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Saturday August 19th 2017

PARAPSICOLOGIA E AURA. LEZIONE 8 DI UN CORSO SULLA PARAPSICOLOGIA


(Foto Kirlian)

MASADA n° 1431 4/1/2013 PARAPSICOLOGIA E AURA. LEZIONE 8 DI UN CORSO SULLA PARAPSICOLOGIA

Viviana Vivarelli

“Dio non ha fatto il mondo giocando a dadi”
Einstein

“Tempra il tuo spirito, diventa un guerriero, impara a vedere e allora saprai che i nuovi mondi che possiamo vedere non finiscono mai”
Lo stregone a Carlos Castaneda

“Il fisico moderno fa esperienza del mondo attraverso una specializzazione estrema della mente razionale; il mistico attraverso una specializzazione estrema della mente intuitiva”.
Fritjof Capra

A dire la verità, la parapsicologia classica occidentale non ha tra i suoi oggetti la visione dell’aura, eppure essa fa parte delle capacità del sensitivo orientale e sono stati scritti testi filosofici sulla sua percezione e il suo simbolismo. Poiché nel trentennio della mia fase paranormale l’aura mi risultava a tratti vagamente visibile e avevo elaborato delle tecniche per renderla visibile a tutti, mi occuperò anche di questo tema.

Tutto è Energia. L’energia è psichismo intelligente. “Energia” significa “ciò che è in atto” . Mi è difficile credere alla visione democritea di un universo prodotto dall’urto casuale di atomi. Sono invece favorevole a pensare che che l’universo sia “intelligenza in atto“. E sono portata a credere che anche le vicende apparentemente casuali di ogni destino umano non abbiano in realtà niente di casuale ma siano predisposte da un regista occulto che ci studia e che mette sul nostro cammino le prove e gli aiuti di cui abbiamo bisogno. Non sono nata con questa concezione, ci sono arrivata gradualmente, dopo una lunga vita e soprattutto dopo aver passato otto anni a studiare il lavoro di un gruppo, secondo un’ottica junghiana e a trascrivere tutti i progressi di tipo spirituale che esso produceva. Secondo Jung, infatti, ognuno di noi è su una linea di individuazione, deve cioè scoprire chi egli è, individuarsi, secondo quel compito per cui è nato, e per il quale troverà aiuti o ostacoli all’interno non solo di un piano di esplicazione individuale, ma su un piano di realizzazione collettivo e sociale. Questa concezione ovviamente non può essere provata in laboratorio, diciamo che è una scelta a priori, la scelta tra una posizione materialista o deterministica dell’Universo, per cui ogni cosa è l’effetto di una causa (com’è la posizione della Montalcini), e una posizione teleologica, cioè indirizzata a un fine.
Ma la scelta tra vivere in un mondo materiale o in uno spirituale viene a priori e non può essere determinata a posteriori, con prove di laboratorio, come vorrebbero quelli del CICAP, perché contraddirebbe se stessa.

In effetti la materia non esiste e tutto è energia” dice Max Planck, premio Nobel per la fisica, quello che formulò la teoria dei quanti.
E l’Energia si struttura in modo organico. Il termine “Organon“, strumento, deriva dal vocabolo indoeuropeo “Ergon“, lavoro.
L’energia si attua, il suo lavoro si realizza mediante strumenti, essi sono le sue parti organiche. Le parti non sono una cosa diversa dal centro fondamentale, così come una zappa è una cosa diversa dal contadino, ma esse sono i modi in cui l’Energia liberamente si struttura per attuarsi, questo è ciò che chiamiamo creazione, energia in atto, opera di amore intelligente in una evoluzione finalizzata, con cui lo psichismo universale si realizza, auto-organizzandosi nelle sue diverse parti, allo stesso modo l’uomo è organico all’energia in quanto attraverso la sua configurazione essa si attua.
Un organismo non è una realtà casuale, caotica e affastellata, cozzo di atomi a cui è capitato di scontrarsi per caso, come ipotizzava Democrito, ma è un insieme progettuale, dove ogni parte è inserita in vista del tutto e si relazione con le altre. Proprio l’insieme di queste relazioni finalizzate costituisce l’organizzazione (organismo), così come l’organizzazione di una fabbrica prevede tanti reparti, ognuno in funzione degli altri, seguendo un fine superiore preordinato.
L’essere umano è un organismo, cioè un insieme coeso formato da organi, i quali adempiono a funzioni e si relazionano tra loro nella finalità del tutto. Cuore, fegato, reni, mente ecc., in una visione olistica, non sono separati o isolati, ma ognuno esegue la propria funzione in un insieme e “conosce” l’altro nel senso che ogni esperienza della creatura si riverbera su tutte le sue parti e ogni esperienza della parte appartiene all’intero. Un moto d’ira fa salire la pressione, altera la temperatura e il battito cardiaco, infiamma il fegato….Il moto d’ira è un ente psichico, mentale, affettivo, ma si ripercuote sull’organico. Se il corpo subisce un danno materiale, anche lo spirito si sente depresso, irritato o stanco.
Non solo ogni organo materiale, psichico e mentale è relazionato con l’altro e col tutto, ma ogni più piccola cellula comunica con le altre. Il palmo della mano, la pianta del piede o l’orecchio ripetono come una mappa il corpo intero. La riflessologia insegna diagnosi e cure proprio su queste parti rappresentative, per cui pizzicando i lati del mignolo si stimola il cuore, massaggiando i lobi dell’orecchio si rafforza il potenziale energetico generale, sfregando il lato interno del piede si lavora la spina dorsale, in una interconnessione, per cui l’agopuntura o lo sha-tzu possono insegnare ad agire su un organo riattivando le correnti energetiche che lo alimentano, partendo da punti lontani da esso, in un insieme dove gli invisibili meridiani sono i canali della comunicazione energetica, come i cavi per le linee del telefono, o le vie dell’etere per le frequenze televisive.

Rifiutando il dualismo cartesiano e quello platonico tra materia e spirito, riportiamo dunque tutto a un unico elemento: l’Energia.
L’Energia produce un campo energetico universale, al suo interno essa si organizza in strutture energetiche solo apparentemente distinte, che sono gli enti organici e inorganici.
Per fare questo, l’Energia deve prima di tutto non essere più Una, essa crea il mondo polarizzandosi, cioè si scinde in sé formando punti di differenza, di potenziale, di pressione, di temperatura, di onda, di vibrazione, di frequenza….(i termini sono provvisori).
La differenza tra due poli, comunque considerati, produce movimento, dinamismo, fa fluire l’energia da un polo all’altro. Il vento nasce perché goccioline d’acqua in sospensione, più fredde, e dunque più pesanti, scendono creando del vuoto, mentre l’aria più calda e leggera è indotta a spostarsi verso quel vuoto. L’elettricità scorre per uno squilibrio tra due poli, uno dei quali cede all’altro gli elettroni in eccesso, il flusso di questi elettroni è appunto la corrente elettrica. Nella meditazione il vuoto della mente crea uno spazio che viene riempito da forme di conoscenza superiore che si spostano in esso come fanno le correnti d’aria. E così via. Questo è ciò che i Cinesi indicano dicendo che il TAO ( energia primaria o TUTTO) entra nel divenire dualizzandosi in Yin e Yang, principi opposti, dal cui gioco e scambio nasce ogni relazione.
Dunque l’UNO diventa MONDO, polarizzandosi in diversità, per porre in essere LA RELAZIONE. La relazione esiste non solo tra tutte le creature tra loro, animate o inanimate, ma tra le creature e l’intelligenza totale, in uno scambio necessario e costante. Questo scambio è ciò che definiamo VITA. Ci sono relazioni tra parti fisiche, tra parti fisiche e psichiche e tra piani densi e sottili… dell’organizzazione energetica.

Ogni relazione è una informazione, il passaggio di una comunicazione tra un punto dell’essere a un altro. La comunicazione può avvenire nell’Energia densa (materia: trauma fisico); nell’Energia sottile (spirito: apparizione); le possibilità sono infinite: subisco un’operazione chirurgica, ho una comunicazione telepatica, una preghiera risana il mio corpo, un massaggio Rolfing scioglie un trauma psichico, un sogno sblocca una tensione, ricevo della pranoterapia…. Informazioni passano, la vita si trasforma.
Partendo dall’informazione, il termine “comunicazione” mi permette di connettere tutte le informazioni che l’Energia pone in essere, tra tutte le sue possibili manifestazioni, dal livello più denso a quello più sottile.
Ogni polarità, diversa in quanto unica e dunque squilibrata rispetto a un’altra polarità, è produttrice potenziale di comunicazione, di informazione.
L’uomo, come ogni ente, è un insieme di relazioni, di informazioni che viaggiano secondo modalità diverse e collegano poli distinti.
Tutto l’Universo è un insieme informativo. La modalità dell’informazione produce l’apparente individuazione degli enti con le loro caratteristiche: colori, suoni, temperature, densità, onde..ricevuto variamente così come sono varie le modalità di ricezione di chi li contatta.

Per studiare l’universo non è tanto importante cercare cosa sia la “realtà in sé”, o noùmeno, realtà trascendente che è al di là delle nostre possibilità conoscitive, è più utile studiare le modalità della relazione, le informazioni che viaggiano all’interno del Tutto. Per es., elemento essenziale del mondo come lo conosciamo è la Luce, gli scienziati hanno cercato di scoprire cosa sia la luce senza riuscirci. Nell’ipotesi che essa abbia natura corpuscolare, la natura acconsente, nell’ipotesi che essa abbia natura ondulatoria, ancora la natura acconsente. Il che è paradossale perché le due ipotesi sono opposte. Forse è più saggio impegnarsi a studiare “come” lavora la Luce. In Oriente abbiamo una saggezza antichissima che non chiede “cosa sono le cose”, ma cerca di utilizzare i flussi dell’energia in modo pratico, per cui è indifferente dire “Tutto è materia” o “Tutto è spirito”, ma è essenziale “allinearsi” nel senso dell’energia, per “essere nella luce”, per stare meglio. Conoscere diventa essere, la conoscenza migliora la vita, è un lavoro trasformativo nell’essenza non un’accumulazione esterna di dati. Si lavora a un livello in cui la conoscenza diventa essenza. Sai perché sei. Sei perché diventi. Le distinzioni della scienza non separano un mondo uno. In questo senso gli Orientali sono più saggi perché non hanno bisogno di frammentare la realtà in definizioni ma lavorano per scopi.
Gandhi dice: “Come c’è una identità di spirito, così c’è un’identità di materia e, nella loro essenza, questi due elementi sono inseparabili. Lo spirito è materia rarefatta al massimo livello. La materia è spirito condensato. Pertanto, tutto ciò che accade al corpo deve toccare anche lo spirito e qualsiasi cosa accada allo spirito deve influenzare la materia intera e lo spirito intero”.
La mente sinistra divide, la mente destra unisce. Porre la relazione in luogo dell’analisi cambia il modo di stare al mondo, ma come potremo farlo se le nostre categorie mentali sono troppo condizionate? A rigore, l’intellettuale può essere più svantaggiato del bambino, perché è attaccato alle abitudini del suo pensiero razionale, vive le sue conoscenze come certezze, non molla le sue abitudini di pensiero, e come può allora conoscere il nuovo? Il bambino è privilegiato perché non ha preconcetti, vede in modo semplice, accetta tutto come si presenta, non ha categorie di esclusione; l’intelletto rende tutto più complesso, non conosce se non attraverso i suoi cassettini, le sue categorie, che imprigionano il reale e lo separano dall’essere per farlo diventare possesso, materia.
Tanta fatica per costruire strumenti per vedere il mondo e a quel punto è tanto schiavo dei suoi strumenti da negare la luce. Ma è stato detto: “In verità se non diventate semplici come questi bambini non vedrete il regno dei Cieli”.

Tutto è relazione, le cellule comunicano tra loro, le molecole, gli organi, gli organismi, ogni cosa esiste in una relazione. Gli uomini comunicano con gli uomini, con l’ambiente, le piante, gli animali, le stelle… il visibile e l’invisibile. Tutto l’universo è un insieme di relazioni, dove tutte le parti si parlano e questo insieme di relazioni noi lo chiamiamo vita. Il mondo è una sinfonia dove tutte le parti cantano in coro .
Dal punto di vista delle mie cellule io sono un organismo; dal punto di vista del tutto sono una cellula. Ma la vita, sempre, trascorre.
Ora, come la cellula non è che un frammento delle molecole del mio fegato, così tutte le parti dense e sottili che mi costituiscono formano un insieme intercomunicante e coeso.
Il punto di coscienza è l’unificazione di queste correnti comunicative, per cui, in prima istanza, posso dire che “io” ho male al “mio piede”, che “io” sono triste, che “io” ho avuto un’intuizione, che “io” ho avuto una OBE, ma dopo una lunga pratica sullo spirito, posso smettere anche di parlare di “io” e vedermi come una tappa nel fluire dell’Energia, e esprimermi come un monaco buddhista, goccia nello scorrere della vita.
Il punto di coscienza è come il sovrintendente di più unità produttive che riceve le informazioni di tutto quanto accade. Ma può darsi che un reparto si stacchi e non mandi più informazioni, o se ne aggiunga uno nuovo e il punto di coscienza farà lo stesso il suo lavoro, si ristrutturerà, elaborando la diversa esperienza, creerà energie di collegamento. Può darsi anche che egli passi a dirigere un altro insieme organico (reincarnazione), tenendo in un archivio nascosto le conoscenze precedenti. Così il mio punto di coscienza potrà spostarsi da un livello a un altro o potrà perderne qualcuno o uscire in avanscoperta a livelli impensati e conservare comunque la propria centralità ricettiva.
Io sono unilaterale ma anche molteplice. In questa molteplicità, come “molti” conosco , come “uno” so.

Anche la mia cellula vive in quanto conosce, si relaziona, comunica. Ma il suo sapere è inconscio. L’IO è la funzione di me che non solo conosce, ma sa di sapere, cioè si auto-comunica. Ha autoconsapevolezza. Non tutti i livelli strutturati dell’essere hanno consapevolezza. Poiché io sono una organizzazione di energia, essa prenderà in me tutte le possibilità energetiche, dalla massima densità del nucleo, o corpo materiale, a piani via via più sottili fino a livelli inimmaginabili.
Posso vedere l’Energia universale come un campo energetico totale, che al suo interno si struttura in campi energetici distinti, via via sempre più piccoli, dalla galassia all’elettrone, in varie gamme o frequenze. Noi percepiamo il nucleo duro visibile ma il sensitivo riesce a percepire anche qualcuna delle bande circostanti.
L’AURA è il campo energetico umano, un insieme di vari strati o livelli che sono come bande di energia a vibrazione diversa, ognuno dei quali presiede a una funzionalità specifica: vita materiale, emotiva, mentale, spirituale ecc. Questi livelli comunicano tra loro e attingono energia dalla fonte originaria.
Dal punto di vista molecolare, potrei paragonarmi a un corpo di nebbia. Là dove le molecole di idrogeno e ossigeno sono molto dense, vedo la materia, dove sono più rarefatte vedo una leggera nebbiolina, dove sono ancora più rarefatte non riesco a vedere più niente, ma chi ha funzioni percettive allargate (il veggente, il sensitivo, il guru, lo sciamano, il mistico) può dirmi che io non finisco dove finisce il mio corpo fisico ma continuo con altri corpi o campi sempre più ampi e sottili non più immediatamente visibili, dove ancora circola l’energia che mi nutre, come la luce dell’alone di una candela che varia intensità e colore via via che si allontana dalla fiamma. Questi piani o livelli comunicano tra loro e sono finalizzati al mio essere, alla mia evoluzione, per cui se un mio organo è malato, ci sarà un piano di energia sottile che mi circonda che presenterà una opacità di luce o un colore particolare. Se i miei pensieri saranno patogeni, ci sarà un piano di me dove la luce morirà.

Il giovane Sergio Bonicelli della Vite, di S.Lazzaro dice di vedere dalla nascita sull’aura (o campo energetico umano),macchie e luci in corrispondenza di salute o malattia e ha diagnosticato a sua madre un tumore, vedendolo come una macchia sull’aura.
Le stesse immagini furono descritte da Croiset.
Queste “visualizzazioni” possono apparire al sensitivo come percezione visiva diretta, visualizzazione (anche a occhi chiusi), intuizione, immagine simbolica, sogno, allucinazione, voce, odore (Donatella percepisce il cancro dall’odore), percezione tattile, elettrica, telepatica ecc., e possono riguardare tutti i sensi, anche se parliamo più comunemente di “chiaroveggenza” o “chiaroudienza”. Spesso l’informazione si comunica come luce, una luce che assume un valore simbolico o metaforico.
Del resto tutte le ricezioni paranormali hanno questo carattere di “simbolo” e “metafora”. Non a caso simbolo viene da “symballein” che vuol dire “legare” “tenere insieme”. Il simbolo è un segno per noi significativo che risuona nel profondo, attraverso cui riceviamo una comunicazione da un ente di cui non sapremo mai altro e che solo attraverso il simbolo si comunica. E’ come un mittente da cui riceviamo un messaggio, interessante per noi, scritto in una lingua a volte comprensibile, ma di cui però non sapremo mai esattamente le coordinate.
Il sensitivo non “vede” realmente la realtà in sé, ma si rapporta a una comunicazione simbolica di cui è destinatario.
Tutto ciò che accade al mio corpo, alla mia mente, alla mia volontà, si riflette nella mia parte sottile e viceversa la materia densa si riverbera anche sulla parte sottile, per la circolarità dell’energia.

L’insieme di tutte le organizzazioni energetiche che mi costituiscono e mi alimentano, dalle più dense (corpo materiale) o avvertibili (psichismo, emotività, affettività) alle più sottili (campi energetici non percepibili, spirito) si chiama AURA.
Questo concetto è molto antico, appartiene a tutti i popoli e culture, e si presenta più o meno simile in tutti i tempi.
Pensiamo alle grandi religioni orientali e ai miliardi di uomini che hanno avuto culture e religioni diverse dalla nostra, forse più sottili, forse migliori.
L’aura è una percezione precisa, non è una fantasia o un mito, è innanzitutto una visione, qualcosa che è stata visto in modi uguali.
Noi sappiamo che c’è “il vedere degli occhi”, “il vedere fantastico”, e c’è “la chiaroveggenza”. Il vedere è un’operazione sensoriale ordinaria di ricezione dell’energia densa che si compie attraverso gli occhi fisici. La fantasia è un’operazione dell’immaginario. La chiaroveggenza è una ricezione extrasensoriale dell’energia sottile che si compie “anche” con gli occhi fisici, là dove questo canale si assottiglia e si affina, o avviene attraverso un canale visivo non oculare che gli Indiani chiamano Terzo Occhio, in corrispondenza del centro della fronte, a un livello non fisico. Tuttavia la chiaroveggenza può verificarsi attraverso ogni canale sensoriale, la vista è il canale privilegiato, ma non per tutti.
Insomma per vedere l’aura occorre o un senso non fisico o l’uso liminare di un senso fisico. Si può insegnare a vederla, anche se per la chiaroveggenza vera e propria non ci sono insegnamenti specifici, essa nasce con noi o si sviluppa per una serie di esperienze che non si apprendono a scuola e comprendono la totalità evolutiva dell’uomo o essa scaturisce per caso a seguito di eventi per noi incomprensibili o traumatici. E’ facile constatare che tali eventi si accompagnano a una sconnessione organica o psichica o emotiva dalla nostra identità riconosciuta. E’ quando si muore alla vita che si rinasce a una diversa vita.

Dicono di aver costruito macchine che attestano l’esistenza dell’aura (Kirlian) ma ho forti dubbi sugli strumenti che sono in circolazione, perché la nostra scienza occidentale non è ancora entrata nella consapevolezza spirituale dell’energia. Finché si muoverà nel denso sarà poco incline a relazionarsi col sottile, che non è traducibile nel visibile della scienza. Ma in America molti laboratori di ricerca (NASA, Università ecc) fanno importanti progressi in questo senso. Anche nel modernissimo Giappone gli studi scientifici cominciano a testare le “visioni” dei veggenti. E del resto il Giappone tecnologico convive benissimo con un passato culturale di antichissima saggezza sia nel campo della cura del corpo che in quello della cura dello spirito.
Il primo dato è questo: se veggenti di parti diverse della terra in tempi e sistemi culturali diversi dicono di aver “visto” la stessa cosa, può darsi che essa esista come percezione possibile anche se non è ancora un dato dimostrabile in laboratorio. In Occidente non cerchiamo la dimostrazione scientifica, ma in civiltà analogiche resistono le concordanze testimoniali. L’uomo è una entità complessa e multiforme e l’essere è anch’esso complesso e multiforme e solo una piccola parte di ciò che esiste è suscettibile di essere studiato in laboratorio ed essere inscatolato nella ripetibilità e materialità dei paradigmi ufficiali
Il fatto è che la scienza ha creato contenitori limitati dentro cui pretende di inscatolare l’universo, ma questa pretesa risulta ridicola dinanzi all’infinita dell’essere stesso, che non si esaurisce nelle sostanze materiali visibili ma continua in piani e livelli diversi.
Alla vista dei sensitivi, il corpo denso è contenuto in altri corpi via via più grandi, campi energetici sempre più sottili, che partono da uno stesso centro, di cui è relativamente facile vedere i primi (vista generalizzata), molto raro i più lontani (vista del sensitivo).

Questi corpi sottili appaiono come forme luminose colorate, pervase da punti di luce, colori, radiazioni, correnti, movimenti e pulsazioni.
Il fatto è che dovremmo considerare le categorie indiane per cui i sensi sono 6 mettendoci anche la mente, e dovremmo ammettere che per ognuno di essi ci possono essere livelli sempre più sottili e arditi da cui resta esclusa la varia umanità ma che sono modalità aperte al sensitivo, come fosse uno strumento più ricco e versatile (per fare l’esempio è come se accostassimo una radio rozza che prende solo le lunghezza d’onda principali a una radio sofisticata che coglie anche le onde più sottili).
Ovviamente se l’organo di ricezione è l’occhio esso vedrà secondo modalità visive, dunque riceverà colore, luce, movimento, forma, pulsazione….ma questi riferimento possono avere una varianza infinita tra soggetti diversi e portare a risultati molto vari.

Preso un corpo totale, e accettato il fatto che la percezione umana possa vedere le sue componenti o almeno alcune di esse, si scopre che all’interno di esso il numero dei corpi sottili che sono stati individuati dai sensitivi risulta diverso in culture diverse: è di 5 presso certe tribù di nativi americani, 7 o 9 presso i popoli dell’India, salì da 3 a 5 nelle fasi della storia degli antichi Egizi.
Barbara Ann Brennan (ricercatrice della NASA e sensitiva) ne distingue 7, che non corrispondono tuttavia ai livelli dei chakra indiani.
I livelli dell’aura potrebbero essere strutture energetiche auto-organizzate, funzionali all’unità “uomo”, in grado di relazionarsi tra loro e di comunicare con strutture simili di altre entità organiche (l’uomo come l’albero o la stella), e con l’energia astratta, neutra e indifferenziata, del Tutto.
La vita sulla Terra nasce in quanto queste strutture si focalizzano attorno a un fine comune: per es. una precisa esistenza terrena, incanalata nello spazio, nel tempo e nel fine evolutivo di un destino. E continua in forme diverse col dissolvimento di alcune di esse: il corpo materiale, il corpo eterico… o col mutare di alcune parti componenti (un nuovo corpo materiale, un nuovo corpo eterico ecc.).
La vita sarebbe dunque “la connessione di alcuni di questi corpi o campi energetici” in un insieme temporaneamente o teleologicamente individuato.
La morte sarebbe la sconnessione dagli altri di alcuni campi di energia, che diventano costitutivi di nuove configurazioni, come avviene per le particelle subatomiche.
La vita non comincia, la vita non finisce, la vita semplicemente continua e si trasforma.

“La prima volta che ho visto una parte dell’aura, avevo 48 anni, ero in una palestra poco illuminata, seduta per terra e rilassata. Vidi 3 aloni diversi sulla testa e le spalle di 3 donne che non conoscevo. La prima aveva un alone tenue arancione chiaro. Le dissi :”Tu hai dei problemi tra cuore e mente” e lei mi rispose con franchezza: “Nemmeno si conoscono”. Quella donna si chiama Laura bionda ed è divenuta una delle mie più care amiche. E’ una donna di grande spiritualità e intelligenza, che tuttavia si è sempre dibattuta per tenere a freno l’emotività e la passione. La spiritualità combatte in lei sempre con qualcosa di viscerale, quasi animale.
La seconda aura era di un verde dorato, come la luce che filtra tra le foglie fino a uno specchio lacustre nascosto. Un colore che ha a che fare con la vegetazione, con la meditazione. Pensai che quella fosse una persona riservata e tranquilla, silenziosa, abituata a svolgere ricerche in ambienti quieti, poco affettivi, calma in sé, poco relazionata.
La terza aura era bianca come la cenere. Quella donna era psichicamente morta, con una depressione profonda. Mi concentrai su di lei (si alzò il Velo, come diceva Croiset) e la visualizzai in una piccola cucina di campagna, povera e sguarnita, con un camino spento, fissava la cenere bianca, era disperata e sola, poi guardava fuori da una finestrella con sbarre, c’era un orto pieno di sole ma lei non lo vedeva, era chiusa dalle sbarre. Ripeteva nel suo pensiero: “I bambini, non ci sono più i bambini!” La vita era visibile e a portata di mano, ma la donna era chiusa in un’inerzia di morte. Seppi poi che quella donna era in pensione, era grandemente depressa e sola e che un tempo era stata maestra d’asilo.”

Altre volte, sporadicamente, ho visto qualcosa che poteva essere l’aura.
Una volta, in una conferenza nella Biblioteca De Bono Bozzano, ho visto una signora con una trave nera pesante sulla testa, come se fosse qualcosa di nebuloso molto forte e negativo. Non la conosco, ma sono un’impulsiva. La trave era accompagnata da una sensazione di oppressione molto densa, qualcosa che riguardava la seconda figlia. Così scrissi su un foglietto: “Mi scusi, ho visto una trave nera sulla sua testa, c’è qualcosa di terribile che è successo nella sua famiglia, ma la stessa negatività continua a pesare su sua figlia, deve fare attenzione!”. La signora fu contrariata dal biglietto, non mi degnò nemmeno di uno sguardo e vidi poi che lo mostrava ad alcuni della biblioteca ridacchiando di me, come se fossi una mentecatta. Il tutto sarebbe stato senza senso se non che Elisa mi disse poi che la prima figlia di quella signora si era uccisa impiccandosi e che la seconda figlia era fortemente depressa. Certamente io avevo sentito l’energia di quella signora come fortemente distruttiva per chi le stava vicino. Ma il caso finì lì e non ebbe seguito. Mi restò solo la mortificazione di aver fatto una cosa che mi aveva esposto al ridicolo, ma ho imparato anche a superare questi preconcetti e il timore di quello che gli altri possono dire di me”.

Per parlarvi dell’aura come fu vista migliaia di anni fa, vi cito dei brani dai 13 libri in cui l’etnologo americano Carlos Castaneda narra la sua iniziazione alla magia presso uno stregone messicano, erede della magia tolteca, un sistema di conoscenza superiore elaborato in Messico alcune migliaia di anni prima della venuta dei conquistadores spagnoli, che distrussero le antiche civiltà amerinde, con tutti i loro saperi.
In questa distruzione culturale i missionari agirono in modo assolutamente cieco e totalitario. Quando si parla dei totalitarismi in politica e in economia, dovremmo ricordare anche gli spaventosi massacri culturali che furono perpetuati in nome di Dio e che annientarono, in tempi brevissimi, intensi e profondi sistemi di conoscenza elaborati nell’arco di migliaia di anni. L’uomo non ha mai avuto rispetto per il diverso, ma il diverso è solo una prospettiva di realtà e nessuna prospettiva da sola abbraccia tutto ciò che è.
Castaneda era uno studente di etnologia che era andato in Messico per fare la sua tesi di laurea sugli effetti delle piante allucinogene: studiò dunque piante psicotrope come il pejote, uno dei 12 dei, o “piante della conoscenza”, che gli sciamani Toltechi usano per espandere la loro consapevolezza e penetrare nella “realtà separata”. Avvenne che, per conoscere le proprietà curative o magiche delle piante usate dagli stregoni, decise di diventare allievo di uno stregone, ma l’apprendistato lo fece diventare stregone lui stesso, per cui quando portò all’università i risultati della sua ricerca, venne guardato con molo sospetto e preso per mitomane.

A Riccione quest’anno abbiamo visto al Convegno delle Mediterrnee uno sciamano tolteco che ci ha mostrato i suoi riti. Era venuto con i suoi Dei, radici, tuberi, piante, e per poco non gli sono state confiscate all’aeroporto perché per lui erano “piante del potere” ma per noi droghe illegali . Lo sciamano non è un tossico, ma uno che sa usare la pianta sacra all’interno di un contesto rituale per un cammino di conoscenza, la domina senza esserne dominato, attraverso essa impara le vie verso l’altra dimensione e può percorrerle anche senza la pianta perché ha aperto i suoi canali di collegamento
.
Don Juan, lo sciamano, mostrò a Castaneda gli usi del pejote, poi decise di prendere Castaneda come allievo sulla via della magia. Così il ricercatore occidentale cominciò un lungo viaggio alla ricerca della conoscenza penetrando nei segreti di una civiltà quasi scomparsa: “la tradizione degli antichi veggenti Toltechi” .

“Don Juan mi spiegò che gli esseri umani, per chi sapeva vedere, erano esseri luminosi composti da qualcosa simile a fibre di luce che ruotavano da davanti a dietro formando l’aspetto di un uovo. La parte più stupefacente di queste uova era un fascio di luce che usciva dalla zona attorno all’ombelico, essa era della massima importanza nella vita di un uomo, era il segreto dell’equilibrio”.
“Le persone deboli hanno fibre molto corte, quasi invisibili, le persone forti le hanno brillanti e lunghe e sembrano un alone. Dalle fibre si può capire se la persona è sana, o se è meschina, o gentile o traditrice. Dalle fibre si può anche capire se una persona sa “vedere”…
“Vedere non è così semplice e solo il fumo (del pejote) ti può dare la rapidità di cui hai bisogno per cogliere una breve visione di quel mondo soltanto. Altrimenti guarderesti soltanto”

Diventare uomo di conoscenza è pericoloso. Occorre sconfiggere i guardiani, che possono anche uccidere un uomo o portarlo alla follia.
“Devi avere un intento inflessibile per diventare uomo di conoscenza”
“La volontà, d’altra pare, riguarda imprese stupefacenti che sfidano il nostro senso comune.”

Ci sono piccole differenze tra la concezione tolteca e altre. Il punto dove la struttura personale si connette con l’energia cosmica è, in India, l’area limbica, o zona coronale, cioè la sommità del capo, punto in cui il microcosmo individuale si fonde energeticamente col macrocosmo universale, questa è la zona delle essenze, in punto dove l’energia universale si connette a quella individuale sul piano della conoscenza.

Per quel che mi riguarda la sua apertura è stata connessa con una sensazione permanente dolorosa durata molti mesi di macerazione della sommità del capo, come se la sommità della testa mi stesse marcendo.

Un elemento invece di “mira”, o avvertimento, è una sensazione formicolante, elettrica, alla nuca. Essa indica che un canale si sta aprendo e ne parla anche lo stregone. Per altri l’accesso al contatto medianico si manifesta come una tossetta o inturgidamento a livello della gola, come punture elettriche come di spilli nella schiena, sotto le scapole o avvertimenti simili. (Si ricordi la puntura sotto la nuca di cui parla Croiset). Mentre la sommità del capo corrisponde al 7° chakra indiano e si dà grande importanza anche al 6° chakra (occhio della chiaroveggenza) al centro della fronte, lo stregone tolteco trova il suo “punto del potere” nell’addome, all’ombelico, come nella teoria giapponese dell’hara, il luogo della volontà, o terzo chakra indiano che pure corrisponde alla volontà e al potere.

“C’è un passaggio in noi, come la fontanella sulla testa del bambino che si chiude con l’età, questo passaggio si apre a mano a mano e si sviluppa con la volontà.
C’è un altro punto ove sono le fibre luminose (lo stregone indicò la regione addominale), che somiglia a un’apertura, lascia uno spazio da cui esce la volontà come una freccia. La volontà è come un potere dentro di noi, è ciò che ti fa riuscire quando i tuoi pensieri ti dicono che sei sconfitto , è quella che manda uno stregone attraverso un muro, fino allo spazio, fino alla luna”
“Gli chiesi se la volontà fosse un sesto senso, mi rispose che era piuttosto una relazione tra noi stessi e il mondo percepito…quella che uno stregone chiama volontà è una forza che viene dall’interno e si attacca al mondo esterno” .

Castaneda mastica dunque il pejote, i bocci del cactus allucinogeno, e subisce una trasformazione delle sue percezioni, entra in uno stato di allucinazione, guarda lo stregone ma non lo riconosce e al suo posto vede un uovo: “Quello che guardavo era un oggetto rotondo con una sua luminosità, ogni sua parte si muoveva, percepivo un flusso contenuto, ondulatorio e ritmico come se il flusso fosse racchiuso in se stesso, non si muoveva mai al di là dei suoi limiti, eppure l’oggetto davanti ai miei occhi trasudava movimento in ogni punto della sua superficie…era un palpito che ipnotizzava….un tremolìo incredibilmente veloce di qualcosa”.

Poi Don Juan insegna a Castaneda a “vedere” anche senza il pejote, modificando l’uso dei sensi, perché noi possiamo “imparare” a vedere, come impariamo a fare tutto. Il vedere è tutt’altro che fisiologico, esso è un prodotto culturale, il frutto di un processo di apprendimento che avviene in un certo modo ma potrebbe essere avvenuto diversamente, come una programmazione inconscia e indiretta.
Col vedere Don Juan insegna al suo allievo una tecnica “per fermare il mondo”. E’ una tecnica sottile che implica non solo mutamenti percettivi ma etici. Si comincia col lavorare sull’ego, come nelle tecniche orientali dello yoga profondo.
“Non dare per scontate le cose, comincia a cancellare te stesso”… “Occorre perdere la presunzione.. la presunzione va abbandonata insieme alla nostra storia personale”…
Il mondo attorno a noi è molto misterioso, non cede facilmente i suoi segreti…Finché penserai di essere la cosa più importante del mondo non potrai vedere veramente il mondo attorno a te.”

Per cominciare la trasformazione, occorre morire a ciò che si è. L’iniziazione è graduale: occorre che Castaneda si confronti con la propria morte e senta quello che essa gli insegna. Se vuole diventare uno sciamano, deve morire come uomo, deve perdere il suo io storico e destrutturare il suo io psichico.
Lo sciamano è uno che ha superato la propria morte, ma per fare questo deve diventare “un guerriero” che non guarda dietro di sé, che lascia tutto alle spalle, e solo dopo può prendere rapidamente le sue decisioni e usare l’intuizione fulminante, può entrare nel “vedere”, perché “molti guardano ma pochi vedono”.
Lo sciamano deve imparare a “sentire” le vibrazioni dell’ambiente che può essere suo alleato o nemico, deve cessare di essere uomo e tornare ad essere natura.
Quando arriverà a sentire l’ambiente non più esterno ma globale e identico a sé, il cacciatore di conoscenza realizzerà “l’agguato” e imparerà “l’intento”. L’agguato è la vigilanza, l’intento non è l’attenzione, ma una nuova ricezione, un ascolto interno, vigile ma non teso, come di chi è nella boscaglia e deve nascondersi ad essa, mimetizzandosi nel suo essere uomo, così che si abbandona come un corpo inerte quasi senza attenzione, inconsapevolmente, perché ogni concentrazione, se è avvertita dalla preda, la farà fuggire. Così lo sciamano deve uscire da se stesso e quasi non respirare e non essere per fondersi col tutto, per non essere riconosciuto e diventare natura esso stesso, non più mente, non più corpo, non più attenzione, affinché, tranquillizzata, la forza si riveli. Come nel mito greco, l’ardente Atteone, solo mimetizzandosi nella foresta, poté contemplare la bella Diana (energia della natura) che si bagnava (dunque nella sua nudità o essenza), ma appena egli si palesò e tentò di afferrarla fu sbranato dai suoi cani. La natura si rivelerà ma in un guizzo balenante divorerà chi non sa contenerla.

Don Juan insegna all’allievo a posizionare gli occhi. Ogni occhio ha una immagine oculare separata, le due immagini arrivano al cervello in un unico punto dove si fondono (conversione). Ma, chiudendo prima un occhio poi l’altro, si possono distinguere le due immagini laterali, leggermente diverse. Ora si deve imparare a ritirare lo sguardo affinché le due immagini non siano più combacianti ma si separino allontanandosi l’una dall’altra.

Io questo l’ho scoperto molto presto come ogni bambino solitario e indotto a una riflessione obbligata. Sono stata malata di bronchiectasia così a lungo e ho passato tanto tempo da sola in una stanza separata della casa, oltre le scale, dove stavo a letto con la febbre, senza radio o televisione o libri o giocattoli, che è stato giocoforza che facessi degli esercizi con la mente e le mie percezioni. Dovevo giocare con quello che avevo, i miei sensi. Così, da bambina, ho passato tempi lunghissimi a giocare con le mani e con gli occhi e con la luce. Alzavo una mano verso la luce della finestra e decentravo lo sguardo, ho imparato così a vedere le cose che si vedono quando lo sguardo non è concentrato o si raccorcia. Nel mio caso la febbre e le solitudine funzionavano come il pejote. Ho un ricordo molto sereno delle mie “visioni”. Spesso il bambino che sembra assorto e non gioca e non fa niente, fa un suo lavoro misterioso e tranquillo di cui non può parlare, che gli dà serenità e pienezza e lo connette con invisibili forze e forme. I bambini lasciati soli con se stessi sono i primi sensitivi.

Don Juan dice che si possono separare le due immagini monoculari, anche se occorrono anni affinché questo sia facile. Ma io so che i bambini lo sanno fare spontaneamente e con grande facilità.

“Occorre forzare gradualmente gli occhi a vedere separatamente la stessa immagine fino ad arrivare a una duplice percezione del mondo…si può cominciare con brevi occhiate con la coda dell’occhio.”
Quando le due immagini sono separate si può guardare ciò che sta in mezzo. Questo può essere l’inizio per una nuova consapevolezza.

Quando ero molto piccola ricordo confusamente che giocavo con “gli omini che stanno sotto le mattonelle”, piccole forme sguscianti che intravedevo con la coda dell’occhio, abbastanza sfuggenti, come un piccolo popolo rapido e silenzioso. Potevo avere tre o quattro anni, di quelle forme non parlavo con nessuno, ero sicura che fosse un mio segreto, per loro nascondevo piccole offerte nei ditali di mia mamma, sui coperchietti delle bottigline, briciole di dolci o di frutta. E’ incredibile che un bambino molto piccolo possa avere una sua religione privata, con offerte e riti ai suoi piccoli dei. E di questo non una parola a nessuno, come un segreto leggermente inquietante, un po’ triste, un po’ pauroso!”

Dopo 15 anni di apprendistato dallo stregone Don Juan dice al suo allievo che ci sono due tipi di consapevolezza. Il primo è quello della vita di tutti i giorni, il secondo appartiene al lato misterioso dell’uomo, ed è la consapevolezza dello sciamano, del veggente. La veggenza è la capacità di ampliare il campo di percezione fino a scorgere non più l’aspetto esteriore delle cose ma la loro essenza. E’ in questo tipo di consapevolezza, che si ha per nascita o per lunga iniziazione, che i veggenti vedono l’uomo non nella sua materialità ma come un campo di energia, un globo di luce, un uovo luminoso.
Don Juan chiama l’iniziazione per la veggenza “Lezioni per il lato sinistro”. Grazie ad esse Castaneda entra “in un’insolita chiarezza percettiva, che Don Juan chiama “consapevolezza intensa’”. Lo stregone lo aiuta dandogli col palmo della mano un colpo dietro la spalla sinistra, sotto la scapola. Dice Castaneda: “Ogni volta che entravo in stato di consapevolezza intensa non finivo più di meravigliarmi della differenza che c’è tra i due stati. Mi sembrava mi fosse stato sollevato un velo dagli occhi e prima non vedevo bene. La libertà, la gioia assoluta…che si impadronivano di me non si potevano paragonare ad alcuna altra sensazione provata prima. E nello stesso tempo c’era in me un tremendo senso di tristezza e rimpianto…. Don Juan mi aveva detto che senza tristezza e senza rimpianto non si è completi, in quanto senza di essi non c’è sobrietà, non c’è cortesia“.
Don Juan diceva: “I nostri sensi possono captare tutto quanto è attorno a noi, la convinzione dei veggenti è che abbiamo attrezzato solo una parte molto piccola del nostro organismo. La prima verità sulla consapevolezza è che il mondo che ci circonda non è in realtà come pensiamo. Noi pensiamo ad un mondo di oggetti e invece non lo è. Tutto può ridursi a campi di energia, ma l’uomo comune non può vederli, solo i veggenti possono farlo. Il mondo è come sembra, eppure non lo è. Non è così solido e reale come la nostra percezione ci porta a credere, però non è neanche un miraggio…è reale da una parte e irreale dall’altra… noi crediamo di essere circondati da oggetti, in realtà quello che ci circonda solo le emanazioni dell’AQUILA (così Don Juan chiamava l’energia) sempre in movimento, eppure immutabili e eterne. L’Aquila crea esseri coscienti perché vivano e arricchiscano la consapevolezza… l’Aquila poi se ne nutre, quando torna a lui arricchita dalle esperienze di vita, dopo che gli esseri coscienti l’abbandonano con la morte… la consapevolezza galleggia come un luminoso fiocco di bambagia per essere consumato dal becco dell’Aquila.”
Un versetto del Corano recita: “L’amore di Dio parte da Dio, arriva a te, e ritorna a Dio.”

Dice lo stregone: “Le emanazioni dell’Aquila sono una entità, in sé, immutabile, che comprende tutto ciò che esiste, ciò che si può e che non si può conoscere”
“Per un veggente gli uomini sono esseri luminosi. La nostra luminosità si deve a una minuscola parte delle emanazioni dell’Aquila che è racchiusa in una specie di bozzolo a forma di uovo. Noi siamo uova luminose. I filamenti sono consapevoli di se stessi, vivi e vibranti, e ce ne sono così tanti che i numeri perdono di significato e ognuno di essi è in sé un’eternità”.
“La percezione del veggente si ha quando le emanazioni che sono all’interno del bozzolo combaciano con quelle fuori.”
“Le emanazioni di dentro e le emanazioni di fuori sono filamenti di luce. Gli esseri coscienti sono minuscole bolle in questi filamenti: microscopici punti di luce uniti alle emanazioni infinite”
“I veggenti chiamarono la consapevolezza “lo splendore dell’uovo luminoso.”

Per quel che mi riguarda io sento l’Energia come una vibrazione, la sento meglio con gli occhi chiusi e in condizioni particolari, non necessariamente da sola, anzi, il contatto col mio gruppo è facilitante. Se mi concentro su questo vibrare lo vedo come onduline rapide o spirali, un po’ quello che si immagine essere un elettrone, un punto scuro e attorno una piccola spirale che come si accende si spegne, ma ci sono anche piccole frecce o schegge un po’ luminose, pulsazioni balenanti come piccole scintille fioche. E’ un formicolare spesso senza direzione, in cui piccole luci appena colte si accendono e si spengono senza cessare di esistere. Se la voglio vedere come insieme, pre-sento un centro che non so nemmeno immaginare, e da essa l’Energia si diparte ad anelli concentrici. Mi sembra che essi divengano sempre più astratti e vaghi via via che si allontanano.
Posso immaginarne qualcosa come 5 o 6 anelli, dopo di che la visione diventa sfumata e astratta. Questa visione ad anelli è come se costituisse la raffigurazione del Tutto e insieme fosse anche la struttura di formazione di ogni oggetto o persona. Per cui mi è facile immaginare ogni uomo come una serie di strutture ovoidali oscillanti sempre più rarefatte sfuggenti, fino all’invisibile.

Quando ero piccola e malata, e la mia respirazione dava così poco ossigeno al cervello, ero facilmente immersa nelle piccole girandole scintillanti, a volte vedevo dei grandi globi luminosi sollevarsi silenziosi nell’aria ed ero come stordita dalle luci e vicina allo svenimento, a volte solo poche palle luminosissime si accendevano presso il soffitto, come sfere rotanti e sembravano guardarmi come se avessero una intelligenza. Anche da adulta ho riprovato casualmente qualcosa di simile. Mentre facevo la mia prima tesi, di diritto penale, in grandi momenti di concentrazione, tutto spariva, il mondo diventava silenzioso come sospeso e le luci giravano dappertutto, luci organiche, organizzate come una presenza misteriosa, e un’altra volta nelle riunioni dei miei martedì, in mezzo al cerchio, tutta la stanza si riempì di girandole di luci, come se fossi al centro di una esplosione di fuochi circolari luminosissimi e ogni suono scomparve di colpo. Quella volta Laura Bruna disse: “Quante luci, vedo luci dappertutto!”. Ora le piccole luci che girano a vortice appaiono raramente quando sono distratta e rallento lo sguardo ma sono piccole e poco significative, come piccoli girini dinamici. Vedo il centro scuro e la piccola coda che ruota rapidamente e poi si spegne sostituita da altre. Forse è solo un modo alternativa per vedere l’energia oppure più semplicemente un effetto fisiologico molto banale di scompenso respiratorio. Anche se nessun medico mi convincerà totalmente che le mie impressioni hanno solo una base fisiologica ordinaria.

L’energia può essere percepita a occhi chiusi o guardando in modo diverso, ma ci sono altri modi di percepire l’energia e altri sensi, con la mano possiamo sentirla irradiarsi dalla pelle, la tattilità o l’imposizione delle mani senza contatto, “sentono” l’Energia sana come vento fresco, e quella infiammata come turgore o vibrazione elicoidale, formicolìo; la sensazione calda o umida è collegata alla malattia, quella di freschezza ventilata all’Energia che scorre bene. Lo possiamo sperimentare tutti, non è difficile, imponiamo il palmo della mano destra sul corpo nudo di una persona, vicino ma senza toccarla e ci concentriamo su quello che ‘sente’ la mano, poi passiamo ad un altro punto. Con un po’ di pazienza il palmo percepisce delle sensazioni diverse su punti sani o su punti infiammati.
C’è un particolare “fresco fermo” o “tiepido asciutto” che io collego al prana, o forza terapeutica, molto rassicurante.

Riguardo al ‘pensare’, sento l’Energia come uno spostamento spaziale, quasi un capogiro, una perdita di stabilità, una sottigliezza estrema per cui smetto di essere ciò che sono e cado come in un sogno tremolante e debole, oppure nel mio universo fisico accettato accadono piccoli fatti: rumori, profumi, scricchiolii, getti di luce, sprazzi, piccoli spostamenti di oggetti, incontri, eventi sincronici o simbolici, forme chiare che non ci dovrebbero essere, oggetti che non sono come dovrebbero essere, tanti piccoli segni che di solito uno accantona in un angolo della mente, nelle nostre vite frettolose e superficiali, per non affrontare la loro incoerenza, irruzioni di un sistema ignoto in un mondo prefissato, eventi extracomunitari.

Nel fascio di radiazioni luminose che ci formano c’è un punto dove la consapevolezza si raccoglie. Don Juan lo chiama punto di unione. Io l’ho sempre chiamato “punto di coscienza“. Il luogo dove si trova corrisponde alla banda di frequenze di ciò che è visibile. Le tecniche sciamaniche mirano a farlo spostare così da ricevere la percezione di altre realtà. Ciò che io sento come fasci o livelli di frequenza, o bande, o anelli, Don Juan lo descrive così: “Le Emanazioni dell’Aquila si riuniscono sempre in gruppi. Gli antichi veggenti chiamarono questi gruppi “le grandi fasce di emanazioni”, alcune producono esseri inorganici, altre esseri organici… quelli organici sono coscienti, si muovono, possiedono una energia divoratrice. Le altre fasce sono più oscure, meno spugnose, alcune hanno una sorta di opacità. Gli esseri organici sono come bolle di luce all’interno dei filamenti luminosi di una stessa fascia…”

Secondo i veggenti toltechi, queste fasce di energia nel cosmo sono infinite, ma sulla Terra per loro sono 48 (questo numero varia da cultura a cultura, nel Medioevo si parlava di 7 anelli attorno alla Terra). Per i Toltechi ci sono 48 strutture organizzate e la vita organica è una di queste. 40 producono solo organizzazione, 7 sono bolle di consapevolezza inorganica, una è un fascio di consapevolezza organica.
L’Energia, o Aquila o Amore di Dio o Consapevolezza universale, è vista dai veggenti secondo tre colori: rosa-giallino=piante\verdognolo=insetti\ miele ambrato=uomini. E questo era il modo con cui la mia amica Caterina, bambina, vedeva gli alberi, gli insetti, le persone.

Quando l’uomo sviluppa la sua consapevolezza, i veggenti vedono la sua aura come dorata. AURA infatti significa “energia dorata”.
I colori della consapevolezza dell’uomo non sono veri e propri colori ma sfumature ambrate che possono sembrare colori: ambra rosata, verde pallido, ambra azzurra (rara), ambra pura (ancora più rara).

I colori che io vedevo sono luminescenze di colore chiaro ma molto intense, come i colori al neon, dove c’è molta luce ma il colore resta pallido. Questi colori possono esalare dalla sommità della testa come fumi oppure si possono presentare simili ad aloni rapidi non simmetrici rispetto al corpo e di solito laterali come folgorazioni luminose in genere ovuliformi, oppure vedo di lato o sopra la persona delle macchie sfocate scure. Ma io non sono stata una grande sensitiva e so che ognuno poi vede le cose a suo modo. Io non ero in grado di vedere queste luci in maniera persistente e non potevo fare nessuna diagnosi in proposito, solo delle intuizioni generiche.

(Ho riportato alcune foto Kirlian, tecnica su cui nutro molti dubbi. Non posso riportare quello che vedevo io, ma certo non era così a raggiera, piuttosto come lampi ovuliformi di cario colore come al neon, e non certo rosa-azzurri come nelle foto. Devo anche eliminare come poco serie le foto dell’aura come spesso le vendono nei baracconi, che non hanno niente a che fare con l’aura reale).

Anche in India e Tibet i veggenti parlano di un’aureola dorata, giallo chiaro e luminosa che aleggia sul capo e le spalle dei santi, e nell’agiografia cristiana è rimasta traccia delle visioni dei mistici medievali nelle aureole che circondano nelle immagini le figure sante, aloni luminosi dietro o sopra il capo o le spalle o l’intera figura per Gesù, la Madonna, gli angeli e i santi, rappresentati con questo alone di luce o con raggi dorati che partono o dal capo irradiandosi a raggiera verso l’alto.

Queste raffigurazioni non nascono per caso ma corrispondono a ciò che i veggenti hanno sempre visto. Del resto anche per noi non è difficile visualizzare questi aloni di luce, soprattutto se la persona che guardiamo è concentrata nella preghiera o in una comunicazione alta ed ha uno sfondo neutro, bianco o scuro.

Rosario mi chiede di guardare la sua aura, lo metto di fronte a una parete bianca e ritraggo rapidamente lo sguardo, cioè stacco la focalizzazione ritraendo lo sguardo verso di me come fosse un elastico, subito emerge dal suo capo una debole luce giallina palpitante, ma d’improvviso questa cresce di intensità e si allarga rapidamente. Rosario, senza che io me ne sia accorta, ha fatto un’attivazione del Ci Goong, una tecnica orientale di controllo dell’energia, io non so niente di Ci Goong ma ho visto immediatamente la variazione della sua energia. Il tutto dura pochi minuti.

In molti casi l’immagine dell’aura è recepita spontaneamente se siamo assorti nell’ascolto e concentrati. E’ come un lampo pallido che subito si spegne, un alone luminoso ma non vivido, a volte un globulo luminescente o oscuro a lato della persona o che prende il suo posto quando questa si muove. Anche un essere inorganico ha un’aura ma questa non contiene il movimento dei “girini” di luce. Del resto anche nei livelli aurici umani ci sono forse campi dove la luce è statica e non crea scorrimento.
E’ l’aura che fa fluire il legame sottile tra le nostre parti o ci connette invisibilmente all’altro, essa è un sistema comunicativo, in cui i vari campi fungono da linguaggi, da gradi. Ma curiosamente i ricercatori di paranormale la ignorano, o la disprezzano o la misconoscono, con un piede nella scienza e l’altro nella cultura occidentale, non abbastanza curiosi per provare e sperimentare. Qualche volta ho l’impressione che essi continuino a parlare della foresta senza esserci mai stati e ben attenti a non entrarci, ma cosa darà la conoscenza dell’esperienza se non l’esperienza stessa?

Nel sistema tolteco lo sciamano si relaziona con l’aura di piante o animali, che diventano suoi “alleati”, e possono aiutarlo e dargli segni premonitori. Questa comunicazione tra regni diversi compare in tutte le antiche credenze occidentali: elfi, fate, folletti, spiriti della natura ecc. e oggi si ripete curiosamente nell’esperienza di Findhorn, o nelle persone in coma o nei trapiantati sotto ciclosporina.
Lo sciamano, grazie anche all’alleato, riesce ad allineare la sua fascia di energia agganciandosi a un’altra fascia di emanazione come a un medium e così percepisce altri mondi.

“Gli antichi veggenti scoprirono che la terra stessa è un essere vivente, videro che ha un bozzolo, un globo luminoso, che racchiude le emanazioni dell’Aquila. La terra è un gigantesco essere cosciente soggetto alle stesse forze cui siamo soggetti noi”
“Per poter vedere il bozzolo dell’uomo- dice lo sciamano- bisogna guardare la gente di spalle, mentre si sta allontanando. Risulta inutile guardare la gente faccia a faccia, perché la parte anteriore dell’uovo luminoso dell’uomo ha uno scudo protettivo come una lastra frontale”
“Don Juan mi avvertì che la velocità risultava d’importanza fondamentale giacché qualcuno avrebbe attraversato rapidamente la finestra del mio vedere. Mi chiese di rilassare i muscoli, di interrompere il dialogo interiore e di lasciar spostare il punto d’unione sotto l’incantesimo del silenzio. Insisté perché mi battessi il fianco destro, tra il femore e le costole, con il palmo della mano. Lo feci e caddi profondamente addormentato. Il mio corpo dormiva ma io ero cosciente. Un uomo passò e improvvisamente lo vidi. Una lucente forma ovoidale, tutta uno scintillìo, che si allontanò galleggiando nell’aria, ondeggiando su e giù

(Aureole aborigene)

Queste sono alcune citazioni del sistema tolteco. Possiamo anche credere che questa sia fantascienza dello spirito. E’ lecito dubitare di tutto finché non facciamo prova di esperienza, e questa può capitarci in ogni momento e bisogna avere l’umiltà di riconoscerla e accettarla.
Anche io accetto solo ciò che ho provato, dubito del resto, e il resto aspetterà. Forse per sempre. Ma quello che anche io ho percepito fa parte del mio sapere, non mi importa se non posso dimostrarlo, realizzarlo in forme tangibili, esplicitarlo. E non mi importa quello che ne può pensare la gente. Quello che è entrato a far parte della mia esperienza, è entrato a far parte della mia conoscenza, dunque della mia scienza, perché io sono la scienza di me stessa e non ne uscirà mai più. Farà parte del sapere che coincide con ciò che sono.
Più la vita va avanti, più la conoscenza cambia, essa non respinge gli antichi sistemi di saggezza, li guarda con stupore, a volte senza diffidenza. La maturità dell’uomo sarà completa il giorno che egli riuscirà a contenere tutto quello che è stato, che è e che sarà. Quel giorno la corrispondenza tra tutti i suoi tempi e spazi sarà completa.

Scienza e misticismo– dice il fisico americano Fritjof Capra nel “Tao della fisica”- sono due manifestazioni complementari della mente umana, delle sue facoltà razionali e intuitive. Il fisico moderno fa esperienza del mondo attraverso una specializzazione estrema della mente razionale; il mistico attraverso una specializzazione estrema della mente intuitiva”.

Il materialista è uno che pone limiti a se stesso ma le nostre potenzialità sono infinite e finché non saremo tutto ciò che siamo, non saremo niente.

L’AURA DEGLI OGGETTI E LA PSICOMETRIA

L’aura possiede alcune caratteristiche che pongono certe sue informazioni (o formazioni) al di fuori delle coordinate tradizionali di spazio, tempo e causa. Questo non vale solo per l’aura delle creature viventi ma anche per gli oggetti che co-implicano nella loro esistenza istantanea relazioni e inferenze che ci riportano al mondo interrelato della comunicazione-azione tra uno e intorno. L’aura di un oggetto funziona come un archivio della memoria che conserva le tracce di tutto quello che l’oggetto ha contattato. In particolare un oggetto sarà in grado di riferire secondo codici mirati, di ordine simbolico, a colui che comunica col suo archivio di informazioni, scegliendo quelle significative per il suo ordine di valori.
La psicometria è un uso delle facoltà paranormali che consiste nel prendere contatto con alcune delle memorie collegate alla cosa.
La psicometria è un esercizio molto divertente che si può fare anche in un salotto, con un gruppo di amici, come un gioco.
In genere si prende in mano un oggetto e ci si concentra a occhi chiusi raccontando quello che si vede o sente. Se le condizioni soggettive e oggettive sono giuste (persone dotata e oggetto significativo), le immagini mentali costituiscono una visione molto indicativa della storia dell’oggetto. Più uno è dotato, più l’oggetto comunica.
Dunque è come se la relazione uomo-oggetto creasse una interazione significativa, per cui l’oggetto parlerà all’uomo secondo quell’informazione che egli è in grado di ricevere in base alle sue esperienze e aspettative, così come accade normalmente nell’ambito relazionale umano per cui i ruoli e i rapporti selezionano la comunicazione.
Per dirla più semplicemente, se sarò in veste di insegnante mi rapporterò a un allievo secondo un codice di comportamento e un contenuto informativo, con un vigile sarò diversa, di fronte al mio superiore anche, e così via. Ogni situazione è sempre interattiva e produce un risultato di forme e contenuti che è la comunicazione mirata.

Una sensitiva descrisse una penna di colombo come se fosse lei stessa il colombo, vide la stia col mangime, sentì il viaggio nell’aria e le correnti ascensionali particolari che dirigevano il volo. Queste correnti magnetiche furono descritte con molte precisione prima che la scienza ne sapesse qualcosa.

Un altro esercizio facile, ma ci vuole pazienza, è quello di leggere con i polpastrelli. Noi crediamo che sia l’occhio l’organo deputato alla vista. Ma i ciechi vedono, anche se non con coni e bastoncelli. Un cieco sa quando c’è luce o buio, quando un ostacolo è davanti a lui ecc.. Questo esercizio prova che si può leggere anche con le mani.
Si ritagliano da una rivista patinata delle figure geometriche di vari colori (o si compra un album di pagine colorate), per es. un quadrato nero, un triangolo rosso, un cerchio giallo ecc. Poi, a occhi chiusi, ci si allena a distinguere i vari colori dalle vibrazioni particolari di ognuno, che i polpastrelli riescono a identificare senza toccarli, stando a uno o due cm di distanza. Ogni colore ha la sua vibrazione, è formato da una precisa lunghezza d’onda, e dà una sottile percezione tattile diversa, per es. alcun colori danno il senso di un brulicare, un vibrare, di freddo o di caldo, di leggerezza o di spinta ecc. Con pazienza si può imparare ad associare a ogni percezione sottile il colore corrispondente. Poi si impara a muovere leggermente le dita per capire dove il colore finisce e dove comincia il tavolo. Infine seguendo il contorno percepito della figura si può capire se è un cerchio o un triangolo. Mi ricordo che alla fine dell’allenamento ero in grado di leggere delle lettere o dei numeri colorati abbastanza grandi a occhi chiusi passando la mano sopra il testo a pochi cm. Ci vuole un po’ di pazienza ma non è difficile. Praticamente noi possediamo un certo uso della sensorialità, ma con pazienza potremmo anche variarlo e imparare usi nuovi. Questi esercizi danno il senso di quanto relativi siano i nostri parametri e di quanto essi siano il risultato di un apprendimento guidato conscio o inconscio, sia da parte di chi guida che di chi riceve.
Tutta la nostra vita non è che un lungo apprendimento selettivo in cui sviluppiamo certe specificità, deprimendone altre.
La magia, spesso, non è che la destrutturazione delle nostre categorie organizzative per ristrutturare categorie diverse che producono realtà diverse. Tutto questo è possibile ma spesso non è proprio un gioco. C’è sempre del rischio nell’uscire dalla propria pelle ed essa si costituisce nel confine tra il noto e l’ignoto. Per questo io posso solo fornirvi dei piccoli giochi, ma per altro vi metto in guardia. I poteri non sono il Potere e spesso annientano chi sfida i propri confini senza un giusto riguardo.

Il percepire, dunque, può comprendere molte facoltà e può elevarsi secondo progressioni incredibili, oltre lo spazio denso, oltre il momento colto, oltre il nostro corpo, oltre la realtà normale, oltre la percezione ordinaria. Possiamo allora affermare che il “sopra-vedere” sia un atto sensoriale che appartiene al livello corporeo? Sì e no. E’ solo l’esperienza di ognuno che può decidere.
Chi non ha avuto un certo tipo di esperienza sarà portato a negarla, chi l’ha avuta e non se la sa spiegare diventa possibilista e cerca delle risposte come ho fatto io. Ma anch’io resto scettica riguardo ai fenomeni che non ho sperimentato. Credo che un po’ di sano scetticismo e un po’ di senso critico facciano bene ad ognuno. Non si può credere a una cosa solo perché uno ce la racconta, ma si possono sperimentare modi e stati e oggetti nuovi, essere curiosi ed accettare anche la possibilità di varcare i propri limiti.
Andare anche solo un poco oltre noi stessi è sempre una grande avventura che vale la pena di provare. Senza diventare maghi o veggenti, un po’ di parapsicologia quotidiana è alla portata di tutti, discende solo da un uso diverso delle nostre modalità relazionali.

(Pitture aborigene)

Il mondo è sempre come noi lo facciamo, ma sempre potremmo sfuggire alla presa del guardiano interiore e potremmo forgiarci il mondo in un modo diverso, non solo nel campo del percepire ma in quello, più profondo, dell’essere.
Le fiabe, in fondo, non parlano che di questo. Esse ci chiamano all’impresa di uscire dai confini del nostro villaggio personale, a percorrere sentieri inusitati, vie sconosciute, forse pericolose, ma che ci faranno conoscere nuove prospettive del vivere e dell’essere.

Il 6.6.95 vado dal ragazzo sensitivo Sergio Bonicelli, 22 anni, introverso, parla poco. Soffre di epilessia e ha avuto uno sviluppo ritardato. Gli antichi ritenevano che l’epilessia fosse un male sacro, che indicava la comunicazione col mondo delle essenze. Sergio è studente universitario, credo di economia e commercio. Benestante, ha una famiglia numerosa ed eterogenea. Non assomiglia ai fratelli che sono estroversi e vivaci, mentre lui sembra portarsi appresso una lentezza meditativa. Sembra che anche il padre abbia certe facoltà ESP e fa da manager al figlio, che è sotto osservazione medica anche per le sue doti. La madre, Maddalena, è una insegnante di lettere estrosa, molto simpatica e franca, dinamica, con scarso senso dell’ordine. Ha fatto meditazione presso Don Arrigo alle Pioppe di Salvaro, un sacerdote che pratica meditazione dopo letture dei Veda e dei Vangeli. Durante questi stati, lei ha visualizzato il terzo occhio. Mi dice: “E’ proprio come un occhio, rotondo e cigliato!” . Ma poi questa visualizzazione l’ha stancata, perché le sembrava non approdasse a nulla. Il ragazzo mi fa sdraiare sul suo lettino in mansarda. Allunga il braccio destro con la mano parallela al mio corpo a 70 cm di distanza e non mi guarda, ma fissa dentro di sé, assorto. Parla pochissimo per cui ho difficoltà ad avere delle risposte, ma continuo a interrogarlo per capire cosa vede: “Luce chiara o nero”, ma a volte parla anche di colori. La luce chiara corrisponde all’energia e alla salute, dove ci sono zone oscure c’è la malattia. Non vede l’aura come irradiazione attorno al corpo, ma linee di luce dentro il corpo, quel poco che dice mi sembra che somigli alla concezione dei meridiani dell’agopuntura cinese. Non conosce l’anatomia, né gli organi, né le malattie, per di più parla poco e dal punto di vista diagnostico il contatto è un po’ carente. Sicuramente ha forza pranica, perché sento le vibrazioni della sua mano anche da un metro di distanza. Licia, che ha fatto 4 sedute per un forte dolore al braccio (soffre di varie malattie croniche alle ossa, per le quali prende spesso sedativi potenti), è guarita dal suo dolore. Ha fatto con lui delle visualizzazioni molto curiose, che l’hanno coinvolta emozionalmente. Dice che il ragazzo, che parla pochissimo, compila delle vere cartelle cliniche. Con grande fatica e molti silenzi, visualizza varie macchie nella mia gamba sinistra (che in effetti mi duole), una macchia all’altezza del cuore (ma credo sia la mia malformazione al polmone), e una linea luminosa curva all’altezza dell’L 6 da cui esce una macchia nera (la mia ernia al disco), il punto è esatto. Mi sente come una persona molto strana, dice che la mia voce al telefono è diversa da quella che io sono. Dice questo perché è in grado di fare delle diagnosi anche solo attraverso la voce o per persone non presenti. Grosso modo, ha indicato i miei disturbi, ma la cosa non mi è molto utile in quanto conferma solo quello che so, ma è interessante studiare il suo modo di lavorare. In genere dice: “E’ difficile spiegarlo.. non so se posso dirlo con parole…mi vede divisa in due metà, una razionale radicata nella mia vita, e una irrazionale che cerca vie di fuga perché non sopporta la situazione ambientale (famiglia). Quando il desiderio di evasione di questa parte diventa troppo forte, ho disturbi da alienazione o OBE, è una via di fuga a livello paranormale. In realtà ha detto solo tre parole in croce, il resto è interpretazione mia. Cura: prendere la soluzione del “Menefreghismo” e sorridere di tutto quello che mi capita. Anch’io gli esprimo le mie impressioni su di lui. Mi chiede come lo vedo in mezzo agli altri: “E’ un gatto. E’ notte blu, il gatto lunare sta sul davanzale della finestra, prima del vetro e guarda fuori con occhi brillanti. Dietro c’è la luna. Il gatto accetta il suo ambiente perché l’ambiente gli dà protezione ma è separato dall’ambiente e difeso nella propria autonomia e nella propria riservatezza. Così lui, ha bisogno della famiglia e questa gli dà protezione e lo assiste, ma è separato e isolato da tutti. Il padre è prevaricatore, lo protegge ma anche lo controlla, ha una vivacità invasiva che può diventare sgradevole. Gli dico che non dovrebbe stargli troppo accanto e non dovrebbe lavorare con lui. Vedo che ha un fratello atletico, portato alla cura del corpo, alla forza. Assomiglia alla madre, che però lo batte in velocità, lo previene ma senza la sua profondità. Dico che forse ha una sorella più piccola (e in effetti c’è, di tre anni minore) ma mi sembra che il suo esatto contrario e che forse l’ha rimossa, perché non riesco nemmeno a immaginarla, è come se fosse fuori campo. (Mi dice sorridendo che è molto estroversa e sta sempre fuori casa). Vedo che non assomiglia a nessuno dei membri della sua famiglia. Secondo me dovrebbe essere come un nonno o una nonna della linea materna. (Mi dice che assomiglia al bisnonno materno). Quando è in mezzo agli altri, è come un osservatore, non partecipa, non è coinvolto, guarda gli altri da una posizione di isolamento. Gli pronostico che andrà via di casa e abiterà con amico piccolo e bruno, silenzioso. Non è portato a formarsi una famiglia. Ma lo aiuterà una donna più grande di lui, grassoccia, bruna, con capelli semilunghi, non bella, sarà più una madre che una moglie, lo aiuterà col suo rispetto e col suo silenzio. Lui ha bisogno di silenzio. Non credo abbia scelto studi giusti. La figura paterna è prevaricatrice e forse lo ha forzato, ma dovrebbe liberarsi dal suo giogo. La protezione in cui è immerso potrebbe diventare molto pesante per la sua autonomia..” Poi lo vedo di colpo come un vecchio cinese, molto vecchio, scarno, con la barbetta sottile e lunga, bianca, e capelli radi lunghi bianchi. Solo in una casina su una collina. Sono morti tutti i suoi. Quanto dolore! Quante morti! E’ molto serio e triste. Pensa a tutti i suoi morti, con tanta solitudine, ma c’è anche saggezza. Lo vedo poi cambiare, ora è un guerriero della parte nord dell’India. E’ chiaro di pelle, molto bello e dignitoso. E’ sopra un carro da guerra e attorno ha i morti di una battaglia. Il guerriero è molto stanco, la sua anima è dolente. Quanti morti! Non è possibile vedere tante morti! Entrambe le figure pensano: “Nella mia vita futura non voglio vedere più tante persone morire accanto. Starò lontano da tutti, cercherò di stare in disparte e di non essere coinvolto negli affetti e nelle perdite”. Dovrò scavarmi una nicchia di solitudine e ogni tanto prendere riposo dal coinvolgimento della vita”
Questo gli dissi.
..
Di aura si parla in altri numeri di Masada, come

http://masadaweb.org/2009/09/19/masada-n%C2%B0-992-16-9-2009-energia-sottile-lezione-8-il-corpo-sottile/

http://masadaweb.org/2009/09/19/masada-n%C2%B0-992-16-9-2009-energia-sottile-lezione-8-il-corpo-sottile/

INDICE PARAPSICOLOGIA

Lezione 1 http://masadaweb.org/2010/10/01/masada-n%C2%B0-1203-1-10-2010-parapsicologia-lezione-1/

Lezione 2 http://masadaweb.org/2010/10/05/masada-n%C2%B0-1206-5-10-2010-parapsicologia-lezione-2-la-vita-e%E2%80%99-piena-di-segni/#more-4916

Lezione 3: http://masadaweb.org/2010/11/12/masada-n%C2%B0-1223-12-11-2010-parapsicologia-lezione-3-telepatia-parte-prima/

Lezione 4: http://masadaweb.org/2010/12/26/masada-n%C2%B0-1239-25-12-2010-parapsicologia-lezione-4-telepatia-parte-seconda/

Lezione 5: http://masadaweb.org/2010/12/29/masada-n%C2%B0-1241-29-12-2010-parapsicologia-lezione-5-telepatia-parte-terza/

Lezione 6 : http://www.yasni.it/ext.php?url=http%3A%2F%2Fmasadaweb.org%2F2011%2F05%2F27%2Fmasada-n%25C2%25B0-1295-2652011-parapsicologia-%25E2%2580%2593-lezione-6-%25E2%2580%2593-la-psicometria-gerard-croiset%2F&name=Viviana+Vivarelli&cat=filter&showads=1

Lezione 7 : http://masadaweb.org/2013/01/01/masada-n-1429-112013-parapsicologia-lezione-7-archeologia-e-parapsicologia/

.
http://masadaweb.org

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