WarDrome Sci-fi MMORPG
WarDrome Sci-fi MMORPG
comunità di poesia e lotta dal 2002
Wednesday November 22nd 2017

LA PORTA CHIUSA

images-3

MASADA n° 1479 20-8-2013 LA PORTA CHIUSA

Viviana Vivarelli

Uomini che non vogliono sapere- Il buio del patto Stato/mafia – Leonardo Boff e la crisi terminale del capitalismo – Le responsabilità del Pd – Il Cavaliere chiagne e fotte – L’inopportuno intervento di Napolitano sul caso B – Stupiti & stupidi?- Vorrebbero un 4° grado di giudizio?- Travaglio e la strana giustizia all’italiana – Qua comanda la pazzia- Femminicidio- Conviene tenere i soldi in banca?- Mille miliardi di dollari di evasione l’anno

Brecht

In me combattono
l’entusiasmo per il il melo in fiore
e l’orrore per i discorsi dell’imbianchino
ma solo il secondo
mi spinge al tavolo di lavoro.

.
Mandela fu chiuso in un carcere per 29 anni e la sua lotta contro il segregazionismo dei neri sudafricani andò avanti per 55 anni.
La lotta in Africa di Gandhi durò 20 anni, quella per la liberazione dell’India dal dominio britannico durò 30 anni.
La lotta di Aung San Suu per i diritti politici e civili della Birmania procede da 25 anni.
Per fare l’Italia unita risorgimentale ci vollero 55 anni.
Queste lotte ebbero alti e bassi, momenti di entusiasmo e momenti di sconforto, ma i resistenti vinsero perché non si arresero mai.
Sarebbe stupido credere ora che un movimento popolare e di democrazia diretta che si propone di rovesciare il monopolio orrendo di partiti corrotti e degradati ben radicati nella parte peggiore o più ignara del Paese possa avere rapidi successi solo dopo 3 anni dalla sua apparizione.
Solo gli sciocchi possono pensare che una rivoluzione sia una breve passeggiata o una match con rapidi vincitori.

Contro le infamie della vita le armi migliori sono: la forza d’animo, la tenacia e la pazienza. la forza d’animo irrobustisce, la tenacia diverte e la pazienza dà pace.” (Hermann Hesse)

MONOPOLI
Viviana Vivarelli

Sul gioco dei monopoli riporto un aneddoto significativo.
Io sono nata nel 42 e gli anni seguenti videro a Firenze e altrove l’occupazione americana.
Io ero molto povera, come tanti bambini di allora, di una povertà enorme e desolata che oggi nemmeno si immagina.
Non avevamo cibo a sufficienza, o vestiti, o caldo in casa d’inverno, non c’erano libri e non c’erano, ovviamente, giocattoli.
Per cui a Firenze, quando si seppe che in un certo palazzo del centro gli Americani regalavano dei giochi, mi ritrovai con altri bambini cenciosi in fila per strada ad elemosinare quel regalo.
E quel regalo fu una scatola di Monopoli.
Solo oggi mi rendo conto dell’assurdità paradossale e insultante di quel regalo.
Che cos’è infatti il gioco del Monopoli? Un gioco neoliberista fondato sul mercato, in cui lo scopo è diventare ricchi, sempre più ricchi, sbaragliando gli avversari e gettandoli nella miseria.
Sembra che il Monopoli sia il gioco più giocato della storia.
Era un evidente modo ludico per instillare addirittura nei bambini i principi fondamentali del neoliberismo che, come si sa, si basa sul denaro, sull’arricchimento, sul lucro e su un mercato che vede prevalere non i migliori ma i più avidi e furbi.
Così i ‘liberatori’ ci instillarono i canoni del mercato neoliberista senza che noi nemmeno ce ne avvedessimo. Per bambini poverissimi che non avevano nemmeno una lira era esaltante giocare a possedere denaro finto con cui comperare parchi e alberghi come fossimo dei miliardari.
Ovviamente per noi, bambini poveri, i ricchi alleati non fecero nulla. E il cosiddetto Piano Marshall permise solo la creazione nei territori ‘liberati’ di un florido mercato dei prodotti americani ci cui gli Stati uniti avevano molto bisogno e pose l’inizio di quella dipendenza politica e ideologica con gli Stati uniti, che da allora non cessò mai, e per cui possiamo dire che fummo liberati dal nazismo tedesco per diventare un possesso del neoliberimo del capitalismo americano.

Mohammed Sgaier Awlad Ahmad, il poeta della rivoluzione tunisina

Poesia fino alla vittoria

Il vento sta arrivando
E le loro case sono di paglia.
La mano si sta alzando
E il loro vetro è fragile.

Non preoccupatevi mai,
Miei fratelli. Mai.
Se cacceranno un uccello
Il suo nido lo raggiungerà.

Viva il Paese
Che è noi tutti.

UOMINI CHE NON VOGLIONO SAPERE
Viviana Vivarelli

Bisogna che si sia in due per scoprire la verità: che vi sia uno che la esprima e un altro che la comprenda“. (Gibran)

In una profezia, Giovanni XXIII disse che nel nostro tempo tutti i segreti sarebbe venuti alla luce e nessuno avrebbe potuto sostenere l’alibi dell’ignoranza. Non disse che il problema sarebbe stato quello dei tanti che preferivano restare nel buio piuttosto che conoscere. In fondo, quello che crediamo, come quello che amiamo, dipende da una nostra scelta e può dipendere da un attaccamento possessivo a pregiudizi che equivale a una non-libertà. Spesso gli uomini preferiscono uccidere le donne che dicono di amare piuttosto che esserne abbandonati. Spesso preferiscono essere ridicolizzati dalle opinioni che dicono di seguire piuttosto che abbandonarle. L’egoismo porta al possesso e il possesso è una forma di dipendenza, in cui il possessore si identifica col posseduto. In tale coazione non c’è differenza tra l’attaccamento patologico ai propri beni e l’attaccamento patologico alle proprie opinioni. In entrambi i casi non è il loro valore oggettivo che conta ma l’identificazione dell’ego in essi, per cui la difesa ad oltranza di una opinione errata non ha nulla di intellettuale o di logico, ma è simile all’atto cieco e coatto dell’autodifesa che un rettile fa del proprio territorio.

Papa Roncalli disse ancora:
Nel giorno in cui l’uomo non sarà più capace di vedere il prossimo nelle sue particolari esigenze, la ragione abdicherà lasciando il posto alla follia, la saggezza alla pazzia, la pace alla guerra.
L’amore per ogni cosa presente in natura lascerà il posto alla più ottusa volontà di distruzione totale. A furia di affermare il proprio “Io” l’uomo distruggerà tutto ciò che lo circonda, anche se stesso. Alla fine, distruggendo tutto, non gli rimarrà da contemplare che la sua stessa miseria di fronte alla miseria del mondo che ha distrutto
.”
.
Elias Canetti (scrittore bulgaro, naturalizzato britannico, premio Nobel per la letteratura):

Io credo che faccia parte del sapere il volersi rendere manifesto e non contentarsi di un’esistenza nascosta. Il sapere muto mi pare pericoloso, perché, ammutolendo sempre più, finisce per diventare un sapere segreto che poi deve vendicarsi della propria segretezza.”

E se quelli che rimangono fossero sempre i peggiori? in un darwinismo capovolto.”

Gli uomini non hanno più misura, da quando la vita umana non è più la misura.”

Può un uomo che non impara più nulla provare ancora responsabilità?

Gli uomini fuggono da chi dice sempre le stesse cose. Ma se uno le dice con sufficiente arroganza, da costui si lasciano dominare.”

Buona parte dell’autorità di cui godono le dittature deriva dal fatto che si accorda loro la forza concentrata del segreto, ripartita su molti e rarefatta nelle democrazie. Si osserva con scherno che le democrazie sono parolaie.”

IL BUIO DEL PATTO STATO/MAFIA
Viviana Vivarelli

Dopo la barbarie del fascismo, in tutta la storia della nostra Repubblica (il fenomeno era già palese 60 anni fa con l’arrivo degli alleati in Sicilia nel 43), abbiamo avuto una sciagura costante:
l’intreccio indissolubile degli interessi di una casta politica spudorata con gli interessi dell’Italia peggiore dedita alla truffa, all’evasione, allo sfruttamento e al ladrocinio, e l’intreccio in particolare con gli interessi della mafia, una mafia che gli Americani protessero e a cui dettero di fatto il controllo di parte del Paese. In questo intreccio di interessi illeciti fu sempre presente la Chiesa, nelle sue pretese aberranti e nei suoi avventurismi finanziari spinti da organismi di potere in gran parte segreti e con risvolti illegali quali l’Opus dei o lo Ior o Comunione e Liberazione.

Questi 4 soggetti: mafia, imprenditori delinquenti, politici corrotti e Chiesa depravata hanno formato per 60 anni quel blocco oscuro che in Italia non ha permesso alla democrazia di consolidarsi e alla civiltà di crescere, impedendo al nostro Paese di raggiungere vette di progresso e sviluppo e facendolo regredire economicamente e moralmente fino alla sciagurata crisi attuale.

A questo blocco di potere nero la cosiddetta sx non oppose mai, in 60 anni di storia italiana, alcuna opposizione efficace con la forza della verità o la cogenza della legge, facendosi sempre più complice di un patto letale che negava di fatto qualunque ipocrita dichiarazione pubblica per una spartizione del potere dominante da sempre nella storia della cosiddetta sx e che solo oggi si palesa pubblicamente nel patto dichiarato con Berlusconi, un patto che ha sempre avuto dietro di sé la forza di una Cei reazionaria, di una imprenditoria corrotta e di una criminalità organizzata, che hanno gestito milioni di voti e hanno di fatto governato questo Paese, in una spartizione vergognosa, negando costantemente qualunque democrazia, qualunque interesse collettivo, qualunque decenza pubblica o privata.

E’ a questo patto nero che ancor oggi spudoratamente il Pd si aggrappa per conservare un potere che non gli spetta nella sua perdita di consenso e di onore.

Libro: Giovanni Fasanella: “Una lunga trattativa. Stato-mafia: dall’Italia unita alla seconda repubblica. La verità che la magistratura non può accertare”. Chiarelettere. Euro 13

Con le stragi del 92 – 93 i boss mafiosi lanciarono delle richieste tra cui quella di ammorbidire il regime del carcere duro del 41 bis. In una lettera a Scalfaro ciò fu chiesto esplicitamente. I cappellani penitenziari fecero da intermediari tra Cosa Nostra e lo Stato per ottenere l’alleggerimento del carcere duro per i boss in cambio della cessazione della strategia terroristica della mafia. Ma i media tacciono su ciò che avvenne tra Cosa Nostra, gli apparati della guerra clandestina allestiti contro il comunismo durante la guerra fredda tra gli alleati, i neofascisti e i mafiosi. Questo patto ferreo durò fino alla caduta del muro di Berlino e alla fine della guerra fredda.
Il libro di Fasanella analizza il patto Stato – mafia stretto tra il 1992 e il 1993, negli anni del crollo della prima Repubblica, di Tangentopoli, delle bombe, delle stragi, degli omicidi di Falcone e Borsellino, nell’intreccio perverso, patologico, tra lo Stato, le istituzioni, l’economia, la politica e la mafia. La mafia non è solo una organizzazione di malavitosi, è una forma di potere che trova la sua legittimazione e la sua capacità di auto-riprodursi nelle relazioni con lo Stato che si sviluppano durante tutta la nostra storia unitaria. Garibaldi sbarca in Sicilia grazie all’aiuto dei picciotti. Nell’età liberale la mafia consolida il suo legame con la politica, in uno scambio di favori: voti in cambio di potere e di affari. Lo Stato la usa come strumento di repressione delle rivolte sociali e del dissenso politico. Quando Mussolini sciolse partiti e sindacati, abolì la libertà di stampa e di espressione e ogni forma di protesta e di dissenso, la mafia criminale perse potere. Ma restò l”alta mafia”, quella delle grandi relazioni politiche ed economiche, fortemente legata al regime fascista. Il Duce smantellò la piccola mafia col prefetto Mori, mitizzato dalla propaganda di regime, per sbarazzarsi dalla zavorra ingombrante, mantenendo, però, un legame molto stretto con l’alta mafia.
Nel ’43 gli anglo – americani sbarcano in Sicilia aiutati dalle famiglie italo americane mafiose, la mafia preparò le condizioni logistiche per lo sbarco e anche quelle di intelligence, fungendo da vero e proprio servizio di informazione degli alleati. Ma questi, salendo a nord, combatterono non solo i nazifascisti ma anche i comunisti, creando in Sicilia un apparato per la guerra clandestina militare e segreto che favorì enormemente la mafia. Un benefit fu la Regione autonoma siciliana che permise la creazione di una serie di enti, economici, finanziari, di fatto assegnati alla mafia. Un altro fu l’imposizione degli alleati che fosse garantita l’impunità di chi aveva aiutato gli anglo americani dal 43 al 47. Quindi anche i boss mafiosi utilizzati per lo sbarco, con un elenco di intoccabili, tra cui c’erano molti personaggi che nei decenni successivi sarebbero diventati gli uomini più potenti e più noti di Cosa Nostra.
Organizzazioni mafiose e neo fasciste furono inglobate nel sistema difensivo clandestino e segreto messo su contro i comunisti, sistema che funzionò in tutta la guerra fredda, fino alla caduta del muro di Berlino. Dopo si creò un vuoto, perché il sistema della guerra clandestina crollò con Tangentopoli e le inchieste della magistratura che decapitarono l’intero ceto politico anticomunista della Prima Repubblica.
Le forze fasciste e mafiose, spaventate dalla magistratura e dal pericolo della sx al potere pretesero di essere difesi, e lo fecero nel modo più brutale, attraverso omicidi eccellenti, le stragi del 92 – 93. Così ricattarono le istituzioni chiedendo come prima cosa di ammorbidire il regime del carcere duro previsto dal 41 bis con i cappellani penitenziari che si mobilitarono per fare da intermediari tra Cosa Nostra e lo Stato.
Il libro di Fasanella racconto come l’ambasciatore Reginald Bartolomew fosse stato scelto da Clinton per l’Italia, in quanto era stato presente dal Libano alla Bosnia, dalla Cina di Piazza Tienanmen alla crisi iraniana, al Golfo Persico, era stato in tutti i teatri di guerra civile con il compito di rimettere le cose a posto e di salvaguardare gli interessi americani. Lo stesso compito ebbe da Clinton per l’Italia. Una volta salvata l’Italia dal PCI, accade, come nel periodo fascista, si colpì la zavorra criminale, riciclando l’alta mafia. Oggi siamo esattamente in questa situazione. C’è da domandarsi quanto può reggere un Paese, che pure avendo liberato gran parte della Sicilia dalle bande criminali dei piccoli mafiosi è però fortemente condizionato dal potere economico della mafia di alto livello.

LEONARDO BOFF – CRISI TERMINALE DEL CAPITALISMO
(Teologo brasiliano, esponente di punta della Teologia della Liberazione)

L’attuale crisi del capitalismo va oltre il suo carattere congiunturale e strutturale, è una crisi terminale, perché il capitalismo è arrivato alla sua fine. Ha superato i limiti di sostenibilità della Terra, ha depredato il pianeta, ha distrutto l’equilibrio sottile che lo regge, esaurendo i suoi beni e servizi così da non riuscire a rigenerare ciò che ha distrutto. Lo disse Marx in modo profetico che la tendenza del capitale andava verso la distruzione delle sue due fonti di ricchezza e di riproduzione: la natura e il lavoro. E’ ciò che sta avvenendo. La natura è sottoposta a uno stress mai visto prima mentre la Terra tende a un crescente surriscaldamento globale. Il capitalismo precarizza il lavoro o ne fa a meno portando a una disoccupazione strutturale. Milioni di persone non entreranno mai nel mondo del lavoro, neppure come esercito di riserva. Il lavoro dipende dal capitale, ma il capitale ormai si riproduce ignorandolo. In Spagna la disoccupazione è il 20% del totale della popolazione e il 40% dei giovani. In Portogallo il 12% del paese e il 30% dei giovani. Si sacrifica tutta la società in nome di un’economia pensata solo per pagare le banche e il sistema finanziario. C’è poi la crisi umanitaria generata dal capitalismo. Non si può risolvere la questione economica smontando la società. Le vittime, collegate in rete,resistono e si ribellano. Un numero crescente di persone, specie giovani, non accetta la logica perversa dell’economia politica capitalista: la dittatura delle finanze che sottopone gli Stati ai propri interessi con capitali speculativi che circolano da una borsa a un’altra, ottenendo profitti senza produrre assolutamente nulla. Il capitale ha prodotto il veleno che lo può uccidere. I cittadini lentamente vanno scoprendo la perversione di un sistema che li scuoia in nome di un’accumulazione meramente materiale, emarginando i lavoratori e spingendoli al suicidio. Le piazze egiziane, siriane, spagnole, greche…sono l’espressione di una ribellione contro il sistema politico vigente che è a rimorchio del mercato e della logica del capitale. I giovani spagnoli urlano: «non è una crisi, è un furto». I ladri sono insediati a Wall Street, nel FMI e nella BCE. Sono i sommi sacerdoti del capitale globalizzato e sfruttatore, ma, con l’aggravarsi della crisi in tutto il mondo, aumenteranno le moltitudini che non tollereranno più questo sfruttamento e si ribelleranno ad esso.

Viviana
Aver messo in cima alle priorità pubbliche il capitale ha portato alla fisiologica corruzione delle democrazie ideali, i cui rappresentanti si sono asserragliati nei luoghi di potere formando plutocrazie di fatto, svuotando i sistemi parlamentari di tutti i loro valori potenziali (del resto mai realizzati), violentando le Costituzioni in modo dispotico e arrogante, ignorando la volontà popolare e i bisogni dei cittadini, trasformando le rappresentanze democratiche in comitati esecutivi di corporation efferate, ben insediate negli organismi economici sovranazionali, come la Bce, la Bm, il Fm…, tutti ferreamente posti a difesa del grande capitale, contro i diritti dei cittadini, contro le difese dei lavoratori, contro le tutele dello stato sociale, contro la stessa sopravvivenza dei popoli, secondo sistemi che nulla hanno mai avuto di democratico e le cui scelte assolutiste non sono mai state sottoposte al giudizio dei popoli.
Il capitalismo è un sistema corrotto creato per il potere di pochi che si sono dati l’arbitrio di schiacciare i molti per soddisfare un disumano e sconfinato egoismo. E’ pertanto l’esatto opposto della democrazia e va combattuto e distrutto come si deve fare contro ogni cancro che attacca e uccide una Nazione.
Il capitalismo, insediato nei partiti di sx come di dx contro il futuro di un Paese, è il primo cancro da attaccare, in tutte le sue forme, economiche, sociali, ideologiche, dogmatiche e politiche… E’ il primo cancro del Paese. Ad esso si attaccano tutti gli altri cancri che un governo sano dovrebbe combattere (la mafia criminale, la mafia ecclesiastica, la mafia finanziaria, la criminalità comune e organizzata), in un agglomerato compatto di interessi comuni finalizzati al furto, al saccheggio, alla distruzione della vita di noi tutti, nel nome solo e unico dei personali interessi di pochi.

LE RESPONSABILITA’ DEL PD
Don Aldo

Si sente alla radio ministro Lupi dire: «Anche il Pd deve prendersi le sue responsabilità». Una sola domanda: quali? È il Pd o il Pdl a ritrovarsi con un leader condannato definitivamente per frode fiscale (cioè per avere creato fondi neri all’estero, sottraendoli al fisco, per più di 270 milioni di euro)? È il Pd o il Pdl a pretendere che questo suo leader fuorilegge ottenga, non si sa bene sulla base di quali principi e perfino di quale logica, una specie di salvacondotto che gli consenta di continuare a fare politica?
È il Pd o il Pdl che vive come un’ossessione senza sbocchi la leadership di una sola persona e non si è mai sognato di dotarsi di una guida alternativa e neppure di immaginarla, come se non fosse un partito politico ma un fan club di ragazzine e ragazzini?
È il Pd o il Pdl a ricattare un Paese intero minacciando di far cadere il governo nel caso non venga riconosciuto a Berlusconi ciò che è inconcepibile in una società di eguali, e cioè la sua unicità di fronte alla legge?
Considerando che l’onorevole Lupi è la punta di diamante dei ragionevoli e dei dialoganti del suo schieramento (Cl dentro il Cdx), si rafforza l’impressione che sia la pazzia – una vera, patologica deriva psichica – a dettare l’agenda, in questa fase tremenda e squallida, della politica italiana.
E’ quanto scrive Michele Serra su Repubblica di oggi.

IL CAVALIERE CHIAGNE E FOTTE
Paolo de Gregorio

“Non possono togliermi il diritto di parola sulla scena pubblica e civile italiana: Non possono togliermi il diritto di animare e guidare il movimento politico che ho fondato. Non possono togliermi il diritto di essere ancora il riferimento per milioni di italiani finché questi cittadini liberamente lo vorranno”. Come al solito il perseguitato politico B la fa fuori dal vaso. Nessuno in Italia vuole togliergli queste facoltà, anzi, molti, me compreso, sperano che le mantenga tutte, e così accompagni il suo partito verso il declino che ogni partito “personale” è destinato ad avere. Ciononostante ci accontenteremmo di vederlo decadere dal suo seggio senatoriale in applicazione di una legge dello Stato, la famosa legge Severino, e vederlo trattato come ogni cittadino comune per ciò che riguarda l’esecutività della sentenza passata in giudicato per frode fiscale che lo ha condannato a 4 anni.
Su con la vita, Silvio! Un annetto a passeggiare nel tuo feudo di Arcore ti rimetterà in splendida forma, pronto a ricominciare a parlare al tuo popolo (i mezzi per farlo non ti mancano), ridando speranza e rappresentatività a speculatori, inquinatori, piduisti, mafiosi, evasori fiscali, palazzinari, edificatori abusivi, baldracche inconsolabili. Non abbandonare il tuo popolo! In fondo queste categorie ti hanno votato perché hanno in te un modello, vorrebbero essere come te e come te vorrebbero un sistema giudiziario che lascia impuniti tutti i furbi. In Italia molti sono ancora con te, anche se sei un pessimo governante e se avessi governato Mediaset come hai fatto con l’Italia saresti fallito da un pezzo.
Comunque quando parli di popolo stai attendo e fatti due conti: il maggior partito in Italia è quello della astensione che ormai supera il 40%, il restante 60% dell’elettorato è diviso esattamente in 3 parti quasi uguali e il tuo popolo è un misero 20% del 60% dei votanti.
Senza il monopolio delle tv private, il controllo di due reti RAI, i giornali, le riviste, il Milan, i soldi, non saresti nessuno e, in un paese serio, saresti ineleggibile per conflitto di interessi e per violazione del “par condicio” che non dovrebbe consentire l’eleggibilità di chi possiede mezzi di informazione.

L’INOPPORTUNO INTERVENTO DI NAPOLITANO
Paolo De Gregorio

La più grande sciagura che vive la nostra democrazia è la mancanza di chiarezza, di parole semplici e definitive che ci consentano di capire, di dare giudizi, di essere dunque degli elettori e dei cittadini consapevoli, mentre i politici parlano solo tra loro, in un linguaggio cifrato, trattano sottobanco, mettono la mano davanti alla bocca quando vengono ripresi, concordano le domande che gli fanno comodo con i compari giornalisti, insomma ci trattano da sudditi deficienti.
Uno dei campioni di questa ambiguità d’ordinanza è Giorgio Napolitano. Per decenni con la tessera comunista, pur non essendolo e dedicando anzi la sua vita a demolire il Partito (riuscendoci), è ora impegnato a fabbricare una via d’uscita al pregiudicato eccellente, con una nota ufficiale assolutamente inopportuna sulla questione di concedere o meno la grazia a S. Berlusconi.
Come Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Napolitano dovrebbe essere il massimo difensore della legalità, della uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e garante della esecutività delle sentenze passate in giudicato.
Parlare di grazia riferendosi al caso Berlusconi, prima ancora di averne ricevuto domanda, significa trattare B. senza tener conto della uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il suo dovere era tacere, per di più ha affermato che comunque il cavaliere non andrà in galera, questione di pertinenza del giudice di sorveglianza a cui spetta per legge l’ultima parola per l’esecuzione della sentenza.
Tutto ciò fa apparire B. un cittadino diverso dagli altri, da trattare con i guanti, mentre gli pendono addosso carichi giudiziari pesantissimi, almeno 5 processi, fra cui quello Ruby dove è già stata emessa una condanna di primo grado a 7 anni di galera e interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La politica, per il principio della separazione dei poteri, non deve entrare in nessun modo nelle sentenze della Magistratura (soprattutto quando ciò riguarda reati comuni) e, se vuole uscire dal discredito in cui è profondamente caduta, deve rinunciare a immunità e scappatoie e favorire l’espulsione di tutte le mele marce.

STUPITI & STUPIDI
Marco Travaglio (sunto)

Stampa e tg: domina lo stupore. B che vive nell’illegalità fin dalla più tenera età, e nessuno si aspettava che fosse condannato. Eppure, senza le sue leggi vergogna, sarebbe stato condannato già diversi anni fa. Il più stupito è B.: dopo 7 prescrizioni, 2 reati amnistiati, 3 delitti cancellati da lui stesso, 2 insufficienze di prove, 40 leggi ad personam e un indulto, senza contare i processi che non subì prima di entrare in politica perché corrompeva i giudici e la Gdf affinché chiudessero gli occhi sui suoi crimini, non riesce proprio a capacitarsi che i giudici siano riusciti a condannarlo: infatti se ne sta asserragliato nella villa di Arcore, senza parole e senz’altre vie d’uscita che gli appelli a chi l’ha sempre salvato (Napolitano e il Pd). I dirigenti del Pdl che, conoscendolo da almeno 20 anni, sanno benissimo chi è, tant’è che 8 mesi fa votarono e usarono in campagna elettorale la legge Severino che dichiara decaduti e ineleggibili i condannati.
Ed è stupito pure il Pd: infatti ad aprile fulminò Prodi e scartò Rodotà, gli unici presidenti che avrebbero agevolato un governo coi 5 Stelle e non con B; poi riconfermò Napolitano, cioè il candidato di B al quale fece pure scegliere come premier il nipote di Gianni Letta: consegnandosi mani e piedi a un tipo così. E ora si meraviglia non solo perché uno dei suoi processi è finito in condanna. Ma anche e soprattutto perché B pretende il salvacondotto come premio di fedeltà. Ma davvero Napolitano e il Pd pensavano che B sostenesse il governo Letta per senso delle istituzioni, per spirito di sacrificio, per risolvere i problemi del Paese, per garantire agli italiani un futuro migliore e non per farsi, come sempre, i cazzi suoi?
Anche Napolitano sapeva benissimo che poteva finire così: ma ha accettato cinicamente la situazione per restare sul Colle, magari nella segreta speranza che i giudici si lasciassero intimidire dai suoi moniti e salvassero un’altra volta il puzzone (il presidente Esposito e gli altri giudici che hanno optato per la condanna hanno avuto un coraggio da leoni, infatti ne stanno pagando il fio).
Il solo stupore tragicamente autentico è quello di certi dirigenti del Pd: a furia di leggere sul Corriere e sugli altri house organ dell’inciucio che B non è poi così brutto come lo si dipinge, che i suoi processi sono frutto non dei suoi reati ma della guerra civile, che bisogna pacificarsi con lui e altre menate da magliari, hanno finito col crederci. Più che stupiti, sono stupidi.”

QUARTO GRADO
Rosario Amico Roxas

La Costituzione italiana, una delle più garantiste del pianeta, prevede tre gradi giudizio prima di sancire una condanna definitiva.
A Berlusconi questo non basta; nel corso dei tre gradi di giudizio ha preteso decidere “CHI” doveva giudicarlo, rigettando il collegio difensivo perché sarebbe stato prevenuto nei suoi confronti; ha cercato di ottenere anche il “DOVE” essere giudicato, indicando la sede di Milano non competente; infine ha imposto il “QUANDO” imponendo impedimenti dichiarati legittimi, ma che tale non erano in quanto, a conoscenza della data indicata dai magistrati, ecco che convocava una urgente convocazione del consiglio dei ministri, fino a quando i magistrati si sono stancati di questa presa in giro ed hanno, giustamente negato la legittimità invocata.
Terminato lo spettacolino farsesco nei due gradi di giudizio, è arrivato il terzo grado, quello inappellabile, affidato alla Corte di Cassazione, che ha definito la condanna, sancendo la sentenza passata in giudicato.
Berlusconi e i suoi interessatissimi sodali, esigono il ”QUARTO GRADO”, che dipende dal Presidente della Repubblica, ma non come grado di giudizio, bensì come atto di magnanimità, che non può essere concessa a chi minaccia, ma a chi accetta la condanna, espia parte della pena e mostra chiari segni di ravvedimento. Tutto ciò non rientra nella presunzione di innocenza di Berlusconi, il quale esigerebbe un gesto inaudito da parte di Napolitano, il quale dovrebbe, secondo la volontà dell’ex cavaliere, smentire tutti i magistrati che hanno trattato il processo nei tre gradi, dichiararne l’incompetenza, accusandoli di avere sbagliato, dichiarando assolto Berlusconi, anzi, messo nella condizione di chiedere alla Stato il risarcimento materiale e morale (che dirà di voler devolvere in beneficenza !). Questo non può accadere, perché aprirebbe una maglia insanabile tra le Istituzioni che ne uscirebbero massacrate.
C’è un successivo “QUINTO GRADO” che si prospetta nell’immediato futuro dell’ex cavaliere: il ricorso al tribunale europeo per i diritti dell’uomo, che dovrebbe azzerare i tre gradi di giudizio, il parere negativo della “grazia” ed elevare Berlusconi alla santificazione del martirio; cosa questa estremamente improbabile ed improponibile.
Ecco scattare il “SESTO GRADO” di giudizio, affidato alle organizzazioni dell’ONU, che al quinto punto indicano una funzioni nel “promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui”, attraverso la Corte Internazionale di Giustizia.
Il ricorso a questi vari e fantasiosi gradi di giudizio, secondo gli avvocati dell’ex premier, pagatissimi per dire ciò che fa comodo a Berlusconi, dovrebbe bloccare l’applicazione della sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione e ciò prima ancora che scatti il “SETTIMO GRADO” di giudizio, affidato agli elettori; ovviamente Berlusconi sarebbe il candidato di punta del centro destra, essendo la sentenza neutralizzata dai vari ricorsi. La campagna elettorale diventerebbe una ordalia affidata alle promesse, peraltro mai mantenute, che l’ex cavaliere è abilissimo a propinare ai suoi elettori; quell’articolo 1 della Costituzione “il potere appartiene al popolo”, sancirebbe l’assoluzione del pregiudicato in quanto il 25% degli elettori lo avrebbe indicato come proprio leader, contrastando le sentenze che sono state pronunciate da magistrati non eletti dal popolo, ma vincitori di concorso avendo superato un compitino.
P.S. Se tutto ciò non si avverasse, c’è la soluzione prospettata da Bondi: la guerra civile !

Armando di Napoli

Nessuno si sconvolge
nell’obbrobrio l’ambiguità
calpesta ogni dignitosa legge
società occulte di contrabbandieri scellerati
coprono ogni fetore osceno di criminalità marcia

inconcludente la passione
si svuota nei meandri degli imbrogli
gioventù castrata s’attacca dietro alle ricariche telefoniche
urlando la rabbia nelle profondità di bocche cancerogene dei loro cellulari

nello sfratto dell’umanità
la musicalità appesa al mostruoso avvenire
nessuno è complice di balordi lubrificatori di interessi truffaldini
la corruzione ci passa sotto il naso cercando di otturare le narici dell’universo

mentre gli incapaci abbronzati
al sole di spiagge lussuose studiano nei minimi particolari
ogni movimento per salvare il culo plastificato al loro laido padrone
che nell’attesa della grazia prevista si scopa l’Italia intera come fosse un’ingenua minorenne…

<img src=”
” width=”50%” />

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Marco Travaglio

Per diventare responsabile giustizia del Pd, i requisiti sono essenzialmente due: 1) non sapere nulla di giustizia; 2) esordire sul Foglio di Ferrara&B. per rassicurare il padrone d’Italia. Una specie di prova d’amore. Nel 2010 Andrea Orlando, appena nominato responsabile giustizia da Veltroni in virtù del diploma di maturità scientifica che ne faceva un giureconsulto di chiara fama, debuttò con un paginone sul Foglio dal memorabile titolo: “Caro Cav, il Pd ti offre giustizia”.
Le proposte, anzi supposte, erano copiate pari pari dal programma Pdl: “Ridefinire l’obbligatorietà dell’azione penale… individuando le priorità” dei reati da perseguire o ignorare; “riforma del sistema elettorale del Csm che diluisca il peso delle correnti”, accompagnata da “una sezione disciplinare distinta” per fa giudicare i magistrati da un plotone d’esecuzione a maggioranza politica; “rafforzare la distinzione dei ruoli tra magistrati dell’accusa e giudici”; “limitare l’elettorato passivo dei magistrati, in particolare quelli che hanno svolto attività requirenti” (cioè: rendere ineleggibili non i delinquenti, ma i pm).
Per fortuna le suddette boiate restarono nella testolina di Orlando, ora promosso ministro dell’Ambiente (sempre per via della maturità scientifica). Al suo posto è arrivato dal Molise l’avvocato e neodeputato Danilo Leva, dalemiano ma anche bersaniano ma anche franceschiniano, nonché perditore di tutte le elezioni. Uno dice: almeno è avvocato, qualcosa di giustizia capirà. Ne dubitiamo dalla sua intervista sul Foglio: “Non ci faremo dettare l’agenda da qualcun altro”. Peccato che l’“agenda delle priorità” sia un fritto misto riscaldato di supposte altrui.
“Abolire l’ergastolo” è un’idea di Riina, lanciata nel papello del ’92, quasi tutto realizzato da dx e sx. “Responsabilità civile dei magistrati”, “rimodulare l’obbligatorietà dell’azione penale individuando priorità” e “riformare la custodia cautelare” invece sono 3 cavalli di battaglia di B. Bel modo per non farsi dettare l’agenda.
Ma le idee, oltreché copiate, sono anche confuse. La responsabilità civile delle toghe esiste già per legge, con l’ovvio limite – previsto in tutte le democrazie – che gli errori giudiziari li risarcisce lo Stato e può rivalersi sul magistrato solo in caso di dolo o colpa grave. L’azione penale obbligatoria è prevista dalla Costituzione ed esclude che qualcuno possa indicare quali reati perseguire e quali no. Quanto alla custodia cautelare, “limitarne l’utilizzo improprio in assenza di sentenze passata in giudicato” è una corbelleria bella e buona: la custodia cautelare riguarda appunto il periodo precedente le condanne definitive, altrimenti è espiazione della pena.
Ma Leva rincara con altre perle di rara saggezza. Vuole “eliminare la custodia cautelare obbligatoria per titolo di reato, eccetto ovviamente i reati più gravi, ad esempio mafia, terrorismo, violenza sessuale, stalking”: forse non sa che le manette preventive, dal ’95, non sono più obbligatorie nemmeno per mafia, e quando il Parlamento provò a reintrodurle per la mafia e lo stupro, fu sconfessato dalla Consulta. Quindi ciò che Leva vuole levare è già stato levato. Siccome poi insiste sull’ergastolo, dovrebbe sapere che di fatto non esiste più, se non per i boss irriducibili, gli altri ergastolani escono dopo 25-30 anni. Abolire l’ergastolo avrebbe dunque un solo effetto: l’uscita di centinaia di boss, compresi quelli delle stragi del 1992-‘93, detenuti da quasi 20 anni. Bel programma di giustizia progressista, non c’è che dire. Senza contare il rischio che Riina reclami i diritti d’autore.

CHIEDE GRILLO: “CHI COMANDA OGGI IN ITALIA’”

Propone alcuni soggetti: Francia, Germania, mafia, Banche, Bce, Vaticano…
Poteva scrivere: la TROIKA (Fondo Monetario Internazionale + Unione Europea + Banca centrale europea).
La mia risposta, in forma sintetica, è che comanda il SISTEMA ULTRALIBERISTA con tutti i suoi soggetti: banche, borse, organismi economici europei, organismi economici americani, Fed, banche maggiori come la J.P. Morgan, corporation…
In forma anche più sintetica, comanda il TURBOCAPITALISMO, termine con cui Luttwack indicò la degenerazione estrema del capitalismo e la sua involuzione suicida, con una globalizzazione senza controllo dominata da pochi squali, il prevalere di multinazionali cieche e sopravanzanti la politica e la legge, guerre finanziarie atroci che accompagnano o sostituiscono le guerre militari con distruttività anche peggiori, esproprio di ogni diritto civile o del lavoro, dei popoli o dei governi, per il dispotismo di un mercato disumano e impazzito in mano a pochi plutocrati o addirittura dominato dai meccanismi automatici dei computer delle Borse, volto a privatizzare tutto e ridurlo a merce o speculazione finanziaria, disumanizzare l’uomo e farne uno schiavo, governare ogni esistente col profitto più folle, e distruggere la vita e l’economia reale infischiandosene del futuro del pianeta e dei suoi abitanti.
In forma anche più breve: comanda la PAZZIA!
Ma, come avvenne per Hitler, la pazzia estrema di pochi è sostenuta dalla completa incoscienza di troppi.

FEMMINICIDIO
DORIANA GORACCI (sunto)

Milano: 6 agosto, 3 donne cinesi, nude e con un cappuccio in testa e i polsi legati si buttano da una finestra per sfuggire ai loro sequestratori, non sono in pericolo di vita. Mentre si cercano i rei, viene loro concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Lo ha detto Alfano illustrando il nuovo decreto contro il femminicidio, in 12 articoli: «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere». Aumento di un terzo della pena se alla violenza assiste un minore, la cosiddetta violenza assistita. Pene al cyber bullismo (attenti i troll come Pellei!). Arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamento familiare e stalking. La polizia può buttare fuori di casa il coniuge violento. Permesso di soggiorno per motivi umanitari allo straniero che subisce violenze. Querela irrevocabile, per sottrarre la vittima dal rischio di una nuova intimidazione tendente a farle ritirare la querela. Corsia preferenziale ai processi per femminicidio con patrocinio per le vittime di violenza, a prescindere dal reddito. Informazioni costanti alla vittima durante il processo. Intervento delle forze dell’ordine se ci sono lesioni personali, anche in assenza della querela di parte.
«Il susseguirsi di eventi di gravissima efferatezza in danno di donne e il conseguente allarme sociale che ne è derivato – dice il testo – rendono necessari interventi urgenti volti a inasprire, per finalità dissuasive, il trattamento punitivo degli autori di tali fatti, introducendo, in determinati casi, misure di prevenzione finalizzate alla anticipata tutela delle donne e di ogni vittima di violenza domestica». Inoltre si stabilisce che violenza può essere fisica, sessuale, psicologica o determinata da altre deprivazioni essenziali. Inoltre viene sanzionata anche quella commessa con mezzi «informatici e telematici». Basta una segnalazione di vicini o conoscenti. Le norme a tutela della donna sono estese anche alle donne straniere anche se prive di permesso di soggiorno.
“FEMMINICIDIO”: ogni forma di discriminazione e violenza posta in essere contro la donna “in quanto donna”.
Il decreto non dice quanto finanziamento sia stato dato alle associazioni che esistono all’estero ma non in Italia, per assistere le donne e i loro figli, gravemente perseguitate da violenza.
(Osservazione mia: avremo il piacere di vedere anche la Chiesa risvegliarsi dai suoi 2000 anni di femminicidio psicologico e culturale per rimediare alla sua gravissima mancanza di umanità?)
“Vivere il presente e in futuro, insieme, denunciare perché zitte ci staremo da morte. La staffetta continua la sua strada in salita: Non teniamo paura.”

IN ITALIA SI UCCIDE UNA DONNA OGNI DUE GIORNI
Viviana Vivarelli

Siamo ai primi posti nel mondo tra i Paesi con il più alto tasso di donne uccise. E, di solito, i responsabili di questi reati sono coloro che dichiarano di «amarle» le loro vittime. Mariti lasciati, fidanzati traditi o che non accettano la fine di una storia d’amore.
In cinque anni sono state più di cinquemila le donne uccise nel nostro Paese, ma la cosa più grave è che il 70 per cento di quelle ammazzate nel 2012 aveva denunciato il proprio assassino per stalking, maltrattamenti e abusi.
Nell’indifferenza generale degli uomini, aumenta il tasso di omicidi che avvengono in ambito familiare o sentimentale: circa il 70% di questi omicidi sono compiuti da partner o parenti.
Nella massima parte questi assassini sono italiani.
In questa strage perpetrata e continuata nella massima indifferenza delle istituzioni, mentre persistevano leggi sciagurate come quella che dava i domiciliari a chi violentava o pestava i propri famigliari, si facevano gogne processuali alle vittime, e si insisteva a difendere una società nemica della parità femminile in ogni situazione, avete mai sentito in tanti anni la più piccola difesa della Chiesa delle vittime? La più piccola rivendicazione dei diritti delle donne, primo fra tutti quello di vivere, portata avanti dalla nostra massima istituzione ecclesiastica?
Per quanto tempo ancora la Chiesa continuerà a considerare le donne e i bambini come le vittime scontate di una società crudele su cui si deve reagire solo con l’indifferenza e la prosecuzione e l’imprinting di un modo di pensare per cui le donne e i bambini sono esseri inferiori su cui si può infierire liberamente?

A COLORO CHE VERRANNO
Brecht

Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non l’ha saputa ancora.

Quali tempi sono questi, quando
discorrere d’alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!
E l’uomo che ora traversa tranquillo la via
mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell’affanno?

È vero: ancora mi guadagno da vivere.
Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla
di quel che fo m’autorizza a sfamarmi.
Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri,
e sono perduto).

“Mangia e bevi!”, mi dicono: “E sii contento di averne”.
Ma come posso io mangiare e bere, quando
quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e
manca a chi ha sete il mio bicchiere d’acqua?
Eppure mangio e bevo.

Vorrei anche essere un saggio.
Nei libri antichi è scritta la saggezza:
lasciar le contese del mondo e il tempo breve
senza tema trascorrere.
Spogliarsi di violenza,
render bene per male,
non soddisfare i desideri, anzi
dimenticarli, dicono, è saggezza.
Tutto questo io non posso:
davvero, vivo in tempi bui!
Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,
e mi ribellai insieme a loro.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all’amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Al mio tempo le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano più sicuri senza di me; o lo speravo.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.
Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.

Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe,
attraverso le guerre di classe, disperati
quando solo ingiustizia c’era, e nessuna rivolta.

Eppure lo sappiamo:
anche l’odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l’ira per l’ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si poté essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l’ora
che all’uomo un aiuto sia l’uomo,
pensate a noi
con indulgenza.

CONVIENE TENERE I SOLDI IN BANCA?
Claudio

Quest’anno la fiducia incrollabile dei risparmiatori nel sistema bancario europeo, e in particolare in quello italiano, ha cominciato a vacillare. Pochi anni fa, nessuno aveva idea il sistema bancario italiano non fosse sicuro al 100%. Ma soprattutto dopo la crisi di Cipro e dopo molti avvertimenti da parte di tutte le società di rating internazionali, il clima è completamente cambiato. E’ dunque importante valutare correttamente i rischi che corrono i nostri risparmi, per decidere quali contromisure adottare. Da un punto di vista giuridico, una volta che il denaro viene depositato in un banca, se ne perde il possesso. Da quanto abbiamo visto a Cipro, è altamente probabile che lo Stato decida per un congelamento forzoso, soprattutto per i depositi al di sopra di certe cifre.
Solo pochi anni fa, le banche italiane pagavano tassi di interesse del 5% o più ma oggi il rischio è di un congelamento Oggi gli interessi bancari sono vicini allo zero col rischio di un possibile fallimento bancario e un successivo congelamento dei capitali (si pensi a MPS o alla banca di Puglia).
Per questo molti hanno tolto i soldi dalle banche, ma se tieni del contante lo Stato te lo considera sospetto e te lo può sequestrare. Collegare il denaro contante ad un reato in Italia è una cosa estremamente semplice. Nessuno sa che il 97% di tutti i contanti in circolazione contiene minuscole concentrazioni di residui di sostanze stupefacenti, soprattutto cocaina rintracciabili da cani anti droga. In tempo di crisi lo Stato si attacca a tutto e negli ultimi anni, le forze dell’ordine hanno sbandierato l’incremento delle entrate statali provenienti dal sequestro di patrimoni derivanti da attività illecite, quindi i nostri soldi sono comunque a rischio.

ARMANDO DI NAPOLI

Nel cortometraggio del degrado
negli inferi svuotati di occhi aggrappati
alle viscere del mondo infame
che sprofonda nella menzogna infuocata
schegge impazzite appese allo strisciante quotidiano

la carne sudata inchiodata al fertile rancore
dove il livore marcio immemore questua
la speranza calpestata dai debiti
nell’illuminazione radiosa
nell’incredibile splendente vitalità
della tua miserabile miseria
avvolta l’umana disumanità
nelle stanze delle follie frustrate

nelle strade riempite di colori
invasa dalle sublime grida di bambini sognanti
la salsedine si mischia al profumo del mare
inebriando il divertimento annunciato
musicalità gioiosa dell’esaltazione di vivere

nei cieli le rondini stridule
volteggiano bruciandosi le ali
nell’alito affannato di un sole malato
nell’occaso tramortito dai rumori
dei tram pieni di corpi pronti
con le loro odorose frittate
alla balneazione inquinata
con il ghiaccio che si scioglie nei vicoli
come animi svenduti di esigenze prostituzioni
messa stesa ad asciugare la vergogna

mentre all’ombra di una casa decrepita
una venditrice anziana di origano e peperoncino
si versa dell’acqua nelle mani
per abbeverare il suo cagnolino adorato…

GLI INTOCCABILI

Qualcuno sa che Gianni Letta è indagato da 10 mesi per affari sporchi sull’immigrazione, per abuso, turbativa d’asta e truffa? C’è qualche giornale che trova lo spazio per occuparsi di questo? Magari tra un articolo che calunnia su Grillo e uno che infama il Movimento 5 stelle?
Il factotum di Berlusconi è oggetto di una valanga di informative, corredate da mesi di intercettazioni. che lo accusano assieme al capo del dipartimento Immigrazione del ministero degli Interni, Mario Morcone, e con alcuni manager de “La Cascina”: una holding di cooperative da 200 milioni di euro di fatturato, braccio secolare di Comunione e Liberazione a Roma, nata come mensa per gli studenti della Capitale, che oggi controlla ospedali, hotel a 4 stelle e ristoranti di grido (come il Pedrocchi di Padova e Le Cappellette di Roma), dove i clienti vip lasciano sulle pareti la loro foto accanto alla dedica di Andreotti. Gianni Letta è sotto inchiesta per reati piuttosto pesanti: abuso d’ufficio (fino a 3 anni di carcere), turbativa d’asta (fino a 2), truffa aggravata (fino a 6). Faranno una amnistia anche per lui?
Per ora le procure non hanno fatto che rimpallarsi il caso per paura di ritorsioni.. le famose “toghe rosse”!!!?

AFFARI SPORCHI SULLE PELLE DEI MIGRANTI
E LA LEGA STA A GUARDARE?

Povero Gianni Letta! Smascherato nei suoi furti assieme alla solita Comunione e Liberazione, quella meglio detta Corruzione e Spartizione. Chissà se papa Francesco si degnerà di fare un po’ di pulizia anche lì?
2008: il pm Woodcock indaga su una organizzazione specializzata nell’aggiudicarsi commesse pubbliche truccando le gare. Ci indagare anche il famoso Capitan Ultimo, quello che arrestò Riina. Si parte con le intercettazioni (quelle che tutti i politici vogliono levare!) e si pedinano i fratelli Angelo e Pierfrancesco Chiorazzo, dirigenti de La Cascina e di altre società, che tentano di accaparrarsi gli appalti per i centri di assistenza ai rifugiati, “grazie agli aiuti di Gianni Letta!” Gianni Letta è aiutato anche dall’amicizia col Vaticano e Andreotti! Così per anni La Cascina accumula appalti dalle università alle strutture pubbliche, dai teatri agli stadi, fino alla bouvette del Senato. Milioni scaricati dallo Stato. La Cascina seleziona il personale su di elenchi stilati da vescovi e politici di area ma apre anche due hotel di lusso a Cuba. Poi i debiti crescono.
Per risollevarsi dalla crisi, il vicepresidente Chiorazzo, celebre per aver organizzato nel ‘97 una contestazione a Scalfaro alla Sapienza di Roma, molto stimato da Bertone punta sugli appalti in uno dei settori più redditizi e meno controllati: gli immigrati. Legatissimo a Mastella, soprannominato “il vaticanista” per aver organizzato vari incontri fra Mastella e Bertone, trova un nuovo protettore: Gianni Letta e frequenta palazzo Chigi. Una delle sue società gestisce già il Centro accoglienza richiedenti asilo di Bari con 1200 ospiti, e sta per aprirne un altro a Taranto da 400 posti. Ogni ospite “vale” fino a 50 euro di rimborsi pubblici al giorno. Il manager fiuta l’affare e vorrebbe espandersi in tutt’Italia. Letta chiama il capo dell’immigrazione al ministero, il prefetto Morcone, che si mette a disposizione. E Chiorazzo sogna il campo più grande d’Europa,che può arrivare a 1300 persone”.
Mentre i media martellano sugli arrivi degli immigrati e parlano di ‘emergenza nazionale’,queste care persone ci fanno su dei begli interessi sporchi. Grazie a Letta, Chiorazzo ci mette 11 giorni ad aprire un centro da 200 posti che vale 4 milioni di euro l’anno.E poi dicono che la burocrazia è lenta!Il prefetto resta basito,anche il viceprefetto è perplesso. Rifiuta di firmare e chiede una lettera del ministero che autorizzi quella “strana convenzione” .Ma l’ordine resta.Il ministero senza fare alcun controllo detta per telefono il permesso.Il Prefetto constata che i posti sono 107,non 210.Ma i soldi sono incassati lo stesso. Intanto il pm (un’altra toga rossa?) Colaiocco ha fatto archiviare l’accusa di associazione per delinquere contro Letta e Morcone. Secondo Woodcock, invece, l’emergenza non farebbe venir meno l’obbligo di chiedere almeno 5 preventivi prima di assegnare un appalto milionario con un paio di telefonate. Ora la parola passa al pm unico di Lagonegro. Se avrà tempo…

ENZENSBERGER

Deve mangiar viole del pensiero, l’avvoltoio?
Dallo sciacallo, che cosa pretendete?
Che muti pelo? E dal lupo? Deve
da sé cavarsi i denti?
Che cosa non vi garba
nei commissari politici e nei pontefici?
Che cosa idioti vi incanta, perdendo biancheria
sullo schermo bugiardo?

Chi cuce al generale
la striscia di sangue sui pantaloni? Chi
trancia il cappone all’usuraio? Chi
fieramente si appende la croce di latta
sull’ombelico brontolante? Chi intasca
la mancia, la moneta d’argento, l’obolo
del silenzio? Son molti
i derubati, pochi i ladri; chi
li applaude allora, chi
li decora e distingue, chi è avido
di menzogna?

Nello specchio guardatevi: vigliacchi
che scansate la pena della verità,
avversi ad imparare e che il pensiero
ai lupi rimettete,
l’anello al naso è il vostro gioiello più caro,
nessun inganno è abbastanza cretino, nessuna
consolazione abbastanza a buon prezzo, ogni ricatto
troppo blando è per voi.
Pecore, a voi sorelle
son le cornacchie, se a voi le confronto.
Voi vi accecate a vicenda.
Regna invece tra i lupi
fraternità. Vanno essi
in branchi.

Siano lodati i banditi. Alla violenza
voi li invitate, vi buttate sopra
il pigro letto
dell’ubbidienza. Tra i guaiti ancora
mentite. Sbranati
volete essere. Voi
non lo mutate il mondo.

MILLE MILIARDI DI DOLLARI DI EVASIONE L’ANNO

Abbiamo attualmente 60 guerre in corso nel mondo.
Alcune di esse vanno avanti da 20 anni.
Mentre non cessa l’onda malefica di queste di guerre che continuano a insanguinare il pianeta, mentre le speculazioni sul debito impoveriscono l’Europa a vantaggio degli USA, e indegne campagne di austerità si abbattono sui popoli stremati, costretti a tassazioni crescenti e a progressivi tagli dello stato sociale, i veri padroni del pianeta, le multinazionali, persistono in gigantesche evasioni fiscali, ormai superiori ai mille miliardi di dollari ogni anno, quanto basterebbe a mettere fine alla povertà nel mondo e a raddoppiare gli investimenti ecologici. Al prossimo summit internazionale si dovrebbe discutere di questo, ma temiamo fortemente che ogni scelta in proposito farà la stessa fine della lotta ai paradisi fiscali, sempre promessa e mai attuata, dove i grandi ladroni del mondo mettono i soldi che hanno rubato agli Stati e ai popoli.
Mille miliardi di dollari è una cifra che supera le spese militari di tutti i paesi del pianeta messi assieme. E’ una cifra che supera il bilancio di 176 nazioni!Ed è pari a tutte le tasse che le grandi multinazionali e i ricchi magnati del pianeta evadono ogni anno.

Apple, una delle aziende più ricche, in pratica ha pagato 0 dollari di tasse sui 78 miliardi guadagnati in questi anni mettendo in piedi una serie di scatole cinesi in paesi a una bassa tassazione e mandando i profitti all’estero. Questo genere di evasione fiscale permette alle aziende multinazionali di avere un enorme vantaggio sulle aziende nazionali di minore dimensione. Si tratta di una pratica che ha un impatto negativo sul mercato, la democrazia e la stabilità economica.

IL GOVERNO MENTE SUI CONTI
vv
Non è necessario fare un grosso sforzo per capire che nel 2013 il Deficit tende al 4% ed il Debito oltre al 133%, mentre le stime governative mentono a danno il deficit 2,9% e il debito 130,4%, e sono errate con malizia, visto che ci parlano di PIL a 1.573 miliardi, mentre il PIL sarà sui 1.551 miliardi.
Come si può difendere ancora questi mentitori e questi distruttori della cosa pubblica?
Come è possibile che l’attenzione degli Italiani sia distorta dai media su cose di scarsa importanza come le critiche della Gambaro, mentre si finge di ignorare che la democrazia di questo Paese è lo zimbello di gente incapace che ci sta portando alla rovina intenzionalmente e dolosamente? Perché non è di questa tragedia che i demenziali talk show parlano invece di perdere tempo con cose insignificanti per la storia italiana e per il futuro di tutti noi?
L’Italia muore mentre i media assassini e perversi tuonano titoloni come armi di distrazione di massa per deviare l’attenzione dei cittadini da ciò che veramente è importante.
La vera tragedia di questo Paese è che una cricca di delinquenti sgoverna il Paese mentre la stampa ha rinnegato il proprio dovere di informare e fa da coro elogiativo al regime. Ed è questa la peggiore arma contro la libertà, non certo le espulsioni di Grillo!

Da Sole 24 ore
…straordinario successo sta riscuotendo il libro “Perché dovremmo uscire dall’euro” del prof. João Ferreira do Amaral. Dopo un mese, è già alla quarta ristampa avendo venduto più di 7mila copie. «Siamo in una fase in cui è sempre più evidente che la politica di austerity non funziona», spiega l’autore, 64 anni, professore alla “Technical University di Lisbona” nonché ex funzionario del ministero delle Finanze. «Il prossimo passo per noi è realizzare che l’euro è semplicemente insostenibile per il Portogallo», uscire dall’euro è l’unica speranza che il Portogallo ha per uscire dalla crisi e risollevare l’economia – che nel 2013 si avvia a chiudere il terzo anno consecutivo in recessione con un Pil che indietreggia al ritmo tendenziale del -3,6% annuo – è di ritornare alla valuta nazionale, l’escudo, che subirebbe immediatamente una svalutazione tale da rendere da subito i prodotti portoghesi meno cari è più competitivi per le esportazioni.
La posizione del professore non coincide con quella dei leader istituzionali. Il primo ministro Pedro Passos Coelho ha insistito più volte sulle conseguenze disastrose che avrebbe per il Portogallo un’uscita dalla divisa comune mentre lo scorso anno, quando è stato effettuato l’ultimo sondaggio in merito, il 72% dei cittadini portoghesi si dimostrava favorevole a una permanenza nell’euro. L’ex-ministro delle Finanze João Salgueiro ha avvertito che il costo di uscita sarà più alto dei benefici. Ma la sensazione è che – in concomitanza con l’affermazione di vari movimenti antieuropei in Europa, dall’Alternative für Deutschland in Germania di Bernd Lucke al britannico Ukip di Nigel Farage – il malcontento popolare verso l’euro stia crescendo. Perché l’economia reale non è riuscita a risollevarsi dopo il salvataggio della Troika (Ue-Fmi-Bce) con un maxi-prestito da 78 miliardi di euro vincolato a rigide misure di risanamento e austerity. Il tasso di disoccupazione medio è al 17,7% con punte oltre il 40% se si guarda alla popolazione giovanile. Come visto, il Pil è in calo per il 3° anno mentre il rapporto debito/Pil ha superato il 120 %. Non va bene anche il deficit che, rapportato al Pil, è superiore al 6 %. C’è chi sostiene che sarà sempre più difficile per i sostenitori dell’austerità di far accettare nuove misure di austerità. Il sostegno al movimento pro-escudo arriva anche da esponenti istituzionali di alto profilo. Fra questi anche il presidente della Corte Suprema
Il Portogallo e altri Paesi del Sud Europa dovrebbe lasciare l’euro perché altrimenti il divario tra gli Stati più ricchi e quelli più poveri non potrà che ampliarsi.

Non c’è momento più vuoto
di quello in cui la fede più accesa
crolla
per le lungaggini dei tempi
per le ripetizioni dei tiranni
per la brevità della speranza umana
che è sempre un fuoco breve
che si alimenta solo col successo

E’ il cuore dell’uomo un centometrista
ma il potere corre la sua maratona
lunga come il tempo.
e su quella
ha costruito un dominio
interminabile.

Viviana

SOTTO IL RAZZISMO NIENTE
Viviana Vivarelli

Cosa ha realizzato in più di 20 anni di strombazzamenti la propaganda leghista? Niente!
Che fine hanno fatto la secessione, il federalismo, l’opposizione a Roma ladrona, il no alla mafia, le ronde padane, il potere al territorio, la democrazia dal basso, la pulizia morale, la semplificazione legislativa, il contrasto alla P2 ,le banche del popolo?
La Lega ha fatto suoi i peggiori difetti di quella casta politica ladrona e truffaldina che ha mandato in rovina il Paese,appoggiandola in tutto il suo pattume e continua anche oggi a sostenere gli amici della mafia o della P2 e quel brutto ceffo di B che è stato sentenziato come delinquente reiterato e costante. Dovevamo vedere la Lega che appoggiava tutte le leggi che B ha fatto a favore della mafia. Dovevamo vedere perfino il tesoriere della Lega che si faceva consigliare dalla ‘ndrangheta su come nascondere il malloppo. La retorica di basso livello con cui la Lega ha infarcito per un ventennio le teste calde dei suoi accoliti, i roboanti appelli ad una patria inesistente mentre annientava e sporcava la patria reale, il rifiuto costante a non vedere che nei furti e negli intrallazzi della peggiore politica ci regnava la famiglia di Bossi o ci sguazzavano i nuovi politici leghisti, in cosa è finito tutto questo?
Di tutto questo ciarpame inutile e di pessimo gusto che ha rovinato l’Italia come un Gran Guignol barbaro e incivile cosa è rimasto? Solo il razzismo,l’odio feroce e inconsulto a chi più povero e disgraziato di noi. Di tutti i difetti italiani,il più disumano,da poveri verso i poveri per nascondere ancora una volta i furti dei ricchi e impedire agli scarsi di mente di pensare e di capire chi sono i veri nemici del Paese,un favore in più fatto alla propaganda di regime per mantenere meglio in sella i distruttori di questo Paese.
Di 20 anni di retorica bieca e incivile cosa è rimasto? Solo il razzismo. Se si toglie il razzismo, della Lega non restano nemmeno le scorie.
Ma sotto il razzismo: niente.

Siamo tutti affetti da depressione
qualcuno eccelle in disperazione
facciamo come sotto i bombardamenti
fingiamo di non sentire i boati
per raccogliere un po’ di civiltà ordinaria
e difendere con paraorecchi e bende agli occhi
uno straccio di vita quotidiana
Ma quando facciamo silenzio al mondo
per non soffrire troppo
e ci esiliamo dall’essere interamente umani
la cupa assenza dell’emarginato
preme sui nostri cuori
come una lapide di tomba
Nulla grida così forte come le lacrime
dei silenziosi
e quelle lacrime coprono il vuoto rimbombante
dei potenti che diventa un bisbiglio
indecifrabile e insensato

Viviana



In politica, come in amore, è inevitabile la delusione
Ma a ben vedere, essa non è che disillusione
di tifosi di corto raggio
e questa
non incide sul significato del sogno
(perché nessun sogno in sé scema, se è valido)
Quello che cade
è l’eccesso di idealismo che avevamo messo
nel progetto
Non è l’ideale, che resta imperturbabile
ma il nostro infantilismo inappagato
che voleva rapidi successi
come il bambino che vuole essere promosso
prima ancora di avere studiato
o il tifoso che vuole la vittoria
dopo un’ora a inizio di partita

e odia anche i tempi
supplementari
Quello che conta
non è amare l’oggetto
ma vivere l’amore
non è vincere, ma liberare la libertà
La democrazia non è una partita di ultras
o un gioco di bambini dall’attenzione breve
non è una corsa a 1,2,3 stella
è una lunga camminata costante
che dura tutta una vita.

Viviana
..
RIDIAMARO : – )

Giovanni Zonna
Anche chi vota M5S paga il canone rai ed ha DIRITTO all’informazione non alla diffamazione
.
Vito Asaro
Che bello! Oggi ho saputo che, quando avrò 130 anni ci sarà la ripresa. Ho già l’acquolina in bocca: tra 70 anni potrò mangiare una bistecca di filetto.
.
Danilo
Quando Grillo ha scritto di Rodotà come un “ottuagenario miracolato dalla rete” non erano parole sue, ma non faceva che fare una citazione di una frase dello stesso Rodotà. Ovviamente questo la stampa ha evitato con cura di dirlo.
.
Marco da Firenze
L’Egitto caccia il suo nuovo dittatore Morsi
Loro sono il popolo dei faraoni
Noi i faraoni li abbiamo al governo
.
Spinoza
Il vertice tra Letta e Alfano
è durato tre ore.
Si erano intrecciati i guinzagli.
.
http://masadaweb.org

Related Tags:

Leave a Comment

Della stessa categoria

CORSO. LEGGERE L’UOMO

LEGGERE L’UOMO Se siete di Bologna può interessarvi un CORSO IN 7 LEZIONI IN 7 GIOVEDI’- A PARTIRE DAL 19 [Read More]

I migranti dal mare e gli anziani italiani emigrati in un documentario

Vedi il trailer: https://vimeo.com/140032609 Tra Performance art e cinema del reale, “(A)mare Conchiglie” è  [Read More]

Anziani, erranti, lucciole e migranti come conchiglie alla Biennale di Anzio e Nettuno: è la nuova performance di Kyrahm e Julius Kaiser

Il 13 giugno 2015, poco prima del tramonto (ore 18) sulla spiaggia di Forte Sangallo, per la Biennale di Anzio e [Read More]

Una performance estrema contro la tortura diventa un documentario

Sabato 18 aprile verrà presentato a Teramo il documentario working progress “Dentro/Fuori” di Kyrahm e [Read More]

SE LE REGOLE LE FANNO I LADRI

MASADA n° 1540 13-6-2014 Renzi vuole una legge che annulli le pene fino a 5 anni – In Italia il bicchiere non solo [Read More]

Who's Online

  • 0 Members.
  • 9 Guests.

Adv

Newsletter

RSS Il Fatto Quotidiano