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Wednesday November 22nd 2017

SOGNARE FUTURO: LA DEMOCRAZIA DIRETTA

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MASADA n° 1499 3/12/2013 SOGNARE FUTURO: LA DEMOCRAZIA DIRETTA

Blog di Viviana Vivarelli

La democrazia diretta in Svizzera – Uno Stato federale – Il sistema elvetico della ‘milizia’ – Referendum e iniziativa popolare – Il quorum – Differenza col sistema italiano – L’altro sistema a democrazia diretta: l’Islanda – Una Costituzione creata dal popolo islandese sul web – La democrazia digitale – Un Governo fatto di atti incostituzionali – Crisi della democrazia parlamentare – La truffa del debito, vera arma di depredazione di massa – Delinquenza nelle amministrazioni locali –

(NELLA IMMAGINI STREET ART)

Non c’è niente come un sogno per creare il futuro. Oggi utopia domani realtà.“
Victor Hugo
.
Mariapia manda:
Konstantinos Kavafis

Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Alfiere2000
Il “Generale Inverno” ha sempre fermato i grandi della storia (es. Napoleone). Freddo, spietato, puntuale: egli è l’invincibile per definizione. Il ghiaccio più compatto lo forma l’indifferenza, vero inverno dell’anima.
Ma, come scrisse Neruda: “Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera”.
“Soffia Zefiro, perché la storia si riscrive quando il popolo cammina” (A. 2K)

LA DEMOCRAZIA DIRETTA IN SVIZZERA

La Svizzera ha 2 diritti fondamentali del cittadino (referendum e iniziativa popolare) assolutamente non confrontabili (a causa della loro ampiezza e radicalità) con simili possibilità esistenti negli altri Paesi.
La Confederazione svizzera nasce nel 1848, 65 anni fa, un po’ come l’Italia, per volontà popolare, uno stato federale (sul modello degli USA) che, attualmente, secondo la Costituzione del 1999, è costituito dal Popolo e da 26 Cantoni.
La Svizzera è uno dei pochi Stati a struttura federale del mondo, 25 su 192 stati aderenti all’ONU (ma il suo federalismo non ha nulla a che vedere con quello auspicato dalla Lega). In Europa solo Germania e Austria sono veri Stati federali.
Per quanto a noi possa sembrare strano, la Svizzera non ha né capi di Stato né capi di Governo. Tutti gli esecutivi sono ‘collegiali’ e rispecchiando una mentalità che non ama le “persone che emergono. Essa ci dà l’unico es. di GOVERNO DIRETTORIALE esistente dai tempi della Rivoluzione francese. Ciò vale sia per il Governo federale (Consiglio federale), che per i 26 governi cantonali (Consigli di Stato) che per le Municipalità (circa 2700).
Governo ‘direttoriale’ vuol dire sistema in cui sia il Capo di Stato che di Governo non è una persona ma è formato da un collegio di più persone. Questo vale sia a livello centrale che cantonale (non esiste l’equivalente del nostro Sindaco o Governatore di Regione), il potere è condiviso. A livello cantonale l’esecutivo è eletto direttamente dal popolo. Non esistono molti esempi di questo nel mondo. Per poco tempo questo sistema è stato adottato dall’Uruguay e dalla Jugoslavia dopo la morte di Tito.
La Svizzera ha una radicata tradizione di servizio alla comunità, per cui i cittadini eletti conservano il proprio lavoro mentre assumono cariche pubbliche che esercitano per periodi limitati.
E’ un sistema che si chiama di MILIZIA, e vale anche per l’esercito, formato da non professionisti, ufficiali inclusi. Anche i politici fanno parte di questo stesso sistema. Nemmeno i membri del Parlamento federale lasciano la loro occupazione precedente quando occupano il seggio in Parlamento.
Le cariche pubbliche, anche a livello comunale, richiedono un grande impegno di tempo e non sono molto remunerative, per cui alcuni dei Comuni più piccoli hanno sempre più difficoltà a convincere le persone ad assumere incarichi pubblici.
Presidente della Confederazione, presidente dei Governi cantonali e sindaci sono solo “primus inter pares”, esercitano il loro lavoro in gruppo e ricoprono una carica politica per periodi limitati.

C’è netta separazione fra il potere Esecutivo e il Legislativo. Gli esecutivi sono eletti e non designati e non sono necessariamente esponenti di una maggioranza.

I diritti popolari sono: diritto elettorale, diritto di voto, diritto di referendum, diritto di iniziativa e diritto di petizione.
Ma sono soprattutto i diritti di referendum e iniziativa popolare che contraddistinguono la Svizzera dagli altri Stati
In pratica:
-con 50 mila firme si può mettere in votazione popolare ciò che è stato già votato dal Parlamento (referendum)
-con 100 mila firme si può presentare una modifica costituzionale.
Questi due diritti fondamentali (che valgono sia per la Confederazione, che per i Cantoni, e per i Comuni) sono la marcia in più della Svizzera rispetto agli altri Paesi in fatto di democrazia: è, questa, appunto, la DEMOCRAZIA DIRETTA.

Le due forme di democrazia diretta oggi più eclatanti sono la Svizzera e l’Islanda.
In Islanda si sono votati una nuova costituzione in internet.
L’obiezione più forte che la gente comune fa sulla democrazia diretta che è che l’Islanda ha potuto applicarla perché ha solo 320.000 abitanti ed è un paese di scarse risorse (praticamente quasi solo la pesca).
La Svizzera è un esempio più importante.
Di abitanti ne ha 8 milioni, è uno dei Paesi più ricchi al mondo e ha molte più differenze interne e difficoltà di base di noi: 4 lingue ufficiali e molti dialetti, molte etnie, 5 religioni maggiori e altre minori, 3 zone culturali diverse, 26 cantoni sovrani con spiccate differenze, 74 montagne sopra i 4000 m. e il 22,7% di immigrati, più di ogni Paese europeo, noi ne abbiamo l’8%, per cui la Svizzera ha quasi il triplo di immigrati di noi.

Tra gli stati moderni, la Svizzera è il solo, oltre all’Islanda, ad avere la Democrazia diretta e ciò da più di 30 anni.
Non ha un Capo di Governo né un Presidente della Repubblica e non ha certo le pesantissime spese istituzionali dell’Italia. Il Parlamento non è formato da politici professionisti. Le Camere federali si riuniscono 4 volte all’anno per 3 settimane. Questo permette ai parlamentari di lavorare come comuni cittadini, sono politici part-time e di milizia, e ai cittadini svizzeri sta bene così perché sono convinti che i parlamentari lavoratori siano più vicini ai problemi della gente, in quanto fanno parte del mondo del lavoro e possono portare al governo la loro esperienza professionale. Non sono una casta a parte di parassiti sistemati a vita e pure assenteisti ad oltranza come qui.
I partiti in Svizzera hanno solo la funzione di movimenti di opinione, non hanno la minima somiglianza con i partiti italiani né hanno certo il loro potere, sono solo raccoglitori delle opinioni dei cittadini, ma sono i cittadini che hanno la sovranità ed esercitano il potere delle scelte di governo. La politica estera è neutrale da 5 secoli.
La Svizzera non partecipa a guerre, ha un esercito di milizia ed è vietato agli Svizzeri fare i mercenari.
Per quanto riguarda l’adesione all’Europa e alla zona euro, la Svizzera ha chiesto ai cittadini se volevano aderire all’Unione europea ed essi hanno risposto di no, per cui essa si è limitata a fare accordi bilaterali con l’Ue e dal 2005 ha aderito agli accordi di Schengen sulla libera circolazione di persone e merci, ma ha conservato la propria moneta, la propria sovranità, la propria libertà.
La sua moneta sovrana è il franco svizzero ed è una delle valute più stabili del mondo.

The Economist, grande settimanale economico londinese ma con forte radicamento americano, ha combattuto per anni una solitaria battaglia antiparlamentare, sostenendo che la democrazia rappresentativa è divenuta irrilevante.
Delegando la sovranità attraverso le elezioni ai professionisti della politica, il cittadino si spoglia di tutto. Deposta la scheda nell’urna deve attendere anni, fino alle prossime elezioni, per illudersi di svolgere qualche ruolo. Con il rapporto “A Survey of Democracy” The Economist indicava, già alla fine del 1996, che lo sbocco storico del parlamentarismo era la democrazia diretta, come in Svizzera, che ha inventato e pratica una forma moderna di democrazia diretta. Lì le decisioni del Parlamento non sono affatto l’ultima parola. Sceglie il popolo. Gli strumenti di democrazia diretta sono:

-L’INIZIATIVA, diritto popolare di proporre nuove leggi alle autorità, le quali sono obbligate a decidere in merito. E’ una domanda firmata da almeno 50.000 cittadini aventi diritto di voto.
Anche le leggi italiane prevedono leggi di iniziativa popolare, ma le tre leggi di iniziativa popolare presentate al Parlamento nel settembre del 2007 da Beppe Grillo con 336.144 firme, di molto eccedenti le 50.000 firme, necessarie per presentare un disegno di legge, non sono mai state discusse in Parlamento e sono morte in qualche cassetto istituzionale con palese violazione della legge e sprezzo della volontà popolare. Il successo dell’iniziativa era stato travolgente al punto che in molte città andarono esauriti i moduli.

-Il REFERENDUM, diritto del popolo di accettare o rigettare le leggi adottate dall’Assemblea federale, richiede 50.000 firmatari per leggi ordinarie, 100.000 per leggi costituzionali, non ha limite di argomento.
In Italia non si possono modificare le leggi costituzionali né presentare referendum che riguardino tasse o indulti o patti internazionali. Per abrogare le leggi ordinarie sono richieste 500.000 firme (art. 97), il referendum deve essere ammesso dalla Corte Costituzionale e deve poi poter vincere col 50% più uno dei voti (quorum).
In Svizzera sono i cittadini a decidere se una legge deve entrare in vigore. Dunque il diritto di referendum è il più determinante tra i diritti politici di cui goda il cittadino svizzero, tanto che la democrazia svizzera è definita anche referendaria. Può riguardare anche i trattati internazionali conclusi per una durata indeterminata o per più di 15 anni.
Il referendum è un’istituzione tipicamente svizzera. Soltanto attraverso di esso il popolo può esercitare un influsso concreto, durevole e soprattutto preventivo sul Legislatore. In questo modo il popolo assurge esso stesso a legislatore. La ghigliottina del referendum si è dimostrata micidiale: il 60% dei progetti di legge approvati dal Governo e dal Parlamento sono stati respinti dai cittadini. I parlamentari e le autorità temono il referendum. Sotto molti aspetti possiamo dire che è il timore del referendum che determina la legislazione di Governo e Parlamento che sanno che devono perseguire il bene del popolo o saranno bocciati.
Il Referendum svizzero non ha quorum, mentre ha forza di legge, essendo in grado di abrogare o modificare qualunque legge esistente, anche costituzionale e qualunque patto internazionale, ed è superiore a qualunque altro atto legislativo senza limite di contenuto, in quanto può essere fatto anche sulla Costituzione, il fisco o patti internazionali.

In Italia la legge prevede in teoria vari tipi di referendum, se richiesti da 800.000 elettori o 5 Consigli regionali (art.97):
-abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (art. 75), ne abbiamo avuti 59, di cui 45 non sono andati a buon fine, o perché non hanno raggiunto i voti richiesti o perché non sono stati ammessi dalla Corte costituzionale.
-su leggi costituzionali e di revisione costituzionale (art. 138),
-sulla fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni (art. 132, c. 1),
-sul passaggio da una Regione a un’altra di Province o Comuni (art. 132, c.2).
Inoltre prevede, all’art. 123 c. 1, che gli statuti regionali regolino l’esercizio del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della regione.
Nel 1989 una legge costituzionale ha consentito che, in occasione delle elezioni del Parlamento europeo, si votasse anche per un referendum consultivo sul rafforzamento politico delle istituzioni comunitarie.
Altri referendum a livello comunale e provinciale sono poi previsti da fonti sub-costituzionali.
Il 2 giugno 1946 in Italia si svolse il primo referendum istituzionale. Gli italiani furono chiamati a scegliere tra repubblica e monarchia.
Diciamo subito che pochissimi Paesi al mondo prevedono un quorum da raggiungere per la validità dei referendum abrogativi. Ciò non accade, ad esempio, in Svizzera e negli Stati Uniti, paesi che fanno ampio uso del referendum, specialmente a livello locale.
Il quorum richiesto in Italia è invece altissimo: il 50% più 1.
In Italia, poi, non è ammesso il referendum per leggi tributarie, di bilancio, di amnistia, di indulto o su patti internazionali (vedi l’adesione all’Ue o alla zona euro).
Il referendum, infine, deve essere ammesso dalla Corte Costituzionale (che recentemente ha bocciato tutti i 6 referendum presentati dai Radicali).
Quando il quorum non viene raggiunto, il referendum è nullo. Quindi coloro che sono a favore del mantenimento dello status quo attuano un ostruzionismo o sabotaggio del quorum, consistente nel non partecipare, e nell’invitare altri a non prendere parte alla votazione. Questa tattica è vantaggiosa, perché l’elettore può essere pigro o indifferente. Ci aggiungiamo che in Italia la legge è volutamente scritta in modo oscuro e i media possono avere interesse a non chiarirne il senso, a dare informazioni sbagliate o a non parlarne affatto, per favorire chi ha il potere e non vuole cambiare le cose.
I referendum in Italia sono molto limitati, richiedono un numero altissimo di firme di richiesta e un quorum altissimo di partecipazione e votazione, e, anzi, prima, in grandissima misura sono rifiutati dalla Corte costituzionale. Quando riescono a passare e a vincere, sono spesso abrogati da leggi successive dei partiti che aborriscono la democrazia diretta (come è avvenuto con i finanziamenti pubblici ai partiti che hanno cambiato nome diventando rimborsi e sono pure aumentati), o sono trasgrediti dal Parlamento (come è avvenuto per il divieto di vendere acqua pubblica che ha continuato ad essere venduta, vedi la vendita dell’acqua della Calabria a Veolia, multinazionale francese e si ricordi che le leggi nazionali nulla possono contro una multinazionale che viene dunque a possedere un potere assoluto sulle municipalità).

In Svizzera i referendum sono frequenti. Nel 1961 i cittadini del Canton Soletta furono chiamati alle urne una volta al mese. La loro democrazia diretta esige il massimo impegno del cittadino. Può persino accadere che il cittadino sia obbligato ad accettare d’essere eletto. La fiducia nel popolo sovrano non è mai diminuita e i risultati sono stati ottimi, perché nulla come l’esercizio di un diritto popolare lo rafforza ed educa il cittadino alla partecipazione e alla democrazia. Quel che conta in Svizzera è che sia il popolo a dire l’ultima parola. E questo riduce enormemente la funzione e il potere dei partiti, che non scompaiono ma perdono quei caratteri di potere assoluto, quasi feudale e oligarchico, che hanno in Italia.

In Svizzera il supremo potere esecutivo (governo) è rappresentato dal Consiglio federale, composto di 7 membri che agiscono collegialmente. La presidenza è tenuta dal presidente della Confederazione (eletto dalle Camere riunite per la durata di un anno), il quale non ha però più potere dei suoi colleghi di governo. Il presidente non può essere rieletto per l’anno successivo. I membri del governo (consiglieri federali) sono eletti dalle Camere riunite per 4 anni. Non possono ricoprire un’altra carica e sono i soli che non possono esercitare una professione. L’incontestabile forza di cui gode il Governo è fondata sulla sua collegialità. Il potere non è concentrato in una sola persona, ma è suddiviso fra i membri del Consiglio federale, che condividono le responsabilità.
La ‘Landsgemeinde’: la più antica forma di democrazia
In cinque Cantoni o semicantoni tutti i ‘cittadini attivi’ si radunano all’aperto per eleggere il Landamano, il governo e i giudici e per deliberare sugli affari più importanti della comunità. Le forme originarie della Landsgemeinde sono più antiche della stessa Confederazione. Fin dal 1291 le Landsgemeinden indirizzarono i Confederati verso la forma più semplice e diretta della democrazia.
Nei due Appenzello vige l’Amtszwang, cioè l’obbligo di accettare una data carica pubblica. Nell’Appenzello interno ogni cittadino è soggetto a questo obbligo fino al 65° anno di età ed è tenuto a far parte delle autorità giudiziarie o di quelle amministrative per almeno 10 anni. Le Landsgemeinden sono forme estremamente interessanti della democrazia diretta, La democrazia diretta mira a soddisfare, nei limiti del possibile, le esigenze e le aspirazioni di ogni singolo cittadino.
Il popolo svizzero cominciò la sua opera di costituzione nel 1291, lavorandovi poi per oltre 5 secoli, indisturbato, guidato solamente dalle grandi correnti dello spirito, per le quali non esistono confini nazionali. Ciò rappresenta un caso unico nella storia. La sua democrazia quasi diretta rappresenta tuttora un caso particolare nel mondo.
..
Oltre alla Svizzera grandi passi avanti nella democrazia diretta vengono fatti attualmente dall’Islanda che si è fatta una Costituzione partendo dal basso, e l’ha fatta con un lavoro di partecipazione dei cittadini attraverso il web.
Ma vediamo cosa è successo in Islanda.

IMPARARE DALL’ISLANDA
Dal Blog di Beppe Grillo

L’Islanda è stato il 1° Paese ad accusare la crisi economica per il problema dei mutui subprime americani, ma l’Islanda è anche stato il primo Paese a superare la crisi. L’Islanda non ha salvato le proprie banche nel momento in cui sono entrate in crisi di liquidità. Operavano su mercati finanziari internazionali ed erano paragonabili alla grandezza delle banche internazionali. Lo Stato islandese, con una economia relativamente piccola, non era in grado di salvarle, quindi le ha dovute lasciare fallire ed è stata un’ottima scelta. Gli islandesi sono riusciti a fare cadere un governo corrotto che negli anni aveva portato il Paese sull’orlo del baratro. I politici avevano liberalizzato tutto il sistema finanziario senza le capacità per gestire quello che avevano creato. C’era una parte del debito accumulato da queste banche verso l’estero, soprattutto verso Inghilterra e Olanda, pratica che ormai è comune quasi ovunque in tutto il mondo. Tutti i profitti delle banche erano privati, il debito accumulato nel momento del fallimento si convertì in debito pubblico. Questa pratica è stata fermata dagli islandesi che con un movimento di partecipazione e con una petizione sono riusciti a bloccare la legge che convertiva il debito e a non pagare il debito, grazie a un referendum che poi è stato indetto dal Presidente della Repubblica.
Un elemento importante che ha consentito all’Islanda di uscire in tempi rapidi dalla crisi economica è una moneta sovrana perché, se da una parte la corona si è svalutata all’improvviso, ha causato problemi, chi aveva mutui, debiti si è trovato sommerso da questi debiti e in grossa difficoltà, dall’altro la svalutazione ha ridato competitività all’economia Islandese in tempi molto rapidi. C’è stato un momento iniziale di rabbia, che ha portato a una sete di giustizia diffusa e ha avuto come conseguenza il processo di molte persone che in vari modi si erano resi colpevoli della crisi. Sono stati resi noti pochi giorni fa i nomi di una ventina di banchieri attualmente sotto processo e che facevano parte del consiglio di amministrazione delle due banche principali islandesi. L’unica condanna definitiva per ora è quella che pende sul capo del primo ministro di allora, condannato per frode. Una delle conseguenze più positive dell’intera vicenda è che poi da questo momento iniziale di rabbia si è riusciti a passare a una seconda fase molto più costruttiva, che ha avuto vari frutti tra cui la riscrittura della Costituzione.
La vecchia Costituzione era un retaggio di quando l’Islanda faceva parte del regno danese e quindi di fatto era la costituzione danese arrangiata, però non raccontava i valori veri della nazione Islandese, degli islandesi come popolazione, delle loro origini e tradizioni. Quello che si è fatto è riscrivere la Costituzione in modo innovativo e rivoluzionario. Si è cercato di aprire a una fetta sempre più grande di popolazione e si è fatto prima eleggendo una assemblea costituente. Alle elezioni si poteva presentare chiunque. Questa assemblea costituente quando si riuniva trasmetteva le proprie sedute attraverso i social network, attraverso vari strumenti per coinvolgere il più possibile chi non poteva essere di persona. Di fatto anche da casa si poteva inviare spunti, seguire come evolveva la scrittura della Costituzione.
L’utilizzo di Internet come strumento di partecipazione è una costante di tutto il caso islandese ed è anche stato messo a sistema. Sono state create leggi ad hoc per rendere internet uno strumento il più libero possibile. Addirittura a una legge, varata nel 2011, ha partecipato lo stesso Julian Assange che ha contribuito insieme a un’attivista Islandese, Birgitta Jonsdottir. Un’eccellenza per la libertà della Rete, di fatto molti attivisti della Rete chiedono asilo all’Islanda quando si trovano in difficoltà.
Si è innescato un cambiamento storico di grossa portata. A livello di popolazione si riesce comunque a percepire questo cambiamento, sia negli stili di vita, sia negli argomenti di cui parla la gente in un bar. E’ rimasto un sentire diffuso e delle connessioni tra persone che via via si sono attivate per cambiare le cose e per riprendersi in mano la facoltà di decidere del proprio futuro. Una delle obiezioni che viene fatta al caso islandese è che non è replicabile, perché ci sono delle caratteristiche specifiche dell’Islanda e della popolazione islandese che non appartengono a molti altri Paesi. In Islanda ci sono pochissime persone su un territorio relativamente vasto, ricco di risorse e c’è una cultura diffusa, anche molto all’avanguardia su quanto riguarda la rete internet. Tuttavia ci sono alcuni messaggi che sono già alla base di molti movimenti che, anche da noi, cercano di cambiare le cose. Il concetto di base è riprendersi in mano il potere di decidere sulla propria vita e sulla società in cui viviamo, un potere che ci è sfuggito negli anni, in un periodo in cui ci è stato detto che non era affare nostro decidere della società in cui viviamo, che ci avrebbero pensato altri, che noi dovevamo pensare a noi stessi e basta. Il messaggio di riappropriazione del potere di decidere e della sovranità intesa come idea di partecipazione alla cosa pubblica, l’idea di costruire un percorso collettivo, è il messaggio più bello e anche più universale che si possa cogliere dall’esperienza islandese. Passate parola!”

LA NUOVA COSTITUZIONE ISLANDESE FATTA SUL WEB

L’Islanda ha la prima Costituzione del mondo fatta direttamente dai cittadini sul web.
Nell’estate 2010, 950 cittadini islandesi, selezionati casualmente, sono stati convocati per costituire il National forum e discutere le linee guida della nuova Costituzione. A novembre sono stati ‘eletti’ i 25 cittadini dell’Assemblea costituente, selezionati tra 522 candidati. Requisiti indispensabili: la non appartenenza a nessun partito politico, la maggiore età e il sostegno di almeno 30 firmatari.
L’Assemblea è stata incaricata della prima stesura della nuova Costituzione, partendo da un documento di 700 pagine che raccoglie i punti salienti del dibattito del National forum.
Il lavoro dell’Assemblea è stato via via pubblicato su un sito e sottoposto al giudizio dei cittadini islandesi, che hanno potuto esprimere pareri e dare suggerimenti. A disposizione degli utenti anche una pagina Facebook e un profilo Twitter dedicati, un canale YouTube e un album di foto su Flickr. La partecipazione era facilitata dall’enorme sviluppo della banda larga nell’isola: in Islanda l’80% delle case ha una connessione ADSL.
E’ nata così la Costituzione “wiki”, basata sul legame tra Stato e cittadini, dopo la sfiducia causata dalla crisi economica che ha estromesso la vecchia casta politica.
I punti salienti hanno riguardato i temi che più stanno “a cuore” al popolo: innanzitutto economia e finanza, messe duramente alla prova dal fallimento delle principali banche nazionali, in seguito alla crisi americana dei mutui subprime.
Anche per le risorse naturali, di cui l’Islanda è ricchissima, sono previste delle specifiche disposizioni, tra cui il diritto a un ambiente salubre e a una salute incontaminata. Un altro tema di primo piano è quello della libertà d’espressione e della tutela del diritto d’accesso alla Rete, che deve essere garantito a tutti.
Sono stati previsti il limite di tre mandati per il presidente della Repubblica e la possibilità per l’elettorato di inviare proposte di legge al Parlamento.
L’esempio islandese di una Costituzione scritta in crowdsourcing, ossia attraverso il contributo degli utenti, potrebbe essere presto seguito da altri paesi, come l’Egitto: all’università di Stanford è stato elaborato il progetto di una piattaforma online che consenta agli utenti egiziani di discutere testi ed elaborare proposte per la nuova Carta. Alla piattaforma si affianca un wiki, EgyptConstitution, aperto a tutti coloro che intendono fare proposte per la nuova riforma istituzionale.
In Tunisia, il blogger Slim Amamou ha lanciato un’iniziativa simile, servendosi di PiratePad, un programma di elaborazione di testi online.
Non è da escludere, quindi, che presto anche altri stati adottino modelli di democrazia partecipativa come quello dell’Islanda. Per quanto riguarda l’Egitto, che dopo la “primavera araba” e la fine dell’era di Mubarak attraversa tuttora una fase di transizione, il progetto potrebbe non essere di facile e immediata attuazione. Un discorso simile può essere fatto per la Tunisia, una realtà estremamente diversa da quella islandese.
In questi casi, l’intento è sfruttare il ruolo di primo piano che Internet e i social media hanno avuto in tutta l’area nordafricana per l’organizzazione delle rivolte, in modo da permettere anche in futuro la partecipazione dei cittadini alla vita politica dei propri paesi.

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LA DEMOCRAZIA DIGITALE
Viviana Vivarelli

Se la Svizzera ci dà il primo e più consolidato sistema dei democrazia diretta, l’Islanda ha fatto un passo in più, trasforma la democrazia di digitale, costruendo una nuova Costituzione sul web. E’ quanto Gianroberto Casaleggio ha magnificamente intuito con uno svecchiamento formidabile della politica che da diretta si fa DIGITALE.
La Democrazia Digitale è la forma di Democrazia Diretta più moderna esistente, quella che usa le moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle consultazioni popolari, usa cioè internet e il web per far emergere e comprovare la volontà sovrana dei cittadini. La Democrazia Diretta Elettronica è la più alta forma di democrazia Digitale, e presuppone che i cittadini siano i soggetti legislativi primari attuando nel modo più completo il principio costituzionale della loro sovranità.
Ovviamente per essere operativa, la Democrazia Digitale non basta che sia annunciata, deve essere inserita nella Costituzione, richiede cioè che la Costituzione preveda gli articoli che la rendano operativa, dando direttamente alle scelte popolari la forza di legge. Richiede, cioè, che il Movimento 5stelle generalizzi il suo progetto e lo faccia diventare operante a livello delle istituzioni che dovranno essere, dunque, totalmente riformate, togliendo alla Casta politica i poteri assoluti che hanno ora e rendendo al popolo una sovranità che deve essere esercitata direttamente e non delegata a rappresentanti che non sono nemmeno legati ai propri elettori da un vincolo di mandato e possono fare esattamente il contrario di quanto promesso nel programma elettorale, allearsi ai nemici dichiarati, cambiare di partito o di schieramento o asservirsi a potenze straniere o a lobbie.

Attualmente la nostra non è una repubblica a democrazia diretta (salvo che nei casi ormai abusati dei sindacati e dei referendum), prevede l’elezione e la mediazione del Parlamento come organo delegato della volontà popolare, che, mancando un vincolo di mandato, può agire tuttavia come crede e anche in senso opposto a quello dello schieramento o del programma o dell’ideologia per cui ha avuto il voto. In più dal porcellun in poi e dunque da 8 anni tutto il potere si è accentrato in una mezza dozzina di capi partito (nemmeno nel parlamento!) che hanno costruito liste elettorali di nominati, hanno immesso o escluso dal Parlamento chi a loro pareva, espropriando il popolo del diritto di scelta e decidendo da soli al posto e spesso contro l’intera Nazione. Insomma 6 persone hanno defraudato di ogni diritto e potere 60 milioni di persone. Ancor peggio, sopra queste 6 persone, abbiamo avuto un Presidente della Repubblica che non solo è stato rieletto contro quanto ordina la Costituzione che parla sempre e comunque di ‘nuovo’ Presidente, ma ha eluso il diritto elettorale nominando dall’alto ben tre governi (Monti, Bersani e Letta) e che ora non ha nessuna intenzione, al cadere di questo, di rimettere il Paese alle elezioni, ma intende persistere in un quarto Governo nominato sempre da lui, mentre i famosi 40 ‘saggi’ sempre nominati illecitamente da lui e senza tener conto della composizione parlamentare dovrebbero modificare l’art. 139, rendendo la Costituzione da rigida flessibile, e cambiando mezza Costituzione. Altro che democrazia diretta! Qua ce n’è abbastanza da parlare di colpo di Stato!

Non ci sono ostacoli, se non nella volontà contraria del potere, che possano impedire l’applicazione della Democrazia Digitale nel mondo. In Italia purtroppo la tendenza dei partiti è di esautorare i cittadini della loro sovranità, lo hanno fatto prima col porcellum, che ha trasformato la democrazia in una oligarchia di segretari di partito con liste formate dalle loro scelte e non da quelle dei cittadini, hanno poi distorto il senso di ogni ideologia politica con le larghe intese e l’infame patto di alleanza tra Pd e Berlusconi, infine hanno esautorato dei loro poteri i massimi organi dello Stato, come il Parlamento o la Corte dei Conti o ne hanno distorto i fini come hanno fatto col Presidente della Repubblica, la Cassazione o la Consulta e ora tendono a centralizzare ancora di più il potere con l’attacco all’articolo 138 della Costituzione per creare una Costituzione facilmente variabile e facilitare il passaggio a una repubblica presidenziale.
Il movimento dei partiti italiani va, insomma, nel senso di un dispotismo partitico centralizzato e autoritario, che toglie sovranità al popolo per rendere inamovibile e impunibile la Casta.
Ma se al momento è molto difficile introdurre in Italia la Democrazia Digitale, questa viene applicata e da molto tempo in altri Paesi. Nella sua forma più forte in Svizzera, sia a livello federale che locale, poi negli Stati Uniti, a livello dei singoli Stati.
“Le prime esperienze pratiche dimostrano che e-democracy può essere usata per migliorare la burocrazia relativa alle operazioni di voto (voto elettronico) e nei processi decisionali relativi alla deliberazione popolare (wikipedia)
“La Germania è una delle nazioni guida nell’e-democracy, in parte perché il locale mondo politico ha subito visto in questa la possibilità di interagire e fidelizzare l’elettorato, in parte per una tendenza culturale democratica non delegativa, tipica dei paesi a forte cultura calvinista. L’esperienza più nota è quella del Partito Pirata Tedesco. Nato nel 2006, si è via via sviluppato, promuovendo da sempre i temi della cittadinanza digitale e della democrazia diretta. Volendo dotarsi di uno strumento informatico per la gestione delle proposte interne al partito, sviluppa e adotta una piattaforma SW di delibera/voto: il software LiquidFeedback, che implementa i principi della democrazia liquida. La piattaforma di fatto costituisce un’assemblea permanente e virtuale, dove tutte le iniziative vengono sviluppate e messe ai voti tra tutti gli iscritti al partito. Le iniziative che passano il vaglio dell’assemblea, sono portate avanti dai loro rappresentanti, eletti secondo le modalità classiche del sistema istituzionale tedesco.
Per citare altre iniziative concernenti l’implementazione di e-democracy, l’adozione da parte del Partito Socialdemocratico Tedesco della piattaforma deliberativa Adhocracy.”
“Il Movimento 5 Stelle, di Beppe Grillo include nel suo programma il concetto di e-democracy, tale proposito si è tradotto, in tre consultazioni online sull’espulsione di due senatori dal gruppo parlamentare e sulla scelta del candidato alla presidenza della Repubblica.
Anche negli USA la e-democracy ha destato parecchio interesse, in quanto ramo di sviluppo delle tecnologie informatiche, da sempre considerate strategiche.
Invece, la reazione a livello istituzionale si è rivelata piuttosto fredda. I motivi sono sostanzialmente due:
-il peso delle lobby sulla gestione politica;
-i tradizionali meccanismi elettorali, che già impongono ai rappresentanti istituzionali il costante contatto/confronto/consenso con i loro elettori/cittadini.
Ciononostante si sono sviluppati diversi progetti, volendo citarne alcuni:
E-Democracy.org, un’associazione di cittadini nata nei tardi anni novanta in Minnesota, capace di indirizzare attraverso il dibattito e la pressione le elezioni locali e le successive scelte amministrative;
MixedInk, una piattaforma attivata dalla Casa Bianca allo scopo di aprirsi alle proposte dei cittadini (open government);
White House 2, un’iniziativa privata open source che ha portato alla creazione di una piattaforma per realizzare programmi e proposte condivise; fu promossa durante la prima campagna elettorale del presidente Barak Obama nel 2008, e rimase attiva fino al 2010.
Un progetto ambizioso è quello che si sta svolgendo in Islanda, dove, attraverso una piattaforma derivata da White House 2, si è riscritta la Costituzione con l’apporto di tutti i cittadini.
“In materia ambientale, l’Europa ha mosso i primi passi verso l’implementazione dei principi partecipativi attraverso la convenzione stipulata ad Århus, Danimarca, il 25 giugno 1998. Ratificata dall’Italia con la legge 16 marzo 2001, n. 108, la Convenzione richiede ai governi di intervenire in tre settori: garantire ad un pubblico il più vasto possibile (persone fisiche o giuridiche, associazioni, gruppi o organizzazioni) il diritto di accesso alle informazioni ambientali detenute dalle istituzioni e dagli organi comunitari; prevedere che le informazioni in materia ambientale siano messe a disposizione del pubblico attraverso banche dati elettroniche facilmente accessibili; prevedere la partecipazione del pubblico all’elaborazione di piani e programmi in materia ambientale da parte della Comunità”.
Siamo arrivati alla fine di un’era. La storia non esige passi indietro e chi tenta di immobilizzare il tempo farà la fine dei dinosauri.
Cambiare si può, cambiare si deve.
E il cambiamento, quello vero deve iniziare sempre da noi stessi.
Siamo noi gli artefici del cambiamento. Siamo noi a disegnare, a progettare, a sognare, a votare il nostro futuro.
Oggi la scienza mette a disposizione della conoscenza internet, la rete, e niente sarà più come prima. Non ci sono scuse per non essere cittadini attivi e non sudditi, per esercitare la democrazia, democrazia intesa come partecipazione, condivisione di scelte, di priorità di programmi, partecipazione alla stesura di questi programmi, alla loro selezione, alla loro votazione, per capire qual’è il più importante da realizzare, per realizzare la scala delle priorità collettive. E la maggioranza dei cittadini impegnati, chiamati a queste scelte, determinerà il corso degli eventi.
Democrazia è dare a tutti gli strumenti per partecipare, prima di tutto l’informazione.
Democrazia è accettare il verdetto della maggioranza, le scelte della maggioranza
prese con la democrazia diretta, e non ex cathedra attraverso la voce del padrone o dei servi del padrone di turno, che si chiami Pd o Berlusconi, .
Vox populi vox dei.
In Grecia stanno morendo di fame e sono scesi in piazza come sono scesi in piazza in Spagna ma abbiamo visto tutti che i risultati delle manifestazioni di piazza stanno a zero. In Siria vediamo tutti che la rivoluzione brucia da tre anni, dopo i primi graffiti sui muri, ma in tre anni di massacri niente di positivo è avvenuto. In Egitto sono tre anni che combattono senza una pace certa.
Le scelte fanno parte della libertà. Le deleghe hanno senso fin quando la persona a cui deleghi il tuo potere fa i tuoi interessi.
Non sono le scelte e le deleghe che creano i problemi.
E’ un sistema di falsa democrazia per cui quando credi di delegare in realtà non scegli la persona che vuoi o quella che fa il tuo utile e,se il tuo rappresentante si dimostra infido, non hai poi la possibilità di cacciarlo, o peggio ancora non puoi far nulla se quello prende tutto il potere che gli hai dato e lo usa contro di te.
La democrazia parlamentare dopo decenni di applicazione ha dimostrato tutti i suoi difetti e le sue inadempienze. Invece di fare del Parlamento l’organo dei rappresentanti popolari, ha creato una casta eterna di detentori del potere che sono disposti a tutto pur di conservarlo e che è capace solo di difendere se stessi e occupare altro potere.
Solo la democrazia digitale permetterebbe la conoscenza, il controllo e la cacciata degli indegni.
Dicono che la democrazia digitale non si può fare perché il voto on line è falsificabile, ma tutto si può correggere e tutto si può falsificare. O ci siamo dimenticati che il famoso ‘carta e penna’ ha trasformato dopo il fascismo una vittoria della monarchia in una vittoria della repubblica. O che sul famoso “carta e penna” si è basato per mezzo secolo il potere della mafia nel sud. O che la prima votazione per Bush aveva visto la sua chiara sconfitta ma i risultati americani furono alterati. O che quando i risultati di Berlusconi arrivarono al Quirinale e lo davano sconfitto, in pochi secondo quegli stessi dati si rovesciarono e ne proclamarono la vittoria. O forse dimentichiamo che con “carta e penna” i dittatori come Putin hanno sempre il 98 per cento dei consensi.
Tuttavia, tra tante critiche insensate, trovo ragionevole quella che attacca il voto on line come ancora falsificabile o riconoscibile.
Gli esperti di pc hanno portatili che si azionano con l’impronta digitale che non è falsificabile, per cui, per es, credo che nei nuovi modelli si potrebbe collegare il voto all’impronta del dito o all’immagine dell’occhio che in ognuno di noi è diversa e chi non ha l’ultimo modello di pc può sempre andare in una cartoleria come si fa quando non si ha una fotocopiatrice e votare da lì.
E’ vero che non c’è segretezza in internet, e che, per esempio, incrociando i dati, le società di vendita possono ricostruire l’identità di ognuno di noi e possono sapere tutto di noi. E sappiamo tutti che è stato appena scoperto un sistema gigantesco di spionaggio universale da parte degli Stati uniti su tutti i paesi del mondo compresi i suoi alleati, per cui non esiste nemmeno il segreto di Stato ed è inutile parlarne solo a proposito della democrazia digitale, quando tutto ciò che facciamo può essere spiato e controllato proprio da coloro che dovrebbero salvaguardare la privacy del cittadino.
Ma, proprio per difendersi da questi pericoli, e per motivi non esattamente elettorali, per evitare un Grande Fratello internazionale che frughi nei loro segreti, in tutti i Paesi del mondo si stanno sviluppando nuovi sistemi di difesa dell’utente o del cittadino o dei governi, che cancellino i dati che individuerebbero ognuno come fonte, e, se ciò interessa per motivi di autodifesa nazionale, possiamo stare certi che gli stessi sistemi saranno in grado di difendere i futuri voti on line degli elettori, sia da invasioni di hacker che da invasioni di spie, salvaguardando la segretezza del voto, se questa è necessaria.
In quanto alla segretezza del voto dei parlamentari, penso che dovrebbe essere abolita così che chi li ha votati sappia sempre cosa fanno i suoi delegati e possa delegittimarli in caso di tradimento del mandato, cacciandoli dalla politica per sempre, come si fa con un funzionario infedele.
Contro la democrazia digitale trovo le obiezioni di tanti oppositori semplicemente infantili e deprimenti, frutto di ignoranza, disinformazione e accanimento nel difendere il peggio, come se non potessero vedere con i loro occhi a quale degradazione, recessione e morte civile ed economica ci hanno portato il neoliberismo, il turbocapitalismo e i pessimi sistemi parlamentari odierni che hanno semplicemente ucciso i germi della democrazia per diventare pseudo oligarchie dei soliti pochi.

UN GOVERNO FATTO DI ATTI INCOSTITUZIONALI
Viviana Vivarelli

Governanti antidemocratici si sono specializzati nell’imposizione di ciò che illegale o addirittura anticostituzionale:
-un sistema elettorale ignobile e antidemocratico come il porcellum perpetrato per 8 anni che solo ora la Consulta dichiara contrario alla Costituzione (INCOSTITUZIONALE!)
-un sistema di finanziamento ai partiti bocciato dal referendum del 93 continuato e aggravato per 20 anni (INCOSTITUZIONALE!)
-manipolazioni pesantissime al sistema processuale e penale per garantire un’impunità sicura al Potere (INCOSTITUZIONALE!)
-introduzione violenta del pareggio di bilancio in Costituzione senza osservare i modi e i tempi prescritti dall’articolo 139 (INCOSTITUZIONALE!)
-rielezione di Napolitano per garantire la sudditanza alla Bce e agli altri organismi dell’alta finanza tedesca e statunitense e scongiurare il pericolo di nuove elezioni con governi nominati dal Presidente della Repubblica (INCOSTITUZIONALE!). Quando ci metterà la Consulta a dichiararlo? 20 anni?
-svuotamento progressivo degli organi di controllo (INCOSTITUZIONALE!)
-svendita della sovranità nazionale al sistema bancario senza alcuna reazione o patteggiamento da parte dei governi italiani (INCOSTITUZIONALE!)
-proseguimento delle campagne militari e spese abnormi per la Difesa contro l’art che vieta guerre aggressive e ci comanda la neutralità (INCOSTITUZIONALE!)
-sperequazione tra la tutela a oltranza dei rei potenti o politici e la giustizia come viene amministrata per le persone comuni contro il comandamento democratico che ordina l’uguaglianza di tutti davanti alla legge (INCOSTITUZIONALE!)
-sprechi per il carrozzone politico mentre si taglia sui servizi e si medita di eliminare lo stato sociale e questa opzione entra nei programmi dei futuri candidati, vd Renzi (INCOSTITUZIONALE!)
-svendita dei beni pubblici e privatizzazione dei beni collettivi contro la difesa del territorio e di ciò che è di tutti e deve restare di tutti (INCOSTITUZIONALE!)
-sistema fiscale squilibrato che premia i grandi patrimoni e protegge gli evasori mentre macella la povera gente (INCOSTITUZIONALE!)
-nomina illegittima da parte di Napolitano di un collegio di ‘saggi’ nemmeno presi da tutti gli schieramenti che in pochi giorni dovrebbero stravolgere metà della Costituzione (INCOSTITUZIONALE!)
-referendum calpestati, ignorati o distrutti mentre la volontà referendaria ha forza di legge (INCOSTITUZIONALE!)
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CRISI DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE
Viviana

Stiamo vivendo la crisi gravissima del sistema parlamentare, i cui abusi e vizi sono sotto gli occhi di tutti e stanno portando al fallimento gli Stati.
In Italia il fenomeno è peggiore a causa di una casta politica che è la più corrotta d’Europa e che ha perso per strada ogni pudore e ogni valore, portandoci ad essere il Paese peggio amministrato ed economicamente più debole d’Europa.
Occorre fare una rivoluzione culturale e una rivoluzione di sistema!
L’Italia deve farsi promotrice di un mutamento strutturale epocale come quello che contrassegnò le costituzioni occidentali della fine dell’800, col passaggio dalla monarchia assoluta a sistemi parlamentari sotto l’egida della Costituzione.
E’ il momento di uscire dal sistema parlamentare ormai marcio e insufficiente che calpesta la democrazia ed elimina la sovranità popolare e di entrare in un sistema costituzionale nuovo, che salvi i valori e trasformi i mezzi per attuarli, in particolare riformi radicalmente la rappresentanza politica, ponendo fine ai suoi vizi ed abusi.
Quando un frutto marcisce e non è più mangiabile, lo si butta e si fa crescere un albero nuovo.
La democrazia parlamentare non governa più oggi in funzione del bene collettivo, ma di interesse specifici di una Casta e al servizio di interessi finanziaria e bancari che calpestano il bene collettivo e stanno portando alla glaciazione l’economia reale a favore di un turbocapitalismo che si presenta come l’esito peggiore del neoliberismo dei mercati.
Dalla rivoluzione francese in poi, il ruolo del potere è sempre stato contestato per la sua tendenza a diventare assoluto, staccandosi da quella sovranità popolare che costituisce la sua unica e vera giustificazione e garanzia, la sua unica ragione di essere.
Col passare del tempo, i governi si sono sempre più staccati dagli elettori, dipendendo sempre più da chi li sovvenzionava (banche, multinazionali, lobbye, cricche di magnati, produttori di armi…) legandosi sempre più a quegli organismi internazionali (Fm, Bm, Bce, Fed..) che sono stati istituiti col preciso scopo di garantire ai magnati del mondo il loro potere e che non hanno mai badato ai diritti dell’ambiente, ai diritti dei popoli, alla sopravvivenza dei deboli, trasformando il pianeta in un enorme mercato di tipo feudale dove è cresciuto l’immiserimento e si sono persi i valori umani per la spietata legge del capitale.
Rivoluzionare la funzione dei politici nazionali è solo il 1° atto di rivolta contro questo sistema iperliberista e assassino che si attanaglia e che viene pensato come invincibile, per modificare poi i patti europei e arrivare a spodestare i grandi organismi economici mondiali che hanno sostituito i sistemi, le ideologie e i governi, togliendo ai popoli ogni sovranità e ogni democrazia.
I partiti hanno abusato dei loro poteri.
Hanno violato la Costituzione.
Hanno tradito i loro elettori.
Hanno ucciso la democrazia, dando a se stessi le garanziei di eternità, impunità arricchimento continuo, abuso permanente.
Hanno calpestato gli esiti referendari.
Hanno adulterato il sistema elettorale.
Hanno ignorato i desideri e i bisogni dei cittadini.
Hanno deformato la Giustizia.
Hanno svuotato gli organi di controllo.
Hanno disertato dai programmi che avevano presentato ai loro elettori.
Continuano a fare scelte di spese e di priorità che nessun cittadino normale auspicherebbe.
Hanno più che dimostrato di non avere alcune idea o proposta per lo sviluppo.
Continuano solo ad aumentare le tasse, le spese nocivi o inutili, le armi, gli aiuti agli amici, gli squilibri di sistema, gli abusi di Casta.
Fanno solo crescere la disoccupazione e i fallimenti. Ci fanno solo morire.
Hanno provato in ogni modo possibile di essere obsoleti, inutili, nocivi, corrotti, autoreferenziali, antidemocratici.
Solo un pazzo potrebbe volere che queste tenie continuino a farci morire succhiando ciò di cui abbiamo bisogno!
.
Ma oggi assistiamo a un soprassalto di dignità e di democrazia dal basso.
Il regime autorefenziale dei partiti è finito.
La sua condanna esce netta e senza ombra di dubbio dalle sue malefatte, dalla crisi in cui ha gettato il Paese, dalla sua dipendenza da forze che desiderano solo la depredazione del nostro Paese, dall’inettitudine conclamata a governare, a produrre sviluppo, a frenare la crisi, a epurare i mali interni, a tagliare abusi e privilegi, a ridestare la democrazia, dall’incapacità ad uscire dalla servitù al sistema finanziario. Ma non sarà certo come gli ultimi Capi del Governo che ci risolleveremo:

Monti, emissario bocconiano del Bilderberg, international advisor per la Goldman Sachs dal 2005 e presidente del think thank ‘Brueghel’, gruppo di pressione finanziato da 16 stati e 28 multinazionali per influire sulle politiche dell’UE, E’ l’esecutore mandato dalle grandi banche come la Goldman Sachs e da magnati come Rockfeller che stanno dominando il mondo con la Fed, con la Bce col FM, con la BM, con le privatissime agenzie di rating col loro immane conflitto di interessi, con la speculazione della Borsa, coi
traffici delle grandi banche internazionali, che stanno tutti
accelerando la riduzione in schiavitù della democrazia mondiale!
Monti è l’uomo al servizio della grande finanza mondiale, che ha deciso che il mondo ha troppa democrazia. E che è l’ora di schiantarla! (vd ordini della J.BMorgan contro la costituzione italiana!)

Draghi, emissario bocconiano dell’alta finanza, Vicepresidente della Goldman Sachs, e scelto per essere al solo servizio del sistema bancario e finanziario.

Enrico Letta, membro del comitato europeo della Trilaterale e del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia di cui è vicepresidente dal 2004. Nel 2012 ha partecipato alla riunione del Gruppo Bilderberg presso Chantilly, Virginia, USA. Ed è uomo di fiducia del grande capitale.

Persino il povero Fassina è un bocconiano ultraliberista. E Boccia, il grande protetto di D’Alema, è un ultraliberista di ferro. E non parliamo di Renzi, che nel suo programma dei 100 punti e nelle sue dichiarazioni ha presentato i capisaldi del neliberismo assassino: distruzione
Ma cosa ci aspettiamo da costoro?
.
Nessuno di questi signori e nessuno dei partiti italiani ha mai fatto la minima cosa per eliminare gli sprechi del carrozzone pubblico, per tagliare la corruzione politica, pubblica o privata, per combattere veramente la mafia (che anzi è bene insediata in tutti i gangli di potere), per controllare i malfatti delle banche e costringerle a dare credito alle famiglie e alle imprese, per regolare i tassi di interesse sui mutui (che sono i più alti d’Europa), per tassare il tassabile (anzi Monti detassò i titoli tossici e della Tobin Tax non se ne parla!), per favorire le banche etiche, per promuovere lo sviluppo, per facilitare il pagamento dei 70 miliardi che lo Stato deve per lavori fatti alle imprese italiane o per istituire almeno l’integrazione tra questi crediti e il debito fiscale che le stesse imprese hanno (come il M5S aveva proposto), per abbassare le tasse utilizzando almeno una riforma del fisco che lo renda più puntuale, più equo e più idoneo a stroncare l’evasione (attualmente Equitalia riscuote solo il 5% dell’evaso emerso!!).
Peggio ancora, Pd, Pd e Lega sono entrati o direttamente o con uomini manovrati da loro o con le fondazioni nella sporcizia e corruzione delle banche, delle fondazioni, degli enti inutili, degli organi di controllo, con doppie e triple cariche e il mantenimento incostituzionali di ogni sorta di finanziamenti, rimborsi, regalie, concessioni, mazzette, compravendita, truffe… disperdendo denaro pubblico e cioè di noi tutti per sanare i propri enormi guai finanziari e giudiziari. E, chiaramente, se il controllore diventa il percettore degli utili illeciti, è ben difficile che il controllo avvenga!
Come diceva Platone: “Chi controllerà i controllori?”

MARIO DRAGHI

La maggior parte della gente sa solo che è italiano ed a capo della Banca comune europea, dopo essere stato capo di Bankitalia (unione di banche private che dà gli ordini all’economia italiana) e si è pure rallegrata che invece di far danni in Bankitalia è andata a far danni a livello europeo (ma “la sua nomina tiene alto il nome dell’Italia!” Sigh!).
Ma si dovrebbe sapere che non esiste una Europa come unione di popoli, esiste solo un’Europa come unione di banche per fare gli interessi delle banche e che:
-Draghi è stato presidente del Financial Stability Board, organismo che controlla la finanza mondiale
-dal 1984 al 1990 è stato direttore esecutivo della Banca Mondiale (uno dei tre membri della Troika che ci sta uccidendo)
-ha fatto parte del consiglio d’amministrazione di diverse banche ed aziende come Eni, IRI, Banca Nazionale del Lavoro e IMI
-è stato Presidente del Comitato Privatizzazioni ed è stato artefice delle più importanti privatizzazioni delle aziende statali italiane, avendo ricoperto diversi incarichi nel Ministero del Tesoro durante gli anni ’90
-dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del consiglio direttivo della Goldman Sachs, una delle più grandi banche d’affari del mondo

E ora rispondete: quali interessi credete siano tutelati da Draghi? Quelli del sistema finanziario internazionale o quelli del popolo italiano?
E quando, poco tempo fa, a casa di Scalfaro si sono riuniti Draghi, Napolitano e Letta, di quali interessi pensate abbiano discusso?
Del resto, basta non avere gli occhi fasciati dalla tessera di partito, per vedere in quale direzione sono andate le riforma di Monti o Letta, in che direzione vanno i 100 punti di Renzi e in quale senso si muova l’influencer Scalfari come grande manipolatore dell’opinione pubblica. E se non è ultra-destra questa….!
E ora provate a pensare: come mai, tra tanti soggetti politici italiani, costoro odiano solamente Grillo e sentono il Movimento di democrazia diretta dei 5stelle come il maggior pericolo per la loro sicurezza?

Ma risanare le cose in Italia non basta, finché resteremo prigionieri di un sistema perverso dell’euro che ci costringe a pagamenti progressivamente sempre più schiaccianti per un debito pubblico che non fa anche aumentare grazie agli interessi usurai pretesi da Draghi, dalla Bce e dal sistema capitalista del Fondo Monetario e delle banche di affari americane.
Ci hanno messi, grazie alla nostra ignoranza, dentro in sistema iniquo creato solo per la depredazione e in più Prodi, forzando i nostri conti e le nostre possibilità, ci ha infilati in un gorgo mortale che ci farà stare sempre peggio, nella svendita progressiva dell’intero Paese.
Bisogna che il popolo italiano si svegli da coma di nescienza in cui ci hanno messi e si ribelli a questo tipo di euro che blocca ogni ripresa e a questo tipo di Bce verso cui NESSUN governo italiano non ha proceduto mai a fare patteggiamenti o richieste, come invece ha fatto OGNI Paese europeo e principalmente la Spagna che, grazie alla fermezza dei propri governanti, ora, finalmente, può uscire dalla crisi, mentre noi, grazie alla inettitudine e al servilismo dei nostro governi precipitiamo sempre più nel baratro.
E’ nostra intenzione non uscire dall’Europa (perché in un mondo globalizzato saremmo perduti) ma fondare un’Europa molto diversa da questa strettoia per ricchi, un’Unione che non sia più solo un’Europa delle banche ma sia finalmente un’Europa dei popoli.
Ma dovrebbe essere lampante che se non si esce da questa costrizione a servire solo all’arricchimento del sistema bancario, ai diritti e allo sviluppo dei popoli non ci arriveremo mai!

LA TRUFFA DEL DEBITO, VERA ARMA DI DEPREDAZIONE DI MASSA

Gesualdi scrive: “C’è un inganno di fondo per cui si continua a dire che noi siamo indebitati perché abbiamo speso più delle nostre possibilità. La ricostruzione storica dice invece che le cose non stanno assolutamente così. Noi siamo terribilmente indebitati perché abbiamo pagato dei tassi di interesse altissimi negli ultimi 30 anni. Basti pensare che la quantità totale di interessi pagati ammonta a 2.141 miliardi di euro, a fronte di un sorpasso di spese per servizi rispetto alle entrate nello stesso trentennio di soli 140
miliardi. Poi, in questi anni, si è registrato un risparmio totale di oltre 600 miliardi. Quindi, noi ci troviamo inguaiati a causa degli interessi. Ma questo nessuno lo dice.”

La Bce ha dato all’1% di interesse 16.000 miliardi di euro alle banche affinché queste ci indebitassero comprando titoli di Stato a interessi altissimi e facendo così lievitare il nostro debito. Se la Bce prestasse a noi direttamente questa mole immensa di miliardi all’1%, il debito crollerebbe di colpo. E non ci sarebbe bisogno di altri tagli allo stato sociale, di altri aumenti di tasse, di altri ricarichi sul prezzo della benzina, di altre Imu, o service tax o imposte di fantasia.

PARADOSSI DEL DEBITO
Viviana Vivarelli

Parliamoci chiaro:
Intanto l’Ue (Germania in testa) con la Bce e Draghi,d iretta emissione del Bilderberg, ha dissanguato la Grecia, ma non ha voluto il suo fallimento finale, perché il debito pubblico greco (110 mld) è prevalentemente in mano a banche tedesche.
Ed è per questo che la Grecia, per quanto i suoi bambini svengano per fame, è stata obbligata a spendere 10 miliardi in armi (tedesche).
Ma l’Ue non avrebbe retto nemmeno alla crisi greca se fosse stato decretato il default.
Dunque la Grecia deve tenuta in stato agonico, non può fallire ma può solo lentamente morire, perché il suo fallimento si riverberebbe sulle banche europea mandando in default quelle tedesche.
Si pensi che il debito della Grecia è minimo in confronto a quello dell’Italia e che all’inizio, quando le banche non avevano ancora mandato alle stelle gli interessi sul suo debito, essa avrebbe potuto essere salvata con soli 5 miliardi che la Bce ha spudoratamente negato, mentre ha regalato 16.000 miliardi all’1% di interesse alle banche europee per le loro speculazioni finanziarie sui titoli pubblici degli Stati.
Si pensi che basterebbe che la Bce prestasse direttamente agli Stati senza la mediazione delle banche e prestasse all’1% come alle banche per ridurre immediatamente il debito e salvare l’Europa. Ma è per salvare i popoli che il Banca Comune Europea è stata fondata? O per usarla come un grimaldello, in una guerra finanziaria combattuta senza atomiche, per abbattere l’economia dei Paesi dell’Unione e depredarli fino all’ultimo centesimo?
Però ora questa famosa Ue è arrivata al paradosso che le sue regole stanno atterrando anche i Paesi che 20 anni fa andavano bene e che si sta ritorcendo anche contro la Germania che finora ci ha guadagnato.
Le regole illegali e suicide dell’austerity e i tassi usurai sul debito hanno creato una trappola di liquidità e a nulla serve che Draghi riduce i tassi di interesse che non hanno alcun riscontro sui tassi praticati dalle banche a imprese e famiglie di fronte al tasso di disoccupazione spaventoso, alla chiusura progressive di migliaia di imprese, alla contrazione della domanda e dunque all’aumento di merci invendute, all’aumento delle tasse che produce altra riduzione della domanda e altra crisi. E’ un sistema fatto apposta per portare a fallimento gli Stati e nemmeno il parziale riconoscimento della sua nocività da parte del FM che ha ammesso spudoratamente di aver sbagliato i parametri dei suoi calcolini ha sortito la minima variazione. Il programma contro l’Europa procede speditamente e non si arresterà fino alla sua completa distruzione.
“Questo processo di “annegamento” dei soggetti economici è accelerato dal fatto che i governi nazionali nella zona euro hanno le mani legate dai lacci che hanno deciso di mettersi firmando il Patto di stabilità e che hanno stretto maggiormente a seguito dell’adozione di una serie di accordi per un maggior rigore nei bilanci pubblici in Eurolandia.” Insomma ‘un suicidio assistito’!
E cosa sta già accadendo? Che la riduzione della domanda di beni in ambito europeo sta danneggiando alla fine tutti, la stessa Germania che vede diminuire le sue esportazioni, cosa grave perché era fondamentalmente sulle esportazioni che basava la sua economia. “In sostanza, la morte per inedia dell’economia europea è programmata ed è il risultato sia di accanimento terapeutico, sia del masochismo di chi se n’è legato le mani”.
A maggio ci sono le elezioni europee. Cambierà qualcosa? Io non credo perché i media europei hanno talmente piantato nella testa dei cittadini che stare in Europa e nell’euro è un vantaggio che difficilmente ci saranno gruppi di opinione contrari, capaci di far loro vedere che la crisi inizia con l’euro e che con questa Europa dei signori delle banche non andiamo da nessuna parte.

Si pensi che, mentre il debito della Grecia è piccolissimo in valore assoluto, l’Italia ha il 2° debito più grande del mondo, più di 2000 mld di €! Ma questo immane debito pubblico è per metà in mano a banche straniere,per cui se falliamo noi, falliscono anche loro e fallisce l’intera Unione europea.
Dal che si deduce che continueranno a succhiarci il sangue fino alla morte e appoggeranno capi di governo come Monti, Letta o Renzi, che sono loro esecutori e porteranno avanti manovre di indebitamento sempre più grandi, senza mai fare risparmi sugli sprechi pubblici,senza mai razionalizzare l’enorme macchina dello Stato, senza mai fare sviluppo ma con progressive liberalizzazioni di tutto l’esistente (vd Letta che vuol vendere azioni dell’Eni e altri enti statali), di progressivi tagli allo stato sociale, come quelli che Renzi ha in programma, di privatizzazioni selvagge, di vendita di beni comuni come l’acqua, di tagli ai nostri diritti e alle nostre tutele e di cancellazione della Costituzione democratica sostituita da un corpo di leggi neofasciste
Ma è questo che vogliamo?

Erverin inrver

Nelle recenti elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, csx e cdx hanno ottenuto alla Camera un risultato di parità. La legge elettorale però ha dato al csx quasi il TRIPLO dei deputati rispetto allo schieramento avverso 340 contro 124. E’ il più grande scandalo della storia politica italiana, più scandaloso persino del risultato ottenuto dal “listone” mussoliniano del 1924.

DELINQUENZA NELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI
Baffone cita

In Emilia-Romagna le inchieste scuotono tutti i partiti presenti in Regione. Dal pasticcio delle carte sparite dagli uffici dell’Idv alle indagini sul presidente Errani, accusato di falso ideologico per aver favorito il fratello. Tutto è cominciato a emergere nel 2012 con le interviste a pagamento fatte con i soldi dei gruppi consiliari, che hanno coinvolto Pd, M5S, Sel, FdS, Lega e Udc. Nel Pdl, invece, il consigliere Alberto Vecchi è già stato rinviato a giudizio per truffa: deve rispondere degli 80mila euro di rimborsi chilometrici ricevuti dopo aver spostato nel 2006 la residenza da Bologna a Castelluccio di Porretta Terme, a 60 km. Nel mirino, anche le auto blu del presidente dell’assemblea legislativa Richetti (Pd). La magistratura sta scandagliando il budget regionale dal 2005: spese per ristoranti, alberghi e regali di Natale al vaglio anche i costi per le varie consulenze che i gruppi hanno accordato. Indagati tutti i 9 capigruppo. Quello del Pd, Marco Monari, si è dimesso, accusato, tra l’altro, di aver speso 1.200 euro per un week end a Venezia. Sotto inchiesta per truffa è Zoia Veronesi, storica segretaria di Pierluigi Bersani ed ex dipendente della Regione.

In Piemonte sono stati notificati gli avvisi di conclusione dell’inchiesta sulle spese pazze del consiglio regionale. I documenti sono arrivati, gruppo per gruppo, via Pec direttamente ai consiglieri e agli avvocati che li assistono. Sono 43 le comunicazioni di chiusura indagini. Hanno ricevuto dalla procura l’avviso anche il governatore Roberto Cota della Lega Nord, e l’ex presidente Mercedes Bresso, oggi nel Pd, cui è contestato il finanziamento illecito al partito e non il peculato come tutti gli altri consiglieri. Michele Dell’Utri dei ‘Moderati’ ha il record di rimborsi incassati, ben 210mila euro. Le comunicazioni sono giunta a quasi tutto il gruppo Pdl, ora divisosi tra Forza Italia e Nuovo Centrodestra: Roberto Boniperti, Filippo Maria Botta, Marco Botta, Angelo Burzi, Cristiano Bussola, Daniele Cantore, Valerio Cattaneo, Alberto Cortopassi, Rosa Costa, Girolamo La Rocca, Lorenzo Leardi, Angiolino Mastrullo, Augusta Montaruli, Massimiliano Motta, Luca Pedrale, Carla Spagnuolo, Roberto Tentoni, Pierfrancesco Toselli, Rosanna Valle. Insomma, tutti meno 2 hanno ricevuto gli avvisi di garanzia.

In Umbria, è stata la Corte dei Conti a focalizzarsi sulle spese dei consiglieri regionali e a scavare nei bilanci 2012 dei singoli gruppi: un milione e mezzo speso dai partiti per personale e funzionamento dei gruppi. Da sx a dx, non si salva nessuno: occhi puntati su collaboratori co. co. pro “non indicati” e su fatture rilasciate da alcuni alberghi nel 2013 per eventi del 2012. Ma anche viaggi, pranzi e cene. La vicenda inizia il 1° marzo 2013 quando i giudici contabili ricevono le note di entrate e uscite dei gruppi per il 2012, prive della documentazione giustificativa. E’ in corso, poi, il processo che vede Eros Brega, attuale presidente del consiglio regionale, imputato per peculato, falso ideologico, calunnia e concussione. Ipotesi di reato relative, per la maggior parte, alla gestione dei fondi per gli Eventi Valentiniani nel periodo compreso fra il 2000 e il 2004, quando svolgeva l’incarico di assessore alla Cultura del Comune di Terni. Pranzi elettorali, soldi a una pasticceria, assegni “opachi”, e perfino concerti nel mirino della magistratura.

In Lombardia, le indagini sono partite a dicembre del 2012. Nel mirino: i pranzi, i libri e i viaggi dei consiglieri della Lega e del Pdl, compresi Renzo Bossi (‘il Trota’) e Nicole Minetti. A ruota, anche quelli del Pd. A maggio di quest’anno è divenuta nota l’analisi della sezione di controllo della Corte dei conti sulle spese dello scorso anno: minuziosa, ha messo in fila ogni scontrino e ricevuta presentati dai singoli consiglieri e dai gruppi di riferimento, arrivando a stabilire chi, e quanto ha speso soldi pubblici senza averne diritto. Guida la classifica dei rimborsi non dovuti la Lega Nord, a cui vengono contestate spese per 597.525 euro in un solo anno; seguono il Pdl, con 297.721 euro, l’Udc con 48.886 euro, il Pd con 46.256 euro, l’Idv con 12.365 euro, Sel con 10.308 euro e, infine, il Partito pensionati (che conta un solo consigliere) con 827 euro. Le spese non giustificate, o giustificate con generiche indicazioni, sono state ritenute illegittime. Ma su queste cifre va avanti anche l’indagine penale parallela, che si allarga pure ai rimborsi allegri degli anni precedenti

AVANTI I PROSSIMI
Marco Travaglio

Diciamo la verità fino in fondo. Se ieri, per la prima volta nella sua storia, il Parlamento italiano ha espulso un pregiudicato (B) solo ed esclusivamente perché è pregiudicato (e non per effetto dell’interdizione dai pubblici uffici), il merito non è del Parlamento italiano. Ma di una serie di soggetti che stanno fuori. Anzitutto un pugno di giornalisti, alcuni dei quali scrivono su questo giornale, che denunciano da anni sullo scandalo degli onorevoli condannati. E poi di Beppe Grillo, che raccolse quella battaglia sul suo blog con la campagna “Parlamento Pulito”, arrivando nel 2005 ad acquistare una pagina del-l’Herald Tribune (la stampa italiana naturalmente si tirò indietro) per pubblicare la lista delle “quote marron”, e a raccogliere al V-Day del 2007 centinaia di migliaia di firme per una legge di iniziativa popolare che naturalmente fu insabbiata in Parlamento.
Senza quel martellamento, che impose il tema nell’opinione pubblica, e senza la paura del trionfo dei 5 Stelle, la legge Severino non sarebbe stata approvata, né presentata, né forse pensata. Poi naturalmente il merito è di alcuni magistrati di Milano: il tanto bistrattato (non a caso) pm Fabio De Pasquale e dei collegi di tribunale e d’appello presieduti da Edoardo d’Avossa e Alessandra Galli, che hanno condotto le indagini e i dibattimenti sul caso Mediaset con fermezza e correttezza, senza raccogliere le infinite provocazioni fabbricate a getto continuo dall’imputato e dai suoi onorevoli avvocati. Sostenuti da sparuti settori della società civile, hanno ignorato gli alti moniti che li invitavano a non disturbare la pacificazione e le larghe intese, insomma a prendersela comoda e a lasciar prescrivere anche quel processo, come altri sette a carico del Caimano: l’ultimo, il processo Mills, cadde scandalosamente in prescrizione 10 giorni prima della sentenza di primo grado, e forse un giorno le stranezze che ne hanno costellato l’ultima fase troveranno una spiegazione e una sanzione per i responsabili.
Ma il merito più grande l’ha Antonio Esposito, fortunatamente capitato per normale turnazione a presiedere la sezione feriale della Cassazione nel luglio di quest’anno. Avrebbe potuto fingere di non vedere che, nel riquadro in alto a destra del fascicolo Mediaset, la Procura generale della Corte d’appello aveva segnato le date di prescrizione delle due frodi fiscali scampate alla falcidie del fattore tempo e alle leggi vergogna: 1° agosto 2013 per quelle del 2002, 1° agosto 2014 per quelle del 2003. Se si fosse voltato dall’altra parte, il processo avrebbe seguito i tempi normali: sarebbe stato assegnato alla III sezione della Cassazione, che aveva già confermato i proscioglimenti di Berlusconi nei processi milanese e romano per il caso gemello di Mediatrade (stessa prassi di gonfiare i costi dei film acquistati negli Usa, ma in anni successivi e con altre società-schermo rispetto al caso Mediaset). Oppure, come si vociferava nei palazzi, alle Sezioni Unite, con tempi più lunghi rispetto a quelli normali. Col risultato che il reato del 2002 si sarebbe nel frattempo prescritto e la Suprema Corte avrebbe dovuto annullare la sentenza e disporre un nuovo passaggio in appello per rideterminare la pena: facendo perdere altro tempo, prescrivere anche l’ultima frode del 2003 e riposare in pace il processo. Invece Esposito trattò quel processo e quell’imputato come un processo e un imputato normali: e assegnò il caso Mediaset alla sezione feriale per scongiurare, com’era suo dovere, la mezza prescrizione. Fu così che, ben prima del dibattito grazia sì-grazia no, il salvacondotto atteso dal Caimano sfumò

DICHIARAZIONE DEL M5S ALLA CAMERA

1993/2013: dopo vent’anni, la Corte dei Conti si accorge che non è stato rispettato il referendum del 1993 e i finanziamenti finora percepiti dai partiti sono incostituzionali. Il finanziamento pubblico è stato, dopo il referendum, prontamente ripristinato più volte, ogni volta cambiandogli il nome. L’informazione, complice, si adegua. 2,7 miliardi sono finiti incostituzionalmente nelle casse dei partiti e nelle tasche dei politici. La Margherita, un partito morto da tempo ha continuato a prelevare quattrini del contribuente fino allo scorso anno. Ai cittadini vengono richieste tasse retroattive con metodi e costi da usurai: ora tocca ai partiti restituire tutto il maltolto. Ci auguriamo che Equitalia pratichi equità, ed usi gli stessi metodi ferrei che applica all’idraulico che ha evaso 100 euro. Letta ha annunciato l’abolizione del finanziamento pubblico, ha mentito e non ha fatto nulla. I partiti hanno intascato 91 milioni di euro lo scorso luglio. L’unica forza politica a comportarsi secondo il volere espresso dei cittadini è stato il M5S che ha rifiutato i 42 milioni di finanziamento che gli sarebbero spettati. La voce della Corte dei Conti arriva a poche ore dal terzo VDay, un evento interamente pagato da piccolissime donazioni volontarie di migliaia di cittadini, e che non costa nulla all’erario come sempre quando si tratta del M5S. Andiamo OLTRE!” .
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