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Saturday October 21st 2017

Making Peace With The Wind: il cigno che desidera tornare anatroccolo

Il 7 settembre verrà presentato a Roma presso il Mitreo Arte Contemporanea “Making Peace With The Wind” videoarte e performance dell’artista Kyrahm.
L’opera parla di dismorfofobia, la condizione per cui un difetto fisico, reale o immaginario e la paura di non piacere induce all’annientamento sociale dell’individuo che ne soffre.
Kyrahm racconta della sua infanzia e adolescenza “una bambina brutta interiorizza che non può essere amata”.

Con lo sviluppo, la trasformazione in una bella donna non rende però giustizia al brutto anatroccolo: il cigno corrisponde ai canoni estetici imposti, non ottiene rivincita…

Kyrahm allora decide di farsi iniettare della soluzione salina e di deformare il proprio volto, scurisce e rasa i capelli, abbandona orpelli, trucco e boccoli biondi.
Girovaga per le strade del Belgio senza più quella timidezza e paura che la faceva stare male da bambina, ma con orgogliosa consapevolezza della profonda inutilità della superficie.

Anna Novelli

a cura di Pietro Franesi – New York Exhibition

MAKING PEACE WITH THE WIND – Videoart and Performance by Kyrahm
(capitolo I)

“Odiavo il vento perché scopriva il mio volto.
Fino ai 15 anni mi sono sentita un mostro. Non sono stata una bella bambina.
Gli sguardi degli altri erano pieni di disgusto.
Poi il corpo cambia, tutto si trasforma. Per un po’ ho lavorato anche come fotomodella e attrice.
Gli sguardi degli altri erano pieni di desiderio.
Continuavo ad odiare il vento…” (Kyrahm)

Il desiderio ossessivo di essere belle è una sconfitta, un disperato bisogno di accettazione, un adattamento ai feroci canoni imposti dalla moda, dalla società e dai media.
Trasformandomi in una bella donna avevo, in un certo senso, perso.
Ho iniettato della soluzione salina nel mio volto per deformarlo.
Ho scurito e rasato i capelli: ho ritrovato la bambina brutta.
Per le vie delle città del Nord Europa gli sguardi erano pieni di sgomento, disprezzo,altre volte sfuggenti.
Il mio, invece, fiero e colmo d’orgoglio.
Sono sempre io. Che fine ha fatto la bellezza?
Ho fatto pace col vento.” (Kyrahm)

La dismorfofobia (dal greco antico dis – morphé, forma distorta e φόβος, phobos = timore) è la fobia che nasce da un’eccessiva preoccupazione della propria immagine corporea.
Detta anche BDD, body dismorphic disorder, la gran parte dei soggetti con questo disturbo sperimentano un grave disagio per la loro supposta deformità, accompagnato da sensazioni descritte come “intensamente dolorose”, “tormentose”, o “devastanti”. Si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità di certe loro reazioni emotive, ma non possono controllarle. Spesso passano molte ore al giorno a pensare al loro “difetto” e a come porvi rimedio, al punto che questi pensieri possono dominare la loro vita.
L’impossibilità di esistere se non attraverso la mediazione dello specchio è il grido di allarme dell’anima stritolata dalla moderna civiltà dell’immagine, che ci ingiunge di credere, fin da piccolissimi, in un unico dogma: se non appari, non esisti. L’immagine riflessa (dal tubo catodico, dalle riviste patinate, dai cavi a fibra ottica) è luce di verità sostanziale, e l’apparenza è più reale del vero; solo questa conta. Solo questa è degna di amore.
(psicozoo.it)

L’artista, avendo sperimentato la duplice condizione donna considerata bella- donna considerata non bella decide di essere contemporaneamente la Bella e la Bestia, cigno e anatroccolo.

“Il brutto anatroccolo diventa un meraviglioso cigno, ma il lettore
adulto è autorizzato a leggere tale metamorfosi come una implacabile
sconfitta.”
(Vincenzo Cerami)

“Si entra in crisi soprattutto quando ci si incastra nel vortice del relativismo. Che la bellezza non sia oggettiva è un dato di fatto. Tuttavia chi ha sperimentato tale condizione vive i rimandi dello specchio sociale, normalmente soggettivi, come feedback di importanza vitale. ” (Kyrahm)

La riappropriazione della bruttezza, vissuta ora non più come fardello imposto da subire passivamente, diviene uno strumento principe di osservazione del mondo con una totale estraniazione dalla società e dalle forme coatte che essa impone.

(capitolo I)

influenze: Orlan, Jerome Abramovich, Joseph Carey Merrick

Per visualizzare il video:

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