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Thursday August 24th 2017

SHOCK ECONOMY

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MASADA n° 1432 6/1/2012 SHOCK ECONOMY

(Il simbolo del Nuovo Centro di Monti è un colossale lapsus, infatti al posto della bandiera italiana mostra un paio di forbici a indicare l’unica cosa che Monti sa fare: i tagli. Tagli di stipendi, tagli di vita, tagli di servizi, tagli di diritti, tagli di lavoro, tagli di libertà).

Naomi Klein: “Shock e sgomento”, oggi come ieri, lo schema del capitalismo non cambia: terrorizzare per dominare – Lista Monti: Italia, paese cavia, laboratorio politico del sistema bancario – Previsioni elettorali italiane – Una lettura ben diversa del caso dei due marò assassini: la bolla speculativa delle navi container, private ma protette dallo Stato – La follia dell’agenda Monti – Monti, Berlusconi e Bersani, stessa faccia stessa razza – I dati della crisi – Previsioni mondiali – Lettera aperta a Ingroia – La ‘Rivoluzione civile’, un partito nato postumo – La rete del controllo globale corporativo

La guerra è business
le armi fanno girare l’economia
E l’economia della morte
è sempre in attivo
Tutte le nostre industrie sono in crisi
tranne quelle degli armamenti
in questi ultimi anni
il loro fatturato è raddoppiato
Mentre l’italiano medio
fa la fila alla Caritas
per un piatto di pasta
C’è chi ha il piatto strapieno
sulla pelle di vite innocenti.

Mary


Viviana
Il potere del Male si esercita sulle masse mediante la menzogna e la paura. Ma anche la paura fa parte della menzogna.
Per i suoi scopi il Potere ha sempre usato a suo vantaggio le catastrofi naturali, le guerre, le recessioni.
E quando catastrofi, guerre e recessioni non sono stati sufficienti, il Potere ha inventato altre armi per soggiogare le masse: la paura del diavolo, l’odio per il diverso, il terrore del nemico… il debito, lo spread, il default… Di questi irrazionali è intrisa la paura e di questa paura si pasce il Male per mettere gli uomini sotto i suoi comandi.
Lento è il cammino degli uomini che tentano di liberarsi dal Potere smitizzando i suoi totem e lasciando che la razionalità e l’affettività umana abbiano la meglio sull’oscurità e sul terrore. Ma il cammino difficile della liberazione collettiva è visto come un ostacolo dall’egoismo del Potere che vorrebbe dominare incontrastato ma che, se fosse dominante, creerebbe un mondo mostruoso, il mondo del puro profitto di pochi, senza gioia né pace per tutti.

VV

NAOMI KLEIN- SHOCK E SGOMENTO- IERI COME OGGI, LO SCHEMA DEL POTERE NEOLIBERISTA CON CAMBIA

“Shock e sgomento” sono quelle azioni che generano oscure paure e irrazionali timori e che sono stati utilizzati da sempre dal potere con strumenti minacciosi, incomprensibili per la popolazione, ma voluti dai governi per porre sotto il loro tallone il cammino della democrazia. La natura può fornire occasioni buone al potere, utilizzando tornado, uragani, terremoti, alluvioni, incendi incontrollati, carestie ed epidemie. Altre occasioni sono inventate di sana pianta, dal nulla, per permettere la depredazione, la devastazione, la rapina di quanto i paesi hanno e ridurli al niente.
Da questo punto di vista, va bene l’uragano Catrina come la guerra in Irak, lo spread come il ricatto sul debito.

Shock economy è un saggio della giornalista canadese Naomi Klein, pubblicato nel 2007. Il libro studia gli effetti e le applicazioni delle teorie liberiste di Milton Friedman e della Scuola di Chicago in diversi Stati del pianeta, dagli anni 60 fino a oggi. Dopo 5 anni la sua tesi è verisimile come allora e dice che il Potere applica da sempre politiche regressive e conservatrici che prevedono guerre, privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica, riduzioni dei salari, distruzione dei diritti e coartazione delle Costituzioni democratiche, contro e senza il consenso popolare, approfittando dell’ignoranza delle masse e creando appositamente eventi economici e psicologici poco comprensibili ai più ma che inducono un irrazionale terrore. Il neoliberismo si basa essenzialmente su questi meccanismi mentali di induzione della volontà. E il risultato di queste ideologie è stato la crescita della disoccupazione e il generale impoverimento della popolazione a beneficio di una classe sempre più ristretta di persone.
La Klein citava le scuole delle torture americane, il regime di Pinochet in Cile, il crollo del muro di Berlino e l’instabilità economica in Polonia e Russia all’inizio degli anni 80, l’inflazione inarrestabile in Bolivia, la guerra delle Falkland, l’attacco all’Irak e all’Afghanistan.

Naomi Klein scriveva:
“Ho iniziato a studiare la dipendenza del libero mercato dal potere dello shock nei primi giorni di occupazione dell’Iraq. Dopo aver fatto la corrispondente da Baghdad, sono andata in Sri Lanka, diversi mesi dopo il catastrofico tsunami del 2004, e lì ho assistito a un’altra versione della stessa manovra: gli investitori stranieri e i prestatori internazionali si erano uniti allo scopo di sfruttare l’atmosfera di panico per consegnare l’intero litorale a imprenditori che vi costruirono grandi villaggi turistici, impedendo a centinaia di migliaia di pescatori di ricostruire le loro case vicino al mare.
I fautori del ‘capitalismo dei disastri’ non hanno interesse a restaurare ciò che era prima. In Iraq, nello Sri Lanka e a New Orleans, la «ricostruzione» spazzò via quanto rimaneva della sfera pubblica, per rimpiazzarlo con una imposizione affaristica: prima che le vittime del disastro naturale fossero in grado di coalizzarsi e reclamare ciò che spettava loro di diritto.
La frase di Mike Battles, agente della CIA: «Per noi, la paura e il disordine offrivano promesse concrete» può essere lo slogan del capitalismo: paura e disordine sono i catalizzatori per ogni nuovo balzo in avanti degli affari e del Potere.
Quando ho iniziato questa ricerca sull’intersezione tra superprofitti e megadisastri, pensavo di essere di fronte a una mutazione fondamentale del liberismo. Sono stata parte attiva del movimento no global che fece il suo debutto mondiale a Seattle nel 1999, e ero abituata a vedere questo tipo di politiche, imposte facendo pressioni ai summit dell’Organizzazione mondiale del commercio o come clausole dei prestiti del Fm.
Le tre richieste tipiche (privatizzazione, deregulation e tagli al welfare-Monti è esattamente lì) erano di solito molto malviste dai cittadini; ma quando si firmavano gli accordi c’era almeno il pretesto di un’intesa tra i governi che gestivano i negoziati. Ora, lo stesso programma ideologico viene imposto con mezzi più coercitivi: sotto un’occupazione militare straniera in seguito a un’invasione, o subito dopo un cataclisma naturale (e ora lo stesso schema è visibile dopo la crisi dei debiti voluta e creata dalle banche).
Con l’11 settembre Washington non chiede più ai Paesi se vogliono la versione americana di «economia di mercato e democrazia», la impongono con la forza militare (o finanziaria).
Studiando la diffusione su scala planetaria di questo modello di mercato, ho capito che l’idea di sfruttare crisi e disastri era stato fin dall’inizio il modo di Friedman: il fondamentalismo capitalista ha sempre avuto bisogno dei disastri per imporsi.
Alcune delle più drammatiche violazioni dei diritti umani nella nostra epoca, considerate semplici atti di sadismo compiuti da regimi antidemocratici, sono state commesse con l’intento deliberato di terrorizzare l’opinione pubblica per preparare il terreno a riforme radicali in senso liberista.
In Argentina negli anni 70, la sparizione di 30.000, molte delle quali attivisti di sx, fu un passo essenziale per imporre politiche ispirate alla Scuola di Chicago, esattamente come il terrore era stato complice della stessa metamorfosi in Cile (e oggi come il terrore del default spinge i popoli ad accettare qualunque restrizione di diritti) .
In Cina nel 1989, lo shock del massacro di piazza Tienanmen, e gli arresti di decine di migliaia di persone, permisero al partito comunista di trasformare gran parte del Paese in una tentacolare zona di libera esportazione, con lavoratori troppo spaventati per rivendicare i loro diritti. In Russia nel 93, Boris Eltsin decise di inviare carri armati per appiccare il fuoco al Parlamento e chiudere in carcere i leader dell’opposizione: fu questo a spianare la strada per la privatizzazione a prezzi di saldo che fece nascere i famigerati oligarchi russi. La guerra delle Falkland nel 1982 servì a uno scopo simile per Margaret Thatcher: il disordine e il fervore nazionalista scaturiti dalla guerra le consentirono di usare una straordinaria durezza per sconfiggere i minatori in sciopero e accendere la prima frenesia di privatizzazioni in una democrazia occidentale. L’attacco Nato a Belgrado nel 1999 creò le condizioni per repentine privatizzazioni nell’ex Jugoslavia. Il fattore economico non fu l’unica causa di queste guerre ma sempre un grande shock collettivo fu sfruttato per preparare il terreno alla shockterapia economica.
In America Latina e in Africa negli anni 80, fu una crisi di indebitamento a obbligare i Paesi alla scelta tra «privatizzazione o morte». Messi in ginocchio dall’iperinflazione e troppo indebitati per opporsi alle pretese che accompagnavano i prestiti stranieri, i governi accettarono un trattamento shock con la promessa che ciò li avrebbe salvati da un disastro ben peggiore. In Asia, fu la crisi finanziaria del 1997-98 a trasformare, aprendo a forza i loro mercati, le cosiddette Tigri asiatiche in quella che il New York Times chiamò «la svendita per cessata attività più grande del mondo». Molti di questi Paesi erano democrazie, ma le radicali trasformazioni economiche non sono state imposte democraticamente. Come Friedman aveva ben compreso, l’atmosfera generale di crisi forniva il necessario pretesto per ignorare i desideri espressi dagli elettori e consegnare il Paese a economisti tecnocrati (da noi ‘ i professori’ o tecnici).
Perché la shockterapia economica potesse essere applicata senza vincoli – come lo fu in Cile negli anni 70, in Cina negli 80, in Russia nei 90 e negli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001 – è sempre stato necessario un grosso trauma collettivo che sospenda temporaneamente le consuetudini democratiche.

L’esempio più chiaro è stato lo shock dell’11 settembre, che, per milioni di persone, ha dato il via a un periodo di forte disorientamento e regressione, che Bush ha sfruttato con estrema abilità. All’improvviso ci siamo ritrovati a vivere in una sorta di Anno Zero. I nordamericani, che peraltro non erano mai stati grandi esperti di storia, sono diventati «un foglio bianco».Un nuovo esercito di esperti si è materializzato all’istante per scrivervi nuove parole: «scontro di civiltà», «Asse del Male», «islamofascismo», «sicurezza nazionale». Mentre tutti ci preoccupavamo delle nuove e mortifere guerre tra culture, Bush otteneva quello che prima dell’11 settembre poteva solo sognare: combattere guerre privatizzate all’estero e affidare la sicurezza della patria a un complesso di aziende.
È così che funziona il capitalismo dei disastri: il disastro originario – il colpo di Stato, l’attacco terroristico, il crollo dei mercati, la guerra, lo tsunami, l’uragano – getta l’intera popolazione in uno stato di shock collettivo. …non si finge neppure di cercare il consenso popolare prima di privatizzare funzioni economiche tanto vitali, sia in patria sia fuori, serve un’escalation di violenza e disastri sempre maggiori per far avanzare la causa.
I colpi di Stato, le guerre e i massacri che servono a installare e mantenere i regimi a favore delle grandi società non sono mai stati trattati come crimini del capitalismo, ma sono stati liquidati come eccessi di dittatori troppo zelanti, come fronti caldi della Guerra fredda, e ora della Guerra al Terrore. I più decisi oppositori del modello economico corporativista sono sistematicamente sterminati e la soppressione è giustificata come lotta sporca contro il comunismo o il terrorismo: mai come la lotta per l’avanzamento del capitalismo puro.
Eppure un mercato libero dei prodotti di consumo può coesistere con una sanità pubblica, con scuole pubbliche, con un ampio segmento dell’economia saldamente in mano statale. È possibile richiedere che le grandi aziende paghino salari decenti e rispettino il diritto dei lavoratori di costituirsi in sindacati; e che i governi tassino e redistribuiscano la ricchezza così che le aspre ineguaglianze che affliggono lo Stato corporativo siano ridotte.
Keynes aveva proposto esattamente questo genere di economia mista, regolata, dopo la Grande depressione: ne nacque il New Deal e trasformazioni analoghe in tutto il mondo. È stato proprio quel sistema di compromessi, controlli ed equilibri che la controrivoluzione di Friedman mirava a smantellare metodicamente Paese dopo Paese. Vista in questa luce, la variante fondamentalista del capitalismo propria della Scuola di Chicago ha, in effetti, qualcosa in comune con altre pericolose ideologie: l’onnipotenza. Una realtà non apocalittica è semplicemente incompatibile con le loro ambizioni. Sono attratti dai tempi di crisi, quando le persone, con le loro abitudini ostinate e le loro domande insistenti, vengono spazzate via. Chi crede nella dottrina dello shock è convinto che solo una grande discontinuità – un’inondazione, una guerra, un attacco terroristico – possa generare quelle tele vaste e bianche tanto intensamente desiderate. In questi momenti malleabili, in cui siamo psicologicamente e fisicamente sradicati, gli artisti del reale tuffano le mani e iniziano il loro lavoro di ricreazione del mondo.

Questo carico di morte
Ferruccio Brugnaro

La morte in questi giorni
non ha limiti.
La fabbrica ingoia la vita
nella più totale indifferenza.
Morte e solo morte.
7 operai bruciati lo scorso mese
alla Thyssenkrupp
2 asfissiati stanotte anche
a Porto Marghera
nella stiva di una nave.
Tutti i giorni
tutti i giorni
giovani vite
stritolate schiacciate cadute…
Il sole tanto amato è lontano.
Chi fermerà mai questa guerra?
Chi smaschererà il pianto generale
su questa strage?

Non certo la devozione esasperata
al prodotto interno lordo
alla corsa illimitata alla produttività
al profitto.
Non tornerà indietro tutto questo carico di morte
non tornerà indietro questa immensa solitudine

PIETRO ANCONA
Lista Monti: Italia, paese cavia, laboratorio politico del sistema bancario

Monti ha presentato il suo logo. I suoi luogotenenti sono Casini e Fini vecchia argenteria della casta lucidati a nuovo per l’occasione. Indubbiamente Monti sta facendo questo suo spudorato ed indecente sputtanamento in politica per ordine delle Banche, del Pool di squali della finanza che si raduna nella Trilaterale e di aggiorna periodicamente a Bilderberg. Monti è un funzionario seppur di alto rango. Inoltre è soltanto un esecutore. Non avrebbe mai avuto la fantasia ed il coraggio di compiere la scelta che ha compiuto se non avesse alle spalle il terribile e sconfinato potere della borghesia finanziaria internazionale. La finanza fa in Italia l’esperimento di capovolgere il rapporto con la politica, anzi di gestirla direttamente. L’esperimento Monti di un anno di governo è stato un assaggio che deve avere dato grossi frutti alla Goldmann Sacks ed alle sue consorelle se hanno deciso di andare avanti con la lista Monti. La lista Monti avrà una montagna di soldi a disposizione. Milioni e milioni. I banchieri si giocheranno le palle per vincere. Tanto i soldi se li possono riprendere quando vogliono con una manovra dello spread o provocando artificialmente crisi dalle quali trarre profitto. Come si dice. Shock economy! Questo evento politico sensazionale ci viene regalato da Napolitano come ultima sua randellata alla malconcia democrazia italiana. Evviva!
..
Ridiamo per non piangere, perché tutti
Questi salvatori della patria
Ci hanno seccato
Tutte le lacrime

Viviana Vivarelli

Solo chi sta dentro la pena e l’angoscia
capisce la pena e l’angoscia
Tutti gli altri risultano insultanti
come la farfalla che si posa
sul corpo straziato del bambino

Il lavoro è una guerra infame
Per uno che si realizza
99 muoiono di dolore e di fatica
Ma in un modo migliore del futuro
il lavoro dovrà tornare a essere
ciò che deve essere: il compimento felice
dell’uomo.

PREVISIONI ELETTORALI
Viviana Vivarelli

La vedo molto male per la classe media e piccola di imprenditori di questo Paese (e le migliaia di fallimenti del 2012 lo attestano). Ma la vedo malissimo per tutte le classi che non fanno parte del potere, i poveri, i malati, i lavoratori dipendenti, gli statali, i giovani, i disoccupati, le famiglie… Solo pochi magnati, in grado di diversificare i loro investimenti, di delocalizzare il lavoro o di giocare in borsa possono pensare di arricchirsi con un sistema che sta portando al fallimento persino gli Stati uniti, e solo dei folli come Monti o chi lo supporta possono pensare che il neoliberismo non deflagri per una implosione interna come sistema disumano e non sostenibile.
Se la Chiesa appoggia questo abominio, condanna a morte anche se stessa.
Che in Italia vinca il Pd non c’è dubbio.
Monti si fida troppo delle forze conservatrici di questo Paese e della loro capacità di manipolare le masse, ma i tempi sono cambiati e nemmeno dentro Santa Madre Chiesa ci sono più le pecorelle di un tempo. In quanto all’ascendente popolare di gente come Marcegaglia, Montezemolo, Briatore o il redivivo B, siamo al ridicolo. E’ morta la Lega, sempre più affondata negli scandali dei suoi con le mani tuffate nei soldi pubblici per fini privati. E’ morto il Pdl malgrado la fiammata temporanea di B che non supererò il 20%. E’ stramorta la sx radicale che non salirà molto con Ingroia. Si regge sul bluff e sull’imbroglio il Nuovo centro. Gioca sporco la Chiesa. Monti si è montato la testa, la sua superbia e presunzione ormai sono cresciute come effetti perversi della droga del potere e farà degli errori. Ha già cominciato a farne. I suoi messaggi alla grande finanza, come suo unico dio, stanno diventando così espliciti e diretti che rischiano di far crollare la fragile impalcatura di consenso che lo ha retto in modo bipartisan per 13 mesi e possono mostrare rapidamente anche all’opinione pubblica quello che i media si sono affannati a nasconderci: la gigantesca aridità di un esecutore meccanico, che vive solo per fare interessi bancari e umanamente è un scellerato che ci vuol far retrocedere di 100 anni sul piano dei diritti calpestando non solo la Costituzione ma la democrazia.
Il Pd vincerà ma per poco, giocando sull’equivoco di ciò che la gente e ciò che non rivela di essere diventato. Monti non ha speranze di vincere, non solo perché è umanamente e socialmente uno scellerato, il soggetto più antidemocratico mai apparso nella storia della Repubblica, ma perché nella sua immensa presunzione sottovaluta le insidie del sistema partitico italiano e crede di poterselo mettere contro impunemente. Non si rende conto che se ha avuto finora un potere che non merita è perché ha pagato il suo obolo agli interessi partitici e che solo per questo ha avuto il plauso di quel sistema mediatico che può scrivere qualunque bugia quando è comandato dagli interessi della casta. Già oggi si misura l’effetto del suo attacco al Pd e al Pdl in una restrizione immediata degli spazi tv a sua disposizione. E se continuerà a lanciare attacchi ai partiti, gli torneranno tutti sui denti. Il potere parlamentare gli è stato regalato dall’ignavia di politici che pensavano solo a conservare pastone e privilegi, ma niente è duraturo su questa Terra, specie i regali che si sono demeritati. E se ricevi un potere che non meriti, sei vincolato ai donatori e non ti puoi permettere di denigrarli o quel potere perderai.
Perciò Monti è destinato a perdere ciò che non meritava e di cui ha fatto un uso spregevole, governando contro ogni democrazia, con 50 voti alla fiducia in 13 mesi e senza aver fatto una sola riforma da cui il Paese abbia beneficiato, in una distruzione totale del tessuto economico italiano, dei diritti civili italiani, del welfare italiano, del lavoro italiano.
Bersani dunque vincerà grazie a uno zoccolo duro di affezionati e disinformati, perché nella proliferazione politica attuale, basterà il 35% dei voti per dare la maggioranza, molto meno che nell’ormai morto sistema bipolare, ma la sua fiacchezza e ambiguità gli daranno voti incerti al Senato, gli servirebbe la maggioranza in 17 regioni, ma la vedo brutta in Sicilia, Lombardia e Veneto, e le ultime due saranno perse appena Lega e Berlusconi si saranno accordate, come i due ladroni, cosa inevitabile per entrambi.
Dunque Bersani vincerà, ma non potrà tenere a lungo il Governo,mentre le forze oscure del potere finanziario che stanno dietro Monti faranno speculazioni finanziarie e manovre sullo spread per dimostrare che i mercati (ovvero quella ventina di banche che ci dominano) non gradiscono il Pd e vogliono Monti, che è il loro uomo diretto.
Possiamo solo sperare nel default USA, che è stato rimandato di due mesi, ma a quel punto sarà il caos mondiale.

UNA LETTURA BEN DIVERSA DEL CASO DEI DUE MARO’ ASSASSINI
La bolla speculativa delle navi container

Se gli Stati lasciano colare a picco le piccole e medie imprese e il futuro delle famiglie, ci sono ben altri interessi macroscopici che vengono tutelati (e non solo regalando fucilieri dell’esercito italiano per ammazzare presunti pirati del mare come nel caso dei due marò dati dallo Stato arbitrariamente alla difesa di una petroliera assolutamente privata).

http://shippingonline.ilsecoloxix.it/p/container/2012/12/16/APzyo7CE.shtml

La stagione delle bolle finanziarie potrebbe non essere finita. C’è una crisi che cova nella casta delle navi container, laddove la finanza ha incontrato il mondo delle armi in un abbraccio mortale. Secondo uno studio di Boston Consulting, nel 2011 le prime 16 flotte mondiali dei container con bilanci pubblicati hanno perso 5 miliardi di dollari. Nessuna però è fallita: c’è chi ha avuto accesso a fondi pubblici (come la francese Cma Cgm), chi può contare sul sostegno di gruppi con immensa liquidità (Maersk), chi ancora una volta ha avuto iniezioni di capitali dai propri azionisti.
«Ma proviamo a immaginare se davvero una delle prime 20 compagnie mondiali dello shipping del container dovesse fare la fine di Lehman Brothers, assisteremmo non a un cataclisma dell’universo immateriale del denaro ma della circolazione “fisica” delle merci». Lo dice Sergio Bologna, uno dei massimi studiosi italiani dell’economia del mare, già autore nel 2010 de “Le multinazionali del mare”. “il crack che viene dal mare”.
Secondo Bologna, dopo la bolla immobiliare e dei mutui subprime potrebbe arrivare la bolla dei container marini. E questa volta l’epicentro sarebbe molto vicino: Amburgo. Alla base c’è “un infernale gioco dei quattro cantoni” tra grandi compagnie di linea, armatori, fondi chiusi e banche. Le compagnie di linea sono le protagoniste dell’immensa corsa al rialzo degli ultimi anni, con ordini per navi sempre più grandi e sempre più capienti, sino all’attuale crollo dei noli per eccesso di domanda. Una “follia” che risponde a logiche finanziarie più che industriali. Navi sempre più grandi sono ordinate per alimentare un rapporto vitale con le banche. «La quota di mercato, come argomento principe del rating bancario, spiega la folle corsa ad acquisire volumi, la valorizzazione degli asset spiega la folle corsa all’acquisto delle navi».
Oggi, tra Asia ed Europa sono attivi 24 servizi container. Ciascuno costa 1,5 miliardi: fanno 36 miliardi immobilizzati. Che, data la flessione della domanda di trasporto, non sono al sicuro. Delle perdite delle compagnie marittime, si è detto. Ma c’è ben altro: Hsh Nordbank, istituto leader nei finanziamenti allo shipping, è stato salvato nel 2008 dallo Stato tedesco e ora naviga nuovamente in cattive acque, pronto a chiedere l’accesso al fondo di garanzia dei Laender sino a 1,3 miliardi di euro. È il centro di un terremoto che sta travolgendo anche i piccoli risparmiatori che, in Germania, sono soliti investire in fondi chiusi specializzati nel settore dello shipping. Tali fondi acquistano navi dai cantieri come ordini per poi rivenderle al momento della consegna, oppure incamerando gli introiti del noleggio. Ma quando le rate crollano, il meccanismo si inceppa ed, essendo fondi chiusi, è impossibile ritirare i propri soldi prima del tempo.
Nel primo trimestre 2011 i risparmiatori hanno dovuto rifinanziare i fondi chiusi con nuova liquidità per 41,6 milioni di euro, a luglio «i prezzi di vendita di molte navi sono scesi così in basso da sfiorare il valore delle navi in demolizione». Uno scenario che ha mandato in tilt anche i non operating ship owner, cioè quelle società, in gran parte tedesche, che possiedono parte delle navi impiegate nei servizi delle compagnie di linea e che, ora, iniziano a temere per la tenuta dei conti. Le banche iniziano a farsi da parte, a chiudere i rubinetti. Sperando non sia troppo tardi. Onde sismiche di preoccupazione hanno attraversato tutto il mercato. Perché le compagnie marittime sono la classica società “too big too fail” troppo grande per fallire senza fare molto male.
Samuele Cafasso
cafasso@ilsecoloxix.it

Anib cita:
Silvano Agosti

Non di giudizio perisce l’empio, ma dall’esser ciò che è…
Mi hanno pregato in molti di esprimere il mio parere su Monti. Mi riesce difficile impiegare il cervello per descrivere o ancor meno giudicare una persona già così terribilmente afflitta dal trovarsi al vertice di un paese che nella sostanza è da anni una sub colonia degli Stati Uniti e che da sempre offre ai suoi cittadini un prodotto sul quale c’è scritto “questo prodotto ti uccide”. Mi limito ad esprimere il mio inconsolabile stupore di fronte al un cumulo di menzogne che gli uomini di potere devono raccontare per rimanere in sella e non essere disarcionati da feroci repressioni giudiziarie. La menzogna più clamorosa in corso d’uso è l’affermazione che “non c’è lavoro”, senza mai spiegare dove sono spariti i vecchi posti di lavoro. Qualsiasi spiegazione infatti porterebbe a rivelare che il processo di automazione delle industrie si è sviluppato a un punto tale da rendere inutile una qualsiasi partecipazione umana al processo produttivo.
Se fosse di fronte a me il vostro presidente del consiglio gli chiederei “Mi scusi ma vuole spiegare per quali prodotti verrebbero creati nuovi posti di lavoro? Forse per altre 40 marche di detersivo o altre 26 marche di dentifricio? Non sarà forse il caso di avviare il salario sociale prelevandolo dagli immensi profitti delle multinazionali ormai automatizzate in tutti i settori della produzione?
O forse questo esasperante balletto di spread, pil o nasdak, esultanza e depressione delle borse, propositi di “crescita”, senza spiegare né come ne quando serve a distrarre i più dal chiedersi cosa realmente sta accadendo?
Dev’essere terribilmente triste la solitudine di qualcuno che sa di dover mentire ogni giorno dalla mattina alla sera assediato dalle lodi di ogni genere di servi istituzionali che ad ogni menzogna esultano in coro a favore del presunto salvatore dell’Italia.
Mi limiterò quindi a dare liberta a un infinito senso di pena nei confronti di chiunque si renda consapevolmente complice dell’attuale catastrofica modalità di gestione del mondo, pensando con tenerezza e compassione al detto orientale “ognuno è premiato o punito per ciò che è”.

LA FOLLIA DELL’AGENDA MONTI
Viviana Vivarelli

Il 2012 è stato l’anno orribile della recessione, imposta non solo dal malgoverno B e dagli abusi della Casta, la classe politica più corrotta d’Europa, ma dalla famigerata Agenda Monti, che, finalizzata al piano ultraliberista di depauperamento europeo per arricchire il sistema bancario, ci porta a una rovina crescente, nella distruzione progressiva del lavoro e delle imprese italiane.
Che qualcuno oggi si presenti agli elettori come continuatore dell’Agenda Monti sembra folle!
Per 13 mesi le scellerata Fornero ha aumentato i disoccupati e gli esodati, attentato ai diritti del lavoro e minato i sindacati, distrutto scuola e ricerca e tagliato futuro ai giovani, sostenendo che se le imprese italiane volevano essere competitive dovevano eliminare i diritti del lavoro, far fuori l’art. 18, diminuire i salari,applicare il sistema Marchionne per un nuovo schiavismo all’italiana, annullare progressivamente il welfare e tagliare i servizi pubblici, gravando con sempre nuove imposte sui più poveri e i malati.
Per 13 mesi i ministri hanno gozzovigliato col potere come pedofili che straziano un nuovo infante nel nome del liberismo e dell’arricchimento dei più ricchi, volti sfrenatamente alla distruzione di tutto ciò che è civiltà, umanità e cultura. E che la Chiesa si sia messo a fianco di questi despoti la condanna per sempre all’ostracismo dei giusti.
Come abbiano fatti piccoli e medi imprenditori a sopravvivere contro tanto odio sociale ed economico lo sa il Cielo. Oggi sentiamo che ben 700 imprenditori veneti hanno portato armi e bagagli in Carinzia, per lavorare in un clima civile, in un luogo dove, a differenza dell’Italia, lo Stato è amico, le tasse congrue, i servizi efficienti, i sindacati utili, le infrastrutture all’avanguardia. Il contrario di quello che ha imposto l’ignobile Fornero, il contrario di quell’Agenda Monti che è costata l’uscita dal mercato di 55.000 aziende italiane e l’impoverimento di tutti. Dopo lo sfacelo di Berlusconi, chi ci ripagherà di questo ulteriore e immenso danno?

MONTI, BERLUSCONI E BERSANI, STESSA FACCIA, STESSA RAZZA
MARIO ALBANESI

Non appena insediato, lo avevamo definito il governo della vaselina, ma Mario Monti ha saputo andare ben oltre trasformandosi in un secchio di vaselina. Per lui è stato molto facile sostituirsi ad un personaggio ormai sputtanato, apparendo come il “Salvatore della Patria”. Con manierismi e garbatezze, è riuscito a portare avanti gli interessi della classe cui appartiene (lui è un banchiere) e ha salvaguardato gli interessi di coloro che stanno alle sue spalle. Il Paese è rimasto perplesso, ma poco per volta ha capito che Mario Monti non faceva altro che far suo il programma di Silvio Berlusconi che per vigliaccheria non aveva avuto il coraggio di imporre. Ma capiti i due personaggi, il vero pericolo viene dal Pd. Perché a questo punto interviene il terzo personaggio, Bersani. Tutti e tre hanno più o meno le stesse vedute. Anche Bersani è per il buco nella Valle di Susa, per i licenziamenti facili, lo svuotamento progressivo dello stato sociale, l’acquisto degli F35: vogliono le stesse cose. Anche in politica estera ha delle vedute che hanno radici nel passato. Berlinguer sosteneva di sentirsi più sicuro protetto dall’ombrello atomico americano, il che è tutto dire. Bersani parla il meno possibile di questi argomenti, preferendo rifarsi ad altri temi: quelli della democrazia interna ad altri gruppi politici. Dimenticando che negli ultimi 20 anni, all’interno prima del PdS, poi dei DS, oggi del Pd non si è mosso nulla, non si è mossa foglia che Massimo D’Alema non lo volesse. Per Mario Monti è stato facile sostituire un personaggio ormai impresentabile facendo la parte del “Salvatore della Patria”, però, fuori dagli equivoci, appare chiaro che i programmi suoi e quelli di Bersani e Berlusconi coincidono.”

BEPPE GRILLO

E’ stato un 2012 drammatico per il numero di morti sul lavoro in Italia. Circa 1200 in totale di cui 622 sui luoghi di lavoro, nonostante la crisi devastante che ha colpito il Paese. Agricoltori (33%), muratori (29%), operai (11%), ma anche autotrasportatori (6,1%) e impiegati (5,8%). Giovani e vecchi (il 25% aveva più di 60 anni al momento della morte). Ogni categoria e ogni generazione di lavoratori paga il suo tributo di sangue. Nessuno fa nulla, le priorità sono sempre altre. Il M5S porterà in Parlamento il tema della sicurezza sul luogo di lavoro come prioritario. Nessuno deve trarre profitto dalla morte di un lavoratore.

IL DANNO
Viviana Vivarelli

Un tempo l’Italia era il 7° paese industrializzato del mondo, poi la successione di catastrofi come il governo B e il governo Monti con una casta politica che è la più corrotta d’Europa ci ha portato a finire tra i paesi a rischio di default e anche se Monti giura che siamo in salvo ma la sua cura sadica e ultraliberista ha arricchito banche e evasori ma ha immiserito classe povera e media. In particolare è crollata la produzione, non si vedono quasi più cantieri, si è ridotta l’offerta di lavoro, i livelli di disoccupazione sono arrivati ad essere doppi di quelli europei, si pensi che l’Italia fa parte del gruppo di Paesi europei nei quali i disoccupati di lunga durata (almeno 24 mesi) superano il 45% del totale dei disoccupati. Tra questi è compresa quella quota di inattivi, definiti “scoraggiati”, che non cercano più lavoro in quanto sfiduciati sulla possibilità di ottenere un impiego. In Europa questo dato oscilla attorno al 4% degli inattivi. In Italia supera il doppio. Ma non tutti i soggetti europei sono stati colpiti in egual modo dalla crisi. La Germania, che comanda l’economia europea, si è arricchita grazie alla crisi dei paesi concorrenti, toccando il minimo storico di disoccupati, e il sistema bancario europeo ci è andato all’ingrasso ricevendo ben 4.500 miliardi che ha dilapidato in speculazioni finanziarie senza investirli nell’economia reale, fregandosene del fatto che erano stati strappati al welfare e alla vita della gente. In queste condizioni di recessione uno si aspetta che i morti sul lavoro italiani siano diminuiti, a causa della mancanza di lavoro, e invece no. Nel luglio del 2010, i morti sui luoghi di lavoro erano 307. Nel 2012 sono stati il doppio. Siamo un Paese in cui il numero delle morti bianche cresce inesorabilmente giorno dopo giorno. E cosa fa il Governo Monti? Attacca proprio il lavoro. Attacca l’articolo 18. Cerca di smantellare i sindacati e la contrattazione collettiva. Non attacca mai il lavoro nero. Non attacca mai lo sfruttamento. Non combatte in nessun modo la disoccupazione e il precariato.
Monti sostiene addirittura sfacciatamente il sistema Marchionne, che se ne frega dei diritti del lavoro e dei sindacati e impone un sistema padronale sfacciato e bieco che calpesta addirittura le sentenze della magistratura.
Bersani ripete come uno stolto che proseguirà l’Agenda Monti. Ma l’Agenda Monti è la cosa più vergognosa e sporca che si sia mai vista nei 65 anni di storia della Repubblica. E’ la prevaricazione ultraliberista della classe dei padroni su quella dei lavoratori, è la cancellazione di un secolo e mezzo di lotte operaie, la negazione stessa del diritto di lavoro a favore del profitto e dello strapotere dei più forti. Se ne frega dei morti sul lavoro. Se ne frega della sicurezza e della salute (basterebbe vedere l’anticostituzionale decreto Clini sull’Ilva!!) . Si muore dove non c’è sicurezza. Si muore dove non c’è controllo. Dove c’è lavoro sommerso. Ecco perché si muore così tanto in Italia: patria di un sistema raccapricciante e arretrato di lavoro.
E cosa fa l’Agenda Monti per impedire tutto questo? Uccide il lavoro, prima ancora del lavoratore. Ma davvero è questo sistema che noi vogliamo riprendere?
Quando si parla di lavoro nero, i numeri sono impressionanti. 12 posti di lavoro su 100 sono irregolari, e al Sud va peggio. Lavoro nero: 30% nord, 50% al centro, 90% al sud. Con una perdita del 17% sul Pil. Dicono forse qualcosa su questo Monti, Bersani, Vendola?
“In un Paese civile il lavoratore ha il diritto di essere informato, ha il diritto di pretendere che sul proprio posto di lavoro sia fatto un adeguato lavoro di prevenzione, ha il diritto di lavorare in un posto sicuro, sempre e in ogni momento controllato”.
Posso ricordare che Marchionne ha avuto il sostegno di D’Alema e di Fassino? E che Bersani vuole continuare tutto questo?
Si pensi che l’Ue ha imposto al nostro Paese di ridurre del 25 % gli incidenti sul lavoro entro il 2012. Pensate che col sistema Monti-Bersani ci riusciremo?

Tra il 2010 e il 2012 i feriti per incidenti sul lavoro sono stati 43.000, soprattutto nel manifatturiero, e molti di questi gravemente invalidanti.
Impressionanti i dati a livello nazionale:
1546 infortuni mortali nel 2001, 920 nel 2011, sono diminuiti a causa della crisi e della chiusura di tanti posti di lavoro, ma i dati dicono che ogni giorno “2.000 lavoratori subiscono traumi con conseguenze fisiche, psicologiche o economiche. E ogni anno sono almeno 4.000 i lavoratori vittime di invalidità permanente.
E sono altissimi i dati sulle malattie professionali, che, secondo l’Inail, sono salite da 26.745 del 2006 a 42.397 nel 2010.

Vediamo altri dati da IFQ

Non bastava la recessione del 1012, gli analisti prevedono che per l’Italia il 2013 sarà anche peggio. Si stima che i poveri saliranno al 58%!
Ma davvero Bersani vuole continuare con la cura di Monti? Continuerà finché il malato non morirà ammazzato? Intanto l’anno inizia con un nuovo aumento delle tasse. E qualcuno ha anche la faccia di pronunciare le parole sviluppo e competitività!

Disoccupazione, Cgia Mestre: “Oltre 600mila posti di lavoro persi nel 2012″.
Per il segretario Bortolussi nel 2013 “servono misure anticicicliche per far ripartire l’economia”. Tra i settori più colpiti: l’edilizia, che dal 2009 ad oggi ha visto sparire 120 mila posti l’anno, 328 al giorno, “le prospettive sono drammatiche, non si vede la luce in fondo al tunnel”.
L’annus horribilis per l’economia italiana si chiude con un nuovo primato negativo: altri 609.500 disoccupati in più nel 2012, da aggiungere allo stock che già pesava sul Paese nel 2011 e che porta il numero complessivo dei senza lavoro a 2 milioni e 717mila. Per il prossimo anno la Cgia stima un aggravamento della situazione che farebbe finire nella rete della disoccupazione altri 246.600 italiani, portando la disoccupazione all’11,5%. Come dire che in due anni l’esercito di chi è alla caccia di un posto si appesantirà di oltre 800mila persone. “Una situazione allarmante che sta diventando una vera e propria piaga sociale. Purtroppo le condizioni generali della nostra economia sono pessime e questo si riflette negativamente sulla tenuta occupazionale anche delle piccole imprese”. Giovani, donne e stranieri sono le categorie più a rischio, e tra questi ex lavoratori sta aumentando drammaticamente il numero dei disoccupati di lungo periodo, in un quadro economico generale molto pesante: dall’inizio di quest’anno la contrazione dei prestiti bancari erogati alle imprese è stata di 26,7 miliardi di euro (pari al -2,7%), mentre le sofferenze in capo al sistema imprenditoriale – cioè i prestiti che non sono stati rimborsati – sono aumentate di 8,7 miliardi di euro (pari al +10,9%). Se si considera che la produzione industriale è scesa del 6,5% e gli ordinativi del 10,4%, per la Cgia è evidente “che la situazione in capo alle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, sia peggiorata drammaticamente”.
Servono delle misure anticicliche in grado di far ripartire l’economia”(ma nell’Agenda Monti non ci sono).
Il settore che ha risentito di più della crisi, sia in termini di occupati che di fatturato complessivo, è quello delle costruzioni, “in ginocchio” dal 2009 a oggi: 120mila posti persi l’anno, ben 328 al giorno. In tutto si tratta di 500.000 posti tra edilizia, materiali da costruzione, cemento, lapidei, industria del legno e arredo. E’ stata spazzato via 1/3 dell’Italia delle costruzioni.
Questa crisi è la più devastante dal dopoguerra con un record negativo storico per le costruzioni, che vede nero da 59 mesi. “Abbiamo perso il 30% della produzione ed il 40% degli investimenti pubblici, tra il 2008 ed il 2010 il crollo del fatturato complessivo è stato di oltre il 16%. Abbiamo 60.000 imprese fallite e 500.000 posti di lavoro persi, la metà nel solo settore dell’edilizia, dove registriamo una caduta verticale rispetto al 2008 di tutti i valori: – 240.000 gli addetti, – 400.000.000 le ore lavorare e – 2 miliardi la massa salariale
“In 4 anni si è consumata”, aggiunge Schiavella, “una tempesta perfetta, scatenata dall’insieme di due fattori di crisi: uno congiunturale, provocato dalla bolla immobiliare del 2008, e uno strutturale, cioè la crisi di un modello industriale vecchio e obsoleto, che non ha saputo capitalizzare gli anni di crescita del settore per rafforzare la qualità delle imprese, sia in dimensione che in investimenti finalizzati alla ricerca e innovazione dei materiali e delle filiere”. Per questo la crisi delle costruzioni in Italia è stata più forte che negli altri paesi europei, che hanno potuto invece contare su “un sistema delle imprese più strutturato che, sostenuto da politiche attive dei governi, ha saputo intervenire per tempo sui modelli industriali, innovandolo nella direzione della sostenibilità”.

COSA C’E’ DIETRO LA CRISI
Viviana Vivarelli

Cerchiamo di ricordare che l’America di Obama è a rischio default, un default che sarebbe enorme e travolgerebbe il mondo, rimandato di appena due mesi, dopo un lungo braccio di ferro di Obama con i repubblicani, ma ha iniziato la sua folle corsa al deficit con le dissennate guerre di Bush volute e sostenute dalle lobbie del petrolio e delle armi, un default che è diventato gigantesco e per cui Bush aumentò per ben 7 volte il tetto del disavanzo massimo senza che nessun organismo economico o agenzia di rating si permettesse di deprezzare il dollaro.
Cerchiamo di ricordare che tutte le anomalie che rendono barbara la vita su questo pianeta dipendono dall’avidità sconfinata e dalle scelte scellerata di precise caste finanziarie che sono le stesse che ci condannano oggi a una recessione spaventosa e di cui Monti è il lodatissimo esecutore e Bersani il servo indegno.
Cerchiamo di ricordare che è il sistema liberista che ha voluto questa crisi e che essa è portata avanti da persone come Monti.

PREVISIONI EUROPEE
2013, ALTRO CHE I MAYA
Ignacio Ramonet , il manifesto

Se guardiamo, in questo inizio d’anno, una mappa del pianeta, immediatamente notiamo vari punti con luci rosse accese. 2 presentano alti livelli di rischio: Europa, America latina, Medio Oriente e Asia.
Nell’Ue, il 2013 sarà il peggiore. L’austerità e i colpi di scure sullo stato sociale continueranno, perché lo esige la Germania che, per la prima volta nella storia, domina l’Europa e la dirige con mano di ferro. Berlino non accetterà alcuna modifica fino alle elezioni del 22 settembre, in cui la Merkel potrebbe essere eletta per un terzo mandato.
In Spagna, le tensioni politiche aumenteranno. Per quanto riguarda la situazione economica, già pessima, dipenderà da ciò che accade… in Italia alle prossime elezioni (in febbraio). E dalle reazioni dei mercati ad una eventuale vittoria del conservatore Monti (che ha il sostegno di Berlino e del Vaticano) o del candidato di csx Bersani, in una posizione migliore nei sondaggi. E dipenderà dalle condizioni (certamente brutali) che Bruxelles esigerà per l’aiuto che Mariano Rajoy finirà per chiedere. Per non parlare delle proteste che continuano a diffondersi come la benzina… Esplosioni potranno verificarsi in una qualsiasi delle società del Sud Europa (Grecia, Portogallo, Italia, Spagna) esasperate dalle bastonature sociali permanenti.
L’Ue non uscirà dal tunnel nel 2013, e tutto potrebbe peggiorare se, in più,i mercati decidessero di attaccare (come i neoliberisti li stanno incoraggiando a fare) la Francia del socialista Hollande.
Anche l’America latina il 2013 è piena di sfide. Il Venezuela, che dal 1999 svolge un ruolo chiave nei cambiamenti progressisti in tutto il subcontinente ha incertezza per la malattia di Chávez. Ci saranno anche le elezioni del 17 febbraio in Ecuador con la rielezione del presidente Correa. Elezioni importanti, il 10 novembre, anche in Honduras, dove, il 28 giugno 2009, è stato spodestato Manuel Zelaya… Altrettanto importanti le elezioni in Cile, il 17 novembre. Qui, l’impopolarità attuale del presidente conservatore Sebastián Piñera offre possibilità di vittoria alla socialista Michelle Bachelet.
L’attenzione internazionale sarà concentrata su Cuba. Continuano i colloqui, all’Avana, tra il governo colombiano e i ribelli delle Farc: si cerca di porre fine all’ultimo conflitto armato in America latina. E si aspettano decisioni da Washington. Nelle elezioni del 6 novembre scorso, Obama ha vinto in Florida col 75% dei voti ispanici e – molto importante – il 53% del voto cubano. Risultati che danno il presidente, nel suo ultimo mandato, un ampio margine di manovra per avvicinarsi alla fine del blocco economico e commerciale dell’isola.
Dove niente sembra muoversi è, ancora una volta, nel Vicino Oriente. Lì si trova l’attuale focolaio di pericolo del mondo. Le rivolte della “primavera araba” sono riuscite a rovesciare vari dittatori locali: Ben Ali in Tunisia, Mubarak in Egitto, Gheddafi in Libia. Ma le elezioni libere hanno permesso che i partiti islamisti di ispirazione reazionaria (i Fratelli musulmani) conquistassero il potere. Ora vogliono conservarlo a tutti i costi. Per lo sgomento della popolazione laica che, essendo statala prima a ribellarsi, rifiuta di accettare questa nuova forma di autoritarismo. Stesso problema in Tunisia.
Dopo aver seguito con interesse le esplosioni di libertà nella primavera del 2011 in questa regione, le società europee si stanno di nuovo disinteressando di ciò che accade. Un es.: l’inestricabile guerra civile in Siria. Dove ciò che è chiaro è che le grandi potenze occidentali (Stati Uniti, Regno Unito, Francia), alleate con Arabia Saudita, Qatar e Turchia, hanno deciso di appoggiare (con soldi, armi e istruttori) l’insurrezione islamista sunnita. Che, sui diversi fronti, continua a guadagnare terreno. Quanto a lungo resisterà il governo di Bashar El Assad? Il suo destino sembra segnato. Russia e Cina, i suoi alleati diplomatici, non daranno il via libera, alle Nazioni Unite, a un attacco della Nato come in Libia nel 2011. Ma sia Mosca che Pechino ritengono che la situazione del regime di Damasco è militarmente irreversibile, e hanno cominciato a negoziare con Washington una soluzione al conflitto che preservi i loro interessi.
Di fronte all’ “asse sciita” (Hezbollah libanese, Siria, Iran), Gli Stati uniti hanno costituito in questa regione un ampio “asse sunnita” (da Turchia e Arabia Saudita fino al Marocco passando per Il Cairo, Tripoli e Tunisi). Obiettivo: rovesciare Bashar El Assad, e quindi privare Teheran del suo principale alleato regionale, prima della prossima primavera. Perché? Perché si svolgono, il 14 giugno, le elezioni presidenziali in Iran. Alle quali Mahmoud Ahmadinejad, l’attuale presidente, non può presentarsi perché la Costituzione non consente più di due mandati. Vale a dire che, per i prossimi sei mesi, l’Iran si troverà immerso in una violenta contesa elettorale tra i sostenitori di una linea dura nei confronti di Washington e quelli che difendono il cammino del negoziato.
Di fronte a questa situazione di sicura incertezza nel governo dell’Iran, Israele in cambio sta preparando un eventuale attacco alle strutture nucleari iraniane, qui le elezioni generali del 22 gennaio vedranno probabilmente la vittoria della coalizione ultraconservatrice, che rafforzerà Netanyahu, sostenitore di un bombardamento dell’Iran. Ma questo attacco non può avere luogo senza la partecipazione militare statunitense. Lo accetterà Washington? È poco probabile. Obama si sente più sicuro dopo la sua rielezione. Sa che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica statunitense non desidera più guerre. Il fronte afgano resta aperto. Quello della Siria anche. E un altro potrebbe aprirsi nel nord del Mali. Il nuovo Segretario di Stato, John Kerry, avrà il delicato compito di calmare l’alleato israeliano. Nel frattempo, Obama guarda verso l’Asia, area prioritaria da quando Washington ha deciso il riorientamento strategico della sua politica estera. Gli Stati Uniti cercano di frenare l’espansione della Cina circondandola con basi militari e appoggiandosi nel contempo sui suoi partner tradizionali: Giappone, Sud Corea, Taiwan. Significativamente, il primo viaggio di Obama dopo la sua rielezione, il 6 novembre, è stato in Birmania, Cambogia e Thailandia, tre stati della Associazione delle Nazioni del sudest asiatico (Asean). Un’organizzazione che riunisce gli alleati di Washington nella regione e la maggior parte dei cui membri hanno problemi di confini marittimi con Pechino.
I mari della Cina sono diventati le aree di maggiore potenziale di conflitto armato dell’area Asia-Pacifico. Le tensioni tra Pechino e Tokyo, per quanto riguarda la sovranità delle isole Senkaku potrebbero aggravarsi dopo la vittoria elettorale, il 16 dicembre, del Partito liberaldemocratico (Ldp), il cui leader e nuovo primo ministro Shinzo Abe, è un “falco” nazionalista conosciuto per le sue critiche alla Cina. Anche la disputa con il Vietnam sulla proprietà delle isole Spratly sta aumentando pericolosamente di tono. Soprattutto dopo che le autorità vietnamite hanno ufficialmente posto lo scorso giugno l’arcipelago sotto la loro sovranità.
La Cina sta modernizzando a tutta velocità la sua marina. Il 25 settembre scorso ha varato la sua prima portaerei, con l’intenzione di intimidire i suoi vicini. Pechino sopporta sempre meno la presenza militare degli Stati Uniti in Asia. Tra i due giganti si sta creando una pericolosa “sfiducia strategica” che, senza dubbio, segnerà la politica internazionale del secolo XXI.
(L’autore è direttore dell’edizione spagnola di Le monde diplomatique)


Giorgiodamilano segnala

Blanchard (Fmi): «Ue, il rigore eccessivo blocca la crescita»

Secondo il capo economista del Fm, gli effetti dell’austerity draconiana sono stati sottostimati dagli organismi internazionali.
I piani di riduzione dei deficit pubblici messi in opera in Europa hanno avuto un «considerevole impatto sulla crescita». Ad ammettere le conseguenze del rigore draconiano è stato il capo economista del Fm Blanchard che ha spiegato che gli Usa, che non hanno adottato politiche di austerity così marcate, hanno potuto sostenere con maggiore successo il rilancio dell’economia.
«Se si analizzano le condizioni Paese per Paese, si arriva alla conclusione che gli Stati che hanno adottato i piani di riduzione più drastici sono quelli che hanno la crescita meno sostenuta», ha sottolineato senza mezzi termini l’economista. Il riferimento è a Grecia, Portogallo e Irlanda. Paesi che, però, sono stati costretti al rigore estremo proprio dal Fm (insieme a Commissione europea e Bce). Blanchard ha ammesso che gli effetti sulla crescita sono stati sottostimati, in particolare nella penisola ellenica (Atene è in recessione per il 5° anno consecutivo).
..
Dopo tanto nero, facciamoci ora due risate con Balasso economista

Concordo con Claudio Martinotti Doria
La verità sulla gravità della situazione italiana e l’estensione politica e sociale del degrado in questo paese, viene ormai da anni rivelata solo dai comici, come Natalino Balasso (che apprezzo molto per il suo impegno sociale e la sua arguzia, visionate i suoi video di youtube), Beppe Grillo, Maurizio Crozza, Corrado, Sabina e Caterina Guzzanti, Brignano ecc..Sembrerebbe siano gli unici ancora dotati di coraggio e dignità tale da rischiare qualcosa di loro per pronunciare ciò che molti sanno e dovrebbero rivelare (anche per responsabilità professionali, come i giornalisti) ma non lo fanno perché sono collusi col sistema o vivono ai margini del sistema ricevendo elemosine ed attendono di farne parte a pieno titolo, avanzando nella gerarchia parassitaria.
Se coloro che detengono il potere materiale su questo paese, si degnassero di leggere i commenti fui vari blog, forum, social network, ecc., capirebbero abbastanza facilmente quello che capiterà a questo paese fallito, ma finché essi stessi si nutriranno dei media asserviti nel quale giocano al teatrino della politica, confondendo l’effimero con la realtà, allora saranno come gli psicotici, videogioco dipendenti, che non sanno più scindere tra i due piani, tra il videogioco cui si dedicano patologicamente e la realtà che li circonda.
In fondo la politica è una malattia, è come una droga di cui non si può più fare a meno. Il problema è che la realtà può benissimo fare a meno di loro.

http://www.cavalieredimonferrato.it/

LETTERA APERTA A INGROIA
Paolo De Gregorio

Carissimo Antonio Ingroia, i cittadini perbene ti saranno sempre grati per il duro impegno di contrasto alla mafia accompagnato, come al solito, dall’isolamento dei vertici della magistratura e dello Stato fino al presidente della Repubblica, ti scrivo per rispondere al tuo articolo, letto su “il Fatto Quotidiano”, in cui ti rivolgi a Beppe Grillo dicendogli “abbiamo il dovere del confronto, la mia impresa ha delle similitudini con le tue originarie motivazioni”. Naturalmente si parla del tuo ingresso in politica con la lista civica “Rivoluzione civile”. La prima osservazione che voglio fare è che uno dei grandi difetti della politica italiana è la tendenza alla frammentazione, vuoi per le ambizioni personali dei singoli che desiderano il comando, vuoi per una idea che in più voci si ha più democrazia, cosa storicamente falsa visto che DC e PC prima, PDL e Pd oggi, pur con variopinte alleanze, hanno preso le vere decisioni, dal “compromesso storico”, al “governo tecnico” di Monti. Patologica e ridicola appare ancora di più la frammentazione a sinistra, che vede dirigenti dell’uno per cento trincerati in posizioni ideologiche fuori del mondo reale, con gente che tifa addirittura per la Corea del Nord, incapaci di sciogliersi come partiti ed evitare che i loro voti vadano sprecati, come oggi succede. Oggi si parla che la tua “lista civica” possa al massimo arrivare al 5%, ed essere sicuramente ininfluente nella politica italiana, come è stato ininfluente DI PIETRO con il suo partito personale in tutti questi anni. Il “dovere di confronto” con Grillo poteva anche comprendere l’opzione che tu nelle primarie (parlamentarie) in Sicilia, nel tuo comune di residenza, ti proponessi come tutti gli altri al voto degli iscritti al M5S con il tuo curriculum (secondo me saresti stato sicuramente candidato), e avresti portato linfa vitale ad un movimento che è già il primo partito della Sicilia e accreditato di un 15-20% a livello nazionale. Sarebbe stata una lezione di metodo politico nuovo, di aggregazione e non di frantumazione, una novità che è necessario introdurre, altrimenti i due partiti maggiori continueranno a fare i loro inciuci al centro, facendo finta che vi sia uno scontro tra destra e sinistra. Quanto al logo “rivoluzione civile” sa molto di astratto, visto che in Italia rivoluzioni non se ne sono mai viste, e quelle vere si fanno solo con il sangue, con la conseguenza che il gruppo dirigente che le vince diventa inamovibile e diventano monarchie ereditarie, proprio come la Corea del Nord o come la Libia di Gheddafi, o come Fidel Castro che ha lasciato il potere al fratello. Noi qui in Italia ci accontenteremmo di azzerare l’attuale nomenklatura politica con la regola grillina (retroattiva) che stabilisce l’ineleggibilità dopo due legislature, di rompere il duopolio RAI-Mediaset con la regola che nessun operatore pubblico o privato possa possedere più di una emittente, con la trasformazione della RAI in public company (una sola rete, con il canone versato volontariamente dai cittadini con il diritto di votare per il direttore generale con tutti i poteri),di abolire il contributo statale ai partiti e alla editoria, di abolire l’8 per mille alle Chiese, e fine dei contributi alle scuole private. Con queste regolette, che non costano nulla ma ci fanno risparmiare, l’aria in Italia sarebbe più respirabile, e magari dopo aver risolto questi problemi la gente prende gusto a partecipare e contare, e vuoi vedere che riusciamo a diventare una democrazia?

UN PARTITO NATO POSTUMO
Viviana Vivarelli

Calma e sangue freddo. I fuochi di paglia si smorzano presto. La rivoluzione arancione si è già smontata. I professori lasciano Ingroia dicendo che la sua rivoluzione è vecchia: Luciano Gallino, Ugo Mattei, Marco Revelli e Paul Ginsborg si sono già ritirati. E’ un partito come gli altri. Le novità stanno a zero. Non c’è democrazia. Le candidature sono scelte dai segretari, il programma pure. Tutto vecchio come prima. Stessa forma partito, stessi capi, stessi slogan, stessi stipendi. Tornano i vecchi marpioni. Che rivoluzione è se sa tutto di vecchio? E’ la solita sommatoria di Ferrero, Diliberto, Bonelli, persino Bertinotti, già fallita e strafallita come l’ex sx arcobaleno con le solite beghe interne di sempre. E cosa c’entra Di Pietro con l’estrema sx? Di Pietro di sx non è mai stato. I Verdi nemmeno. Questa volta manca l’ambiente e mancano i no global, poi è la solita ammucchiata già fallita in precedenza per personalismi interni, che non ha nemmeno una idea nuova, non dice nulla sulla democrazia diretta e scopiazza il termine “società civile” persino da Monti.
Ingroia dice che ha punti in comune col M5S. Non si sa quali. Ma se l’estrema sx ha sempre odiato Beppe Grillo!! Non gliene è mai fregato niente dell’ambientalismo o della democrazia diretta, ha sempre difeso i finanziamenti ai partiti e ai giornali e figuriamoci come accetta un di Pietro che volle la Tav in Valsusa, riprese il Ponte di Messina e rifiutò la commissione di inchiesta sul G8!!
Pal Ginzborg dichiara: “Abbiamo voluto provare a una lista di cittadinanza politica ma è andata male. Lascio da parte la strana composizione dell’elettorato del referendum e l’improvvisa e massiccia presenza di Rifondazione in quello che doveva essere per definizione un appello e una lista non-partitici. Non mi riconosco più in quel progetto!”
Mi spiace per chi ci aveva creduto.
Il meglio è Bertinotti: è entrato e uscito dalla lista Ingroia così rapidamente che non se ne è accorto nessuno. Certo che come ‘nuovo che avanza’ non faceva certo bella figura! E la società civile sarebbe Bertinotti?!

NASCONO PARTITI
vv
In questi giorni è tutti un pullulare di formazioni nuove. Dai 56 partiti che avevamo rischiamo di ritrovarcene il doppio.
E dove sono i banchetti per questi partiti?
Dove sono i programmi che scendono in dettaglio?
Dov’è l’organizzazione sul territorio?
Dove sono i candidati “che vengono dalla società civile”?
Dove è l’epurazione dei pregiudicati e di quelli che in parlamento ci stanno da 40 anni?
Il programma di Ingroia si esaurisce in quelle 10 parolette e poi basta?
Quello di Monti sta tutto nel proseguire la sua Agenda devastatrice?
E quello di Bersani nel dire che proseguirà l’Agenda di Monti?
Quello di Storace si esaurisce nel riproporre Storace?
E quello di Montezemolo nel proporre Montezemolo?
O Briatore Briatore?
E Fini nell’aderire in tutto e per tutto a Monti?
O il nuovo ducetto di turno nel proporre se stesso, per prendere voti, finanziamenti e vitalizi?
Al posto dei bipolarismo, ormai sconfitto su tutta la linea e reo di ogni misfatto e inciucio, ci ritroviamo un campo diviso tra pro-montiani e anti-montiani? Tutti a dividersi per un neo-partito delle banche che prenderà,se va bene, l’8% !? Ma che senso ha? E i media a parlare solo di questo? Ma che proporzione c’è? Per di più con ipocriti come Bersani che non fanno nemmeno capire agli elettori se sono pro o contro Monti? Se stanno per i diritti della gente o il lucro delle banche? E nessuno nei mortiferi talk show che dica mai la verità!
Ma che senso ha? E’ finita tutta qui la proposta italiana? La grande ideologia politica!?Se continuare o no a uccidere il Paese per arricchire le banche? Se passare dal patto Stato-mafia a quello Stato-banche?!!!!

LA RETE DEL CONTROLLO GLOBALE CORPORATIVO
NADIA

Nell’autunno del 2011, uno studio condotto da scienziati svizzeri rivelò che un piccolo numero di banche controllava una importante fetta dell’economia globale.
Lo studio, chiamato ‘La rete del controllo globale corporativo’ è stato portato a termine da Stefania Vitali, James B. Glattfelder e Stefano Battiston, a Zurigo, in Svizzera. Il metodo è stato quello di sviscerare il database con i dati di marketing della Orbis nel 2007, raccogliendo file su più di 30 milioni di operatori economici (imprese e investitori) di tutto il mondo, incluse le posizioni patrimoniali.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista New Scientist, molto rispettata nel panorama della scienza “mainstream”.
I risultati sono interessanti, anche se in fondo prevedibili.

Si evince che ci sono circa 43.000 aziende transnazionali secondo la definizione dell’OCSE. Di queste, 1.318, sono quelle più importanti ed influenti Questo nucleo ha tre caratteristiche importanti.
1. Tra di loro, generano il 20% del reddito mondiale.
2. Si possiedono l’un l’altra.
Il database Orbis ha chiaramente dimostrato che la maggior parte delle azioni di queste società sono di proprietà di altri membri del gruppo dei 1.318. Ciò significa che le imprese più grandi, più redditizie e influenti del mondo si possiedono a vicenda in un unico grande cartello finanziario, o addirittura andando a formare un monopolio. Sono in competizione solo a livello nominale.
3. Il nucleo centrale possiede tutte le altre 43.000 aziende transnazionali.
Queste aziende generano un altro 60% del reddito mondiale. Ne deduciamo quindi che il controllo arrivi a livelli così capillari da formare un monopolio quasi totale.
4. L’80% del controllo totale è nelle mani di un gruppo ancora più piccolo formato da 737 aziende.
5. Spingendoci ancora più in alto, solo 147 aziende controllano direttamente il 40% della ricchezza totale.

Ecco la “top 50” della lista. Come si può vedere da questo elenco, sono tutte banche o altri istituti finanziari. Quindi non è un’iperbole dire che il sistema bancario è Uno, un unico cartello enorme. Che le banche possiedono tutto, inclusi tutti i principali settori industriali. L’industria del petrolio, delle armi, dei farmaci, quella alimentare, delle telecomunicazioni, ecc. Si tratta di un unico, massivo, monopolio. Controllato dall’alto verso il basso.
Il Potere Monetario è reale e questi ricercatori svizzeri ne hanno sviscerato i numeri.
Domande: Come agiscono queste aziende, se sono tutte controllate dalle stesse persone?
Le cosiddette “Teorie del complotto” acquisiscono sempre più valore e trovano conferme nei dati reali. Le persone cospirano praticamente in ogni campo. Sarebbe così sorprendente pensare ad un complotto per il dominio globale?

1 BARCLAYS PLC GB 6512 SCC 4.05
2 CAPITAL GROUP COMPANIES INC, THE US 6713 IN 6.66
3 FMR CORP US 6713 IN 8.94
4 AXA FR 6712 SCC 11.21
5 STATE STREET CORPORATION US 6713 SCC 13.02
6 JP MORGAN CHASE & CO. US 6512 SCC 14.55
7 LEGAL & GENERAL GROUP PLC GB 6603 SCC 16.02
8 VANGUARD GROUP, INC., THE US 7415 IN 17.25
9 UBS AG CH 6512 SCC 18.46
10 MERRILL LYNCH & CO., INC. US 6712 SCC 19.45
11 WELLINGTON MANAGEMENT CO. L.L.P. US 6713 IN 20.33
12 DEUTSCHE BANK AG DE 6512 SCC 21.17
13 FRANKLIN RESOURCES, INC. US 6512 SCC 21.99
14 CREDIT SUISSE GROUP CH 6512 SCC 22.81
15 WALTON ENTERPRISES LLC US 2923 T&T 23.56
16 BANK OF NEW YORK MELLON CORP. US 6512 IN 24.28
17 NATIXIS FR 6512 SCC 24.98
18 GOLDMAN SACHS GROUP, INC., THE US 6712 SCC 25.64
19 T. ROWE PRICE GROUP, INC. US 6713 SCC 26.29
20 LEGG MASON, INC. US 6712 SCC 26.92
21 MORGAN STANLEY US 6712 SCC 27.56
22 MITSUBISHI UFJ FINANCIAL GROUP, INC. JP 6512 SCC 28.16
23 NORTHERN TRUST CORPORATION US 6512 SCC 28.72
24 SOCIÉTÉ GÉNÉRALE FR 6512 SCC 29.26
25 BANK OF AMERICA CORPORATION US 6512 SCC 29.79
26 LLOYDS TSB GROUP PLC GB 6512 SCC 30.30
27 INVESCO PLC GB 6523 SCC 30.82
28 ALLIANZ SE DE 7415 SCC 31.32
29 TIAA US 6601 IN 32.24
30 OLD MUTUAL PUBLIC LIMITED COMPANY GB 6601 SCC 32.69
31 AVIVA PLC GB 6601 SCC 33.14
32 SCHRODERS PLC GB 6712 SCC 33.57
33 DODGE & COX US 7415 IN 34.00
34 LEHMAN BROTHERS HOLDINGS, INC. US 6712 SCC 34.43
35 SUN LIFE FINANCIAL, INC. CA 6601 SCC 34.82
36 STANDARD LIFE PLC GB 6601 SCC 35.2
37 CNCE FR 6512 SCC 35.57
38 NOMURA HOLDINGS, INC. JP 6512 SCC 35.92
39 THE DEPOSITORY TRUST COMPANY US 6512 IN 36.28
40 MASSACHUSETTS MUTUAL LIFE INSUR. US 6601 IN 36.63
41 ING GROEP N.V. NL 6603 SCC 36.96
42 BRANDES INVESTMENT PARTNERS, L.P. US 6713 IN 37.29
43 UNICREDITO ITALIANO SPA IT 6512 SCC 37.61
44 DEPOSIT INSURANCE CORPORATION OF JP JP 6511 IN 37.93
45 VERENIGING AEGON NL 6512 IN 38.25
46 BNP PARIBAS FR 6512 SCC 38.56
47 AFFILIATED MANAGERS GROUP, INC. US 6713 SCC
48 RESONA HOLDINGS, INC. JP 6512 SCC 39.18

RIDIAMARO : – )

E Berlusconi ha pensato solo
Alla sua Azienda
E Monti ha pensato solo
Alla sua Banca
E D’Alema ha pensato solo
Alla sua Barca
E Bersani ha pensato solo
Alla sua Bottega
E chi sta senza Azienda
E senza Banca
E senza Barca
E senza Bottega
Si fa una sega
Si fa una sega…

..
BRIGNANO E LO SPREAD

Brignano bravissimo! Penosa la Ravetto, che ha la faccia di tirar fuori che il suo partito deve essere votato per le tante persone oneste che comprende. Già, gente pregiudicata come Berlusconi o condannata in secondo grado per collusione mafiosa come Dell’Utri, o per corruzione di magistrati come Previti.
..
Alberto microsatira

Il governo dei tecnici ha mostrato come la qualità dei professori universitari in Italia non sia granché.

Dopo aver visto le sue scelte di politica economica è la Bocconi a non volere più Monti.

Berlusconi crede che l’overdose di presenze in tv lo aiuti. Qualcuno gli spieghi che non funziona come col Viagra.

Ma vogliamo ricordare gli incoraggianti inizi di Monti come principale collaboratore del ministro Cirino Pomicino?

La cosa positiva del 2013 sarà che nessuno potrà scrivere baggianate sul 13-13-13.

Casini: «Alle elezioni non ci venderemo a nessuno per un piatto di lenticchie». Si aggiunga cotechino e purè.

Alfano è una Olgettina particolarmente stempiata 🙂

Luciano Diotallevi
Il messaggio di fine anno del presidente italiano è stato visto da così pochi che l’anno prossimo al suo posto verrà trasmessa la replica di Dallas2.
.
Maurizio Espinoza
Imprevisto rigurgito radicalonzolo di Capezzone.
Per sostenere la battaglia di Pannella ha deciso di mangiare nello stesso ristorante per due giorni di fila…
Ps…
Con grande solidarietà s’è accodato pure Scilipoti…
.
Franco Sala
Monologo di B alla trasmissione della D’Urso. Poi ‘sono fidanzato, lei è bella fuori e dentro’. Questo interessa molto ai 2.800.000 disoccupati.
.
myrtamerlino
Berlusconi intervistato dalla D’Urso subito dopo Misseri! Cambiano spesso versione tutti e due…
.
Pamela Ferrara
Barbara D’Urso ha invitato Berlusconi e Misseri. Così quando il primo viene frainteso, il secondo si prende la colpa.
.
UomoMedioevale
Noi avevamo la peste bubbonica. Voi avete Barbara D’Urso e Domenica Live.

Umb80
E’ indegno che Barbara D’Urso intervisti un pregiudicato per reati gravissimi. Subito dopo Michele Misseri.
.
@fable80
In 2 milioni e mezzo hanno visto Domenica Live con la D’Urso che intervista Misseri e Berlusconi. La percentuale di malati mentali in Italia cresce.
.
Renzi é riuscito,finalmente,a fare una cosa di sx:perdere.(L’ha detto lui)

Maria P.
“Bersani: “Ora dobbiamo vincere con la verità…. ”
La verità dei suoi rapporti con l’Ilva?
.
DUE
Renzi e Bersani, due popoli due stati.

SPINOZA
Rutelli abbandona Bersani per allearsi con Casini. “È una decisione che ci sconcerta e certamente ci indebolirà”, ha dichiarato Casini.
.
Giga
Il Pdl annulla le primarie. Meno male che Silvio c’è.
.
La vispa Teresa
B torna in campo con una sua lista. Ancora incerto il nome, ma sembrerebbe in vantaggio Forza Antigua.
.
Miguel Mosè
Annullate le primarie del PDL. Per impraticabilità del capo.
.
Marcuser
Il Pdl annulla le primarie. Non appena hanno respirato un po’ di democrazia si sono sentiti male.
.
Bud 23100
B: “dubbi sul futuro”. Se è per questo, nemmeno passato e presente sono molto chiari.
.
Vittorio Scuderi
B :”Ho deciso,scendo in camporella”
.
Donlione
B: ”Torno”
Ma questo è sadismo!!
.
Gigi da Lesso
B: “Forse mi ricandido con una nuova lista”. Il registro degli indagati.
B: «Forse torno». I nuovi reati da depenalizzare devono essere clamorosi.
.
Enzofilia
Pare che i quasi sei milioni di euro incassati con le primarie andranno alla ricerca.Del PD.
.
Gi_gi
Alla fine queste primarie sono come un tubetto del dentifricio, spremi spremi qualche cazzata esce sempre.
.
A rip

La gente prima si lamenta che tutto va male o poi continua a votare Bersani.

Citando Einstein: “Follia è continuare a fare le stesse cose, aspettandosi un risultato diverso”
.
Bellissimo il titolo del giornale:
VINCONO I ROTTAMI!!!
.
FB
Monti si dimette: “E’ stato un anno difficile ma affascinante” Tutto quel welfare da distruggere e così poco tempo per farlo.
Eugenio Iodice
.
Alex
mi è piaciuto il discorso di Renzi ai suoi: “Domani mattina quando andrete a scuola o al lavoro sfoderate il vostro miglior sorriso e fate finta di avere vinto”.
.
http://masadaweb.org

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