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Wednesday April 26th 2017

CAMBIARE O MORIRE

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MASADA n° 1466 25-5-2013 CAMBIARE O MORIRE

Le priorità assassine della Casta- La censura antidemocratica avanza -La democrazia zoppa – E’ morto Don Gallo – Firma per l’eutanasia – Vogliono dimezzare le pene per la collusione mafiosa per salvare Dell’Utri- Domenica si vota in 700 Comuni – Aule deserte al ricordo di Falcone – La morte di Andreotti- Lo scellerato patto Pd-Pdl- Nitto Palma

Ciò che manca
in ogni luogo di questa terra
è la memoria….
la memoria manca come l’aria
e quando non si respira
non si riescono a ricordare gli orrori del passato:
le guerre, le prevaricazioni,
le cacce alle streghe, le inquisizioni,
le invasioni e le violenze….
Tutto si ripete all’infinito
come un copione malefico
recitato da un’umanità masochista
Le rivoluzioni cercano di spezzare
questo circolo vizioso
e a farne le spese
sono sempre i pochi

che vogliono ricordare.

Mary di Senigallia

LE PRIORITA’ ASSASSINE DELLA CASTA
Il Pdl prepara leggi contro il dissenso

Per i soliti noti la priorità è solo il Potere e lo schiacciamento di qualsiasi critica o opposizione. E ancora dovremmo votarli??
Berlusconi si è talmente arrabbiato per le contestazioni al suo comizio a Brescia che ha subito chiesto una legge che preveda il carcere a chi contesta i partiti in piazza,non solo durante le campagne elettorali ma sempre. La bozza circola alla Camera, preparata da Abrignani e controllata da Brunetta, perché la Casta è come il signorotto medievale che si può solo incensare ma mai criticare, altrimenti è “lesa maestà”! E questa sarebbe la democrazia!? Quella che prende l’articolo 21 e lo caccia nel cesso insieme a tutti i diritti democratici? 22 blogger arrestati per critiche a Napolitano, rischiano a uno a 5 anni di carcere, in base a una legge fascista del Codice Rocco, mai abrogata. Il fascismo ritorna.
Come si vede, le priorità di questi cialtroni sono censurare o carcerare chi contesta il potere sui blog o nelle piazze, prescrivere ladri e tangentisti come Penati, dimezzare le pene ai collusi con la mafia per poi far ricadere nell’indulto o nella prescrizione quel che resta della pena, stoppare le intercettazioni, rendere impunibile e non processabile il capo dello Stato, e inciuciare tra dx e sx per mantenersi al potere malgrado gli scarsi voti, rimandando di almeno 7 mesi il porcellum, già dichiarato incostituzionale dalla Cassazione (con la bellezza di 8 anni di ritardo!)
Intanto che si pensa a aumentare l’IVA producendo altra disoccupazione e altri fallimenti,il caro Letta ci viene a raccontare che deve aumentare le tasse perché non sa come trovare i soldi per aiutare i giovani, pagare gli esodati, i cassintegrati o le aziende da anni creditrici verso lo Stato. E intanto si dimentica i 70 miliardi di corruzione politica, i 180 miliardi di evasione fiscale, gli 8 regalati al Vaticano, i 150 di fatturato della mafia, i 180 di fondi neri nascosti solo in Svizzera più gli altri paradisi fiscali, uno di perdita stimata solo per la fuga dei cervelli, 24 solo per mantenere questa elefantiaca casta politica, 45 previsti per gli F35 difettosi,17 per le inutili Province, 98 di tasse non riscosse dalle slot machine, 20 per l’inutile TAV in Valsusa ecc . Ma l’Europa, sorda e cieca a questi orrori, continua a chiedere ‘riforme’!!? Ma quali riforme se a forza di riforme ci hanno buttato in un baratro, e riforme sulla testa di chi??

LA CENSURA ANTIDEMOCRATICA AVANZA
Da byoblu Arturo Di Corinto

4 Anonymous arrestati, il pressing dell’Agcom per regolamentare in senso poliziesco il diritto d’autore, l’insistenza della Boldrini sulla violenza nel web, la necessità di leggi speciali per Internet secondo Pietro Grasso, la riproposizione dell’obbligo di rettifica per i blog dentro la legge bavaglio, le 22 denunce per i commenti anti-Napolitano del blog di Grillo… In una fase della vita del paese dove le larghe intese rendono difficile l’esercizio della critica ma anche trovare appoggio e consenso nei partiti tradizionalmente schierati per la libertà d’informazione, tutti questi indizi messi insieme possono prefigurare l’inizio di una guerra a Internet? Una normalizzazione del web in senso restrittivo? O solo un modo per sviare l’attenzione da altri problemi?
Però l’insistenza dei detective della postale nello stroncare Anonymous non convince. Certo è che quelli del Cnaipic se l’erano legata al dito dopo che gli avevano bucato i server e diffuso materiale confidenziale che li riguardava, compresi materiali relativi ai rilevanti interessi commerciali dei fornitori delle loro infrastrutture di sicurezza. Ma la Boldrini che attacca le false identità sul web come se non sapesse il furto d’identità è già punito per legge stona. Stona che non sappia che l’anonimato è una risorsa per chi denuncia il malaffare mafioso sui blog, che esistono forum di autoaiuto rigorosamente anonimi per chi le violenze le subisce e che i cooperanti dall’estero devono nascondere la propria identità ai regimi dei paesi in cui risiedono per inviare informazioni in Italia. Non solo si avvicina pericolosamente al sottosegretario D’Alia che voleva chiudere Facebook per un insulto e alla Carlucci che con la motivazione della prevenzione della pedofilia voleva una legge contro l’anonimato. Piero Grasso che cita la difficoltà di colpire i server posti all’estero si scorda che nel caso di Indymedia si è provveduto celermente e requisire i suoi due server in Inghilterra per le accuse a Trenitalia e che lo stesso è accaduto ai server norvegesi del collettivo Autistici/Inventati per la diffamazione verso il neofascista Iannone. Nel primo caso sono stati sfruttati gli Accordi di mutua assistenza giudiziaria tra Usa e Ue. Il pidiellino Costa che afferma essere una scelta politica riproporre tal quale la legge bavaglio come se non fosse stata una grande mobilitazione contro la stessa proposta di Alfano per evitare che con la riforma delle intercettazioni “vengano messe le manette ai giudici e il bavaglio all’informazione”, compresi blog, forum e siti amatoriali che non adempiono all’obbligo di rettifica valido per la legge sulla stampa del 1948 e assolutamente inadatto a piattaforme a pubblicazione aperta di carattere amatoriale. Costa è lo stesso che con Pecorella si prefiggeva l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali per poterli citare in giudizio per diffamazione. Ciliegina sulla torta, Cardani, il professore già collaboratore europeo di Monti, vuole una legge fotocopia contro il copyright già bloccata l’anno scorso per incostituzionalità – visto che non prevede l’intervento della magistratura per accertare le violazioni – e trasforma l’Autorità in una polizia privata, è chiaro che serve a colpire Google e Facebook e gli OTT per fare contenta Confindustria digitale, la Fimi e la Siae preoccupata del calo degli iscritti e che deve fare cassa a fronte della svendita del suo patrimonio immobiliare. Questo attacco a tutto campo nasconde interessi giganteschi e nasconde problemi più grossi: la crisi economica generale, dei modelli di business dell’industria culturale, dell’incapacità di attuare le riforme, della contestazione popolare e della paura verso ciò che non si conosce. Tutti costoro però non hanno ancora speso una parola una per il furto delle email dei Cinquestelle e le denunce dei 22 blogger sul sito di Grillo. Evidentemente le leggi ci sono già e si possono usare per chiudere i siti della galassia antagonista come quelli dei neofascisti, i siti web dei bordelli sull’Appia Antica e per catturare i pedofili, e che la rete non è un far west per tentare un ennesimo giro di vite della comunicazione indipendente e per zittire ogni voce critica sulla rete che si rivela sempre di più come lo strumento principale della riconfigurazione del potere nella società dell’informazione. Ma quante volte glielo dobbiamo dire? Fate ride!

DEMOCRAZIA ZOPPA
Paolo De Gregorio

Uno degli aspetti essenziali della democrazia, e in particolare nella sua dimensione amministrativa, dovrebbe essere la trasparenza e la realtà dei dati di bilancio, al fine di trasmettere al cittadino un giudizio sulle capacità amministrative degli eletti. Questa libertà, che dovrebbe essere un elementare diritto, ci viene negata, come dimostra la feroce polemica che a Roma contrappone il Sindaco uscente Alemanno e i suoi sfidanti. Alemanno sostiene di aver ridotto il debito ereditato dalla precedente amministrazione di sx da 12,3 miliardi a 8,7 miliardi di €, Marino e Marchini, due aspiranti sindaci, denunciano che negano loro l’accesso agli atti amministrativi, l’agenzia Fitch sostiene che con Alemanno il debito è aumentato di 1,7 miliardi di €. La matematica in mano ai politici diventa una opinione, e il cittadino è in mano alla propaganda delle parti, senza potersi fare una opinione su basi serie e obiettive. Basterebbe introdurre la regola che la Corte dei Conti controllasse l’attività amministrativa dei Comuni, che devono riversare, online, ogni atto amministrativo negli uffici della Corte, in modo da poter offrire e certificare in ogni momento lo stato effettivo dei conti del Comuni stessi, garantiti dalla terzietà di una magistratura indipendente. Senza questa garanzia di corretta informazione, i cittadini sono dei sudditi destinati ad essere infinocchiati da chi le spara più grosse, da chi ha più soldi per fare propaganda, da chi punta su un aspetto piacevole o simpatico. Diventare un paese serio è difficile e nuove regole sono necessarie, ciò nonostante noi dimentichiamo anche quelle che abbiamo, come quella legge del 1957 che dichiara ineleggibile chi è titolare di concessioni statali, fatto che dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, che in Italia maggioranza e opposizione non si sono mai combattute, hanno fatto sempre finta, hanno sempre fatto accordi sottobanco, fino al matrimonio incestuoso nel governo tecnico e nel governo Letta.

DON GALLO
Doriana Goracci
http://www.reset-italia.net/2013/05/22/angelicamente-anarchico-don-gallo-volato-via/#.UZ0FjYKg5FQ

Don Gallo è volato via dopo una notte tranquilla, il 22 maggio 2013, 84 anni vissuti pienamente. Lo conobbi nel 2001, a Genova, e poi lo rividi a Roma. Genova è stata anche la sua città natale, come fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto. Succhiava con avidità il sigaro, salutava a pugno chiuso, diceva qualche parolaccia, non stava mai zitto ed era fiero di stare da una certa parte, quella solitamente ritenuta sbagliata. Ma la Chiesa aveva buon gioco ad avere questo ragazzaccio tra le sue fila…Era questo che mi faceva rabbia del don, dell’uomo dal cuore grande e vicino a chi soffre. Non mi hanno mai fatto simpatia preti, papi, don e religioni varie, lo ammetto.
Nel 2005 scrisse ‘Angelicamente anarchico’, sua toccante autobiografia. C’era a Roma la Festa di Liberazione e lui era lì con il banchetto e la sua vivacissima oratoria: comprai il libro e fu felicissimo di farmi la dedica dopo avere discusso animatamente con me. L’ avrei dato poi in regalo a un carcerato che conobbi a Viterbo, un libro che va passato di mano in mano.
Nel 2012 terminata la celebrazione della messa per il 42º anniversario della Comunità di San Benedetto al Porto, all’interno della chiesa Don Gallo intonò insieme ai fedeli «Bella ciao», sventolando un drappo rosso che si sciolse dal collo. Grande e lunga vita a chi non tace mai in difesa degli emarginati e degli umili. Ciao Andrea.

Don Andrea Gallo è stato un presbitero italiano, fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova. Fu attratto fin da piccolo dalla spiritualità dei salesiani di don Bosco, ed entrò nel 1948 nel loro noviziato di Varazze, proseguendo poi a Roma gli studi liceali e filosofici. Nel 1953 chiese di partire per le missioni e fu mandato in Brasile, a San Paolo, dove compì gli studi teologici. La dittatura al potere in Brasile lo costrinse però, in un clima per lui insopportabile, a tornare in Italia l’anno dopo. Nel 1950 il voto popolare riportò al potere Vargas, l’ex dittatore, e nel 1954 la tensione salì al massimo nel Paese. Andrea continuò gli studi a Ivrea e fu ordinato presbitero nel 1959. L’anno dopo venne inviato come cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori. Lì cercò di introdurre un’impostazione educativa diversa, sostituendo i metodi repressivi con una pedagogia della fiducia e della libertà, permettendo loro di uscire, di andare al cinema e di vivere momenti comuni di piccola autogestione, lontani dall’unico concetto dell’espiazione della pena. Dopo 3 anni fu spostato ad altro incarico senza spiegazioni, e nel 1964 decise di lasciare la congregazione salesiana per la diocesi genovese perché «La congregazione salesiana si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale».
Il cardinale Siri, arcivescovo di Genova, lo inviò a Capraia come cappellano del carcere. Due mesi dopo era vice parroco alla parrocchia del Carmine, dove rimase fino al 1970, quando Siri lo trasferì nuovamente a Capraia. Nella parrocchia del Carmine don Andrea scelse di stare con gli emarginati. La parrocchia diventò un punto di aggregazione di persone di ogni parte della città, in cerca di amicizia e solidarietà con i più poveri che al Carmine trovavano un punto di ascolto.
L’episodio che provocò il suo trasferimento fu un incidente nel 1970. Nel quartiere era stata scoperta una fumeria di hashish e questo aveva suscitato indignazione nell’alta borghesia residente. Don Andrea ricordò nell’omelia che rimanevano diffuse altre droghe, come quelle del linguaggio, per cui un ragazzo può diventare «inadatto agli studi”» se figlio di povera gente, o un bombardamento di popolazioni inermi può diventare «azione a difesa della libertà». Fu accusato di essere comunista e allontanato. Ci fu in città un movimento di protesta,ma la curia non tornò indietro. Lui rinunciò all’incarico offertogli a Capraia, ritenendo che lo avrebbe definitivamente isolato. Fu accolto dal parroco di San Benedetto al Porto e con un piccolo gruppo diede vita alla sua comunità di base, la Comunità di San Benedetto al Porto. Da allora si è impegnato sempre di più per la pace e nel recupero degli emarginati, chiedendo anche la legalizzazione delle droghe leggere: nel 2006 si è fatto multare fumando uno spinello nel palazzo comunale per protestare contro la legge sulle droghe. Era un grande amico di Vasco Rossi e di Piero Pelù, impegnati anch’essi per la legalizzazione delle droghe leggere. La Canonica della Parrocchia della SS. Trinità e di San Benedetto ha appoggiato il movimento No Dal Molin di Vicenza che si oppone alla costruzione di una nuova base militare Usa. Ha partecipato a varie manifestazioni,come quella del 17 febbraio 2007 che ha visto la presenza di oltre 130.000 persone. Più volte don Gallo è andato a Vicenza per l’annuale Festival No Dal Molin. Nel 2009 ha acquistato assieme ad oltre 540 persone il terreno dove sorge il Presidio Permanente No Dal Molin per mettere radici sempre più profonde nella difesa a oltranza del territorio e dei beni comuni. Nel 2007 è uscito il suo libro ‘Io Cammino con gli Ultimi’. Nel 2008 ha aderito al V2-Day organizzato da Beppe Grillo. Nel 2009 ha partecipato al Genova Pride 2009, lamentando le incertezze della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali. Ha presentato anche il primo calendario Trans della storia italiana, con le trans storiche del Ghetto di Genova. Nel 2011 è stato premiato come Personaggio Gay dell’Anno da Gay.it. Ha anche tenuto l’orazione funebre di Fernanda Pivano. Gli è stato assegnato il Premio Fabrizio De André, di cui è stato grande amico. Nel novembre 2010 è uscito in tutte le librerie il libro ‘Sono venuto per servire’, scritto a quattro mani con Loris Mazzetti, già collaboratore stretto di Enzo Biagi. Il libro cita in copertina una frase di Mazzetti che si riferisce al csx: «Peccato che Don sia un prete. Se fosse un politico avremmo trovato il nostro leader».
Don Gallo ha partecipato a ‘La lunga notte’, primo album solista di Cisco (ex cantante dei Modena City Ramblers). Nel 2012 ha sostenuto Marco Doria alle primarie del csx di Genova. Poi Vendola alle primarie del csx. Il video in cui intona Bella ciao alla messa con un drappo rosso al collo è stato visto su youtube in un mese da oltre 200.000 persone.

CHECCHINO ANTONINI

Migliaia di persone stanno scrivendo il diario dell’assenza componendo un poema di frammenti legati a questo prete partigiano e comunista.
Quando si sparse la voce che don Gallo, prete scomodo, era stato allontanato, gli abitanti del Carmine si riversarono in piazza per contestare la Curia e rivendicare il suo ritorno. Si scomodò anche la stampa cittadina e perfino riviste come “L’Espresso”, “Gente” e “Le Monde”. Fu un importante momento di partecipazione popolare. A un bambino di 10 anni fu chiesto da un vigile perché piangesse: “Mi hanno rubato il prete!”. Don Gallo nel suo ufficio aveva un cartello con una frase di Sandino: “Qui non si arrende nessuno!”. Ciascuno di loro ha avuto un rapporto pubblico e un filo rosso intimo con questa meravigliosa figura di uomo che riusciva a placare le solitudini e a sposare ribellioni. Con lui il Carmine era diventato un centro di aggregazione per gli emarginati, i naufraghi del boom economico. Qui Don Gallo fece la sua battaglia contro l’eroina, per la riduzione del danno, e la legalizzazione delle droghe leggere. Tra i suoi progetti quello di una “stanza del buco”, come a Barcellona, e quello, realizzato, di un centro di aggregazione nel centro storico. Aveva creato un punto di ascolto e dialogo per attrarre nel Ghetto persone, gruppi, idee, iniziative. La comunità transessuale che storicamente abita il quartiere è presente nella partnership e con loro si organizzano momenti di animazione e di mediazione, ad esempio, rispetto alle relazioni non facili con alcune comunità di migranti. In autunno, dalla rete, il Gallo aveva lanciato l’allarme: “Parlo a nome di tutti coloro che lavorano nel Sociale. Il Governo ci vuole distruggere! La Comunità di San Benedetto di Genova, a cui appartengo, è in credito con le ASL di Asti, Alessandria, Domodossola, Torino, Vercelli, Chiavari, Foggia, Milano, Pisa, Sondrio e Ravenna per un totale di 401.036 mila euro. È incredibile. Gridate con me!”. E subito prima di Natale Don Andrea insieme a Gabriele Giuglietti, responsabile commerciale di Banca Etica, aveva presentato l’apertura di un conto corrente per raccogliere i fondi e dare vita, nei primi mesi del 2013, ai primi progetti verso la Fondazione San Benedetto al Porto e Don Gallo. La Comunità San Benedetto al Porto è restata in piedi perché Banca Etica ha anticipato i soldi attesi dalle ASL italiane.

Dal web
Sul G8, nel luglio 2001, Don Gallo cercò fino all’ultimo di mediare tra protesta e istituzioni. Poi, davanti al corpo di Carlo Giuliani, scelse di non mediare più e seppe gridare forte.

“Comunque è vero, sono comunista. Non dimentico mai la Bibbia e il Vangelo. E non dimentico mai quello che ha scritto Marx
“.

Con Don Gallo muore un’idea di militanza cristiana che non battezza i potenti ma si mischia ai senza voce, a chi resiste e lotta. Un esempio di parzialità in un mondo diviso. Una voce scomoda che non asseconda ma critica, una predica che non pacifica ma spinge a schierarsi.

Salutiamo il partigiano Andrea!

Ci dicevi e dicevi a tutti: ”Io sto con chi protesta contro la Tav, sto con i ‘partigiani della Valle’, e noi vogliamo ricordarti come sempre abbiamo fatto in Valle di Susa, con il pugno chiuso alzato cantando Bella Ciao insieme.
Ciao Don Gallo, Resisteremo un minuto e un metro più di loro anche per te!

Ha detto: “Ricordiamocelo tutti e con buona pace del giudice Caselli, se i nemici dell’economia imperante al G8 erano tutti quei ragazzi che gridavano “Un altro mondo è possibile”, oggi i nemici dell’economia imperante sono i ragazzi della Val di Susa. Li caricano come allora e loro, come allora, chiedono giustizia. Attenzione a non girarci dall’altra parte, ancora una volta.”
..
Chi vuole aiutare la Comunità di San Benedetto e Don Andrea può versare una somma su: c/c Vero la Fondazione Don Gallo IBAN: IT13H0501801400000000143630.

EUTANASIA
In Comune presso l’ufficio U.R.P. si può firmare per l’eutanasia legale,
Gira l’informazione ai tuoi contatti, più siamo e meglio è, visto come siamo messi in Italia…Al Comune di Bologna si può firmare la proposta di legge per l’EUTANASIA LEGALE in Palazzo D’Accursio Piazza Maggiore, 6, 40124 Bologna
URP (Ufficio relazioni col pubblico ) – lunedì/sabato 08.30-18.30

Ti chiederei di:
-compilare un semplice questionario con 3 domande che trovi a questo link
https://docs.google.com/forms/d/1pIwq6sTotp32DRL2HHzSK897Q-lC5UKUT8zwU2WeBas/viewform?pli=1
-far girare questo avviso per invitare a firmare amici e parenti, sia residenti nel tuo Comune che in altri comuni

Matteo Mainardi
Per tutte le informazioni www.eutanasialegale.it
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DANIELE MARTINELLI
Vogliono dimezzare le pene per la collusione mafiosa per salvare Dell’Utri

Il Paese è allo sfascio totale, e il Pdl pensa di derubricare a favoreggiamento il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. La pena si abbasserebbe da 12 anni a massimo 5 senza carcere e uso delle intercettazioni. Una priorità per gli yes-men di B. Un macabro regalo al 21esimo anniversario della strage di Capaci in cui morì il giudice Falcone con sua moglie e gli uomini della scorta. Alla fine Schifani, inondato di polemiche, lo ha fatto ritirare al Senato. Ci hanno provato. Anzi, riprovato, e più in là tenteranno di nuovo. .. tanti i papaveri col titolo di onorevoli che a turno si prestano come demolitori della giustizia…ma a beneficiare delle leggi ad personam sono sempre i soliti: da B. passando per i suoi amici padrini di partito tipo Dell’Utri-Verdini ecc. E’ arcinoto pure che B è uso a sborsare soldi a tutti pur di avere favori. Cosa spinge uno come Luigi Compagna a vergare decreti legge immondi tipo quello odierno sull’associazione mafiosa. Si segnalò nel 2008 per aver proposto una modifica ad un decreto legge per permettere al giudice ammazza sentenze Corrado Carnevale di concorrere per il posto di primo presidente della cassazione. Figlio di Francesco, ex ministro dei lavori pubblici del governo Andreotti, Compagna ha tenuto a battesimo con la senatrice del Pd Franca Chiaromonte un disegno di legge bipartisan per il ripristino dell’immunità parlamentare spazzato via da Tangentopoli. Era funzionale allo statista di Arcore alle prese col processo breve e il legittimo impedimento nella corsa contro i tempi del processo Mills. Nessuna interrogazione urgente di Compagna sulle 64 società off-shore del “papi” brianzolo. Infatti, eccolo a firmare il progetto di depenalizzazione del concorso esterno. Relatore della legge doveva essere Giacomo Caliendo, altro arnese di razza, super attivo nell’appoggiare tutte le leggi più indicibili e immonde dei suoi governi tra scudi, amnistie mascherate con svuota carceri, norme contro le intercettazioni, leggi bavaglio, processo breve «principio giusto» e altre amenità. Baricentro della Loggia P3, Caliendo telefonava ai membri del Csm per caldeggiare la nomina di Alfonso Marra alla Corte d’Appello di Milano, che poi gli serviva per accogliere il ricorso di Formigoni contro le firme false della sua lista alle regionali lombarde. Commensale a casa Verdini per cene con Dell’Utri, Miller e Martone in cui si dibatteva su come interferire sui giudici della Consulta in vista della sentenza sulla costituzionalità del lodo alnano (poi bocciata). Invitato da Pasqualino Lombardi a “lavorarsi per bene” l’ex presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone per alzare la legge del limite dell’età pensionabile per gli alti magistrati, e poi archiviato. Per il suo coinvolgimento nella P3 da indagato per violazione della Legge Anselmi sulle logge massoniche, c’è una richiesta di autorizzazione a procedere che pende alle cal(i)ende greche che oggi l’alleato Pd di casa Letta non ha interesse a finalizzare. Salvato da due mozioni di sfiducia, Caliendo, già «messaggero» di alcuni giudici in rapporti con la P2 nei primi anni 80, vanta nel suo prestigioso curriculum anche un pizzino pro Mondadori consegnato al giudice Enrico Altieri. Per questo, Caliendo è stato premiato da sottosegretario alla Giustizia del governo B. Proprio ora che all’anniversario della morte di Falcone si fregia di relazionare l’ennesima legge sfascia-giustizia.
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DOMENICA SI VOTA IN 700 COMUNI

Il comizio di Grillo a Roma, 50.000 persone entusiaste, è stato il più affollato mentre le altre piazze erano semideserte.Guardatevelo:


Solo 3mila al Colosseo, dove Gianni Alemanno ha tenuto il comizio di chiusura della campagna elettorale assieme a Silvio Berlusconi.
Piazza san Giovanni, luogo ‘simbolo’ della sinistra riconquistato da Ignazio Marino, era piena solo a metà. Alfio Marchini ha invece radunato poco più di 3500 persone al Parco Schuster, nel quartiere San Paolo. Ma, grazie alla partecipazione di Antonello Venditti, la folla è cresciuta.
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DEMOCRAZIA DA RIDERE
Paolo De Gregorio

La presa per il culo dei sudditi da parte dei politici non ha mai raggiunto vette così luminose! Il piddino Violante si domanda perché mai bisognerebbe applicare la legge 361 del 1957 che rende ineleggibili i titolari di concessioni pubbliche (vedi Berlusconi a cui lo Stato ha concesso le frequenze Tv), visto che fino ad oggi non è stata applicata. Sfugge al brillante parlamentare, che tra l’altro di professione faceva il magistrato, che le leggi vanno applicate, soprattutto questa che avrebbe impedito a Berlusconi di entrare in Parlamento, e reso impossibile l’intreccio tra potere mediatico privato e potere politico, fattore che negli ultimi 20 anni ha reso barbaro e impari il confronto democratico. Dimentica anche che egli appartiene ad un partito, il PD, che si era impegnato con il suo elettorato proprio per la ineleggibilità del Caimano e che mai sarebbe andato al governo con il PDL.
A che servono le elezioni e il ritornello del “popolo sovrano” se le scelte degli elettori non contano nulla?
Un ciclo storico si è concluso. La sx non esiste più, la sua nomenklatura è andata a nozze con B, non resta che abbandonarli al loro destino di generali senza più esercito.
Il M5S, definito da queste salme congelato e solo negativo, aveva proposto al PD di votare subito per la decadenza della attuale legge elettorale, la porcata “porcellum”, a cui sarebbe subentrato il vecchio ma decente Mattarellum, aveva proposto di votare l’applicazione della legge del ’57 per la ineleggibilità di B., ricevendo per entrambe le proposte degli incredibili NO, aveva proposto di votare insieme Rodotà quale Presidente della Repubblica.
Queste scelte erano possibili, i numeri c’erano, avrebbero cambiato radicalmente il nostro paese, invece si parla, a TV ed edicole unificate, degli scontri tra parlamentari pentastellati, di diarie, di scontrini, di dittatura di Grillo e Casaleggio, di fantomatici profitti del blog di Grillo (in perdita), tutti uniti dal terrore che gli italiani capiscano che l’unico fattore di possibile cambiamento è il M5S.
I sondaggi che girano sanno tanto di fasullo: ricordiamo che nessuna previsione scientifica aveva visto il M5S al 25%, e oggi è improbabile che B si avvantaggi delle condanne nei suoi processi, mentre è molto realistico pensare che gli iscritti e militanti, che occupano le sedi del PD per protestare contro la linea del partito, alle prossime elezioni cambieranno il loro voto. Certo che il puntellarsi a vicenda tra PDL e PD è uno spettacolo inverecondo, al limite della dittatura, offensivo verso gli elettori, ma forse è l’ultimo atto di una storia.
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AULE DESERTE AL RICORDO DI FALCONE
PEPPE TODARO

Ieri è stato un giorno buio per noi tutti. Ieri i miei occhi hanno visto l’aula del Senato quasi completamente vuota, proprio nel giorno in cui si rendeva omaggio, attraverso il ricordo istituzionale, ad un uomo che ha servito con dedizione lo Stato. Un uomo che, pur con lucida consapevolezza dei rischi, ha combattuto per il bene degli Italiani divenendo l’ennesimo martire di una guerra secolare. Che tristezza vedere quell’aula semi vuota, vedere che i nostri rappresentanti non hanno avuto la decenza e l’orgoglio di essere per una volta tutti presenti e compatti, senza divisioni ideologiche e politiche, nel giorno della memoria di un servitore dello Stato, quello stesso Stato che loro dicono e professano di rappresentare. Tutto questo è accaduto poi nel generale e voluto silenzio dei mezzi di informazione nazionale, che si sono guardati bene dal raccontare quell’assenza ingiustificata e ingiustificabile. Tuttavia, a ben pensare, è stato meglio così…ieri in quell’aula semi vuota, ad omaggiare un grande uomo, non vi erano politici navigati attenti ai loro privilegi e ai loro interessi, non vi erano personaggi che ai tempi di Falcone sedevano già sugli illustri banchi di quell’aula e che non lo hanno protetto ed aiutato..Ieri in quell’aula a ricordare Giovanni Falcone vi erano soltanto e semplicemente dei cittadini italiani. Ciao Giovanni, grazie sempre per tutto quello che hai fatto per questo Paese ingrato.
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Mariapia Caporuscio

Dov’eravate? Troppe volte dovrebbero rispondere a questa domanda, a cominciare da Portella della Ginestra dove furono sterminati dei poveri contadini, alla morte di Mattei che insieme a lui uccisero anche l’Italia, a piazza Fontana, al treno Italicus, la strage di Ustica, al sequestro Moro, a via dei Georgofili ecc. Ma i politici poverini non sanno nulla, sono puri come l’acqua di sorgente. Però sono bravi a mettere in atto le parole di un galantuomo come Goebbels “una menzogna ripetuta più volte diventa verità” e la colpa di tutto questo è anche dei media asserviti, che dimentichi della grave responsabilità che deriva dal manipolare la verità, si rendono complici dei crimini. Sempre Goebbels diceva che gestendo l’informazione avrebbe fatto credere alla gente qualsiasi cosa.
Purtroppo da condannare non sono solo i politici mafiosi ma anche quella stampa che li sostiene. La nostra sembrerebbe non essere una dittatura perché questo nuovo tipo di dittatura ha indossato un abito diverso, non più imponendo con la forza il suo credo, ma vestendosi con l’abito elegante della “democrazia”. Noi non ci accorgiamo di essere in un regime solo perché fingono di lasciarci la libertà di parola, ma sicuramente stanno studiando il modo di privarci anche di quella. Non ci danno tutto insieme il veleno (non gli conviene) ma ci avvelenano a poco a poco senza farcene accorgere, finché un bel giorno ci ritroveremo sdraiati e non saremo più in grado di rialzarci in piedi.
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METODO JOLIE- MARCO TRAVAGLIO

Ascoltando le parole di Veltroni a Servizio Pubblico sulla trattativa e su B. e i silenzi del Pd sulle sentenze di Milano sui diritti Mediaset e della Cassazione sul no al trasloco dei processi a Brescia, mi chiedevo: ma cosa potrà mai dire il Pd, casomai esista ancora, quando si tornerà a votare? Non potrà criticare il governo precedente: è presieduto dal suo Letta. Non potrà attaccare B: è suo alleato. Non potrà neppure sfiorare il conflitto d’interessi: anche stavolta non ha neppure provato a risolverlo per legge, anzi si accinge a calpestare per la sesta volta la 361. Non potrà promettere norme più severe contro le tangenti: l’unica legge che ha contribuito a partorire in vent’anni è quella che ha ridotto le pene e la prescrizione della concussione per induzione, salvando Penati e risparmiando a B. guai peggiori nel processo Ruby. Non potrà nemmeno impegnarsi a combattere l’evasione, il riciclaggio e la criminalità organizzata: anche su questi tre fronti – cruciali non solo per la legalità, ma anche per il recupero di enormi bottini – l’alleanza Pd-Pdl non produrrà nulla. Non potrà rivendicare la “questione morale”, dopo aver mandato al governo due imputati come De Luca e Bubbico, votato l’imputato Formigoni a presidente della commissione Agricoltura e garantito l’elezione di Nitto Palma al vertice della commissione Giustizia. Anche le parole “mafia” e “P2” saranno proibite, dopo la festosa alleanza col partito fondato da Dell’Utri; dopo la difesa degli imputati Conso e Mancino accusati di falsa testimonianza sulla trattativa e dei maneggi di Napolitano contro le indagini; e dopo l’elezione del piduista Cicchitto al vertice della commissione Esteri. Bandita anche la parola “ambiente”, impronunciabile dopo le battaglie campali in difesa dei Riva e di quella cloaca che è l’Ilva. Insomma quasi tutte le battaglie tipiche della sx italiana, che aveva avuto la fortuna di poterle combattere per decenni in esclusiva, almeno a parole, grazie a una dx impresentabile, le saranno precluse per motivi di decenza. Dunque alle prossime elezioni, che si terranno quando B. deciderà che gli conviene staccare la spina al governo, avremo una sx più afasica di sempre, che non potrà dire nulla perché non avrà nulla da dire e regalerà a Grillo tutte le sue parole d’ordine storiche. Dall’altra parte imperverserà B, loquacissimo contro “la sx delle tasse”: anche perché in autunno cadrà la maschera dell’Imu e si capirà che l’annunciata (molto incautamente) abrogazione dell’imposta sulla prima casa era solo un ridicolo rinvio di pochi mesi. E tutto ciò non accadrà a sorpresa, ma in seguito a precise scelte politiche che Veltroni l’altra sera, a parte alcuni vuoti mnemonici davvero allarmanti, ha avuto il merito di illustrare e rivendicare: “Siamo andati al governo con B. perché l’alternativa era tornare al voto e far vincere B”; “Votando l’ineleggibilità di B. alimenteremmo l’antiberlusconismo di cui B da sempre si nutre per vincere”. A parte il fatto che, se B fosse dichiarato ineleggibile, non potrebbe vincere, resta da capire perché mai B abbia vinto per vent’anni contro un csx che meno antiberlusconiano non si poteva. Ma è probabile che il Pd abbia scelto il metodo Angelina Jolie che, temendo un tumore ai seni, se li è fatti asportare. Siccome B potrebbe andare al governo dopo le prossime elezioni, tanto vale portarcelo subito noi. E siccome alle prossime elezioni potremmo perdere i nostri elettori rimasti, li mettiamo in fuga subito e ci leviamo il pensiero. Come quel tale che, temendo di diventare impotente, si evirò. Furbo, lui.
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Flavio Amerighi
(Ogni riferimento alla riforma Fornero non è puramente casuale)
benché precari

Il giorno della festa definitiva alla riforma
mia figlia se ne andò al mare scrivendomi
che le mancava un po’ la spiaggia con me,
le risposi – divertiti.
Presi tutto con filosofia, tremila grammi circa
al corso parlottai a lungo con la nuca davanti,
diedi confidenza, diceva e non diceva.

E’ già passato un anno
torna il caldo ed è freddo,
nemmeno l’ombra di tutto quel lavoro riformato.
I nuovi dirigenti, sempre loro
grandi imitatori di similitudini, dicono
che qualcosa al più non avrà funzionato,
massimo il venti, trenta per cento poco meno
è da mettere a regime.

Nel corso di quella profonda revisione
alcuni si sono gettati dal dimenticatoio
benché precari e neri come la notte,
qualcun altro in mare
tra le invettive dei rimorchiatori,
in banca servono fantastiche bibite ghiacciate
solo a chi non ha sete.

Rimane il nodo della classe media
o quel che resta, è qui accerchiata
riposi in pace sotto la riforma.
siamo tutti andreottiani!

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LA DIPARTITA DI ANDREOTTI
Paolo De Gregorio

E’ Enrico Letta il responsabile della dipartita di Andreotti. Il vecchio navigatore di lungo corso non ha retto alla felicità di vedere di nuovo un democristiano doc alla Presidenza del Consiglio, in un governo che liquiderà quel poco che resta della sx, dopo avere ottenuto dal PD il tradimento dei suoi elettori, per un futuro governo che riunisca finalmente tutti gli ex-democristiani, migrati sia a dx che a sx.
Resterà un partitino di sx del peso massimo del 10%, residuale come il Partito Socialista che, dopo gli scandali e le ruberie, non ha più superato l’1%, malgrado avesse il blasone del più antico partito della sx italiana.
In realtà tutta la politica italiana dal dopoguerra ad oggi ha prodotto personaggi come Andreotti, perché le sbandierate identità dei maggiori partiti erano tutt’altro che granitiche. Si aveva a che fare con falsi cattolici, falsi comunisti, falsi liberali, pronti a spartirsi sottobanco tutto il bottino, dalla RAI ai lavori pubblici. Attività di depredazione della cosa pubblica durata 40 anni, e principale responsabile del debito che oggi grava sulla nostra economia, dove il consenso sociale veniva ottenuto con sprechi come le pensioni di invalidità fasulle, le pensioni d’oro ai dirigenti statali, l’assistenza a industrie decotte, la Cassa del Mezzogiorno, le opere infrastrutturali iniziate e mai finite.
E’ veramente insopportabile sentire parlare di questo personaggio post mortem come di un grande statista, di fronte alle evidenze storiche dell’appartenenza ad un partito pieno di ladri e mafiosi, ad insaputa di Andreotti naturalmente, che finì sciolto dai magistrati, per poi riciclarsi in Forza Italia. Infatti in Italia risulta un grande statista chi si è comprato il consenso sociale depredando le casse pubbliche e ha portato il suo partito al dissolvimento.
Non ho letto da nessuna parte che l’abnorme periodo in cui questo personaggio è stato al potere, con i risultati che oggi vediamo, sarebbe stato limitato, e con esso anche il danno, da quella lungimirante regola di salute pubblica che è l’ineleggibilità dopo due legislature, che impedisce alla democrazia di diventare monarchia assolutista, come ha dimostrato il regno andreottiano.
Il messaggio razionale e obiettivo da dare agli Italiani è che la eterna vita politica di Andreotti, con la sua sempre più estesa rete di rapporti con servizi segreti, dossier, ricatti incrociati, non ci ha consegnato un politico esperto e professionale, ma una zecca attaccata al potere per il potere, un cinico che sosteneva sfrontatamente che “il potere logora chi non ce l’ha”.
I tipi come Andreotti, e il suo replicante Berlusconi, hanno bisogno di sudditi ignoranti per continuare a esistere. Seppelliamoli con i 20 punti del programma 5stelle, che possono trasformare i cittadini consapevoli e informati in protagonisti di una democrazia senza precedenti.
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IL SUO ARCHIVIO

Muore Andreotti all’età di 94 anni, protagonista della politica italiana per più di 60 anni. Con lui si chiude la Prima Repubblica con tutti i suoi segreti e i suoi orrori.
Europa quotidianoonline scrive: “Nel luglio del 2007, Andreotti decise di affidare all’Istituto Sturzo il suo archivio personale custodito fino a quel momento in un grande appartamento nel centro storico di Roma. L’archivio funzionava come un grande centro di documentazione per l’attività del presidente, che contribuiva alla definizione della sua struttura attraverso precise strategie di tipo ‘conservativo’, selezionando la documentazione e identificando l’oggetto, il tema o il nome di riferimento, apposto in forma autografa sulle carte. L’Istituto portò tutto il materiale a Palazzo Baldassini per custodirlo e riordinarlo. Il presidente Andreotti pose come unica condizione che l’archivio fosse aperto ‘immediatamente’ alla consultazione, senza attendere ulteriori riordini. Legittimando in questo modo il lavoro, che l’Istituto Sturzo faceva, di raccolta degli archivi della tradizione del cattolicesimo politico italiano, aggiungendosi ai più di 70 archivi personali e ai 3 archivi di partito già custoditi. L’archivio è costituito da 3.500 buste, pari a circa 600 m di documentazione. Un archivio straordinario dunque, quando si pensi che la media dell’archivio di un politico di statura nazionale di solito oscilla tra i 400 e i 600 faldoni. Su quell’archivio hanno lavorato ormai più di 100 studiosi. Fino a poco tempo fa ogni richiesta di consultazione veniva inviata ad Andreotti, che rispondeva entro 24 ore. I due custodi indicati dal presidente, due personalità a lui legate da una lunga e profonda amicizia – il senatore Nicola Signorello e l’avvocato Mario Barone – hanno in tutti questi anni collaborato fattivamente con l’Istituto, promuovendo una serie di attività per la valorizzazione dell’archivio e riuscendo anche a digitalizzare l’intera raccolta degli scritti, circa 6.000 testi pubblicati sul sito dell’Istituto. La consistenza e la varietà delle tipologie documentarie, oltre alla ricchezza dei contenuti, offrono ampia testimonianza della storia italiana – e non solo – di tutta la seconda metà del 900, e rendono questo complesso documentario sicuramente unico nel panorama degli archivi personali contemporanei. L’archivio conserva documentazione relativa alla sfera sia privata che pubblica di Andreotti dalla metà degli anni 40 ai nostri giorni e permette di ripercorrere in modo continuativo e significativo la sua lunga attività di uomo di governo e di partito, di studioso, di giornalista e di saggista. Le carte testimoniano attraverso un percorso impostato sia sulle vicende biografiche, sia sulle esperienze politiche, culturali e professionali, il ruolo istituzionale, come ministro e presidente del Consiglio, con particolare riguardo alla politica estera e comunitaria, all’attività nel partito della DC, ma anche ai rapporti con istituzioni e personalità della Chiesa, della cultura, dell’arte e dello sport, sia a livello nazionale che internazionale.
L’apporto di Andreotti si riflette anche nella logica di aggregazione della carte, di tipo prevalentemente tematico, e nel modo in cui nel tempo sono state strutturate alcune pratiche, concepite come dei veri e propri dossier documentari, con documenti che coprono un arco temporale anche molto ampio, che può andare dalla fine degli anni 40 fino ai nostri giorni.

Flavia Nardelli è stata segretario generale dell’Istituto Luigi Sturzo fino al febbraio scorso, quando è stata eletta alla camera dei deputati nelle liste del Pd democratico

(Due cose da notare: Andreotti aveva solo questo archivio -di buste?!- o aveva un libro più segreto dove sono raccolti tutti i segreti della prima e della seconda repubblica? Nella seconda ipotesi è significativo che l’istituto prescelto fosse ‘cattolico’ e che la curatrice sia passata al Pd. Di un archivio segreti ha parlato Andreotti qualche volta, dicendo anche che molti segreti li avrebbe portati nella tomba.
Della crisi dei partiti disse: “Toglie un sistema di formazione politica che si costruisce su conoscenze storiche, approfondimenti economici e internazionali. La politica non è solo un fatto epidermico e occasionale” (parole sante oggi che avrebbe dovuto assistere al patto scellerato tra Pd e Berlusconi).
Disse anche che non aiutava il Vaticano perché si aiutava da solo. Certo è che i suoi rapporti con la Chiesa di Roma furono sempre eccellenti e non solo per le ovazioni di Cl. Era uno dei pochi che hanno accesso alla banca dello Ior con trattamenti privilegiato.

Nel gelido e lucido film ‘il Divo’ di Sorrentino gli sono attribuite queste frasi:
Guerre puniche a parte, mi hanno accusato di tutto quello che è successo in Italia. Nel corso degli anni mi hanno onorato di numerosi soprannomi: il Divo Giulio, la prima lettera dell’alfabeto, il gobbo, la volpe, il Moloch, la salamandra, il Papa nero, l’eternità, l’uomo delle tenebre, Belzebù; ma non ho mai sporto querela, per un semplice motivo, possiedo il senso dell’umorismo. Un’altra cosa possiedo: un grande archivio, visto che non ho molta fantasia, e ogni volta che parlo di questo archivio chi deve tacere, come d’incanto, inizia a tacere“.

È inimmaginabile per chiunque la quantità di Male che bisogna accettare per ottenere il Bene.”

Chi non vuol far sapere una cosa, in fondo non deve confessarla neanche a se stesso, perché non bisogna mai lasciare tracce

Aldo Moro dice di lui: “Che cosa ricordare di lei, onorevole Andreotti? Non è mia intenzione rievocare la sua grigia carriera, non è questa una colpa. Che cosa ricordare di lei? Un regista freddo, impenetrabile, senza dubbi, senza palpiti. Senza un momento di pietà umana. Che cosa ricordare di lei?

Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile… La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di Centro come la Democrazia Cristiana l’hanno definita “Strategia della Tensione” – sarebbe più corretto dire “Strategia della Sopravvivenza”…Tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa, e lo so anch’io.

Nel film Scalfari dice:
Dunque, presidente, è un caso che i familiari di alcune persone assassinate la odino? La odia il figlio del generale Dalla Chiesa: dice che c’è la sua mano nell’omicidio del padre. La odia la moglie di Aldo Moro che la ritiene uno dei responsabili della morte del marito. È un caso che la odi la moglie del banchiere Roberto Calvi? Dice che lei minacciò prima e ordino poi l’omicidio di Calvi. Dice che non l’uccise lo Ior, ma due persone: Andreotti e Cosentino, che adesso è morto. E poi mi domando: è un caso che lei fosse ministro dell’Interno quando Pisciotta è stato assassinato con un caffè avvelenato? Si disse che Pisciotta avrebbe potuto rivelare i mandanti dell’omicidio del bandito Giuliano. È un caso che il banchiere Michele Sindona sia stato assassinato allo stesso modo? Anche lui, costretto in carcere, avrebbe potuto fare rivelazioni fastidiose. E’ un caso che tutti dicano che lei abbia ripetutamente protetto Sindona? È un caso che il suo luogotenente Evangelisti abbia incontrato Sindona da latitante, a New York, in un negozio di soldatini? È un caso quello che dice il magistrato Viola, che se lei non avesse protetto Sindona non sarebbe mai maturato il delitto Ambrosoli? E ancora: è un caso che lei annota tutto scrupolosamente nei suoi diari e dimentica di annotare del delitto Ambrosoli? Ed è un caso che nel triennio ’76-’79, quando lei era Presidente del Consiglio, tutti i vertici dei servizi segreti erano nelle mani della P2? È un caso che nei suoi ripetuti incontri con Licio Gelli, capo della P2, parlavate – solo ed esclusivamente – dei desaparecidos sudamericani? Così ha detto lei: “solo chiacchiere amichevoli”. Infine, è un caso che lei sia stato tirato in ballo in quasi tutti gli scandali di questo paese? E tralascio tutti i sospetti che aleggiano sui suoi rapporti con la Mafia. Insomma – come ha detto Montanelli – delle due, l’una: o lei è il più grande, scaltro criminale di questo paese, perché l’ha sempre fatta franca; oppure è il più grande perseguitato della storia d’Italia. Allora le chiedo: tutte queste coincidenze sono frutto del caso o della volontà di Dio?

In confessionale:
Don Mario: “Giulio, perché ti circondi di certa gente?”
Andreotti: “La guerra si fa con i soldati che si hanno.”
Don Mario: “I migliori possono scegliere i soldati migliori.”
Andreotti: “Ma gli alberi per crescere hanno bisogno del concime.”
Don Mario: “…La tua ironia è atroce.”
Andreotti: “L’ironia è la migliore cura per non morire, e le cure per non morire sono sempre atroci.

Chiedono ad Andreotti se gli piacerebbe una svolta presidenzialista (quella richiesta da Berlusconi, D’Alema e Franceschini). Risponde: “Direi di no. Chi ha avuto un periodo di dittatura deve stare attento alle ricadute“.
(Avrebbe Andreotti apprezzato il recente patto di alleanza (o di servilismo?) del Pd con Berlusconi? Io credo che avrebbe visto la dirigenza del Pd come sommamente stupida e suicida. Andreotti si è alleato con ogni forma di Potere malvagio: con gli Stati uniti, con la Cia, con la mafia, con i peggiori politici italiani, con la Chiesa, con lo IOR, ma non avrebbe mai fatto una alleanza in cui stare nella posizione del servo. Abbiamo avuto l’eternità del sistema democristiano e oggi abbiamo la sua resurrezione completa con protagonisti decisamente peggiori di quelli di un tempo, perché Andreotti aveva un suo orgoglio, che gli fece dire di no, per es. a Sigonella agli Stati uniti, mentre quelli di adesso per salvare il culo ci vendono senza vergogna a qualunque potere finanziario che distruggerà la nostra Nazione.
E chi persiste a difendere questi malfattori o è idiota o è complice, ma all’idiozia o al fanatismo come al Male non c’è limite alcuno.

GLI ELOGI DELLA STAMPA

Quanto sia falsa e venduta la stampa italiana lo vediamo negli elogi sperticati e unanimi ad Andreotti. Nulla è più spregevole di media che avvelenano la Nazione con una lenta e sistematica disinformazione. “La disinformazione in Italia è il primo potere politico”, ha detto Beppe Grillo.
Da un editoriale di TRAVAGLIO: “È raro trovare un politico che ha occupato tante cariche (7 volte premier, 33 volte ministro, da 13 anni senatore a vita) e ha fatto così poco per l’Italia. Il primo responsabile, per longevità politica, dello sfascio dei conti pubblici che ancora paghiamo salato. Un politico buono a nulla, ma pronto a tutto e capace di tutto. Il principe del trasformismo, che l’aveva portato con la stessa nonchalance a rappresentare la dx, la sx e il centro della Dc, a presiedere governi di dx ma anche di compromesso storico, a essere l’uomo degli Usa ma anche degli arabi. Un politico convinto dell’irredimibilità della corruzione e delle collusioni, che usò a piene mani senza mai provare a combatterle, perché,come diceva Giolitti,“un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo, deve fare la gobba anche all’abito” (e così noi siamo stati per 70 anni un Paese gobbo). I politici han sempre visto in lui,amici e nemici,il proprio santo patrono
La sua falsa assoluzione era anche la loro assoluzione. Per questo, quando le Procure di Palermo e Perugia osarono processarlo per mafia e il delitto Pecorelli, si ritrovarono contro tutto il Palazzo. Il massimo che riusciva a balbettare la sx era che, sì, aveva qualche frequentazione discutibile, ma che stile, che eleganza in quell’aula dove non si era sottratto al processo (il non darsi alla latitanza già diventava un titolo di merito). Fu parlando del suo processo che B. diede dei “matti, antropologicamente diversi dalla razza umana” a tutti i giudici. Fu quando si salvò per prescrizione che Violante criticò l’ex amico Caselli per averlo processato e la Finocchiaro esultò per l’inesistente “assoluzione”. Anche i magistrati più furbi come Grasso si dissociarono dal processo e fecero carriera. Oggi le stesse alte e medie e basse cariche dello Stato che l’altro ieri piangevano la morte di Agnese Borsellino piangono la morte di Giulio Andreotti. Ma non è vero che fingano sempre: piangendo Andreotti, almeno, sono sincere.”

C’è chi ha avuto la faccia di scrivere che dovremo rispettare Andreotti almeno per rispetto alla morte, ma forse dovrebbe ricordare i 5.000 morti ammazzati dalla mafia e che Andreotti nei 70 anni in cui ha fatto politica ha sempre fiancheggiato la mafia fino al famoso bacio in bocca a Riina, come si usa tra grandi mafiosi. Dovrebbe ricordare gli anni delle stragi e le strade di Palermo dove furono ammazzati Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino.. Dovrebbe ricordare l’assassinio del giornalista Pecorelli, espressamente commissionato da Andreotti per aver minacciato delle rivelazioni su di lui. O Antonio Montinaro anche lui ammazzato dalla mafia che diceva: “Chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. Io come tutti ho paura. Ma non sono vigliacco, altrimenti me ne sarei già andato”.
Però c’è chi, nascondendo le collusione della mafia col potere politico, ci ha fatto carriera, come Pietro Grasso.
Noi però ricordiamo tutti quei magistrati (26, uno all’anno!), giornalisti (9) e agenti di Polizia (29 solo i carabinieri) che hanno sacrificato la vita lottando contro la mafia. Facili bersagli perché lasciati da soli a combattere. Uomini isolati e perbene, come il segretario del partito comunista italiano della Sicilia Pio La Torre, assassinato il 30 aprile 1982.
Il giornalista Attilio Bolzoni scrive: “Ricordo i luoghi, gli odori, le facce. Sono cose che non ho mai dimenticato. Palermo mi ha lasciato delle cicatrici. E non c’è anestesia che lenisca il dolore”.
Letizia Battaglia, che ha fotografato i morti delle stragi, ricorda i pezzi di carne sparsi dappertutto: “C’era chi piangeva, chi gridava. Mamma mia, che cosa abbiamo avuto. Basta! Basta! Basta! Li ho visti vivi, li ho visti morti. Quegli uomini per bene uccisi dalla mafia. Li ho visti vivi… Dove c’erano i morti, ora ci sono le lapidi e le croci”.
E’ questo che si lascia dietro Andreotti. E l’ignobile Scalfari riesce a scrivere su Repubblica un articolo di due pagine su di lui senza dire mai la parola ‘mafia’!
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NON CAPISCO
VV
Il Procuratore capo di Bari Antonio Laudati è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento e abuso di ufficio per aver aiutato Tarantini implicato nel giro di escort alle feste private di Berlusconi. Non capisco. Un magistrato viene rinviato a giudizio per un reato grave e il CSM che fa? Come unica punizione lo trasferisce a Roma?! Ma cos’è? Il Csm fa come la Chiesa di Roma, che quando un prete è pedofilo lo cambia solo di parrocchia?
Ieri la procura di Nocera ha iscritto nel registro degli indagati 22 blogger del blog di Grillo che avevano offeso a Napolitano. Non capisco. In verità, avrebbero dovuto iscrivere a perizia psichiatrica o a indagini per delinquenza sospetta quelli che non lo offendevano.
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IL PATTO PD-PDL
Viviana Vivarelli

Fatto il patto scellerato tra Pd e Pdl e favorito Berlusconi in ogni modo al punto da farlo diventare il patron ufficiale del governo, e respinto lo spostamento del processo Ruby a Brescia, ne vedremo delle belle a livello parlamentare. Ormai è più che chiaro che l’unica opposizione esistente in Parlamento è quella del M5S. Che quelle di Lega o di Sel siano false opposizioni lo dimostra sia il fatto che nei sondaggi continuino ad essere associati al Pd o al Pdl, sia la furbata di fingersi opposizioni ‘formali’ solo al fine di arraffare delle commissioni.
Per es. la giunta che dà le autorizzazioni a procedere alla Magistratura e che dunque le darà per Berlusconi dovrebbe spettare all’opposizione. Ma, guarda caso, non sarà data al M5S, ma alla Lega, principale alleato di fatto di Berlusconi che potrebbe non autorizzare processi contro di lui o potrebbe non dichiararlo decaduto da senatore, visto che ha avuto una condanna a 4 anni di carcere e 5 anni di divieto a ricoprire cariche pubbliche o gestire società. E guarda caso, chi deciderà a chi dare questa Giunta? Calderoli! Oppure sarà Raffaele Volpi, leghista al servizio del leghista Giorgetti. Insomma, se non è zuppa è pan bagnato, e se non è truffa è frode grave. Al Senato Sel ha solo 7 senatori, non riesce nemmeno a fare un gruppo autonomo, la Lega 17, il M5S 52. Ma chi credete che indicherà Grasso? Provate a indovinare. Del resto perché pensate che Grasso abbia fatto tanta carriera e si siano fatte ben due leggi apposta per favorirgliela?

E mentre qualcuno discute solo della diaria dei 5stelle, che ormai sono argomento fisso dei talk show, l’unico che continua ad arricchirsi è B. Dal giuramento di Letta i titoli Mediaset e Mediolanum sono balzati subito in su del 32 e del 30%, mettendo in tasca al Cavaliere ben 570 milioni di euro, 22 milioni al giorno…questa è l’apoteosi della più becera politica, quella che gongola e si arricchisce sopra le minuzie e si spreca negli attacchi beceri al M5S… Con le larghe intese, proposte da N e realizzate da Letta, che hanno tradito tutti i programmi elettorali, le società di B hanno guadagnato il 43% e solo il 16 maggio Fininvest ha guadagnato 88 milioni di euro in Borsa. Il patrimonio in azioni di Arcore valeva alla vigilia del patto infame con E.Letta poco più di 1,8 miliardi. Oggi è cresciuto del 43% arrivando a 2,6 miliardi, garantendo a Berlusconi un guadagno potenziale di 782 milioni in poco più di 2 mesi. Un risultato mai raggiunto nemmeno nell’era delle varie leggi “ad aziendam” e “ad personam” che costituiscono i più grandi attentati contro la giustizia in Italia e che il Pd si è guardato bene dal levare. Grazie al tradimento del Pd, Berlusconi guadagna un milione di euro all’ora, notte e festivi compresi! Diventando così il settimo uomo più ricco del mondo.
Diteglielo ai precari, ai disoccupati, a quelli che devono fallire, a quelli che pensano di ammazzarsi, che la Casta pensa solo a se stessa e che il Pd col suo tradimento non ha rinnegato solo la democrazia e il voto di 8 644 523 elettori ma ha contribuito a ingrassare il più grande malfattore d’Italia!
Poi le procure vengono scagliate contro chi ha il solo torto di esecrare quello che sta succedendo sotto l’avvallo del capo dello Stato! perché in questo Paese non il Male viene condannato, ma chi apre bocca per criticarlo! E se non è fascismo questo…!!

E la Cassazione che SOLO ORA “DOPO 8 ANNI” si sveglia dal coma e dichiara SOLO ORA che il Porcellum è incostituzionale???!!! E che rimanda la sentenza alla Consulta che deciderà TRA SETTE MESI???!!! Qui, il vilipendio alla democrazia e al popolo italiano non è più che plateale????
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E Napolitano ha firmato il porcellum, pur sapendo che il suo smisurato premio di maggioranza era incostituzionale??????
E il Pd non ha fatto finora nulla per cambiare questo sconcio di legge????
E durante i 19 mesi del governo Monti nessuno ha voluto cambiarlo, frodando la Costituzione, calpestando la democrazia e insultando gli elettori italiani??
E vorrebbero poi ricevere pure rispetto e stima??
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MAGISTRATURA POLITICIZZATA O DELINQUENTE POLITICIZZATO
Paolo De Gregorio

Mentre in 20 anni nessun magistrato è mai stato denunciato per aver fabbricato prove false contro B, e Dio solo sa se gli mancavano gli avvocati o la voglia di colpirlo, la cosa certa è che il Caimano ha usato la politica per promulgare leggi atte a sterilizzare i processi che lo riguardano, con una impudenza e una reiterazione per cui passerà alla storia come il più famoso delinquente politicizzato.
I più indecenti attacchi ai magistrati, quali quelli di essere un cancro della democrazia e soggetti psicologicamente deviati, sono purtroppo rimasti impuniti, e insultare così l’istituzione della giustizia non aiuta certo uno Stato di diritto.
Ecco alcuni provvedimenti legislativi che lo riguardano, con aiutini anche dei governi del centrosinistra:
-nel 2001 primo scudo fiscale
-nel 2002 la controriforma del falso in bilancio, che per le società quotate abbatte le pene e dimezza i tempi di prescrizione
-nel 2003 il lodo Maccanico-Schifani e lo scudo fiscale bis
-nel 2005 la ex-Cencelli che tagliava ancora la prescrizione e salvava dall’arresto i condannati ultrasettantenni
-nel 2006 l’indulto del csx che condonava 3 anni ai condannati passati e futuri
-nel 2008-2010 il “lodo Alfano” e il legittimo impedimento (2 leggi scritte dall’attuale vicepremier e ministro dell’interno, poi dichiarate incostituzionali) e lo scudo fiscale

L’USO POLITICO DELLA GIUSTIZIA sembra riguardare più il signor B che i magistrati che lo inquisiscono. E’ lui che da 20 anni invece che governare si è occupato di fare soldi e di non andare in galera, cosa che gli riuscirà benissimo visto che in Commissione Giustizia ha casualmente piazzato un suo uomo, Nitto Palma, e in Cassazione è arrivato, sempre per via politica, un amico del suo amico Previti, il signor Luigi Santacroce.

LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE

Composta da 21 deputati nominati dal presidente della Camera, spetta alla giunta per le autorizzazioni dire se sottoporre o no a processo penale un deputato o limitare o no la sua libertà personale. La giunta esamina anche l’insindacabilità delle opinioni espresse e dei voti dati dai deputati e concede l’autorizzazione richiesta dall’art. 96 della Costituzione per sottoporre a procedimento penale i ministri per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, sempre che i ministri siano deputati. Se infatti il ministro non è parlamentare o è senatore, la competenza spetta al Senato.
Quando la giunta autorizza e non arrivano proposte diverse, la Camera non procede a votazioni, approvando le conclusioni della giunta.
Finora le giunte hanno svolto un ruolo di “copertura” dell’operato dei parlamentari, che si sono sempre avvalsi di tale strumento per non rispondere delle proprie responsabilità.
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LE COMMISSIONI CHE SPETTANO ALL’OPPOSIZIONE

“La prassi vuole che le presidenze del Copasir e della Vigilanza Rai vadano all’opposizione, ovvero al M5S. L’opposizione parlamentare non si sceglie (né tantomeno la si costruisce) tra quelle che fanno più comodo”.
Ma qui assistiamo a delle false opposizioni di comodo, Sel come Fratelli d’Italia o Lega, che di fatto appoggeranno il binomio di Governo e che vengono considerate facenti parte delle due coalizioni cdx e csx. Per cui l’unica vera opposizione è il M5S ma l’intento bipartisan è di non rispettare la prassi e tenere il M5S fuori da tutti i giochi, calpestando regole e consuetudini.
Ma cosa si intende per opposizione? C’è un’opposizione extraparlamentare che è rimasta tale dopo il fallimento del partito di Ingroia, che con gli stessi ingredienti farà ora un’altra torta ugualmente fallimentare, perché spostando i fattori il risultato non cambia e quando si prende solo 765.188 voti, come Rivoluzione Civile di Ingroia, non ha senso dire che si è l’unica opposizione possibile e non basta cambiare nome e riprovarci cooptando i fuorusciti dal M5S e facendo una campagna di odio sullo stesso. Chi continua a esaltare Sel come l’unica vera opposizione dovrebbe ricordare che Sel ha preso solo 1.089.409 voti, che è entrata in Parlamento con 44 parlamentari contro i 163 del M5S e solo grazie alla sua alleanza col Pd, e che ora dice di essergli contro ma a tutt’oggi Vendola fa un gioco obliquo perché fa molte chiacchiere ma non ha mai dichiarato nessuna scissione ufficiale dal Pd, non ha fatto nessun ribaltone come fece la Lega nel 1994 e pertanto dovrebbe essere considerato, nei fatti, un supporto di Berlusconi.
Ricordo anche che il M5S ha preso 8.689.858 voti e che la sua opposizione al Pd come a Berlusconi è sempre stata assoluta e totale.

NITTO PALMA
vv
Alfano parlò di partito pulito, disse: “Basta con i nomi compromettenti”.
Poi per due volte B candida alla Giustizia Nitto Palma, e alla terza passa “perché il Pd vota scheda bianca”. Nitto Palma è quel berlusconiano di ferro che dichiarò che chi è rinviato a giudizio può benissimo candidarsi! E dunque per questo “maestro di giustizia” sarebbe candidabile Cosentino con due rinvii a giudizio, per concorso esterno in associazione camorristica e per corruzione e reimpiego di capitali illeciti con l’aggravante di aver favorito i clan. E, ovviamente sarebbe candidabile Mario Landolfi, rinviato a giudizio per concorso in corruzione e truffa con l’aggravante del favoreggiamento ai clan, o Sergio De Gregorio, finito nell’inchiesta sui fondi all’Avanti come socio di Lavitola, o la deputata Pdl Maria Elena Stasi rinviata a giudizio per abuso d’ufficio e turbativa d’asta in un cartello politico-camorristico che truccava gli appalti nel casertano.
E’ questa la giustizia di Nitto Palma e del patron che gli sta dietro: Silvio Berlusconi?
Nitto Palma è quello che voleva una legge per reintrodurre l’immunità parlamentare, così che i loro processi fossero sospesi fino al termine del loro mandato.
E’ quello che è sempre stato amicissimo di Previti e spesso al centro di proposte di legge pro casta o pro Berlusconi. (Ricordiamolo, Previti è quello che ha corrotto con 400 milioni di lire provenienti da conti All Iberian di Berlusconi il giudice Metta nella prima sentenza Mondadori, derubando così De Benedetti della sua azienda a favore del Cavaliere).
Certo alla Giustizia un personaggio così faceva proprio comodo al Pdl, visti i brutti ceffi che lo occupano, a cominciare dal capogang!
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