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Saturday November 18th 2017

PARAPSICOLOGIA. LEZIONE 3. TELEPATIA. Parte prima


(Appunti di un corso tenuto dalla prof. Viviana Vivarelli)

TELEPATIA

La vita ha il potere di manifestarsi alla vita
( Meyers)

La parapsicologia è quella disciplina che studia i fenomeni PSI, fenomeni cioè che fanno pensare a forme di interazione uomo universo non collegabili alle vie sensoriali ordinarie per ora non riconducibili a scienza.
Da téle=lontano e pàthema=stato d’animo, telepatia vuole dire partecipazione a distanza di un sentimento o di una sensazione o di una immagine, o meglio ancora condivisione di un contenuto mentale, al di fuori delle coordinate classiche di tempo, spazio, e causa.

I fenomeni parapsicologici vengono detti PSI, dalla prima sillaba di psiché=anima o psiche.
Ci sono fenomeni PSI ‘cognitivi’ che sono detti ESP, Percezioni Extra Sensoriali, relativi al conoscere, e fenomeni PSI motori o ‘cinetici’ che sono detti PK, da Psiché=anima e Kinesis=movimento, in cui con la forza della mente è possibile far muovere oggetti inanimati.
I fenomeni Psi cognitivi comprendono telepatia e chiaroveggenza, ma potremmo pensare che la telepatia, in senso lato, comprenda anche la chiaroveggenza.

La telepatia può riguardare informazioni di ogni tipo, parole, numeri, colori, emozioni, sentimenti, sensazioni, percezioni, immagini, scene, film… senza l’uso dei 5 sensi ordinari. Può manifestarsi a ogni livello di una ampia scala di realtà: sogno, visualizzazione, flash rapido a livello mentale, somatizzazione, percezione esterna, visione, allucinazione, oggetto creduto reale, persona che sembra viva e vera e addirittura comunica con noi, ci parla o ci risponde…..

Un caso famoso riguarda uno dei più grandi sensitivi del 1700, lo svedese Swedenborg.
Swedenborg fu un grande scienziato, uomo di vasta cultura, architetto, ingegnere, astronomo, fisico… molto noto a tutte le corti europee e agli studiosi. Alla metà della sua vita, in un giorno di Pasqua, ebbe delle apparizioni che cambiarono la sua vita. La sua mente, che aveva sempre attivato la parte sinistra o razionale, improvvisamente si aprì alla sua parte destra o intuitiva e Swedenborg divenne un veggente.
A 74 anni Swedenborg era ad Amsterdam con degli amici in un salotto, di colpo si assentò e il suo viso prese un’espressione atterrita, quando si riebbe raccontò di aver visto lo zar Pietro III che veniva strangolato in prigione. Gli amici restarono esterefatti, la notizia sembrava del tutto assurda e priva di fondamento, ma essa venne confermata alcuni giorni dopo da un corriere e la cosa destò grande clamore.
Il grande filosofo Immanuel Kant fu colpito della personalità di Swedenborg e pubblicò su di lui il libro “Sogni di un visionario”, dove narrò di un altro episodio di veggenza rimasto celebre: l’incendio di Stoccolma.
Swedenborg si trovava a Göteborg, a 400 km da Stoccolma, ospite di amici; alle sei di un pomeriggio divenne pallido e ansioso e agli astanti increduli cominciò a narrare con grande agitazione che in quel momento era scoppiato a Stoccolma un incendio violento che stava allargandosi verso la sua casa. Dette molti dettagli di questo incendio attraverso due lunghissime ore, seguendo il dilagare dell’incendio, casa per casa e strada per strada, come se ne vedesse tutte le fasi; infine disse che l’incendio era stato domato tre porte prima di casa sua. Il giorno dopo il governatore volle risentire da lui questa storia che si era propagata per tutta la città destando grande scalpore, anche per la notorietà di Swedenborg. Due giorni dopo arrivò una staffetta da Stoccolma con notizie che confermarono in tutto e per tutto quanto egli aveva raccontato.

Questo caso illustra quel tipo di chiaroveggenza, che si chiama “conoscenza diretta“, come se la mente umana potesse funzionare come un televisore o captatore di immagini, o come un recettore emozionale di eventi che possono essere indifferentemente nel passato (retrocognizione), nel futuro (precognizione), o nel presente in relazione a un altro luogo o soggetto lontano secondo una condivisione psichica.
Potremmo definire la telepatia, come un flash di consapevolezza comune, interiorizzata spesso con caratteri molto realistici e coinvolgenti.
La domanda è: quali condizioni si accompagnano a questa esperienza?
Quali sono gli elementi facilitanti?

La sensitività è la capacità della mente umana di attivarsi su un altro tipo di onde, un lavoro metaelettrico del cervello, non ancora individuato, che ci collega a un piano di partecipazione unitaria dell’essere, indipendente dalle apparenti distinzioni spazio-tempo-causa, vita-morte, io-tu.
La telepatia testimonia la tendenza all’unione di due energie che si vivono come una sola, tendenza che può persistere mentalmente tra: gemelli, madre-figlio, consanguinei, persone legate da grande amore o da grande amicizia, affini psichici, persone che hanno avuto forti esperienze simili, e, forse, persone legate in modo kahrmico…. oppure la telepatia può essere la partecipazione a un evento traumatico che avviene lontano da noi e coinvolge persone che nemmeno conosciamo ma che sembra irradiarsi tutt’attorno come un’onda a cui partecipiamo rimanendo coinvolti come testimoni gratuiti.

I fattori della telepatia sono: chi trasmette l’informazione, chi riceve, il possibile legame tra di loro o la particolarità dell’evento stesso.
In genere questa speciale conoscenza partecipata in tempo reale può aversi in situazioni di grande legame affettivo, per esempio la madre che “vede” il pericolo che il figlio sta correndo in un luogo lontano o “sente” la sua angoscia, o la persona che “avverte” in forma simbolica o diretta la morte di un congiunto. Ma vi sono esempi di trasmissione telepatica di eventi catastrofici a soggetti che non sembrano avere nessun legame con chi la riceve. Questi contatti possono avvenire in sogno, del resto il 50% degli eventi paranormali avviene in sogno, perché, quando dormiamo, la mente pensante stacca, e si apre la mente recettiva, che è, chiaramente, lo stato più frequente e facile di modificazione di coscienza, con mutamento dell’attività anche elettrica del cervello.
I Tibetani chiamano il sogno “Il risveglio”, dicono che c’è “un piccolo risveglio” che rappresenta il sognare poco rappresentativo e “il grande risveglio” che è una vera apertura dimensionale, un varco in un altro livello della realtà o l’affioramento a una realtà che si distende non in spazi e tempi ordinari ma in relazioni di senso. Una realtà ‘sincronica’, come diceva Jung, e non causale.

I Greci avevano templi oracolari dove i messaggi terapeutici, diagnostici o predicativi arrivavano nel sogno, vere fabbriche dei sogni come l’Anfiarao di Oropo o il tempio di Epidauro.
Il sommo sacerdote era medico e psicoterapeuta, conosceva la ierobotanica, o scienza delle piante sacre, specie quelle come l’oppio e la canapa indiana, che stimolano sogni intensi e allucinatori, sogni che vengono ricercati da molti popoli antichi (indiani d’America, Toltechi ecc.). Le pozioni o i fumi delle piante sacre evocavano visioni profetiche o risvegliavano facoltà divinatorie. L’arte di interpretare i sogni era un’abilità molto rispettata. Nella magia Tolteca come in tutte le culture sciamaniche il sognare è la via che apre ad altri livelli di realtà, ad altre forme dell’essere e ad altri tipi di comunicazione. Don Juan, il presunto mago tolteco dei libri di Castaneda, impegna molta della sua attività nell’arte di guidare i sogni, e di riportare a questo stato di coscienza i loro contenuti.

Ma vi sono eventi che sembrano avere di per sé l’energia sufficiente a irradiare conoscenza. In particolare gli eventi catastrofici hanno una forza di trasmissione così potente da essere recepiti o ‘partecipati’, da sensitivi, per lo più nella condizione del sogno, o in certi casi anche durante lo stato di veglia.
Poiché sappiamo che più di un messaggio al cervello non arriva e che, se teniamo occupato il passaggio con pensieri interni, difficilmente avremo l’ingresso di altri messaggi, la prima tecnica che si può apprendere è di imparare a non pensare, di sospendere l’attività cerebrale pensante raggiungendo quella che i tibetani chiamano vacuità, non solo questi bevi istanti sono terapeutici perché pensare continuamente fa male, porta a una specie di asfissia psichica, amplificando tutte le nostre tensioni, ma perché sospendere il pensare inibisce momentaneamente l’emisfero sinistro e facilita l’apertura di quello destro, più ampio e relazionato, capace di pensiero globale e non egocentrato.
L’attività dell’emisfero sinistro o logico può essere claustrofobica e ripetitiva, crea le proprie ossessioni, continua a elaborare il vecchio.
La mente destra riesce meglio ad evadere dal circuito chiuso del pensiero ripetitivo e si apre a spazi incredibilmente più ampi, che esulano dalla nostra scatola logica o esperienziale.

Per questo sono interessanti tutte le tecniche che attivano la mente destra, intuitiva o parapsichica, e insegnano a staccare la mente sinistra, logica o verbalizzata. Le vie sono moltissime e possono essere provate in modo morbido e graduale, non traumatizzante, come un esercizio dolce che ci apre a poco a poco: arte, musica, poesia, pittura, gioco, danza, amore, sesso, rilassamento, yoga, training autogeno, tai chi, preghiera, zen, mantra, mandala….
Al limite può essere utile anche un lavoro ripetitivo e manuale, come lavare i piatti o stirare, anche banali attività ripetute quotidianamente in modo automatico possono far scattare situazioni estatiche o effetti telepatici, anche lo stato di assopimento durante un viaggio in treno o in auto come passeggero.
Non si deve credere che occorrano mezzi speciali per avere effetti speciali a volte essi si producono per il solo fatto di staccare la mente pensante e di aprire l’altra mente, che appare come un’orbita più esterna, sempre presente, a cui si può accedere in modo inavvertito.
C’è un sottilissimo salto che può avvenire semplicemente perché sei in pausa di pensiero, vuoto di contenuti mentali e dunque aperto al nuovo che arriva.

Se la tua mente destra si apre e non ci sono gli impedienti della mente pensante, qualcosa arriva, ma ci sono eventi che per loro forza intrinseca possono arrivare con maggiore impatto e sono quelli catastrofici, connessi alla morte.
L’evento morte è il salto di coscienza più grande che conosciamo e probabilmente, a un altro livello di energia, possiede un impatto così forte, una sfera di radianza tale da saltare spazio e tempo e da includere soggetti ad esso estranei. Un fotone (unità di luce) non ha massa, dunque per un fotone non c’è tempo. Dal punto di vista di una realtà fotonica, il mondo è un flash di luce istantanea e totale.

Quando abbiamo sogni paranormali, essi si presentano dotati di un’alta valenza emotiva e persistono nella memoria spesso per tutta la vita, come fossero eventi traumatici accaduti nella realtà tangibile.
A volte gli eventi sono trasmessi nella loro veridicità, a volte attraverso immagini simboliche. Pensiamo che anche la veste simbolica sia uno dei linguaggi della inclusione telepatica.

SOGNI DI FRANCA

L’AEREO CHE CADE

Franca ha una buona sensitività naturale che ha poi esercitato in vario modo. Racconta:
Era un periodo particolarmente tragico per gli aerei……Nel sogno non ero una figura particolare, ero come una mente osservante senza corpo. L’interno del mezzo era però come l’interno di un aereo normale: lunghe file di sedili occupati da persone con la cintura allacciata che guardavano fuori dal finestrino. L’umore era festoso come quando si parte per una bella vacanza. All’improvviso l’aereo si inclinò paurosamente, si udirono grida, oggetti caddero, e contemporaneamente la sensazione di gioia venne cancellata da quella di terrificante certezza che la vita da lì a poco sarebbe cessata di colpo, ci fu un vorticare di pensieri: passato, presente, terrore della morte imminente si mescolarono tumultuosamente. Improvvisamente mi sentii catapultare fuori da questo caotico ambiente e mi trovai sospesa, ferma sul nulla, al di sopra di sconfinate boscaglie a osservare stupita da lontano un cilindro argenteo che scendeva in verticale e a contatto con la boscaglia esplodeva con grande bagliore.
Al risveglio la sensazione di terribile angoscia non mi aveva ancora abbandonato. Ho cominciato a cercare notizie sui giornali per eventuali riscontri, alla fine ho trovato che un Tupolev delle linee russe sembrava essersi dileguato in volo. Alcuni giorni dopo è comparsa la notizia che l’aereo viaggiava ad altissime quote, è precipitato in verticale sulla taiga ed è esploso a contatto col suolo. Nessun superstite. Era la primavera del ’96.
Non dimenticherò mai cosa si prova a un passo dalla morte.

IL VOLO DEL FALCO

Nel gennaio del ‘97 per un mese sono stata perseguitata da un’angosciante sensazione, la stessa che ha preceduto sempre la morte di qualche persona che conosco. La sera del 21 ho avvertito la brutale sensazione di dover dormire, la definisco brutale perché sentivo che, se non fossi andata a dormire, avrei aggredito chi me lo impediva, una cosa che non mi capita quasi mai.
Ho sognato che mi trovavo in compagnia di qualcuno a passeggio nei campi, alla mia sinistra c’era un filare di vecchie viti e su un palchetto c’era un falco. Ho esultato di stupore e ammirazione perché amo molto i falchi. Mentre lo additavo alla persona che era con me, un gruppo di cornacchie sui filari di vite si è levato in volo. Il falco, fulmineo, ne ha puntato una a caso e con gli artigli le ha squarciato il petto. La povera cornacchia è morta sul colpo ed è rimasta inerte fra gli artigli del falco. La cosa è stata cruenta, però non ho sentito avversione per la durezza del falco, era come se fosse il suo lavoro, uno doveva prendere e uno ha preso.
La mattina dopo, andando al lavoro, ho visto sulla mia destra, su un filare di viti identico a quello del sogno, un falchetto e la sensazione di stupore a mi ha di colpo rammentato il sogno.
Nel pomeriggio, una mia collega è venuta trafelata in ufficio a dirci che un mio collega, che da mesi non vedevano, perché la fabbrica era ferma, era morto di colpo.
Il giorno prima la ragazza con cui conviveva si era suicidata. Avevano litigato e lei si è presa un tubetto di compresse e, nel pomeriggio, lui l’ha trovata morta. Mentre chiamava qualcuno per aiuto, sulla porta, ha avuto un blocco respiratorio e anche lui è morto, forse il dolore, il senso di colpa e chissà cosa lo hanno stroncato.
Mentre andavo al suo funerale a Ferrara, ho visto ben tre falchetti lungo le reti di recinzione dell’autostrada

Questo è ciò che Jung chiamava ‘sincronicità’, cioè un simbolo della realtà interiore si ripresenta nel mondo reale. Cioè si incontra la stessa cosa a più livelli.
Jung sognò il suo spirito guida con le ali verde-azzurre del martin pescatore (simbolo della fedeltà dell’anima al corpo) la mattina dopo trovò nel suo giardino che dava sul lago un martin pescatore morto, fatto comunque inusuale in quel luogo.
Continuiamo con Franca.

UNA NOTTE IN SPAGNA

A fine luglio ero in vacanza in Spagna, al mare. Ho sognato che in terra c’erano sparpagliate tante monete straniere, ne ho riempite le mani e mi venivano consegnati anche dei fogli arrotolati come la mappa di un tesoro; avevo una sensazione di grande fortuna.
Alcuni giorni dopo sulla spiaggia ho trovato realmente una manciata di monete spagnole di varie pezzature, tante da riempirmene una mano, il valore era di circa 35.000 lire. (premonizione).
La vacanza stava per finire quando ho sognato un bellissimo cane zoppo che cercava disperatamente il suo padrone. Al pensiero di quella povera bestiola infelice sono stata male e al risveglio avevo un dolore infinito.
Il giorno dopo, al rientro in Italia, mi attendeva la notizia che un mio zio carissimo era morto, avevano cercato di avvisarmi per il funerale ma ero in viaggio, mi ha lasciato in eredità 30 milioni. Lo zio faticava a girare per via di una gamba che gli doleva da anni. Era morto la stessa notte in cui sognavo quel cane solo e disperato.

A volte la comunicazione sembra avvenire tra viventi e defunti.

Su Swedenborg Kant riferisce quest’altro episodio: una signora svedese era rimasta vedova e un orefice le richiese il pagamento per un servizio d’argento ordinato dal marito, la signora era convinta che il costoso servizio fosse già stato pagato dal marito ma non era in grado di trovare la ricevuta e questo pagamento la metteva in ambascia. Chiese allora a Swedenborg di comunicare col marito defunto. Egli lo fece e disse che la ricevuta stava in un certo mobile della casa, si era già guardato in quella direzione ma inutilmente. Allora Swedenborg spiegò, guidato dal defunto, che c’era un cassetto segreto sul lato sinistro del mobile dove si sarebbe trovata la ricevuta insieme ad altri documenti. E così fu.

DATI STORICI

La telepatia è stata uno dei primi oggetti della parapsicologia. Questa nasce nel 1882 con la famosa Society Psichical Research inglese. All’inizio degli anni ’30, nel Nord Carolina, abbiamo una università che fonda un laboratorio parapsicologico dove si lavora per decenni sotto la guida di J.B. Rhine, e altri istituti di ricerca si aprono presso altre università. All’università di Leningrado abbiamo il fisiologo Leonid Vallisiliev che chiama la telepatia ‘bioinformazione’, informazione della vita.
La scienza studia ciò che avviene nel mondo fenomenico, quello che Schopenhauer chiamava ‘die Vorstellung’, il mondo della rappresentazione, dell’apparire, ovvero di ciò che si situa nelle coordinate tempo, spazio, causa. Ma la realtà è molto più ampia e misteriosa. Il mondo dell’essere ingloba il mondo dell’apparire e a volte lo contraddice. La realtà unisce fenomeni materiali, sogni, visioni, sensazioni, illusioni…manifestazioni a più livelli.

SINTONIZZAZIONI

C’è una telepatia spontanea che si attiva per messaggi inquietanti legati alla morte, al pericolo grave, alla malattia (60%), poi c’è una telepatia che si attiva per piccole cose, una fatta per gioco, un fatta per esperimento.

*I miei primi esperimenti di telepatia risalgono a quando avevo poco più di 20 anni. Oltre a studiare, lavoravo all’Enalotto tre giorni la settimana, e uno dei miei colleghi era un giovane molto semplice e un po’ anomalo; pur essendo intelligente era troppo buono rispetto agli altri e quasi incapace di usare malizia o infingimento, fatto che lo rendeva sprovveduto di fronte agli scherzi dei compagni. Aveva molta simpatia per me e così nel tempo libero parlavamo volentieri di interessi comuni. Quando ci venne in mente di provare se c’era della telepatia tra noi, inventammo una tecnica molto semplice. Alle dieci di sera lui avrebbe pensato una figura che aveva anche disegnato. Io a casa avrei fatto il vuoto mentale e avrei guardato nella mente se vedevo qualcosa disegnando a mia volta ciò che compariva.
La prima sera tutto andò bene, lui disegnò una spirale molto fitta aperta al centro, io disegnai una ciambella in chiaroscuro con un buco in mezzo.
La seconda sera, provò un disegno più complesso, un mare con onde e il sole e una barca a vela. Io disegnai delle onde, un cerchio e una vela, molto stilizzati. La terza sera mi addormentai, alle dieci in punto mi svegliai come se il batacchio di una porta avesse rimbombato, disegnai il batacchio, un anello con in cima un rettangolo per cerniera. Lui aveva disegnato un cerchio con sopra un piccolo rettangolo, non era proprio il batacchio di una porta, ma andava bene lo stesso. La sera successiva non arrivò niente, poi mi stanca e smettemmo.
Da giovane io ero molto carina e credo che Paolo fosse un poco innamorato di me, gli altri lo prendevano in giro per la sua innocenza, io gli davo ascolto e lo trovavo interessante, anche se stavo con uno che poi ho sposato. Di Paolo persi le tracce, mi sposai, andai via da Firenze, non ne seppi più nulla. Una volta mi arrivò una notizia confusa che Paolo aveva frequentato l’università e un giorno era partito per l’India a piedi, la cosa non mi sembrò nemmeno inverosimile, perché era sempre stato un tipo fuori della norma. Passarono molti anni senza che mi ricordassi più di lui. Una notte feci un sogno inquietante, sognai Paolo, sul Lungarno, vicino al Ponte Vecchio, in un punto dove durante l’alluvione parte della strada era franata nel fiume, stava sul bordo della frana in modo pericoloso, fissando le onde sporche e tumultuose. Era pallidissimo e sulla fronte aveva il segno di un serpente di sangue, come se le vene fossero emerse. Il sogno mi lasciò un turbamento sgradevole, così chiesi di lui a qualcuno di Firenze. Mi dissero che Paolo stava morendo per un tumore alla testa e che, stranamente, aveva messo un avviso su alcuni giornali col mio nome e cognome, chiedendo se qualcuno avesse mie notizie e potesse dargli il mio nuovo indirizzo. Io sentii un brivido di freddo e non feci nulla per farmi ritrovare.

Più tardi ho fatto altre volte questo gioco della telepatia, con amici, con gruppi di bambini, e a volte i riscontri erano curiosi.
Mi sembra di aver intuito che la telepatia ha un verso, è un po’ come per le radio, ci sono menti riceventi e menti trasmittenti, almeno in prevalenza, io sarei piuttosto una mente ricevente, ma qualche volta come trasmittente non sono andata male.
Il primo giorno che entrai nel Liceo Leonardo da Vinci di Firenze, mi misi al primo banco, come ho fatto sempre, il mio futuro marito si mise all’ultimo, come ha fatto sempre. Lui tendeva a mettersi fuori vista, io a farmi notare. Dopo un po’ avevo già fatto alcuni interventi con l’insegnante di lettere, ma a un certo punto, senza girarmi, mi irritai e sbottai a dire “Quel ragazzo che sta in fondo pensa che io sia una scema!”. Tutti esplosero in una risata, meno il ragazzo che stava in fondo. Il pensiero mi era arrivato netto, senza nemmeno che ne vedessi l’autore che mi stava dietro.
Con questo ragazzo che ora è mio marito e con cui sto ormai da 54 anni c’erano ogni tanto degli episodi telepatici, come avviene spesso con chi ci è molto caro. Mi diceva: “Oggi ti faccio sentire una cosa che non conosci!” E io: “Cosa? Un Cinzano bianco?”. In genere lui vuole stupirmi con regali che non mi aspetto e io indovino il regalo prima di vederlo. Una volta, tanti anni fa, mi disse: “Ti ho portato una cosa che non indovineresti in mille anni” e io pronta: “Un biglietto per l’Arena di Verona!”, ci rimase di stucco! Noi non andiamo mai a teatro, non parliamo mai di musica, era assolutamente fuori luogo una cosa simile. Tra parentesi andammo all’Arena di Verona in Lambretta, c’era l’Aida, a metà del primo atto vennero giù le funi del cielo, ci bagnammo come pulcini e perdemmo tutto lo spettacolo, ma quello non lo avevo previsto.
Con mia mamma c’era ogni tanto qualcosa di simile, mi comprava qualcosa e lo vedevo mentalmente prima di vederlo fisicamente, piccole cose da mangiare, oggetti… mia mamma era sarta, ricordo un vestito rosso di cui non avevo saputo scegliere il tipo di bottoni, appena li comprò li vidi prima che li tirasse fuori dal sacchetto, di cristallo sfaccettato come diamanti, piuttosto grandi, molto anomali come bottoni, e vistosi, ci stavano benissimo sul rosso ma io poi non riuscivo a mettermi addosso tutto quel rosso, mi dava noia agli occhi.
Questi flash mentali sono sempre di una assoluta chiarezza, tanto che li ricordo benissimo anche oggi. Venivano per conto loro e non erano gran che utili, solo per far stupire la gente

Più tardi, nei miei 29 anni di medianità, questi flash visivi aumentarono, erano intere scene di vita dell’altro che scorrevano come in un televisore in mezzo agli occhi e che raccontavo in uno stato di stupore, come un osservatore può raccontare scene reali. Ma, dopo 29 anni sono quasi del tutto scomparsi, anche se, pochi giorni fa, in un negozio, è entrata una mamma con una bambina piccola in carrozzina e ho sentito che si chiamava Sara, ma esitavo a dirlo, per cui ho solo ipotizzato che quella bella bambina avesse un bellissimo nome, e si chiamava, appunto, Sara. Ho anche ‘visto’ che quella neonata sarebbe stata una persona speciale, una grande personalità che avrebbe fatto grandi cose per il mondo, ma non potevo stare a dirlo o mi avrebbero preso per matta. Sensazioni così sono state frequenti un tempo, adesso sono quasi scomparse, ma sono dotate di una totale certezza che sembra superare la certezza delle percezioni sensoriali.
Una volta dissi alla signorina del dentista: “Lei è di Cesena!”. Era vero, ma queste cose non servono a molto. Non so nemmeno come parli uno di Cesena. E a che serve sapere che uno è di Cesena?

Quando insegnavo filosofia nei licei la telepatia arrivava a volte a chiarirmi le cose. Una volta entrai in una classe delle magistrali che aveva la porta in fondo alla classe, io entrai dal fondo nel corridoio centrale verso la cattedra, era il mio primo giorno, sostituivo un insegnante e procedevo nel corridoio centrale guardando i ragazzi da dietro. Arrivai alla cattedra rapidamente e, mentre andavo, sentii arrivarmi da destra una fitta di ostilità, mi volsi rapidamente verso una ragazza e le dissi: “Perché ce l’hai con me?”. Lei diventò rossa. Molto tempo dopo, quando ci conoscevamo meglio, mi disse che si era innamorata dell’insegnante di filosofia che c’era prima di me e, quando io lo avevo sostituito, aveva provato un vero odio per la nuova venuta, l’intrusa che occupava il posto del suo caro.
Mi sono rapidamente resa conto da sempre che, non solo la mente può ricevere ondate di energia che si irradiano da altre menti, sentimenti o addirittura parole, frasi, a volte simboli o immagini o interi video, ma può a sua volta mandare suggestioni. Così quando dovevo essere interrogata, preparavo benissimo un argomento e lo pensavo ripetutamente, e capitava a volte che il professore mi chiedesse solo questo. La cosa funzionava soprattutto nelle materie più ostiche per me, tipo fisica o chimica, e mi ha salvato la pelle in molte occasioni. Ci facevano delle interrogazioni terribili di riepilogo, per esempio ogni due mesi o ogni tre, ed era un vero sforzo ricordarsi tutto, specie per me che non ho molta memoria, così la telepatia aiutava. L’esame per il diploma di liceo fu un vero incubo, portavamo tutte le materie di tre anni, allucinante, eravamo così sotto tensione che un mio compagno si tagliò le vene dei polsi e poi lo salvarono in extremis, quell’esame me lo sogno ancora la notte, fa parte dei miei incubi personali, mi fanno ridere quelli di ora che portano due scritti e tre materie a scelta. La storia mi scappava da tutte le parti, non riuscii a preparare tre anni di storia e arrivai solo alla rivoluzione francese, quella la sapevo benissimo, dopo c’era il deserto. Mi sembrava che i professori di classe li avevo addomesticati, ma qui c’erano esaminatori sconosciuti. Provai a pensare fortemente alla rivoluzione francese. Indovinate cosa mi chiesero? : – )
Se io ero andata bene, però il mio ragazzo era un vero rebus, era intelligente ma aveva passato molto del suo tempo a far fughino con me, e il resto a giocare a pallacanestro o a lavorare o a fare cose per la sua famiglia, aveva più buchi che conoscenze, in astronomia e geografia era una totale frana. Io assistevo al suo esame da una parte e così pensai fissamente alle costellazioni, la cosa più semplice da spiegare anche se non si sa nulla di astronomia, e, se Dio vuole, gli chiesero le costellazioni.
Una cosa ho imparato subito: le negazioni non funzionano. Cioè, se voglio che non mi sia chiesto per es. Napoleone, dire “Napoleone no” ha l’effetto contrario, Napoleone arriva, ma la negazione sparisce. Dunque la mente deve tenersi ben lontana da quello che non vuole passare e non pensarci proprio. La mente deve pensare positivo.
Quando è arrivata mia figlia, una piccola cellula nuova, nel mio essere, l’ho saputo subito, prima di vedere assenze mestruali, mi era chiaro che c’era anche se non era ancora in programma, ero assolutamente sicura, come se avvertissi una variazione sottile inspiegabile. E lo stesso quando è venuta al mondo con un mese e mezzo di anticipo, mi sono alzata e ho detto: “Ci siamo!” Non avevo niente, né dolori né altro, ma ho cominciato a fare la valigia, ho lavato i piatti, ho fatto colazione e ho telefonato a mio marito che dovevo andare all’ospedale perché Nicoletta arrivava. Poi le acque si sono rotte e mi hanno messo una flebo per procurarmi doglie e dilatazione.

Non so come funzioni la telepatia, è una parte della nostra mente che si attiva, che sa le cose, le legge, le vede immediatamente, anche quando non sono presenti o deducibili, c’è una particolare certezza, come se la conoscenza fosse più diretta, anche se non si capisce cosa attraversi e come funzioni.
A volte la conoscenza arriva con un sogno. I sogni sono di tanti tipi, la maggior parte si possono trascurare, sono insignificanti o fisiologici, poi ci sono i sogni eccezionali e infine quelli straordinari. E’ difficile dire cosa renda un sogno straordinario, ma, quando arriva, spesso è un sogno paranormale. Allora è netto, preciso e forte. Il 50% dei fenomeni PSI o paranormali si verificano attraverso sogni: telepatia, chiaroveggenza, premonizione..
La chiaroveggenza è la facoltà di avere precognizioni (sogni predittivi del futuro) postcognizioni (sogni di conoscenza di eventi ignoti del passato) o conoscenze dirette di ciò che è nel presente ma non è alla nostra portata ordinaria. E’ come se ci fossero altri canali, oltre quelli sensoriali, che escludono le trasmissioni usuali nel tempo e nello spazio o con la causa.

RISONANZA PER ANALOGIA

Spesso la telepatia si attiva in concomitanza ad una forte tensione emozionale tra due soggetti legati in modo affettivo o anche tra due soggetti che hanno similarità psichiche o esistenziali. Lo stesso paragnosta Croiset, per la psicometria, diceva che vedeva meglio se c’era una somiglianza tra ciò che cercava e le sue esperienze di vita, per es. egli aveva rischiato l’annegamento da bambino e trovava più facilmente tracce di bambini annegati. Potremmo pensare a campi psichici vibrazionali simili che si costituiscono in base alle proprie vibrazioni auriche o alle vibrazioni delle esperienze fatte o alle esperienze che abbiamo fatto in altre vite. La nostra antenna si predispone in base alla nostra storia o alle nostre storie. La risonanza potrebbe essere un tipo di comunicazione tra due energie, che riescono a vibrare sulla stessa frequenza, in tal modo esse raggiungono una forma di unione, che costituisce consonanza di informazione.

Il filosofo Hans Drisch già nel 1932 parlava di una ‘funzione psi’, indipendente da spazio-tempo-causa. E’ stata fatta anche l’ipotesi che la telepatia non sia tanto una trasmissione tra mente cosciente e mente cosciente ma tra due inconsci o subconsci.
In tal caso il modo migliore per trasmettere e ricevere è l’obnubilamento della coscienza vigile. Ciò spiegherebbe perché il sogno o il pre-sonno siano le condizioni migliori per ricevere un messaggio, o come uno stato alterato di coscienza come la pre-morte o una situazione fortemente emotiva o di pericolo costituiscano la condizione migliore per amplificare la trasmissione di un messaggio.
Il messaggio potrebbe arrivarci ma restare inattivato finché c’è il predominio della coscienza, e diventare percepibile non appena il soggetto abbandona lo stato vigile. Oppure, come pensano certe scuole indiane, accade che in stato modificato di coscienza, noi possiamo accedere ad un altro livello dell’essere, dove tutte le conoscenze sono qui ora, vi accediamo per un flash istantaneo, mai un tempo molto lungo, e ci orientiamo verso poli psichici simili o legati a noi emozionalmente.
Questi eventi, anche se non a tutti, accadono e fanno ipotizzare un livello di vita e di coscienza enormemente più ricco e vibrante di quello della vita ordinaria, ma di cui è difficile trovare una iterazione a comando negli aridi esperimenti di laboratorio che estromettono l’emozione della creatura umana, la sua storia, il suo essere intero, il calore della relazione, il mistero dell’analogia.
Nelle ricerche scientifiche la realtà è coartata e smagrita, al punto da diventare artefatta e irriconoscibile. Abbiamo situazioni artificiali di nessun rispetto verso la spontaneità dell’essere. L’aridità della scienza uccide la vita. La vita non comunica con la scienza, la vita comunica con la vita.
Le tecniche di laboratorio, numeriche, statistiche e asettiche, presuppongono una situazione di controllo, una volontà dispotica, una meccanicità non emotiva, una trasmissione non relazionata, che possono trovare solo quello che mettono. Ciò che è artificiale perde ciò che è naturale. Il soggetto non può essere chiunque. Mi fanno ridere quelli del CICAP quando dicono: “Noi abbiamo ripetuto l’esperimento e non ci è riuscito”. E’ come se io dicessi: “Io ho cercato di reinventare la toccata e fuga di Beetehoven e non mi è riuscito”: Che vuol dire? Nessuno può presumere di essere tutti.

Il sensitivo è per la sua costituzione un soggetto che ha maggiore facilità a modificare il suo stato di coscienza, e ad andare in onde mentali alfa, per esempio.
Potremmo fare l’ipotesi che la coscienza abbia un certo spettro, cioè possa captare all’interno di certe frequenze, mentre l’inconscio abbia uno spettro molto più ampio ma si direzioni in modo analogo alle cellule neuronali del cervello che non mandano messaggi a tutto campo ma direzionati, facendo pericolosi slalom di percorso, in base ad affinità o finalismi per es. emozionali. Questo spiegherebbe i messaggi telepatici in punto di morte, in situazioni traumatiche, durante sonno, febbri, stati alterati di coscienza per droghe, medicinali ecc.
Il neurofisiologo Hans Berger diceva che il cervello nella sua normale attività produce costantemente onde che si diffondono nello spazio, ma non si tratta di onde elettromagnetiche, chiamiamole onde non ancora identificate. Noi sappiamo poco dell’attività elettrica del cervello. E potrebbero esserci onde simili ai moti hertziani che possono essere captate da altri.

Sicuramente se tra due persone c’è un rapporto emozionale abbiamo una maggiore risonanza. La risonanza è quel fenomeno dell’acustica per cui se in una stanza c’è un diapason e lo faccio vibrare su una certa frequenza, anche un altro diapason inerte si mette a vibrare sulla stessa frequenza. Solo che in genere su grandi distanze tutti i tipi di onde rallentano o scompaiono, ma le onde mentali no. Nessun tipo di onda conosciuta può spiegare il raggiungimento di bersagli posti a grandi distanze. Negli esperimenti di Leningrado, Vassiliev arrivò a trasmissioni telepatiche in cui agente e ricevente erano a 1700 km di distanza, negli esperimenti Terra-Luna 400.000 km.
Abbiamo detto che quando due persone hanno un legame affettivo la risonanza aumenta. Ma questo accade anche se si fa uno stesso intenso lavoro comune, anche fisico, o si hanno comuni obiettivi d’anima, la telepatia per es. fu molto attiva nel mio gruppo del martedì che durò otto anni e svolse uno straordinario lavoro comune di interiorità.

*Alcune persone nel gruppo erano più integrate delle altre in un lavoro di captazione comune del pensiero o degli stati d’animo. Se io ero improvvisamente depressa o mi ammalavo, per esempio, Laura bionda sognava che non stavo bene e mi telefonava. Oppure lo faceva Lori.
A volte accadeva che una di noi avesse un problema specifico, e, quando ci trovavamo al martedì, un’altra del tutto casualmente portava un libro che trattava quel problema, un’altra del tutto casualmente aveva visto un film sullo stesso fatto, un’altra aveva una notizia utile presa da un giornale, un’altra aveva fatto un sogno… Poi tutti i tasselli si mettevano insieme come se ci fosse stata una regia invisibile, e si ricostruiva un intero significante. Tante parti formavano una soluzione. Il gruppo funzionava come un organismo integrato, come se noi fossimo parti di un progetto, o come se i nostri inconsci avessero conoscenze che stavano da un’altra parte e che potevano mettere in moto la macchina cosciente direzionandola a un fine inconscio, come in un processo teleologico (cioè diretto a un fine). Tutto questo accadeva quando ci volevamo bene, cosa che durò otto anni. Ma nulla dura eterno a questo mondo. Quando le fratture affettive cominciarono ad incrinare l’unione e prevalsero i moti centrifughi, come nella vita spesso accade, tutto questo terminò. Appena capii che il meraviglioso processo di simbiosi era finito e che non eravamo più un’anima sola, chiusi il gruppo.

Il professor Nitamo Montecucco ha verificato con un computer modificato, il Brain Olotester, che, se due cervelli sono sincronizzati, le onde mentali dei due emisferi danno alberelli analoghi, cioè abbiamo identiche modalità di trasmissione d’onda. Più le immagini dei due emisferi diventano simili più i due cervelli sono in grado di comunicare tra loro, come se fossero un cervello solo.
L’affetto è un potente elemento di omologazione, ma lo è anche la spiritualità.
Gli strumenti inventati da Montecucco per riprodurre su monitor le immagini mentali (con EEG su 64 bande di frequenza, e rispecchianti l’attività cerebrale di tutti e due gli emisferi) mostrano che anche due persone vicine in una stessa meditazione manifestano una forte comunicazione mentale, si sincronizzano. E, in genere, la mente più armoniosa e psichicamente forte rende analogo a sé l’alberello mentale dell’altra.
Normalmente due persone non sono sincronizzate, cioè i loro alberelli mentali sono diversi; ma, se diventano amici, se hanno affetti reciproci, se si amano, se fanno un buon lavoro insieme, la sincronizzazione tra le loro onde mentali aumenta, si crea un rapporto di identità energetica, verificabile a livello di emissione d’onda, che fa bene, porta bene. Si può dire che i cervelli ‘si mettono sulla stessa onda’, si sintonizzano per analogia. E ci sono comunicazioni sottili che si riverberano sulla materia. Se stai con una persona sana e felice, sei anche tu un po’ di più sano e felice, se stai con una persona mentalmente disturbata finisci per risentirne. Ecco perché medici e psichiatri possono accusare infezioni telepatiche. L’energia di un bambino è quasi sempre positiva, quella di un malato di mente è quasi sempre nociva, e, se è un malato mentale, può irradiare energie psichiche fortemente inquinanti.
Non c’è nulla di peggio che avere un depresso in casa.
La telepatia può essere anche questa implicazione inconscia in una patologia. Anche la sensazione globale irradiata da un gruppo è un’alchimia che può produrre una vera deprivazione energetica, fino allo stress emotivo, può riversarsi in somatizzazioni negative, mal di testa, inquietudine, mal di schiena, senso di angoscia o depressione . Viceversa, un buon gruppo gratificante può essere estremamente energetico, con effetti benefici a cascata sia per il conduttore che per tutti gli altri.
Due innamorati per es. o un meditante esperto che lavora col suo vecchio guru presentano due curve cerebrali identiche ma in opposizione di fase, se una sale l’altra scende, come le due parti del Tao, complementari. Potrebbe essere che in quel momento una comunica all’altro. Forse affinità e complementarietà della nostra energia mentale costituiscono la base dell’essere molteplice in una psiche sola. Telepatia non è trasmissione ma identità o complementarietà, una relazione che i test scientifici non prendono nemmeno in considerazione.
In realtà non esiste ricerca sul mondo che possa essere obiettiva e vera, ogni movimento scaturisce da una filosofia, cioè da uno sguardo soggettivo che misura il tutto sul proprio metro. Cambiate la filosofia e cambierà il mondo.
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