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Wednesday November 22nd 2017

LA SOCIETA’ IPNOTICA

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MASADA n° 1521 8-3-2014 LA SOCIETA’ IPNOTICA

Mariapia Manda:
sempre uguali nel secoli…

L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti
come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.
Non è più questa l’Italia che lasciai con dolore.

Johann Wolfgang Goethe

(Nelle immagini i quadri di Gilberto Di Benedetto, alias Hypnos, che si dice trascinino in una trance gli spettatori).

IPNOSI
Viviana Vivarelli

La funzione dei media non è quella di informare ma quella di ipnotizzare.
Dalle folle plagiate dai discorsi deliranti di Hitler ai telespettatori irretiti dal piccolo video, la comunicazione è sempre stata usata dal potere per deformare la mente.
Se gli scienziati non sono ancora riusciti a capire i meccanismo mentali dell’ipnosi, i potenti di turno invece hanno capito benissimo cosa serve per clonare la mente umana.
Milton Erickson dice: “L’ipnosi non esiste, tutto è ipnosi”.
Molte persone non sono semplicemente in trance o coscienti, ma si muovono costantemente da uno stato ipnotico all’altro. Abbiamo trance per lavorare, per relazionarci, per guidare, per comportarci da genitori o da figli e persino trance che sembrano fatte per crearci più problemi che soluzioni.
Dura la vita dell’uomo risvegliato.

Noi crediamo di essere svegli e lucidi, in realtà passiamo da uno stato ipnotico all’altro. Gli stati peggiori sono quelli in cui ci autoipnotizziamo nella fissità su qualcosa. Chiamiamo queste condizioni: passioni, ideali o convinzioni profonde, spesso però sono solo distorsioni egotiche molto gravi del senso di realtà, in cui crediamo alle nostre costruzioni interne molto più che ai fatti che ci stanno davanti. Questa auto fabulazione in cui distorciamo il reale per una realtà immaginaria è frequente oggi come ieri e indica che nella mente ci sono livelli profondi che non hanno subito nessuna evoluzione o liberazione, in cui l’Io si crede infantilmente creatore di un mondo a cui vuole credere ad ogni costo contro ogni oggettivazione palese. La maggior parte degli uomini è purtroppo ancora in questa fase di infantilismo cognitivo, una condizione propria dell’infanzia in cui si reifica ciò che si pensa.

Sui blog è facile vedere che i frequentatori più assidui sono persone chiuse in una ripetizione ossessiva di atteggiamenti di odio contro qualcuno che non hanno nel mondo reale giustificazione alcuna e men che mai ne hanno nella loro vita specifica. Alcuni sembrano clonati dal regime in una posizione fissa e coatta che li realizza al di fuori di qualunque attualità concreta.

Un ideale si conosce da ciò che vuole costruire.
Un regime da ciò che ordina di odiare.
E’ incredibile quanto l’uomo abbia bisogno dell’ipnosi per sostenersi, come se il peso della realtà fosse troppo grave per essere portato da solo.
La ripetizione di bugie e la distorsione costante della realtà mostrano un quadro desolante di ipnosi e autoipnosi che si poggiano solo su coazioni fantasmatiche, come se per qualcuno esse fossero l’unico alimento vitale.

Non c’è maggiore plagiato di quello che a forza di ripetere una convinzione erronea ne fa la trave portante del suo stesso essere per un periodo abbastanza lungo di tempo. Possiamo misurare il grado pesante del plagio nel grado di ripetizioni ossessive di invenzioni o ingigantimenti o distorsioni che non rispondono a nessuna verità, e si reggono solo sulla ripetizione ossessiva, come se questa, da sola, costituisse una verità intrinseca o riuscisse a inventarla.

Molte situazioni ipnotiche sono fondate sullo schema attacco-paura. Ci convinciamo più facilmente dell’errore che della verità, quando l’errore può avvallare i nostri sentimenti peggiori giustificando l’attacco all’altro essere umano come reazione alla paura che lui ci possa soverchiare o essere migliore di noi. Ma spesso ciò che qualcuno difende con suo odio è solo la sua libertà di odiare.
E’ penoso vedere non solo come questa sia l’unica libertà che gli è rimasta ma che essa addirittura non sia nemmeno una libertà.

Odiare è più naturale che amare. L’amore può essere tenuto in vita solo a prezzo di una forte lotta contro le nostre pulsioni egoiche, ma l’odio scorre molto più liberamente perché ci dà in misura molto più forte un senso di potenza e libertà.

La gente viene tenuta insieme, stimolando l’odio, da coloro che non possono alimentare la speranza. E’il sistema che i regimi usano in modo parossistico quando sanno di essere dalla parte del torto.
In realtà non esiste persona meno libera di quella che è spinta ad odiare.
Ma nell’amore ci si sente condizionati, nell’odio si crede di essere liberi.

Il potere si regge necessariamente sull’ipnosi, non esiste infatti che una persona libera in se stessa e in grado di capire non possa intendere cosa realmente può distruggere un aggregato sociale e cosa invece può farlo evolvere.

Ogni regime si regge su un corollario irrinunciabile: il potere si esercita meglio spingendo una parte della società ad odiare un’altra, caste superiori contro paria, romani contro cristiani, nazisti contro ebrei, integralisti contro omosessuali, inquisitori contro streghe, politici dominanti contro democrazie emergenti….
Non solo l’odio verso un nemico comune è un potente collante sociale ma dà un illusorio e immediato senso di appartenenza e di potenza. Nulla infatti spaventa tanto l’uomo quanto sentirsi solo in un mondo desolato, per cui la maggior parte degli uomini rifuggirà dal pensare, valutare e scegliere autonomamente ma preferirà appoggiarsi a una massa consenziente. Questo vale per i gusti, le mode, gli usi, le convenzioni, ma anche per le ideologie politiche.

L’uomo totalmente libero in se stesso è un’utopia, ma quello che gli si avvicina e sfugge ai condizionamenti emotivi e irrazionali del suo ambiente è un soggetto raro, e sarà sempre odiato dalle masse in quanto diverso e dal potere in quanto pericoloso così che il potere lo accuserà proprio di quella illibertà che condiziona tutti gli altri e lo considererò come un nemico da abbattere.

Nel mondo moderno come in quello antico i potenti hanno utilizzato l’odio non solo contro i nemici esterni ma anche contro quelli interni, perché è molto più facile massificare dei sudditi con l’odio di quanto lo sarebbe con una passione e un ideale.

Si vedono così uomini che sono retti solo da una fissità negativa, come se questa avesse preso il posto di ogni loro possibile ideale o volere. Se si chiedesse loro in cosa credono, si avrebbero delle risposte confuse, ma se si chiede loro chi odiano si hanno risposte automatiche e dirette. Per i governanti creare qualcuno da odiare è molto più facile che creare qualcosa in cui credere, e ancor peggio avviene oggi attraverso i media e le iterazioni ipnotiche della televisione.

Se i regimi dovessero creare passioni unitive e ideali comuni, si troverebbero in seria difficoltà, non possedendoli loro stessi e dovendo darsi da fare per concretizzarle in opere. Creare un odio è molto più comodo che costruire un ideale. L’ideale è un potenziale fatto di cose da realizzare che devono incarnarsi nella storia, l’odio è un’emozione già in atto e può restare tale, non ha bisogno di verità o di fattualità, ha valore solo in quanto esiste. Possiede il massimo di intensità col minimo dello sforzo.
L’ideale richiede azione e pratica, l’odio è completo in se stesso, non vuole altro che una ripetizione coatta, cosa facile anche per la mente sottosviluppata. L’ideale è difficile. L’odio è alla portata di tutti. L’utopia dà un senso di mancanza, ma l’odio è come l’ebbrezza alcoolica, che placa fame e sete e dà una illusoria pienezza e convinzione.

Attualizzare un ideale è faticoso, mentre l’odio non richiede nessuna fatica, è perfetto per i pigri, è già totalmente in atto e si autoalimenta, trovando in se stesso ogni giustificazione e restituendo a chi lo esercito un senso incredibile di onnipotenza.

Malgrado queste difficoltà, gli uomini di ogni tempo sono riusciti lo stesso a cercare ideali alternativi agli odi di regime e a sfuggire parzialmente ai condizionamenti del potere. Per questo la lotta tra la massificazione e ciò che sfugge alla clonazione perenne è esistita sempre e sempre esisterà.

La maggior prova dello stato di arretramento civile del nostro Paese è vedere l’allargamento della canea urlante alimentata dal potere e dai media per attaccare chi reclama maggiore democrazia o si batte per la sovranità popolare. Sia che siano foraggiati o che siano clonati, la diffamazione costante a cui costoro sono inchiodati come scopo perenne del loro tempo è parallela alla sottrazione di sovranità popolare, allo sfregio delle istituzioni, alla caduta a picco del nostro Paese. L’azione ossessiva dei clonati è il codicillo di una presa di potere sempre più dittatoriale e oligarchica. E il fatto che campagne similari di odio sociale siano sempre avvenute nella storia al sorgere di regimi antidemocratici sembra non avere insegnato nulla a chi in preda a delirio collettivo, è spinto solo all’odio e vive per esso.

-Quando un Paese che era la settima potenza industriale del mondo cade in un tale fallimento economico
-quando scende in tutte le classifiche mondiali verso le bassezze del terzo mondo
-quando il primo Stato che ha sognato un’Europa dei popoli, viene trattato come l’ultimo dei paria dell’Europa delle banche
-quando la sua classe politica è diventata la più corrotta d’Europa e una delle più corrotte del mondo
-quando non esiste più speranza per i suoi giovani, per il loro futuro ed il nostro
-quando ogni giorno le malefatte di qualche politico richiamano il potere giudiziario ma i media fanno grancassa solo per sabotare l’unica opposizione esistente
-quando la democrazia, la libertà, il senso comune, il rispetto per i diritti umani sono violati continuamente
-quando c’è gente che vive ormai solo per sostenere chi ha distrutto l’Italia fregandosene dello stato di degradazione del Paese e della sofferenza della gente
… allora diventa molto difficile sperare e la lotta per il cambiamento diventa l’unico ideale per chi ancora creda nella vita.
Contro questa speranza non resta al regime che propagandare finti cambiamenti che lasciano le cose peggio di prima. In senso orwelliano si chiamerà progressista, riformatore, innovatore, negando che la verità dei fatti presenta una forte tendenza conservatrice.

Maria
La diversità di un Movimento sta nelle idee, ma soprattutto nei comportamenti. Non capisco perché si dovrebbero accettare tutti e tutto.
Anzi, credo che anche i partiti tradizionali farebbero meglio a cercare un po’ più di coerenza tra i loro rappresentanti, e ne hanno parecchi di quelli che farebbero bene anche loro a espellere, altro che criticare i 5stelle.

Armando di Napoli

Nel tortuoso scandalo
la vergogna corrotta
manifesta il fallimento
colossale dell’Italia

le promesse splendenti
non incantano più
cenere livida volteggia nell’aria
stanchi di mercenari saccheggi

bruceranno i servi insieme alle banche
i draghi sputeranno veleno
prima di esseri appesi
i firmatari del fiscal compact

tenteranno la fuga accidiosa
nelle paludi della disperazione
immemore sciagure
trionferanno nella musicalità infinita..
.

Hartford 6 marzo 2014

Marco T
ECCO COME IL CAPO SCOUT ED I SUOI COMPAGNI DI MERENDE SI PREOCCUPANO PER TUTTI I BAMBINI IN DIFFICOLTA’ E PER LE LORO FAMIGLIE

Nuova Social Card: stanziati 50 milioni di euro, ma dopo due anni ancora nessun beneficiario.
A due anni dal provvedimento che istituiva la nuova social card per le famiglie povere con bambini e a fronte di 50 milioni di euro stanziati, ancora nessuna famiglia ha ricevuto il sostegno. Lo denuncia un monitoraggio effettuato da Caritas Italiana e Save the Children, che chiedono al Governo e agli enti locali di rivedere e semplificare le modalità di assegnazione del sussidio.
La nuova Social Card è una carta acquisti con un importo fino a 404 euro al mese, rivolta ai nuclei familiari caduti in povertà. La sperimentazione – istituita con dl del 9 febbraio 2012 e resa attuativa il 10 gennaio 2013 – prevede questa distribuzione dei 50 milioni: Bari: 3 milioni, Firenze 1,5, Genova 2,6 milioni, Milano 5,5, Torino 3,8, Verona 1,1 circa, Venezia idem, Roma 11,6 circa, Palermo 6,1, Catania 2,7, Napoli 8,9, Bologna 1,6.
Le prime erogazioni erano attese a novembre 2013 ma alla data del 31 gennaio 2014, secondo il monitoraggio, non è stata ancora erogata in nessuno dei 12 Comuni coinvolti.
“Chiediamo al Governo Renzi e a tutte le istituzioni coinvolte di fare arrivare a destinazione, senza ulteriori ritardi, in tutte le città oggetto della sperimentazione, i fondi stanziati da più di due anni per il sostegno alle famiglie in povertà. Se pensiamo alla vita quotidiana di famiglie con bambini che sopravvivono con meno di 3.000 euro di Isee l’anno, è facile cogliere la gravità delle lentezze burocratiche nell’assegnazione di un contributo già stanziato da tempo” afferma Save the Children, che ricorda come in Italia, in modo più accentuato rispetto agli altri paesi europei, l’impoverimento ha colpito con particolare intensità i bambini: oltre un milione sono quelli in povertà assoluta – pari a 1 minore su 10 – con una crescita del 30% fra 2012 e 2013.
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Lalla:
Andrea Scanzi
Nella scala Richter della tristezza cosmica, i bambini-simil-balilla che dedicano la canzoncina “Battiam le mani al Presidente” a Renzi stanno appena sopra i Fonzies al cioccolato e appena sotto la Ferilli che frigna perché non l’hanno portata agli Oscar. Poveri bambini, ma più che altro poveri noi. L’Armageddon é vicino.

Enzo di Bari:
GOVERNO RENZI, IMPRESENTABILE COME IL RESTO
Antonio Padellaro

L’accordo truffaldino tra un premier diventato tale con una manovra di Palazzo (privo com’è di consenso elettorale) con un partitino di scissionisti nominati dal precedente padrone realizza l’abusivismo perfetto in una democrazia ormai per modo di dire:
ci prendiamo il governo e vi sequestriamo il voto, tiè.
Non lo chiameremo golpe perché non c’è dramma, trattandosi di un misero gioco delle tre carte.
Si strombazza l’Italicum per la Camera, ma da usare solo quando il Senato sarà abolito, forse tra 18 mesi o forse mai. Un obbrobrio mai visto, incostituzionale col botto.
Del resto, è il sogno a lungo cullato lassù sul Colle che pur di non far esprimere gli Italiani ha preferito affidarsi a maggioranze artificiali (Monti, Letta) che infatti si sono autodissolte con imperdonabile spreco di tempo e di energie.
Adesso tocca al fenomeno Renzi inventarsi un sistema elettorale ad personam che scandalizza perfino uno specialista come Berlusconi.
Il turbo fiorentino ha la mania dei record. Cinque riforme in cinque mesi (se sono tutte così…). Due maggioranze, una per le riforme e una per i giorni feriali.
E a ben guardare, nel suo governo di governi ce ne sono tre, uno dentro l’altro come le matrioske.
Il primo è quello della bella presenza:
il più giovane, il più snello, il più rosa, buono per i titoli sui giornali.
Il secondo è quello che conta e fa di conto.
Guidato dal ministro dell’Economia Padoan, presidia via XX Settembre con un blocco di tecnici che dovranno piacere a Bruxelles e a Berlino.
Il terzo è il sottogoverno degli affari e degli inciuci, quello dei sottosegretari così impresentabili che perfino Alfano è costretto a cacciarne uno (il prode Gentile).
A Renzi avevamo creduto quando aveva letto il successo alle primarie del Pd come l’ultima spiaggia di un Paese giunto allo stremo.
Così si sta giocando tutto il capitale tra pasticci e imbrogli vari. Non si dura nascondendo le elezioni in un cassetto. E per governare non basta qualche tweet.

Gianni
Ho capito bene? Il capo dell’ACEA di Roma guadagna il doppio di Obama. Embè? Aumentate la paga a Barack.
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“Fingere di ignorare ciò che si sa benissimo e di sapere ciò che si ignora; fingere di capire ciò che non si capisce e di non capire ciò che si capisce benissimo; fingere di essere potenti al di là delle proprie forze; avere spesso da nascondere questo gran segreto, che non c’è nessun segreto da nascondere; sembrare profondi quando si è vuoti; darsi bene o male le arie di un personaggio importante; diffondere delle spie e stipendiare dei traditori; cercar di nobilitare la povertà dei mezzi con l’importanza dei fini: ecco che cos’è la politica.”
Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais
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4 ESPULSI DAL M5S
Sergio di Cori Modigliani

Facebook dà una idea della ferocia e della cattiveria in questo paese. Non appena si sente l’odore del sangue, gli squali arrivano a frotte e si scatenano. Si approfitta dell’occasione per diffondere clamorosi falsi pre-confezionati, vomitando insulti nei confronti di chi la pensa in maniera dissimile. Nelle 5 cinque testate nazionali, compaiono numeri e fatti diversi -molto spesso contraddittori- a seconda dell’uso che conviene. Si va da “30 deputati lasciano il movimento” (la Repubblica) a “più di 20 pronti a lasciare” (corriere della sera) 4 ore dopo trasformato in “lasciano in 6”, mentre La Stampa annuncia: “M5S caos. Civati apre ai fuoriusciti”.
Cosa è diventato il M5S? A mio avviso, è diventato ciò che era, il che mi sembra un ottimo risultato.
Nel Movimento c’è di tutto, ex fascisti accanto a ex comunisti, sostenitori e detrattori dell’euro, tifosi della decrescita felice e tifosi della crescita felice, statalisti e liberisti, europeisti e anti-europeisti, radicali e tradizionalisti, che si confrontano, si incontrano, si scontrano, su posizioni molto spesso diverse ma si riconoscono nell’idea di una collettività civica che esuli dal concetto aziendale burocratico dei partiti italiani e lo contesti in maniera chiara, prendendo le distanze da chi sguazza nei mari dove la differenza tra dx e sx è stata ridotta al minimo.
A dx c’è B con un partito agli ordini del proprietario di un’azienda, al fine esclusivo di produrgli profitto,e in cambio ha lavoro, prebende, privilegi, una vita facile.
A sx è la stessa cosa con la differenza che pretendono sia diverso, forse perché le famiglie invece di essere una soltanto, sono due forse tre.
Tutte insieme, queste famiglie, controllano l’intero mercato mediatico, editoriale, televisivo, cinematografico, bancario, culturale, sanitario, come nel medioevo.
Chi non accetta l’asservimento alle famiglie berlusconiane o piddine, non può avere accesso al mercato del lavoro, il che rende l’Italia un paese completamente anomalo e impossibile anche per la più perversa mente ultra-liberista.
Anche i poteri forti, quando entrano nel nostro territorio, se la devono vedere prima con le signorie post-moderne dell’aristocrazia italiana, i baroni, i marchesi, i duchi, per i quali non esiste il concetto di cittadinanza, ma solo quello di sudditanza.
Abituati al consociativismo familista/partitico da almeno 25 anni ininterrottamente, i forzisti piddini non riescono a comprendere la natura del M5S.
Il pizzino di Renzi a Di Maio (“ma voi vi comportate sempre così?”) che lo ha lasciato esterrefatto, mi ricorda una festa dove, una volta, avevo visto un tipo che a un certo punto si era avvicinato a una donna e pensando di sfoderare il suo asso nella manica, le aveva proposto: “Ti va se ti accompagno a casa? Ho qui sotto la mia Jaguar”. E lei di rimando: “No grazie, preferisco il taxi” e poi “Io sono anche animalista”. Lui non capì e stabilì che lei era una puttana.Infatti, prima che lei andasse via, le disse: “Ma tu, fai sempre così?”.
Penso che la lezione da apprendere a proposito dell’espulsione di questi eletti, sia questa.
Non sono d’accordo con coloro che lo considerano “un autogol” del movimento.
È il tentativo di manifestare e affermare la propria natura che trova la propria costituzione nel concetto di intelligenza collettiva, spina dorsale del movimento, basato sul reciproco controllo, lo stesso che aveva animato i padri costituenti che avevano costruito uno Stato con poteri autonomi che dovevano controllarsi a vicenda, non pensando che i partiti (un giorno) avrebbero eliminato la democrazia abbattendo il concetto basilare di opposizione e controllo per un consociativismo complice.
Chi è desideroso di partecipare alla festa partitica non può essere identificato nel movimento perché l’uno esclude l’altro. È comprensibile e umano che esistano queste pulsioni. Così come è fisiologico che un movimento reagisca cercando di espellere gli elementi che possano essere inquinanti.
A mio avviso, è un semplice passaggio di palla. È una cosa normale, abilmente delineata dalla cupola mediatica per costruire un dibattito falsato su argomentazioni pretestuose.
Tutto qui.
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Con il cuore abbraccio i milioni di votanti del PD. Li abbraccio uno per uno, sono brava gente, delusa e sconcertata. Penso che per loro sia davvero dura.
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TRADITORI E SABOTATORI

Paginate di giornali sui 4 senatore M5S espulsi a furor di blog e seguiti da altri 5 delusi.

I traditori sono abietti anche agli occhi di coloro a favore dei quali si schierano.
Publio Cornelio Tacito, Annali, I sec.
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Chi elogia così spregiudicatamente il tradimento ed è pronto a votare quelli che nei fatti ci hanno finora traditi, rinnegando i programmi con cui si sono impegnati coi loro elettori e calpestando la democrazia di questo Paese, la parola data e il giuramento di fedeltà che hanno fatto, non merita di vivere in questo Paese e dovrebbe essere un considerato un nemico comune, perché dimostra di non avere senso della giustizia, né ideali, né Patria

Un traditore crede di avere degli amici.
Non si accorge, nella sua pochezza, di essere solo usato finché fa il gioco di quelli che avrebbero dovuto essere i suoi nemici, e che sarà gettato via appena cesserà il loro interesse.
Un traditore è traditore per sempre. Dunque nessuno si fiderà di lui e ognuno tenderà a sbarazzarsene appena può.

Un traditore è reo di un fatto molto grave. Aver rotto il patto di lealtà che lo unica ai compagni in una lotta comune.
Non c’è nulla in lui di ammirevole. Il suo comportamento scardina la base fondamentale di qualunque gruppo sociale.
Nessun contesto umano, nemmeno un gruppo mafioso, può basarsi sul tradimento.
Un traditore è un male in se stesso, sarà usato e poi buttato quando non farà più comodo.
Il suo destino è la solitudine.
Ma il massimo del tradimento si ha quando chi tradisce lo fa in una situazione di guerra.

E questa è una guerra.
Una guerra in cui ci sono già migliaia di morti e feriti.
E in una guerra non è tollerabile il tradimento.

Non solo Grillo porta avanti da 4 anni questo progetto incredibile che gli è stato suggerito da Casaleggio, ma ha coinvolto in questo sogno 9 milioni di Italiani, persone perbene che non votano per avere un profitto personale magari illecito o per essere difesi nei loro reati o per fare una discutibile carriera, ma che amano realmente questo Paese e vogliono salvarlo. Per tutti gli altri non resta che la condanna, se sono complici, o, se non capiscono quello che fanno, una grande desolazione.
Ogni volta che gli elettori del M5S hanno palesato le loro scelte, Grillo le ha seguite anche se erano contro la sua opinione personale (vedi Rodotà, o Bossi Fini). La stessa cosa non è avvenuta mai per i partiti, i quali hanno agito sempre in modo totalmente autoreferenziale tradendo la fiducia che era stata riposta in loro e rinnegando il programma su cui erano stati votati.
L’evidenza più lampante mostra che i politici si sono sempre dimostrati in Italia i peggiori nemici della democrazia, vendendo beni, futuro e diritti dei cittadini, come se fossero i proprietari cinici delle loro vite, i distruttori impuniti del loro destino, i devastatori malvagi della nazione.
Proprio questo contrasto abissale tra la democrazia praticata nel Movimento e la mancanza di democrazia vigente nei partiti è il motivo per cui i nemici di Grillo lo attaccano proprio su questo punto. Lo accusano di non praticare quella democrazia che loro hanno distrutto per primi, cercando di deviare l’attenzione pubblica dai danni letali che loro stessi hanno fatto alla Costituzione democratica e al Paese. Del resto è un vecchio vizio delle tirannie quello di accusare gli avversi politici dei propri vizi peggiori.
Ogni volta che gli elettori del M5S hanno palesato le loro scelte, Grillo le ha seguite anche se erano contro la sua opinione personale (vedi Rodotà, o la Bossi Fini). La stessa cosa non è avvenuta mai per i partiti, i quali hanno agito sempre in modo totalmente autoreferenziale tradendo la fiducia che era stata riposta in loro e rinnegando il programma su cui erano stati votati.
Se sei in guerra, non puoi aggredire i tuoi compagni che continuano a patire nelle trincee per difendere chi li ha traditi e venduti.
La difesa dei traditori non esiste in alcune guerra né moderna né antica.
Disfattisti e collusi col nemico saranno per sempre messi al bando.
Solo in un mondo marcio e insensato come quello italiano si può assistere all’elogio del traditore, all’ovazione per il venduto, alla difesa di chi rinnega la propria parte. Queste sono bestemmie viventi, colossali atti di ipocrisia.
La prima regola morale è che non puoi fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. E quale di questi che sproloquiano sul blog vorrebbe essere tradito, rinnegato, venduto?
Chi si mette a compiere questa azione spregevole merita solo, a sua volta, in famiglia, nel lavoro, nello Stato, di essere tradito, venduto, rinnegato, cioè di ricevere il male di quelle stesse azioni malvagie che qui alcuni difendono a spada tratta.
Pensate se questa difesa orribile del male venisse fatta negli affetti privati, in casa, sul lavoro. Pensate cosa direste di chi elogia e difende chi tradisce e rinnega il patto che ha fatto con voi, la moglie, il collega di lavoro, il figlio, l’amico. Cosa pensereste di questi soggetti che vi hanno fatto del male? Che hanno fatto bene a tradirvi, a umiliarvi, a diffamarvi, a vendervi? E non trovereste giusto allontanarli da voi? Eppure questo contorto comportamento è quello che state attuando voi, mentendo e insultando e diffamando, pur di aggredire chi è stato tradito e difendere chi lo ha tradito. Il che non sta né in cielo né in terra e mostra un contorcimento del vostro senso morale da lasciare esterrefatti!
Non solo questi sciagurati partiti hanno venduto la Nazione, distrutto l’economia, calpestato i diritti e i doveri costituzionali, rovinato la democrazia e ucciso il nostro futuro, ma, con la loro immoralità e il loro cinismo, hanno allevato un’orda di persone che sono cresciute col loro disinteresse per la morale, pronte a vendersi per un pugno di mosche, alimentate a odio e menzogne, allenate a distorcere la verità e a propagare l’errore, fissate in uno squadrismo becero e delinquenziale.
Quest’opera inquinante e deleteria che corrode il carattere e rovescia ogni questione in un coro menzognero e spregevole dove è sparita qualsivoglia forza di ideale, di bene comune, di intelligenza civile, è visibile perfettamente nella canea urlante che da mesi sembra non avere altro scopo nella vita che diffamare e aggredire ci chiede maggiore democrazia, una posizione da cui non escono mai, nemmeno per sbaglio, notazioni etiche o morali.
In questa canea il carattere di nuda molestia efferata e patologica fine a se stessa, sadismo per sadismo, è talmente soverchiante che non vi si riconosce ormai più alcun carattere che possa distinguere il Pd dal Pdl dalla Lega dall’estrema sx, perché la caratteristica amorale e dissennata è più forte ormai di qualunque pseudo-ideologia politica. Nella tara caratteriale molesta, la politica è morta.
Una cosa balza agli occhi: in questo schierarsi nella difesa stolta di comportamenti che sempre nella storia dell’umanità sono stati considerati spregevoli, come il rinnegamento della parola data e il tradimento degli amici, c’è un carattere comune che balza agli occhi: è sparita qualunque differenza tra Pdl, Pd, Lega e estrema sx,
a dimostrare che costoro non sono più distinti per ideologie diverse e non sono più portatori di istanze morali e sociali diverse, ma sono dispersi in una massa collosa e omogenea di accanimento malevolo e fazioso, in cui ogni ombra di senso civile e morale è sparita.
L’espulsione dei traditori, in pace o in guerra, è una delle prime leggi dell’umanità.
Persino nelle tribù primitive, persino nell’orda, chi faceva del male al gruppo veniva cacciato dal gruppo. “Essere messo fuori dalla pace del gruppo” è la pena antichissima di chiunque manchi di lealtà verso il gruppo che lo comprende e agisca non nel senso di farlo evolvere e migliorare ma in quello di fargli del male, di nuocergli.
Non occorre un altissimo livello sociale e morale per capire la necessità di questo.
E’ semplice e diretto diritto di autodifesa.
Nessuno può essere obbligato a tenersi le serpi in seno.
Il traditore fa del male due volte.
Contro i suoi compagni di lotta perché reca loro del danno.
E contro se stesso, perché getta nel fango la propria immagine.
Sono sempre esistiti i traditori nella storia, ma, diciamocelo, non hanno mai raccolto grandi simpatie. Giuda, Bruto, Mordered, Gano di Maganza, Petain…sono figure nere con una apparenza malevola e oscura.
Solo su certi blog riusciamo a vedere una nefandezza frutto della modernità: gente che cerca di fare carte false per difendere la figura del traditore.
Ma c’è un preciso motivo per tanto accanimento: costoro sanno benissimo che i veri e giganteschi traditori sono quelli che stanno svendendo il popolo italiano e dunque si danno da fare come matti, da una parte per dare delle giustificazioni improbabili al tradimento, dall’altra per allontanare l’attenzione su quello che i loro partiti stanno perpetrando attaccando chi dei guai presenti non ha colpa alcuna.
Gli attuali partiti sul tradimento ci campano.
Altrimenti non ci sarebbero tanti voltagabbana.
E il Parlamento non sarebbe diventato il suk che è diventato.
Se la regola per cui chi tradisce i propri impegni elettorali viene cacciato si generalizzasse, i partiti si annienterebbero.
Dove tutto è fondato sulla menzogna, si aborrisce la verità.
Dove la malafede imperversa, si esecra la lealtà.
Dove l’opportunismo più meschino la fa da padrone, diventa intollerabile persino il buon senso.
Dove la politica si è trasformata in cinismo, gli onesti sono perseguitati e i disonesti glorificati.

LA PIRAMIDE DEL POTERE
Beppe Grillo

Una piramide. Al vertice banche e istituti finanziari presenti nell’azionariato di 43.000 multinazionali, di queste 1.318 aziende hanno più partecipazioni incrociate: l’azienda A può possedere quote dell’azienda B che a sua volta è azionista dell’azienda A, formando una ragnatela inestricabile di interessi. Questo è il vero potere. Un potere mondiale che spesso nomina i suoi rappresentanti nei governi, negli organismi di controllo internazionali e nelle banche centrali. E’ un grande club che finanzia i partiti e modella per i suoi fini lo scenario economico globale. Il nucleo centrale della rete delle 43.000 multinazionali è formato dalle 1.318 aziende con partecipazioni incrociate, il 40% di queste è controllato da 147 società che si trovano al vertice della piramide del potere globale(*). Secondo l’economista Glattfelder “Meno dell’1% delle multinazionali guida il 40% del totale”. L’un per cento di queste multinazionali sono per la maggior parte banche. Affermare che le banche governano il mondo e che, tra loro, vi sono accordi non scritti che influenzano le vite delle Nazioni è forse un’affermazione un po’ forte, ma certo è molto plausibile. Chi le controlla? I loro nominati sono a capo dei governi?
L’elenco delle prime 30 multinazionali della piramide:
1. Barclays
2. Capital Group Companies Inc
3. Fmr Corportation
4. Axa
5. State Street Corporation
6. Jp Morgan Chase & co.
7. Legal & General Group Plc
8. Vanguard Group Inv
9. Ubs Ag
10. Merrill Lynch
11. Wellington Management Co Llp
12. Deutsche Bank Ag
13. Franklin Resources Inc
14. Credit Suisse Group
15. Walton Enterprise Llc
16. Bank of New York Mellon Corp
17. Natixis
18. Goldman Saxhs Group Inc
19. T. Rowe Price Group Inc
20. Legg Mason Inc
21. Morgan Stanley
22. Mitsubishi Ufj Financial Group
23. Northern Trust Corporation
24. Société Générale
25. Bank of America Corporation
26. Lloyds TSB Group Plc
27. Invesco Plc
28. Allianz Se
29. Tiaa
30. Old Mutual Public Limited Company

(*) Dati tratti del libro “I padroni del mondo” di Luca Ciarrocca e dalla base dati Orbis dell’Ocse

INDAGATI 6 MEMBRI DEL GOVERNO RENZI

“Non è intenzione di questo governo chiedere dimissioni di ministri o sottosegretari solo sulla base di un avviso di garanzia” parole del neo-ministro dello sfavillante Governo Renzie, Maria Elena Boschi.
Non è dello stesso avviso il Movimento 5 Stelle. Dopo aver costretto alle dimissioni il sottosegretario Antonio Gentile, è pronto con le mozioni a chiedere la rimozione dei 5 tra ministri e sottosegretari del governo Renzi indagati: Lupi (concorso in abuso di atti d’ufficio), Barracciu (peculato aggravato), De Filippo (peculato), Del Basso de Caro (peculato), Bubbico (abuso di ufficio). Intanto alla Camera il partito dell’inciucio Pd-Forza Italia sta varando una nuova legge elettorale truffa: lo schifezzellum o, se preferite, il Superporcellum, palesemente peggiore della precedente. Da veri portavoce, i rappresentanti del Movimento 5 Stelle portano le istanze dei cittadini all’interno delle istituzioni. Lo fanno ricevendo 93.000 firme a sostegno della proposta di legge che richiede i codici identificativi per le Forze dell’Ordine e ospitando gli esperti internazionali di ricerca senza l’utilizzo di animali.
Ambiente, salute e agroalimentare vanno a braccetto. Così in Commissione Ambiente alla Camera il Movimento 5 Stelle ha proposto un’importantissima risoluzione per impedire la costruzione di nuovi inceneritori di rifiuti ed al tempo stesso ha sollecitato il governo a intervenire per la tutela internazionale dei prodotti agroalimentari italiani.”
(M5S Camera e Senato)
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Giancarlo Cancelleri, M5S Sicilia

Ieri mattina sono stato ospite ad Agorà su Rai3 e ho capito che siamo in guerra. E’ incredibile, il conduttore mi faceva una domanda e non mi lasciavano rispondere, anzi non riuscivo ad aprire bocca. Erano lì, trincerati tutti con di noi, destra, sinistra, giornalisti, conduttore, tutti lì e tutti contro di noi. E’ il loro modo di fare, creare il pollaio mediatico per confondere i cittadini che ascoltano. Sono dei maestri in questo, dicono dicono ma non dicono nulla. Mentono su di noi, schierati in maniera trasversale. Siamo in guerra e li abbiamo tutti contro! Sapete cosa significa? Che hanno paura tremenda del M5S. Hanno paura che vinciamo, sono finiti!

SERGIO DI CORI MODIGLIANI
La schiavitù dell’informazione e la spirale del silenzio.

Tre anni fa, alla venerabile età di 95 anni, si è spenta una delle più potenti intellettuali europee, Elisabeth Noelle-Neumann. Considerata dagli addetti ai lavori la mamma della filosofia dei mass media, negli annì60, quando insegnava all’Università di Magonza (Germania), chiese -e ottenne- il riconoscimento per una nuova disciplina da lei teorizzata e fondata, ” la Scienza della comunicazione di massa”. Grande e libera pensatrice, è stata anche la fondatrice del promo istituto di ricerche demoscopiche al mondo, il Demoskopie Allensbach nel 1947, che allora si occupava di comprendere la modalità di gestione del lutto nella Germania post-nazista. Nel 1970 pubblicò il suo libro teorico più importante “La spirale del silenzio”, considerato un caposaldo insostituibile per chiunque voglia avvicinarsi allo studio della manipolazione dei sistemi di informazione con un approccio sociologico. In Italia il libro non venne né tradotto né studiato né diffuso, perché a quei tempi il nostro paese era stretto nella trappola intellettuale dello scontro tra cattolici e marxisti e qualunque altra strada o lettura (soprattutto se aperta, laica e libertaria) veniva bandita e censurata. Divenne, invece, un mito vivente in California, accolta già nel 1964 come la più importante intellettuale europea e venne accolta a braccia aperte all’università di Berkeley nel 1968 dove contribuì a far nascere la più importante scuola di sociologia politica nel continente americano, da sempre spina nel fianco per i conservatori repubblicani. Epica la celebre battuta di Richard Nixon: “basterebbe buttare una bomba atomica sull’università di Berkeley per vincere la guerra fredda e risparmiarci così tanti fastidi”.
La teoria della Noelle-Neumann è strutturata intorno alla tesi del meccanismo di persuasione che la televisione opera, a livello subliminale, nella mente degli spettatori, facendo scattare un meccanismo di manipolazione psicologico che poi da lì si diffonde nell’intera società civile. Spiega come una persona singola “normale” sia disincentivata dall’esprimere apertamente e riconoscere a se stessa una opinione individuale e soggettiva se la percepisce come contraria alla opinione della maggioranza, nel timore sociale e psicologico di essere oggetto di riprovazione e isolamento da parte della presunta maggioranza. Questo meccanismo indotto dal mezzo spinge la persona a chiudersi in un inconscio silenzio che fa aumentare quindi la percezione collettiva di una diversa opinione della maggioranza, aumentando, di conseguenza, in un processo dinamico, il silenzio di chi si crede minoranza, provocando un effetto a spirale”.
È appunto la spirale del silenzio.
Questo fenomeno produce un istintivo meccanismo reattivo di ripulsa da parte del lettore di quotidiani (e del telespettatore) che teme di essere condannato a un perenne isolamento, emarginato e spinto ai bordi dello scambio sociale umano.
Il continuo flusso di notizie e informazioni da parte dei mass media causa una inevitabile incapacità nell’utente fruitore di riuscire a operare una selezione e quindi comprendere i processi sia di percezione che di influenza dei media. È il timore dell’isolamento sociale che produce la spirale del silenzio. Chi controlla il potere dell’informazione produce paura nell’utente, la paura più antica e profonda nell’essere umano: la paura di essere solo al mondo. Per non rimanere isolata, quindi, la persona/cittadino, anche nel caso abbia, istintivamente, una idea diversa rispetto a quella della massa -o della moda corrente in quel momento- non la mostra e cerca di conformarsi con il resto dell’opinione generale, per evitare di sentirsi sola.
L’enorme rumore dei mass media ha come unico e dichiarato obiettivo quello di produrre “silenzio interiore per paura della solitudine” e questo meccanismo blocca, automaticamente (come è stato nei decenni seguenti dimostrato e provato scientificamente dalla neurofisiologia e dalla psicolinguistica) la produzione sinaptica relativa alla formulazione di un pensiero libero, autonomo, indipendente. Perché produrre libero pensiero automaticamente provoca ansia, essendo legato alla paura della solitudine.
Il suo testo è stato tradotto e pubblicato in Italia nel 2002, dalla “Meltemi editore” ma nel nostro paese non ha mai fatto presa né prodotto alcuna forma di dibattito.
La Noelle Neumann ha generato però dei figli anche da noi.
Uno dei rari casi di figli suoi italiani (per non dire, forse, l’unico) ritengo che sia Carlo Freccero, studioso delle comunicazioni di massa, già direttore editoriale di Rai4 e docente all’università. Non è quindi casuale che la lettura della realtà italiana di Freccero sia l’unica, in assoluto, tra i suoi colleghi e gli esperti di televisione, in netta controtendenza rispetto alla piatta norma collettiva italiana che ha imposto la codificazione del pensiero unico attuale.
Qui di seguito ripropongo a miei lettori un brano tratto da una conferenza che Carlo Freccero ha tenuto presso il Club del Libro della città di Torino il 14 Febbraio del 2014 e che riguarda tutti noi. È stato ripreso soltanto dal sito no-tav “controsservatorio valsusa” e da “Libre idee”.
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FRECCERO: PERCHE’ I GIORNALISTI NON TOLLERANO CHI PROTESTA

La Tav viene presentata dalla stampa come un problema di ordine pubblico, di devianza e addirittura di terrorismo. La domanda da porsi sarebbe: perché la Tav entra in agenda solo come un problema di ordine pubblico? E ancora: perché la stampa ha perso il suo ruolo storico di strumento critico – pensate a tutti quei film che hanno immortalato attraverso l’immaginario hollywoodiano la stampa come controsistema – per diventare oggi completamente asservita al potere dominante? La risposta che si da solitamente è che la stampa è alla dipendenza della casta politica e ne segue i diktat. Bene, non solo. Meglio: il giornalismo rappresenta a sua volta una casta: c’è una casta che muove in qualche modo le fila come un burattinaio, le fila che muovono l’opinione pubblica sono i giornalisti asserviti al potere. E se il problema fosse più complesso? Se anziché essere persuasori occulti i giornalisti fossero in buona fede persuasi (sottolineo persuasi) dal pensiero unico?
Preso atto che naturalmente l’agenda dei media influenza l’opinione pubblica, la domanda da porsi è: in base a quali principi si costruisce questa agenda, quali sono gli elementi che hanno indotto la stampa a cambiare radicalmente la sua funzione da giornalismo d’inchiesta e critica sociale a difesa del consenso? Queste sono le domande da porsi. Bene. La cosa più interessante è che pensiamo alla parola “dissenso”. E qui iniziamo un ragionamento. Negli anni delle lotte per i diritti civili, la parola dissenso era sinonimo di democrazia. Oggi invece è piuttosto sinonimo di: devianza, delinquenza, terrorismo. Il movimento No Tav esprime il dissenso delle popolazioni coinvolte rispetto al progetto approvato a livello centrale: pertanto è un caso di “insubordinazione”, è fuori dalla maggioranza. Ritengo che il caso No Tav non sia un caso singolo, ma un format, che si replica in tutti i casi di minoranze che si oppongono all’ordine del discorso quantitativo della nostra epoca.
Noi viviamo attualmente le contraddizioni di vivere con una Costituzione formalmente basata sul principio illuministico di difesa delle minoranze ma cerchiamo di applicarla in modo contrario (è questo il tema della discussione politica di oggi) affinché la maggioranza possa esercitare quella che è di fatto una dittatura. Per vedere come questo format si può estendere prendiamo il caso del Parlamento. La dialettica parlamentare nasce per permettere anche alle minoranze di esporre le proprie idee e partecipare alla costruzione della legge. Piglio l’esempio della Boldrini: intervistata da Fabio Fazio sul decreto Imu-Bankitalia (scandaloso) la Boldrini ha giustificato la “ghigliottina” dicendo che era suo dovere, in veste di presidente della Camera, troncare il dibattito parlamentare per permettere alla maggioranza (sottolineo “permettere alla maggioranza”) di governo di legiferare. Interessante.
Dunque il Parlamento va esautorato, le leggi sono un prodotto dell’esecutivo in quanto appoggiato dalla maggioranza, e le minoranze sono di per sé qualcosa di illegale, che dev’essere in qualche modo ricondotto al volere dei più. Ecco questo format che si ripete anche nella situazione della Boldrini. Io, guardate, è dagli anni ’80 che mi occupo di maggioranza e sono stato forse il primo a segnalare in qualche modo, partendo dall’analisi dell’audience televisiva, come l’uso continuo del sondaggio avesse a poco a poco sostituito a livello sociale la ricerca del sapere foucoltiano o della verità in generale. E se tutte le scelte – anche politiche e morali – avvengono su base quantitativa, non è più possibile esprimere dissenso, è chiaro. Abolito il concetto di verità da parte del pensiero debole (altra cosa molto importante) non esiste più alcun elemento valido per opporsi ai valori della maggioranza.
Ecco che a tutto ciò si è poi aggiunto in qualche modo, dopo l’11 Settembre, un clima – come posso dire – di guerra permanente, che giustifica in qualche modo un permanente stato di eccezione. Ecco, questa qua è l’altra cosa fondamentale, e sottolineo “stato di eccezione” che a sua volta giustifica il superamento di qualsiasi garanzia democratica. Ricordo un programma di Santoro, “Servizio Pubblico”, che mesi fa ha intervistato due No-Tav come “terroriste” in quanto così presentate dalla stampa e dalla forza pubblica. Erano due ragazze giovanissime, simpatiche, belle, tranquille. Ma questo cosa vuol dire: che oggi che il semplice dissenso è sinonimo di terrorismo. Questa è una cosa che sta passando tranquillamente: chi si difende perché aggredito, anche se vede in parte riconosciute le sue ragioni, viene comunque presentato come dalla parte del torto perché (orrore!) ha operato in modo violento opponendosi all’ordine della maggioranza. La violenza è tollerata solo nel senso della forza pubblica.
Altro elemento fondamentale: dopo l’11 Settembre, in America, sono state sdoganate la tortura, Guantanamo e tutte le forme di guerra. Apro questo inciso perché un altro elemento che ha lavorato nel nostro inconscio, quella violenza che genera orrore e in qualche modo raccapriccio se messa in opera da parte dissenziente, viene vissuta come buona e giusta qualora sia un’emanazione del potere costituito. In “24”, la serie americana, Jack Bauer combatte il terrorismo con la violenza e la tortura, e scene di punizione corporale. Bene, in Italia la polizia (già col G8 si era entrati in uno stato di eccezione che ricordo molto bene, e prima ancora che a Genova anche a Napoli) può picchiare, usare lacrimogeni pur di contenere comunque ogni e qualsiasi forma di dissenso, anche il più pacifico ed innocuo. È il dissenso in sé ad essere considerato criminale perché rallenta il raggiungimento degli obiettivi della maggioranza. E il pensiero critico, che è stato il mito della mia giovinezza, della nostra generazione, appare ormai come elemento di disturbo. In vent’anni di berlusconismo, la scuola è diventata una fabbrica per replicare il pensiero unico. Solo un valore ottiene riconoscimento: l’obbedienza al conformismo vigente. E questo vale in particolare per il giornalismo.
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TRAVAGLIO

Dopo tutto quello che è successo in questi giorni (6 indagati, 24 riciclati nel nuovo Governo Renzi, le dimissioni di Gentile), Marco Travaglio decide di mettere nero su bianco il “discorso onesto” che Renzi dovrebbe fare agli italiani. Lo farà mai? Intanto ecco cosa scrive oggi Travaglio:

A Renzi basterebbe fare un discorso onesto agli Italiani: “Nell’esordio convulso del mio governo, ho gravemente sottovalutato la questione morale, aprendo le porte a gente che doveva restare fuori. Chi vuole cambiare l’Italia non può lasciare che il Sud sia rappresentato da personaggi accusati di abusare del loro potere con rimborsi gonfiati, familismi e clientele”. E accompagnare alla porta Lupi, i quattro inquisiti del Pd e gli imbarazzanti vice della Giustizia, Costa e Ferri. Se non lo farà, invierà al Paese un micidiale messaggio di gattopardismo, simile alla cinica e disperante metafora giolittiana: “Un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo deve fare la gobba anche all’abito”.
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Da un volontario del commercio equosolidale una interpellanza all’Europa sulla liceità dei 7 miliardi e mezzo regalati alle banche.
SERGIO DI CORI MODIGLIANI

Arriva da Bruxelles un poderoso macigno per il governo Renzi. A lanciare il sasso è un fiorentino doc, di pasta diversa da quella del premier. Si chiama Niccolò Rinaldi, e a Firenze c’è nato e cresciuto. Si è sempre occupato di solidarietà, volontariato, fin da giovanissimo, laureandosi in Scienze Politiche con una tesi sul commercio povero di strada a Dakar, in Senegal, e sulle forme alternative di commercio sia in Africa che in Sud America per contrastare l’avanzata territoriale delle multinazionali. Inizia a lavorare come consulente dell’Onu e per venti anni si occupa di questioni relative ai diritti civili delle popolazioni più disastrate del pianeta. Agli inizi del millennio, insieme ad altri quattro amici, fonda a Firenze la cooperativa di commercio equo-solidale (collegata a piccoli agricoltori africani e sudamericani che si sono sottratti al controllo della Monsanto e non praticano la coltura ogm) che si chiama “Equoland”. Nel 2009 si presenta come candidato indipendente alle elezioni europee nella lista di Di Pietro e viene eletto al parlamento europeo. Data la sua competenza in materia, finisce per occuparsi di questioni relative alla gestione e organizzazione del sistema bancario e finanziario dei paesi dell’euro.
Dieci giorni fa si è rivolto alla persona giusta, nel momento giusto, nel modo giusto.
È andato da Joaquin Almunia, vecchio socialista spagnolo basco, di Bilbao, che attualmente è Commissario Europeo per gli affari economici e monetari della Ue, vera spina nel fianco sia per Barroso che per Rajoy, detestato dall’attuale governo iberico che lo attacca sempre, sostenendo che mette il bastone tra le ruote nei rapporti tra la BCE e il governo (il che è vero). L’europarlamentare italiano Rinaldi ha applicato la regola e la norma. Ha preso il fascicolo ufficiale relativo al decreto Bankitalia e ha chiesto “ufficialmente” -nel corso di una formale interpellanza- se l’apposita commissione, dopo averla letta e vagliata, l’avesse accettata trovandola lecita. Il presidente Almunia ha dichiarato testualmente “a noi nessuno, dall’Italia, ci ha comunicato nulla né formalmente né informalmente, è un’operazione che ha aggirato i dispositivi di Legge”. E così, la Commissione ha avviato la procedura ufficiale di immediata ispezione per valutare gli estremi che applicano l’infrazione contro il governo italiano, sostenendo che “dietro la rivalutazione, in realtà si cela un aiuto sostanziale da parte delle casse dello Stato Italiano nell’ordine di 7,5 miliardi di euro a favore di 6 istituti di credito privati, in violazione dell’attuale norma vigente in materia”. Le banche sarebbero: Intesa San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Banca Carige, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Ubi Banca. La questione, quindi, si riapre alla grande, e getta una luce nuova sulla vicenda che chiarisce -senza più alcuna ombra di dubbio- la vera natura dell’esecutivo, quanto meno di quello precedente. Da notare che dal momento in cui il decreto è stato trasformato in Legge, le banche summenzionate (notoriamente piene di debiti con i bilanci clamorosamente in rosso) hanno goduto in borsa di incredibili rialzi spingendo l’intero comparto azionario ai massimi degli ultimi anni. Con enorme profitto per chiunque ci ha investito sopra. Questa iniziativa europea modifica anche il ruolo della Presidente della Camera, la quale, avvalendosi di un dispositivo nazionale mai usato prima, aveva scelto di applicare la cosiddetta ghigliottina definendo il provvedimento “di emergenza nazionale”.
Era l’onorevole Boldrini al corrente che tale provvedimento, da lei definito “di emergenza” probabilmente violava le disposizioni della normativa europea in materia, e che avrebbe potuto produrre come risultato quello di aprire contro di noi la pratica per infrazione con gravissimo danno pecuniario per i conti pubblici?
E’ chiara l’inusitata ferocia, mescolata a sbrigativo cipiglio, con la quale le istituzioni partitico-parlamentari hanno gestito l’operazione. Comprensibile la felicità dell’onorevole Alessio Villarosa, di M5S, che ha dichiarato questa mattina: “Quando ieri ho saputo della mia sanzione ho detto che la Storia li avrebbe puniti per questo. Ecco, la Storia comincia a punirli. Sono felicissimo. Lo avevamo già detto che la BCE non aveva avuto il tempo né di visionare né di controllare in tempo utile i documenti relativi a questa operazione”.
Ma Napolitano, sempre così solerte nel rammentare alla dirigenza parlamentare l’importanza di rispettare i parametri, le normative e gli impegni assunti con le istituzioni comunitarie in Europa, era informato sulla realtà dei fatti?
Saccomanni ha detto il falso a Napolitano?
Ha detto il falso anche alla Boldrini?
Queste sono le domande che vanno poste, di cui il Parlamento dovrebbe occuparsi immediatamente.

UN ECONOMISTA DI OXFORD CONTRO L’EURO

Kevin O’Rourke, illustre economista di Oxford ha scritto uno straordinario articolo sulla rivista trimestrale del Fm che disintegra l’euro. E’ rilevante che il Fm dia spazio a questo suo scritto, segnale inequivocabile che l’euro non durerà.
“L’Europa ora è identificata dai vincoli che essa impone ai governi, non dalle possibilità che offre loro per migliorare la vita del popoli. Questo è politicamente insostenibile. Ci sono due soluzioni:
a)-fare un passo avanti verso un’Europa politica federale,
b)-o tornare a un’Unione europea senza moneta unica e lasciare che i singoli paesi decidano da soli. Quest’ultima opzione richiederà controlli sui capitali, default in diversi paesi, misure per affrontare la crisi finanziaria conseguente e un accordo su come affrontare le conseguenze del debito e dei contratti.
La fine dell’euro sarebbe una grave crisi. Ma se è inevitabile, allora è meglio affrontarlo, mentre i centristi e gli europeisti sono ancora in carica. Non c’è senso ad attendere all’infinito.
Se l’euro alla fine sarà abbandonato, la mia previsione è che tra 50 anni la prima cosa che gli storici si chiederanno è come mai sia stato introdotto.
La gestione delle crisi dal 2010 è stata incredibilmente deludente, ci chiediamo se sia ragionevole per qualsiasi paese porsi alla mercé dei decisori di Bruxelles, Francoforte o Berlino che hanno mostrato una incompetenza assoluta, vedi il “salvataggio” pasticciato di Cipro. Ci sono domande serie, giuridiche, politiche ed etiche, su come la Bce si è comportata in questa crisi – per es. la minaccia fatta nel 2010, che se Dublino non avesse rimborsato i creditori privati delle banche private, la Bce avrebbe costretto l’Irlanda ad uscire dall’euro.
Si dice che la Bce non può allentare la politica monetaria perché ciò diminuirebbe la pressione sui governi sulle riforme strutturali volute dalla Merkel. Ma queste riforme non sono più opportune. Mantenere volutamente le persone in uno stato di disoccupazione per portare avanti una particolare agenda politica è sbagliato.E non è legittimo per un banchiere centrale non eletto di Francoforte cercare di influenzare il dibattito politico in paesi come l’Italia o la Spagna.
Sta diventando sempre più chiaro che un’unione bancaria significativa, per non parlare di un’unione fiscale o di un solido asset dell’area dell’euro, non è visibile. Per anni gli economisti hanno sostenuto che l’Europa deve decidersi: o muoversi in una direzione più federale, com’è nella logica di una moneta unica, o tornare indietro.
Siamo al 2014. Più a lungo la crisi va avanti, maggiore sarà la reazione politica anti-europea e il ritiro dall’Ue sarà inevitabile
L’Europa ha vissuto un periodo d’oro. L’integrazione europea ha contribuito alla crescita negli anni ‘50 e ‘60 e ha dato agli europei la libertà di studiare, lavorare e andare in pensione all’estero, cosa che ora viene data per scontata. Ora la UEM (Unione Europea Monetaria) minaccia l’intero progetto. Tra le due guerre, gli elettori si riversarono sui partiti politici che promettevano di servire gli interessi della gente. La dove i partiti democratici, come i socialdemocratici svedesi, lo hanno fatto, hanno riscosso consenso. Dove hanno ceduto all’austerità, come in Grecia e in Italia, gli elettori li hanno abbandonati
Le crisi bancarie hanno avuto conseguenze politiche venefiche.Il processo decisionale guidato dal panico è stato di breve respiro e incoerente. Nella realpolitik europea i paesi piccoli e vulnerabili hanno pagato un costo molto pesante, che non dimenticheranno.
Dal 2010 l’attenzione della maggior parte degli economisti si è concentrata su come rendere più funzionale l’unione monetaria.Anche coloro che erano scettici sull’ Unione economica e monetaria (UEM ), erano abbastanza preoccupati per le conseguenze di una rottura da voler evitare di sostenere l’uscita di un paese. Il risultato è stato una serie di suggerimenti su come prevenire un crollo dell’euro nel breve e nel medio termine, e su come migliorarne il funzionamento nel lungo periodo. Nel breve periodo, quello che serve è una politica monetaria più flessibile e una politica fiscale accomodante. (Occorre abbandonare l’Austerità a tutti i costi). Se gli storici dell’economia hanno imparato qualcosa dalla Grande Depressione, è che l’aggiustamento basato su austerità e svalutazione interna (deflazione) è pericoloso, con maggiore disoccupazione.
La deflazione aumenta il valore reale del debito pubblico e privato, alza i tassi di interesse reali, e spinge consumatori e imprese a rinviare gli acquisti costosi in previsione di prezzi più bassi in futuro. Le riduzioni di spesa provocano un pesante calo del reddito nazionale.
Servirebbe una maggiore spesa per investimenti da parte dei paesi con adeguate capacità fiscali, o della Banca europea.
L’area dell’euro ha bisogno di una unione bancaria che promuova la stabilità finanziaria e che sostituisca le decisioni dei momenti di crisi con un processo più regolamentato e politicamente legittimo, una supervisione comune, un quadro unico di risoluzione per le banche in crisi con un sostegno fiscale che comprenda tutta l’area dell’euro, e un quadro comune di assicurazione dei depositi.
Cosa ha fatto Obama? Operazioni non convenzionali della FED di forti iniezioni di liquidità nel Mercato “reale” tramite la tecnica dei quantitative Easing .
Draghi potrebbe suggerire all’UE anche operazioni di OTM( Outrigt Monetary Transactions) per soddisfare le esigenze dei Paesi Ue assetati di credito per l’economia reale delle aziende manifatturiere.
Un elemento di unione fiscale sarebbe un importante meccanismo di stabilizzazione dell’UE, come un sistema di assicurazione contro la disoccupazione.
Euro sì od euro no. Ciò che è certo è che una scelta finale ( in particolare per l’Italia prossima al default ) deve essere fatta. Si possono facilmente prevedere all’orizzonte dei tempi duri per la creazione (voluta dalla Merkel )della Grande Germania, per l’operazione escogitata e condotta dai banchieri gangster austerici tramite il tentativo di riduzione di fatto in schiavitù delle popolazioni degli altri Paesi dell’UE. Infatti essi sono troppo indebitati, per poter avere una dialogo autonomo con la Merkel fatto di spiegazioni economiche e di teorie economiche intelligenti contro la crisi recessiva che attualmente li sconvolge, distruggendoli .

SUL DUELLO RENZI-GRILLO
Sergio di Cori Modigliani

Nel famoso incontro Grillo-Renzi, da subito Renzi ha detto: “ma io non ho nessuna intenzione di chiedervi la fiducia”, al che Grillo ha risposto: “ma allora perché ci hai invitato?”. A quel punto, Grillo, che è uomo di grande esperienza sulla scena, ha capito che la sceneggiatura era un’altra e che era stato invitato a una partita sbagliata, e quindi si è adattato. Non c’è stato nessun giornalista, nessun opinionista, nessun politologo, che si sia chiesto “visto che viviamo una situazione d’emergenza ed è necessario mettere in piedi una squadra che vince, non sarebbe il caso di prendere atto che sono tre le squadre che forniscono i giocatori alla nazionale?”.
Non è stata neppure ventilata, né come ipotesi, né come possibile alternativa.
Dopo l’incontro è partito un attacco suicida sia contro chi non è in linea con questo governo -chi non vota la fiducia al PD è espulso dal partito- sia contro l’opposizione del M5s, accusata di non praticare la democrazia interna perché fa il gioco di squadra, a differenza del PD che -invece- consentirebbe ogni forma di contrasto, dissenso, diversità di opinioni, libertà di voto. Il che è falso.
I media si sono adattati, abboccando a questa facile esca, da cui è nata la novità del giorno: il PD è democratico, il M5s no.
Tutto ciò non potrà che aumentare la ferocia faziosa in tutta la nazione, chiarendo quindi che il primo obiettivo “culturale” dell’attuale governo consiste nel moltiplicare la falsificazione della realtà, sottraendo il buon senso che viene abolito, perché la priorità del governo è imporre a tutti i costi un bipolarismo (un’ossessione massonica anglo-americana) che gli italiani non hanno mai amato, non hanno mai voluto, non hanno mai votato, usando ogni mezzo possibile per evitare che si manifestino realtà terze o quarte.
Non c’è squadra, quindi. Non c’è gioco.
La rappresentanza cittadina non viene contemplata.
Il nemico del governo, dichiarato, non è la miseria sociale, la povertà economica, la Nel famoso incontro Grillo-Renzi, da subito Renzi ha detto: “ma io non ho nessuna intenzione di chiedervi la fiducia”, al che Grillo ha risposto: “ma allora perché ci hai invitato?”. A quel punto, Grillo, che è uomo di grande esperienza sulla scena, ha capito che la sceneggiatura era un’altra e che era stato invitato a una partita sbagliata, e quindi si è adattato. Non c’è stato nessun giornalista, nessun opinionista, nessun politologo, che si sia chiesto “visto che viviamo una situazione d’emergenza ed è necessario mettere in piedi una squadra che vince, non sarebbe il caso di prendere atto che sono tre le squadre che forniscono i giocatori alla nazionale?”.
Non è stata neppure ventilata, né come ipotesi, né come possibile alternativa.
Dopo l’incontro è partito un attacco suicida sia contro chi non è in linea con questo governo -chi non vota la fiducia al PD è espulso dal partito- sia contro l’opposizione del M5s, accusata di non praticare la democrazia interna perché fa il gioco di squadra, a differenza del PD che -invece- consentirebbe ogni forma di contrasto, dissenso, diversità di opinioni, libertà di voto. Il che è falso.
I media si sono adattati, abboccando a questa facile esca, da cui è nata la novità del giorno: il PD è democratico, il M5s no.
Tutto ciò non potrà che aumentare la ferocia faziosa in tutta la nazione, chiarendo quindi che il primo obiettivo “culturale” dell’attuale governo consiste nel moltiplicare la falsificazione della realtà, sottraendo il buon senso che viene abolito, perché la priorità del governo è imporre a tutti i costi un bipolarismo (un’ossessione massonica anglo-americana) che gli italiani non hanno mai amato, non hanno mai voluto, non hanno mai votato, usando ogni mezzo possibile per evitare che si manifestino realtà terze o quarte.
Non c’è squadra, quindi. Non c’è gioco.
La rappresentanza cittadina non viene contemplata.
Il nemico del governo, dichiarato, non è la miseria sociale, la povertà economica, la mancanza di diritti civili, la disoccupazione, l’assenza di investimenti, la corruzione, la criminalità organizzata, l’inefficienza e inefficacia di uno stato fatiscente.
Il nemico è il Terzo Polo, perché la sua sola esistenza va ad intaccare il piano di Rinascita Nazionale di gelliana memoria e la pianificazione del Nuovo Ordine Mondiale basata sulla gestione del potere locale a conservatori di sx o conservatori di dx.

UN ELENCO DEGLI ESPULSI DEL PD

Vi presento parte dell’elenco aggiornato degli espulsi dal PD, compresi alcuni casi clamorosi in cui i funzionari piddini sono stati espulsi “soltanto” per aver espresso la propria opposizione alla Tav o per aver denunciato (in quanto amministratori locali) casi gravi di corruzione ai danni dello Stato. Vogliamo cominciare a parlarne?
Eppure nessuno sui media ha parlato dei 519 espulsi del Pd, nessun giornalista ha sentito l’esigenza di andare ad intervistare uno degli espulsi, per chiedere ragguagli in merito, nessuna televisione (neppure locale) li ha invitati a un talk show, senza che nessuno né su twitter né su facebook abbia menzionato gli episodi, alcuni dei quali davvero sconcertanti:

http://controcorrenteblogdotcom.wordpress.com/2013/06/19/ecco-una-breve-lista-degli-espulsi-dal-pd/

-ESPULSA DAL PD L’EX SINDACO DI AVIGLIANA, CON LEI VICESINDACO E ASSESSORE.
-ACQUI TERME. FERRARIS E GIGLIO ESPULSI DAL PD.
-IL GRUPPO DEL PARTITO DEMOCRATICO DEL IV MUNICIPIO DI ROMA HA DECISO DI ESPELLERE IL CONSIGLIERE GIORGIO LIMARDI, A SEGUITO DI UN RIPETUTO COMPORTAMENTO DIFFORME ALLE LINEE DEL PARTITO.
-MARIO RUSSO, VALERIO ADDENTATO E ROBERTO MERLINI SONO STATI ESPULSI DAL SEGRETARIO DEL PD PROVINCIALE DI ROMA CARLO LUCHERINI.
-AGROPOLI. CARMINE PARISI: “CACCIATO DAL PD PERCHÉ HO DENUNCIATO LA SPECULAZIONE EDILIZIA”.
-TROINA. ESPULSI DAL PD DUE CONSIGLIERI COMUNALI, PER AVERE VOTATO IN CONTRASTO CON LE INDICAZIONI DEL PARTITO.
-CASTIGLIONE DEL LAGO. ROSANNA GHETTINI, CATERINA BIZZARRI,
– GIANCARLO PARBUONO E IVANO LISI ESPULSI DAL PD.
-TERREMOTO PD ALESSANO: ESPULSI COSIMO DEL CASALE E DONATO MELCARNE.
-PIACENZA, BUFERA NEL PD: ESPULSI I SOSTENITORI DI RENZI DALL’ESECUTIVO. SOSTITUITI I DIRIGENTI CON UNA TELEFONATA.
-RAPALLO, SONO STATI ESPULSI DAL PD: MARIA CRISTINA GERBI, GIORGIO BRACALI, ALESSIO CUNEO, EMANUELE GESINO, MAURIZIO IVAN MASPERO, MARIA MORRESI, GIULIO RIVARA.
-LA SEGRETERIA CITTADINA DI ORTA NOVA HA ATTIVATO LE PROCEDURE PER IL DEFERIMENTO DEL CONSIGLIERE COMUNALE ANTONIO BELLINO ALLA COMMISSIONE DI GARANZIA, ALLA QUALE SARÀ PROPOSTA L’ESPULSIONE DAL PD PER VIOLAZIONE DELLO STATUTO E DEL CODICE ETICO.
-SAN MAURO TORINESE, RUDY LAZZARINI ESPULSO DAL PD INSIEME A UN NUTRITO GRUPPO DI COLLEGHI.
-CASERTA. RINO ZULLO È STATO ESPULSO DAL PD.
-CARMELO MAZZOLA E DOMENICO PRISINZANO SONO STATI ESPULSI DAL PD DI CASTELBUONO.
-AFRAGOLA: VALENTINO ESPULSO DAL PD.
-SEI ISCRITTI AL PD ALLONTANATI DAL PARTITO PER NON AVER APPOGGIATO MARINI CANDIDATO SINDACO A FROSINONE.
-SOLIDARIETÀ A PAOLO DEAN EX SINDACO DI FIUMICELLO E A ROSANNA FASOLO, EX ASSESSORE DELLA GIUNTA DEAN, ESPULSI DAL PD.
TERLIZZI.
-SEGRETERIA PD: «ESPULSI DAL PARTITO 2 FUNZIONARI
-VAL SUSA, IL PD ESPELLE 4 AMMINISTRATORI CONTRARI ALLA LINEA TORINO-LIONE

DI BATTISTA
Scrivo sull’espulsione dei 4 senatori. Li chiamano dissidenti. Mai parola e è stata più sbagliata. Credetemi, non si tratta di dissentire, di avere opinioni diverse, di criticare. Ma stiamo scherzando? Ognuno di noi, cittadini nelle Istituzioni e fuori dissentiamo, critichiamo, abbiamo opinioni diverse. E meno male! Il pensiero unico, come il PartitoUnico portano alla rovina di qualsiasi gruppo, società o nazione. Ma non è questo il punto. Io ho visto in queste 4 persone, sistematicamente, da mesi, e in modo organizzato la logica del dolo, la malafede, il sabotaggio di tutte le grandissime battaglie che abbiamo portato avanti come gruppo. Ogni qual volta avevamo un successo da comunicare (e voi sapete quanto per il M5S, che ha il 99% dei mezzi di informazione contro, sia difficile comunicare) usciva, sistematicamente una dichiarazione di uno dei 4 pronta a coprire il messaggio del gruppo. Ogni qual volta serviva lanciarsi e buttare il cuore al di là dell’ostacolo (molte battaglie le abbiamo iniziate senza sapere come sarebbero finite, vedi art.138) c’era sempre uno dei 4 che si trasformava in “zavorra professionale” e puntava all’immobilismo. E per un Movimento restare fermi è la morte assoluta. Anche io sono un dissidente, non l’ho pensata come Grillo sul reato di clandestinità e infatti ho votato per la sua abolizione, io, come tutti i miei colleghi critico in assemblea una posizione, un modo di vedere, un’idea. Io voto, io vinco e io perdo. Ma quando perdo so che la decisone dell’assemblea è sacra in quanto frutto di un vero processo decisionale, frutto dell’intelligenza collettiva, non di diktat di berlusconiana o debenedettiana matrice. Mi spiego? Siamo in guerra, una guerra democratica, fatta di informazione, partecipazione, amore per la politica. Ma di guerra si tratta. Abbiamo tutti contro, tutti i partiti, un magma succhiasoldi, abbiamo contro gran parte della stampa, delle TV, abbiamo contro i poteri forti, le banche, abbiamo contro la mafia, la massoneria (credete che queste organizzazioni parastatali non vi siano in Parlamento?), abbiamo contro quest’Europa della finanza. Questo non è un gioco. Ecco, io non posso lasciare la “trincea” sapendo che mentre sferro un “attacco” (ripeto, le nostre armi sono e saranno solo informazione, impegno, studio e partecipazione alla politica) qualcuno mi sparerà, scientemente e volutamente alle spalle. O mando via queste persone o finirà che resteremo fermi in “trincea”. Mi spiego? Sono 10 mesi che la storia è sempre la stessa, l’assemblea decide, l’assemblea suda per prendere una decisione, fatica, (la democrazia partecipata è bellissima ma è faticosa) e non appena questo avviene, in 3 nanosecondi, leggiamo attoniti, titoli sui giornali che infangano 9 milioni di persone che credono che il letame vada spalato e non trattato con i cucchiaini d’argento. Il palazzo è una vasca di squali, trasforma cittadini in onorevoli, in statisti da 4 lire, in sabotatori speranzosi in futuri da protagonisti. Questo fa il palazzo e quello che deve fare il M5S è mandare via queste persone, con il cuore sofferente per averle perse sul cammino ma la consapevolezza che il cammino vale più di ogni altra cosa. Ve lo dico con il cuore e vi chiedo di fidarvi anche se la fiducia è un bene che si deve dare con parsimonia di questi tempi. Queste persone, in prossimità delle europee, elezioni fondamentali per noi, farebbero danni irreparabili al gruppo. Voterò sì per l’espulsione dei 4 senatori, e mai come questa volta voto convinto!
Noi facciamo le cose giuste, sempre, poi ci occupiamo delle conseguenze. Se avessimo dovuto dar retta ai titoli dei giornali non ci saremmo mai dovuti presentare alle elezioni, non avremmo provato a fermare la votazione sul decreto Bankitalia.Anche adesso la salvaguardia del gruppo è molto ma molto più importante dei titoli di quei giornali che ovviamente ci detestano perché vogliamo toglierli il finanziamento pubblico. I giornali finiscono nei cassonetti nel giro di 24 ore, il Movimento se lo proteggiamo durerà molto a lungo.
Alessando Di Battista
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Qual è la logica del Potere in Italia? Matteo Renzi è una novità oppure no? Una riflessione su di noi
Sergio Di Cori Modigliani

I sistemi di potere sono uguali dovunque, da sempre.
Eppure, si manifestano secondo diverse modalità originali, seguendo delle specificità legate alla tradizione, al territorio, alla cultura d’origine, e quindi si esprimono seguendo delle logiche che sono proprie di quella etnia, gruppo o nazione.
Se si vuole combattere contro il potere costituito -e la sua logica- bisogna prima comprendere e capire quale sia la sua natura intrinseca, altrimenti non sarà mai possibile disinnescare quei meccanismi contro i quali ci si oppone.
In Russia e in Usa, ad esempio, il potere si manifesta sempre in maniera chiara e netta.
A seconda di chi lo detiene, il paese va da una parte o dall’altra, e per i cittadini è molto chiaro quali siano le forze in campo e quali interessi -in quella precisa circostanza storica- siano rappresentati dal loro presidente e dai componenti del governo in carica.
Michail Gorbacev è stato un uomo completamente diverso da Vladimir Putin.
Così come Barack Obama lo è da George Bush jr.
La Russia di Gorbacev era una Russia completamente diversa da quella di Putin.
Così come l’America di Obama è un’America distinta da quella di Bush.
Non così da noi, dove i premier si susseguono senza che nessun meccanismo strutturale venga mai minimamente intaccato, nessuna riforma venga mai avviata, ed è irrilevante che a vincere le elezioni sia una compagine che (in teoria) si richiama alla destra, alla sx o al centro, perché l’esecutivo lo è soltanto di nome: è una rappresentanza puramente simbolica. Le personalità in carica svolgono una funzione vicaria, di gregariato. Loro non sono: sembrano. L’immagine che viene offerta al pubblico, quindi, ruota intorno all’apparenza senza mai svelare la sostanza, e al cittadino non viene mai riferito con esattezza quali siano le forze reali che stanno gestendo la nazione. In tal modo, si crea una nebulosa che offusca il teatro reale dello scontro e i votanti diventano semplici e banali spettatori di un gioco delle parti di cui ignorano perfino la sceneggiatura e la trama. In Italia, la natura del potere politico è diventata oscura e clandestina, sotterranea, sottaciuta. Quelli che volgarmente vengono definiti “i poteri forti” conoscono molto bene questo meccanismo (l’hanno imposto loro) che assecondano, foraggiano, finanziano, in modo tale da poter esercitare il potere reale esecutivo -quello che davvero fa girare l’economia- in maniera clandestina, senza testimoni, senza osservatori poco graditi o disturbatori che possano alterare gli equilibri in campo. In questo senso, in Italia, non c’è stata alcuna novità dal 1994. Il primo Berlusconi si presentò come un originale elemento scardinante, che allora colpì l’immaginario collettivo della nazione in cerca di una forte modificazione verso un cambiamento moderno del paese. Si scontrò subito contro la logica clandestina e dinanzi alla scelta radicale (cambiare il meccanismo o assecondarlo, perché allora aveva la forza di poter scegliere) optò per l’adattamento alla norma tradizionale conservatrice, e la sua forza propulsiva -che era reale- durò lo spazio di sei mesi. È il motivo per cui “i poteri forti” hanno amato, adorato, vezzeggiato, coccolato, l’esistenza del cosiddetto conflitto di interesse. Dinanzi alla prospettiva di cambiare l’Italia per davvero, mettendo a repentaglio la tenuta delle proprie aziende, Berlusconi scelse di salvaguardare l’interesse privato personale familista, e in cambio gli venne offerta la possibilità (che lui accettò di buon cuore) di fondare una dinastia parentale, partecipando quindi all’esercizio del potere esecutivo italiano secondo la modalità oligarchico-medioevale presente nel nostro paese.
Con il governo Renzi, il potere italiano ha deciso di muoversi secondo la propria norma consuetudinaria, quella per l’appunto clandestina, oscura, che lo ha qualificato subito come una fotocopia aggiornata di Mario Monti o Enrico Letta. Basta guardare i curricula e le vite dei ministri per comprendere chi, in questo momento, davvero stia al potere.
Matteo Renzi (come giustamente suggerisce il Financial Times) non conta nulla.
È una normale, tranquilla, operazione di maquillage.
C’è, però, un ma. Il punto è proprio questo. È l’ennesima favola che viene raccontata agli italiani. Ma questa volta si tratta di una favola tutta italiana, il cui esito non è affatto scontato. Per poterla comprendere al meglio, ci facciamo aiutare dal più geniale e imbattibile artista produttore di favole che la nostra grande cultura abbia mai prodotto: Carlo Collodi. Anche lui toscanaccio doc, come Licio Gelli, come Matteo Renzi.
È la favola di Pinocchio.
Perché non si possono fare i conti senza l’oste, e in questo caso, l’oste, è il fattore umano. Matteo Renzi è una personalità molto forte, un giovane caratteriale, e non è ancora chiaro come possa evolversi la favoletta con un tipo come lui. Il nostro bravo Pinocchietto è stato accolto a braccia aperte proprio perché era lui: infantile, bugiardo, giocherellone, creativo, un po’ manigoldo, abbagliato dalle giostre del potere, proprio come Pinocchio, e come lui fatto di legno. Il Gatto e la Volpe (che non devono aver letto il finale della favola) lo hanno messo nel sacco e si rallegrano entusiasti. Questo pensano. L’attuale governo, infatti, è loro.
In realtà, noi abbiamo un bicolore Berlusconi-D’Alema, anzi, un tricolore. Come ha acutamente fatto notare il nostro baldo pregiudicato “e così siamo riusciti a piazzare un nostro ministro al governo pur stando all’opposizione”, l’esecutivo è composto da berlusconiani fedeli doc nei posti strategici: al ministero dello sviluppo economico, a quello degli interni e a quello della sanità; D’Alema ha imposto i suoi all’economia, agli esteri e al lavoro; e il tricolore è stato completato dalla presenza dell’opus dei vaticanense garantita da Maurizio Lupi di Comunione e Liberazione, da Enrico Franceschini alla Cultura e da un fedelissimo casiniano. Così è stato costruito un modello catto-comunista-berlusconiano che non ha assolutamente nulla di renziano, non presenta alcuna novità, e si pone come il legittimo garante di una totale regressione del paese, con inevitabile fallimento. Il Gatto e la Volpe si leccano i baffi.
Dal loro punto di vista hanno ragione, li capisco. L’inossidabile Balena democristiana si è ingoiata il nostro burattino che, in questo preciso momento, si trova dentro la pancia dove incontrerà Geppetto. Il problema sta nel finale della favola, ovvero nella risoluzione del mistero attuale italiano che risponde alla seguente domanda: “ma qual è la vera ambizione di Matteo Renzi?”.
Per me, non è dato saperlo.
Non lo conosco personalmente e con franchezza, devo dire, che non so quale delle due potenziali ipotesi corrisponda al vero. Forse non lo sa neppure Renzi, oggi, ma lo capirà al massimo entro quaranta giorni, non oltre. E anche noi, insieme a lui, lo capiremo. Ben presto si accorgerà che lui non conta nulla, ma davvero nulla, e non ha alcuna possibilità di prendere alcuna decisione. Lui non può che eseguire ordini.
Come reagirà, allora?
Facciamo un esempio. Il Ministro dell’economia Padoan non è un impiegato dei poteri forti, com’era Saccomanni; chi lo sostiene commette un errore: lui è il potere forte, ben altro dire. Sarà lui a dare ordini a Renzi e non viceversa. È l’uomo che per conto del Fondo Monetario Internazionale, nel 1998, ha assunto l’incarico di responsabile del “desk Argentina” convincendo l’allora presidente in carica, Menem, ad attuare alla lettera i dispositivi economici da lui suggeriti che avevano come scopo quello di de-industrializzare il tessuto nazionale, privatizzare l’intero impianto energetico argentino passandolo sotto il controllo di multinazionali anglo-americane, affidare alla Monsanto la gestione del lancio della produzione massiccia di ogm con la conseguente distruzione di circa 2 milioni di ettari, e mettere il sistema bancario sotto la guida di due colossi della finanza da lui suggeriti: Goldman Sachs e J.P.Morgan. Il risultato fu il crollo del paese, con una disoccupazione al 56% e il default. In Sud America, Padoan, non ci può più andare neppure in vacanze travestito da pinguino. Dopo la distruzione dell’Argentina, il Fondo Monetario Internazionale lo promuove, e lo passa ad altro incarico, assunto nel 2002, avvalendosi della collaborazione di Mario Draghi: “desk Grecia” dove ha attivato la sistematica devastazione dell’economia locale, imponendo logiche speculative sui derivati che hanno avviato il suicidio della nazione ellenica. Nel 2008, conclusa l’operazione Grecia, viene promosso a vice-presidente dell’Ocse. Mario Monti, allora, dichiarò che Padoan aveva svolto un lavoro egregio e -siamo alla fine del 2008- ebbe a dire che “l’attuale situazione della Grecia è la prova lampante del successo dell’euro”. È il nemico numero uno di Paul Krugman e di Joseph Stiglitz. Qualche giorno fa, di lui hanno parlato in Usa (ambito occupywallstreet) grazie allo splendido lavoro portato avanti da Lori Wallach, direttrice del Public Citizen’s Global Trade Watch, prestigioso osservatorio indipendente di Washington che si occupa di combattere una battaglia della cittadinanza mondiale contro la presa del potere da parte delle multinazionali e della finanza, Lo hanno identificato come l’uomo che -per conto dell’Ocse- deve portare in fondo il varo del TAP (Trans Atlantic Partnership) un meccanismo legale di accordo tra Usa e Ue che imporrà dei contratti tra privati e stati nazionali che comportano la possibilità di “denuncia da parte dei privati nei confronti di singoli governi per mancato profitto, con penali talmente alte da mettere gli stati nella condizione di dover per forza accettare le richieste di specifica legiferazione da parte di enti privati; e tutto ciò verrà realizzato senza che né i cittadini né i singoli parlamenti vengano avvertiti, informati, coinvolti”. Tutto ciò lo abbiamo saputo grazie a Julian Assange e al lavoro del gruppo wikileaks. C’è una bellissima intervista video realizzata da Lori Wallach ad Assange nella quale raccontano la questione, andata in onda su migliaia di canali privati in Usa (circuito alternativo indipendente) il 14 novembre 2013.
Ecco il link per chi voglia ascoltare e vedere l’intervista:
http://www.democracynow.org/2013/11/14/tpp_exposed_wikileaks_publishes_secret_trade
Ritorniamo al nostro governo. O Matteo Renzi è ciò che i suoi detrattori credono, ovvero: mera apparenza priva di sostanza, e quindi si accontenta di coltivare come unica ambizione quella di apparire, sembrare, e accontentarsi di essere un burattino, oppure la sua ambizione è molto più alta e poderosa perché lui, il potere di cambiare il paese lo vuole davvero esercitare, e quindi, non appena si accorgerà che non conta nulla, rovescerà il tavolo e si andrà alla fine di maggio alle elezioni politiche. Non ho idea quale delle due ipotesi sia quella giusta.
Per il momento, il Gatto e la Volpe gongolano. Ma la favola di Pinocchio ha avuto un lieto fine (oggi sono ottimista). In seguito a una strana mareggiata, la grande balena vomita il proprio contenuto e Pinocchio viene ributtato fuori; da naufrago approda alla riva dove si accorge che ha raggiunto la sua grande autentica ambizione: è diventato un essere umano. Come andrà a finire Matteo Renzi? Non lo so. So per certo che è stato ingoiato dalla grande balena democristiana e si trova dentro la sua pancia. Rimarrà al calduccio, ben pasciuto, accontentandosi di fare l’attore con la consapevolezza di essere fatto di legno, colla e chiodi? Oppure, la sua vera, profonda ambizione, consiste nel diventare un bambino vero?
..
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