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Saturday November 18th 2017

MASADA n° 1578 9-10-2014 UN PAESE A TESTA IN GIU’

MASADA n° 1578 9-10-2014 UN PAESE A TESTA IN GIU’

Viviana Vivarelli

Renzi vuol mettere il TFR in busta paga – Le truffe del Pd – Le tasse italiane sono tra le più alte del mondo – Motivi per cui non si investe in Italia – Ma fin dove vogliono arrivare i renziani? – Le prime crepe nel consenso a Renzi – Fuga dall’Italia. I giovani / Fotografia di una generazione in esodo- Condannato de Magistris; dovrà dimettersi da sindaco – Poteri forti: i bankster

Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi”.
William Shakespeare
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Per me, odioso, come le porte dell’Ade, è l’uomo che occulta una cosa nel suo seno e ne dice un’altra.” Omero (chissà che ne avrebbe detto Omero di uno come Renzi?)
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ATTACCO DELLA CEI A RENZI
Monsignor Galantino, segretario della CEI, rinnova i suoi attacchi a Renzi e rincara la dose, parla di ‘perdita della gente e di consenso’ di ‘attese tradite e soluzioni di corto respiro’, drogate dalla pubblicità. E’ un segnale di allarme e dice che il livello di guardia è vicino. Il Paese sta sempre peggio e non ne può più. La Chiesa sta dichiarando pubblicamente che il governo Renzi ha fallito. Ed è criminale che i media facciano finta di niente e non sottolineino le critiche della Chiesa di Bergoglio. Ormai essa è l’unica organizzazione territoriale che resta in Italia, vista la perdita di consenso di partiti e sindacati. Nunzio Galantino, capo della CEI, e dunque dei vescovi, dà voce a un’Italia tradita, rinnegata e amareggiata. In questo deserto di rappresentanza, la Chiesa parla al posto di chi soffre a causa di scelte politiche ed economiche sbagliate e segnala che il malessere sta crescendo. Anche questo Job Act imposto con la forza al Parlamento è indecente. E mettere il TFR in busta paga, visto che è il salvadanaio delle famiglie per i tempi grami della pensione o della perdita di lavoro, e spacciarlo per aumento dello stipendio è una beffa crudele. Su tali beffe si basa il governo di Renzi. Ma fino a quando?

Pierpaolo Farina: «Siamo un Paese così arretrato che D’Alema ha detto qualcosa di sinistra 18 anni dopo l’invito di Nanni Moretti».
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Leonardo di Caprio
Bersani: “Senza iscritti non è un partito”.
Renzi: “Infatti non lo è! E’ una ditta”-

RENZI PONE LA FIDUCIA SUL JOB ACT
Viviana Vivarelli

Con tutto il cuore, per l’amore che nutro per il mio paese, auguro a Renzi di cadere nel modo più rovinoso possibile e di trascinare nella sua caduta questa classe politica indecente e iniqua che ci porterà solo a un disastro peggiore dell’attuale e che non avrà pace finché non ci avrà fatto diventare come una repubblica sudamericana, ma temo, con un pessimismo ormai provato, che la presunta opposizione interna del Pd sia fatta di sciagurati senza coscienza esattamente come quella maggioranza imbelle e viziosa che segue passivamente le follie neoliberiste di Renzi, poltronisti a cui non frega niente di questo paese e di questo popolo e che per quella poltrona sono disposti a venderci tutto al peggiore governo di destra, un ‘poterismo’ autorefenziale che distruggerà progressivamente tutti i nostri diritti e le nostre tutele.
Visto lo stato miserando e esecrabile di questa casta di corrotti, non resta agli Italiani che cacciarli tutti, restituendo al popolo i suoi diritti e le sue tutele e aprendo l’Italia ad una democrazia sempre più diretta, universale, gestita assolutamente dal basso e con diritto di cacciare immediatamente ogni tentativo futuro di restaurazione delle vergogne attuali!
E’ senza fine il suicidio del Pd.
E non riguarda, come dicono certuni, la minoranza bolsa un po’ più a sx (si fa per dire) di Civati e Cuperlo né la minoranza conservatrice e osboleta dei D’Alema-Bersani ma proprio la maggioranza che segue bovinamente le assurdità antidemocratiche e antiitaliane di Renzi.
Se c’è qualcosa che Renzi sta rottamando assieme alla democrazia è proprio il partito in cui ha scelto di stare. Ormai siamo alla liquidazione finale di quello che fu il terzo partito comunista d’Europa, prima che il Renzi trionfante fondi, morto Berlusconi, il PR, partito di Renzi e basta.

MA QUALE CONSENSO? LE TRUFFE DEL PD
vv.
Tre milioni e mezzo di voti persi alle politiche. 400.000 tessere in meno. L’Unità fallita. Continuando questo trend, il prossimo anno il Pd non avrà più iscritti.
E così la sua riduzione a merchant bank sarà completa. (Vi ricordare come si arrabbiarono quando Travaglio li chiamò così?).

Scriveva un anno fa Travaglio: “D’Alema potrebbe essere per B un’ottima soluzione. Infatti D’Alema è quello che tutti sappiamo, l’uomo della bicamerale, una delle incarnazioni della casta, quello impicciato in varie vicende finanziarie che hanno contribuito a distruggere o a indebolire almeno il nostro sistema economico, si pensi solo alla privatizzazione a debito fatta per la Telecom nel 1999 con i famosi capitani coraggiosi, capitani senza capitali però che si fecero prestare i soldi dalle banche e riempirono la Telecom di debiti lasciandole come un colabrodo al successore. Era un gruppo di finanzieri, di raider, creato in laboratorio in quella che Guido Rossi chiamò la Merchant Bank dove non si parla inglese. Era Palazzo Chigi sotto il governo D’Alema con la fattiva collaborazione anche di Bersani e di altri geni della politica finanziaria di sx. Da allora poi abbiamo avuto il caso Unipol, il caso Monte Paschi, nei quali comunque un partito di cui D’Alema ha sempre conservato il pacchetto di azioni di maggioranza, ha la sua responsabilità quantomeno politica. Stiamo parlando di errori, tragedie a volte politiche, morali, parliamo di correttezza,di conflitti di interessi. Poi con Renzi tutto è andato in peggio.

Pasticcio Telecom
Pasticcio Monte dei Paschi
Mazzette Penati depenalizzate
20 miliardi dell’Ue spariti in Calabria con conseguente vendetta su de Magistris
Rete truffaldina di Genovese
Reati di Tedesco
Connivenza con FI sullo scudo fiscale
Mai fatta una legge sul conflitto di interessi, né una legge anticorruzione o sul’autoriciclaggio o sul falso in bilancio
120 piddini espulsi per critiche interne
Vergognoso patto del Nazareno
Sei miliardi in più di tasse
Truffa degli 80 euro
Finta abolizione delle Province
Finta abolizione del Senato
Legge Zanda per tentare di cacciare dal parlamento l’opposizione
Patto stato-mafia con vergognosa copertura di Napolitano
Veto alle intercettazioni
Costi della casta aumentati
Spaventosa legge Fornero, con l’età del lavoro più lunga d’Europa
Continua il blocco stipendio agli statali
Licenza ai demansionamenti
Aumento del precariato
Licenziamenti senza giusta causa
Truffa del TFR
Italicum peggio del porcellum
Buffonata di Violante e Bruno imposti 16 volte alla Consulta
Fiscal compact in Costituzione (unici in Europa)
Aumento della precarizzazione…

e uno dovrebbe prendere pure una tessera di fronte a simili porcherie?

400.000 tessere perdute dal pd che ora ne ha solo 100.000
Si è vicini al numero di zero tessere in Puglia, Sardegna, Molise, Basilicata e Sicilia. A Napoli nel 2013 gli iscritti erano 70mila, oggi guardando anche alle province si arriva a malapena all’ordine delle centinaia. Torino conta per ora 3mila aderenti, mentre solo l’anno scorso erano 10mila. Venezia non è da meno: in dodici mesi si è passati da 5500 tessere a 2mila. In Umbria erano 14mila, oggi sono meno della metà. Un risultato preoccupante per i 7200 circoli presenti in Italia e gli 89 all’estero.

IL PROGRAMMA DEL M5S IN 20 PUNTI

– Reddito di cittadinanza di 600 euro, prendendo i soldi dalle armi, i fondi neri in Svizzera, gli evasori, la patrimoniale, le slot machine…
– Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa
– Legge anticorruzione
– Informatizzazione e semplificazione dello Stato
– Abolizione dei contributi pubblici ai partiti
– Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni
– Referendum propositivo e senza quorum
– Referendum sulla permanenza nell’euro
– Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese
– Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti
– Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato
– Massimo di due mandati elettivi
– Legge sul conflitto di interessi
– Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica
– Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali
– Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza
– Abolizione dell’IMU sulla prima casa
– Non pignorabilità della prima casa
– Eliminazione reale e non fasulla delle Province
– Abolizione di Equitalia

Col TFR in busta paga il danno per le aziende è stato stimato in 5 miliardi
figurarsi come riprenderebbe l’economia!!!

Il 10 e 11 di ottobre grande kermesse dei 5stelle al Circo Massimo di Roma

CIRCO MASSIMO O MINIMO?
Marco Travaglio

Sondaggista: “Ma secondo lei Grillo lo sa che il M5S è ancora il primo partito fra gli italiani sino ai 45-50 anni, e sopra quella soglia crolla, regalando a Pd e FI tutto il resto del paese più vecchio d’Europa?”. Giro la domanda a Grillo, a Casaleggio e ai 5Stelle: oltre a ripetere continuamente che siete la principale e spesso unica forza di opposizione in Parlamento e nel Paese, vi rendete conto della responsabilità che avete? E cosa fate per comunicare la vostra quotidiana battaglia di opposizione in Parlamento e fuori, soprattutto a quella fascia di età che non sa niente di voi oppure sa cose false o molto parziali perché non usa la Rete e s’informa quasi soltanto dalle tv e dai giornaloni governativi, che se parlano di voi è per dipingervi come inaffidabili, litigiosi, inconcludenti, inutili? La 3 giorni al Circo Massimo è un’ottima occasione per riflettere su questi temi e rilanciare un Movimento che ha suscitato tante aspettative e solo in parte le ha soddisfatte.
Se invece diventerà l’ennesima seduta di autocoscienza, l’ennesimo sfogatoio di risentimenti interni, personalismi vacui e guerricciole intestine, si rivelerà un’occasione perduta e forse irripetibile. Il caso Pizzarotti è esemplare. Capitan Pizza s’è rivelato un onesto, oculato e concreto amministratore: chi prevedeva che Parma, nelle mani dei barbari “grillini”, sarebbe finita nel baratro, è rimasto deluso. Il baratro è quello che Pizzarotti ha ereditato dai suoi dissennati e spesso corrotti predecessori. E, costretto a fare le nozze con i fichi secchi, ha tutt’altro che sfigurato. La sua veste di sindaco, obbligato a fare i conti con la realtà, gli ha alienato le simpatie dei vertici e della parte più movimentista della base, che sognavano rivoluzioni impossibili: tipo sull’inceneritore che, carte bollate alla mano, era ormai impossibile bloccare. Quando, a giugno, un gruppo di duri e puri avviarono una raccolta di firme per sfiduciarlo, Grillo e Casaleggio ebbero il merito di fermarli, anche perché licenziare il 1° sindaco di capoluogo eletto dai 5Stelle sarebbe stato un autogol clamoroso mentre il Movimento s’accingeva a espugnare la rossa Livorno. La frattura sembrò ricomporsi, salvo riesplodere un mese fa, per colpa di Pizzarotti, che pareva incline a un accordo col Pd per le famigerate “nuove province” contro la scelta pentastellata di disertare un’istituzione che si vuole abolire per davvero (non per finta come ha fatto Renzi). Ora ci risiamo, con l’assurda decisione di escluderlo dai relatori sul palco del Circo Massimo e l’altrettanto assurdo sms che il sindaco di Parma ha inviato ad alcuni parlamentari invitandoli a “mollare” Grillo e Casaleggio. Costoro hanno inventato il movimento, che senza di loro non sarebbe esistito. È inevitabile che, a un certo punto della vita, i figli si liberino dei padri: ma quel momento non è ancora arrivato. Ciò che serve oggi è un gruppo ristretto di portavoce, eletto dai parlamentari o dagli iscritti, che rappresenti la “linea” ufficiale e ogni sera vada a spiegare attività e proposte alternative a quelle del governo nei tg ed eventualmente in qualche talk show giudicato praticabile. Senza paura di dialogare con le altre opposizioni e di sposarne le iniziative, quando sono buone: per es. il referendum della sx contro il pareggio di bilancio in Costituzione o quello della Lega (sostenuto anche dalla Fiom) contro la legge Fornero. Del resto furono proprio Grillo e Casaleggio a firmare il documento di Libertà e Giustizia contro la svolta autoritaria di Renzusconi. Le forze governative sono talmente numerose e schiaccianti che le opposizioni o si fanno sentire tutte insieme, oppure è come se non esistessero.

Mister Donnie
Nel Pd è sparita la base. Meno male che c’è sua altezza.
Nel Pd crollano gli iscritti. In compenso aumentano gli adepti.
Il Pd perde 400.000 iscritti in un anno. Neanche i morti vogliono tesserarsi più.
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VENDESI PENISOLA VISTA MARE SOLEGGIATA + GIARDINO USO PASCOLO CON 60 MILIONI DI PECORE!!!
Per info chiamare Renzi & Friends

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I’foda
Il Pd perde 400.000 iscritti in un anno. Meno male che Renzi c’è.
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Il mago di Floz
Il Pd ha perso quattrocentomila iscritti in un anno. Il candidato calcoli quanti ne perderà in mille giorni.
Ma non preoccupatevi! Ne perde solo qualche migliaio per corrente
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Montales
Il Pd fa registrare un calo sostanziale degli iscritti. Bene invece il registro degli indagati.
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Byebyepapi
Il Pd perde 400.000 iscritti in un anno.
Ne sono rimasti 40,8. : -))
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La rottamazione procede bene.
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jntruder
In un anno persi 400mila iscritti, smarrito l’articolo 18 ed anche l’identità di sinistra.
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Maurizio Neri

Crollo degli iscritti PD: “spianati”.
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Rocco Gazzaneo
PD, 400.000 iscritti in meno. 200.000 secondo la Questura.
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Paniruro
Pd, crollano gli iscritti: -400.000. Niente paura, erano solo quelli di sinistra.
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Ideona di Renzi:
Ve ne do due per uno! Tessera PD + tessera Forza Italia a soli 80 euro!
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I’foda
Il Pd perde 400.000 iscritti in un anno. Ma possono ancora migliorare.
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Dopo 20 anni di Berlusconi arriva Renzi
Dopo la grande figa: la grande fuga
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Andrea
Bersani: “Senza iscritti non è un partito”. Anche con gli iscritti somigliava più ad una cosca che ad un’organizzazione politica.

Mi piacque la risposta di un vecchio contadino, grande lottatore e comunista nel cuore, quando gli chiesero da dove ricominciare per ricostruire l’Italia e che disse: “Metterei la democrazia dentro i partiti!!
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Benito Visca scriveva nel 2013:
da contrordine

“Le primarie si stanno dimostrando il più micidiale strumento di autodistruzione del Pd,stando alle notizie che si susseguono nelle cronache politiche e gli avvenimenti, a dir poco penosi, ai quali in questi giorni assiste attonita l’opinione pubblica e pieno di rabbia l’elettorato di quel Partito, già messo a dura prova da esperienze precedenti. Episodi di malcostume e di “privatizzazione” del PD da parte di vari potentati si sono verificati praticamente in tutta Italia, ma come (purtroppo!) sempre avviene, il Sud ha primato. In Campania e nella provincia di Napoli specialmente, si sono registrati fatti inquietanti, prossimi alla più eclatante illegalità e compromissori del più elementare esercizio democratico, che dovrebbe rappresentare il bene inalienabile di ogni militante di partito: disseminazione di sedi improvvisate, migliaia di tessere
dichiarate all’ultimo momento, sopraffazioni contro singoli, applicazione delle regole rivolte al proprio utile, ricorso a forze esterne, impiego di elettori con tessere pagati da notabili..in poche ore il Pd napoletano ha visto crescere le proprie iscrizioni da 20.000 a 40.000. In un Pd che non trova innanzi tutto in se stesso la capacità e la volontà di un vera e propria revisione del proprio modo di essere e di agire, i fenomeni degenerativi tenderanno ad ampliarsi ed a creare una condizione irreversibile, in fondo alla quale ci sarà un altro partito, senza ideali, senza regole, senza un vero e credibile progetto di cambiamento di se stesso e della società; e sarà semplicemente un partito di notabili e arrivisti alla ricerca del proprio tornaconto.
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E ora manca che Bersani sia invitato dall’Università La Sapienza di Roma a parlare di come si gestisce il panico!
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Il Pd è passato dal ‘cupio dissolvi’ al ‘dissolutus sum’
Un requiem
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La democrazia cristiana si raffigurava come Gesù in mezzo ai ladroni
La democrazia renziana ha abolito Gesù e incoronato i ladroni
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Cartello segnaletico
CADUTA MASSE

Massimo Lanfranconi
Che ci faceva Michael Ledeen, uno implicato in tutte le faccende sporche in Italia, dall’omicidio Moro alla P2, al matrimonio di Marco Carrai, il finanziatore di Renzie? Che ci faceva il gotha della finanza “creativa” da Davide Serra (Algebris Investments), Chicco Testa (Banca Rothshild), Marco Morelli (Merril Lynch) fino a Lorenzo Bini Smaghi (Morgan Stanley). Insomma, tutti i rappresentanti italiani delle banche d’affari che hanno disintegrato l’economia reale, i veri vampiri che dietro le quinte manovrano i politici facendoli arrivare al posti chiave per fare i loro sordidi interessi. Ecco chi c’è dietro l’ebetino tramite il suo braccio destro Carrai, ecco perché Renzie è una delle persone più pericolose d’Italia una persona senza moralità e che è capace di tutto pur di mantenere il potere. Deve essere chiaro che il movimento non combatte una persona, ma tutto quello che c’è dietro questo pupazzo dei poteri forti che vuole gettare l’Italia in bocca a questi squali
E cosa dicono di Ledeen quelli che inveivano contro Grillo, perché uno dei soci di Casaleggio era Saasson, inserito in lobby multinazionali?
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Talia
Vogliono far passare l’idea che in Italia il problema per gli investimenti sia l’art. 18, e non osano nemmeno indicare gli ostacoli reali: corruzione, burocrazia, tasse troppo alte… Assistiamo ad una progressiva riduzione degli ultimi diritti rimasti. Ma nessuno ricorda che questo Paese con la Grecia sono gli unici in Europa a non avere un reddito minimo garantito, che fu chiesto dalla UE fin dal 1992, Il richiamo europeo conta solo dove gli conviene ! Ed è molto facile manipolare un popolo dolosamente disinformato!

RENZI VUOL METTERE IL TFR IN BUSTA PAGA

Il TFR o Trattamento di Fine Rapporto o Liquidazione ammonta a un 6,91% dello stipendio che viene accantonato e usato in parte dall’azienda e che dovrebbe servire a tutelare il lavoratore dipendente quando finisce il suo rapporto di lavoro. Viene calcolato sugli anni di lavoro e sull’ultimo stipendio e già il diritto che Renzi ha dato alle aziende di demansionare il dipendente lo ha leso profondamente, perché ovviamente permette di diminuire una retribuzione, cancellando i diritti acquisiti. Dopo il giochino indecente delle tre carte con cui Renzi ha dato 80 euro ai dipendenti che non superavano i 1500 euro e poi glieli ha ripresi con un aumento delle tasse di sei miliardi, l’aumento delle bollette, e la diminuzione degli assegni famigliari, ora Renzi ne ha pensata un’altra sempre contro i lavoratori: mettere il 50% del TFR in busta paga, il che per alcuni significherebbe avere 30 euro di più al mese ma perdendo quella liquidazione che fa molto comodo quando finisce il lavoro. Ovviamente avere il TFr in busta paga farebbe perdere gli 80 euro a tutti quelli che guadagnano tra i 20.000 e i 25.000 euro. Per cui con questo trucchetto Renzi riscuoterebbe più tasse e avrebbe meno da dare.
Renzi finge di voler aumentare la liquidità generale senza togliere un solo euro alle spese superflue, ai privilegi, agli abusi, agli sprechi, all’evasione fiscale e ai fondi neri all’estero di quella classe politica e di quei ricchi e corrotti che continuano a fare bellamente i propri interessi sporchi. Ogni sua iniziativa colpisce sempre e comunque i lavoratori dipendenti e i più poveri con un martellamento rigido, iniquo e progressivo. Il TFR è calcolato dall’INPS. Sono soggetti al TFR tutti i lavoratori del settore privato, e lavoratori del settore pubblico, limitatamente alle categorie rientranti nel c.d. pubblico impiego contrattualizzato assunti dopo la data del 31/12/2000. Il TFR viene dato anche se l’azienda fallisce. Il lavoratore, con almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, può chiedere una anticipazione non superiore al 70% del TFR ma solo per malattie o acquisto casa.
Passare il TFR in busta paga comporterebbe rischi forti sul futuro dei lavoratori, senza contare che non sarebbe tassato più al 19% ma al 39, e che comporterebbe un forte esborso per le aziende che quel TFR lo hanno investito e che non troverebbero certo credito dalle banche. Si calcola che il danno per le aziende sarebbe di 5 miliardi. Meglio sarebbe stato abolire l’Irap, che non esiste in nessun paese europeo, restituire alle aziende quei 90 miliardi che ancora lo Stato deve loro, malgrado le vuote promesse, o ridurre drasticamente la burocrazia che ingorga le aziende e ruba loro 45 giorni l’anno. Il M5S. ovviamente è contro questa iniquità, come chiede che lo stipendio del manager non sia più di 12 volte quello più basso del dipendente. Con Renzi non si cerca maggiore equità ma siamo nella logica dello schiacciamento dei senza potere e in quella della desertificazione di futuro.
Marina scrive: “Non credo che la proposta del TFR in busta paga possa essere attuata. Ci aveva già provato Tremonti e non era riuscito ad ottenerla: la gestione del calcolo è complicata, l’imponibile irpef non è lo stesso delle altre componenti della busta paga, i dipendenti pubblici hanno il TFS e non il TFR ( quindi, regole diverse), le imprese entrerebbero ancor più in sofferenza e si aprirebbe un discreto buco nell’INPS.
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Enrico
La proposta di ricevere in busta il TFR, al di là di cifre e statistiche, è un esempio eclatante di mancanza di lungimiranza e progettualità. Il piccolo beneficio mensile verrà annullato con un minimo di inflazione, con l’unico risultato di aver perso una riserva per il futuro. Nei paesi dove non esiste TFR, e presi a riferimento, ci sono tutele e previdenza più efficaci.
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Andrea Toscan
Ma come, ci hanno detto che l’italiano va educato al risparmio previdenziale in quanto le nuove norme determineranno un assegno pubblico insufficiente. E ore che si fa? Riduciamo la spesa pubblica e abbassiamo le tasse? (Tagliamo gli sprechi e rimoduliamo un fisco iniquo? mettiamo una patrimoniale? Aumentano le tasse alle slot machine? tassiamo i fondo neri all’estero? Tagliamo vitalizi, sprechi e spese inique?) No, troppo difficile! Tagliamo subito i costi della politica? Non ci pensano nemmeno! Invece, ideona, diciamo alla gente: “sono così generoso che ti metto in tasca i tuoi soldi”. Tanto quando avrai 70 anni e avrai un assegno più piccolo vienimi pure a cercare, se mi trovi. Come al solito si cerca sempre di infierire sui lavoratori e di spostare i problemi più avanti!
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E’ ovvio che passando il TFR in busta paga, questo cesserà di godere di tassazione agevolata e sarà tassato marginalmente, altri miliardi nelle casse dello Stato. Senza contare che chi riceve gli 80 euro a pelo, li perderà e saranno parecchi, per cui la perdita sarà maggiore del guadagno. Che a difendere questo abominio sia quel Patriarca che era tutt’uno con Giuliano Amato (vi ricordato il prelievo forzato sui conti correnti?) lo posso anche capire. Ma che sia proprio IFQ a pubblicare questo articolo non lo capisco affatto.
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E’ vero, come alcuni sanno, che il TFR è un’anomalia italiana, ma perché non si dice che altrove in Europa il lavoratore ha ben altri integratori ed aiuti pubblici e non si sottolinea che anche queste mancanze sono ‘anomalie italiane’?

Quello che appare chiaro è che, mentre stiamo vedendo lo smantellamento dei diritti del lavoro, Renzi ha cominciato ad attuare lo smantellamento del sistema previdenziale. Qualcuno si ricorda che nel suo programma c’era esattamente e puntualmente la distruzione e l’azzeramento del welfare? Qualcuno riesce a capire che non solo Renzi è più a destra di Berlusconi e sta realizzando il piano massonico di Gelli, ma si sta dirigendo a passo di carica verso una destra talmente retriva da essere peggiore del neocon americani?
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Silvestro de Falco
Il sistema previdenziale già non c’è più. Dal 1996 siamo passati al metodo a contributi definiti. Quanto metti tanto riprendi; è come mettere soldi su un conto corrente. Ognuno è responsabile del suo futuro. Non c’è più neanche l’integrazione al minimo. Ci si guarda bene dal dire che per ottenere questo tasso di sostituzione sono necessarie una crescita delle retribuzioni reali fra l’1,2 e 1,57 per cento e una crescita del PIL nominale fra il 3 e il 3,57 per cento, con un’inflazione del 2 per cento. Ipotesi altamente irrealistica alla luce degli sviluppi degli ultimi anni?
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Il TFR consente alle imprese di farsi un fondo per gli investimenti a tasso agevolato. Le aziende italiane stanno abbastanza male, le banche non fanno loro credito, la domanda è crollata, lo Stato non dà loro i 90 miliardi che deve, la burocrazia ruba loro 45 giorni l’anno per sole pratiche inutili e farraginose, il pizzo li strozza, e ora dovrebbero anche rinunziare al TFR???? E allora ditelo che volete solo affossare questo disgraziato Paese, ridurlo in miseria e svenderlo per due soldi al grande capitale straniero!

Rob
A mio avviso la mentre criminale che sta dietro la bella pensata del TFR è la stessa che in Europa medita di conteggiare nel PIL l’economia criminale. “Trovate” simile escono da classe politica e burocratica di infimo ordine (che forse mai questo Paese ha avuto dal 1860). Una classe mediocre è priva inoltre di qualsiasi etica. Si ricorre a questi pensieri quando nel Paese manca una progettualità lungimirante fatta di progetti seri e verificabili per creare lavoro e ricchezza. Certamente è difficile, dopo 40 anni di immobilismo, far ripartire un qualsiasi piano industriale o produttivo. Il TFR invece è proprio un tocco di magia furbastra che soddisfa l’appetito della pancia ma fa restare il problema, anzi lo sposta e lo aggrava per chi viene dopo. Il mondo non si ferma se si producono auto, chimica, elettronica etc noi non produciamo più niente, non produciamo più ricchezza, produciamo furbate, ma nessuno ha il coraggio di dire che non avendo a suo tempo impostato strategie e piani industriali, oggi la FIAT non potrà ( pur volendo) produrre auto in Italia . Cosa produrrebbe? La Panda nuova ennesima versione? (Cosa producono le furbatine di Renzi? Nuovi voti alla combriccola Renzi-Berlusconi?)
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I 30 o 40 euro di più al mese saranno nullificati da nuove tasse, dall’inflazione e dagli aumenti di bollette (giusto ne sta scattando uno), sono un altro trucchetto dell’incapace e ingannatore Renzi.
Scrive Aldo:
In questo Paese è ora di distinguere e vedere la differenza tra diritti acquisiti e privilegi acquisiti i diritti sono quando son di una larga fetta della popolazione e chissà perché vengono sempre calpestati mentre i secondi, ovvero i privilegi, vengono spacciati per diritti che in realtà calpestano i primi.
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Emolithic
Io vorrei sapere come sia possibile che un giornale come il FQ pubblichi certi deliri come l’articolo di Stefano Patriarca che elogia il provvedimento di Renzi. Stefano Patriarca è un anziano collaboratore di personaggi quali Trentin, Amato e Dini. Ecco, se volete uno dei responsabili/ispiratori di quella zozza riforma pensionistica che porta il nome di “Dini”, questo è proprio Stefano Patriarca. Evidentemente si vergogna di firmarsi…
Insieme a lui, spesso e volentieri, i deliri vengono firmati anche dal figlio Fabrizio Patriarca, che non riesce proprio a farsi eleggere nelle file del PD (ma si sa, con un padre così è solo questione di tempo…). Insieme, padre e figlio, con quell’altro squalo, Tito Boeri, hanno ultimamente firmato l’ennesimo delirio a sei mani dove propongono al governo di prelevare ai pensionati la quota di pensione che eccede il valore dei contributi versati (!!!?!?).
Ebbene, gente del genere non andrebbe né letta né pubblicata, bensì rinchiusa perché pericolosa per sé e per gli altri.
Cosa facciamo, redazione del FQ, continuiamo quindi a dargli “Voce”?

Alberto Brambilla, l’autore della norma del trasferimento del Tfr nei fondi pensione, stima gli accantonamenti annuali per il Tfr a 25 miliardi.
Di questi, 5,2 confluiscono nella previdenza complementare, 6 vengono versati dalle imprese con più di 50 dipendenti all’Inps e ben 14 sono finanziamenti per le piccole imprese. Con quel Tfr le imprese fanno investimento e innovazione…Mettendo il Tfr in busta paga si aprirebbero 3 buchi: all’Inps verrebbero a mancare 3 miliardi l’anno, i fondi pensione potrebbero contare su meno risorse e la previdenza integrativa continuerebbe ad avere vita stentata. E le aziende, all’improvviso, si vedrebbero private di una fonte di credito decisiva, proprio mentre la politica dei prestiti non è delle più agevoli. Non è affatto chiaro al momento quale sarà il trattamento fiscale di questo TFr in busta paga. Attualmente chi paga il 19% di tasse, entrando in busta paga pagherebbe il 39. Addio tassazione agevolata! Renzi dovrebbe dire chiaramente se questa quota farà cumulo con gli altri redditi e pagherà la tassa di questi e a guadagnarci sarà solo il Fisco. Con buona pace dei consumi.
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Anche di fronte a grosse stronzate come il TFR in busta paga o l’abolizione dell’art. 18 o il lavoratore licenziato indebitamente che dovrebbe mettere su un proprio avvocato privato, magari contro colossi come la Fiat, la finta opposizione interna del Pd bofonchia, mugola e poi vota compatta, come ha detto Bersani, “per lealtà al partito”. Ma in cosa consistono i principi e i valori per cui si sta in un Partito? Nell’ubbidienza ‘ac perinde cadaver’’? Ma allora il Pd non è un partito, è una setta. Sicuramente in Bersani come in Civati o Cuperlo conta di più l’appartenenza identitaria radicata che non l’ideologia politica. Cioè, detto in parole povere, conta più la poltrona dell’idea. A questo punto, come dice Gilioli, “nemmeno se Renzi reintroducesse il feudalesimo o dichiarasse guerra a San Marino” si smuoverebbe qualcosa. “Del resto c’è ancora in giro un sacco di gente che vota Pd perché una volta era il Pci: il che è un po’ come andare a letto con un’ottuagenaria perché da giovane era figa”. “Invece, continua Gilioli, io credo che nella famosa società liquida, insomma in una realtà di mutamenti continui e di radicazioni che contano sempre meno, le appartenenze emotive e storiche siano rischiose, cioè possano trasformarsi in gabbie più rigide ancora di quelle ideologiche”. Così il mingherlino Civati all’ultima direzione del partito ha iniziato il suo intervento accusando Renzi di dire cose di destra e anticostituzionali, ma lo ha concluso chiedendogli di accogliere solo un paio di emendamenti e poi lo voterà convinto che la sua poltrona vale meno della difesa di un ideale.

PERCHE’ NESSUNO INVESTE PIU’ IN ITALIA
Viviana Vivarelli

Il motivo per cui le imprese non investono in Italia non è l’art.18 ma le tasse esose.
Il sistema fiscale italiano è costoso e inefficiente. La pressione fiscale è molto alta (45%), una delle più alte del mondo e Renzi ha appena permesso una nuova mandata di aumenti delle bollette, che si aggiungono ai costi dell’energia più cari d’Europa, in più il sistema burocratico è farraginoso e complesso. Per una azienda di medie dimensioni, un intero mese se ne va solo in pratiche inutili.
L’Italia è prima in Europa per tasse sul lavoro e ai primi posti per tasse sulle imprese. Il cuneo fiscale è superiore di 11-13 punti alla media Ocse. Il sistema è anche estremamente macchinoso e chiede alle imprese un numero di adempimenti fiscali e ore-uomo impiegate molto sopra la media dei paesi sviluppati. Questi costi si sommano al già enorme carico fiscale per ridurre ulteriormente la competitività delle imprese e quindi la capacità del paese di attrarre investimenti e crescere. Le tasse producono inefficienza perché riducono gli incentivi a lavorare e produrre. L’Italia ha una struttura fiscale particolarmente deleteria per la produttività e le tasse sono concentrate soprattutto su lavoro e imprese. Oltre a ciò il fisco è inefficiente e costringe imprese e famiglie ad investire notevoli risorse per espletare le formalità fiscali. Tutto ciò determina uno svantaggio competitivo che deprime gli investimenti e quindi la crescita economica, l’occupazione e la produttività.
Le tasse tolgono risorse a chi produce e riducono gli incentivi a creare, produrre, investire, lavorare. Le imposte dirette sono peggiori di quelle indirette, quelle sulle transazioni incidono più di quelle sui patrimoni. Ci aggiungiamo un sistema creditizio arido e insufficiente che investe ormai solo nella speculazione finanziaria gli enormi capitali che riceve all’1% dalla Bce per avere un quadro disastroso per i produttori italiani e totalmente negativo per gli investitori esteri.
L’Italia ha una tassazione sul capitale abbondantemente sopra la media europea. Per l’Eurostat è ai primi posti in Europa e per la Banca Mondiale si piazza al primo posto tra i paesi industrializzati.
Se si snellissero le pratiche burocratiche e si diminuissero le tasse sul lavoro, non solo gli investimenti esteri aumenterebbero ma tanti imprenditori italiani non avrebbero necessità di delocalizzare all’estero. Ma Renzi, come già prima la Fornero e Monti, pensano colo di abbassare i salari e i diritti dei lavoratori, soluzione che aggrava solo le cose e che è già stata praticata in Grecia coi risultati che sappiamo. E, dopo che questi nostri pessimi governi hanno applicato le deleterie soluzioni imposte dal Fondo Monetario, abbiamo anche la sgradevole sorpresa di vedere il Fondo Monetario stesso, che cinicamente critica noi dei propri diktat e ci viene a dire che, siccome abbiamo fatto quello che ci è stato ordinato, ‘l’Italia non ha futuro”, e “La nostra crescita potenziale crollerà anche per gli anni futuri”. Insomma avremo fatti i compiti e per questo saremo bocciati!
L’Italia batte il record mondiale di tasse alte ed esose. Altro che articolo 18!
Se si snellissero le pratiche burocratiche e si abbassassero le tasse, non solo gli investitori tornerebbero a investire in Italia, ma gli stessi imprenditori italiani non delocalizzerebbero.
Tutte le statistiche ci dicono che in Italia s’investe poco sia nel manifatturiero che nei servizi, e ancor meno nella ricerca. Secondo le classifiche europee, siamo il paese dove è più difficile creare lavoro, insieme alla Grecia, e uno dei più ostici al mondo.

Motivi per cui non si investe in Italia:
-tasse del 45%, tra le più alte del mondo (19% in Polonia)
-tempi lunghissimi per avere permessi o licenze (ci sono paesi europei dove per aprire un esercizio ci vogliono 24 ore, da noi 8 mesi)
-troppe carte e troppa burocrazia, per di più la burocrazia è lenta, complessa e inefficiente
-processi interminabili e insicuri (una causa di lavoro può protrarsi per dieci anni)
-mancanza di infrastrutture
-servizi postali costosissimi
-mancanza di sicurezza: pizzo di tre criminalità organizzate
-mancanza di una rete informatica efficiente
-scuola che non dà una preparazione tecnica e scientifica (qui la spesa è la più bassa dell’Ue, la nostra università non è competitiva, è impossibile a privati di investire denaro in progetti di ricerca mirati)
-costo dell’energia tra i più alti del mondo industrializzato (manca energia verde)
-trasporto prevalente su gomma
-ritardo delle grandi infrastrutture, ferrovie, porti..
-procedure di controllo statale lentissime, non certe, non affidabili
-enormi lentezze nella concessione di permessi
-continue varianti dei piani regolatori
-per arrivare all’atto di approvazione di un piano di ricerca passano in media in Italia 260 giorni e quando passi questo primo esame ne aspetti altri 400 per vedere il primo anticipo del cofinanziamento pubblico. I disincentivi per il nostro possibile investitore sono troppi.

Dice un imprenditore:
“Se ti rivolgi a un ente pubblico (per es. una regione) per arrivare all’atto di approvazione di un piano di ricerca passano in media in Italia 260 giorni e quando passi questo primo esame ne aspetti altri 400 per vedere il primo anticipo del cofinanziamento pubblico.

Antonio Palese
Renzi dice che “Nel 2013 i lavoratori reintegrati grazie all’articolo 18 sono stati meno di tremila.” Non si rende conto che i lavoratori sono persone e che senza il reintegro avrebbero subito una grave ingiustizia che avrebbe coinvolto le loro famiglie. Mentre centinaia di migliaia di pubblici ufficiali incompetenti e corrotti, protetti dalle alte cariche dello Stato, costano ogni anno alla collettività centinaia di miliardi, Renzi si preoccupa di licenziare tremila lavoratori che non hanno violato né la legge, né il contratto di lavoro. Mi domando come reagirebbe se lui fosse trasferito a svolgere mansioni esecutive nel palazzo da dove emette pensieri debolissimi.
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Se le fabbriche sono cimiteri, non credano altri lavoratori come quelli della PA di essere esenti da rischi. Ormai anche i dipendenti pubblici sono a rischio di licenziamento. Intanto Renzi ha bloccato loro lo stipendio anche per il 2015,
poi ora possono essere trasferiti fino a 50 km di distanza, infine possono essere demansionati.
Quanto passerà prima che lo Stato li licenzi a migliaia come in Grecia!
Ricordiamo ai dipendenti pubblici che la Troika (Fm, Bce e commissione europea) ha imposto alla Grecia 8.500 licenziamenti, e che gli analisti dicono che la prossima a dover fare licenziamenti sarà l’Italia. Se l’Ue non dovesse ravvisare credibili (e certe) coperture di bilancio nella manovra di stabilità di Renzi (che sta andando malissimo e non li convincerà certo con battutine o slide) è già pronta a chiedere che la disoccupazione salga in Italia di almeno altri 4 punti percentuali: nel caso nostro potrebbero essere richiesti circa 10 volte più licenziamenti rispetto alla Grecia.
Cosa dirà Renzi se dovrà licenziare 100.000 persone? Che ‘ce lo chiede l’Europa??!’
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Sono diminuiti (perché ce ne vuole di faccia!) ma resistono ancora gli ultimi ultraliberisti di Renzi, quelli che spasimano per avere:
-la riduzione in schiavitù dei lavoratori
-la totale precarietà con libero licenziamento
-l’abolizione dei diritti del lavoro con azzeramento dell’art. 1 della Costituzione che sul lavoro poggia questo Stato
-l’abolizione delle tutele dei lavoratori
-salari al minimo
-aumento della disoccupazione (già la Troika ha pronto un diktat che ci chiede di aumentarla di 4 punti)
-distruzione dei sindacati
-progressiva eliminazione del voto popolare (con province e senato siamo già
a buon punto)
-e a questo ovviamente per dare la botta finale
l’abolizione dello stato sociale (Renzi ha già messo le privatizzazioni a 360° nel programma di ultradestra che Gori gli ha fatto per la Leopolda)
-trasformazione dei servizi pubblici gratuiti in servizi accessibili solo per
assicurazione privata
In pratica un ritorno alla grande al Medioevo!
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Ora Renzi vuole abolire i sindacati e vuole imporre per le querele sul lavoro tra padrone e dipendente il patto tra due avvocati. Ce lo vedo il povero salariato che mette su a spese sue un avvocatone per esempio contro un Ghedini o un Poggi!!

LE PRIME CREPE TRA I SOSTENITORI DI RENZI

Inutile fingere di non vedere che la macchina che sostiene Renzi ha cominciato a cedere: prima Scalfari con velate critiche, poi de Bortoli del Corriere che lo accusa di massoneria, infine parte della Cei che si dissocia. La cricca dei cento potenti che acclamarono e poi mollarono Monti e poi Letta sta ripetendo la stessa solfa con Renzi, l’utile idiota, perché, come dice Gilioli “da sempre i nocchieri dell’economia sanno che solo un governo ‘di sinistra’ può fare riforme di destra senza scatenare la piazza.” Ecco perché la corsa all’appoggio a Marchionne per cui Renzi va pure a Detroit, per riacchiappare il potere che gli viene gentilmente sfilato da sotto il sedere. Mi sa che anche la parabola di Renzi è alla fine. E ora? Ora, vista la scempiaggine degli Italiani, altra giostra e altro giro. Ma chi è a terra continuerà a restare a terra.
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Matteo
Un caffè 2.000 lire al posto di 200 lire
Un pacchetto di sigarette 10.000 al posto di 500 lire
Un litro di benzina 4.000 lire al posto di 500 lire
Un pennello usa e getta 4.000 lire al posto di 200 lire
Una Coca-Cola 4.000 lire al posto di 500 lire
Questi prodotti nel giro di 20 anni sono aumentati in modo esponenziale, non a causa dell’alto costo delle materie prime, ma perché nessuno ha tutelato i prezzi rendendo la vita 4 volte più cara di pochi anni fa, questo ha distrutto il paese rendendoci tutti più poveri senza spendere, ma aumentandoci i prezzi di ogni cosa.
Siamo entrati nell’Ue pensando di convogliare le energie dei paesi per il bene comune, invece ci hanno affossato facendo entrare paesi che di europeo non hanno nulla. A questo punto la parola Europa è priva di significato e utilità, serve solo a finire di spendere le ultime risorse del paese a discapito delle nostre future generazioni che non si potranno permettere di pagare servizi di base che necessitano a una nazione.
Bisogna riportare i prezzi al vero costo reale o sarà impossibile che il paese si riprenda.
Stanno boicottando la Nazione, lentamente ed irreversibilmente, svendendo ogni bene e deviando tutti i soldi dell’Europa nelle tasche di gente che considerano questo Paese già defunto e si sentono in diritto di rubargli i soldi in quanto pensano erroneamente che il cittadino non ne soffra o non se ne accorga.
Dal dopoguerra gli italiani hanno smesso di fare figli, le campagne si sono spopolate o resistono pochi vecchi. Siamo diventati vacche da mungere, ognuno affannato a difendere il suo campicello privato e nessuno che difende la Nazione di tutti. Stiamo pagando gli errori dei vecchi governi senza quasi sapere a chi dire grazie.

Sanjust43
La dittatura dei capitali sovranazionali che dopo la Grecia, l’Argentina, la Spagna il Portogallo e l’Irlanda, vogliono introdurre anche in Italia, presuppone che non vi siano intralci di tipo democratico. Smantellano l diritti dei lavoratori, faticosamente conquistati con i sacrifici e le lotte del secolo scorso, e le Costituzioni che questi diritti sanciscono e tutelano. Per far questo usano il ricatto della finanza mondiale sui debiti pubblici che oggi chi più chi meno tutti i Paesi hanno e attraverso il controllo dei media che in maggioranza sono controllati da grandi gruppi finanziari e industriali, sono in grado di condizionare le campagne ed i risultati elettorali e servirsi di “utili idioti” scelti da loro. Dobbiamo svegliarci altrimenti ci riporteranno pari pari ai livelli dei primi anni del novecento.
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UN PAESE A TESTA IN GIU’
ALDO ANTONELLI

Eduardo Galeano scrive: “Nel mondo così com’è i paesi che custodiscono la pace universale sono quelli che fabbricano più armi e quelli che ne vendono di più agli altri paesi; le banche di maggior prestigio sono quelle che riciclano più narcodollari e che custodiscono denaro rubato; le industrie di maggior successo sono quelle che avvelenano il pianeta; e la salvezza dell’ambiente è l’affare più brillante delle imprese che lo distruggono”.
L’Italia non fa eccezione. Anzi! Da noi si supera la soglia dell’indecenza sì da mostrare un paese a “testa in giù”.

Schettino
Abbandona nave, naviganti ed equipaggio e viene invitato da un’Università a tenere una lezione sul tema “Come gestire il panico”!

Calderoli
Il parlamentare di quella Lega, partito che vuole spiantare il Paese Italia e la sua Costituzione, che Umberto Bossi voleva usare come carta igienica, tiene l’incarico di relatore sulla riforma della Costituzione Stessa.

Marchionne
Delocalizza, chiude fabbriche, mette in cassa integrazione, cancella perfino il nome FIAT e viene osannato coma “salvatore dell’Industria Italiana”.

Renzi
Litiga con i sindacati, volge le spalle ad una parte del suo Partito, tratta e contratta con un condannato, conferisce alla dx quella dignità e rappresentatività che nega alla sx della “sua sx” e tenta di fare quelle riforme che la dx berlusconiana non è riuscita a fare.

Gli immigrati
Siamo andati, noi del Nord, nelle loro terre e le abbiamo sventrate, in ricerca di petrolio, diamanti, coltan e minerali preziosi, dando in cambio armi e rifiuti tossici sì da rendere i loro paesi inabitabili. Loro fuggono da noi e trovano le porte sbarrate ove qualcuno vorrebbe affiggere il cartello: “Tornate nei vostri Paesi”! Un tipo di sadismo che neppure ad Auschwitz dove era scritto: “Il lavoro rende liberi”. Un secolo dopo l’operaio che ha un lavoro, sia pur precario, deve ringraziare il favore che l’impresa gli concede di rompersi l’anima giorno dopo giorno. Trovare lavoro e conservarlo, sia pur a salario ridotto e a diritti frazionati, viene ritenuto una fortuna, un miracolo!
Di norma quanto più la notte è oscura tanto più risplendono le stelle. Purtroppo viviamo tempi in cui la notte è talmente plumbea da oscurare anche le stelle.

Sauro manda:
Fuga dall’Italia. I giovani/Fotografia di una generazione in esodo
Noemi Pizzola

L’Italia non è più un paese per giovani. Si scappa dall’assenza di un futuro stabile e sicuro. I dati parlano da soli: secondo il Censis oltre la metà degli espatriati ha meno di 35 anni, mentre l’Istat avverte che in un solo anno si sono persi 9.000 laureati. OfNews indaga su quali siano le opzioni che si aprono di fronte ai giovani intenzionati a lasciare l’Italia. A partire dai banchi di scuola fino all’agognato posto di lavoro
Nel 2012 l’Italia ha perso 9.000 laureati. I più si sono diretti in Germania, Regno Unito, Svizzera e Francia, mentre oltreoceano, le mete principali sono state Brasile e Stati Uniti, dove è in possesso di laurea un emigrato italiano su tre.
I dati sono quelli pubblicati dall’Istat lo scorso gennaio e contenuti nel “Rapporto migrazioni internazionali e interne al paese”. A cui fa eco il Censis: nell’ultimo decennio, dal 2002 al 2012, il numero di cittadini italiani trasferiti all’estero è più che raddoppiato e nel corso dell’ultimo anno, a partire, nel 54,1% di casi, sono stati i giovani sotto i 35 anni. Una generazione in fuga. In fuga dalla mancanza di lavoro, di opportunità e di meritocrazia. Partono verso maggiori opportunità di carriera (nel 67,9% dei casi), rassicurati da quel 7,9% che, per chi non lo sapesse, è il tasso di disoccupazione giovanile in Germania. Una differenza abissale se rapportato allo spaventoso 42,9% italiano (ultima rilevazione Istat a luglio 2014) e all’ancor più preoccupante dato spagnolo, stabile al 53,8%. E così, in appena 10 anni, dal 2002 al 2011, i dottori che hanno abbandonato il paesi sono passati dall’11,9% al 27,6%. Una perdita in termini di lavoro, manodopera ma anche di cultura, gravissima. Come ha spiegato l’Ocse, allo Stato italiano sostenere le spese scolastiche per portare un giovane a ottenere un diploma e successivamente la laurea, costa in media 124.000 euro. Soldi investiti nella formazione dei giovani (il futuro di un paese) che invece che essere “restituiti” in Italia in termini di lavoro, imprese, ricerca, idee, cultura, si disperdono all’estero.
Quasi banale, poi, elencare le altre motivazioni che portano a compiere questo tipo di scelta, snocciolate dalla ricerca del Censis: mancanza di meritocrazia, clientelismo, scarsa qualità delle classi dirigenti, spreco del denaro pubblico e, non meno importante, ridotta attenzione per i giovani. Aspetti che hanno reso intollerabile a molti il rimanere nel proprio paese di origine.
E a livello internazionale l’Italia non regge il confronto. I rapporti, entrambi del 2013, stilati dal Commonwealth e dalla HSBC (tra i più grandi istituti bancari al mondo), parlano da soli. Il primo riferisce dello sviluppo giovani e alla situazione lavorativa nel mondo: una classifica basata su 15 indicatori e 170 nazioni che vede l’Italia posizionarsi 51a, incredibilmente dietro a paesi come Costa Rica, Romania, Ucraina, Filippine e Mongolia.
Il 2° stila la graduatoria dei migliori paesi dove emigrare, secondo il parere di chi è già partito, classificati in base a opportunità economiche, esperienza di vita e politiche favorevoli alla famiglia. 23° l’Italia nella classifica generale, ma 37° sul piano economico e 34° sulle politiche messe in atto a favore della famiglia.
I vincitori? Australia, Canada e Corea del Sud secondo il Rapporto Commonwealth; Cina, Germania e Singapore secondo HSBC.
Le conferme di un esodo che sembra non avere fine e che vede gli italiani più giovani emigrare verso prospettive più allettanti, giunge dai dati più recenti pubblicati dall’Agenzia Nazionale Lifelong Learning Programme per Erasmus, registrando un costante aumento nel numero di studenti e neolaureati che intraprendono un periodo di studio o di tirocinio all’estero. Per fare un’esperienza di vita, per esercitare la lingua, acquisire maggiore competitività nel mercato del lavoro o tastare il terreno per un trasferimento futuro.
Tra il 2011 e il 2012 sono stati 23.377 gli studenti italiani che hanno aderito al programma comunitario Erasmus, studiando in un’università straniera o lavorando presso un’impresa oltreconfine, con un incremento medio del 6,1% rispetto all’anno precedente. La mobilità legata a un’attività di tirocinio ha invece visto un incremento del +31,7% rispetto all’anno precedente, contando ben 2.973 giovani studenti con un’età media di 25 anni e con un buon 60% di presenze femminili, che si sono recati all’estero per un periodo medio di 4 mesi. Ciò che hanno in comune mobilità per studio e mobilità per traineeship, è la scelta della destinazione. Spagna, Francia, Germania e Regno Unito raccolgono il 66% delle presenze studentesche italiane, di cui la Spagna, da sola, totalizza già il 30%.
Le scelte per i giovani intenzionati a conoscere in prima persona realtà, stili di vita e opportunità oltreconfine, ci sono. Già dai 15 anni. Infatti, prima si inizia a pianificare il futuro scolastico e formativo e meglio è. Una scelta che può apparire prematura, ma non lo è se si considerano i tempi con i quali è necessario presentare la propria candidatura e, quindi, vagliare tutte le possibilità.
Per la Germania, ad esempio, sono oltre 400.000 gli annunci di lavoro (68.000 invece in Francia), di cui oltre 300.000 con contratto permanente. Alcune delle professioni più richieste? Cuochi, ingeneri informatici, programmatori, infermieri, medici, oltre alla richiesta di professioni nel settore della meccatronica e dell’elettronica.
In Svizzera (oltre 5.000 le proposte di lavoro presenti sul sito) crescono l’industria chimico-farmaceutica e il settore alberghiero, mentre subisce perdite importanti il settore primario. La Danimarca conta circa 270 annunci, ricercando in particolar modo informatici, programmatori, sviluppatori, ingegneri meccanici, chef e falegnami. Ben 629.796, invece, le offerte di lavoro per il Regno Unito, dove, secondo l’International Standard Classification, il commercio all’ingrosso e al dettaglio è tra i settori che occupa la maggior parte della forza lavoro britannica, seguita dalla sanità e dall’assistenza sociale; mentre nel settore delle industrie energetiche (con cifre di impiego più basse) ci sono settori in significativa crescita, come il riciclaggio, la gestione dei rifiuti e la fornitura di acqua. La domanda è forte poi nei settori dell’informatica, dell’ingegneria e delle costruzioni.

CONDANNATO DE MAGISTRIS

Non solo c’è un’incompatibilità sistemica tra la classe dirigente e la magistratura indipendente ma c’è anche una incompatibilità sistemica tra classe dirigente ed intercettazioni. Vediamo una straordinaria continuità della tangentopoli italiana e delle impunità garantite ai suoi protagonisti. La corruzione fa parte della costituzione formale del paese, è una componente organica della politica italiana dove la corruzione è considerato un comportamento normale e quindi culturalmente accettato e ramificato. Ne consegue la lotta a oltranza a quei magistrati che cercano di smascherare la corruzione stessa. La stessa depenalizzazione strisciante o palese di molti comportamenti criminali della classe dirigente dal falso in bilancio, all’abuso in atti d’ufficio e contemporaneamente alla criminalizzazione del disagio sociale è l’emblema di una classe dirigente che ha buttato la maschera e sta
procedendo a tappe forzate alla costituzione di un diritto di classe a doppio binario: plotone di esecuzione per gli ultimi, per quelli senza potere, e foro addomesticato e domestico per i propri pari.
20 miliardi di fondi europei sparirono letteralmente in Calabria mangiati dai ventri profondi di vari poteri politici. C’era di che ricostruire l’intera Calabria. Nessuno dei ‘ladri di stato’ è stato punito o solo processato. Si punisce invece il magistrato coraggioso che portò avanti l’indagine e contro il quale si scaglio immediatamente il potere politico e si punisce il tecnico che gli ha procurato le prove dell’immane furto.
Già nel 2005 De Magistris aveva aperto un fascicolo per uso illecito di denaro pubblico legato agli aiuti comunitari per 200 milioni di euro. Associazione a delinquere finalizzata alla truffa. C’erano immischiati il generale della guardia di finanza Walter Cretella-Lombardo, consigliere del vicepresidente dell’Ue e il commissario europeo alla Giustizia, Franco Frattini, Cesa. Nelle intercettazioni apparvero i nomi di Fassino, Folena e dell’ex presidente dell’ANAS, Vincenzo Pozzi
L’inchiesta fu tolta a de Magistris nel 2007 dal procuratore Mariano Lombardi per ‘irregolarità procedurali.’ Nel 2007 parte l’inchiesta su 20 miliardi di fondo europei spariti, nelle carte dalle intercettazioni compaiono nomi eccellenti: Pietro Scarpellini, consulente “non pagato”, di Prodi, allora Presidente del Consiglio, il famigerato Luigi Bisignani, burattinaio del peggio italiano, il senatore Giancarlo Pittelli,di FI, Antonio Saladino, allora presidente della Compagnia delle Opere della Calabria. Dalle intercettazioni telefoniche escono colloqui tra il ministro della Giustizia Mastella e Saladino. Mastella chiese il trasferimento di de Magistris. Alla fine sia de Magistris che i suoi collaboratori furono rimossi dall’inchiesta. De Magistris fu oggetto di pesanti minacce. Oggi viene ‘punito’ per aver osato cercato di smascherare la gigantesca frode. Favi si attaccò alla presunta incompatibilità con le intercettazioni di Mastella che non poteva essere intercettato in quanto parlamentare. Ma ciò era insussistente in quanto le intercettazioni disposte dalla procura (come risultò dai giudici di Salerno) erano perfettamente legittime poiché non vi era modo di associare preventivamente l’utenza usata anche da Mastella ad un parlamentare.
Il 21 gennaio 2012 il GUP di Roma Barbara Callari rinvia a giudizio Luigi de Magistris e Gioacchino Genchi con l’accusa di aver acquisito nel 2009 in modo illegittimo i tabulati telefonici di alcuni parlamentari. De Magistris ha definito l’inchiesta “infondata”.
Luigi de Magistris ha indagato anche sul caso denominato Toghe lucane, un “comitato d’affari” comprendente politici, magistrati, avvocati, imprenditori e funzionari avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata: abuso
d’ufficio, corruzione in atti giudiziari e associazione per delinquere e truffa aggravata per far sparire dolosamente fondi pubblici. De Magistris ordinò una perquisizione che mise in luce “una logica trasversale negli schieramenti”, con il “collante degli affari”. Ma sui 30 indagati da de Magistris fu chiesta l’archiviazione o l’assoluzione.
Mastella ordinò al CSM il trasferimento cautelare d’urgenza di de Magistris, per presunte irregolarità nella gestione del caso Toghe lucane. Sotto l’urto massiccio dei corrotti al potere che non volevano che le loro frodi venissero smascherate, nell’aprile 2009, de Magistris si dimise. In seguito fu scagionato dalle accuse. Nel marzo 2011 l’intera inchiesta fu archiviata e tutti e 30 gli indagati furono prosciolti.
Ora arriva la vendetta postuma di un potere politico che non tollera che nessun magistrato denunci le loro porcherie.
Dal 2003 a oggi de Magistris è stato oggetto di interrogazioni parlamentari che ne sostenevano l’incompatibilità ambientale e ne chiedevano l’allontanamento da Catanzaro. L’ex senatore di AN Ettore Bucciero ottenne un’ispezione ministeriale a suo carico. Sia l’inchiesta Poseidon che quella Why Not gli furono sottratte. In entrambe De Magistris stava indagando su personaggi politici di spicco, mafia e massoneria. L’attività di de Magistris si è scontrata più volte con il mondo politico che ha fermato le sue indagini mentre parte della stampa succube al potere lo ha criticato aspramente.
Il 17 marzo 2019 de Magistris, dimessosi da pm, entra in politica. Prima diventa eurodeputato, poi dà le dimissioni per candidarsi sindaco a Napoli. Ora la sentenza l

Ha detto: “Fare il giudice è un lavoro al quale ho dedicato quindici anni della mia vita e che è stato il mio sogno, la mia missione. Ma non mi è più possibile esercitare da alcuni mesi. Quello che ancora mi inquieta di più, in questo momento storico, è l’attività di delegittimazione, di ostacolo e di attacco nei miei confronti e della
mia professione, e nei confronti di tutti coloro che hanno cercato, in questi anni di accertare i fatti. Da ultimo, quello che è accaduto ai magistrati di Salerno che sono stati o sospesi o esiliati in altre parti del territorio nazionale”.
“Una volta c’erano i servizi deviati, la magistratura deviata, anche i giornalisti deviati, ora la cosa si sta ribaltando. Deviati sono quei pochi magistrati che fanno inchieste, i pochi giornalisti che scrivono, gli investigatori che fanno il loro dovere.”
“Se fosse stata utilizzata la metà dei fondi arrivati, la Calabria (20 miliardi!) questa regione poteva essere una piccola Svizzera.”
“Non mi è più possibile esercitare da alcuni mesi. Quello che mi inquieta di più, in questo momento storico, è l’attività di delegittimazione, di ostacolo e di attacco nei miei confronti e della mia professione, e nei confronti di tutti coloro che hanno cercato, in questi mesi, in queste settimane e in questi anni di accertare i fatti. Da ultimo, quello che è accaduto ai magistrati di Salerno che sono stati o sospesi o esiliati in altre parti del territorio nazionale. Il mio fine è solo la ricerca della giustizia.
Ormai è pubblico. La montagna ha partorito il topolino e per il topolino sono stato condannato. Mi ero chiesto se ci fossero le condizioni per fare il magistrato in Calabria. Il Csm mi ha risposto. Non ci sono.”
“Oggi tutto ruota attorno ai finanziamenti europei, alle società pubblico-privato e alle consulenze. I finanziamenti vengono pilotati su poche società, sempre le stesse, sempre con gli stessi dirigenti. Lì vengono fatte assunzioni guidate, parenti, amici, complici. I finanziamenti servono a tutto tranne che alle opere da realizzare. E con le consulenze i soldi prendono le giuste direzioni. Sono rimasto impressionato dal numero enorme di consulenze e dai nomi dei consulenti. Le persone addette ai controlli avevano parenti nelle società che dovevano controllare. Parenti di magistrati, parenti di poliziotti. Ho fatto accuse che sono in grado di dimostrare. Ho fatto nomi e ho portato prove” “Anche i testimoni e i denuncianti vengono intimiditi. L’omertà che stava scomparendo pian piano ritorna.”
“La Calabria sembra un Paese sudamericano. Un piccolo gruppo di persone detiene tutto il potere economico e politico. E la gran parte della gente vive in condizioni difficili.„
“La criminalità organizzata calabrese è la più potente. E presenta degli aspetti di laboratorio per le sue capacità collusive intra-istituzionali, politica, finanza, banche.”
La Germania ha 85.000 corrotti in carcere, la Francia 6.500. L’Italia che è la nazione più corrotta d’Europa (60 miliardi di danno l’anno, quanto metà di tutta la corruzione europea) ha in carcere solo 11 responsabili di questo reato e condanna i propri cittadini a situazioni di sofferenza morale, economica e politica.”

In questa Italia dove rubare e frodare costituiscono la prima dote di chi governa e che ha 3 delle peggiori organizzazioni criminali del mondo, mafia, camorra e ‘ndrangheta, che inquinano ogni attività e colludono con lo Stato, i carcerati per il reato gravissimo di corruzione sono 11 (UNDICI!)
In questo Paese ormai allo sfascio si assolvono i ladri e si condannano i giudici.
Si fanno leggi e di distorce la Costituzione contro il cittadino e a favore dei delinquenti.
In Italia la corruzione non è un reato, è un potere.

POTERI FORTI: I BANKSTER
berluscameno

Oggi i Banchieri vanno all’arrembaggio. Banchieri banditi e golpisti: è quanto emerge da due libri di recente pubblicazione recensiti sull’Indice dei libri di gennaio: “Il colpo di Stato di banche e governi, l’attacco alla democrazia in Europa” di Luciano Gallino e “Banchieri, storie del nuovo banditismo globale” di Federico Rampini. I due volumi offrono una visione dettagliata dell’essenza della crisi che stiamo vivendo, cercando di individuare responsabilità e connivenze, e non mancano di chiarire alcune questioni sull’ euro e sui rapporti tra Stati e Ue.
Per Gallino l’attuale “recessione” ed alta disoccupazione, lungi dall’ essere un fenomeno “naturale” e inevitabile o, come afferma Bruxelles, il prodotto del debito contratto dagli Stati per far fronte alla spesa sociale, è il risultato dell’accumulazione finanziaria perseguita per reagire alla stagnazione finanziaria di fine secolo. In particolare, la “creazione di denaro “, mediante la concessione di credito da parte delle banche e l’assoluta mancanza di responsabilità delle istituzioni economiche sovranazionali che avrebbero dovuto controllare e limitare questo procedimento, hanno provocato danni economici enormi. (Non è neutrale l’aver permesso di eliminare –con apposta legislazione in merito -ogni differenza tra“Banche d’Investimento o “speculative “ e Banche commerciali “classiche “). Che una finanza sconsiderata e irresponsabile abbia imperversato negli ultimi decenni non è certo una scoperta nuova. Ciò che risulta maggiormente ingiustificabile è l’impunità dei suoi attori, che ha fatto sì che poche decine di migliaia di responsabili facessero pagare il prezzo della loro condotta (illecita ) a decine di milioni di vittime, aspetto sottolineato anche da Rampini il quale, estendendo il discorso a livello globale, scrive che “nessun bandito della storia ha mai potuto sognarsi d’infliggere tanti danni alla collettività quanti ne hanno fatti i banchieri. Eppure, non uno dei grandi boss di Wall Street è finito in galera”. Stessa situazione o quasi in Italia o nella UE , in cui i protagonisti hanno potuto beneficiare della completa disponibilità da parte di un sistema politico totalmente asservito ai diktat del mondo finanziario dei Bankster. Dunque tutti colpevoli? Pare di sì, i due autori non fanno sconti a nessuno. Gallini include l’intero sistema politico e finanziario: Bce, Fed, Banca d’Inghilterra, fondi speculativi e sovrani, governi e Commissione europea. Rampini non fa distinzione tra banchieri “cattivi” (che negano il mutuo a famiglie ed imprese e speculano alla grande tramite i prestiti della BCE all’1 % di interesse, facendo poi prestiti bancari concessi solo ed esclusivamente agli “amici degli amici “) e forse “buoni” (i governatori delle banche centrali, da Bernanke a Draghi), considerandoli facenti parte dello stesso ingranaggio: qualcuno ha agito, qualcuno ha acconsentito e tutti sapevano.
Dagli scritti dei due autori emerge anche la stretta connessione tra queste problematiche e la deriva delle democrazie contemporanee: per Gallino la supremazia del mondo finanziario (dominato dai Bankster ) nei confronti di quello politico rappresenta un vero e proprio attacco alla democrazia: il “colpo di Stato” del titolo non è una frase a effetto ma è la realtà delle cose. Stessa posizione per Rampini: la consapevole e calcolata rinuncia da parte della politica alla propria centralità nei confronti della finanza è un tradimento del sistema democratico, ed è proprio questo “abbandono” che ha creato il clima di sfiducia e disillusione da parte dei cittadini verso le istituzioni. Il risultato?
Il proliferare di un populismo rabbioso e irrazionale che assume spesso i toni di un anti europeismo (vero o presunto) che scarica le responsabilità sulla debolezza dell’euro.
È possibile risolvere la situazione? Come uscire dalla crisi? Gallini propone di riportare la finanza al servizio dell’economia reale che sia in grado di creare innanzitutto occupazione; mentre Rampini si appoggia al concetto di “resilienza” indicato da Obama. La maggior parte del popolo sostiene la” necessità imprescindibile” di una svolta etica: siamo convinti che sia ancora possibile fare “buona politica” e “buona economia”, ma per ottenere questo risultato minimale occorre aderire onestamente al principio antico -ma sempre valido -di “servire e non servirsi”.
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