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PARAPSICOLOGIA- LEZIONE 11-LA SCIENZA E L’AURA

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(Kandisnskij)

MASADA n° 1442 7/2/2013 PARAPSICOLOGIA- LEZIONE 11-LA SCIENZA E L’AURA

Da un corso di Viviana Vivarelli

La forza vitale non è racchiusa nell’uomo, ma s’irradia attorno a lui come una sfera luminosa e può essere fatta agire a distanza… tale forza può minare l’essenza stessa della vita e causare la malattia, oppure può ripristinare la sua purezza e ridare la salute”.
Paracelso (1500)

La configurazione energetica umana è un conglomerato di campi di energia tenuti insieme da una forza vibratoria che li lega in una sfera luminosa..Gli esseri umani, per chi sa “vedere”, sono esseri luminosi, simili a grandi uova o meglio palle di luce, formate da fasci di fibre in movimento. Il principale è un fascio di luce che esce dalla zona dell’ombelico, esso è di grande importanza per la vita di un uomo ed è il segreto del suo equilibrio. Le persone deboli hanno fibre molto corte, quasi invisibili; le persone forti hanno fibre brillanti e lunghe che sembrano un alone. Dalle fibre si può capire se la persona è sana o se è meschina, se è gentile o traditrice ecc..”
Castaneda

Croiset diceva di vedere attorno ai corpi delle luci colorate su cui poteva fare delle diagnosi e il più grande sensitivo americano, Edgar Cayce, affermava la stessa cosa. Anche persone comuni con moderati livelli di sensitività in particolari situazioni ambientali possono percepire l’improvviso balenìo dell’aura. Ricordiamo che essa è meno visibile con luce forte o sotto un sole violento, per quanto il corpo eterico sia invece addirittura molto più visibile sotto un brillante sole estivo e compaia attorno a una mano posata su un tavolo bianco come un vivido nastro fluorescente di un pallido violetto. In ogni caso su fondo scuro o in ambiente debolmente illuminato la percezione è migliore. Facile per es. vedere l’aura di un oratore che si sta fissando da molto tempo ed ha dietro di sé una parte bianca o un tendaggio scuro.
In India si parla da migliaia di anni di questo corpo di luce o campo di energia sottile che circonda il corpo fisico: ‘l’aura’ o luce dorata, e si dice che ‘l’uomo è un essere luminoso’.
Il concetto di aura appartiene a tutte le culture, i santi orientali sono raffigurati entro un nembo di luce come i santi cristiani o i grandi uomini di ogni civiltà e tempo, abbiamo raffigurazioni antichissime dell’aura in incisioni rupestri, dipinti di grotte-tempio in India, Tibet, Sri Lanka, Egitto, Grecia, Messico, Perù, Australia…

In Occidente il concetto di aura cominciò a diffondersi ai primi del novecento soprattutto grazie ai gruppi esoterici nati dall’antroposofia di Steiner o di Madame Blawaski; in seguito si diffuse in Europa e in America quella ventata di spiritualismo che portò alla New Age. Kandinskij inventò l’arte astratta tentando di mostrare nei suoi quadri l’alone aurico e anch’egli era potentemente influenzato dall’antroposofia. Ma fu la New Age, soprattutto con Anne Brennan a portare alla sua estrema specificazione il simbolismo alchemico dell’irradianza, distinguendo sette corpi dai vari significati.
L’aura è l’irraggiamento sottile del corpo, la sua radiazione, un alone dorato o luminescente che circonda il corpo fisico e in genere non è percepibile, perché formata da lunghezze d’onda molto basse. E’ un vortice di vortici, un dispiegarsi di campi di luce che va dal più visibile al più sottile.
Oggi noi abbiamo una vastissimo numero di discipline o tecniche che tendono a far diventare più ricettiva la sensibilità umana, in particolare al corpo aurico e ai suoi varchi o chakra, oppure ad allenare la mente ad agire su di essa.

Il concetto di aura è molto antico e appartiene soprattutto a quelle culture che hanno allenato l’uomo al mondo invisibile, il mondo dell’energia, come il lamaismo tibetano.
Si dice che in Tibet si selezionassero i bambini sensitivi per farne medici particolari, medici veggenti. Ne parla un famoso libro romanzato che ha fatto molto discutere, ‘Il terzo occhio’ di Losbang Rampa. Egli afferma di essere un medico-veggente tibetano o almeno una sua reincarnazione. Il testo è suggestivo anche se il Dalai Lama ha detto che non è del tutto esatto, e ha avuto il merito di far conoscere a un gran pubblico il Tibet.

Dice Ngakpa Chogyam: “Il Tibet non era un paese perfetto, ma quale paese lo fu mai? Sul piano materiale era arretrato, ma molti lo ritenevano il paese più progredito del mondo sul piano spirituale”.
Lobsang Rampa racconta la sua vita di guaritore. Egli nasce in una normale famiglia, a 7 anni, come tutti i bambini tibetani, viene festeggiato e si chiama un astrologo affinché predica il suo futuro. L’astrologia in Tibet è una scienza vera e propria, antichissima e molto importante. Il nostro Lobsang riceve questo oracolo: “Un bambino di sette anni deve entrare in una lamaseria, subirà una severa prova di resistenza, sarà istruito per divenire prete-chirurgo. Dovrà sopportare gravi avversità, abbandonare la patria, recarsi tra genti straniere, perdere ogni cosa, e ricominciare da capo, e infine riuscire
“.
La predizione si avvera: Lobsang viene scelto in base a segni astrologici come bambino dotato di poteri paranormali, e indirizzato a un’educazione che li espanderà. Entra in un convento come allievo, ed è educato con rigida disciplina a divenire medico-veggente, cioè ad eseguire diagnosi sulla parte sottile dell’uomo, e non sul corpo materico, come avviene in Occidente.
Nel 1957 il Tibet viene invaso dai Cinesi e Lobsang, con migliaia di tibetani, prende la via dell’esilio, il suo compito sarà di andare in Europa e in America per far conoscere il buddhismo tibetano.
Nel convento, a 8 anni, Lobsang Rampa comincia la sua professione di veggente con l’apertura del terzo occhio.

Secondo la concezione indo-tibetana, noi siamo formati da 9 corpi interconnessi. Il primo di questi corpi è quello materiale, immediatamente visibile. Gli altri sono via via sempre più sottili. Normalmente i nostri occhi riescono a vedere solo il corpo materico, le cui molecole sono più addensate, e al più possono intravedere a tratti il corpo eterico che rappresenta la vitalità, la salute, ma ci sono persone particolarmente dotate che riescono a scorgere le frequenze più alte ricevendone maggiori informazioni sulla persona che hanno davanti. Ci sono bambini che, spontaneamente, senza alcun apprendimento, riescono a vedere la luminosità che circonda i corpi. Il lamaismo seleziona questi bambini sensitivi, veggenti per nascita, e acuisce i loro poteri, creando dei medici particolari che non hanno bisogno di lastre, radiografie ecc. per capire la malattia fisica e psichica, perché sono essi stessi strumenti di captazione evoluta e sottile. Il medico-veggente è un uomo modificato che può operare diagnosi attraverso la visione diretta dei corpi sottili.
Come racconta Lobsang Rampa nel suo romanzo, il piccolo prescelto viene preparato con un’operazione fisica molto dolorosa, che gli aprirà il terzo occhio, la vista sottile. Viene messo a riposo su una stuoia per qualche tempo, con la fronte sterilizzata con erbe, poi un lama gli blocca la testa e un altro preme la sua fronte con un punteruolo a U dentato che viene girato violentemente producendo un krack dell’osso frontale, e nel foro viene inserita una scheggia di legno. Di colpo il bambino sente profumi insoliti, vede spirali colorate e fumi incandescenti. Per tre settimane la spina resta infissa, poi viene estratta. “Da quel momento” dice Rampa “vidi gli uomini come realmente sono”. Il bimbo è terrorizzato, vede aloni di fiamme colorate e i lama gli insegneranno cosa significano quei colori. Essi sono il corrispondente della salute e della malattia, del corpo e della psiche, e il bambino impara quale è il colore della menzogna o della spiritualità o della persona che sta per morire. Gli insegnano anche a concentrare la sua mente sopra un cristallo. Lobsang dice: “Non c’è nulla di magico nelle visioni attraverso i cristalli. Essi non sono che strumenti. Come un microscopio o un telescopio, ci permettono di vedere oggetti invisibili alla vista normale. Il cristallo ci aiuta a mettere a fuoco il terzo occhio, con cui si può penetrare l’inconscio dell’altro. Si può usare cristallo di rocca o una sfera di vetro o una sfera piena d’acqua o un disco tutto nero.
In Tibet da tempo immemorabile i monaci usano gli specchi d’acqua dei laghetti di montagna per avere visioni sul futuro. Anche la ricerca del nuovo Dalai Lama o dei Lama maggiori avviene attraverso la mantica dell’acqua.

Tutto questo ha valore in Oriente. La nostra scienza occidentale non accetta il concetto di aura, che ai più sembra metafisico, tuttavia sono state fatte delle ricerche scientifiche sull’ipotesi dell’aura specialmente in Russia. Dobbiamo ricordare che, per quanto la scienza sovietica sia stata eminentemente materialista e non abbia mai dato spazio per spiritualità o metafisica, i Russi hanno sempre studiato anche i fenomeni paranormali, per capire se ci fossero soggetti in grado di sviluppare capacità utili in guerra o nello spionaggio. Gli scienziati russi non hanno mai avuto pregiudizi metafisici. Da almeno 50 anni essi tentano di capire se le antichissime teorie della vita hanno un fondamento scientifico.
Nelle varie culture l’energia della vita prende innumerevoli nomi: prana, mana, Ch’i, Ki… La nostra scienza rifiuta le varie accezioni ma non riesce poi a dire cosa sia la vita, la malattia o la morte.
Noi sappiamo che la vita è movimento e relazione. La scienza la cristallizza in sistemi chiusi ma la vita è un sistema aperto con un continuo ricambio di componenti, una continua relazione, per cui alcuni elementi si distruggono e altri sono ricostituiti, in un flusso ininterrotto.

L’Oriente ha accettato le scoperte scientifiche occidentali ma l’Occidente sembra avere forti difficoltà di integrazione con discipline che partono da presupposti diversi. Del resto, con i codici tradizionali della fisica, biologia, fisiologia e neurologia, i concetti orientali non sono spiegabili. Occorrerebbero che paradigmi nuovi, ma, impotenti a trovarli, gli scienziati occidentali hanno cercato di costruire macchine per avere immagini accettabili di ciò che i sensitivi dicono di vedere nell’invisibile, ma non sempre ci sono riusciti.
L’Oriente si dà sistemi interpretativi completi del reale, mentre le nostre scienze materialiste e selettive lo parcellizzano e frammentano in particolari che non riescono poi a mettere insieme.

Il nostro secolo è caratterizzato dallo studio dell’energia elettro-magnetica. La cellula nervosa, il neurone, produce un campo elettromagnetico. I campi di energia sono di molti tipi e interferiscono tra loro, ed è attraverso essi che l’informazione passa, sia quella organizzativa della vita che quella che relaziona una forma di vita con l’altra.
Un campo è un insieme di vibrazioni, cioè di informazioni. I nostri sensi hanno una banda di percezione limitata per cui sono in grado di percepire alcune di queste vibrazioni ma non altre. Perciò la nostra percezione del mondo è scarsa. Nel caso di percezioni extrasensoriali potrebbe darsi che l’organismo riesca in alcuni momenti a percepire campi più sottili.
Un elettrone ha un suo campo, cioè una zona in cui si hanno certi effetti, la cellula lo stesso, e così anche la molecola, un organo, un corpo, l’intera Terra ecc. Campi più grandi contengono campi più piccoli. Probabilmente tutto è contenuto in un insieme globale, dove l’informazione si diffonde istantaneamente fuori dello spazio e dal tempo.
L’elemento spazio-tempo potrebbe essere la caratteristica di certe frequenze dell’energia, là dove essa si manifesta come materia, ma non riguardare il livello dove l’energia si manifesta come informazione.
Oggi noi cerchiamo di spiegare la realtà attraverso i fenomeni elettromagnetici ma i campi elettromagnetici potrebbero interferire tra loro permettendo, più che il trasferimento dell’informazione, una informazione ‘sincronica’ che unifica omologo a omologo, in una stessa unità cognitiva, come avviene in un sistema olistico. Già gli scienziati quantistici hanno constatato che, se si altera un elettrone, un altro elettrone, separato dal primo da una lastra di piombo ma che ha fatto in precedenza un lavoro col primo, sembra possedere in tempo reale la stessa informazione, creando una diade telepatica, come avviene quando una stessa unità informativa viene avvertita nello stesso istante da una madre e da un figlio che sono lontani. Il sistema del passaggio delle informazione sembra non riguardare lo spazio-tempo e obbedire ad altri parametri. Ma ancora non sappiamo quali. La parapsicologia oggi non è spiegabile da questa scienza che usa questi paradigmi, ma un giorno potrebbe esserlo da una scienza diversa che si muove oltre lo spazio-tempo.

Potremmo definire l’aura del vivente come il suo campo di informazioni completo. Potremmo immaginare il programma di vita come una mappa luminosa, un programma di luci e ombre, cioè un campo di frequenze, in cui ogni parte riprodurrebbe l’intero, come in un ologramma così che, inducendo variazioni su un singolo punto, si modificherebbe tutto il programma.
La mappa aurica del corpo potrebbe essere il suo sistema informativo e insieme la sua memoria, un programma e archivio di luci pulsanti e raggi di energia in un internet continuo, in interscambio con la materia organizzata. Da una parte questa matrice dirige la vita dell’individuo, dall’altra viene a risentire di eventuali variazioni esogene e endogene. Il campo energetico organizza la materia ma una variazione della materia produce una perturbazione del campo energetico. La circolarità è sempre presente come legge fondamentale.

L’agopuntura, l’elettrostimolazione, lo Sha-tzu e le altre tecniche energetiche equivalgono a perturbazioni di campo che possono variare la configurazione di certe frequenze e indurre modificazioni sull’organismo, sia nella sua parte visibile che nella sua parte a noi non visibile.
In una situazione di bio-feedback, l’organismo vivente influenza il campo, e il campo influenza l’organismo vivente. Si uniscono così i concetti di unità funzionale di campo, dinamismo informativo dunque interscambio, e tendenza all’armonizzazione interna ed esterna secondo un principio di unità e di conservazione dell’insieme.
Ovviamente l’ipotesi elettromagnetica non può esaurire il fenomeno della vita tuttavia. Ma, come ipotesi transitoria, possiamo accettare che una parte dell’aura possa essere letta, in via semplificativa, come fenomeno elettromagnetico.

Il primo momento dell’incontro con l’aura è ‘la luce’.
E’ come bagliore che Dio appare a Mosè sul Sinai.
Leggende e miti sono pieni di visioni di sfere di fuoco. I sensitivi vedono girandole o globi lucenti. Il programma vitale sembra apparire come un programma di luci, bagliori, o raggi luminosi. Del resto, lo Jahvè ebraico vuol dire ‘le energie’, e l’Energia nei testi sacri di qualunque popolo è sempre raffigurata come luce. Gli Atti degli Apostoli dicono che 50 giorni dopo la Pasqua (Pentekoste, in greco= 50 giorni) i 12 apostoli erano riuniti spaventati nel Cenacolo verso le 9 di mattina e: “d’un tratto si fece dal cielo un fragore, come di vento impetuoso e pervase tutta la casa dove essi si trovavano. E videro dei guizzi che sembravano come di fuoco dividersi e posarsi sopra ognuno di loro. Tutti furono ripieni dello Spirito Santo e cominciarono a parlare altre lingue”. Nella drammatica sequenza, l’Energia vitale è chiamata ‘Spirito Santo’, spirito, cioè pneuma, soffio vitale, e si presenta con guizzi di fuoco accompagnati da fragore e forte vento, essa è energia e insieme informazione. Spirito deriva dal latino “spiritus” (letteralmente: soffio, respiro, alito, dal verbo latino “spirare” che significa “soffiare”). Il termine latino a sua volta deriva dalla radice indoeuropea (s)peis- (“soffiare”).
Il termine riveste diversi significati. Nelle religioni, indica principalmente l’essenza individuale, affine ad anima, come traduzione dell’ebraico ruah (רוח) attraverso il greco pneuma (πνευμα), mentre anima più propriamente traduce l’ebraico nephesh (נֶּפֶשׁ) attraverso il greco psychè (ψυχή). Anche il termine arabo ruh, ha lo stesso significato.
Nello gnosticismo, il termine era Pneuma, ed i pneumatici erano coloro con il “soffio dello Spirito” risvegliato.
Nella Pentecoste lo Spirito produce come dono la xenoglossia, conoscenza di lingue prima ignote, un fenomeno strano che appare a volte in soggetti medianici in trance o si produce anche spontaneamente durante il sonno.

Il secondo momento è quello elettrico.
Le luminescenze elettriche sono molto comuni. Bagliori bluastri o rosso dorati (ecco due colori che troveremo fondamentali) appaiono sulle guglie dei campanili o attorno ai fili della luce. Nelle notti brumose i marinai sanno che le navi che passano nella foschia sono circondate da un alone rossastro (detto “fuoco di S. Elmo” da S. Elmo, patrono dei marinai.) Quando lo scienziato Nicola TESLA riprodusse in laboratorio il fulmine, con bobine e condensatori, esplose un enorme bagliore spettrale bluastro, simile a una chioma di capelli elettrizzati. Quando l’aria è ionizzata (cioè ha perso o accumulato elettroni), si producono fuochi di S. Elmo, palle di fuoco, che possono entrare nelle case, spaventandone gli occupanti.

Io stessa ho visto con estremo terrore un fulmine circolare che entrò nella mia casa al mare spaventando me e la bambina e si perse poi scoppiettando sul pavimento in una nuvola di scintille.

Curiosa è la foto dell’astronauta dell’Apollo 2 che cammina sulla Luna mostrando attorno allo scafandro un alone azzurrino.

Un terzo momento è il magnetismo. Il magnetismo è connesso all’elettricità in quanto ovunque ci sia flusso elettrico si crea un campo magnetico.
Ci sono persone che sembrano batterie umane, in quanto hanno forti capacità attrattive di tipo anche spettacolare, si va dal magnetismo che attira piccole monete o piume a energie più forti che attirano bottiglie di plastica piene d’acqua.
Possiamo sperimentare il modo semplice il magnetismo umano: premendo un cucchiaino metallico sulla linea della vita della mano sinistra in verticale, il cucchiaino resta attaccato. Oppure provate a premere delle monete sulla fronte e guardate come restano saldamente attaccate, specialmente in corrispondenza del terzo occhio. Altri punti interessanti sono alla base del collo sullo sterno. Non si tratta di un magnetismo ordinario, come quello della calamita con il ferro, perché i punti in questione attraggono non solo il ferro, come i magneti tradizionali, ma anche il vetro e la plastica.

Nel 1879 una diciannovenne americana, epilettica, mostrò spiccate capacità elettromagnetiche, qualunque oggetto le restava appiccicato alla pelle e quando veniva staccato a forza produceva uno schiocco.
Una ragazza di 14 anni del Missouri produceva scintille dolorose toccando oggetti metallici, e col suo potenziale elettrico dette un colpo così terribile al medico che lo fece svenire.
In televisione hanno mostrato un bambino che resta appiccicato alle bottiglie tanto da essere sbalzato in aria se queste vengono via.
La sensitiva Rita Cutolo riesce a tenere contro la mano aperta due bottiglie piene d’acqua da un litro legate una all’altra.
E io ho visto un bonario signore toscano alla cui schiena avevano attaccato un intero servizio di posate e persino dei ferri da stiro, i quali restavano aderenti alla pelle senza cadere.

Io, più banalmente, mentre spogliavo la mia bambina, le ho dato una scossa così forte con le dita da lasciarle due piccole ustioni rosse sulla pancia della grandezza di due monete. Qui possiamo parlare di elettricità statica che è rimasta nel corpo senza venire scaricata a terra, per es. perché abbiamo suole di gomma oppure perché portiamo indumenti sintetici. Ed è frequente prendere piccole scosse vicino al video della tv o al frigorifero, o, molto spesso a contatto con la porta della macchina.

Alcune proprietà elettromagnetiche sono presenti in tutti, in qualcuno di più, sono forti al mattino e quando ci sentiamo bene, in genere diminuiscono durante il giorno. Alcuni sono molto agitati durante i temporali, perché il sistema nervoso è un vero sistema elettrico che viene perturbato dall’aria ionizzata. E alcuni possono presentare un grado molto forte di perturbazione che comincia un po’ prima della variazione meteorologica e finisce prima che questa smetta.

I fenomeni elettrici sono molto strani e non sempre spiegabili. Un fenomeno molto curioso sono le immagini fissate dai fulmini. In certi casi i fulmini hanno riprodotto sui vetri delle vere foto dettagliate e precise, che sono rimaste per un certo tempo. Nel 1887 nel Tennessee l’immagine di una vecchia signora fu impressa dal fulmine sul vetro della finestra e rimase per anni. A Washington l’immagine di un uomo e della vecchia madre si impresse sulla finestra, dietro cui essi guardavano il temporale, come una lastra fotografica. Nel 1891, nell’Indiana, addirittura si impresse l’immagine di una donna che era morta 4 giorni prima, durò 7 giorni, scomparve e ricomparve dopo un mese. Tutto questo è privo di spiegazione scientifica.
Aggiungiamo altre produzioni inspiegabili, come quelle create mentalmente da pensieri di sensitivi che hanno impressionato lastre fotografiche come se la mente avesse un suo campo mentale che può agire a distanza sulla materia.
Immagini psichiche compaiono anche in foto normali, dove appare a volte l’immagine di un defunto. Di queste foto ce ne sono moltissime, non sempre si può pensare a un trucco o a una sovrapposizione di immagine. Le cause di tutto ciò restano oscure e gli scienziati non se la potranno cavare a lungo negando i fatti o attribuendoli a falsificazioni.
Il mondo è pieno di presenze non percepite, e le foto a infrarossi rivelano immagini inquietanti, aloni, sfere luminose, strisce di luce…

Quando parliamo di aura, siamo portati a ridurre tutto alle onde elettromagnetiche, perché esse sono un concetto forte del nostro tempo, ma la bio-energia o energia vitale è un campo più ampio, di cui l’elettromagnetismo è solo un aspetto.
La bio-energia è una forza organizzativa sottile e ancora ignota associata al vivente.
Di aura si parla da migliaia di anni. I veggenti dicono di vederla e gli scienziati cercano prove di questa visione.
Gli scienziati occidentali negano che esista un’aura, parlano di allucinazione o di effetto ottico, dicono che, se si fissa per 30 secondi un cerchio rosso, si eccitano i recettori complementari dell’occhio che proiettano,accanto a questo, un cerchio verde, come immagine consecutiva e complementare. Per questo, fissando una lampadina accesa, si produce nella retina una persistenza di immagine. Ma i sensitivi non si riconoscono in questi casi. Quello che dicono di vedere è un fenomeno più complesso e diretto che non ha spiegazioni nella persistenza ottica. Le banali osservazioni dell’ottica non spiegano come mai i santi avrebbero un’aura più ampia né perché dai tempi dei tempi si parla di aura in tutte le religioni o di come certi sensitivi riescano a fare diagnosi auriche.

Dopo il 1845 il chimico austriaco KARL VON REICHENBACK studiò le emanazioni luminose di calamite, metalli e persone. Concluse che ogni materia era associata a una particolare energia (fasci di frequenze?) che si manifestava con una emanazione luminosa. Egli studiò il magnetismo e i fenomeni elettrici e affermò che c’era una forza nell’uomo simile a quella del magnete, che egli chiamò ‘odica’. Per ciò che riguarda i colori, passando dal polo nord a quello sud di un magnete, ritrovò il passaggio dal rosso al verde al blu. Nel corpo umano avveniva qualcosa di simile, per cui il lato sinistro del corpo agiva come polo negativo e quello destro come polo positivo, parte yin e parte yang, e le due mani avevano di conseguenza polarità opposta.
BABBITT affermò che il corpo umano e in particolare la testa era circondato da linee di forza psicomagnetiche con andamento curvilineo, che potevano essere proiettate mentalmente verso altre persone in modo da toccare la loro aura. Alcuni distinsero il campo aurico di un soggetto dal campo mentale, per quanto ci siano relazioni tra i due; agire il campo mentale sembra più facile perché esso entra nella volontà del soggetto. Diciamo che ambedue sembrano essere strumenti di relazione con l’energia di altri, anche lontani nello spazio.
Intanto ROENGTEN scopriva le frequenze più basse dell’intero spettro elettromagnetico, i raggi x. Un suo collega, l’inglese Walter KILNER, era convinto dell’esistenza dell’aura e pensava che fosse vista dai sensitivi per un allargamento della capacità visiva nella sfera degli ultravioletti; nel 1908 egli cominciò una serie di sperimentazioni per rendere visibile l’aura, mettendo tra due lenti un colorante tratto dal catrame di carbone (la dicianina), che alterava la visione, sensibilizzando i coni alle parti marginali dello spettro. In Olanda furono messi in vendita occhiali alla dicianina, che tuttavia non davano risultati uguali per tutti, anche se alcuni con questi occhiali affermavano di vedere qualcosa dell’aura. Secondo Kilner questi occhiali agivano sui coni retinici (cellule dell’occhio sensibili alle frequenze dei colori) permettendo la percezione di altre lunghezze d’onda. Egli diceva di vedere una debole nebbia colorata, formata da varie parti, una di pochi mm aderente al corpo, una di alcuni cm con striature a raggi, e una di 20 cm che era come una delicata luminosità tutto attorno. Diceva che queste luci cambiavano a seconda dell’età, della salute, delle emozioni ecc. e che la malattia si poteva vedere come macchie o irregolarità scure. In realtà, poiché pochi altri vedevano le stesse cose, possiamo pensare che, più che agli occhiali, le visioni di Kilner fossero prodotte dalle sue capacità di sensitivo. Certo è che l’aura è una percezione molto soggettiva per cui è difficile generalizzarne la percezione. Kilner vedeva che la concentrazione mentale del soggetto poteva variare la propria aura, e che donne brune e nervose potevano fare questo con più facilità. Studiò anche le relazioni tra aura e magneti; se questi erano avvicinati al corpo l’aura diventava più brillante e poteva anche condensarsi in un unico raggio che seguiva il magnete; osservò poi anche l’attrazione o la repulsione tra due persone. Anche l’elettricità statica poteva variare la distribuzione aurica facendo sparire lo strato più esterno. Le patologie le facevano cambiare forma e colore, malattie nervose gravi come epilessia o isteria deformavano il suo campo e lo rendevano distorto, le droghe rendevano l’aura grigia come cenere spegnendone la forza vitale. Un danno alle attività mentali rendeva l’aura indefinita. Se l’aura era grigia la persona era grezza e limitata, senza luce.

La ricerca di Kilner fu proseguita da un biologo di Cambridge, Oscar BAGNALL, che usò un altro colorante e constatò l’esistenza di tre strati aurici, facendo l’ipotesi che la luminescenza sparisse con la morte. Egli ipotizzò che l’aura potesse essere percepita da alcune cellule dell’occhio quando la visione era periferica e non focalizzata. Di qui la tecnica di visualizzazione che consiste appunto nel variare la focalizzazione dello sguardo e raggiungere quella posizione che è il contrario dell’attenzione.
LEADBEATER fu un altro studioso dell’aura, la vedeva come un ovoide, non diversamente dal Don Juan di Castaneda.

Il numero e la finalità dei corpi che costituiscono l’aura varia da scuola a scuola.
Normalmente si parla di un corpo eterico o vitale che manifesta e regola la salute.
Un corpo astrale o emotivo relativo alle emozioni e i sentimenti, che dovrebbe essere anche quello che realizza le OBE o fuoruscite corporee.
Un corpo mentale relativo ai pensieri.
Uno causale per la crescita e lo sviluppo.
Ma le classificazioni sono molto varie. I livelli hanno numero e nome diverso in luoghi diversi. I nativi d’America parlano di cinque corpi, nel mondo tibetano ne vengono nominati nove. L’elencazione della ANN BRENNAN, che è una delle ultime, ne prende in considerazione sette: corpo materico, eterico, mentale, astrale, matrice, celestiale e causale (o keterico.)

Nel mondo scientifico ufficiale, ovviamente, di questi studi non viene accettato nulla e gli studiosi parlano sempre e comunque di illusioni ottiche prodotte da stanchezza della retina, di persistenza o complementarità, per cui fissando un certo colore si crea l’ombra del suo complementare (verde-rosso). Ma è da dire che la persistenza è un fenomeno del tutto diverso dall’aura, così come viene descritta dai sensitivi.
Naturalmente in Occidente i veggenti non sono creduti dagli scienziati che li prendono per mitomani. Essi vedono l’aura come un insieme di raggi o macchie di vari colori e ne deducono diagnosi o considerazioni psicologiche o morali. Quello che vedevano CROISET o CAYCE o che ho visto io stessa per anni, è molto più che la persistenza di un colore o una complementarietà. Ma dire quel che si vede non serve a nulla per chi non vede la stessa cosa.
Gli studi migliori sull’aura sono stati fatti in Russia. Nel 1922 il biologo russo GURWITSCH dell’Università di Pietroburgo scoprì che una particella di sostanza vivente emetteva una radiazione che attivava la riproduzione cellulare di una particella simile. Chiamò questo ‘emanazione mitogenetica’ (da ‘genesis’=vita, ‘mito’=passaggio; passaggio di vita). Si studiò questa proprietà su particelle di uova di pesce, radici e sangue.
Servadio diceva: ”Il presupposto è che il corpo umano, specie la testa, emetta radiazioni invisibili ai più che tuttavia alcuni riescono a vedere”. Queste radiazioni dovrebbero essere il tremolio colorato delle bande di emanazione dei nostri campi vitali.
Anche il sociologo Rupert SHELDRAKE ha parlato di aura, proponendo l’ipotesi che sia una risonanza morfica, cioè un campo di energia che circonda ogni essere vivente per la sua propria forma o struttura.
Già negli anni ‘30 il ricercatore inglese RUPERT DE LA WARR con un multioscillatore portatile aveva rilevato attorno al corpo dei punti nodali, il cui potenziale era superiore a quello circostante; essi presentavano delle variazioni di potenziale a seconda dell’umore o della salute del soggetto o a seconda di chi gli si avvicinava.
C. GRILE nel libro “Il fenomeno della vita’ sostenne che ogni cellula è un risonatore elettromagnetico che assorbe e emette radiazioni ad altissima frequenza, come fosse una piccolissima radio emittente e ricevente. La vita è la relazione armonica di un insieme di risonatori, un sistema di comunicazione globale. Quello che chiamiamo ragione o fantasia, salute o malattia ecc. dipende dalle cariche elettriche generate, nel protoplasma della cellule, da radiazioni. L’uomo sembra un meccanismo radioelettrico che trasmette e riceve finché è vivo, con la morte cessa l’emissione e la ricezione. L’aura è lo spettro di queste radiazioni del vivente. La materia morta non ne emette.
Alcuni parlano di radiazioni a bassa frequenza, altri ad altissima, forse hanno ragione entrambi. Secondo gli scienziati sovietici la cellula ha emissioni elettromagnetiche che vanno dalle onde radio agli ultravioletti, comprendendo la gamma del visibile e dell’invisibile.
Ne ‘La teoria elettrodinamica della vita’, BURR e NORTHRUP, misurarono finissime differenze di potenziale con un voltometro a valvole elettroniche ultrasensibile, e studiarono per 30 anni le differenze di potenziale degli alberi. Sulle donne essi scoprirono che a metà del ciclo mestruale la cervice uterina aveva un incremento di potenziale che durava 24 ore. Altri studi portarono a individuare i ritmi circadiani e le reazioni alle macchie solari. Si scoprì che in ipnosi variano i gradienti di potenziale elettrico e che gli instabili mentali hanno variazioni nei potenziali di tensione.
Tra gli apparecchi inventati per misurare le radiazioni dei corpi citiamo l’aurometro di fase che è stato anche usato in ospedale sui malati. L’aurogramma normale presenta una forma ovoidale, ma per un malato l’ovoide si deforma.
Gli agopunti cinesi, che non hanno nessuna relazione col sistema nervoso, vengono invece rilevati misurando la resistenza elettrica della pelle, che negli agopunti si riduce del 5%, quindi si tratterebbe di zone puntiformi della pelle a bassa resistenza elettrica, che permettono dunque il passaggio di informazioni.
Ma la resistenza elettrica varia anche in caso di malattia, e in quel caso le fotografie energetiche sugli agopunti mostrano delle macchie.
Quattro anni prima delle lastre Kirlian fu costruito un apparecchio Optron con un fotoconduttore al selenio collegato a uno schermo elettroluminescente che amplificava di 100 volte la luminescenza umana. Anche certe piante e mammiferi emettono questa luce, una luce tanto debole che è stata chiamata “luminescenza oscura” e che si verifica anche negli ultravioletti. Questa radiazione sembra aumentare poco prima della divisione cellulare, per proliferazione cancerogena. Tessuti tumorali emettono più radiazioni di quelli sani. Una delle cause del cancro potrebbe essere una variazione delle emissioni d’onda. E, se si aprisse lo studio di questi potenziali e si capisse come variarli, si potrebbe inventare una nuova terapia basata sulle radiazioni delle cellule.
Il biofisico tedesco POPP ritiene che ogni cellula abbia un suo campo d’onda stabile che funziona come un sistema informativo e come un sistema difensivo contro le influenze elettromagnetiche negative. Per es., un campo elettromagnetico negativo potrebbe alterare l’equilibrio, spezzando le difese della cellula e alterando il suo programma.

Quando nel 58 si arriva alla LASTRA KIRLIAN, cioè all’immagine ad alta frequenza, risulta chiarissima la differenza tra cellula cancerosa e normale. L’ideale sarebbe che la scienza progredisse a opera di scienziati che sono anche sensitivi. Uno di questi è John PIERRAKOS, psichiatra, scienziato e sensitivo, che ha studiato a lungo i campi aurici di piante, animali, o cristalli prima individuandoli come sensitivo e poi lavorando, col la sua equipe, con la tecnologia, con strumenti sensibili agli ultravioletti (valvole fotomoltiplicatrici ad alta sensibilità fotonica), rilevando emissioni luminose che possono essere aumentate con la sola forza della mente, e che escono dal plesso solare, la testa e le mani. Soggetti molto dotati lasciano nella camera oscura segnali persistenti per 20 minuti dopo la loro uscita. La meditazione vacua aumenta questa energia, il lavoro razionale la diminuisce. Certi soggetti possono influenzare gli strumenti senza nemmeno entrare nella camera di prova come se vi proiettassero la loro energia. Tra le persone mentalmente perturbate, alcune erano in grado di assorbire l’energia prodotta da altri come se fossero vampiri. Si riuscì a videoregistrare una specie di campo sottile e pulsante attorno al corpo con vari toni di grigio e protuberanze luminose nelle zone corrispondenti ai chakra. Se il soggetto avvicinava le dita o i palmi tra loro, erano visibili linee grigie di congiunzione (queste linee il sensitivo le vede, così come sente la forza attrattiva di un palmo verso l’altri, come essi giungono abbastanza vicini, esercizio che potete fare anche voi mettendo i palmi paralleli a 30 cm di distanza e poi avvicinandoli pian piano, fin quasi a farli sfiorare. Se state con l’attenzione vacua e lo sguardo periferico, vi accorgete che si forma come una nebbia vischiosa tra i due palmi e con piccolissime variazioni della distanza, potete anche allungarla o restringerla come fosse una fisarmonica. Fate questo esercizio molto lentamente su una tovaglia bianca, e in genere riesce ed è stupefacente). Quando i palmi si avvicinano, quasi tutti riescono ad avvertire delle percezioni diverse, formicolii, resistenze ecc. e la macchina registrava le linee di energia. Se ce la fate a stare molto vacui e con lo sguardo inerte e non focalizzato, arriverete a vedere questa nebbiolina grigiastra estensibile che è, appunto, l’aura.
Se fossimo in grado di conoscere questo tipo di energia radiante, potremmo capire meglio cos’è la comunicazione, la trasmissione di informazioni.
Sono state fatte ricerche sui segnali trasmessi dalle piante. In un bosco di salici e ontani hanno messo dei bruchi, e gli alberi hanno cambiato i meccanismi chimici così da rendere cattive le foglie, producendo meno proteine per far morire i bruchi, ma è accaduto che alberi dello stesso tipo entro 50 m. hanno fatto lo stesso pur senza avere i bruchi come per un fenomeno telepatico di trasmissione delle informazioni.
Grandi pensatori come Faraday, Jung e Einstein hanno pensato a una interconnessione universale, per cui ogni atomo e ogni ente influenza tutti gli altri. In realtà non sappiamo gran che di questo tipo di comunicazione, ma tutti sono rimasti impressionati dal TEST DELLA CENTESIMA SCIMMIA fatto negli anni 50 sull’isola di Koshima. (Avverto che per quanto il test sia famosissimo, non c’è nessuna prova reale della sua veridicità, ma esso serve benissimo per spiegare l’informazione a distanza).
Il test fu creato dallo scritto inglese Lyall Watson ed è un mito pseudoscientifico. Diceva che in una certa isola giapponese, le scimmie mangiavano le patate sporche di terriccio. Ma una scimmia aveva lavato prima le patate in mare e altre scimmie l’avevano imitata. Ma, quando 99 scimmie ebbero imparato a lavare le patate in mare, una 99° scimmia in un’isola lontana prese la sua patata e la lavò in mare. Cioè, una volta raggiunta una certa massa critica x, un determinato comportamento entrava a far parte del patrimoni informativo della specie.
Questo test, se pure inventato, è stato poi confermato per altri casi simili, come le gazze inglesi che avevano imparato a forare il capellino di stagnola delle bottiglie di latte ecc.
Questa teoria ha attecchito rapidamente in molte discipline basate sull’osservazioni comportamentale, ed è passata alla scienza come LA TEORIA DEI CAMPI MORFOGENETICI, nome ricevuto dal biologo britannico RUPERT SHELDRAKE.
Essa suppone che, se l’individuo di una specie impara un nuovo comportamento, il campo morfogenetico cambia, mentre la risonanza morfica, con una sorta di vibrazione, si trasmette all’intera specie.
La teoria di Sheldrake afferma che i sistemi sono regolati non solo dalle leggi conosciute dalla scienza fisica, ma anche da campi organizzativi invisibili, che lui chiama “morfogenetici”.
Il termine indicherebbe un nuovo tipo di campo fisico che svolge un ruolo nello sviluppo della forma. In altre parole, i campi morfogenetici sarebbero responsabili della forma e dell’organizzazione specifica dei sistemi a tutti i livelli di complessità, non solo in biologia ma anche in chimica ed in fisica.
Questi campi ordinano i sistemi con cui sono associati influendo su eventi che, da un punto di vista energetico, appaiono come indeterminati o probabilistici, cioè, in termini più semplici, non sembrano possedere apparentemente alcun rapporto gli uni con gli altri. Questa teoria suppone, tra l’altro, che, se un membro di una specie biologica impara un nuovo comportamento, il campo morfogenetico per la specie cambia, anche se lievemente. Se il comportamento viene ripetuto abbastanza a lungo, la sua “risonanza morfica” si accumula e inizia a influenzare l’intera specie. Più individui della stessa specie imparano a eseguire un nuovo compito, più potente diventa questo loro campo morfogenetico e più facilmente gli altri individui della specie impareranno a eseguire quel compito. È il cosiddetto salto quantico, che facilita il raggiungimento di un obiettivo, prima considerato difficile per i più.
Ciò è vero non solo a livello di specie, ma anche riportato al microcosmo dell’universo cellulare. Sembra infatti che la cellula conservi la memoria di tutti i processi a cui viene sottoposta. Quindi essa apprende e potrebbe autoregolarsi e a ripristinare la memoria dello stato di equilibrio.
Questo è particolarmente importante nelle malattie in cui il danno fisiologico prende l’avvio da un’errata risposta a livello cellulare, come nel cancro.
L’ipotesi è dunque quella che sia possibile, attraverso opportuni interventi della coscienza del soggetto malato, ripristinare la memoria del funzionamento corretto della cellula abnorme.
Sheldrake pensa che la capacità per rimembrare, richiamare, ricollegare, o riconoscere dipenda dalla risonanza morfica.
Applicando questa teoria all’ambito cellulare è possibile supporre che un paziente possa riuscire a rivitalizzare il corpo cambiando le condizioni costitutive per il funzionamento ottimale del sistema comunicativo, cioè la comunicazione fra particolari campi morfici delle cellule.
Dal modello deriva che le cellule danneggiate diventano in grado di attingere alla memoria dei relativi campi morfici e quindi di essere in grado di attivare il sistema di autoguarigione del corpo. Il motivo che determina il recupero è che le comunicazioni sono ripristinate su un modello di salute, perché la risonanza morfica è rigenerata o ristabilita.
Per risonanza morfica Sheldrake intende il rapporto o il processo per mezzo del quale le precedenti forme e le strutture di attività interagiscono con forme ed attività similari. La risonanza morfica funziona attraverso sia lo spazio che il tempo ed essa non diminuisce con la distanza nel tempo o nello spazio.
Malattie come il cancro esprimono un disarmonia cronica e le disfunzioni dell’unità dell’intero sistema di comunicazione della personalità
L’ipotesi che il cancro sia una malattia sistematica implica che il malato sia danneggiato o non tragga risultati apprezzabili dall’uso di metodi e farmaci che presuppongono che il cancro sia una malattia locale in una parte autonoma del corpo. Le malattie come il cancro esprimono invece un disarmonia cronica e le disfunzioni dell’unità dell’intero sistema di comunicazione della personalità.
Applicando la teoria di Sheldrake allo sviluppo degli stati di coscienza più elevati, possiamo prevedere che maggiore è il numero di individui che iniziano a elevare il proprio stato di coscienza, più forte diverrà il campo morfogenetico per stati più elevati, e più facile sarà per gli altri muoversi poi in quella direzione.
Non so quanto queste teorie abbiano stimolato la ricerca scientifica, ma certo hanno stimolato enormemente quella parapsicologica influendo tutto un filone di letterature esoterica che si è sparso nel mondo.
E’ come se ogni specie fosse inserita in una precisa rete informativa su cui ogni soggetto è sintonizzato. Nel mondo tibetano si conosce da tempi lontanissimi il concetto di ruota delle vite, secondo cui ci sono sei Loka, ovvero 6 piani dell’essere in cui uno può incarnarsi, che danno luogo a sei diversi tipi di creatura, ognuna caratterizzata da un diverso piano vibrazionale.
In effetti alcuni scienziati hanno individuato sei tipi di livelli diversi, ognuno con le sue leggi, il suo tipo di radiazione, il suo modo di trasmissione di informazioni e persino la sua struttura spazio-temporale: la materia fisica, il bioplasma o sostanza eterica, il mentale istintivo, il pensiero intellettuale, lo spirito, l’anima. Essi possono esistere separati o connessi. Sembrano concetti metafisici ed escono dal mondo della scienza vera e propria.

Cosa vedono i veggenti? ‘L’aureola’ è la parte di aura che circonda il capo e le spalle e il ‘nimbo’ è la luce colorata che sembra circondare tutta la figura.
Si è cercato di visualizzare con macchine questo tremolio luminoso e si sono avuti dei risultati che non sono proprio l’aura colorata a vari livelli vista dai sensitivi ma sono tuttavia qualcosa.
Nel 1884 Nikola TESLA, che lavorava negli stati Uniti, fece delle foto ad alta tensione, scoprendo che, quando il corpo umano era sottoposto a potenti CEM ad alta frequenza, comparivano attorno ad esso scariche luminose. Queste scoperte furono studiate soprattutto in Russia.

Nel 1958 i coniugi sovietici Semion e Valentina KIRLIAN presentarono un nuovo modo di fotografare attraverso scariche ad alta frequenza e ad alto voltaggio. Semyon stava riparando una macchina ad alta tensione quando scoccò una scintilla tra la macchina e la sua mano, egli decise di riprodurre la cosa mettendo dietro una lastra di materiale fotosensibile, quello che vide lo lasciò a bocca aperta: attorno alla mano, debolmente visibile, apparve un mondo pulsante e dinamico di bagliori, punti e ombre. L’acceleratore produce un campo elettromagnetico che eccita gli elettroni e questi rilasciano luce, cioè pacchetti quantici che hanno la forma di piccoli raggi luminosi. La LASTRA KIRLIAN non è una foto tradizionale, si ottiene inondando un oggetto con un campo elettrostatico. Appena l’oggetto è immerso nel flusso di particelle cariche, subisce un’eccitazione elettrica che dà luogo a un effetto corona. La lastra riesce a fotografare il campo di energia emesso dall’oggetto.

Si appoggia per es. la mano su un foglio di carta da foto, l’apparecchio Kirlian genera una tensione di migliaia di volt a 10 milliampere, la carica passa dall’apparecchio a terra, incontra in questo passaggio il campo che è attorno alla mano e si presenta qui l’effetto corona. Si sceglie la mano perché è molto interessante per la quantità di ramificazioni nervose, soprattutto sul pollice o la punta delle dita, e la sua relazione col cervello. Più generalmente si usa la punta dell’indice. E’ da notare che stranamente l’effetto è lo stesso anche se la mano porta un guanto. Insomma si visualizza un qualche campo prodotto dalla mano. In caso di malattia questo campo presenta delle perturbazioni.
Ogni malattia produce la propria variazione di campo. Nei pazienti affetti da cancro, ogni fase della malattia corrisponde a un effetto visibile diverso. Se la persona è scarica energeticamente mancano le radiazioni. Persone molto sensibili ai campi mostrano sottili righe a raggio. Personalità forti danno bande molto scure. Tossicodipendenza, energia bloccata, nevrosi da angoscia mostrano assenza di radiazioni sulla punta delle dita.
Se due persone si sono antipatiche, quando sono fotografate insieme hanno una diminuzione dell’effetto corona.
Dopo una seduta di pranoterapia, la corona aumenta di intensità e spariscono le macchie.
Una moneta toccata da un pranoterapeuta ha una luminosità maggiore. Una mela mostra nelle radiazioni della corona delle mancanze nei punti che marciranno di lì a pochi giorni.

La foto Kirlian nasce per registrare le variazioni di un sistema aperto agli stimoli esterni attraverso una codificazione elettrica.
Per 30 anni i coniugi Kirlian lavorarono attorno a questo tipo di foto ad alta frequenza (FAF), rilevando la variazione della nebulosità pulsante in relazione alla salute o alla malattia. Il campo per es. risultava diverso per una foglia presa da un albero sano o malato, per un chicco di grano fertile o sterile, per un pezzo di pane normale o trattato da un pranoterapeuta. In 166 campioni di stomaco di pazienti diversi, la lastra mostrò una formazione a macchie tipiche per i tessuti cancerogeni.
Per molto tempo il governo russo classificò la scoperta come segreto, poi nel ‘59 i lavori furono resi pubblici. Essi destarono inizialmente un forte interesse nel mondo scientifico, ma oggi il sistema è un po’ scaduto ed è stato soppiantato da altri, il cui fine è sempre lo stesso: trovare il segreto della vita, della malattia e della salute.
La foto Kirlian è un sistema che registra scariche elettriche, soprattutto attorno a mani e piedi, ma non possiamo dire che esse siano ciò che i sensitivi chiamano aura.

Quando nel ’73 Semion e Valentina Kirlian presentarono i risultati di 30 anni di ricerche, ci fu un congresso internazionale cui parteciparono scienziati e fisici delle principali università mondiali per verificare la possibilità scientifica di registrare le ESP, la telecinesi, la pranoterapia. In particolare fu esaminata la tecnica Kirlian per capire se l’agopuntura o la pranoterapia avessero un fondamento scientifico ma i risultati non furono soddisfacenti.
Le foto Kirlian non riproducono la parte esterna e visibile dell’oggetto ma il sistema di luci e di ombre che lo circonda. I colori sono due: blu e rosso (o meglio un celeste nebuloso e un marrone rossastro). Il blu corrisponde alla salute, il rosso alla malattia. Le foto Kirlian mostrano chiaramente che il nostro sistema di luci e colori cambia variando lo stato di coscienza, per es. sotto ipnosi o se siamo in condizioni di veglia, sonno, rilassamento, meditazione, coma. Non sappiamo se le lastre Kirlian riescano realmente a fotografare l’energia vitale, in realtà non sappiamo nemmeno che cosa stiano fotografando.

Valentina Kirlian dice di aver rilevato corpi di luce che persistono sui cadaveri per 5 giorni, non solo, ma che essi hanno configurazioni tipiche seconda la causa di morte, per es. le aure dei suicidi sono riconoscibili per una particolare forma spinosa, fatto che sarebbe interessante quando la causa della morte resta dubbia. Purtroppo le indagini del corpo luminoso su cadaveri sono vietate dalla legge sovietica che impone l’interramento o la cremazione in breve tempo, ma sarebbe interessante sapere cosa accade al corpo aurico o corpo splendente oltre, per es. i 49 giorni, che sono la durata del “bardo”, o periodo di transizione, di cui parla la cultura tibetana. La cultura tibetana ha il suo libro più importante nel BARDO TODOL, il libro tibetano dei morti, che insegna a vivere, insegnando a morire e pone molta attenzione al momento di passaggio supremo e alle energie che si trasformano.

Venti anni fa la considerazione dell’aura o corpo energetico era diversa nelle varie parti del mondo. L’Oriente (India, Cina , Giappone) l’accettava come una realtà, presente nella cultura e nella religione da migliaia di anni, la Russia la chiamava informazione biologica, bioinformazione, e se ne cercavano prove scientifiche, gli occidentali la ponevano come un’ipotesi molto fumosa o addirittura la scartavano come una fantasia priva di senso.
I sovietici conoscevano l’agopuntura che era praticata in Russia, anche se non tanto quanto in Cina, ed erano molto interessati a vedere se le foto Kirlian convalidassero la teoria dei meridiani e dei punti nodali. I Sovietici, del resto, hanno sempre preceduto gli Americani in certi campi, come l’ipnosi usata al posto dell’anestesia, i fenomeni ESP o la pranoterapia. I fenomeni ESP (e in particolare la telepatia) sono stati studiati anche per motivi militari. E la pranoterapia è così diffusa che quasi tutti i grandi capi russi hanno pranoterapeuti personali per aumentare il loro benessere. Il marxismo non ha mai ostacolato gli studi sulle ESP, e ancora poco tempo fa l’agonico capo della Cina, Deng, si teneva accanto ai suoi medici scientifici anche uno sciamano.

L’aura potrebbe essere il programma di vita, il programma di costituzione e di mantenimento. L’energia si struttura in organismi. Gli atomi si organizzano in molecole, queste in tessuti, i tessuti in organi e poi in corpi. Partendo da una stessa base atomica, abbiamo programmi diversi che danno come risultato finale un coniglio, un abete rosso, un aborigeno australiano, un cristallo citrino… i mattoncini sono gli stessi ma seguono programmi di sintesi e organizzazione diversi e producono forme di vita diverse. Cos’è che dirige tutto? I russi parlano di programmi che guidano l’organizzazione funzionale.
Ancor prima che una foglia si formi, esiste il programma della foglia e questo è più perfetto della foglia reale. Se si taglia una frazione di foglia, per un certo tempo la FAF mostra la foglia intera, la ‘foglia fantasma’, come se la matrice invisibile stesse prima del corpo fisico ma anche dopo, come il progetto ideale a cui l’oggetto fisico avrebbe dovuto conformarsi. Questo effetto corona a poco a poco scompare ma se un guaritore tiene in mano la foglia, per un po’ si riforma come se si rivitalizzasse.
Se si strappa una foglia dal picciolo, essa irradia piccole emissioni luminose verso il punto da cui è stata strappata come se volesse medicarlo. Se stacco un germoglio da uno stelo, questo emette bagliori, perché si è rotto il suo equilibrio e il suo sistema informativo protesta. Si è visto che l’aura si dilata se il soggetto prende marijuana o è sotto ipnosi, e che diventa più brillante in stato di meditazione. Per questo possiamo pensare che le tecniche di rilassamento siano comunque benefiche.

La Kirlian mostra che ogni vivente ha un doppio che ha una vita a sé. Ci sono antiche culture che migliaia di anni fa già postulavano che l’uomo avesse un doppio vitale che organizzava la sua vita e moriva con essa, il ka degli Egizi, per es., una controparte programmatica, un corpo matrice.
La foto Kirlian dichiara di fotografare proprio questo programma che sta “prima” della manifestazione materiale e che si manifesta in un codice di luci e ombre, un codice indefinito e abbastanza indecifrabile ma che è comunque qualcosa. Ma questo non sembra coerente con le sue variazioni per patologia o incidente.
Noi possiamo fare delle ipotesi anche fantasiose, ma, per quanti progressi abbia fatto la scienza occidentale, il concetto di vita resta un mistero. Noi non sappiamo che cosa renda un corpo vivente né cosa siano la malattia o la morte.
Per capire l’essenza della vita è fuorviante osservare l’esteriorità delle cose, c’è molto di più, ma noi non lo vediamo. Forse è più facile chiudere gli occhi e il brulicare vibrante della vita ci apparirà con luci e ombre, possiamo intuirlo con una vista che non è quella fisica, con una percezione da simile a simile. Anche questa è una forma di telepatia, un sentire insieme. Anche questo è possibile.
Un corpo vivo è un’organizzazione aperta dinamica e interagente con l’esterno, i cui componenti hanno un ricambio continuo. La Kirlian permette di vedere questo ricambio come un vagolare apparentemente casuale di globuli luminosi negli spazi intercellulari. Come c’è necessità, i globuli sono attratti da un punto della materia e si tuffano in esso sparendo risucchiati. Il risultato è la rialimentazione delle cellule.
Ma cosa sono e da dove vengono questi globuli? In Giappone si dice che essi manifestano il famoso CH’I o KI. Sembra un elemento energetico, vitale, che continuamente entra nel nostro corpo come la luce, il cibo, l’acqua, il respiro, ma non è nessuna di queste cose. Cibo, luce, acqua, respiro entrano in noi dalla bocca, dal naso, dai pori della pelle (se verniciamo con l’oro un corpo vivente, l’essere muore), ma l’elemento vitale, secondo la tradizione cinese, il CH’I, entra in noi da punti di accesso sparsi secondo una mappa precisa. Da questi punti l’energia entra, raggiunge i tessuti e gli organi e poi esce, in un ricambio continuo.
La foto Kirlian è stata studiata per misurare la forza vitale di piante e semi, diagnosticare malattie prima dei sintomi, controllare agopuntura, omeopatia, pranoterapia o guarigione spirituale, verificare la nocività di droghe, valutare gli effetti di rapporti come tra genitori e figli … ma i risultati non hanno detto molto.

Sappiamo che ogni cm di corpo umano emette alcune centinaia di fotoni al secondo. Quando sono in atto divisioni cellulari prodotte da malattie neoplastiche, si generano correnti elettriche alternate con picchi di 100 MHz che permettono diagnosi precoci.
Nelle malattie mentali i pazienti schizofrenici presentano aure dei polpastrelli sfocate, negli psicotici manca il blu e si forma una intensa fascia rossa attorno alla mano, senza ramificazioni; nei nevrotici predomina un rosso caotico. Si è visto anche che se due soggetti si piacciono la scarica a corona aumenta, ma se si respingono diminuisce.

Un collaboratore dei Kirlian, il fisico Victor Adamenko e sua moglie Vittoria Marangoni, riferirono a Bologna delle prove fatte, affermando che la FAF o ‘fotografia ad alta frequenza’ riusciva ad evidenziare le proprietà elettriche non visibili dei corpi. Ma la comunità scientifica ancor oggi non ha accettato la FAF.
Le presunte lastre Kirlian che spesso si possono avere a pagamento nelle varie fiere sono in realtà degli inganni, abbastanza diverse dal prototipo, che realizzava foto solo a due colori, rosa e celeste, un alone nebuloso in cui comparivano varie macchie scure. I Kirlian esaminavano le mani. Il voltaggio usato era tra 20 e 100 KV con frequenza tra 75 e 3000 Hz. La stanza deve essere oscurata e a temperatura di 20° centigradi, con umidità del 50%, le mani lavate bene con sapone per almeno cinque minuti, come fanno i chirurghi, più si dovevano prendere altre precauzioni per abituare il soggetto a essere immerso a un campo elettrico così forte.

Per gli studiosi di elettroni è possibile che si abbia un ‘effetto corona’, come fenomeno fisico prodotto dagli elettroni del corpo quando questo è esposto a un campo elettromagnetico ad alto potenziale e alto voltaggio, ma questo è tutto. Non ci sono altri riconoscimenti. E i tentativi che sono stati fatti per trarre diagnosi dalle foto Kirlian restano molto confusi.
In America si stanno studiando molte tecniche bioenergetiche: REICHE e LOWEN insegnano a dirigere l’energia su precise parti del corpo e la Kirlian mostra che in certi momenti queste parti diventano più brillanti. Dunque non si tratta di tecniche illusorie. Similmente il pranayama, o respirazione dello yoga, il rilassamento, la meditazione, il Qi Gong… aumentano le dimensioni del corpo luminoso.

Questo lo ho constatato di persona, basta che il soggetto entri in meditazione e l’aumento della sua luminosità diventa enorme.

La foto Kirlian registra le emozioni, esse sono viste in neurofisiologia attraverso manifestazioni collaterali fisiologiche (battito cardiaco, temperatura, pressione ecc.) ma non sappiamo cosa altro siano, la Kirlian le manifesta come variazione di luminosità, anche in casi curiosi, come il fotografo che doveva scattare 6 pose a un uomo, ma dopo tre dovette assentarsi, fu sostituito da una donna e la luminosità aumentò. Questo fece capire i processi interattivi e si cominciò a studiarli. Se si toccava la fronte del soggetto prima della foto, la luce aumentava. Se il professore severo fotografava l’allieva impaurita, la luminosità si appiattiva, mentre se arrivava il suo innamorato, riprendeva a brillare. C’era una relazione tra emozione e risultato elettrico. Il colore blu indica salute, le zone rosse o scure malattia. Parti del corpo diverse emettono luci diverse, il cuore emana una luce verde-blu. Per Cayce il verde che tende al blu è il migliore dei colori. Non a caso nell’induismo si parla del cuore verde-blu e questo è il colore del quarto chakra.

La presenza di un programma del vivente, invisibile, che persiste anche quando il vivente visibile viene a mancare è riproposta nel CASO DELL’ARTO FANTASMA.
E’ noto che chi viene deprivato di una mano o un piede o un arto continua a provare sensazioni là dove non c’è più nulla. Si dice che sono le terminazioni nervose a dare delle false percezioni, ma il fenomeno è bizzarro. Uno che ne parlò fu l’ammiraglio Nelson che aveva perso in battaglia le dita di una mano ma che spesso diceva di sentirle come se le avesse ancora. Il primo che studiò il caso in medicina fu WEIR MITCHELL.

Gli scienziati russi furono sempre interessati a verificare in modo elettrico agopuntura e pranoterapia. Notevoli furono i loro risultati sulla pranoterapia. E la pranoterapia di diffuse talmente che quasi tutti i grandi capi comunisti usarono pranoterapeuti personali per aumentare il loro benessere. Con un tipo di magnetometro si è constatato che quando un pranoterapeuta cura un malato, si ha una variazione nelle onde emesse dalle sue mani. Il polpastrello del guaritore quando impone la mano sembra diventare più brillante e la mano emana una forte luce metà blu e metà rossa, in particolare la mano destra sembra emanare luce rossa e quella sinistra luce blu. In Italia sono riusciti addirittura a fotografare, con varie tecniche, una luminescenza a forma di stelline che a tratti sembra apparire nell’aria sotto la mano del guaritore. Durante il trattamento, la brillantezza del guaritore diminuisce, mentre aumenta quella del paziente, come se realmente avvenisse un passaggio di energia. Nel momento di emissione, la mano del guaritore diventa più luminosa al centro del palmo come ci fosse una moneta lucente, là dove gli indiani pongono il chakra della guarigione, una piccola ruota o occhio o vortice luminoso.

Analizzando soggetti psicotici o schizofrenici, sembra che ci siano variazioni significative nell’aura, che aumenta e si normalizza quando il soggetto assume farmaci positivi e si altera alcuni giorni prima di una crisi o ricaduta. Dopo un trattamento di agopuntura cambia del tutto la configurazione dell’energia.
La Kirlian o un suo succedaneo più accurato potrebbe permettere diagnosi precoci e controlli di terapie. Per es. gli indizi di un infarto miocardico possono comparire nella Kirlian anche tre settimane prima dell’evento.

Da quanto visto, possiamo ipotizzare che il corpo umano ha una componente elettrica con un ’effetto di campo’ che si estende oltre i confini del corpo fisico. Tale effetto risente delle condizioni di salute del soggetto, delle sue emozioni, dei suoi rapporti con l’ambiente fisico o umano.

Nel 1929 LOUIS DE BROGLIE, premio Nobel per le proprietà ondulatorie della materia, aveva visto che attorno a ogni oggetto esiste un campo di onde stazionarie.
RUSSELL ipotizza che attorno a ogni organo o parte del corpo esista un campo elettromagnetico che ricostituisce le molecole perdute reintegrando il tutto.
La Kirlian sembra evidenziare l’esistenza di campi mentali che perturbano l’irraggiamento come i disturbi organici. Risulta che il pensiero agisce anche a distanza e influenza la materia. Il pensiero ha proprietà di campo. Russell parla di campi T (thoght-fileds) che si fissano sulla materia, per es. su oggetti o ambienti.

Per quanto in Italia nelle fiere o in presunti ambulatori si spacci la Kirlian come la macchina che misura la capacità guaritrice, (anche Inardi faceva questo), si deve dire che in nessun modo la camera Kirlian può servire per individuare i pranoterapeuti, si ritiene dunque che tale pratica sia un uso non corretto della macchina, supposto che si tratti poi della strumentazione giusta e non di una macchina che spara solo flash colorati ad effetto. Ho visto varie di queste foto con aureole gialle, verdi, rosse, arlecchino, che non hanno niente a che fare con le foto Kirlian e sono solo effetti artificiali. Ci fu un tempo in cui attorno alle presunte foto Kirlian si era aperto tutto un mercato molto variabile per prezzi e promesse, ricordo che una decina o più anni fa, una foto Kirlian fatta a Trieste costava 30.000 lire e una fatta a Milano anche 700.000 lire. Ho visto anche presunte diagnosi, in genere molto generalizzate e in fin dei conti utili a nulla. Ma ogni anno scoppiano mode del paranormale a cui molti non sanno sottrarsi e che lasciano tutti come prima, salvo il piacere infantile di dire: “L’ho fatto anch’io”. Siamo il paese delle mode effimere dove tutti hanno il piacere narcisistico di credersi in cammino anche quando non fanno un passo e alimentano solo business furbeschi. Ieri la Kirlian o i corsi di Inardi per diventare extranormali, oggi il Reiki o il pellegrinaggio in India, tutti i mezzi sono buoni per sperare di essere qualcosa di più di ciò che siamo.

EDGAR CAYCE E L’AURA

Uno dei più grandi sensitivi del mondo, l’americano EDGAR CAYCE, diceva di avere sempre visto l’aura fin dalla nascita.
Poco prima della morte, egli scrisse di suo pugno un libretto sull’Aura dove diceva di aver sempre visto attorno alle persone un alone colorato pensando che anche gli altri lo vedessero.
Cayce cercò di interpretare i colori che vedeva. Qualche volta i colori gli indicarono che il soggetto in questione era in grave pericolo indicandolo anche se aveva una causa esogena. Quando i colori sparivano la persona era prossima alla morte. Una volta stava per entrare in un ascensore, quando vide che le persone già entrate erano tutte oscurate dell’aura, ne uscìrapidamente e l’ascensore poco dopo si schiantò al suolo.
Cayce diceva che attorno a ogni uomo c’è un fascio di colori luminosi che variano col variare delle sue emozioni o della sua salute; tutto ciò che accade in lui si riflette sulla sua aura, essa è il barometro della vita e riflette le vibrazioni dell’anima. Quando la persona si avvicina alla morte, l’aura comincia ad allontanarsi dal corpo e svanisce.
Ricordiamo che non è molto difficile intravedere l’aura di un corpo, soprattutto al mattino, d’estate, e con un contrasto di parete bianca o nera, e più facilmente attorno alla testa, ma al più si può vedere un alone fluorescente giallo pallido sopra o di lato alla persona con qualche parte più scura, ma è raro, anche tra i sensitivi, vedere colori, solo pochissime persone al mondo riconoscono i colori e ne possono parlare. Il fenomeno è complicato dal fatto che c’è una predisposizione a vedere certi colori e non altri, come se la frequenza fondamentale del sensitivo alterasse la visione, anche qui sembra esserci conoscenza dove c’è affinità.

Un’aura giallo dorato pallido dovrebbe significare alta spiritualità.
Ma un giallo vivace acido indicano cattiveria e malignità.
L’arancione è di una persone vivace, intellettuale, orgogliosa e ambiziosa.
Il rosso indica collera, vitalità fisica e violenza, ma, se è un rosso smorzato, passione e sensualità.
Il rosa : tenerezza e affettività.
Marrone : avarizia, attaccamento alle cose materiali.
Grigio: depressione e morte.
Bianco : saggezza o santità.

Cayce studiò i colori per anni, confrontando le sue interpretazioni con altri sensitivi con cui non sempre era d’accordo. Come ricordiamo, anche Croiset aveva fatto questa ricerca. Come Croiset, Cayce dava molta importanza all’astrologia e spesso le sue diagnosi medianiche comprendevano anche indicazioni astrologiche. Croiset aveva anche cercato corrispondenze in libri di occultismo. Diceva che il colore è una caratteristica della materia.
“Il colore è la luce, e la luce è la manifestazione della creazione.”
Un tempo gli uomini non conoscevano i colori, essi sono nati col tempo. L’uomo nei millenni aveva aumentato la sua capacità di vedere colori, dal rosso al blu. Gli antichi Egizi chiamavano il Nilo ‘marrone’, non azzurro, e Omero diceva che il mare è ‘colore del vino’, Aristotele riteneva che l’arcobaleno fosse formato da rosso, giallo e verde, dunque si può pensare che la percezione della gamma degli azzurri sia venuta dopo, come una sensibilità vibrazionale più sottile alle onde luminose più alte e che indichi personalità evolute, mancando in persone più primitive.
Forse l’evoluzione umana portava con sé una modificazione della vista che diventava sensibile alle onde più alte dello spettro, il che significa che forse un giorno tutti gli uomini vedranno nuovi colori dell’aura.
In realtà attorno a noi ci sono infiniti colori che non vediamo così come ci sono infiniti suoni che non sentiamo o pensieri che non riusciamo a capire e dunque informazioni cui non possiamo accedere.
Il mondo che riusciamo a cogliere è molto limitato “ciò vuol dire che la nostra evoluzione non è ancora terminata e questa è una promessa di eternità”.

Una sensitiva amica di Cayce diceva: “Quando uno mi racconta una bugia, vedo una linea verdastra scendere orizzontalmente sulla sua aura, la chiamo la verde luce di gas ed è un segnale di menzogna”.
Secondo Cayce, in qualche modo sottile vediamo tutti l’aura, senza saperlo, quando ci sembra che un colore si adatti o no a qualcuno, leggiamo la sua aura e creiamo dei collegamenti. Noi sappiamo di colpo quando un colore si addice a una persona che conosciamo, è come se quella vibrazione lo migliorasse.
Di solito noi ci vestiamo secondo certi colori; se ci capita di cambiare di colpo tinte, ci è successo qualcosa. Se una donna che si è sempre vestita di blu o di colori scuri improvvisamente comincia a vestirsi di rosso, può essere malata o avere avuto una forte esperienza che l’ha cambiata.

Vedere del rosso scuro in un’aura è di cattivo auspicio, il rosso è la terra, il corpo, l’inferno. Un’aura rosso scura porterà patologie al sistema nervoso. In ogni caso il rosso è un’energia nervosa egocentrica, ma indica anche forza e vigore.
L’arancio vivo è un’energia che si autocontrolla, se è scuro indica indolenza e pigrizia.
Il giallo indica intelligenza vivace e ansiosa, mentalizzazione, socievolezza. E’ il colore della gioia e dell’amicizia. Se è debole indica scarsa forza di volontà e timidezza.
Il verde che va verso il blu è la salute, la guarigione, e la capacità di guarire gli altri, di essere protettivi e materni. Cayce diceva che medici e infermiere hanno del blu nella propria aura. Più l’aura tende al blu più la persona è sana e buona.
Invece un verde giallastro è bilioso, menzognero, qui troviamo delle analogie con Lobsang Rampa, il medico tibetano.
Il blu è il colore dell’arte, dello spirito e della contemplazione, il colore del sole e del cielo.
Il celeste è ancora il colore della ricerca dello spirito, il blu intenso aggiunge tenacia e severità interiore, indica persone a volte chiuse e scontrose ma ferme nei loro propositi che sentono di portare avanti una missione, che si dedicano a una causa, studiano o fanno ricerche o aiutano gli altri con impegno. Cayce diceva di aver visto questo blu in molte suore o anche in scrittori o cantanti. E’ un colore un po’ malinconico ma impegnato.
L’indaco e il viola danno devozione, tensione verso scopi alti e religiosi, ricerca che non ha ancora trovato la fede, ma quando si è avanti nello spirito questi colori sfumano nel blu, come se il blu fosse la naturale emanazione dell’anima. Il porpora dà invece arroganza.
Questi ultimi tre colori si associano a problemi cardiaci e dolori di stomaco.
Se fossimo in perfetto equilibrio, tenderemmo al bianco.
Un’aura pura e bianca è la perfezione.

Nel sesto secolo a.C. Pitagora usava i colori per guarire, oggi le discipline terapeutiche alternative ricominciano a fare lo stesso. I colori sono vibrazioni che possono curare la malattia creando una nuova risonanza, in quanto anche la malattia è una vibrazione, una vibrazione sbagliata.
Cayce diceva di poter capire un uomo dalla sua aura, soprattutto guardando sopra le spalle e la testa. Diceva che i colori si irradiano maggiormente presso le ghiandole principali (come nella teoria dei chakra), essi cambiano quando la persona cambia, e dipendono anche da ciò che mangiamo, dell’ambiente, dalle persone che contattiamo e che ci influenzano al punto da farci ammalare gravemente o da risanarci.
Se il colore vibra salendo e se nell’aura c’è molto verde può trattarsi di un guaritore. Un guaritore dovrebbe anche portare pietre verdi.
Il dirigente, l’uomo di comando, ha sprazzi di luce violenta qua e là, quasi elettrica.
Se siamo preoccupati o molto stanchi, i colori diventano deboli e opachi.
Il bianco e il dorato indicano persona spirituale che vuole aiutare gli altri.
Il corallo indecisione e timidezza.
Le venature rosse ira.
Gli sprazzi indaco l’ansia della ricerca.

Ovviamente questo vale per chi l’aura la vede. Per tutti gli altri e per la scienza occidentale essa non esiste, è una fantasia, un mito. I due generi di persone non si incontreranno mai, né si capiranno, a meno che il tipo scettico non abbia nella sua vita qualche esperienza paranormale che gli apra di colpo l’‘altra vista’, e questo, io lo so, per quanto lo scettico ne dubiti, può succedere anche a lui. :- )
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