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Friday October 20th 2017

IL GOVERNO DELLE TRE CARTE

MASADA N° 1376 23/3/2012 IL GOVERNO DELLE TRE CARTE

Ammazzeranno l’articolo 18 – Sapete quanti lavoratori vengono reintegrati in un anno grazie all’articolo 18? CINQUANTA !! – Cambiare tutto per non cambiare niente – Flexicurity – Il silenzio assordante della Chiesa – Due miliardi delocalizzati in Serbia – Perché nessuno parla della ripresa delle esportazioni? – Perché i dipendenti pubblici sono esclusi dalla riforma del lavoro? – L’Italia è una repubblica fondata sul coso – I nuovi proletari d’Italia: i precari – Marchionne, l’accecato – Il Superinciucio – E sul lavoro il Pd fa la sua peggior caduta – Eletto Squinzi in Confindustria

Democrazia! Ormai lo abbiamo compreso che significa tutto ciò.
Democrazia è il popolo che governa il popolo a colpi di bastone per amore del popolo
“.
Oscar Wilde
.
Fanno il gioco delle tre carte, ti prendo questo, ti cambio questo, ti rendo questo, ti faccio vincere questo.. e poi alla fine ti trovi solo derubato.
E’ come quella storiella…
Tre amici, Tizio, Caio e sempronio, vanno in un bel ristorante di pare e fanno una bella mangiata di pesce, al momento di pagare Sempronio va dal padrone che gli presenta un bel conto da 300 euro. “Eh, alla faccia!- dice Sempronio- abbiamo mangiato bene ma 100 euro a testa! E’ troppo! Per questa volta paghiamo ma qui non ci torniamo mai più! Quando i miei amici vedranno il conto anche loro qui non ci metteranno più piede!” “Ma chi sono i suoi amici?” “Sono Tizio e Caio” “Ah, mi dispiace, sono vecchi clienti. Vuol dire che vi sconto 50 euro” Sempronio prende il resto e pensa che 50 euro non è divisibile per tre, allora toglie 20 euro, ne restano 30 che rende ai suoi amici, per cui ognuno ha pagato 90 euro, 9X3 =27, 270 euro, 20 se li è messi in tasca e fanno 290. Egli altri 10 euro dove sono finiti?

DI SCIAGURA IN SCIAGURA

Ci sono popoli che hanno superato tutte le difficoltà e si sono adattati a vivere nelle condizioni più avverse. C’è una storiella che dice che Dio decide di mandare di nuovo il Diluvio Universale. Telefona ai materialisti per dare loro la notizia: “Tra 30 giorni mando in Terra Il Diluvio Universale!” e quelli si telefonano tra di loro e decidono di impiegare i 30 giorni in gozzoviglie e piaceri di ogni tipo. Poi telefono al Papa : “Tra 30 giorni manderò il Diluvio Universale”.Il papa raduna i fedeli e comanda loro di pentirsi di tutti i peccati. Poi telefona al maggiore iman islamico che ordina a tutti i musulmano di andare in pellegrinaggio alla Mecca. Poi telefona a un rabbino. Il rabbino riunisce tutti gli ebrei: “Ragazzi, abbiamo 30 giorni per imparare a respirare sott’acqua!”

Abbiamo superato l’impero romano, abbiamo superato il medioevo, abbiamo superato le invasioni barbariche, abbiamo superato l’Inquisizione e il governo della Chiesa cattolica, abbiamo superato il fascismo, impareremo anche a respirare sotto Monti.

ANTONIO DI PIETRO
da Santoro ha detto:
Il problema sono le corruzioni e le mafie all’interno dei partiti; non l’articolo 18..”
Poi ha aggiunto:
In parlamento metà sono inquisiti, l’altra metà sono i loro avvocati“.
Grande!

Massimo Gramellini

Ma vi sembra normale che soltanto due parlamentari su mille abbiamo investito una parte dei loro risparmi in titoli di Stato? Leggendo le dichiarazioni dei redditi dei nostri amati rappresentanti si rimane storditi da una girandola d’azioni che neanche Messi quando parte palla al piede: Casini investe in profumi L’Oréal e medicine Bayer, il democratico Gentiloni in aperitivi Campari e un po’ tutti affidano le proprie fortune a società estere: Deutsche Telekom, Banco di Bilbao, Bank of America, cara all’americano Martino. Invece sulla baracca che toccherebbe loro raddrizzare – lo Stato italiano – scommettono in pochi. Due, per la precisione. L’udc Roberto Rao, 50 mila euro in Btp, e l’ex pdl Mario Pepe, 100 mila. A rigor di logica alle prossime elezioni dovremmo votare per uno di loro, in quanto sono gli unici il cui interesse coincide col nostro.
Ripeto: due su mille, vi sembra normale? Che fiducia potrebbe mai ispirarvi un’azienda i cui consiglieri d’amministrazione investissero i propri guadagni in azioni della concorrenza? E con quale credibilità i governanti continueranno a chiedere ai cittadini e ai mercati di finanziare il nostro debito pubblico, se i primi a non credere in quel che predicano sono loro? Al di là dei furti e dei privilegi, è questa continua manifestazione di incoerenza ad averci definitivamente sfibrati. Abbiamo una classe dirigente mediocre, mediamente corrotta e mediamente incapace. Pretenderemmo che fosse almeno un po’ più lineare. Un po’ più conseguente fra parole e gesti, fra omissioni e azioni.

AMMAZZIAMO L’ARTICOLO 18

Sapete quante persone vengono reintegrate in un anno grazie all’articolo 18?
Cinquanta!
Qualcuno può essere tanto idiota da credere davvero che se gli investitori non investono in Italia è per colpa dell’articolo 18???
.
Vince

Dell’art.18 non ci ha mai parlato nessuno, e quando abbiamo chiesto se era un problema hanno sorriso, perché che problema volete che sia una norma che impone non più di 50 reintegri l’anno?
– 50 casi l’anno che le disposizioni dell’art.18 riescono a “tutelare”
– In questi ultimi 4 anni nella grande industria sono spariti oltre UN MILIONE di posti di lavoro.
– I salari più bassi d’Europa!!
– Giovani e disoccupati senza alcuna protezione sociale: roba da terzo mondo!!
– “4 MILIONI di lavoratori precari tra partite iva mono committenti e contratti a termine che chiamiamo giovani, anche se sono spesso adulti nel fiore degli anni, i quali non dispongono di nessun ammortizzatore e di nessuna garanzia a differenza dei lavoratori a tempo indeterminato”
-“ I contratti precari possibili erano 42 e tanti ancora sono”.
– Investitori esteri? Chi sarebbe quel pazzo che viene a investire in una Italia senza possibilità di ripresa economica; con le tasse al 50%; con le infrastrutture da terzo mondo; la burocrazia da fine impero (il caso emblematico della British Gas che dopo 11 anni (undici) ha dato forfait a Brindisi con il gassificatore), per non parlare di posizioni privilegiate monopolistiche (Fiat- Mediaset- Ansaldo ecc.) e delle mafie criminali e istituzionalizzate locali (specialisti degli appalti)…
– Sarebbe già qualcosa riuscire a trattenere in Italia gli imprenditori ITALIANI che delocalizzano all’estero, vuoi per incrementare i profitti, ma altrettanto per sfuggire ad un fisco predatore e usuraio, riducendo le tasse sul lavoro, ancor prima di elargire incentivazioni o sovvenzioni pubbliche.
Si parla tanto delle lobbie bancarie, di cui Monti farebbe parte……ma fino a che le “lobbie dei lavoratori” vale a dire tutti i sindacati in primis e quei partiti che traggono vantaggi politici e di rappresentanza e notevoli profitti economici dal mondo che pretendono di rappresentare non affronteranno SERIAMENTE i disastri di cui sopra, queste loro baruffe da pollaio sull’art.18 sono e rimarranno esattamente tali. Una sceneggiata per occupare il tempo e la sedia e non affrontare i veri problemi.
Eccetto l’ IDV, non ho mai sentito nessun altro, né la Sig.ra Camusso (né i suoi predecessori in questi ultimi 20 anni), né il Sig. Bersani né tantomeno la congrega che gravita attorno al partito delle libertà, dell’amore e dell’onestà dire che bisogna porre fine a questa degenerazione del mondo del lavoro che in questo paese sta superando ogni limite della decenza, del cinismo e dell’oltraggio verso i più deboli.

FLEXICURITY
Piero Galati

Se al peggio non c’è mai fine, nel confronto con l’ipocrisia del “governo dei professori” non c’è “perfidia” che tenga. La faziosità con cui viene abusato – vendendo fumo, cinicamente, circa le presunte maggiori opportunità per i giovani – un orribile (anche a pronunciarsi) termine ormai entrato nel lemmario tecno-politico dei professori, “flexicurity”, è tale da far rivoltare nella tomba antichi e più recenti cultori delle più disparate – eppure tutte ispirate a principi autentici di equità e giustizia sociale – forme di welfare.
Fumo, tanto fumo, che serve a coprire l’obiettivo vero della manipolazione (perché di manipolazione, anzi di sfregio, si tratta) dell’art. 18. Un obiettivo quasi indicibile, perché inaccettabile non solo da parte dei sindacati, ma anche da parte di quelle forze politiche progressiste che abbiano ancora un minimo di rispetto per i lavoratori che hanno accordato loro la propria fiducia.
Date per chiuse, nella conferenza stampa del duo Monti-Fornero, le consultazioni delle parti sociali con l’ abbandono del “tavolo” da parte della sola CGIL, tutto sembra compiuto. “Nessuno ha potere di veto”, così sentenzia il Professore, messia designato da Re Giorgio ad affrancare il Bel Paese dai guasti della democrazia, garantista fino all’inverosimile dei “privilegi” del popolo sovrano.
Ed eccolo qui il miracolo della coppia di ferro Monti-Fornero, che si sono buttati a capofitto in un’impresa che manderà in frantumi, per far contenta Frau Merkel, la coesione sociale, unico pregio, finora, di un’Italia per tanti altri versi in ginocchio.
Data per consolidata la “dottrina” che il licenziamento potrà essere adottato per ragioni economiche o organizzative, c’è da star certi che nessun imprenditore sarà così incauto da attuare licenziamenti “discriminatori”; un problema organizzativo, in questa fase di crisi strutturale, sarà facile dissimularlo quando non ci fosse realmente. E allora, con i licenziamenti praticamente liberalizzati (chiamiamo le cose con il loro nome), c’è da immaginarsi che possano succedere delle cose a dir poco singolari. Potrebbe, da una parte, essere posta la scelta tra riduzioni di salario o un certo numero di licenziamenti, e, dall’altra, non è da escludere che gli imprenditori più intraprendenti si adopereranno per liberarsi di una parte di lavoratori più anziani per sostituirli, a minor costo, con giovani. I quali giovani, nel migliore dei casi, entreranno con il contratto di apprendistato, tre anni (estendibili a cinque) a salario ridotto, e, naturalmente, con la possibilità di esser rimandati a casa.
Tanto distruttiva è la riforma dell’art. 18? E’ possibile che questa coppietta apparentemente tanto innocua arrivi a tanto? Suvvia, ci saranno un po’ di ammortizzatori sociali, no, o saranno così malvagi da fare le cose come con la riforma delle pensioni? Ma no, gli ammortizzatori ci saranno, magari con una durata inferiore agli attuali, ma ci saranno; forse con meno gente che avrà la possibilità di passare, alla loro scadenza, alla pensione, visto che con la riforma delle pensioni l’età è stata aumentata, ma qualcuno potrà approfittare di questa magnanima concessione.
Forse questi scenari immaginavano Angela Merkel e Barack Obama quando qualificarono il disegno di risanamento targato Monti “impressionante”. O era un complimento per la spregiudicatezza del Professore?
Un’indecenza, insomma, per usare un eufemismo. Il disprezzo per lo stato di diritto e per il vero senso dell’equità e della giustizia sociale, per usare una metafora popolana, si tagliano con il coltello. E tuttavia, di fronte a tanta empietà e profanazione dei più elementari diritti di tanta gente che rischierà il posto di lavoro e la perdita della dignità di persona umana, c’è una nota stridente: il silenzio assordante della Chiesa cattolica in uno Stato quasi confessionale. Con quanti danari è stato comprato questo silenzio? Trenta? No, quella cifra era il prezzo nella Pasqua di due millenni fa. Le pasque di oggi valgono qualche IMU in più.

DI PIETRO

Il governo e il ministro Fornero possono provare quanto vogliono a nascondersi dietro un dito ma la verità è semplice semplice: la riforma dell’art. 18 vuol dire licenziamenti facili. Tutto il resto è fumo negli occhi e nemmeno vale la pena di parlarne. Per questo noi siamo pronti ad un Vietnam parlamentare pur di non fare passare l’abolizione dell’art. 18 e staremo sempre in piazza con i lavoratori e i disoccupati.
Ma parliamo delle ragioni per cui il governo sostiene di essere arrivato a una decisione così grave . Sulla carta, infatti, quelle motivazioni sono sacrosante. Primo: ci sono 4 milioni di lavoratori precari tra partite iva mono committenti e contratti a termine che chiamiamo giovani, anche se sono spesso adulti nel fiore degli anni, i quali non dispongono di nessun ammortizzatore e di nessuna garanzia a differenza dei lavoratori a tempo indeterminato. Il governo dice che questo dualismo non si può più sopportare e ha ragione. Secondo: sono troppo poche le aziende straniere che investono in Italia, soprattutto se guardiamo agli investimenti non speculativi, quelli di lunga durata. Il governo dice che bisogna fare il possibile per attrarli e ha più che mai ragione.
Solo che Monti e il ministro Fornero prima hanno individuato il bersaglio giusto, e poi hanno mirato dall’altra parte. Per quei 4 milioni di lavoratori giovani e meno giovani non cambia niente. I contratti precari possibili erano 42 e tanti ancora sono. Di nuovi ammortizzatori se ne riparla nel 2017. L’Aspi, che sostituirebbe la cassa integrazione straordinaria per gravi crisi aziendali, la mobilità e l’indennità di disoccupazione, garantisce una copertura minore in termini di tempo (18 mesi) e sarà valida solo per chi lavora da due anni nei quali ha versato almeno 52 settimane di contributi. Un muro fatto apposta per tenere fuori proprio i giovani.
Quanto agli investimenti stranieri, poi, è peggio che andare di notte. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo in questi mesi consultato decine di investitori stranieri. Tutti ci hanno risposto che in Italia non si può investire perché i tempi di realizzazione sono lunghissimi e soprattutto incerti per colpa della corruzione, molto più diffusa che ai tempi di Mani pulite (vedi quello che sta accadendo in Lombardia), e della burocrazia. Poi perché devono pagare tasse sul lavoro pari al 45% mentre vi è un’evasione fiscale e contributiva che crea enormi distorsioni sul mercato generando concorrenza sleale. Infine perché in Italia ci sono interi territori sotto il controllo della criminalità organizzata.
Dell’art.18 non ci ha mai parlato nessuno, e quando abbiamo chiesto noi se era un problema hanno sorriso, perché che problema volete che sia una norma che impone non più di 50 reintegri l’anno? La verità è che il sistema delle banche europee ha preteso questo scalpo sull’altare del liberismo, ma senza prevedere nessun vantaggio né per i lavoratori né per l’economia italiana. Infatti grazie a questa geniale trovata di Monti ci sarà solo depressione nei lavoratori e negli imprenditori onesti ma non un posto di lavoro in più né un euro straniero in più investito.
Per questi motivi l’IdV contrasterà strenuamente questa riforma sia in Parlamento che fuori. Saremo a fianco dei lavoratori in tutte le mobilitazioni che sono già cominciate ieri, con scioperi spontanei di una o due ore. Senza modifiche radicali voteremo contro, con o senza la fiducia. Quando, a breve, verrà calendarizzata al Senato la nostra mozione che chiede di togliere l’art. 18 dal tavolo delle trattative e di mettere al suo posto la ricerca di soluzioni reali contro il precariato e per gli investimenti chiederemo al Pd di dar seguito alle dichiarazioni di questi giorni votando con noi a favore di quella mozione, chiarendo quindi di fronte a tutto il mondo del lavoro che stiamo dalla loro parte in alternativa al governo dei banchieri, dei monopoli, delle grandi banche.

CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA
Patrizia

Questo e´il tipico esempio di riforme all´italiana. Da una parte si obbliga ad assumere a tempo indeterminato e dall´altra si permette il licenziamento senza giusta causa.
E´come dire: cambiano due cose così non cambia nulla.
Da una parte assumi a tempo indeterminato e dall´altra puoi licenziare quando vuoi: come risultato si lasceranno le cose così come sono.
Si assume a Gennaio a tempo indeterminato e si licenzia a Luglio.
Anche le leggi seguono la stessa trafila.
Si fa una legge e poi si vanifica aggiungendo 100 codicilli ed eccezioni, così che la legge diventa “flessibile” cioè valida per i poveri diavoli e inefficace per i potenti.
Ma non l’abbiamo ancora capito?
Ci vogliono i professori per non cambiare nulla?
Sì, ci vogliono, perche bisogna dare l´impressione di cambiare tutto drasticamente e contemporaneamente non cambiare niente.
Si abbassa lo spread aumentando i crediti alle banche e facendole arricchire, e contemporaneamente si aumenta il debito, tanto perché si sia sempre nella stessa situazione…se no come farebbero le banche e i politici ad arricchirsi?
L´unica via di salvezza è tornare alla lira, liberarsi dei politici e dei “finanzieri” rinegoziare il debito e andarsene da QUESTA Europa.
Questo avverrà lo stesso, ma solo quando il travaso di ricchezza sarà completato, cioè quando TUTTI saranno stati spolpati a dovere.
Solo allora, quando non ci sarà più nulla da spremere, ci si accorgeràche FORSE per risanare l´economia bisogna tornare alla lira.

Gennaro Esposito

Il Pd cerca sempre alibi per non fare quel che dovrebbe fare, per la sua presunta vocazione storica, stando dalla parte dei lavoratori, piuttosto che di quelli che – come gli iscritti a Confindustria – si vorrebbero rifare, nella crisi, sulla pelle dei lavoratori!
Con l’abolizione dell’art. 18 …Sei sindacalista? Cgil? Fiom? Non vuoi farti sfruttare? Vuoi semplicemente i tuoi diritti, il rispetto della legge… allora dai fastidio, l’uscita è quella… prego!
Quindi l’art. 18 non è proprio un tema secondario, ma lo spartiacque, fra lo stato di diritto, e la servitù feudale!
Abolirlo equivale a scivolare dalla Vecchia Europa in Asia! Questo Monti vuole il risciò al servizio del sistema bancario! Il capitale umano, non è visto come uno dei fattori ricompresi, nelle teorie economicistiche, ma come banca… degli organi!
Questo Paese è sempre più patetico, ridicolo, e anche tragico!
Monti non sa che i provvedimenti del suo governo sono depressivi? Certo che lo sa! Ma nella logica bancaria si prende e si mette all’asta in svendita. Equitalia dixit! E il Pd che fa?

GGM

Molti industriali nostrani, sono riluttanti ad investire in innovazione tecnologica, ma anzi delocalizzano, e comprimono i salari. Con tutta la manodopera a basso costo, e in eccedenza che hanno a disposizione, investono? Non sono fessi.
L’Europa può contare complessivamente su circa 700 milioni di abitanti (la metà della Cina, il 60% dell’India) e su una forza di circa 200 milioni di schiavi, peraltro in parte sindacalizzati e tutelati da leggi. Per limitarsi alla sola Cina, India e Indonesia, questi paesi possono contare sul 40% della popolazione mondiale e almeno 1,5 miliardo di schiavi non sindacalizzati e non tutelati.
Sulle delocalizzazioni, un esempio lampante sono quelle fatte in Serbia negli ultimi 10 anni. Due miliardi di euro negli ultimi dieci anni. E’ il bilancio degli investimenti delle aziende italiane in Serbia, nuovo Eldorado della nostra imprenditoria. Alcuni nomi illustri: Fiat, Intesa San Paolo, Generali e Fondiaria, ma anche Pompea, Golden Lady, Benetton e Calzedonia.Altri nomi italiani di rilievo in Serbia sono Progetti Ad nel calzaturiero, Stg nell’acciaio, Fantoni nel legno-arredamento, Fantini e Ferrariplast nelle costruzioni e prodotti per l’edilizia, Amadori nell’agro-industria, Applicazioni Elettriche Generali nell’elettromeccanica, Dytech nella componentistica per auto, Mondadori e Giunti nell’editoria. E poi dicono che gli investimenti in Italia non vengono fatti. Ce lo dicessero chiaramente, che il motivo è che il nostro sistema di schiavismo, non è a livello di questi paesi come la Serbia.

Gianfranco Chiarello

Siamo diventati il Paese, con l’età pensionabile più alta d’Europa.
Abbiamo da anni gli stipendi più bassi (metà di quelli tedeschi, meno di metà di quelli inglesi).
Abbiamo un’elevata percentuale di disoccupazione.
Le nostre imprese perdono sempre più di competitività.
Abbiamo elevatissimi tassi di criminalità e corruzione
Nel campo della Giustizia, siamo al 160° posto nel mondo.
I nostri politici (nessuno escluso) navigano nell’oro.
Il nostro sistema burocratico è vergognosamente gigantesco.
Il rispetto della volontà dei cittadini è pari a zero.
Cosa deve succedere di più (per non dire di peggio), per spingervi a chiedere (tutti) una modifica della Costituzione, che dia (finalmente) ai cittadini un potere decisionale maggiore?
Fino ad allora, mi auguro che il Governo Monti, ci tolga anche l’aria per respirare.
Anche un mulo alla fine capisce che deve cambiare strada.

Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono gli inganni non funzionano più
(da una parabola cinese del XIV secolo)

Se un numero sufficiente di subordinati si rifiuta di collaborare abbastanza a lungo e nonostante la repressione, il sistema oppressivo si indebolirà fino al collasso”.
.
PERCHE’ NESSUNO PARLA DELLA CRESCITA INDUSTRIALE?

Si continua a dire che dobbiamo diventare più competitivi perché le industrie vanno male, però….
sulla base dei dati ISTAT risulta qualcosa di diverso.
– Nel terzo trimestre 2011 si rileva una crescita congiunturale delle esportazioni per tutte le ripartizioni territoriali, più intensa per le regioni del Centro (+6,7%). Seguono quelle nord-occidentali (+3,1%) e nord-orientali (+1,9%).
– Nel corso dei primi nove mesi del 2011 la crescita dell’export nazionale risulta sostenuta (+13,5%) e coinvolge tutte le ripartizioni. Particolarmente elevato è l’aumento per l’Italia insulare (+16,7%), mentre per le altre aree si registrano tassi di crescita compresi tra il 12,9% al Sud e il 13,7% al Centro.
– Tra le regioni che forniscono il maggior contributo alla crescita delle esportazioni nazionali si segnalano l’Emilia-Romagna (+14,3%), la Toscana (+13,9%) e il
Lazio (+15,1%). Elevati incrementi tendenziali si rilevano per Sicilia, Puglia, Liguria e Abruzzo.
L’analisi congiunta per settore e regione di provenienza della merce, svolta considerando anche il loro contributo alla variazione complessiva delle esportazioni nazionali, mostra incrementi significativi delle vendite all’estero di metalli di base e prodotti in metallo dalla Lombardia (+21,7%), di macchinari e apparecchi dall’Emilia Romagna (+22,6%) e dal Veneto (+23,7%), di prodotti petroliferi raffinati dalla Sicilia (+31,4%), di metalli di base e prodotti in metallo dalla Toscana (+53,9%) e dal Veneto (+24,1%), di macchinari e apparecchi dal Piemonte (+16,3%) e di computer, apparecchi elettronici e ottici dalla Lombardia (+19,4%).
Probabilmente qualcuno ha tutto l’interesse di darci ad intendere che in Italia c’è soltanto la FIAT. E siccome la FIAT va malissimo si rende necessario cancellare dalla faccia della terra la CGIL la FIOM e l’art18.

PERCHE’ I DIPENDENTI PUBBLICI SONO ESCLUSI DALLA RIFORMA DEL LAVORO
Vince

Pare che le modifiche all’art.18 valgano solo per il “privato” e non per i GIA’ PRIVILEGIATI della Pubblica Amministrazione.
Va bene che siamo sempre stati un paese dove gradassi, sbruffoni, energumeni e preti hanno avuto la meglio – con le buone o con le cattive – sulla plebaglia inerme considerata carne da cannone, ma se questo fosse vero, sarebbe una ulteriore conferma che la casta dominante vuole mantenersi ingraziata – e intatta – la schiera dei 3,5 milioni di suoi valvassini, o diciamocela tutta – tirapiedi, quelli che gravitano attorno alla politica (eufemismo) e alle “parti sociali” (altro eufemismo).
Qualcuno mi sa indicare dove, nella Costituzione, si parla di dover fare differenziazione fra dipendenti pubblici / privati??? Cos’è questo sproloquiare di un’unità d’Italia , di un “popolo” se poi vengono applicate leggi diversi per Tizio, mentre Caio potrà vivere nella bambagia vita natural durante???
Perché il cervellone Monti non fa una cosiddetta “spending review” come sta avvenendo in Inghilterra, una “rivisitazione” dell’efficienza del sistema della PA, che pare porterà entro il 2016 al LICENZIAMENTO di 400.000 dipendenti INUTILI? E questo in un paese dove l’efficienza della PA è già di gran lunga superiore a quella italiana.
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Ma già questa sperequazione non rende la riforma incostituzionale?
E non si spiega così perché Cisl e Uil che raccolgono soprattutto nel bacino dei dipendenti pubblici si impegni così poco?
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Gennaro Esposito
FOLLIE DATE PER SCONTATE E INEVITABILI

Se in un solo giorno, la finanza, vanifica una manovra economica da decine di miliardi di euro, non è forse l’ora di cambiare le regole della finanza, a partire da quelle che si possono modificare, in Italia? A seguire in U.E.?
Oppure, occorre prendere coscienza, che la sfera politica è totalmente asservita, a quella finanziaria e bancaria? Che la società è divenuta succube d’un suo specifico settore, che almeno sulla carta, sarebbe dovuto servire a rendere efficace/efficiente lo scambio economico?
Nessuno che voglia cambiare le cose, prima che i conflitti sistemici esplodano in esplicito conflitto sociale permanente? Le narrazioni fantascientifiche di corporation che dominano in modo privatistico la società sono già qui!

La presunta democrazia in cui siamo, fa in modo, che ai problemi si risponda solo con uno ‘sfogo mediatico’, fatto di immagini catartiche, elettriche, montate ad hoc, con parole e immagini che sono manipolate e manipolano, condizionano, con annunci e parole, senza mai che al fiato soffiato nei microfoni, seguano i fatti.
C’è il regno dell’irresponsabilità nei fatti! Sentite D’Alema, Veltroni, Alfano, Casini, Fini, Berlusconi eccetera?, Dovrebbero essere inviati nei gulag della Fiat in catena di montaggio! Manager, funzionari, sindaci, assessori, presidenti di regioni, nominati, capi della polizia più pagati del mondo… e tutti gli altri, nei ruoli apicali, intascano stipendi milionari, ma… alla prima pioggia, viene giù il mondo.
I comuni sono carichi di derivati finanziari. Le tasse aumentano a vista, come saranno fra poco i licenziamenti a vista… Le asl hanno milioni di debiti francamente incomprensibili se non con la corruzione, le cricche e le mafie. I pronto soccorso vanno avanti con le barelle-parcheggio. E’ l’Italia scissa fra privilegiati-mariuoli, avallati dalle leggi, che si sono scritti ad personam e ab-ceto, e poi i poveri cristi ignavi, che vivono e muoiono, senza capire…
Siamo in un sistema sociale, economico e politico, su cui gravano gravi conflitti sistemici, come il duopolio mediatico; la legge elettorale ‘Porcellum”, che scolla la rappresentanza democratica, dal corpo elettorale, e dal territorio; un governo che promette mari e monti che nei fatti però rappresenta esclusivamente gli interessi forti bancari.
La Fornero e Monti sono esseri umani come noi. Non ho dubbi. Hanno la bocca per parlare come facciamo noi. Usano i tono della mediazione e della sobrietà (in verità più Monti, che piange di meno, rapace di più!). Il problema è che cosa stanno cambiando nell’italico scenario socioeconomico: con l’abolizione dell’art.18, chiariscono chi siano davvero. Non sono quel che dicono. Sono quel che fanno! Sono quelli che stanno abolendo la pace sociale con l’abolizione delle garanzie ai cittadini-lavoratori, immaginando che il lavoro, sia intercambiabile come lo scambio di moneta, pagabile a vista!
L’art.18 è lo spartiacque fra lo stato di diritto, e il licenziamento a vista!
Sembra la pallina nel flipper in sette momenti:
1. Mi dai fastidio perché non vuoi essere sfruttato o sei un sindacalista che parla a nome dei lavoratori; —> 2. Ti licenzio; —> 3. Dico ch’è per ragioni economiche che ti licenzio; —> 4. Se il giudice mi dà torto, comunque sei fuori dalla fabbrica con 15 mensilità di risarcimento; —> 5. S’instaura il regno del terrore!!! —> 6. Fine dello Stato di diritto!!! — > 7. Instaurazione delle neo-servitù feudali… (Verrà ricordato, a tal proposito, Bonanni).
Popolo comatoso ma che aspetti? Che l’abolizione dell’art.18 valga anche per gli statali? Così che la competitività rasenti il suicidio del sistema-Italia? Che sparisca ogni professionalità, e s’immagini la Costituzione stessa, possa essere indicizzata al tasso bancario della Bce? Che follia collettiva stiamo vivendo in questi tempi di ladri… apicali!

Mario Valente

Purtroppo le capacità politiche dei professori neo-liberisti/liberisti si stanno riducendo di giorno in giorno, grazie anche al pressapochismo dilettantistico della ministra Fornero in materia di lavoro e di sindacati, a mera rappresentazione delle magnifiche sorti e progressive delle banche italiane a tutto danno del sistema industriale e produttivo del paese, dalla piccola e media impresa ai lavoratori, dai quali ultimi i prof. pretenderebbero quella totale acquiescenza e sottomissione così da potere favorire anche nel nostro paese gli stessi salari di fame strappati nelle periferie del mercatismo globalizzato. Niente più diritti costituzionali per ogni lavoratore, privato e pubblico, ma soltanto cieca obbedienza ad ogni decisione “salvitalia”, dai pensionamenti fasulli ai licenziamenti camuffati da pretese “aperture” ai giovani, sempre sottoposti a contratti capestro di ogni genere, continuamente ricattati e sottoposti ad ogni tipo di vessazione lavoristica. A fronte di questa disgregazione dello stato sociale, frutto di più di mezzo secolo di lotte sindacali, e di un duro e sofferto avanzamento della democrazia politica ed economica, ora i prof. liberisti vorrebbero illudersi e illudere l’Europa tutta che sia sufficiente ad evitare il fallimento politico-economico del paese la garanzia di accumulazione finanziaria ancora oggi graziosamente offerta a quei due/tre milioni di italiani ai quali si continua a permettere il rastrellamento della ricchezza di tutto il resto dell’Italia, costi quel che costi, cioè con la corruzione, con gli sprechi continui delle risorse, con il più dissennato fiscalismo, con la perseveranza nelle “grandi opere” quale serbatoio degli affarismi più illegali e contigui e compromessi con mafia, camorra e ‘ndrangheta. I prof. liberisti più che depositari di conoscenze tecniche appaiono ogni giorno di più nella loro autentica veste di sprovveduti “ragionieri” della crisi morale, politica ed economica che ha trascinato l’Italia dal 1992 ad oggi sull’orlo dell’abisso.

Mary

Eppur oggi è il primo giorno di Primavera….
mentre ci stanno schiacciando
con le loro riforme vergognose
Eppur oggi l’aria è tersa e il mare è calmo
ed i gabbiani si rincorrono sulla riva
mentre ci stanno togliendo ogni dignità
riducendoci a degli schiavi
Eppur oggi sta fiorendo l’albicocco nel mio giardino
e i miei tulipani si schiudono al sole sereni
mentre ci stanno scarfendo anche l’anima
per i loro sporchi interessi

Eppur oggi hanno sparato ad un politico
ed io non riesco a dispiacermene…

.
Maria Pia Caporuscio

Osano chiamare riforma del lavoro il massacro del lavoro! Quest’ultimo atto cancellerà per sempre la parola ”lavoratori” dal nostro vocabolari, da oggi si chiameranno schiavi! Non si capisce come quel partito che si definisce di sinistra, osi ancora colloquiare con questa brutta copia dei camerati di un tempo. Come si può sostenere un governo che di tecnico non ha nulla ma molto di dittatura sudamericana, resta difficile capirlo. Questi dittatori senza camicie nere fanno rimpiangere addirittura Mussolini che, contrariamente a loro, lo difendeva il lavoro, tanto è vero che questi squadristi moderni stanno picconando anche quei diritti, voluti dal precedente governo fascista. Ci si lamentava di Mussolini, è stata combattuta una guerra per cacciarlo mentre a questi qui, oltretutto non eletti da nessuno, nessuno per l’appunto osa opporsi. D’accordo che questi signori non usano l’olio di ricino ma fanno uso di colpi di fiducia, che sui lavoratori producono effetti ancora più devastanti delle purghe. Nel Parlamento non si parla, si dà incondizionatamente la fiducia. Sono muti e sordi i parlamentari, che non hanno proprio nulla da invidiare a quelli di Mussolini. Secondo il duce II e la sua kapò è distruggendo il lavoro che si risolleveranno le sorti d’Italia. Cancellando l’art.18 gli investitori stranieri faranno le corse per investire da noi, poveri stronzi! I soli ad avere cervello in questo paese è il popolo che urla la sua rabbia contro chi ha portato il paese alla bancarotta e ora costringe lavoratori e pensionati a pagare i loro crimini. Possiamo urlare non essendo stati ancora imbavagliati, ma le urla non fanno male e invece si rende necessario fargli male! Si rende necessaria una rivolta per difendere le regole che compongono la nostra democrazia. Ribellarsi a chi non rispetta la nostra Costituzione è un dovere che ogni cittadino è obbligato a soddisfare se non vuole anche lui diventare un fuorilegge!

L’Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro?
Domenico Gallo

Lo sciopero indetto dalla Fiom lo scorso 9 marzo scorso si fondava sull’ammonimento che il lavoro è un bene comune, da rivendicare con intransigenza, perché particolarmente maltrattato in questa contingenza storica.
Non si può non essere d’accordo, il lavoro è un bene comune, ma non è un bene esistente in natura, come l’acqua, è un bene comune in quanto istituito dalla Costituzione come supremo bene pubblico repubblicano. Il principio lavorista, generato dall’art. 1 della Costituzione (l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro) costituisce uno dei cinque principi fondamentali che reggono l’edificio delle Costituzione (gli altri – secondo la nota definizione di Costantino Mortati – sono il principio democratico (art. 1), il principio personalista (art. 2 e 3), il principio pluralista (art.2), il principio internazionalista o supernazionale (artt. 10 e 11).
Il lavoro è posto a fondamento della Repubblica. Non si tratta di una espressione lieve o banale. Basti pensare quanto essa appare polemica, oggi, rispetto ad un modello economico-sociale in cui tutti gli indici di riferimento sono fondati sul mercato e sulla proprietà privata. Né si tratta di una scelta di classe a favore dei lavoratori dipendenti, quale avrebbe potuto essere adombrata nell’espressione “Repubblica democratica di lavoratori” proposta dai partiti di sinistra nell’Assemblea costituente. In realtà la dignità del lavoro è strettamente collegata ai diritti della persona.
Di qui l’affermazione del diritto-dovere al lavoro, riconosciuto a tutti i cittadini, e del dovere della Repubblica di renderne effettivo l’esercizio (art. 4). Di qui il principio, contenuto nell’art. 35, secondo cui “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme.” Il bene comune lavoro richiede che le persone siano occupate in modo qualitativamente accettabile e coerente con il pieno rispetto dei diritti costituzionali. Il lavoro come bene comune comporta la tutela di questo bene sia nei confronti del capitale privato (proprietà), sia nei confronti del sistema politico (governo) che del capitale privato sempre più frequentemente è succube. E’ stato osservato, che: “il fine precipuo della difesa del lavoro come bene comune è quello di consentire ai lavoratori l’accesso ad una esistenza libera e dignitosa nell’ambito di una produzione ecologicamente sostenibile” (Mattei, 2011). Non v’è dubbio che da lungo tempo il bene comune lavoro è sottoposto ad un attacco durissimo da una politica assoggettata ai diktat del potere privato che vuole smantellare i presidi che la legge a posto a tutela della dignità del lavoro. L’aggressione al bene della dignità del lavoro è avvenuta attraverso la precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro e la demolizione delle garanzie e delle tutele giurisdizionali, fino ad arrivare all’art.8 del decreto legge della manovra dell’ agosto 2011 (D.L. 13/8/2011 n. 138 convertito con la L. 14/9/2011 n. 148), con il quale la tutela della dignità del lavoro e dei lavoratori è stata sottratta all’impero della legge e consegnata alla dinamica dei rapporti di forza, consentendo a soggetti privati la facoltà di dettare regole, in deroga a quelle leggi dello Stato, attraverso le quali si è incarnato il principio lavorista.
Adesso con la riforma Monti-Fornero l’aggressione al bene della dignità del lavoro fa un ulteriore passo avanti e raggiunge quegli obiettivi che il Governo Berlusconi aveva perseguito invano, trovando uno sbarramento insuperabile nello sciopero generale indetto dalla CGIL il 23 marzo 2002. La sostanziale abrogazione dell’art. 18, annunziata nel piano del governo sul lavoro, al di là delle chiacchiere sulla tutela dei lavoratori da comportamenti discriminatori, si risolve nello smantellamento, puro e semplice della tutela pubblica contro il licenziamento illegittimo, in violazione della costituzione e della stessa Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, che esige (art. 30) la tutela dei lavoratori contro ogni licenziamento ingiustificato. Il problema non è che possono aumentare i licenziamenti, come paventano alcuni, in una situazione già difficile per l’occupazione, il problema è che cambia la natura del rapporto di lavoro. L’art. 18 è una norma di chiusura, rappresenta la sanzione che tiene in piedi l’intero edificio dei diritti dei lavoratori. Se si toglie la sanzione, l’edificio crolla e lo Statuto dei lavoratori che definisce i diritti dei lavoratori ed i limiti del potere privato diviene un pezzo di carta. Quando fu varato lo Statuto dei lavoratori, il commento unanime fu che finalmente la Costituzione entrava in fabbrica. Che finalmente anche i lavoratori acquistavano la libertà di esprimere le proprie opinioni, di iscriversi al sindacato da loro scelto, di non essere sottoposti alle vessazioni di polizie private, di non essere controllati nelle loro opinioni politiche, etc. Tutto questo è destinato a sparire, la dignità del lavoratore ed il rispetto dei suoi diritti costituzionali, diventeranno merce di scambio da inserire nella contabilità dei costi e ricavi. La cancellazione dell’art. 18 (cioè della sanzione contro i comportamenti illegittimi del potere privato) espelle la Costituzione dai territori che sono dominio del potere privato e trasforma il lavoratore in un non-cittadino, realizzando la profezia nera di Marchionne, che aveva annunziato l’avvento di una nuova era. Siamo proprio sicuri che è di questo che l’Italia ha bisogno?

Lenin segnala:

I nuovi proletari d’Italia: i precari

Guadagnano oggi molto meno di 1.000 euro e rimangono senza certezze economiche anche oltre i 40 anni
Emanuela De Marchi (Vite precarie)

I nuovi poveri dell’Italia sono i collaboratori a progetto. Con uno stipendio medio di 600 euro mensili i titolari dei co.co.pro. e co.co.co, guadagnano quanto quei pochi e fortunati stagisti che beneficiano di un rimborso spese. Gli “sfigati” del Paese, come li ha definiti qualche mese fa il senatore Stracquadanio.
Meno co.co.co, più disoccupati. Secondo l’Isfol, il 35% dei giovani con un contratto a progetto ha meno di trent’anni. Non ha tutele sindacali. Ma, nonostante ciò, il 70% di loro deve garantire la propria presenza giornaliera a lavoro. Non si tratterebbe dunque di un co.co.co in cui il collaboratore può gestirsi come ritiene più opportuno il proprio lavoro ma di veri e propri rapporti di tipo dipendente. I contratti atipici sono tuttavia in diminuzione ma questo solamente perché c’è una minore domanda di lavoro da parte delle aziende come conseguenza della crisi economica.
I 40enni precari. Tra i precari anche tanti quarantenni. Sono oltre 200 mila, circa il 12% degli occupati di sesso maschile. Molti di loro sono costretti a mantenere figli e a sopravvivere ai contratti atipici. Sono i papà precari che non dicono ai propri datori di lavoro di essere genitori per evitare di perdere il posto. Disperata la situazione dei padri separati che in molti casi si ritrovano a dover pagare il proprio affitto, il mutuo della casa in cui vivono i figli e l’ex moglie e l’assegno di mantenimento.
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Se ti tirano una pietra, tu rispondi tirando un fiore. Ma non dimenticare il vaso.”
(Teresa Pinto su twitter)
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Napolitano: “L’Italia é una repubblica fondata sul.. sul coso” (Fucecchi – IFQ)
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Il Mandi
Marzo 1950: successo italiano agli Oscar, miglior film straniero è “Ladri di biciclette” di Vittorio de Sica
Il remake, “Ladri di diritti” di Elsa Fornero, prodotto dalla Mario Monti Corporation, non ha ancora ricevuto candidature, se non quella della Confindustria, nella categoria miglior farsa italiana.
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MARCHIONNE, IL MANAGER CIECO
Peter Amico

L’abilità di un manager la vedi soprattutto nella capacità di prevedere il futuro. In fatto di futuro Minchionne è cieco come una talpa e per di più anche lento nel decidere. Basta vedere su cosa ha scommesso la Fiat negli ultimi anni, le cose su cui ha investito (o non ha investito), i contenuti discutibili delle pubblicità e in ultimo le logiche verso i lavoratori. Il Paese è cresciuto moltissimo negli ultimi trent’anni, non in senso economico tradizionale, ma postmoderno. L’Italia è un laboratorio: ciò che accade qui accadrà altrove fra 5, 10 o 30 anni. Non c’è modo di frenare l’evoluzione, nemmeno con il Grande Fratello a reti unificate per 8 ore al giorno, nemmeno programmandoci 20 anni di Drive-in nella politica. I partiti ci sono rimasti stretti, come i loro discorsi inutili su modelli ideali inesistenti. Fiat, Berlusconi, le banche, gli inutili imprenditori del mattone vorrebbero l’Italia come l’India o la Cina. Siamo ben felici di non esserlo e di volere un futuro ben diverso senza una catena al collo e il padrone che dice quanto tempo puoi passare su un palo per urinare. Non serve affamare la gente per renderla disponibile e obbediente. Questo tipo di sviluppo è superato in un paese maturo come Italia. E’ è inutile sostenerlo e tenerlo in vita ad oltranza con soldi pubblici. Semplicemente non ci interessa.

IL SUPERINCIUCIO
Faber Icius

Belin che mostro ha generato il superinciucio, la forza oscura, l’impero del male.
Non si può modificare una sola frase della controriforma (ha detto Cemetery-Monti), del suk prossimo venturo dei lavoratori dipendenti.
Il progetto è:
1- furto totale della pensione ai lavoratori.
2- rimozione dei più elementari diritti dei lavoratori, creazione del caporalato diffuso
3- rimozione degli anziani dal lavoro
4- creazione di una società di miserabili senza alcun sostegno
5- mantenimento di una buona distanza tra i primi e gli ultimi se necessario spogliandoli definitivamente magari anche di quei 4 soldi merdosi risparmiati per il momento del trapasso.
A casa, a casa, a casa, meglio il default, tanto per molti di noi non cambia niente ma almeno non vedere più le facce di questi morti risvegliati, almeno questo.
Pensare che diversi di loro sono mostri originati dai salotti radicali chic della sinistra è una vergogna, a casa porca troia!
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Enrico

Se il Governo avesse Profuso con la stessa Determinazione ed Ostinazione, Protervia la Lotta alla Mafia, così come l’ha Perseguita , Perseverando contro gli Operai, allora sarebbe eletto Dittatore a Vita.
A che pro direte?
Visto che così rischia molto meno e di fatto ne esercita il Ruolo.
Solo un Santo ci potra’ Liberare: da noi, non ne saremo capaci d’assumer l’Iniziativa.
Mi domando Chi, Chi sia il piu’ Vomitevole.

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John Dillinger ricorda:

Durante i preparativi per la conquista della Grecia, Serse mandò i suoi ambasciatori nelle città a chiedere l’acqua e la terra (formula con la quale i persiani erano soliti intimare alle città di sottomettersi). Ma ad Atene e Sparta non ne inviò ricordandosi che quando Dario suo padre li aveva voluti mandare, furono buttati dagli ateniesi in un fosso e dagli spartani in un pozzo e si sentirono rivolgere: «Prendete pure da qui tutta l’acqua e la terra che volete e portatela al vostro re». A tal punto giungeva la loro insofferenza anche per la più piccola parola che suonasse offesa alla loro libertà. Tuttavia per aver agito in questo modo gli spartani si accorsero di aver provocato l’ira degli dei, soprattutto di Taltibio, dio dei messaggeri. Allora per rabbonire Serse pensarono di mandargli due cittadini perché li trattasse a suo arbitrio. Due spartani, l’uno chiamato Sperto l’altro Buli, si offrirono volentieri per andare a pagare di persona questo debito. Giunsero così al palazzo di un persiano chiamato Gidarno, luogotenente del re. Costui fece loro grandi onori e conversando su vari argomenti con i suoi ospiti ad un certo punto chiese per quale motivo rifiutassero così decisamente l’amicizia del suo grande re. E aggiunse: «Guardate me per esempio e noterete allora come il re sa ricompensare coloro che se ne rendono degni; credetemi, se vi metteste al suo servizio si comporterebbe allo stesso modo anche verso di voi. Son sicuro che se vi conoscesse ognuno di voi diventerebbe signore di una città della Grecia». «In queste cose Gidarno non puoi darci alcun consiglio – risposero gli spartani – perché tu hai gustato il bene che ci prometti ma non conosci quello che godiamo noi. Tu hai provato i favori del re, ma non sai che sapore abbia la libertà e quanto essa sia dolce. Se l’avessi anche solo sfiorata tu stesso consiglieresti di difenderla non soltanto con la lancia e lo scudo ma con le unghie e i denti».
(Discorso sulla servitù volontaria di Etienne de La Boëtie)
..
La domenica delle salme
Fabrizio de André

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia

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Due cose avevano insospettito tra le prime azioni di Monti al Governo: due miliardi e mezzo (di soldi nostri) versati senza farne parola a una banca americana e una riunione a porte chiuse sui paradisi fiscali. Apprendiamo ora che i due miliardi e mezzo furono prontamente pagati da Monti alla Morgan Stanley, per contratti derivati sottoscritti 18 anni fa, nel 1994, con i soldi che noi italiani abbiamo versato credendo che venissero usati per il risanamento del debito pubblico. La Morgan Stanley nel contratto aveva scritto che fossero garantiti i suoi interesse nel caso che il cambio lira/dollaro (e in seguito euro/dollaro) ci divenisse sfavorevole. Così il primo atto di Monti è stato di garantire gli interessi della Morgan Stanley, non quelli dell’Italia.
Sui paradisi fiscali non è stato dato di sapere alcunché.
Si blatera che in realtà il debito con le banche americane superi i 30 miliardi di euro. E potremmo giurare che sangue e sacrifici di tante famiglie non serviranno certo a rimettere il paese in sesto dalla crisi o a ripagare il debito ma ad assicurare il pagamento di interessi a banche di cui non sapevamo nemmeno l’esistenza. Insomma Monti sembra sempre di più simile a quegli emissari degli usurai della malavita che essi impiantano a fianco dei debitori per spremerli affinché paghino fino all’ultima briciola dei loro sporchi interessi.
E, mentre il Governo si dà tanta pena per assicurare agli usurai americani quello che a loro spetta, lascia che gli enti pubblici non paghino affatto i 70 miliardi di euro di cui sono debitori all’interno per i lavori commissionati alle imprese o agli artigiani. E così le banche americane potranno pure arricchirsi ma le nostre imprese, senza quei pagamenti, falliscono. Ma questi pagamenti nell’agenda di Monti non li abbiamo trovati! Nemmeno fatti con titoli di Stato!

LA CRISI E’ FINITA. ORA COMINCIA LA MISERIA.
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Mandi segnala

“Ci sono due verità che non bisogna mai separare, in questo mondo:
1° che la sovranità risiede nel popolo;
2° che il popolo non deve mai esercitarla”
(ntoine de Rivarol, Journal politique National)

E SUL LAVORO IL PD FA LA SUA PEGGIORE CADUTA
Viviana Vivarelli

Monti c’è perché lo ha chiamato Napolitano. Napolitano ha potuto chiamarlo perché quando Berlusconi ha perso la maggioranza, era giocoforza andare al voto e il csx, secondo i sondaggi, aveva una maggioranza sicura. Ma vincere significava governare e governare voleva dire assumersi la responsabilità della crisi e cercarne la cura, come ha fatto in Spagna il nuovo governo. Ma Bersani ha scelto la via della vigliaccheria e della irresponsabilità. Ha delegato il potere di governo ad altri, non solo, l’ha delegato a una parte che avrebbe dovuto essergli antitetica, figlia del peggior liberismo, figlia di quelle banche che la crisi l’hanno voluto per specularci sopra e mettere in ginocchio gli Stati. E, dopo quella mossa fatale, non gli è rimasto altro da fare che supportare il suo passo falso con una serie infinita di passi falsi, diventando non solo il maggior supporter di Monti ma addirittura il compagnuccio di Berlusconi. Berlusconi ha perso la su visibilità ma è stato sollevato dal passaggio di consegne, del resto erano tre anni che lui e Bossi non governavano e che le uniche cose che passavano in Parlamento erano leggi fatte da Berlusconi per salvare la libertà di Berlusconi o per ingrassare le imprese di Berlusconi, mentre nel paese proseguiva una seconda tangentopoli più grassa che pria. Dunque a Berlusconi è venuto conveniente patteggiare. Tutto il potere a Monti, con i voti del Pdl in Parlamento, in cambio le mani di Berlusconi restano sulle frequenze e sulla Rai, i grandi patrimoni non si toccano, si tenta di depenalizzare la concussione e di portare avanti la legge contro le intercettazioni, la riforma delle leggi ad personam non si fa, la prescrizione rimane, il falso in bilancio non torna ad essere reato, Monti non si occupa della mafia né della camorra, le Grandi Opere vanno avanti così gli amici degli amici non piangono, e si distruggono invece pensionati e lavoratori,attuando la vendetta di Berlusconi anche sui settori che finora si sono salvati, mentre i numeri del Parlamento restano quasi gli stessi e la casta politica non viene né depurata né razionalizzata.
Ma se il patto con Berlusconi mostra chiari segni di vantaggi molto personali, così non è per Bersani, che non ha processi in corso, non ha leggi ad personam, non ha patrimoni da salvare, non ha accuse gravi sul capo o intercettazioni con mafia o camorra o amici corrotti, non ha opere di corruzione in corso attive o passive, né è inquisito per essere un mandante delle stragi del 92. E allora Bersani cosa ci ha guadagnato?
Noi vediamo chiaramente cosa ha perduto: la faccia, la reputazione, il suo ruolo politico, la sua identità. Il resto cade nel buio di una psicologia grezza, elementare, irresponsabile, da piccolo uomo privo di cultura, antidemocratico e meschino.
Non c’è campagna sociale o battaglia politica che non lo abbia visto ambiguo, incerto, lontano dalla gente, diviso, vacillante e poco chiaro. Si è sempre messo dalla parte dei più forti, si è sempre defilato di fronte alle scelte cruciali, ha sempre preferito stare all’opposto della gente. Non c’è stato luogo della politica dove non abbia mostrato che avrebbe preferito essere altrove e dove dalla sua titubanza il partito è rimasto indebolito e affiaccato. Dalla Tav in Valsusa ai referendum sull’acqua, dalla legge sulle pensioni alla Fiat… Bersani era sempre il contrario di ciò che doveva essere, un rinunciatario, un venduto, un pallido vigliacco, incapace di sostenere il suo ruolo di leader del maggior partito italiano, inetto a rispondere adeguatamente alle sfide del liberista Monti. Ma sull’articolo 18 e la riforma del lavoro Bersani ha toccato il fondo e le sue assenze dalla piazze, la sua lontananza dal paese, la sua incapacità a gestire il partito, gli errori nella scelta dei candidati, si sono incontrati con la sua riluttanza a capire i problemi del lavoro, la svogliatezza a sostenere il sindacato, la lontananza gravissima dai lavoratori. Quando ha disertato lo sciopero della Cgil adducendo come pretesto la presenza di rappresentanti del No Tav ha raggiunto l’acme dello squallore.
A questo punto ci chiediamo fortemente in nome di che quest’uomo fiacco e incapace continui a dirigere il Partito Democratico e in nome di che ancora il 26% degli elettori continui a votare il suo partito.
..
SQUINZI E’ IL NUOVO CAPO DI CONFINDUSTRIA
Viviana Vivarelli

Con soli 93 voti Confindustria elegge Squinzi presidente, mostrando una forte spaccatura in due (l’altra parte voleva Bombassei). Epifani si rallegra di questa vittoria che porta al vertice di Confindustria il capo di una grande multinazionale italiana, la Mapei, che si è aperta il suo posto nel mondo con prodotti di nicchia nella chimica. Contro la linea più politica e montiana di Bombassei, Squinzi è sempre stato più aperto al dialogo col sindacato e più comprensivo con la concertazione, che finora ha regolato la pace sociale. Ricordiamo che il sindacato non compare come una forza istituzionale ma è tuttavia uno dei pilastri della democrazia diretta, insieme ai referendum e alle leggi di iniziativa popolare e che, eliminarlo, come intende fare Monti, distruggendo i diritti del lavoro e i patti nazionali, significa rendere molto più destabilizzata e autoritaria la nostra Repubblica. Di fatto noi siamo già, con la destrutturazione delle istituzioni voluta da B, lo svuotamento del Parlamento, il porcellum e le direttive della Bce, di gran lunga fuori dalla democrazia, per un regime plutocratico etero diretto che non ha più alcun aggancio popolare.
Il durissimo braccio di ferro della Fornero sull’art. 18 è emblematico di una lotta che non ha più alcuna scusante nella crisi e che platealmente lotta del liberismo più smaccato contro qualsiasi cosa possa costituire diritti del lavoro. Contro quest’ultimo terribile strappo, per di più anticostituzionale, e in un contesto di crisi disperata e senza i supporti che altri paesi hanno da sempre, tutti i partiti dovrebbero dire un no comune, se solo hanno a cuore i loro elettori. B è d’accordo a distruggere il lavoro. Casini e il 3° Polo dicono che la riforma si può migliorare ma il loro sì è scontato. Bonanni e Angeletti oscillano tra sì e no in un magma confuso da rinnegati, consci che i dipendenti pubblici non saranno toccati e indifferenti agli altri. Di Pietro si oppone con tutte le sue forze. La Lega ha sempre detto di no ad ogni riforma di Monti. Resta solo il Pd. E sul tradimento del Pd si consumerà l’olocausto dei lavoratori italiani. Ma quando il patto del tradimento è andato troppo oltre, non resta altra via che precipitare fino in fondo all’inferno.

Massimo Donadi
“L’articolo 18 da oggi non esiste più. Questa sembra molto più la proposta Sacconi”.

Di Pietro

“L’esecutivo rimanda a epoca lontana i nuovi ammortizzatori sociali, ma interviene da subito sull’articolo 18, trasformandolo in una specie di scalpo da consegnare alla Bce e non certo all’Europa che è ben attenta a non colpire, in questa fase delicatissima, i diritti e le capacità di consumo delle famiglie e dei lavoratori. Siamo pronti ad un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati”.

Nichi Vendola
“La Cgil non è certo isolata nel Paese. E farà valere le ragioni di milioni di italiani, nell’interesse del futuro dell’Italia. Compito del csx in Parlamento e nelle piazza, ora, è di non lasciare solo il proprio popolo”.
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Lenin segnala:
Analisi di investimenti “moderni”

Se una Marziana visitasse la terra nel secolo XXI, cosa mai potrebbe pensare del nostro sistema economico e sociale in cui: (a) una quantità enorme di risorse – umane e di capitale – sono assorbite da prodotti finanziari astrusi, incomprensibili persino agli addetti ai lavori e, a prima vista, totalmente inutili; (b) la gente che lavora e investe in questi strani prodotti ha remunerazioni molto più alte del resto della popolazione; (c) la maggior parte dei terrestri sembra aver bisogno di cose basilari dal cibo, alle strade, alle case, all’istruzione, ai trasporti e ai servizi medici. Perché le risorse dedicate alla cosiddetta finanza non sono riallocate verso prodotti utili alla società?
Nell’Italia di 50 anni fa era impossibile immaginare che tante risorse sarebbero state dedicate ad attività finanziarie. Perché la differenza con oggi? Nell’Italia e nell’Europa del dopoguerra c’erano enormi opportunità di investimento nell’economia reale sia per la ricostruzione che per beni di consumo: opportunità di investimento per il settore privato e a tassi di profitto alti o abbastanza alti da indurre gli imprenditori a investire quanto più potevano. Negli ultimi decenni le opportunità di investimento ad alti rendimenti sono diminuite e il capitale ha cercato sbocchi nel settore finanziario creando nuovi prodotti e cercando rendite ben più alte dei tassi di profitto del settore reale. Non è che questi ultimi siano nulli, è solo che sono più bassi delle rendite finanziarie.

http://www.ilmanifesto.it/archivi/forum-economia/grazia-ietto-gilli
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Roberto segnala:
Se non conosci il metro ti fregheranno sulla lunghezza, se non conosci la bilancia ti fregheranno sul peso, se non conosci l’orologio ti fregheranno sul tempo, ma se non conosci il denaro ti fregheranno su tutto.
Flamel

Se potessi vivere di nuovo la mia vita
Nella prossima cercherei di commettere più errori
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato
di fatto prenderei ben poche cose sul serio
Sarei meno igienico
Correrei più rischi
farei più viaggi
contemplerei più tramonti
salirei più montagne
nuoterei in più fiumi
Andrei in più luoghi dove mai sono stato
mangerei più gelati e meno fave
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto
certo che mi sono preso qualche momento di allegria
Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni
Ché, se non lo sapete, di questo è fatta la vita
di momenti: non perdere l’adesso
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro
una borsa dell’acqua calda, un ombrello e un paracadute
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno
Farei più giri in calesse
guarderei più albe
e giocherei con più bambini
se mi trovassi di nuovo la vita davanti
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges
.
Beppe Grillo
L’abolizione, o la “ristrutturazione”, dell’articolo 18 renderà più facili i licenziamenti. Se ne discute con così tanto ardore che sembra che il destino del Paese dipenda da quell’articolo. La ripresa, l’uscita dalla crisi, il rilancio dei consumi, l’innovazione, il ritorno di Pippo Baudo in prima serata e la benzina a un euro. E poi, licenziare chi? Il lavoratore dipendente è diventato raro come il Panda gigante. L’Italia sta diventando un popolo di disoccupati, emigranti e precari. E’ un paradosso che in un momento di mancanza di lavoro ci si scanni al calor bianco sui licenziamenti facili. Il costo del lavoro in Italia è tra i più alti del mondo e lo stipendio in busta paga tra i più bassi dell’Occidente. Invece di discutere, ad esempio, sulla defiscalizzazione degli utili se reinvestiti in azienda, sulla riduzione del peso fiscale sul lavoro e sull’abolizione dell’IRAP, si pensa a licenziare. E’ il mondo all’incontrario.
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Carmelo Di Stefano
I veri problemi dell’Italia sono la corruzione, la mafia, la camorra, l’illegalità diffusa, l’evasione fiscale, la precarietà dei giovani lavoratori, la mancanza di fondi per la ricerca ed altro. E questi ci vengono a dire che l’articolo 18 è la causa di tutti i mali? Proprio coloro che non sanno cosa sia la fatica, il sacrificio e il sudore, decidono sulla la pelle dei lavoratori? Che gli venisse un male incurabile a tutti quanti, i politici, i tecnici e i presidenti della repubblica delle banane che è diventata l’Italia!!!
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Giorgio
Prima la riforma delle pensioni, così lavori in eterno, poi la riforma del lavoro, così ti licenziano facilmente. Due piccioni con una fava.
Se ti licenziano a 50 anni con 35 di contributi sei finito, non ti prende più nessuno e i soldi che hai versato pagano le pensioni in corso. Perfetto!

ELIMINANDO L’ART.18 ECCO COSA ACCADRA’.
VERRAI LICENZIATO SE :
1)Sciopererai;
2) Sei donna e vuoi fare più di un figlio (ricordiamoci dei licenziamenti in bianco fatti firmare dalle giovani donne);
3) Ti ammali di una patologia invalidante e hai ridotto le tue capacità lavorative;
4) Passi un periodo di vita difficile e non dai il massimo;
5) Hai acciacchi ad una certa età che riducono le tue prestazioni (ed è molto probabile con l’allungamento dell’età lavorativa voluta dal Suo governo);
6) Sei “antipatico” al proprietario o ad un capo che ti mettono a fare lavori meno qualificati e umilianti (mobbing);
7) Chiedi il rispetto delle norme sulla sicurezza (nei luoghi di lavoro dove non esiste l’articolo 18 gli infortuni gravi e i casi mortali sono molti di più);
8) Rivendichi la dignità di lavoratore, di uomo e donna;
9) Sei politicamente scomodo (ricordiamoci dei licenziamenti e dei reparti confine degli anni 50 e sessanta);
10) Non ci stai con i superiori;
11) Contesti l’aumento del ritmo di lavoro;
12) T’iscrivi ad un sindacato vero (su 1000 lavoratori richiamati alla FIAT di Pomigliano non uno è iscritto alla FIOM);
13) Appoggi una rivendicazione salariale o di miglioramento delle condizioni di lavoro;
14) Fai ombra al superiore e se pensa che sei più bravo di lui e puoi prenderne il posto (a volte comandano più del proprietario);
15) Hai parenti stretti con gravi malattie e hai bisogno di lunghi permessi;
16) Non sei più funzionale alle strategie aziendali;
17) Reagisci male ad un’offesa di un superiore;
18) Dimostri anche allusivamente una mancanza di stima verso il capo e il proprietario;
19) Sei mamma ed hai un bimbo che si ammala spesso;
20) L’ente/azienda per cui hai dato una vita di lavoro non ha più bisogno di te.
(Massimiliano)
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Gian Franco Dominijanni

Oltre 12.000 imprese chiuse nel 2011.
I consumi nel 2011 sono crollati, un fenomeno che non si vedeva da 30 anni.
Il potere d’acquisto è in caduta libera.
L’Italia ce la può fare, ha tutte le carte igieniche in regola.
Il governo sta lavorando per favorire l’uscita degli italiani dal mercato del lavoro non per riorganizzare e agevolare l’inserimento.
Rigore, consolidamento dei conti, sviluppo, equità e … il rigore c’è stato al 90° minuto, il consolidamento dei conti è stato sostituito dal consolidamento degli sperperi, lo sviluppo c’è stato nel settore degli sperperi e l’equità ha cambiato nome e ragione sociale, pare si chiami Equitalia-sociale adesso.
Estrapolano le parti peggiori dei modelli di riferimento europei e li fanno passare come toccasana per la situazione sociale ed economica italiana… scene già viste per le quali è inutile fare pronostici.
..
http://masadaweb.org

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Raggi o Giachetti? Meglio emigrare.

Una volta, tanto tempo fa, prima di Craxi e Berlusconi intendo, c’era una politica [Read More]

Azione globale per Tania Bruguera: #YoTambienExijo a Roma con Kyrahm e Julius Kaiser

Lunedì 13 Aprile dalle ore 18 alle 20 a Roma a piazza Campo de’ Fiori, Kyrahm e Julius Kaiser invitano a ripetere [Read More]

SE LE REGOLE LE FANNO I LADRI

MASADA n° 1540 13-6-2014 Renzi vuole una legge che annulli le pene fino a 5 anni – In Italia il bicchiere non solo [Read More]

RISULTATI E COMMENTI SUL VOTO EUROPEO

I risultati elettorali - Commenti delusi dei 5stelle - Sui debiti che furono cancellati alla Germania – La barriera [Read More]

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