WarDrome Sci-fi MMORPG
WarDrome Sci-fi MMORPG
comunità di poesia e lotta dal 2002
Tuesday June 27th 2017

JUNG 4-11. LA SCRITTURA AUTOMATICA – I SETTE SERMONI DEI MORTI

(Questa è la lezione 11 del quarto corso su Jung, tenuto a Bologna dalla Prof. Viviana Vivarelli seguendo il suo libro “Lo specchio più chiaro”)

“All’ignoto dava Jung il nome di ‘regno dei morti’. Se questa bolla di esistenza che ci appartiene è il mondo dei vivi, tutto l’ignoto che la circonda è il mondo dei morti. Morto è ciò che per noi non ha luogo o senso o vista. E tuttavia accade che, a volte, il mondo di fuori invada la nostra piccola bolla coscienziale. Molto poco allora di quello che entra è per noi comprensibile e tutto resta oscuro ed inquietante, come un segno indecifrabile. Non si dà in tal caso alcuna spiegazione possibile come all’eco confusa di un suono troppo lontano. Così l’uomo che vive nel mondo terreno è lontano dal mondo di fuori e dai suoi segnali”
(V.)

“La dimensione non è che un attributo di un universo, valida solo in quell’universo. Da qualunque altro punto di vista, un universo non è che un punto senza dimensione
(“Assurdo Universo” Friedrich Brown)

L’umanità è un fiume di luce che scorre dall’esterno all’eterno
(Gibran)

Mentre dormiamo qui, stiamo svegli dall’altra parte/ e dunque ogni uomo è due uomini
(Borges)

La scrittura automatica è un messaggio che arriva alla mano o alla mente di un sensitivo ricevente, provenendo da un altro livello e riferibile o a una entità che è sempre stata disincarnata o a una persona che è realmente vissuta su questa Terra.
Abbiamo letto delle visioni proteiche con cui Jung aveva presentito l’esplodere del primo conflitto mondiale. Nel 1916, due anni dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale, Jung ricevette una scrittura automatica durante tre sere successive, per un totale di 14 pagine. Per lo stile e il contenuto, l’autore sembrava essere un filosofo realmente esistito, di nome BASILIDE, che aveva avuto un certo successo con opere di teologia a partire dal 140 d.C. e nei tre secoli successivi, specialmente in Egitto. Apparteneva al filone detto GNOSTICISMO e aveva elaborato uno dei primi tentativi di strutturare la dottrina cristiana al di là della vita e del messaggio del Cristo, delle sue predicazioni e dei suoi miracoli.
Come Jung cominciò a fare le immersioni nella Nekuia, le sue capacità paranormali si dilatarono ed egli entrò in un arco di 29 anni di massima espressione nel paranormale, con voci dirette, visioni, modificazioni ambientali e altri segnali che attestavano che i suoi esperimenti avevano aperto un canale molto solido con realtà di altre dimensioni. La scrittura automatica si palesò all’interno di queste aperture della mente e portò la sua attenzione allo Gnosticismo, uno dei primi movimenti di pensiero cristiani. Jung lo studiò per otto anni.

Jung era stato un sensitivo naturale fin da piccolo e aveva testimoniato le visioni della madre che era un medium, come lo era il nonno paterno. Anche due dei suoi figli avevano queste capacità come la cugina alle cui sedute medianiche Jung aveva partecipato per 9 anni.

Lo scritto automatico di Basilide era interessante per molti motivi.
Prima di tutto la sua teoria apriva l’eone cristiano come ricerca di una sistematizzazione teologica del cristianesimo, e Jung invece chiudevo quello stesso eone. Un pensatore antico comunicava con lui da una distanza di 1800 anni, dall’inizio di un’era alla sua fine.
Poi Basilide era stato una delle prime vittime della persecuzione della Chiesa di Roma, che aveva distrutto sistematicamente i suoi scritti, per cui se ne sapeva poco, e quel poco era pura diffamazione. Era molto strano che alla fine dei duemila anni del cristianesimo uno dei primi pensatori e dei primi perseguitati si manifestasse con uno scritto che sintetizzava il suo pensiero su Dio.
Infine Basilide affrontava il problema del male, che secondo Jung la Chiesa di Roma aveva rimosso e che era diventato acutissimo in Europa con la Prima Guerra Mondiale e ancor più per quello che sarebbe avvenuto nel trentennio successivo con la Seconda Guerra Mondiale e gli orrori del fascismo, del nazismo e del comunismo.
Da ultimo perché lo studio dello Gnosticismo portò Jung ad affrontare in modo nuovo il concetto di Dio e si collegò al flusso di visioni e di immagini che scaturivano dall’inconscio profondo, finalizzate alla riunione delle parti della psiche, a una nuova unione dell’uomo con l’uomo e, infine, a un nuovo rapporto dell’uomo con la Natura che si svilupperà in seguito nella sua vita come ricerca sull’ALCHIMIA.

Ora che i duemila anni dell’era dei Pesci stavano finendo, Basilide riportava Jung al pensiero cristiano delle origini, al mondo degli GNOSTICI, un pensiero che si era diffuso prima che la Chiesa ufficiale fissasse i paradigmi della nuova fede. Questo ritorno alle origini serviva a Jung per capire cos’è che nell’era dei Pesci aveva alla fine rovesciato il messaggio d’amore primitivo e come mai il messaggio unitivo del Cristo si era trasformato in un’arma di divisione e di separazione, degli uomini della natura, degli uomini tra loro, e della parte maschile da quella femminile nella psiche di ognuno.

Jung era stato spesso al centro di fenomeni di infestazione o di invasamento fin da bambino e aveva partecipato da spettatore con smarrimento e spavento alle manifestazioni della madre. Spesso sentiva che forze non ordinarie cercavano di esprimersi nell’ambiente circostante, producendo fenomeni paranormali, e si predisponeva come strumento di accoglienza, si metteva a scrivere o a disegnare o si lasciava andare alle visioni, e le energie si incanalavano in lui, prendendo ordine e forma. Spontaneamente si offriva a essere medium, cioè canale. Pensava che i fenomeni paranormali fossero energie ignote che cercavano di comunicare usando la sua mente o gli oggetti attorno a lui.
Non fece mai nulla per definire queste forze o capirle. La sua idea era che noi viviamo in un mondo di cose conosciute, ma attorno abbiamo una realtà ignota di cui non sappiamo nulla e che è anche inutile spiegare con gli strumenti che abbiamo.
A volte da questa realtà ignota ci arrivano segnali; non sappiamo cosa siano, ma stanno comunque a testimoniare che oltre al nostro mondo ordinario esiste una realtà più ampia. Di quello che possiamo immaginare.
Jung si prestava a questi segnali, trasformandoli in qualcosa di percepibile, pensando che opporsi alla loro canalizzazione poteva portare a effetti disastrosi.
Noi conosciamo il mondo ordinario della percezione, ma abbiamo vie interiori che possono orientarci verso il mondo non ordinario. Il nostro corpo si espande orizzontalmente ma la nostra mente ha una dimensione verticale che può canalizzare fenomeni paranormali.

Nel 1916, Jung produce una scrittura automatica. ‘I SETTE SERMONI DEI MORTI’ .Sette perché sette è una cifra simbolica del mondo sette sono gli angeli che lo creano, sette sono le frequenze della luce, le note dei suoni….
La capacità medianica di Jung è ora completa. Sappiamo che era entrato in comunicazione con presenze invisibili fin da bambino e che sempre il mondo degli invisibili lo aveva circondato, ma dopo i 40 anni sembrò che le entità invadessero la sua vita. I Sette Sermoni dei Morti è uno scritto che convoglia le energie invisibili, dando loro voce. Jung chiama questo fenomeno, che è insieme esterno e interno, “una costellazione inconscia, la cui atmosfera è il numen di un archetipo che gira qui attorno, nell’aria”. L’archetipo non è solo una matrice psichica, può essere una energia che esiste in un altro tempo e in un altro spazio, o una memoria storica del passato che si riattiva canalizzandosi in un ricevente attuale e riprendendo voce anche dopo duemila anni.
Aion aveva portato Jung a esplorare la fine dell’era cristiana, adesso Basilide lo spingeva a studiare le sue origini.
Prima dell’emersione della scrittura automatica, nella casa si erano verificati fenomeni paranormali, erano apparse presenze inquietanti, che coinvolsero non solo Jung ma anche una figlia, mentre un’altra si sentì strappare più volte la coperta, il figlio piccolo ebbe un incubo, il campanello di casa suonava da solo e Jung sentì che una folla di presenze lo assediava. Chiese loro cosa volessero e la risposta fu: “Ritorniamo da Gerusalemme, dove non abbiamo trovato ciò che cercavamo“.
I sette sermoni cominciano con queste parole.

Gerusalemme è il centro del Cristianesimo, lo spirito è andato dunque al cuore della religione tradizionale a cercare qualcosa che non trova, perché il Cristianesimo è cambiato, è diventato un’altra cosa rispetto al messaggio del Cristo, le sue parole e il suo pensiero sono state manipolati.
Gerusalemme simboleggia il punto di partenza della storia della Chiesa, è la città spirituale che deve essere liberata. C’è una Gerusalemme celeste fatta da Dio e una Gerusalemme terrena fatta dagli uomini; la prima è il mistero del sacro, la seconda è la religione storica codificata.
Nell’arco di duemila anni, i simboli della Gerusalemme terrena si sono allontanati dal loro significato originario, e ora accadeva, dunque, che proprio uno dei primi filosofi cristiani costringesse Jung a scrivere il proprio pensiero per mostrargli come era la fede alle origini.
Come Jung comincia a scrivere in stato di trance, le energie cessano di manifestarsi nell’ambiente, perché hanno trovato il loro canale. Jung compone così un piccolo libro che fa pubblicare privatamente e regala agli amici. Il testo riporta frasi e concetti di BASILIDE, un filosofo gnostico realmente vissuto nel secondo secolo d:C., le cui opere e sono comparse nel bacino del Mediterraneo dopo il 120 d.C.
La scrittura automatica riporta i suoi concetti e il suo stile ermetico.

Abbiamo visto come lo scopo di tutta la ricerca di Jung fosse l’armonizzazione di tutte le parti psichiche, per un uomo che fosse in grado di percepire i legami che uniscono tutti gli uomini, tutte le culture e tutte le civiltà nella matrice comune dell’Inconscio Collettivo, e abbiamo visto come egli non ponesse separazioni tra il soggetto e l’oggetto e come, nella sincronicità, accettasse che psiche e natura comunicassero come due vie parallele ma in sintonia.
La realtà è una sola, realtà coesa che collega tutti gli uomini della Terra, quelli del passato con quelli del presente e del futuro, facendo corrispondere i fatti psichici con quelli naturali e portando tutti gli uomini a Dio.
Dio, Anima e Natura fanno parte di uno stesso quadro. L’uomo è al centro di tutto ciò che esiste, il visibile come l’invisibile, e la sua conoscenza può andare oltre la sua percezione ordinaria su una scala di progressiva evoluzione spirituale.
Il sensitivo sa che la realtà non si esaurisce in quello che vediamo e che oltre a quello esiste un ignoto senza fine che può mandarci i suoi segnali. Jung dà a questo ignoto che ci circonda il nome di MONDO DEI MORTI, senza riferirlo a persone defunte o fantasmi. Pensa a una realtà globale che contiene cose che vediamo e cose che non vediamo, pensa al Tutto in modo induista come a un intero coeso, in parte manifesto e in parte latente.

La mente cognitiva ha una prospettiva in cui riceve la percezione sensibile di ciò che è materiale e una prospettiva in cui coglie la percezione straordinaria di ciò che non è materiale.
Se l’anima è capace di percezioni telepatiche, chiaroveggenti e precognitive (e i fatti dimostrano che ciò accade) si trova almeno in parte a vivere in un ‘continuum’, che sta fuori del tempo e dello spazio”.
Questa ipotesi può cambiare molto la nostra vita e anche la nostra considerazione della morte.
Già Aniela Jaffé aveva detto che i fenomeni paranormali sono più o meno simili in ogni tempo e luogo, come se provenissero da una totalità sempre uguale a se stessa, secondo modi di agire universali: “I fenomeni paranormali possono esprimersi con simboli, essi sono realtà intermedie tra l’al di qua e l’al di là, tra coscienza e inconscio. Il simbolo non è né astratto né concreto, né razionale né irrazionale, né reale né irreale. E’ ogni volta le due cose insieme. Considerati simbolicamente, i fenomeni paranormali acquistano un valore particolare, in quanto trasmettono l’intuizione dell’unità di ‘tutto ciò che è”.
Il paranormale mette in scacco la mente razionale ma, come avviene nel paradosso zen, è proprio il suo limite ad aprire vie che comunicano direttamente con l’inconscio, dunque con l’ignoto, e permettono all’ignoto di palesarsi al di là di ogni ragionevolezza.

Jung non intende spiegare la natura di questi fatti, ritiene che la loro natura ci sia ignota. Li considera dei segni che ci portano a riflettere su una realtà più ampia, infrangendo la certezza delle conoscenze relative di un livello di esperienza ordinario e limitato.
I livelli dell’Essere sono tanti e noi siamo su quello più basso, come diceva anche Basilide. Alcuni uomini sono affogati nel piano materiale, altri hanno in se stessi un anelito che li porta ad ascendere a piani superiori. Il simbolo o la visione sono ponti tra un livello e un altro. Il simbolo appare sul livello materiale ma parla di concetti che stanno su un livello spirituale. Non tutti comprendono il significato dei simboli (Freud per esempio non li comprendeva, pensava che fossero dei sostituti), ma per l’uomo che si apre al loro segreto, essi costituiscono una scala verso l’infinito.
Penetrare nel livello del simbolo o intuire una sincronicità tra anima e natura vuol dire accettare che la realtà sia ampia più di quel che conosciamo e accettare il mistero di un mondo infinito diffusa su vari livelli. Questa era stata la concezione di Basilide: un universo che si dispiega a livelli frequenziali diversi, ma che, comunque, resta UNO in virtù dell’energia divina che tutto lo permea e lega ogni esistente con connessioni visibili e invisibili in una scala progressiva di consapevolezza.
Questa prospettiva di un universo infinito dilata la mente con un senso di vertigini, ci pone come creature limitate e finite in una immenso quadro visibile-invisibile in cui siamo collegati tra di noi e al Tutto in un senso più ampio, uscendo dalla singolarità per intuirci in un cosmos, un universo unico e ordinato, che si dispiega secondo un ordine superiore.
In questa realtà totale, trascendente e immanente si collegano; e la mente può ascendere dal caos del mondo frammentato al mistero della realtà divina in una nuova percezione che rende ogni evento e ogni essere sacro e prezioso.
La realtà in noi e fuori di noi è UNICA e infiniti segni si fanno messaggeri di una totalità superiore.

Emanazionismo: Basilide immagina un mondo che procede per emanazione. Sopra ogni cosa c’è Dio che è la fonte infinita ma per l’uomo è inconoscibile tanto che non si potrebbe nemmeno nominarlo, come il dio ebraico Yhawèh, YHW. Egli è la luce infinita da cui nasce per emanazione il mondo, come una sorgente che ruscella su piani via via inferiori fino ad arrivare al livello più basso che è la materia, in cui la luce divina è oscurata. E tuttavia anche la materia grossolana e oscura ha in sé l’anelito a risalire di livello in livello verso Dio che, come il Dio di Dante, muove a sé ogni cosa, come l’oggetto amato muove verso di sé chi lo ama “l’amor che move il sol e l’altre stelle”. Dante chiama Dio “eterno lume” “o luce eterna”.
Gli uomini vivono nel livello più basso della creazione e molti sono così radicati nella materia da non provare alcun desiderio di elevazione. Altri, invece, per grazia o nascita provano il vivo impulso di elevarsi, di evolvere, di risalire verso la luce. Questo è uno dei punti che la Chiesa attaccò perché faceva sembrare la differenza tra giusti e dannati qualcosa di fatale che negava il libero arbitrio. Ma Basilide rinforza anche molto l’idea di un dio duplice che, avendo costruito questo mondo su gradi diversi di consapevolezza, crea dunque anche il Male, è insieme Bene e Male, un archetipo completo, come pensava anche Jung, mentre per la Chiesa questa era una eresia e si doveva pensare a Dio come a un essere totalmente e unicamente buono. Il Male, nella concezione della Chiesa, può essere solo privazione di Bene.
La Chiesa temeva sopra ogni altra cosa di confondersi col Manicheismo che aveva posto due divinità contrapposte di pari grado che si combattevano nel cuore dell’uomo, per cui egli diveniva una specie di burattino buono o cattivo a seconda di quale divinità vincesse, e tacciò di manicheismo anche il pensiero di Basilide.
A Jung invece piaceva questa teoria emanazionista che immaginava il mondo diffuso su livelli successivi a diversa frequenza. E posso dire che anche altri sensitivi hanno avuto rivelazioni di questo tipo.

Per penetrare la visione totale, la ragione non basta o addirittura è di intralcio. L’uomo non vive di solo intelletto e la ragione è un grande strumento, ma, lasciata a se stessa, è pericolosa. Di fronte alle grandi passioni della vita, ai mutamenti dell’energia, al dolore, alla morte, all’ignoto… la ragione è insignificante. C’è un piano concreto di realtà su cui la mente razionale può riflettere, e un piano superiore di fronte a cui è del tutto insufficiente.
Jung dice: “Dobbiamo trovare parole semplici per dire le grandi verità. Abbiamo lasciato troppo spazio all’intelletto e l’intelletto produce tenebre. La coscienza discrimina, giudica, analizza, sottolinea le contraddizioni. Un lavoro necessario fino a un certo punto, poi l’analisi uccide. Dobbiamo trovare il modo di ristabilire il nesso che ci lega a tutte le cose, opporci al vizio dell’intelletto e vedere finalmente che capire non basta”.

Ogni volta che Jung si sente inquieto, interroga la sua Anima. L’Anima gli manda una immagine e il senso di oppressione svanisce. L’Anima è la messaggera dell’inconscio, comunica con una realtà più vasta, extratemporale e universale. Per anni Jung colloquia con la sua Anima, analizza ogni immagine, chiede all’Anima come interpretarla, si comporta come uno sciamano che interroga i suoi spiriti. L’emozione funziona da intermediario per mettere il conscio in comunicazione con l’inconscio, e, quando questo accade, le emozioni si placano, l’ordine ritorna e l’energia ritrova il suo ritmo.
Le immagini c’erano sempre state ma, come egli cominciò a praticare la Nekuia
Si scatenò un flusso incessante di fantasie, e feci del mio meglio per non perdere la testa…Ero inerme di fronte a un mondo estraneo dove tutto appariva difficile e incomprensibile…Le tempeste si susseguivano, e che potessi sopportarle, era solo questione di forza bruta. Per altri hanno rappresentato la rovina: così per Nietzsche, Hoelderlin, e molti altri…Nel reggere a questi assalti dell’inconscio ero sostenuto dal saldo convincimento di obbedire a una volontà superiore”.

Jung trascrive il suo cammino coscienziale nel LIBRO NERO, sei piccoli volumi rilegati in pelle nera, che poi assumeranno una veste più artistica nel LIBRO ROSSO a cui lavorerà per 16 anni, curando con grande attenzione i disegni, i colori, i mandala, i tratti gotici, vergati accuratamente con inchiostro di china. Il Libro Rosso è una conversazione senza fine con le figure della sua interiorità. Qui egli interpreta il flusso di visioni che mettono la sua coscienza in comunicazione col mondo ignoto; dipinge le immagini, studia i simboli, riflette su di essi; compie un lavoro minuzioso e impeccabile simile ad una meditazione, un cui ogni atto ha la funzione di un rito.
Solo così riesce a controllare il flusso delle visioni, che, lasciate libere nell’inconscio, lo porterebbero alla psicosi. Attraverso l’ordine del Libro Rosso la comunicazione diventa armonia e bellezza, si sostanzia in disegni e pensieri e gli permettono di regolare il flusso disordinato e selvaggio che proviene da “una matrice mitopoietica, una immaginazione straordinaria, che sembra scomparsa dalla nostra epoca razionalistica“.
Così, attraverso visioni e disegni, egli giunge al luogo sacro degli archetipi, le forme essenziali, le sorgenti dell’energia, da cui scaturiscono i miti, la poesia, l’arte, l’intuizione e la bellezza delle civiltà umane.
L’immaginazione attiva è un canale simile a quello del medium che pone l’io a contatto col mondo dell’altrove. Aprire questo canale significa dar luce alla coscienza e anche impedire che essa anneghi nell’oceano dei contenuti inconsci. La comunicazione medianica da una parte apre conoscenze ignote e dall’altra ha un effetto terapeutico come una disciplina dell’anima.

Per non inflazionare la coscienza, Jung pone a se stesso una disciplina con vari limiti.
Intanto, al di fuori di questi incontri straordinari con l’ignoto, svolge una vita normale, col suo lavoro di analista, i suoi libri, i pazienti, gli allievi, gli amici, una moglie che ama, una amante che ama anch’essa, cinque figli, la casa di famiglia e la casa sul lago. La sua vita è realizzata e felice. I suoi fondamenti etici sono stabili e ben centrati. Così i momenti iniziatici trovano il giusto posto e portano avanti una evoluzione armonica, realizzando le tappe del suo percorso d’anima senza squilibrare la sua psiche.
Poiché le visioni sono disarticolate perché l’inconscio non ha centro, occorre costruire questo centro per dare stabilità alla via e Jung lo fissa nell’IMPERATIVO MORALE. Conoscere è poco, se la conoscenza non diventa etica, se non si socializza, se non entra nel fluire globale del mondo, altrimenti l’Io può cadere in un rovinoso istinto di potenza. Solo il comando morale può tenere insieme la psiche e salvarla dalla disgregazione ed evitare l’ipertrofia dell’ego. Gli elementi dissociati possono rendere schizofrenica la psiche, se non sono legati da qualcosa e Jung li lega nell’imperativo morale: la vita come compito. Anche qui Basilide gli offre una via. Lo Gnosticismo era stato una forma di mistica: il dover risalire a Dio su una scala di progressiva illuminazione e non solo per se stessi ma per aumentare la luce del mondo. In India si dice che molte sono le scale per arrivare al Gange, cioè molte sono le vie per risalire a Dio. La via della conoscenza è una di queste, la Gnosi, o conoscenza salvica, ma deve essere attuata senza fini egoistici o materiali di potere o di lucro, bensì solo per l’amore che ci riporta a Dio.

Anche Jung è un viaggiatore di conoscenza, anche lui è spinto su una strada di evoluzione verso progressive illuminazioni, ed egli sente che questa via gli comanda di confrontarsi maggiormente con l’inconscio, secondo un imperativo morale simile a quello che guida un santo, un imperativo così forte che, per seguirlo, Jung decide di lasciare la docenza universitaria (che tiene da 8 anni) per occuparsi solo di questo compito. Fama e gloria per lui non significano nulla; deve seguire la sua via di ascesi, deve cercare di risalire i livelli della sua visione. La decisione comporta un nuovo grande passo verso l’interiorità e anche una scelta di solitudine perché ogni mutamento è una nuova solitudine. “C’è una soglia che ci attende da sempre, possiamo svegliarci e varcarla, o non svegliarci mai “ .

Attraverso la Nekuia, Jung ha individuato il proprio mito, il senso che guida la sua vita, l’eroe che muore e rinasce; l’esistenza nel rapporto non più tra Io e mondo esterno, ma tra coscienza e inconscio. E’ attraverso tale rapporto che l’io può entrare nel grande fiume di energia da cui provengono la storia, la cultura, la religione, l’arte… secondo un significato umano e insieme extraumano. Lo stimolo alla vita non viene dall’esterno ma da una elaborazione interna profondamente trasformativa dell’uomo, che continuamente rinnova la sua libertà e il suo senso su una scala progressiva ed evolutiva.
Ma camminare verso il Sé è anche un compito sociale, ciò che l’uomo fa per sé disinteressatamente sulla scala dell’evoluzione lo fa per il mondo, perché è una scala unitiva che porta ognuno a sentire maggiormente i legami con gli altri uomini, con la Natura e con Dio, in un mondo comune dove non c’è più separazione tra gli uomini tra loro, tra l’uomo e le cose, tra soggetto e oggetto.

Siamo nel 1916. E’scoppiata la prima Guerra Mondiale. Un mondo è andato in frantumi. L’Europa è preda di una angoscia senza fine e Jung se ne fa portatore nei turbamenti della propria anima e nelle sue visioni terrificanti e profetiche.
Quando un eone finisce, tutto sembra precipitare nel caos. Il tempo di passaggio tra un eone e l’altro è segnato da disastri, sciagure, stragi, grandi sconvolgimenti storici. L’era dei Pesci era iniziata con la crisi dell’Impero romano. Roma aveva significato la costituzione di un grande Impero, concetti, princìpi, leggi, strade, uno stile di vita, acquedotti, mura, città,… Tutto l’Occidente era parso unito nella pax romana. Poi, dopo mille anni (753 a.C- 476 d.C.), quella enorme costruzione socio-politica era andata in pezzi, in una catastrofe progressiva. Nel 453 d. C, l’impero poteva considerarsi finito e si apriva il buio millennio del Medioevo, ma il cristianesimo veniva a riempire il vuoto lasciato dalle armi romane con la nuova mentalità dell’eone dei Pesci.

Nel 1916, quando Jung compone la sua scrittura automatica, di nuovo un eone si chiude e di nuovo l’Europa sembra precipitare nel caos. Siamo a metà della prima guerra mondiale che avrebbe devastato l’Europa, e avrebbe aperto alla seconda guerra mondiale, un trentennio di guerre, di orrori, di stragi, col fascismo, il nazismo, il comunismo, la persecuzione dei diversi, i lager, la distruzione di una civiltà.
L’eone dei Pesci si era aperto con una crisi profondo e si chiudeva con un’altra crisi di devastazione e tragedia.
Se agli inizi dell’eone c’erano state le persecuzioni degli eretici e a metà la grande caccia alle streghe e ai cercatori di scienza, alla fine ci sarebbero state le persecuzioni degli ebrei, dei comunisti, dei diversi politici o sessuali, delle donne, degli islamici… L’archetipo dei Pesci che aveva come eone la grande figura del Cristo mostrava il suo lato oscuro, il Bene si rovesciava nel Male, l’amore generava l’odio. La Chiesa cristiana che doveva essere promotrice di unione di fratellanza si rovesciava nel suo opposto e generava predominio e persecuzione.
L’esplosione del nazismo hitleriano e del comunismo staliniano sarebbero state le punte estreme del Male e contro di loro le religioni non avrebbero fatto nulla anzi i simboli religiosi sarebbero stati a fianco dei nuovi stermini. Sei milioni di donne torturate e bruciate come streghe durante l’Inquisizione, sei milioni di ebrei uccisi nei campi di concentramento, milioni di vittime nei regimi efferati di destra o di sinistra. E spesso la Chiesa di Cristo sarebbe stata vicina ai nuovi Anticristo senza alcun temperamento dell’orrore.
Con l’avvento del nazismo, nel 1933, Jung in quanto cristiano svizzero poteva salvarsi. Una sorte peggiore ebbe Freud, in quanto ebreo, che in una Austria diventata nazista conobbe la persecuzione e la messa al bando, il rogo dei suoi libri e due sorelle finite in un lager, mentre lui stesso doveva fuggire a Londra.

Accadeva dunque che BASILIDE, un filosofo perseguitato all’inizio dell’eone cristiano comunicasse a Jung che viveva, al termine di quello stesso eone, nuove persecuzioni, da una lontananza di 1800 anni e che rivelasse a lui quella teoria che la Chiesa del suo tempo aveva distrutto e rimosso. Quel filosofo era stato uno dei primi che aveva cercato di dare un’ossatura filosofica alla nascente dottrina cristiana. Apparteneva a un filone chiamato GNOSTICISMO, che si rifaceva a una delle correnti più mistiche del tempo di Gesù, la comunità degli ESSENI. Lo gnosticismo cercava di arrivare a Dio attraverso la conoscenza sacra e l’oggetto di questo dettato medianico era l’Essere supremo e le sue manifestazioni.
Basilide aveva intuito la sua visione di Dio in un momento terribile dell’Umanità, alla fine dell’impero romano, quando il messaggio del Cristo aveva annunciato una nuova era, così le sue parole risuonavano adesso, alla fine dei duemila anni dell’era cristiana, mentre di nuovo l’Occidente sembrava andare in frantumi.
La rivelazione che attraversava i millenni sconvolse Jung a tal punto che per otto anni egli non fece che studiare gli Gnostici, riprendendo l’analisi dell’archetipo divino con tutte le sue pesanti opposizioni. Prima di tutto il mistero del dolore. Com’era possibile la contraddizione di un Dio di solo Bene con l’esplosione di una guerra, con gli abomini delle dittature, con le sofferenze di milioni di esseri umani? Come si poteva giustificare l’Amore infinito di Dio col Male crudelissimo del mondo, con le guerre, le distruzioni, le stragi? Se Dio è infinito Amore, cosa spiega il Male?
Sotto l’influsso dello gnosticismo, le immagini lo portavano verso una nuova strada di conoscenza. Occorreva ricostruire ciò che l’uomo aveva spezzato, occorreva che gli uomini ritrovassero in Dio i loro legami interrotti e che riprendessero l’antico legame che un tempo li aveva uniti alla Natura e che l’eone dei Pesci aveva spezzato.
Cristo aveva portato un messaggio di amore ma la Chiesa istituzionalizzata lo aveva deformato e manipolato per costringere invece il mondo a sottostare al suo monopolio di potere, creando una realtà fatta di divisioni in cui l’uomo si separava dagli altri uomini e li combatteva, si separava da se stesso rinnegando la propria parte femminile e si separava dalla Natura facendone un oggetto di depredazione e sfruttamento fino a mettere a rischio lo stesso pianeta. La Chiesa di Roma aveva diviso gli uomini, emarginato la donna, estromesso la Natura, colpevolizzato la scienza. La storia del cattolicesimo, invece di essere l’applicazione della legge di amore del Cristo, aveva prodotto una scia sanguinario di orrori: le persecuzioni degli eretici, le guerre religiose, le crociate contro l’Islam, la prevaricazione missionaria, lo sradicamento di altre religioni e di altre culture, i legami politici con le peggiori dittature, l’accaparramento del potere materiale, l’emarginazione della donna, lo sfruttamento dei bambini, la scomunica della scienza …

All’inizio le comunità di cristiani, le ecclesiae, erano formate da coloro che avevano conosciuto il Cristo e ne davano testimonianza, riportando i suoi miracoli o le sue predicazioni, poi i fedeli si raccolsero attorno a quelli che avevano conosciuto i testimoni diretti e così via. In queste prima comunità i più anziani godevano di rispetto e furono i primi preti. Tra essi si distinsero alcuni saggi nelle città più importanti dell’Impero: Roma, Antiochia, Alessandria, Bisanzio… e furono chiamati ‘patriarchi’, il patriarca di Roma fu detto ‘Papa’..
Avanzando il disfacimento dell’Impero romano, Costantino vide che ovunque era il caos e tentò di dare una parvenza di ordine. Pensò dunque che fosse saggio scegliere una delle tante religioni di Roma, quella che aveva più successo, e farne una religione di Stato. Fu una scelta a freddo, fatta a tavolino, per motivi di ordine interno, e la scelta cadde sulla Chiesa cristiana. Costantino si accordò con i capi di questa chiesa e giunsero a un compromesso: Roma avrebbe imposto a tutti il cristianesimo, in cambio esso si sarebbe adeguato ai principi e valori romani: la lex romana, il maschilismo romano, l’idea imperiale.. Fu il primo grande compromesso storico. Per il popolino fu inventato la leggenda che Costantino aveva visto in battaglia una croce sfolgorante nel cielo e aveva sentito le parole “In hoc signo vinces” decidendo di convertirsi al cristianesimo. E la Chiesa si inventò anche l’altra leggenda che Costantino avrebbe donato un territorio al Papa da cui poteva iniziare la fondazione di uno stato temporale, al pari di qualunque monarca terreno.
Col patto con Costantino, il cristianesimo cessò di essere una religione perseguitata e ottenne sicurezza e potere ma perse spiritualità e purezza, e la legge dell’amore fu sostituita dalla prevaricazione e dal monopolio assoluto.
Poiché, tra tutti i patriarchi, quello di Roma aveva assunto maggiore prestigio, si decise che vi fosse un solo capo e che fosse il papa di Roma. Coloro che decisero di non sottostare a questo ordine imposto costituirono chiese separate, come i copti o gli ortodossi.

Nel Concilio di Nicea nel 325, sotto Costantino, i capi religiosi decisero anche di scegliere quali tra le vite del Cristo dovesse essere quella ufficiale, come dovesse essere la sua personalità, quali storie della sua vita accettare e quali no, e misero all’indice tutte le versioni che si diversificavano da quella.
Una volta che la chiesa di Roma ebbe riconosciuto il suo potere dallo Stato, lo rese monopolistico e dispotico, avversando tutte le fedi diverse, da perseguitata divenne persecutrice, dichiarando guerra non solo alle religioni pagane, ma a tutte quelle interpretazioni del Cristo che non aderivano alle dichiarazioni ufficiali. Iniziò così il periodo delle lotte alle eresie.
Al Concilio di Nicea parteciparono 318 Padri della chiesa che stabilirono le regole della nuova religione, fissarono la domenica, il Natale, la Pasqua (che in contrapposizione al calendario ebraico venne fissata sul calendario di Cesare), il dogma della Trinità per cui Dio, Cristo e Spirito Santo erano una sola sostanza e scrissero le parole del Credo come professione di fede.
Dopo Nicea cominciò per il cristianesimo una storia nuova. Costantino si accordò per dare a Roma un ruolo privilegiato di capitale della Cristianità e al vescovo di Roma il titolo di papa, con sempre più potere rispetto agli altri patriarchi, fino a dichiararsi infallibile in materia di dogmi.
Costantino non agì mosso da fede religiosa ma da calcolo politico. Le lettere che scrive al prete Ario e al vescovo Alessandro lo dimostrano, dice chiaramente che la gente non deve usare il cervello o diventerà incontrollabile. Il prete Ario vedeva in Cristo un grande uomo ma pur sempre un uomo e negava la sua essenza divina, questa interpretazione avrebbe reso debole la chiesa di Roma, mentre stabilire che Cristo era Dio l’avrebbe resa più forte, per cui fu scelta questa soluzione. Il Cristianesimo divenne religione di stato seguendo un calcolo di convenienza politica non una riflessione religiosa. Si seguì la ragion di stato che non ha mai aderito alla verità alla giustizia ma solo all’autoconservazione. Costantino dette riconoscimento ufficiale alla Chiesa di Roma ed essa divenne centro di una religione di stato, consolidando la sua struttura sociale e politica in senso misogino e gerarchico, fino ai giorni nostri.

Basilide era stato uno dei primi teologi, uno dei primi filosofi che aveva cercato di sostanziare in una teoria la dottrina della Chiesa, al di là della predicazione del Cristo. Ma la Chiesa ufficiale decise che la sua teoria era troppo imbevuta di zoroastrismo e di manicheismo e la rifiutò, attaccandolo duramente e diffamandolo. Egli entrò a far parte della schiera dei perseguitati religiosi, e sulle sue orme Jung si avvierà a studiare un altro gruppo di perseguitati, gli alchimisti del tardo Medioevo.
Mentre la Chiesa aveva messo al bando la Natura e le scienze, gli alchimisti si erano sentiti in profonda comunione con la Natura e con le sue energie ed avevano ideato una scienza spiritualizzata, in cui lo scienziato, fosse egli astronomo o chimico, metallurgico o erborista, comunicava spiritualmente con le forze della Natura. Nell’opera alchemica l’anima dello scienziato si univa all’anima del mondo e procedevano insieme. Nasceva una scienza con l’anima, in cui l’uomo riprendeva l’antico legame con le energie naturali, quello che le antiche civiltà avevano sempre avuto e che le civiltà orientali avevano ancora, quel legame che la Chiesa aveva interrotto nella sua aspirazione estrema di voler tutto controllare e regolare e nella sua ostilità a qualunque divinità immanente. Dio doveva essere solo trascendente così che la Chiesa fosse l’unica mediatrice tra Dio e il fedele, l’unica che interpretava la sua volontà e dispensava i sacramenti. Nella sua funzione di mediatrice, la Chiesa si rendeva indispensabile e la gestione assolutistica del sacro costituiva il potere con cui essa poteva regolare la vita dell’uomo.
L’alchimia era stata il tentativo di una scienza con l’anima, ma, dopo il 1600, una nuova scienza senz’anima tenterà il dominio di una natura materializzata, non più pervasa da energie spirituali e questo avrebbe portato gradatamente alla devastazione del pianeta fino alle sciagurate conseguenze del nucleare di oggi a una scienza non più capace di moderare le proprie follie.

Da Basilide agli alchimisti, si apriva per Jung un nuovo viaggio di conoscenza verso l’eone dell’Acquario, che sarebbe stato dominato da un nuovo legame degli uomini tra loro e degli uomini col mondo della natura contro tutte le distruzioni possibili in un salto quantico che avrebbe portato molti a un livello più alto nella scala dell’essere e a una modificazione totale dello stile di vita e dei fini umani.
La crepa nel mondo cristiano si era aperta quando la Chiesa aveva respinto gli elementi unitivi del Cristo (uomo/donna, uomo/natura, legge dell’amore universale sostituita dalla primazia e dal possesso), riproponendo fattori dissociativi e separativi. Al movimento verso l’unione rappresentato dall’amore del Cristo si era contrapposto un movimento verso la separazione rappresentato dal potere terreno, in un nuovo tentativo imperiale.

La Chiesa cristiana aveva spezzato l’archetipo divino Bene/Male, assolutizzando il Bene e rendendosi incapace di spiegare il Male, ma Basilide riportava l’archetipo divino alla sua interezza nella visione di ABRAXAS, il Dio/diavolo degli gnostici, evocato spesso da Jung.
Come scriveva Hermann Hesse, nello stesso periodo, nel romanzo Demian: “Noi possediamo un Dio venerato, ma egli rappresenta soltanto una metà del mondo arbitrariamente staccata (il mondo “chiaro”, ufficiale, lecito). Si deve però poter venerare il mondo intero e perciò o si deve avere un Dio che è anche diavolo o bisogna introdurre accanto al servizio divino anche un servizio diabolico. Ed ecco ora Abraxas, il Dio che è Dio e diavolo insieme”.
Questi concetti, espressi da Herman Hesse, sono molto vicini a quelli che Jung andrà elaborando negli anni seguenti, con il procedere parallelo dei suoi studi sullo gnosticismo e sull’alchimia, tanto vicini da farci sospettare che il Demian del romanzo ‘Il lupo nella steppa’ di Hesse sia lo stesso Jung. Ricordiamo che Jung portò fino alla morte un anello con un castone alessandrino raffigurante Abraxas e che Hesse venne per qualche anno in analisi da lui “ma non riuscì ad andare in fondo”. Hermann Hesse e Jung ebbero rapporti stretti, lo scrittore tentò un’analisi col dottor Lang che era allievo di Jung e sua figlia fu paziente di Jung stesso. E’ chiaro che molti archetipi junghiani sono presenti nelle opere di Hesse e Jung disse più volte di aver influenzato la sua opera più nota: ‘Siddharta’.

Non solo Jung ed Hesse ma anche il grandissimo Borges hanno parlato di Abraxas
Il nome Abraxas avrebbe potere apotropaico, legato al valore numerico delle sue sette lettere che, sommate secondo la numerazione greca, danno 365. Ovvero il numero dei giorni di un anno ma anche, secondo lo gnostico Basilide, il numero dei cieli (o livelli) di cui era costituito il mondo materiale. A reggere ogni cielo un dio, a capo del più alto, Abraxas “.
La parola Abraxás (o Abrasáx o Abracax) è stata ritrovata su pietre e gemme usate come talismani magici. Il nome si trova anche in manoscritti greci attinenti alla magia. Le fonti dirette sono alcuni testi gnostici facenti parte dei codici di Nag Hammadi (il Vangelo degli Egiziani e l’Apocalisse d’Adamo). Quest’ultimo rotolo ci rivela che Abraxas è un grandissimo Eone cioè una figura che domina un’era e che potrebbe essere il Cristo. Egli siede sul Trono del cielo più alto.
Associando ad ogni lettera (in greco) un numero (A=1, B=2, R=100,A=1,X=60,A=1,S=200) otteniamo 365, che sono i giorni dell’anno solare e indicano un ciclo di vita crescita-morte-rinascita nel quale l’influenza divina si dispiega, e dal quale l’uomo gnostico si deve sottrarre, e 365 sono, per Basilide, i livelli vibrazionali dell’essere Tutto.
Abraxas è colui che regge l’ultimo dei cieli, quello più alto, dove lo spirito è oramai liberato dall’influenza della materia, ed è simboleggiato dal Sole, come del resto Mitrha e Horus.
Il dettato automatico di Jung dice:
Questo è un Dio che voi non avete conosciuto, perché gli uomini lo hanno dimenticato. Noi lo chiamiamo col nome suo ABRAXAS. Esso è più indistinto ancora di Dio e del demonio. Per distinguere Dio da lui, chiamiamo Dio Helios o sole. Abraxas è effetto. Niente gli sta opposto se non l’ineffettivo; perciò la sua natura effettiva si dispiega liberamente. L’inefettivo non è, e non resiste. Abraxas sta al di sopra del sole e al dì sopra del demonio. E’ probabilità improbabile, realtà irreale. Se il pleroma avesse un essere, Abraxas sarebbe la sua manifestazione.
Il sole ha un effetto definito, e così pure II demonio. E quindi ci appaiono molto più effettivi di Abraxas che è indefinito. Egli è forza, durata e mutamento.
Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme.
Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto.
Perciò Abraxas è terribile.
E’ splendido come il leone nell’attimo in cui abbatte la preda.
E’ bello come un giorno di primavera.

Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo.
E’ Priapo.
E’ il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia.
E’ l’ermafrodito del primissimo inizio.
E’ il signore dei rospi e delle rane che vivono nell’acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte.
E’ la pienezza che si unisce col vuoto.
E’ il santo accoppiamento,
E’ l’amore e il suo assassinio,
E’ il santo e il suo traditore,

E’ la luce più splendente del giorno e la notte più oscura della follia,
Vederlo significa cecità,
Conoscerlo è malattia,
Adorarlo è morte,
Temerlo è saggezza …”

Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l’uomo non lo vede. Del sole egli vede il summum bonum, del demonio l’infimum malum; ma di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male….Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano…Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile Abraxas.” .
Dunque il Dio così configurato è l’unione di tutti gli opposti, l’insieme di tutti gli estremi. In lui pensiero, volontà, e oggetto sono una cosa sola.
Non si può conoscere Abraxas, lo si può solo indicare con simboli.

Basilide è considerato uno dei massimi padri dello Gnosticismo, nacque ad Alessandria e diventò molto noto tra il 120 e il 140 d.C. sotto gli imperatori Adriano e Antonino. Sappiamo che la sua dottrina fu continuata da suo figlio Isidoro e si diffuse in Egitto per un paio di secoli. La chiesa di Roma lo attaccò e distrusse i suoi scritti, così quel che ne sappiamo è poco e spesso falso perché esce dalla diffamazione cristiana.
Si dice che avesse dei discepoli a cui imponeva una iniziazione di silenzio di 5 anni.
La sua dottrina viene chiamata EMANAZIONISMO. Esiste, come abbiamo visto, un Dio dal nome mistico di ABRAXAS di cui non si sa nulla e non si può dire nulla, energia suprema e fonte originaria dell’universo che discende da lui attraverso progressive emanazioni. Abraxas è il duce di 365 cieli. Da lui deriva NOUS o NUN, la Mente, da questa il LOGOS o Verbo, poi PHRONESIS, la Prudenza. Abbiamo così una prima triade, da cui sono emanati successivamente una coppia di eoni, Sophia (Saggezza) e Dynamis (Forza). Da questi discendono le Virtù, i Principati, gli Angeli Primi (costruttori del primo cielo), e successivamente gli altri 365 cieli (uno per i giorni dell’anno). Gli angeli dell’ultimo cielo, che contiene la manifestazione tutta, si divisero il dominio ma fra loro ve ne era uno più forte di tutti gli altri e che corrisponde al Dio degli Ebrei. Questo duce volle sottomettere tutte le genti del mondo, al proprio potere e al popolo a sé prediletto, muovendo così l’opposizione di tutti gli altri. Il Padre Ineffabile per sanare la situazione inviò l’eone Nous (Cristo) sulla Terra. Compito del Cristos era quello di liberare coloro (gli gnostici) che credevano in lui, dal potere di YHWH.
Basilide elaborò una delle prime teorie sulla doppia natura del Cristo (detta DOCETISMO dal verbo greco dokéin, che significa apparire), asserendo che non fu Cristo ad essere messo in croce e a patire la passione, ma Simone Cireneo. Il Cristo si salvò, e, compiuta la sua missione redentrice, fece ritorno in Cielo. Questa teoria di Cristo che non morì sulla croce riapparve nei processi dei Templari. Secondo i docetisti, non era concepibile che in Gesù Cristo potessero convivere contemporaneamente natura umana e divina, essendo queste rappresentazioni, rispettivamente, del Male e del Bene. Dunque Cristo non poteva avere un corpo umano reale, ma solo un corpo etereo o apparente, e quindi non sarebbe potuto nascere da Maria, né morire, e neppure resuscitare. Infine nell’eucarestia non vi potrebbe essere il corpo di Cristo e tutto ciò che riguarda la natura umana di Gesù si risolverebbe allora in una pura illusione dei sensi. Data l’opposizione tra spirito (il Bene) e Male (la materia) la redenzione dell’uomo passa attraverso la purificazione progressiva dalla materia al fine di trasformarsi in puro spirito. Solo così il Verbo non si sarebbe degradato diventando carne o materia. Nella storia successiva il docetismo riapparve più volte, nei Bogomili, negli Anabattisti, o nella moderna teosofia.
Sul Dio originario, nella dottrina di Basilide, Ippolito riporta quanto segue: “Ci fu un tempo in cui nulla esisteva, non la sostanza, non la forma, non l’accidente, non il semplice, non il composto, non l’inconoscibile, non l’invisibile, non l’uomo, non l’angelo, non Dio, né alcuna di quelle cose, che sono indicate con nomi; e che sono percepite sia dalla mente, sia dalle facoltà sensitive; Iddio non ente (che Aristotele chiama pensiero del pensiero, e questi eretici non Ente) senza riflessione, senza percezione, senza proposito, senza programma, senza passione, senza cupidigia, volle creare il mondo. Dico volle, tanto per esprimermi; perché non aveva volontà, né idee, né percezioni; e per mondo, non intendo quello attuale, sorto per estensione e scissione, bensì il seme del mondo. Il seme del mondo, comprendeva in sé, come il grano di senapa, tutte le cose, sorte poi per evoluzione, come le radici, i rami, le foglie, sorgono dal grano della pianta. Era questo il seme che racchiude in sé i semi universali, e che Aristotele indica come il genere suddiviso in infinite specie...”

Attraverso i tempi avviene una redenzione tramite la Luce che scende dall’alto, e il timore che si insinua nel basso per il proprio peccato di Orgoglio e Ignoranza, e avrà termine solamente quando tutte le scintille saranno ricongiunte al Padre oltre la Soglia, in modo che non esista più altro oltre la stessa.

Purtroppo quel poco che ci arriva di Basilide viene da due pensatori cristiani che sembrano dire cose opposte, Ireneo e Ippolito. Ireneo mostra un Basilide dualista e docetista, mentre Ippolito tratteggia un Basilide panteista.
Ancora diverso è Clemente Alessandrino, per cui in Basilide la fede e la preghiera sono fondamentali per la salvezza; ma la vera fede è una rivelazione superiore che alcune anime hanno ancor prima della nascita. Cristo vivifica questa forza latente. In un certo senso questo riappare nel movimento protestante di Lutero per cui ognuno è salvo o dannato indipendentemente dalle sue opere.

Il Cristianesimo era nato su un errore voluto e quell’errore diventava adesso il male che lo portava alla dissoluzione. Tutto era contenuto nelle origini; il peccato delle origini del Cristianesimo non era stato il peccato originale dell’Eden ma l’aver voluto separare la totalità dell’energia universale, maschile-femminile, privilegiando il maschile, aver separato l’unità Bene/Male assolutizzando il Bene, aver separato uomo e Natura portandolo a disprezzare la Natura. Queste separazioni avevano rovinato la storia dell’uomo,ora occorreva ricomporle.
Gli gnostici nei primi secoli del Cristianesimo avevano rispettato l’interezza dell’essere divino, i due lati dell’archetipo, ma la Chiesa storica successiva aveva rotto il patto di equilibrio, rinnegando l’interezza salvica del Cristo, spezzando il mondo in antinomie irresolubili.
Quell’errore aveva portato lontano su una via di contrapposizione e negazione.
Il glifo dei Pesci coi suoi due movimenti contrari indicava un’opposizione mai risolta fino al collasso, all’Apocalisse, alla fine del mondo o di un’era.
I valori dimenticati della Madre, l’esilio della Dea, il rinnegamento della Natura, l’oblio dell’Amore avrebbero squilibrato il mondo nella lacerazione e nella guerra. La razionalità, la prevaricazione, l’avidità avrebbero fatto rischiare la fine al pianeta.
Se si voleva riconciliare l’uomo con Dio. il Cielo con la Terra, il maschile col femminile, la ragione col sentimento, la scienza con la Natura, e ricomporre l’unità spezzata, doveva essere ripreso il filo che aveva sempre attraversato l’era cristiana ma che la Chiesa ufficiale aveva cercato ogni volta di stroncare e annichilire, congelando le lateralizzazioni in opposizioni, le parti nate per essere complementari in una gerarchia rigida.
Il percorso cristiano iniziava dagli gnostici e proseguiva nelle ricerche degli alchimisti; era una via che intendeva rivalutare il lato femminile del mondo, la qualità femminile dell’energia, la Natura, l’Anima, l’intuizione, la partecipazione mistica col creato. In Oriente il Tao aveva riproposto lo stesso problema, riconoscendo il carattere complementare dello Yin e dello Yang ma ridefinendo poi nel sociale categorie gerarchiche che spezzavano l’umanità tra chi teneva tutto il potere e chi non ne aveva affatto.

La seconda metà della ricerca di Jung comincia, dunque, con una trance, con un dettato straordinario in cui un filosofo gnostico che aveva aperto l’era cristiana comunica con uno psicoanalista svizzero che chiude la stessa era.
Il bambino dominato dalle segrete alchimie della Madre si ritrova a metà della sua vita a dover riportare alla luce i valori del femminile universale, aprendo l’era nuova della donna con le due anfore, il grande contenitore dell’energia, l’eone dell’Acquario.
Nella lezione dell’Inconscio Collettivo, il tempo e lo spazio diventano indifferenti, tutto si collega, ciò che conta è l’evoluzione. Contro le aporie di un’epoca che segna con la guerra e la distruzione del pianeta la propria crisi, lo Spirito riallaccia i fili di una evoluzione che procede per vie misteriose.
La fine dell’era cristiana ci ricollega al suo inizio per ripartire dalle origini, per cercarvi i segni di ciò che in duemila anni l’ha portata al disfacimento, come se questo oscuro ed ermetico ritorno aprisse i passi di un nuovo cammino.
L’era nuova, di cui ancora Jung non parla, si presenta così, in una realtà meta-temporale e metastorica dove i morti comunicano con i vivi per indicare un cammino possibile, un’ascesa attraverso la conoscenza, un cambio di livello vibrazionale.

L’inconscio collettivo è il maestro di Jung, è il Grande Ignoto, la realtà misteriosa che ci trascende e ci circonda, e si affaccia a noi attraverso simboli o immagini che fungono da indicatori. L’invisibile maestro Filemone, lo aveva detto: “Tu credi di essere creatore dei tuoi pensieri, ma ci sono pensieri che entrano nella mente come persone o uccelli che entrano in una stanza”.
In assoluto l’inconscio è ignoto, ‘l’altra realtà’, ciò con cui l’intelletto non ha facili rapporti, invisibile e indefinibile, non cosa, non luogo, non struttura né entità. E’ un’altra terra, al di là della conoscenza ordinaria e della percezione sensibile, contrapposta alla terra dei vivi, o mondo coscienziale, e dunque metaforicamente ‘terra dei morti’. E’ l’Isola Felice dei Celti, il Luogo degli Antenati dei nativi americani, la Terra dei Sogni degli aborigeni australiani, il luogo-non luogo dello psichismo totale.
E tuttavia, di questa terra ignota, l’anima può avere immagini-guida, che danno volto e forma a ciò che altrimenti non ne avrebbe.
I Morti non sono i defunti, ma i segnali misteriosi ed enigmatici che toccano visibilmente o invisibilmente l’uomo per indicargli una realtà più grande.
I Sette Sermoni sono un codice di contenuti inconsci che parlano di Dio attraverso lo spirito di un filosofo realmente esistito, un elemento misterico che si appalesa in forma storica.
Jung esplora le immagini che arrivano da questo mondo alieno come un pioniere che si inoltra in un paese misterioso ed inquietante: “Fu allora che mi dedicai totalmente al servizio dell’Anima, l’amavo e l’odiavo, ma l’Anima era la mia più grande ricchezza“.
Il periodo di irruzione dell’inconscio è a rischio di psicosi, ma è così importante, che le opere scritte negli ultimi 50 anni della vita di Jung non sono che un continuo lavoro di interpretazione di queste immagini iniziali. Ed è strano che la parte più ricca e matura di Jung sia proprio quella che nemmeno gli studiosi junghiani si danno la pena di studiare.

Mentre la civiltà moderna, basandosi sul piacere o sul possesso, fa di ogni uomo un universo chiuso e rapace, esasperando l’individualismo personale, nella crisi di ogni legame e relazione, l’Inconscio Collettivo è rivelazione di un Sé comune che unisce gli uomini in un sogno condiviso.
Molte sono le vie che portano all’autorealizzazione. Basilide come Jung hanno privilegiato la via della conoscenza divina, o GNOSI.
I messaggi medianici si inseriscono in questo cammino verso il Sé, atto di attenzione, ascolto, apertura e amore e annichilimento dell’Io personale nell’ascolto dei messaggi che arrivano dall’altrove.

I messaggi medianici, o dettati automatici, sono di diversi tipi. Il loro valore è molto vario, si va da contenuti a carattere affettivo-consolatorio a messaggi spirituali, diversi per grado e profondità, a indicazioni predittive.
In alcuni casi sembrano manifestarsi intelligenze pure che non hanno mai avuto un corpo, in altri personaggi del passato realmente esistiti, a volte con forte spessore storico.
Avviene che i messaggi più elevati parlino del mondo nella sua realtà essenziale, il divino, la creazione, la distribuzione delle energie, i piani dell’essere… la metafisica.
I contenuti sembrano tuttavia provenire da intelligenze di vari livelli. I più alti sono simili ai testi sacri, così che si può ipotizzare che gran parte dei testi rivelati siano arrivati all’uomo proprio per la via medianica.

Gli Gnostici pensavano che si potesse arrivare a Dio non solo con la fede ma anche attraverso la ricerca filosofica, una Conoscenza di Dio alta e simbolica che si pone essa stessa come una via di salvezza e veniva indicata con la parola GNOSI che vuol dire conoscenza del divino, forma di sapere che rende gli uomini migliori, che è essa stessa una ascesi.
Chi si impegnava intellettualmente in questa ricerca era chiamato ‘spirituale’ (o ‘pneumatico’).
La Gnosi è una conoscenza sacra ma anche una via di redenzione, un sapere soprarazionale, acquisibile partendo dalla ragione ma che prende poi vie segrete ed esoteriche, un sapere mistico trasmesso da maestro a iniziato, che si sviluppa non perché c’è un maestro ma perché e quando l’allievo è pronto e si apre da se stesso alla verità. E’ proprio questo atto di autonomia e di appercezione diretta della divinità, che scavalca qualunque mediazione, che la Chiesa ufficiale considera eretico perché essa intende tenere il fedele assoggettato al suo potere in una mediazione perenne.

Jung non ha difficoltà a leggere nella Gnosi lo stesso processo di autoconsapevolezza portato avanti dalla psicoanalisi, tanto che Trevi dirà: “La psicoanalisi è il più autorevole sistema gnostico e salvico del nostro secolo”.
La psicologia del profondo di tipo junghiano ha senso infatti solo se è una via di auto-liberazione. Essa ci mostra che il mondo è una rappresentazione e che noi lo conosciamo in quanto vi proiettiamo delle immagini tratte dall’inconscio, come se il mondo fosse il nostro specchio. Arrivare alla consapevolezza significa ritirare progressivamente queste proiezioni fino alla realtà intrinseca. Sono proiezioni di noi i complessi, le coazioni a ripetere, le corazze caratteriali, le nevrosi, le immagini dell’altro, le maschere, i condizionamenti sociali, le induzioni culturali..
Il processo di guarigione in senso junghiano è un processo di salvezza che tende al proprio Sé, al dispiegamento della propria natura spirituale, integrando il rimosso psichico, sublimando le energie, armonizzando le contrapposizioni.

Lo Gnosticismo restò fino al VII secolo, come primo tentativo di sistematizzare il messaggio cristiano. Produsse un’ampia letteratura che la Chiesa ufficiale distrusse totalmente, quando cambiò le sue premesse e fissò i suoi dogmi, respingendo come eretico tutto ciò che le si opponeva. Lo Gnosticismo fu il primo tentativo del Cristianesimo di darsi una filosofia, ma la Chiesa ufficiale lo negò e lo rimosse dalla civiltà occidentale, finché non emerse in tempi diversi come una fonte mai sopita. Fondandosi su rivelazioni o su tradizioni segrete che si presumeva venissero da Cristo o dai suoi apostoli, gli Gnostici dettero al cristianesimo un’interpretazione trascendente, accessibile ai soli iniziati, una classe di sapienti, gli ‘spirituali’, superiori agli ‘psichici’ (i cristiani comuni che non sono in grado di penetrare il mistero) e gli ‘ilici’ o viscerali, chiusi nella materialità e nell’ateismo. Non sappiamo nulla di come gli Gnostici agissero per stimolare l’evoluzione. Non conosciamo le loro iniziazioni. I padri della Chiesa hanno distrutto tutto. Ma sappiamo che non era una religione per le masse, ma la ricerca fatta da un gruppo selezionato di filosofi.
Oggi sembra che nella Chiesa gli iniziati siano scomparsi e che anche il messaggio che essa manda sia improntato a una bassa materialità.
Ma non si è perdita l’immagine bellissima di Basilide di un universo scandito in più piani vibrazionali, per cui, spostando la frequenza della coscienza, si può passare da un livello all’altro, risalendo verso Dio, un Dio che, misteriosamente, è Tutto ed è in tutto: “Dio è anche nella polvere”, come dicono gli induisti. E “tutto ciò che è in alto è anche in basso”, come diranno gli alchimisti, per cui l’’uomo è un microcosmo strutturato come il macrocosmo.
I 365 livelli simbolici di Basilide si rispecchiano negli 11 livelli vibrazionali della Cabbalah, l’albero delle sephiroth, o nei livelli della fisica quantistica, e presuppongono altrettanti livelli di conoscenza che l’uomo può risalire, come nella Scala di Giacobbe ove gli angeli (energie o stati di coscienza) salgono e scendono. Noi siamo ancorati, per ragioni sconosciute, allo stato di coscienza più basso che corrisponde all’universo materiale, ma alcuni di noi sono nati con le capacità di risalirli e questo è il loro imperativo morale.

E’ veramente curioso che il pensiero rimosso di Basilide emerga dopo 1900 anni nella psiche di Jung nella forma di un dettato automatico. Ciò che la Chiesa terrena aveva distrutto riemergeva nella sua interezza al di là del tempo e dello spazio nella mente di un pensatore svizzero per spingerlo a fare ricerche sullo Gnosticismo.
Pochi anni dopo accadeva un fatto ancora più inquietante: tra il 1947 e il 1956, proprio nel deserto presso il Mar Morto, ebbe luogo il più grande ritrovamento archeologico del ventesimo secolo: i manoscritti di Qumran, una raccolta di testi in lingua ebraica, ritrovati in 11 grotte nel deserto, in una località detta Qumran. Il carbonio 14 ha datato gli scritti ritrovati a un tempo che sta tra il secondo secolo prima di Cristo e il 68 d.C.

In questo luogo e in quel tempo viveva una comunità di ESSENI, che fu attiva fino al 68 d. C. e produsse centinaia di manoscritti, su pelli di capra e di pecora. Essa costituì una delle più antiche comunità di gnostici.
Quando nel 68 d.C. arrivò a Qumran l’esercito romano, essi fuggirono rifugiandosi nella vicina fortezza di Masada, che i Romani assediarono per tre anni. Quando la fortezza alla fine fu presa, i 967 abitanti di Masada, che avevano resistito eroicamente ai Romani, si uccisero tutti piuttosto che arrendersi.
Prima di rifugiarsi nella fortezza, gli Esseni avevano nascosto i manoscritti che costituivano la loro biblioteca in giare poste entro caverne sotterranee. Pensavano di riprenderli quando il pericolo fosse passato ma nessuno di loro tornò e la biblioteca rimase nascosta nel deserto per 1900 anni.

Gli ESSENI erano una comunità ebraica che seguiva una dottrina di ascetismo e purezza. Il loro capo era chiamato Maestro di Giustizia, predicava una vita di povertà lontana dalla ricchezza, accoglieva in parità uomini e donne, che si dividevano i frutti del loro lavoro e cercavano Dio attraverso lo studio e la riflessione dei testi sacri. La comunità di Qumran apparteneva al gruppo degli Esseni, uno dei principali gruppi del giudaismo (altri erano i Sadducei e i Farisei).
Non sappiamo esattamente chi fossero. Il termine aramaico ‘hassaya’ sembra significasse ‘uomo pio’ o ‘guaritore’.
La comunità di Qumran aveva scelto di vivere isolata, separandosi non solo dagli influssi dell’ellenismo e del paganesimo, ma anche dall’ebraismo ufficiale di Gerusalemme, dei sacerdoti, dei Sadducei e dei Farisei, che essi ritenevano non conformi alla Torah ed alla volontà divina e corrotti.
Sembra che gli Esseni aspettassero un Messia o liberatore che doveva condurli ad una guerra santa per riportare il culto del Tempio alla purezza originaria e alla liberazione dal dominio romano e forse pensavano ad un Messia guerriero.

Nel 1947 (il dettato automatico di Jung sullo gnostico Basilide è del 1916 quindi 30 anni precedente) un pastore beduino che cercava una capra smarrita nel deserto vide franare la sabbia e aprirsi un buco e scoprì una grotta sotterranea con delle giare antichissime che contenevano frammenti di pergamena scritti in ebraico e aramaico, avvolti in bende di lino e sigillati col bitume. In seguito furono trovate altre grotte e altre pergamene per un totale di 11 ritrovamenti che portarono alla scoperta di testi perfettamente conservati grazie alla secchezza dei luoghi: 870 fra rotoli interi e frammentati su cui era riportata la più antica Bibbia esistente. Fu una scoperta sensazionale che mise in subbuglio il mondo dei biblisti. Il ritrovamento era eccezionale, perché si trattava della più antica Bibbia mai ritrovata, per tre religioni: il cristianesimo, l’ebraismo e l’islamismo.
C’erano anche dei documenti attribuibili agli stessi membri della comunità degli Esseni, essenziali per comprendere l’ideologia della confraternita, tra cui la ‘Regola della guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre’, poi statuti, regole, ordinamenti…
I rotoli furono immediatamente acquistati dall’università ebraica di Gerusalemme che iniziò una ricostruzione meticolosa e sofisticata dei frammenti usando le strumentazioni più moderne (tecniche della Nasa) e ricorrendo anche al Dna delle bestie usate per le pelli per mettere insieme i frammenti appartenenti alla stessa pelle. Non fu un avvenimento solo storico ma anche politico che mosse i servizi segreti e gli agenti di spionaggio di mezzo mondo, perché i testi ritrovati potevano mostrare le manipolazioni che le tre chiese avevano fatto in epoche successive a fini di solo potere materiale e si temeva quindi per la stessa stabilità e credibilità di tre grandissime religioni. Alcuni testi furono rubati e arrivarono misteriosamente negli Stati Uniti, ma Israele riuscì a riprenderseli con una fitta serie di colpi di spionaggio internazionale. Tutti i documenti furono collocati nel ‘Santuario del Libro ’ del Museo ebraico di Gerusalemme, e affidati a un’équipe internazionale di studiosi, i quali cominciarono a pubblicare piccoli distillati dei frammenti con una lentezza esasperante. Per timore di sabotaggi a causa dei terroristi palestinesi, copie in microfilm dei rotoli furono messe a disposizione di varie istituzioni internazionali con uno stretto vincolo al segreto. Si disse subito che tale segreto era dovuto al timore di sconvolgere le dottrine delle chiese ufficiali; si parlò anche di un complotto del Vaticano per tenere all’oscuro quanto ritrovato. Tuttavia di colpo, contravvenendo a questo obbligo, la Huntington Library di Pasadena, in California, nel 1991 rese pubblici i documenti che doveva custodire, nell’esultanza di quanti accusavano gli studiosi di voler nascondere il pensiero del cristianesimo primitivo.

I manoscritti pubblicati parlano molto degli ideali della comunità di Esseni di Qumran e si ritiene che essi fossero simili ai cristiani primitivi, per cui la dottrina del Cristo non sarebbe stata un apporto originale ma avrebbe ricalcato le loro credenze.
Secondo i rotoli, Gesù sarebbe stato uno dei ‘Maestri di Giustizia’. Predicava la povertà, l’umiltà, l’amore per il prossimo, l’obbedienza alla legge di Mosè, perfezionata nella predicazione, si presentava come il Messia, fu perseguitato e messo a morte, ma risorse per tornare alla fine dei secoli per il giudizio universale.
La maggioranza degli interpreti afferma che la personalità del Cristo è molto forte e si centralizza sul comandamento dell’amore. Alcuni frammenti sembrano essere il più antico Vangelo di Marco conosciuto, di appena 20 anni successivo alla morte del Cristo, quando ancora la sua figura non era ancora stata mitizzata.
Gli Esseni studiavano rigorosamente la Torah, la legge ebraica contenuta nei primi 5 libri della Bibbia. Per essere accolti nella comunità si doveva superare un difficile tirocinio iniziale. La comunità era organizzata in una rigida gerarchia, si veneravano i Maestri, soprattutto il misterioso e carismatico ‘Maestro di giustizia’.
Cristo fu probabilmente un membro della comunità e forse fu un Maestro di Giustizia. Il Vangelo dice che restò lontano dalla sua famiglia per lungo tempo per studiare, poi tornò e iniziò le sue predicazioni e possiamo pensare che abbia compiuto i suoi studi proprio presso questa comunità del deserto.
Gli Esseni parlano di pentimento immediato in vista dell’avvento del regno di Dio, di battesimo nello Spirito Santo, di cena comune, e usano le stesse forme con cui predicherà poi il Cristo. Prima di lui, anche il Giovanni Battista viene considerato vicino agli Esseni.
Lo studioso Eisenman, che ha curato la pubblicazione di alcuni manoscritti, fa molte affermazioni contestate dalla Chiesa, in quanto sembra che nei manoscritti viene detto che Maria ebbe molti figli, che Giacomo era fratello di Cristo e probabilmente capo di una comunità di Esseni, che Cristo aveva avuto due mogli, di cui una era la Maddalena, che aveva avuto dei figli, ed infine che non era morto sulla croce ma era stato drogato per apparire come morto ma era poi andato in India. La Chiesa naturalmente nega tutto questo, in quanto nel corso di duemila anni, ha codificato in forma fissa non solo i dogmi e la dottrina ma anche la figura e la storia del Cristo, per cui si oppone ferocemente a qualsiasi variazione di ciò che ha fissato per i fedeli.

I frammenti che furono ritrovati nel 1945, a Nag Hammadi, nel deserto egiziano, a 60 km da Luxor, da due contadini, riportano proprio uno dei più antichi pensieri della GNOSI. Una giara d’argilla conteneva un rotolo di lino cerato e bitumato con 50 manoscritti in lingua copta, che formavano una intera biblioteca, di essa si erano salvate 1350 pagine.
Nei manoscritti compare il VANGELO DI TOMMASO, detto quinto vangelo, che è il Vangelo più antico che sia mai stato ritrovato. Una parte di esso si distacca dai Vangeli canonici e disegna una figura del Cristo molto diversa da quella tradizionale, un Cristo che vince la forza del male attraverso la conoscenza. La lingua dei codici è il copto, una lingua poco diffusa in Egitto che riporta a gruppi ristretti di eruditi.
I codici di Nag Hammadi costituiscono una preziosa biblioteca del pensiero gnostico.

Sempre in Egitto, a Ossirinco, dal 1897 erano stati ritrovati dei papiri con frasi in greco relative al Vangelo di Tommaso. Il Cristo vi appare con caratteri simili a quelli del Buddhismo, Induismo e Sufismo e incita a cercare la divinità dentro di noi con una speculazione mistica su Dio simile a quella dello Gnosticismo.
Gli Gnostici si sviluppano soprattutto nel secondo e nel terzo secolo d. C. erano gruppi di adepti riuniti attorno a un maestro per apprendere una dottrina segreta a carattere esoterico relativa al divino. I principali maestri furono Valentino, Marcione e Basilide. Essi strutturano una dottrina filosofica molto elaborata che mostra la realtà come teatro di lotta tra due energie opposte, Bene e Male; Dio è Luce suprema; il mondo materiale è dominio del Male; la fonte dell’essere si irradia secondo livelli diversi che vanno dal Dio alla materia, dalla luce più alta al grado più basso di oscurità secondo una gerarchia al cui vertice sta Dio, inconoscibile e trascendente, da cui emanano le energie divine secondarie che via via si allontanano. (Plotino riprenderà questa dottrina delle emanazioni).
A un capo di questo universo sta la prima intelligenza che è il Demiurgo o PLEROMA, creatore del mondo; all’estremo inferiore si trova la materia, in cui permane una scintilla divina che permette di risalire ai livelli superiori. Il corpo è il carcere dell’anima (platonismo) e l’anima è una particella divina che deve attuare la propria liberazione.. Nella condizione attuale l’uomo è materia oscurata e addormentata, che ha dimenticato la sua natura e il suo compito ma Alcuni uomini possiedono un corpo astrale, che può risalire una dopo l’altra i livelli vibrazionali, purificandosi progressivamente
La GNOSI è la conoscenza superiore che libera l’anima, stimola una ricerca spirituale, permette di vedere le cose sacre, porta a Dio e illumina l’uomo materiale così da farlo gradatamente uscire dal proprio livello inferiore. Non tutti riescono a fare questa liberazione, solo alcuni eletti, detti ‘spirituali’. L’illuminazione salvica è l’ascesi con cui l’uomo si libera progressivamente dai legami inferiori.
Sono termini gnostici: annoia = possibilità latente di conoscenza; gnosi = conoscenza del divino; agnosia = ignoranza del divino; pleroma = totalità divina; naas=serpente vitale del mondo, onda di energia o corso di acqua viva che pervade tutto; hieròs gàmos = nozze sacre, unione delle valenze energetiche opposte; protanthropos = padre dell’uomo spirituale ovvero scintilla del sacro che, come l’atman, è celata nell’uomo, sepolta nella materia come in un cadavere; hybris razionalista = spinta mentale che porta l’uomo a realizzarsi nel materiale perdendo lo slancio dello spirito.

Gli Gnostici furono stroncati dalla Chiesa, ma molti dei loro motivi ispiratori sopravvissero nei secoli, riapparendo in tempi successivi, nella riforma protestante, per esempio, in cui solo Dio salva e non la Chiesa, o nella rivoluzione francese che ripropone su piano politico l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge e nei loro diritti fondamentali, nel marxismo col suo attacco alla proprietà privata, fino ai giorni nostri con la liberazione progressiva dei chakra delle tecniche buddiste o induiste in Occidente.
Essi credevano che al momento della morte sopraggiungessero forze oscure pronte a immettere l’anima in un altro corpo, legandolo di nuovo al mondo materiale e che queste forze potevano essere esorcizzate con riti e preghiere, in modo analogo al Lamaismo tibetano.
La Chiesa ufficiale attaccò gli gnostici diffamandoli con dicerie incredibili, per esempio dicendo che disprezzavano il matrimonio e la procreazione. Ma nel Vangelo di Filippo ciò non risulta, perché si dice: “Grande è il mistero del matrimonio! Senza di esso non ci sarebbe il mondo”. Addirittura il matrimonio terreno è visto come l’immagine sensibile del matrimonio spirituale e si dice che l’unione carnale priva di unione spirituale è simile alla prostituzione. La sessualità, tanto colpevolizzata dalla Chiesa, è invece vista bene dagli Gnostici che le uniscono all’amore e la vedevano come uno dei modi per realizzare l’unione spirituale, ma anche questo punto venne eliminato dalla dottrina della Chiesa.

Nei primi secoli erano in molti a pensare che la dottrina di Gesù non fosse solo quella dei quattro Vangeli tradizionali, riconosciuti dalla Chiesa come ispirati, ma anche quella contenuta nei Vangeli apocrifi (non riconosciuti) che hanno spesso un carattere esoterico. Secondo gli gnostici, i Vangeli canonici sono essoterici, cioè rivolti al popolo, mentre altre tradizioni sul Cristo sono esoteriche, cioè contengono una dottrina segreta destinata a pochi eletti. Questi testi sono: ‘La Sofia di Gesù Cristo’, ‘Il Vangelo apocrifo di Giovanni’, ‘Il Vangelo di Tommaso’ ecc.
Per quanto la Chiesa ufficiale abbia fatto di tutto per distruggerli, caratteri gnostici confluirono nelle dottrine di gruppi religiosi successivi, in età medievale, come i Bogomili o i Catari e la Chiesa combatté anche questi per un monopolio di interpretazione che diventava potestà politica.
Nell’Umanesimo e nel Rinascimento si parla di nuovo degli gnostici grazie a Marsilio Ficino e al ritrovamento nel 1463 del famoso ‘Corpus Hermeticum’ di cui molto si parla in alchimia.
Rivendicheranno caratteri gnostici gli studiosi dell’alchimia, della cabala, della teosofia del 1800. Se ne riparlerà nell’esistenzialismo e nella ricerca fatta da Jung.
Jung apprezza la loro visione dualistica, come se si fossero confrontati con le immagini dell’inconscio collettivo in un’opera visionaria e numinosa. In loro troviamo molti elementi junghiani: la sintesi tra maschile e femminile, le energie complementari che devono integrarsi, l’ascesi attraverso la conoscenza.
Il Dio degli gnostici unisce valenza femminile e maschile, è insieme Padre e Madre. Questa doppia valenza scompare nel maschilismo della Chiesa ufficiale per riapparire fugacemente in Papa Luciani, nella sua affermazione, che destò molto scalpore, che Dio è Madre.

La visione paritaria del divino si riverberava naturalmente nella società gnostica in una concezione paritaria tra uomo e donna, senza discrimini sessuali, per cui nelle loro comunità anche le donne avevano diritto al sacerdozio e potevano esercitare il potere politico. Ma anche questa parità scomparve nella visione maschilista della Chiesa di Roma che riprese l’ordinamento sociale romano, ereditando i suoi principi gerarchici, patriarcali e maschilisti, che emarginarono le donne dal potere e dal sacro e imposero un Dio tutto al maschile (persino nella Trinità è assente qualsiasi valenza femminile).

Sparì il dualismo, e anche la parità tra maschile e femminile, la donna fu emarginata dai luoghi del potere e dalla spiritualità, relegata in posizione subordinata e fino al 1300 addirittura privata del riconoscimento dell’anima. Ogni valenza femminile fu eliminata dall’Olimpo religioso cristiano, insieme all’amore sessuale e alla natura, e si consolidò una delle poche religioni al mondo rigorosamente al maschile (Padre, Figlio e Spirito Santo); lo Spirito Santo riempì il vuoto lasciato dall’abolizione dei valori femminili. La Chiesa cristiana tradì dunque ogni modalità del femminile, con conseguenze sociali enormi sulla storia dell’Occidente, dei suoi costumi, del suo pensiero, della politica e della gerarchia dei valori, riducendo le risorse umane a una sola metà del cielo. La Chiesa cattolica negò alle donne non solo l’accesso al sacro, ma anche la guida dei fedeli, tradendo la sua missione che era quella di camminare nel luogo dello Spirito e non del Potere mondano, dell’unione e non della divisione. Ancor oggi il delitto che la Chiesa perdona meno e contro cui scaglia scomuniche, il delitto più grave anche della pedofilia, è l’apertura alle donne al sacerdozio. La pedofilia è perdonata, l’apertura al femminile non lo è. L’esclusione del femminile è uno dei caratteri dell’Occidente cristiano e ancor oggi ne paghiamo le conseguenze.
Papa Giovanni predisse l’avvento di un’era delle donne, intendendo che il mondo si sarebbe salvato solo se avesse riattivato in sé i valori del femminile: la cura e la conservazione della vita e della Terra, contro il dominio, lo sfruttamento e l’arbitrio, che sono le cattive valenze del maschile quando si coniuga alla prevaricazione. Simile fu il pensiero di Papa Luciani, che però morì in circostanze oscure e dopo di lui il suo messaggio fu represso e dimenticato. Eppure il Cristianesimo nacque e si diffuse soprattutto come movimento delle donne che nel messaggio evangelico si erano sintonizzate sui valori femminili dell’amore e della compassione e nella sua fede avevano sognato un nuovo riscatto. Ma nei primi secoli dopo Cristo ogni comunità cristiana affrontò a modo suo il ruolo della donna. La setta fondata da Paolo di Tarso riprodusse i pregiudizi ebraici e romani, rifacendosi all’Antico Testamento, che delineava una situazione maschilista patriarcale; le comunità gnostiche invece avevano riabilitato la donna come persona di pari grado.
San Paolo, detto anche ‘il 13° apostolo’, aveva una netta posizione misogina e dice chiaramente: “Non permetto alla donna di insegnare, né di avere autorità sull’uomo, essa può stare solo in silenzio. Adamo, infatti, fu creato per primo e poi Eva. Non fu Adamo a essere sedotto, ma fu la donna a essere sedotta dalla trasgressione”. Per Paolo la donna non ha lo stesso valore dell’uomo, perché Eva si lasciò sedurre dal diavolo, trascinando l’uomo nel peccato, essa è la tentatrice per eccellenza e la prima allieva di Satana.
Tertulliano definirà la donna “porta del demonio” e chiederà che porti il velo. Similmente San Gerolamo la chiama “strumento del diavolo”. Invece nel Vangelo apocrifo di Tommaso (gnostico), a Pietro che dice: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita” Gesù ribatte: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a noi maschi. Poiché ogni femmina che si fa uomo (cioè persona), entrerà nel regno dei cieli”. Secondo gli gnostici, Gesù rompe con la tradizione, affermando per la prima volta la totale uguaglianza tra uomo e donna, ma la Chiesa vincente tradisce in seguito questo mandato, ristabilendo la tradizione, e dalla sua scelta discriminante derivano poi posizioni dure odierne come l’indissolubilità del matrimonio e il divieto dell’aborto.

Le comunità gnostiche rifiutano l’Antico Testamento per l’ideologia reazionaria che vi si rappresenta e riaffermano in modo forte il ruolo della donna nella comunità, attribuendo uno dei principali Vangeli proprio a una donna, Maria Maddalena. Gli Gnostici disprezzano Paolo, chiamandolo “l’uomo della menzogna” e gli contrappongono Giacomo, Maestro di Giustizia; dicono che Paolo era capo di una comunità di Esseni, che era stata espulsa come eretica. Gli gnostici invece intendevano mantenersi fedeli alla tradizione pura degli Esseni che è quella del Cristo.
Come vi è una sessualità maschile e femminile, così vi è uno psichismo maschile e uno femminile, ma la cultura occidentale non accetta questa distinzione né accetta che vi sia complementarietà, perché è nata da tre matrici: l’immaginario greco, quello ebraico e quello cristiano, tutte al maschile. Il pensiero di Jung invece si avvicina al pensiero orientale, più rispettoso, almeno in teoria, dei due aspetti dell’energia.

Jung apprezza gli gnostici, trova nei loro concetti straordinarie affinità con le visioni dei mistici medievali, i simboli dell’Oriente e il patrimonio spirituale dell’inconscio. Studia lo gnosticismo dei primi secoli e insieme la filosofia naturalistica del Medioevo, che vede Dio come un enorme spirito vitale immanente, insito in tutte le cose , contro la trascendenza cristiana.
Basandomi sui simboli cristiani, gnostici e alchemici del Sé, ho cercato di far luce sulla trasformazione della psiche all’interno dell’eone cristiano”.

I Sermoni non sono di facile lettura, ma è facile vedere che contengono in sintesi il pensiero di Basilide e il futuro pensiero di Jung, come se l’uno confluisse nell’altro. Vi ritroviamo la dualità degli opposti, il principio di individuazione, il Sé, le qualità di Dio, la comunione con la natura, il concetto di ascesi…il concetto di Dio come ABRAXAS, spiritualità contrapposta alla materia: “Questo è il solo Dio che l’uomo deve pregare / La preghiera cresce la luce delle stelle / getta un ponte sopra la morte/prepara la vita per il mondo più piccolo / e lenisce i desideri senza speranza del mondo più grande”.

Il testo finisce con un anagramma: NAHTRIHECCUNDE
GAHINNEVERAHTUNIN
ZEHGESSURKLACH
ZUNNUS
ma Jung non spiegò mai che cosa significasse.

..
http://masadaweb.org

Related Tags:
Previous Topic:
Next Topic:

3 Comments for “JUNG 4-11. LA SCRITTURA AUTOMATICA – I SETTE SERMONI DEI MORTI”

  • Marisa says:

    Ho scoperto da poco questo blog e ti faccio i miei più vivi complimenti.
    Finalmente scopro un vero amore per Jung e un’appassionata lettura del suo pensiero, senza derive troppo semplicistiche e senza appiattimenti.
    Vorrei avere il tuo libro. Come si fa? E’ possibile ordinarlo via internet ?

    • vivianavivarelli says:

      Cara Marisa,
      molti mi scrivono come te esprimendo il desiderio di comprare il mio libro ma devo deluderli. Al momento questo libro, a cui lavoro ormai da 20 anni, mi ha fatto da supporto per i miei corsi a Bologna, circola in alcune centinaia di copie in dispense nelle mani dei miei allievi ed è stato in parte pubblicato gratuitamente sul mio blog http://masadaweb.org e su fuoriradio, ma per la quinta e ultima parte è ancora ‘work in progress’ e sarà pubblicato ancora gratuitamente sul web, quando farò l’ultimo corso, e se lo farò, a partire da ottobre, sempre a Bologna.
      Purtroppo la parte relativa all’alchimia non è facilmante divulgabile e su questa ricerca Jung è più ermetico che mai così che non sono mai contenta dei risultati.
      Al momento non si danno altre opzioni che i corsi e il web. Io non ho i capitali necessari per pubblicare il mio libro in copia cartacea (tanto più che sarebbero 700 pagine fitte) e non ho chiavi sufficienti per entrare nel settore editoriale per cui…. ci si deve accontentare di un grande lavoro fatto ‘amoris causa’.
      Al momento, dopo 20 anni di insegnamento in questo campo, penso di avere avuto già più lettori della media di qualsiasi libro su Jung e sono sempre disponibile per le tantissime lettere che mi giungono ogni giorno per farmi domande o per raccontarmi storie, esperienze o sogni. Anche questa è un’attività a cui mi predispongo lietamente e che mi fa sentire utile a qualcosa.
      Molti cari saluti e ringraziamenti
      viviana

  • Marisa says:

    Vuol dire che cercherò di seguire attraverso il blog i tuoi interventi. Sono sicura che Jung è contento anche così, anzi sai bene come fosse restio a qualsiasi ufficializzazione e diceva che era contento di essere Jung perchè così non doveva diventare uno “junghiano”…
    Io sono uscita, dopo 30 anni di dedizione dalle società ufficiali e sono contenta di aver scoperto il tuo lavoro. Ti assicuro (ma credo che tu lo sappia benissimo) che più si è nelle società ufficiali, meno si riconosce Jung come maestro. Si sente quasi solo parlare di Bion e dei neofreudiani, quasi come se ci si dovesse vergognare di Jung o lo si cita solo in modo superficiale e si ha l’impressione che non lo abbiano nemmeno letto seriamente. Parli giustamente della difficoltà di approfondire il suo pensiero sull’Alchimia. Io mi ci sono confrontata per anni, ma ora sembra che non interessi veramente a nessuno, se non -ed è ancora peggio- a quelle pseudoscuole alla rizapsicosomatica che lo banalizzano …


Leave a Comment

Della stessa categoria

JACQUES PREVERT
JACQUES PREVERT

MASADA n° 1490 13/10/2013 JACQUES PREVERT [Read More]

GRAFOLOGIA

MASADA N° 1476 – 27/7/2013 GRAFOLOGIA [Read More]

LA COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 4
LA COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 4

MASADA N° 1471 13-6-2013 Colloqui di lavoro – Lo sguardo – Pensa positivo! – L’effetto specchio – Asimmetrie [Read More]

COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 3
COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 3

MASADA n° 1470 Come si saluta – I gesti nel mondo - Posizioni delle gambe e dei piedi – Le mani – I gesti delle [Read More]

CNV – LA COMUNICAZIONE NON VERBALE – LEZIONE 2
CNV – LA COMUNICAZIONE NON VERBALE – LEZIONE 2

MASADA n° 1468 2-52013. CNV - LA COMUNICAZIONE NON VERBALE - LEZIONE 2 [Read More]

Who's Online

  • 0 Members.
  • 8 Guests.

Adv

Newsletter

RSS Il Fatto Quotidiano