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Sunday August 20th 2017

FORCONI D’ITALIA

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MASADA n° 1500 15-12-2013 FORCONI D’ITALIA

Blog di Viviana Vivarelli

Troppi saluti romani per essere un caso, e la volontà esplicita di tenere le acque agitate. Quale obiettivo? Ma Giulietto Chiesa generalizza la manifestazione e la vede come una amalgama di voci diverse, in cui, come sempre, c’è e c’è sempre stata la destra.
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Spuseta
Ieri in un tGR sentivo che il patrimonio immobiliare italiano ha perso di valore circa il 9%.
Il PIL italiano ha perso il 6% all’anno.
La riforma Fornero ha tolto agli italiani almeno un 5% di PIL.
100.000 aziende hanno chiuso.
I disoccupati sono aumentati almeno di 1 mlione.
I giovani senza lavoro sono a più del 40%.
Il debito pubblico è ancora aumentato.
Ma a quelli che hanno votato PD e che ora votano Renzi tutto questo sembra normale?
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Alcune centinaia di persone hanno manifestato in alcune città italiane contro la classe politica, contro Equitalia e contro la nostra permanenza in Europa. Questo movimento è stato chiamato dei FORCONI per una vagaa somiglianza col primo movimento dei forconi del gennaio del 2012 contro l’aumento della benzina che penalizzava soprattutto gli autotrasportatori. Entrambi i movimenti presentano come caratteri comuni: l’inizio in Sicilia (ma Giulietto Chiesa che in Sicilia c’era ha detto che quasi non si è visto), il desiderio di congiungersi col secessionismo padano, contatti con Berlusconi e la presenza di elementi sovversivi del fascio.

Per quanto di motivi per manifestare contro questa classe politica ce ne siano anche troppi, i forconi non sono un movimento così naturale e spontaneo come molti vorrebbero dipingerlo. Intanto può essere il proseguimento del movimento consimile che si ebbe nel gennaio 2012, poi ha tre portavoce ben precisi: Ferro, Calvani e Chiavegato, un preciso gruppo dirigente formato da 8 persone, detto ‘Coordinamento 9 dicembre’, e persino una radio ufficiale.
Il gruppo comprende ugualmente delle categorie ben precise che non sono lavoratori dipendenti o operai ma imprenditori industriali, edili, agricoli, autotrasportatori e allevatori, cioè lavoratori autonomi. Si fregia del tricolore e si denomina con orgoglio ‘Italiani’.
Alla ribalta televisiva e mediatica si sono presentate tre persone: l’imprenditore agricolo Mariano Ferro, il leader dei contadini di Latina Danilo Calvani e il presidente degli imprenditori federalisti (Life) Lucio Chiavegato, post-leghista con istanze secessioniste.
Gli otto dirigenti rappresentano la Sicilia, la Puglia, il Lazio, il Veneto.
Torino, capitale della sommossa, non ha uomini nel direttorio. Gli otto dirigenti sono stati medi e piccoli imprenditori, spesso azzoppati dalla crisi e assassinati da Equitalia che, perciò, è uno dei nemici della loro battaglia.

(Mariano Ferro)

Il fondatore dei primi forconi – campagna siciliana, gennaio 2012 – è stato Mariano Ferro, 53 anni, una piccola azienda agricola ad Avola (Siracusa). Inizialmente aveva appresso mafiosi e fascisti. Mariano Ferro nel 2010 emise tre assegni scoperti pari a 7.000 euro. Sono finiti in protesto e Serit Sicilia ha iscritto un’ipoteca legale per 16.000 euro.

C’è poi il leader dell’Agro Pontino Danilo Calvani, 51 anni, ideatore della seconda fase del forconismo, un coltivatore diretto di Pontinia che scatena la bagarre perché, pur presentandosi come nullatenente arriva in Jaguar. Guida i comitati agricoli riuniti della zona e nel 2012 con loro occupò la sede locale dell’Inps.
Nel 2001 Calvani acquista un’azienda agraria per 1,5 milioni di euro e assolda lavoratori stagionali. A partire dal 2002, gli arrivarono i primi avvisi bonari per il pagamento dei contributi pensionistici: le raccomandate tornavano sempre indietro. Il piccolo agricoltore ha accumulato debiti contributivi a una media di 2.500 euro l’anno, fino a quando l’Inps non ha passato la questione a Equitalia che ha emesso una cartella per 40.000 euro (oggi salita a 80.000). A causa della crisi dell’agricoltura dell’Agro Pontino, Calvani ha fatto debiti anche con la Banca Intesa-San Paolo di zona: nel 2006 ha ricevuto un decreto ingiuntivo per 140.000 euro e la sua azienda è stata messa all’asta per una cifra pari al debito. La crisi ha messo sotto stress molti imprenditori, che oggi vedono una soluzione nel movimento anti-governo e anti-Ue.

(Calvani)

Lucio Chiavegato nell’ultimo bilancio d’azienda ha messo debiti con le banche pari a 320.000 euro, e debiti minimi con Inps e Inail. Altri due coordinatori nazionali del “9 dicembre” hanno avuto problemi con Equitalia, poi risolti: Giovanni Zanon, industriale siderurgico, nel 2009 ha subito un’iscrizione di ipoteca legale per 11.500 euro. L’allevatore Giorgio Bissoli per 27.000 euro.

(Chiavegato)

I forconi hanno anche una radio ufficiale. Radio Onda Blu, emittente di Castiglion Fiorentino con audience regionale, un palinsesto che fino a ieri offriva approfondimenti quotidiani sul mondo dei Templari e gli ordini cavallereschi. Ora la radio toscana ha aperto i microfoni alla protesta del ceto medio disperato. “In qualsiasi ora del giorno e per dar voce a qualsiasi istanza le trasmissioni di Radio Onda Blu verranno interrotte e nel caso fosse necessario sospese a tempo indeterminato”, ha scritto in una lettera aperta Pietro Zannoni, titolare della testata, attivista del Coordinamento 9 dicembre.
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Dopo i primi giorni di manifestazione in alcune città italiane i tre hanno indetto una manifestazione a Piazza del Popolo a Roma per il 18 Dicembre, poi il movimento si è spaccato per dissidi interni. Il siciliano Ferro e il veneto Chiavegato hanno preso le distanze da Calvani.
Che i Forconi siano infiltrati da neofascisti è lampante e ieri il vicepresidente di Casapound è stato arrestato per ‘furto di bandiera’ per aver sostituito una bandiera dell’Europa con una bandiera italiana, processato immediatamente e condannato a tre mesi di carcere, pena ridicola che non sconterà.
I due leader che hanno ritirato la loro adesione alla protesta di mercoledì temono che l’irruzione di neofascisti porti a disordini violenti.
In effetti, la cosa che balza agli occhi subito è che c’è una destra in questo Paese che vorrebbe strumentalizzare la protesta.
Il Movimento inizialmente aveva annunciato una presa di Roma con 40.000 partecipanti e un’occupazione della piazza con le tende ma il sindaco Marino non ha dato l’autorizzazione.

Si ha l’impressione che il Governo Letta stia minimizzando quanto accade ma è certo che dietro questo comitato ci sono cittadini che sentono aumentare di giorno in giorno il disagio di vivere, rifiutano la distinzione dx/sx, sentono come intollerabili gli abusi di Equitalia e respingono una zona euro che ci ha portato solo rovina in quanto ha dimostrato che la decantata Unione europea altro non era che una dittatura esosa dell’alta finanza.
La differenza tra questo movimenti e altri che si sono succeduti a ritmo pressante in Italia è che qui manifestano quelle che prima erano le classi medie, i padroncini, i ceti produttivi, i piccoli imprenditori.
Ovviamente, il movimento neofascista di Forza Nuova ha cercato di appropriarsi del movimento e lo ha adulterato mandando i suoi picchiatori a intimidire i commercianti.
Ci sono poi i legami che i manifestanti hanno col razzismo e l’omofobia della Lega.
La Azzaro, autrice di ‘Nuove tecniche di rivolta’ riconosce il carattere complesso del movimento che unisce cittadini di diverse organizzazioni, dai pastori sardi ai piccoli imprenditori alle partite Iva, uniti dalla comune convinzione di avere tutto e tutti contro e di non poter salvarsi se non cambiando lo stato presente delle cose, come ha detto qualcuno qualche tempo fa. “Non è tanto una questione di diritti. C’è qualcosa di più profondo, di più grave. Molti di loro non si battono per vedere migliorata la propria condizione di vita, per vedere garantito il futuro ai loro figli. Si battono, ancor prima, per vivere. Non è più una questione che riguarda lo status quo garantito dal vecchio welfare che, prima la sinistra filo liberista, poi la destra berlusconiana e montiana hanno distrutto. Si occupa, si bloccano le strade, si fanno i flash mob per non venire travolti del tutto”.
In questa lettura ci stanno, dunque, anche gli studenti scesi in piazza accanto a camionisti, agricoltori, imprenditori (“difendono la scuola pubblica perché altrimenti restano letteralmente senza scuola”) e gli operai che si rivolgono al giudice “per vedere garantiti, ancor prima che i diritti legati al lavoro, il diritto di esistere e di esprimersi. Il diritto a non essere schiavi del padrone Marchionne”.

Intanto il nome “Movimento dei forconi” non è casuale e non nasce dai giornalisti, ma viene dichiarato dal gruppo neofascista che gestisce il Movimento e dà il via alla protesta partendo dai camionisti, esattamente come avvenne in Cile quando la Cia attaccò il governo di Allende, paralizzando il Paese per provocare una destabilizzazione finalizzata alla caduta del Governo. E il Movimento dei forconi apparve quando Berlusconi perse il potere e Napolitano fece il governo Monti e anche quella volta il Movimento, non a caso, partì dalla Sicilia, e sempre non a caso disse che voleva unirsi ai forconi padani. Tutto si ripete adesso con le stesse modalità, ora che Berlusconi è uscito dal Governo.
Nel movimento dei forconi la rabbia della gente è autentica, il disagio e la crisi sono reali, reale è l’odio verso le iniquità di Equitalia (salvo il paradosso che essa fu istituita proprio da Berlusconi, cosa di cui la gente si dimentica mentre si ricorda benissimo che è sempre stato il difensore degli evasori e che questi allignano ovviamente tra i lavoratori autonomi e padroncini ma è indubitabile che anche la loro sopravvivenza adesso è in pericolo e che né destra né sinistra si sono dimostrate capaci di apporci rimedio).
I giornali e i TROLL, intanto, portano avanti un loro gioco trasversale e vogliono far credere che dietro l’insofferenza popolare che ormai ha raggiunto livelli da incubo ci sia Grillo, Niente di più FALSO ! E ormai anche i giornalisti più nemici del M5S hanno dovuto ammettere che il Movimento è stato preso in contropiede dalla manifestazione che non ha niente a che vedere con Grillo, il quale si è tenuto prudentemente silenzioso.

Dunque il primo movimento dei forconi si ebbe quando Berlusconi perse il potere la prima volta e si ebbe il governo di Monti. Il secondo movimento esplode ora che Berlusconi ha perso il potere la seconda volta e che è uscito dal governo mentre il governo regge anche senza di lui. E’ vero che i capi della protesta hanno motivi personali per avercela con Equitalia e con gli ultimi Governi che son stati al potere ma, a ben guardare, i loro problemi personali sono molto antecedenti, mentre la protesta viene sobillata ora.

Dietro a Berlusconi sappiamo tutti chi c’è, anche se i media stanno bene attenti a non dirlo, la mafia, la P2, i peggiori gruppi neofascisti, tutte forze che hanno solo da guadagnare soffiando sul fuoco e spingendo verso la destabilizzazione. Poi c’è il gruppo dei lavoratori autonomi che da sempre ingrossa l’evasione in Italia e che confluisce spesso nella destra. Bastava ascoltare la difesa della piazza da parte di La Russa per capire come la destra di governo di rispecchiava in questa destra eversiva, ed era pietoso il suo zelo nel voler dimostrare a tutti i costi che questa di oggi è una piazza pacifica contro il pericolo delle passate piazze rosse.
Controverso è tra gli agitatori il rapporto con la mafia, elogiata dagli uni e vituperata dagli altri e motivo anch’essa delle attuali divisioni nel gruppo dirigente.
Del resto se a Nord la mafia può essere invisa non possiamo dimenticare che è la forza che portò Berlusconi al potere dandogli 61 seggi su 61 in Sicilia. Ora tutto si ripete in un tentativo di destabilizzazione del Paese che raccoglie tuttavia scarse adesioni e in molte città, come Bologna, non si è neppure manifestata.
Nel movimento dei forconi la rabbia della gente è autentica, il disagio e la crisi sono reali, ma chi sobilla questo movimento non è certo qualcuno che soffre per il carovita o l’ingiustizia economica anche se la protesta finisce per coinvolgere anche settori della popolazione ben più poveri che reagiscono alla crisi e al malgoverno.
Quando il popolo insorge, la sua protesta può essere giusta quanto si vuole ma il pericolo è che ci sia qualcuno di iniquo che la sfrutta e strumentalizza per tutt’altri scopi. Ecco perché dobbiamo ricordare che nel Movimento dei forconi ci sono filoni diversi che vanno in direzioni diverse.
Mi spiace per chi vede solo le giuste rivendicazioni popolari della protesta attuale ma non ha capito chi ci sta dietro ora.
Mi spiace anche per chi scambia per rivoluzione un movimento di piazza di poche migliaia di persone destinato a morire in se stesso. I neofascisti italiani sono circa 300.000 ma a loro si unisce anche gente in buona fede che protesta per validi motivi e comunque le piazze in rivolta sono state poche e a Torino, dove c’è stato l’assembramento massimo di persone, i partecipanti non sono stati più di 3.000, mentre al recente comizio di Beppe Grillo erano 80.000.

Purtroppo, a capo del marasma generalizzato attuale che contiene anime diverse unite sotto una sola protesta, pure giusta nella sostanza anche se violenta nei modi, ci sono i soliti eredi fascisti di Morsello e Fiore di Forza Nuova che operano in combutta con Berlusconi e tentano di destabilizzare il Paese.
Basta ricordare i fatti. Berlusconi si prepara il terreno con le stragi di mafia del 92- 93.
Dopo la prima sconfitta e l’avvento del governo Monti, si scatena il primo movimento dei forconi.
Dopo la seconda sconfitta e il Pd che dice di reggere anche senza di lui si scatena il secondo movimento dei forconi.
I capi di Forza Nuova prendono accordi con lui e del resto sono sempre stati assieme a lui
e quando si presentano alle elezioni, i loro voti confluiscono con i suoi.

Forza nuova si afferma con i neofascisti Roberto Fiore e Morsello.
Roberto Fiore fu uno dei fondatori di Terza Posizione; venne condannato dalla magistratura italiana per associazione sovversiva e banda armata nel 1985.
Tuttavia fu protetto dal Servizio segreto britannico. La Commissione europea d’inchiesta su razzismo e xenofobia del 1991 conferma la sua affiliazione all’MI6 fin dai primi anni 80.
Cofondatore del movimento fu Massimo Morsello, il quale sempre nel 1985 fu ritenuto membro dei NAR e venne anch’egli condannato per i medesimi reati.
I due scapparono in Inghilterra dopo la strage di Bologna e furono ivi protetti per 20 anni, in quanto secondo la magistratura inglese i loro reati non prevedevano estradizione per il sospetto che la magistratura inglese aveva nei confronti di quella italiana.
A partire dal 1986, grazie all’amicizia con Nick Griffin, Fiore e Morsello riescono a fondare un impero finanziario che si stima attorno ai 30 miliardi.
I fondatori di Forza Nuova Fiore e Martino Morsello latitanti a Londra potranno rientrare in Italia solo nel 1999, quando ormai la magistratura non li avrebbe più potuti perseguire. Infatti i 66 mesi di carcere di Fiore erano oramai prescritti, e i 98 di Morsello inapplicabili in quanto quest’ultimo era in fin di vita per un cancro (morirà infatti nel marzo 2001).
L’11 novembre 1997 viene creato il sito internet. Il lancio nazionale del gruppo avviene con un convegno a Latina nell’aprile del 1998. Intervengono Piero Vassallo, presidente del movimento (al fianco di Gianni Baget Bozzo nella battaglia anticonciliare), Agostino Sanfratello(cofondatore di Alleanza Cattolica e poi fondatore del Circolo Lepanto, nonché animatore del Comitato di difesa per i detenuti politici), Sergio Gozzoli e Alessandro Ambrosini.

Forza Nuova si colloca sullo scenario politico con l’obiettivo, a livello locale, di allargare i propri contatti su campagne concrete contro l’immigrazione, l’aborto, la criminalità e di tenere insieme l’ala della destra conservatrice-tradizionalista con quella sociale-antagonista.
Ad accogliere Morsello all’aeroporto ci sono deputati di Alleanza Nazionale e Forza Italia come Francesco Storace, Enzo Fragalà, Alberto Simeone, Carlo Taormina, Ernesto Caccavale e Teodoro Buontempo, quest’ultimo più volte presente a iniziative di FN dalla prima ora.
Dal 2003 al 2006 Forza Nuova stringe una collaborazione elettorale con due movimenti di dx radicale. Con la guida della Mussolini viene creato il cartello di Alternativa Sociale, al quale aderiscono, oltre Forza Nuova, anche Azione Sociale ed il Fronte Sociale Nazionale. Col simbolo di AS partecipa alle elezioni europee del 2004, alle regionali del 2005 e alle elezioni politiche del 2006. In quest’ultimo caso, AS raggiunge un accordo con la Casa delle Libertà, che pone però il veto alla candidatura dello stesso Roberto Fiore, considerato come personalità “impresentabile” per il suo passato sovversivo e ciò porta Forza Nuova a tornare alla propria linea politica autonoma.L’esperienza elettorale, tuttavia, è deludente. nessun seggio in Parlamento: i voti raccolti sono 255 000 alla Camera (0,7%) e 214 000 al Senato (0,6%). Per le amministrative del 2007 Forza Nuova trova una serie di accordi con Azione Sociale, col Movimento Idea Sociale e coi Volontari Nazionali.
In occasione delle elezioni politiche 2008, Forza Nuova ha presentato liste appoggiate dal Movimento Idea Sociale, mentre Azione Sociale è confluita nel Popolo della Libertà. Il MIS si è fatto portavoce di alcune istanze sociali che sono state inserite nel programma di Forza Nuova.
Nel Nord-Est fu candidato il sacerdote tradizionalista don Giulio Maria Tam, celebre per la sua vicinanza al movimento lefebvriano e per le sue simpatie neofasciste, vicino alla Lega.
L’europarlamentare uscente Roberto Fiore è capolista in tutte le circoscrizioni.
Nel 2010, Forza Nuova si segnala per la manifestazione contro le banche del 22 maggio a Milano, alla presenza di Nikólaos Michaloliákos, leader di Alba Dorata, e per la confederazione con Forza Nuova del Movimento Nazional Popolare e del Movimento Patria Nostra col beneplacito di Rutilio Sermonti.

I metodi usati in alcuni casi dai Forconi per intimidire i commercianti e costringerli a unirsi allo sciopero sono prettamente fascisti, minacce di roghi e di botte, danneggiamento di vetrine e mazzate, La Russa minimizza e dice che non sono niente a confronto con le manifestazuoni rosse, ma ci sono state 14 persone ferite.
Il Movimento dei Forconi ha un preciso presidente, Martino Morsello, che dichiara pubblicamente la sua vicinanza a Forza Nuova, e che in passato si è candidato in Senato per l’estrema destra. Sua figlia Antonella Morsello, ideologa del Movimento, è responsabile per Forza Nuova a Trapani e scrive su Il Borghese, nota rivista fascista.
Ma l’altro capo del Movimento, l’imprenditore agricolo Mariano ferro, non va molto d’accordo con lui.
Nel 2011 il movimento dei Forconi è stato promotore del fermo di quattro giorni dei trasporti in Sicilia, proprio capeggiato da Mariano Ferro, ex Mpa (ha partecipato anche all’assemblea regionale del partito di Raffaele Lombardo ed è spalleggiato dal sindacato degli autotrasportatori siciliani di Giuseppe Richichi. Dietro l’operazione “Forza d’Urto” c’è anche il presidente del Palermo Calcio, leader del “Movimento per la gente” e uomo tra i più ricchi d’Italia, Maurizio Zamparini, invitato d’onore ad un incontro del movimento dei forconi e del sindacato autotrasportatori, lo scorso 10 gennaio.
Insomma dire che questo Movimento è spontaneo e nasce dal popolo mi sembra davvero improprio. Piuttosto sembra composito e con una matrice decisamente fascista.

Certo riappaiono qui tutte le sigle di estrema destra: Forza Nuova, Casa Pound, Fratelli d’Italia e Storace. A Torino erano presenti anche i centri sociali, come Askatasuna, che non avevano alcuna voglia di lasciare la piazza agli avversari. Sono stati tutti insieme nei presidi, ma non hanno effettuato alcuna azione comune, hanno agito ognuno in punti diversi della città. Più che un progetto destabilizzante c’è la volontà di creare disordine.
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A Torino a un certo punto, mentre manifestanti e polizia si fronteggiano e quando appena poco prima lo scontro era stato duro, ecco che avviene qualcosa di inaspettato: diversi poliziotti uno dopo l’altro si tolgono il casco e appaiono a capo nudo quasi a solidarizzare con i manifestanti.
L’episodio è sconcertante e ne sono state date varie spiegazioni, tutte poco credibili (ma all0interno dell’arma si è aperta una inchiesta).
Un capo della polizia spiega che dopo i fatti gravissimi del G8 di Genova si è cercato di insegnare alla polizia nuovi comportamenti da attuare sulla piazza e sono stati fatti dei corsi su questi, ma non convince. Confusamente spiega che “prima “ la piazza era feroce e aggressiva, “dopo” si è divisa in due e da una parte gli eversori che erano stati quasi emarginati e davanti ai poliziotti bravi di famiglia che sono stati riconosciuti come tali per cui loro si sono tolti il casco in segno di condivisione. La spiegazione è ridicola perché dai video la piazza appare sempre la stessa ed è più facile pensare che i poliziotti abbiano riconosciuti dei cari amici fascisti, con i quali i rapporti sono sempre stati eccellenti, come è stato ben documentato a Genova e che quel levarsi il casco significava un saluto tra ‘camerati’. Certo è che nessun giornalista ha intervistato proprio i poliziotti coinvolti e ha avuto una risposta sincera.
I poliziotti che si sono levati il casco lo hanno fatto per solidarietà alla piazza o per solidarietà a Forza Nuova? Non credo che lo sapremo, ma la gente ha bisogno di gesti simbolici, desidera fortemente che anche i più ligi al potere costituito siano anche solo per un momento dalla sua parte, riconoscano che fanno parte di quella classe di oppressi che non ne può più di questi politici.

Certo è che, sia che mercoledì la manifestazione a Roma si faccia o non si faccia, è abnorme che le istituzioni, visti i precedenti,le abbiano dato il permesso, tanto più che in quel giorno si dovrebbe celebrare la lotta contro il razzismo e la rivendicazioni dei diritti umani da parte dei migranti, a cui invece il permesso è stato negato! Come è abnorme che ancora ci siano cricche violente che lottano per imporre discriminazioni etniche, sessuali, di colore, di religione, xenofobe e omofobe!
C’era anche una componente antiebraica, del tutto isolata, con Zunino, leader dei Forconi che ha detto: “Italia schiava dei banchieri ebrei!” ma è stato espulso. Troppa carne al fuoco fa male al fuochista!
Andrea Zunino, agricoltore della pianura piemontese e leader della protesta dei Forconi aveva chiesto le dimissioni del presidente della Regione Roberto Cota e aveva dichiarato alla stampa che occorreva rendere all’Italia la sua sovranità, liberandola dalla “schiavitù” delle banche degli ebrei, come i Rothschild: “E’ curioso che 5 o 6 tra i più ricchi del mondo siano ebrei, ma è una cosa che devo approfondire”. Il giornalista aveva obiettato: “Signor Zunino, si rende conto che da questa stessa dichiarazione sulle banche “ebraiche” è nato il nazismo?”. “Non ho le prove. Ma penso che Hitler, che probabilmente era pazzo, si sia vendicato con l’antisemitismo del voltafaccia dei suoi iniziali finanziatori americani. Personalmente non mi interessa “. Ovviamente costernazione e proteste dal mondo ebraico italiano con La Russa che si profondeva in grandissimi segni di stima verso gli ebrei, ridicolo più che mai.

In questa mescolanza di motivi disparati, in cui si intrecciano mafiosi e secessionisti, soggetti di Comunione e Liberazione e neofascisti, padroncini ed evasori, ricordiamo Antonio Pappalardo, fondatore del Cocer ed ex colonnello e generale dei Carabinieri che nella primavera del 2000 dichiarò di “voler rifondare lo Stato”. Uomo intraprendente questo Pallalardo, Ciampi lo fece sottosegretario al Tesoro nel ’93, Berlusconi lo difese, D’Alema ne chiese le dimissioni. Cossiga, quando venne fuori il documento per sovvertire lo Stato in cui si ipotizzava un’alleanza tra carabinieri e popolo contro il Parlamento disse che Pappalardo era andato «oltre le righe». Pappalardo auspica la rivoluzione in Italia e scrive: «La vera Rivoluzione l’hanno fatta i Carabinieri, Poliziotti e Finanzieri, che si sono tolti il casco e, in barba ai loro vertici, venduti a questo infame regime politico, hanno dato prova di avere gli attributi». Mah. E’ tutto molto discutibile. Certo è che in Italia di gruppi che pensano a colpi di Stato ne abbiamo sempre avuti, a cominciare da Gladio di Cossiga.
Arturo Esposito, dei servizi segreti, dice: «Quello dei Forconi è un movimento senza una regia unica e presenta una preoccupante saldatura tra soggetti diversi animati dai sentimenti di contrapposizione nei confronti dello Stato e delle istituzioni”. Un quadro che ricorda in parte i “Sistemi Criminali” analizzati dalla DIA di Palermo all’inizio degli anni ’90, che si snodavano attraverso mafia, massoneria, affari e politica per dividere l’Italia in tre macroregioni. Un contesto, quello di allora, in cui si puntava a fomentare la rivolta sociale e la pratica stragista per mano delle organizzazioni criminali e mafiose. E se lo diceva Gelli possiamo credergli. Gelli, anzi, vide dapprima nella contestazione della Lega il meccanismo dirompente che avrebbe rovesciato lo Stato. E la mafia ne approfittò come fa sempre quando vede una crepa nelle difese statali. Del resto il programma originario della Lega, quello di Miglio, divideva l’Italia in 4 macroregioni e metteva il sud sotto il potere di una mafia delegittimata. Poi tutto questo fu archiviato e oggi si parla confusamente di patto Stato-Mafia non lasciando aperture di chiarezza su chi ne facesse parte e perché.
Ma oggi i leader dei forconi si dichiarano antipolitici. Mariano Ferro, diceva: «Qui siamo apolitici. Qualche anno fa il nemico numero era la mafia, ora il nemico è lo Stato, che opprime i cittadini» Frase che si è sentita anche nei giorni scorsi tra alcuni manifestanti in piazza, che hanno ribadito «siamo a favore della mafia, quella vera, non la mafia di Stato».
E già nel blocco dei Forconi dello scorso anno la presenza di soggetti legati alla criminalità organizzata era emersa, per esempio nell’arresto di Carmelo Gagliano, 45 anni, autotrasportatore di Marsala, tra gli organizzatori dei blocchi stradali nella sua provincia e accusato nell’inchiesta della squadra mobile di Caserta di aver prestato i propri mezzi ai fratelli Sfraga, referenti imprenditoriali delle famiglie mafiose Riina e Messina Denaro.
E non è un mistero che a Savona per es., uno dei principali protagonisti della protesta attuale sia Davide Mannarà, figlio di Lillo Mannarà coinvolto nella sparatoria di un regolamento di conti in pieno centro a Savona una ventina di anni fa, giovane imprenditore dei compro oro, già pizzicato dalle indagini degli inquirenti in passato per droga e riciclaggio. Così come non sono casuali minacce e insulti nei confronti dei negozianti che hanno tenuto aperti i propri esercizi commerciali con metodi francamente mafiosi o squadristi.
A Ventimiglia il 12 dicembre scorso è stata anche bloccata la frontiera. E proprio lì si è fatto rivedere anche l’ex sindaco di Ventimiglia Gaetano Scullino, ex sindaco della città ligure sciolta per mafia nell’aprile 2012.

Dunque in piazza ci sono persone in buona fede e perfetti criminali.

E non mancano i risvolti razzisti e xenofobi tanto cari alla Lega. E perché la manifestazione principale si deve fare proprio il 18 dicembre?? Perché quel giorno è la “Giornata Internazionale per i diritti dei migranti e dei rifugiati”, una data ufficiale riconosciuta dall’ONU e da altre istituzioni e internazionali. Da oltre dieci anni, il 18 dicembre migranti, associazioni antirazziste e movimenti sociali scendono in strada in tutto il mondo per denunciare le leggi discriminatorie e le politiche di contrasto dei flussi migratori, per rivendicare uguali diritti e garanzie, libertà e dignità per tutti. Anche a Roma si sta preparando una mobilitazione, per chiedere l’immediata abolizione della Bossi-Fini e del reato di clandestinità, la revisione del Regolamento di Dublino al fine di tutelare la libertà di scelta e la mobilità dei rifugiati, la chiusura di tutti i CIE e un’accoglienza degna e gestita in maniera trasparente. Una manifestazione che rivendica diritti per quel settore del mondo del lavoro che versa i contributi all’INPS, paga le pensioni degli italiani ma è costretta a vivere in condizioni di schiavitù.
Ed ecco l’assurdo nell’assurdo: la questura di Roma ha dato il permesso ai forconi e lo ha negato ai migranti! La Questura dunque nega il diritto delle lotte sociali che rivendicano diritti e dignità per tutti, ma dà spazio e agibilità a chi agita retoriche nazionaliste e, in alcuni casi, xenofobe e antisemite. Un divieto inaccettabile!
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Dove non potrà la rappresentanza politica
potrà la crisi economica
che macinerà coloro che l’hanno prodotta
smascherando la loro ipocrisia, le loro sporche menzogne, le falsità con cui nutrono le loro televisioni e i loro giornali, i loro linguaggi orwelliani da lingue biforcute
Sentire oggi gente come Quagliarello o La Russa spacciarsi per nuova e stare dalla parte dei forconi solo perché subodora che siano gestiti da fascisti e solo perché non sbandierano bandiere rosse è semplicemente da vomito. L’ipocrisia di questa gente non può essere tollerata.

Casarini, personaggio folkloristico del G8 di Genvova, parla di: “Un pericoloso blocco sociale di estrema destra”. Ha detto dei forconi: “Movimento che se si coagula porterà l’Italia nelle braccia di Alba dorata. Alla rivolta contro tasse e classe politica si sostituirà presto la lotta contro gli immigrati, come accadde alla Lega negli anni 90”. “In questo Movimento c’è dentro gente pericolosa. E’ un assaggio di ciò che potrebbe accadere in Italia se un blocco sociale di destra estrema prendesse il potere”. “Gli episodi visti nelle nostre città, dalle ronde per imporre la serrata agli esercizi commerciali, agli inni nazionali scanditi col Tricolore al collo e braccio destro alzato, sono scene già viste in Grecia, in Ungheria e nella Francia del Front national”.
E’ una rivolta frutto sì dell’esasperazione provocata dal precipitare della crisi sociale e dalle mancate risposte della classe politica, che però “ha preso, fin da subito, una piega inquietante”.
“Una massa indistinta di rivendicazioni e di malessere sociale che decide di consegnare la gestione delle manifestazioni ai gruppi ultras e alle organizzazioni dell’estrema destra come Casapound e Forza Nuova”, lasciando sbigottite le realtà della sinistra, sindacati, collettivi studenteschi e centri sociali, impreparate a vedere ‘le loro piazze’ colorarsi di contenuti antitetici ai loro, ma anche prendendo alla sprovvista il M5S che nulla ha a che fare con questa rivolta.
“È una sorta di individualismo proprietario antipolitico e antisindacale. Espressione di un blocco sociale di destra che con il detonatore della crisi e il ‘catering’ di tifoserie e neofascisti ha trovato il suo momento di visibilità. Un movimento che non disdegna l’autoritarismo, un magma che se si coagula in qualcosa di più strutturato può portarci direttamente nell’Atene di Alba dorata”.
Qualcosa di più della rivolta del ceto medio contro tasse e politica, tant’è che “molto presto l’obiettivo da distruggere cambierà: dopo la casta, i nemici da abbattere diventeranno gli immigrati, rei di sottrarre agli italiani quel poco che c’è. Parole già pronunciata in più di un presidio”. Il paragone è quello con la Lega della primissima ora che negli anni Novanta conquista il Veneto: “All’inizio il messaggio leghista catalizza lo spaesamento del Nord di fronte alla globalizzazione al grido di ‘Roma ladrona’, subito dopo lo trasforma in xenofobia e razzismo”.
E di fronte alla scena dei poliziotti che si levano il casco, Casarini ci vede la stessa “affinità ideologica” fra forze dell’ordine e Forconi, come sostengono alcune sigle sindacali e molti poliziotti: “Se a Genova Brignole c’erano i NoTav a occupare i binari, i Carabinieri, invece che togliere l’elmetto d’ordinanza, li massacravano di botte. Per non parlare della Sapienza a Roma, dove la Celere ha caricato a freddo gli studenti dentro la cittadella universitaria”.
Insomma il “blocco sociale” fa gola a molti partiti che hanno pubblicamente abbracciato toni e contenuti della protesta: “Dalla Lega di Matteo Salvini che annuncia di voler portare i Forconi padani a Bruxelles, alla Forza Italia di Silvio Berlusconi, convinto all’ultimo di annullare l’incontro con i leader della protesta.
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MARCO TRAVAGLIO
Forconi & Forchettoni

“Basta fondi pubblici alla politica, via i soldi ai partiti” (Repubblica ).
“Letta: via i soldi ai partiti” (Stampa ).
“Soldi ai partiti, stop in 3 anni” (Messaggero ).
“Soldi ai partiti, decide il cittadino” (Unità).
“Via la paghetta” (Giornale).
“La dieta dei partiti” (Avvenire ).
E i tg dietro. Dunque, secondo l’informazione credulona a cui attinge la stragrande maggioranza degli italiani, è fatta. Il governo Nipote mantiene la promessa, che vogliamo di più? Vabbè, il solito Grillo dice che è una truffa, ma quello non è mai contento. Vabbè, migliaia di persone protestano in piazza con i Forconi, ma sono tutti fascisti, anzi nazisti, ergo non fanno testo. Dopo qualche piccolo disguido tecnico, viviamo di nuovo nel migliore dei mondi possibili col migliore dei governi possibili. Un rincorrersi di titoli sull’“asse” o sul “patto” fra Letta e Renzi, Renzi e Napolitano, Napolitano e Letta, Letta e Alfano, senza dimenticare Giovanardi e Cicchitto (appena intervistato come uno statista dall’Unità), s’incarica di rassicurare la Nazione tutta in vista del Santo Natale. E pazienza se, come documentano il Sole 24 Ore, Libero , il Fatto e pochi altri, i partiti continueranno a incassare più o meno la stessa cifra per tre anni, e dal 2017 intascheranno più o meno gli stessi soldi sotto forma di megasconti fiscali alle donazioni private (34 volte superiori a quelli per le donazioni alle onlus, secondo i calcoli di Rizzo e Stella), superdetrazioni per le “scuole di politica” e una serie di servizi gratuiti, cioè a carico nostro. Insomma è l’ennesimo aggiramento del referendum del 1993, in cui il 90 per cento degli italiani dissero no al principio secondo cui i partiti devono vivere di soldi pubblici, siano essi finanziamenti a pioggia, o rimborsi forfettari o furbate come il decreto Letta. Che, per giunta, tradisce una doppia malafede: sia perché, senza il pressing di Renzi, a sua volta pressato da Grillo, Letta avrebbe seguitato a scordarsi l’impegno preso ad aprile, senza trasformarlo in decreto; sia perché, facendo rientrare dalla finestra i finanziamenti pubblici usciti dalla porta, il decreto impedirà alla Consulta di pronunciarsi sull’incostituzionalità di vent’anni di leggi ammazza-referendum, come ha chiesto il Pg della Corte dei conti. Del resto, i partiti delle larghe intese che ad aprile applaudirono il ddl Letta e quelli delle strette intese che ora esultano per il decreto Letta, se davvero volevano cancellare i “rimborsi elettorali”, potevano risparmiarsi sia il ddl sia il decreto: bastava che rinunciassero a incassare la prima rata, come han fatto i 5Stelle, e poi le successive. Invece i Forchettoni hanno arraffato tutto fino all’ultimo cent. Oggi però potrebbe accadere un fatto nuovo che, diversamente dalle balle d’acciaio di Letta jr., è una cosa seria. Renzi, salvo ripensamenti dell’ultima ora, annuncerà che anche il Pd rinuncerà a incassare i rimborsi a partire dalla prossima rata (quella estiva di 48 milioni il partito l’ha già ingoiata e digerita). E chiederà ai 5Stelle di convergere su un pacchetto di tre proposte che metterebbero l’Italia in grado di tornare al più presto alle urne in condizioni di minima decenza: legge elettorale che superi il proporzionale puro riesumato dalla Consulta e impedisca l’inciucio eterno e tombale; taglio netto all’indennità dei consiglieri regionali e abolizione dei rimborsi ai gruppi che han dato il “la” alle note ruberie; cancellazione del Senato. La terza è molto discutibile (con i legislatori che abbiamo, è meglio che le leggi continuino a passare da entrambe le Camere, magari dimagrite). Ma le prime due sono sacrosante. Grillo ha sempre chiesto al Pd, per votare insieme su eventuali punti comuni, il gesto di rinunciare ai soldi pubblici: se Renzi lo fa, senza autoriduzioni, i 5Stelle devono prenderlo molto sul serio. Perché è anche un loro successo politico. Perché scompagina larghe e strette intese. E perché conviene all’Italia: infatti Napolitano, Letta, Berlusconi e Alfano non ne vogliono sapere. Buon segno.
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La Stampa e l’incubo della piazza – Per ora a prendere posizione sono soprattutto i giornali, spesso per rappresentare i cosiddetti “poteri forti” che dai Forconi, dalla loro richiesta di giustizia sociale, dalla scintilla di rivolta hanno solo da perdere. La Stampa di Torino (e degli Agnelli-Elkann) parte pancia sotto, anche perché il capoluogo piemontese è uno dei centri nevralgici della mobilitazione. “La protesta fa paura”, titola a tutta pagina il quotidiano diretto da Mario Calabresi, con il Buongiorno di Massimo Gramellini a dar voce a una negoziante intimidita e minacciata di morte dai Forconi perché non vuole chiudere il suo esercizio in segno di solidarietà. “Forconi su cui si isseranno le prossime dittature”, è la profezia di Gramellini, doppiata da due reportage gemelli nelle pagine interne: “Tra i commercianti terrorizzati: “Noi, chiusi per le minacce e lo Stato non ci protegge” e “Picchiati, minacciati e insultati: l’esasperazione è solo nostra”. La tesi è questa: dar voce alla gente spaventata dai Forconi per demolire la protesta. Nota a margine: tattica vista molto di rado quando la piazza la demolivano No global e black bloc, magari a Genova nel 2001.

I salotti buoni di Corriere e Sole – Il Corriere della Sera preferisce aprire con i funerali di Nelson Mandela a Johannesburg e le tensioni sul governo. Quindi, guarda caso, “Il timore dei Black Bloc” e un “Neri e rossi nella stessa piazza”. Il pezzo (di Marco Imarisio) è molto interessante, il rischio (che il Corriere non evita) è quello di ridurre la protesta a un agglomerato di estremisti, un po’ naif e fuori di testa. Il Sole 24 Ore, giornale di Confindustria, fa un passo avanti paventando il rischio di “serrata” e di “sciopero generale”: da Torino a Genova, fino a Palermo, pare solo una questione di ordine pubblico, mentre a disagio e richieste concrete non si fa cenno.

Lo stupore di Gad Lerner – Repubblica affida a Gad Lerner un viaggio “tra i forconi di Piazzale Loreto”, tra “commercianti e ultras”. Gad brancola nel buio, chiede chi ha organizzato tutto (e quando gli rispondono “Facebook” resta di sasso), prova a tirar fuori un punto fermo: la strumentalizzazione tentata da Grillo e Berlusconi. Eppure la “piazza” non ci sta, non si riconosce in sigle e partiti, è già oltre. E’ questo risvolto anarchico che fa paura a Gad, ai salotti buoni di Repubblica così come a quelli tanto vicini a Corsera, Stampa, Sole. E anche chi ai salotti preferisce le aule di giustizia, come il Fatto quotidiano, va giù pesante parlano di “assedio tra strade bloccate e supermarket chiusi”, “galassia della violenza” e, naturalmente, “Berlusconi e il fascino del Forcone”. Perché a questi “ribelli”, senza targhetta né pedigree, non si riesce ancora a mettere il guinzaglio.

Claudio Brigliadori
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VERSO QUALE SISTEMA ELETTORALE SI ORIENTA GRILLO

Il 4 settembre l’assemblea congiunta di senatori e deputati del Movimento 5 Stelle ha approvato all’unanimità una bozza di proposta per riformare il sistema elettorale: sistema proporzionale con piccole circoscrizioni e distribuzione dei seggi con il sistema d’Hondt (http://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_D%27Hondt), cioè sistema proporzionale a circoscrizioni piccole, nessuna soglia di sbarramento e voto usato come strumento non di delega, ma di partecipazione.
La bozza elaborata è quella di un proporzionale a circoscrizione piccola, dove la distribuzione dei seggi è calcolata con il sistema d’Hondt e non più con il metodo dei quozienti più alti. All’inizio era stata proposta una soglia di sbarramento all’1 o 2%, ma l’assemblea congiunta l’ha bocciata.
Dunque: governo dal basso, scelta dei candidati da parte degli elettori e non più persone nominate dai capipartito, e la possibilità per i cittadini di riappropriarsi della politica come ‘cosa pubblica’; centralità del Parlamento e non più Parlamenti scaduto al rango di firmadecreti e una trasformazione del voto da strumento di delega a strumento di partecipazione
Ancora non si parla di abolire il vincolo di mandato, ma si introducono alcuni cambiamenti per una democrazia effettiva dove l’eletto risponde all’elettore direttamente. L’assemblea congiunta ha visto la partecipazione di alcuni costituzionalisti, “tecnici” del Movimento che hanno dato i loro suggerimenti. Ora la parola spetta alla rete.
Il metodo è stato chiamato “metodo Rodotà” in ricordo della votazione su Rodotà.
Il tasto dolente resta la piattaforma elettronica che non funziona in tutte le regioni.
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Renzi promette l’abolizione del Senato
Io non so come il M5S la pensi
anche perché non mi sembra che la cosa sia stata mai discussa
Ho scritto altre volte solo la mia opinione
In genere un Parlamento bicamerale,presente in moltissimi Paesi del mondo,risponde a uno scopo preciso:distinguere una Camera di eletti su base nazionale da una di eletti su base regionale (là dove esiste uno Stato federalista),solo così le due Camere sono portatrici di interessi diversi
L’Italia,pur non avendo una struttura federale come gli Usa o la Svizzera,ha due Camere e il suo è un ‘bicameralismo perfetto’ perché le due Camere fanno le stesse cose e rappresentano le stesse persone,hanno pari poteri.
E’ ovvio che, com’è adesso in Italia, a fare una legge ci si mette molto di più, perché una Camera deve approvarla punto per punto e, se apporta qualche modifica, deve passarla all’altra Camera che deve approvarla esattamente com’è, ma se varia qualcosa dove ripassarla alla prima Camera ecc.Però questa lentezza è stata proprio voluta dai padri costituzionalisti affinché ogni legge fosse ben riflettuta e non votata frettolosamente e male. Sembrò loro in questo modo di garantire una maggiore democrazia.
Si è visto poi che quando la Casta voleva votarsi qualche legge a proprio vantaggio, come un aumento di rimborsi,riusciva a farlo lo stesso con la massima rapidità.E che, se voleva,infilava persino in Costituzione articoli nuovi,come il pareggio di bilancio,senza rispettare i tempi e i modi della Costituzione.
Su questo blog ho sentito auspicare non solo l’eliminazione delle Province ma pure delle Regioni
Io personalmente penserei che una forma di federalismo, non certo come quello di Miglio o di Bossi, ridisegnando e diminuendo le Regioni e facendo sparire quelle a statuto speciale, permetterebbe una maggiore democrazia dal basso e una migliore vicinanza degli eletti con gli elettori così che il controllo sul loro operato potrebbe essere migliore.
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Nella manifestazione No Tav una ragazza bacia il casco di un poliziotto.
La polizia fa scattare una denuncia per stupro!

Ogni tempo ha le sue necessità.
Mi sono sempre interessata di cultura.
e ho sempre sentito che il mio compito sociale era diffondere cultura.
Lo sanno tutto quelli che mi conoscono che nella mia vita non ho fatto altro, con poco compenso e troppo spesso gratuitamente, che dedicare il mio tempo alla diffusione culturale.
Mi sono occupata negli anni delle discipline più varie: poesia, filosofia, pedagogia, psicologia, diritto, storia, economia, letteratura, arte..
Ma questo è il tempo della lotta.
E la mia cultura oggi non può essere altro che una cultura della lotta.
Lo capisce bene un eroe delle resistenza culturale come Dario Fo, che ogni Italiano perbene stima e ammira per aver dedicato la sua vita non solo alla bellezza del pensiero critico ma alla forza splendida della libertà, perché solo il pensiero libero, alla fine, salverà l’uomo e lo farà evolvere. Solo questo tipo di cultura, che si rinnova ogni mattino e si vive come un compito esistenziale, alla fine ci salverà.
E che quell’uomo mirabile che tutto il mondo ci ammira stia su un palco vicino a Beppe Grillo ed entusiasmi ora come sempre una piazza di 5stelle mi riempie di gioia e mi onora.
Chi si è perso nei meandri della faziosità fine a se stessa, prigioniero di faide da cortile, e di risse di piccoli ingabbiati, non ha perso solo la luce dei 5stelle, ha perso anche il valore di tutti quegli Italiani illustri che, pur fatti saggi dall’età e dall’esperienza, hanno conservato il cuore intrepido del fanciullo senza il quale nessun mondo nuovo si potrà mai costruire perché nessun mondo nuovo senza quel cuore giovanissimo sarà nemmeno immaginato.

RIDIAMARO : – D

SULLA PADANIA SVENTOLA MUTANDA VERDE

Maria Novella Oppo
Negli anni passati abbiamo assistito invece a fenomeni abbietti, come quello di ministri della Repubblica che giuravano sulla Costituzione e poi non si vergognavano di sostenere la secessione, ingiuriando storia e simboli della nazione. Ma, di questa tollerata anomalia si sorrideva, considerando che, ma sì, si trattava solo di folclore leghista.
Un folclore che poi si è colorato di cinismo e ruberie, con la penosa family bossiana al centro di un «cerchio magico» di ladroni, mentre si assisteva allo svelamento dei ridicoli riti nordisti in messenscena per i gonzi. Una rivelazione che non è ancora finita, visto che ogni giorno la cronaca ci porta qualche notizia in più sull’attaccamento all’inesistente patria padana, tra gli altri, di Roberto Cota.
Il Tg3 ci ha fatto sapere che il presidente della Regione Piemonte, non pago di esercitare l’ubiquità delle note spesa, ha messo in conto a noi contribuenti italiani perfino dei boxer. Ma l’ideale leghista è salvo, visto che le mutande in questione erano verdi. Cosicché, finalmente sappiamo dove se la mettono, la padania.
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mark
mi ricordo mutande verdi..
e le corse di una bambina ..
per andare al gabinetto…
E facevo la pipi’ a letto..
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Proposta elettorale della Lega:
Mutande verdi per tutti!
Anzi, istituiremo una apposita card verde per i più poveri!
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Mutande verdi?
Ecco dove è finito il programma della Lega!
Erano un pacco e son finiti nel pacco
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Salvini paonazzo in TV:
“Ve le rimandiamo indietro a tonnellate le vostre mutande! “ (ovazione delle capre in delirio)
A’ Salvini, rimandaci indietro pure i voti che Cota ha rubato che così lo rimandiamo in Padania a calci in culo!
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Un’escalation di avvisi di garanzia per spese pazze nel mirino della magistratura
16 consigli regionali accusati di peculato,con tanto di dimissioni(a Bologna)e rissa(a Torino)e inchieste giudiziarie monitorate dalla Corte dei conti.16 su 20 finiti sotto accusa per furto di fondi pubblici.Negli scontrini al vaglio di magistrati e giudici contabili:più cene consumate contemporaneamente nello stesso posto o nello stesso tempo in posti diversi, mutande colorate e gioielli,viaggi extra lusso, ristoranti très chic,saune,massaggi,palestre, banchetti per cerimonie funebri,gioielli,penne d’oro,lap dance e perfino TASSE!
Cota il mutante con la mutanda verde pagata dai contribuenti accusa “disperati attacchi dei feticisti della penna,ennesima storpiatura eclatante»:-D
Copio: “Per i furti della Lega basterebbe leggere il bel libro di Filippo Astone, documentatissimo, dedicato alla “Disfatta del Nord” e al clima di corruzione,clientelismo e mala gestione all’ombra della Padania. C’è pure il processo per truffa di 40 milioni ai danni dello Stato sullo stesso Bossi. Ma il tocco finale, la pennellata d’artista, quello che fa scivolare tutto nel grottesco,sono le mutande verdi di Cota. Una vicenda che colpisce nell’”intimo”.
Le mutande portano dovunque anche ad una possibile crisi di Governo. La situazione in Piemonte è ogni giorno più ingestibile e anche i consiglieri di maggioranza, a porte chiuse, cominciano ad essere sempre meno certi di voler sostenere un Cota e affini le cui contraddizioni negli interrogatori, le continue sviste nelle note spese, fino all’acquisto con i soldi pubblici di prodotti per la toilette, sono imbarazzanti.
Calderoli iniziò la sua carriera con la robusta produzione letteraria di un libro titolato ‘Mutate mutanda’. Ne avrà regalata una copia al Cota? É la quadratura del cerchio magico cominciato e finito in mutande
Tolti i boxer, resta una pila di spese private passate per istituzionali, un andazzo della Lega per cui non basterà la difesa tecnica delle mutande.
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Mi ricordo mutande verdi
Marco Travaglio

Fra le spese istituzionali per 25. 410 € che lo sgovernatore leghista piemontese Roberto Cota s’è fatto rimborsare in 2 anni e mezzo dalla Regione, c’è un paio di boxer di color padano verde-kiwi, modello “Chappytrunk”, taglia L, costo 40 euro, acquistati il 6 agosto 2011 a Boston dove lo statista novarese era in missione istituzionale per “corso di formazione e visita al Mit”. Pareva brutto, vista anche la calura, indossare dei normali pantaloni”. Per la Procura, che ha chiuso le indagini a carico del Cota e di 42 consiglieri regionali in vista del processo, questo si chiama peculato. Per Cota “è solo fango dei feticisti della penna” che la Procura dovrebbe ignorare e anzi – chissà perché – “sostenermi”. Sì, ma le mutande verdi? “Colpa della mia segretaria: le ha inserite per errore in nota spese”. La malcapitata si chiama Michela Carossa ed è figlia del capogruppo leghista: i valori della famiglia. Resta da capire perché, se non voleva il rimborso, lo statista padano le abbia passato il relativo scontrino. Ma quella di scaricare tutto sulla signorina dell’ufficio accanto è un vecchio refrain dei politici. La penultima è quella di Bersani. Ma chi non ricorda Enza Tomaselli, segretaria tuttofare di Craxi? O Barbara Ceolin e Nadia Bolgan, quelle di De Michelis, che – confidò la prima ai pm – “aveva una segreteria di 50 persone, quasi tutte donne incontrate di passaggio e senz’alcuna preparazione professionale: eran lì solo perché gli piacevano, ciascuna pensava di esser la favorita dell’harem”. Però si resero utilissime nella stesura del suo opus magnum “Dove andiamo a ballare stasera”, guida alle discoteche d’Italia. Poi la mitica Eliana Pensieroso, segretaria del banchiere Pacini Battaglia, addetta alla fascettatura delle mazzette. Ma il precedente più illustre risale al 1986. Un giorno il professor Luigi Firpo, glorioso storico torinese, si imbatté in B che, intervistato da una delle sue tv, sfoggiava cultura declamando brani scelti dalla sua prefazione all’Utopia di Tommaso Moro. “Ma quel testo è il mio!”, balzò sulla sedia Firpo. Si procurò la preziosa edizione numerata by Silvio B Editore e scoprì che l’erudito palazzinaro aveva copiato interi brani della sua introduzione a Thomas More e la sua traduzione integrale dal latino, limitandosi a metterci la firma. Allora gli intimò di ritirare subito tutte le copie dal mercato e annunciò querela per plagio. Pochi giorni dopo lo chiamò un B piagnucolante: “La prego, non mi rovini con uno scandalo, è stata tutta colpa della mia segretaria”. Cioè tentò di far credere che la segretaria potesse aver copiato prefazione e traduzione dell’Utopia a sua insaputa, anzi contro la sua volontà. Firpo capì subito con che razza di cazzaro stava parlando e decise di prendersene gioco, seguitando a minacciare di mettere in piazza lo scandalo e rifiutando le scuse e le offerte di riparazione che il pover’ometto, ormai ridotto a stalker, gli faceva in telefonate quotidiane, accompagnate da regali sempre più costosi. A Natale un corriere da Segrate scaricò in casa Firpo un gigantesco bouquet di orchidee e un pacco dono con una valigetta in coccodrillo con le cifre ‘ LF ’ in oro. Sul biglietto era scritto: “Natale 1986. Molti cordiali auguri ed a presto… Spero! Per carità, non mi rovini!!! Silvio B”. Firpo, vecchio burlone, rispedì tutto al mittente con un biglietto beffardo: “Gentile dottore, la ringrazio della sua generosità, ma sono un vecchio professore abituato alla sua borsa sdrucita. Quanto ai fiori, la prego anche a nome di mia moglie Laura di non inviarcene più: per noi, i fiori tagliati sono organi sessuali recisi”. “Da quel giorno non lo sentimmo mai più”. Ma ora c’è Cota il mutandiere, e ho detto tutto.

Cota fa pagare a noi anche le sue mutande verdi?
E’ la green economy, bellezza!
..
A ognuno il suo
Ci sono i mutandari (loro)!
E gli smutandati (noi)!
.
.. e pensare che Cota voleva solo dimostrare visibilmente cos’aveva in testa!
.
Daniele Sensi
… a Pontida le mutande verdi le davano pure con il pacco finto.
.
RITA PANI
Mutande verdi

Immagino, cittadino piemontese, quale sia stato il tuo giubilo, nel momento in cui alla tv apprendevi che il trono sabaudo era stato conquistato, quando finalmente era stato espugnato il regno di “Roma Ladrona” (a cui la Lega non perdona). Devono essere stati giorni frenetici, di incredulità e speranza. Finalmente il Piemonte – e molto nord Italia – erano in mano dei paladini del padanesimo onesto. Immagino l’esaltazione con la quale ti sei fiondato verso la tastiera del computer, e dopo mezz’ora quando sei riuscito ad accenderlo, la soddisfazione con la quale hai iniziato a mandare messaggi, sull’e-mail, su Facebook o sul blog: “Troia comunista, fatti violentare da un rumeno che poi arrivano i zingari e ti portano via.” Eri felice. Ti immagino. Come immagino la fatica, mentre una per una cerchi le letterine giuste che ti sembrano gettate a caso sulla tastiera (te lo chiedi perché non siano in ordine alfabetico, ve’ ?) per scrivermi: “Comunisti di merda siete finiti, wiwa la lega, sud merda”. Ti sono vicina, cittadino piemontese. Ora, in questo momento particolarmente difficile per tutti voi, onesti nazisti federali, io vi penso. Penso a quante volte avreste voluto rompere il salvadanaio per recuperare i pochi euro necessari all’acquisto delle pallottole per far la guerra da Roma in giù. Penso alle volte che esaltati, vestiti come buffe comparse di un film storico degno di Ed Wood, vi siete recati a Pontida a osannare il vostro Re che vi invitava alla guerra. Quante volte avete messo mano alla tasca per comprare i gadget che servivano a rimpinguare le casse della Lega, svuotate per la politica di liberazione del nord. Peno a quante volte, avete sputato sui ladroni di Roma, alla fierezza col quale volevate la morte dei ladri che favorivano l’ingresso degli extracomunitari, a scapito della vostra pura razza nordica. Non voglio infierire, cittadino piemontese, scrivendo qua che il tuo governatore riusciva a mangiare in due o tre posti contemporaneamente, e meno che mai voglio ricordarti che eri proprio tu, a pagare le mutande verdi che lui comprava in boutique; non voglio nemmeno parlarti della famiglia bossi, che al figlio scemo ha comprato una laurea in Albania, e a quello un po’ più furbo le automobiline da sbattere come fossero quelle dell’autoscontro. Vorrei solo incoraggiarti ad andare avanti, a fartene una ragione. Oggi sai che non si rubava solo a Roma, ora sai che alla fine un po’ di sano comunismo avrebbe solo giovato, perché gente così, oggi, starebbe lavorando per lo stato, asfaltando le strade a piedi nudi, mettendo in sicurezza la vostra terra che frana –esattamente come al sud. E starebbero in galera, per aver permesso, e garantito il traffico di rifiuti che il sud lo sta uccidendo. E voglio regalartela una speranza, cittadino piemontese –che oggi sorrido e son buona. Vivi sereno, fortuna che il federalismo fiscale non è proprio come volevano loro; e poi Cota non è colpa tua. Mica ha rubato solo le mutande! In fondo ha rubato anche i voti, per potertele rubare.
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POLIZIOTTI FORCONI

Edelmann
Non siamo più l’Italia ignorante e sprovveduta che si lasciò abbindolare da Mussolini. Oggi sappiamo scegliere tra fascismi diversi
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Serena
Forconi: dopo la Polizia senza il casco, alla protesta si aggiungono migliaia di guidatori di motorini napoletani.
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Guli 1779
L’Italia si ferma. Anche perché continuare a scavare era difficile
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Avonas
Torino: i poliziotti si sono tolti il casco, adesso cominceranno ad andare in due sul motorino.
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Miguel Mosé
Domani Berlusconi incontrerà i camionisti. Per il tradizionale scambio di calendari.
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Santo Pazienza
Il Movimento dei Forconi verso la capitale. Marci su Roma.
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Heliandros
Movimento Forconi a Genova: manifestanti baciano i carabinieri. La situazione sta sfuggendo di mano: si temono fidanzamenti.
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Fdecollibus
I forconi bloccano le strade italiane. Lo dicevano che il problema di Palermo era il traffico.
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DaKilla
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul livore.
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Elmorisco
L’Italia si ferma. Sembrava una cosa partita questa mattina, e invece son già passati vent’anni.
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MantovanAle
A Torino la polizia si toglie i caschi e viene applaudita.
Figuratevi quando hanno iniziato ad impennare con le moto
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ReNudo
“L’Italia si ferma”, guerriglia urbana sotto la sede della Regione Piemonte. Ora Cota avrà bisogno di un altro paio di mutande.
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Sissivabe
Alcuni poliziotti solidarizzano con i manifestanti togliendosi il casco. I più esuberanti sono persino arrivati a manganellarsi.
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Zip
A Torino alcuni poliziotti si tolgono il casco: “E adesso baciateci tutti”.
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