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Saturday October 21st 2017

L’IMPERIALISMO FINANZIARIO

MASADA n° 1400 29/7/2012 L’IMPERIALISMO FINANZIARIO

Come si passa dal liberismo alla finanziarizzazione dell’economia reale-Distruzione del lavoro come concetto e come valore – Le riforme anglosassoni che liberalizzano il mercato finanziario – Derivati e distruzione della ricchezza – Le crisi attuali – Il mostro della finanza distrugge tutto – Crisi finale del capitalismo – Dissoluzione della sinistra- Occorre ripensare il mondo – Mentre Monti taglieggia i cittadini lascia intatti gli scandali della Pubblica Amministrazione- Riduzione dei dipendenti pubblici senza valutazione del merito o snellimento della burocraziaQuel pasticciaccio della riforma del porcellum – I ladri di Pisa – Napolitano e la brutta storia dei patti stato-mafia – Il trasferimento in Guatemala di Ingroia – Patti tra vertici dello Stato e mafia in alto- In basso patti tra giunte locali e mafia per gli appalti in cambio di voti – La politica ormai si fa così – Le infiltrazioni della ‘ndragheta in Piemonte-Saviano spiega il sistema mafioso degli appalti

Crisi del “Piano economico” e finanziarizzazione dell’economia

Il Capitale globale ha assoluta necessità di una rete planetaria addetta al drenaggio di capitali sparsi, per unificarli, fino a raschiare il fondo del barile, fino al borsellino delle vecchiette. Per un siffatto “lavoro” vi sono grandi organismi appositi; essi ne traggono un profitto che non sarebbe realizzabile se fossero rispettate le regole e le leggi degli Stati. Queste, le vorrebbe il piccolo capitalista schiacciato fra i grandi, le vorrebbe soprattutto il piccolo “investitore” spennato, ma il Capitale non le sopporta. Perciò la regola generale è che ognuno si faccia i fatti propri, all’ombra di leggi che non contano niente, fino a quando qualcuno scivola sullo sdrucciolevole mercato dei capitali. Quando il meccanismo s’inceppa da qualche parte per mancanza di plusvalore in grado di “remunerare” il capitale, scoppia, sì, uno scandalo, ma il sistema nel suo insieme continua imperterrito a macinare capitali, aziende, banche, risparmiatori. All’atto dell’incidente tutti si scoprono assetati di regole e leggi, che valgono lì per lì solo per il capitalista fesso che ha fatto lo scivolone, mentre per tutti quanti gli altri il mondo continua a girare come prima. Il “colpevole” non si troverà, semplicemente perché non c’è, sarebbe come portare in tribunale il capitalismo, cosa ovviamente assurda.” (Parmalat, tentata fuga dalla legge del valore; “n+1” n. 13)
Da
http://www.quinterna.org/lavori/crisi_del_piano_economico.htm

Come si valuta un sistema economico? Sulla sua sostenibilità. Sull’aumento di benessere per un numero crescente di persone. Sull’estensione dei diritti a tutti. Su un futuro più sicuro per i nostri figli. Sulla cura e tutela del pianeta. Su un uso razionale e non dispersivo delle risorse. Sulla crescita degli strumenti democratici. Sulla partecipazione di un numero crescente di persone alle decisioni da cui dipende la loro stessa vita.
L’ipercapitalismo ha raggiunto questi risultati? Possiamo dire con la massima forza di NO! Possiamo dichiarare con la massima forza che esso ha fallito tutti i suoi obiettivi e sta portando il mondo alla rovina e che noi stiamo vivendo oggi la sua putrefazione e il suo fallimento, senza che si veda da nessuna parte, tra i potenti e gli organismi che essi dovrebbero modificare, alcun freno o alcun cambio di marcia alla sua vergognosa dissoluzione.

Il sistema che ha dominato l’Occidente negli ultimi secoli è stato il sistema capitalista.
Dopo l’era industriale, esso ha avuto un picco di espansione in cui ha fatto promesse mirabolanti ed è parso vincente nel mondo rispetto ad altri sistemi economici-politici, specialmente rispetto ai sistemi comunisti che sono sfociati in intollerabili dittature, poi il capitalismo ha aumentato i segni della sua inarrestabile degenerazione, distruggendo l’economia reale di beni e servizi, falcidiando i diritti acquisiti, peggiorando i rapporti tra classe dominante e cittadini, aumentando il numero dei poveri, tagliando il welfare, portando gli Stati al default e chiudendo le possibilità di futuro a un numero crescente di persone.

Oggi sia all’atto finale della dissoluzione del capitalismo: la finanziarizzazione dell’economia.
Cioè i capitali, invece di essere investiti nelle attività produttive di un paese, entrano in un circuito perverso, in cui si svincolano totalmente dall’economia reale che diventa, essa stessa, dipendente dai giochi di Borsa.

Le banche nascono a Firenze nel 1300, la cambiale, il giro di conto, la partita doppia, i prestiti fatti dai ricchi banchieri italiani anche ai re, i vari strumenti finanziari che facilitano la produzione, i movimenti di merci o anche le guerre di conquista.
La rivoluzione industriale rovescia il quadro economico europeo: passando da un sistema agricolo-artigianale-commerciale a un sistema caratterizzato dall’uso di macchine con fonti energetiche nuove come il carbone o il petrolio.
Fino alla rivoluzione industriale, la finanza fu un utile supporto per l’economia, in quanto mediava tra capitale finanziario e impresa (chi aveva denaro prestava soldi agli imprenditori per trarre un utile dalla produzione). Poi la finanza cominciò a diventare sempre più autonoma, fino alla finanziarizzazione incontrollata attuale, in cui i capitali in circolo non solo non finanziano più l’economia reale ma girano in un circuito artificiale proprio, con conseguenze però nefaste e distruttive sull’economia stessa mettendo in crisi la vita stessa dei popoli.
Lenin lo aveva visto benissimo e anche Marx quando aveva parlato della trasformazione dei profitti in rendita.

Sono stati proprio i leader della dx anglosassone a far precipitare il sistema capitalista in una finanziarizzazione devastante e senza freni: Reagan, la Thacher, ma anche Clinton e poi Bush..(ma Obama e Blair non sono stati meglio!!), mentre Stati uniti e Inghilterra protraevano una economia fatta attraverso la guerra.
Ma, alla realtà dei fatti, entrambe queste vie aggressive: guerra e finanza, che avrebbero dovuto dare il massimo del potere al capitalismo anglosassone, si sono dimostrate fallimentari, mentre i debiti pubblici di UK e USA crescevano fuori controllo e i loro popoli conoscevano una crisi nata da mancanza di freni e di regole e da avidità finanziaria

Oggi 40 milioni di cittadini americani sono poveri e, per quanto nessuno lo dica, il 22% dei cittadini inglesi sono sotto il livello medio di reddito europeo. E i leader americani e inglese hanno causato una esplosione incontrollata di finanza criminale finalizzata a se stessa.

Tra il 79 e il 96, le attività finanziarie aumentarono enormemente rispetto al PIL.
Nel 2008 una infame liberalizzazione USA del mercato dei capitali eliminò la divisione tra banche di deposito e banche di investimento, aprì alle vendite allo scoperto e rovinò tutto il mondo finanziario intossicandolo di derivati.
Alla fine si è formato un mercato globale del capitale, completamente a sé stante, selvaggio e anarchico, che non solo non aiuta più col credito l’economia reale o gli Stati, e distrugge in un gioco speculativo incontrollato tutto l’esistente
La situazione peggiora in quanto gli Stati mettono i titoli del loro debito in Borsa alla mercé degli speculatori, che amplificano cinicamente le ripercussioni negative fino al completo default degli Stati stessi.
Oggi imprese e soggetti pubblici emettono titoli per raccogliere credito e il mercato dei titoli esplode, anche perché è automatizzato, è come un robot impazzito che procede automaticamente per proprio conto.

E’ dopo la 2° guerra mondiale che la finanza diventa autonoma. Tutto comincia con le crisi di sovrapproduzione, anche questa previste perfettamente da Marx.
La crisi del ‘29 scoppia quando l’offerta di beni supera la domanda, le imprese vanno in crisi e i capitali, invece di finanziare le imprese in perdita, si spostano sulla pura speculazione. Fu il 1° segnale ma restò inascoltato.
Le attività finanziarie dovrebbero avere una certa proporzione col PIL ma dopo il 1980 esse accelerano e si svincolano dal livello reale di economia di un paese. Tutto peggiora dopo la grande ristrutturazione economica di Reagan e della Thacher (dx neoliberista anglosassone), con privatizzazioni e liberalizzazioni che accelerano il processo di globalizzazione, mentre al sistema bancario e alla Borsa vengono tolti quei freni e quelle regole che avevano limitato i danni, aprendo una esplosione incontrollata della finanza criminale finalizzata a se stessa. Così, tra il 79 e il 96, le attività finanziarie aumentano enormemente rispetto al PIL. E nel 2008 l’ulteriore liberalizzazione USA del mercato dei capitali volge tutto al peggio.
Poi, per facilitare e velocizzare le transazioni, hanno messo in Borsa dei sistemi in automatico così che alla fine sono i software a dominare le operazioni amplificandone gli effetti perversi, non sono più gli uomini a decidere ma i computer, la finanza è diventata un automa che gira vorticosamente per proprio conto infischiandosene delle imprese, dell’economia o dei popoli che trascina con sé in una precipitosa caduta.

Nel 1800 e ancora nel 1900 il ruolo della finanza nell’economia era utile e necessario. Ma è stata la trasformazione successiva, dopo le eccessive liberalizzazioni delle amministrazioni USA e UK, a rovinare il sistema, portando il capitalismo alla sua degenerazione successiva e rendendo la finanza l’attuale mostro che non solo non è più utile all’economia ma addirittura è il suo peggior nemico e porta al fallimento gli Stati.

Si può anche pensare che le amministrazioni americane e inglesi abbiano imposto forzosamente una guerra della finanza contro il mondo per sostenere le loro valute, costringendo il mondo a ignorare i propri guai interni e la loro decadenza internazionale, ma ora il mostro che hanno creato, come un novello Frankestein, sta divorando il suo costruttore ed è diventato un pericolo mondiale che occorre fermare.
Non possiamo davvero accettare che per sostenere il dollaro e per non far decadere gli USA dalla sua posizione coatta di sceriffo internazionale, si mandi in rovina l’intera zona dell’euro col fallimento a catena prima dei paesi PIIGS, poi di tutti gli altri, compreso il primo della classe, quella Germania che non può certo sperare di mantenere i livelli della sua economia attuale se falliranno tutti i suoi compratori e mentre le agenzie americane mandano sotto rating negativo anche lei!
Alla fine il mondo intero sarà messo a rischio solo per sostenere l’anarchia esasperata della grande finanza e delle incontrollate banche americane o di quella FEED che ormai ha dimostrato di essere un altro potere autonomo privo di ogni controllo.

La finanziarizzazione di tutto è un atto molto grave, produce la caduta a picco dell’economia reale e la rovina estrema dei popoli, la fine dei loro diritti e dell’autodeterminazione, la ragione d’essere dei partiti e l’autonomia dei governi, segnando la morte della democrazia parlamentare, che era stato il vanto dell’era moderna e si era contrapposta con fierezza al totalitarismo comunista.
L’iper-liberismo ha voluto togliere ogni regola e ogni freno alla finanza ma questo sta portando a morte l’Occidente.
Il problema è che non può esistere, né in natura né in un consesso civile, nulla che sia privo di regole e di controlli e in cui l’egoismo dell’uno non sia frenato dalla necessità del benessere di tutti. Se un tale scempio è preteso da ideologie che impongono l’assenza di freni e di leggi per scatenare l’insaziabilità di pochi, l’unico esito possibile da questa assurdità è la catastrofe totale.
E’ inutile che G8 o G20 continuino a sprecare i loro capitali finanziari e umani se non si corregge ciò che è stato guastato da un iperliberismo protratto oltre ogni limite accettabile, e se non si capisce, a livello occidentale e mondiale, che la finanza non può essere un Frankestein libero di distruggere il mondo. Non si può continuare ad ignorare le sue devastazioni solo perché la banca x o il tale magnate o potere multinazionale o governo godono di questa anarchia e ci fanno affari.
7 miliardi di persone non possono essere mandate al macero per l’avidità incontrollata di pochi che pretendono la distruzione di tutti!

Dopo che i capitalisti hanno preteso la finanziarizzazione dell’economia e le corrotte agenzie di rating hanno decretato il fallimento dell’occidente nell’inutile tentativo di salvare il dollaro, a questo punto praticare agli eurostati una ricetta di tagli che aumentano la recessione è come prendere uno che muore per anemia anemoblastica e praticargli un salasso. L’enormità e l’inutilità di queste pratiche assassine dovrebbe essere talmente evidente che sentire Bersani o Casini consentire ‘senza se e senza ma’ a questa devastazione dà un senso di follia assoluta.

Un tempo contro l’ideologia liberista si sventolava l’ideologia marxista, oggi essa ha fatto a fine dei marziani. Non so dove in Italia sia finita la sx. Bertinotti è sparito, Diliberto pure, di Ferrando nessuna voce e personaggi nuovi non emergono, mentre il buon Ferrero è privo di visibilità. Nel csx non c’è più traccia di sx, tanto che si potrebbe chiamarlo “l’altra destra”, la conversione di Bersani o D’Alema o Franceschini e della Bindi verso un centro simil-democristiano è più che palese, del resto la foto di Vasto è sempre più sbiadita e Bersani fa di tutto per staccarsi da Vendola per avvicinarsi a Casini, mentre Di Pietro, che di sx non è mai stato, appare del tutto isolato, nello strano tentativo di mettere insieme una ‘unione anomala’, con Vendola che viene da RC e Grillo, che non si allea con nessuno.
Se poi si guarda agli emergenti del Pd cascano proprio le braccia. Il programma di Renzi, scritto da Gori, è una replica neoliberista allargata del programma di Berlusconi e prevede privatizzazioni a 360°, quando la finanziarizzazione si esprime proprio partendo dalle privatizzazioni, esse ne sono il primo stadio e non abbiamo trovato certo il Pd a difesa dell’acqua pubblica o della Valsusa, delle pensioni o degli operai della Fiat.

Un tempo era lo Stato che disciplinava l’economia, oggi i piccoli investitori creano masse enormi di capitale gestite da oligarchie finanziarie, e sono queste che indirizzano i soldi dove fruttano di più e subentrano allo Stato.
Come abbiamo detto, tutto peggiora dal 1980, con l’affermazione dell’iperliberismo. Gli Stati si indebitano in misura superiore all’incremento di PIL, e producono un deficit che tentano di colmare vendendo titoli pubblici, il che provoca il raddoppio del debito.
Fino agli anni 70 si era riusciti a mantenere un relativo equilibrio con mercati finanziari stabili grazie al sistema di regolamentazione internazionale di Bretton Woods, ma nel 71 Nixon decise di scollegare il valore del dollaro dall’oro e cominciò la rovina.
Era evidente che la quantità di dollari in circolazione era enormemente superiore alle riserve d’oro americane e il valore del dollaro si basava solo sul riconoscimento di una primazia mondiale degli USA, era questo che imponeva il dollaro come valuta prioritaria negli scambi internazionali.
L’avvento dell’euro mise fine a questo valore presunto, minacciando la superiorità americana. Saddham ruppe lo schema imposto accettando di vendere petrolio in cambio di euro e questo allarmò l’America.
Oggi è lo yuan a chiedere di partecipare ai pagamenti internazionali.
Il valore del dollaro decadde a causa dell’enorme debito pubblico USA e anche al deficit permanente della bilancia dei pagamenti. Cessando la sua base aurea, esso diventò una moneta solo ‘fiduciaria’, ma questa fiducia ormai non fa che cadere in basso.

Nel 1973 l’OPEC decise di moltiplicare per 5 il prezzo del greggio, abbattendo il surplus sul proletariato occidentale e scatenando l’inflazione e, siccome ciò ridusse il potere di acquisto, si parlò di deflazione. I paesi esportatori di greggio si trovarono quantità enormi di capitale finanziario senza saperle investire e sembrò per un attimo che il sistema esplodesse, ma il capitalismo prese a passare da una crisi bancaria a un ‘altra, prolungando la sua agonia fino agli anni 90.
Intanto era sempre più evidente che si producevano sempre più merci ma diminuiva la domanda (sovrapproduzione) e questo cominciò a produrre fallimenti a catena.
Si ripeteva la crisi del ‘29, ma questa volta gli Stati la scaricavano sui cittadini salvando le banche con esborsi giganteschi di danaro.

All’inizio il piano economico funzionò abbastanza bene, i salari erano agganciati alla produttività media del sistema (salario collegato alla produttività aziendale, piena occupazione e controllo dell’inflazione), tasse progressive e stato sociale.
L’Italia del 2° dopoguerra avanza alla grande: ricostruzione del paese, boom demografico, forte afflusso di operai del Sud a Nord, scuola di massa, infrastrutture, enormi assunzioni nella PA. Furono gli anni del boom economico.
Dal 68-69 la tendenza si inverte. Riprendono le lotte operaie, i profitti del capitale scendono, si satura la domanda interni di certi beni di massa, rallentano gli investimenti industriali.
Le imprese allora tentano di conseguire gli stessi profitti di prima riducendo il costo del lavoro, aumentando i prezzi più dei salari, attaccando i sindacati e delocalizzando la produzione in paesi con meno diritti e più bassi salari. Ma ciò non basta.

Il capitalismo ormai non riconosceva confini nazionali ed era sempre più refrattario a regole I capitalisti cercavano un mezzo rapido per fare profitti e alla fine la Borsa apparve l’ambito privilegiato anche per chi aveva imprese bene avviate (vedi Tanzi).
A poco a poco il nuovo scopo del capitale non fu più fare soldi attraverso la produzione o i servizi, ma giocare in Borsa. Fu una trasformazione epocale: la massimizzazione del valore non col lavoro ma con le azioni.
Marx aveva previsto anche questo. Nasceva il CAPITALISMO MONETARIO che si svincolava dalla produzione di merci o servizi, si staccava dall’economia reale.
La proprietà del capitale si separava dalla funzione del capitale. Si potevano fare soldi coi soldi, al punto da sopprimere la produzione e dunque l’economia reale per un gioco totalmente fittizio.
Il capitale riproduceva se stesso eliminando il lavoro.
Ecco perché Berlusconi voleva eliminare l’articolo 1 della Costituzione che fonda la repubblica sul lavoro! Ecco perché voleva modificare l’art. 41 della Costituzione sull’impresa togliendo il passo per cui il suo fine non dovesse essere in contrasto con l’utilità sociale o tale da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana!
Si voleva fondare lo Stato unicamente sul LUCRO!

La fase degenerata del capitalismo separa dunque il possesso del capitale dal suo impiego, stacca il capitale liquido da quello produttivo, scade nell’IMPERIALISMO FINANZIARIO = capitalismo in cui l’egemonia su tutto è del capitale che riproduce se stesso senza il lavoro.
Di fronte a questa divinità dell’era degenerata non esiste Costituzione, non esistono leggi, principi, valori o stato democratico. Tutto deve inginocchiarsi. Al posto della storia dei popoli si passa alla storia dei movimenti della Borsa, delle decisioni delle agenzie di rating, del debito che produce altro debito, in una spirale senza fine, in un meccanismo impazzito dove il grande assente è l’uomo e il mondo diventa preda degli automatismi artificiali della macchina finanziaria.

Ma per 30 anni almeno si continuò a ripetere ipocritamente la favoletta del neoliberismo che portava progresso e benessere, mentre le imprese si conglomeravano in strutture sempre più forti, ormai aliene da proprietà famigliari o da interessi nazionali, ma in cui gli azionisti reclamavano sempre maggiori dividendi, secondo la strana teoria che più i dividendi degli azionisti erano alti meglio se la passava lo Stato.
Alla fine produrre valore per gli azionisti fu l’unico scopo e tutto il resto non contava, una visione che venne pugnalata dalla crisi del 2000 e dai grandi scandali finanziari.
La febbre della rendita azionaria era come l’eroina, dava una ebbrezza irrinunciabile e poi rendeva impossibile qualunque gestione. Ormai si era disposti a tutto pur di maggiorare i rendimenti azionari, qualunque truffa o manipolazione, finzione o crimine.
Le corporation presero a collocare i debiti in società esterne per contraffare i bilanci. L’opinione dei capitalisti era che si poteva produrre valore con la sola finanza, ma quello che si produceva era solo morte e distruzione. Il mondo cessava di esistere nella febbre della speculazione che prometteva grossi guadagni anche e soprattutto quando il mondo andava male.
Ma dal 2000 i corsi azionari presero a crollare, le azioni persero fino al 38% e solo negli USA si ebbe una distruzione di valore di 8.400 miliardi di dollari, l’85% del Pil, mentre perdite pesanti colpivano i fondi pensione che erano stati investiti in titoli tossici. I piccoli azionisti furono colpiti a morte, mentre si amplificava il crollo del mercato immobiliari, altra speculazione che era avanzata fino all’implosione nella totale assenza di controlli statali sui mutui bancari.
In Europa la distruzione di valore fu di circa 3.500 miliardi di euro.
Cominciarono i fallimenti a catena di grandi banche e società, giganti coi piedi di argilla che rivelavano tutta la loro debolezza.
La crisi non era congiunturale ma strutturale.
Era proprio il punto focale dell’ideologia liberista a provocarla: la sempre richiesta assenza di regole e controlli, il libero mercato, che secondo le teorie avrebbe dovuto autoregolarsi, ma che produceva solo la propria disintegrazione.
Inutile parlare di mele marce. Era marcio l’intero sistema finanziario. Era fallimentare il sistema.
Fusioni e acquisizioni si rivelarono inutili. La distruzione di valore continuava. La maggior fusione fu la violenza perpetrata dalla Daimier Benz quando acquisì la Crysler, il valore della loro somma in Borsa era di 80 miliardi, dopo la fusione cadde a 45 miliardi! Le massime teorie del mercato liberista si scioglievano al sole dimostrando solo la loro falsità.
Caddero così giganti come General Eletric e General Motors.. si arrivò al fallimento della Enron e di Worldcom ecc.
La Enron prima produceva per proprio conto energia elettrica, poi cominciò a vendere energia elettrica prodotta da altri, poi prese a giocare sulle variazioni dei prezzi di mercato, i conti venivano manipolato e si vendevano ‘future’ cioè utili sperati, alla fine vendeva solo informazioni e falsificava i dati per forzare le informazioni, alla fine comprava rischi altrui rivendendoli come derivati.. e così sempre peggio fino al fallimento totale.

A partire dagli anni 90 il fenomeno più spettacolare è la conglomerazione dei capitali, che cambia la struttura dell’impresa che non si limita più a produrre beni o servizi ma entra in un gioco politico-finanziario.
Un altro fenomeno spettacolare fu il convergere tra attività bancaria e assicurativa: le compagnie assicurative trasferivano i rischi riassicurati sotto forma di derivati. Banche e assicurazioni davano vita a grandi reti distributive globali che sfuggivano totalmente al controllo degli Stati.
Oggi gran parte delle entrate delle banche viene proprio dalla vendita di prodotti finanziari. Le banche cioè non adempiono più alla loro funzione di credito.
Ma chi è che paga alla fine il trasferimento dei rischi? I risparmiatori, le famiglie, i cittadini!
30 anni fa la banca raccoglieva denari e pagava un interesse ai risparmiatori, oggi sono i possessori di capitali che si rivolgono alla banca per farli fruttare pagandola per questo servizio. Colossi mondiali del credito che rapinano i risparmi delle vecchiette per riversarli sul mercato come titoli spazzatura (pensiamo ai bond argentini o ai titoli delle Cirio e della Parmalat con le banche complici degli speculatori internazionali).
Ma lo stesso accade coi fondi pensione che vengono trasferiti alle banche dalle istituzioni statali.
A poco a poco il mercato si gonfia di titoli spazzatura in cui i giochi sono sempre a breve termine e i fallimenti a catena.

Più cresce il capitale immesso nei prodotti finanziari, più aumenta la speculazione. Alla fine il capitale finanziario è 12 volte di più del PIL mondiale.
Non si compra e si vende in base a qualcosa di esistente, ma puntando anche sui cambiamenti di qualcosa in peggio, per cui si può vincere puntando sul fallimento di uno Stato e c’è chi guadagna quando la Borsa perde. Il giro di affari è gigantesco.
Si pensi che solo gli hedge funds hanno un giro di affari di trilioni di dollari.
Ma nessuno mette un freno, nessuno impone nemmeno una modica tassa per frenare il giro vorticoso delle transazioni, tutti riconoscono i danni spaventosi dei titoli tossici ma nessuno impone di ritirarli. Quando le cose vanno molto male, si sospendono per qualche giorno le vendite allo scoperto, ma nessuno le vieta per sempre. E intanto la speculazione diventa sempre più frenetica e selvaggia.
E gli Stati vanno sempre più a picco.

La dilatazione dei mercati finanziari portato così al fallimento degli Stati reali. Inutile negarlo. Questa ormai è sotto gli occhi di tutti.
Il capitalismo è fallito, le sue regole estreme hanno portato alla devastazione totale dell’economia che orami annovera solo fallimento, i popoli sono costretti a pagare le perdite del sistema.
Le famiglie possono morire, gli Stati possono crollare, le imprese possono chiudere, ma quelle che si devono per forza salvare sono le banche. Nessuno chiede alle banche di reinvestire nell’economia reale la cascata di miliardi che vengono loro prestati a tasso quasi nullo e così c’è solo nuova benzina per far andare avanti la macchina impazzita della speculazione e i debiti stessi sono soggetti alle regole impazzite che fanno salire i loro tassi fino all’esplosione finale.
E’ il Grande Gioco! La Grande Follia Mondiale! La Malattia Endemica che non deve essere curata o frenata ma devo proseguire fino all’implosione finale: alla morte di tutto!

Stiamo vivendo nell’agonia di un sistema che non è solo economico ma anche ideologico, culturale, sociale. Questo sistema ha oggi la sua Apocalisse. Ma coloro che lo hanno portato alla sua fase terminale non hanno nessuna intenzione di fare atti correttivi che per loro sarebbero contro natura. I Grandi Giocatori non possono fare ameno di giocare! E quelli che storicamente e ideologicamente dovrebbero essere i loro avversari politici sono stati comprati con 30 denari.
Il lavoro è e resta la base fondamentale di qualunque consorzio umano, ma quelli che dovevano difenderlo sono marciti nella quotidiana frequentazioni dei loro avversari fino a diventare indistinguibili da loro. Si sono mitridizzati col loro stesso veleno fino ad essere incapaci di produrre gli anticorpi.
Il lavoro esiste ancora per miliardi persone, come funzione o come speranza, ma nei parametri dell’iperliberismo dissociato è scomparso, è stato ammazzato dall’anarchismo finanziario che sta divorando tutto.
E’ inutile assassinare i popoli con tagli e restrizioni. Se il mostro della finanza non sarà atterrato, il mondo non preparerà altro che la propria rovina.
Il capitalismo moderno ormai se ne frega del lavoro, della produzione, della situazione del mondo, del futuro delle generazioni e della salvezza del pianeta, è un mostro ipertrofico che si autoalimenta, un buco nero che inghiotte a velocità folle tutte le risorse esistenti.
La produzione di beni, le imprese, l’economia reale sono ormai parametri inutili che non servono più a placare l’avidità spaventosa di questo Moloch che rischia di divorare la nostra intera civiltà.

OCCORRE RIPENSARE IL MONDO
Viviana Vivarelli

Se veniamo da mondi diversi,vediamo le cose in modo diverso. Chi viene dalla partitocrazia, vede solo i partiti. Chi viene dal pensiero no global vede la dissoluzione dei partiti e della democrazia parlamentare che ha ormai chiuso il suo ciclo, come il liberismo, a cui si accompagna.
C’è chi vede solo Grillo l’incantatore e non è molto interessato al suo programma. Crede che tutto cominci e finisca con lui e non gli interessa la democrazia diretta, per cui il M5S è un partito tra tanti. Non valuta l’elemento rivoluzionario antipartitico di questa immensa novità culturale. Quando dice che non ha mai visto nulla di simile prima, ha ragione, ma la bellezza e la forza del M5S sta proprio in questo
I sistemi storici non sono eterni, sono delle parabole che hanno un inizio e una fine. Il comunismo è un sistema ormai obsoleto che in occidente non può più crescere e sta ripiegandosi in se stesso terminando il suo ciclo anche ideale, dopo i suoi innegabili fallimenti materiali. Il mondo non ha bisogno oggi di nuove piramidi di potere ma di una nuova e creativa gestione delle comunità con una concezione innovativa della democrazia, non più partitica e parlamentare ma diretta, in forme ancora tutte da inventare.
Da alcuni decenni il neoliberismo è sfociato in un imperialismo finanziario con cui sta segnando la rovina del mondo ma anche la propria, perché un sistema che divora se stesso non è sostenibile. Le Olimpiadi di Londra hanno indicato, giocando, l’implosione di un sistema che era nato con la rivoluzione industriale ma che ora è alla fine e l’Ilva di Taranto ne è un segno.
I no global parlano di questo da 40 anni in tutto il mondo.
A fianco della crisi gigantesca del capitalismo, che solo in apparenza è più forte e invincibile che mai, ma in realtà sta implodendo ed è prossimo alla fine, è nata la reazione: la nuova organizzazione materiale e morale del mondo che lo distruggerà.
Crediamo in questa reazione mondiale da almeno 30 anni, si è presentata al mondo attraverso il pensiero no global, che, come il M5S oggi, non è né dx né sx, ma cerca una nuova organizzazione umana, secondo paradigmi del tutto nuovi.
Possiamo solo seguire questo pensiero planetario, non solo Beppe Grillo, che ne una scheggia. Possiamo solo seguire la STORIA!
..
In Italia il M5S potrebbe essere l’inizio di un mutamento in una situazione economica e politica che ogni giorno peggiora.
Mentre Monti, con tutti i suoi iniqui tagli lineari, non riesce a far recedere né i tassi né lo spread né il rating, i politici perdono tempo in discussioni interminabili sul cambiamento del sistema elettorale da cui nessuno vuol perdere potere e per cui nessuno vuol cedere diritti ai cittadini. Il nemico numero 1 sembra essere per tutti il M5S, così che, mentre Berlusconi si fa votare dal senato il semipresidenzialismo, gli altri sono impegnati a cercare un sistema che non riduca la loro occupazione delle istituzioni e insieme estrometta il m5S, come elemento anomale che potrebbe sparigliare i giochi in modo ancora indecifrabile.
Se vogliono bloccare il M5S possono farlo velocemente: legge che rifiuta a qualunque movimento di essere eletto, permesso dato solo ai partiti tradizionali: con un presidente, un segretario, un programma definito, finanziamenti ai giornali e rimborsi elettorali pubblici obbligatori e altre due o tre cosette per cui niente che sia diverso dal feroce possesso dei partiti possa mai penetrare la cittadella del potere.
Poi faranno dei falsi cambiamenti di facciata affinché nulla cambi dal porcellum attuale e tutto il potere resti nelle mani di quei 4 segretari che oggi hanno trasformato una repubblica democratica in una ristretta oligarchia che ha defraudato il popolo di ogni sovranità e pretende di governare a vita il paese in un modo medievale come una turpe banda di predoni. E il Pd si assocerà festante a questa truffa e voterà persino la repubblica presidenziale per dare di nuovo tutto il potere a B, oppure farà quelle opportune assenze che per 7.500 volte hanno permesso al cdx di far passare ogni porcheria e B&B saranno pappa e ciccia come prima, fingendo scaramucce sui giornali ma marciando uniti nella spartizione del potere come hanno fatto per 18 anni. Come i ladri di Pisa.
E siccome di prendersi responsabilità di governo non se la sente nessuno ed è ridicolo solo pensare che al posto di Monti vadano a gestire il default degli inetti irresponsabili e miserabili come B o Bersani, faranno il Monti 2 che distruggerà quel che resta col consenso del 40% dei cretini.
Ovviamente non se ne parla neanche di aumentare la democrazia diretta, abolire l’ammasso di cariche nella stessa persona, mettere tetti superstipendi, limitare a 2 le legislature per ogni eletto, cacciare i pregiudicati, far sparire enti inutili come le province, allargare a tutti i diritti iniqui di cui godono i parlamentari, ridurre drasticamente l’enorme macchina del potere o stroncare quel milione e 300.000 di esose sanguisughe politiche che ci strozzano. Fingeranno di cambiare qualcosa affinché non cambi niente. E parecchi idioti continueranno pure a tifarli come i salvatore dello Stato, così come ieri tifavano Berlusconi o Bossi e così come ieri l’altro hanno tifato Mussolini!
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I Ladri di Pisa
Silvanetta

In passato i cittadini di Pisa, che passavano di giorno in Piazza dei Miracoli, vedevano quotidianamente sempre le stesse persone litigare tra di loro.
Nello stesso periodo nella città di Pisa tutte le notti si verificavano sempre più frequentemente furti nelle abitazioni, nelle botteghe degli artigiani, nelle chiese, ed a volte anche i passanti venivano rapinati.
Alcuni testimoni riferirono, alle autorità ed alla cittadinanza, che a loro parere i ladri somigliavano a quelle persone che di giorno si vedevano litigare in Piazza dei Miracoli.
Quei testimoni naturalmente non furono presi sul serio perché si riteneva impossibile che quelle persone viste litigare tra di loro di giorno potessero poi ritrovarsi insieme a rubare di notte.
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IL DENARO, metro del mondo

Tutto passa per il denaro.
La corruzione si lega al modo con cui il danaro viene regolamentato e controllato.
Ogni giorno appare più chiaramente che la grande mafia del crimine, la mafia internazionale della finanza, la mafia delle multinazionali, i grandi evasori mondiali e i partiti di qualunque parte sono ormai una cosa sola.
E tutti insieme vogliono solo andare contro gli interessi dei cittadini per un medioevo dominato dai plutocrati che strangolano i diritti umani, come uccidono la verità e la giustizia.
Finché non vedremo una guerra ai paradisi fiscali dove sono depositati i bottini delle varie rapine e non vedremo un fisco giusto e trasparente e delle regole per il sistema di borsa e banche che abbiano una parvenza di legittimità contro ogni speculazione così che si torni a una economia reale di produzione e servizi, saremo solo noi contro loro, e le differenze ipocritamente ideologiche serviranno solo a ingannare gli sciocchi.
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Primo Levi
Tornare indietro non si può, o si può solo a spese di un massacro di proporzioni inaudite: tornare alle origini significherebbe aprire le porte alle epidemie ed alla mortalità infantile; rinunciare alla produzione di fertilizzanti chimici riducendo alla metà o a un terzo la produzione agricola e condannando alla fame centinaia di milioni di individui oltre a quelli che già la patiscono attualmente.
L’umanità si trova oggi in una situazione critica e nuova, talmente complessa che sarebbe ingenuo proporre di risolverla in base ad un unico criterio generale. Non si può continuare a “progredire” indiscriminatamente, ma non si può neppure fermarsi o regredire su tutto il fronte
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Occorre affrontare i singoli problemi uno per uno, con onestà intelligenza ed umiltà: è questo il compito delicato e formidabile dei tecnici di oggi e di domani.”

MENTRE MONTI TAGLIEGGIA I CITTADINI, LASCIA INTATTI GLI SCANDALI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Le situazioni scandalose nella PA sono troppe per poter evitare di parlarne e in tempo di crisi come questa non vederle diminuire è diventato intollerabile!
La Thachter si scandalizzò perché Tony Blair aveva portato da 70 a 200 il numero dei collaboratori di Downing street.
Sapete quanti dipendenti ha Palazzo Chigi, cioè la Presidenza del Consiglio, l’ufficio di Monti? Nessuno lo sa, ma si sa per certo che superano le 4.600 persone. E a che fare?
Perché Monti non comincia col ridurre questo esercito sterminato di nullafacenti e non adegua tutti i ministeri e anche la corte di Napolitano alla media europea? Perché parla di fare altri tagli alla scuola o alla sanità e minaccia di tagliare le tredicesime ma non tocca questa incredibile e inutilissima corte che serve solo a se stessa? Ci sono addirittura 377 dirigenti, il doppio dell’Inghilterra, e Brunetta ne aveva nominati altri 33, alla faccia della crisi e della razionalizzazione della PA!
Mentre il tetto degli stipendi e l’abolizione dei vitalizi sono andati a farsi benedire! E queste sono cifre del 2009: 4.600 mangia a ufo con stipendi da 50 mila euro lordi, e ora è anche peggio!
Ma lo sapere che le spese del Quirinale, cioè di Napolitano sono un segreto di Stato?????!!!
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Per Benetazzo si dovrebbe iniziare da una riduzione imponente del numero dei dipendenti pubblici ma Monti è su questa linea, come tutti i paesi Ue (anche l’Inghilterra licenzierà 770.000 dipendenti pubblici e la Grecia ne ha fatti fuori inutilmente 300.000, tagliando le tredicesime agli altri), salvo il fatto che riduzione di Monti è fatta malissimo come tutti i suoi tagli lineari, non esistendo nella PA alcun sistema per valutare il merito, per cui non saranno mandati a casa i lavativi e i nullafacenti e nemmeno chi ha frodato e imbrogliato, ma solo quelli vicini alla pensione con un grosso esborso dello Stato, che contraddice tutti gli sforzi della Fornero per allungare l’età del lavoro con tra l’altro lo sconcio degli esodati, gente rimasta in mezzo al guado,né al lavoro né pensionata. Che certi provvedimenti di Monti siano schizofrenici sembra evidente. Vuole allungare l’età pensionabile o prepensionare? Si decida!
Dunque resteranno nella PA i lavativi,i nullafacenti e anche i colpevoli di frodi o furti, e Monti non prevede quel necessario snellimento della burocrazia che renderebbe realmente utile la riduzione dei numeri e sarebbe una manna per tutti, dal momento che l’Italia ha la burocrazia più pesante e farraginosa d’Europa.

Dai dati 2009 i dipendenti pubblici risultano
3.311.582
di cui
il 32,8% nella scuola
il 9,8 in polizia
il 5,4 nei ministeri (qui i tagli sarebbero sacrosanti)
il 4,4 nelle forze armate
solo l’1,6 nel fisco
lo 0,9 nei vigili del fuoco
lo 0,3 in magistratura
lo 0,04 nei monopoli di stato
lo 0,1 per il premier (?)
lo 0,04 prefetti
0.003 diplomatici
solo lo 0,01 per le carceri (notate che ci sono più persone al servizio del presidente del consiglio che a guardare i detenuti!)
Nel settore pubblico non statale
20.9% in sanità
15,7 enti locali
2,2 regioni a statuto speciale
1,7 enti pubblici non economici
3,5 università
0,5 enti di ricerca
Poi c’è un 5,2% di personale a tempo indeterminato a part time
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La semplificazione della burocrazia era stata iniziato da Prodi con Bassanini, il quale tuttavia aveva visto non poche sue innovazioni disapplicate dagli uffici senza la loro penalizzazione. Bassanini poi è andato a velocizzare la burocrazia in Francia e sappiamo cosa ha fatto Brunetta al suo posto:Zero di niente!
Prim’ancora della riduzione dei dipendenti pubblici Monti dovrebbe sburocratizzare il sistema Italia che è il più gravoso d’Europa per aiutare cittadini e imprese.
La semplificazione delle procedure amministrative rientra nelle sue promesse e 7 mesi fa Monti dette l’incarico ai suoi di lavorare su questo ma non si è visto ancora nulla.
L’Europa lo ha anche sollecitato ad applicare in modo più efficace la norma europea che vuol semplificare la vita alle imprese ad es. rimuovendo una serie di barriere amministrative. Il Governo pensa di eliminare tutte le procedure di autorizzazione ritenute non necessarie. Ma, se non ci aggiungerà pene per gli inadempienti, sarà fatica vana.
Sono previsti provvedimenti specifici, come la semplificazione delle norme sui controlli alle imprese con un unico soggetto ispettivo o la semplificazione dei contenziosi con la PA.

Un problema enorme è quello del ritardo nei pagamenti di lavori fatti per la PA che arrivano a 20 mesi (caso unico in UE che ha portato a fallimento molte imprese). Attualmente la PA è in debito con le imprese per 70 mld!
Poi ci sono gli incentivi alla ricerca, mancanti in Italia, che è all’80°posto su 187 paesi.
E è al 158°sul far rispettare i contratti, ultima in classifica (qui basterebbe mettere penali salate come in USA, invece il gioco delle imprese è di allungare i tempi dell’opera per farsela pagare di più, finché costa 3 o 4 volte il preventivo).
Le nostre imprese sono danneggiate per le tasse (134°posto) e per l’elettricità (109°).
Nell’iter per aprire un’impresa siamo al 77°posto e il costo medio è di 2.673 €, contro la media Ue di 399, Uk 33, Germania 176, Spagna 115.

I MORTI VIVENTI

Di Pietro vuole andare al voto per salvare il paese che cade sempre più in basso per le politiche scellerate di Monti, non fa sconti a lui né ai partiti che lo sostengono, tanto più che Bersani è sempre più deciso nel suo turpe progetto di staccarsi da IdV e Sel, gettar via qualsiasi traccia di sx e abbracciare Casini (e con lui la mafia )per rifare la DC.
“Non esiste più una maggioranza- dice Di Pietro- ma solo un gruppo di morti viventi e noi li sfidiamo. Erano stati messi per risolvere i problemi e invece ci stanno portando al fallimento. Bisogna andare al più presto al voto con una legge elettorale che si può fare in 24 ore salvaguardando le prerogative dei cittadini che hanno firmato il referendum. E bisogna fare presto,prima che scoppi la rivoluzione!”
Basta con i provvedimenti che colpiscono a senso unico i più deboli e tagliano i servizi essenziali ai cittadini! Occorre modificare la logica perversa dei tagli lineari, salvando la scuola e la sanità

NAPOLITANO E LA BRUTTA STORIA DEI PATTI STATO-MAFIA
IL TRASFERIMENTO IN GUATEMALA DI INGROIA

“Non c’è mafia senza politica “
Ingroia

A Palermo i pm indagano sui patti Stato-Mafia e nell’indagine saltano fuori intercettazioni in cui Mancino si sente chiamato in causa dai pm e si rivolge a Napolitano perché, in quanto capo del CSM, li freni eliminando il suo nome dall’indagine. Lo scandalo è enorme. Viene sollevato da Il fatto Quotidiano, mentre i giornali di regime tentano di offuscarlo. Ma non si riesce a non farlo esplodere. Tanto più che Napolitano si dichiara attaccato nelle sue prerogative di Capo dello Stato, pertanto non intercettabile, e invoca un presunto regime di intoccabilità che non esiste in nessun paese del mondo, e mando meno nei rapporti del crimine organizzato Mentre lo scandalo esplode in tutta la sua violenza e i tg evitano di informarne la popolazione, il principale pm di Palermo, Ingroia abbandona l’inchiesta e si trasferisce in Guatemala al servizio dell’ONU. Il Ministro della Giustizia, Severino, dichiara che il trasferimento di Ingroia non ha niente a che fare con l’inchiesta che ha coinvolto Mancino e Napolitano, ma la tensione è enorme.

Di Pietro: “Esprimo tutte le mie riserve su un Presidente della Repubblica che, davanti a un fatto così grave come la trattativa Stato-mafia, da una parte dice che non esiste ragion di Stato che possa oscurare la verità e dall’altra impedisce ai magistrati di fare il loro lavoro, sollevando il conflitto di attribuzione e di fatto indebolendo l’operato dei pm. Noi siamo con quei magistrati al fronte, non con gli azzeccagarbugli”.

E davvero che il Pd e Napolitano fossero addirittura implicati nel patto mafia-Stato sarebbe una cosa intollerabile in qualunque paese civile e fingere, come fanno i media, che sia solo uno scoop del Fatto Quotidiano dà la misura del basso livello in cui è caduta l’informazione di questo paese per sostenere i reati della politica.
Vi immaginate una America in cui un vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura ha contatti con un mafioso del calibro di Ciancimino e quando la cosa esce dalle intercettazioni si rivolge al capo dello Stato per stoppare il pm??!!
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INGROIA
Per quanto la Severino abbia negato pubblicamente qualsiasi relazione tra l’inchiesta sui rapporti Stato-mafia e il trasferimento di Ingroia in Guatemala, la verità si manifesta con assoluta evidenza: quello che sta succedendo è enorme e si vuole incaprettare i pm di Palermo perché non vadano avanti con l’indagine. Il Governo Monti non è diverso dai precedenti e si mette sulla stessa linea della testuggine che ritira la testa nel guscio del potere, non accettando la minima crepa a un potere molto dubbio e che si è ormai consolidato in patti bipartisan da 65 anni.
Ingroia dice:
Siamo pronti a fermare l’inchiesta se sulla trattativa c’è la ragion di Stato.
Sulla vicenda della trattativa c’è una ragione di Stato che impedisce l’accertamento della verità sulla base delle ragioni del diritto penale? Se è così, dalla politica devono venire parole chiare: se si ritiene che debbano essere sottratte alla verifica della magistratura temi o territori coperti dalla ragione di Stato, lo si dica.

Di fronte a una legge, o a una commissione d’inchiesta politica, che ribadisse la ragione di Stato dietro alla trattativa, la magistratura non potrebbe che fare un passo indietro. In caso contrario, la legge ci impone di andare avanti per l’accertamento della verità.
Sentenze definitive stabiliscono che la trattativa tra stato e mafia ci fu: da lì siamo partiti. E oggi il paese ha un’occasione unica: non vorrei che andasse perduta.

Il processo che inizierà è un’occasione, che non esaurisce lo sforzo di accertamento della verità. Occorrono altri momenti, e soprattutto la coesione istituzionale auspicata dal presidente della Repubblica. Non una chiusura corporativa di alcuni poteri dello Stato. E tanto meno una sorta di complicità istituzionale. Dovrebbe essere una coesione verso traguardi più alti: la verità sulla stagione 92-94, che pesa come un macigno sulla nostra democrazia.La coesione istituzionale dovrebbe esplicarsi in fatti concreti. Innanzitutto, il dovuto rispetto nei confronti della magistratura. E invece in questi giorni siamo stati insultati, sui giornali abbiamo letto cose infami. Ma noi abbiamo la coscienza a posto, abbiamo sempre rispettato le regole. Ci siamo comportati come Loris D’Ambrosio avrebbe fatto al nostro posto. E lo dico per la conoscenza e la stima dell’uomo delle istituzioni D’Ambrosio. Anche lui avrebbe fatto ogni sforzo per la verità.
La politica dovrebbe essere soprattutto meno impegnata a cacciare indietro l’azione della magistratura. Ad esempio, sottraendole strumenti fondamentali, come le intercettazioni.

La Procura di Palermo non ha fatto altro che cercare il clima meno conflittuale possibile, senza violare le leggi vigenti, né le prerogative del presidente. Se si ritiene che si debba modificare la legge, lo si faccia, come l’ex ministro Flick chiedeva. Oppure, sarà la Consulta a risolvere il problema. O interviene la Corte Costituzionale, o una legge apposita per la distruzione delle intercettazioni riguardanti il presidente della Repubblica, attraverso una procedura straordinaria
Mi dispiace di lasciare l’Italia,ma se non cambiano le condizioni, passi avanti non se ne possono fare. Il magistrato si è ritrovato in una stanza buia, devono essere gli altri attori politico-istituzionali ad accendere la luce. Se dovesse accadere, potrei anche restare. Sono e resto un magistrato. Forse, adesso, un po’ deluso. Ma non smetterò di cercare la verità, anche dall’altra parte del mondo“.
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Ma non c’è solo il forte sospetto (avvalorato ormai da sentenze) di patti in alto tra vertici dello Stato e Cosa Nostra, c’è anche la controprova di patti in basso tra le giunte amministrative degli enti locali e le cosche per gli appalti.

LE INFILTRAZIONI DELLA ‘NDRANGHETA IN PIEMONTE

Leggi http://logga.me/ndranghetanews/

Prova a chiederti come mai il 1° comune del nord sciolto per infiltrazioni mafiose (1995) sia Bardonecchia e come mai la ‘ndrangheta sia in Val di Susa da 40 anni, col mafioso Rocco Lo Presti, arricchendosi in costruzioni e spostamento di terra, grande imprenditore oltre che assassino, che attira in Piemonte il fiore della ‘ndrangheta calabrese (quella di cui parlava Saviano quando Maroni finse la grande offesa e raccolse firme contro di lui!).
il Lo Presti dà lavoro a migliaia di persone ed è presente nei lavori per le Olimpiadi invernali di Chiamparino, come oggi è accusato di aver procurato voti a Fassino. Viene accusato di delinquenza organizzata con caratteristiche del mondo mafioso: massicci casi di intermediazione, collocazione abusiva, sfruttamento e decurtazione salariale, racket”, con un ’80% della forza lavoro reclutata attraverso canali illegali.
Chiediti ora come ha fatto una ‘drina calabrese ad entrare negli appalti degli enti locali del Pd in Piemonte. E come hanno fatto le autorità di Brdonecchia a permettergli di costruire 8.000 alloggi, per 1 milione e 200 mila metri cubi di cemento o a partecipare al traforo del Frejus: un investimento da 170 miliardi di lire di allora (una situazione non diversa da quella che la Val di Susa sta conoscendo oggi), con imprese mafiose che arrivavano dalla Calabria, su consiglio di Lo Presti e di Mazzaferro, e si gettano a capofitto sugli appalti, divenendone i padroni assoluti, al punto che per fare qualunque lavoro occorreva permesso di Lo Presti. Ovviamente la violenza cresce: 44 omicidi, violenze e intimidazioni. Il Pd che faceva?
Alla fine Bardonecchia fu giudicata territorio ad alta intensità mafiosa.
Perché Lo Presti può fare questo? Perché gode di impunità! E perché gode di impunità? Per la collusione dei politici locali, perché le cosche portano voti. Lo Presti si vanta a telefono – non sapendo di essere intercettato – di controllare 500 preferenze a Bardonecchia e di tenere in pugno la maggioranza dei consiglieri comunali: “Nessuna giunta viene eletta contro il parere dei meridionali. Le posso dire che non ho bisogno di dire ai miei amici cosa devono votare. Conoscono le mie idee e, se mi vogliono bene, sanno a chi dare il voto”.
Nel 1994 il sindaco ed alcuni consiglieri comunali di Bardonecchia vengono accusati di speculazione edilizia. Vengono svelate le forti infiltrazioni mafiose nella politica locale. L’anno dopo Scalfaro scioglie la giunta comunale, ma nel 1996, la lista che aveva sostenuto l’ex sindaco ottiene il 70% dei voti, col sostegno trasversale dei partiti della sx e della dx!
2008. Operazione Minotauro: si arrestano 148 persone, accusate di essere esponenti della ‘ndrangheta e di aver praticato voto di scambio, con imputazioni aggiuntive che vanno dalla detenzione e porto abusivo di armi al favoreggiamento di latitanti, dal traffico di droga internazionale all’estorsione, dalle false fatturazioni a finanziamenti illeciti, fino a ricettazione e truffa, con una confisca di beni, mobili e immobili, per oltre 117 milioni.
Ad oggi, in Piemonte si ha conoscenza di almeno 15 locali di ‘ndrangheta attivi, e dalle testimonianze di indagati o pentiti (pochissimi) si profila una situazione inquietante: quello che accadeva a Bardonecchia negli anni ’70, cioè l’assoluto monopolio da parte delle ‘ndrine del mercato edile ed il controllo dei voti, sembra ormai divenuto la norma a livello regionale.
Ecco cosa si legge in un’informativa dei Carabinieri di Venaria, datata 7 aprile 2010: “un clima di violenza e di intimidazione connota l’attività edile in questa particolare zona dell’hinterland torinese, dove, al pari del cuorgnatese, la presenza cospicua di affiliati alla ‘ndrangheta ha reso di fatto impensabile lo svolgimento dell’attività edile senza dover corrispondere agli stessi costanti esborsi di denaro, per lo più destinati dagli affiliati al mantenimento dei carcerati”.

Appare chiarissimo che diverse amministrazioni piemontesi di dx come di sx, coi voti di dx come di sx, sono venute a patti con la mafia calabrese che domina in Piemonte per avere voti in cambio di appalti e che questa cosa va avanti da ben 40 anni (questo denunciava Saviano!) con la Lega che finge di combattere la mafia e arresta pesci piccoli che poi saranno liberati dal carcere duro grazie alle leggi Bossi-Berlusconi, o i cui processi saranno annullati (ben 500) in Cassazione grazie a giudici compiacenti come Carnevale, voluti da Bossi e Berlusconi, nel totale silenzio-consenso del Pd.
E ancora c’è qualcuno che crede che vi siano partiti di santi e non tollera critiche e sospetti!?
E ancora qualcuno e ha qualche dubbio che la TAV in Valsusa non si debba fare per forza per 2 elementari motivi: dare business alla Coop Pd del cemento e dare appalti alla ‘ndrangheta calabrese che ha assicurato voti?
E sarebbe in zone come queste che dovremmo aprire un cantiere mastodontico come il TAV?

Ad Orbassano,alle amministrative del 2008 è stato eletto consigliere comunale nella lista del Pdl Luca Catalano, nipote di quel Giuseppe Catalano ritenuto dalla procura il capo del locale di Siderno nel capoluogo piemontese. Altri comuni tra il torinese e la Valle di Susa sotto il controllo delle ‘ndrine sono, secondo la Dda di Torino, Grugliasco, Collegno, Settimo Torinese,Vinovo, Nichelino,Moncalieri,Cintano,Borgaro Torinese, Volpiano e Borgone di Susa
Grillo si chiedeva chi ci sia dietro il TAV, e perché partiti di maggioranza e di opposizione, governi tecnici o politici, non osino dire una parola contro quest’opera inutile e costosa
Siamo sicuri che la risposta sia davvero così difficile da trovare?
E Cota, il presidente leghista della Regione Piemonte che fa? Lo smemorato di Collegno?
Per quanto tempo ancora dovremo dire ancora che tra la mafia siciliana o calabrese e questi fetenti di partiti, Lega, Pdl e Pd compresi, ci sono patti infami????
La Tav in Val di Susa, opera inutile e pericolosa che dovrebbe andare avanti per 20 anni con un costo ‘iniziale’ di 23 miliardi, rischia di essere caratterizzata dall´impiego di manodopera immigrata a bassa specializzazione ed a rischio di elevato sfruttamento in condizioni di scarsa sicurezza (3 morti in 1 anno sulla TAV TO-MI); data l´enorme mole di denaro in gioco sarà nuova occasione di appalti e subappalti con i consueti margini di manovra per la corruzione politico-imprenditoriale, con apertura ad infiltrazioni mafiose.
L´impresa che si impone per la realizzazione dell´opera è IMPREGILO (di Romiti figlio, gruppo FIAT) primo contraente di TAV in Italia.
E, visto il grado altissimo di occupazione del settore edile e del trasporto di materiali di scarto da parte della ‘ndrangheta calabrese che da 40 anni è stata protetta dalle varie amministrazioni della zona, è certo che il grosso business dei camion che trasporteranno il materiale sarà della mafia calabrese. Si parla di 500 camion al giorno per il trasporto del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio. E tutto questo per trasportare su ferrovia solo l’ 1% dell’attuale traffico su gomma. Praticamente una follia! Ma nessuno spiegherebbe l’ostinazione con cui il Pd vuole per forza l’opera, se non pensando ai voti che lo cosche procurano.

Comunicato della DIA: «Le ‘ndrine che operano in Piemonte, legate alle famiglie del “mandamento ionico” sono dedite ai traffici di sostanze stupefacenti e di armi, usura, estorsioni, gioco d’azzardo e lo sfruttamento della prostituzione di donne extracomunitarie».

Le infiltrazioni della mafia in Piemonte avanzano indisturbate da 40 anni con la collusione delle varie giunte di dx e sx. E questo è anche il motivo per cui in Italia il Parlamento non fa mai una legge penale contro il voto di scambio: voti in cambio di appalti.
Il patto stato-mafia non c’è solo ad alti livelli con gente come Dell’Utri, B o Cuffaro,c’è anche a livello locale, tra le giunte e i gruppi mafiosi.
Le imprese collegate alle cosche operano con ingenti capitali illeciti perfettamente ripuliti attraverso sofisticate triangolazioni finanziarie e con i più importanti money transfer, molti dei quali concentrati in Piemonte, soprattutto a Torino .
Chi vince gli appalti è sempre in regola ma è nel meccanismo dei subappalti a catena che la ‘ndrangheta si insinua per es. con mezzi per il movimento terra e i camion per il trasporto, come in Valsusa.
La Dia rivela infiltrazioni nelle amministrazioni comunali per pilotare gli appalti: «Appare questo il nuovo settore d’interesse, condotto attraverso attività più difficili da investigare, perché riconducibili all’area apparentemente legale dell’economia, ma che nasconde in realtà reati come riciclaggio, corruzione, estorsione e concorrenza illecita»
L’avvio dei lavori per la Tav, secondo gli inquirenti, è stato immediato oggetto di attenzione per i clan di Cosa nostra e della ‘ndrangheta che risultano infiltrati per il controllo delle gare d’appalto, il noleggio di macchinari da scavo, la fornitura di materiale e commesse. Un giro d’affari milionario e anche un’occasione irripetibile per smaltire centinaia di tonnellate di materiale non bonificato senza dare troppo nell’occhio.

Poi uno si chiede come mai Ingroia, punta di diamante del pool dei pm palermitani contro la mafia, al sorgere di intercettazioni su Mancino e le sue false testimonianze sulla mafia protette da Napolitano, abbia deciso di andare in Guatemala a lavorare per l’ONU. Meglio utile e vivo in Guatemala che morto come Falcone!
Avete visto qualcuno a difenderlo? Il Pdl? Il Pd? La Lega?

L’Espresso, inchiesta di Giovanni Tizian: Tav, l’ombra della ‘Ndrangheta

Facciamo qualche esempio:
Una delle aziende incaricate di costruire il tunnel esplorativo (la romagnola Bertini spa) ha dato subappalti alla criminalità organizzata calabrese, che in Piemonte, e proprio nella zona dei lavori, ha messo da tempo solide radici. La Bertini spa non è stata indagata per illeciti, ha però legato alcuni anni fa il suo nome alla Cofr Srl,che è emanazione diretta delle ‘ndrine di Gioia Tauro
“L’economia mafiosa è assai aggressiva e l’Italia, invece, è disarmata. Il Paese non può permettersi di tenere in vita con i fiumi di danaro della Tav la mafia. Se non vuole arrendersi alle cosche, deve dotarsi di armi nuove. L’economia va sottratta al dominio mafioso. Ma oggi questa messa in sicurezza non c’è e il Paese non ha gli strumenti preventivi per sorvegliare l’enorme giro di appalti e subappalti, i cantieri, la manodopera, le materie prime, i trasporti e lo smaltimento rifiuti, settori tradizionali in cui le mafie lavorano quasi monopolio. Quando i cantieri sono giganti non ci sono controlli che tengano. La storia della Tav in Italia è storia di accumulazione di capitali da parte dei cartelli mafiosi dell’edilizia e del cemento. Il tracciato della Lione-Torino si può sovrapporre alla mappa delle famiglie mafiose e dei loro affari nel ciclo del cemento.
La Dia dice: “In Piemonte la ‘ndrangheta ha la sua terza roccaforte, dopo la Calabria e la Lombardia”
Nell’ottobre 2009 l’Operazione Pioneer arrestò 14 affiliati del clan di. Antonio Spagnolo di Ciminà (Reggio Calabria), proprietario della Ediltava sas di Rivoli,con la quale si aggiudicò subappalti sulla Tav. Dalla Lombardia al Piemonte il meccanismo è sempre lo stesso: “Le proiezioni della criminalità calabrese, attraverso prestanome, hanno orientato i propri interessi nel settore edile e del movimento terra, finanziando, con i proventi del traffico di droga e dell’usura, iniziative anche di rilevante entità.
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Queste e altre cose spiegano perché dopo 20 anni la mafia sia più forte che mai col suo bel fatturato di 150 mld di € l’anno
-e il 41 bis disapplicato alla chetichella come ordinavano i pizzini di Provenzano
-e giudici come Carnevale fortemente voluti da B(col voto di Bossi)per annullare 500 processi di mafia a stragisti e assassini
-e Bossi che per nascondere i soldi rubati al partito si fa consigliare da due esperti della ‘ndrangheta
-e i giudici che hanno bloccato i processi a dell’Utri al 92 prima delle stragi comandate dallo Stato
-e il Pd che ha fatto tutte le sue provvidenziali assenze per far passare tutte le leggi pro mafia di B compreso lo scudo fiscale
-e Monti che non tocca lo scudo fiscale o la mafia o l’indulto
-e perché ogni Governo di dx o di sx ha tagliato alle forze di polizia mezzi e fondi e ostacolato la lotta al crimine attaccando i giudici
-e i giudici rimasti soli come Falcone e Borsellino
-le loro agende immediatamente fatte sparire dalla stessa polizia
-la latitanza di Provenzano durata 43 anni con nessuno che lo trovava,mentre stava pacificamente a casa sua
-e Maroni tanto incazzato quando Saviano disse che la ‘ndrangheta era entrata nel nord con la collusione delle giunte
-o lo stesso Maroni che ha smantellato la Dia,il dipartimento antimafia voluto da Falcone
-o i mandanti delle stragi di mafia che non sono mai stati scoperti..
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Queste e altre cose diventano immediatamente comprensibili se si ipotizza un patto Stato- mafia che dura almeno da 20 anni. Ma certo il lunghissimo potere di Andreotti non fu diverso. E si è prescritta la sua collusione mafiosa lunga una vita come un reato di scarsa importanza! Come se l’aver portato la mafia dentro le istituzioni fosse passibile di prescrizione! E anche qui questo è avvenuto con la collaborazione di quelli che ora si chiamano Pd! Bella vergogna davvero fra tutti!
E vogliono anche la repubblica presidenziale questi criminali?! Per toglierci l’ultimo barlume di democrazia?
E malgrado questi orrori, sono ancora questi i campioni che si vuole difendere?! Questi che si vuole votare?
..
ROBERTO SAVIANO

Tutti parlano di Tav, ma prima di ogni cosa bisognerebbe partire da un dato di fatto: negli ultimi trent’anni l’Alta velocità è diventata uno strumento per la diffusione della corruzione e della criminalità organizzata, un modello vincente di business perfezionatosi dai tempi dalla costruzione dell’Autostrada del Sole e della ricostruzione post-terremoto in Irpinia. Questa è una certezza giudiziaria e storica più solida delle valutazioni ambientali e politiche (a favore o contro), più solida di ogni altra analisi sulla necessità o sull’inutilità di quest’opera.
In questo momento ci si divide tra chi considera la Tav in Val di Susa come un balzo in avanti per l’economia, come un ponte per l’Europa, e chi invece un’aberrazione dello spreco e una violenza sulla natura. Su un punto però ci si deve trovare uniti: bisogna avere il coraggio di comprendere che l’Italia al momento non è in grado di garantire che questo cantiere non diventi la più grande miniera per le mafie. Il governo Monti deve comprendere che nascondere il problema è pericoloso. Prima dei veleni, delle polveri, della fine del turismo, della spesa esorbitante, prima di tutte le analisi che in questi giorni vengono discusse bisognerebbe porsi un problema di sicurezza del sistema economico. Che è un problema di democrazia.

Ci si può difendere dall’infiltrazione mafiosa solo fiaccando le imprese prima che entrino nel mercato, quando cioè è ancora possibile farlo. Ma ormai l’economia mafiosa è assai aggressiva e l’Italia, invece, è disarmata. Il Paese non può permettersi di tenere in vita con i fiumi di danaro della Tav le imprese illegali. Se non vuole arrendersi alle cosche, e bloccare ogni grande opera, deve dotarsi di armi nuove, efficaci e appropriate. La priorità non può che essere la “messa in sicurezza dell’economia”, per sottrarla all’infiltrazione e al dominio mafioso, dotandola di anticorpi che individuino e premino la liceità degli attori coinvolti e creino le condizioni per una concorrenzialità, vera, non inquinata dai fondi neri. Oggi questa messa in sicurezza non è ancora stata fatta e il Paese, per ora, non ha gli strumenti preventivi per sorvegliare l’enorme giro degli appalti e subappalti, i cantieri, la manodopera, le materie prime, i trasporti, e lo smaltimento dei rifiuti, settori tradizionali in cui le mafie lavorano (inutile negarlo o usare toni prudenti) in regime di quasi monopolio.

Le mafie si presentano con imprese che vincono perché fanno prezzi vantaggiosi che sbaragliano il mercato, hanno sedi al nord e curricula puliti, e il flusso di denaro destinato alla Tav rischia di diventare linfa per il loro potenziamento, aumentandone la capacità di investimento, di controllo del territorio, accrescendone il potere economico e, di conseguenza, politico. Non vincono puntando il fucile. Vincono perché grazie ai soldi illeciti il loro agire lecito è più economico, migliore e veloce. Lo schema finanziario utilizzato sino ad ora negli appalti Tav è il meccanismo noto per la ricostruzione post-terremoto del 1980: il meccanismo della concessione, che sostituisce la normale gara d’appalto in virtù della presunta urgenza dell’opera, e fa sì che la spesa finale sia determinata sulla base della fatturazione complessiva prodotta in corso d’opera, permettendo di fatto di gonfiare i costi e creare fondi neri per migliaia di miliardi. La storia dell’alta velocità in Italia è storia di accumulazione di capitali da parte dei cartelli mafiosi dell’edilizia e del cemento. Il tracciato della Lione-Torino si può sovrapporre alla mappa delle famiglie mafiose e dei loro affari nel ciclo del cemento. Sono tutte pronte e già si sono organizzate in questi anni.

Esagerazioni? La Direzione nazionale Antimafia nella sua relazione annuale (2011) ha dato al Piemonte il 3° posto sul podio della penetrazione della criminalità organizzata calabrese: “In Piemonte la ‘ndrangheta ha una sua consolidata roccaforte, che è seconda, dopo la Calabria, solo alla Lombardia”. Così come dimostra la sentenza n. 362 del 2009 della Corte di Cassazione che ha riconosciuto definitivamente “un’emanazione della ‘ndrangheta nel territorio della Val di Susa e del Comune di Bardonecchia”. L’infiltrazione a Bardonecchia (che arrivò a portare lo scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa nel 1995 primo caso nel Nord-Italia) è avvenuta nel periodo in cui si stava costruendo una nuova autostrada e il traforo del Frejus verso la Francia. Gli appalti del traforo portarono le imprese mafiose a vincere per la prima volta in Piemonte.

Credere che basti mettere sotto osservazione le imprese edili del sud per evitare l’infiltrazione è una ingenuità colpevole. Le aziende criminali non vengono dalle terre di mafie. Nascono, crescono e vivono al Nord, si presentano in regola e tutte con perfetto certificato antimafia (di cui è imperativa una modifica dei parametri). È sempre dopo anni dall’appalto che le indagini si accorgono che il loro Dna era mafioso. Qualche es.. La Guardia di Finanza individuò sui cantieri della Torino-Milano la Edilcostruzioni di Milano che era legata a Santo Maviglia narcotrafficante di Africo. La sua ditta lavorava in subappalto alla Tav. La Ls Strade, azienda milanese leader assoluta nel movimento terre era di Maurizio Luraghi imprenditore lombardo. Secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Luraghi era il prestanome dei Barbaro e dei Papalia, famiglie ‘ndranghetiste. Nel marzo 2009 l’indagine, denominata “Isola”, dimostrò la presenza a Cologno Monzese delle famiglie Nicoscia e Arena della ‘ndrangheta calabrese che riciclavano capitali e aggiravano la normativa antimafia usando il sistema della chiamata diretta per entrare nei cantieri Tav di Cassano d’Adda. Partivano dagli appalti poi arrivavano ai subappalti e successivamente – e in netta violazione delle leggi – ad ulteriori subappalti gestendo tutto in nero.

Dagli appalti si approdava prima ai subappalti e successivamente – e in contrasto con le norme antimafia – ad ulteriori subappalti con affidamento dei lavori del tutto in nero. Nell’ottobre 2009 l’Operazione Pioneer arrestò 14 affiliati del clan di Antonio Spagnolo di Ciminà (Reggio Calabria), proprietario della Ediltava sas di Rivoli, con la quale si aggiudicò subappalti sulla linea Tav. Dalla Lombardia al Piemonte il meccanismo è sempre lo stesso: “Le proiezioni della criminalità calabrese, attraverso prestanome, – scrive l’Antimafia – hanno orientato i propri interessi nel settore edile e del movimento terra, finanziando, con i proventi del traffico di droga e dell’usura, iniziative anche di rilevante entità. In tale settore le imprese mafiose sono clamorosamente favorite dal non dover rispettare alcuna regola, ed anzi dal poter fare dell’assenza delle regole il punto di forza per accaparrarsi commesse”.

A Reggio Emilia l’alta velocità è stata il volano per far arrivare una sessantina di cosche che hanno iniziato a egemonizzare i subappalti nell’edilizia in Emilia Romagna. Sulla Tav Torino-Milano si creò un business mafioso inusuale che generò molti profitti e che fu scoperto nel 2008. Fu scoperta una montagna di rifiuti sotterrati illegalmente nei cantieri dell’Alta Velocità: centinaia di tonnellate di materiale non bonificato, cemento armato, plastica, mattoni, asfalto, gomme, ferro, intombato nel cuore del Parco lombardo del Ticino. La Tav diventa ricchezza non solo per gli appalti ma anche perché puoi nascondere sottoterra quel che vuoi. Una buca di trenta metri di larghezza e dieci di profondità è in grado accogliere 20mila metri cubi dì materiale. Ci si arricchisce scavando e si arricchisce riempiendo: il business è doppio.

I cantieri Tav Napoli-Roma spiegano il futuro della Tav in ValSusa.Il clan dei Casalesi partecipa ai lavori con ditte proprie in subappalto, e solo fino al 95 la camorra intasca secondo la Criminalpol 10.000 mld di lire. Fin dall’inizio gli esponenti dei Casalesi esercitarono una costante pressione per avere il controllo camorristico sulla Tav o infiltrando le proprie imprese o imponendo tangenti. I cantieri aperti dal 1994 per oltre 10 anni,avevano un costo iniziale previsto di 26.000 mld di lire, arrivato nel 2011 a 150.000 per 204 km; il costo per km è stato di 44 milioni di €, con punte sopra i 60 milioni. Le indagini della Dda scoprirono che molte delle società appaltatrici erano legate a boss-imprenditori come Pasquale Zagaria, coinvolto nel processo Spartacus sui Casalesi (e fratello del boss Michele, che riceveva nella sua villa imprenditori edili della Tav). Il clan dei Casalesi partecipò ai lavori con ditte proprie, accaparrandosi inizialmente il monopolio del movimento terra attraverso la Edil Moter. Nel 2008 le indagini della procura di Caltanissetta ruotarono intorno alla Calcestruzzi spa, società bergamasca del Gruppo Italcementi (5°produttore a livello mondiale), che forniva il cemento per realizzare importanti opere pubbliche tra cui alcune linee della Tav Milano-Bologna e Roma-Napoli, metrobus di Brescia, metrò di Genova e A4-Passante autostradale di Mestre. Le indagini (iniziate da Borsellino) mostrarono: “Significativi scostamenti tra i dosaggi contrattuali di cemento con quelli effettivamente impiegati nella produzione dei conglomerati forniti all’impresa appaltante”. L’indagine voleva accertare se la Calcestruzzi avesse proceduto “a una illecita creazione di fondi neri da destinare in parte ai clan mafiosi dell’isola,nonché l’eventuale esistenza di una strategia aziendale volta a tali fini”
Ecco: questa è la sorte della Val di Susa
E le intercettazioni in cui un esponente del Pd chiedeva alle cosche voti per Fassino fanno il resto.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/03/06/news/tav_saviano-31013967/
..
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