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MASADA n° 1602 21-12-2014 ALLUCINAZIONI

MASADA n° 1602 21-12-2014 ALLUCINAZIONI
Viviana Vivarelli

Dal libro di Oliver Sacks “Allucinazioni” Adelphi, 2012.

Le allucinazioni sono diverse dall’immaginazione e molto più simili alla percezione.” (Oliver Sacks)

Anche nei visionari si è osservato questo meccanismo di formazione delle allucinazioni: Giovanna d’Arco vide innanzi tutto una nube luminosa dalla quale, poco dopo, uscirono San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita. Swedenborg vide, per un’ora di seguito, solo sfere luminose e fuochi risplendenti. “ (Carl Gustav Jung)

“Essi mi hanno detto: “Queste cose sono allucinazioni”. Mi sono informato su che cosa fosse un’allucinazione, ed ho scoperto che sta ad indicare un’esperienza soggettiva o psichica che non corrisponde ad alcuna realtà oggettiva o fisica. Allora mi sono seduto e mi sono meravigliato dei miracoli della ragione umana.” (Sri Aurobindo)

Forse la vita è anche altrove”.

Questo è un riassunto del libro “Allucinazioni”, scritto nel 2012 dal neurologo Oliver Sacks. Non contiene nulla che attenga al paranormale, data la natura del suo autore che è uno scienziato rigorosamente materialista e razionalista.

Si intendono per allucinazioni delle percezioni sia visive che olfattive che foniche o di altro tipo sensoriale, che la mente ritiene essere reali e oggettive, mentre non lo sono. In pratica sono false percezioni in assenza di una fonte esterna e hanno perciò carattere soggettivo. Sono percezioni che la mente riceve come vere ma in assenza dell’oggetto percepito. Secondo Sacks, le allucinazioni possono avere origine nel cervello, per il modo con cui esso è fatto o per eventuali patologie.

Il fenomeno ha portato nel tempo vari soggetti ad immaginare la cause più remote e fantastiche rinvenendole nello spiritismo, nella spiritualità, nella religione, nell’ufologia, nella demonologia…
Il termine deriva dal latino ‘hallucinere’ o ‘allucinere’, che significa ‘vagare nella mente’.
Il fenomeno è straordinario e può produrre le emozioni più diverse: paura, curiosità, interesse, terrore…anche orgasmo, estasi e grande piacere in certi casi, per cui le allucinazioni possono essere anche ricercate attraverso droghe o riti particolari, digiuni, deprivazioni fisiche o induzioni mentali, come una via di avventura, un vero viaggio di esplorazione, per oltrepassare la percezione ordinaria e viaggiare in altri universi sensoriali.
E’ con vero piacere che ho letto questo libro di Oliver Sacks “Allucinazioni”, sulle patologie che possono produrre allucinazioni.

OIiver Sacks è un neurologo nato in Inghilterra ma vissuto negli Stati uniti, molto famoso per i suoi bellissimi libri, in cui analizza varie patologie del cervello, trattando i suoi pazienti come meravigliosi fenomeni naturali. Da uno di questi libri, ‘Risvegli’ è stato tratto un film di successo, dove il dottor Sacks viene impersonato da Robin Williams, e che narra la cura miracolosa dell’encefalite letargica (o malattia del sonno, epidemia che in 10 anni colpì 10 milioni di persone) e fu curata con la L-Dopa, farmaco che, purtroppo, dopo le prime risoluzioni miracolose cessò di avere effetti mentre i malati ritornavano alla precedente letargia.
Sacks opera da lungo tempo negli Stati uniti e i suoi avvincenti libri sono diventati dei best-seller mondiali, interessando non solo medici e neurologi, ma ogni tipo di lettore, per la passione e l’entusiasmo che Sacks mette nel suo lavoro e per il rapporto caldo e umano che instaura con i suoi pazienti, che sono per lui costante oggetto di attenzione e meraviglia.

Scrive Sacks: “Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse sono anche insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia”.

E ancora:
La storia individuale del malato e l’intera vita del malato non devono mai passare in secondo ordine.”

Sacks è un personaggio molto particolare, ha girato tutto il mondo per le sue ricerche e ha studiato molte anomalie del comportamento umano. Ha anche prestato il suo servizio di volontario presso ‘le piccole sorelle dei poveri’, istituendo un istituto per usare la musica come terapia.

“Il potere della musica di integrare e curare è un elemento essenziale. La musica è il più completo farmaco non chimico”.

Il modo che Sacks ha di raccontare i suoi pazienti e le loro patologie è avvincente, non è solo un resoconto clinico, ma un modo letterario e insieme partecipativo, il che dà una particolare bellezza alle sue opere e le rende simili a romanzi. La sua è una osservazione empatica per cui la narrazione non fa solo parte della descrizione ma significa entrare nella vita del paziente che è sempre e comunque una incredibile ‘storia’ umana.
Uno dei suoi libri narra di se stesso e di come, a causa di un tumore maligno all’occhio destro, perse la capacità di distinguere il viso delle persone.
Io sono sempre stata affascinata dai suoi libri; conoscevo la sua ‘Emicrania’, in verità molto pesante, l’entusiasmante ‘Risvegli’ dal finale così triste, i divertenti “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello’, ‘Un antropologo su Marte’ e ‘Su una gamba sola’ e l’interessante ‘L’isola dei senza colore’.. mi mancava ‘Allucinazioni’, che è, appunto, una specie di antologia dei fenomeni allucinatori, una serie di racconti umani di casi molto strani di persone con patologie cerebrali.
La straordinaria capacità narrativa di Sacks e il suo carattere umanistico trasformano il materiale clinico in vita calda e vibrante, conferendogli quel calore e quell’affettività che fa di un medico un grande uomo, perché per essere un grande medico la competenza scientifica non basta, né basta la veste professionale, occorre anche avere la dote rara di stabilire un rapporto umano con l’altro e sentirlo come parte di se stesso, qualcosa che è importante per la tua stessa vita.

Il fenomeno delle allucinazioni mi interessava personalmente, dal momento che, all’età di 35 anni e dopo una diagnosi di morte a breve per grave deficienza respiratoria dovuta a una malformazione bronchiale congenita, ho avuto un periodo della durata di 29 anni popolato da fenomeni allucinatori. A quel tempo sarei stata molto sollevata dalla lettura di questo libro, che è arrivato purtroppo solo 35 anni dopo, perché piombare di colpo dalla percezione ordinaria in una situazione percettiva insolita in cui ero sconvolta da profumi, visioni, figure, suoni e voci allucinatorie fu per me un secondo trauma che si aggiunse al primo, perché, oltre ad aspettare con terrore quella morte che mie era stata diagnosticata, pensai di essere schizofrenica, per cui reagii malissimo: non ne parlai con nessuno, vissi il mio stato modificato con costante sgomento, lo nascosi anche al medico e ai famigliari, me ne vergognai e cercai in tutti i modi di farlo sparire negandolo anche a me stessa.
La prima cosa, invece, che Sacks spiega nel suo libro è che le cause delle allucinazioni possono non avere nulla a che fare con la schizofrenia ma essere varie e complesse con precise cause organiche. Più tardi io riferii le mie allucinazioni ad uno stato di percezione paranormale che era emerso di colpo dopo la diagnosi di morte e che durò 29 anni per sparire con pari subitaneità per motivi imprecisati, ma Sacks non avrebbe mai considerato una simile ipotesi, data la sua natura scientifica e poco propensa a versanti irrazionali. Il suo testo è comunque interessante per la profondità con cui studia il fenomeno allucinatorio dal punto di vista medico razionalista.

Le mie allucinazioni durate 29 anni non furono frequenti e invasive come nei casi descritti, ma compresero la visione di strane forme aleggianti nell’aria (‘ i vampiri’), figure umane realistiche che passavano in punti precisi della casa (‘ i morti’), forme umanoidi in parte aliene anche come abbigliamento o caratteri del viso (‘ i marziani’ o ‘le larve’), la sensazione di essere toccata da mani fredde o di avvertire correnti d’aria fredde, profumi in genere buoni e molto localizzati (‘ i fiori’, o ‘i biscottini di vaniglia’ o ‘la colonia di mio marito’), voci dirette (per la durata di sei mesi) con frasi brevi echeggianti fuori di me nella stanza, ragnatele nere inesistenti, campanellini, suoni forti come di una batteria di piatti che si schianta a terra, rumori come di uno che bussa energicamente alla porta o sul tavolo o dentro i mobili, bolle luminose silenziose che salivano in aria, meteore scintillanti di luce variopinta, figure femminili sospese per aria all’interno di aure luminose, risposte mentali alle mie domande ma su cose che non conosco e che verificavo in seguito… infine quella situazione che io chiamo ’il video’, per cui se qualcuno si sedeva davanti a me e me lo chiedeva, vedevo al centro della mia fronte su una specie di video scorrere immagini che si riferivano al suo passato o al suo futuro o vedevo le persone che avevano a che fare con lui, infine aure lampeggianti di vari colori sopra la testa e le spalle delle persone.
I fenomeni non furono molti nel tempo, furono di tipo diverso, tattile, olfattivo, mentale, fisico, sonoro.. non si confondevano con i sogni, potevo riconoscere la loro irrealtà anche se avevano una loro durata percettiva. Erano in genere fenomeni molto brevi salvo una allucinazione lunghissima che durò sei ore, non si somigliavano tra loro, non dipendevano da un apparente stato di malattia o di alterazione per droghe, alcool ecc., spesso mi spaventavano per cui ero la prima a disconoscerne la realtà e non erano da me provocati in alcun modo. Restarono qualcosa che non sapevo razionalizzare, accettare e di cui avevo un sano terrore.

In un primo momento, avendo a disposizione solo l’ipotesi della schizofrenia e temendo diagnosi cliniche restrittive che mi avrebbero emarginato socialmente, ho avuto a disposizione come spiegazione alternativa solo il vasto settore del paranormale, dove quei fenomeni sembravano essere noti, senza scomodare la patologia, e si mostravano in modo simile a un numero incredibile di persone che ne discuteva come di esperienze possibili e normali. Certe persone avevano avuto queste esperienze dalla nascita e ci erano abituate, altre ne erano stati travolte dopo un infarto o una morte improvvisa da cui erano tornati indietro, alcune avevano vere e proprie ‘specializzazioni’ in campi precisi e ne avevano fatto addirittura delle professioni.
Io cercai di contattare questo genere di soggetti per anni per capire quali analogie avessi con loro e se la mia fosse una patologia, oppure, come molti affermavano, se mi si fossero aperte capacità percettive paranormali, che la scienza non ha ancora capito e definito e che non richiedono necessariamente una causa patologica.
Così per anni contattati e studiai medium, sciamani e guaritori e lessi ogni sorta di libri sul paranormale, imparando molte cose su culture antiche e straniere, sugli uomini medicina, i santoni, gli stregoni, l’esoterismo, l’alchimia.. e tutto quel mondo che ogni cultura possiede e manifesta a lato delle scienze ufficiali.
Intanto la curiosità sulla mia persona dilagava in tutta Italia e portava a casa mia un fiume di persone che volevano partecipare a qualcosa che sembrava loro strano e affascinante, qualcosa che è molto frequente e comune nelle culture antiche ma che viene emarginato come anomalo e bizzarro nella civiltà attuale.
La società di parapsicologia di Bologna mi chiese se volessi essere studiata come sciamana naturale, ma mi rifiutai, non ritenendo di saper produrre fenomeni a comando in un laboratorio di analisi. La televisione, che ha i suoi canali informativi, mi telefonò due volte offrendomi di partecipare a programmi vari ma mi ritrassi con ribrezzo dalla cosa.
In particolare la mia capacità di leggere il futuro doveva essere di buona qualità e aveva dei riscontri, visto che mi portava in casa persone da ogni dove, che verificavano poi nei fatti quello che dicevo loro, mandandomi altri visitatori. Questa processione durò finché di colpo e per caso non riuscii a tornare alla normalità precedente, interrompendo i fenomeni allucinatori, dopo di che dissi a tutti che ero ‘guarita’, che non vedevo e non sentivo più nulla di strano, e così, quel flusso dovuto al passaparola come di colpo era cominciato, di colpo finì. E mi ritrovai, come certi pazienti di Sacks, tornata alla normalità ma vuota di quel ricco mondo straordinario e rutilante che mi aveva accompagnato per 29 anni e quasi orfana delle allucinazioni perdute.

Ora vi racconterò, secondo la fisiopatologia razionalista di Sacks, qualcuna delle cause patologiche che possono produrre allucinazioni, perché è bene sapere che esistono e non spaventarsi se arrivano, ma vi dirò anche una cosa che Sacks non ha mai spiegato. Io ebbi, in questo nuovo orizzonte che mi si apriva, una capacità che nelle mie ricerche presso personaggi bizzarri non ho mai trovato. Se tra le persone presenti ce n’era qualcuna che aveva capacità particolari simili alle mie anche solo potenziali, senza che io parlassi delle mie allucinazioni, quella vedeva e sentiva le stesse cose che vedevo e sentivo io. E questo contrasta un po’ con quello che dice Sacks o che dicono i neurologi in genere, e cioè che le allucinazioni sono soggettive, perché questa alterità dava una sostanzialità molto oggettiva alle mie percezioni, le mostrava come reali, solo appartenenti a una realtà più grande in cui io facevo entrare anche altri, come se la mia mente funzionasse da antenna, uno strumento di amplificazione sensoriale che funzionava per contiguità. Ovviamente io non so spiegare questo fenomeno. Per cui, posso solo sperare che esca un altro libro che spieghi le allucinazioni partecipate, e, fino a quel momento, terrò per me dubbi e ipotesi, trovando la mia unica certezza nel credere che non si può esser mai certi di nulla. Gli scienziati spiegano le allucinazioni collettive (per esempio una folla che crede di vedere due sfere solari o la Madonna) come stati indotti da forti emozioni. Le Bon ne parla per spiegare anche le induzioni delle masse, che Hitler, per es., produceva, ma non credo ci sia in questo nulla di somigliante alla calma di un incontro in un comune salotto e al visitatore non avvertito che vede passare una creatura fantasmatica nella stanza e ne chiede spiegazioni, scambiandola per reale e chiede: “Chi è quell’uomo (o quella donna) che passa?” Queste persone che, improvvisamente e senza avviso alcuno, si trovavano a dover partecipare a esperienze paranormali, potevano trovare il fenomeno divertente o eccitante, alcuni le accoglievano come corpi reali e io potevo solo appurare con domande se quello che percepivano era lo stesso che percepivo io, sapendo che reali non erano. La cosa era ancora più interessante se capitava a più di una persona nello stesso momento, mentre mi domandavano con curiosità e stupore chi era la persona che si era aggiunto a noi. Ma, capite bene, che in questi casi le ipotesi cliniche di Sacks non funzionano più. Nondimeno i suoi libri restano con tutto il loro interesse. Bisogna solo accettare il fatto che anche il neurologo più bravo ha una zona grigia dove la sua scienza non riesce a penetrare.

Se io ho creduto per lungo tempo di essere affetta da schizofrenia, il libro di Sacks mi avrebbe aiutata proprio perché le sue ipotesi evitano proprio di parlare della schizofrenia come di altre patologie psichiatriche. Sacks si occupa invece delle psicosi organiche, per cui il suo libro è rassicurante. Purtroppo il malato di allucinazioni anche nei nostri tempi corre il rischio di essere diagnosticato come schizofrenico e di essere curato come tale per il solo fatto di avere dei fenomeni allucinatori, mentre la sua patologia può essere diversa. Ma, per capire la patologia di una persona, occorrerebbe conoscere meglio quella persona e saperne anche di più delle scienze ufficiali. L’analisi dei soli sintomi non basta a formulare una diagnosi. L’essere umano è ben più complesso del riduzionismo di qualsiasi scienza che fidando troppo in se stessa rischia di farlo apparire come quel quadro surrealista dove una macchina da cucire e un pesce stanno sul tavolo di un obitorio.

Scrive Sacks: “Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita. Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce un racconto e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità. Ognuno di noi è un racconto peculiare, costruito di continuo, inconsciamente da noi, in noi e attraverso di noi- attraverso le nostre percezioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni; e non ultimo il nostro discorso. L’uomo ha bisogno di questo racconto interiore continuo, per conservare la sua dignità e il suo sé.

Il pessimo medico, il cattivo scienziato, è chi tradisce la dignità della persona, calandola nei suoi sintomi e riducendola a quelli, ignorando la sua storia, trasformando l’umano in un manichino. Questo, Sacks, non lo fa mai.

Un organismo, e soprattutto un organismo umano, deve creare un mondo, oltretutto reagendo a specifici stimoli. Un cane vive nel mondo di un cane, un pipistrello in quello di un pipistrello. Le esperienze conducono a un mondo, e allo stesso tempo sono definite da esso. Henry James una volta disse che le avventure accadono solo a coloro che sono in grado di raccontarle. Quindi, per una mente creatrice di avventure, queste ultime accadono; il mondo, in realtà, consiste in larga misura di avventure. Creiamo uno spazio interiore in cui possiamo muoverci in modo relativamente facile con l’immaginazione e il sentimento. Esiste una notevole libertà di azione… Anche se, quando si è depressi, si perde tale libera volontà e si ha la sensazione che nessuno la possieda. Esiste un bel passaggio, nelle Meditazioni di Cartesio, in cui egli guarda fuori dalla finestra e, vedendo le persone sotto di lui, afferma: “Sembra che esse abbiano volontà e libertà di scelta, ma come posso sapere se non sono ingegnosi burattini o parti del meccanismo di un orologio?”. La volontà è essenziale per definire un organismo e la consapevolezza.”

Ecco, io credo che la specificità di Sacks sia quella di considerare i suoi pazienti come delle ‘avventure’, rimanendo in grado, anche in quanto medico, di guardarli come persone, in grado di intendere e di volere, di sentire e di soffrire, e osservandoli con una grande meraviglia come opere d’arte. Ma quando parti del nostro cervello creano mondi che in realtà non ci sono, ci chiediamo dove siano finite la nostra libertà e la nostra consapevolezza. Siamo noi eppure non siamo noi, è il mondo eppure non è il mondo. E tuttavia mai come in quei momenti il cervello dell’uomo assomiglia a un dio creatore. Sacks ha l’intuizione di questo e arriva ai livelli più alti a cui può arrivare una mente totalmente razionale, che non è stata soccorsa in tutto il corso della sua vita da una percezione paranormale. Sarebbe interessante che uno scienziato attento e sensibile come Sacks studiasse non solo persone catalogate come malate ma medium, sensitivi o veggenti per capire cosa succede nel loro cervello, ma temo che la sua impostazione clinica non gli permetterebbe di vedere in loro altro che soggetti affetti da patologie, mentre io mi chiedo dove siano i confini tra una persona dotata di modificazioni di coscienza e un malato cerebrale.
Credo che ognuno di noi abbia dei limiti cognitivi e non capisco la priorità tra questi e i suoi preconcetti e quale sia tra i due poli quello che inficia l’altro, ma mi rendo conto che per una persona abituata ad usare la propria razionalità positiva in un certo modo e a valutare tutto sola in funzione di quella, l’aggiunta della sola sensibilità non è ancora sufficiente a produrre una visione allargata dei fenomeni, anche se è una buona integrazione al giudizio umano che può derivarne.
Scrive Sacks:
Nella prima guerra mondiale ci fu un giudice che subì una grave lesione al lobo frontale: essa lo rendeva incapace di provare emozioni, ma non colpiva le sue facoltà intellettuali. Si sarebbe potuto pensare che ciò avrebbe fatto di lui un giudice migliore, invece egli abbandonò il seggio, dicendo che, poiché non era più in grado di comprendere o immaginare i motivi degli altri, non si riteneva adatto a quel lavoro. Aveva un intuito raro.”
Oliver Sacks capisce benissimo che la sola impostazione scientifica non basta e la integra con l’intuizione e la visione artistica. Manca ancora quel punto in più che Jung aveva e che porta ad oltrepassare anche l’intuizione, la sensibilità o la visione ‘artistica’ del mondo per una funzione ancora superiore, che è ‘l’apprensione diretta’.
Il mistico Bohme fu colpito dallo scintillio di un raggio di sole su un piatto di peltro e ‘immediatamente’ vide Dio. Uscì all’aperto, ‘capì’ immediatamente le piante come se ognuna gli trasmettesse le proprie virtù curative e divenne un guaritore che usava le proprietà terapeutiche della natura. Similmente nell’uso rituale dell’Ayahuasca il fedele ‘comunica’ direttamente con lo spirito della pianta che gi fa da ‘maestro’, gli insegna il suo uso terapeutico gli mostra lui stesso e i suoi problemi sotto forma di visioni e gli dice come guarirne. Ovviamente non ci si può aspettare questo da uno scienziato moderno. Siamo qui in un percorso ‘magico’ che ha a che fare con l’alchimia, cioè con la visione partecipativa di un mondo di energie intercomunicanti, in cui la conoscenza diretta si fa trasformazione. Questo è il limite, ovvio e comprensibile di Sacks, che resta, tuttavia, nel suo ambito, il meglio che ci possiamo aspettare. La differenza enorme e insuperabile tra un ‘curandero’ e un medico credo che sia che il primo partecipa da dentro all’energia del suo paziente, e il secondo, per quanta sensibilità e buona volontà abbia, resta fuori. Nel primo non c’è o può esserci solo in scarsa misura una trasmissione da ‘energia e energia’. Malgrado ciò apprezziamo Sacks e gli siamo riconoscenti per la sua impostazione medica col paziente, visto con amore e meraviglia come ‘opera d’arte’. Anche questo è un passo avanti in quella che lui chiama ‘consapevolezza’.

Ci sono dei momenti in cui si è più sensibili, in cui il proprio intuito è più vasto e profondo. Uno dei poteri dell’arte è rendere più grande e profonda, in modi diversi, la consapevolezza di una persona, che si tratti di consapevolezza estetica, morale o mistica. Questa è una funzione anche della scienza e della filosofia: favorire forme di consapevolezza intellettuale più ampie e profonde. Una persona ha degli stati d’animo, o degli umori, nei quali la consapevolezza sembra espandersi e farsi più comprensiva, accogliente, generosa, sensibile e anche particolareggiata, mentre in altre occasioni sembra restringersi. L’educazione andrebbe considerata come educazione della consapevolezza, e non solo come l’insegnamento delle varie professioni”.

William James pensava che le droghe, compreso l’alcool, fossero mistagogiche, e certamente l’espressione “espansione di consapevolezza” era molto in voga negli anni sessanta. Anche la perdita e il dolore possono espandere la consapevolezza. Ho scritto la maggior parte di ‘Risvegli’ subito dopo la morte di mia madre. Tutti i tipi di esperienza possono espandere la consapevolezza, e forse in questo c’è un elemento mistico.”

Quando stavo in Sudafrica, ho incontrato un mio quasi omonimo, un uomo chiamato Albie Sachs (poi abbiamo scoperto che i nostri nonni venivano dalla stessa regione della Lituania). Egli è un grande amico di Nelson Mandela, e come lui ha vissuto moltissime esperienze: quando cercarono di assassinarlo, ha perso un braccio. Ma, come Mandela, egli è completamente privo di amarezza o risentimento. La sua presenza mi incuteva timore reverenziale. Avevo la sensazione di trovarmi di fronte un genio morale, un essere straordinario, con una consapevolezza… una coscienza morale trascendente ed espansa. E semplicemente camminando con lui, penso di avere assorbito qualcosa, così come quando, passeggiando con una persona molto sensibile e poetica, si comincia a condividerne la visione per un po’. E forse qualcosa resta anche dopo.”

Le allucinazioni possono comparire anche una sola volta nella vita di una persona, o abbracciare un intero arco di esistenza o scattare a comando quando si precostituiscono certe condizioni, come l’aura che precede l’attacco epilettico, o dipendere da infiammazione di precise zone del cervello, e rientrare nel Parkinson o nell’Alzheimer. Sono più frequenti negli anziani. In Olanda, Roberto Teunisse e i suoi le riscontrarono nel 15% dei 600 pazienti esaminati. Possono essere di ogni tipo: odori persistenti spesso sgradevoli, note musicali o interi spartiti, lettere dell’alfabeto, alter ego o doppi di sé, figure misteriose, suoni o musiche, persone, scene spesso sfarzose, percezioni fisiche presenti o assenti. Ci sono allucinazioni legate a problemi degli occhi, altre del cervello. A volte il soggetto si rende conto che esse non sono reali, a volte attribuisce loro un tale senso di realtà da restare confuso. Può capitare che le immagini si moltiplichino. Ci sono allucinazioni piacevoli e divertenti come interi spettacoli, come quella della CBS (malattia del metabolismo), che sono bizzarre e fantastiche. A volte si trovano terapie che le fanno sparire. A volte il malato stesso è affascinato dalle proprie allucinazioni e non vuole perderle, gli fanno compagnia o lo divertono. Ma ci sono casi in cui sono ossessive e perturbanti.
Frequenti i motivi geometrici che, come i mandala, sembrano una produzione specifica di certi recettori cerebrali, appaiono sotto l’assunzione di certe droghe, e sono anche causa di produzioni artistiche etniche simili in tutto il mondo. Kluver parlava di 4 forme costanti: reticoli, spirali, ragnatele e tunnel.
Spesso le allucinazioni sono fortemente colorate, e interessanti anche nei minuti dettagli, anche con colori solitamente inesistenti, ce ne sono che si muovono e anche parlano, e altre che sono piatte, statiche e in bianco e nero. A volte le figure o le scene sembrano avulse dal soggetto che le percepisce, a volte, più raramente, hanno rapporti con lui. Nel caso di pazienti anziani affetti da demenza, dall’Alzheimer per es., la capacità di distinguere i fenomeni allucinatori dalla realtà è molto bassa.
Capita che il soggetto riesca ad avere una vita normale malgrado le sue allucinazioni, che le tenga nascoste e non ne parli ad altri, ma ci sono casi in cui esse interferiscono in modo pericoloso sulle sue azioni (per es. Zelda non guida più perché potrebbe vedere la strada che si biforca di colpo o che qualcuno le salta sul cofano).
Nella sindrome di Charles Bonnet (degenerazione della macula o anomalia della corteccia occipitale) si producono dei veri teatri con figure in movimento, scene movimentate ecc. che possono anche essere la fonte di vere produzioni teatrali, poesie, romanzi..
Queste visioni possono insorgere anche in persone cieche (nella mia esperienza con l’ayahuasca c’era un cieco che dopo aver bevuto il succo, faceva delle facce con gli occhi chiusi come se vedesse cose piacevoli o spiacevoli). Essendo un fenomeno interno, le allucinazioni non hanno bisogno di organi di senso particolari o di stimoli esterni. Anzi si hanno allucinazioni anche in persone in situazioni di deprivazione sensoriale (prigionieri in isolamento al buio). Il cervello non ha bisogno di ricevere input percettivi, se li produce da sé. Negli anni ‘60 si fecero molti esperimenti di deprivazione, immergendo i soggetti in vasche di acqua calda al buio o mettendo loro delle bende. Queste camere di immersione producevano stati alterati di coscienza in cui si perdevano le proprie coordinate corporee. Le scene apparse avevano colori molto intensi e luminosi. La deprivazione sensoriale, entro pochi minuti, sembrava aumentare l’eccitazione di certe aree della corteccia, producendo immagini. Ma l’area che produce le allucinazioni è diversa da quella dell’immaginazione.
Un risultato analogo si ha con stimoli monotoni e ripetuti, come certi canti rituali e mantra, o suoni monotoni di tamburi. Anche un mare sempre piatto può produrre allucinazioni nei marinai, come la ripetizione di una strada piatta e uguale ne fornisce ai camionisti.
Una caratteristica comune a queste immagini è di non avere alcun significato. Sono immagini in libertà.
Ma quando le deprivazioni sensoriali o le situazioni di stress avvengono in un contesto rituale, si può avere un carattere mistico collegato ad un preciso culto (si pensi ai riti di passaggio dei nativi americani).
Le allucinazioni più rare sono quelle olfattive, non tutti infatti hanno una capacità evocativa legata agli odori. Un tempo questa era sviluppata nei medici che riuscivano a individuare dall’odore l’urina dei diabetici o un accesso polmonare putrido. Gli anosmatici perdono l’uso dell’odorato e di conseguenza parte dell’olfatto. Noi non ci pensiamo ma una vita senza odori o sapori è molto impoverita. Mio marito aveva perso entrambi i sensi dopo l’asportazione della laringe, eppure dopo un po’ cominciò a dire che sentiva qualche odore, in genere odori strani, come di copertone bruciato. Ma il suo amato odore di tartufi non tornò mai più.
Gli odori fantasma fanno seguito spesso a sinusiti infettive e a traumi cranici e a volte sono associati ad emicrania, Parkinson, epilessia, stress…

C’è infine la schizofrenia vera e propria che si cominciò a curare ai primi del 1900 nel grande ospedale psichiatrico svizzero di Burgholzli, dove lavorò anche Jung, e dove il suo superiore fu inizialmente Eugen Bleuler, uno psichiatra umano e attento ai suoi malati. Sotto la sua guida, Jung prese ad osservare le ‘voci’ udite dai pazienti, per cercare in esse il filo rosso che lo guidasse nella malattia mentale. Bleuler diceva che “le voci erano importanti perché indicavano le aspirazioni dei malati, i loro stati mentali, i loro deliri”. Capitava che le voci fossero localizzate in una parte del corpo. Quasi tutti gli schizofrenici sentono le voci, ma la maggior parte di chi le sente non è schizofrenico.
Anche persone sane e normali possono avere avuto nella loro vita l’impressione che ci fosse qualcuno nella loro camera o che qualcuno le toccasse. In genere si ha la tendenza a non raccontare queste cose ma la percentuale di chi sente voci è molto alta. Sentire voci non è affatto raro o insolito.
Ovviamente nel mondo antico a questi fenomeni si dava una lettura diversa. Le voci provenivano dagli dei e portavano messaggi o ordini o predizioni. Solo verso la metà del 1700 si localizzarono delle zone del cervello che ne erano ritenute le cause.
Ognuno di ha una specie di discorso interiore continuo che è il proprio pensiero, ma a molti è capitato di sentire una seconda voce in situazioni di grande pericolo o stress, che incoraggiava a superare la prova o dava indicazioni utili a salvarsi, come una specie di angelo custode.
Io ho fatto l’esperienza con l’ayahuasca e per tutta la settimana successiva ho sentito una doppia voce interna che mi aiutava con brevi incitamenti ad essere migliore: “Sii paziente!”; “Questo non lo dire!”; “Cerca di fare dei complimenti!”; “Guarda quella persona con simpatia!”; “Sii più gentile!”: “Abbraccialo!”.. poi la doppia voce è scomparsa. Ma scalatori, rocciatori, viaggiatori in luoghi impervi hanno spesso sentito questa voce che li ha salvati in situazioni di grande rischio.
Ovviamente questo tipo di voce è nettamente diversa dalle voci della schizofrenia che invece possono ordinare al soggetto di uccidersi, di farsi del male o di farne a persone di famiglia. Voci salvifiche sono spesso raccontate da chi è stato sul punto di uccidersi e la voce l’ha salvato in estremis.
Ci sono infine le allucinazioni musicali che possono anche essere molto complesse e persistenti e in genere scompaiono quando si cura la malattia relativa: ictus, tumori, aneurismi, malattie infettive, disturbi tossici ecc.. Queste musiche possono essere lievi e sopportabili o anche molto alte e invasive. Spesso terrorizzano il soggetto, compaiono e scompaiono d’improvviso, possono essere anche prodotte da una situazione di ilarità. Molti le trovano tormentose, alcuni imparano a conviverci.
Il famoso saggio di Parkinson che dette nome alla malattia è del 1817, individuava un male che colpisce movimento e postura ma lascia intatti sensi e intelligenza, ma per 150 anni non ci si occupò delle allucinazioni parkinsoniane, anche se un terzo dei pazienti le manifestava.
Su questi malati Sacks scrisse ‘Risvegli’, parlando della sua cura con L-dopa che scatenava le allucinazioni. Una paziente cuciva un copriletto fantasma, un’altra vedeva auto che la investivano e anche facce che la terrorizzavano.
Un artista parkinsoniano trovava giovamento nel ballo e quando andava in discoteca vedeva gli altri coprirsi di tatuaggi, ma come artista trovava l’esperienza affascinante.
Le varie visioni possono essere varie e interessanti: scene complicatissime ed esotiche, personaggi vestiti in modo sfarzoso, cani che saltano sul tavolo, monumenti inesistenti, piste di pattinaggio fitte di persone, lunghe storie come sogni affascinanti e bizzarri.
C’era una simpatica signora postencefalica che vedeva scene bucoliche in cui stava sdraiata al sole su un prato o si lasciava cullare dalle acque di un bel ruscello. Ma come prese L-dopa cominciò a ricevere le attenzioni affettuose di un signore molto gentile anche se fantasmatico e ne fu molto contenta. Quando i parenti venivano a trovarla, dopo un po’ li congedava perché “aspettava visite”, e così si intratteneva con suo amico allucinatorio che veniva a visitarla e a corteggiarla tutte le sere.

L’essere umano – dice Sacks – non ha bisogno solo di mangiare, bere e dormire. Abbiamo bisogno anche di trascendenza, estasi, evasione. Vuole anche spingersi oltre se stesso. Vuole viaggiare in altri mondi e trascendere la realtà immediatamente circostante. E’ bello anche avere momenti d’estasi che rendano più sopportabile la consapevolezza del tempo e della mortalità. Cerchiamo una vacanza dai vincoli, interno ed esterni, cui siamo soggetti: una percezione più intensa del qui e ora, della bellezza e del valore del mondo in cui viviamo”.
Molti hanno cercato questa evasione con sostanza psicotrope.
William Jones cercò la trascendenza col protossido d’azoto e scrisse che attorno alla coscienza ordinaria ci sono altri tipi di coscienza che convergono a un significato mistico: “E’ come se tutti gli opposti del mondo tendessero a una ‘riconciliazione’, un’unità dove tutto si fonde”.
Attraverso l’arte, la religione, la filosofia, molti tendono ad avere intuizioni di immortalità. Ma ci sono sostanze chimiche che abbreviano il processo, in quanto stimolano precisi recettori cerebrali. Ogni cultura ha usato sostanze psicotrope per avere queste visioni mistiche e queste intuizioni di infinito, e le ha usate in modo sacramentale (come le tribù amazzoniche hanno fatto con l’ayahuasca o i greci antichi facevano con l’oppio, o le genti tolteche hanno fatto col pejote).
Ci sono circa 900 piante psicotrope al mondo e da migliaia di anni i popoli le hanno usate a fini mistici. Lo sciamanesimo, che è un fenomeno presente ovunque sulla Terra, ha sempre fatto uso di sostanze psicoattive, che inducono un senso di piacere, o addirittura l’estasi.
Queste piante contengono degli agenti psicoattivi che interagiscono con i sistemi neurotrasmettitori e i recettori presenti nel nostro cervello.
L’Europa dopo il 1840 vide la moda dell’hashish, 50 anni dopo fu la volta del mescal, che dava esperienze più ricche e coerenti e trasportava in universi mistici di bellezza e significato ultraterreni, poi fu la volta dell’LSD e si coniò il termine ‘psichedelico’. Daniel Breslaw negli anni 60 fece uno studio universitario sulla psilocibina. Aldous Huxley “si concentrò sulla trasfigurazione del mondo visivo, sul suo essere investito di significato e di luminosa, divina bellezza”.
Huxley paragonava queste esperienze con le droghe a quelle dei grandi visionari o artisti. I suoi testi “Le porte della percezione” e “Paradiso e inferno” sono emozionanti.
La psicolicibina produceva una sinestesia, mescolanza di sensi diversi. Ogni esperienze stava a sé, le esperienze erano diverse per soggetti diversi, o anche per lo stesso soggetto in momenti successivi. Si studiarono la cannabis, la mescalina ecc., notando come il tempo sembrasse espanso o contratto, le percezioni fossero estreme ecc.

Ma ci sono allucinazioni prodotte per es. dall’emicrania che fanno variare enormemente la luce. Il momenti precedente l’insorgenza del dolore si chiama ‘aura’ e può essere accompagnato da allucinazioni luminose, per il passaggio di un disturbo elettrico a forma di onda nel cervello e l’apparire di forme e disegni.
L’autore di Alice nel Paese delle meraviglie, Lewis Carroll, soffriva di emicrania e forse furono proprio le visioni prodotte dal male a suggerirgli le alterazioni di forme e dimensioni descritte nel suo libro. Ci sono persone che 30 minuti prima dell’insorgere dell’emicrania avvertono anche forti odori, pane tostato, sigari, burro di arachidi o qualsiasi altra cosa. Possono esserci anche visioni, alcune ripetute e sempre uguali. Un uomo per es. vedeva sempre sbucare da un tombino un operaio con un casco protettivo bianco con la bandiera americana. Un altro vedeva un occhio gigantesco formato da migliaia di topolini celesti.
Sacks dice che furono proprio le sue visioni emicraniche a spingerlo a studiare neurologia.
Anche nell’aura emicranica compaiono le strutture geometriche colorate che si vedono col mescal, come se esse “fossero incorporate nell’architettura stessa dei sistemi visivi del cervello. L’attività di milioni di cellule nervose può produrre motivi complessi e in continua mutamento. Le forme allucinatorie sono dunque universali fisiologici dell’esperienza umana. Ecco perché stiamo così attenti alla regolarità e che le nostre arti decorative sono piene di motivi geometrici (o mandalici).. le mattonelle, i mosaici, i disegni sulle tende, i motivi dei tessuti… Alcuni di questi motivi ci sembrano famigliari perché sono gli stessi che appaiono prima delle emicranie o in situazioni simili di eccitamento cerebrale. Questi motivi si ripetono identici da migliaia di anni, nell’arte islamica, negli elementi decorativi dell’arte classica o medievale, sulle cortecce d’albero degli aborigeni australiani, nei tratteggi incrociati delle pitture rupestri, sui vasi, negli intrecci di paglia, praticamente dappertutto. L’arte nasce dall’autorganizzazione spontanea del nostro cervello ma si ripete poi in natura, nei cristalli di neve, nei vortici d’acqua, nelle reazioni chimiche, nei cristalli…”.
E dunque arte, natura e cervello si corrispondono.

Tra le cause delle allucinazioni c’è anche l’epilessia. Gli attacchi sono prodotti da una scarica elettrica anomala nel cervello che porta a scatti violenti e senza controllo, perdita di conoscenza ecc. Durante un attacco, il paziente descrisse una parte di sé che si staccava e guardava se stesso da fuori. Fino al 1930 gli epilettici furono ritenuti incurabili o si usò su di loro la chirurgia.
Dostoevskij che soffrì di epilessia soprattutto dopo i 40 anni quando tornò dal suo esilio in Siberia, ci parla delle sue ‘crisi estatiche’ con gioia trascendente. La moglie narra che quando era preda del ‘grande male’ lanciava un urlo terribile e poi cadeva a terra incosciente. Molti di questi attacchi erano preceduti o sostituiti da un’aura estatica. Per lui queste esperienze erano sovrumane e lo mettevano a contatto con Dio. “Tutti voi che siete sani non riuscite minimamente a capire che felicità ci possa essere.. non so se questo senso di beatitudine duri secondi, ore o mesi, ma, credetemi, non cambierei tutte le gioie della vita con quello stato assoluto di felicità!”.
Dostoevskij presenta nell’’Idiota’ una crisi epilettica del principe Myskin: “In quell’attimo che aveva la durata di un lampo, la sensazione della vita e il senso dell’autocoscienza sembravano decuplicare di forza. Il cuore e lo spirito si illuminavano di una luce straordinaria. Tutti i dubbi, tutte le ansie e le agitazioni sembravano acquietarsi di colpo, si risolvevano in una calma suprema, piena di armonica e serena letizia, di speranza, di ragionevolezza e di penetrazione suprema.”
L’ultima parte della vita di Dostoevskij fu il suo periodo di massima creatività; egli ebbe molte aure estatiche con grandi rivelazioni della verità suprema e straordinarie e progressive modificazioni della sua personalità. Era come se avesse due personalità una razionale e una mistica e quella mistica prendeva il sopravvento sull’altra.
I medici hanno constatato che chi ha crisi estatiche da epilessia del lobo temporale desiderano altre crisi e cercando di indursele (ma anche Maometto era epilettico e dalle sue visioni nacque una grande religione).
Le allucinazioni epilettiche somigliano alle allucinazioni di comando delle psicosi. E’ difficile resistere specie quando appaiono come rivelazioni divine.

Fu il caso di Giovanna d’Arco. E’ davvero incredibile come una pastorella figlia di un contadino e senza alcuna istruzione abbia potuto infiammare e influenzare migliaia di soldati portandoli in una grande guerra contro gli Inglesi per cacciarli dalla Francia.
Ovviamente non è affatto facile fare una diagnosi medica basandosi sulla sola leggenda e sugli atti del processo. La diagnosi attuale dei neurologi scarta ovviamente l’ipotesi di San Michele Arcangelo e insinua che Giovanna soffrisse di epilessia del lobo temporale con aure estatiche.
Giovanna ebbe visioni e sentì voci dall’età di 13 anni, esse duravano pochi secondi, una Voce accompagnata da una grande luce le ripeteva che doveva andare in Francia. Il comando si ripeteva due o tre volte ogni settimana. Le ordinava di togliere l’assedio attorno alla città di Orleans. Ma lei era una ragazzina che nulla sapeva di armi e di battaglie. All’inizio le Voci la spaventarono poi le dettero gioia e il senso di una grande missione. Giovanna era una persona semplice e modesta, eppure fu in grado di liberare la Francia dagli Inglesi. E’ piuttosto raro che chi ha epilessia del lobo temporale abbia crisi mistiche, ma questo fu probabilmente il suo caso.
Le crisi estatiche scuotono una persona nelle fondamenta della sua fede e nella sua visione del mondo. “Può darsi che il senso del sacro faccia parte della natura umana. Noi possiamo anche trovare nel cervello una zona specifica da cui potrebbe nascere, ma nulla ci spiegherà il valore, il significato o la funzione di tali emozioni, né dirà niente sulle narrazioni o sulle credenze che a partire da esse si possono costruire”.

Sacks si sofferma poi su quel tipo di allucinazioni che sorge in prossimità del sonno. Si chiamano ipnagogiche se vengono poco prima di addormentarci, e ipnopompe se vengono dopo. Cominciano ad essere studiate verso il 1950 con Peter Mc Kellar che analizzò il corpo studentesco dell’Università di Aberdeen, confrontando queste allucinazioni con quelle indotte dalla mescalina. C’è chi ha allucinazioni visive e auditive (campane, campanelle, animali…). C’è chi si addormenta sentendo musiche bellissime. Chi si sveglia con l’impressione che accanto al suo letto ci sia qualcuno.
Le immagini ipnopompe non sono avvertite come reali né proiettate nel mondo esterno.. Gli scienziati parlano di reti cerebrali in default che generano immagini. E’ come se la corteccia visiva facesse un gioco di permutazione senza alcuno scopo o significato, in modo casuale. il che dà il senso di libera creatività del cervello, mentre i sogni hanno una loro storia, coerenza e continuità. Ma quando le visioni appaiono con gli occhi aperti, si entra nella sfera delle allucinazioni vere e proprie perché le immagini sono proiettate nello spazio esterno e sembrano reali. Nascono da qui le storie su angeli e demoni, spiriti e fantasmi.
Una storia a parte sono gli incubi, ‘nightmare’, parola che indica una donna demoniaca che soffoca i dormienti stendendosi sul loro petto. Negli incubi il soggetto addormentato è preda di una paura tremenda da cui vorrebbe scappare ma non può sentendosi paralizzato.

Ci sono infine menti tormentate da traumi del passato che ritornano ossessionando il soggetto in modo compulsivo. Può trattarsi di una persona cara perduta, un luogo amato verso cui abbiamo una cocente nostalgia, il terrore di qualcosa che ci è successo, uno schiacciante senso di colpa per qualcosa di male che abbiamo fatto. Tutte le letterature sono pervase da queste storie: Amleto che vede il fantasma del padre, la moglie di Macbeth che lava continuamente le proprie mani sporche di sangue… L’allucinazione può essere significativa e portatrice di una grande emozione. La morte di un coniuge molto amato e con cui si è a lungo vissuti può riportare ai nostri occhi la sua immagine terrena, la sua voce o il suo profumo (due volte io sentii il profumo del dopobarba Atkinson di mio marito).
W. D. Rees medico gallese intervistò 300 persone che avevano perso il coniuge di recente e la metà aveva avuto allucinazioni sul defunto. Queste potevano durare anche anni ed erano molto importanti per l’elaborazione del lutto e di grande conforto.
Ma ci possono essere anche allucinazioni tremende da stress che fanno riemergere episodi traumatici del passato, incidenti, guerre, prigionie, stupri, torture… Tutte queste situazioni terribili possono comportare sindromi post traumatiche che possono durare anche degli anni. In particolare sono persistenti e intollerabili le memorie di stupri subiti da bambini che possono rovinare intere vite.

C’è poi il caso dei bambini che hanno amici immaginari. Gli studiosi dicono che fino ai 7 anni i bambini non hanno modo di distinguere con sicurezza la fantasia dalla realtà e che in genere accettano di buon grado le allucinazioni non negative. Solo dopo i 7 anni le allucinazioni scompaiono.
E’ come se la natura integrasse in qualche modo mentale ciò che manca o ciò che è stato perduto o ciò di cui si ha bisogno.
Questo vale anche nello straordinario caso degli arti fantasma.

Nel settore allucinazioni Sacks mette anche le OBE, o esperienze extracorporee, l’impressione di levitare in aria, di uscire dal proprio corpo, di volare attraversando le pareti, di vedere se stessi da sopra, nulla di strano dentro culture particolari, come quella tibetana per esempio, ma Sacks pensa come uno scienziato americano moderno, anche se apprezza “l’immenso senso di libertà e di gioia, la sensazione di poter vagabondare a proprio piacimento nell’universo”. Sacks non parla certo di corpo astrale ma di stimolazioni particolari della corteccia. Le stesse produrrebbero anche il senso del proprio doppio, una figura identica a noi che ci può accompagnare nella nostra vita.
Nel caso dell’arto fantasma, invece, colui che è stato privato di un braccio o di una gamba, continua ad avere l’impressione di averlo. L’arto mancante è come se ci fosse ancora, può fargli male, prudergli, paralizzarsi, avere un crampo.. Quando il soggetto viene munito di una protesi, l’arto fantasma ci scivola dentro come in un guanto. Abbiamo il caso di un pianista privato di un braccio che suonava come se avesse ancora entrambe le mani e sentiva tutte le dita come prima. Sembra che col tempo questi arti fantasma si restringano; la mano del braccio mancante, per es,. sembra attaccarsi alla spalla.
Il dottor Ramachandran inventò una costruzione che doveva ingannare il cervello: una semplice scatola di legno oblunga con i fori destro e sinistro separati da uno specchio così che il soggetto muovendo un braccio aveva la sensazione di veder muovere anche quello mancante. In questo modo il medico poteva ordinare alle due mani o alle due braccia o gambe di fare lo stesso movimento e correggere così dei dolorosi crampi.

L’ultimo caso trattato riguarda la sensazioni che ci sia qualcuno alla nostra destra o sinistra o dietro di noi, specie se siamo al buio. E’ una sensazione che hanno anche gli animali, un senso primario per avvisare di un pericolo, ma che diventa, negli esseri umani più evoluti, una base biologica, forse, per avvertire la presenza di Dio.
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