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Sunday August 20th 2017

COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 3

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MASADA n° 1470 COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 3

Prof Viviana Vivarelli

Come si saluta – I gesti nel mondo – Posizioni delle gambe e dei piedi – Le mani – I gesti delle braccia – Come si dorme – Gesti del corteggiamento – Gestualità innate o apprese – Modi di stare seduti- Gesti delle braccia e delle mani – Gli anelli – Colore del volto – Lo sguardo

COME SI SALUTA

I modi di salutare sono infinitamente diversi da popolo a popolo. Non tutti i popoli si stringono la mano. Anticamente di alzava il palmo per far vedere l’assenza di armi, ma se agitate la mano aperta verso un greco lo offendete; c’è chi fa un breve inchino sorridendo come i Giapponesi, ma non tutti sorridono, i Francesi non sorridono, gli Americani si sbracciano e sono molto espansivi e cordiali. Noi tendiamo la mano e dovremmo dare una breve stretta energica, appoggiando bene il palmo con fermezza e stando attenti a non ritirare indietro il corpo perché il segnale sarebbe contraddittorio: “Ti do la mano ma vorrei scappare”. Ugualmente si dovrebbe guardare l’altro negli occhi. Io ho uno sguardo nervoso, che saetta qua e là e questo mette a disagio, l’altro capisce che me ne vorrei andare e risponde con uguale disagio.
Dare la mano richiederebbe un lungo discorso, perché non si dà la mano in modo molle e viscido, non la si trattiene poco né troppo poco, non si stritola l’altra mano ma nemmeno la stretta deve essere debole e sfuggente o tale da far sentire il lato della mano invece del palmo.

Il massimo sarebbe essere registrati da una videocamera mentre siamo in gruppo e che un esperto ci spiegasse i segnali che mandiamo. Vedremmo i gesti automatici, le occhiate furtive, lo sguardo che scappa, i segnali contraddittori, le attrazioni o i rifiuti, i movimenti incontrollati di mani e piedi, la postura…

I GESTI NEL MONDO

Se si viaggia, è bene sapere prima le usanze locali.
Per es. in un paese arabo, o anche verso i nostri extracomunitari, si deve ricordare che gli uomini non devono guardare le donne arabe. La cosa è anche più grave se la donna è incinta, c’è una credenza detta “l’occhio del diavolo” che dice che lo sguardo dello straniero ( specie se gli occhi sono azzurri) porta malattie.
A ristorante per indicare che si è finito di mangiare una portata, si dice “Halas” con un brusco gesto di congedo fatto con il dorso della mano. E per dire grazie fanno un cenno della testa, mentre in Inghilterra devi dire continuamente sorry, please o thank you o passi da maleducato.
Gli occidentali si stringono la mano, gli arabi no.
per gli arabi unire il pollice a tutte le dita della mano significa: “un attimo di pazienza”. Noi facciamo gesto del palmo verso il basso o alziamo l’indice.
Gli arabi, se gli chiedi qualcosa, devono per educazione darti una risposta magari sbagliata. Se sei invitato, il padrone di casa non ti dirà mai di andartene ma magari si accede un narghilè o ti fa capire con altri segnali che è l’ora di chiudere.
Due arabi possono tenersi per mano senza essere gay.
I nomi in genere sono lunghissimi (usa che poi sarà ripreso in Spagna) per ricordare gli ascendenti, per cui abbiamo il nome proprio, poi quello del padre, del nonno e infine dal cognome, con in mezzo la parola “bin” che significa figlio di (es. Osāma bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden). Per le donne è lo stesso con la parola “bint” che significa figlia di. Quando una donna si sposa il suo cognome non varia, mentre i suoi figli ottengono il cognome del marito.

In AMERICA LATINA è grave maleducazione non guardare negli occhi la persona con cui si parla.
In ARGENTINA per chiamare qualcuno si agita una mano con il dorso rivolto verso l’alto (segno che per noi vuol dire: vattene vi, sciò..)
Nel BAHREIN si chiama qualcuno schioccando le dita e aggiungendoci un fischio, se lo fai in Occidente l’altro si offende e ti dice: “Non sono mica un cane!” e anche persone dello stesso sesso si salutano con due baci per ogni guancia.
In BRASILE il segno fatto col pollice che da noi significa “OK”, significa “grazie”.
In CINA dopo aver salutato si danno i biglietti da visita con entrambe le mani e non si chiede a ristorante conti separati. Si indica qualcuno non con l’indice ma a mano intera e assolutamente mai con i piedi. E’ considerata grande maleducazione mostrare la suola delle scarpe ma anche accavallare le gambe o toccare le spalle o la testa. Non si dice mai No, per cui non si devono fare mai domande a cui una persona dovrebbe rispondere no. Non si chiede mai a qualcuno qualcosa che non sa o gli si fa perdere la faccia. Se si va a una festa non ci si veste mai di bianco, che è il colore del lutto. Si possono regalare crisantemi, mentre in occidente è vietato. Non si bacia assolutamente un cinese sulle guance.
In Colombia per indicare una lunghezza si uniscono gli indici, da noi questo gesto è volgare.
In Corea mai stringere la mano a una donna, mai riempirsi il bicchiere che deve essere riempito da chi ti sta davanti.
In EGITTO le persone dello stesso sesso si salutano con un solo bacio sulla guancia.
In ETIOPIA mai fumare davanti a un prete e si entra nelle chiese scalzi anche se sono cristiane.
In EUROPA un uomo entra in un locale pubblico prima delle donne, negli USA il contrario.
Nelle FILIPPINE per dire “NO” si alzano le sopracciglia e anche due persone dello stesso sesso possono camminare tenendosi per mano.
In GIAPPONE non si guarda in faccia nessuno, non si mostrano i denti, bisogna coprirsi la bocca. E anche qui ritroviamo le regole giapponesi.
In INDIA il gesto con cui noi diamo No significa SI’, mentre per dire No si agita la testa di lato con un gesto sprezzante della mano e non esistono le parole ’grazie’ o ‘per piacere’.
In INDONESIA il segno col pollice che per noi significa “OK” per gli indonesiani significa “dopo di te “. La forchetta serve solo a spingere il cibo nel cucchiaio e quindi va tenuta nella mano sinistra.
In KENIA mai indicare qualcuno con il dito, mai toccare un keniota anziano.
In MAROCCO a pranzo ci si lecca le dita per dire: “Sono sazio”. Agitare le braccia (come noi facciamo per salutare ) vuol dire “vieni qua”.
In MESSICO è molto offensivo fare una “V” tenute sotto il naso.
In NEPAL – Nei templi non bisogna indossare o avere oggetti di cuoio.
In NIGERIA – Se si parla con una persona dello stesso sesso bisogna guardarla negli occhi, se si fa lo stesso con il sesso opposto è interpretato come un invito sessuale.
In PERU’ – Se si accende una sigaretta in pubblico è buona norma offrirle a tutti coloro che stanno vicini.
In SIRIA – chiamare qualcuno schioccando le dita NON è un gesto maleducato.
Negli STATI UNITI è vietato fumare. Non è maleducato indicare qualcuno con il dito né mangiare con la mano sinistra sotto il tavolo (usanza derivata dal selvaggio West, quando la mano nascosta era pronta ad afferrare il revolver).
L’invito a casa è un pro forma. Una forte pacca sulla spalla è segno di stima.
In POLINESIA / MELANESIA non si dà la mancia. L’omosessualità non è emarginata, anzi viene incoraggiata nei maschi dai genitori da genitori desiderosi di una figlia femmina. E’ considerata un segno di gentilezza e cortesia, infatti i gay vengono spesso ricercati per lavori al pubblico (per esempio negli hotel).
Il saluto che vuol dire ” buona fortuna” si fa con la mano chiusa e pollice, indice e mignolo alzati. Non esiste la puntualità né la fretta. Mai fraintendere i costumi apparentemente “aperti” delle Tahitiane, che sono religiosissime e non conoscono la prostituzione.

A TAIWAN – Scuotere la testa come per dire “no” significa in realtà “SI’”, mentre per “NO” si agita la mano avanti ed indietro davanti al capo.
In THAILANDIA è maleducazione accavallare le gambe o gesticolare o toccare la testa a qualcuno nemmeno a un bambino, perché è il punto più sacro del corpo.
Il coltello è poco usato, il cibo si taglia con la forchetta. Nelle case ci si leva le scarpe, che vengono lasciate sulla soglia, spesso lo si deve fare anche nei negozi.
In TUNISIA si manda la testa all’indietro facendo schioccare per dire “NO” (come in Sicilia)
Nello YEMEN mai regalare qualcosa ai bambini perché i genitori pensano che questo li spingerà a non lavorare.

POSIZIONI DELLE GAMBE

Se è relativamente facile curare l’espressione del viso, più difficile è il controllo delle mani e delle gambe. L’attore in realtà parla con le mani, con la postura delle spalle, col movimento di tutto il corpo. Ma le gambe sono difficili da gestire, senza parlare dei piedi, non riusciamo a farli entrare nel nostro campo di consapevolezza, l’unica cosa è scegliere per abitudine delle posizioni e conservarle, e concentrarsi solo sulla parte alta del corpo. Qualche volta in TV l’operatore inquadra gambe e piedi e possiamo cogliere messaggi in contrasto con quelli manifesti. Per es. la persona manifesta cordialità ma tiene una gamba piegata sull’altra col ginocchio in avanti come una freccia, ricordiamo che qualunque piegatura a punta è oppositiva, è “contro”. E’ come mettere un bastione tra il mondo e se stessi. E’ un gesto di chiusura.
La postura ci dice il tono muscolare: dalle gambe e dai piedi percepiamo se la persona è rilassata o tesa, eccitata o inquieta, adagiata o annoiata. Ci sono molti più input che elaboriamo automaticamente di quanti sappiamo coscientemente di ricevere, e la risposta emotiva è la somma di infiniti dettagli che non ci sembra nemmeno di notare.

Un uomo che ha paura ma mostra di non averne perché ostenta più sicurezza di quella che ha, può stare troppo rigido o ostentare uno sguardo sfacciato. Un uomo che bluffa parla a voce troppo alta, sta troppo eretto, guarda in modo troppo fisso o viceversa saetta con lo sguardo.
Chi fa un gioco sporco senza essere abituato e teme di essere scoperto, ha spalle contratte un po’ sollevate, sorriso stereotipato con troppi denti, petto gonfio, collo grosso, quasi non respira, parla con tono appena più alto, o parla lentamente sottolineando ogni parola con una piccola pausa e scandendo troppo le parole, sorride solo con la bocca ma non con gli occhi, può anche avere una asimmetria nel sorriso, sorride per es. solo da una parte, mezza bocca sale scoprendo i denti e mezza bocca è dritta o all’ingiù. In genere un uomo così sta mentendo. Il viso sorride piacevolmente ma le braccia sono incrociate a fortezza come a dire: “Qui non passerai”, oppure il viso mostra cordialità ma il torace è compatto come una fortezza, rigido e imbalsamato, e manda un messaggio di forza bieca e cupa. Diffidare sempre delle persone col busto troppo rigido, per quanto potrebbero semplicemente avere dei problemi di artrosi, ma un busto rigido in genere indica falsità e dispotismo.
Infine chi mente o sta pensando cose diverse da quelle che dice si tocca frequentemente il naso, perché la menzogna fa salire la pressione sanguigna e l’aumento di sangue al naso stimola le terminazioni nervose, creando un formicolio ed il cosiddetto “effetto pinocchio”.

Il frustrato e lo sconfitto “hanno la coda tra le gambe” cioè tengono le natiche strette e la pancia in su, il collo incurvato e lo sguardo sfuggente.
L’orgoglio ferito si mostra con spalle tirate all’indietro come se la persona mostrasse il petto (gli scimmioni gonfiano il petto col nemico), petto tenuto alto, respiro piatto per l’ira, bacino indietro (posizione di attacco), gambe tese (come un arco), battito delle ciglia o sguardo troppo fisso, sopracciglia alzate, contrazioni della bocca o del viso…

POSIZIONI DEI PIEDI

In piedi la posizione del pinguino mostra talloni uniti e punte divaricate, posizione instabile e poco adatta al combattimento e alla fuga. Basta divaricare i talloni e mettere i piedi paralleli per aumentare la stabilità, l’atteggiamento è più sicuro e dinamico. Se allarghiamo la base d’appoggio e convergiamo leggermente le punte e assumiamo una posizione a freccia, buona per l’attacco.
In piedi con un piede avanti e uno indietro: la persona sembra essere sul punto di andarsene, appoggiarsi a turno su un piede o sull’altro indica indecisione e imbarazzo.

Molti uomini fanno l’errore di accarezzarsi una caviglia o un calzino, non solo il gesto è antiestetico e maleducato ma manifesta narcisismo e disprezzo per l’altro, megalomania, egocentrismo, interesse solo per le proprie idee, mentre l’altro è simbolicamente tenuto lontano dalla barriera del ginocchio.

Un piede bene appoggiato in terra dà un senso di sicurezza e calma, messo sulla punta mentre il piede balla indica che la persona è nervosa, ansiosa e vorrebbe fuggire via, la situazione non le piace.

Se si preme il tallone con la punta del piede ritta siamo prevaricatori, come se si volesse imprimere con forza l’impronta del calcagno sulla terra.

Se le due piante sono a terra ma la persona è rilassata, non tonica, e c’è una certa mollezza e i piedi sono distanti più di 20 cm o siamo molto stanchi oppure c’è poca intelligenza e dinamismo. E’ incredibile ma anche due piedi possono manifestare scarsa intelligenza e un atteggiamento stanco o trasandato.

Gli ansiosi stanno sulle punte come il corridore alla partenza, pronti a scattare via o cambiano continuamente posizione perché sono a disagio. O fibrillano con i piedi che non stanno fermi e scaricano la tensione al suolo.
La timida nasconde un piede dietro l’altro.
La decisa appoggia bene i piedi paralleli accostati.
Chi ostenta sicurezza si siede di sghembo. Il timido non si abbandona e sta seduto a squadra con le spalle un po’ strette e sollevate.

Non tutti i popoli incrociano le gambe allo stesso modo: in genere una inglese sovrappone scomodamente le ginocchia, ha proprio dei problemi a farlo, una americana le incrocia bene in modo elastico scoprendo un palmo di coscia. Quanto più una donna accavalla le gambe scoprendo il ginocchio, tanto più indica che è sessualmente libera e aperta socialmente. La gamba di sotto si offre e quella di sopra la difende quindi si può valutare se l’offerta è superiore alla difesa da quanta gamba sottostante è visibile.

Per non avere gambe e piedi rivelatori vanno bene le scrivanie chiuse davanti così da evitare controlli. Tipica la situazione di esame per un colloquio di lavoro, in cui la persona più forte è dietro una scrivania e l’altro è esposto su una seggiolina o uno sgabello in mezzo alla stanza. Si pensi alla poltrona sacco che inghiotte il povero Fantozzi.

In un salotto il dominatore tende a muoversi e a fendere lo spazio come un campo di battaglia dominandolo con ampie falcate. Per capire invece chi è la donna più desiderata basta guardare le punte dei piedi degli uomini, indicheranno la più bella.

POSIZIONI DELLE MANI

Quando si parla in pubblico uno dei problemi è cosa fare delle mani. Io in genere non me ne curo e lascio che danzino la loro danza, sto attenta solo a quello che dico e le mani vanno per conto loro. Ma quanto siano espressive le mani, lo prova il teatro dove le mani hanno un loro gioco nel mandare o sottolineare i messaggi, pensiamo al teatro Kabuki dove le mani sono allungate con unghie finte incredibili, o al cinema dove le mani sono soggette a primi piani come il viso, o alla danza. Del resto una indossatrice e un indossatore devono avere mani bellissime e molto curate.
Ci sono donne che dicono che la prima cosa che guardano in un uomo sono gli occhi e le mani. Le mani devono essere in ordine con unghie non troppo lunghe e pelle morbida. Se le unghie sono troppo corte si pensa a uno stato ansioso oppure a un temperamento pratico e spartano.
Gli Italiani gesticolano, gli Inglesi no, ma ci sono Italiani che gesticolano addirittura coi gomiti. Di solito chi ha più cultura gesticola meno, usa più le parole e meno i gesti.
Le mani possono assumere molte posizioni: a cuneo, a freccia, a pistola, intrecciate, a pugno, sovrapposte, che tamburellano ecc.. Già i bambini quando dicono una bugia nascondono le mani dietro la schiena o tengono le mani in tasca o le nascondono sotto il tavolo o si attaccano ai braccioli della sedia.

Mani a cuneo: unendo i polpastrelli come a formare una V: persona decisa che si sente superiore. Se la punta del cuneo va verso l’altro, il gesto diventa aggressivo
grande sicurezza, senso di superiorità. Se il cuneo è volto verso il basso indicano disapprovazione. Se il cuneo è rivolto verso l’altro simula un’arma ed è una implicita minaccia.
Mani a freccia: cioè intrecciate con gli indici in alto che formano una freccia: noia e fastidio, sicurezza e presunzione.
Mani a pistola: chiara minaccia

Mani a pugno: decisa aggressività, rabbia e ostilità. Chiudere i pugni alzandoli induce aggressività nell’altro. Ma se l’atteggiamento è stanco e si chiudono i pugni sul tavolo, questo può indicare anche chiusura, timidezza, sfiducia.

Fare gesti per spolverarsi: menzogna

Mani intrecciate: chiusura che nasconde frustrazione, malumore nervosismo e tensione, maggiormente se si avvicinano le mani al viso.
Mani sovrapposte: uno finge di ascoltarti, in realtà non ha nessun interesse a quello che dici e non vuol fare quello che tu vuoi.
Tamburellare con le dita: nervosismo e impazienza, si vorrebbe scappare via
Alzare le mani: è un segno di rifiuto, vuol dire “Per carità!”, “Non mi immischiare in questa cosa!”
Alzare invece una sola mano all’indirizzo del nostro interlocutore indica: “Stop! Basta!”, non andiamo oltre.

La parte destra del nostro corpo è detta parte maschile e corrisponde alla razionalità, alla logica. La parte sinistra è detta parte femminile e corrisponde all’emotività, alle passioni, agli affetti. E’ interessante vedere se uno si appoggia più su una parte o sull’altra. Se, stando in piedi, ci appoggiamo di più sulla parte destra, in quel momento prevale in noi la razionalità; se ci appoggiamo di più sulla sinistra, ciò indica intervento degli affetti. Per cui, se un giovanotto corteggia una ragazza e lei si sposta di più sul lato destro, non è un buon segno, vuol dire che lo analizza. Si può anche far caso alla suola delle nostre scarpe, se consumiamo di più il lato destro della scarpa destra, ci facciamo guidare soprattutto dalla razionalità e viceversa, se consumiamo di più il lato sinistro della scarpa sinistra siano dominati dalle passioni.
Dondolarsi non è un buon segno. Si dondolano col corpo in avanti e indietro gli abbandonati, i derelitti, i depressi, lo fanno i bambini degli orfanotrofi.

La stretta di mano deve mostrare slancio e apertura, se teniamo il gomito troppo attaccato e lasciamo andare subito la mano, mostriamo ritrosia, paura e diffidenza. La stretta lascia molti messaggi a seconda che sia sfuggente, franca, viscida, avvolgente (toccando la mano con l’altra mano o il braccio, c’è chi afferra anche il polso), in punta da parte di chi non si concede, troppo forte se si è scrocconi, la mano può essere insicura, affettuosa, ambigua, paternalista ecc. Alcuni schizzano via come saponette, altri trattengono la mano in modo imbarazzante e un uomo non deve fare questo con una donna. Ci sono veri seminari solo sulla stretta di mano con esercitazioni e filmati.
Un buon venditore offre la mano di slancio al cliente col braccio teso, il viso alto e sorridente, con una bella stretta sana e asciutta, lunga il giusto, che crei subito una buona impressione.
Ogni gesto di accarezzarsi, riordinarsi, lisciarsi è un gesto di intimo autocompiacimento. In genere la persona tiene una penna, un taccuino, un blocco e fa finta di usarli per darsi un contegno, si fa finta di scrivere o di prendere appunti perché questo dà un’aria seria e attenta e impedisce gesti rivelatori all’aria. Nei momenti di grande crisi in Parlamento ci sono leader che fanno sempre finta di scrivere.
Chi si liscia una mano con l’altra sembra subdolo e ambiguo.
Chi tiene le mani serrate mostra diffidenza e timore.
Chi le apre mostrando i palmi si concede. E chi intreccia fortemente le mani manifesta un gesto di inquietudine come volesse raccogliere le forze.
Infine il timido o lo scoraggiato serrano il pugno chiudendoci dentro il pollice.
Ma chi agito il pugno in aria è un dispotico che vuole usare non la legge o la forza, tipico il gesto a pugno frequente in Bossi.

In Bossi si noti la gestualità che è o aperta con le mani tenute in aria o con pugni minacciosi.
C’è chi giocherella con gli oggetti scaricando ansia e nervosismo. E chi tamburella con le mani mentre ostenta sicurezza. E chi si aggrappa alla sedia o al tavolino. O sta proteso in avanti o si difende tirandosi indietro con la parte alta del corpo. O si aggrappa alle cosce come a un’ancora. Mai nascondere le mani in tasca, dà un’aria furtiva. Mai incrociare le braccia, chiude la conversazione, è un gesto ostile.
Sedersi sulle mani indica timidezza e passività.
Se a un certo punto con le mani si afferrano i bordi della sedia, questo dice che vogliamo andarcene.
Se stiamo ben appoggiati all’indietro allo schienale, diciamo che siamo sicuri di noi e dominiamo la situazione.
Girarsi i pollici rivela falsità.
Parlare agitando una penna è considerato un gesto aggressivo come se l’oggetto simulasse un’arma.
Appoggiare i gomiti sul tavolo tendendo le braccia davanti a sé è un gesto impositivo, che forma una protezione e indica chiusura e diffidenza.
E c’è chi apre le mani verso l’esterno parlando come si effondesse in apertura. C’è invece chi trancia l’aria con la mano come fosse un fendente, indicando collera e aggressività, o punta indici o dita come rafforzamento della propria durezza. E chi rotea il polso verso l’esterno e questo è effeminato in un uomo e frivolo in una donna.
E chi copre una mano con l’altra in grembo e dimostra sfiducia e scarsa considerazione di sé, passività e docilità. E chi indica con l’indice come se volesse mettere sotto accusa ed esprime senso critico e malevolenza. C’è chi apre le mani come il buon pastore (la Madonna è sempre raffigurata con le mani aperte in senso di accoglienza). C’è chi ha le dita che tamburellano. Il timido o il vigliacco, l’insicuro, il pauroso nasconde il pollice nel pugno, mette le mani in tasca, copre una mano con l’altra serrandola come fa la vecchietta. Una mano che nasconde l’altra può indicare anche malattia, freddo, paura, stanchezza.
Diffidate da chi si strofina le mani come se le insaponasse, non è sincero e vi vuol fregare, è ambiguo e sfuggente, spesso ha anche mani mollicce.
O, mentre si dice una cosa, la mano rapidamente copre la bocca e questo vuol dire che mente, le parole sono coperte e poco sincere, o la mano rapidamente tocca il naso e anche questo è un segno di bugia perché quando si mente c’è una dilatazione di vasi che fa prudere il naso, oppure tocca il sopracciglio, come per nascondere lo sguardo. Ma chi si passa la mano sulla fronte è preoccupato e a mal partito, lo stanco si stringe il pince nez o si raddrizza gli occhiali. Chi lascia cadere le mani si arrende.
Se invece protendiamo il viso in avanti e spalanchiamo gli occhi, manifestiamo stupore e interesse. Se siamo dubbiosi pieghiamo il viso e all’indietro, aggrottiamo la fronte, serriamo le labbra e pieghiamo gli angoli della bocca in giù. Il testardo ingrossa il collo come rinserrandosi.
Il vanitoso si liscia i capelli. L’insicuro, ma anche il vanesio, si tocca continuamente il nodo alla cravatta o si aggiusta la giacca. Le ragazze giovani e insicure si toccano continuamente i capelli, abbiamo un vero e proprio tic che si chiama tricotillomania e rivela problemi affettivi e rivalità con la madre unita a un’esagerata dipendenza. La tricotillomania è simile alla onicofagia, un gesto per scaricare l’ansia.

L’onicofagia è un disturbo compulsivo che consiste nel mangiarsi le unghie o le cuticole fino a scarnificarsi. In genere si combatte con uno smalto amaro. Si chiama dermatofagia se il soggetto si mangia la pelle attorno alle unghie. La dermatillomania o dermatofagia consiste nel tormentarsi, graffiarsi o mangiarsi la pelle.

C’è anche chi si tocca in continuazione i lobi degli orecchi che sono sostitutivi della testa. L’aggressivo tamburella sul tavolo o tortura oggetti o parti del proprio corpo.

Sgarbi che è narcisista e nevrotico fa continuamente gesti di autocompiacimento fisico su se stesso, si liscia i capelli, si tocca il naso, scuote i capelli, li muove, agita le dita a ventaglio, compie atti di masturbazione visiva con cui richiama continuamente l’attenzione dello spettatore sulla sua persona fisica, è come se facesse continuamente all’amore con se stesso. I suoi sono gesti tipicamente femminili da adolescente insicura e vanitosa che vuole sedurre. Il messaggio è “Accarezzami! Guarda come sono bello!” anche se sta parlando di cose politiche, per questo piace molto alle signore specie in su negli anni, perché lancia un messaggio sessuale molto esplicito. E’ sempre così intento ad accarezzarsi o a esibirsi e a manifestare tutte le sue capacità di seduzione che fa dubitare delle sue sicurezze. Del resto anche le metafore che usa sono manifestamente erotiche e ambigue. Di Segni per es. disse che era l’amante ideale perché assumeva tutte le posizioni. Questo modo di parlare di altri uomini come fossero donne e per di più amanti gli crea addosso un’ambiguità sessuale come se egli stesso fosse un ermafrodita, un efebo.
Sgarbi ha mani eleganti e sottili, da artista, ma prive di forza. Al posto della forza ha l’aggressività nervosa, spesso isterica, carattere tipicamente femminile negativo. Nel suo eloquio punta sempre un indice accusatore verso l’altro; questo indice è così tipico che glielo mettono anche nelle caricature.
Quando si arrabbia, il suo turpiloquio è sempre molto volgare e scatta come una molla, come per esorcizzare il sospetto che egli non sia abbastanza macho. Il turpiloquio è usato per sottolineare fortemente il suo essere maschio, ma proprio questo bisogno insopprimibile rende la sua sessualità dubbia. Generalmente lo scatto violento esplode dopo pochi minuti di confronto con altri uomini, confronto insostenibile che smuove un complesso edipico non risolto, di qui il linguaggio aggressivo, da caserma che lo riconferma come maschio. Questa oscillazione continua tra seduzione femminea e turpiloquio o calunnia indicano la sua nevrosi. Del resto gira con l’analista come Zeffirelli.

COME SI DORME

-coperte fino al naso: persona ansiosa e insicura che ha paura del mondo
-rannicchiato di fianco in posizione fetale: chi rimpiange la sua infanzia, ha avuto un forte attaccamento alla madre, in una donna cerca qualcosa di materno, è nervoso ed emotivo ma ha grande senso di responsabilità e di attaccamento famigliare
-con le braccia alzate: dorme così il neonato che sta bene e anche la persona dotata di sicurezza e benessere, dinamismo, autocontrollo e autocompiacimento
-coi piedi fuori dalle coperte: persona che ama la libertà, l’autonomia e l’indipendenza, non sopporta restrizioni né critiche, è socialmente bene inserita, simpatica e affidabile; se ha dei complessi, li nasconde bene
-abbraccia il cuscino: chi ha bisogno di affetto e protezione anche se può apparire libero e disinvolto
-con mani sotto il cuscino: persona eccessiva senza vie di mezzo, ipersensibile e solitaria, desidero di affetto
-con tanti cuscini: intelligenza e vivacità fisica e mentale, persona dà molta importanza al benessere, goduriosa
-senza cuscino: persona idealista, sobria, organizzata, semplice, che non si atteggia né si esibisce, che vive modestamente.

GESTI DEL CORTEGGIAMENTO

Ci sono persone che nascono con la capacità di sedurre, la possiamo vedere anche in bambini molto piccoli. Chi ha successo con le donne, ha spesso questa capacità e ha una specie di istinto per i gesti giusti del corteggiamento e manda i segnali appropriati che la donna subito capta. Le donne sono bravissime a intercettare questi segnali, gli uomini lo sono meno, hanno bisogno di segnali espliciti e spesso non capiscono nemmeno quelli.
C’è tuttavia un’arte della seduzione innata e una che si può imparare.
L’arte della seduzione è molto antica e appartiene anche al regno animale, in cui i maschi hanno veri e propri rituali di esibizione e corteggiamento.

Nei nostri maschi, i segni di attrazione verso una donna sono:
-sistemarsi il nodo della cravatta
-lisciarsi il colletto della camicia o spazzolarsi via dalle spalle della polvere immaginaria
-sistemarsi la giacca o aggiustarsi i capelli.
I bulli si comportano in modo più aggressivo, infilano i pollici nella cintura o si mettono le mani sui fianchi, come se volessero attrarre l’attenzione sui genitali o mimando l’antichissimo gesto dello scimmione che si esibisce.
L’uomo che tende a mettersi in mostra divarica le gambe e gonfia il petto.

Gli occhi sono importanti, se qualcuno ti piace lo fissi intensamente e le pupille si dilatano.
Un consiglio che posso dare a uomini e donne per piacere è manifestare interesse a quello che la persona dice: ASCOLTARE. Siccome il desiderio narcisistico di ognuno è quello di essere ascoltati e nessuno ascolta veramente l’altro, soprattutto la donna ha questo desiderio di ascolto che sopravanza anche il desiderio di seduzione fisica, dare all’altro segni che indicano interesse ma soprattutto ascolto è fondamentale. Il lamento costante di ogni donna è. “Lui non mi ascolta”.
Quando dai preliminari si passa al corteggiamento, l’uomo in genere è goffo e primitivo, la donna è molto più abile e sottile e usa una simbologia migliore e spesso i segnali che manda seguono il piacere di essere desiderata ma non sono proprio segnali che ci sta. Di fronte a un uomo che le piace allarga le pupille, ha uno scatto indietro della testa o la piega di lato, mette i polsi in evidenza o il seno, assume certe posizioni delle gambe, delle labbra o delle mani. In genere la donna solleva il petto, butta indietro i capelli anche se li ha corti, accavalla le gambe in modo particolare scoprendo la coscia sottostante e più la scopre più si manifesta aperta, tende col busto verso l’altro, tiene il busto eretto, sbatte le ciglia, socchiude le labbra, a volte tira il piede fuori e dentro dalla scarpa mimando l’atto sessuale, rotea le anche o cammina facendole ondeggiare, guarda l’uomo in profondità o di sbieco, lo guarda e ritira lo sguardo come se facesse la timida ecc.

Da tempi antichissimi, la bocca simboleggia la vagina, per cui mettersi il rossetto (non nero né bianco) o avere labbra inumidite o lucide è già un antichissimo segnale erotico, la donna da tempi antichissimi mette del rosso sulle labbra per simulare, anche se non lo sa, il proprio organo genitale che in caso di eccitazione diventa rosso per il maggiore afflusso di sangue. Ma in genere portare nel proprio abbigliamento qualcosa di rosso, le unghie, le scarpe, un ornamento… è stimolante. Vista l’analoga con l’organo genitale, la donna che lancia messaggi erotici apre leggermente le labbra o se le umetta o mette tra le labbra qualcosa di sottile e lungo, una sigaretta, un dito o si accarezza.

Di solito guardiamo di più quelli che ci attraggono, due innamorati si cercano sempre con gli occhi, ma a volte possiamo non guardare per niente proprio chi ci piace troppo, per paura di tradirci, perché siamo timidi o perché temiamo di non essere corrisposti o perché si tratta di un amore illecito, anche questa paura a guardarsi può essere un segnale di desiderio.
C’è un bellissimo film francese “Il danno”, in cui un ministro si innamora della fidanzata del figlio e, pur essendo alla stessa tavola, non la guarda mai, e la madre di lei, non più giovane ma esperta di cose d’amore, comprende immediatamente la sua violenta attrazione e gli dice: “Non la guardavi, perché non ti reggeva il cuore”.

Quando un uomo vede una bella donna gli vien fatto di toccarsi rapidamente il davanti dei pantaloni o la cravatta e di dilatare il petto tirando in dentro la pancia. Questi gesti rapidi e irriflessivi sono spettacolari.
Una donna invece può usare oggetti come sostituti sessuali, questo è frequente negli spot dove il gelato, il rossetto o la bibita sono usati come sostituti fallici.

C’è uno spot dove una donna seduta a un tavolino manda su e giù la fede come a dire che vuole liberarsi dalla sua fedeltà matrimoniale e che dunque è disponibile, addirittura la inghiotte e questo è un segnale erotico.
Accarezzare oggetti è per una donna un indicatore seducente, è come se dicesse “Ti vorrei accarezzare o succhiare così!”, ma anche accarezzarsi il corpo, il collo, i capelli, rovesciare la testa di lato, rovesciare i capelli indietro (un tempo quando la donna si concedeva si scioglieva i capelli), sbottonarsi un bottone della giacca o della camicetta equivale a un richiamo sessuale. Anche accavallare le gambe di lato spingendo la gamba di sopra verso l’altro può equivalere a un richiamo sessuale. E addirittura se l’incrocio è doppio, come a dire “Ti sfido a disserrare queste gambe!”
Seducente è poi socchiudere gli occhi come pregustando qualcosa o predisporsi a una cessione perché socchiudere gli occhi fa pensare al letto, alla resa, alla cessione d’amore, all’orgasmo.
Se l’attenzione fa spalancare gli occhi, la seduzione li stringe come quelli di un gatto.

Il linguaggio degli occhi ha tre fasi:
nella prima l’uomo è attratto da occhi grandi, questo è tanto noto che le prostitute egiziane usavano la belladonna per dilatare le pupille,
nella seconda fase gli occhi fissano lungamente in modo profondo,
nella terza si socchiudono per il desiderio, si guarda furtivamente tra le ciglia con un piccolo sguardo complice o gli occhi si chiudono.

Nel linguaggio del desiderio le labbra sono rosse, gonfie, molli e semiaperte e la lingua le bagna, simulando le grandi labbra.

Se l’uomo si liscia il petto, la donna si liscia la gonna sulle cosce, ma mai il petto. La donna si liscia i capelli, scopre il collo, si scosta il colletto della camicetta, solleva il petto, lo sfiora, apre le braccia. Ogni movimento in apertura è un invito, ogni movimento in chiusura è un rifiuto.
L’uomo invece punta come una freccia con qualche parte del corpo, il dito, la mano, il gomito, il ginocchio…
In un salone si può vedere quale è la più desiderata della festa guardando dove puntano le punte dei piedi degli uomini.
Se l’uomo è seduto indica la bella col ginocchio, il gomito, il braccio allungato che simulano il pene, è penetrante e invasivo, fallico, il suo corpo diventa come un segnale stradale, prende posizioni falliche di attacco. Se è interessato, lo rivelerà con qualche gesto incontrollato, rialzerà le spalle, allargherà il petto, cercherà di sembrare più alto, si liscerà rapidamente i capelli, il ciuffo, la cravatta, il calzino, la caviglia, la virilità…

Il modo stesso in cui una donna si mette seduta è indicativo dell’attenzione verso l’altro. La postura può essere vigile o rilassata; se è troppo rilassata, la persona non sta attenta.

MODI DI STARE SEDUTI

Le posizioni sono molte: molto rilassata, tesa in avanti o indietro, a schiena dritta, a gambe larghe o accavallate, appoggiata alla spalliera della sedia, a gambe incrociate, a braccia incrociate o aperte. Ognuna mostra un preciso rapporto di attenzione o interesse verso l’interlocutore. Conta anche osservare se chi ascolta imita le posizioni di chi parla. L’imitazione è il primo segnale che qualcuno ti piace.
Vi sono modi di sedersi tipicamente femminili: con le punte in fuori, in dentro, a piedi uniti, a caviglie incrociate, con gambe avvitate, con gamba
ripiegata.
Posizione accasciata:
si è a disagio, a volte si è in difficoltà con chi gli sta di fronte, col desiderio di andarsene (si pensi al tragico ragioniere Fantozzi)
Posizione in avanti sul bordo della sedia:
non si vede l’ora di finire a andarsene, simula una vera e propria partenza come quella degli atleti in pista, lo stesso nervosismo è trasmesse dal ginocchio che balla o dal piede che invece di appoggiare bene sul pavimento sta di punta come in procinto di scappare via. Se accompagnata da altri gesti, può indicare attenzione e interesse.
Posizione eretta ben appoggiata alla spalliera:
il soggetto è rilassato e si sente a suo agio. E’ la posizione del capo
Posizione a schiena diritta:
mostra attenzione e interesse
Posizione a gambe larghe:
c’è il desiderio di prevaricare, anticamente era il gesto del maschio dell’orda che mostrava agli altri la sua superiorità in difesa della propria femmina.
A cavalcioni:
qui il soggetto vuol far vedere che è sicuro di sé, a proprio agio e disponibile, in realtà manifesta troppa sicurezza e arroganza
A gambe accavallate:
equiparabile a chi incrocia le braccia. Se è un uomo è come se coprisse i genitali, se è una donna dobbiamo guardare il resto del corpo, per vedere se è un gesto di difesa o di seduzione. Se la donna accavalla le gambe ma anche le braccia si sta chiudendo a fortezza. Se tiene le braccia aperte e anche le labbra socchiuse e ha le gonne corte e accavalla le gambe per scoprirle, è evidente che è lanciata verso la seduzione. Quando uno accavalla le gambe si deve vedere dove volge la gamba che sta sopra rispetto a chi è seduto di fianco, se la gamba che è sopra tende verso l’altro indica approccio, se tende dalla parte opposta: difesa e fuga.
L’uomo che appoggia la caviglia sul ginocchio opposto e la tiene con una mano: esprime fermezza e rigidità, è auto centrato e ostinato. Se poi si accarezza anche il calzino è egocentrico e vanesio.
A caviglie incrociate:
chiusura
Con le mani aggrappate ai braccioli:
posizione di fuga e difesa, ansia e nervosismo, paura
Imitazione dell’interlocutore:
approvazione; assumere la stessa posizione di un amico, un familiare od un datore di lavoro, è un tentativo di omologarsi, di riconoscere l’altro come capo o guida.
Punte dei piedi in fuori:
questa è una persona decisa, capace di raggiungere quello che vuole
Punte in dentro:
la persona è timida ma può essere perfezionista, una che cura i dettagli e tiene alle proprie opinioni, un timido rigido
Piedi uniti:
se si prova a stare eretti a piedi uniti si vede subito che la posizione non è molto stabile, indica insicurezza, persona in difficoltà, che ti teme e non è facilmente avvicinabile perché è in posizione di difesa e chiusura. Anche qui può trattarsi di una persona timida, chiusa, perfezionista.
Caviglie incrociate:
questo soggetto non è d’accordo con te, non ti dà la sua fiducia, ma non te lo dice, ma si chiude e ti sta dicendo di no con i piedi
Gambe avvitate:
è anche peggio di gambe incrociate e mostra chiusura, diffidenza, sfiducia, timidezza e negatività
Gamba ripiegata:
finge disinvoltura e disponibilità ma non è così, si nasconde o è timido

Possiamo distinguere tre posizioni base su una sedia:
la posizione della mamma, seduta sul bordo appena, coi talloni sollevati. E’ la tipica posizione della madre che si deve alzare continuamente a pranzo per servire tutti. Indica apprensione, ansia, insicurezza, scarsa cura di sé, sottomissione, bisogno di amore.
Posizione del dirigente: gambe allargate e piedi ben centrati: sicurezza, ostentazione. Oppure ben assestato sulla poltrona in un gesto con cui si allontana dall’interlocutore con le gambe accavallate con disinvoltura.
Posizione di relax: corpo rilasciato, gambe distese e molli, petto rientrato o braccia allargate.

Le gambe sono una difesa naturale che separa il mondo dalla zona genitale.
Se consideriamo l’angolo formato dal corpo seduto su un divano (gambe-tronco) possiamo dire che andiamo da un angolo acuto in cui il soggetto è quasi in posizione fetale, posizione di massima difesa, a un angolo ottuso in cui uno sta quasi sdraiato all’indietro, posizione di massimo relax e sicurezza. Più uno allunga le gambe, allarga le braccia e apre l’angolo, e più si sente sicuro di sé e tranquillo, ma può essere anche stanco. Qualunque posizione contratta e raggomitolata è difensiva.
Se un ragazzo e una ragazza parlano vicini su un divano è facile che lui si sieda sulla gamba piegata puntando col ginocchio l’altro, ciò vuol dire: “Mi stai seducendo, io cerco di difendermi ma sono attratto”.

Chi cammina o tiene le punte dei piedi in dentro è timido, introverso, insicuro e si guarda se tiene anche il capo ripiegato e le spalle ricurve.
Chi come Berlusconi cammina con le punte dei piedi in fuori (come un’anatra) ostenta sicurezza e forza e si guarda se tiene più in fuori la punta destra (grande uso della mentalizzazione) o sinistra (predominio delle emozioni).

GESTI DELLE BRACCIA E DELLE MANI

Molti sono innati, già il bambino e perfino il neonato in fase preverbale usa mani e braccia per farsi capire, per dire se uno gli piace o no, per cercare un oggetto o respingerlo. Nessuno insegna al neonato questi gesti, sono istintivi. C’è tutta una mimica gestuale o facciale che il bambino piccolo usa e che la mamma capisce benissimo.

Con braccia e mani manifestiamo da subito le nostre emozioni, i nostri desideri e bisogni sia volontariamente (indicando, salutando, facendo scatti o gesti spontanei..), che inconsciamente (rivelando pensieri nascosti).
Ovviamente dovremo considerare ogni gesto nell’insieme corporeo, poi esso rientrerà anche in forme apprese, per es. non in tutto il mondo si dice di sì abbassando il mento in avanti o mostrare la lingua ha lo stesso significato.

Chi è padrone della situazione muove fluidamente le mani e le braccia e allarga le braccia allontanandole dal corpo, senza sbracciarsi ma con controllo. Quando ci sentiamo bene e sicuri allarghiamo le braccia. Ma se ci sentiamo in pericolo, stringiamo le braccia davanti al petto come a formare una barriera. Il primo gesto di rifiuto che possiamo fare di una situazione è quello di incrociare le braccia, gesto che facciamo anche quando siamo stanchi per raccoglierci in noi stessi e chiudere fuori il mondo e che anche il bambino quando si sente offeso, così non ci dobbiamo presentare con le braccia incrociate o serrate, daremmo un messaggio di difesa, opposizione, e, se siamo noi i superiori, di biasimo, critica o rifiuto. Se invece un braccio copre l’altro questo è un gesto di difesa o autoconforto. Quando vogliamo confortarci, stimolarci, tirarci su, compiamo piccoli gesti di rassicurazione o cura: diamo dei colpettini ai nostri vestiti come per levare le negatività con le pieghe storte, ci lisciamo i capelli, mettiamo a posto il colletto, la collana, la cravatta, i calzini, o ci massaggiamo le mani, le braccia, i polpacci, come fa la mamma col bambino per rassicurarlo o metterlo a posto, metterlo in ordine, ci facciamo piccole carezze.
Braccia in chiusura: gesto di difesa o di disaccordo con l’interlocutore
Braccia aperte: apertura e rilassatezza, disponibilità. Se mettiamo i palmi in vista indichiamo onestà e franchezza. A annullamento delle barriere. Tenere i palmi delle mani ed il petto in vista mostra che non si ha nulla da nascondere e ispira fiducia.
Braccia che coprono girando i palmi delle mani verso l’interno: lo fa chi vuole sembrare onesto e sincero ma in realtà nasconde qualcosa
Braccia che tagliano (mani verticali): equivale a porre dei confini con l’altro
Braccia che controllano qualcosa, per es. il polsino o l’orologio: segno di disagio, nervosismo
Braccia dietro la schiena: sicuro di sé e autoritario (posizione del preside)
-ma se una mano afferra saldamente il polso dell’altra, magari chiusa a pugno: segno di frustrazione.
Braccia incrociate:
sono una barriera che è segno di chiusura e difesa, indica che non siamo d’accordo, che ci difendiamo, che non siamo a nostro agio. E’ una posizione di inimicizia che mette in guardia chi ci ascolta. Se si incrociano le braccia e si nascondono le mani è anche peggio.
La stessa diffidenza e ostilità si manifesta chiudendo le mani a pugno e girare i palmi in dentro coprendo il corpo come se si nascondesse qualcosa.
Chi parla fendendo l’aria con le mani dall’alto verso il basso indica determinazione e il porre dei limiti precisi al tema. Ovviamente chi parla battendo le mani sul tavolo indica prevaricazione e desiderio di dominio.
Barriere parziali:
un braccio che copre il corpo passando da una parte all’altra e andandosi a chiudere con l’altro. Avvicinare le mani per toccare l’orologio, un braccialetto o per controllare la chiusura del bottone di una camicia sono altre barriere parziali. Anche tenere il bicchiere con entrambe le mani o mettere davanti a sé una cartelletta o un libro, o stringersi le mani da soli in segno di conforto e auto protezione.
Braccia dietro la schiena:
sicurezza e autorità
Ma se si afferra un braccio con l’altro dietro la schiena è invece frustrazione e rabbia repressa e più in alto avviene la presa, peggio è.

Anche gli abiti e gli accessori possono indicare l’atteggiamento di apertura (giacca aperta) o chiusura (occhiali da sole senza presenza di sole, un trucco molto accentuato, la barba negli uomini).

Torniamo ai gesti istintivi e ricordiamo sempre che ogni movimento deve essere considerato tenendo conto del comportamento generale di chi lo compie e il contesto in cui ci troviamo. Ricordiamo anche che non ogni gesto indica un messaggio, ma stimola anche una risposta.

Appoggiare le mani sui fianchi, come nei film dei cow boy prima di duelli, facendo sporgere lateralmente i gomiti indica un chiaro atteggiamento aggressivo e di sfida. Lo stesso se ci si appoggia con gli avambracci a un tavolo tenendo i gomiti in fuori.
L’incrocio delle braccia dietro la testa è un gesto indisponente di beffa, superiorità e superbia.
Per mostrare a un superiore “disponibilità e sottomissione” si tengono le braccia morbide e i palmi in vista.

GLI ANELLI

Una mano ben curata indica rispetto verso noi stessi, una mano lasciata andare dice che facciamo molte cose in fretta e non curiamo i dettagli. Ma unghie troppo lunghe sono pigrizia e rilassatezza, e se sono appuntite indicano aggressività.
Gli anelli sono simboli. In chirologia ogni dito corrisponde a un pianeta: il pollice è Marte: la forza e la sessualità; l’indica è Giove, le legalità e il potere; il medio è Saturno: gli studi, la maturità. L’anulare è Venere: gli affetti. Il mignolo è Mercurio: la comunicazione, l’indipendenza e la creatività.

La mano destra come la parte destra del viso indica il lato sociale, il rapporto con gli altri. La sinistra è relativa ai nostri sentimenti. Con la destra si portavano le armi, lancia e spada, e i segni del potere; noi offriamo la destra o la alziamo nel saluto perché un tempo questo gesto indicava l’assenza di armi e dunque intenzioni pacifiche.
La mano destra è la mano maschile, attiva, mentre la mano sinistra è quella femminile, ricettiva; la mano destra rappresenta lo Yang, la sinistra lo Yin. Portare un anello sulla mano destra rappresenta quindi la consapevolezza logica, la volontà e il desiderio di controllo, mentre sulla mano sinistra simboleggia la creatività, le emozioni, gli affetti, la sensibilità. Ovviamente per un mancino è il contrario per un rovesciamento degli emisferi cerebrali. Se si portano anelli su entrambe le mani, si crea una sorta di equilibrio tra il dare e il ricevere.
Un discorso in pubblico sarà sottolineato dall’oratore con ampi spazi della mano destra se poggia soprattutto sulla razionalità e l’autorevolezza. Con ampi movimenti della mani sinistra se punta sull’affettività e il proprio lato inconscio.

Un anello al pollice si lega a Marte e indica volontà e auto affermazione, grande energia fisica e sessuale, persona non facile che vuole prevaricare, imporre la propria volontà sugli altri e tenacia nel superare da sola le prove. Molto raro l’anello al pollice, indica aggressività e collera, è connesso anche alla sessualità. Facilmente queste persone sono volgari e hanno tensioni e litigi con la famiglia. Guardarsene
La fede si porta all’anulare sinistro, giustamente, mano della femminilità in cui il penultimo dito indica l’amore, l’affettività, la famiglia; è il dito di Venere o di Apollo, il dito dei sentimenti. Ma se qui vengono messi troppi anelli e anellini ciò mostra insicurezza affettiva. In genere se una donna porta troppi anelli mostra insicurezza, bisogno di supportare la propria immagine.
Un anello all’anulare sinistro parla di un legame sentimentale e indica un animo romantico, idealismo, sensibilità, tendenza a mettere i sentimenti in primo piano.
Se l’anello, invece, è sull’anulare destro, indica un rapporto affettivo un po’ critico in cui non è stata presa una posizione precisa oppure mancanza di relazione affettiva e desiderio di averla.

Il medio è chiamato dito di Saturno, è relativo alla mente, al potere dell’intelletto, e indica senso della giustizia e della legalità, capacità di distinguere il bene dal male, maturità e autorevolezza. Molte giovani donne in carriera, ambiziose e dinamiche portano istintivamente anelli al dito medio della mano destra quasi a indicare la loro strada di potere percorsa con studi e applicazione seria, una carriera percorsa con impegno, maturità, determinazione e intelligenza, spesso sono anche anelli importanti con grosse pietre scure, opali ecc., come ne portano gli uomini di potere e questo anello pone una barriera tra sé e gli altri come se già con questo si indicasse una voglia di supremazia e comando attraverso la conoscenza e l’intelligenza. Chi porta un anello all’indice può essere una persona seria e riflessiva, un po’ chiusa, attenta e riservata.

Un anello al mignolo simboleggia l’intuizione, la comunicazione, l’intelligenza. Infilare un anello al dito mignolo indica quindi grandi doti comunicative e un’innata abilità di convincere gli altri a fare quello che si desidera. Parla di intelligenza comunicativa, carattere brillante e geniale. Desiderio di stare al centro dell’attenzione e capacità di avere quello che si vuole.

Quando l’anello è troppo grosso diventa come un rinforzo psicologico contro un ambiente di cui si è sospettosi oppure indica esibizionismo.

Un anello all’indice indica problemi personali e familiari; l’indice è il dito di Giove, dio del potere e del comando, ma anche della legge, delle controversie, dei processi. La persona ostenta sicurezza e vuole comandare ma è anche critica e legalitaria, un osso duro che non si accontenterà facilmente, con cui dovremmo essere molto decisi nelle consegne e molto puntuali o non la passeremo liscia. Uno o più anelli all’indice esprime ambizione e desiderio di potere, ambizione e carrierismo: il potere di Giove. Personalità forte e impositiva. Desiderio di protagonismo e di autorità.

Il mignolo è il dito di Mercurio, connesso con l’abilità negli affari e la creatività.
Può essere che uno abbia lunghe solo le dita di una mano ma magari è un chitarrista che le usa per l’arpeggio.
Nel meridione si usa far crescere molto l’unghia del mignolo per indicare che si è ricchi e non si ha bisogno di lavorare, la stessa cosa da noi è considerata di cattivo gusto. Anche nell’antica Cina le lunghissime unghie dei nobili indicavano che essi non avevano bisogno di lavorare. Ma da noi le unghie troppo lunghe sono guardate male. Dicono che l’unghia lunga serva per tirare coca.
Chi porta un anello al mignolo è narcisista, ha una buona considerazione di se stesso e si cura molto.

Se invece non si porta nessun anello, magari fai un lavoro manuale in cui gli anelli ti ostacolerebbero, oppure sei una persona che non si espone a decisioni, sei incerta o molto semplice e modesta.

COLORE DEL VOLTO

La pelle manda segnali col colore: rossore, pallore, sudore, brivido o pelle d’oca. Il rossore indica emozione trattenuta, imbarazzo e timidezza ma a volte anche una forte ira anche se l’ira, in genere, fa diventare lividi. Il pallore sarà indice di anemia ma se è improvviso può indicare ira mal repressa, una collera forte, specie se le labbra sono stirate e bianche, un pallore improvviso può essere prodotto dalle surrenali che devono secernere adrenalina per far fronte a un pericolo con la lotta o la fuga, per cui aumenta il battito cardiaco e la frequenza respiratoria, il sangue viene allontanato dal volto che diventa pallido e le mani prudono. Quando siamo molto arrabbiati ci prudono le mani proprio per l’afflusso violento del sangue. Se una persona sorride ma è mortalmente pallida, è difficile credere al suo sorriso, è tesa e poco convinta, ha paura, ha uno stato d’ansia, non è in un buon rapporto con l’altro.
Se due sono in lotta e uno diventa rosso e l’altro pallido, il secondo è più pericoloso.
Il sudore può essere provocato da forti emozioni, da imbarazzo, ansia, insicurezza o senso di colpa. I brividi possono essere causati da paura, malessere o anche impulsi sessuali.

Abbiamo visto alcune indicazioni sul corpo o il comportamento: i piedi come radicamento alla sicurezza, le spalle come espressione di forza, l’odore come messaggio sottile soprattutto amoroso che viene lanciato nel mondo. Ci siamo poi occupati dello spazio immediato che ci circonda: davanti, entro mezzo braccio: spazio intimo, mezzo braccio: spazio sociale; un braccio teso: spazio collettivo; due braccia tese: spazio che si riserva a persona carismatica o di potere superiore: il papa, il capo azienda, il ministro…E’ come un galateo inconscio che viene applicato inavvertitamente. La persona che vuole tenere le distanze userà lo spazio come un mezzo allargandolo tra sé e l’altro, quando non vuole farlo entrare nella sua confidenza.

LO SGUARDO

Abbiamo anche cominciato a vedere le occhiate. Anche lo sguardo è un mezzo per modificare lo spazio, un modo per accorciare o allargare la distanza tra noi e l’altro.
Quando un relatore fissa il suo pubblico, accadono cose diverse che individuano le persone in modo diverso. Cioè si stabiliscono dei rapporti basati unicamente sulla qualità dello sguardo. Ci sono degli sguardi che sono vere fonti di energia, si dice allora che si ha un buon ascolto, e ogni relatore finisce per volgersi là dove sente un ascolto migliore, questo lo vivifica e gli dà tono.
Ricordiamo sempre che noi siamo molto attratti da chi sa ascoltarci. Crediamo erroneamente che l’uomo scelga la sua partner d’amore in base a requisiti materiali, e ci meravigliamo spesso perché vediamo bellissimi uomini con donne non belle. Ogni uomo e anche ogni donna è principalmente un abbandonato, uno che darebbe il mondo per trovare qualcuno che lo ascolta, e l’ascolto comincia principalmente dallo sguardo. Gli occhi possono incatenare per la dedizione e l’affetto e la partecipazione e la simpatia e l’allegria che manifestano.
Dunque non basta curare la pettinatura e il profumo e l’abbigliamento, bisogna imparare anche a guardare bene, con interesse, con dolcezza, con seduzione….
Ogni oratore, ogni insegnante, è affascinato da qualcuno che sa come guardarlo e che lo fa sentire migliore. Noi del resto esistiamo negli occhi dell’altro. Il bambino impara a giocare sotto lo sguardo ammirativo della madre.

Persino una pianta o un animale diventano più sani e più felici se li guardate con amore.
Dunque allenatevi a guardare il mondo con amore, anche gli estranei, le vecchiette, i bambini piccoli, e diverrete migliori voi e diverranno migliori loro.
Quando insegno posso dire dalla prima lezione come sarà il mio lavoro a secondo degli sguardi che ricevo. Leggo negli occhi tristezza, abbandono, eccitazione, allegria, abulia, critica… Sembra che sia solo io a parlare ma 20 –50 occhi parlano con me. Così capita che ci siano gruppi che mi deprimono e altri che mi esaltano e mi fanno dare il meglio di me stessa.
Io non sono mai sola, cresco sotto gli occhi degli altri e gli sguardi alimentano la mia energia.
A volte incappo in qualcuno che scansa gli occhi, forse è timido, ma certamente la cosa non è piacevole, per cui in seguito anche inconsciamente io eviterò di guardare nella sua direzione, e poiché guardare significa riconoscere, io quasi inconsciamente lo eviterò.
Dunque prima regola: non deviare o abbassare lo sguardo, almeno con le persone che non vogliamo mettere a disagio o evitare, perché ciò equivale a un atto di rifiuto.
Naturalmente se sono perseguitata da uno scocciatore posso evitare di guardarlo proprio per metterlo in difficoltà, ma nella vita normale è scorretto scansare lo sguardo di un altro.
Mi è stato chiesto: come si guarda una persona importante con cui si ha un colloquio di lavoro? La si guarda negli occhi ma con leggerezza, non fissamente e con insistenza, mai dentro gli occhi, si sta con fronte aperta e viso sorridente senza però guardare in profondità, cioè si tiene il viso aperto ma l’elastico dello sguardo un po’ tirato verso se stessi.

Immaginate che tra l’occhio e la persona che guardate ci sia un elastico che segna la lunghezza dello sguardo. Questo elastico è assente quando due innamorati si guardano, allora uno entra negli occhi dell’altro, c’è già una penetrazione molto intima attraverso gli occhi che è già un orgasmo.
Questo con un superiore non si fa perché si tratta di un tipo di sguardo troppo intimo.
Quindi occorre guardare l’altro dritto negli occhi ma non dentro gli occhi, appunto con un elastico più corto, che manifesti interesse e attenzione ma non complicità o passione. Altrimenti uno sguardo equivale a un richiamo sessuale o può sembrare invasivo o provocatorio.
Lo sguardo dritto ma non intenso, vede la fronte dritta e leggermente piegata in avanti, in quanto andate verso di lui col pensiero, con l’intelletto ma non col cuore, mentre lo sguardo di un innamorato vede la testa leggermente in dietro come se si concedesse, o il capo appena piegato sulla spalla..

Ci sono tre zone che possiamo fissare:

-una è il triangolo costituito dai due occhi e dal centro dell’attaccatura dei capelli, qui guardiamo le persone importanti o che stimiamo, e lo sguardo qui è abbastanza fermo, si chiama sguardo professionale. Se fissate sempre questo triangolo senza abbassare lo sguardo, avrete un’espressione seria, ferma, professionale, vi si immobilizzeranno i muscoli della faccia e si restringerà la bocca, sembrerete attenti e concentrati.
Se però i loro occhi ci opprimono, possiamo fissare il punto in mezzo alle sopracciglia o appena di sotto, lo sguardo sarà fermissimo e realizzeremo un sufficiente distacco senza turbamenti, il nostro sguardo risulterà enigmatico e distaccato.
Lo sguardo intimo o emozionale invece guarda dentro un triangolo con la punta in giù formato da occhi e bocca che tende a seguire le mosse della bocca dell’altro; se la bocca si apre e ride o se è serrata e chiusa, segue le emozioni dell’altro, lo fa sentire in sintonia. Se fissiamo il triangolo rovesciato formato da occhi e bocca, questo sguardo sarà molto più mobile, intimo e appassionato, perché seguirà i movimenti delle labbra, o comunque trasmetterà passione.
Uno sguardo più intimo spazia zone diverse, languidamente, più la persona piace e più la si guarda con soddisfazione, accarezzandola con gli occhi, più si è in intimità con lei più ci si apre a guardarla tutta. Ma questo deve essere tacitamente accettato dall’altro o diventa molesto e offensivo.
Se scendiamo sotto il volto e fissiamo il nodo della cravatta o la fossetta del collo, ciò sarà disturbante e metterà a disagio. Sarà come chiudere una porta.
Se poi fissiamo qualche parte del corpo sotto la gola, questo sarà addirittura di cattivo gusto, materialista e volgare, al punto che se la fissata è una ragazza, potrà irritarsi come se venisse toccata. Lo sguardo è un contatto, ricordiamolo sempre.
Se il nostro sguardo vuole essere attento e manifestare intelligenza cerchiamo di fare la massima attenzione a quello che viene detto, tenendo la testa dritta ma non rigida, e focalizzando l’attenzione sul punto centrale della fronte.
In genere poi accade che, se pensiamo a qualcosa di caldo e intimo del nostro passato, abbassiamo lo sguardo. Se pensiamo a un progetto e sogno del futuro, lo solleviamo verso l’alto. Se siamo ben decisi in qualcosa lo sguardo diventa molto dritto in avanti. Se mentiamo o vogliamo nascondere qualcosa abbassiamo lo sguardo o lo saettiamo di lato. Se invece siamo indecisi e incerti lo sguardo ondeggia in modo vacuo senza fissare niente.
In genere uno sguardo laterale, obliquo, è segno di persona sfuggente, poco seria, poco intenzionata, poco affidabile oppure timida, falsamente estroversa ma in realtà solitaria.
Se parliamo con qualcuno, che invece di guardare noi continua a saettare occhiate in altre direzioni, vuol dire che ha fretta, o prova imbarazzo o non gli va di parlare e vuole scappare via.
In genere se uno vuol stare con noi ci guarda in viso con calma e dolcezza, se se ne vuole andare comincia a andar via con gli occhi.

Gli occhi sono un punto focale della comunicazione corporea. Dovremmo imparare a guardare in modo calmo e sicuro, diretto e semplice, ma non è sempre facile. Quando guardate qualcuno, pensate a come sono grandi e tranquilli e comprensivi i vostri occhi, e lo sguardo migliorerà.
A volte lo sguardo tradisce la timidezza, l’ansia, l’insicurezza. Un bello sguardo è un gran elemento vincente.
Per es. gli esperti dissero che Kennedy avrebbe vinto le elezioni perché aveva un bellissimo modo di guardare. Lo stesso Obama. con i suoi interlocutori mostra interesse, affetto, apertura… Studiatevi i gesti e il comportamento di Obama.
Lo sguardo trasmette intelligenza, comprensione, stima, rispetto, seduzione, complicità…. Ci sono sguardi che sono sconvenienti, che toccano, invadono, come vere dichiarazioni d’amore. Ci può essere un contatto visivo molto conturbante e si può realmente toccare con gli occhi. Un certo tipo di sguardi lo dobbiamo tenere da parte solo per persone speciali con cui abbiamo un rapporto intimo, ma sarebbe sconveniente con estranei. Per questo in ascensore non si guarda nessuno e stiamo lì come tanti zombi, evitando di toccarci con gli occhi, lo stesso sull’autobus o in luoghi ristretti. Anche in una sala d’attesa da un medico per es. non ci guarda in faccia e ognuno sta da sé.
Il contatto visivo è un segnale molto forte. Per cui è bene non fissare mai un estraneo o quello può risentirsi “Cos’ha da guardare?”
Chi ha un bello sguardo lo può usare come un’arma vincente.
Molti famosi attori di Hollywood hanno giocato molto con gli occhi, Tiron Power, Robert Taylor, Rodolfo Valentino. Elisabeth Taylor ha tutt’ora occhi bellissimi. Ma non tutti hanno occhi belli o sanno trasmettere giusti messaggi con gli occhi, perciò si può lavorare sulla voce, sui suoni o toni o sul sorriso. L’attore di Via col Vento, Clark Gable, affascinava con un sorriso sornion, da gatto che il naso tondo e i baffi accentuavano.

A poker chi ha le carte migliori apre di più gli occhi, e chi ha le peggiori ha piccoli tic di contrazione, gli occhi sono rivelatori di interesse, per questo i grandi giocatori internazionali come Aristotele Onassis portano occhiali neri o a specchio, e anche quelli della CIA lo fanno. spesso, per creare un’aria imperturbabile. Un esaminatore che porti occhiali scuri (ma voi non lo fate mai, portare occhiali scuri, è un segno di grande difesa e chiusura, di maleducazione e nascondimento) assume una faccia impenetrabile, come il poliziotto o il militare che fanno un interrogatorio.
Gli occhi possono diventare freddi come ghiaccio o caldi e struggenti, appassionati o dubbiosi, severi o ridenti, possono rivelare paura o sicurezza.
Anche il gioco degli occhiali può essere interessante, togliersi gli occhiali è un segno di resa o di stanchezza, guardare da sopra gli occhiali dà un’aria inquisitrice e scettica, guardare da sotto rende le persone più vicine, è un po’ come spogliarsi.
In genere quando evochiamo un sogno o abbiamo un progetto guardiamo in su, quando sentiamo suoni guardiamo avanti, specie per i suoni alti che sono diretti a freccia, quando pensiamo a stati di benessere o interiori, al sonno, al bagno caldo, al riposo guardiamo in giù, verso i primi chakra.
Se a un esame il professore ti sorride e ti guarda negli occhi, ti senti già rinfrancato, ma se non ti guarda e scrive mentre gli parli ti senti un escluso. Ogni segno di attenzione personale conforta ma non si deve eccedere. Avere un leggero e cordiale sguardo di accoglienza è una cosa, scrutare l’altro è fastidioso. Uno sguardo fisso è terribile come un’arma. Lo guardo tocca, scruta, possiede, invade.
Provate a fissare una ragazza in tutte le sue parti, questo è giudicato scorretto e offensivo. Fissare le parti del corpo è come toccarle, è un atto di grande intimità e scorrettezza. Se un uomo guarda fisso il corpo di una donna, rischia anche un ceffone. C’è tutta un’etichetta inconscia del guardare. Per es. se camminando si incrocia lo sguardo di un passante, si può sostenere lo sguardo solo per una particella di secondo. Ma se si è su un autobus si può fissare chi è a terra più a lungo perché la distanza fa da protezione. Sullo stesso autobus gli sguardi si sfiorano con leggerezza ed è bene non soffermarsi su nessuno perché si deve conservare maggiore estraneità per difendersi dalla vicinanza. Ma se un oratore parla a un gruppo, può fissare qualcuno più a lungo perché il messaggio è collettivo. In un salotto è facile capire chi desta più interesse dagli sguardi lanciati, ma in genere due vecchi coniugi non si guarderanno oppure il coniuge più geloso o più indifeso cercherà più a lungo l’altro, e se uno si esibisce l’altro lo guarda fissamente o non lo guarda per niente.
Paradossalmente si può evitare di guardare la persona che si ama troppo ma che non si dovrebbe amare, per non tradirsi.
……….

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