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Monday September 25th 2017

CNV – LA COMUNICAZIONE NON VERBALE – LEZIONE 2

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MASADA n° 1468 2-52013. CNV – LA COMUNICAZIONE NON VERBALE – LEZIONE 2

Prof. Viviana Vivarelli

Il modo con cui si ride – L’importanza della voce – Analisi della CNV in Berlusconi e Bossi – Hitler e Mussolini – Costanzo e Vespa – La psicologia delle folle di Gustave Le Bon – L’iterazione -Ipnosi di massa – La politica come marketing – Linee rotonde e linee aguzze- Walt Disney – Risposte programmate – Regole sullo spazio – Come ci si siede

IL MODO CON CUI SI RIDE

“Non ridiamo perché siamo felici, ma siamo felici perché ridiamo“
William James

Oltre ad essere contagiosa ed irresistibile e a scatenare un effetto domino di gioia e piacere, la risata innesca una serie di cambiamenti fisici nel corpo e allo stesso tempo agisce anche positivamente sull’umore favorendo così una sorta di equilibrio tra corpo e mente.

Ridere fa bene alla salute
Lo provano gli studi sugli effetti fisiologici della risata. L’allegria produce una serie di effetti positivi sull’intero organismo:
-Rilassamento del corpo. Durante la risata si attivano diversi gruppi muscolari, che si rilassano nel momento in cui si smette di ridere. Questo stato di rilassamento può durare per un massimo di 45 minuti. Una buona risata quindi allevia la tensione muscolare e riduce lo stress fisico.

-Rafforzamento del sistema immunitario. Quando si ride si verifica un aumento del livello di anticorpi (immunoglobina) nella circolazione sanguigna; l’aumento di queste difese immunitarie preserva l’organismo da una serie di malattie causate da virus, batteri e micro-organismi come bronchite, raffreddore, allergie ecc.
-Azione sul sistema respiratorio: Durante la risata la respirazione diventa più profonda, in questo modo viene aumentata la capacità polmonare e si accelera l’ossigenazione (aumento dei livelli di ossigeno nel sangue). Per questo la risata viene utilizzata anche come terapia per chi soffre di asma, bronchite ed enfisema.
-Abbassamento della percezione del dolore. Quando si ride vengono rilasciate beta endorfine e catecolamine che sono degli analgesici naturali che agiscono come un temporaneo effetto calmante sul dolore apportando un sensazione generale di benessere.
-Azione sul sistema cardiocircolatorio: La risata, favorisce, attraverso la respirazione profonda, l’ossigenazione e la circolazione del sangue con un aumento della frequenza cardiaca e abbassamento della pressione arteriosa. Ciò costituisce un vero e proprio esercizio per il cuore e può aiutare a proteggere da un attacco cardiaco e da altri problemi cardiovascolari anche perché durante la risata le arterie e le vene sono più aperte.
-Allenamento dei muscoli: Quando si ride si muovono circa 80 muscoli diversi di cui 14 del volto. Per questo la risata rappresenta un vero e proprio esercizio fisico per tutto il corpo ; da uno studio è emerso che 100 risate al giorno equivalgono a 10 minuti di corsa o di vogatore. Ridendo si tonificano i muscoli del viso e di conseguenza si ha un effetto di ringiovanimento e, allo stesso tempo, si contraggono e tonificano anche i muscoli addominali e quelli degli arti superiori.
Inoltre, la contrazione dei muscoli addominali, durante una risata, agisce come un massaggio per gli organi interni come il fegato e l’intestino migliorando le loro funzioni e combattendo anche la stitichezza.
Ridere è un potente antidoto contro lo stress e l’ansia e agisce allo stesso tempo in modo positivo anche sull’umore e sulle relazioni sociali. Sorridere è uno dei mezzi che usiamo di più per comunicare, sedurre, stabilire un contatto. Muovetevi per il mondo sorridendo, il mondo ve ne sarà grato e aumenterà la vostra fortuna.
Ridere ci fa sentire bene e questa sensazione di serenità ci accompagna anche quando la risata si placa. L’allegria ci aiuta a mantenere un atteggiamento positivo ed ottimista e a gestire le situazioni più difficili (di tristezza, dolore e delusione) perché contribuisce a farci sentire meglio e a trovare la forza, il coraggio e la speranza per andare avanti. Allo stesso tempo, la risata aiuta a sciogliere tutte le emozioni negative perché quando si ride non si può contemporaneamente essere tristi, ansiosi o arrabbiati.
-Riduzione dello stress e dell’ansia: una risata aiuta a rilassarsi non solo fisicamente ma anche mentalmente, in quanto abbassa il livelli di cortisolo (il cosiddetto ormone dello stress) nel sangue e ci fa sentire immediatamente più calmi e tranquilli. Una risata, definita da Freud come uno starnuto mentale in grado di liberare la mente, ci consente di scaricare tutte le tensioni accumulate.

Ridere fa bene alla salute e alla mente. Dovreste fare proprio una terapia del sorriso, come dice Tiziano Terzani.

Studiate il vostro sorriso allo specchio. Prima sorridere ad occhi chiusi. Poi apriteli e guardate l’effetto che e fa e se sarebbe meglio fare delle variazioni.
Oppure fatevi riprendere col telefonino o una digitale e osservatevi, perché, quando ci si guarda allo specchio regoliamo immediatamente la mimica facciale, e invece dovremmo vederci come ci vedono gli altri.
Provate a sorridere, a ridere con leggerezza e a ridere a gola spiegata.

Berlusconi ride sempre ma ha un sorriso fisso, impostato. Anche Craxi rideva sempre ma con troppi denti, aveva un sorriso da dominatore ma che faceva un poco squalo. La Malfa, che non rideva mai, era antipatico a tutti. D’Alema non sa ridere e nemmeno sorridere, ghigna con un risolino stretto tutto di labbra. E non sa ridere nemmeno Sgarbi che fa dei sorrisini lunghi e stretti beffardi o va immediatamente in sclero.

Quando qualcuno vi sorride, per prima cosa guardate se anche i suoi occhi sorridono. Se non c’è sintonia tra bocca e sguardi o gli occhi sono troppo stretti, c’è falsità.
Quando qualcuno esce in una risata piena, ascoltate su che nota si pone Facciamo la prova tutti insieme e vediamo in che vocale ridiamo.
Tra l’altro ridere fa bene e dovrebbe essere un esercizio quotidiano; anche se cominciate a ridere senza motivo, il riso alimenta se stesso, e imparare a ridere di più migliora ogni stato d’animo.

Ridere e sorridere non solo migliorano il mondo ma migliorano noi stessi. In genere nella mimica facciale noi usiamo 36 muscoli, ma nella risata ne sono coinvolti 12: quelli che sollevano i lati della bocca, il labbro superiore, gli occhi, le mandibole, gli zigomi.. Il riso è in parte istintivo, ride anche un neonato, in parte è culturale. Ricordiamo che nelle diverse parti del mondo si ride in modo diverso. I vari popoli usano dei codici particolari per esprimersi con la mimica facciale o gestuale. Ci sono poi modi di ridere talmente personali che sono un po’ come le impronte digitali, permettono il riconoscimento di una persona anche se si cambia i connotati, perché dipendono dalla struttura ossea del volto.

In A ridono le persone estroverse e ottimiste, aperte e solari.
In O le persone un po’ grossolane ma amichevoli, che stanno bene attorno a una tavola imbandita con tanti amici (ride in O anche Babbo Natale).
In I i timidi e i bambini.
In E i beffardi, i furbi, i troppo razionali, i pungenti, i sarcastici, gli aggressivi repressi; in E non si ride, si sogghigna
In U persone strane e originali, un po’ gravi e all’antica, conservatrici, che si sentono in imbarazzo e non ridono spesso.

Non sapete in che vocale ridete? Guardate questo:

o questo (è irresistibile)

Berlusconi all’inizio rideva a tutta dentatura come Craxi e ad alcuni questo dava sui nervi, perché nel mondo animale mostrare tutti i denti equivale a un ringhio, cioè a un segno aggressivo; se un cane vi mostra i denti sta per mordervi. Quand’era presidente del consiglio, Berlusconi andava a convegni europei ed era allucinante, perché camminava tra uomini politici che erano per lo più seri o tranquilli (in Europa si ride poco) o parlavano tra di loro, lui non parlava con nessuno, e camminava sempre con la testa voltata verso le telecamere con tutti i denti di fuori in questo sorriso fisso e impostato ed era grottesco già ai teleutenti, figuriamoci ai presenti. Ora ha imparata a ridere meglio e a sorridere, ma la sua smorfia fissa è un mezzo sorriso che gli solleva mezza bocca e gli fa alzare un sopracciglio. Provate voi a fare la stessa smorfia e ditemi cosa vi rappresenta, viene una facies alla Jack Nicholson, ambigua, falsificata.. Sentite ironia, atteggiamento beffardo, superiorità, furbizia, finzione ecc.

Allo stesso modo ride il politologo Sartori.

Berlusconi ha un autocontrollo quasi perfetto sulla propria immagine, trucco, viso, espressioni, abiti, slogan, posizione.
Il filmato che mostrava Berlusconi al G8 di Nizza del 2011 era terribile. Ormai la sua immagine internazionale era a pezzi e stata per essere sfiduciato anche in Italia. Il mondo della finanza internazionale voleva le sue dimissioni ed era intenzionato a far fallire le sue azioni se non si fosse dimesso. Così al G8 i partecipanti lo accolsero in modo gelido e si vide questa scena allucinante, prettamente gestuale, con vari capi di Stato che si salutavano, si sorridevano fra loro, si stringevano la mano con naturalezza e cordialità, mentre il povero Berlusconi veniva totalmente ignorato da tutti come fosse invisibile e, mentre partiva con la mano tesa per stringere la mano di qualcuno, quel qualcuno deviava e andava in un’altra direzione lasciandolo con la mano per aria. Ecco, prim’ancora che si dimettesse, questo semplice balletto fisico dimostrava tutta la situazione.

Guardate il famoso video di Sarcozy e della Merkel in cui abbiamo una breve mimica di derisione che vale più di mille parole e che ha fatto il giro del mondo facendo infuriare Berlusconi.

Quando Berlusconi va in televisione chiede di essere visto dalla parte destra che è la sua parte vincente, può essere fotografato solo su un lato del viso (la sua parte migliore, perché ha un viso asimmetrico), mai di dietro, mai dall’alto, meglio se di faccia, mai di profilo, possibilmente mai a figura intera. Potete provare anche voi a fotografarvi, magari col telefonino, mostrando i tre quarti a destra del viso o a sinistra, per vedere qual è la vostra parte migliore.
Berlusconi si veste come uno che va a sposarsi, ha sarti perfetti, un vestito deve costargli quanto una motocicletta, e dà un’impressione di opulenza, di forza economica, capacità, efficienza e sicurezza. Ha tutta la precisione del suo segno zodiacale che è la Bilancia e potrebbe avere un ascendente Vergine o Gemelli che accentua il suo bisogno di essere impeccabile, di curare tutti i particolari, di avere successo.

Anche il modo di parlare è fondamentale, più del contenuto dei discorsi, noi siamo influenzati dai modi del linguaggio, dal tono, dalle inflessioni, dalle pause, dalla sicurezza, più che dai contenuti. Ci sono voci a cui siamo intolleranti indipendentemente da quello che dicono e ci sono voci a telefono che ci fanno sognare. La voce è uno strumento potente che pesca nell’inconscio ed è potentemente evocativa. Io ho la voce di una bambina frettolosa e nervosa.
Uno che sappia usare una voce dolce e suadente può dire cose terribili e non offendere, mentre chi parla con malgarbo sbagliando tempi e modi può offendere anche se sta dicendo delle verità buone, risulta urtante, aggressivo.
Berlusconi è un grande attore, un grande comunicatore, Vendola ha detto di lui : “Berlusconi è un premier che vive in erezione sulla scena pubblica”.
Berlusconi hai modi suoi tipici che ripete molto spesso e che lo individuano, per es. dice: “se mi (si) consente, se mi è consentito, mi consentirete, e anche mi (si) permetta.. poi carineria(«ho voluto compiere un atto di carineria», carinamente, molto carinamente.. ecc. Si vede che recita ma è, come dire, una recita sincera, nel senso che sembra credere lui stesso alle cose che dice. Ti insegna che se vuoi convincere qualcuno, non devi essere esitante e confuso, ma dare l’idea di essere perfettamente convinto di quello che dici, anche se menti, devi entrare nella parte. Allo stesso modo chi ha una bassa stima di sé, non si farà stimare dagli altri. Per vendersi bene, occorre stimarsi molto. L’uomo vende se stesso come qualunque altro prodotto e chi vende qualcosa non la disistima, non la sminuisce, non la disprezza, la valorizza. Non è questione di essere modesti o no, è questione di saper convincere.
Berlusconi non trasmette ideologie o concetti o pensieri, trasmette immagini.
Il suo motto è: “L’elettore è come un cliente. Il pubblico è un bambino di undici anni, nemmeno tanto intelligente”. Altre volte ha paragonati gli elettori italiani a bambini di terza elementare. E’ la stessa idea che aveva Barnum, l‘inventore del circo. Una volta un giornalista gli chiese cosa fosse il successo. Barnum lo portò alla finestra del proprio studio e gli chiese: “Quante persone ci sono in questa piazza, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti? Sette…otto? Bene, io lavoro per le altre 92“.

Berlusconi ha una voce modulata con grande senso del ritmo e un’ottima dizione (anche se si sente che è lombardo, ha le e chiuse e toniche e dice la esse in un modo sibilante), scandisce bene le parole ma senza aggressività, le stacca premeditatamente con piccole pause, non troppo lunghe perché darebbero l’idea dell’esitazione, ma senza precipizio che darebbe l’idea della impulsività, ha un ottimo controllo emozionale, è un grande attore. Per migliorare la vostra voce ed essere più convincenti, avete solo un sistema: registrarvi mentre dite o leggete qualcosa, poi riascoltatevi in modo critico, e notate gli errori di dizione, di pausa, di inflessione ecc. Allo stesso modo uno studente deve recitare ad alta voce le lezioni. Così, se dovete fare un discorso importante a qualcuno, una presentazione, per es., preparatevi ripetendolo davanti allo specchio.

L’autocontrollo è fondamentale ma tutto si può imparare. Se vi sentite agitati, tenete nella mano sinistra un piccolo oggetto, anche una pallina di gomma da stringere o manipolare per scaricare l’ansia o giocate con un quadratino di carta e arrotolatelo o fingete di scrivere, basta poco per scaricare l’ansia.
Berlusconi ha un perfetto autocontrollo quando è in pubblico; pochissime volte è uscito dai gangheri, è un ottimo incassatore, capace di far sembrare vittoria anche una sconfitta, usa slogan precostituiti che ripete insistentemente in base alla regola per cui, quando una frase viene ripetuta molte volte, sembra vera. Gioca spesso alla vittima, cosa che ha imparato da Craxi. Dà sempre una impressione di volitività, innovazione, efficienza, capacità dirigenziali, tenacia, cordialità, dominanza delle situazioni, vittoria. Appare insomma come un vincente. E il partito è strettamente legato alla sua immagine, tanto che se questa manca dal video per troppo tempo, il partito decade. Il Pdl non è un partito, è una persona.
Franco Cordero ha detto: “Gli sta a pennello l’aggettivo tedesco “folgerichtig”, nel senso subrazionale: ha dei riflessi costanti (finto sorriso, autocompianto, barzelletta, facies…); non tollera le vie mediate; sceglie d’istinto la più corta, come il caimano quando punta la preda”.

BOSSI è tutto un altro programma, pettinatura da demente, canottiera da muratore anni 50, giacche a scacchettini gialli e marroni, t shirt gialline o di un rosso apoplettico che lo rende ancora più giallo, sempre un po’ fuori posto nel colletto o nella cravatta, con giacchettine alla Benigni. Sembra un poveraccio, un bamba, come dicono a Milano, e dunque piace proprio per questo, perché rappresenta il ‘popolano’, il ‘provinciale’, l’uomo che viene dal basso. In molte parti d’Italia il suo tipo è diffuso, si diversifica dai potenti, sembra ‘uno di noi’, appare uguale agli altri, un megafono più forte, un personaggio più ruspante, ma autentico. In realtà non c’è nulla di autentico in Bossi. I suoi slogan vengono da altri, e così i suoi riti, i suoi miti ecc. Lui non ha inventato nulla. Ha solo recitato una parte.

Mentre Berlusconi sembra un commenda, uno che si è fatto da sé, l’uomo che è arrivato al potere per forza propria, un aziendalista, non un figlio di papà, mentre Umberto Agnelli era un blasé, un ricco di nascita, e Dini un uomo della jet society, del mondo internazionale, Bossi è il poveraccio, uno di noialtri. Poi ha una voce rauca, cavernosa e sgraziata, un fisico che non aiuta, ma il tutto dà anche l’idea di genuinità, franchezza, ribellismo, è un Ciceruacchio, un popolano piazzaiolo, che ripete continuamente slogan molto machi, forti, spesso irripetibili, fa gesti osceni, che piacciono molto a un certo pubblico, è l’uomo da osteria che contrasta il potere perché sembra non avere la corruzione del potere, dunque non deve essere vestito come un uomo di potere. Permette facili identificazioni in chi veste come lui, ha lo stesso eloquio e la stessa rabbia, la stessa fame. Bossi si presenta come povero, magro e macho, con un machismo da classe povera, è aggressivo, ruspante, grezzo; le sue battute sono rozze, spesso impreviste (ma anche lui non se le fa da sé, ha uno che gli scrive tutti i testi.

Tutti hanno persone che gli preparano le risposte, i testi dei discorsi, gli slogan. Berlusconi se li fa fare da Ferrara, Kennedy aveva Kissinger. Bossi aveva un ometto anziano, un ottuagenario di ferro, Luigi Rossi, deputato della LEGA dal 1992, morto nel 97 a 87 anni. Votava anche al posto di Bossi a cui sedeva accanto in Parlamento tanto che fu accusato di truffa.
Alcuni giornalisti tra cui Travaglio hanno scritto su Bossi un libro intitolato “L’illusionista”. Come Berlusconi anche Bossi è un bugiardo naturale. Ha sempre mentito nella sua vita, alla famiglia, alla moglie, agli elettori.. ma lo ha sempre fatto in modo ruspante, vigoroso, convinto.
La presentazione del libro dice: “Umberto Bossi ha scalato Roma e poi l’Italia intera nominandosi guerriero del Nord, narratore di una rivoluzione sempre imminente e ha inventato una nuova lingua politica fatta di punti esclamativi, invettive, insulti, semplificazioni di massima efficacia compresa la pernacchia, il gestaccio. Ha inventato un territorio da difendere e uno da sconfiggere, il primo immaginario, la Padania, il secondo tanto vero da coincidere con lo Stato unitario. Si è attribuito la protezione di un dio che scorre nel Grande Fiume e nell’Ampolla. La nemesi ha voluto vendicarsi di Umberto Bossi nel modo più crudele, allestendo la sua sconfitta dentro a una corona di dettagli tipici del potere che si disfa e disfacendosi marcisce. Vent’anni dopo, e probabilmente senza mai accorgersene, anche lui precipita dentro quella stessa ripugnanza. L’epopea degli esordi, la marcia trionfale della sua seconda vita finiscono per trasformarsi, dopo la tragedia, in una malinconica “pochade” di angusta provincia.”
Entrambi, Bossi e Berlusconi, hanno una gestualità e un lessico che dà loro una precisa connotazione, per cui è facile imitarli in una macchietta.
Marco Belpoliti, nel suo libro “La canottiera di Bossi”, scrive: “Il gesto dell’ombrello con il braccio che rotea, il dito medio mostrato con orgoglio, le mortificanti esternazioni riguardanti una presunta quanto inesauribile potenza sessuale, l’abbigliamento trasandato o comunque popolare, la voce roca che s’impone magnetica su una folla adorante, il microfono tenuto attaccato alla bocca, come i cantanti pop. Lo stile comunicativo di Umberto Bossi ha rappresentato negli ultimi venticinque anni un fenomeno completamente inedito, nostro malgrado significativo dei mutamenti in atto nella società italiana
.”

“… emerge il “vitellone” di Fellini, il cantante rock e non solo capo di partito, il predicatore scomposto piuttosto….un ragazzotto di paese che arriva in Parlamento e incarna quello che Sciascia chiamava “l’eterno fascismo italiano”, acquattato nel grembo stesso della provincia, al Nord come al Sud, e di cui la nostra cultura è impregnata. “

La voce di Umberto Boss è cavernosa, profonda, strascicata; rauca. Una voce che esprime una sorta di animalità e fa vibrare negli ascoltatori corde segrete; suscita reazioni emotive, in quanto tocca tasti che appartengono all’aspetto ancestrale, non razionale, di chi ascolta; profonda, ma anche ruvida; che agita e contiene evidenti tratti isterici, e insieme anche il contrario. Lynda Dematteo, un’antropologa che ha condotto un lavoro sul campo tra i leghisti, ha notato che durante i comizi la folla vibra in sintonia con la voce del leader: “Il fascino che esercita va oltre le parole, passa per il timbro di voce e la cadenza”. Il Capo dà voce alla loro collera segreta.

Fatte le dovute differenze, possiamo pensare al tono di voce e alle vibrazioni che produceva, in coloro che ascoltavano nei comizi e alla radio, la fonia di Hitler, così diversa dalla voce calda e dall’eloquio tradizionale, risorgimentale, di Mussolini, fondato invece – ecco la novità – sui movimenti del corpo e sulle pause, l’enfasi del fiato, le parole scandite e le sottolineature. Jung ha sostenuto che la voce nel capo della Germania altro non era che l’inconscio del popolo tedesco, l’altoparlante che amplifica “gli inudibili bisbigli dell’anima tedesca, fino a renderli percettibili all’orecchio stesso dei Tedeschi”.

Lynda Dematteo fa un paragone illuminante; partendo dal fatto che i discorsi di Bossi sono così difficili da seguire sul piano delle argomentazioni razionali, ipotizza che il suo modo di procedere evochi la glossolalia di alcuni malati di mente “che costruiscono un idioma personale sulla base di neologismi organizzati secondo una sintassi rudimentale”. Fatto che spiegherebbe come mai il suo discorrere, le sue invenzioni verbali, e lo stesso tono di voce producano un effetto tanto incantatorio sul pubblico: parla un linguaggio che esorbita dalla sfera razionale andando a toccare corde segrete, quello che Jung definisce l’inconscio collettivo di un’intera popolazione in un momento particolare della sua storia. Il che ovviamente è del tutto disgiunto dal contenuto del messaggio, dalla follia delle proposte razziste e megalomani, com’è accaduto nel caso di Hitler, che ha prodotto l’eccidio immane del suo stesso popolo, o le idee di separatismo e di frantumazione dell’Italia, oltre alla xenofobia, che sono il contenuto più evidente dell’eloquio di Umberto Bossi.

La voce di Bossi sembra perfetta per l’amplificazione elettrica del microfono, che fa vibrare in modo più sensibile nelle orecchie degli ascoltatori aspetti che senza questo mezzo non si coglierebbero, poiché il fondo rauco della voce tende a rendere cavernosa e non intellegibile l’aggressività che vi si cela, mentre il microfono e le casse di amplificazione la moltiplicano rendendola, nello spazio del comizio, totalizzante.

Prima dell’introduzione dell’amplificazione elettrica occorreva una voce potente e una dizione chiara per chi voleva parlare in piazza davanti alle folle. Questo condizionava il ritmo del parlato, le pause, poiché le parole venivano trasmesse dal pubblico stesso dalle prime file verso le ultime, data l’ampiezza dei luoghi e delle folle di ascoltatori.
Bossi è figlio dell’amplificazione, ma più di altri, grazie al particolare tono, al timbro e alla qualità roca della sua voce.

Somiglia più a un cantante, che usa il microfono avvicinandoselo molto, entrandoci quasi in rapporto fisico, stando tuttavia attento alla modulazione della voce, allo scopo di ottenere l’effetto desiderato, ossia il forte riverbero, se non proprio virulento, sui fan che stazionano sotto il palco. Un inglese, studioso della voce e in particolare del fenomeno del ventriloquio.
Steven Connor dice: “una voce non è una condizione, e neppure un attributo, ma un evento”; nell’atto del parlare vive una sorta di atto corporeo del mondo, per cui “la parola è un gesto
”.

Questo libro su Bossi viene dopo uno su Berlusconi intitolato ”Il corpo del capo”, a indicare quando la fisicità e la gestualità plateale di Berlusconi siano legate al suo successo.
Berlusconi e Bossi vengono dopo una serie di politici seriosi, si pensi a Berlinguer, Forlani, Moro, La Malfa… rompendo nettamente col loro stile compassato e sobrio, autorevole… e resuscita il culto del corpo, tipico dello stile di Mussolini, involgarendolo e associandolo a un linguaggio elementare, dove la forza non sta nei concetti ma nella recitazione, del tono. Berlusconi parla per slogan, allo stesso modo con cui un venditore usa la pubblicità. I suoi slogan sono potenti, secchi e coloriti come se volesse parlare direttamente al popolo senza mediazioni, interpretandone gli umori più bassi e ponendosi nell’ambito della bassa comunicazione virile di un bar dello sport.
Quando Berlusconi manda prima delle elezioni il suo album di foto con la sua storia a tutte le famiglie italiane, non manda un programma, propone un modello in cui appare come un uomo che, grazie alla sua tenacia e bravura, diventa un imprenditore, si fa una bellissima famiglia, con bellissimi figli, raggiunge il successo, come in una favola.
Belpoliti esamina con cura le foto, le pose, i gesti, gli sguardi, i sorrisi, e i significati inconsci che essi trasmettono. A parte Mussolini, nessuno aveva venduto se stesso e la propria storia come un messaggio politico. Lo fanno gli attori, le star della musica, ma non i politici. Invece Berlusconi vende la propria favola, oltretutto abbondantemente inventata. Lo scopo è do far scattare l’imitazione per desiderio. Ma questo lo fanno i personaggi dello spettacolo che vogliono avere dei fan, che si immedesimano in loro e che sono in genere rimasti degli adolescenti in cerca di modelli di riferimento. Insomma le foto con cui Berlusconi vende se stesso non trasmettono una ideologia, non convincono su un programma, ma si propongono come feticci di un personaggio da adorare. Con questo album, Berlusconi si offre al popolo italiano come un prodotto commerciale molto desiderabile da comprare. “Sorridente, atletico, pieno di capelli, posto in luoghi bellissimi, con messaggi ammiccanti e seducenti, lanciati a uomini donne, da uno che vuole piacere. Insegna che la prima regola per piacere è “voler piacere”, regola che vale per ogni forma di seduzione, mercantile come erotica come politica. E Berlusconi fa questo anche se è un uomo e se questo processo di seduzione è tipico della natura femminile. E’ per questo che il corpo di Berlusconi è così importante, ma ovviamente per non cadere nel femminilismo, Berlusconi deve continuamente rimarcare la sua natura di macho conquistatore. A tal fine ritocca le foto, quando addirittura non usa per la propaganda foto di quando era giovane o ritocca se stesso alla ricerca di un vigore sessuale e di una giovinezza perpetua, come Dorian Gray, che non può permettersi di invecchiare mai.
Guy Debord, nel suo saggio dedicato a ‘La società dello spettacolo’ scriveva che oggi l’idea della morte è bandita e intendiamo per immortalità “la possibilità di riprodurre all’infinito l’immagine ideale che abbiamo di noi stessi”. Questo Berlusconi lo ha fatto.

Berlusconi è un raccontatore di barzellette, è un animatore da crociera.
D’Alema è uno stratega da tavolino.
Bossi un provocatore di piazze.

Ognuno ha il suo stile e viene scelto per il suo stile prima che per le sue idee, perché lo stile è un messaggio che trova il suo pubblico. Mc Lohan diceva “Il medium è il messaggio” cioè il mezzo che usiamo è di per sé un significato.
Berlusconi è un esempio forte di arte della vendita, ovvero di marketing applicato alla politica, marketing del potere. Si laurea in giurisprudenza a Milano con una tesi non sul diritto ma sulla pubblicità, il che mostra la sua abilità quasi vocazionale, qualcuno gli dà per questa tesi una borsa di studio del valore di dieci milioni di adesso, il che suona come 100 milioni ora, solo che non esistono borse di studio di tale ammontare, il che mostra che qualcuno aveva già messo gli occhi su di lui per sfruttare le sue abilità potenziali. Esordisce come animatore turistico sulle navi da crociera Andrea Costa, riceve dunque subito un primo corso di addestramento come tutti gli animatori, per imparare a essere cordiale, simpatico, disponibile. Canta e racconta barzellette. E’ un attore di intrattenimento. Saper raccontare barzellette è una cosa non da poco, indica senso del ritmo, abilità nel giocare le emozioni di superficie, seduzione verbale. Raccontare barzellette è un’arte difficilissima che alcuni non riusciranno mai a imparare, richiede una predisposizione particolare, molta memoria, il gusto di saper calibrare una battuta, senso dei tempi, dei ritmi, dei suoni. E’ un seduttore verbale. Berlusconi sa anche cantare, il che non è male. Imparare a cantare non solo migliora il fiato e imposta la voce, ma abitua al senso del ritmo, rende più seducenti, fa imparare il valore della pause, dei tempi.

Ci sono molte affinità tra la battuta finale di una barzelletta e uno spot pubblicitario, il messaggio è rapidissimo, con interventi brevi, si gioca su una duplicità di senso, raggiunge il massimo dell’effetto in tempi rapidi, coinvolge più aspetti della personalità, smonta le difese e attenua l’aggressività, si fa ricordare. L’animatore turistico, come il venditore, l’attore, il rappresentante, ricevono un addestramento adeguato che sviluppa una loro predisposizione a smantellare le difese dell’altro e a disarmarlo e a sedurlo, suscitando benevolenza, simpatia e disponibilità. Ciò che essi offrono non deve essere valido o reale ma accettabile per l’immaginazione, deve non convincere ma sedurre. Ogni persona ha innumerevoli barriere e difese con cui si corazza, ma il buon venditore o il buon animatore sono in grado di raggirarle morbidamente, rendendo l’altro indifeso o addirittura entusiasta. Se fai ridere il tuo interlocutore, hai mezzo vinto, perché chi ride fa crollare le sue difese, si apre di colpo, resta senza schermo.
Se non fosse diventato un grosso operatore finanziario, Berlusconi avrebbe sfondato in televisione e avrebbe superato Pippo Baudo perché è un sensitivo televisivo, nessuno come lui ha saputo sfruttare al meglio questo mezzo di comunicazione. Berlusconi non sa scrivere, i discorsi glieli prepara Ferrara, non può essere un opinionista, un ideologo, non è nemmeno in grado di costruire programmi o ideologie, le ideologie gli vengono dalla P2 e i programmi e le leggi glieli fanno i suoi avvocati, ma è un forte comunicatore che sa quando attaccare e quando sedurre e questo è il suo punto di forza.

Quelli che votano Bossi gli somigliano, dicono le stesse parolacce, fanno gli stessi gesti, si vestono allo stesso modo, hanno la stessa visione semplicistica della politica, vedono le loro idee grezze rappresentate con un vigore aumentato, lo votano per somiglianza.
Quelli che votano Berlusconi possono farlo per interesse o perché sono di destra, ma certo lo riconoscono come se si vedessero in uno specchio. Lo votano per imitazione. Non lo sentono uguale a loro ma cercano di somigliargli.
Il problema per un politico che parla a gruppi di elettori diversi è riuscire a sintetizzare nella propria persona più identità possibili, in modo da rappresentarli. Ciò finisce col farlo diventare una macchietta, una sintesi di chiavi di accesso. E il tutto deve sembrare più genuino e semplice possibile. La semplicità è spesso una chiave vincente, perché elude l’aggressività e l’istinto di difesa. Parlare in modo troppo complicato è perdente e fa nascere delle difese, come sempre quando siamo di fronte a cose che non comprendiamo; la matematica, l’economia…

Una persona come Maurizio Costanzo deve gran parte del successo principalmente al modo in cui si pone, semplice, non invasivo, gradevole (pensate solo al tono della voce), accattivante, capace di graduare effetti e toni, senza mai avere eccessi di cattivo gusto (il modo di vestire semplice, le parole comuni…), è un buon direttore di orchestra che fa un lavoro con garbo e leggerezza. Se lo confrontiamo con altri conduttori televisivi, Luca Giurato per es., vediamo come sa gestire un gruppo di persone senza cadere nel caos, senza sfiorare la rissa o il cattivo gusto, senza essere invasivo o mummificato, cosa non facile.
Vespa sa fare questo meno bene; la Foschini spesso è messa in minoranza, mentre Lucia Annunziata risulta antipatica per il suo tono duro e inquisitorio.
Maurizio Costanzo appare sornione, più simpatico, bonario, con un umorismo fatto di elementi minimali, molto alla buona, non è presuntuoso, non usa parole complicate, in genere sta in piedi alla destra di chi intervista (chi sta dalla parte destra del video è già un vincente), non prevarica, sdrammatizza in modo sornione, buonista, mette a suo agio le persone, sembra che tutto gli venga facile, in realtà usa delle tecniche con molta maestria e apparente naturalezza, con molta abilità e insegnava i suoi trucchi in corsi che costavano un milione al giorno.

Questi corsi stanno proliferando, ci sono manager d’azienda, direttori, venditori che frequentano fine settimana comportamentali, spendendo migliaia di euro ogni volta, imparando piccoli trucchi, posture, approcci, come si dà la mano, come si rassicura l’interlocutore, come ci si veste, si occupa lo spazio ecc. Ci sono grandi aziende che investono milioni per addestrare i loro manager nella comunicazione non verbale. Insomma, se è vero che il nostro corpo può mandare segnali non verbali, che sono importantissimi e possono fare di noi dei perdenti o dei vincenti, è vero anche che questi possono essere usati e controllati. Una volta la guerra si faceva con armi materiali, ora si usano tecniche molto più sottili.

Hitler per es. riuscì a incatenare il 99% dei Tedeschi sfruttando abilmente le suggestioni emozionali, in particolare i toni della voce, ma anche lui andò a scuola da maestri di recitazione e ipnotizzatori. Poiché il suo fisico era piuttosto scarso usò abilmente il fotomontaggio nei manifesti unendo la sua testa ad altri corpi, come quello di Hanussen, che era il più famoso mago tedesco e aveva nella postura e nelle mani una grande forza magnetica.
Hitler studio con cura le tecniche di manipolazione. Era convinto che il popolo tedesco fosse stupido e nel suo libro “Mein Kampf” disse che aveva preso come maestri della propaganda politica i marxisti, mentre “L’uso corretto della propaganda è rimasto praticamente sconosciuto ai partiti borghesi”. Inviò anche studiosi presso tribù amazzoniche o in Tibet o in Africa per contattare gli stregoni o gli sciamani e apprendere tecniche di manipolazione della mente.
Di queste tecniche, oggi, grazie alla pubblicità sappiamo molto di più, così che la politica odierna è spesso marketing applicato alla psicologia e alla manipolazione politica delle masse. Hitler diceva: “Le masse sono stupide”. Bisogna attrarre la loro attenzione su certi fatti ma non c’è bisogno che siano veri, basta continuare a ripeterli e lo sembreranno. “Ogni propaganda deve essere popolare e il suo livello intellettuale deve essere commisurato all’intelligenza più limitata di coloro che sono fra i destinatari”, scriveva Hitler. Una propaganda che mira ai più intelligenti è fallimentare. Il bravo manipolatore non si aspetta che il pubblico sia educato “Se richiedete intelligenza, da parte del pubblico, se vi aspettate che salgano ad un livello più alto, sarete delusi. Più modesto è il bagaglio intellettuale di un leader, più guarderà a aizzare le emozioni delle masse, più esso sarà efficace”.
Il pubblico è stupido e non pensa. Ma si fida delle proprie emozioni. La propaganda non deve essere complessa ma massimamente semplice: “La ricettività delle grandi masse è limitatissima, la loro intelligenza è piccola e la loro capacità di dimenticare enorme”. Per questo le frasi di propaganda devono essere ripetute spesso. Ed è meglio se queste frasi sono assurde e se il manipolatore è lui stesso un estremista che divide la nazione secondo sesso e razza. E deve accusare gli altri di fare quello che lui fa ogni giorno, così da distrarre l’opinione pubblica e da focalizzarla in un’altra direzione con una propaganda semplice e ripetitiva. “La grande massa di una nazione”, scrisse Hitler, “non è composta da professori di politologia o perfino d’individui capaci di formarsi un’opinione razionale”. Ciò che la propaganda favorisce non è il pensiero indipendente ma “l’emozione di massa”. Cioè qualcosa che entra nello ‘spettacolo’. Come disse Darix Togni davanti alla piazza: “Non conta lo stato del tendone, conta lo spettacolo!

Si dice che Hitler sia stato influenzato da uno dei principali uomini di scienza d’Europa, Gustave Le Bon. Fu Le Bon che scrisse il suo famoso trattato del 1895 sulla psicologia delle folle. Hitler e Lenin, i dittatori che hanno fondato la Germania Nazista e la Russia Sovietica, hanno ambedue letto Le Bon ed hanno applicato le sue intuizioni. Le Bon ha spiegato che l’intelligenza e l’individualità sono sommerse quando si aderisce a un grande gruppo “le facoltà superiore sono ottenebrate” e “la personalità cosciente svanisce”. Le persone che si fondono col un gruppo vedono le cose attraverso il filtro del gruppo. Diventano “capaci di percepire solo sentimenti semplici ed estremi, portati all’esasperazione”, regrediscono al livello primitivo dell’orda.
Secondo Le Bon, una folla è altamente suggestionabile, aspetta di essere ipnotizzata, e Hitler come Berlusconi hanno usato metodi simili all’ipnotismo. “I sentimenti e i pensieri di una folla psicologica”, scriveva Le Bon, “sono piegati nella direzione voluta dall’ipnotizzatore. In questa situazione, la ragione non ha più nessun potere”.
Hitler ripeteva che la colpa di tutto era “degli ebrei, degli ebrei, degli ebrei”.
Berlusconi è andato avanti 20 anni accusando ipotetici “comunisti”.
Nella propaganda, la stessa assurdità delle dichiarazioni usate aiuta il successo: Le Bon scriveva: “Non la verità ma l’errore è stato il fattore fondamentale nella storia delle nazioni, come la ragione per cui il socialismo è così potente, oggi”.

J Fest: “Sono già le otto e mezza quando, all’ingresso, si odono grida di Heil!, entrano marciando camicie brune, l’orchestra ricomincia a suonare, gli spettatori levano fragorose ovazioni, e compare Hitler vestito di un impermeabile bruno, il quale, accompagnato dai suoi fedeli, attraversa il circo dirigendosi alla tribuna. La gente appare in preda a gioia e a eccitazione e, sbracciandosi e gridando Heil!, sale in piedi sulle panche, tra un fragoroso scalpiccio. Quindi, come a teatro, un segnale di tromba. Silenzio improvviso.
Tra i tonanti applausi degli spettatori, ecco quindi entrare camicie brune a ranghi serrati, precedute da due file di tamburini, cui fa seguito la bandiera. I presenti levano la mano nel saluto fascista a braccio teso, le ovazioni sono assordanti. Sulla tribuna, anche Hitler ha proteso il braccio nello stesso saluto. La musica è rimbombante. Compaiono bandiere, sgargianti gagliardetti ornati da una croce uncinata inscritta in una corona sormontata da un’aquila, evidentemente imitati dalle insegne degli antichi romani. Sono circa duecento gli uomini che sfilano in parata, riempiendo la pista e schierandosi sull’attenti, mentre i portabandiera si dispongono sulla tribuna…
A passo rapido, Hitler si presenta al proscenio, e comincia a parlare improvvisando, dapprima lentamente, poi un po’ alla volta le parole si accavallano, e nei passi in cui il pathos raggiunge il culmine, la voce risulta strozzata, al punto che è difficile capire quello che dice. Gesticola ampiamente, balza eccitato di qua e di là, tentando di affascinare il pubblico che lo ascolta avidamente. Quando viene interrotto dagli applausi, impone il silenzio stendendo, con gesto teatrale, le mani. Il no che si ode risuonare a più riprese, è destinato a rafforzare l’effetto melodrammatico, e viene infatti pronunciato e ripetuto con particolare vigore.

E’ ovvio che certe facoltà non si acquisiscono solo con la tecnica, occorrono anche doti innate, che Hitler aveva e che Berlusconi ha, quello che si chiama fiutare le masse e che anche certi oratori hanno (ce l’avevo anch’io). per cui stabiliscono con chi li ascolta un rapporto coinvolgente e istintivo. Il buon oratore ‘sa’ quando tiene in pugno il suo pubblico.
Hitler si avvaleva dello stato ipnotico che si ottiene gettando grandi masse a un livello viscerale, in cui lo spirito critico del cervello superiore scompare. Berlusconi ha usato ampiamente la suggestione del video televisivo, dal momento che la televisione predispone già ad uno stato alfa, con abbassamento delle onde mentali e un aumento delle capacità di assorbire messaggi senza l’uso della razionalità o del senso critico. Questo avveniva maggiormente col tubo catodico e meno col video al plasma;le righe del tubo catodico inducono sonnolenza o addirittura uno stato ipnotico, favorendo l’assorbimento di messaggi subliminali.

Oggi i discorsi di Hitler sembrano ridicoli e uno come Mussolini non andrebbe molto bene, troppo grezzo, troppo militaresco, troppo scandito, troppo retorico ma nel ‘33 di fronte a un popolo denutrito e fiaccato, la sua robustezza fisica, il suo ardore, gli slogan, le scansioni del modo di parlare, costituirono una macchina perfetta di decisionismo, sicurezza, forza, vittoria. Pensate alla sua mimica, gambe divaricate, stivaloni, vestiti di orbace, molto nero, teschio e tibie come i pirati, mascella protesa in avanti, cinturone in cuoio, torace possente, braccia incrociate con vigore e sfida, trasmetteva un messaggio di machismo, risoluto e vincente, per il misero e fiaccato popolo italiano era tutta una promessa di resurrezione, grandezza, vigore, l’immagine di un macho vincente.

E’ ovvio che il messaggio cambia coi tempi, oggi non siamo più contadini o poveri analfabeti, siamo consumatori di media cultura, abbiamo viaggiato. Berlusconi una volta si è sbagliato e invece di dire elettori ha detto ‘consumatori’. Ha fatto diventare la politica un’azione di marketing, vendita di un prodotto insistendo sulla confezione e sullo slogan, in base a indagini di mercato.

Così noi ci troviamo a decidere un voto con le stesse modalità con cui scegliamo un fustino di detersivo. Per arrivare a questa omologazione per cui non distinguiamo più una merce da un ideale, siamo stati indirizzati a scelte consumistiche secondo pressanti imprinting pubblicitari e abbiamo finito col scegliere anche ideali e valori nello stesso modo. Berlusconi parte dalla pubblicità e arriva alla politica, la pubblicità è già un lavoro politico e la politica è diventata un mero lavoro pubblicitario, siamo stati educati a confondere i due prodotti.
Se addestro un cane a ubbidire agli ordini, posso poi usarlo per guidare un cieco come per aiutare la polizia, la fase più importante è che impari a dare delle risposte programmate. Il fenomeno più importante nel mondo dei mass media è l’addestramento psichico. Anche l’uomo, una volta addestrato a rispondere a dei segnali sempre allo stesso modo, sarà facilmente manovrabile. In fondo non esiste nessun Potere che desideri realmente un soggetto pensante. Il potere, di qualunque colore sia vuole solo facilitarsi il compito e gestire l’uomo indirizzando le sue scelte.

La Fininvest cominciò offrendo spazi pubblicitari gratis e abituando le ditte a non poter fare più a meno della pubblicità, nello stesso tempo ha abituato i teleutenti a essere impressi dalla pubblicità, a diventare sempre meno reattivi verso di essa, a non poterne più fare a meno, al punto che al referendum sulla pubblicità la maggioranza ha deciso di tenersi delle soglie pubblicitarie superiori a quelle previste dalla CEE anche se questo significava pagarle nel costo delle merci fino al 40% in più dei prezzi, quindi inflazionando la moneta. Quando l’assuefazione al comando pubblicitario è arrivata a un certo livello, la psiche del teleutente si modifica nel senso della reazione passiva agli stimoli.
Insomma hanno condizionato i nostri riflessi. Chi guarda molta televisione, in particolare bambini, casalinghe e pensionati, è addomesticato a reagire in modo automatico ai messaggi simbolici, ad associare certi colori, certi suoni, certe frasi a immagini interiori di felicità, benessere, amore, allegria, giovinezza ecc. Una volta formato questo imprinting, è facile trasferire gli stessi stimoli al terreno politico o ideologico. Quando ci interrompono il programma con dieci spot, e alcuni li danno di seguito due volte, e noi invece di scappare, restiamo là come ebeti, vuol dire che il plagio ormai è compiuto, si ha un danno alle vie neuronali, viviamo in un mondo più virtuale che reale, e abbassiamo la soglia critica rendendoci indifesi contro ogni invasione mentale. Siamo così addestrati a reagire a certi colori, suoni, messaggi da favole, promesse utopiche, che non abbiamo più alcun senso critico, sbaviamo esattamente come il povero cane di Pavlov. Ci hanno condizionato un po’ alla volta, rimbambendoci con giochetti, spot e programmi sempre più ricreativi e cretini, così da farci abbassare il ponte levatoio delle difese, che si sono addormentate, prima sono passate le ballerine, poi i mercanti, infine i politici. Certi messaggi dunque sono promotori di asservimento mentale, per questo vengono usati allo stesso modo da partiti contrapposti, molto bene dal cdx, meno bene dal csx. Noi siamo indifesi contro questi nuovi invasori che non arrivano sul terreno dell’ideologia, dei programmi, della coerenza o delle utopie, ma sul terreno del messaggio subliminale, inconscio, non verbale. Il nemico vince ridendo.
Come quei latin lover che sono terribili ammazzafemmine, solo perché disarmano le difese sessuali della donna, giocando sui suoi istinti materni, presentandosi come cuccioli innocui, cogliendo la sua fiducia. I seduttori di maggior successo spesso non sono nemmeno belli, sembrano innocui, allentano le difese, la loro abilità è il loro essere disarmanti. La capacità di seduzione dell’immagine non ha niente a che fare con la verità o la sincerità, è una dote che si può anche imparare a freddo, è una tecnica.

LE LINEE ROTONDE E QUELLE AGUZZE

Certo l’aspetto è importante. Per esempio Papa Giovanni aveva l’aspetto del nonno che tutti abbiamo desiderato, un viso tondo, senza una linea spigolosa, come fosse disegnato da Walt Disney. Quando in una immagine ci sono tutte linee tonde da fumetto, scatta in noi il processo endocrinologo, ormonale, del riconoscimento del cucciolo e si abbassano le difese.

I personaggi di Walt Disney sono tutti cuccioli, disegnati con linee tondeggiate, lo stesso i personaggi di Linus che anzi sembrano disegnati da un bambino piccolo. Quando qualunque specie animale ha di fronte un cucciolo, lo riconosce dalle linee tondeggianti e depone le armi, pensate a un cucciolotto di leone o di orso, non c’è nulla di aggressivo, zanne, unghie, è tutto tondo, occhi grandi, musetto piccoli, forme tondeggianti e questi caratteri fanno scattare meccanismi biologici di tenerezza.

Ma anche un modo di muoversi o di parlare può essere tondo.
Pensate all’omino di burro di Pinocchio: “e venne un omino tutto tondo che sembrava di burro e li portò nel paese dei balocchi“. Ecco, il modo di parlare di Berlusconi è un modo ‘tondo’, burroso.
Noi possiamo muoverci in modo tondo o spigoloso. Tutte le aperture del corpo, le braccia aperte, le mani che mostrano il palmo, la bocca socchiusa o sorridente, gli occhi bene aperti e le sopracciglia distese.. sono tonde. Tutte le chiusure: braccia serrate, gambe accavallate, pugni chiusi, bocca stretta, sguardo accigliato.. sono spigolose.
Se per esempio mi siedo spingendo avanti un ginocchio, un indice, un gomito o aggrottando le sopracciglia, o stringendo gli occhi o serrando le labbra o stringendo le spalle o arricciando il naso, sono puntuto come una freccia, dunque pericoloso, invio segnali aggressivi a cui l’altro risponde con gesti di reazione difensiva. I giovani inviano spesso segnali aggressivi di questo tipo, sono poco moderati, trasgressivi anche nell’abbigliamento, fuori dalle regole, eccessivi nel trucco o nella pettinatura…

Sono segni di minaccia:
abiti totalmente neri o viola scuro, capelli troppo lunghi, troppo corti o troppo ritti, fronte o parte del viso coperti (un attore sa che il viso deve essere in vista e senza cappello o occhiali scuri o ciò crea disagio. Portare occhiali scuri senza il sole o a specchio non permette di vedere gli occhi e dunque appare come respingente, infido), orecchi o anelli in soprannumero o in punti non regolamentari, mancanza di calze, o calze troppo colorate, unghie aguzze e colorate vistosamente o nere, abiti troppo lunghi o troppo corti, troppo stretti o troppo larghi (anche i jeans troppo grandi di certi adolescenti e calati sui fianchi destano irritazione, disagio… sono trasgressivi), uso di materiali duri, cuoio, borchie, ossi, argento, catene, ferro, tatuaggi, stivali o scarponi pesanti, abbigliamento militare, parti del corpo perforate da oggetti metallici, colorito troppo pallido…..la reazione è irritazione, paura, disagio, aggressività, difesa.

Berlusconi ha al suo servizio i maestri di marketing e di immagine più costosi d’Europa, quelli che sanno come si lancia un gruppo rock o un attore, che conoscono ogni trucco dell’abbigliamento, del linguaggio, della postura, dell’ambientazione. Ci sono creativi che creano i suoi slogan, quelle frasi che egli ripete e ripete, perché c’è una legge psicologica per cui quando una frase viene ascoltata molte volte, è ritenuta vera.
La ripetizione crea rinforzo. B. è un attore molto preparato, cura in modo maniacale tutti i particolari, recita la parete di uomo semplice, fatto da sé, che va dritto al cuore, usando un repertorio fisso di termini gradevoli ed edificanti, non usa mai termini che persone di livello medio non capiscano, non parla politichese, è accattivante, descrive se stesso come una vittima di complotti. Usa termini che non erano mai sentiti nel linguaggio politico. Bossi usa termini mitici, razza, popolo, radici, fiumi, terra… Berlusconi usa termini fiabeschi…
Dice: “Sono come Biancaneve“, ci fa entrare in una favola e noi torniamo bambini, ma chi sono i sette nani? e la strega cattiva? e il Principe Azzurro? Dice: “Sono l’unto del Signore“, e noi torniamo indietro di duecento anni o più nella monarchia assoluta dove il sovrano era il padre del popolo e governava per grazia di Dio, ci dimentichiamo che non erano tempi propriamente democratici ma ci affidiamo a lui come facevano i Francesi del 1700.
Dice addirittura “Siete i miei apostoli!”, qui diventa addirittura un Messia, l’uomo della Provvidenza, ma ci dimentichiamo di averne già avuto uno, l’associazione è vagamente religiosa, carismatica, il messaggio che passa è: “Affidati, dormi e affidati a me! Ci sono io, penso a tutto io!” Ghe pensi mi.
Non siamo sul terreno dell’economia o delle leggi, dei fatti o dei numeri, è il linguaggio del sogno, della favola, della parabola, del mito. Tant’è che racconta addirittura una barzelletta in cui lui cammina sulle acque come Cristo.
Osservate Berlusconi perché è interessante. Non incrocia mai le braccia, non punta l’indice, non fa mai gesti in avanti con le dita, invasivi, sorride sempre, ha la capacità di volgere in su gli angoli delle labbra, capacità che non tutti hanno, è sempre impeccabile, pettinatissimo, non ha mai una virgola fuori posto, non si tocca il viso, non ha tic, non ha gesti aggressivi verso gli oggetti, non ha mai scatti d’ira, è ottimista anche quando perde, sorride sempre. Non guarda mai in faccia l’interlocutore che gli è accanto ma sempre il video. Anche Meluzzi fa così, non guarda mai chi gli siede vicino sul divano, lui parla alla telecamera, in qualunque posizione si metta la telecamera lui si gira repentinamente in modo da fissarla sempre ridendo e si liscia i capelli alla Sgarbi, anche Sgarbi non guarda mai nessuno, non sono capaci umanamente di avere altro riferimento che se stessi, sono impostati.

Una persona normale, invece, è sociale quando sa ascoltare un’altra persona e la guarda negli occhi con un moderato interesse.
Meluzzi è intelligente e ha una buona memoria, ma è egocentrico, asociale, non partecipativo. E’ preoccupato più di stare in posa che di comunicare, è vanesio..
Negli anni, Berlusconi è cambiato, è più stanco, quando non viene ripreso la faccia gli casca, sembra un vecchio, appena la telecamera lo riprende tira su tutta la faccia. Per il pubblico deve essere uno spettacolo strano. Certi particolari sono inquietanti, ride con la parte destra della faccia, il sorriso è asimmetrico, va su solo con mezza bocca e un sopracciglio, provate a farlo, vi vengono sentimenti strani: ironia, sarcasmo, desiderio di annientare l’avversario. Non solo è asimmetrico tra la parte destra e quella sinistra del volto, ma anche tra la parte superiore e inferiore.
Se coprite con un foglio prima la parte superiore del volto e poi quella inferiore, vedete che le due parti non vanno d’accordo, la bocca ride, gli occhi sono come morti (fate lo stesso con una vostra foto).

(il piacione)

Gli occhi di Berlusconi ridono raramente, brillano quando racconta le barzellette, allora si permette di mollare la tensione e vive solo il piacere di essere ammirato, si gode il proprio narcisismo.

Si vede che il suo scopo fondamentale è quello “di piacere”.

SGARBI vuole essere notato, essere ammirato o attaccato è lo stesso per lui, ciò che gli importa è di esistere nell’eccesso di presenza. Ha il terrore di non esserci. Per questo si circonda di figure tappezzeria che ci sono ma è come se non ci fossero, che lui usa come oggetti, perché marchino col loro non esserci quanto lui c’è. Il suo esserci è sempre all’insegna della trasgressione, come il bambino disturbato, caratteriale, che cerca l’attenzione altrui con un comportamento riprovevole e aggressivo. Da ogni sua espressione emerge l’immagine di un soggetto intelligente, con buona memoria, egocentrico, aggressivo, con forti patologie psichiche, una madre che lo ha viziato, l’assenza di una figura paterna, una sessualità ambigua con molte caratteristiche femminili negative e una latente impotenza che egli tenta ossessivamente di nascondere esibendo una sessualità libertina esagerata, un vero complesso di Casanova, sotto cui c’è l’impossibilità di darsi a relazioni affettive serie. Impossibile non notare l’egocentrismo esagerato di un uomo che pone se stesso come massimo oggetto del desiderio (si tocca continuamente, si accarezza sempre i capelli, muove la testa e i capelli in modo femmineo, ama i personaggi machi, forti, cinici.. esprime una inconscia crudeltà).

Il sorriso di Berlusconi è una grande arma vincente, se volete sfondare nella vita imparate a sorridervi nello specchio.

Prodi sorride sempre, è ciccioso, rassicurante, ma ha occhi troppo piccoli e un viso cascante, molliccio, non trasmette una grande immagine di forza. Sembra un basset hound, è cascante e gli elementi cascanti non sono aggressivi ma nemmeno forti.

FINI è pieno di elementi decisi e sottili: è alto, asciutto, eretto, capelli corti ben pettinati, con una rassicurante divisa da una parte da bravo ragazzo, lineamenti piccoli, non invasivi, voce nitida, chiara e decisa (una volta risposero a Biagi Fini e D’Alema esattamente con le stesse parole, ma precise, però D’Alema le disse nel suo solito modo stitico, ulcerico e titubante, Fini con grande decisione, sembrava che avessero dato risposte agli antipodi). Pensate come sono diversi anche i modi di parlare, Berlusconi ha un’ottima dizione, recita la sua parte con pause studiate, tra una parola e l’altra c’è una piccola pausa non troppo lunga, come fa Buttiglione, che sembra insicuro e handicappato, specie quando fa quell’ehm iniziale sollevando gli occhi rotondi al cielo, non troppo breve come fa Pannella che parla come un fiume in piena. Tutto è ben regolato, modulato, vocali ampie, consonanti non troppo dure, tempi giusti. Anche se il contenuto è indifferente, questo è un modo di parlare che dà un senso di importanza, di serietà, di controllo, di coscienziosità., abiti di buon taglio, loden non appariscenti, abiti da barca, poche parole sempre nitide e certe. In un film Fini potrebbe fare il nazista che sta all’alto comando strategico. Berlusconi il proprietario di una catena di alberghi in Sardegna. Prodi il veterinario di campagna. Bertinotti il figlio cadetto di un lord inglese che non ha il patrimonio ma ha le abitudini da signore di campagna. Bossi potrebbe essere un ortolano dei mercati generali che provoca una rivolta nell’ortofrutta.

LE REGOLE DELLO SPAZIO

Attorno a noi c’è come uno spazio che possiamo paragonare alle mura di una cittadella, è uno spazio invisibile che segna il nostro territorio, penetrare in quello spazio, trovarvi delle vie di accesso è come aver già vinto la battaglia.
Se un venditore, mentre illustra il suo prodotto al cliente, riesce a sfioragli un braccio, ha già quasi concluso la vendita. Andreina, che è una venditrice ambulante in Piazzola, lo conferma. Mio marito diceva: mai sedersi di fronte a un cliente perché stargli di fronte scatena la sua opposizione. Se ci si siede ad angolo retto, questo è neutro, ma se ci si siede al suo fianco gli si fa capire che si sta dalla sua parte.
Quando ero supplente, la prima cosa che facevo coi ragazzi era far sedere in cattedra chi doveva dire una lezione e sedermi al suo posto. Questo semplice atto sconcertava i ragazzi di allora. Ora i tempi sono cambiati e c’è maggiore democrazia. Comunque, di solito, la posizione dei banchi e della cattedra è gerarchica e se si vuole sito molare un dibattito democratico, ci si dovrebbe sedere attorno a un tavolo, meglio se tondo, oppure mettere sedie o banchi in circolo. Già questo contro il modo tradizionale a scacchiera cambia l’atmosfera di un gruppo. Un analista o un confidente si siedono ad angolo retto meglio se su poltrone.

L’invasione del proprio spazio personale può avvenire anche senza contatto corporeo, ma in forma persuasiva, gratificante, come ci mostra la televisione. Ci sono messaggi o immagini a cui noi ci apriamo, e altri che fanno scattare dei meccanismi difensivi. Noi apriamo la porta ai messaggi che si mostrano non aggressivi per noi, che creano associazioni gradevoli, che ci confortano, che ci danno sensi positivi di grazia, forza, sicurezza, affidamento. Ci apriamo a quello che ci sembra simile a noi, che è ci sembra essere sulla nostra lunghezza d’onda. Permettere l’accesso a qualcosa che arriva presso il nostro territorio è un riconoscimento di identità e un rafforzamento della nostra identità. Ci fidiamo di ciò che sentiamo come nostro, uguale a noi, diffidiamo di ciò che si presenta troppo diverso. Il simile cerca il simile, come un elemento di auto-rafforzamento e autodifesa. Chiaro che certi partiti razzisti e xenofobi hanno sfruttato proprio i nostri meccanismi rettili stimolando l’odio verso il diverso. In modo simile hanno agito certe religioni, sapendo che la reazione di odio verso “l’altro” è il primo fattore di amalgama del gruppo.

Noi ci muoviamo in uno spazio controllato che consideriamo il nostro territorio. Pensate ai felini che segnano con l’urina il loro territorio, lo fa anche il nostro gatto domestico, territorio che poi difendono. E abbiamo detto che l’istinto del territorio e della sua marcatura e difesa fanno parte del cervello più antico.
Allo stesso modo ognuno di noi ha un territorio invisibile che difende come fosse un prolungamento del proprio corpo. Il nostro territorio potenziale è come un ovoide appuntito davanti, stretto ai lati e molto più tondo e grande dietro. (Una paura atavica ci mette in guardia dal pericolo di essere attaccati alle spalle).

Possiamo distinguere 4 zone: intima, personale, sociale e pubblica:
-50 cm, zona ottenuta accostando il gomito al corpo e piegando il braccio a 90°, zona intima o affettiva = zona di sicurezza equivalente a mezzo braccio. Se qualcuno, parlando, entra in questa zona intima, vìola il nostro spazio, ci viene troppo vicino, lo guardiamo troppo negli occhi, sentiamo il suo odore, diventiamo nervosi. Da un punto di vista ancestrale questa è la zona dove non abbiamo spazio di manovra, dove non possiamo difenderci tirando una pietra o alzando un bastone, pensiamo all’uomo primitivo e alle sue armi. Per sferrare un colpo dovrebbe indietreggiare e prendere le distanze. E’ chiaro che in un autobus affollato o in una folla siamo invasi nella zona intima, ma, appena la condizione lo permetterà, riprenderemo le distanze, cercando di evitare contatti ravvicinati, lo stesso facciamo se qualcuno ci prende il braccio o il gomito, lo sentiamo come una invasione e cerchiamo gentilmente di scioglierci.

Se contattiamo persone di altri paesi, ricordiamo però che la zona intima può essere diversa, per es. gli Africani sono abituati a stare più vicini, si parlano a distanze più brevi, due arabi si parlano a 20 cm di distanza, quasi naso contro naso, facendoci fare un istintivo passo indietro, per noi questo non va bene. Gli Inglesi tengono invece distanze maggiori e guardano con sospetto a gesti o invasioni, mentre gli Americani hanno distanze più brevi perché hanno preso dai gruppi tribali (africani come pellerossa) usi come le case aperte, i giardini senza recinzioni, i rapporti tra vicini…. Gli italiani hanno gesti di affettuosità e approcci o toni di voce che risultano offensivi per un Inglese, offendono il suo senso di privacy, che è maggiore del nostro, per es. due inglesi non si baciano sulle guance come facciamo noi, mentre gli Americani sono molto più camerateschi e hanno un approccio corporeo quasi infantile, adolescenziale. Per due giapponesi toccarsi è tabù, non esiste che si abbraccino, e se noi li baciamo si offendono come gli islamici, una mamma giapponese tocca il meno possibile i suoi bambini e non li bacia e guardatevi da fare gesti intimi con una donna islamica. Berlusconi lo fece e fu guardato molto male. Un musulmano non dà la mano a una donna. Berlusconi, chiamato a fare da testimone alle nozze del figlio di Erdogan, turco, ha cercato di fare il baciamano alla sposa, ma questo è vietato dalle regole islamiche per cui la poverina ha subito ritirato la mano nascondendola dietro i fianchi tra il gelo dei presenti perché il gesti era sconveniente. Analogamente la Bonino girò delle scene con donne in un ospedale afgano e la portarono immediatamente in carcere coi kalashnikov, perché è vietato riprendere donne islamiche con la telecamera, tanto più in un ospedale.

In genere la zona intima è permessa solo a un partner amoroso o a un bambino. Teniamo presente che questa zona è ovoidale, ampia davanti e stretta ai lati e molto allungata dietro. Possiamo sopportare che qualcuno ci tocchi spalla contro spalla ma non che si avvicini petto a petto, e in genere siamo infastiditi se una persona ci sta dietro troppo vicina perché scattano reazioni difensive per il timore di ciò che ci sta alle spalle e non vediamo. Ovviamente in una schermaglia sessuale, la ragazza o il ragazzo cercheranno di entrare in questa zona, e l’ingresso accettato equivale a resa.
Nel ballo questa zona può essere invasa consensualmente ma anche qui, se il ballerino non ci piace e vogliamo frenare eventuali avances, lo terremo lontano a distanza di mezzo braccio.
Nel comportamento sociale si tengono distanze maggiori da persone ragguardevoli, avvicinarsi equivale a prendersi delle confidenze e ci si avvicina solo se incoraggiati, non ci si avvicina troppo a un professore, a un medico illustre, a un vescovo, a un ministro ecc.

La zona personale equivale al braccio teso dalla spalla, braccio intero, un metro, zona dove ci posizioniamo automaticamente quando parliamo con qualcuno, zona della stretta di mano.

Due braccia tese che si toccano danno la zona sociale, tra il metro e i due metri, somma di due zone personali, qua la comunicazione avviene, ci si sente e vede ma a distanza di sicurezza. Ed è la distanza che nel mondo occidentale teniamo nei riguardi di superiori.

Oltre abbiamo la zona pubblica.
Se in un salotto una ragazza tiene un ragazzo a distanza due braccia, o è molto timida o lo vuole tenere alla larga. Le persone invasive cercano di penetrare nella zona intima con brevissimi gesti, toccano la spalla, fanno brevi segnali entranti, ma se ciò non piace si determina un balletto, per cui a un ondeggiamento o gesto in avanti dell’invasore corrisponde un passo indietro o gesto difensivo dell’altro, spesso questo balletto è del tutto automatico e inconscio, ma bisognerebbe tenerne conto. Più uno si sposta nella zona pubblica, più manda il segnale di voler tenere le distanze e bisogna rispettarlo.

Lo stesso messaggio si manda con le sedie. Il modo stesso con cui due persone si posizionano sulle sedie è un indicatore dei loro flussi energetici di avvicinamento, allontanamento, relazione o difesa. Normalmente anche da seduti tendiamo a fare gesti automatici di allontanamento o di chiusura da chi non ci piace, e viceversa di avvicinamento o di apertura con chi ci piace.

Due persone sedute su un divano che parlano tra loro indicano con la posizione del corpo se tendono una verso l’altra, creando come una zona intima loro o se una di loro o entrambi si siedono voltandosi in fuori.

Guardate una donna seduta
-punte dei piedi in fuori: estroversa e curiosa dell’ambiente sociale, istintiva e espansiva
-punte in dentro: puntigliosa, precisa, cura i dettagli, timida, abitudinaria
-piedi uniti: insicura, un po’ rigida, poco espansiva
-caviglie incrociate: non ha molta fiducia in sé, si difende
-gambe avvitate : timida, chiusa e riservata
-gamba ripiegata : si finge disinvolta ma non lo è: la timidezza aumenta nasconde le mani.

(segue nella parte 3)
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