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Monday December 11th 2017

MASADA n° 1605 24-12-2014 1602 DANZA SULL’ABISSO

MASADA n° 1605 24-12-2014 1602 DANZA SULL’ABISSO
Viviana Vivarelli

Un Governo fallimentare – Il bersanese- Contenti e turlupinati – Abolita ogni pena per il reato di scambio – Napolitano monita contro l’antipolitica – Ci hanno rubato anche la speranza – La rosa dei candidati al Quirinale, il migliore è Carminati- Condannati con vitalizio – Uscire dall’euro – La crisi si avvita sempre più portandoci al disastro – In margine alla crisi russa – La necessità di svincolarsi dal petrolio – La ripresa americana- Italia repubblica illegale

C’è una realtà per l’assurdo di una vita che non è vita? Dove si è rifugiata la realtà?
Nella dissoluzione di ogni forma, nel crepuscolo di una torpida incertezza sopra un mondo spettrale, l’uomo, come un bimbo smarrito, avanza a tentoni, tenendosi al filo di una qualche logica di corto respiro, attraverso un paese chimerico, che chiama realtà sebbene non sia per lui che un incubo
”.
(I Sonnambuli- Ermann Broch)
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“Vedi, ci sono ancora deboli residui di civilizzazione rimasti in questa barbara carneficina che un tempo era conosciuta come umanità. Ed è proprio quel che noi cerchiamo di offrire con il nostro umile, insignificante… oh, chi se ne frega!
(Da Grand Hotel Budapest)
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Nulla fa paura ai disonesti quanto l’onestà.
Nulla temono i manipolatori quanto la verità.
Nulla spaventa chi è nato suddito quanto la democrazia diretta cioè l’autonomia e la responsabilità.
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Incamminarsi verso una migliore democrazia sarà possibile solo quando il vero concetto di una partecipazione democratica e la sua esigenza saranno entrati chiaramente in ognuno di noi.
Per questo una rivoluzione culturale è ben più difficile di una rivoluzione armata
Per questo arrivare a capire il concetto e il diritto di una democrazia diretta non è un cambio di ideologia ma un progresso di civiltà.

LA SCARNA VITTORIA DI RENZI
Renzi dice che ha vinto e che è l’uomo più amato d’Italia. Ma le vere percentuali dei voti presi con lui dal PD sono: il 22,68% alle Europee; il 25,79% alle regionali in Calabria con Oliverio; il 17,79% alle regionali in Emilia Romagna con Bonaccini. Quindi il premier RENZI rappresenta solo 2 Italiani su 10….! E non piace a 8 Italiani su 10. Questa è la verità! Tutto il resto sono solo parole…E 2 su 10 non sono certo quel 41% sbandierato dai media insistentemente come la più spudorata bugia.
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PODEMOS
I giornalisti dovrebbero stare attenti ai termini che usano come fossero noccioline.
Iglesias si offenderebbe a sentirsi chiamare il grillino spagnolo.
In verità tra N5S e Podemos le differenze sono molte.
Podemos è un partito come gli altri e non intende infrangere il sistema parlamentare attuale.
Il M5S vuole cambiare il sistema intero e aumentare gli istituti di democrazia diretta.
Podemos non ha la necessità tutta italiana si attaccare la corruzione partitica, forse in Spagna non è capillarmente diffusa come in Italia.
A Podemos la democrazia diretta non interessa e dà meno valore al web così come non parla di democrazia digitale. Iglesias ha invece capito perfettamente il valore della televisione, mondo del resto da cui proviene e qui segna un punto a suo vantaggio rispetto a Grillo che dovrebbe rivedere i suoi rigorosi veti al mezzo televisivo che ha permesso, per esempio, a uno scalzacane come Salvini di raggiungere il 14%.
Molto diverse sono tra Iglesias e Grillo le opinioni sulla zona euro, Grillo chiede di uscirne o di cambiare le regole, a Podemos la zona euro sta bene così. E sulla questione Junker, per cui il M5S aveva chiesto le dimissioni dopo la scoperta che il paradiso fiscale del Lussemburgo aveva sottratto miliardi agli Stati facendosi rifugio degli evasori fiscali, Podemos si è astenuto.
Questo pone enormi differenze anche circa l’attacco che il M5S fa alla cricca plutocratica che sta distruggendo i paesi mediterranei e al turbocapitalismo come alla Troika che ci obbligano all’austerità. In Podemos tutto questo manca o è meno accennato.

IL PATTO ETERNO
Ho sempre visto con chiarezza una cosa.
Sono 23 anni che tra il Pd e Berlusconi c’è un patto occulto per cui nessuno dei due attaccava veramente l’altro, altrimenti non si spiega come mai le leggi ad personam non sono mai state eliminate, una seria legge sul conflitto di interessi non è mai stata fatta, i patrimoni di Berlusconi non sono mai stati toccati, le sue prescrizioni sono rimaste vergognosamente intatte, il falso in bilancio non è mai tornato reato, Pd e Pdl si sono sempre spartiti le cariche delle massime istituzioni, e soprattutto come mai la legge tuttora vigente per cui è vietato di presentarsi in politica al concessionario di giornali o televisioni non è mai stata applicata.
Con Renzi questo patto non ha fatto che evidenziarsi ma è sempre esistito. Ovviamente era nascosto a livello elettorale, così sia il Pd che B hanno ingannato gli elettori facendosi votare come se si opponessero ognuno al suo nemico naturale mentre di accordava nascostamente con esso. Ma poiché il Pd in realtà era un complice di Berlusconi, ecco il perché del No a Prodi e a Rodotà e del No a Grillo. Era tutto concordato da più di 20 anni (d’Alema), una truffa continua ai danni dell’elettorato. E in questa truffa avrebbe dovuto entrare anche il M5S?????
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MARIAPIA CAPORUSCIO
Il discorso che vorrei sentire da un rappresentante di governo:

“Ma perché in politica dire la verità equivale ad una bestemmia, quando dovremmo essere uno specchio? Noi dovremmo agire alla luce del sole come fossimo trasparenti, come vivessimo in una casa di vetro invece pugnaliamo alle spalle chi ci mantiene! Noi politici dovremmo essere portatori di virtù, essere d’esempio per tutta la nazione. Dovremmo essere cacciati da quest’aula anche solo per delle ombre che potrebbero offuscare la nostra immagine, perché il danno arrecato al paese dal comportamento ambiguo di uno di noi, è incalcolabile: E’ di noi che si fa scudo la malavita se gliene diamo l’occasione. Noi dovremmo “essere al di sopra di ogni sospetto”. Dinanzi agli interessi di un paese il prestigio personale (morale ed economico) non deve avere alcun senso, noi non siamo pagati per affermare il nostro “valore” ma esclusivamente per amministrare il bene pubblico: il bene personale DEVE SEMPRE essere messo in discussione per cui l’immunità parlamentare è una bestemmia contro il paese che ci ha dato fiducia! Quando uno di noi commette un reato dovrebbe essere condannato dieci volte di più di un comune cittadino (anche se colpevole di reati più gravi) in quanto noi rubiamo per abuso di potere oltre che per avidità. Purtroppo succede esattamente il contrario e questo non può essere liquidato come immoralità ma è un crimine, una vergogna, un calcio alla coscienza e alla giustizia. Ci chiamano “onorevoli” ma quanti ne siamo degni e quanti purtroppo sono i “disonorevoli”? Essere al servizio della propria nazione dovrebbe essere un onore e non un modo per arricchirsi o circondarsi di privilegi indecenti”!

Aldo Antonelli
C’è stato qualcuno che ha fatto una cattiva scuola.
Ha insegnato ad usare la Libertà per i propri interessi.
E’ entrato nella stanza dei bottoni per fare bottini.
Ed ancora oggi, tramite patti, vorrebbe riaccreditarsi in questa ginnastica delinquenziale.
Altri, cresciuti a questa scuola, hanno imparato la lezione.
Vogliamo un Paese libero dalla corruzione e dalla criminalità?
Sottraiamoci a questo trend infame e lottiamo!
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Cobra89
Con un anno di Renzi al governo:
– sottoscritte clausole di sicurezza sui conti che prevedono di aumentare l’IVA fino al 25,5% entro il 2018.
– disoccupazione al record storico del 13,2%.
– disoccupazione giovanile al 44%.
– pressione fiscale al 43,2% in aumento rispetto all’anno scorso.
– debito pubblico al massimo storico di 2.157 miliardi.
– recessione in tutti i trimestri dell’anno.
– consumi sempre in calo tutti i mesi.
– aumento delle tasse su fondi pensione, casse di previdenza, rivalutazione TFR.
– cancellato il taglio dell’IRAP che torna dal 3,4 al 3,9%.
– blocco salariale protratto fino al 2020.
– Italia declassata a BBB-
– demansionamento del lavoratore consentito per legge.
– il braccio destro del boss Carminati tra i presenti alla sua cena di finanziamento da mille euro a testa.
– contro la corruzione soltanto un ennesimo disegno di legge.
(e ora arriva pure il libero licenziamento collettivo!)
Un completo disastro!
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Ddr. Manhattan
In un anno di governo Renzi abbiamo tutti i parametri economici – e di conseguenza sociali -peggiorati significativamente, la politica squassata da innumerevoli scandali, EXPO, MOSE, MAFIA CAPITALE, RIMBORSI ALLE REGIONI nei quali il PD è implicato direttamente. A fronte di questa corruzione dilagante, ruberie di soldi pubblici, i cittadini sono vessati da una tassazione criminale, che blocca l economia insieme a una burocrazia asfissiante.
Che cosa ha fatto il governo in un anno ? Ha compresso i diritti dei lavoratori, messo telecamere sul posto di lavoro, aumentato la licenziabilità, fatto mobbing legale col demansionamento, inoltre ha fatto sparire la spending di Cottarelli (e pure Cottarelli), quindi nessuna diminuzione del costo del carrozzone dello Stato, legge finanziaria, DEF, che nei prossimi tre anni prevede un aumento di tasse di 73 miliardi, senza contare le clausole di salvaguardia che scatteranno sicuramente con un ulteriore aggravio, probabile collasso definitivo, della situazione economica.
Con quale faccia, gli ascari del governo, possono sfottere il M5S?

UN GOVERNO FALLIMENTARE
Ass. Sylos Labini

“Il bilancio dell’azione di governo dopo 10 mesi è molto magro. Non ci aspettavamo miracoli perché i problemi sono tanti, ma certo con gli annunci non si campa. Se poi ci mettiamo gli errori, per evitare i quali era stato messo in guardia, non ci si può dichiarare incolpevole. Meglio davvero sarebbe cambiare verso subito, se non vogliamo nel 2015, in Italia ed in Europa, andare a sbattere contro un muro. Per evitare questo, ci vorrebbero forti azioni economiche. E ci vorrebbe anche più democrazia! In Europa, occorrono azioni per una ristrutturazione dei debiti dei paesi dell’Unione con un intervento della BCE, per una seria politica di investimenti pubblici con fondi propri del bilancio europeo da innalzare verso il 3-5% del PIL comunitario, per una armonizzazione fiscale che miri ad una riduzione dei vantaggi nelle aliquote nazionali che producono elusione fiscale e movimenti dei capitali e dei profitti tra paesi che condividono la stessa valuta, per introdurre un welfare universalistico…”,
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IL BERSANESE

Bersani e la famosa svolta linguistica: «Senta, io negli anni settanta parlavo in un modo che oggi mi fa quasi schifo: fra il politichese e l’ostrogoto. Ho fatto uno sforzo, adesso credo alla nobiltà della metafora, che consente a tutti di capire. Prima parlavo politiche e ostrogoto e nessuno mi capiva, ora dico: «Il consenso è come una mela sul ramo: balla, balla ma cade solo se c’è il cestino»,oppure quando parlo agli artigiani: «Facciam l’amalgama (costruire il partito) a forza di cacciavite». E se parlo ai vecchietti delle osterie: “Siamo rimasti col due in mano, non possiamo portare vino annacquato». Se mi eleggeranno parlerò il bersanese.
Ce lo vedo Bersani che parla a Obama o al Fondo monetario e gli dice: «In un bocciodromo la boccia si può tirare “a punta”, “a bocciata” o in altro modo, ma se uno va in una bocciofila non può tirare come gli pare». O che parla ai mostri della finanza e dice: Oh, ragassi… a proposito di apple, siamo mica qui a mangiar le mele morsicate da qualcun altro.”
Il problema per Bersani è che crede di andare incontro al popolo così, ma la bocciofila, la cascina, l’osteria, la bottega sartoriale, l’officina.. come le ha in mente lui non esistono più. Bersani è già morto e sepolto. Praticamente è morto prima di essere nato. Un provincialotto inadatto al mondo reale che farebbe bene a tornare in provincia in quelle bettole che gli piacciono tanto. E’ quello l’unico posto dove ‘la nobiltà’ delle sue metafore funzionerebbe.

Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie su poesie.
Ci sono drammi su attori recitati da attori.
Lettere in risposta a lettere.
Parole che spiegano parole.
Cervelli impegnati a studiare il cervello.
Ci sono tristezze contagiose come il riso.
Carte nate da carte macerate.
Sguardi veduti.
Casi declinati da casi.
Fiumi grandi per il copioso contributo di piccoli.
Foreste infestate da foreste.
Macchine destinate a produrre macchine.
Sogni che all’improvviso ci destano dai sogni.
Una salute di ferro necessaria a riacquistare la salute.
Scale che portano giù come portano su.
Occhiali per cercare occhiali.
L’inspirazione e l’espirazione del respiro.
E ci sia anche, almeno di tanto in tanto,
l’odio dell’odio.
Perché alla fin fine
c’è l’ignoranza dell’ignoranza.
E mani ingaggiate per lavarsene le mani.

Wislaswa Szymborska

The Who – Won’t Get Fooled Again

Combatteremo per le strade
Con i figli ai nostri piedi
E la morale che loro adorano verrà spazzata via
E gli uomini che ci hanno incitati
Siedono a giudicare tutti i torti
Decidono loro e il fucile canta la canzone.

Mi toglierò il cappello per la nuova costituzione
Farò un inchino alla nuova rivoluzione
Sorriderò e sogghignerò di fronte al cambiamento intorno a me
Prenderò la chitarra e suonerò
Proprio come ieri
Poi mi inginocchierò e pregherò
Che non resteremo fregati un’altra volta!

Il cambiamento doveva venire
Lo sapevamo da sempre
Siamo stati liberati dal nemico, tutto qui
E il mondo sembra proprio uguale a prima
E la storia non è cambiata
Perché le bandiere sono sventolate tutte nell’ultima guerra.

Mi toglierò il cappello per la nuova costituzione
Farò un inchino alla nuova rivoluzione
Sorriderò e sogghignerò di fronte al cambiamento intorno a me
Prenderò la chitarra e suonerò
Proprio come ieri
Poi mi inginocchierò e pregherò
Che non resteremo fregati un’altra volta
No, no!
Mi trasferirò con la mia famiglia in disparte
Se per caso resteremo mezzi vivi
Raccoglierò tutte le mie carte e sorriderò al cielo
Perché so che gli ipnotizzati non mentono mai!
E voi?

Non c’è niente per la strada
Che mi sembri diverso
E gli slogan sono stati rimpiazzati, per inciso
E il partito di sinistra
È adesso il partito di destra
E le barbe si sono tutte allungate in una notte.

Mi toglierò il cappello per la nuova costituzione
Farò un inchino alla nuova rivoluzione
Sorriderò e sogghignerò di fronte al cambiamento intorno a me
Prenderò la chitarra e suonerò
Proprio come ieri
Poi mi inginocchierò e pregherò
Che non resteremo fregati un’altra volta
Non resteremo fregati un’altra volta
No, no!
Ecco il nuovo capo
Uguale a quello di prima…

CONTENTI E TURLUPINATI
Rosario Amico Roxas

L’invito nazionale rivolto a Matteo Renzi nella sua duplice qualità di segretario del PD e di Presidente del Consiglio, fu di passare dalle parole ai fatti.
Tale invito avrebbe voluto essere perentorio, senza vie di fuga, senza tentennamenti, con severità e giustizia. Fu proclamato dopo lo scandalo del Mose a Venezia, ribadito dopo lo scandalo dell’Expo di Milano, reiterato dopo l’esplosione dello scandalo “Mafia capitale” che ha annoverato l’associazionismo tra imprenditoria d’assalto, mafia di tutte le specie, e politici dell’intero arco parlamentare; anche l’assoluzione per avvenuta prescrizione al processo Eternit di Casale Monferrato, dette la spinta per promettere l’allungamento dei termini di prescrizione.
In atto tale prescrizione, voluta dai governi il cui presidente doveva avvalersi per evitare la galera, ha salvato i peggiori politici che hanno inquinato le regole della democrazia, assolvendo i colpevoli, azzerando il reato e perseguendo le vittime.
Renzi fu deciso, bisogna… bisogna… bisogna…, elencando misure repressive tali da scoraggiare ogni ulteriore malversazione. Promise misure …”al prossimo consiglio dei ministri”, così arrivo l’ora della Giustizia. Gli italiani, stanchi di pagare e di dover subire la truffa dei sudati quattrini elargiti allo Stato, abbiamo atteso le nuove regole, i nuovi mezzi di contrasto, idonei a rettificare l’andazzo criminale.
Quando una casa brucia arrivano a sirene spiegate i vigili del Fuoco e scaricano sull’incendio il loro carico di acqua e di speranza di salvare il salvabile; in questo momento è la “Casa Italia” che brucia e l’unica componente in grado di spegnere tale incendio è la Presidenza del Consiglio, in uno con il Parlamento e i partiti politici di tutti gli schieramenti; ma la presidenza del Consiglio e, quindi, il Governo, attualmente si regge con i voti determinanti proprio della banda criminale che non permetterà mai di essere minacciata da norme punitive.
Attendevamo un Decreto Legge, immediatamente esecutivo, come segnale della volontà di porre un rigoroso freno; attendevano un forte getto di acqua sull’incendio, invece è arrivata un lieve brezza di vento, che, invece di spegnere l’incendio, ha soffiato sul fuoco, dimostrando che l’impunità funziona ancora, più e meglio di prima. Con la proposta di un Disegno di legge si rimanda al Parlamento ogni decisone, con alcuni suggerimenti del Governo utili solamente a tacitare la rabbia popolare.
Cosa accadrà adesso ?
Non serve essere veggenti, basta rivedere le cronache parlamentari per anticipare come l’intera nazione sarà turlupinata.
Intanto c’è in vista l’elezione del Capo dello Stato, che farà slittare la discussione in aula di alcuni mesi; quindi ci saranno elezioni regionali e amministrative, per far passare ulteriori mesi.
Quando il Disegno di Legge arriverà in aula, sarà accompagnato da, almeno, tremila emendamenti, tutti da discutere e votare, cosa che impegnerà il Parlamento per almeno due anni.
Nelle more non si discuterà di falso in bilancio, di legge anticorruzione, di legge anti evasione fiscale, in quanto non fanno parte dell’immondo “patto del nazareno”, con il quale le bande criminali decidono le sorti del paese e le loro, con molta attenzione agli interessi mai interrotti.
Scadranno i termini di custodia cautelare, spunteranno testimoni in difesa corrotti e corruttibili, così si arriverà alla prescrizione generale, in quanto le promesse misure punitive, non essendo retroattive non potranno formare alcun argine protettivo alla Giustizia.
Proseguirà, invece, la volontà di negare ai cittadini elettori, il diritto di provvedere in proprio a cacciare dal Tempio della Democrazia, i ladri, i corruttori, i corrotti, i corruttibili, i turbatori d’asta, gli evasori fiscali, gli esportatori di denaro all’estero.
Contro la Giustizia vince il crimine, contro il sistema democratico vince la legge del più forte, contro lo Stato Sociale vince il liberismo capitalista, contro la volontà di rinascita vince il mantenimento dello “status quo” che ha permesso al 10% della popolazione di possedere il 55% della ricchezza nazionale.

LA POSIZIONE GROTTESCA DI RENZI SULLA GIUSTIZIA
Giovanni M.

La nuova legge sul voto di scambio politico-mafioso, sbandierata da Renzi come il colpo di grazia ai collusi, è stata scritta in modo da impedire qualsiasi condanna per voto di scambio. Così come la legge Severino: si chiama “anticorruzione” ed è stata scritta proprio per salvare Berlusconi e Penati dai loro processi per concussione.
Ora si scopre che il reato di autoriciclaggio, votato dal Parlamento, renderà impossibile la galera per chi ripulisce il bottino dei propri delitti. Mentre Renzi annunciava la linea dura contro i corrotti (“una specie di ergastolo, di Daspo”) e spediva il commissario Orfini a bonificare la federazione romana del Pd di cui fa parte da quando aveva i calzoni corti e il commissario Cantone ad annunciare l’ennesima “task force”, il suo partito al Senato votava con FI, Ncd e Lega per respingere la richiesta dei giudici di usare le intercettazioni contro gli inquisiti Azzollini (Ncd) e Papania (Pd). Una scelta fatta proprio per quei sospetti pesanti come macigni.
In Italia se una persona onesta chiede udienza a un politico, deve fare lunghissime anticamere, e anche nell’eventualità che venga ricevuta non ottiene quasi mai ciò che chiede: perché non ha nulla da offrire e nulla da tacere. Un delinquente invece viene subito accontentato, spesso prim’ancora di chiedere. Come disse Giuliano Ferrara: “Chi non è ricattabile non può fare politica in Italia”. Anche perché, di solito, chi è ricattabile è anche ricattatore.
Grazie per esserci,….ma è tutto una schifezza !!

NAPOLITANO MONITA CONTRO L’ANTIPOLITICA

L’antipolitica è nata come reazione sana e vigorosa alla politica corrotta staccandosi dal coro dei corrotti e venduti a falsi e cortigiani che sono buoni solo ad incensare qualunque potere in quanto potere senza alcuna autocritica e in preda a una faziosità turpe che è solo collusione coi peggiori
l’antipolitica è esigenza fortissima di una politica migliore, al posto di questa attuale che è immersa in una tale volontà omertosa da essere diventata sinonimo di malvagità, e proprio in virtù di questo l’antipolitica è oggi in Italia sinonimo di bene, rinnovamento, speranza, democrazia, pulizia morale, futuro migliore. E coloro che ancora usano questa parola in senso dispregiativo mostrano in ciò tutta la loro perversa volontà di male, tutto il loro volgare intento di rovinare ancora di più la nostra repubblica, di defraudarla dei suoi diritti, di distruggere il nostro futuro, di portarci a una depredazione neoliberista dei nostri beni e della nostre prerogative democratiche, senza più diritti, senza più stato sociale, senza più tutele del lavoro e dei deboli.
A questa degenerazione della politica Napolitano appartiene con tutti coloro che lo difendono. Alla sana e onesta reazione dei migliori Italiani spetta di diritto ormai il titolo fiero e orgoglioso di antipolitica

CI HANNO RUBATO ANCHE LA SPERANZA
Paolo De Gregorio

La “diversità” di questa crisi economica incominciata nel 2007 e di cui non si intravede ancora alcuna via d’uscita, è determinata da due fenomeni epocali: uno è quello della globalizzazione che ha stabilito il primato della economia sulla politica, lasciando fare al mercato che premia chi più taglia diritti e comprime salari degli operai fregandosene della loro salute e di quella dell’ambiente, l’altro è rappresentato dalla fine di ogni speranza di vedere il tramonto del capitalismo, mentre sotto i nostri occhi i regimi comunisti si trasformavano in monarchie ereditarie (Corea del Nord, Cuba) o in regimi ipercapitalisti come la Cina.
E’ la speranza di vedere cambiare qualcosa che si è spenta, e come eredità evidente ci ha lasciato un elettorato che per più del 50% non va più a votare perché ha capito che non serve a niente e che il capitalismo regge perché non c’è nessuna alternativa di sistema.
C’è grande tristezza in giro, depressione, alcolismo, droga, passività, pessimismo perché ci troviamo di fronte ad un sistema economico fallito, come è quello che in Italia lascia il 43% dei giovani disoccupati, con un debito pubblico che ci vorrebbero 40 anni per ripianare, e ignobili sprechi e ruberie di cui tutti i partiti storici sono responsabili.
A un certo livello più subliminale pesano sensazioni negative, tipo il cambiamento del clima, la sovrappopolazione, con quei disperati, che invadono paesi con milioni di disoccupati, e fanno la felicità solo di chi li usa in nero, peggio degli schiavi.
Un’altra preoccupazione che si aggiunge a questo scenario globale è quella di una possibile guerra, che negli ambienti anglo-americani, sionisti e Nato è una opzione sempre presente, basta fabbricarsi un nemico, naturalmente “terrorista”, e, visto che senza l’atomica non vincono una sola guerra, temo che si arrivi ad uno scenario del genere, naturalmente in nome della democrazia e della eterna lotta tra bene e male.
Purtroppo a questo quadro poco confortante, ma vero, si somma la negatività delle due grandi religioni monoteiste, che apertamente impediscono qualunque diffusione dei contraccettivi per limitare l’esplosione demografica e, nel caso dei musulmani, vi è l’appello esplicito a diffondersi in tutto il mondo, fare tanti figli e mettere in minoranza gli “infedeli”.
E’ lecito sostenere che il mondo contemporaneo è schiacciato da forze distruttive: il capitalismo delle multinazionali, delle banche, la potenza oscura dei guerrafondai e dei complessi militari-industriali, e le religioni che impediscono qualunque intervento che faccia diminuire le bocche da sfamare, questione che alla lunga esploderà drammaticamente.
Se si usasse la ragione e non i dogmi religiosi, se l’economia fosse a misura d’uomo e non di solo profitto, si aprirebbe una strada maestra valida per tutti: la terza rivoluzione tecnologica per portare ogni paese, ogni nazione, ad essere completamente indipendente in materia di energia e di alimentazione, mettendo tutti i migliori cervelli e risorse a lavorare per soluzioni sempre più efficienti ed ecologiche in materia di energie rinnovabili e di una agricoltura totalmente biologica, che usi antagonisti naturali e concime bio allo scopo di tutelare la salute sia dei contadini che dei consumatori.
Una nazione indipendente in questi due settori è capace di mettere in equilibrio risorse e numero di abitanti, ed è una nazione libera, che può fare a meno di eserciti e di padrini internazionali, fuori da ogni alleanza militare, dall’Europa, dall’Euro, dal FMI, dalla WTO, con autonomia della propria moneta e con la possibilità di affrontare il problema del debito pubblico.

LA CARICA DEI 25 AL QUIRINALE
Marco Travaglio

Siccome è sommamente inopportuno fare nomi per evitare di bruciarli, la rosa degli aspiranti al Quirinale citati nell’ultima settimana è estremamente succinta: appena 25 candidati.
Amato Giuliano. È il prediletto di Napolitano e B. (infatti ha due pensioni). Potrebbero essergli fatali l’inesperienza politica (ha avuto solo 76 incarichi) e la tenera età (appena 76 anni).
Cassese Sabino. Leggermente più maturo (79 anni), piace molto a Re Giorgio e soprattutto all’infanto Giulio. L’altra sera sparava cassate da Floris. Ieri ha scritto sul Corriere che il nuovo presidente “tornerà al modello einaudiano”. Tradotto: se eleggete me. non rompo i coglioni, dove mi mettete sto. S’offre parecchio.
Draghi Mario. È riuscito nella mission impossible di fare il banchiere senza finire imputato, e per giunta non piace alla Merkel: il che, in Italia, è un doppio handicap. Inoltre, se eletto presidente, farebbe il presidente: ergo non garba a Renzi, che per il Colle sta cercando un portachiavi.
Visco Ignazio. Come sopra, con un’aggravante: denuncia troppo spesso la corruzione. Non si parla di corda in casa degl’impiccati.
Prodi Romano. Piace ai nemici del Nazareno: minoranza Pd, fittiani FI e Sel potrebbero votarlo contro Renzi&B., bruciandolo. Ma Renzi potrebbe anticiparli e candidarlo contro di loro, bruciandolo. Lui sta pensando di anticipare tutti e darsi fuoco.
Padoan Pier Carlo. Essendo ministro dell’Economia, vuol fare il ministro dell’Economia: perciò Renzi lo manderebbe volentieri al Quirinale, se lì non volesse fare il presidente della Repubblica.
Fassino Piero. Renziano di scuola gregantiana, dunque non sgradito ai Pd antirenziani, nel 2006 si prostituì con un articolo fantozziano sul Foglio chiedendo a B. i voti per eleggere D’Alema. Così fu eletto Napolitano, che per questo lo adora. Chiamparino Sergio. Candidato anfibio: renziano non ostile agli anti-Renzi, Pd gradito a FI, politico ma pure banchiere, curriculum pieno di poltrone ma anche di buchi (di bilancio: ieri al Comune di Torino, ora in Regione Piemonte). Ce la può fare.
Veltroni Walter. Sponsor di Odevaine ma anche di Renzi, nostalgico di Craxi ma anche di Berlinguer, avversario di B. ma anche dei demonizzatori di B., è Nazareno dentro. Quasi perfetto.
Muti Riccardo. Era la prima scelta di Renzi. Poi il Fatto l’ha scritto e il premier l’ha smentito: quindi era vero. Non ha alcuna esperienza, ergo va benissimo. Molto favorito pure dal cognome.
Finocchiaro Anna. Stoppata nel 2013 da Renzi per via della foto all’Ikea con la scorta, gli diede del “miserabile”. Ora però si dà un gran daffare per la riforma-boiata del Senato. E poi è donna. E poi Matteo, oggi, è più di bocca buona.
Severino Paola. Avvocato di tutti i grandi gruppi italiani, piace a B., Letta zio, Curia e Caltagirone: quindi in un paese serio sarebbe out anche per l’Arcicaccia. Qui invece è in pole position.
Franceschini Dario. Da quando qualcuno ha invocato l’alternanza laici-cattolici, si cerca disperatamente un cattolico. Al punto che s’è pensato persino a lui. Ma solo per questo motivo.
Mattarella Sergio. Vedi sopra.
Casini Pier Ferdinando. Vedi sopra.
Gentiloni Paolo. Vedi sopra.
Rutelli Francesco. Vedi sopra.
Grasso Piero. Già nel 2013, appena eletto presidente del Senato, si disse disponibile a un più alto incarico (l’unico esistente). Ma nessuno se lo filò. Vedi mai che quest’anno vada di moda il nulla mischiato col niente.
Boldrini Laura. È l’altra soluzione istituzionale in caso di impasse. Lei insiste molto per una donna al Colle. Può contare già sul suo voto, sempreché non sbagli a compilare la scheda.
Bonino Emma. Candidata al Quirinale dal 1976, è stata con B. e con l’Ulivo. Né cattolica né comunista, pacifista ma pro guerre, non è più in Parlamento: non può contare neppure sul suo voto.
Pinotti Roberta. È l’unica Renzi-girl sopra i 50 anni, il che la rende sospetta agli occhi di B. Peccato per il vizietto di usare i voli militari come taxi per tornare presto a casa. Ma chi ci dice che in Italia sia un handicap?
Baresi Franco. Già capitano del Milan e della Nazionale, è il candidato di Matteo Salvini. Quindi ha qualche chance più di Massimo D’Alema.
Caprotti Bernardo e Feltri Vittorio. Il patron di Esselunga (classe 1925) e l’ex direttore del Giornale e di Libero sono i candidati di Roberto Calderoli. Chi ha voglia di ridere, pensi al Porcellum.
Napolitano Giorgio. Nessuno ne parla, ma una nuova, eventuale paralisi di veti incrociati potrebbe indurre i partiti a chiedergli un altro estremo sacrificio. Del resto, come titola l’Huffington Post, “Gli italiani vogliono ancora Napolitano”. Se lo meritano proprio.
Carminati Massimo. Non l’ha (ancora) candidato nessuno. Ci permettiamo di farlo noi, sperando di non bruciarlo. Uomo del fare, decisionista, sufficientemente esperto di giustizia e anche di economia, è forse un po’ troppo a destra, però non disdegna il dialogo a sinistra (è persino socio della coop rossa 29 Giugno). Potrebbe rivelarsi prezioso presso i grandi elettori per sbloccare l’impasse con uno dei suoi celebri intercalari: “Ti fratturo la faccia”.

CHI HA PAURA DI ROMANO PRODI?
Rosario Amico Roxas

C’è la certezza che gli accordi del saraceno condizionino la scelta del Presidente della Repubblica, magari con accordi non scritti, ma solamente garantiti in parola.
B esige una sola certezza: che non venga eletto Romano Prodi.
L’ex-tutto non teme Prodi perché lo ha sconfitto ben due volte e per far cadere il suo governo ha dovuto comprare un bel po’ di parlamentari, cosa per la quale è sotto processo come corruttore di De Gregorio.
Non lo teme perché riconosciuto docente universitario di Economia e politica industriale all’Università di Bologna, per cui competente nella materia.
Non lo teme per le altissime relazioni internazionali, di cui gode, essendo stato presidente della Commissione Europea dal 1999 al 2004, senza mai lanciarsi in apprezzamenti volgari come invece consuetudine di Berlusconi, come quando insultò la Merkel trattandosi di “una culona inchiavabile”.
Lo teme per una caratteristica che lo rende, di fatto, un nemico da combattere. Non ha trovato nulla su cui realizzare un dossier diffamatorio da affidare ai suoi scagnozzi de “Il Giornale”, per ledere la sua onorabilità. Prodi non è ricattabile e questo deve escluderlo sia dalla candidatura al Colle, che dalla politica attiva in Italia. Giuliano Ferrara, sostenitore prima di Craxi e poi di Berlusconi, ebbe a sostenere che ”una persona non ricattabile non può fare carriera in politica”. Prodi va escluso, e già ci avevano pensato i 101 che non lo votarono, che saranno gli stessi che non lo voterebbero, trattandosi di parlamentari sui quali pende un “metodo Boffo”
.
P.S. Chiuse le greppie dell’Expo di Milano, del Mose di Venezia, di mafia capitale di Roma, Renzi ha l’obbligo di ridare fiato ai truffatori, ai ladri, ai ricattatori, ai ricattati e a tutto quel panorama di delinquenti che ruota intorno all’attuale politica; così promette tutto il suo impegno per ottenere le Olimpiadi a Roma (sic !) per 2024, con una previsione di costi di sei miliardi, che diventeranno non meno di trenta; il Disegno di Legge Anticorruzione sarà ancora nei polverosi cassetti delle varie commissioni, così non ci sarà nessun rischio.
Truffatori di tutta Italia, unitevi !
.
CONDANNATI CON VITALIZIO
In Italia ci sono ex parlamentari che pur essendo stati condannati in via definitiva per mafia e corruzione prendono ancora il vitalizio di Stato. Soldi di tutti, soldi di noi cittadini, anche oltre 4mila euro al mese.
Ogni anno più di 60 miliardi di euro vengono rubati ai cittadini e finiscono nelle tasche di funzionari, politici e imprenditori corrotti. Ma che bel Paese! E i troll non hanno di meglio da fare che controllare gli scontrini del M5S, i quali sembra siano per la maggior parte dei media il problema fondamentale dell’Italia.

USCIRE DALL’EURO
http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11734772/Edward-Luttwak—Per-salvarsi.html

“Se l’Italia vuole una speranza per il futuro, deve uscire dall’Euro”. Edward Luttwak, politologo ed esperto di scienze strategiche, non usa mezzi termini in un’intervista a Italia Oggi, per indicare quale possa essere la via di salvezza per l’Italia stretta nella morsa della crisi del debito pubblico. “Se l’Italia non lo farà, crescerà la sofferenza sociale e la situazione si farà estrema. Anzi mi meraviglio che il collasso politico non sia già avvenuto”, afferma Luttwak. Poi aggiunge: “È stato un errore enorme per l’Italia. Voluto dai politici per sentirsi più europei e, qualcuno l’ha persino detto, per guardare in faccia in Tedeschi: una cosa ridicola, come quando Benito Mussolini voleva cercare di essere all’altezza di Adolph Hitler. Gli Italiani non sono i tedeschi”. A questo punto punta il dito contro chi ci ha portato a tutti costi sul carrozzone dell’Euro: “Uno degli uomini che disse di sì all’euro, Romano Prodi, torna in questi giorni come possibile candidato al Colle. Prodi è un economista provato e una persona onesta. E di onestà, nella politica italiana, non c’è un’offerte illimitata, però lui dovrebbe dire: «Sono onesto e competente ma ho fatto un grave errore: l’euro”.
L’uscita dall’euro – Secondo Luttwak l’errore dell’euro ha radici lontane: “Fu un gruppo di politici che vedevano alcuni vantaggi. Il primo era quello di realizzare una disciplina monetaria sul sistema politico italiano: in questo modo, si pensò, quelli del Nord Europa ci controlleranno e ci imporranno dei limiti, ci renderanno fiscalmente responsabili. La seconda ragione, però, è tutta psicologica: quei politici erano piccoli, bassi e scuri e pensavano, con l’euro, di diventare alti, biondi e con gli occhi blu”. Luttwak poi afferma: “Con l’euro non c’è e non ci sarà crescita. E ci sarà maggiore disoccupazione. Ma guardi che è una questione aritmetica. Faccio due conti…Il debito italiano è oltre 2mila miliardi ma l’Italia ha dovuto aderire al fiscal compact per cui, ogni anno, deve ridurre di 100 miliardi circa. Significa che, oltre a non fare deficit, come ora stabilisce anche la Costituzione, ogni anno si debbono trovare risorse pari a 20 Imu. Ora, chi voglia rimanere seriamente nell’eurozona, ragiona di patrimoniale”. Insomma a quanto pare secondo il politologo il destino dell’Italia è segnato.
Il nodo Renzi – Ma per quanto riguarda la politica italiana, Luttwak guarda con fiducia a Matteo Renzi: “Il premier vuol ridurre il peso dello Stato parassitario. L’Italia è un asino che sulla schiena un peso enorme, tanto che ormai cammina a stento. Quel peso, quella soma insostenibile, è questa macchina pubblica che, alla fine, farà piegare le gambe alla povera bestia. Renzi è l’unico che ha un piano per ridurre quel peso e rendere il Paese più competitivo”. Infine dà un consiglio a Matteo: “Non può continuare a circondarsi di ministri così inadeguati, per sentirsi bello e saggio. È un lusso che non si può permettere, né lui né l’Italia. Un’altra critica che ha un fondamento è stilistica ma non è così ridicola come potrebbe sembrare”.
Chi ancora parla di “ripresa” e vuole illuderci che prima o poi “tutto tornerà come prima” o è in totale malafede o non sa cosa dice e perché. Ci piaccia o no, la situazione attuale, è come quella che vivete quando finisce una bella e lunga storia d’amore per la quale tenete ancora moltissimo. Vorreste tanto ricominciare, rivivere quella gioia ma non c’è niente da fare: lei è andata via e non tornerà mai più perché ha smesso di amarvi. Chi vi vuol bene vi farà affrontare la realtà, spingendovi ad andare avanti e ad affrontare il “lutto”. Chi vi vuol male o semplicemente se ne frega, vi illuderà dicendovi che “tanto tornerà”. Ma certe cose della nostra società consumistico-capitalistica non torneranno MAI PIU’ e non si tratta di disfattismo ma di senso della realtà. L’idillio è finito, l’Occidente non è più il solo ad esigere e prendersi tutto il superfluo possibile e certi cambiamenti sono irreversibili, certi spazi di sviluppo e benessere per le nuove generazioni non ci sono più e sarà sempre peggio se non si cambia mentalità. E meglio quindi prepararsi a pensare e vivere in maniera diversa, invece di attendere con ottusità e miopia il ritorno di un’era passata, sepolta e non ripetibile.
Ai giovani bisogna dire questo, non imporre loro vecchi schemi di desiderata figli del vecchio sistema (studia-conformati-lavora-consuma ecc) ma tensioni esistenziali più ardite e per certi versi esaltanti ed emozionanti (studia-differenziati-condividi-risparmia ecc). Dite questo ai vostri figli, non abbiate paura di anticipare i tempi. Oggi chi è in vantaggio è in verità solo in pari con un mondo che corre sempre più veloce. Vogliamo più libertà? Bene: iniziamo a capire che per ottenerla bisogna lavorare meno, consumare meno, produrre meno ecc. E’ il prezzo di una felicità più piena ed è il prezzo più basso che possiamo pagare per evitare il tracollo totale del nostro mondo. H&M che passa dalla Cina all’Africa perché oramai produrre nel continente asiatico “costa troppo”, è l’emblema più eclatante e preoccupante di questo capitalismo malato di parassitismo autodistruttivo. Siamo passati dai paesi occidentali a quelli dell’est, poi a quelli asiatici ed ora a quelli Africani: il tutto per pagare sempre meno chi lavora. Il punto è: quanto ancora potremo andare avanti così senza la scoperta e la colonizzazione con relativo sfruttamento di altri pianeti? Eppure il declino inesorabile è tutto intorno a noi, è ovunque ma noi non vogliamo vederlo; proprio come l’innamorato che non accetta la fine inesorabile del suo rapporto e si autoconvince che potrà ricominciare, un giorno.
Ma la verità, piaccia o no, è che noi occidentali non avremo più assunzioni di massa negli enti pubblici, contratti di lavoro blindati, tredicesime, quattordicesime, ferie e malattie retribuite, titolo di studio che spalancano tante porte ecc. Un ciclo socio-storico sta volgendo al termine e continuare a negarlo significa costruirsi da soli un futuro orribile. Ma gli esseri umani, si sa, sono fatti per strafare e non accontentarsi mai. E’ la croce ed insieme la delizia della nostra specie. I Romani seppero fermarsi prima di diventare troppo grandi? E gli Spagnoli? E i Portoghesi? E gli Inglesi? E i Nazi-fascisti? Nessuno, ad un certo punto, dopo aver vinto e conquistato molto, si è detto:” Ok ragazzi: direi che va bene così, fermiamoci qui ed evitiamo di invadere la Russia d’inverno”. No: tutti i passati imperi caduti si sono accasciati sotto lo stesso peso della propria ingordigia. Noi stiamo facendo la stessa miserevole fine ma abbiamo un’arma importante in più per raggiungere la giusta autoconsapevolezza prima che sia troppo tardi e cioè la possibilità di accorciare le distanze della conoscenza fino ad azzerarle. L’enorme capacità di condivisione della nostra società 2.0, può infatti rappresentare una grande occasione per creare quella famosa “coscienza collettiva” di cui tanto si sente parlare. E, al contrario di ciò che molti pensano, non è affatto un mito o un’idea utopistica e comunque non risulta più utopistica di quella contrabbandata dai sostenitori dell’inevitabile status quo. Quando polacchi, cinesi, indiani e congolesi inizieranno a desiderare in massa i nostri beni di consumo ed i nostri “diritti” ed i nostri stili di vita, quale altro popolo e quale altro suolo sfrutteremo per accontentare tutti? E’ sul serio tanto folle pensare di cambiare, almeno nelle giovani generazioni, la filosofia del possedere con quella del conservare e condividere? Se anche fosse, varrebbe la pena tentarla questa “follia”, invece di rincorrere una love story finita da tempo che non ha alcuna base per ricostruirsi, come una minestra che ha un sapore sempre più insipido ed è sempre più costosa da riscaldare.

LA CRISI SI AVVITA SEMPRE PIU’ PORTANDOCI AL DISASTRO
Viviana Vivarelli

Ormai tutti gli economisti sono d’accordo che in Europa e soprattutto nei Paesi mediterranei andremo sempre peggio. Gli Stati uniti si stanno riprendendo alla grande ma la loro ricetta è esattamente l’opposto dell’austerity imposta alla zona euro: Obama ha voluto: opere pubbliche per ricreare lavoro, immissione di grande liquidità nel Paese, sforamento enorme del debito pubblico (18.000 miliardi di dollari) per finanziare la ripresa. E così in 3 mesi il Pil è salito del 5%, si sono trovati mezzo milione di posti di lavoro in più, una maggiore sicurezza energetica, i consumi sono saliti del 3,2%, gli investimenti fissi non residenziali sono aumentati del 4,8, mentre quelli in prodotti di proprietà intellettuale sono cresciuti dell’8,8%, gli investimenti in nuove attrezzature sono saliti dell’11%. Era dall’estate 2003 che non si registravano dati simili.
La ricetta di Obama è chiara e semplice: una sorta di Piano Marshall interno da oltre 300 miliardi di dollari per dare il giusto sostegno all’economia degli States. Parola d’ordine: investimenti infrastrutturali. L’idea base è stata quella di destinare in 4 anni fondi al rinnovo della disastrata rete viaria degli Stati Uniti. Renzi aveva vagamente parlato del recupero delle scuole dicendo sempre vagamente che ci sarebbe stata l’urgenza del ripristino idrogeologico del territorio, ma tutto si è vanificato (ridotti gli investimenti a 2 miliardi, si sono vanificati anche quelli) sia per i suoi intenti personali che per l’aberrazione voluta dal Pd di aver messo il pareggio del bilancio in Costituzione, che ci impone di non fare alcun tipo di investimento, per cui non ne abbiamo fatti nemmeno nel caso gravissimo della Liguria.
Ma in Europa non va meglio e ci stiamo avviando verso la crisi più grave che abbia mai colpito il capitalismo moderno.
Anche la crisi americana del 29 fu combattuta con mezzi che sono esattamente l’opposto di quelli della Merkel, del Fm e della Bce. E’ proprio la logica di questa maledetta politica europea che va rovesciata. E la Germania non può continuare a imporcela e dovrebbe capire che alla fine le cose andranno male anche per lei, che, intanto, ha dimezzato le previsioni di crescita per il 2015.
Non riusciamo a capire quale sindrome mentale abbia colpito i leader dei pesi dell’Europa mediterranea che, malgrado il peggioramento della situazione economica, insistono nell’infierire con ricette che portano solo alla distruzione dei diritti del lavoro e dello stato sociale in cambio di un peggioramento costante di tutti i dati economici.
Se questi leader (e Renzi per primo) si rendessero conto dell’abisso del loro errore, potrebbero consorziarsi e pretendere, uniti, delle modifiche forti dei trattati europei e principalmente di quella Bce che finora ha fatto solo gli interessi delle banche private.
Siamo in un’agonia che se continua così ci porterà al disastro.
Keynes ha insegnato in modo chiaro che se si vuole uscire dalla depressione e maggiormente dalla deflazione bisogna investire, creare lavoro e domanda, rimettere in modo l’economia. Quello che avviene adesso è talmente l’opposto che non farà che peggiorare il male. Basterebbe che i paesi mediterranei facessero fronte comune e imponessero che la Bce stampi moneta (come fanno la Banca d’Inghilterra o quella del Giappone o la Fed) e comperi Bond pubblici allo stesso 0,15% di interesse di cui gratifica le banche private, e i debiti pubblici dei vari Paesi crollerebbero ridimensionandosi e uscendo dalla spirale fatale di aumenti dovuti ai tassi usurai. L’euro si svaluterebbe e le esportazioni di beni europei diventerebbero competitive senza bisogno di deprezzare il costo del lavoro e falcidiare i diritti dei cittadini o stuprare le costituzioni. Ovviamente, siccome le banche tedesche sono piene di titoli pubblici dei vari stati, ci rimetterebbero e avrebbero una minusvalenza, nel loro patrimonio, che le metterebbe a rischio di non superare gli stress-test. E si ridurrebbero di valore i fondi pensione tedeschi, con conseguenti minori pensioni ai futuri pensionati tedeschi. E questo la Merkel non lo vuole. Ma per mantenere la sua ricchezza, getta però in un abisso tutti gli altri Paese, obbligandoli alla catastrofe.
Nella crisi americana del 29, le pensioni erano private e milioni di lavoratori le persero. In Germania ci sono moltissime pensioni integrative che con la svalutazione dell’euro diminuirebbero. Per questo la Merkel non ne vuole sapere di sviluppo europeo. Le sta bene che tanti Paesi siano in crisi per il bene della Germania. Non vuole indebolire le banche tedesche e farà di tutto per sostituire Draghi con un banchiere tedesco che imponga ancora di più l’austerità per rinforzare la Germania con danno dei paesi mediterranei. La Germania pensa egoisticamente ai propri interessi. Ma cosa pensano un Renzi, un Hollande, un Rajoy? Quali sono gli interessi che curano quando tagliano stato sociale e diritti civili e non iniziano mai una politica economica di investimenti?
.
ARMANDO DI NAPOLI

Struggente è affascinante sopravvivenza
scivola da dietro le finestre degli operai assonnati
l’odore squisito del caffè riempiendo i vicoli d’armonia
nei letti sfatti teporosi testimoni di una notte sudata
scorre l’infinito attimo scavando nei meandri della solitudine
solchi di emozioni nell’ombra appesa di corpi coperti
da trasparenti vestaglie illuminano la musicalità passionale

mentre un cane vagabondo bighellona nel rione
mordendo pezzi di aurora tentando di stracciare ogni traccia del buio
da labbra carnose esce il primo fumo di sigarette di contrabbando
non lontano nei borghi di pescatori si preparano le reti
alla ricerca di pescare un briciolo di speranza che alimenta i nostri sogni smarriti…

PER RIPARTIRE OCCORRE INVESTIRE
Berluscameno
Per ripartire alla grande in Italia con la crescita e lo sviluppo occorre “prioritariamente” fare investimenti pubblici e privati “molto” produttivi.
Infatti un grande sistema economico che abbia subito i danni di una lunga guerra e che abbia ritrovato occupazione e reddito rapidamente, senza aver fatto leva sugli investimenti, pubblici e privati, non si è mai visto.
Il discorso può valere in generale per l’Europa, che al suo interno presenta casi diversi, diverse velocità di uscita dalla crisi e profondi divari innovativi, ma che comunque si ritrova nel complesso più che un passo indietro rispetto agli Stati Uniti.
Di sicuro il problema investe l’Italia, che dentro di sé – anche nel Mezzogiorno- rintraccia i numeri di una catastrofe demografica e sociale e un orizzonte di abbandono non solo industriale.
Senza investimenti nell’ economia reale(ad esempio per far ripartire l’edilizia residenziale pubblica e privata!), può esistere un presente che compra un po’ di tempo per la sopravvivenza giorno per giorno, ma non c’è futuro.
Così la “fiducia” dei cittadini e delle imprese, entrambi contribuenti super tartassati, non corre e non si propaga.
Alcuni economisti sono indifferenti alla dipendenza degli investimenti privati dagli investimenti pubblici complementari e “auspicano una riduzione della spesa pubblica” pensando, ingenuamente, che il settore privato possa magicamente colmare le lacune, ma purtroppo se si riducono gli investimenti pubblici si ostacolano –di fatto – gli investimenti privati». Nella pratica l’Italia, oggi anche in nome di un pareggio di bilancio costituzionale che non prevede però tetti né per l’aumento delle tasse né per quello delle spese, ha fatto per anni e anni la scelta peggiore e più miope: “giù” gli investimenti pubblici strategici e produttivi per il futuro del Paese, “su” le spese correnti e la pressione fiscale. E quanto alla “ricaduta” degli investimenti sulle industrie grandi , medie e piccole private, che questi, i privati, si arrangino (ma loro fanno anche assai di più, come dimostra il progetto per la Grande Milano -anche edilizia- degli industriali lombardi).
E questo accade all’ interno di un quadro di governo dell’economia dove l’aumento dei costi burocratici e amministrativi si accompagna, nel rapporto con lo Stato e i suoi bracci operativi, a un assetto giuridico incerto, mobile e improntato alla più ampia discrezionalità anche sul terreno dei diritti proprietari.
Tutti parlano di crescita e sviluppo degli INVESTIMENTI (addirittura fatti in contemporanea e quindi assieme –come se fosse possibile – alla politica dell’Austerity e del rigore più bieco), ma nei fatti questa della” crescita” diventa una parola abusata, ricorrente all’infinito, che fatica però a ritrovarsi nei numeri che servono e soprattutto nei fatti. Non è una sorpresa, ma deve essere chiaro che senza questi ingenti investimenti (prima pubblici e poi privati) tramite una economia improntata all’ espansione monetaria con ingenti operazioni di Q.E. (tipo made in USA e realizzati dalla BCE)non si esce dall’ ”economia di guerra “-per la sola sopravvivenza fisica- in cui siamo immersi sino al collo e da troppo tempo !.

IN MARGINE ALLA CRISI RUSSA
Sergio Di Cori Modigliani

La Russia traballa (così appare) e di conseguenza i mercati finanziari tremano (così sembra). Vladimir Putin non è il buono della tragedia in corso che va in scena. Ma non è neppure il cattivo. Ci sono individui, come Marie Le Pen, Giulietto Chiesa e Matteo Salvini, che lo hanno eletto a eroe dei due mondi. E altri, come Cameron e Renzi, che ne hanno fatto il responsabile principale della “crisi in corso”.
Nell’aprile del 1920, Lenin (tra i pochissimi al mondo che negli ultimi 200 anni la rivoluzione l’ha fatta per davvero) pubblicava un piccolo saggio fondamentale che già dal titolo annunciava la grande sfida che attendeva le forze progressiste planetarie “L’estremismo malattia infantile del comunismo”.
Questo testo preannunciava la furibonda lotta che, di lì a quattro anni (dopo la sua morte) si sarebbe scatenata tra Josif Stalin e Lev Trotzky. Con i risultati e le conseguenze che sappiamo.
Putin è un burocrate piuttosto ottuso, iper-liberista, grande sostenitore dei mercati finanziari, che sta all’est nello stesso identico modo in cui Angela Merkel sta all’ovest.
Sono entrambi due facce della stessa medaglia, non a caso convivono entrambi nella stessa importantissima loggia massonica internazionale (la loggia Eurasia) come viene accuratamente e diligentemente spiegato da Gioele Magaldi nel suo esplosivo libro “Massoni, la scoperta delle Ur-lodges” pubblicato da Chiarelettere, in questi giorni in libreria. Leggere facebook e i siti on-line italiani, oggi, è davvero molto interessante oltre che avvilente. In Italia si insiste a cavalcare la contrapposizione ideologica per coltivare il proprio osceno orticello elettorale, letteralmente “inventando” comunisti e fascisti, localisti e globalisti, rivoluzionari (a parole) e reazionari, quando, in verità, il mondo post-moderno si sta avviando verso un Nuovo Ordine Mondiale (planetario, nei fatti e nella realtà, nessuno escluso).
Il tentativo di costituire un regime neo-aristocratico, oligarchico e liberticida per portare al successo il piano di “cinesizzazione” del mondo del lavoro e di abbattimento dei diritti civili, si sta scontrando contro un’opposizione progressista (post-ideologica) che cerca di organizzarsi per garantire la realistica esecuzione di piani socio-economici alternativi, nel nome della re-distribuzione della ricchezza e della diffusione di un nuovo benessere collettivo.
Il Messico, ad es. -qui inteso come società civile- comincia a insorgere indignato e scende in piazza protestando contro il sequestro e la scomparsa di 27.000 giovani. L’Ufficio internazionale dell’Onu che si occupa di combattere il traffico degli stupefacenti ha calcolato che soltanto nell’ultimo quinquennio 1500 aziende europee hanno investito complessivamente nella borsa messicana circa 2000 miliardi di euro, creando una gigantesca ricchezza monetaria in quel paese che ha consentito al 5% della popolazione di decuplicare la quantità delle proprie rendite massacrando la classe media e depauperando l’intera società, oggi ridotta alla fame.
Il crollo del prezzo del petrolio è una concausa della crisi russa.
Ma è una conseguenza della politica iper-liberista che ha distrutto in Russia l’ambiente, che ha costruito una nuova oligarchia di mega miliardari, non investendo in infrastrutture, azzerando gli investimenti in istruzione, ricerca scientifica, innovazione, per scegliere di impiegare tutte le risorse dello Stato nel petrolio, nei carboni, nel gas, basando l’intera economia sui fossili e sui bisogni energetici altrui (nel senso di nazioni estere acquirenti).
Ma il resto del mondo sta andando da un’altra parte, in cerca di autonomia energetica, soprattutto da fonti rinnovabili.
In Usa il più grande investitore finanziario nel mercato fotovoltaico e nella diffusione di energia alternativa eco-sostenibile è la Texaco che solo nel 2013 ha investito ben 14 miliardi di dollari soltanto in pubblicità. In Germania e in Giappone (due colossi che non hanno neppure una goccia di petrolio o di gas) hanno iniziato a investire massicciamente grosse risorse statali con un unico e dichiarato obiettivo: raggiungere entro il 2040 la totale indipendenza e autosufficienza energetica.
Il clamoroso risultato elettorale delle amministrative in Turingia, un mese fa (importante regione della Germania orientale) la dice lunga sulle nuove tendenze in atto. E’ la regione con la più vasta diffusione di investimenti nell’energia alternativa. Contrariamente a tutti i sondaggi, ha vinto la Linke (sinistra radicale) che ha “asfaltato” (termine di moda) sia i democristiani della Merkel che i socialisti di Schulz. Il loro leader ha annunciato che formerà un governo locale di alleanza con i grunen (i verdi ambientalisti tedeschi) e a febbraio del 2015 lanceranno il più avanzato piano energetico mai proposto in tutto il continente europeo.
In Italia, nessun dibattito, nessuna analisi, nessun rilievo alla notizia.
La Russia paga oggi il prezzo delle proprie scellerate scelte politico-economiche.
E’ il risultato della miopia iper-liberista. Basta che cambi il vento della domanda e dell’offerta e crollano le nazioni, per intero, come castelli di carta.
Questo è il vero problema di cui bisognerebbe parlare.
Bisogna essere dei bambini come Salvini ( ultraliberisti che amano il petrolio e i fossili) per avere come punto di riferimento un’idea perdente dell’esistenza.
Di sicuro non ha mai letto lo squisito libro di Lenin.
Se è per questo, non deve averlo mai letto neppure Putin.
Infatti, si comporta come un bambinone.
Il guaio è che, a rimetterci, come al solito, sono i popoli.
Questa è la logica contro la quale dobbiamo andare per combatterla.
Da adulti.

LA RIPRESA AMERICANA
Kuroshiro
La crescita del PIL USA oltre le stime preventivate è legata all’aumento dei consumi interni e degli investimenti interni. Una politica economica espansiva, permessa dal fatto che gli USA hanno una moneta con il cambio flessibile e una banca centrale che funge da prestatore di ultima istanza, che ha generato una crescita del PIL tale che:
rapporto deficit/PIL=2,5%;
rapporto debito/PIL=105%;
tasso di disoccupazione intorno al 6% , in una popolazione di circa 300milioni persone
L’Italia sta perseguendo la politica economica dettata dalla Germania, nostro primo competitor manifatturiero e nei confronti della quale l’Italia non ha una moneta con cambio flessibile e può solo:
aumentare l’esportazioni abbassando il prezzo dei prodotti attraverso il taglio dei salari, sacrificando il mercato interno con tagli lineari e aumenti di tasse/imposte “verso l’infinito e oltre”
Risultato: recessione da domanda da 3 anni e 3 mesi consecutivi;
rapporto deficit/PIL 2014=2,6%;
rapporto debito pubblico/PIL intorno al 134%;
tasso di disoccupazione quasi al 13% in una popolazione di circa 60milioni di persone
I confronti dei dati macroeconomici non lasciano alcun dubbio su chi sta andando nella direzione giusta e su chi si sta suicidando
Il motivo per il quale l’Italia potenzialmente si ritrova sotto il ricatto della finanza privata internazionale è che sono loro a decidere i tassi d’interesse che l’Italia deve pagare per piazzare i titoli del debito pubblico.
Questa minaccia di ricatto è iniziata nel 1981, anno in cui si è deciso che la banca d’Italia non era più obbligata a comprare i BTP che i mercati non volevano perché i tassi d’interesse offerti dall’Italia era troppo bassi. Da quel momento il rapporto debito/PIL è passato dal 60% a circa il 134% a causa in primis dell’aumento della spesa degli interessi sul debito pubblico.
Il FMI afferma che dal 1999 (anno in cui l’Euro ha esordito sui mercati internazionali come valuta di scambio) al 2013 l’Italia è diventata il secondo paese con la più alta spesa per interessi sul debito pubblico in rapporto al PIL (1° posto Grecia, mentre USA è al 6° posto).

ITALIA REPUBBLICA ILLEGALE
Paolo De Gregorio

Non credo che sia una mia personale fissazione considerare fasulla la nostra democrazia, delegittimata anche dalla Corte Costituzionale in merito alla legge elettorale, fatto che esigeva una risposta istituzionale (di Napolitano e Renzi) di immediato adeguamento alle osservazioni della Corte andando subito a nuove elezioni in regime di correttezza costituzionale.
La legge elettorale, in quanto base e sostanza della democrazia, deve correggere molte lacune che si sono manifestate negli ultimi venticinque anni in cui abbiamo assistito ad una degenerazione delinquenziale della classe politica, la sua vicinanza alle mafie, lo strapotere del denaro e dei media, che hanno portato un monopolista delle TV al potere politico, in spregio ad una legge dello Stato (361 del 1957 tuttora vigente), che dichiara ineleggibili i titolari di concessioni pubbliche.
Sono consapevole di toccare materia costituzionale, che comunque non va vista come un tabù, ma una nuova legge elettorale deve essere profondamente innovativa ed evitare per prima cosa il peso del denaro e dell’uso dei media vietando tassativamente l’uso dei manifesti, vietando la pubblicità su giornali e tv, vietando il finanziamento pubblico ai partiti, consentendo solo i comizi in spazi messi gratuitamente a disposizione dai comuni e la propaganda porta a porta.
Nessun candidato partirebbe favorito e non vi è alcun limite alla espressione delle proprie idee, semplicemente viene abolito il potere del denaro, per quei 45 giorni di “par condicio” in cui oggi c’è chi parte a cavallo e chi a piedi.
Per avere una nuova classe politica è necessario essere incensurati, risiedere nel proprio collegio da almeno una legislatura, bisogna abolire l’immunità parlamentare (la legge è uguale per tutti), e, per evitare quelle oscene compravendite di parlamentari, non si può passare da un partito ad un altro nella stessa legislatura, per il principio che il voto espresso dai cittadini pesa di più delle scelte individuali del singolo parlamentare, e l’elettore deve restare sovrano. Questo esige una correzione costituzionale.
Altra regola di salute pubblica dovrebbe essere quella che ci si può presentare solo in un collegio. Devono essere vietate le coalizioni, che generano solo spartizioni, litigi e ingovernabilità, e il premio di maggioranza deve essere dato al singolo partito che riceve più voti, garantendogli l’immediata responsabilità di governo.
Non c’è futuro per il nostro paese senza una rivoluzionaria legge elettorale che generi una classe politica diversa, che dopo due legislature è ineleggibile, senza pregiudicati né voltagabbana, con uno stipendio massimo di diecimila euro, senza voci aggiuntive che si prestano a imbrogli e ruberie.
Proprio in una nuova legge elettorale andrebbe incluso il Referendum propositivo senza quorum, che stimola la partecipazione dei cittadini alle decisioni più importanti, come è giusto che i cittadini tolgano il potere alle segreterie di partito, con primarie di autocandidatura sul modello 5stelle, cosa che viene vigliaccamente definita “antipolitica” da chi mette in lista ladri, mafiosi, capibastone.
La gente si riavvicinerà alla politica solo quando si renderà conto di decidere veramente, con una legge elettorale comprensibile, come è quella a doppio turno utilizzata per eleggere i sindaci, mentre il fasullo “rottamatore” Renzi è infognato in un nulla di fatto per aver scelto come referente istituzionale un pregiudicato legatissimo alla vecchia politica fatta di accordi segreti sottobanco per lasciare le cose come sono.
Se il Movimento 5stelle sarà capace di puntare con chiarezza su una nuova legge elettorale, per cercare il voto di quelli che oggi non vanno a votare (più del 50%), e sul reddito di cittadinanza o meglio reddito di sopravvivenza per tutti i disoccupati, cercando anche di compattarsi al proprio interno dando il potere di elaborare la linea politica ai deputati e senatori eletti, sempre con il voto finale degli iscritti, può forse avvenire il miracolo di poter affrontare il futuro senza incubi, senza uomini della provvidenza, in una ordinaria e mai vissuta democrazia.
Se poi volessimo esagerare ed onorare il concetto di democrazia, sarebbe giusto che ogni partito avesse come candidati rappresentanti delle categorie produttive del paese, in proporzione numerica al peso di ogni categoria. Per capirci se i contadini sono due milioni e non hanno nemmeno un rappresentante in Parlamento mentre gli avvocati come categoria sono circa 200.000 ma hanno più del 50% dei seggi parlamentari, il problema c’è ed è grave.
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Accuse di Sabina Guzzanti alla corruzione di stato

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Desmond
“Qui l’unica cosa evidente è l’opacità. E il ristrettissimo gruppo di decisori: Renzi con Lotti, Berlusconi con Verdini. Tutti gli altri al massimo schiacceranno un bottone in Parlamento.”
Il copione di tutte le dittature: il capo si rivolge alla folla con parole d’ordine roboanti, e le decisioni sono prese da pochissimi attori nel modo più riservato, o addirittura segreto, possibile.
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http://masadaweb.org

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