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Monday June 26th 2017

AMEN

Paesaggi-surreali

MASADA n° 1495 18-11-2013 AMEN
Blog di Viviana Vivarelli

Gli interessi forti ed Enrico Letta, membro del Bilderberg e vicepresidente della Aspen- Chi accusa Grillo di gridare è il silenzio ovattato del Potere – I soldi che diamo noi all’Europa- Governo Pdl/Letta, motivi per non votarlo – Occultata la crisi bancaria tedesca-Disparità di pensione –Quanto manca al fallimento degli Stati uniti?-L’Italia asservita agli USA-L’Occidente dominato da una decina di banche quasi tutte americane-Dichiariamo illegale la povertà!-Le discontinuità della storia- Cambia i paradigmi del tuo pensiero e cambierai la storia- Quale democrazia? – A chi insiste nell’evocare una rivoluzione violenta- Chi è Serge Latouche

Ho visto la foto del bacio dato dalla ragazza no-tav al poliziotto.ma,in fin dei conti,cosa chiediamo?….solo di poter vivere come esseri umani.” (Vito Asara)
..
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
quant’è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare

(De Andrè)

Charlie Brown: “Ho sentito dire che è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”.
.
Arsenio 65
Come il buon Murphy diceva in una delle sue celeberrime leggi :” Se vedi una luce in fondo al tunnel, probabilmente sono le luci di un treno che sta per investirti a tutta velocità”.
E ancora più bella è la chiosa di O’Tool : “E Murphy era un ottimista!”

(Per alleggerire la cupezza degli argomenti, metto qua e là le foto più belle trovate sul web)

ENRICO LETTA
Come fa ad essere di sinistra uno che è sempre stato democristiano, è stato appoggiato da Cossiga,è membro del comitato europeo della Commissione Trilaterale e del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia (ne è vicepresidente dal 2004) e che nel 2012 ha partecipato alla riunione del Gruppo Bilderberg in Virginia?
Vi ricordate la cricca di TROLL dei blog come si dimenava in modo sgangherato accusando Grillo di essere ultraliberista perché un socio di Casaleggio era Saasson, membro della Aspen? E facendogli degli attacchi spietati persino in quanto era ebreo al punto da convincerlo a dare le dimissioni dalla società di Casaleggio? E come mai gli stessi TROLL ora non dicono verbo contro un Enrico Letta che è addirittura membro della Trilaterale e della Aspen?
E come volete che una persona così faccia gli interessi degli Italiani? Ha ragione Grillo: costui è stato messo su come esecutore degli interessi dell’alta finanza, in prosecuzione di Monti e dei bocconiani, che intendono fare razzia sul nostro Paese come se fosse un Paese sconfitto in guerra. E non è forse anche Fassina un bocconiano?
Di questa razzia il Pd è complice, Letta è complice, ma soprattutto Napolitano è complice.
Napolitano aveva promesso alla Bce che, malgrado il basso consenso e i risultati economici catastrofici, avrebbe fatto il Monti 2. Ebbene lo ha fatto. Ma né Monti 1 né il Monti 2 che si chiama Letta escono dalla volontà degli elettori italiani. Nessuno dei due dipende da una scelta democratica che ha votato un programma e delle intenzioni. Questi sono governi di usurpatori che hanno calpestato ogni regola democratica e hanno deciso di mantenere le loro poltrone svendendo il nostro Paese e distruggendo il nostro futuro. Come potete votare e sostenere ancora la troika italiana, Pd, Pd e Lega, che ci hanno tradito in modo così ignobile?

BEPPE GRILLO
Saccomanni, qualche tempo fa, si lasciò sfuggire una frase”Bisogna dire la verità agli italiani”. Si riferiva allo sfascio economico. Poi è rimasto in silenzio, in attesa di essere cacciato dal governo. Da allora ogni giorno è in bilico. Nel frattempo Capitan Findus Letta racconta le sue menzogne agli italiani. Sposta sempre la linea della ripresa più in là, mentre il Paese sprofonda con bollettini quotidiani di guerra vera, di deserto delle aziende, degli investimenti. Questo doppio registro, l’Italia che viene distrutta dalla mancanza di una politica economica e le falsità di Letta propagandate dai giornali e dalle televisioni ha assunto ormai una dimensione grottesca, fumettistica. Letta interpreta una nuova parte della Commedia dell’Arte, il Mentitor Cortese. Ogni sua dichiarazione si è dimostrata falsa come un soldo bucato, ma lui, imperterrito, continua con le sue fandonie. Ora vede la luce nel 2013, ora un po’ più in là, alla fine del 2014. Questa rappresentazione stucchevole di un ometto graziato dalla sorte e politico a carico dei contribuenti dalla nascita (non ha mai fatto altro nella vita, eoni fa, nel 1998 è stato ministro per le politiche comunitarie del governo D’Alema) ha però un suo significato, quello di garantire gli interessi dei nostri creditori internazionali, in primis la Germania. Non sarà sfuggito che Capitan Findus ha quasi speso più tempo all’estero dalla sua elezione che in Italia a farsi accreditare dalle segreterie internazionali. Come Rigor Montis prima di lui, Letta rappresenta l’assicurazione che l’Italia onorerà i debiti contratti dalle nostre banche attraverso la BCE e i rimborsi dei titoli pubblici e degli interessi. E’ il novello Quisling italiano, il collaborazionista norvegese al servizio dei nazisti durante l’ultima guerra mondiale. Il suo è un governo fantoccio che rappresenta gli interessi di Stati stranieri e non dell’Italia. La cassa integrazione in deroga è al collasso, 350mila lavoratori sono senza sussidio da nove mesi. Le partite Iva sono crollate dal 2008 al giugno del 2013 di 400mila unità. Disoccupazione fuori controllo, debito pubblico esplosivo, chiusure di negozi e piccole e media imprese come se piovesse. Il disastro Italia assomiglia a un bombardamento quotidiano dove a una cattiva notizia ne succede una pessima. Quisling Letta non ha fatto nulla per risollevare il Paese. Gli ordini li prende dall’estero. E’ un procuratore fallimentare che deve garantire i creditori. Quanto potremo andare avanti così? A venderci persino le spiagge? Due misure sono improrogabili. Vanno tagliati gli sprechi, le spese inutili che ammontano a circa 100 miliardi. Queste voragini nel bilancio dello Stato non possono però essere eliminate da chi ne gode i benefici, dai partiti e dai Letta, che appunto per questo vanno mandati a casa. Vanno rinegoziati con la UE il tetto del 3% che ci strangola, che va superato da subito per gli investimenti in attività produttive, ristrutturato il nostro debito, cancellati gli impegni impossibili assunti con il Fiscal Compact con nuove tasse per 50 miliardi all’anno per vent’anni, una pazzia. Primum vivere, prima gli interessi nazionali.

LETTA ACCUSA GRILLO DI GRIDARE
Viviana Vivarelli

Chi ha il potere non ha bisogno di gridare.
Può anche camminare sul cuore del popolo con passo felpato.
E’ chi si vede strappato quel potere legittimo che la storia e la Costituzione gli hanno dato che ha ogni diritto e dovere di gridare contro gli usurpatori.
Non urlano i ladri.
Urlano i derubati.
Il Potere è sordido e silenzioso.
Ma la Rivoluzione ha il diritto di gridare più forte che può.
La verità urla sempre troppo forte,
per le delicate orecchie del Potere.
Certo chi controlla pienamente televisioni e giornali può anche permettersi il lusso
della voce bassa.
Come un tempo la mafia mandava al governo chi faceva i suoi interessi e ora ci va direttamente, così la Trilaterale (300 magnati internazionali), il Bilderberg (club di finanzieri), la Aspen (associazione di capitalisti, quella italiana ha per presidente Tremonti).. un tempo mandavano al governo i politici e ora ci vano direttamente con i loro sicari Monti e Letta.
Chi urla contro il populismo? Sono i nemici del popolo ovvero della democrazia.
Ma dove sta, Letta, nel tuo sistema ultraliberista quella voce che si chiama Popolo?
E, senza quella voce, che diritto di presentarsi come democratico ha quel sistema di grandi capitalisti da cui nasci e che ti mantiene?
Questi sono talmente viziosi che non gli dà noia solo l’alba di una rivoluzione. Gli dà noia anche che qualcuno alzi la voce contro la protervia del loro potere.
Ma noi urleremo tanto più forte quanto più il Potere sarà sordo.
E quando smetteremo di urlare, per il Potere sarà il momento di scappare.
Ma chi è questa gente che si arroga il diritto di uccidere un Paese?
E di straziarlo prima, rubando i suoi beni e decapitando i suoi diritti?
Chi è questa gente che esige che nemmeno alziamo la testa e che nemmeno protestiamo? Che ci dice che parliamo a voce troppo alta? Quando hanno costruito solide mura per non sentirci.
E che pretende da noi la sudditanza piena di chi è totalmente perduto?
E offre la testa al boia senza reagire?

BEPPE GRILLO
Le oligarchie finanziarie si baloccano con governi compiacenti o direttamente imposti da loro. Infatti la BCE ha ormai il potere di influenzare la composizione dei governi nazionali. Questi alchimisti dello spread evocano una nuova guerra santa contro i “populismi” rei di mettere in discussione un’architettura economica costruita sopra le teste dei cittadini, un atto profondamente anti democratico. La povertà e la disoccupazione dilagano ovunque in Europa insieme a un’emigrazione incontrollata dall’Africa e dall’Est dell’area Schenghen, a cui non aderisce la Gran Bretagna che sta studiando nuove limitazioni agli ingressi e sospesa in Danimarca, ennesimo fallimento della UE. La Grecia è stata lasciata morire dai “fratelli” europei, sacrificata sull’altare delle banche tedesche e francesi che volevano indietro la loro “libbra di carne”. Questa Europa non è basata sulla solidarietà, chi sbaglia paga e paga fino in fondo. Fino alla spoliazione dei beni dello Stato, con la distruzione del tessuto sociale, dei servizi di prima necessità, come la sanità. E’ quello che sta avvenendo ai greci abbandonati alla loro sorte come degli appestati. L’Europa sta diventando un lazzaretto. Chi si ammala è lasciato alla sua sorte. Che razza di Europa è questa? Assomiglia a quelle riunioni di mafiosi in cui chi sgarra viene assassinato. Solidarietà doveva essere la prima parola, il primo mattone dell’edificio europeo. Non è stato così. Non è così. I garanti dello status quo ormai insopportabile, in Italia la coppia al comando è Napolitano – Letta, continuano imperturbabili nelle loro convinzioni ignorando il mondo che gli sta crollando intorno. Indifferenti a un mostro che si sta svegliando e che sarà difficile, quasi impossibile, rinchiudere nelle gabbie del suo passato se diventerà più forte. Per questi finti democratici, tutori dei loro interessi personali, collegati con la finanza e non con il popolo che disprezzano sta suonando la campana a martello. Purtroppo, oltre che per loro, rischia di suonare per le democrazie. Il fascismo sta avanzando grazie a questi sciagurati in tutta Europa. Un sondaggio di ieri dà Alba Dorata primo partito in Grecia con il 26%, in Francia il Front National di Marine Le Pen è dato come primo partito dalla sua nascita con il 24%, in Norvegia ha vinto il Partito conservatore insieme all’affermazione del Partito del progresso, nel quale militò Anders Breivik, responsabile dell’uccisione di 77 persone. In Ungheria il governo di estrema destra ha stilato una lista nera di personalità che avrebbero fornito ai media stranieri informazioni contro l’immagine dell’Ungheria. Viktor Orban, il primo ministro, ha cambiato la Costituzione minando l’indipendenza della Banca centrale, l’autonomia della magistratura e dell’autorità garante della privacy e ha come obiettivo la Grande Ungheria nazionalista. Quali sono le cause della nascita dei nuovi fascismi? Chi sono i veri responsabili? Chi ha tradito la democrazia?

Rafdoppiozero
Ci vogliono vendere l’immagine di un Pd unito e fraterno che discute apertamente del prossimo segretario, dove tutti concorrono per la stabilità del governo e la salvezza del paese, la realtà quella che vediamo tutti è una lotta tra bande armate, una specie di guerra civile, stile Somalia dove piccoli signori della guerra si combattono a colpi di tessere finte e dossieraggio, tra risse, accuse e esposti in questura.

I SOLDI CHE DIAMO NOI ALL’EUROPA
Viviana Vivarelli

L’Europa ci ha dato recentemente 4 miliardi e nessuno capisce che fine abbiano fatto, ma quello che l’Europa ci rende sono briciole.
La cosa grottesca è che per ogni euro che diamo all’Unione europea ci vengono restituiti 80 centesimi.
Ogni anno i 27 Paesi danno all’Unione europea 140 miliardi, ma, non si sa grazie a quali insigni statisti, l’Italia paga più degli altri.
Dal 2000 a oggi l’Italia ha fornito più risorse all’Europa di quante ne abbia ottenute.
Secondo i dati della Commissione, in 10 anni abbiamo dato 25 miliardi all’Europa più di quanto l’Europa ne abbia dati a noi. Per la Ragioneria dello Stato il valore in realtà è più alto e arriva a 40 miliardi. E per avere che?
E nei prossimi 5 anni daremo alla Ue 25 miliardi in più di quanto incasseremo. Insomma siamo contributori netti del bilancio euro­peo. Contro ogni evidenza, siamo ritenuti ricchi e come tali dobbiamo contribuire al miglioramento dei Paesi più poveri (in testa la Polonia). La struttura europea è pazzesca. Anche in passato era così ma dovevamo mantenere meno Paesi poveri. Anche per questo le obiezioni che Grillo fece all’ingresso della Romania (o agli altri Paesi dell’Est) non erano razziste, erano sensate. Ogni cosa costa e non si può fare della facile demagogia ma per ogni cosa (vedi anche lo ius soli ridotto a un precipitoso voto in commissione senza discussione parlamentare) si dovrebbero prima fare i conti su quanto costa.
L’Italia va sempre peggio e si avvicina sempre più al default, ma le assurde regole europee continuano a trattarla come se fosse la settima potenza industrializzata del mondo. Siamo al delirio puro! Ma questi governi non fanno una sola mossa per cambiare qualcosa nell’assurda situazione di una Europa che ci torchia senza aiutarci. E non possiamo certo aspettarci aiuto da un Draghi, presidente della Bce, che ha come solo scopo quello di dragare le nostre tasche per arricchire il sistema bancario europeo.
Ma è possibile tollerare un’Unione forzosa di Stati creata solo per impoverire i cittadini e arricchire un sistema bancario usuraio?

SPRECHI E SOLO SPRECHI

Già, Letta ha la faccia di dire che non sa dove trovare i soldi per i cassintegrati, per gli esodati, per i creditori dello Stato che falliscono perché lo Stato non paga i suoi debiti, e figuriamoci se riesce a trovare i 19 miliardi necessari per dare un reddito minimo di cittadinanza! Quando solo le auto blu ci costano ogni anno 21 miliardi! Gli Stati uniti che hanno più di 4 volte la popolazione italiana ne hanno 73mila, la Francia 65mila, l’Inghilterra, 55mila. L’Italia ne denuncia 73.000 ma sembra siano 629.000!!! In nessun altro Stato al mondo ci sono tante auto blu quante in Italia, ma ovviamente le spese per la Casta non si toccano! Piuttosto si aumentano le tasse e si taglia lo stato sociale!!

fede1991
Governo Letta-Pdl. Motivi x non votarlo

Mozione Giacchetti (ritorno al mattarellum, votata solo da Giacchetti/SEL/M5S)
Condono di 1,5 miliardi alle Slot del gioco
Acquisto di F35 difettati a spese nostre
Salvataggio Alfano sul caso kazako
Aula sospesa x 3 giorni per il processo Berlusconi
Finanziamenti all’ Expo 2015, ovvero x le tane delle volpi 2016
Modifica dell’art 138 della Costituzione e la prossima mossa sarà cambiare così facilmente mezza Costituzione
Inchiesta MPS, finanziamenti illeciti a vari esponenti PD (Amato/D’Alema/etc)
Inchiesta TAV con corruzione annessa
Accoltellamento di Prodi da parte dei 101 del Pd, ovvero 1/3 del Pd
Boicottaggio di Rodotà dal Pd
Rielezione di Napolitano anticostituzionale
Amato Presidente della Corte Costituzionale, da 31000€ a 50000€ di pensione.
Nomina 4 Senatori a vita col scolo scopo di riequilibrare i voti al Senato del Pd

OCCULTATA LA CRISI BANCARIA TEDESCA
Beppe cita:
http://www.wallstreetitalia.com/article/1641990/le-interviste-di-wsi/germania-nasconde-una-grave-crisi-bancaria.aspx

La Germania sta tenendo nascosta una grave crisi bancaria interna e per questo vorrebbe che la supervisione dei bilanci degli istituti di credito dell’area euro fosse condotta dalle autorità monetarie di ciascun paese. Per continuare nell’operazione di camuffamento.
I tedeschi sono terrorizzati di vedere svelati i bilanci delle loro banche, perché sono messi male. Si pensi che la Commerzbank è esposta per un quarto su attivi legati allo shipping, e questo in un periodo in cui il commercio mondiale è in netta diminuzione e tutto il settore della logistica sta attraversando una vera e propria crisi da sovrapproduzione. Per questo i tedeschi vorrebbero una supervisione dei bilanci condotta dalle autorità monetarie di ciascun paese, appunto per gestire a modo loro questa crisi bancaria finora sempre mascherata.
Dopo ben due stress test europei che hanno promosso tutte le banche fallite e nazionalizzate negli ultimi anni, i nostri eroi ci riprovano con il terzo stress test europeo, ma questa volta… Banche, Draghi: non esiteremo a bocciarle negli stress test.
“Le banche devono poter essere bocciate se devono esserlo, non si discute”. Santo Cielo e chi glielo dice ora ad Angelina che Mario dovrà bocciare almeno tre quarti dell’intero sistema finanziario tedesco, imbottito di spazzatura subprime e derivati, alla salute degli attivi? E a Francois chi telefona, con tutta la discarica radioattiva derivata che si ritrova in casa tra le banche francesi.

Fisco. Fassina: “Esiste un’evasione di sopravvivenza”
Ergo: aumentiamola aumentando le tasse

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Fassina: «Esiste un’evasione di sopravvivenza».
Si chiama emigrazione

(pirata 21)

Eppure sapremmo ben noi quali persone fare emigrare.
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Teo 86
E’ già in atto la campagna di sensibilizzazione lanciata da Briatore:
“Aiutiamo i bambini i cui papà hanno uno yacht inferiore ai 40 metri!”

DISPARITA’ DI PENSIONE

861.000 pensionati con più di 3000 euro al mese assorbono 45 miliardi di Euro.
7.300.000 pensionati con meno di 1000 euro al mese assorbono 51 miliardi di euro.
Ovvero, il 5,2% dei pensionati assorbe quasi quanto il 44%. La disparità di trattamento è evidente, cosa ciò comporti ce lo ricordano quei pensionati costretti a ravanare nei bidoni della spazzatura od a fare la fila alle mense per indigenti.
Basterebbe mettere un tetto alle pensioni di 3000 euro e si risparmierebbero 14 miliardi di euro l’anno, da ridistribuire a chi quei 3000 euro neanche più riesce ad immaginarli, senza per questo rovinare la vita a chi continuerebbe a percepire quei 3000 euro.
Mi sembra una misura ovvia e di buon senso. In Parlamento c’è però un solo schieramento che la propone, tutti gli altri la bollano come demagogica e populista. Lascio a voi il facile compito di indovinare di chi si tratta.

QUANTO MANCA AL FALLIMENTO DEGLI STATI UNITI?
Viviana Vivarelli

Gli USA sono in default da tempo e prima o poi questo scoppierà cambiando l’economia mondiale, per la regola per cui le economie occidentali sono tutte legate come i vagoni a una locomotiva. Il default abbasserà l’occupazione e metterà in crisi Obama che non potrà più pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici.
Il default è il 1° grosso pericolo americano, non il terrorismo.
Il debito pubblico USA è di 12mila miliardi di dollari,16.700 se si conta anche il debito degli organismi pubblici (il nostro è di 2000 miliardi), dunque un paese 5 volte più grande di noi per popolazione ha un debito 8 volte maggiore,senza che il mondo faccia una piega e senza che una Bce o un Fondo Monetario internazionale o una Banca Mondiale impongano agli Usa le misure di restrizione che impongono a noi. Si vede che il turbocapitalismo è a due velocità!
Il 2° pericolo è che si rompa quel patto finanziario con la Cina per cui fin’ora questa ha comprato a occhi chiusi i titoli di Stato USA.
La Cina è il principale creditore degli Usa e detiene l’11% del suo debito (1.300 miliardi di dollari). Aggiungendo i 700 miliardi di dollari in titoli di debito emessi da agenzie del Governo Usa (Fannie Mae e Freddie Mac), si arriva a 2mila miliardi di dollari di esposizione della Cina in titoli pubblici e semipubblici americani: una cifra imponente, quanto l’intero debito pubblico italiano!
Il 1°segnale preoccupante è che la Cina ha smesso di comprare titoli del Tesoro americano.
Poiché il sistema monetario mondiale dipende dalla capacità degli Usa di trovare compratori per il debito, ci sono tutti i segni di uno scricchiolamento pericoloso per l’intero globo che potrebbe far esplodere il sistema finanziario mondiale. Insomma, siamo alla vigilia di cambiamenti epocali al cui confronto il crack del ’29 è una piuma.
Da un secolo, la cifra massima dei soldi che il governo degli States può prendere in prestito è fissata per legge a 16.699 miliardi di dollari. L’hanno via via alzata, ci sono intervenuti 78 volte.
Gli USA hanno una regola perversa unica al mondo per cui si fissa quello che si spende ma il Congresso può decidere di spenderlo in spese future e di non pagare i debiti o gli impegni in essere.
Gli Americani comprano i loro bond dagli interessi bassissimi per patriottismo. Il Congresso poi può aumentare la cifra con misure straordinarie. Finora ce l’hanno fatta, ma ora sono arrivati a un punto che i soldi sono proprio finiti e nessuno sa dopo cosa succederà agli Stati uniti e al mondo. Obama può decidere di non pagare più la sanità ma se decidesse di non pagare più gli interessi del debito che ha con l’estero cosa succederebbe? Sarebbe per l’economia mondiale il corrispondente di un’esplosione nucleare planetaria.
Noi siamo davvero alla fine di un’era e dobbiamo essere pronti per una catastrofe mondiale che cambierà tutti gli equilibri e irrimediabilmente manderà a gambe all’aria quelle ideologie, come il neoliberismo, la dittatura dei mercati, il turbo capitalismo delle borse che fin qui hanno retto rovinandola completamente l’economia occidentale.

Il prof Arrigo Colombo del Movimento per la Società di Giustizia e per la Speranza
scrive alle massime autorità:
L’Italia è asservita agli USA

La reazione del Governo italiano al caso Snowden è stata debole, incomparabile con quella degli altri maggiori paesi europei, Germania e Francia; mentre era il caso di respingere con fermezza quel comportamento spionistico con paesi amici; comportamento arrogante della potenza egemone che ritiene di poter fare tutto impunemente.
Quest’arroganza offre invece al governo italiano il destro d’incominciare a discutere il problema delle basi militari USA nel nostro territorio: che secondo un rapporto del 2005 sono 113, contando anche le basi saltuarie, gl’impianti radar, i centri di telecomunicazione e i depositi di armamenti; sì che solo quattro regioni ne sono immuni, la Valdaosta, l’Umbria, l’Abruzzo e il Molise. Un fatto abnorme. Che non può essere ulteriormente tollerato in quanto contrasta con la Costituzione la quale “ripudia la guerra”. Se si ripudia la guerra non si può offrire alloggio a militari che alla guerra sono destinati e in realtà vi partecipano, come avviene a Vicenza; ad aerei che ai teatri di guerra sono destinati; ad armamenti che servono per la guerra.
Perché gli USA, con le loro basi e flotte sparse ovunque, sono la nazione più guerrafondaia che esista, hanno profondamente tradito quel Patto delle Nazioni Unite che a suo tempo avevano voluto con forza, e il cui primo e fondamentale principio e obiettivo è la pace nel mondo.
Nel 2° dopoguerra hanno scatenato 5 guerre – in Corea, in Vietnam, la Guerra del Golfo, in Afghanistan, in Iraq – assalendo e massacrando popoli sovrani; col pretesto del comunismo, del terrorismo, ma in realtà per la loro volontà di dominio e sotto la pressione dei produttori di armi; con enorme sacrificio di persone umane ed enorme dispendio e distruzione di beni.
E queste guerre (con l’eccezione della Guerra del Golfo) le hanno tutte perse, per il sopravvento della guerriglia. L’Italia non può ulteriormente partecipare a questo scempio. Basta con le guerre, basta con la produzione di armi, basta con le basi militari in una nazione che vuol essere sovrana, vuol essere pacifica, lo vuol essere in forza della sua Costituzione, che rifiuta la guerra..

L’OCCIDENTE E’ DOMINATO DA UNA DECINE DI BANCHE QUASI TUTTE AMERICANE
Adolfo Treggiari

Nella seconda metà degli anni ’80 quando spopolava la Milano da bere di craxiana memoria e iniziava la degenerazione del sistema economico-finanziario e dei valori umani fondamentali, Enrico Berlinguer lanciò la sua idea di “politica dell’austerità”. Era un’ idea profetica ma del tutto fuori corrente. Fu praticamente ignorata anche dal suo partito e non se ne parlò più. L’ ondata di follia consumistica accelerò, la ricerca del successo e della ricchezza a qualunque prezzo invase fette sempre più vaste di popolazione, la moralità pubblica e privata fu messa sotto i piedi, il debito pubblico registrò una crescita esponenziale. Si misero allora le basi dell’attuale disastro italiano.
In Italia il punto di rottura lo abbiamo già raggiunto. Sul piano internazionale la situazione è più complessa. La finanziarizzazione del sistema è gestita da una diecina di banche quasi tutte americane che fanno razzia di denaro nominale, inventano strumenti finanziari sempre più sofisticati, incomprensibili e dissociati dalla realtà produttiva, sconvolgono il mercato e destabilizzano gli Stati. Si potrebbe pensare che vadano a sbattere, che il castello di titoli elettronici debba crollare da un momento all’altro. Così sarebbe se tutto il mondo fosse coinvolto, invece la questione riguarda USA, Europa, Giappone e qualche satellite. Stati solidi, potenti e in crescita (Cina, Russia, India, Brasile etc.) non partecipano al gioco d’azzardo della finanza internazionale, hanno proprie economie, si limitano a prendere alcuni benefici. La globalizzazione voluta dalla destra americana in un delirio di onnipotenza sta facendo della Cina il più forte paese del mondo e il maggior creditore degli USA, e altri seguono. La mia impressione è che non tutto il mondo morirà di finanza ma solo i giocatori di Las Vegas e i loro complici. Gli equilibri mondiali cambieranno profondamente in pace o in guerra. Consiglio comunque a tutti di cominciare a studiare il cinese, per ogni evenienza.

Orlando
LA GRANDE FINANZA CONTRO I POPOLI
IL NEOLIBERISMO CAPITALISTA CRIMINALE

Ne deriva da tutto questo che il sistema occidentale, dominato dal liberismo e neo liberismo, non rappresenta più né una attrattiva né un modello per i paesi in via di sviluppo i quali, quando riescono ad ottenere un margine di autonomia, decidono di procedere per proprio conto adottando un modello di sviluppo spesso in antitesi con quello occidentale.
Nonostante questo le centrali finanziarie, quelle con base a Wall Street e nella City di Londra, con l’appoggio e la complicità dei rispettivi governi, procedono al saccheggio delle risorse nei paesi che riescono a sottoporre al proprio controllo, utilizzando, quando necessario, il loro braccio armato, l’apparato militare USA e della NATO, che convince anche i più riottosi a sottoporsi alle “cure” delle entità finanziarie come l’FMI, la Banca Mondiale, la Goldman Sachs, secondo una procedura ben collaudata: creare il debito e quindi la dipendenza dai finanziamenti ed attuare un piano di vendita delle risorse e privatizzazioni dei servizi.
Il tutto con la supervisione tecnologica degli USA che produce la tecnologia che permette di spiare e mettere sotto controllo tutti i paesi considerati “strategici” come rivelato dallo scandalo Snowden.
Ecco spiegato perché i paesi ancora considerati esterni a questo sistema (la Cina, l’India, il Brasile, l’Argentina) hanno iniziato da tempo a prendere le distanze e a non considerare più l’Occidente come loro modello.
Qualcuno potrebbe forse biasimarli?

DICHIARIAMO ILLEGALE LA POVERTA’!

Attaccare le cause strutturali dell’impoverimento nel mondo
Togliere alle Borse la possibilità di orientare la produzione, la distribuzione e l’uso dei beni e servizi essenziali ed insostituibili per la vita, sui quali si fondano i diritti umani alla salute, all’igiene, alla casa, all’educazione.

l’Iniziativa “Dichiariamo Illegale la Povertà” (DIP) è entrata nella fase di realizzazione dei suoi obiettivi, dopo più di un anno di lavoro per definire l’intero programma, articolato in Italia in 3 campagne e 10 azioni prioritarie per il periodo 2013-2017.
Un dato è certo: non è possibile sradicare i fattori strutturali che sono all’origine ed alimentano i processi dell’impoverimento nel mondo se non si modificano le regole che hanno dato ai mercati finanziari, e alle Borse in particolare, lo strapotere di cui dispongono per decidere del divenire della vita. L’esperienza mostra che l’aver lasciato alle Borse del grano, del riso, dei semi, per non menzionare le Borse dei terreni urbani o quelle delle imprese farmaceutiche, non ha permesso un migliore uso delle risorse naturali nell’interesse della popolazione mondiale, ma ha favorito soprattutto l’arricchimento dei detentori delle azioni/obbligazioni delle imprese attive in detti campi quotate in Borsa. È noto che allorché c’è penuria di grano o di riso, e di altre derrate alimentari o elementi naturali per la salute, il valore delle azioni delle grandi imprese multinazionali aumenta considerevolmente. È uno scandalo così grande che i più non riescono a comprendere, come sia possibile che i proprietari di capitale si arricchiscano mentre impoveriscono coloro che hanno fame, che hanno sete o che devono essere curati.
Cosa proponiamo di fare? Anzitutto, in un primo tempo (novembre 2013-marzo 2014), costituire rapidamente la conoscenza cittadina collettiva redigendo i seguenti brevi dossier di documentazione su:
“Fuori le imprese quotate in Borsa dalla campo dell’acqua potabile e per l’irrigazione”;
“No alle imprese quotate in borsa nel settore del grano e del riso”,
“Liberare il suolo urbano dalla finanza speculativa”.
In un secondo tempo (aprile-dicembre 2014), organizzare una duplice azione di mobilitazione popolare sui membri del Parlamento Italiano e sui cittadini stessi in favore di proposte di legge rispondenti agli obiettivi della DIP.
NON LASCIAMO IL DIVENIRE DEI DIRITTI DEI CITTADINI NELLE MANI
DELLE IMPRESE QUOTATE IN BORSA!

LE DISCONTINUITA’ DELLA STORIA
Viviana Vivarelli

La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.” (Corrado Alvaro). L’altro rischio è l’acquiescenza alla degenerazione. Ieri sono rimasta colpita da questa frase: “La pazienza è una disperazione minore” (Vincent van Gogh).
Ma le leggi della scienza come quelle della storia attestano delle discontinuità eclatanti.
Paolo Mieli: “Nella storia di una democrazia la discontinuità è un elemento fecondo e non un baratro di cui aver paura/em>.”
Tutta la storia del mondo è pervasa dalla discontinuità. La più grande è quella che distingue la nostra razza dal resto della biosfera, inclusi anche i nostri parenti più stretti, le grandi scimmie antropomorfe. A un certo punto, nell’evoluzione, compare l’homo sapiens E bisogna ammettere che senza queste potenti discontinuità non esisterebbe né l’evoluzione né il progresso né l’uomo.
Contro la crisi serve il coraggio della discontinuità.
Si possono trovare nella storia di un microcosmo come di un macrocosmo dei segnali che preparano a balzi, crepe, salti, così che quel capitalismo che oggi sembra infinito e che ci precipita in un buco nero infinito, di colpo può crollare. Crisi, dopotutto, significa opportunità. Il capitalismo stesso è discontinuità, si basa su invenzioni, scoperte, ritrovati che rivoluzionano le produzioni precedenti o trasformano il mercato. Ed è discontinuità anche la reazione al capitalismo stesso che, dalle proprie sciagure, trae linfa per nuove strategie di attacco.
E’ vero che a volte sembra che ci siano strutture economiche, sociali, politiche apparentemente permanenti, ma nulla in questo mondo è radicato alla fissità e all’immutabilità. Contro la legge della conservazione insorge il principio della rivoluzione, i mutamenti di rotta, l’insorgenza del diverso, l’esplosione dell’imprevedibile.
Non esistono nella storia comunità umane o sistemi sociali o economici immobili per sempre. E il divenire storico procede per balzi.
Così come sulla montagna che sembra immutabile avviene un movimento lento e continuo di particelle che si spostano finché esse, col loro stesso peso, raggiungono il punto critico in cui producono una valanga che cambierà l’assetto di tutta la montagna, in modo simile i comportamenti umani che sembrano da tempi lunghissimi ancorati alla sopportazione e alla passività raggiungono infine il loro punto critico dopo cui si muovono tutti insieme e abbattono le forze perverse che li tenevano avvinti a una condizione di servaggio.
Secondo Kuhn, una rivoluzione scientifica è segnata dall’apparire di nuovi paradigmi, di nuovi schemi concettuali. Tutto comincia dal pensiero per svilupparsi poi nel mondo delle cose e delle azioni. Allo stesso modo una rivoluzione sociale è contrassegnata dall’apparire di nuove energie e di nuove speranze che possono modificare completamente le attese di base e produrre comportamenti reattivi di grande impatto e di afflato rivoluzionario.
E’ chiaro che l’insorgenza all’interno del corpo sociale di questi moti di rottura brusca con lo status quo non può che allarmare i tutori dell’ordine costituito, i custodi della fissità del potere (come uno Scalfari per esempio), determinando la loro reazione scomposta e violenta, perché tutto ciò che mette in discussione un pessimo potere non può che essere visto come una crepa minacciosa al suo mantenimento eterno e immutabile e dunque al mantenimento fisso e immutabile di coloro che da quel potere hanno tratto tutta una vita.
Nella storia delle rivoluzioni gli studiosi hanno determinato che ciò che produce la loro eruzione non è il basso tenore di vita o la mancanza di diritti delle masse popolari, non è, cioè, la miseria o l’impotenza la molla che fa scattare la reazione rivoluzionaria.
Le rivoluzioni nascono dalla speranza di un cambiamento.
Se a produrre le rivoluzioni fosse solo la miseria, esse esploderebbero nei luoghi della Terra dove lo sfruttamento umano è maggiore.
Alla fine del 1700 la rivoluzione non esplose in Russia dove il popolo viveva peggio che in altri paesi europei, ma in Francia che era uno dei Paesi dove, paradossalmente, si stava meglio, dove l’industria manifatturiera tirava, lo stile di vita delle classi alte era modello per l’Europa ecc., e perché? Perché qui si determinarono movimenti di pensiero che aprivano le porte a forti speranze di trasformazioni politiche e sociali, idee che, pur provenendo in parte dall’Inghilterra, trovarono in Francia massimamente i loro promotori e diffusori, facendo breccia anche nelle rivendicazioni di quella parte del popolo che viveva in condizioni di miseria.
Tutto nasce dal pensiero. Cambi i paradogmi del tuo pensiero, cambierà irrimediabilmente la tua azione.
Là dove il pensiero non è in grado di raffigurarsi un mondo migliore, non può esserci rivoluzione né cambiamento, ma solo inerzia e schiavitù mentale e materiale.
Sappiamo ciò che siamo ma non sappiamo ciò che possiamo essere.
E le rivoluzioni scoppiano quando ciò che vorremmo essere diventa più forte di ciò che siamo.

Pasolini
Una educazione comune, obbligatoria e sbagliata ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi. In questa arena siamo spinti come una strana e cupa armata in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Allora una prima divisione, classica, è «stare con i deboli». Ma io dico che, in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere.”
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QUALE DEMOCRAZIA?
Paolo De Gregorio

Per oltre un secolo ci hanno lavato il cervello, aiutati dai preti, che il comunismo fosse una ideologia materialista, negatrice di ogni libertà, dimenticandosi che il sistema capitalista è esattamente uguale, avido oltre ogni decenza, senza rispetto per l’uomo e l’ambiente, diffusore di una cultura, di una ideologia e di una prassi dove è evidente che tutto si compra.
Entrambi i sistemi hanno bisogno di milioni di schiavi salariati la cui sola “libertà” è quella di scegliere, come a Taranto, di morire di inquinamento o di fame.
La globalizzazione ha accentuato questo fenomeno e lo stato che ancora si richiama falsamente al comunismo (che non c’è mai stato al mondo), la Cina, si distingue per imporre a centinaia di milioni di schiavi salariati le peggiori condizioni di sfruttamento e di nocività.
Oggi le classi subalterne nel mondo (ormai tutto in mano al capitale multinazionale, al mercato globale, alle banche) sono sottoposte a condizioni di sfruttamento sempre più dure, senza più alcuna certezza del posto di lavoro che ormai è legato alla decisione dei proprietari di delocalizzare dove la manodopera costa di meno o le tasse sono inferiori, o a nuovi soggetti che entrano nel mercato e praticano prezzi inferiori facendoli fallire.
E non puoi nemmeno prendertela con la politica, in mano a ridicoli personaggi, ignoranti e ladri, perché essa è totalmente ininfluente sulle scelte economiche dove, ripeto, contano solo le decisioni dei singoli capitalisti e delle banche, all’interno della logica del mercato globale,
In questo contesto generale affoga l’Italia spinta giù anche dalla gigantesca truffa che si nasconde dietro una sigla politica che si chiama “popolo della libertà”, in cui il popolo non può nemmeno decidere chi eleggere. Quanto alla libertà chiediamo quale sia quella dei cittadini di Taranto, degli operai dell’Ilva, dei disoccupati, dei senza casa, degli agricoltori e dei cittadini di Caserta avvelenati dai rifiuti tossici gentilmente spediti dagli industriali del Nord?
Questa famosa “libertà”, invocata genericamente da tutti, ma in particolare dalla destra populista, di che cosa è fatta, quali sono le sue componenti principali? Sono tre: la libertà religiosa, quella di voto, la libertà economica.
Su quella religiosa, almeno in Europa, non ci sono problemi, le guerre di religione sono alle spalle, l’ateismo è tollerato e, in genere, i cosiddetti cristiani nella vita reale non applicano quasi nulla dei principi che dicono di condividere e di considerare sacri.
Quella di voto, almeno in Italia, è una libertà condizionata, quasi inesistente, sia per la presenza di una legge elettorale truffa o porcata che ci impedisce di eleggere persone di nostra fiducia, sia perché tutte le informazioni che circolano sono manipolate da chi possiede giornali e TV (la famosa libertà di stampa) in mano ad oligarchie economiche e ai partiti politici che si sono spartiti la RAI.
Quanto alla libertà economica, alla faccia dei marpioni che affermano che le classi sociali non esistono più, essa è ferocemente e duramente stabilita dalla forza del denaro e della proprietà privata a fronte di un vasto proletariato che non possiede nemmeno la casa per abitare e può solo vendere la propria forza lavoro.
L’unico modo decente di parlare di libertà economica a queste persone dovrebbe necessariamente riguardare un reddito di cittadinanza, un programma adeguato di edilizia popolare, da realizzarsi con tutto il denaro che viene sprecato con le spese militari, per gli enti inutili come le province e il Senato, con il finanziamento pubblico dei partiti e dell’editoria, l’8 per mille alle chiese, la TAV, ecc. ecc.
Si può incominciare a parlare di democrazia solo se nessuno viene lasciato indietro senza reddito e senza casa, e la tanto decantata Costituzione è segno che va aggiornata visto che non ha reso esecutivi il diritto al lavoro e ad un alloggio e permette ad un monopolista dei media di diventare primo ministro.
Quella che oggi si continua fraudolentemente a chiamare democrazia è in realtà il dominio delle oligarchie capitaliste, delle banche, dei proprietari dei media, delle mafie, delle associazioni segrete, delle lobby, dei politici di professione, dei sindacati, che vogliono solo che le cose restino come sono.
Disoccupati, precari, popolazioni inquinate sono oggi senza rappresentanza politica. Devono capire che si devono fidare solo di se stessi, autogestire l’antagonismo, far crescere nelle iniziative e nelle lotte, una nuova classe dirigente.

A CHI INSISTE NELL’EVOCARE UNA RIVOLUZIONE VIOLENTA
Viviana Vivarelli

Contro la violenza io ho solo la ragione.
Chi usa la violenza si mette da subito nella parte del torto.
La rivoluzione francese non vinse perché fu violenta, perché dopo venne la restaurazione, tornò la monarchia, si persero le conquiste sul campo. Vinse perché restarono le idee, restò la profonda trasformazione culturale dei Francesi e si allargò l’influsso delle idee politiche dell’Illuminismo su tutte le costituzioni del mondo.
La rivoluzione americana non vinse perché buttò le balle di thé in mare o perché i coloni ebbero la meglio militarmente sugli Inglesi, vinse perché produsse una Costituzione e una nuova idea di democrazia che influenzò altre democrazie nel mondo.
Oggi vediamo fallire o abortire altre grandi rivoluzioni che hanno usato la via del sangue: quella siriana anzitutto e poi quella egiziana, turca o tunisina…mentre la rivolta spagnola o di Wall Street si perdono nel nulla.
Non sarà con la rivolta di piazza che risolleveremo questo Paese.
Il sangue chiama solo altro sangue e giustifica altre barbarie.
La cricca di finanzieri che ha costruito l’attuale idea di Europa ha messo nella Costituzione Ue la condanna decisa di qualunque rivolta di piazza fino a giustificare il ritorno della pena di morte contro un popolo che si ribella all’oppressione di un pessimo Governo.
E poi gli Italiani sono un popolo pacifico che non ha mai saputo fare una rivoluzione e non avrebbe fatto nemmeno il Risorgimento se non si fosse appoggiato all’esercito piemontese.
Noi siamo il popolo meno rivoluzionario della Terra.
Possiamo tentare solo una rivoluzione culturale, che cammini sulle strade dell’informazione, della verità, della denuncia e illumini progressivamente il numero maggiore possibile di persone.
Non esiste potere che non si fondi sull’accettazione e sul sostegno di una larga parte della gente. Quando questa accettazione si rivolterà in critica e quando questo sostegno si trasformerà in opposizione, il potere di questa gente falsa e nemica dell’Italia finirà.
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Spinoza
Enrico Letta: “E’ meglio votare Berlusconi che Grillo”. Neanche lui prende in considerazione l’ipotesi di votare PD.
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Letta, stai a pazzià?
Qualcuno gli presenti Bersani.

Enrico Letta “Meglio votare Berlusconi che Grillo”
Per te e per tuo zio di sicuro.
Zio Gianni ringrazia.
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Piccoli D’Alema crescono.
Enrico Letta “Meglio votare Berlusconi che Grillo”. Il bipolarismo funziona così.
In effetti passare da “Berlusconi dimettiti” a “Grillo dimettiti” sarebbe dura.
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Quando Letta fu nominato da Napolitano (Letta non è mai stato eletto, esce dall’antidemocrazia ma Scalfari non se n’è mai accorto) Spinoza scriveva:

Letta è la persona di cui il nostro Paese ha bisogno per uscire dalla Crisi e trovare un via piú veloce per le Indie
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Enrico Letta sale al Quirinale. Formerà un governo di inutilità nazionale.
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Lo zio Gianni lascia andare avanti Enrico. Letta Continua.
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L’Incarico a Letta. VeDrà lui
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Napolitano chiama Enrico Letta al Colle.
Il primo Presidente del Consiglio giovane?
Non preoccupatevi, l’importante è essere vecchi dentro.
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“Ciao Enrico, sono zia. Ho fatto il ragù. Se vuoi venire per pranzo, così con zio Gianni fate le larghe intese”.
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.. meglio: Le lasche intese.
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“Allora, presidente, chi devo convocare per dargli l’incarico?”
“Letta.”
“Letta quale, scusi?!”
“Uh, come la fai sempre lunga: quello che trovi prima.”
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Enrico Letta riceve l’incarico da Napolitano.
“Mescola lentamente, sennò fa i grumi.”
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Amato si dichiara soddisfatto della nomina di Letta. Ha 30.000 motivi al mese per fottersene.
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Si scrive “Letta”, si legge “Spam”
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Enrico Letta è uno giovanile, appena ricevuto l’incarico ha dichiarato: “Bella zio!”
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Visto che Pd e PdL difficilmente troveranno l’accordo su IMU, IVA, PIL, BCE… hanno basato l’intesa sul DNA.

SOTTO IL GIOGO DI UNA MALIGNA STUPIDITA’
Viviana Vivarelli

Ogni giorno corro e mi do da fare per sbrogliare pratiche complicate che sembrano non aver mai fine e sempre incontro persone surreali che mi mettono i bastoni tra le ruote o sembrano divertirsi solo a crearmi delle complicazioni o fanno male il loro lavoro.
Credo che sia un grandissimo male la malvagità, credo che sia pessima la corruzione, credo che sia stressante e infinita l’ignoranza, ma la cosa peggiore di questo Paese è la burocrazia, la stupidità maligna delle leggi e la cialtronaggine degli infiniti impiegati che si incontrano ogni giorno e che fanno male il loro lavoro doppiando la cattiveria insulsa e dannosa dei politici e operando solo contro i cittadini. E mai una volta che stiano dalla loro parte! Queste due classi di boriosi, inefficienti e maligni rappresentanti del potere, dall’alto dello scranno al basso infimo dello sportello, sono una vera piaga nazionale.
Ogni giorno di più capisco e apprezzo le battaglie che mio marito faceva quotidianamente arrabbiandosi e lottando contro i mulini a vento di un Paese impossibile. Ogni giorno apprezzo di più la frase della cameriera italiana a Berlino che non voleva tornare in Italia, perché, diceva: “Qua non devo difendermi da nessuno!”.
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BEPPE GRILLO
Marziano: “Vorrei qualche conferma. Sono uno studioso del suo Paese e qualcosa non mi torna. Ma è vero che 8 milioni di italiani sono diventati dei poveracci? Come è successo? Un Paese che era tra le prime potenze industriali. E poi è vero che Alitalia è stata comprata dalle Poste Italiane, che Enrico Letta è presidente del Consiglio e Napolitano è due volte presidente della Repubblica? Mi dica che sono delle falsità. E quel tizio che era fallito vent’anni fa con una montagna di debiti, si l’amico di quello grosso, Craxi, ha veramente governato il Paese per anni?”
Passante: “Le confermo ogni cosa.”
Marziano: “Permetta, questa è fantascienza. E’ vero che i leader sono ancora Bossi, D’Alema, la Finocchiaro, Cicchitto e Formigoni? Sembra “Ritorno al futuro”. Abbia pazienza, neppure nei romanzi di Asimov succedono cose del genere. Questi hanno rovinato l’Italia e ancora la guidano dopo vent’anni. Ma quale popolo accetterebbe tutto questo?”
Passante: “Guardi ho da fare. Se vuole avere maggiori informazioni legga i giornali e segua la televisione, come la maggior parte degli italiani.”
Marziano: “Scusi se insisto, ma nello studio della Storia dell’Universo non ho mai trovato una situazione simile. Come dite voi qui, “Mazziati e contenti”? Gli stipendi più bassi, le tasse più alte, la disoccupazione giovanile record dal dopoguerra e, contemporaneamente, gli stipendi dei parlamentari più alti, il finanziamento pubblico ai partiti per centinaia di milioni. Come fate? Qual è il vostro segreto?”
Passante: “Devo verificare quello che mi sta dicendo. Lei è scusabile, non è di queste parti, ma Letta e Saccomanni hanno visto la luce in fondo al tunnel. Perché dovrebbero mentire? Io sono ottimista.”
Marziano: “Un procuratore a Palermo ha fatto un appello alla mafia perché si stacchi dalla politica. Ecco, questo non può essere vero. E ho saputo che Dell’Utri è ancora a piede libero e che Falcone e Borsellino sono stati uccisi anche grazie a un accordo Stato-mafia. Altro che “Cronache Marziane”. Quando si toglie l’impossibile, tutto il resto è probabile. Voi state smentendo questa teoria. Per voi l’impossibile è realtà.”
Passante: “Lei è un provocatore. Ascolti la RAI o Mediaset, legga i quotidiani nazionali, centellini le parole di gente del calibro di uno Scalfari o di un Severgnini e poi ne riparliamo. Si informi, caro alieno, si informi, come fanno tutti gli italiani che votano pdl e e pd. Non possono essere tutti imbecilli, via… Lei sta diffamando un Paese. Guardi se trovo un vigile la denuncio.”
Marziano: “Si calmi. Sto solo facendo una ricerca. E, a proposito, ho trovato un dato interessante. L’Italia è agli ultimi posti per la libertà di informazione. Cosa può dirmi su questo?”
Passante: “Certo se tutti dicono le castronate che dice lei, altro che disinformazione. Studi, caro il mio marziano, si applichi prima di aprire le due bocche che si ritrova.”

VV
Dunque questo Paese è sotto il giogo di un impotente pervertito che si fa dominare da una lesbica rampante che caccia dai suoi palazzi i politici a lei non graditi, e questo rottame umano è ben sorretto da un partito insurrezionalista e separazionista come la Lega, ben lieta una volta di più a fare gli interessi di corrotti, mafia e P2, mentre il partito che doveva essere il suo antagonista naturale presentandosi come diverso e vincere a mani basse si fa in quattro per spaccarsi al proprio interno e mettersi contro i suoi elettori sostenendo il primo corrotto d’Italia, quello che assieme al Pd ha rovinato per 20 anni questo Paese.
E anche di fronte a questo quadro che chiamare macello o bordello sarebbe per difetto, ci sono elettori che insistono a difendere questi e quelli mentre i media imperversano a blaterare di nulla nella peggiore campagna di disinformazione dei cittadini che si sia mai vista in Occidente.
E tuttavia qui si muore senza un AMEN!
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E godetevi queste perle istituzionali

Razzi e la Corea del nord (CROZZA)


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LE ORE DEL LAVORO

Forse si dovrebbe sapere che le ore lavorative non sono le stesse nel mondo.
Il massimo di sfruttamento si ha in Cile con 2.068 ore l’anno.
Al 3° posto la Grecia, con 2.017 ore di impiego annuale per ogni singolo lavoratore, in vetta alla classifica europea per ore di lavoro pro capite.
Al contrario, la Germania è tra i paesi europei che richiede meno sforzi ai suoi cittadini: un lavoratore tedesco in media lavora solo 1.408 ore all’anno, piazzandosi così al penultimo posto. Ultima l’Olanda con 1.337 ore. Dunque un lavoratore greco, secondo l’OCSE, nel 2010 ha lavorato il 40 % di più rispetto a un suo pari tedesco.
L’Italia è settima con 1.778 ore di lavoro annuali pro capite.
Se però si guarda alla produttività, in testa ci sono Lussemburgo e Norvegia. Poi vengono Irlanda, Belgio, Olanda e Francia. La Germania è settima, dunque non solo i lavoratori tedeschi lavorano poco ma rendono anche meno.
..
Ma come si fa a votare il Pd?????

D’Alema: l’inciucista
Veltroni: il logorroico
Bersani: il farfugliante
Letta: la gatta morta
Renzi: la cheerleader
..
Carlo Lavore
Tra i 4 candidati non c’è nessuna differenza. Quatto facce della stessa medaglia. Spero nel fallimento di queste primarie. Ogni voto dato a questo PD, partito defunto, è un voto di legittimazione a un partito che ai lavoratori ha fatto più male che bene, un partito che potrebbe chiamarsi pure partito Vanna Marchi, non c’è differenza, vendono aria fritta allo stesso modo. Per esempio: legge Fornero sull’età pensionabile, Bersani continuava a dire: ci vuole flessibilità, e poi vota questa legge senza flessibilità pensionabile. In campagna elettorale l’età pensionabile flessibile per il PD era una priorità, con Letta non si parla più di flessibilità pensionabile. Dal 1956 una legge dichiarava inutili 350 enti e non sono bastati 57 anni per eliminarli, però è bastata solo una notte per beffare gente a cui mancava 1 o 2 anni per andare in pensione e allungare la loro attesa di altri 5 o 6 anni, il tutto senza toccare i privilegi delle pensioni d’oro e ritardando l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro. I nonni al lavoro i nipoti disoccupati, questo è il riformismo del PD, partito defunto. Mai più un voto a questo pseudo partito del socialismo europeo, traditore dei lavoratori. Bersani ha votato la legge Fornero, Renzi dice che questa legge è ottima, anche se penalizza prima di tutto i giovani. Dove sta la differenza tra il vecchio Bersani e il giovane Renzi? Se questo partito dovesse sparire, nessuno ne sentirebbe la mancanza….
Il presentatore annunciò: “Ecco a voi il niente!” e si presentò il Pd.

Oreste
Legge Severino, già 37 i decaduti. Ma per il Pdl è incostituzionale solo per B.
Sono 17 i consiglieri regionali (più 20 tra provinciali e comunali) che hanno dovuto lasciare lo scranno e la vita politica a seguito di decreti firmati dal premier applicando la norma che è ormai l’incubo del suo principale alleato di governo. Nessuno ha preteso di salvarli in nome della loro agibilità politica, dell’incostituzionalità e della illegittima retroattività della 235. Pensate che gli ultimi decreti di applicazione della legge Severino li ha firmati Letta: atto dovuto come presidente del Consiglio. Altro che voto palese o meno!

SERGE LATOUCHE

Latouche è un economista e filosofo francese. Animatore della Revue du MAUSS, presid. dell’associazione «La ligne d’horizon»,prof. emerito di Scienze economiche all’Università di Parigi XI e all’Istituto di studi sullo sviluppo economico e sociale di Parigi. È tra gli avversari più noti dell’occidentalizzazione del pianeta e sostenitore della decrescita conviviale e del localismo. Conosciuto per i suoi lavori di antropologia economica, critica il concetto di economia intesa come attività di mera scelta tra mezzi scarsi per poter raggiungere un fine. Si rifà alla definizione di economia sostanziale, attività in grado di fornire i mezzi materiali per soddisfare i bisogni delle persone. Critica il concetto di sviluppo e di razionalità ed efficacia economica, che appartengono ad una visione del mondo che mette al 1°posto il fattore economico; per Latouche invece si deve decolonizzare l’immaginario occidentale, colonizzato dall’economicismo sviluppista.
Critica anche lo sviluppo sostenibile, estremo tentativo di far sopravvivere lo sviluppo, cioè la crescita economica, facendo credere che da essa dipenda il benessere dei popoli, quando i maggiori problemi ambientali e sociali del nostro tempo sono dovuti proprio alla crescita ed ai suoi effetti collaterali; per cui occorre una strategia di decrescita, incentrata sulla sobrietà, sulle
“8 R”: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare.
Essendo un difensore delle realtà locali, è stato tacciato di relativismo. Lui obietta che il preteso universalismo è solo il tentativo della ‘tribù occidentale’ di imporre il proprio modello al mondo. Occorre invece rispettare le diversità e farle dialogare tra loro in un quadro di coesistenza.
Nemico del consumismo e della razionalità strumentale, Latouche è un intellettuale molto originale che per certi versi piace sia alla dx radicale che alla sx antagonista e dovrebbe piacere anche alla Lega, ma è diventato uno dei leader intellettuali del movimento no global mondiale per il suo attacco al neoliberismo e alla sua sfrenata avidità di capitale e di potere.
Latouche indica gli effetti perversi dello sviluppo economico neoliberista, che hanno portato alla distruzione del pianeta e al saccheggio della biosfera, peggiorando la vita di miliardi di persone. Alla società della crescita convulsa e forzata che ha portato inquinamento, sfruttamento, aumento della miseria e dell’ingiustizia economica e sociale, Latouche contrappone un nuovo stile di vita, che chiama “decrescita”.

“Continuando come adesso dove andiamo? Dritti contro un muro. Siamo a bordo di un bolide senza pilota, senza marcia indietro e senza freni, che sta andando a fracassarsi contro i limiti del pianeta”.

“Occorre abbandonare l’obiettivo fideistico della crescita illimitata ad ogni costo, orientata ad un crescente profitto da parte di un ristretto gruppo di capitalisti che tentano di sottomettere ai loro voleri tutto il mondo, fregandosene delle conseguenze disastrose per l’ambiente e per l’umanità. Essi hanno ridotto la società intera a puro strumento e mezzo della loro avidità di lucro e hanno fatto dell’uomo “lo scarto di un sistema che punta a renderlo inutile e a farne a meno”.

“Consumiamo troppo, mangiamo troppo, buttiamo troppo. Soprattutto viviamo nella convinzione che sia possibile una crescita infinita in un luogo, quale è il nostro pianeta, finito, ignorando limiti ed entropia. Dunque che fare per cambiare le cose? Bisogna cambiare paradigma. Ma quello neoliberista ce lo hanno infilato talmente bene in capo che è come cambiare religione. Bisogna abbandonare l’idolatria della crescita che ormai, è chiaro, è solo crescita di capitale per alcuni e crescita di miseria per tutti altri.”

Le 8 R
-Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L’altruismo dovrà prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui valori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.

-Ricontestualizzare. Modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. L’economia attuale, infatti, trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione.

-Ristrutturare. Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.

-Rilocalizzare. Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).

-Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”.

-Ridurre. Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.

-Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.

-Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.

Il problema è che ci hanno condizionati mentalmente a credere che la crescita sia un bene e che da essa dipenda il nostro lavoro e il nostro benessere. Ma qui stiamo parlando di ‘crescita economica’, e di un modello di crescita economica che è stato imposto al mondo da una ristretta cricca di capitalisti che per benessere e per sviluppo intende solo il proprio, usando per massimario sistemi cinici di totale disprezzo per il pianeta e per chi lo abita. Per questo Latouche dice che ci hanno ‘colonizzato’ il cervello, cioè ci hanno abituato a pensare in un certo modo, e la vera rivoluzione consiste nel ‘decolonizzare i cervelli’, cioè nel liberarli dal condizionamento pavloviano che li porta ad essere servi consenzienti del sistema.
Ci dicono che dobbiamo per forza aumentare il Pil, tutto gira attorno al Pil, le tasse, i tagli allo stato sociale, le riduzioni dei diritti del lavoro, ma ci ingannano.
Se il Pil aumentasse del 3,5 % l’anno, in un secolo aumenterebbe di 31 volte, col tasso di crescita cinese del 10% addirittura di 736 volte. Sarebbe il paradiso. Ma è così? Niente affatto. Il mondo non va affatto verso il paradiso, va verso l’inferno. I popoli sono stati sacrificati in nome di paradigmi economici divinizzati e indiscutibili e vanno verso una miseria crescente in nome del Pil e dei suoi sacerdoti. Non si può continuare ad avere governi che sacrificano i diritti e il futuro dei popoli in nome del Pil, che è diventato la nuova divinità astratta che esige sacrifici umani. Occorre una rivoluzione culturale che abbatta i criteri del neoliberismo in nome di una vita più umana, che valorizzi l’uomo, non il Pil, perché deve essere l’uomo il centro del sistema e non il lucro o il potere di una ristretta cricca di oligarchi che pensa solo al proprio interesse personale uccidendo il mondo.

Rivalutare
I valori borghesi del secolo scorso un poco alla volta si sono prosciugati, lasciando soltanto dei gusci vuoti: megalomania individualistica, rifiuto della morale,egoismo. La società della decrescita dovrà poggiare su un sistema rovesciato di valori. “Amore della verità, senso della giustizia, responsabilità, rispetto della democrazia, elogio della differenza, dovere di solidarietà, uso dell’intelligenza”.

Riconcettualizzare
Diventa necessario ripensare alcuni concetti fondamentali come quelli di ricchezza e povertà, “ma anche il binomio infernale, fondatore dell’immaginario economico, rarità/abbondanza”.

Ristrutturare
“Ristrutturare significa adeguare l’apparato produttivo e i rapporti sociali al cambiamento dei valori”. Per es. si potrebbero riconvertire le fabbriche automobilistiche in fabbriche di macchinari per il recupero di energia attraverso la cogenerazione.

Rilocalizzare
Quello della località è uno dei concetti cardine di tutto il paradigma della decrescita e anche uno dei più anti moderni. “Se le idee devono ignorare le frontiere, al contrario i movimenti di merci e di capitali devono essere limitati all’indispensabile”. La cultura, la politica e il senso della vita devono ritrovare un “ancoraggio territoriale”

Ridurre
Ridurre significa innanzitutto ridurre gli sprechi, in modo da gravare di meno sulla nostra povera biosfera. È inaccettabile che oggi i paesi ricchi producano 4 miliardi di tonnellate di rifiuti l’anno. Altre cose da ridurre urgentemente sono gli orari di lavoro, per restituire il tempo a tutto quello che rende la vita degna di essere vissuto e il turismo di massa, con le sue gravose conseguenze, come l’inquinamento e la distruzione delle destinazioni che subiscono questo turismo.

Riutilizzare/riciclare
Forse la più scontata delle “R”, è un concetto ormai dato per acquisito, allora come mai le amministrazioni e la politica non lo hanno ancora trasformato in un cardine del nostro sistema produttivo?

Latouche dice che i neoliberisti che imperversano da quando è iniziata la civiltà industriale hanno ‘colonizzato’ i nostri cervelli, cioè ci hanno indotto a credere a dei presunti valori come se fossero indiscutibili e assoluti. Per es. “Tutto è mercato” “La globalizzazione è bene” “Tutto si misura col PIL” “L’economia è il fine ultimo della vita umana”.
Questi ‘dogmi’ vanno abbattuti. Non è vero che tutto è mercato, perché significherebbe che ogni cosa, persona o valore è una merce. Non è vero che tutto deve essere globalizzato. Ci sono valori e qualità e beni e modi di vivere che sono locali e hanno un valore intrinseco che deve essere rispettato. Non è vero che tutto si misura col Pil. Il Pil è il prodotto interno lordo e misura anche le spese per un terremoto, una strage, un cataclisma, una guerra, ma non misura il volontariato, gli atti non profit, le infinite cose che facciamo ogni giorno per amore, per amicizia, per aiuto umano. E non è affatto vero che ogni cosa esistente deve avere come fine ultimo l’economia neoliberista. Ci sono valori umani superiori, come la partecipazione, la solidarietà, il rispetto reciproco, gli ideali, i progetti di vita non utilitaristici. L’economia è un semplice mezzo della vita umana e non potrà mai essere il suo fine ultimo o divorerà l’uomo sull’altare del lucro di pochi potenti.
In un mondo deve l’economia (e dunque il potere dei potentati economici) domina tutto, anche la giustizia diventa ingiusta perché le leggi sono fatte o interpretate o violate da chi può permettersi di farlo da una posizione di forza economica. Ma ci fanno credere che ciò che è legale sia giusto. Niente di più falso. In un Paese dove è il potere economico a fare le leggi, chi è povero avrà sempre torto e chi è ricco resterà sempre impunito. Legale non equivale a giusto.
..
Noi siamo i vivi morenti
Loro sono i morti viventi

..
« All’ordine Facite Ammuina,
tutti coloro che stanno a prua vadano a poppa
e quelli a poppa vadano a prua;
quelli a dritta vadano a sinistra
e quelli a sinistra vadano a dritta;
tutti quelli sottocoperta salgano sul ponte,
e quelli sul ponte scendano sottocoperta,
passando tutti per lo stesso boccaporto;
chi non ha niente da fare, si dia da fare qua e là.
»

Firmato:
l’Ammiraglio Giuseppe di Brocchitto e il “Maresciallo in capo dei legni e dei bastimenti della Real Marina” Mario Giuseppe Bigiarelli.
alias il capintesta Berlusconi e il semprevice Alfano
ad gloriam posterorum.
..
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