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Friday June 23rd 2017

SE IL CORSETTO E’ ABNEGAZIONE DA SE STESSI

Da 8 mesi Kyrahm, body artist, attrice e performance artist italiana sta attuando la pratica del waist training. Attraverso questa pratica, diffusa in epoca vittoriana, si raggiunge la riduzione graduale della circonferenza della vita e il corpo ottiene la tipica forma a clessidra. Il progetto è accompagnato ad una dieta specifica ed ad una severa disciplina di esercizio fisico. Questa ricerca è racchiusa nel capitolo terzo dell’opera “Making Peace With The Wind”, una riflessione sul l’estetica, la bellezza, la sua relatività e la dismorfofobia.

Kyrahm ha anche creato il primo gruppo italiano dedicato alla  pratica del waist training/tightlacing.

 

Scrive Kyrahm: 

Nell’affermazione di Pasolini: “Il corpo: ecco una terra non ancora colonizzata dal potere” in realtà c’è un errore sostanziale: il potere condiziona continuamente l’esistenza dei corpi. Ci impongono canoni stereotipati e i corpi non normativi sono stigmatizzati. Più un corpo somiglia a se stesso più è considerato pericoloso perché sfugge alle dinamiche di controllo. Un potere che ha tra l’altro preso pieno possesso del suo corpo, annientandolo.

Nei primi due capitoli di “Making Peace With The Wind” ho avuto un atteggiamento profondamente critico relativamente al controllo sui corpi che questa società impone. In particolare nel cap. I, ho iniettato della soluzione salina nel mio volto allo scopo di utilizzare la bruttezza come strumento principe di osservazione del mondo e vincere la dismorfofobia.

Superata l’adolescenza, ho iniziato a lavorare come fotomodella e attrice: ecco il trionfo del corpo stereotipato.  A 16 anni mi chiesero di dimagrire almeno 10 kg nel giro di pochissimo tempo. Per degli scatti. Per qualche catalogo. Per quel concorso anzichè l’altro. Eppure il quel periodo mi sembrava di aver conquistato il mondo. La bambina brutta lascia il posto alla modella. Credevo di aver vinto; invece, l’adattamento allo stereotipo, decretava il mio fallimento. Splendida e affamata. Decolorata e divorata. Truccata e spaventata. “Non tornerò più come prima” e rinchiusi la bambina nella botola dei ricordi peggiori. Iniziai a collezionare persone, relazioni, senza limite alla sperimentazione fisica. Non importava il pensiero degli amanti, erano il mio specchio. Punivo le loro emozioni: detestavo che desiderassero questo corpo, perché ero convinta che se fossi rimasta quella che ero stata fino a pochi anni prima, sarebbero stati spietati con me.

Ma il desiderio ossessivo di essere belle è una sconfitta, un disperato bisogno di accettazione, un adattamento ai feroci canoni imposti dalla moda, dalla società e dai media.

Trasformandomi in una bella donna avevo, in un certo senso, perso.
Per il primo capitolo di questa performance ho iniettato della soluzione salina nel mio volto per deformarlo.
Ho scurito e rasato i capelli: ho ritrovato la bambina brutta.
Per le vie delle città del Nord Europa gli sguardi erano pieni di sgomento, disprezzo,altre volte sfuggenti.
Il mio, invece, fiero e colmo d’orgoglio.
Sono sempre io. Che fine ha fatto la bellezza?
Ho fatto pace col vento.

Rivivere dopo 10 anni l’esperienza della costruzione di un corpo vicino ai canoni imposti può all’apparenza sembrare un passo indietro rispetto alla consapevolezza di tali meschini meccanismi.
In realtà il recupero dello stereotipo (corpo tonico e palestrato, forma a clessidra ottenuta attraverso l’utilizzo di corsetti costrittivi) è vissuto ora come sfida e non più come adattamento (possiamo essere tutto ciò che vogliamo, il corpo è del resto solo un involucro).

Anche nella pratica del tightlacing, ci sono posizioni controverse: conosciuta come l’utilizzo del corsetto per il modellamento del corpo allo scopo di ridurre la circonferenza della vita  è stata in epoche passate dapprima per un certo periodo di uso comune e diffuso, successivamente riservata soprattutto ad un certo tipo di donna particolarmente voluttuosa e “moralmente discutibile”. Se si dichiarò che la moda vittoriana del corsetto per le donne fosse un mezzo di controllo in una società dominata dagli uomini, esistono prove anche del contrario (gli stessi uomini indossavano il corsetto, dotando loro un’elegante immagine).
Nel 19° secolo, in risposta ai timori di povertà e di degrado morale provocato dalla rivoluzione industriale del sovraffollamento delle città, si iniziò una campagna di indignazione per il corsetto – indicandolo  come impuro e causa di “comportamenti impuri tra le donne”.Il frenologo americano Orson S. Fowler, dichiarò che indossare un corsetto provochi “entusiasmi e pericolosi desideri”  per la pressione del sangue spinta verso le parti basse. Egli sosteneva che questo sangue fatto diventare “impuro e corrotto”, “provochi malattie al cervello,” e minacciava che le signore erano, ovviamente, facilmente preda della tentazione, avvertendo i mariti di tali pericolose possibilità.
Tale punto di vista convinse professionisti  dell’epoca vittoriana che indossare il  corsetto provocasse iper-sessualità, masturbazione e omosessualità.
Quindi  il corsetto non era più uno strumento per sedurre gli uomini, ma noi stesse e una minaccia di troppa autonomia sessuale e libertà.

Attraverso la riappropriazione della pratica, Kyrahm coglie il pretesto per analizzare il proprio vissuto e intraprendere una  approfondita ricerca socioantropologica.

Se la chirurgia plastica consente di ottenere in tempi rapidi modificazioni corporee (Aaron Stone, chirurgo californiano specializzato nel togliere costole allo scopo di una riduzione rapida della vita), pratiche come il waist training sono caratterizzate da una necessaria metodica quotidiana, che nella sua reiterazione, non può prescindere dalla totale abnegazione.
Ho perfezionato un metodo americano. Lo sto seguendo, ho perso quasi 10 kg. Il corsetto, per la leggera pressione, provoca prima senso di sazietà e, molto lentamente, se indossato con disciplina e costanza, può modificare la forma del tuo corpo e spostare gli organi. È un lavoro complesso e richiede estrema attenzione.
La costrizione condiziona anche la nutrizione: posso mangiare solo piccoli pasti frequenti (7 volte al giorno).
Ci sono giorni che proprio non si riesce a portarlo sempre. Ascoltiamo il nostro corpo.
Il corsetto deve essere realizzato su misura da una Corsetière specializzata che realizzerà il capo in modo che la vita venga ridotta di almeno 10 cm. Il corpo si modificherà e prima o poi si riuscirà a chiudere completamente il corsetto. Segno che si è pronti a passare ad un capo successivo e così via.

 

Comprendo che spesso le mie ricerche sono solo pretesti. Il waist training è di fatto uno stretto abbraccio. Così come un certo bondage, che lega all’altro. Per non parlare di ciò che sublima l’ago nella carne. Appartenenza. L’esercizio fisico, il bisogno di essere amati. Ma quando si riesce ad andare oltre se stessi pur attraversandosi e in questo modo si è in grado di farsi capire anche da culture diverse usando quegli stessi segni, allora si è sulla giusta strada.
I media ci propongono modelli di riferimento relativi all’immagine corporea, basati su canoni di bellezza e stereotipi estetici che possono ostacolare la costruzione di un rapporto equilibrato ed armonico con noi stessi. Per mantenere questo stato fisico la mente è quasi costantemente occupata. Cosa e quanto (non) mangi, quanto esercizio fisico fai, quanto ti manca per essere come il mito del momento. Menti occupate. Menti manipolabili. Prima regola: controlla il cibo. I corpi delle modelle sono manichini. Se il mito estetico è il manichino, è facile dedurre che l’obiettivo è renderci manovrabili, deboli, emaciati. Seconda: rarità è bellezza. Un obiettivo lontano sposta l’attenzione su questioni molto più effimere. Laureati a spasso, mezze seghe pompiere al potere= induzione alla sfiducia nella preparazione.

Nelle mie produzioni non riesco a prescindere da me stessa. C’è chi fa della propria ricerca esclusiva speculazione estetica, minuziosa attenzione al dettaglio, ma prediligo le opere che partono dalla storia autobiografica e che trasudano verità e autenticità. Ho una parente anziana che non vado a trovare spesso. Una zia amabile e il suo corpo fragile, malato. Il corpo è la mia ossessione quotidiana. Con la malattia cambiano improvvisamente le priorità della vita, i suoi parametri e ciò che è essenziale, davvero necessario.

La difficoltà di questa avventura non è stata seguire una dieta, fare esercizio fisico, indossare il corsetto tutto il giorno.
Il lavoro vero è stata la ricerca approfondita relativamente la percezione di noi stessi, i parallelismi con altre condizioni, esperienze e altre vite, il confronto con lo specchio sociale che in parte ho condiviso sui social network.
Una performance è una seduta dallo psicoanalista, una videocamera nel cervello, un vecchio compagno di classe invecchiato che incontri per caso, un ritocco chirurgico che trasformi in poesia.
Durante questa pratica ho spesso pensato a cosa sarei stata se non avessi avuto questa ossessione per l’estetica. La bellezza non salva il tuo mondo.

Sciolgo il nodo del corset e osservo da fuori pioggia e palazzi. Mi va stretto, in tutti i sensi, ma so che tutto questo è solo un pretesto per parlare di questioni ben più profonde. Ora un po’ di riposo: del resto ogni giorno invecchiamo….

 

Contatti:

www.kyrahm.blogspot.com

www.facebook.com/kyrahm

 

 

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