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Monday June 26th 2017

IL DOVERE DELLA SPERANZA

MASADA n° 1491 20/10/2013 IL DOVERE DELLA SPERANZA
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(Rothko)

Blog di Viviana Vivarelli
(Alcune immagini sono state prese dalla mostra ‘Jackson Pollock e gli irascibili’ di Milano)

L’economia pilotata – La speranza attiva deve superare le certezze impossibili – Basta con le generalizzazioni sugli Italiani! – Cancellare subito la sconcezza della Bossi-Fini – L’odio dal diverso – Travaglio e la legge Grillo/Casaleggio – Basta finanziare le banche! – Grillo e la Costituzione- Se si aumentano le tasse, cala il gettito per lo Stato – Tra il 2008 e il 2012 l’UE ha approvato aiuti alle banche per 4.500 miliardi di euro, una somma pari al 37% del PIL totale europeo – Come le politiche sbagliate di Ciampi e Andreatta abbiano fatto esplodere il debito- La crisi della scuola

Apologo di Shih-shuang
Un giorno Shih-shuang stava setacciando del riso quando il maestro Kuiei-shan gli disse:
“Non dovresti buttare ciò che i benefattori del nostro monastero ci hanno dato”.
Shih-shuang disse:”Non butto niente”.
Kuei-shan prese un granello di riso da terra e chiese: “Tu dici di non buttare niente… da dove viene fuori, allora, questo?”
Shih-shuang non seppe cosa rispondere…
Nessuno può dire se quel chicco di riso sia uscito dal crepaccio o sia germinato da una piantina nata in precedenza.
Il maestro Kuei-shan continuò: “Non disprezzare questo granello di riso, centomila chicchi nasceranno da quest’unico granello”.
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Capisco chi mette dei dubbi alla speranza
Gli anni passano, le nostre condizioni si deteriorano, il Paese è governato sempre peggio, le bugie pubbliche diventano sempre più gravi, la democrazia scompare come il grano sotto le locuste, l’inerzia collettiva sembra tragica e irrimediabile, chi delinque ha la meglio e si impone con incredibile sfacciataggine, le volpi e i lupi hanno il potere e lo usano per distruggerci, i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, i nostri problemi pubblici e privati lungi dall’essere risolti si aggravano, la burocrazia è assurda e maligna, il Potere oscuro e indecifrabile, i media formano ormai un cerchio inestricabile di menzogne e calunnie che ci deforma giorno per giorno, persino il nostro Movimento che credevamo perfetto mostra lacune e ostacoli interni, e niente all’orizzonte sembra darci una speranza.
Eppure io credo che la speranza non sia figlia della realtà, ma della volontà.
Credo che la speranza sia figlia di una scelta.

Una scelta di voler migliorare il mondo, che si accresce via via che rifiutiamo i mali del mondo, che ci ribelliamo, che non perdiamo la sacrosanta voglia di cambiare quello che non va bene, di sanare quello che è guasto, di lottare per il bene di tutti in cui si esalta, infine, il massimo bene della nostra coscienza.
E questa volontà non la abbatteranno né i falsi politici, né i ciarlatani da strapazzo, né i giornali di regime, né i nuovi o vecchi venditori di anime, né gli eterni spacciatori di inganni.
Questa volontà è ciò che ci tiene in vita e ci fa andare avanti.
Perché questa volontà fa di noi dei mondi nuovi in cammino.
E finché questa volontà esisterà in noi, manifestando la nostra parte più umana, la speranza non verrà a morire, né ora né mai!.
Il mio motto è quello di Chesterton e dovrebbe essere il motto di ogni uomo di buona volontà: “E’ impossibile ma tenterò!”
Tutti i più grandi balzi nella civiltà umana si devono a persone che hanno tentato l’impossibile e ce l’hanno fatta.
L’impossibile lo stiamo già facendo, per i miracoli ci stiamo attrezzando.
Eraclito diceva: “Bisogna volere l’impossibile perché l’impossibile accada”.
Tutta la storia è costellata di eventi che erano stati dati come impossibili: il voto alle donne, la parità di diritti ai neri, la liberazione dell’India, la condanna della guerra, la fine della monarchia, la caduta dello stalinismo, la sconfitta del nazismo.
E’ crollato l’impero romano, crollerà anche il turbocapitalismo.
Non esiste servo o schiavo che non si possa liberare.
La mia speranza risiede sulla constatazione che c’è anche molta bontà nella natura umana e non esiste distorsione delle coscienza che non possa essere sanata da un processo di autoliberazione che porti a cercare la verità e ad agire secondo questa.
Sono sempre stata una insegnante per vocazione. E non si può essere un insegnante senza questa immensa fiducia nell’evoluzione di ognuno.
Col pessimismo e l’autodenigrazione non è mai stata vinta nessuna battaglia e davvero oggi più che mai in Italia non abbiamo bisogno né di pessimisti né di denigratori.
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Giuseppe Marcuzzi
Diciamola tutta: o l’Italia diventa un paese normalmente capitalista con tutto il bene e il male che si porta dietro o questo modello (solo italico) và a fondo, insomma avviso ai naviganti o si cambia rotta o gli scogli ci vengono addosso!!
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Questo Paese sta diventando un campo da preda del capitalismo.
E non è mai accaduto che i vincitori facessero partecipare del loro potere i vinti.
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Bossi-Fini, Fini-Giovanardi, pacchetto Maroni, Legge Calderoli, porcellum, secessione, pareggio del bilancio in Costituzione, azzeramento dello stato sociale, sistema Marchionne, apartheid, disparità femminile, abbandono dei miseri, protezione dei pedofili, prescrizioni ai potenti, tetto di vetro per le donne, chiusura di ospedali e tribunali, nuove missioni militari per ‘esportare democrazia’, cacciabombardieri per portare bombe atomiche, corrotti sempre impuniti nelle istituzioni, stravolgimenti della Costituzione, predazioni passate per riforme, programmi elettorali calpestati e traditi, menzogne dei media, lavaggio del cervello delle tv, inganni europei, abusi di banche e borse, dittatura della finanza, le ragioni del mercato, i club dei potenti, i diktat del Fondo Monetario e della Banca Mondiale….
Ma davvero dobbiamo portarci dietro tutta questa zavorra?

Nessuno può avere la massima certezza di nulla.
Se aspettiamo delle certezze, possiamo anche ammazzarci stamattina.
Pascal diceva: tra credere in Dio e non crederci scelgo l’opzione più conveniente
Io dico: tra credere di poter cambiare in meglio questo Paese e non crederci affatto scelgo quello che è migliore per me e per tutti. Se non crederò in nulla, morirò nel mio pessimismo inetto senza fare nulla e condurrò una vita acida e infelice senza essere di aiuto a me e agli altri. Se crederò di poter cambiare in meglio qualcosa, mi darò da fare, vivrò con la consapevolezza di un domani migliore, agirò in ogni mio atto per realizzarlo e non solo sarò più felice e più piacevole per chi mi ascolta, ma diffonderò speranza e azione e riuscirò magari, insieme a tanti altri, a contribuire positivamente al futuro del mondo. Un primo risultato è immediato: se credo nel Bene in me e negli altri e mi sento al centro di una lotta intrepida per farlo fiorire nel mondo, mi sentirò immediatamente meglio, più forte, più attiva, più dinamica. Come sia l’opposto, non lo voglio neanche immaginare.
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“E’ pazzesco quello che l’uomo può inventare / per distruggere l’uomo / e poiché tutto questo avviene normalmente / l’uomo si crede vivo ed è già quasi morto / e già da molto tempo / va avanti e indietro in un triste scenario”
Jacques Prèvert

“C’est fou ce que l’homme invente pour abîmer l’homme
et depuis ce qui est normalement fait
l’homme est censé vivre et est déjà presque mort
et pendant une longue période
va et vient dans un triste spectacle
.”
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Tukko 67
Diversi fatti hanno dimostrato che questa economia è completamente slegata dai fatti reali, una sorta di economia “pilotata”, con un solo fattore sempre costante: Il prelievo abnorme di liquidi nelle tasche dei cittadini “comuni”, quelli che non possono evadere nemmeno volendo essendo dipendenti tassati prima di incassare i dané. Questa crisi da dove sbuca ? Ci sono state carestie di cui siamo all’oscuro ? Possibile che il fenomeno del signoraggio, praticamente da solo, causi una crisi globale ?
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L’unica carestia che vediamo è quella delle coscienze.
E il neoliberismo sfociato nel turbocapitalismo è il frutto della peggiore crisi delle coscienza di una civiltà industriale ormai alle corde che è nata due secoli fa esattamente con lo scopo di massimare i guadagni di pochi sulla pelle dei molti.
Da questo assioma ripetuto dall’industria alle finanze, dal piccolo speculatore al grosso politico, nascono i guai di una civiltà che è implosa in se stessa per aver posto come suo unico idolo il lucro personale.

Penso che mi sono stancata di sentire discorsi generici sugli Italiani generici e sono stufa di leggere discorsi qualunquisti, negativi e estremamente noiosi e ripetitivi,che bocciano gli Italiani tutti in categorie irricevibili dicendo con fatalismo: “Siamo così, non c’è niente da fare”. E’ come se la volontà di chi scrive intendesse incastrare “gli Italiani” in una classificazione che sembra una lapide,per cui “Siamo così”, “Diamoci pace,”Non cambierà niente!” e morta lì. Ma a che servono questi discorsi pessimistici e suicidi? Niente di più falso, sterile e inutile, anzi niente di più fatalistico e controproducente!
Non esiste “l’Italiano” come classe,razza o status.
Non esiste un DNA,una sorte,una fatalità eterni e dettati dal cosmo.
Ci sono “gli Italiani”, che sono persone, alcune furbette, ipocrite e opportunista, altre decisamente criminali, ma conosciamo tutti un’infinità di buone persone, civili, aperte al miglioramento, sane dentro, che hanno valori morali, principi democratici e rispetto civile.
Siamo il Paese che ha più volontari di tutto il mondo.Abbiamo dato alla civiltà geni,scopritori, inventori, santi. Abbiamo lottato in ogni tempo contro le ingiustizie e le oppressioni.
9 milioni di Italiani hanno votato il M5S perché non sono rassegnati affatto al peggio, e in tutti i partiti o in quel 50% di elettori che non ha votato ci sono altri milioni di Italiani perbene che non si sono piegati al marcio della corruzione politica o a quello della corruzione personale.
Se noi fossimo davvero inchiodati in categorie fisse senza speranza, non varrebbe nemmeno la pena di fare niente e di combattere per un futuro migliore,ma,siccome questi milioni di Italiani perbene ci sono, esistono e non sono stupidi affatto, io credo che sia per noi e per loro che questa battaglia andrà avanti e alla fine avrà successo, alla faccia dei denigratori,dei fatalisti, dei pessimisti e di tutti coloro che con la scusa del “tanto siamo fatti così” non vogliono fare un benemerito ca..o.

(Pollock)

CANCELLARE SUBITO LO SCANDALO DELLA BOSSI-FINI
STEFANO RODOTÀ

Le terribili tragedie collettive sono ormai diventate grandi rappresentazioni pubbliche, che vedono tra i loro attori i rappresentanti delle istituzioni, ben allenati ormai nel recitare il ruolo di chi deve dare voce ai sentimenti di cordoglio, dire che il dramma non si ripeterà, promettere che “nulla sarà come prima”. Il pellegrinaggio a Lampedusa era ovviamente doveroso, arriverà anche il presidente della Commissione europea Barroso, si è già fatta sentire la voce del primo ministro francese perché sia anche l’Unione europea a discutere la questione. Sembra così che sia stata soddisfatta la richiesta del governo italiano di considerare il tema in questa più larga dimensione, guardando alle coste del nostro paese come alla frontiera sud dell’Unione.

Attenzione, però, a non operare una sorta di rimozione, rimettendoci alle istituzioni europee e non considerando primario l’obbligo di mettere ordine in casa nostra. Lunga, e ben nota da tempo, è la lista delle questioni da affrontare, a cominciare dalla condizione dei centri di accoglienza dove troppo spesso ai migranti viene negato il rispetto della dignità, anzi della loro stessa umanità. Ma oggi possiamo ben dire che vi è una priorità assoluta, che deve essere affrontata e che può esserlo senza che si obietti, come accade per i centri di accoglienza, che mancano le risorse necessarie. Questa priorità è la cosiddetta legge Bossi-Fini.

La Bossi-Fini è quasi un compendio di inciviltà per le motivazioni profonde che l’hanno generata e per le regole che ne hanno costituito la traduzione concreta. Per questa legge l’emigrazione deve essere considerata come un problema di ordine pubblico, con conseguente ricorso massiccio alle norme penali e agli interventi di polizia. All’origine vi è il rifiuto dell’altro, del diverso, del lontano, che con il solo suo insediarsi nel nostro paese ne mette in pericolo i fondamenti culturali e religiosi. Un attentato perenne, dunque, da contrastare in ogni modo. Inutile insistere sulla radice razzista di questo atteggiamento e sul fatto che, considerando pregiudizialmente il migrante irregolare come il responsabile di un reato, viene così potentemente e pericolosamente rafforzata la propensione al rifiuto. Non dimentichiamo che a Milano si cercò di impedire l’iscrizione alle scuole per l’infanzia dei figli dei migranti irregolari, che si è cercato di escludere tutti questi migranti dall’accesso alle cure mediche, pena la denuncia penale.

In questi anni sono stati soltanto i pericolosi giudici, la detestata Corte costituzionale, a cercar di porre parzialmente riparo a questa vergognosa situazione, a reagire a questa perversa “cultura”. Già nel 2001 la Corte costituzionale aveva scritto che vi sono garanzie costituzionali che valgono per tutte le persone, cittadini dello Stato o stranieri, “non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”, sì che “lo straniero presente, anche irregolarmente, nello Stato ha il diritto di fruire di tutte le prestazioni che risultino indifferibili e urgenti”. Un orientamento, questo, ripetutamente confermato negli anni seguenti, motivato riferendosi all'”insopprimibile tutela della persona umana”.

Le persone che ci spingono alla commozione, allora, non possono essere soltanto quelle chiuse in una schiera di bare destinata ad allungarsi. Sono i sopravvissuti che, con “atto dovuto” della magistratura”, sono stati denunciati per il reato di immigrazione clandestina. Di essi non possiamo disinteressarci, rinviando tutto ad una auspicata strategia comune europea. I rappresentanti delle istituzioni, presenti a Lampedusa o prodighi di dichiarazioni a distanza, non possono ignorare questo problema, mille volte segnalato e mille volte eluso. Così come non possono ignorare il fatto che lo stesso soccorso “umanitario” ai migranti in pericolo di vita è istituzionalmente ostacolato da una norma che, prevedendo il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, fa sì che il soccorritore possa essere incriminato. A tutto questo si aggiunge la pratica dei respingimenti in mare, anch’essa illegittima e pericolosa per i migranti, sì che non deve sorprendere che proprio in questi giorni il Consiglio d’Europa abbia definito sbagliate e pregiudizievoli le politiche italiane nella materia dell’immigrazione.

L’unica seria risposta istituzionale alla tragedia di Lampedusa è l’abrogazione della legge Bossi-Fini, sostituendola con norme rispettose dei diritti delle persone. Contro una misura così ragionevole e urgente si leveranno certamente le obiezioni e i distinguo di chi invoca la necessità di non turbare i fragili equilibri politici, di fare i conti con le varie “sensibilità” all’interno dell’attuale maggioranza. Miserie di una politica che, in tal modo, rivelerebbe una volta di più la sua incapacità di cogliere i grandi temi del nostro tempo. Siano i cittadini attivi, spesso protagonisti vincenti di un'”altra politica”, ad indicare imperiosamente quali siano le vie che, in nome dell’umanità e dei diritti, devono essere seguite.

Occorre eliminare la Bossi- Fini! Facciamolo subito!
firma anche tu per eliminare questo obbrobrio:

http://temi.repubblica.it/repubblica-appelli/?action=vediappello&idappello=391312&ref=HRER1-1


L’ODIO AL DIVERSO

Premi Nobel contro la Bossi-Fini:
Betty Williams, Nobel per la pace 1976, attualmente impegnata ad accogliere bambini rifugiati in Basilicata, ha mandato una lettera aperta al governo italiano per dire basta con la Bossi-Fini, sottoscritta anche da altri Premi Nobel: John Hume, l’ex presidente del Costarica Oscar Arias Sanchez, John Hume e l’International Peace Bureau

“Dobbiamo dire basta ad una cultura dell’estraneo. Tutti gli esseri umani sono uguali, con gli stessi diritti, con le stesse opportunità. Mentre ancora piangiamo chi non può più avere speranza, abbiamo l’obbligo di agire affinché questa tragedia non debba più ripetersi. Ognuno di noi ha la responsabilità di ciò che è accaduto. Non solo i governi e i politici, le cui responsabilità verranno giudicate dalla storia. E’ per noi preoccupante che in uno dei Paesi del G8 vengano adottate leggi che sono ai limiti del rispetto dei diritti umani. Leggi che rischiano di non riconoscere l’esistenza di vite umane, di storie, di tragedie e che trasformano in criminali coloro che ospitano immigrati e che prestano soccorso. Gli italiani non sono questo. Gli italiani hanno combattuto negli Stati Uniti per il riconoscimento dei diritti civili, non hanno esitato a chiedere l’abolizione di tanti soprusi in Germania, in Svizzera, in Sud America. Gli Italiani, ne siamo sicuri, non vogliono questa vergogna. L’Italia desidera con orgoglio rivendicare la propria natura: la cultura dell’accoglienza.
Per questo motivo ci appelliamo al governo affinché chieda al Parlamento di ridiscutere immediatamente le norme che hanno causato queste ingiustizie: la legge cosiddetta BOSSI-FINI deve essere radicalmente rivista!”.
Firmano anche il premio Nobel per la letteratura Dario Fo, Bergonzoni, Zagrebelsky, Daniel Barenboim, direttore argentino-israeliano del Teatro alla Scala, Carla Fracci, Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo, Michela Murgia e Christian Raimo, il regista Mimmo Calopresti, la giornalista Karima Moual e gli scrittori Silvia Avallone, Andrea Bajani e Nanni Balestrini,
Claudio Gubitosi, direttore Giffoni Film Festival, il drammaturgo e regista napoletano Ruggero Cappuccio e l’attore Gianfelice Imparato, Luca Barbarossa, i Subsonica e Antonello Venditti seguono Ivano Fossati, Claudio Baglioni, Francesco Guccini, Luciano Ligabue, Jovanotti, Roy Paci e l’etichetta Etnagigante, gli Osanna, Francesco Baccini. Enzo Iacchetti

LE LACRIME

Tolsero gli artigli al gatto
e volevano che graffiasse
tolsero la voce all’usignolo
e volevano che cantasse
tolsero l’argilla alla terra
e volevano che fiorisse

ci hanno tolto le lacrime
e vogliono
che ridiamo.

Zuzana Boryslawska

Steed Gamero

Trovo molto condivisibile l’articolo di Travaglio di critica all’intervento veemente di Grillo/Casaleggio contro i due senatori che hanno votato contro il reato di clandestinità.

La legge Grillo-Casaleggio
Marco Travaglio

Nella politica italiana si fronteggiano ormai due modelli: da un lato quello fin troppo elastico dei vecchi partiti, che se ne fregano dei loro elettori e fanno il contrario di quello che han promesso in campagna elettorale perché tanto, poi, in qualche modo, i voti li raccattano lo stesso; dall’altro quello fin troppo rigido del Movimento 5Stelle, ossessionato dal “programma” e dal rapporto fiduciario con gli elettori, al punto che Grillo e Casaleggio scomunicano i parlamentari M5S per aver presentato l’emendamento che cancella il reato di clandestinità, solo perché non è previsto dal programma e non è stato sottoposto preventivamente al vaglio della Rete. Intendiamoci, la fedeltà agli elettori e agli impegni presi con loro è un valore: si chiama coerenza e trasparenza. Molto bene fecero Grillo e Casaleggio a far scegliere dagli iscritti al portale (magari pochi, ma liberi) i candidati per il Quirinale. E molto bene fanno a richiamare gli eletti all’impegno di non fare da stampella a governi altrui con maggioranze variabili peraltro non richieste da nessuno. E molto male fece il Pd a far scegliere il candidato per il Quirinale a Berlusconi (prima Marini, poi Napolitano), impallinando Prodi e scartando a priori Rodotà, e poi ad allearsi col Caimano al-l’insaputa, anzi contro la volontà degli elettori: in Germania, prima di dar vita alla Grosse Koalition con la Merkel, l’Spd ha promosso un referendum fra coloro che le hanno appena dato il voto. Ma questo vale per le scelte strategiche, compatibili con tempi medio-lunghi. Per le altre, agli elettori non si può dire tutto prima.
Ci sono emergenze e urgenze che nascono sul momento (in Parlamento bisogna votare a getto continuo sì o no a questo o quel provvedimento) e richiedono risposte fulminee, incompatibili con la consultazione dei sacri testi e del Sacro Web. L’altra sera, a Servizio Pubblico, Rodotà faceva notare come in Parlamento occorra cogliere l’attimo, sfruttare una situazione favorevole che si presenta lì, in quel momento, e poi forse mai più, e bisogna afferrare il treno per la coda prima che passi. Perciò l’altro giorno i parlamentari 5Stelle hanno fatto benissimo a rilanciare una proposta già contenuta nel loro “piano carceri” estivo – quella di abrogare il reato di clandestinità – trasformandola in un emendamento che quel giorno, in quell’ora, aveva buone possibilità di passare. E così è stato: hanno colto alla sprovvista il governo, il Pd e Sel e li hanno costretti a votare con loro: il primo vero e concreto successo parlamentare di M5S, la prima proposta pentastellata a ottenere la maggioranza. Cosa che non sarebbe accaduta se si fosse rinviato tutto di qualche giorno per avviare le complicate procedure di consultazione popolare.
Grillo e Casaleggio contestano sia il metodo sia il merito della proposta, convinti che, inserendo l’abrogazione del reato di clandestinità nel programma elettorale, “il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”. Ma, così dicendo, denotano una profonda disinformazione in materia (dimostrata anche dall’assenza di qualunque proposta, nel famoso programma, sul tema della clandestinità). È vero che quel reato è previsto anche in altri paesi europei, sia pure in forme e con applicazioni diverse da quelle dello sciagurato pacchetto Maroni. Ed è vero che l’immigrazione clandestina non può e non dev’essere lecita: nessuno Stato sovrano può tollerare che circolino indisturbate sul suo territorio persone senza un’identità certa. Ma non tutto ciò che è e dev’essere proibito può esserlo per le vie penali. Esistono anche sanzioni amministrative che, quando funzionano, sono altrettanto o addirittura più efficaci. I clandestini non vanno inquisiti e processati per il solo fatto di trovarsi in Italia (quando commettono delitti invece sì, come gli italiani): vanno semplicemente identificati e poi espulsi dalle forze di polizia.
Ma con un distinguo: nel gran calderone dei “clandestini” in Italia sono compresi non solo gli immigrati che arrivano apposta per delinquere o vagabondare; ma anche gli onesti lavoratori che non riescono a ottenere il permesso di soggiorno perché la Bossi-Fini impedisce loro di regolarizzarsi. Una legge seria dovrebbe distinguerli nettamente: cioè agevolare le procedure di identificazione ed espulsione dei primi (con i mezzi necessari, visto che le questure non hanno soldi neppure per la benzina delle volanti, figurarsi per pagare il biglietto aereo ai rimpatriandi); e quelle di regolarizzazione dei secondi. Poi ci sono i profughi, come gli ultimi sbarcati a Lampedusa, che hanno tutto il diritto di ottenere l’asilo in quanto fuggono da guerre e persecuzioni politiche. Né la Bossi-Fini, né peraltro la precedente Turco-Napolitano, hanno mai aiutato a sciogliere questi dilemmi. Ma tantomeno l’ha fatto il pacchetto Maroni: da quando l’immigrazione clandestina è un reato e non più un’infrazione amministrativa, le presenze di clandestini “veri” in Italia non sono diminuite di una sola unità, anzi han continuato ad aumentare. Chi fugge per disperazione dal suo paese non si lascia certo intimidire da un reato finto, che non prevede il carcere né prima né dopo la condanna e finisce quasi sempre in prescrizione, o al massimo con una multa di qualche migliaio di euro che il condannato non può (o finge di non poter) pagare, visto che non lavora o lavora in nero o delinque. L’unico risultato è l’ulteriore intasamento dei tribunali, già oberati di arretrati spaventosi, con costi spropositati e risultati zero. Grillo (che ha sposato un’iraniana) e Casaleggio non sono né razzisti né xenofobi, come s’è affrettata a scrivere la stampa di regime: semplicemente, essendo abituati al contatto con la gente, conoscono bene i sentimenti profondi e inconfessabili che animano milioni di italiani costretti a una vergognosa guerra tra poveri da una politica inetta e distante. E temono di veder equiparato il loro movimento ai partiti che chiacchierano in tv, piangono ai funerali e non fanno nulla. Ma, sulla clandestinità, i due capi dei 5Stelle hanno perso un’occasione per tacere. Invece di scomunicare i loro bravi parlamentari, dovrebbero elogiarli per il servigio reso all’Italia, e poi fermarsi a ragionare a mente fredda, interpellando qualche esperto della materia, per riempire il vuoto programmatico su un tema cruciale come questo. Con proposte serie e anche severe: non è scritto da nessuna parte che abolire il reato di clandestinità implichi l’iscrizione automatica nel partito dei buonisti, delle anime belle che negano il problema della clandestinità, spesso collegata alla criminalità. I 5Stelle hanno ancora la credibilità per fare proposte, a differenza dei vecchi i partiti che pontificano sull’un fronte e sull’altro, responsabili unici del disastro di oggi, avendo sempre oscillato fra le sparate xenofobe contro i “bingo bongo” da respingere in mare a cannonate e le geremiadi piagnucolose e generiche del-l’“accoglienza” e dell’“integrazione” (che, con la loro inconcludenza, seminano anch’esse razzismo a piene mani). Quindi continuino a insistere per l’abrogazione del reato di clandestinità e di buona parte della Bossi-Fini, e poi propongano con che cosa sostituirle: a partire da un piano straordinario di controlli preventivi e repressivi efficaci, dotando dei mezzi necessari le forze dell’ordine. E la smettano di vergognarsi dei propri successi.

Ora, che Grillo lo voglia o no, i 5stelle che rappresentano il M5S hanno altri assi nella manica, pronti a tirarli fuori appena ce ne sarà l’occasione. Ma nel programma non ci sono. Il famoso programma non li comprende anche se sono già stati presentati come proposte di legge. E allora? Dobbiamo aspettare le prossime elezioni?? Assurdo solo pensarlo!
E non si tratta di cose da poco:
-lo ius soli che allarga le condizioni per acquistare la cittadinanza
-il matrimonio omosessuale
-il divorzio breve
-la possibilità di aborto contro le opposizioni che obiettori di coscienza e legge manifestano negli ospedali
-il testamento biologico
-l’abolizione del diritto di accesso nelle proprietà altrui per la caccia
Sono tutte proposte civili e condivisibili.
Cosa si fa? Si blocca tutto perché questo o quello “Nel programma non c’è”?? Siamo nella fantascienza! Ma cos’è questo programma? E’ una via per fare le cose o un mezzo limitativo per non farle?

NATO SU QUESTO MONDO
LIBERTA’

La libertà non verrà
oggi, quest’anno
o mai
tramite il compromesso e la paura.
Io ho gli stessi diritti
di chiunque altro
di camminare
con le mie gambe
e possedere la terra.
Sono stufo di sentirmi ripetere
Lascia correre
Domani è un altro giorno
Non mi serve la libertà da morto.
Non posso vivere del pane di domani.
La libertà
è un seme robusto
seminato
nella grande necessità.
Io pure vivo qui.
E voglio la libertà
esattamente come te.

Langston Hughes

Pietro Ancona
“Al ridicolo ed al grottesco non c’è mai fine
Renzi loda la Coca Cola perché scrive il suo nome nelle lattine e con ciò dà un colpo alla società dell’anonimato. Non ho capito se è cretino o fa il cretino. Se questo è il pensiero del nuovo grande capo del PD stiamo davvero freschi!”
.
Renzi non è cretino, è un neoliberista puro e rapace, anche più di Monti.
Non vede pecca nel neoliberismo e vuole imporlo a un elettorato che si crede ancora di sx ma ama solo lo spettacolo, un pubblico ormai bolso e incapace di capire, perché ha perso ogni riferimento di sx, storico o ideologico, e arriva ad applaudirlo in modo osceno e grottesco quando elogia il mercato, il sistema Marchionne, la privatizzazione di ogni bene comune, l’azzeramento dello stato sociale e persino la Coca Cola, la più efferata multinazionale, quella che ha squadroni della morte per uccidere i sindacalisti e continuare a tenere i lavoratori del 3° mondo in condizioni da schiavi.
Nella 2a guerra mondiale la Coca Cola fece patti col nazismo.
In tutto il mondo ha violato i diritti umani.
Ha distrutto l’ambiente.
Non ha mai voluto indicare i componenti della sua bibita (droghe, additivi che aumentano la sete e creano dipendenza e perfino fitofarmaci).
In Guatemala fece assassinare chi difendeva i diritti dei lavoratori.
In Colombia è stata accusata di assoldare mercenari paramilitari per uccidere i capi dei sindacati.
Ma Renzi se ne frega e si esibisce in un elogio osceno.
E un pubblico di idioti lo applaude freneticamente.
Non ci ucciderà il neoliberismo, ci ucciderà l’ignoranza. Anche l’ignoranza crea dipendenza come una droga, una droga mortale che non uccide solo te, uccide anche gli altri.
Per questo, non le guerre o le leggi, ma i tagli alla scuola e il controllo dei media sono il massimo attacco che l’antidemocrazia fa alla libertà umana!
Cosa avrebbe detto di Renzi Don Gallo? Eppure Renzi è uno che si spaccia per cristiano! Ma si spaccia pure per uomo di sinistra e democratico! E cosa avrebbe detto di lui Berlingueri? Renzi è un rampante illusionista della politica, uno spacciatore di chiacchiere, esattamente come Berlusconi, senza alcuna differenza. L’unica distinguo è che Renzi è molto più giovane e si pavoneggia muovendosi agilmente sul palco, mentre Berlusconi è sempre stato un mezzo busto incementato mancandogli l’agibilità del balletto sul palco nelle gambette storte.

SIAMO GLI ALBERI GIOVANI
E VOGLIAMO RINNOVARE TUTTO IL BOSCO

Voi disboscate imbecilli
voi disboscate
Tutti i giovani alberi con la vecchia ascia
voi distruggete
Disboscate
imbecilli
voi disboscate
E gli annosi alberi con le loro radici
le loro vecchie dentiere
voi li conservate
E un cartello attaccate
Alberi del bene e del male
Alberi della Vittoria
Alberi della Libertà
E la foresta deserta appesta il vecchio bosco crepato

e partono gli uccelli
e voi restate là a cantare
Voi restate là
imbecilli
a cantare e a fare la parata.

Jacques Prèvert

ALTERVISTA
In Italia, Spagna e Grecia i giovani non sono mai stati così istruiti come oggi, ma non trovano lavoro. E’ necessario cambiare le priorità, altrimenti si rischia il collasso sociale. Basta finanziamenti alle banche. Il dibattito non è nuovo, ma se ha deciso di riportarlo d’attualità il presidente del Parlamento europeo, Martin Schultz è perché è sempre più d’attualità. Con una disoccupazione conclamata a livello record in Spagna, Grecia, Portogallo e Italia, si torna sempre lì. “L’Europa ha speso 1.019 miliardi di euro per salvare le banche, ma potrebbe aver perso un’intera generazione di giovani, facendo questo”, denuncia Schultz in un’intervista a Reuters.
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Cher frère blanc,
Quand je suis né, j’étais noir,
Quand j’ai grandi, j’étais noir,
Quand je suis au soleil, je suis noir,
Quand je suis malade, je suis noir,
Quand je mourrai, je serai noir.
Tandis que toi, homme blanc,
Quand tu es né, tu étais rose,
Quand tu as grandi, tu étais blanc,
Quand tu vas au soleil, tu es rouge,
Quand tu as froid, tu es bleu,
Quand tu as peur, tu es vert,
Quand tu es malade, tu es jaune,
Quand tu mourras, tu seras gris.
Alors, de nous deux,
Qui est l’homme de couleur ?

Léopold SEDAR SENGHOR (presidente del Senegal)

Caro fratello bianco,
quando sono nato ero nero,
quando sono cresciuto ero nero,
quando vado al sole sono nero,
quando sono ammalato sono nero,

mentre tu, uomo bianco:
quando sei nato eri rosa
quando sei cresciuto eri bianco,
quando vai al sole sei rosso,
quando hai freddo sei blu,
quando hai paura sei verde,
quando sei ammalato sei giallo,
quando morirai sarai grigio.

E dopo tutto ciò,
tu hai il coraggio di chiamarmi
uomo di colore!

ROBERTO MALINI
Il silenzio dei violini

Tu che sei un essere umano come me
fermati, non passare oltre, affrettando il passo
e girando la faccia per non vedere.

Guardami!
Guarda le mie sorelle, i miei fratelli,
guarda i nostri bambini!

Non lasciarti ingannare: è vero,
sono diversi dai tuoi bimbi
che se ridono sembrano violini
violoncelli se piangono.

I nostri no, non ridono, non piangono,
sono sporchi, malati, hanno occhi tristi
fissi sul nulla come quelli dei vecchi

Tu che vivi fuggendo – quasi sempre –
il dolore, fermati per un attimo e guardaci.

Guardaci: siamo uguali a te (quando la sofferenza
come un raggio di luce acuminato
ti colpisce – inattesa – al centro del cuore).

Guardaci, siamo carne e fame e sete
e sogni e sangue e pelle
come te, come la tua gente,
come i tuoi bambini.

Impara ad ascoltare il silenzio dei violini,
l’agonia dei violoncelli).

Tu che sembri un essere umano come me,
fermati, non passare oltre, affrettando il passo
e girando la faccia condannandoci
a non esistere.”

I blogger più fedeli attribuiscono a Grillo il meglio del meglio anche in fatto di migranti e gli fanno dire frasi che esistono solo nei loro desideri.
I blogger che postano solo in odio al M5S fanno dire a Grillo il peggio del peggio anche sui migranti (posizioni xenofobe e fasciste) e gli mettono in bocca frasi calunniose e infamanti che non ha mai detto.
Io non mi pronuncio perché quello che pensano Grillo e Casaleggio sui diritti umani non mi è affatto chiaro finché non si decideranno a renderlo chiaro.
E comunque me ne importa il giusto perché inerisce ad opinioni private e dovrebbe cedere di fronte al sentire della maggioranza,sempre che il M5S ne rappresenti il pensiero e non sia il contenitore di solo due persone.
Grillo ha sempre detto che il Movimento è solo un mezzo attraverso cui la volontà popolare deve emergere e che,quando gli elettori avranno imparato a farlo, se ne andrà, dunque è quello che pensa la gente che conta, esattamente come contò quando scelse Rodotà, Prodi, la Gabanelli o Strada, che non erano proprio nei desideri di Grillo, ma Grillo accettò la scelta. Faccia dunque un referendum interno anche sui migranti e accetti la scelta della maggioranza,senza rimandare a elezioni future perché ciò sarebbe ridicolo
Se la malattia c’è ora, si cura ora.
Gli ho sentito dire un paio di frasi che non mi sono piaciute.
Il fatto grave “per me” è che sta sotto gli occhi di tutti che il famoso programma-non-programma non contiene temi sociali, non parla mai dei diritti civili, non affronta le tutele umane. E questi argomenti non vengono mai presentati su questo blog, salvo che non lo siano da blogger singoli come me.
Per cui, di fronte a una tale e manifesta mancanza, uno può pensare di tutto.
Ben venga dunque ora questa discussione per chiederci: ma il M5S dei diritti umani si vuole fare portavoce? O si pensa soltanto che siano da schivare perché porterebbero solo casino, spaccature tra gli elettori e consensi da prefisso telefonico?

(Willem de Kooning)

VECCHIONI. IO NON APPARTENGO PIU’ (Canzone)

Io non appartengo più alle cose del mio tempo,
non mi riconosco più, lì nascosto dietro un canto.
Non mi basta nemmeno il cuore per giustificare, capire, sentire, immaginare.
Non mi basta la forza degli per voltarmi e non guardare.
Io non appartengo più quando un uomo è clandestino,
in una nave senza rotta già segnata dal destino.
Io non appartengo più ai borghesi, agli inciuciai, alle banche, ai cazzinculo e mi scuso,
ma c’ho pure il dubbio che sia perfino Dio un refuso.
Sono sveglio dentro un sogno di totale indifferenza,
che persino tra le gambe mi si è persa la pazienza.
Io non appartengo al tempo del delirio digitale,
del pensiero orizzontale,
di democrazia totale.

Appartengo a un altro tempo scritto sopra le mie dita,
con i segni di chitarra che mi rigano la vita.
Io l’ho vista la bellezza e ce l’ho stampata in cuore,
imbranata giovinezza a ogni antico nuovo amore.
Io non appartengo più, mi fa ridere lo ammetto,
ma vi giuro non lo faccio per malinconia o dispetto.
Non lo dico per stanchezza,
al calar del sipario su spettatori immaginari sono gli uomini la stizza,
sono i loro stupidari.
Così corrono ad Oriente e non c’è stella cometa e moltiplicano il niente per chiamarlo ancora vita,
come chi ha dimenticato,
come chi non ha provato,
come chi si è sorpassato,
non si è visto e ha continuato.

Io non appartengo a un tempo che non mi ha insegnato niente tranne che puoi esser uomo ma non diventare gente.
Io volevo ed erano voli di uno sparso, antico sogno,
per non rimanere soli, accecati nell’abbaglio.
Io non appartengo più,
e lascio uno spiraglio alla mia porta,
solo quando vieni fanno con l’amore di una volta.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=3F2YMYOuRFA&w=560&h=315]

Nella manifestazione contro lo stravolgimento che Napolitano coi suoi 32 ‘saggi’ tutti di parte vorrebbero fare di mezza Costituzione e in particolare contro l’intento di deformare l’art. 139 che faciliterebbe ad ogni Governo rapide modifiche costituzionali a suo uso e consumo, non c’era il Pd (in quanto è proprio lui che vuole questi stravolgimenti ed è seguito da succubi incapaci di pensare e non c’era il M5S. Perché?

Don Aldo scrive
Un amico, vecchio compagno di partito( ex-Pci) mi ha inviato un ritaglio di giornale in cui si cerca di spiegare l’assenza di partecipazione dell’ANPI alla manifestazione di sabato scorso a Roma.Di fatto si plaude all’assenza tombale del PD, con motivazioni ridicole ed inconsistenti.. Gli ho risposto, telegraficamente, in questi termini:
Mi dispiace Antonio, ma io ci sono andato ed ho visto più di una bandiera dell’ANPI! Le bandiere che mancavano (non ne ho vista nemmeno una) erano quelle del PD: un partito che ha perso l’anima della sx e si è smarrito nei vicoli ciechi dell’affarismo e dei compromessi a basso costo (niente a che fare con il grande Compromesso di cui parlava Berlinguer). L’ho detto già da tempo e lo ripeto con nuova convinzione: il PD non avrà più il mio voto, nemmeno con Renzi, il Tarzan della situazione!
.
Io invece dico:
So benissimo che anche il M5S vorrebbe cambiare la Costituzione, ma con l’intento di salvare le leggi che tutelano le libertà personali e del lavoro e invece con la precisa volontà di trasformare la Costituzione parlamentare che mette tutto il potere nelle mani di una mezza dozzina di capi partito in una Costituzione basata sulla democrazia diretta che metta dei paletti allo strapotere dei nominati.
Tuttavia, poiché l’intento invece di Napolitano&compari è quello di rendere la nostra Repubblica decisamente a base oligarchica e neoliberista, era o no il caso che anche il M5S partecipasse alla manifestazione di sabato? O quella manifestazione è ancora troppo poco rispetto a quello che noi vorrebbero fare loro?

Una sola cosa ci tiene in vita in questo mondo perverso: la speranza di poter fare qualcosa per renderlo migliore.
.
Dai Glicini di Cetta guardatevi questo bellissimo video
La bellezza ha sempre la capacità di commuovermi profondamente

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=pFmqO3Sf82M&w=560&h=315]

Dal Blog I glicini di Cetta
La curva di Laffer dice che, oltre un certo limite, se si aumentano le tasse calano gli incassi per lo Stato. L’eccessiva pressione fiscale fa crollare tutti gli indicatori economici del paese. Ma il Governo Letta procede implacabile e vincola anche il nostro futuro, chiedendoci a versare a fine anno non solo il 105% delle tasse per il 2014, ma anche quelle del 2015, 2016 e 2017.
Con l’aumento dell’Iva dal 20 al 21% nelle casse dello Stato arriverà meno ricchezza. Intanto perché si produrrà un aumento dei prezzi e un ulteriore calo della domanda che farà calare il PIL e aumenterà la crisi stessa, riducendo la massa monetaria circolante.
Il risultato dunque è che il Governo Letta opera per aumentare la crisi del Paese per limare la sua sovranità e passarlo a un neocolonialismo retto da chi dirige gli equilibri internazionali.
Nessuno capisce che se uno Stato è sovrano il debito pubblico non è un problema gravissimo. Non lo è quando uno Stato conserva la propria moneta e ha una banca centrale efficiente e non succube, perché è proprio usando i mezzi propri della sua sovranità che uno Stato crea inflazione perché stampa moneta per colmare il deficit.
Ad es. con le enormi spese del piano Marshall, gli Stati Uniti hanno creato le premesse per il boom economico degli anni ’60.

Nel giugno 2012, il Commissario Europeo Michel Barnier ha reso noto che tra il 2008 e il 2012 l’UE ha approvato aiuti alle banche per 4.500 miliardi di euro.
Una somma pari al 37% del PIL totale europeo.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/il-megasostegno-dellue-alle-banche-4500-miliardi-di-aiuti-di-stato-in-3-anni/256429/
E nemmeno in questo caso c’è stata inflazione.
Si pensi che con questi soldi si sarebbero azzerati i debiti pubblici di Italia, Grecia e Spagna messe insieme, evitando le sofferenze alle quali si sono assoggettate decine di milioni di individui, oltre a centinaia di suicidi. E ancora sarebbero avanzate le somme necessarie per un poderoso rilancio dell’economia di tutta la zona UE.
Invece si è preferito dare quei soldi alle banche, affinché potessero gettarli nel buco nero delle perdite causate dalla febbre della speculazione della finanza globale.
E, lo ha detto lo stesso Barnier, questi giganteschi aiuti non sono serviti praticamente a nulla.
I problemi del nostro paese hanno avuto inizio proprio nel momento col distacco tra Tesoro e Banca centrale, e poi quando l’Italia ha perso completamente la sovranità.
Era il 1981 e il debito pubblico italiano era al 58,46% del PIL.
Quel divorzio fu il frutto di un accordo sottobanco tra Ciampi, a capo di BdI, e Andreatta, Ministro del Tesoro, che non venne sottoposto al vaglio di Camera e Senato.
I partiti sono stati zitti. Ovviamente dissero che lo avevano fatto per il bene del paese, per costringere la classe politica a ridurre le spese a deficit e quindi il debito pubblico. Ma le cose sono andate ben diversamente, causando danni enormi al Paese.
In realtà, uno dei veri obiettivi era di abbattere i salari, imponendo una deflazione che desse la possibilità di annullare quello che Andreatta definì “il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dall’accordo tra Confindustria e sindacati”. Infatti, nel 1984 con gli accordi di San Valentino la scala mobile fu indebolita e nel 1992 definitivamente eliminata.
E oggi, come allora, le presunte “necessità” di bilancio pubblico sono la leva attraverso cui ridurre il salario, in Italia e in Europa. Con la differenza che oggi l’attacco si estende al salario indiretto, cioè al welfare.
L’indice del costo del lavoro per unità di valore aggiunto ha avuto un crollo a partire dal 1981, culminato nel 1998. Riguardo al debito pubblico, siccome non è un elemento assoluto, cioè a sé stante ma speculare, deve necessariamente corrispondere al credito di qualcun altro. Nella fattispecie alla ricchezza dei cittadini, perché è soltanto per mezzo della spesa a deficit che lo Stato può perseguire una politica di crescita, sviluppo, fornitura dei servizi e aumento del benessere.
Se lo Stato cerca il pareggio di bilancio, non fa altro che tassare per l’esatta quantità di denaro che ha messo in circolazione. Se lo Stato inizia col dare 100 soldi ai cittadini ma a fine anno gliene chiede indietro altrettanti, o addirittura di più , chiede soldi che i cittadini non sanno più dove prendere, trovandosi nelle condizioni di cedere allo Stato beni materiali o immobili. A quel punto, con che cosa sopravviveranno? Con che cosa costituiranno le imprese?Con cosa pagheranno le spese di istruzione, quelle mediche e di assistenza?
Non a caso, da quando la gabbia dell’Euro ha tolto la possibilità agli Stati di spendere a deficit non c’è più alcuna crescita. E anzi gli Stati dell’Eurozona sono tutti peggiorati, anche la virtuosa Germania, che si trova al 16° posto degli Stati peggiori. Non solo la crescita si è arrestata, ma c’è stato un peggioramento generalizzato delle condizioni di vita e dei servizi.
Dopo il divorzio Tesoro-BdI, dopo di esso, nel giro di 12 anni, il debito pubblico è passato dal 58,46% del 1981 al 115,66% del 1993, è più che raddoppiato in giro di 12 anni. Altro che elogiare Ciampi e Andreatta!!
Prima del divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia il debito pubblico era sotto al 60%. Dopo ha avuto un’impennata che dopo un breve intervallo successivo all’ingresso nella zonaEuro, dal 2008 ha ricominciato a crescere a ritmo ancora maggiore, con danni di portata incalcolabile.
Intanto il Pil è cresciuto coi prezzi passando da 809.019 milioni di Euro del 1981 a 1.032.013 del 1993, con un aumento del 127,5%, che va a influire sul valore effettivo del debito.
La crescita percentuale del debito calcolata sui valori assoluti è stata superiore al 252%, il 21% tondo per ogni anno. Altro che aumento, qui ci troviamo di fronte a una vera e propria deflagrazione. Causata da scelte con le quali si pretendeva di ridurre un debito e invece lo si è fatto esplodere. Sottraendolo per giunta, e questa è la cosa più grave, dal controllo dello Stato, ovvero dalla sua banca centrale per metterlo nelle mani della speculazione internazionale, che ovviamente vi ha lucrato somme enormi. E ha preteso interessi sempre maggiori, che ormai sono la parte di gran lunga preponderante del nostro debito.
Il totale degli interessi sul debito 1995-2011 equivale al 71% del debito pubblico complessivo.
In sostanza, i cittadini italiani si sono visti sottrarre dai loro governanti quantità sempre maggiori della loro ricchezza e dei servizi gestiti dallo Stato, che sono serviti per favorire la speculazione finanziaria internazionale.
Ora, chi ha causato in prima persona questo disastro non è mai stato chiamato a giustificare le proprie azioni e ad assumersi le proprie responsabilità. Viceversa gli è stata attribuita la più alta carica dello Stato.
Abbiamo una gerarchia sociale stabilita in base ai crimini perpetrati da ciascuno.
Oltre a tutto questo, si è fatto in modo da porre il paese in una posizione molto più esposta agli effetti della crisi economica. Quindi la crisi non è dovuta ai cittadini che hanno voluto vivere al di sopra delle loro possibilità, ma a una politica economica di feroce classismo e ciecamente deflattiva. Che non solo ha decurtato i salari in maniera significativa, ma ha addossato alla comunità quantità di debito enormi e in perenne crescita, malgrado la progressiva riduzione dei servizi offerti dallo Stato fino all’esproprio della facoltà di decidere come spendere i nostri soldi, cosa per la quale dobbiamo andare a chiedere il permesso a Bruxelles e a Berlino, in base a interessi che nulla hanno a che vedere con quelli del nostro paese.
Risultato: impoverimento generalizzato, smantellamento del sistema industriale, economico e del welfare, disoccupazione, demansionamento, spreco e allontanamento delle professionalità, svendita del patrimonio dello Stato che i cittadini hanno pagato con le loro tasse. Ovvero i presupposti necessari affinché il paese non riesca più a risollevarsi, rimanendo indefinitamente nelle condizioni che permettono ad altri di trarre profitto dalle nostre disgrazie. Causate da una classe dirigente designata e imposta al fine di ottenere proprio questo risultato.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12426

Banche a confronto: vince la finanza etica e sostenibile

È stato presentato ieri a Washington uno studio che mette a confronto le più grandi banche del mondo ed una rete di banche eticamente orientate. I risultati mostrano che le banche sostenibili hanno risultati migliori anche sul piano degli andamenti finanziari.
I risultati mostrano che:
le banche eticamente orientate erogano circa il doppio del credito in proporzione agli attivi di bilancio rispetto alle banche di sistema (75,9% contro il 40,1%);
i loro bilanci si sostengono grazie alla raccolta di risparmio dalla clientela (73,1% per le banche eticamente orientate contro il 42,9% della banche di sistema);
mantengono un miglior livello di capitalizzazione, soprattutto se si misura il rapporto tra capitale e attivi totali (7,2 % contro 5,5%);
offrono una redditività sul capitale investito (ROA) più elevata (0,53 % contro 0,37%), con bassi livelli di volatilità.

LA CRISI DELLA SCUOLA

Il nostro sistema educativo ha alla base pedagogisti di avanguardia come la Montessori e non si basa su nessun comportamentismo statunitense, ma, semmai parte, 60 anni fa, dall’attivismo di Dewey e della scuola-laboratorio di Chicago, dove si abbandonava la rigida ripetizione mnemonica di nozioni e si vivacizzava l’apprendimento con gite e viaggi, sport, attività varie, laboratori scientifici e di attività manuali.
Ma la pedagogia italiana, essendo stata sempre povera e ultima nelle attenzioni ministeriali, prese altre vie con sperimentazioni di grande interesse, specialmente alla scuola primaria, elementare e media, e specialmente in alcune regioni come l’Emilia Romagna, che crearono in passato modelli da imitare in tutto il mondo.
Solo nell’ultimo ventennio, ad opera di governi di cdx e csx (a col gravissime colpe pari) la scuola è diventata la cenerentola degli investimenti pubblici sino a scendere rovinosamente nelle classifiche mondiali come tristemente tutti sappiamo.
Oggi, per quanto gli Italiani siano al 18° posto per i cervelli ed esportino geni in tutto il mondo, abbiamo la prima università italiana (l’UNIBO di Bologna) al 194° posto; per laureati siamo al penultimo posto tra i 34 Paesi dell’Ocse davanti solo alla Turchia: i nostri studenti sono ultimi in matematica e conoscenza della propria lingua in Europa e la scuola italiana fa acqua da tutte le parti, per non parlare dell’abbandono governativo davvero criminale della ricerca.
Ma non è certo colpa del comportamentismo americano, bensì delle scelte delinquenziali di una Casta bipartisan di dx e di sx che ha preferito mandare al macero intere generazioni per mantenere intatta la sua impunità e il suo attaccamento al Potere.

http://masadaweb.org

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