WarDrome Sci-fi MMORPG
WarDrome Sci-fi MMORPG
comunità di poesia e lotta dal 2002
Saturday June 24th 2017

COLLOQUI CON PIERO

magritte-lesparetour
MASADA n° 1503 – 29/12/2013 – COLLOQUI CON PIERO

Blog di Viviana Vivarelli

Quando la percezione del nostro passato cambia, cambia anche la nostra storia.
Noi non siamo la nostra storia. Noi siamo ciò che pensiamo di noi stessi.

(Isabelle Von Fallois)

Caro Piero
Natale si avvicina e sarà il primo Natale che passo da sola, dopo aver amato un uomo per 57 anni. Non so che effetto mi farà, dopo una intera vita passata con qualcuno. E’ chiaro che devo ringraziare il Cielo di questo dono e considerarlo un evento raro che capita a pochissime persone, di cui non ho merito ma che mi è capitato. Per 57 anni Io e Fabrizio siamo cresciuti insieme, nel bene e nel male, e, anche nei momenti peggiori, la vita dell’uno non ha avuto senso senza la vita dell’altro. Siamo partiti insieme da quando eravamo bambini e io portavo ancora i calzini e lui i calzoncini corti, siamo cresciuti insieme, e ora so che dovrò ‘crescere’ da sola e mi sembra così’ strano! E’ molto più che avere perso un compagno, è come aver perso un braccio o una gamba, una parte di se stessi. E’ come un gemello che perde l’altro gemello, anche se sono diversi. E’ una esperienza bizzarra a cui non so se mi abituerò e, anche se so che ora lui è felice e sta molto bene dopo aver sofferto negli ultimi tempi tanto dolore, tutto mi sembra strano, come nascere due volte e non essere preparata a questo, non aver mai pensato che potesse accadere. Ma quando mai si è preparati a una perdita tanto importante? Non so quanto ci vuole ad elaborare un lutto così, o forse può essere che non si possa farlo mai e sia giusto lo stesso.

Per 9 mesi io ho sentito mio marito vicino da tanti piccoli segni, ho parlato con lui mentalmente, gli ho fatto delle domande e lui ha risposto. Questa cosa mi ha confortata molto e mi ha dato l’impressione di non essere veramente sola. Dopo questi primi 9 mesi, non lo sento più. Nei miei corsi ho sempre detto che 9 sono i mesi che ci vogliono a preparare una nascita e dai sogni e segni premonitori di morte possiamo dedurre che 9 sono anche i mesi che preparano la morte. Come ci vogliono 9 mesi per nascere, così ci vogliono 9 mesi per morire. E ora ritrovo i 9 mesi dal fatto che mio marito non si fa più
sentire. Forse anche per tornare a una nuova vita dall’al di là ci vuole questo tempo. Posso solo sperare che se Fabrizio è rinato o è passato a una nuova esperienza di vita, ciò sia per il meglio del mondo.
Sicuramente ha avuto i suoi difetti come tutti, sicuramente io come moglie ho subito i suoi difetti più dei suoi amici o di sua figlia e li ho visti e patiti maggiormente, ma sono convinta che sia stato un grande uomo e soprattutto un uomo che ha dato agli altri tanto amore e posso solo sperare, se la catena delle nostre vite ha un senso e una sua continuità, che la sua prossima incarnazione sia di nuovo quella di una persona buona che fa tante cose per il mondo.
Mi spiace che i suoi nipotini non abbiano avuto la conoscenza e l’esempio di questo uomo grande e buono, ma posso sperare che attraverso mia figlia e o in modo a noi imperscrutabile le sue doti migliori siano ereditate dai miei piccolini e che un giorno si potrà vedere qualcosa di suo in loro e che mia figlia parli di questo grande nonno a loro che l’hanno conosciuto poco

Viviana

Cara Viviana
In quello che per me è uno dei film più belli che ho visto, ” Merry Christmas Mr Lawrence ” (un film che ha più di trent’anni. ambientato durante l’ultima guerra mondiale, giapponese) c’è una frase che mi si affondò nella testa la prima volta che lo vidi, senza mai più andare via. Più o meno dice così: “Ogni persona lascia nella vita di tutte le persone che lo hanno conosciuto un seme. Lo lascia sempre. E grazie a quel seme chi è morto continua a vivere”.
Perché quel seme finisce sempre per germogliare dentro di noi, mettendo radici, rami, foglie, fiori e quindi nuovi frutti e nuovi semi che poi si spargeranno nel mondo.
Io non credo nell’aldilà e sono un agnostico curioso per quello che riguarda la reincarnazione. Però credo nel potere creativo e consolatorio del ricordo. Di ogni ricordo. E’ nel nostro ricordo che continuano a vivere e a lasciare semi le persone che non ci sono più. Morirebbero davvero solo se il loro ricordo sparisse del tutto. Ma in realtà non moriranno mai, perché noi avremo intanto lasciato i nostri semi negli altri. Semi che non potrebbero esistere senza le persone che abbiamo conosciuto e amato. Semi che continueranno poi a mettere radici in altre persone anche quando non ci saremo più. E così dentro quel nostro seme che lasceremo negli altri ci sarà sempre un pezzetto di loro,
di quelli che da tempo non sono più vicini a noi su questo lato dell’universo. Così sarà finché ci sarà sulla terra una creatura capace di ricordare.
E’ questo il mio concetto di eternità. Forse un concetto troppo laico, ma l’unico in cui credo davvero. Per questo odio tutto e tutti quelli che cercano di rubarci il ricordo e lo spazio del ricordare. Sono solo stupidi distruttori di eternità.
Fabrizio è nel mio ricordo e lo sarà sempre. E’ stato e sarà sempre per me il fratello grande che non ho mai avuto. E’ stata l’unica persona per la quale ho pianto quest’anno. Pianto di pena. Pianto di rabbia per non aver potuto fare di più per lui.
Fabrizio vive nel nostro ricordo . Di Alessandra, Francesco , Chiara. Di tutti quelli che lo hanno conosciuto.
Le possibilità che possa allontanarsi per sempre, come vedi, sono davvero nulle.
Ciao, e grazie della tua bellissima lettera.
Vivi serena il tuo Natale
Piero

Caro Piero
ogni volta che mi scrivi resto colpita dalla ricchezza dei tuoi sentimenti e dalla bellezza del modo con cui li esprimi, per cui pubblicherò anche questa lettera per farne partecipare anche altri perché ognuno ha il diritto di godere di una cosa bella e terrò questa nel cuore.
So che la filosofia che ognuno ha della vita dipende dalle esperienze che ha avuto, e io ho avuto la possibilità, rara e per alcuni impossibile, di avere delle esperienze paranormali che mi hanno dato una visione molto diversa della vita oltre la morte. Dopo la diagnosi di morte a breve ricevuta a 35 anni in un sanatorio per impossibilità respiratoria congenita dovuta al fatto di essere nata con 4 bronchi, la mia testa si è rovesciata di colpo. Lo shock della diagnosi è stato tale che, da una parte ho vissuto i 7 anni successivi aspettando la morte e dunque in depressione, dall’altra ho ripreso di colpo a respirare normalmente senza avere mai più asma o bronchiti croniche. Insomma sono guarita e nelle lastre successive la malformazione per nascita che mi aveva fatto ammalare per 35 anni era totalmente scomparsa. E’ uno di quei casi che nessuno potrà mai spiegare: 35 anni di malattia, 35 anni di salute. Secondo la scienza medica: una cosa senza senso. Il fatto terribile è che sempre di colpo credevo di essere schizofrenica perché sentivo voci, vedevo forme, sentivo profumi ecc.. insomma era cambiata la mia percezione delle cose e vedevo e sentivo cose che prima per me non esistevano. Oltre a ciò se qualcuno si sedeva di fronte a me riuscivo a mettere la mia mente ‘di lato’ e vedevo la sua storia passata e futura come se si svolgesse in un video tra gli occhi. Sentivo anche fisicamente i suoi dolori fisici ecc. Insomma tutto il repertorio di ciò che chiamiamo ‘paranormale’.
Essendo sempre stata una persona razionale e avendo avuto una educazione razionale, ne ho concluso di ‘essere pazza’, il che non ha fatto che aggravare la mia depressione. Non solo dovevo morire a breve ma avevo anche perso il lume dell’intelletto. Oltretutto, dovevo nascondere questa cosa per non essere derisa e internata. I ‘fenomeni (chiamiamoli così) sono proseguiti per 29 anni, periodo in cui ho fatto di tutto per ‘guarire’. E alla fine ci sono riuscita e ora non li ho più. In tutti questi anni, però, ho cercato anche altre vie per spiegare quello che mi succedeva, ho letto ogni sorta di libri, ho fatto ricerche in culture diverse, ho contattato ogni sorta di persona, sono stata a convegni sul paranormale ecc. e, a parte una moltitudine di ciarlatani, ho incontrato persone molto strane, che erano, se posso dirlo, ‘peggio’ di me. Ti dico questo perché in 29 anni di fenomeni paranormali ho cambiato totalmente la mia concezione della morte. Intanto ora la vedo solo come una trasformazione per cui la morte come fine non esiste, poi ho vissuto per molte volte l’esperienza del tunnel che ho riavuto la notte prima che Fabrizio
morisse e ho avuto anche tre ‘rivissuti’ di tre morti mie precedenti, ho visto ‘fantasmi, ho rivisto alcune persone morte di famiglia ecc .
In questi giorni ho letto un libro bellissimo su cui voglio fare un report: “Allucinazioni” di Oliver Sacks, un autore che mi piace moltissimo e di cui ho varie opere e se vuoi te le presto. Ovviamente il libro è scritto da un neurologo, non scomoda sensitività o spiritismo, si attiene a spiegazioni puramente patologiche. L’ho letto con grande interesse, prima di tutto perché diceva che si possono vedere forme, sentire odori ecc, senza essere schizofrenici ma per patologie della corteccia cerebrale, poi perché mostrava come certe ‘apparizioni’ siano comuni e si ripresentino con modalità simili in soggetti diversi. Tutto molto interessante e razionale. Però Sacks non mi ha risolto un problema, una cosa che io avevo e che non ho riscontrato nelle persone che ho cercato e interrogato. Il fenomeno è questo: se per es, io vedevo una figura umana passare nella stanza sapendo che non poteva esserci, e se c’erano con me altre persone (per es, le 20-25 dei miei corsi), se qualcuno dei presenti aveva un minimo di percezioni straordinarie, senza che io ne dicessi nulla, lo vedeva anche lui, o sentiva anche lui la voce o il profumo, a volte anche due o tre persone insieme, con loro grande stupore. E questo non è spiegabile con la soluzione dell’allucinazione soggettiva e dava al fenomeno una oggettivazione non giustificabile con la singola patologia. Io non ho trovato nessuno che avesse questa capacità, ma io ce l’avevo. E Sacks questo non me lo spiega. L’oggetto paranormale sembrava avere una sua oggettività o realtà in quanto percepito allo stesso modo da più persone, come se io trasmettessi la stessa percezione telepaticamente o aumentassi a qualcuno le capacità di riceverla funzionando come un’antenna.
Dopo di che non pretendo di avere in tasca alcuna soluzione. Il mondo è pieno di cose non spiegabili che forse lo saranno un giorno. Posso solo dire che il tutto è più misterioso di quel che crediamo, che sulla morte (come sulla vita) non sappiamo nulla e che ognuno può forgiarsi la sua concezione dell’al di là o di questa esistenza come vuole.
Io credo che la morte non ci sia, c’è, appunto, solo una trasformazione e posso accettare anche che vi sia un senso nel persistere del mistero e nella scelta di ognuno di crearsi la realtà come crede che sia, in fondo anche questo fa parte della libertà. Forse siamo tutti proiezioni irreali di qualcosa che chiamiamo realtà. Siamo, come dicono gli Induisti, “il sogno di Brahman che sogna il mondo” e che, probabilmente, fa sogni diversi per ognuno di noi e anche questo è il bello della vita.

Viviana

Cara Viviana
Li chiamano Ponti Sottili. O almeno i buddisti li chiamano così. Il Dalai Lama ha scritto un libro sull’argomento, molto bello, nel quale vengono riportati dialoghi che ha avuto con uomini di scienza. Quindi con i paladini della ragione.
Sono ponti che legano il mondo di qua da altre condizioni dell’essere. Diciamo da altri mondi, da infiniti mondi,che non vivono in un al di là, ma accanto a noi.
Crederci, non crederci. Come dici tu credo che la realtà non sia una sola, ma che esista una realtà individuale. Quindi esistono infinite realtà. Dato che una mente, o almeno la mia mente difficilmente riesce a spogliarsi del tutto della razionalità e delle sue dinamiche, io ho sempre cercato di capire se poteva esistere davvero, dimostrabile e concepibile una struttura dell’esistere così, convinto in fondo che non potesse esistere.
Sbagliavo.
Io ne capisco il giusto, perché un medico è un meccanico dell’umanesimo, ma resta pur sempre un umanista, ma questa “razionalità dell’irrazionale ” esiste. Le frontiere della fisica stanno spalancando una finestra immensa su possibilità di stralunata bellezza, capaci di destabilizzare ogni credenza incrollabile. L’universo è molto, ma molto più complicato e difficile da descrivere di quanto siamo abituati a immaginare.
Gli universi sono probabilmente infiniti e sovrapposti. Vivono separati, non conoscibili, non rilevabili, ma… Ma ogni tanto si creano dei ponti fra i mondi, gli spazi e i tempi (uso volutamente il plurale). Ponti effimeri, impalpabili, difficili da percepire. Ponti sottili appunto. Gli scienziati li chiamano in molti modi, usando appunto la metrica della ragione. A me piace chiamarli come li chiamava un vecchio saggio del secolo scorso, Aldous Huxley: ‘porte della percezione’. Non le apriamo con le dinamiche della ragione. Non sappiamo neppure come si faccia ad aprirle. Però ho sempre creduto che quella che chiamiamo comunemente sensibilità di una persona sia in realtà una inconscia capacità di aprirle quelle porte, di oltrepassarle, di mettersi in contatto con altre dimensioni del mondo. Per un attimo, un secondo, un’ora. A volte una vita. In questo ultimo caso di solito chiamiamo quelle persone pazzi.
A me piace pensare che tutto questo sia vero. Spiegherebbe – sempre se abbiamo un bisogno personale di spiegazioni – tante cose.
Mi spiegherebbe tante cose, tante visioni aliene del reale, qualsiasi sia il significato di questa parola.
In fondo, se ci pensi, tutti , anche i più inconsapevoli, stanno percorrendo questa strada.
Come spiegare altrimenti la ricerca ineliminabile di un “aldilà” che ogni essere umano passato su questo mondo ha avuto, ha e avrà sempre?
Ciao.
Piero

Ciao Piero
ancora una volta hai scritto una pagina di grande bellezza, ma non so quanto nei tuoi pensieri resti nella sfera della pura poesia e quanto apra una reale perlustrazione dell’esistente. Purtroppo il passo dalla sfera estetica a quella empirica non dipende solo dal senso della bellezza né dalla funzione della volontà ma mi è impossibile dirti se vi sia una chiave che permette il passaggio dal reale solo immaginato o desiderato al reale anche percepito.
Appena rientrerò in me, proverò, sempre che ci riesca, a tornare al colloquio con l’angelo o mi farò venire qualche idea su qualche forma nuova di meditazione. Per questi ultimi mesi credo di aver lasciato poco posto alla mia parte spirituale, anche se l’anima cresce anche con le mani e la fatica. Conosco solo di nome Huxley ma è un buon segno per farmi ricominciare a leggere qualcosa. Ormai sono in cerca di segni. Nella mia mente l’evoluzione ha proceduto sempre in modo discontinuo, come probabilmente deve essere ovunque nell’universo. C’è sempre stata una persona, una parola, un libro, un incontro, che hanno fatto scattare un salto di consapevolezza. Nei momenti critici, come questo attuale di lutto, quando mi sono sentita disancorata, randagia e priva di una meta, mi sono rivolta a questi segnali, come fa il cieco che cerca inconsciamente la luce. Bene dunque per Huxley.
Huxley diceva: “L’esperienza non è ciò che accade a un uomo. È quello che un uomo fa con ciò che gli accade“, bella frase, che si può trasporre a tutto, alla filosofia come alla musica, anche udire suoni non è essere musica, ma anche questa frase non costituisce chiave alcuna per spiegare cosa scatta nella mente per far sì che essa penetri nei livelli diversi dell’esistente. Credo che il paragone con la musica sia centrato. Anch’essa, come la realtà, è fatta per entrare nella percezione, ma per essa come per ogni esistente esistono nella percezione vari livelli possibili di cui il minimo diverge grandemente dal massimo e ciò che dalla musica l’anima può trarre entra in una scala infinita di bellezza. Per i grandi musicofili, quello che sembra il grado massimo di godimento musicale è varcato in un senso impossibile ai più. Ugualmente, per ogni nostra percezione, può esistere una scala pressoché infinita di possibilità, e un apparente ultimo margine che qualcuno può ancora superare d’un balzo.
Quello che vorrei spiegare è che ho il senso che i ponti sottili non sono lanciati tra noi e qualcosa fuori di noi, ma in noi da un grado di essenza a un altro e che la trasformazione suprema non sia il viaggio dello spazio ma il viaggio attraverso i livelli dell’anima. Nella Genesi Giacobbe, spossato per il viaggio, cerca un masso liscio, se lo adatta a guanciale, si sdraia e la stanchezza gli concilia il sonno. Ed ecco aprirsi davanti a lui la magia di un sogno: “Una scala poggiava sulla terra, la sua cima raggiungeva il cielo. Ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa”. Il sogno è stato interpretato variamente nel tempo, ma per me quello che dice è che conta il viaggio all’interno di me stessa e il mio concetto di scala corrisponde al senso induista per cui esiste una scala di consapevolezza per ognuno dei nostri chakra.
Dunque penso che non esista un dentro e un fuori ma una graduazione lenta di livelli che si dilatano come possibilità in un dentro/fuori indifferenziato.
Questo mi fa venire in mente uno scritto medianico che ebbi molti anni fa e che era anche accompagnato da una immagine. Probabilmente da un po’ il mio inconscio stava lavorando sul tentativo di dare una definizione razionale a concetti quali l’anima o lo spirito o l’angelo che sembrano più fantasiosi che reali. E mi apparve un disegno con un fascio di semirette che partivano da uno stesso punto zero per tracciare un fascio di angoli che si aprivano verso l’infinito.
E la voce disse e io scrissi:
Quando la mente va dentro se stessa, essa sprofonda in sé come fosse al centro di altre menti, che la circondano all’infinito (immagine di un punto dentro cerchi concentrici).
E’ per questa via che essa può attraversare i balzi discontinui che la separano dalle altre visioni, perché ogni visione è un mondo.
Se dunque nel nostro spazio tridimensionale, il tempo si percorre come quarta dimensione, potremmo dire che la quinta è la dimensione psichica, l’occhio psichico, che permette il passaggio, perché se tu sei nel luogo della superficie del visibile sei esteriorizzato in un mondo fattuale A o B (cerchio piccolo o cerchio maggiore), ma se arretri al centro della visione, nel punto zero, entri nella possibilità di proiettarti nelle visioni infinite o almeno in quelle più prossime (immagine di un punto a sinistra da cui esce un fascio conico di semirette verso destra, racchiuse in cerchi sempre più grandi, segnati a partire dal punto origine come A, B. ecc.).
Ecco perché l’arretramento della visione fino al punto vuoto, senza alcun contenuto, non è più il percettore del mondo ma il centro della proiezione stessa.
Poiché, tuttavia, nessuno ha la dominanza di ciò che vede e una forza di gravità ti fa ricadere nel mondo che ritieni il tuo primario e nella percezione obbligata su cui radichi la tua sicurezza, le proiezioni saranno labili come scene su uno schermo e tu continuerai a ritenerle sogni privi di realtà immediata o fantasticherie. E tuttavia, anche nei limiti delle tue certezze, ti è aperta una possibilità di penetrare alla radice di te, dove è lo sguardo di tutti gli sguardi, e questa via si chiama “liberazion
e”.

Ricordo che quando vidi questa immagine e sentii questa voce, tutto mi apparve chiaro in modo abbagliante, mentre adesso che riscrivo tutto a freddo, mi sembra lambiccoso e difficile da capire. Ma ciò che ne traggo è l’insegnamento che per procedere devo tornare indietro, e per avanzare devo ricominciare. Infatti non può esservi fiume se non si torna alla sorgente e non può esservi vita se non si rinasce dal principio. Ma anche questo è una cosa facile da dirsi e difficilissima da fare, perché richiede la spoliazione di ciò che si crede di essere e la perdita di ciò che si crede di aver trovato. E la semplificazione non è mai solo delle cose materiali ma dei lati del proprio carattere a cui ci stringiamo come a un vestito che stringe la nostra identità, mentre è solo l’essere temporaneo che l’anima attraversa nel suo cammino.

Bene. Chiamerò i nostri scritti “Colloqui con Piero”. E spero di poterli continuare, se mi aiuti.
Nessuna via può essere percorsa nel mondo da soli, ma possiamo incontrare compagni fedeli sul nostro cammino che ci rendano lieve il viaggio verso Compostela.

Viviana

Mi piace l’idea dei ” Colloqui con Piero “.
Vedi, io la penso come te, per quasi tutto.
Ma soprattutto per l’idea del viaggio interiore.
Io credo che ogni viaggio nello spazio e nel tempo sia in realtà un viaggio dentro noi stessi, con la meta di conoscersi. Probabilmente una meta non raggiungibile.
Ma, come sai bene, la meta in fondo è sempre il viaggio stesso.
Ti saluto raccontandoti una storiella che chiarisce meglio quello che intendevo nella mail precedente.
Qualche anno fa un mio amico, guarda caso anche lui ingegnere elettronico, ma soprattutto appassionatissimo di fisica (e, credimi, molto altro ), cercando di introdurmi nel mondo da lui ben conosciuto della fisica quantistica, mi spiegava un esperimento che era stato fatto e che sarebbe poi stato confermato più volte. Bene, mi diceva questo amico, pensa a due particelle atomiche che giustificano la loro esistenza e le loro proprietà solo in coppia con un’altra particella, simile, ma diversa. In pratica vivono sempre unite e spariscono sempre insieme. Lo fanno nella loro dimensione temporale fatta di nanosecondi, ma lo fanno. Queste particelle esistono e noi adesso siamo in grado di individuarle, isolarle e separarle. Le rendiamo autonome e in grado di vivere lontano dalla compagna.
Bene, se interagiamo con una di esse, creando una modifica di stato, anche l’altra particella, separata nello spazio da un solo millimetro, ma equivalente ad anni luce nella nostra scala dimensionale, anche l’altra particella modificherà il suo stato in modo analogo. E’ come se una forma di energia a noi sconosciuta si trasferisse istantaneamente dall’una all’altra.
Insomma, continuano ad essere inseparabili.
Questo è uno dei Ponti Sottili.
Mentre pensavo alla bellezza del concetto, affascinato da quel viaggio che il
mio amico mi stava portando a fare, non potevo fare a meno di affiancare quel comportamento fisico che si potrebbe definire bizzarro a quelle che noi chiamiamo, grazie a Goethe, “affinità elettive”.
E come, alla fine, niente sia più reale dell’immateriale e dell’impossibile.
Ciao.
Piero

“Tornate tiempo”, poesia uruguayana

Prenditi tempo
per amare ed essere amato
perché questo è il privilegio dato da Dio
Prenditi tempo
per essere amabile
perché questo il cammino della felicità
Prenditi tempo
per ridere
perché il riso è la musica dall’anima
Prenditi
tempo
per dare
perché il giorno è troppo corto
per essere egoista.

.
Cara Viviana
Grazie per il Chianti e ancora di più per la poesia.
Ti rispondo con una poesia che mi ha mandato nei giorni scorsi un vecchio
amico rivisto dopo anni.
Parla in fondo delle stesse cose di cui parla la tua.
Parla del tempo e del bisogno di ritrovarlo accanto a noi, di trattenerlo.
Penso che sia e ancora di più sarà un bisogno sempre più comune e sempre più sentito.
Ciao e ancora auguri.
Piero

AUGURI DEL SOLSTIZIO D’INVERNO

Rallenta
Dai a questo Natale i tempi
Del gesto minuto e cauto.
Concediti la grazia degli altri.
La loro irrisoria differenza.
Ascolta i lontani e quelli più vicini
Abbracciali.
Trattieni il loro calore.
Come fiato sul vetro.
E stai con te stesso, aperto
Come la tua lettura preferita
Il tuo diario, il tuo confidente.

Così che il Natale non trascorra
Ma ti accada.

Adelchi Vienca

Allora, caro Piero, in senso lato, noi siamo tutti collegati da ponti sottili, visto che, forse, discendiamo da una particella sola, matrice dell’Universo. Siamo tutti uno in quanto discendiamo da uno stesso bing bang iniziale e non lo sappiamo.
Del resto sempre più i fisici tendono a considerare l’universo come una danza intelligente interconnessa, in cui non sono così nette le differenza tra animato e inanimato e tra io e non io. L’interconnessione immateriale che ci lega a tutte le cose era balenata più volte alla mente di non scienziati, persone semplici, filosofi, saggi, santi, guru, poeti… come intuizione non della mente logica ma di quella creativa, ma Einstein ha provato che l’uomo oltrepassa molto i limiti di se stesso quando le parti del suo cervello, ragione e intuizione, lavoravano insieme e ai fisici quantistici l’universo appare sempre più come una immensa poesia.
A poco a poco la fisica moderna si è ‘smaterializzata’, ha perso le caratteristiche di una misurazione empirica per avvicinarsi a una filosofia mistica. La parola ‘mistes’ del resto sottende ciò che è mescolato. E il massimo della mistica è, appunto, sentirsi tutt’uno con la altre creature e con l’essere creante.
Nel tempo le particelle corpuscolari hanno lasciato il campo alle onde, la massa al movimento, la misura al significato, l’oggetto separato dall’io all’io implicato con la natura. E si è intuito che l’osservazione modifica il campo dell’osservato per cui non esiste l’osservazione oggettiva ma la mente dell’osservatore d fronte alla natura dà luogo a un ‘incontro’.
Con la fisica quantistica si entra nell’osservazione sottile del mondo, che viene intuito non più’ come massa/materia peso e causa, ma come informazione, movimento, relazione e significato. Danza.
Così la fisica diventa bellezza e stupore e si confonde con la poesia.
Sri AUROBINDO, che era un grande mistico indiano, disse: “Ciò che sta dentro di voi e cerca di conoscere e di progredire, non è la mente ordinaria, ma qualcosa che sta dietro di essa e ne fa uso”.
Analogamente Jung credeva che vi fosse un flusso di energia spirituale universale che emergeva negli uomini di tutti i tempi, producendo quello che chiamiamo storia delle civiltà.
E’ ovvio che se è cambiata la relazione dell’essere pensante col mondo pensato, a maggior ragione deve crescere il senso della correlazione di tutti gli esseri pensanti tra loro. Forse nasciamo da una stessa matrice e se l’apparenza è la lotta e la separazione, il senso profondo è L’AMORE, l’unione.
Ma la correlazione pur esistente tra l’io e gli altri io è da intendersi in due modi: uno è quello inconscio che ci lega alla famiglia umana e all’ecosistema che ci contiene, l’altro è la correlazione fattiva intesa come spinta alla relazione e soprattutto al non-giudizio nei confronti del nostro prossimo, inteso in un senso politico.
In verità, se vogliamo vivere la politica dell’insieme come cura del suo ordine e della sua chiara evoluzione, io riesco a capire, nel mio operato, solo la relazione teorica che mi lega ai miei simili in quanto miei simili ma non riesco ad arrivare al non-giudizio, in quanto il giudizio per ma fa ancora parte della necessità di lotta. Ma correlazione e lotta sono antitetiche. E questo pone un dilemma che può essere facilmente superato dall’eremita ma che deve in qualche modo deve essere risolto dall’uomo che si relaziona socialmente e tende a modificare i paradigmi politici della sua società.
Io questa aporia non l’ho risolta anche se sento confusamente che nella sua soluzione ci starebbe anche l’armonia delle parti divergenti di me.
Ma questo è un altro problema

Viviana

A Viviana da Piero
Confucio e Lao Tzu
Uno serve per governare i popoli, il che implica ovviamente una ideologia, a sua volta preceduta da un giudizio ( o pregiudizio, come diceva Goethe).
L’altro serve per governare noi stessi, per cercare la strada che porta a noi stessi.
E’ il dubbio che ho sempre avuto leggendo i testi delle religioni/filosofie orientali.
Quasi tutti prevedono una non interferenza verso i compagni di viaggio su questa terra che non è mai accettabile fino in fondo.
O Meglio, può essere accettabile in un regime non democratico, in una teocrazia come era/è la Cina.
In un regime di questo tipo il giudizio è superfluo, perché la via del quotidiano è già assegnata, quindi segnata..
Sai, più ci penso e più mi convinco che il concetto di “occidente” si identifica con il concetto di democrazia. La forza della democrazia sta nella competizione (intesa in senso positivo, naturalmente, non di sopraffazione, come sempre più spesso ci tocca vedere ), quindi nell’interferenza reciproca. Quindi nel giudizio.
Non si scappa.
Diciamo allora che lottiamo per affermare il diritto di tutti a credere in una organizzazione diversa del pensiero e del mondo. Anche a sentirsi fuori dall’ordine del mondo.
In fondo si tratta di una forma di eremitaggio attivo, se mi si perdona l’ossimoro.
Quello che dici sulla fisica è esattamente quello che penso io.
Ciao.
Piero

Ciao Piero
Natale è passato, per fortuna, così è passato anche l’obbligo di passarlo nella gioia. Ho cercato di viverlo al meglio tenendomi occupata a preparare dei regaletti per Natale e portandoli a casa degli amici. Questo mi ha tenuto impegnata per tre giorni e ho anche rimediato dei baci da due bei ragazzi, il che non è male.
Da un po’ sono molto disappetente e non mi piace nulla di quello che mangio, per cui continuo a conservare la mia perdita di 8 chili come una benedizione. Anche il pranzo di Natale è stato buttato, non credo fosse così cattivo, comunque era poco. Ma imparerà a gustare di nuovo la vita.
Per il resto continuo ad avere impedimenti e ostacoli ma mi pare di reggere al meglio e sono contenta di questo, mi fa sentire bene.
C’è una frase che ho sentito in un bel film detta da un bambino debolino che non sa affatto giocare al calcio. Il suo preparatore vuole espellerlo, ma lui dice: “Non lo faccia! Posso solo migliorare!“. Bene, se io non sarò come voglio essere o la vita non sarà come io la vorrei, penserò che tutto può solo migliorare! Sarà il mio motto.
Stamattina ho sognato che dovevo tenere una conferenza, ma il pubblico era distratto e disturbava, c’erano molestatori esterni, un vento cattivissimo di tempesta scompigliava i miei fogli e io stessa ero in grande agitazione. Alla fine ho abbandonato il tavolo, mi sono avvicinata al mio pubblico, ho creato all’impronta un testo nuovo e, con una voce forte e precisa ho attratto l’attenzione di tutti, gridando frasi brevi e nette. Ho chiesto qual’è la cosa di cui nessuno può fare a meno, la prima in assoluto di cui abbiamo bisogno per vivere. Ed era l’IO.
E di che cosa l’IO ha bisogno sopra ogni cosa per resistere e sopravvivere: DELL’AMORE PER SE STESSO. Senza questo amore non si può fare niente. Se non si ama e non si stima se stessi non si potrà fare nulla nella vita.
Ma questo amore non deve essere eccessivo né scarso. Deve essere giusto e consapevole. Soprattutto non deve prendersi troppo sul serio per non trasformare questo IO in un EGO, di cui né noi né il mondo hanno bisogno. Per cui l’IO deve essere il mezzo e il modo per aiutare gli altri. E potrà farlo se è guidato da due doti e una è l’EQUILIBRIO.
Dicevo nel sogno: “Dobbiamo avere la LEGGEREZZA del funambolo che cammina sul filo e la GRAZIA della ballerina che danza”. Per cui impareremo a vivere sfuggendo gli eccessi come le pesantezze, senza incombere sugli altri e su noi stessi col troppo ma senza privarli col troppo poco. E soprattutto impareremo a vivere con UMORISMO. Questa è la seconda dote. L’umorismo è l’intelligenza che può permetterci di sorvolare la vita, che è poi l’unico modo saggio di viverla, superando i dettagli, sperando nel disegno di insieme, distaccandoci dagli eccessi come dalle mancanze, mantenendo fede nella speranza e creando il nuovo. L’umorismo è una ricchezza di per sé che può relativizzare il reale, rendendolo molto migliore, una qualità che può fare di noi i signori della vita, riportandoci al centro leggero del mondo, è una dote che non cancella i problemi ma ci dà la visione necessaria a resistervi senza esserne inghiottiti. E’, infine, gioia pura alla porta del cuore.
L’umorismo è la padronanza su quanto ci accade e anche la vittoria sulle nostre reazioni negative, è il non permettere a nulla di sopraffarci. C’è un film molto bello, “Fiori d’acciaio”, dove un gruppo di amiche riesce a far fronte insieme allo strazio della morte di una di loro con la tenerezza sorridente dell’amicizia. “Tra lacrime e risate, le sei amiche instaurano una formidabile unione femminile, come dei delicati fiori fatti d’acciaio che non si spezzano di fronte alle avversità più dure”. Ognuno di noi deve essere un fiore d’acciaio sopratutto nei riguardi di se stesso. DOBBIAMO ESSERE I MIGLIORI AMICI DI NOI STESSI! E non fare nulla che non vorremmo fare a un caro amico o che lui facesse per sé! Spero di diventare anch’io una “Steel magnolias” e prometto che farò quello che posso per essere forte e ridere delle mie debolezze e delle difficoltà che incontro sul cammino. Voglio andarmene da questa vita con un sorriso, perché vorrà dire che non mi avrà vinto niente e nessuno. Nessuno può vincere un uomo che sorride.
Ma soprattutto il nostro amore deve RIDERE DI NOI STESSI! Perché solo ridendo del nostro EGO sovrastimato o sottostimato avremo speranza di maturare e di crescere. Jung diceva che “si evolve anche nel coma” e dunque c’è speranza di migliorare un po’ per tutti, soprattutto per noi. Comunque vada “Si può solo migliorare!” Questa è l’unica crescita che possiamo augurarci per l’anno nuovo e per quelli che verranno finché ne verranno.
Ma soprattutto ogni giorno dobbiamo fare un piccolo passo avanti e lo faremo se ci ricorderemo che noi non siamo soli e che ogni occasione è buona per imparare.
A questo proposito ti riassumo la bella lettera che ho ricevuto oggi dalla mia consuocera scozzese, Catriona, che ha 72 anni come me ma che è un arcobaleno là dove io sono a stento un piccolo colore.
Catriona è una volontaria della Nuova Chiesa d’Inghilterra e ha passato la vita lavorando per gli altri, prima come ostetrica nella foresta dell’Amazzonia e in altri posti molto duri, poi in una missione protestante per 20 anni coi bambini poveri dell’India e ora raccoglie aiuti di ogni tipo per il terzo mondo.
Nella sua lettera agli amici Catriona racconta che ha perso tutta la memoria del suo pc che si è fuso e dunque anche tutte le sue foto tanto care e i suoi ricordi, i suoi indirizzi, i suoi documenti e li chiede agli amici sparsi in tutto il mondo. Dice che quest’anno, lei e John, hanno celebrato il ‘Ruby Wedding Anniversary’ i 40 anni di matrimonio, e sono venuti da loro amici e familiari che hanno percorso distanze considerevoli.
E che in maggio ha unito il suo compleanno con quello della sua nuora Nicoletta e con i due figli e le loro famiglie e ha passato una settimana in Italia. “Tenersi in contatto è molto importante per noi”.
Dice che continua a operare per la Chiesa dell’Università e le piace condividere il culto con nuovi studenti provenienti da tutto il mondo.
Malgrado la non giovanissima età, frequenta corsi sui gioielli in argento e vende la maggior parte di quello che fa per raccogliere fondi per un progetto di charity in India: “INDIA SHARE”, che, quando sarà completato, porterà alla costruzione di una scuola universitaria a Bangalore.
Racconta che i tagli del governo inglese hanno spazzato via delle classi di insegnamento, tra cui quello di arte, insegnata dal marito, ma non si sono persi d’animo e lo hanno continuato in una nuova sede sopra una Coop locale ed è stato bello riprogrammare tutto. Racconta che la loro vecchia casa lasciava passare il freddo, che a Manchester è molto duro, e hanno lavorato per coibentarla e a tal fine hanno aiutato anche altri a risolvere il problema dell’isolamento includendo per sé e per gli altri un corso di sei settimane per migliorare le loro case. Così anche il loro problema è diventato un modo per aiutare tutti.
Lei e John continuano a fare i volontari e vanno a incoraggiare i familiari che si occupano di un parente con demenza.
Hanno anche partecipato alla conferenza annuale organizzata dalla loro Chiesa sulla povertà, in cui sono state denunciate molte ingiustizie nel Regno Unito e in cui sono hanno parlato dei progetti di aiuto, tra cui le banche alimentari (aiuti in cibo ai più poveri, il cui intervento si è triplicato in Inghilterra a causa della crisi che ha colpito duramente tre milioni di persone).
Catriona è meravigliosa e la sua lettera non ha bisogno di commenti. Con tutta l’ammirazione per una persona tanto migliore di me, chiudo con le sue parole:
“Credo nella visione che un giorno il Leone si stabilirà con l’Agnello, e un piccolo fanciullo li condurrà”.
Qualunque sia la nostra lotta, il messaggio di Natale di nuova speranza è fondamentale per la nostra vita“.

Io parlo solo in teoria, Catriona pratica la vita e la pratica secondo la dote più importante di tutte quelle che ho citato e che è L’AMORE.

Auguri per il prossimo 2014
Viviana

.
http://masadaqweb.org

  • Unique Post
Next Topic:

Leave a Comment

Della stessa categoria

I migranti dal mare e gli anziani italiani emigrati in un documentario

Vedi il trailer: https://vimeo.com/140032609 Tra Performance art e cinema del reale, “(A)mare Conchiglie” è  [Read More]

Anziani, erranti, lucciole e migranti come conchiglie alla Biennale di Anzio e Nettuno: è la nuova performance di Kyrahm e Julius Kaiser

Il 13 giugno 2015, poco prima del tramonto (ore 18) sulla spiaggia di Forte Sangallo, per la Biennale di Anzio e [Read More]

M’è venuta a trovare Venezia

Si chiama Paolo, è un medico di un paesino, uno che cerca di fare ancora il mestiere del medico condotto non quello [Read More]

JACQUES PREVERT
JACQUES PREVERT

MASADA n° 1490 13/10/2013 JACQUES PREVERT [Read More]

Who's Online

  • 0 Members.
  • 17 Guests.

Adv

Newsletter

RSS Il Fatto Quotidiano