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Thursday August 17th 2017

L’ITALIA TI SPEZZA IL CUORE

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MASADA n° 1497 25/11/2013 L’ITALIA TI SPEZZA IL CUORE

Blog di Viviana Vivarelli

Per corruzione siamo pari alla Bosnia – Sartori, Scalfari e i ridicoli attacchi al M5S: differenza tra forma partito e Movimento: il vincolo di mandato- Lo schema economico europeo: vendere i popoli alle banche – Il debito pubblico spiegato da Franco Gesualdi- Dopo la sottrazione della pensione alle vedove, Renzi vuole un cimitero per i bambini non nati – La memoria assente del popolo italiano – Paolo Ferrero e il piano di Letta – I politici e l’arte della menzogna – Attac e la crisi infinita- La crisi delle manovre anti-crisi- Come vanno le cose veramente in Germania- Il Pd: decadenza di un partito e di un elettorato

avrai un’infinita capacità di obbedire
o un’infinita capacità di ribellarti

(PPP)
.
E se vale la pena rischiare, io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore
(Che Guevara)

Poi fammi scomparire tra gli anelli
di fumo della mente,
giù nelle brumose rovine del tempo,
lontano dalle foglie gelate…
Sì, danzare sotto il cielo diamante
con una mano che libera fluttua
profilata dal mare, accerchiata
dalla sabbia del circo…

(Bob Dylan)
.
Non è più l’umano che pensa il mondo. Oggi è l’inumano che ci pensa (…) per infiltrazione diretta di un pensiero virale, contaminatore e virtuale, non più umano.”
(Jean Baudrillard)

L’ITALIA TI SPEZZA IL CUORE
Italy Breaks Your Heart
Frank Bruni -The New York Times

Chiedete agli studenti italiani cosa li attende dopo la laurea e faranno spallucce. Chiedete ai loro genitori come e quando l’Italia arriverà a un punto di svolta e otterrete la stessa espressione disorientata. Senti meno fiducia nel domani.
Ho osservato il malcontento italiano attraverso un filtro di disincanto americano, interpretandolo come un monito. L’Italia è il risultato di ciò che succede quando un paese sa benissimo quali sono i suoi problemi, ma non riesce a trovare disciplina e volontà per risolverli. E’ ciò che accade quando disfunzioni politiche vanno per le lunghe e un buon governo diventa un miraggio, un mito, una barzelletta. L’Italia si appoggia sulle sue fortune fenomenali anziché costruire su di di esse, perdendo la presa su un’economia globale che ha concorrenti più agguerriti.
Suona familiare? C’è così tanta bellezza e potenziale qui, e così tanto spreco. L’Italia ti spezza il cuore. E non dipende tutto da Silvio B. La sua condanna per frode fiscale, insieme al divieto di detenere un ruolo pubblico per diversi anni, non hanno portato quel senso di sollievo e nuovo inizio che ci si potrebbe aspettare. Ha piuttosto costretto gli italiani a riconoscere che mentre lui sprecava tempo, peggiorando la situazione e restando una ridicola, caricaturale distrazione, i problemi alla base del paese (le regole eccessive ed una burocrazia rococò che soffoca le imprese, un sistema chiuso di favoritismi che isola le iniziative, la corruzione e il cinismo dilaganti) diventavano insormontabili.
Nel 2° quadrimestre del 2013, il debito pubblico italiano è cresciuto del 133% rispetto al prodotto interno lordo: il 2° più alto nella eurozona, seguito solo dalla Grecia. Il calo del PIL di circa l’8% dal picco pre-crisi è peggiore di quello di Spagna o Portogallo. Non c’è stato ancora un recupero significativo. Ma non c’è bisogno di citare i numeri per misurare la deriva italiana. Basta scendere dal treno ad alta velocità (spettacolare) o lasciare l’autostrada e viaggiare sulle strade secondarie, che cadono a pezzi.
Ernesto Galli della Loggia si rammaricava degli “anni e anni di paralisi” del paese, durante i quali una sorta di gerontocrazia ha impedito qualunque meritocrazia. È stato attento nel sottolineare che mentre l’Italia si “disfaceva lentamente, precipitava negli abissi”.
Per l’assenza di direzione dell’Italia, ho scoperto una metafora quasi troppo facile e calzante: la causa sono quei segnali stradali che non possono essere più decifrati, poiché la trascuratezza, l’erba incolta e i rami li hanno coperti. Sfrecciavo vicino meraviglie del passato e del suo splendore – e non avevo idea se stessi realmente andando da qualche parte.
..
PER CORRUZIONE SIAMO PARI ALLA BOSNIA
Zapata

In Italia, su 945 parlamentari, ci sono 131 indagati. Trasparency International, nella classifica della corruzione, pone l’Italia al 72° posto, a pari merito con la Bosnia.
Forse non è un caso che Enrico Berlinguer, già nel 1981, parlasse della questione morale. Cancellieri? L’ennesimo anello della catena del mal governo di questo Paese.
Devono andare tutti via! Affidiamo la nazione a gente seria e integerrima! Sarei pronto a votare subito per persone come Bruti Liberati, Boccassini, Ingroia, Rodotà… Ma questi signori fanno paura perché non sono ricattabili . E come disse Ferrara, più di 10 anni fa , un politico non ricattabile non è affidabile! Questa è la cultura politica italiana. (Delinquenti politici o politici delinquenti che si sostengono con reciproci ricatti. L’Italia è una nazione basata sul ricatto).


(Rossano de Cicco)

SARTORI, SCALFARI E I RIDICOLI ATTACCHI AL M5S
Differenza tra partito e Movimento
Il vincolo di mandato

Paolo Becchi

Scalfari ha aperto i giochi, seguito, dal politologo Sartori, il quale – dalle pagine del Corriere della Sera – sostiene che i deputati e senatori del M5S dovrebbero essere obbligati a sottoscrivere una dichiarazione con la quale essi ripudino formalmente il “vincolo di mandato imperativo”. In caso contrario, scrive Sartori, vi sarebbe una “macroscopica” violazione, da parte dei parlamentari 5 Stelle, dell’art. 67 Cost.
Repubblica e Corriere hanno iniziato la campagna mediatica contro il M5S, in vista delle prossime elezioni europee. Questo può essere l’unico significato di una polemica e di attacchi al limite del ridicolo. E’ fin troppo evidente, infatti, come l’art. 67, se stabilisce il principio del libero mandato, non dispone certamente il divieto, per un parlamentare democraticamente eletto, di sostenere – de iure condendo, ossia quale proposta politica – la necessità di introduzione del mandato imperativo.
C’è di più in questa polemica. C’è tutta la resistenza della “partitocrazia” contro le forze nuove della democrazia diretta, contro la necessità di superare quel cancro della Repubblica italiana che è stato costruito sul ruolo dei partiti e sul controllo, da parte loro, dell’Assemblea. Ed è proprio su questo terreno, sul senso del vincolo di mandato, che si gioca lo scontro tra la “forma partito” ed il “movimento”.
La forma partito implica un’organizzazione centralistica, verticistica, un’organizzazione per apparati. Il MoVimento, diversamente, si fonda su un meccanismo di deleghe: i parlamentari eletti nelle fila del M5S rispondono direttamente ai diversi meetup locali da cui provengono. Il potere non viene più rappresentato, ma, appunto, delegato. La logica della rappresentanza (Repräsentation) presuppone il rendere presente qualcosa che è assente, invisibile (il popolo, la nazione, etc.). La delega, invece, permette di ripensare il concetto di rappresentanza come Vertretung, in cui il rappresentato non si spoglia del suo potere, ma lo realizza servendosi di un altro. Oggi, abbiamo la possibilità di coordinare i meccanismi di delega con ciò che la Rete consente di fare, con la sua rapidità nella comunicazione e nelle procedure decisionali.
In un’intervista di qualche mese fa per il Corriere della Sera, Casaleggio ha, giustamente, parlato della necessità di introdurre il vincolo di mandato. Ci sono state diverse critiche a questo proposito, anche da parte di grandi nomi. Da ultimo, proprio Sartori, che aveva già accusato il M5S di pensare la rappresentanza in senso “medievale”. È una sciocchezza.
In realtà, il vincolo di mandato è parte della discussione moderna sul problema della rappresentanza, ed è centrale, ad es., nel dibattito interno alla Rivoluzione francese. Il popolo, in quanto sovrano, non può essere rappresentato. Diverso, però, è il problema dell’organizzazione del Governo attraverso un sistema di deleghe, un mandato, il quale non funziona come sostituzione di volontà, ma come esecuzione della volontà del rappresentato. Più che di ritorno ad una teoria medioevale, si tratta, in senso filosofico-politico, di recupero della tradizione rousseauiana e di come rispondere alla crisi della rappresentanza e dei partiti, che è, con buona pace di Hegel, la crisi della mediazione (Vermittlung) politica, del ruolo di soggetti, come i partiti, che hanno esercitato una funzione di intermediazione tra Stato e cittadini. In Italia si è parlato di «disintermediazione», e credo che sia la parola corretta per cercare di capire cosa stia accadendo.
È dunque proprio nell’esperienza-chiave della modernità – la Rivoluzione francese – che il mandato imperativo viene pensato, discusso, teorizzato come strumento essenziale per la partecipazione diretta dei cittadini alla politica. Il costituzionalismo giacobino è, in questo senso, attraversato dal problema di come assicurare un effettivo controllo, da parte dei cittadini, sul funzionamento dell’assemblea e sull’operato dei delegati. In maniera ancor più netta, il mandato imperativo è centrale nella breve storia della Comune di Parigi del 1871, di quella che Marx definiva come la prima apparizione di una forma politica nuova.
La rappresentanza politica che si esplica senza vincoli di mandato è stata un prodotto delle società liberali. La rappresentanza aveva un significato eminentemente pubblico in una società costituita fondamentalmente da privati: gli eletti creavano un corpo pubblico che rendeva visibile ciò che nella società dei privati rimaneva invisibile: il popolo ovvero la nazione. Per questa ragione i membri del Parlamento erano chiamati a far presente, a repraesentare il popolo. Essi pertanto dovevano esplicare le loro funzioni senza vincolo di mandato.
Per quanto possa sembrare paradossale sono stati proprio i partiti a snaturare questo ruolo. La delega ora assomiglia a una cambiale in bianco firmata a favore di questo o quel partito. Questo lo vediamo molto bene nel nostro Paese. Che senso ha parlare di vincolo di mandato quando i membri del Parlamento sono addirittura nominati dai partiti? Insomma, la natura rappresentativa del nostro sistema è già in crisi e con essa il vincolo di mandato.
Se le cose stanno in questi termini, allora perché non optare semplicemente per la democrazia diretta considerando ormai obsoleta quella rappresentativa? Il vincolo di mandato non è un ritorno ad una teoria politica «medievale», ma il portare alle sue estreme conseguenze la democrazia moderna. Lo aveva già intuito un grande giurista del secolo scorso come Hans Kelsen, quando notava:
La soluzione del problema se, de lege ferenda, il membro elettivo di un corpo legislativo debba essere giuridicamente vincolato ad eseguire la volontà dei suoi elettori e sia, pertanto, responsabile verso il corpo elettorale, dipende dall’opinione che si ha sulla misura in cui è desiderabile attuare l’idea di democrazia. Se è democratico che la legislazione sia esercitata dal popolo, e se, per ragioni tecniche, è impossibile stabilire una democrazia diretta ed è necessario affidare la funzione legislativa ad un Parlamento eletto dal popolo, è dunque democratico garantire quanto più sia possibile che l’attività di ogni membro del Parlamento rispecchi la volontà dei suoi elettori. Il cosiddetto mandato imperativo e la revoca dei funzionari elettivi sono istituzioni democratiche, purché il corpo elettorale sia organizzato democraticamente (H. Kelsen, Teoria generale del diritto e dello Stato, 1945).
Oggi non è forse neppure più vero che esistano ragioni tecniche che rendono impossibile la democrazia diretta. La rivoluzione provocata dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione non solo ha posto in crisi in modo irreversibile il paradigma della rappresentanza, ma ha anche reso possibile la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del Paese.
Non vi è dubbio che la Rete con la sua rapidità, con i suoi flussi d’informazione, con il suo carattere aperto, sia in grado di assicurare che le decisioni politiche si formino dal basso e orizzontalmente. In questo modo i cittadini possono partecipare direttamente alla vita politica del loro Paese e le decisioni possono essere prese dopo una discussione pubblica che attraverso la Rete li può, in linea di principio, coinvolgere tutti. E allora perché sarebbe ancora necessaria una forma di rappresentanza? Non si può forse risolvere tutto con l’istituto del referendum e con il voto elettronico?
Sia chiaro, lo strumento del referendum va incentivato e proprio nel senso auspicato dal M5S, ma da solo – per lo meno in questa fase di transizione – non basta. Il voto espresso nella cabina elettorale oppure da casa in modo elettronico privatizza la democrazia. Alla solitudine del cittadino attuale, chiamato solo a votare per questo o quel partito, non deve subentrare quella del cittadino virtuale.
Sarà sufficiente la comunità virtuale, o meglio le comunità virtuali, a soddisfare l’esigenza di comunità? Chi vivrà, vedrà. Intanto non sarebbe male pensare alle comunità reali e queste possono funzionare con delegati in carne ed ossa che per un periodo di tempo limitato si mettono al servizio della collettività. Essi non sono altro che i portavoce dei cittadini, il cui vincolo di mandato deriva dal fatto che, per la prima volta, sono proprio i cittadini a partecipare realmente e attivamente alla vita politica. Sono loro a restare i registi della democrazia e pertanto a decidere quando vogliono (e non soltanto con il voto elettorale) di cambiare gli attori.
Allora chiediamoci cosa significhi davvero tutto questo. La rivoluzione democratica del M5S non potrà che introdurre il vincolo di mandato. Non è infatti possibile superare la separazione tra governanti e governati senza dare ai cittadini la possibilità di revocare in ogni momento i loro delegati, i quali non sono più rappresentanti in senso stretto, ma semplici portavoce dei cittadini in Parlamento. Questa è la vera battaglia che, evidentemente, è già iniziata.

(Rossano de Cicco)

LO SCHEMA ECONOMICO EUROPEO
Dall’economista Giuseppe di Taranto

La Germania esporta troppo.
E’ arrivata ad essere il 2° Paese esportatore del mondo
Più la Germania esporta, meno gli altri Paesi europei esportano.
Potrebbero agire sulla moneta nazionale, abbassandone il valore e rendendo competitivi i prezzi delle merci. Ma non possono farlo per via della moneta unica.
Possono solo vendere i propri titoli alle banche.
Ma più titoli vendono, più tassi di interesse hanno da pagare.
Più aumentano gli interessi, più sale il debito.
Dunque i Paesi europei andranno sempre peggio.
E’ una spirale da cui non si esce, che favorisce sempre più la Germania e peggiora sempre più i Paesi deboli, come l’Italia.
O si riformano le regole europee, o falliremo tutti per favorire la crescita della Germania e gli arricchimenti delle banche. Ma la Bce è contraria a qualunque cambiamento.
E Draghi non ci pensa nemmeno a cambiare qualcosa. Gli basta che il processo di arricchimento del sistema bancario proceda mandando in fallimento gli Stati.
La Bce ha dragato dalle nostre tasche 16.000 miliardi di euro per darli alle banche e permettere loro di comprare titoli di stato, speculando sulla forte differenza di quanto le banche pagano alla Bce e quanto paghiamo noi di interesse. Questo fa levitare il debito.
Sarebbe semplice che la Bce prestasse direttamente agli Stati, abbattendo così gli interessi e tenendo sotto controllo il debito, ma in questo modo le banche ci perderebbero.
E così le banche e i magnati che stanno dietro mettono a capo dei governi persone come Monti o Letta col solo scopo di far continuare i guadagni delle banche succhiando progressivamente danaro dalla vita dei cittadini
E questi, manipolati e disinformati da media servili, li votano pure!

IL DEBITO PUBBLICO SPIEGATO DA FRANCO GESUALDI

La disinformazione è uno strumento del Potere.
Se i cittadini non sanno come stanno le cose, saranno passivi e sarà più facile dominarli.
Per questo il Potere usa ripetitori acritici (in pratica tutti i media italiani) che, in modo cortigiano, fanno da ripetitori alla propaganda di regime e diffondo balle che si radicano fortemente nell’immaginario, diventando luoghi comuni, i nuovi ‘idola’ baconiani.
Come ha insegnato Berlusconi, qualsiasi cosa può sembrare vera e inamovibile se viene ripetuta abbastanza volte.
Il debito è una di queste balle ripetute, “l’inganno del debito pubblico”,come lo chiama Gesualdi, saggista di Altraeconomia e autore di molti libri contro le multinazionali e a favore di un mondo più ecosostenibile ed equo.
“Ci hanno imposto una globalizzazione a uso e consumo delle multinazionali, hanno fatto un’Europa al servizio di Banche e speculazione, hanno scippato l’acqua e i beni comuni a vantaggio delle imprese private. E ogni volta ci hanno convinti che ciò era “per il nostro bene”.
Lo spauracchio del debito pubblico è stato un atto di terrorismo politico, buono a giustificare ogni tipo di demolizione dello stato sociale, della crescita e dei diritti dei cittadini (così il Pd e anche peggio Renzi).
“Agli inizi degli anni ’80 il debito pubblico italiano era di 114 miliardi di euro. Dopo una decina d’anni era salito a 1150 miliardi di euro. Questo è dovuto in parte anche agli sprechi, però le spese per investimenti e servizi sono state superiori alle entrate fiscali solo di 140 miliardi. Per cui il debito pubblico doveva al massimo raddoppiare. Invece si è moltiplicato per 10. Come mai? Per colpa degli interessi che in quegli anni sono saliti dal 12 al 20%. Però la spesa per servizi è rimasta sempre sotto le entrate permettendo un risparmio di 633 miliardi. Abbiamo fatto le formichine ma non è servito, e non servirà”.

Non è vero quindi che gli italiani sono spreconi, come dicono i tedeschi. Le Banche tedesche, tra l’altro, sono tra quei soggetti che detengono una buona quota di debito pubblico italiano, insieme alle Banche francesi. Ai banchieri va sempre bene che ci siano i debitori, altrimenti non farebbero affari. Per questo sono perennemente preoccupati, non tanto di avere indietro il capitale, quanto di continuare a lucrare interessi, attraverso i quali saccheggiano la ricchezza reale prodotta da un Paese. INSOMMA HANNO INTERESSE AD AUMENTARE IL NOSTRO DEBITO!! Ecco perché continuano a dire che noi siamo cicale vissute al di sopra delle nostre possibilità: per creare una sorta di vincolo morale e obbligarci a continuare a pagare interessi”.
“C’è un inganno di fondo per cui si continua a dire che noi siamo indebitati perché abbiamo speso più delle nostre possibilità. La ricostruzione storica dice invece che le cose non stanno assolutamente così. Noi siamo terribilmente indebitati perché abbiamo pagato dei tassi di interesse altissimi negli ultimi 30 anni. Basti pensare che la quantità totale di interessi pagati ammonta a 2.141 miliardi di euro, a fronte di un sorpasso di spese per servizi rispetto alle entrate nello stesso trentennio di soli 140 miliardi. Poi, in questi anni, si è registrato un risparmio totale di oltre 600 miliardi. Quindi, noi ci troviamo inguaiati a causa degli interessi. Ma questo nessuno lo dice.”

Gesualdi
“E’ ovvio che i costi inutili, specie della politica, vanno eliminati! Dobbiamo eliminare gli sprechi! (Ma questo si guardano bene dal farlo!). Ogni centesimo proveniente dai cittadini deve essere utilizzato correttamente per garantire servizi e investimenti. Non ne possiamo più di venire dissanguati per arricchire Banche, Fondi pensione e Assicurazioni.
Ma non possono venirci a raccontare che noi cittadini abbiamo un peccato originale da scontare. (Questa è una balla del Potere diffusa da media compiacenti, che ripetono questa mantra senza che nessuno lo metta in discussione. La politica ultraliberista di Monti prima e di Letta poi, e figuriamoci l’ultraliberismo di Renzi che vuole privatizzare tutto e togliere i diritti del lavoro! sta uccidendo lo stato sociale, colpendo sempre gli stessi, senza creare crescita).
In questo modo dalla crisi non se ne esce, tanto che gli stessi sostenitori dell’ultra-liberismo poi si lamentano (persino al FMI si sono accorti che alla fine se tutti i Paesi vano peggio, ci rimetteranno anche i ricchi!). In effetti, se togliamo sempre più soldi dalle tasche dei cittadini e costringiamo lo Stato a spendere meno in stato sociale (coi tagli assurdi dell’austerity), la domanda complessiva crolla e il sistema scivola verso la recessione”.

Già noi siamo in deflazione, ma, mentre in una normale deflazione la minor spesa in domanda dei beni fa scendere i prezzi, la politica scriteriata Monti/Letta ha aumentato le tasse al punto che siamo il Paese più tassato del mondo-e fa aumentare i prezzi! Questa gente è talmente nociva che distrugge i diritti e lo stato sociale e fa diminuire la domanda peggiorando la vita delle famiglie, penalizzando le imprese e aumentando il caro vita, senza ridurre il debito! Peggio di così non si può! In pratica lavorano per l’autodistruzione! Siamo al punto che ci ricattano con la minaccia di aumenti di tasse come l’IMU e con quella scusa ci aumentano tutte le tasse e ci tagliano i servizi! E Pdl e Pd fingono tra loro giochetti vergognosi per motivi elettorali.
Che l’austerity comandata dalla Bce e dal Fmi porti a distruzione l’Europa è talmente chiaro che il sentimento contro l’euro e la politica suicida della Bce si sta diffondendo in Europa, anche se non è abbastanza matura per portare a un successo europeo, visto che solo in Italia ha prodotto un movimento forte come il M5S.

Gesualdi: “Tutti ormai auspicano l’uscita da questa politica del rigore, per far aumentare il potere d’acquisto dei cittadini, ma anche per far aumentare il potere d’acquisto dello Stato e della collettività nel suo insieme, perché insieme sostengono la domanda. Nessuno ormai è contento di questo rigorismo all’infuori di coloro che hanno nelle mani i titoli del debito pubblico e addirittura pretendono di specularci sopra. Questo è l’altro aspetto di cui non si parla mai: noi siamo vittime di uno sciacallaggio, non siamo semplicemente il debitore che avendo fissato un tasso di interesse sa quanto deve pagare, ma siamo soggetti a rincari continui a causa della speculazione (usura). Ed è gravissimo che nessuno si attrezzi per sconfiggere questa speculazione come – volendo – si potrebbe. La collettività viene sacrificata sull’altare dell’interesse della finanza, dell’oligarchia finanziaria, una cosa gravissima e iniqua”.

Gesualdi: “Il nostro Centro per lo Sviluppo ha sempre fatto una scelta sociale molto precisa per la difesa dell’equità, dei diritti e dei beni comuni. Con una precisazione: chi afferma di fare una politica indipendente di fatto, spesso, inganna il prossimo, perché in un sistema di divisione come quello in cui viviamo, siamo inevitabilmente costretti a dover fare una scelta. Costoro hanno scelto di favorire gli interessi dei più ricchi. Noi diciamo che facciamo la scelta dei più deboli e degli ultimi e, per questa ragione, non possiamo accettare il sistema attuale”.

Ormai, nel mondo, si confrontano due visioni politico-economiche: quella neoliberista e quelle di tipo keynesiano. Ma in Occidente sta vincendo la prima.
“E’ un fatto conclamato, sono almeno 30 anni, da Reagan e la Thacher, che stiamo precipitando in un tipo di capitalismo selvaggio (turbocapitalismo) dove la parola d’ordine è consentire ai più ricchi di arricchire sempre di più e ai più poveri di essere sempre più poveri. Inguaiando per altro il sistema stesso . Non per nulla questa crisi ci porta a capire che il sistema finanziario mondiale si è impallato perché le banche di investimento americane hanno avuto la libertà di mettere sul mercato i titoli spazzatura. Se non si vien fuori dal dogma per cui il più forte, e non la maggioranza, può determinare la linea di condotta non c’è soluzione e tutto il sistema inevitabilmente andrà a fondo. Questo sembra l’abbiano capito molti stati dell’America Latina e i risultati si vedono. Mi chiedo invece per quanto tempo noi vorremo, e potremo, continuare lungo l’altra strada.
E’ la politica che dovrebbe fare la sua parte. Invece è assente. E, purtroppo, anche la sinistra dimostra un asservimento totale al dogma del libero mercato e dunque al più forte”.
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Togliete a un popolo gli strumenti di conoscenza dei processi economici che lo rendono schiavo, e avrete un popolo perfettamente asservito al dominio di pochi potenti che ne faranno strame per i loro cavalli.

DOPO LA SOTTRAZIONE DELLA PENSIONE ALLE VEDOVE, RENZI VUOLE UN CIMITERO PER I BAMBINI NON NATI

Prolifichiamo come conigli e poi ci scanniamo, in nome della ‘vita’!
Magari ricordiamoci qualche volta che in questo sciagurato Paese due ginecologi su 3 sono obiettori di coscienza, che si ammette l’obiezione di coscienza contro le donne che abortiscono non solo per gli infermieri ma anche per i portantini, che in 4 consultori su 5 non esiste la pillola del giorno dopo e che nel sud non esistono nemmeno i consultori. E che infine, la genia dei cosiddetti ‘difensori della vita’ è una setta di fanatici medievali che il Papa dovrebbe gratificare di una qualche scomunica.
Notizia shock: se nel Medioevo si metteva ebrei, eretici e streghe fuori dei cimiteri, Matteo Renzi ha deciso di ufficializzare una parte del cimitero per emarginarci i bambini non nati. Lidia Ravera ha protestato ed è stata sommersa dal furore dei cosiddetti “pro life”, tra le persone più abiette e fanatiche mai esistite su questa terra e ricordiamoci che i loro rappresentanti militano ancora nel csx.
Dice la Zanardo: “Ora, quella decisione di Matteo Renzi si adombra immediatamente di veleni politici, e questo dimostra quanto sia divenuta tossica la discussione sui partiti e soprattutto sul Pd. Ma io sono un cane sciolto, una che dopo la vicenda Rodotà e quella del DL sul femminicidio non voterà Pd neanche se si candidasse a guidarlo Stephen King”.
(Io: e figuriamoci dopo che Renzi ha chiesto di togliere le pensioni alle vedove, i diritti ai lavoratori, i beni collettivi al Paese e lo stato sociale a tutti!)
Ma che altro aspettiamo a capire che il Pd non è più un partito, ma una coalizione di distruttori?
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Da VITA DA STREGHE ricevo
ANATEMA LAICO

“C’è un racconto di Ray Bradbury,The Scythe =la falce, dove un uomo riceve una terribile eredità che non comprende: una falce e un appezzamento dove il grano cresce in modo discontinuo e marcisce appena viene tagliato. In cambio, avrà casa, animali, cibo per la propria famiglia. L’uomo, dunque, falcia, e il grano ricresce, velocissimo, e marcisce, e ricresce. Ogni giorno. Alla fine l’uomo capisce che ogni spiga tagliata è una vita, e che è lui a dovervi porre fine. E quando si troverà costretto a tagliare quelle di sua moglie e dei suoi figli, impazzisce e distrugge più spighe che può, verdi o mature non ha importanza. Allora, le bombe piovono su Londra e si accendono i forni di Belsen, e il grano cade in una pioggia di lacrime. Ma lui non si ferma.

The Scythe mi fa pensare all’odio e a quanto sia divenuto la nostra condizione esistenziale e la nostra condanna. Giù la falce, colpisci e attacca, tutto e tutti, fingendo di riderne o provando a balbettare una motivazione. Questo mi torna in mente, quella pioggia di spighe e sangue. E questo sarà un post che parlerà di sangue, e anche di lacrime, e di chi usa sangue e lacrime per i propri fini.
L’ultima in ordine di tempo a essere colpita dalla valanga di odio è Lidia Ravera, di cui chiedono le dimissioni No Choice e laici di ogni sorta, furbetti e furbette, politici e tricoteuse della rete, tutti coloro che hanno conti in sospeso con lei, o con i femminismi, o con la propria stessa vita…Partiamo dalla decisione di Matteo Renzi di dedicare un’area del cimitero ai bambini non nati, o meglio di sistematizzare e ufficializzare e aggiornare, magari proprio adesso, il regolamento che la prevede, perché la possibilità di seppellire i bambini morti in utero o venuti al mondo già morti esiste già, e io lo so, e fra un po’ vi spiego anche perché.
Quello che Ravera ha scritto è stato distorto fino a farla sembrare una sprezzatrice dell’altrui dolore, una che vuole seminare le vie delle città di neonati insepolti. Nel cinema si chiama ‘splatter’, quel sottogenere horror basato su scene con schizzi di sangue, (to splat) e lacerazione di corpi, con conseguente fuoriuscita di interiora. Guardate cosa postano i seguaci di Luca Volontè, di Olimpia Tarzia, i Movimenti che si autodefiniscono per la vita, i singoli fanatici. Un tempo usavano i manifesti e i volantini, e bambolotti coperti di vernice rossa da tirare addosso alle donne che vanno nei consultori, o da mostrare a chi ha abortito, e ora usano la rete, dove postano fotografie di feti fatti a pezzi, un piedino di qua, la testa staccata dal corpo di là. Usano come avatar il profilo di un bambino morto. Ti sbattono in faccia sangue e orrore, e urlano e sembrano parlarti appunto di vita, e invece grondano violenza da ogni sillaba. Trasformano in spettacolo sanguinoso ciò che è scelta privata, dolore privato. Calano la falce, e la fanno sanguinare. Non serve segnalarli. I social rimuovono le tette e non un feto in pezzi. Dunque continuano, in nome di Dio. Un Dio che immagino sgomento, se esiste. Non credo che nessuna religione al mondo possa giustificare tutto questo. Nessuna, a meno che ci sia non la fede dietro, ma un oscuro desiderio di annientamento altrui, la voglia pruriginosa di sentirsi, attraverso l’orrore, i giusti che purificano il mondo nelle fiamme. Contro la Ravera è partita questa corsa del branco affamato. Le donne che hanno perso un figlio sono offese e ferite. Certi ne approfittano per dire: eh eh, io sto con Renzi, dimissioni! Sono le mezze tacche che stanno saltando di gran carriera sul carro del presunto vincitore, ci scappasse uno strapuntino. E ancora, giù sul pedale della ferocia straziata. Croci con l’orsacchiotto. Giocattoli su piccole tombe. I nomi dei bambini morti. Ho provato una rabbia inestinguibile, signori che vi dite Pro Life (che raccogliete firme e organizzate concorsi nelle scuole, nel frattempo, ebbri di odio).
Perché io sono una di quei genitori che ha perso non uno, ma due bambini. 1985, il primo. Si chiamava Gabriele. Un’emorragia ha devastato il mio ventre al settimo mese di gravidanza. Stavamo morendo entrambi. Lui è vissuto sette giorni. Non ho mai visto il suo volto, non ho voluto. So che aveva i capelli rossi. 1986, il secondo. Si chiamava Andrea. Gravidanza monitoratissima, ma un nuovo distacco di placenta all’ottavo mese lo uccide, si perde il battito, secondo cesareo d’urgenza. So che aveva i capelli neri.
Gabriele riposa insieme a mia nonna, in un loculo di Prima Porta. Andrea, in una parte dello stesso cimitero dove sono i bambini morti alla nascita o poco prima. Questo, ripeto, nel 1986. Non ho dovuto né pregare né supplicare: la sepoltura, già allora, era un atto dovuto. Non c’è alcun bisogno di alzare la bandiera del diritto. Quel diritto c’è. Seppellite i vostri piccoli senza fare di chi avete amato un vessillo. E’ vostro, lo avete amato, lo avete aspettato e non c’è più, o non c’è mai stato. Ma questo non deve essere l’arma contro gli altri. Il dolore non è un’arma. Non deve esserlo.
Invece, nell’orrore in cui ci stiamo trasformando, sembra che sia necessario, per essere autorizzati a parlare, esibire il proprio dolore. Mostrare le mani macchiate di sangue, strapparsi i visceri e arrotolarli attorno ai polsi come braccialetti votivi. Guardatemi, mondo, leggetemi. Sono una madre orbata. Sono una madre che soffre. Quindi, ho diritto di parola. Questo mi sento costretta a fare, e allora lo faccio: a esibire il mio antico dolore come un ornamento, a salire su quel disgustoso altare che volete costruire intorno al lutto, soprattutto a quello delle donne. Guardatemi, lo sto facendo.
Vergognatevi. Voi. Luca Volonté, Olimpia Tarzia, Pro Life o No Choice, voi associazioni laiche che chiedete il 5 per mille, ginecologi, psicologi, aspiranti scrittori o scrittori da 4 soldi, furbette e furbetti. Vergognatevi. Non vi permettete di parlare in mio nome e di dire che Lidia Ravera ha offeso tutte le donne che hanno perso un figlio. Il mio lutto è mio. Non vi appartiene e non permetterò a nessun avvoltoio di trarne profitto per le proprie crociate. Del resto, è scritto anche nella vostra religione: “Se qualcuno afferma che l’empio è giustificato dalla propria fede, sia anatema!”.
Vergognatevi, e curate il vostro cuore prima che marcisca, come le spighe di Bradbury.”

Loredana Lipperini, Lorella Zanardo, Marina Terragni

(Rossano de Cicco)

LA MEMORIA ASSENTE DEL POPOLO ITALIANO
BEPPE GRILLO

Il neurologo Oliver Sacks, in “il marinaio perduto”, racconta di un paziente che riavvolge continuamente la sua memoria, dopo pochi minuti si dimentica tutto e ritorna a un momento del suo passato in cui si è interrotta per sempre la capacità di memorizzare nuovi ricordi. Il marinaio è come il nastro di un vecchio registratore che ritorna sempre al punto di partenza. La memoria degli italiani è come quella del marinaio perduto. Si riavvolge dopo ogni fatto che sconvolgerebbe altre democrazie. Una situazione patologica di rimozione che non ha spiegazioni razionali. Si dibatte in questi giorni di Berlusconi, della sua decadenza da senatore, della sua incandidabilità, come se fosse in corso un normale confronto politico. Nessuno si ricorda che Berlusconi è un condannato in via definitiva per truffa fiscale, in sostanza un delinquente acclarato che non può in alcun modo sedere in Parlamento. L’italiano è indotto a pensare che sia in corso una battaglia di libertà quando invece, più volgarmente, si tratta di evitare la galera a qualcuno. Si è persa la memoria del reato e Berlusconi è diventato il Grande Perseguitato. L’Italia è allo sfascio economico, questo nessuno lo può negare. E invece succede tutte le sere che dei telegiornali vigliacchi di regime descrivano futuri luminosi fuori dal tunnel. L’Italiano riavvolge il nastro della sua miserabile realtà quotidiana e spinto dalla speranza crede a questi mentitori di professione. La crisi è iniziata da un ventennio, la caduta verticale della nostra produzione da almeno dodici anni, i partiti, le facce, di chi ha governato il Paese e lo hanno rintontito di bugie sono gli stessi che oggi ci propongono cure miracolose e elisir economici portentosi. Sono gli stessi che ci hanno rovinato, ma noi dimentichiamo, ci affidiamo a questi emeriti cialtroni con la naturalezza dell’incoscienza. Il nostro presidente della Repubblica? Affermò che non si sarebbe mai ricandidato. Infatti si è subito ricandidato e nessuno lo ha preso a lazzi e sberleffi. Il pdmenoelle che propose Prodi con un’ovazione all’hotel Capranica di Roma? Lo tradì il giorno seguente con 101 voti dei seguaci di D’Alema e di Renzi, qualcuno lo ricorda? E le balle quotidiane di Capitan Findus Letta, uno specialista del genere, dall’eliminazione del finanziamento ai partiti alla fanfara della nuova legge elettorale (proprio lui che ha votato contro la decadenza del Porcellum). E la trattativa mafia-Stato e i suoi responsabili diretti e indiretti che probabilmente siedono ancora nelle istituzioni? Persa nel vento insieme alle vite di Falcone e Borsellino e delle loro scorte. Balle su balle, tradimenti su tradimenti. Un popolo che non ha memoria del passato è destinato a ripeterlo e purtroppo gli italiani non hanno neppure la memoria di ieri sera.

(Rossano de Cicco)

I SOLDI CHE NON CI SONO PER GLI OSPEDALI PERO’ CI SONO PER GUERRE E CLINICHE PRIVATE
Viviana Vivarelli

L’irricevibile Letta ci viene a dire che non sa come trovare i soldi per i cassintegrati, i disoccupati, i giovani, i malati, gli esodati, l’Imu, l’ Iva…però oggi rinnova i fondi per le missioni militari all’estero, dopo che a gennaio furono stanziati per i primi 9 mesi dell’anno 935 milioni di euro, quasi un miliardo. Letta ci viene a dire che abbiamo ritirato le truppe dall’Irak tanto ormai l’Irak si amministra da solo. Ma lascerà 800 soldati. A fare che? Ma a difendere le truppe italiane in Irak, naturalmente!
Nello stesso tempo si mettono in Finanziaria altri regali alle cliniche private.
In queste ore il M5S in Parlamento sta facendo ostruzionismo, rallentando le votazioni, ma i partiti dei sollazzatori non se ne curano molto, Pd e Pdl di voti per le cose assurde tra di loro ne hanno fin troppi!
Qualche buontempone ha proposto la chiusura di qualche ospedale.
Quelli del Pdl hanno proposto un condono fiscale per chi paga l’80% di chi denuncia (ovviamente non i lavoratori dipendenti) a proprio arbitrio, condonando il resto.
Ma davvero è questa l’Italia che vogliamo?
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ENRICO LETTA, IL CONIGLIO MANNARO
Paolo Ferrero

Dopo la luce in fondo al tunnel che Monti ci aveva segnalato senza ottenere molto ascolto, Enrico Letta continua giornalmente a spargere segnali di rassicurazione riguardo al futuro del Paese: “la ripresa è a portata di mano anche se i segnali ancora non si vedono”.
Il punto è che la ripresa non c’è e sono proprio le politiche fatte sotto dettatura della Merkel da Tremonti, Monti e Letta a impedirla. La compressione della domanda interna prodotta attraverso i tagli della spesa pubblica e l’aumento della disoccupazione e della precarietà, ha prodotto in Italia una vera e propria deflazione.
Non a caso i consumi continuano a calare e l’inflazione non è mai stata così bassa. La stessa riduzione dei tassi d’interesse da parte della Bce non produrrà effetti in Italia per due ragioni: i tassi di interesse che applicano le banche sono altissimi e non hanno più alcun rapporto con il tasso di interesse ufficiale deciso dalla Bce. I tassi di interesse reale quindi non scenderanno (anche se Draghi li riduce a livello europeo). In 2° luogo l’origine di fondo della crisi italiana è provocata proprio dalla caduta dei consumi interni e quindi o si risollevano quelli – con una forte redistribuzione del reddito dall’alto in basso e per questo proponiamo la patrimoniale sulle grandi ricchezze – oppure l’economia non riparte.
La seconda considerazione è che se anche nel prossimo anno il Pil dovesse crescere di qualche decimale di punto, questo con interromperebbe per nulla la crescita della disoccupazione, per il semplice motivo che gli aumenti di produttività delle imprese che dentro la crisi si sono ristrutturate, sono maggiori della possibile lieve crescita. In questo contesto parlare di uscita dalla crisi è quindi una evidente menzogna, una bugia di cui Letta è certamente consapevole.
La questione riguarda allora il perché Letta sparga questi messaggi mielosi e rassicuranti? Salta agli occhi la differenza con il governo Monti che invece seminava a piene mani il terrore.
Credo che questa differenza sia solo perché Letta sta gestendo il 2° tempo della partita cominciata da Monti. Monti ha volutamente spaventato il popolo italiano e ha utilizzato il terrore seminato nelle “fila avversarie” al fine di giustificare tagli draconiani al welfare e porcherie enormi come la manomissione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e l’allungamento infinito dell’età per andare in pensione; ha fatto una applicazione da manuale di quella che Naomi Klein chiama “Shock economy”. Il 1° a farlo è stato il golpista Augusto Pinochet, il dittatore cileno.
Attraverso il terrore e la benedizione dell’Ue, Monti ha fatto passare provvedimenti che altrimenti non sarebbero mai potuti passare. Oggi Letta ha un altro compito. Non più tagliare brutalmente – il grosso dei tagli è stato fatto da Monti – ma deve convincere gli italiani che i tagli sono serviti: abbiamo fatto i sacrifici, ma adesso ci sarà la ripresa. Il 1° obiettivo è quindi consolatorio e risarcitorio, fatto con la consueta maestria democristiana. Il 2° obiettivo è che Letta ha due grandi opere da realizzare per terminare l’azione devastatrice di Monti: privatizzare tutto quanto è rimasto di pubblico in Italia e scardinare la Costituzione italiana, trasformando la repubblica italiana da parlamentare a presidenziale (si comincia a trasformare la Costituzione da rigida a flessibile cambiando l’art 139). La rassicurazione di Letta è quindi finalizzata a distogliere il paese dalla gravità degli attacchi che il suo governo sta portando alla democrazia costituzionale ed economica.
Monti ha seminato il terrore per scardinare le conquiste sociali e Letta rassicura per far tirare un sospiro di sollievo al Paese e distruggere con calma la Costituzione nata dalla resistenza, svendendo i gioielli di famiglia tra cui la parte rimante di apparato industriale pubblico (vd vendita delle azioni di Eni ecc.). Monti e Letta, il terrore e la rassicurazione, sono le due facce della stessa medaglia: la distruzione di quanto di buono era stato fatto in Italia dopo la 2a guerra mondiale in termini di democrazia, diritti sociali e del lavoro, presenza pubblica nell’economia. Letta non meno di Monti – così come i partiti che li appoggiano – sono i protagonisti di una restaurazione neoliberista, di un peggioramento strutturale delle condizioni di vita del popolo e della svendita dell’Italia ai poteri forti – economici e finanziari – europei e mondiali. Contro questa vera e propria guerra scatenata contro il popolo italiano occorre ribellarsi.

(Maurizio Limongelli)

I POLITICI E L’ARTE DELLA MENZOGNA
BEPPE GRILLO

Se per i politici mentire agli elettori è normale come respirare, per i piddini è qualcosa di più. E’ un’arte. L’arte di prendere per i fondelli. Il politico piddino è strutturalmente bugiardo, per lui raccontare fandonie è politica pura. Può dire tutto e il contrario di tutto senza provare un minimo sentimento di vergogna. Per quanto tempo ancora dovremo sopportare questi ominicchi che non hanno neppure la dignità di mantenere la parola data? Il governo delle larghe intese era già stato deciso PRIMA delle elezioni con la benedizione del piddino ad honorem Giorgio Napolitano. Nessuno ha mai chiesto al M5S di partecipare al governo, come ha ammesso pubblicamente Bersani. Ci hanno preso per il culo. Hanno solo sostituito Monti con Letta per proseguire la politica di asservimento alla BCE e ai poteri finanziari. Non potevano dirlo in campagna elettorale e neppure subito dopo. Per questo hanno messo in atto la messinscena della richiesta di appoggio al pdmenoelle da parte del M5S con l’aiuto dei paraculi dei giornalai di regime. Per non essere lapidati, ma hanno solo guadagnato tempo.
«Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile» (Enrico Letta, 8-4-2013)
«Non sono praticabili né credibili in nessuna forma accordi di governo fra noi e la destra berlusconiana» (Bersani, 6-3-2013)
«Il governissimo non è la risposta ai problemi» (Bersani, 13-4-2013)
«Il governissimo predisporrebbe il calendario di giorni peggiori» (Bersani, 8-4-2013)
«Se si pensa di ovviare con maggioranze dove io dovrei stare con Berlusconi, si sbagliano. Nel caso io, e penso anche il Pd, ci riposiamo» (Bersani, 2-9-2012)
«In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d’emergenza, le maggiori forze politiche del csx e del cdx formino un governo insieme» (D’Alema, 8-3-2013)
«Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la dx» (Anna Finocchiaro, 5-3-2013)
«Fare cose non comprensibili dagli elettori non sono utili né per l’Italia né per gli italiani. Non mi pare questa la strada». (Fioroni, 25-3-2013)
«Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano» (Franceschini, 23-4-2013)
«Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo» (Rosy Bindi, 21-4- 2013)
«Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl» (Speranza, 84-2013)
«Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno» (Speranza, 7-4-2013)
«I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Scalfarotto, 28-2-2013)
«Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il Pd» (Damiano, 18-4-2013)
«I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali» (Enrico Letta, 29-3-2013)

(Maurizio Limongelli)

LA CRISI INFINITA
Attac Italia- Vittorio Lovera

La Crisi pare non avere padri, ma senza dubbio miete vittime.
La ricerca di un Futuro almeno dignitoso, si trasla ripetutamente in epocale tragedia.
Dal 1988 al 2012 sono almeno 20.000 le persone morte cercando di raggiungere luoghi in grado di garantire almeno il sogno di un Futuro migliore per loro e per le loro famiglie.
Listiamo a lutto le nostre insegne, le nostre bandiere e assieme serbiamo ricordo di altri Fratelli caduti: solo in Ottobre, in due naufragi al largo di Lampedusa, oltre 400 esseri umani – donne, bambini e tanti giovani uomini, hanno perso qualunque sogno, hanno smarrito il Futuro, per sempre. La crisi è globale ed è infinita. Da quando è iniziata, sentiamo ogni anno ripetere come, a partire dall’anno successivo, si potrà intravedere una ripresa e l’uscita dal tunnel. Naturalmente, a patto che seguiamo, come soldatini
obbedienti e rassegnati, le ricette monetarie e le politiche di austerità, che, dalla Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) fino ai governi nazionali, continuano ad essere applicate, senza soluzione di continuità e a
dispetto di ogni evidenza sui fallimentari risultati. La grande crisi è frutto di più squilibri, che ne determinano la natura sistemica e tutt’altro che passeggera: la crisi è infatti finanziaria, economica, sociale, ambientale e democratica, ed è ormai prossima al punto di non ritorno. Se nell’ultimo periodo il focus di tale “rischiosità” era orientato all’Europa e in particolare a quella del Sud, con estensione a tutto il bacino del Mediterraneo, sono stati gli Stati Uniti, padri del doping monetarista del “quantitative easing” a rischiare un reale e clamoroso default, per ora posticipato attraverso accordi bipartisan e nuovi trucchi da finanza creativa.
A oltre 7 anni dallo scoppio della bolla dei sub-prime negli USA, la crisi bancaria, sintomo della finanziarizzazione strutturale dell’economia e della società attuata negli ultimi decenni, è stata trasferita agli Stati e trasformata in crisi del debito pubblico, con
l’obiettivo di scaricarne i costi sui cittadini, attraverso le politiche di austerità, la deregolamentazione dei diritti del lavoro, la svendita del patrimonio pubblico
e una nuova ondata di privatizzazioni. Il tutto accompagnato da un’accelerazione della
crisi democratica nell’intera Unione Europea, ma con risvolti ben evidenti soprattutto in Italia, dove l’imposizione di un governo di “larghe intese” (comminato ai cittadini, malgrado le indicazioni di voto espresse nel corso delle elezioni del febbraio 2013), dopo quello tecnocratico di Monti , è stato più che apprezzato dai nuovi sovrani del nostro tempi, i
mercati finanziari. Ed è proprio a questo livello che si gioca la partita più drammatica.
In Europa la perdita di sovranità degli stati nazionali, rispetto a istituzioni a-democratiche continentali, è sotto gli occhi di tutti: è la Commissione Europea a decidere se le leggi finanziarie dei singoli Stati siano in linea con gli indirizzi da loro unilateralmente imposti;
così come l’avvenuto inserimento del pareggio di bilancio nella nostra Costituzione significa aver di fatto costituzionalizzato le ricette neo liberiste.
Un capitalismo in evidente difficoltà sta costruendo la sua ultima trincea: quella della limitazione massima dei diritti e degli spazi di democrazia diretta fino alla ricerca della propria legittimazione, non più nel consenso popolare, per quanto formale, bensì attraverso riforme istituzionali ispirate ad una svolta autoritaria.
Ma proprio quando i poteri forti si esprimono con la maggior ferocia, trincerandosi in una fortezza, evidenziano la loro intrinseca debolezza. Lo scenario di riferimento ingenera desolazione, impotenza e depressione ma alcuni segnali lasciano intuire che molti non intendono subire inerme questo continuo imbarbarimento e si stanno attivando direttamente, senza più conferire deleghe a nessuno, per invertire la rotta.
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16.000 miliardi di euro rubati dalle nostre tasche per arricchirei responsabili della crisi.
16.000 miliardi di euro prestati alle banche al tasso dell’1,1% per permettere loro di speculare sul debito con una Unione europea che dà la colpa a noi del debito amplificato, mentre chi ci incolpa ha agito solo per arricchire le amate banche.
Un’Unione europea creata apposta per produrre la crisi e ammazzarci tutti.
E un Presidente della Repubblica che dopo averci scippato le elezioni, svende il nostro Paese prima a Monti e poi a Letta, non diverso da Monti, per fare interessi che con l’Italia non hanno niente a che fare.
Basterebbe questo per gettare nel cesso il Pd, il Pdl, la Lega e qualunque partito finga di avere una qualunque ideologia di base.

(Silvia Pozzati)

LA CRISI DELLE POLITICHE ANTI CRISI
Andrea Fumagalli

Dopo le elezioni tedesche e la vittoria della Merkel si aprono possibili cambiamenti per la politica economica europea. Anche se la governance politica in Europa rimarrà uguale. Lo dice il candidato a Commissario Europeo, Martin Schultz (in sostituzione di Barroso) che critica le nefaste conseguenze delle politiche d’austerità degli ultimi anni. Dopo 6 anni di crisi accresciuta dall’austerity occorre voltare pagina. Infatti, le politiche di austerità hanno raggiunto in buona parte i loro scopi e se continuassero danneggerebbero chi le ha volute. Da un anno, infatti, anche le economie europee più forti, Germania, Olanda, Francia… hanno registrato preoccupanti segnali di indebolimento. Nel 2° trimestre 2013 il Pil, rispetto allo stesso trimestre 2012, si riduce dell’1,1% nell’Eurozona e dello 0,7% nella Ue. A livello nazionale, su base annua, la Germania vede un incremento solo dello 0,5%, la Francia dello 0,3% e l’Olanda un calo dell’1,8%, di poco meglio dell’Italia (-2%). Questa è stagnazione, non ripresa. E’ calato lo spread nei paesi più a rischio, come l’Italia. E in borsa i prezzi delle azioni oscillano molto più dei dividendi futuri. Il regime di accumulazione trainato dal mercato finanziario è entrato in crisi, sotto i colpi dei danni che esso stesso provocava. Ma nessun movimento politico ha finora osato anche solo accennare a una sua messa in discussione. E, sebbene la sua inefficienza sia ormai conclamata, il mercato finanziario e i suoi apologeti stanno opponendo una efficace resistenza politica.
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Una cosa dovrebbe essere ben chiara: quando i giornali scrivono che Letta è stato ben accolto dai mercati internazionali o che Monti a suo tempo godeva di simile plauso, c’è una ragione che spiega tale consenso: quelli che sono chiamati ‘mercati finanziari’ sono in realtà quella ventina di banche che hanno rastrellato 16.000 miliardi dai popoli europei per favorire i propri arricchimenti e le proprie folli speculazioni finanziarie.
E ogni plauso che Monti ieri o il suo succedaneo Letta oggi riscuotono non è altro che il ringraziamento che quelli che hanno prodotto la crisi dei subprime o del debito fanno di prassi a chi ha eseguito i loro programmi di razzia del denaro e dei diritti dei cittadini europei.
Le cose in Germania non vanno splendidamente come ci raccontano. Gli stipendi sono fermi da 10 anni, lo Stato non ha investito in infrastrutture per 20 anni, ha tagliato il costo del lavoro per poter esportare, sono aumentati i lavori sottopagati. E non è vero nemmeno che i Tedeschi siano grandi lavoratori, visto che la produttività tedesca pro capite è la più bassa dell’OCSE. Oltre a questo, le banche sono al limite del fallimento o stracariche di titoli tossici pronti ad esplodere.
Nel 2002, quando entrammo nell’euro, e gli Stati come l’Italia furono defraudati della sovranità, la Germania andava malissimo. Il suo debito era altissimo. L’euro le ha giovato e ha rovesciato la sua situazione. La Germania dal 2002 comincia a finanziarsi a spese degli altri Stati a tassi più bassi e piano piano ci ha mandato in rovina.
Il Paese più virtuoso sul fronte del debito nell’eurozona? É l’Italia, molto migliore della Germania. Non è uno scherzo, ma il frutto di un serissimo studio della fondazione tedesca Stiftung Marktwirtschaft (“Economia di mercato”), presieduta dall’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, in Germania, ed esperto di evoluzione demografica. Due giorni fa il professore, elogiando l’Italia, ha accusato il governo tedesco di seguire un percorso di indebitamente insostenibile a colpi di «regali» nel campo dello Stato sociale.
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L’antiberlusconismo ha permesso alla sx di occultare la propria adesione supina al capitale dietro l’opposizione alla contraddizione falsamente identificata nella figura di un’unica persona, secondo il tragicomico transito dal socialismo in un solo paese alla contraddizione in un solo uomo. Così facendo, la sx si è potuta volgarmente riciclare, aderendo al monoteismo del mercato e dirottando su un’unica persona la contraddizione contro cui combattere.” (Stampalibera.it))

Scandalosa telefonata di Vendola che ride sui morti dell’Ilva

http://www.youtube.com/watch?v=dK2nyTPx-N0

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IL PD: DECADENZA DI UN PARTITO E DI UN ELETTORATO
Viviana Vivarelli

Ormai il Pd non fa che smentirsi. Non passa giorno che non riveli da solo le proprie bugie.
Alla presentazione di un libro, Bersani e Letta hanno avuto la faccia di dire ridacchiando: “Mica glielo potevamo dire subito agli elettori che ci volevamo mettere con Berlusconi! Bisognava far finta di stare con Grillo e dire che era Grillo che non ci voleva per fargli mandare giù il rospo delle larghe alleanze!”
E’ sopra queste mezze tacche di bugiardi che si regge il Governo. Ed è su questi fondamenti che è fatta la politica italiana! Figuriamoci l’economia!
Il 27 si vota in Senato per la decadenza di B e vedremo se il Pd è solo distintivo e chiacchiere. Per ora, sulla Cancellieri, si è smentito alla grande e anche quelli come Rezi, Cuperlo e Civati che avevano avuto parole dure sulla connivenza della Cancelliera con la famiglia delinquenziale dei Ligresti, hanno finito per votarle la fiducia, ubbidendo agli ordini di scuderia. Un clamoroso voltafaccia che non giovato certo alla loro credibilità.
Scanzi scriveva: “Enrico Berlinguer era una bella persona, con degli ideali e capace di dare una appartenenza. Non è così Renzi. E’ come passare dal barolo di annata alla gazzosa. E’ un paninaro cresciuto. Parla, parla e non dice niente! E’ bravissimo nella comunicazione ma non dice niente.”
Ma Letta cosa dice? A quale anima della sx si rivolge il vicepresidente della Aspen e membro del Bilderberg? Dove sta più la sx con questa cessione plateale del Paese alla grande finanza? Il Pd dove finito? Cosa è diventato?
Il voto a B il 27 sarà l’ennesima cartina di tornasole. Ma per quanto tempo i suoi cloni lo perdoneranno fingendo di non vedere e di non capire?
Io capisco anche gli elettori, ma fino a un certo punto. Si può aver votato in passato il Pd o l’Ulivo, ricchi di una memoria storica, ma quello che abbiamo oggi di fronte non è più né un partito di sx né un Ulivo, è una appendice del capitalismo mondiale, fatto suo servo per particolari interessi di parte che cozzano con gli interessi, i valori e i diritti del popolo italiano.
Io ho rispetto per chi non considera un partito come una casa fissa a cui si appartiene dalla nascita alla morte ma conserva la dignità di se stesso e della propria evoluzione.
Un partito, alla fin fine, è un insieme di persone e se queste degradano, il partito stesso non è più credibile e può essere abbandonato. Se così non fosse, non ci sarebbe mutamento nella storia e tutto resterebbe fisso in eterno per sempre. Ma anche l’elettorato è un insieme di persone e può degradare o evolvere a seconda dell’informazione che riesce ad avere e ad elaborare e a seconda dei mutamenti in corso. Nessuno ha il dovere di nascere e morire dentro un partito, ignorando quello che fa. La maggior parte delle persone in Italia è partita da una fede giovanile e poi l’ha cambiato o abbandonata in funzione degli eventi, in base a una valutazione critica o a una disillusione. Non ci sarebbe il 50% di non votanti, altrimenti. Ma quelli che concepiscono un partito come l’alibi per odiare qualcuno o una dimora fissa a vita sono incapaci persino di capire la possibilità di una evoluzione politica. Quelli il partito ce l’hanno tatuato in testa senza possibilità critica e finiscono per essere nocivi al bene comune.

(Silvia Pozzati)

La frasetta di Letta “Di tagli si muore. Se tagliamo, Grillo prende il 51%” è ipocrita e menzognera, quando poi tutta la legge di stabilità è fatta di tagli a non fa niente per l’occupazione e lo sviluppo.
Noi continuiamo a ricordarlo:
Monti faceva parte del Bilderberg ed era manovrato dalla J.B.Morgan.
Fassina è un bocconiano come Monti.
Letta è un esecutore del Bilderberg come Monti ed è vicepresidente della Aspen.
Come volete che questa gente abbia il minimo interesse per la disperazione idei poveri Ialiani? Cosa hanno a che fare il Bidlerberg, la Aspen, la Bce, la Commissione europea, il Fondo Monetario internazionale col futuro degli Italiani? Dov’è la nostra democrazia, se siamo soggetti a organismi creati solo per difendere gli interessi della parte più piccola e più spaventosamente ricca del mondo?
Cosa ha a che fare l’interesse del lupo con quello della pecora?

(Silvia Pozzati)

Michele Mulas
La legge di stabilità è stata respinta da Bruxelles una quindicina di giorni fa, perché non aveva copertura su nulla, e questi ce lo dicono oggi. Si fa una legge di stabilità con dentro dei numeri “presupposti” come i miliardi che entreranno dalla frode fiscale, fingendo di ignorare che i soldi dell’evasione fiscale sono entrati già due volte in Finanziaria solo a parole (Berlusconi e Monti) e dunque si dice di voler spendere tre volte gli stessi soldi che non sono mai entrati nelle casse del Tesoro, così come i proventi della vendita dei palazzi pubblici. In realtà il problema è ben altro: sottomettersi al Fiscal Compat obbliga a rispettare il 3%, e questo 3% è ancora peggiore quando si tratta di paesi come la Grecia e l’Italia, privi di credibilità di un’economia e di un governo. Finché ci saranno dei lacchè della grande finanza a governarci non ci sarà nessuna possibilità di crescita, e questo nonostante le frottole che vanno in televisione a raccontare. L’Italia è agli sgoccioli e questa “crescita” che raccontano a destra e a manca è una frottola. Non c’è nessuna crescita e fra una o due settimane i giornali riscriveranno che la crescita non c’è adesso ma ci sarà nel 2014 e poi nel 2015 e cosi via, tanto c’è sempre chi ci crede !
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Giuseppe Bianchi
Visto che la politica monetaria la decide l’UE e che il governo è un mero esecutore e fa solo la figura del carnefice in cambio di stipendi e benefit milionari, a cosa serve una classe politica così’ numerosa e strapagata se non a dissanguare gli Italiani ?
Per l’UE importante è tutelare banche, finanza, multinazionali, lobbie varie, tutti i creditori del nostra debito, poco importa se per farlo si distruggerà economia e tenore di vita dei cittadini condannandoli ad un futuro di miseria senza speranza.
L’UE e l’euro non sono state scelte democratiche dei popoli, ma sono stati calati dall’alto per tutelare gli interessi di finanza, lobbie, banche, multinazionali, potentati economici vari. Quale sia l’effetto dell’austerity era chiaro fin dall’inizio, ma si vuole spolpare i cittadini il più possibile prima del fallimento, svendere i pochi gioielli rimasti per un tozzo di pane. Poi sarà una miseria nera per i più, oltre a disoccupati e precari, e anche per i pochi che avranno un lavoro il salario non sarà sufficiente per una vita dignitosa, mentre i ricchi continueranno a lucrare fino a che possibile. A situazioni di così grave disagio sociale il passato ci insegna che la soluzione è stata sempre trovata in dittature e conflitti bellici, perché quando i governi non sono più in grado di fronteggiare lo scontento ricorrono a soluzioni radicali.

(Silvia Pozzati)

Ammontare di scambi tra valute: 4.000.000.000.000 $ al giorno
Ammontare scambi nell’economia reale: 55.000.000.000 $ al giorno
il 99% dei soldi in circolazione non è legato all’economia reale
Dal 2011 ad oggi: 28 miliardi di euro di maggiori interessi sul debito pubblico
+ 9% aumento disoccupazione giovanile in Italia
Meno servizi, meno lavoro, più disoccupazione
16.000 miliardi quasi regalati alle banche per permettere una gigantesca manovra di speculazione che depredasse i cittadini europei e amplificare il debito fino a un punto di non ritorno per avere un pretesto di rubare tutto il risparmio delle famiglie.
Prima dell’euro, la Germania era sotto di126 miliardi, ora è sopra di 1791.
Prima dell’euro la Germania esportava 53 miliardi meno di quanto importava.
Shroeder aumentò le spese per istruzione ricerca e università, abbassò le tasse sul lavoro e tagliò tutte le spese superflue del carrozzone politico ma fece riprendere il Paese
Letta sta facendo esattamente il contrario. Per questo ci manderà ancora più a fondo
E noi dovremmo sostenere ancora i mandanti e gli esecutori di questa aggressione pazzesca??
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RIDIAMARO :- )

Viviana
L’Italia si divide tra chi la piglia in tasca da sinistra e chi da destra.
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Micheleorezzi
Il Pdl si spacca in due: una parte si è seccata, l’altra è rimasta molle.
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Il mago di Floz
Alfano a Berlusconi: “In questa Forza Italia non entro!” Bravo: la raccolta differenziata è importante.
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venividiwc
C’è un evidente solco tra le due anime del Pdl. E a guardarle bene non sembrano nemmeno anime.
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Schopenhauer
Alfano a Berlusconi: “in questa FI non entro”. Coraggio, na lavada, na asciugada, la par gnanca aduperada.
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Zip
Berlusconi cancella il Popolo delle Libertà e torna al suo primo progetto politico. La P2.
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Miguel Mosè
Finisce l’era del Pdl. Era l’ultima del calendario Maya.
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Wisdom
Il PDL é diversamente coeso.
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Elmorisco
Ritorna Forza Italia. Come la peperonata.
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Kasap Aia
La Domenica degli Scilipoti
(Riesumazione di Forza Italia)
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Dario del Sogno

Questo straccetto fallito
non si regge più nemmeno in piedi
eppure ancora ed ostinatamente
vorrebbe continuare a far danni
alla nazione,come se quelli perpetrati
non fossero già più che sufficienti…
forza cavalier pompetta
rimonta sul tuo somaro
e fuori dai coglioni, andersen !

L’ommini de sto Monno sò ll’istesso / che vvaghi de caffè nner
mascinino: / c’uno prima, uno doppo, e un antro appresso, / tutti cuanti
però vvanno a un distino
.” (Giuseppe Gioachino Belli)..

Patroclo64
Ha ragione Grillo, questa è “diarrea politica” e nient’altro
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Oreste
La prostituzione è il mestiere più antico, come la “politica”: solo che in Italia la scambiamo per democrazia!
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SPINOZA
Nel nostro Paese i comuni a rischio idrogeologico sono ben 6600. A questo punto l’unica soluzione è accorparli
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Da lolingtonpost.it
La Santanchè fa una cena con i giovani del Pdl, i falchetti.
Florilegio di dichiarazioni:
«Berlusconi da 20 anni è l’unico che può dare una spinta al paese». Ma non lo fa perché è uno sportivo, non gli piace vincere facile.

«Berlusconi ha il potere di convocare la folla e gestire il popolo degli elettori di centrodestra che solo unito può vincere». Non a caso ha già organizzato anche dei seminari sul lago di Tiberiade, luogo che gli ricorda i miracoli della giovinezza.

«Rimpiango molto quei tempi in cui Berlusconi era nostro presidente del Consiglio. I guai giudiziari? Diciamo che l’hanno un po’ messo in mezzo. Sorprendere Berlusconi nella sua vita privata è da vigliacchi dato che altri politici hanno lo stesso tenore di vita se non peggio». Questa gliel’avevano scritta, solo che era buio e si leggeva male, vogliate scusarla.

“Lei sa perché Silvio Berlusconi è stato condannato a quattro anni?» viene infine chiesto ad una giovane studentessa. «Sì, per le intercettazioni?», risponde innocente. «No signorina – incalzano i cronisti – per frode fiscale».

L’evento della Santanchè, con la sua intenzione di creare una nuova cerchia di fedelissimi al Cavaliere, non è proprio sembrato “La Crociata degli Innocenti” , ma piuttosto “La Cena dei Cretini”
.
Spinoza
Berlusconi: “La mia decadenza sarà una macchia sui libri di storia”. Sì, ma appiccicosa.
.
Filipio
L’Italia è il ‘palese’ che amo.
.
Giga
Molti indecisi al voto sulla decadenza di Berlusconi. Decideranno all’ultimo momento, dopo aver consultato l’estratto conto.
.
I’foda
Scilipoti sta già sfogliando una rivista di casali e rustici in Toscana
.
Aristotele paziente
Decadenza Berlusconi, giunta dice sì a voto palese.
101 piddini: “Oh, cazzo!”
.
venividiwc
Dopo l’annuncio del voto palese, Berlusconi rinuncia alla cena coi suoi ministri. Soprattutto quando ha saputo che avevano convocato un pittore.
.
Vinceremo
Cerco un centro di impunità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea
sulle cose del Presidente
Avrei bisogno di una grazia permanente
che ad ogni condanna scatti automaticamente

..
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