il tutto era così ossessivo da darmi grande sofferenza, per cui facevo scatti col capo per respingerlo, tossivo, sbadigliavo fino a slogarmi le mascelle. Allo stesso tempo sentivo con una insofferenza intollerabile la musica ossessiva, i canti ripetuti, i versi interminabili e martellanti. Volevo sfuggire a questo incubo, e, se aprivo gli occhi, le immagini sparivano, ma ero troppo stanca per stare con gli occhi aperti e, come li richiudevo, il caleidoscopio ricominciava da capo. Ogni tanto sbirciavo Maria che stava sempre con gli occhi aperti, cantando come poteva gli inni portoghesi e muovendosi dondolando. O sbirciavo August, che stava dalla parte degli uomini ed era subito partito col capo riverso all’indietro e un sorriso beato. Era tutto vestito di bianco e il suo viso sembrava fatto di luce. Ma se guardavo un altro giovane con la felpa e il cappuccio dietro il tavolo ecco che il suo viso che si deformava in modo orribile (e anche Maria dirà di averlo visto deformato e mostruoso).
Al secondo giro di Ayahuasca mi sono rifiutata di prenderlo e anche di stare in piedi, ero troppo debole, volevo solo andare via, e anche Maria e abbiamo chiesto di andarcene, ma le gentili signore ci hanno detto che non potevamo per non disturbare l’energia degli altri.
Non ho guardato più August ma Maria dirà che dopo il secondo bicchierino si è seduto sulla sedia e ha cominciato a scivolare verso il basso, allora alcuni sono accorsi a prenderlo prima che finisse in terra, lo hanno portato dietro il paravento e lo hanno steso sul materasso coprendolo con un panno di lana. August è sprofondato in un sonno profondo da cui hanno tentato varie volte di svegliarlo e lui racconterà ciò che è successo confusamente come una grande gioia, un momento in cui ha fatto domande molto importanti e ha ricevuto grandi risposte. Maria ha detto che ogni tanto si sentiva la sua voce da dietro il paravento che ripeteva in tono stupito a voce alta qualcuna di queste risposte, ma più tardi lui non ne ricorderà nessuna. Alla fine, dopo 40 minuti, sono riusciti a riportarlo al suo posto, attaccato alla sua coperta e sempre con l’espressione beata.
All’inizio della cerimonia, una signora anziana tutta ammantata di grigio si è stesa per terra e subito una assistente è corsa a vigilarla ed è stata in ginocchio accanto a lei finché non si è rialzata. Poco dopo, un’altra si è alzata ed è andata verso la parete svolazzando le mani a braccia aperte come se volasse.
Io stavo veramente male, l’effetto dello yagè sulla mia testa era insopportabile, volevo che tutto smettesse, volevo andarmene, volevo che quel caleidoscopio folle finisse e mi dava noia tutto, mi dava noia la musica, la porta scorrevole del capannone che si apriva, due bambini che piangevano e volevano entrare, un gatto rosso che passava, i colori nella mente che continuavano a perseguitarmi in modo massacrante. Era tutto insopportabile. Quando mi pareva proprio di scoppiare, Maria mi ha messo una mano dietro la schiena e questo mi ha dato molto aiuto. Mi sembrava l’unico appiglio di sicurezza in tanto sconquasso. Avevo un forte dolore alla nuca e al cervelletto come nei sette anni in cui sono stata in depressione e mi sembrava che una mano adunca mi tenesse ferma la testa dietro come allora. Mi doleva forte la spalla sinistra come mi aveva fatto male per due anni e il chirurgo aveva parlato di operare. Una vecchia signora dai capelli bianchi è venuta a chiedermi com’era quel che provavo e io ho detto: “Orribile!”. Mi ha chiesto se mi piacevano i canti. E io ho risposto: “Non li sopporto!” Sembrava che l’incubo non finisse mai. Allo stesso tempo mi veniva impartita una lezione di cui ogni tanto sentivo le parole ma che più che altro agiva dentro di me in modo gigantesco e solenne e mi si diceva che io passavo la vita a dire: “Questo non mi piace! Questo lo odio! Questo non lo sopporto!” ma non era così che dovevo vivere. Dovevo sviluppare L’ACCOGLIENZA anche di ciò che non mi piaceva, soprattutto di ciò che mi sembrava insopportabile. E quel dolore alla nuca, alla testa dietro che avevo avuto per i sette anni di depressione e quel dolore alla spalla sinistra che avevo avuto per due anni erano solo tensioni a cui mi costringevo per non accogliere il mondo. Bastava che io sviluppassi l’accoglienza e quei dolori sarebbero svaniti.
L’ACCOGLIENZA E’ PARTECIPAZIONE, diceva la Voce. Ma io sentivo amaramente che non ne ero capace. E mi pentivo di colpo con dolore di aver respinto pochi giorni prima una povera ragazza che aveva bisogno di aiuto ma io non credevo di poterle dare altro che parole e le ho detto di non cercarmi più. Quello che provavo era terribile, insopportabile. La purga che avveniva dei miei difetti era immane. Non sapevo come farla smettere, mi premevo le mani sul viso per la disperazione, poi ho scoperto che, se passavo in un certo modo, la mano sopra gli occhi chiusi, il caleidoscopio rosso e nero cessava e vedevo una enorme cascata che cadeva dalla destra e, quando passavo la mano sugli occhi, sulla cascata si formava un arcobaleno. E questo mi ha dato un po’ di pace.
Ma io avevo chiesto di parlare con mio marito. Ed ecco che si è aperto un libro enorme, pallido e chiaro, come fatto di pelle umana, e al centro del libro c’era un crocifisso stilizzato e ho sentito la voce di mio marito che rideva e diceva: “Ma credevi davvero che mi avresti visto come ero da vivo?” e poi ancora: “Tu chiedi sempre, chiedi sempre, mi chiami perché vuoi sapere, vuoi avere…” E io dicevo: “Ma, allora, come mi devo rapportare a te?” E lui rispondeva:
CON AMORE INCONDIZIONATO”.
Io ero sbalordita e non capivo. E ricordavo solo che ogni volta che mi abbracciava, io gli puntavo una mano contro. E lui mi diceva, allora, che io “MI OPPONEVO ALL’AMORE DATO, ALL’AMORE RICEVUTO” e diceva ancora che “Davanti all’amore non ci si oppone. Ci si abbandona.“
E io scoprivo che non ero capace di farlo. Che non lo avevo mai fatto.
E allora compariva a destra una grande montagna nera e in alto si apriva un occhio gigantesco, e da quell’occhio fluiva giù una cascata di luce calda molto bella… ma io ero a sinistra, in basso, come schiacciata, come una macchia nera di catrame e la luce scendeva, scendeva, ma non riusciva a raggiungermi, perché ero proprio io che non lo permettevo.
Allora mi ha preso la disperazione perché volevo quell’amore e sentivo la mia degradazione e non sapevo cosa fare. E capivo che il problema era tutto per come ero fatta, per le mie resistenze all’amore. “LASCIATI ANDARE” diceva la voce, ma io non ne ero capace. Ed ero così disperata per il fatto che quella luce calda non mi raggiungeva che ho cominciato a piangere dentro di me e a dire “Santo Daime, Santo Daime, aiutami! Abbi pietà di me! Io sono imperfetta! Sono limitata! Più di così non so amare! Non so cosa fare. Aiutami!”. E non sapevo più se parlavo con mio marito o con Dio. E allora ho chiesto: “Ma sei tu?” E la voce ha risposto: “IO SONO UNO, MA SONO TUTTI!” E io vedevo una piccola sagoma nera di uomo che si allargava per diventare tutto il mondo. Ed ero sbalordita perché quello non era l’uomo che conoscevo, anzi non aveva più nulla di individuale e personale.
Avevo chiesto anche quale fosse il mio compito negli ultimi anni della mia vita. E la Voce ha risposto: “DEVI ESSERE LA MADRE CHE ABBRACCIA!” Ma questa frase mi lasciava sgomenta, sbigottita, come davanti a un compito insormontabile. E mi pareva che intendesse ‘anche: che abbraccia fisicamente’. Non c’è sempre bisogno delle parole, a volte si deve andare oltre le parole e accogliere il pianto degli altri e basta, ascoltare e abbracciare, e basta. E allora mi sono girata e ho abbracciato Maria e le ho detto di chiudere gli occhi e di sollevare il viso verso l’alto (perché me lo aveva detto la Voce) e Maria finalmente lo fatto e subito si è messa a piangere, e tutte e volte che chiudeva gli occhi, ancora le lacrime sgorgavano giù, perché riviveva la morte di sua mamma. E io non sapevo perché piangeva ma la abbracciavo.
E la Voce mi diceva: “PERCHE’ NON HAI PIANTO QUANDO SONO MORTO? ANCHE IL PIANTO E’ SENTIMENTO”.
Intanto erano passate 6 ore e l’effetto dello yagè cominciava a svanire e ho riaperto gli occhi. E mi sembrava tutto un sogno molto strano e terribile, un sogno incompleto da cui però io non avevo avuto beneficio fino in fondo, come un lavoro fatto a metà, e per colpa mia. E per tutto il tempo ho avuto un forte desiderio di vomitare e forse sarebbe stato meglio perché avrei tirato fuori qualcosa che voleva uscire, qualcosa di me che doveva essere rigettato fuori. E le due sorelle brasiliane erano uscite nella notte, verso il fuoco, forse una delle due aveva vomitato, non so.
Dopo, Maria ha spiegato che ogni volta che lei chiudeva gli occhi vedeva la morte di sua madre che era avvenuta anni prima e che lei non aveva mai saputo superare, e quella vista era intollerabile e capiva che questo significava qualcosa di profondo che lei doveva superare ma non ce la faceva.
Quando ci siamo chiesti se avremmo rifatto una esperienza simile, io ho detto “No, assolutamente!”. Maria invece: “Sì, io vorrei andare avanti, e farlo ancora” . August ha detto per lui era l’ultima volta, ma lo aveva detto anche le altre volte e poi era tornato.
Io non so se lo yagè abbia funzionato e se mi abbia cambiato qualcosa dentro. Capisco che il problema maggiore non è fuori di me ma dentro di me, ma non so come risolverlo. Ma la signora coi capelli bianchi mi ha detto: “Abbi speranza! Tutto si trasforma”. E mi è sembrata una grandissima frase. E io voglio crederci.

……………..
certo la vita è anche l’amico che quando ti senti sola non ti scrive
o è il dolore che non ti fa dormire la notte
o la lontananza di chi ti è più caro
o l’impotenza quando sei impotente
ma la vita è anche molte altre
bellissime cose
che, se oggi ti sei dimenticata,
rincontrerai domani

Io non so fare meditazione e non credo nemmeno che sia una cosa facile, sinceramente non saprei nemmeno da che parte cominciare. Ho una mente pensante molto attiva, brulicante, penso fittamente e a molte cose insieme, è una mente che non riposa mai e vederla oggettivata nella forma di quel mandala rosso e nero in costante proliferazione è stato sconvolgente, mi sono resa conto di colpo di come funziona il mio cervello e l’ho visto con orrore, come una cosa che doveva essere calmata, che doveva respirare, che così non andava bene. Mio marito era iperattivo, ma aveva le sue forme di distacco quando faceva manualità, allora smetteva di lambiccarsi con la testa e si calmava, diventava tranquillo, gli bastava anche mettere in ordine i suoi strumenti in garage o mettersi a cucinare. C’è chi usa la musica per rilassarsi e anche il sesso. Ma poi ognuno ha i suoi modi per calmare la testa che pensa troppo e evitare un eccesso di vigilanza e anche di ansia. C’è chi corre o nuota o canta o dipinge, chi fa torte o cura il giardino. Bisogna sviluppare quelle vie a cui siamo predisposti e che ci fanno stare bene, affinché la mente non diventi nostra nemica, perché ogni eccesso può essere pericoloso. Io ho visto il mio problema ma non sono arrivata alla mia soluzione. Ma in qualche modo ho fede che questa arrivi per suo conto. Quella frase finale “Tutto si trasforma” mi è sembrata fondamentale. Avevo sentito quella frase mille volte ma solo in quel momento ne ho capito l’importanza. Bisogna arrivare a sentire con disperazione ciò che siamo e anche tutta la nostra impotenza a cambiare ma a un certo punto bisogna affidarsi a qualcosa di superiore nella speranza di migliorare perché da soli non ce la possiamo fare e ciò che siamo ci vincola terribilmente e ci impedisce apparentemente di essere diversi, di uscire dai nostri difetti, dai nostri schemi ripetuti. Ma, se ‘tutto si trasforma’, tutto diventa possibile, anche migliorare. Forse la salvezza è questa: affidarsi a qualcosa che non sappiamo. Poi è la vita stessa che ti cura. E’ l’amore stesso che ti raggiunge.
Io sono una mente fatta di parole. Scrivo, leggo, penso. Una vita di parole. Una vita scritta, non vissuta. Ma l’amore non si può scrivere. L’amore si vive.
Allo stesso modo l’esperienza di Dio o qualunque esperienza superiore non si può raccontare. Si può solo vivere. Per questo lo yagè non voleva che io scrivessi, per non farmi rientrare in quel mondo di parole che non è la vera vita.
Quando ho raccontato la mia vicenda ad altri, ho capito di non essere capita. Sembrava che dicessi cose ovvie, cose che ognuno sa, cose sentite tante volte. Gli amici me le ripetevano dicendo di capirmi ma era chiaro che nessuno capiva cosa avevo provato. Come ha detto Fabio, è la differenza che c’è tra parlare di uno schiaffo e riceverlo in pieno viso.
Lo yagè mi ha preso in pieno viso con la visione del mio cervello brulicante, ed era male, con la percezione di essere una creatura desiderante, ed era male, con la convinzione di sapere cose sulla morte e sull’infinito, ed era semplicemente ridicolo.

Ora molte cose sono cambiate. Quello che è entrato dentro di me è stato troppo forte perché tutto possa essere come prima.
Da quando sono tornata da Assisi non ho più parlato con mio marito, ho cessato quella conversazione con cui ho comunicato con lui per quasi due anni. La nuova veste con cui mi è apparso me lo rende lontano. Non è più lui.
Mio marito è morto. Per un istante sono crollata nella realizzazione della sua morte, nel lutto che di colpo mi faceva soccombere. Ho tremato nella mia nuova solitudine che mi ha riempito di sgomento.
Mio marito è morto.
Ma la consapevolezza illumina. In qualche strano modo la verità dà forza. La verità fa crescere.
Mio marito non c’è più. Non c’è più la forma fisica in cui l’ho conosciuto. Non ci sarà più la sua voce, il suo sorriso, non ci sarà più l’amore che mi veniva da lui.
Ma la sua energia non è morta. E’ più viva e splendente di prima. Si diffonde nell’universo. In ogni persona a cui sorriderò sorriderò a lui. Ad ogni persona a cui vorrò un briciolo di bene, vorrò bene a lui. Ovunque andrò io sarà con lui. Io non sarà mai sola perché sono col mondo.
Ma devo accettare il mistero che ora l’energia che si è incorporata in lui adesso sia un’altra cosa. E questa cosa è troppo grande perché io possa capirla.
Mi ero illusa, coi miei piccoli poteri paranormali, di familiarizzare la morte, di parlare ancora con lui, di averlo vicino a me in qualche forma a me accessibile. Ma ho capito di colpo che non era così. Quello che mi si chiede adesso è di accettare che vi sia un mistero come la morte, di fronte a cui io sono impotente, di fronte a cui la mia piccola mente non può fare nulla. Devi accettare questa cosa e ne sono sbigottita.
Ora non sono più triste, non sono più sola, sono tranquilla. E’ come se fossi maturata di colpo e questa salto esistenziale mi fa sentire molto tranquilla. Ho la tranquillità della verità e la verità è che della morte io non so nulla. Di Dio io non so nulla. Di me stessa io non so nulla. Del mondo intero io non so nulla. Ma soprattutto dell’amore io non so nulla, ma è la sola via che posso praticare.
E’ come se di fronte all’enormità di questo mistero mi fossi placata di colpo.
La mia testa ha bisogno di riposo. In qualche strano modo ha trovato la pace.
Per tutta la vita ho cercato di spiegare, mi sono sforzata di capire. E ora vedo che non c’è nulla da spiegare, nulla da capire.
L’oceano ribollente si è calmato di colpo.

Due sere dopo mi stavo rilassando, guardavo un filmetto divertente in televisione e ridevo delle vicende dei giovani protagonisti. Il filmetto finiva con la vittoria dell’amore e io ero pacificata con me stessa e mi sono sentita finalmente bene, leggera e spensierata. In quel momento il tavolino piccolo che ha costruito mio marito ha suonato violentemente come fa sempre quando lui arriva. Ma ho capito finalmente con un velo di tristezza che non era più lui. Qualunque cosa fosse ora non è più la persona che ho conosciuto e amato. La sua energia si è sciolta nell’universo. Il ricordo del mio amore per lui è rimasto e forse in futuro parlerò ancora con lui. Ma mio marito è morto. Lo dico senza più tristezza. Ora è enormemente più vivo e presente di prima, ma non sarà più quello di prima. L’uomo che ho conosciuto e amato non c’è più. E’ nata una vita nuova. E credo che anche una nuova parte di me sia nata a nuova vita. Ciò che chiamiamo morte è solo una forma diversa di amore.

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi l’amore,
sono come un bronzo che risuona
o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi l’amore,
non sarei nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze
e dessi il mio corpo per esser bruciato,
ma non avessi l’amore,
niente mi gioverebbe.
L’amore è paziente,
è benigno l’amore;
non è invidioso l’amore,
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine”.

(Lettera ai Corinzi)

L’amore è tutto
L’accoglienza è tutto
I limiti non sono altro
che quelli che creiamo
coi nostri pensieri
Le condizioni sono possibilità
Ma anche noi stessi siamo
una possibilità
per noi e per gli altri
Nell’universo tutto si trasforma
e anche noi con esso
in virtù di un infinito Amore
che si chiama Vita.

AUGURIO
Possano le nostre parole essere limpide e trasparenti
possano i nostri pensieri essere calmi e profondi
il nostro cuore restare aperto e fiducioso
e i nostri passi seguire il sentiero del nostro compito
Possa la nostra vita essere una carezza
e la morte non avere rimpianti
Possa il mondo accogliere con gioia il nostro passaggio leggero
E ritrovarsi migliore

FINE
..
INDICE ROMANZO

CAPITOLO 1 : http://masadaweb.org/2014/07/13/masada-n-1545-13-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-1/

Regressioni a vite precedenti – La guarigione a distanza – Le visualizzazioni- I numeri simbolici

CAPITOLO 2 : http://masadaweb.org/2014/07/17/masada-n-1546-17-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-2/

Le malattie psicosomatiche – Induzione e ipnosi come forma di terapia – Le verruche

CAPITOLO 3 : http://masadaweb.org/2014/07/22/masada-n-1547-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-3/

Tutto comincia dalla testa – Talismani: la croce di Ankh – Rievocare altre vite o momenti traumatici del passato – Incubi ricorrenti – Leggere negli altri una storia fatta di tante storie

CAPITOLO 4 : http://masadaweb.org/2014/07/28/masada-n-1550-28-7-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-4/

Isobare psichiche – Rane – La lezione del dolore – La lezione del piacere – La sessualità sacra – La verginità eterna – Ma cos’è l’orgasmo? – Eiaculazione precoce, vaginismo e omosessualità

CAPITOLO 5 : http://masadaweb.org/2014/07/29/masada-n-1551-29-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-5/

Pene d’amore – Il tradimento – La trasgressione – Amare l’impossibile

CAPITOLO 6 : http://masadaweb.org/2014/08/06/masada-n-1552-6-8-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-6/

La casa infestata – Sogni premonitori – Messaggi dall’al di là – Le vite precedenti

CAPITOLO 7 : http://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1554-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-7/

Storia di Deneb – Testimonianze sulla premonizione – Sentirsi estranei a questo mondo – Rispettare la propria unicità – La diversità è un dono – I prescelti

CAPITOLO 8 : http://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1555-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-8/

Le discriminazioni – La cultura è il frutto del potere – Rifiuto sociale delle diversità – Chiaroveggenza – Il motivo per cui siamo venuti a nascere – Un compito che si realizza in più esistenze successive – Profezia – Il terzo occhio – L’archivio globale

CAPITOLO 9 : http://masadaweb.org/2014/08/16/masada-n-1557-16-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-9/

Il mio amico omosessuale – I segni sincronici – L’essenza di una coppia

CAPITOLO 10 : http://masadaweb.org/2014/08/21/masada-n-1560-21-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-10/

Esistere come non umani – Nostalgia delle esistenza perdute – Altri mondi-
Siamo tutti angeli caduti – Un messaggio dell’Imperatore

CAPITOLO 11 : http://masadaweb.org/2014/08/23/masada-n-1562-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-11/

Vedere i fantasmi – Bachi vampirici, boli, ragnatele, girandole di luce – I punti nodali – Figure non terrestri – Una guarigione miracolosa- Uscire dal corpo – La psiche, l’anima, lo spirito – il Tunnel – L’Osservatore- L’Aldilà

CAPITOLO 12
: http://masadaweb.org/2014/08/25/masada-n-1563-25-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-cap-12/

Un ignoto chiamato l’angelo – La potenza energetica di un gruppo – Messaggi da lontano – L’animale totemico – La voce diretta – La scrittura automatica – Storia di Lucina

CAPITOLO 13 : http://masadaweb.org/2014/08/30/masada-n-1565-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-13/

Omaggio a Elisa – L’amore è più forte della morte- I figli. Un mistero

CAPITOLO 14: http://masadaweb.org/2014/09/02/masada-n-1567-2-9-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-14/

Entrare in pensione – L’arte dell’ospitalità – La meraviglia del cucinare – Metti la passione in ogni cosa che fai e supera te stesso a la vita diventerà meravigliosa

CAPITOLO 15 : http://masadaweb.org/2014/09/05/masada-n-1569-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-15/

Una antologia di fatti paranormali – Il sogno premonitore – Un profumo dall’al di là – Il cane nero – La Bologna delle acque – Santa Caterina de Vigris – Bene e Male camminano vicini

CAPITOLO 16: http://masadaweb.org/2014/09/09/masada-n-1570-9-9-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-16/

Rituali – Sogni di premonizione – Telepatia – Ciò che è in alto si lega a ciò che in basso – Sogni lucidi – Le coppie kahrmiche – La vacuità

CAPITOLO 17 : http://masadaweb.org/2014/09/16/masada-n-1572-16-9-2914-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-17/

La memoria delle cose: la psicometria – Psicometria ambientale – I cadaveri del Teatro Gorki – I prigionieri di Parco Talon – I rastrellati delle Caserme Rosse – Il deja vu – Memorie di vite precedenti

CAPITOLO 18: http://masadaweb.org/2014/09/21/masada-n-1574-21-9-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-18/

Regressioni e progressioni: tornare nel passato, vedere il futuro – John William Dunne e i sogni premonitori – I livelli della coscienza e i livelli del tempo – Le immagini ipnagogiche

CAPITOLO 19: http://masadaweb.org/2014/09/30/masada-n-1576-30-9-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-19/

Nostalgia dell’amore perduto – Guarire a distanza – Si può trovare lavoro con una progressione? – Vedere l’aura – Funghi allucinogeni – La ciclosporina e gli gnomi – Silenzio e meditazione – Percepire l’energia in forma allucinatoria – Sentire l’energia con le mani – Leggere i colori con i polpastrelli – Il guscio aurico – Le energia vampiriche

CAPITOLO 20: http://masadaweb.org/2014/10/01/masada-n-1577-1-10-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-20/

Perdere e ritrovare la speranza- Combattere la depressione- Uccidere la morte e riaccendere la luce- Cambiare l’Io con un Noi

CAPITOLO 21: http://masadaweb.org/2014/10/10/masada-n-1579-10-10-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-21/

Deprivazione di energia – Il fantasma della depressione all’orizzonte – Curare gli altri può farti ammalare – Esperienze fuori dal corpo

CAPITOLO 22 : http://masadaweb.org/2014/10/16/masada-n-1581-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-22/

Aspettare colui che non ritorna – Apparizioni – Allucinazioni – Fobie

CAPITOLO 23 : http://masadaweb.org/2014/12/27/masada-n-1606-27-12-2014-una-seconda-possibilita-ultimo-capitolo/

Il sogno della nuova casa- Il sogno della nave dei morti -Il rito sciamanico del Santo Daime- Conclusioni
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