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Friday June 23rd 2017

L’ANGOLO DELLA MUSICA POP: PALETTI

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Recensione di Franco Paoletti, per la pagina Facebook di Easy Pop, Radio Città Fujiko.

Mi è capitato fra le mani questo disco dove spicca in copertina il titolo in latino “Ergo sum” (e Paletti nudo)…Due citazioni in una unica copertina… prima citazione (se non sbaglio apparvero nudi i Negrita nella copertina del loro primo album…o era il video?…) ma mi è sovvenuto anche (seconda citazione) nella stessa mise un singolo cantato in latino nei dorati anni 80 ed era il fortunatissimo TENAX di Diana Est scritto da Ruggeri.
Forse questi miei accostamenti vintage non sono banali poiché è con quest’opera che Pietro Paletti si presenta al pubblico (indie e non) riprendendo quella lezione di electro-pop italiano diretto e semplice riadattato a temi neorealistici e ribelli o intimistici cari all’ultima, anzi penultima, generazione di cantautori degli anni 90 che l’Italia ha prodotto – e mi riferisco a Daniele Silvestri, Samuele Bersani, Leandro Barsotti, Angela Baraldi – di cui oggi restano solo i primi due….(ahimè che rammarico… ).


Dicevo un disco che riprende un synthpop anni 8o, ma che sa andare oltre pescando anche alle sonorità anni ’70 e ‘90 e che rende questo prodotto spiazzante… e piacevole.
A prendere tantissimo è sicuramente SENZA VOLERSI BENE il suo biglietto da visita il piccolo hit che ha viaggiato nell’etere grazie a piccole radio indipendenti (quelle che restano) e nel circuito You Tube.
Il resto è venuto da sé… a conferma che il self-made spesso paga molto più delle miopi politiche discografiche.
L’album si apre con CAMBIAMENTO e prosegue poi con la reggheggiante PORTAMI VIA (con tanto di sax suonato da Nicola Cani).
Aggressiva MI SON SCORDATO DI TE pezzo trascinante e che parla dello stress e del male di vivere . ANGELINA è invece una intimistica canzone che strizza l’occhio al cantautorato più classico (alla Battisti)…
Insomma in quest’opera Paletti vuole rimettere al centro l’uomo e salvarlo da una società oramai schizofrenica, dove la dignità di molte persone e soprattutto di molti giovani viene calpestata da altri valori meno nobili che in passato. E fa centro…
Non si può non rimanere indifferenti da certe sue citazioni o da strofe dei suoi pezzi, che ti entrano dentro, ascolto dopo ascolto…Forse è per questo che Paletti in copertina appare nudo, ma al posto delle foto nel blocket, invece, stilizzato c’è un cuore quello che l’uomo di oggi sta perdendo a favore di successo soldi e sesso…

Cambiamento

Non c’è niente da capire, nulla di particolare
non ha neanche tanto senso che ci scriva una canzone
è una questione sempre aperta oggi sempre più attuale
nonostante tanta gente la continui ad evitare
e non ha niente da dire, spesso tende a criticare
ma la massa è tanto spessa e non fa un passo senza un leader
Triste e stanco pure lui
ma non cede ad invecchiare,
la poltrona resta calda,
non la vuole regalare
Non ci resta che sperare è una frase che non voglio più sentire
neanche quando sarò pronto e sarà l’ora di morire
si potrà mai reagire o siam bravi solo a dormire

e non c’è più non c’è non bastano rivolte e religione
il cambiamento spetta alle persone
prima individualmente poi collettivamente arriverà
e non c’è più non c’è non bastano rivolte e religione
il cambiamento spetta alle persone
prima individualmente e poi collettivamente arriverà
chissà
ah ah ah ah ah
E fa’ che non sia più la stessa storia

che non sia mai fugace la memoria
per dio dai su un po’ di intraprendenza

non sai che c’è chi fa i soldi
grazie a questa strafottenza
Poi non dir non tu capisco
non mi stati neanche ascoltando
Paganini non ripete
– affanculo io ti mando

…..

Un cantautore da seguire che col passaparola ha iniziato a riempire i locali e attorno a cui ora si sta concentrando l’attenzione…
E anche lui va aggiunto ai cantautori piccoli e bravi -artigiani della musica -come Maraglino, Fusari, Di Noia e tanti altri…
Da scoprirlo se siete curiosi …il suo tour è in corso magari se vi capita andate ad ascoltarlo.

Intervista a Paletti, andata in onda su Radio Città Fujiko, nel corso di Easy Pop, domenica 14 luglio 2013.

http://bolognesevolante7574.podomatic.com/entry/2013-07-16T08_22_28-07_00

Video di Paletti ospite a Babylon, RadioDue RAI, nel corso della intervista e del concerto live andato in onda il 23 giugno u.s.

http://www.youtube.com/watch?v=0clPifDfz1o&feature=youtu.be

Intervista di Federica Palladini – 8 marzo 2013

Ve lo abbiamo fatto conoscere “in breve” nello scorso numero di Elle: oggi, invece, vogliamo dilungarci su di lui, Pietro Paletti, cantautore trentenne bresciano che proprio l’8 marzo esce con il suo primo album intitolato Ergo Sum. Un album autobiografico composto da 8 brani in cui l’artista si mette letteralmente a nudo (basta guardare la copertina per capirlo) e dove parla di sé e della realtà che lo circonda, ovvero la nostra realtà. Ed è per questo che Paletti ci è piaciuto subito: perché con lucidità e, per fortuna, ironia, riesce a dipingere un ritratto sincero di quello che siamo, nel bene e nel male. Ecco la nostra intervista… per farvi scoprire un uomo dai pochi vestiti ma dalle molte parole!
Un album che esce l’8 marzo con un uomo nudo in copertina. Perfetto come regalo per la festa della donna!
Lo sapevo che mi facevi questa domanda! In realtà e una data un po’ cabalistica perché anche i brani dei cd sono 8… Per quanto riguarda l’uomo senza veli in copertina deriva dalla volontà di mettermi a nudo.

-Come mai hai scelto il tuo cognome come titolo del progetto da solista e non il tuo nome, di solito gli artisti fanno sempre il contrario.

-“Credo che Paletti sia più incisivo, in realtà l’hanno scelto dei miei amici durante una cena. Discutevamo su come mi potessi chiamare, perché con il mio nome di battesimo ho sempre avuto un rapporto conflittuale: Pietro non mi è mai piaciuto mentre Paletti suonava decisamente bene e pensare che lo avevo sempre snobbato.

-L’ironia mi sembra una componente fondamentale non solo del tuo album ma anche della tua persona.

-“Sì, nella vita ci sono momenti belli e momenti brutti. Io mi considero un ragazzo fortunato, eppure anche a me è capitato qualcosa di negativo. E ho sempre cercato di prendere questi periodi con ironia. Io stesso sono uno che non si vuole prendere sul serio.”

-Prima della carriera solista suonavi in un gruppo, i Records. Come è stato il passaggio da rocker a cantautore?

Suonare il basso nei Records è stata un’esperienza davvero bellissima, abbiamo viaggiato tantissimo e suonato anche in America. Poi, arrivati a 30 anni c’è stato un momento di stasi, non avevamo più stimoli. Ho capito che non ho più l’età per fare il rock’n’roll e così ho provato questa strada. Per prima cosa scrivere in italiano, cosa che non avevo mai fatto, all’inizio è stato traumatico. Quando scrivi in inglese le parole sembrano meno pesanti: mettere nero su bianco i miei pensieri in italiano è stato come uno sfogo, quasi una ricerca di me stesso.

-Infatti quest’album è molto personale. Scrivendo hai scoperto cose di te che non pensavi?

-“I primi tempi mi vergognavo a salire sul palco, solo io, chitarra e voce, a cantare quei testi così personali. Ciò che scrivo è ciò che ho vissuto e che vivo. In questo momento sto facendo fatica a trovare un equilibrio, a uscire dal mio ego. Mi sono reso conto di dare pochissimo spazio alle persone che mi circondano, ai miei affetti. Ti parlo anche della sfera amorosa: sento di stare sviluppando un egoismo, volendo anche un sano egoismo, che però crea scontri con chi mi sta accanto. Vivo da solo, mi piace stare da solo, ma non vorrei abituarmici troppo.”

Il tuo successo deriva anche da un passaparola su Facebook e proprio lì stai facendo una promozione creativa del tuo album (cambiando le foto della copertina del cd con foto d’archivio della sua infanzia, adolescenza etc. ndr). Che rapporto hai con i social network?

-“Facebook lo sto usando troppo: ha una energia molto attraente e lo sto usando tantissimo per la promozione. Ma ho capito che devo staccarmene per un po’. Finita la promozione invece che stare su Internet me ne andrò a fare quattro passi!

A proposito di quattro passi, nella tua vita i viaggi non sono mancati.

-“A 19 anni sono partito da Brescia per Londra. A casa ero troppo coccolato, stavo bene e quindi andarmene era come una sfida. Sono stato lì per 5 anni, dal 2000 al 2005, ma non mi sono mai abituato del tutto alla qualità della vita lì. Ho fatto dei lavoretti e poi ho studiato composizione e sound designer, per poi trovare lavoro nel campo della post-produzione di film e documentari. La mia intenzione era tornare in Italia con un bel curriculum. Infatti, mi sono trasferito a Roma dove ho lavorato perla Fox, poi a Milano e ora da pochi mesi sono di nuovo a Brescia.”

-Se dovessi fare un breve excursus dei tuoi gusti musicali, che artisti sceglieresti come simboli?

-“A sei anni, quando ho iniziato a suonare la tromba, il mio idolo era Michael Jackson; a 13 anni sono arrivati i Nirvana e il grunge (alla fine sono figlio degli anni ’90); a 18 i Red Hot Chili Peppers, il punk funk. Poi, quando sono andato in Inghilterra sono arrivati i Beatles, David Bowie, il brit pop. Paradossalmente non ho mai ascoltato musica italiana: mi piacciono però gli Area, i Bluvertigo e Battiato.”

Ora non resta che conoscerti in versione “live”. Dove possiamo vederti prossimamente?

-“Il 9 marzo sarò al Lio Bar di Brescia per presentare l’album, poi il 12 al Rocket di Milano e il 16 a Torino al Blah Blah. Per le altre date basta andare sulla mia pagina Facebook...”.

Intervista di Toylet Mag

http://www.toylet.it/2013/40721/intervista-paletti-ergo-sum.toy

Incontro Pietro, il Paletti, allo storico Loop di Perugia, alla fine di un concerto che mi ha lasciato entusiasta e rigenerata. Con i suoi occhiali da brav’ uomo e una barbetta incolta dalla quale spunta un sorriso onesto e pieno di vita. I ragazzi della band hanno gli occhi soddisfatti e l’atteggiamento di chi è divertito e sinceramente contento di aver portato a casa un’altra bella serata:la tastierista Daniela Mornati, unica donna del gruppo mi spiega, ironicamente, la sopravvivenza in una band al maschile; il batterista, Teo Marchese, mostra divertito la scritta che trionfa sulla sua maglia, “I don’t know hot to play drums”, con la quale si tutela preventivamente da eventuali critiche, a mio avviso difficili; infine c’è il baffutissimo Davide Livornese, con la sua attitudine a suonare ondeggiando notevolmente, insieme alla sua chitarra, seguendo i movimenti della voce del Paletti. Genuini e appassionati, è un piacere ascoltarli sia quando inforcano gli strumenti, sia quando sono fuori servizio. Sprofondando su un divanetto, accendo il registratore e Paletti inizia a chiacchierare, ponendo cura amorevole verso il suo debut album, Ergo Sum..

Paletti, Ergo Sum. Paletti, dunque sono: è una sentenza che abbandona la possibilità che tu possa essere altrimenti, come se adesso tu sia finalmente arrivato ad essere il Paletti reale, dunque chi è il Paletti di oggi?

-“Penso abbia a che fare con il fatto che ora canto in Italiano: la lingua Italiana ti butta di fronte a chi ti ascolta. E’ partito tutto da un esercizio di stile, scrivendo per altri interpreti nel mio lavoro di autore, finché mi sono trovato a scrivere delle cose talmente personali che, anche se prima (con gli R’s NdA) lo facevo ugualmente in inglese, adesso esprimerle in italiano mi ha portato ad essere più preoccupato, soprattutto dal vivo, perché mentre canti è talmente lapalissiano e chiaro quello che hai buttato giù su carta che ne puoi fuggire di meno, specialmente le prime volte che suonavo da solista, dove per rodare facevo acustici solo chitarra e voce, è stata dura perché stavo mettendo veramente a nudo me stesso. Il Paletti di ora è finalmente forse più reale, perché per quanto lo fossi anche prima, ora mi sento molto meno filtrato, dato che l’inglese da un certo punto di vista ti scivola addosso e non pensi alla parola bensì al suono, talvolta alla pronuncia, ora quando canto in italiano, per la prima volta sento di riempire il posto in cui sto suonando grazie alle parole e all’espressione: è un’altra cosa, estremamente stimolante.”

Ti sei ricordato di te (Mi sono scordato di me è un brano di Ergo Sum NdA) o ancora hai dei vuoti?

Ho sempre dei vuoti, sempre! Penso sia diventato chiaro ai nostri occhi di come siamo diventati macchine che lavorano per loro conto..

A questo punto della chiacchierata si apre un piccolo siparietto in cui veniamo interrotti da parte dell’organizzatore dell’evento, che tra le varie informazioni che stava dispensando, con molta spontaneità chiede a Paletti se sta lavorando al prossimo disco: Paletti ride e si limita, spiazzato, a dire che non lo sa ma che sta già scrivendo “delle robe”. Per questa incursione, rivelatasi di supporto all’intervista, ringrazio il Prince del Loop!.
.. riprendo il filo del discorso: ogni tanto devi un po’ staccare altrimenti finisci per dimenticarti, in un mio brano dico di essere “ suscettibile ed iracondo, me la prendo con il mondo”, è verissimo, mi incazzo e mi sento ridicolo per farlo.

L’ambiente musicale italiano ha subito un incremento imponente di produzione con una grande varietà di soggetti che si muovono al suo interno: cosa ne pensi dell’ambiente musicale della penisola? Pensi che il termine Indie sia dispensato con troppa facilità o che sia una realtà concreta?

-“Faccio quello che mi interessa, ovvero far girare la mia produzione. Il mio discografico non mi definisce indie ma pop. Ma le etichette che si danno non le concepisco:Paletti ergo sum significa veramente che faccio quello che mi pare, non per essere messo in una determinata categoria, non per essere etichettato. Il mio intento è cercare il mio stile e fare le mie cose a prescindere se vengono accostate a determinati modelli, perché altrimenti avrei perso in partenza, anche perché penso che gli ascoltatori non vogliano i surrogati di altri artisti. Applico la stessa teoria non solo nella musica, ma anche nella vita. Non penso di sentirmi esponente di un ambiente determinato, ovviamente ne faccio parte, però è un’appartenenza che non vorrei si fossilizzasse, semplicemente voglio sentirmi libero di seguire le mie idee e la voglia di portare avanti il mio progetto.”

Quale brano altrui avrei voluto scrivere?

-“Miliardi! Forse in primis Doin’ it di Herbie Hancok perché è funky, groove ed intelligente. MI sarebbe piaciuto anche scrivere album come La Voce del Padrone di Battiato, Anima Latina di Battisti, Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers.. un fottio insomma!”

Come ti piacerebbe che venisse ascoltato Ergo Sum?

In cuffia a luce bassa o in macchina viaggiando. Non ho mai immaginato il mio ascoltatore poiché ancora mi stupisce che la gente mi ascolti!

Il cambiamento è un pezzo ingombrante, come nasce?

Oh! E’ il pezzo più importante del disco per me. E’ una critica alla critica: smetti di rompere i coglioni, il caso non esiste, c’è un motivo a tutto, prova a cambiare. Spero di star riuscendo a provarci.”

Il momento peggiore e quello migliore durante la lavorazione di Ergo Sum?

-“Cazzo son belle domande ‘ste qua! Allora, momento migliore: quando ho mandato il provino di ‘Senza volersi bene’ a Nicola Cani di Foolica e ho insistito affinché lo ascoltasse subito: la sua reazione è stata fomentarmi con un “dai cazzo Pietro,ce lo abbiamo!”. Fantastico. Momento peggiore è stato forse il giorno dell’uscita del disco durante la quale la mia tensione e la mia emotività sono cresciute un po’ troppo.”

Cosa ascolti in questo periodo?

-“I Django Django. Li avevo smarriti durante la loro ultima uscita, ma ora li ho recuperati. – Chiedo se ascolta i Gambardellas (progetto di Mauro Gambardella che con lui suonava nei R’s e negli ultimi tour) e ride affettuosamente- si ascolto i “Gambardellas“ tutto il giorno, all life long!.
..
Intervista di Francesca Ognibene, 6 maggio 2013

Pietro Paletti, già conosciuto come membro dei R’s, si presenta con il suo progetto solista “Ergo Sum”, anticipato nel 2012 da un EP “Dominus”. Il disco sulla lunga distanza esce per Foolica Records, etichetta che continua a non sbagliare un colpo, perché da sempre restia a pubblicare dischi cantati in italiano, qui soggiace e apre lo stesso le porte della sua casa discografica. In effetti ne valeva la pena.

Com’è nata in te l’esigenza di un progetto solista, da bassista dei R’s quale sei e continui ad essere?

-“È stato ed è un processo naturale. Con gli R’s ci siamo tolti delle belle soddisfazioni ma serviva uno stimolo nuovo per andare avanti. Mi sentivo di approfittare della pausa momentanea per dedicarmi a qualcosa di più intimo.”

Dopo un primo EP, “Dominus” (che hai diffuso l’anno scorso), oggi ti presenti con un CD “Ergo Sum”. Nel periodo di composizione dell’EP, le canzoni di questo disco esistevano già? Come hai sviluppato e curato questo progetto?

È partito tutto dalla volontà di sperimentare la scrittura in italiano: un esercizio di stile insomma ma ho trovato che le cose che annotavo erano molto personali. L’EP è stato un esperimento ben riuscito e con Nicola di Foolica abbiamo deciso di andare avanti e fare un disco.

Da ragazzino, quanto hai amato le canzoni di Lucio Battisti? E chi altro ascoltavi?

-“Battisti lo conosco relativamente poco e di recente. È uno di quegli autori che sono nell’aria talmente tanto che si radicano in te anche se non lo cerchi e non è tra i tuoi ascolti abituali. Da bambino ricordo più i dischi di Paolo Conte, Battiato e Mina che ascoltava mio padre. Quelli sì che li sento nel dna.”

Cosa ti aspetti da una tua canzone? Che cosa deve avere?

-“Il ritmo e una melodia efficace ma non banale sono forse le cose a cui penso di più durante la scrittura. Ovviamente le cose che dico devono essere necessariamente vere per essere capite poi dal fruitore. Una canzone

Pensando al cantato in italiano e al progetto solista, ci si avvia verso l’osservazione intima di sé o si racconta di una storia andata male. Come mai secondo te?

-“Come dicevo prima, la Verità è importante nella scrittura. Solo se le cose le ho vissute riesco a sentire l’efficacia di ciò che racconto.”

La disomogeneità delle canzoni è una cosa che hai cercato? Perché in questo modo sei riuscito ad aumentare l’intensità dei suoni e il disco che dura solo ventisei minuti scarsi non si percepisce ma al contrario lo si apprezza.

-“Anche qui credo che sia tutto una cosa abbastanza naturale. Credo che mi annoierei se facessi tutte canzoni simili. Mi piacciono diverse cose in musica pertanto attingo da più stili cercando però di dare uniformità ad un ipotetico disco. Ovviamente la produzione aiuta questo processo.

Cosa ti ha dato finora questo progetto solista? In che modo ti sei sentito cresciuto?

-“È un’esperienza nuova, sono da solo a fare quasi tutto. Solo il fatto di scrivere in italiano è una bella sfida per me. È stato un bel viaggio introspettivo che ha investito più lati della mia vita e non solo quello musicale. Mi sta arricchendo parecchio.”

Nelle canzoni di “Ergo Sum”, sei ad un passo dalla disperazione, quanto ad un passo dall’autoironia. Come hai trovato l’equilibrio per non tuffarti né nell’una né nell’altra?

-“L’equilibrio è parte di me. O almeno è parte della ricerca che faccio. La verità sta nel mezzo, nel centro. Non sono mai stato estremo in nulla. Mi piace trovare il giusto bilanciamento per tenermi attento e vigile.”

La scelta invece della copertina, dove sei nudo, ti porta dritto verso l’autoironia. Com’è avvenuta questa decisione drastica?

-“Non trovo che la copertina sia autoironica. E’ semplicemente un immagine che indica quanto mi sia messo a nudo nel disco. Credo altresì che l’autoironia sia di vitale importanza, lo si evince dai testi del disco.”

Dove e come è stato registrato il disco?

-“Tutte le persone che hanno collaborato con me sono amici, gente che mi conosce intimamente e di cui mi fido. Questo lo trovo importante se parlo in maniera così intima e profonda di me. Abbiamo registrato all’EDAC studio di Cantù e al Godz studio di Milano. Mixato al Mono Studio a Milano con Matteo Cantaluppi.”

Foolica Records ha pubblicato il disco, come succede per The Record’s. Cos’ha detto Nicola (appunto Foolica) del disco quando l’ha ascoltato la prima volta?

-“Nicola è un fratello ormai, ci vogliamo bene e ci conosciamo da parecchio. È molto indulgente e credo che si fidi molto di me, anche se magari ad un primo ascolto le cose non lo convincono al massimo. Dice la sua sempre ed è molto utile il suo parere.”

Quante canzoni nuove hai da parte?

-“Ho un po’ di idee in tasca ora, sto scrivendo parole, frasi, sto studiando una

Hai delle date stabilite che vuoi segnalarci?

-“Sono molte le date quest’estate. Vi invito a controllare la mia pagina Facebook cercando “Paletti”: lì le potete trovare tutte perché aggiorno la pagine frequentemente.”

Per avere l’album cosa bisogna fare?

-“Lo si trova nei negozi, almeno nelle città più importanti, lo si può acquistare su Itunes o Amazon, ma soprattutto ai miei concerti!”

http://www.youtube.com/watch?v=0clPifDfz1o

.
Franco Paoletti è il conduttore di una trasmissione di musica Pop, il nome della trasmissione è Easy Pop, in onda su Radio Città Fujiko la domenica dalle ore 15:00 alle ore 16:00, sulle frequenze dei 103.10. La radio ha un bacino di utenza della sola città di Bologna, fuori già non si sente. Ma si può ascoltare in streaming sul sito della radio.
link radio: http://www.radiocittafujiko.it/
link palinsesto: http://www.radiocittafujiko.it/palinsesto-domenica
link pagina Facebook di Easy Pop: https://www.facebook.com/pages/Easy-Pop-Radio-Citt%C3%A0-Fujiko/124073160984825?fref=ts

.
SENZA VOLERSI BENE

http://www.youtube.com/watch?v=2Qlh0P8TZV8

Vado in confusione, non ricordo i nomi delle persone
Faccio spesa senza fare la lista, mi dimentico di andar dal dentista
Cerco pace fuori e dentro di me qualcosa manca non capisco cos’è
Troppi buchi nel cervello e le ragnatele sul mio pisello

Non si può stare senza volersi bene
Te lo dice tua madre il dottore le brave persone
Si può campare senza volersi bene
Ma una donna un cane qualcuno da amare conviene

Cerco l’amore andando a bere in città ma non lo trovo al bancone del bar
Quanti sorrisi deficienti, mi sembra strano siano tutti contenti
E vedo coppie di gente sposata che non si parla più e sembra annoiata
Contraccettivi contro contraddizioni
Io vado a casa ne ho già pieni i coglioni

Non si può stare senza volersi bene
Te lo dice tua madre il dottore le brave persone
Si può campare senza volersi bene
Ma una donna un cane qualcuno da amare conviene

PORTAMI VIA

Sento che non ti sopporto più, lo credo davvero
Tu cadi e non ti rialzi più , l’umore più nero
Io vivo lo stesso se non sei tu, quell’uomo severo
Guardi per ore la tua tv la spegni lo spero

Non voglio annegare la fantasia, la vita che vivo non è la mia
Portami via
Portami via da qui

Chissà se un bel giorno imparerò a vivere la vita
Un solo biglietto e volerò lontano lo giuro
Ti penserò spesso già lo so, normale ci credo
Ma un’altra persona diventerò, migliore lo spero

Non voglio annegare la fantasia, la vita che vivo non è la mia
Portami via
Portami via da qui


.
http://masadaweb.org

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