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Saturday November 18th 2017

La speranza nel buio


Materialismo e marxismo – E’ morta Adriana Zarri- Berlusconi e il pizzo – Berlusconi e le dimissioni della Carfagna – La speranza nel buio – Il riso Scotti e l’aria di Pavia – Maroni e le denunce di Saviano – L’inquinante Radio Vaticana

La Speranza non soggiorna nelle corti dei Potenti né si esibisce sui palcoscenici dei Filosofi. Veste il grembiule di una bambina piuttosto che i paramenti di un gran sacerdote o le decorazioni di un generalissimo. Possiamo trovarla e dialogare con lei nelle favelas, nelle carceri e negli ospedali piuttosto che nei saloni dei congressi o nelle grandi assemblee dei partiti al potere o nei solenni pontificali delle basiliche. (Ettore Masina)
Mandata da Don Aldo
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Può esistere una filosofia materialista?
Viviana Vivarelli

La Levi Montalcini, che è una scienziata materialista, ha detto una volta che il pensiero è un epifenomeno (cioè un prodotto secondario) del cervello, così come il sudore è un prodotto secondario della pelle. Ha senso questa affermazione?

Il primo punto, che può essere convalidato da uno scienziato atomico, è che la materia non esiste. Se la esamini con la fisica nucleare arrivi a particelle subatomiche prive di massa, peso, visibilità e materia. Nessuno ha mai visto un elettrone, si ipotizza che esista perché in una camera a bolle il suo passaggio viene registrato come un’onda. A livello nucleare la materia scompare, abbiamo solo un movimento .Per uno scienziato nucleare la materia è energia esattamente come il pensiero. Possiamo dire al massimo che esiste energia addensata e visibile e non addensata e invisibile. Ma questo è il pensiero induista che distingue energia grossolana da energia sottile.
E’ assurdo dire che non esiste un pensiero a sé stante ma esiste solo il cervello.
Il cervello è uno strumento come lo è il telefono, noi ‘usiamo’ il telefono, ma non ‘siamo ‘ il telefono? ‘Usiamo un’auto, ma non ‘siamo’ un’auto.
Allo stesso modo ‘usiamo’ il cervello, non ‘siamo’ il cervello.
Un infartuato muore sul tavolo operatorio, la sua mente ‘si stacca’ dal corpo e vede dall’alto se stesso, la stanza, i medici, può perfino passare nella stanza accanto, vede sopra gli armadi o sul tetto.
Io sono svenuta per la rottura di un menisco e la mia mente è saltata fuori dal corpo e ha visto la scena dall’alto, non sentivo più dolore, vedevo il mio corpo steso a terra con gli occhi chiusi, la gente che accorreva, qualcuno che cercava di farmi rinvenire. Poi sono tornata dentro.
Di queste esperienze di mente staccata dal corpo ne ho avute moltissime per 29 anni. Ora non più. Pertanto posso dire, ma l’asserzione vale solo nell’ambito della mia esperienza, che la mia mente sta ‘usando’ il mio corpo e sta ‘usando’ il mio cervello ma non è la stessa cosa di quelli. Io so che può esistere fuori del corpo, così come so che io posso esistere anche se scendo di macchina. Posso vedere, sentire, udire, percepire anche fuori dal mio corpo, certo le mie percezioni sono po’ diverse da quelle ordinarie, per es. posso vedere dentro le cose (endoscopia) o come in una cianografia nei minimi dettagli, o solo secondo crete frequenze cromatiche e posso spostarmi in tempo reale da un punto all’altra dello spazio o in strani spazi che non somigliano a questo.
Per tutto questo affermo che la Montalcini ha detto una boiata. Ma, ovviamente, ciò vale all’interno di una sicurezza che mi proviene da una esperienza allargata. Se uno non ha mai conosciuto una tale esperienza, ha diritto di affermare anche, se gli va, che tutto è ed è solo materia. Io ho il mio pieno diritti di contestarlo, ma non glielo posso dimostrare.
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Critiche alla filosofia di Marx
Viviana Vivarelli

Tre assiomi di Marx: la dialettica, l’economia è alla base di tutto, la storia è lotta tra classi economiche. Se l’ultima, il proletariato, combatterà contro la borghesia e la distruggerà, sparirà qualunque lotta tra classi. Questo assunto regge tutta l’ideologia marxista ma è fondamentalmente sbagliato!
Intanto non è vero che l’economia sia alla base di tutto. E’ un fattore importantissimo ma non è l’unico con cui si può spiegare la storia e l’uomo. Considerarlo l’unico porta a una vera claustrofobia autistica e nega gran parte dei fattori psichici umani.
Ci sono categorie diverse da quelle economiche che sono state preponderanti nella storia, in tutte le civiltà, in tutte le guerre antiche e lo sono in molte lotte moderne
-lcause religiose. (vedi Chiesa cattolica, protestantesimo o ebraismo, induismo o islamismo, Al Qaeda, sunniti o sciiti, e l’ateismo che è una fede come un’altra…)
-cause idealistiche (Gandhi o Martin Luther King e chiunque lotti per i diritti umani, da Zanotelli a Rodotà, da Don Ciotti a Yunus, da Gino Strada a Lula, da Mazzini alla Camusso, il liberalismo ieri, oggi in Italia lo stesso M5S o il mondo no global),
-cause famigliari (principati cinquecenteschi, emirati arabi, dinastie come quella kennediana)
-cause nazionalistiche (guerre nei Balcani, presa di potere di Hitler, guerre africane…)
-cause relative a gruppi discriminati (le donne, i gay, i neri…)
Liquidare la religione come sovrastruttura oppio dei popoli porta a una lettura della storia monca, visto che essa è stata un fattore importantissimo degli eventi storici e lo è anche oggi (Al Qaeda, Israele, Palestina, Tibet, Pakistan, Irak o Afghanistan o Ruanda).
Liquidare l’idealismo e l’utopia elimina per paradosso la stessa lotta comunista che a rigori dovrebbe essere fatta unicamente per motivi e fini economici e non idealistici.
La sofferenza di qualcuno poi può derivare da motivi non economico: se sei uno schiavo, un gay, una donna, un oppresso, un perseguitato religioso o ideologico, se le tue motivazioni non sono economiche, non spariranno con un comunismo economico, potrebbero addirittura aggravarsi.

Un errore di Marx è ritenere che le classi siano solo quelle economiche. E’ invece chiaro a tutti che le due classi fondamentali di uno stato sono due: di chi ha il potere e di chi non ce l’ha. Questo appare ovvio persino nella repubblica platonica dove la casta dei governanti non può, per assurdo, possedere beni né avere famiglia e viene eliminata dunque la motivazione economica. Ogni volta che storicamente si è avuta una rivoluzione, anche comunista, c’è stato solo il ricambio del gruppo fisico di chi deteneva il potere con un altro, ma il potere è rimasto fissandosi addirittura in forme più disumane (vedi le varie dittature comuniste o fasciste che sono state identiche per sofferenza imposta, sottrazione dei diritti civili, assenza di democraticità e rigidità dei dominanti)..
Rivoluzione o elezione, resta la divisione tra governati e governanti. I governanti hanno interessi diversi e spesso opposti ai primi e tendono a cristallizzare il potere, come possesso personale, eliminando controllo e ricambio, e sottraendo ai governati diritti e poteri.
Il vero problema del potere non è la distribuzione economica, che fa parte degli effetti del potere e dei suoi abusi, ma è come controllare e limitare la gestione del potere da parte dei governati, ogni volta che avviene il cambio di una classe di governanti con un’altra.
Ogni evidenza storica mostra che non esistono rappresentanti popolari degni, salvo rare eccezioni illuminate, ma solo despoti tendenziali che tendono ad aumentare il loro dispotismo con una assunzione progressiva di potere personale, sostenuti da gruppi eletti che ne ricevono favori spesso illegittimi, grazie ai quali possono allargare gli abusi. E né Marx né i successori hanno risolto il problema di come limitare il potere dopo una rivoluzione o una tornata elettorale.
I democratici diranno che hanno portato al potere una classe aperta, i comunisti una classe chiusa, intoccabile perché incarna il proletariato, ma questo è un assurdo fideistico, paradossale per chi nega l’utopia.
Negli effetti, entrambe le classi di potere si somiglieranno, facendo capo solo a se stesse, e a al popolo non sarà data la potestà di limitare o controllare il loro potere, così che potranno cambiarlo solo con un’altra rivoluzione, il che nega l’assunto di Marx che quella era l’ultima.

Che sia comunismo o democrazia, il cambio di potere, oggi, non può più basarsi su una rivoluzione armata del proletariato, per impossibilità materiale di trovare abbastanza rivoluzionari in armi, e finisce per emarginare il marxismo rivoluzionario a poche frange anomale, isolate dal contesto sociale e ininfluenti sul piano storico, salvo che non prendano la via dell’attentato terroristico mirante molto in alto che finora ha fallito miseramente tutti i suoi bersagli, risolvendosi in un boomerang politico e culturale. Già questo fa cadere nel nulla più vacuo il 90% delle velleità dei comunisti rivoluzionari
Oggi il cambio di potere può basarsi solo sulle elezioni. Il che li forza ad entrare nei circuiti ufficiali della partitocrazia e già questo li spinge a tali compromessi da negare tutte le pregiudiziali di Marx, che non pensava certo a ‘Falce e martello’ o ad alleanze con aborti di partiti come il Pd o l’Udc.
Se i comunisti estremi lasciano la via della rivoluzione armata, restano loro tutte le strettoie di una falsa e distorta democrazia, in cui sono perdenti prima di tutto per numero, perché si presentano e sono visti come una fazione egocentrica e ostile, una setta non democratica, ai confini con la legalità e della legittimità. Poi risultano obsoleti e ostici per codice linguistico, ripetendo moduli comportamentali e di linguaggio già vecchi a fine 1800 che non corrispondono più ai moduli comunicativi attuali, il che li taglia subito fuori da qualunque approccio. Già quella parola ‘compagni’ che un tempo era gloriosa e parlava di uguaglianza, oggi parla di settarismo e di puzza al naso verso quelli che compagni non sono. Oggi non si parla più di fazioni di simili ma di mondo, di principi universali e di valori planetari. Ma ogni carattere mondiale sembra ormai perduto in lotte di pollaio. Senza contare che su troppi piani sono carenti, dall’ambientalismo alla democrazia diretta, dalla lotta contro il sistema finanziario all’assenza di denuncia di organismi mondiali che prevaricano ormai i governi, dalla comunicazione mediatica a quella psicologica spicciola, dall’attacco a chi è loro simile al disprezzo di valori umani che per molti sono significanti, in una assenza di strumenti moderne di presentazione e difesa che sfiora il solipsismo.

Dunque, anche i comunisti oggi devono basarsi sulle elezioni. Ma le elezioni, oggi, si fondano su una plateale finzione: che portino a una reale rappresentanza. I modi illiberali delle elezioni, i brogli, gli abusi e le disinformazioni dei media, gli abomini della propaganda, i voti comprati o gestiti della mafia, l’impossibilità di un controllo in periodo elettorale e dopo, rendono la democrazia elettiva un terreno scivoloso in cui falliscono miseramente sia i tentativi di un comunismo reale che quelli di una democrazia reale.
Le elezioni cosiddette democratiche oggi non portano a nessuna rappresentanza liberamente scelta, In Italia come negli USA, sono solo un cambio pilotato di padrone, senza intaccare il potere finanziario, e senza alcun controllo successivo. Addirittura la Costituzione italiana scioglie da qualsiasi mandato, anche popolare, l’eletto, inserendolo nel mercato politico più lucroso e personalistico, dove vanno a ramengo le ideologie, i programmi elettorali, le richieste e i bisogni degli elettori e dove conta solo il potere e il profitto personale dei governanti, riuniti in cricche di mercato dove, appunto, la democrazia non è mai nata.
La cosiddetta rappresentanza democratica non è che la scelta saltuaria di un padrone. Una volta fatta questa scelta, l’eletto può fare di sé quel che crede, tradendo immediatamente il mandato popolare che è un mandato ‘simbolico’ o dunque ininfluente. Resterebbe l’opinione pubblica e potrebbe essere anche un valore importante a determinare le sorti di un paese, se non fosse nullificata da due strumenti fondamentali del potere: il bipolarismo, che annienta le diversità politiche, regalando il potere politico al potere economico, e il controllo mediatico che obnublia le coscienze e falsifica l’informazione.

E’ sbagliato ridurre tutta la politica a lotta tra classi economiche e non sarebbe esatto nemmeno ridurla solo alla prepotenza dei gruppi che hanno materialmente il potere dentro uno stato (e in Italia non basta nemmeno parlare di partiti o di Confindustria o di Vaticano ma ci dobbiamo mettere anche mafia, ‘ndragheta e camorra e P2, più la pesante interferenza di potenze straniere come gli Stati uniti)
Se è vero che le attuali democrazie negano nei fatti quella sovranità popolare che dichiarano in teoria e alla fine riducono a un gioco elettorale sporco e falsato, in cui non c’è nemmeno la scelta dei candidati, quando si parla di politica il panorama è molto più ampio di quanto intendano potenti o fanatici. Se la politica si riducesse alla pseudo scelta falsata di un padrone da parte di un popolo succube che poi ricade nel buio, sarebbe davvero cosa ridicola.
E’ ovvio che la casta dirigente gestisce il potere ancora con metodi medievali, fregandosene delle plebe, ma la politica è qualcosa di più ampio, che si realizza nell’intero vita dell’uomo, nelle sue scelte più banali, come vedere o no un certo programma tv, comprare o no un certo prodotto commerciale, leggere o no un certo giornale, partecipare o no a un certo blog, amare o no un eroe popolare, andare a piedi o in auto, fare o no la differenziata, applicare o no criteri di umanità e giustizia nei rapporti di lavoro, tutelare o no l’ambiente, rispettare o no l’altro uomo…
L’attività della persona è ampia e non si riduce per il potere e legiferare nell’interesse del potere, e per il suddito a ubbidire a quella gestione del potere.
Se facessimo questo riduzione estrema, negheremmo l’anelito alla libertà e la possibilità di redenzione umana. L’ulteriore paradosso di Marx è quello di essere un piatto materialismo che dovrebbero però, produrre un’utopia (e le utopia sono spiritualità) e se dovesse produrre cambiamento politico agendo solo su un uomo materiale che agisce in base a criteri materiali, gli si attaglierebbe piuttosto l’homo economicus di Keynes con tutto il liberismo appresso.

Se vogliamo essere prettamente materialisti, come Marx vuol essere, cadiamo in una considerazione dell’uomo materialistica e oggettuale in cui dovremmo escludere ogni elemento spiritualista, come utopie, idealità, valori umani, principi universali ecc., e questo appare, appunto nel neoliberismo che riduce l’uomo alla brutalità di una merce o lo considera come un burattino manovrabile, inducendogli o riconoscendogli come unico scopo esistenziale la massimizzazione del profitto, la soddisfazione di istinti bassi, l’avidità e il potere, una specie di cane di Pavlov senz’anima, del tutto meccanico e senza libera scelta.
Non dubitiamo che molti dei nostro governanti siano esattamente su questo livello, ma il primo paradosso di Marx è di voler essere un materialista (ma allora bastava Hobbes) e di avere seguaci che lo intendo invece come un idealista. Qui bisogna decidersi: se si intende difendere un materialismo puro, le idealità ci stanno come il cavolo a merenda, sono contraddittorie. Se si corregge l’assunto materialistico della pura oggettività positivista e si rientra nell’ambito della libera soggettività spirituale, si deve ammettere che esista una sfera di idealità umane che può sognare utopie anche diverse dal marxismo. La pretesa dei comunisti puri di essere gli unici col copyright di un sogno, negando quelli di tutti gli altri è una pretesa che nega la libertà e la diversità.
E questo lo si vede benissimo quando essi si confrontano con sistemi culturali incompatibili, come il lamaismo tibetano ad es., in cui si limitano a manifestare un disprezzo assolutamente distruttivo che nega qualunque libertà umana di essere come si vuole e secondo il piano di consapevolezza che si ha.
Questo riduzionismo a senso unico e ristretto segna la fine del marxismo che diventa non un fattore di libertà ma una ulteriore coazione umana al potere e una spinta a una massificazione ideologica non diversa dal nazismo.

Il primo presupposto del materialismo è che l’uomo non è un essere libero. Il primo presupposto dello spiritualismo è la libertà. Costruire uno schema materialista che nega ogni spiritualismo e poi dedurne rivoluzioni di liberazione nazionale è una contraddizione in termini, salvo pensare alla reazione incontrollata dei cani di Pavlov da cui non può sortire alcuno stato.
In Marx e successori ci sono due parti ben precise:
-la prima è una parte di valutazione storica, peraltro piena di errori, la condanna dello sfruttamento umano operata dal potere della borghesia del 1800 all’interno del nascente sistema industriale, e su questa parte non ci sono critiche, perché è interessante e ben argomentata, anche se la riduzione di ogni agire umano alla sola struttura economica è parecchio limitativa. Semmai c’è da notare la curiosa discrasia che ai tempi di Marx la rivoluzione industriale c’era in Inghilterra e in Germania ma la rivoluzione proletaria scoppiò in Russia, che era il paese più lontano possibile da qualunque industrializzazione. Dunque Marx sbaglia pure ad esaminare la situazione economica europea del suo tempo. E falla le previsioni. La rivoluzione non scoppia in un mondo di operai sfruttati dalle imprese, come lui aveva previsto, ma in un paese arcaico, dominato da un latifondismo agrario di tipo feudale, che con la teoria di Marx non ha proprio niente a che vedere e che vede schiere di contadini incazzati, non di operai.
La seconda parte della teoria, e cioè cosa succede dopo la rivoluzione proletaria, resta un mistero. Storicamente ha portato poche élite di intellettuali (e non di proletari operai) al potere, con l’instaurazione di regimi non dissimili da quelli estremi della borghesia (ved fascismo, nazismo ecc.) e senza alcuna reale sovranità del popolo. Era questo che lui voleva, Io non credo. Cosa vogliono oggi i comunisti italiani? Non è dato di saperlo. Inutile citare le socialdemocrazie nordiche che sono state sempre messe all’indice dai comunisti puri come frammistioni immonde di capitalismo.

Ma è la riduzione assolutistica di tutto ciò che concerne l’uomo al materialismo di una economia borghese coartatrice che mi disturba. E mi disturba tanto il materialismo dei sistemi neoliberisti come il materialismo dei sistemi comunisti perché è identicamente riduttivo e negatore di libertà.
E’ proprio l’assunto 1° che la parola chiave per capire l’interno mondo umano sia l’economia che rifiuto. E’ la credenza dogmatica quanto fideistica che ogni altra produzione umana sia solo sovrastruttura riconducibile sempre e comunque a una base economica che trovo castrante
I governanti stessi, per poter essere ubbiditi, devono produrre almeno la copia illusoria di una mole mostruosa di contenuti non economici, che riguardano l’etica, l’estetica, il diritto, la religione, le idealità, i principi, i valori, i diritti…
Il fatto stesso che abbiano bisogno di fingerli o di millantarli per avere l’obbedienza prova
che l’uomo è intessuto di essi, di tutto quello che si chiama cultura e civiltà, e che non si può esaurire nei soli aridi rapporti economici. E quando parliamo di cultura e civiltà sarebbe insensato credere che esse siano modellate solo dai regnanti per i loro esclusivi interessi, si sfocia in un processo molto più ampio e fluido di cui ogni singolo essere è parte attiva e strutturante. Non siamo più al livello dello spirito tribale del branco che segue ipnoticamente i comandi di pochi capi. La soggettività umana ha fatto grossi passi avanti, elevando il singolo a livello di una consapevolezza che può trarre da se stesso i propri principi o le proprie regole di vita al di fuori di schemi precostituiti. Anzi io vedo in questo rinascimento di una individualità planetaria il contrassegno dell’uomo nuovo contro le vecchie categorie di un potere da succubi anche quando desso si crede rivoluzionario,

Il rapporto tra governanti e governati non è più, oggi, a senso unico, come il potere vorrebbe e come tenta di far diventare con la tv, il controllo dei media, l’oscuramento e la censura. E’ circolare. E lo è come mai era stato prima, non solo in virtù del villaggio globale, ma in virtù della rete, un mezzo che Marx ignorava e che i comunisti odierni non sembrano nemmeno capire, come non capiscono ormai più nulla che sia planetario, essendosi il messaggio di Marx localizzato di fatto in piccole faide da pollaio in cui gli slogan risuonano ormai vuoti di effetti e servono solo ad aggredire qualche nemico personale per sfogare bile repressa.
Se il rapporto governanti e governati è circolare, lo schema di Marx si indebolisce, non si può più parlare in modo materialistico di una massa condizionabile, non ci sono più persone definite unicamente come proletari, ma si comincia a parlare di uomini che possono diventare consapevoli e responsabili, non tutti ma molti, addirittura su piano globale, secondo l’utopia di un diverso mondo possibile dove valgano valori diversi da quelli borghesi di mercato o di possesso. Il marxismo, in fondo, non fa che spostare la proprietà dei mezzi di produzione dalla borghesia alla nomenclatura, da una casta a un’altra, riproducendo in perpetuo la dissintonia tra chi ha il potere e non lo molla e tutti i senza potere che continuano a perdere valori insieme a diritti.
Come Freud, in virtù di una teoria sbagliata, non arriva mai alla guarigione ma produce una ‘analisi interminabile’, così Marx non arriva mai allo stato perfetto che dovrebbe comportare una rivoluzione ‘interminabile’. E questo perché è sbagliata la teoria.

Venerdì scorso è morta Adriana Zarri.

Non mi sono rimasti più amori
in questo ormai desertificato campo
della riflessione e del sogno.
L’ho amata,
lei,
teologa e poeta,
fedele e ribelle,
pungente e balsamica.
L’ho amata.

Aldo

Ecco la bellissima epigrafe che lei stessa ha scritto.

Non mi vestite di nero:
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.

Hanno sbagliato.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.

E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione
.
..
Il pizzo di Berlusconi
Viviana Vivarelli

La Confindustria siciliana dichiarò che se un imprenditore pagava il pizzo doveva essere buttato fuori da Confindustria.
Grandi applausi.
Ora B vuol farci credere che fu minacciato dalla mafia che gli chiese un pizzo per non sequestrare suo figlio e non bruciare le Upim Siciliane.
Non risulta che B abbia mai denunciato l’estorsione alle forze dell’ordine,
Anzi si mise immediatamente in contatto con i boss mafiosi tramite Dell’Utri per pagare, non sappiamo in quanti modo e non sappiamo da quanti anni, e non sappiamo con quante leggi la protezione di mafia e camorra.
E non ebbe mai più noie.
Anzi ebbe una caterva di voti dalla Sicilia e un’altra caterva di voti glieli procurò la camorra campana.
Ora Confindustria che fa? Lo caccia come vittima consenziente del pizzo? Lo caccia come imprenditore che è venuto a patti con la criminalità organizzata e l’ha resa partecipe della conduzione dello stato, delle leggi, della lotta alla magistratura, dell’indebolimento delle forze dell’ordine, dello scempio del diritto penale e processuale? Lo caccia come mafioso?
Non sembra. La Marcegaglia dice che le elezioni farebbero male al paese e che il mafioso è meglio che ce lo teniamo, purché governi. In nome e per conto della mafia?
Abbiamo continuato a ripetere che, con tutte le escort che entravano a Palazzo Grazioli, era facile che Berlusconi fosse ricattato da una di loro, quando ora emerge con tutta evidenza che sono 17 anni che Berlusconi è ricattato dalla mafia ed è inutile pensare che questo ricatto si limiti a mazzette cospicue, sarà illegittimamente verosimilmente formato anche da leggi, da nomine, da appalti..
Insomma sono 17 anni che l’Italia è governata da un presidente che governa in nome e per conto della mafia, stretto dal suo ricatto o venuto a patti alla pari non sappiamo, a volte vince la sindrome di Stoccolma e un sequestrati si innamora del sequestratore. P Megòio entra in patti con lui.
Tutto questo lo sapevamo ovviamente e lo sapeva Fini come lo sapeva il Pd, come lo sapeva la Lega, ma vederlo confermato da una sentenza della Magistratura fa un certo effetto quando in Magistratura abbiamo avuti fantocci come l’ex ministro della Giustizia Conso, che ci viene a dire, bel bello, che in piena campagna di stragi mafiose “aveva deciso di sua spontanea volontà” che Riina e soci non avrebbero più compiuto stragi (lo aveva letto nella sfera di cristallo) e che quindi poteva sospendere il 41 bis!
Ora chiedo: ma quando Maroni verrà da Saviano a leggere il suo elenchino di buone cose fatte contro la mafia, ci parlerà anche di questo?
..
Il Bluff di Maroni
Viviana Vivarelli

Maroni si è incazzato perché ha dipinto uno scenario felice e assolutamente di fantasia a uso e consumo degli elettori leghisti, giocando sulla loro sindrome di superiorità, per dimostrare ciò che non è, e cioè che il suo operato è stato tanto buono da sgominare mafia, camorra e ‘ndrangheta.
Basta il resoconto della Dia sulla sola ‘ndrangheta in Lombardia a dimostrare quanto millanti e ci mancano ancora i dati sulle infiltrazioni a Nord di mafia e camorra.
Maroni illude che basti mostrare una buona quantità di arresti per sgominare il crimine, peccato che il 90% di questi processi non arriverà mai a sentenza e i criminali torneranno liberi grazie alle leggi che la Lega ha fatto in combutta con B, per il resto ci penserà Carnevale in Cassazione, ne ha mandati liberi per volere di B 500, ne manderà liberi altri 500, nullificando gli arresti vantati di adesso. E sennò come farebbe la mafia a prosperare? Oppure si toglierà il 41 bis, o carcere di massima sicurezza, come si è sempre fatto, e come il berlusconiano ex ministro alla Giustizia Conso ha confessato di aver fatto addirittura nel periodo delle massime stragi favorendo 384 mafiosi, quel famoso 92 davanti a cui si bloccano tutti i processi, per non inquisire B, e nel frattempo i boss mafiosi agli arresti continueranno a dare ordini e a gestire il crimine come hanno sempre fatto e, se sono malati, potranno anche servirsi di un servizio sanitario gratuito dello Stato e godere di una sicurezza persino maggiore di quando erano latitanti. Nessuno li pesterà come Cucchi.
Ecco perché Maroni è tanto arrabbiato; la Lega ruba voti su un imbroglio (la superiorità morale del Nord sul Sud), imbroglio che cela un compromesso vizioso. Saviano svela l’imbroglio e chi ha testa per intendere legge immediatamente nel voto della Lega per B un bieco compromesso di favore alla mafia, come è sempre accaduto in quasi 17 anni, smantellando le forze dell’ordine e della magistratura.
Ogni mentitore si incazza quando il suo giochetto viene svelato..

Don Aldo
Poiché nelle chiese veniva proclamato un dio senza speranza, i poveri andarono a trovare speranze senza Dio
(Moltmann)
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Amaritudine
Viviana Vivarelli

Io credo che la gente sia cattiva
Credo che per alcuni insultare, offendere e cercare di ferire sia un piacere, forse un bisogno.
Io credo che alcuni vivano per questo.
Come altri vivono per comandare, dominare, depredare.
E non ci sono etichette di partito o di religione che possano difendere l’uomo dal male che è dentro di lui e che intende uscire.
Non ci sono etichette, o simboli o ideologie e che possano impedirgli di essere malvagio.
E credo che ci sarà sempre qualcuno che si accanisce su di te, perché sei povero, o vecchio, o malato, o debole, o donna.
Perché sei uno straniero o sei senza lavoro o hai bisogno di esistere.
Io credo che per essere cattivi non occorra essere intelligenti o colti o potenti o superiori.
Credo che essere cattivo sia il modo che alcuni hanno di sentirsi superiori.
Ma credo che nonostante questo, si possa lottare per sopravvivere e sperare di farlo.
Snche se il male ti aggredisce come una energia negativa risorgente.
E ti colpisce anche di lontano.
Per il solo gusto di farlo.
E credo si possa avere aiuto nella vita da un povero, da un vecchio, da un bambino, da un handicappato mentale, da un autistico, da n malato, persino da un morente.
Ma non si può avere aiuto da un malvagio.
Perché non è in grado di aiutare
nemmeno se stesso.
.
Gianni Tirelli

Cara Viviana il nostro presente é un delirio di relativismo reale e, credimi, non esistono soluzioni in grado di riconvertire questa deriva esistenziale e umana. Il mondo, tutto, va resettato per poi ricominciare. Non ci si deve aspettare nulla da niente e nessuno. Dobbiamo caparbiamente inseguire le nostre passioni sull’onda degli ultimi residui di verità e giustizia, ai quali, ancora per poco, possiamo fare riferimento. La gente é vuota, inconsapevole, frustrata e dipendente, e parla troppo al cellulare. Solo la terra ci può salvare e dare libertà. ! Tutto il resto non é che mero chiacchiericcio. ..
..a questo punto, siccome non possiamo proprio perdere la speranza, né possiamo affogare nella solitudine o nella desolazione, vedendo solo il buio e la miseria morale che ci circonda, c’è una cosa che possiamo e che dobbiamo fare:
cercare le luci nel buio,
valorizzarle,
aguzzare la vista per scorgere le persone positive,
difenderle,
difendere le persone oneste del mondo,
considerarle la nostra vera risorsa,
tenerle nel nostro cuore con tutta la nostra presenza attiva, con le parole giuste, le lotte nobili, i pensieri universali,
la parte migliore che esiste in ognuno di noi,
sforzandoci di vedere il bambino che esiste nel cuore di tutti,
per non essere contaminati,
non essere depressi,
non sentirci desolati,
non credere che il male vinca solo perché sembra che vinca,
e ricordare sempre che il bene è silenzioso,
è umile,
non si vanta,
non si vende,
non si prostituisce,
alita nell’ombra come una carezza,
respira piano,
ma è grazie a lui che il mondo è arrivato fino a noi, grazie alle cure silenziose di milioni di persone, di miliardi di persone, che non sono famose, che non sono ricche, che non sono importanti, ma che hanno salvato il mondo curandolo in mille particolari, assistendolo quando era malato, riparandolo quando era rotto, amandolo quando era infelice, ed è queste l’eredita che questi mlioni, miliardi, di persone ci lasciano, è la vera ideologia, la vera religione, la vera anima, la vera storia,
che potremo ancora salvare.

I rettiliani
Viviana Vivarelli

La storia italiana è una storia per famiglie, nemmeno per zone.
Ma ciò è parte dell’essere umano, fisiologica, che risale al cervello rettile, la base primordiale e arcaica del nostro cervello, di quando i pesci uscirono dalle acque e presero a camminare sulla terra.
Ancor oggi siamo governati da rettili, Berlusconi, Previti, Sallusti, Bossi.. gli somigliano pure fisicamente.
Gente subumana,che pensa solo a se stessa o alla propria famiglia ed è incentrata sui primi 3 chakra: sesso, possesso e potere.
Qui non siamo nemmeno alla tribù, siamo prima dei primati. All’egoismo predatore del caimano.
Non c’è senso di nazione,storia o evoluzione.. solo sesso, possesso e potere
E su questi 3 scopi primordiali i rettili hanno abbassato il livello morale di questo popolo,con l’esempio che crea imitazione e dipendenza. Si sono fatti modello agli altri, inseguendo una primazia nel male che si è depenalizzata e fatta contaminazione.
Non c’è solo una questione morale,c’è una questione evolutiva. Questa gente ci ha fatto regredire a una pazzia lucida e maligna,mortifera in se stessa. Siamo stati contaminati nostro malgrado .La nostra stessa lotta ha assunto i moduli linguistici e reattivi del male. Perché non si può combattere a lungo un demone senza somigliargli. Persino Harry Potter ci sta insegnando qualcosa,dice ai bambini di tutto il mondo che la presenza progressiva del male è ambigua e paralizzante e chiede una difesa continua.
Bisogna lavorare per attivare in noi i centri funzionali superiori.
La demarcazione è il cuore, il 4° chakra, il cuore verde cioè saggio, la capacità di amare incondizionatamente il mondo e le sue creature, e di amare .incondizionatamente in noi la parte luminosa così da poterla donare, e, se non la vediamo, bisogna crederci finché non la si veda.
Il dottor Scotti ha tradito questa parte in sé, accecato dal possesso e dall’avidità, ma quanti dottor Scotti sono stati alimentati a nutriti da una società neoliberista dove il profitto è tutto e l’essere umano è nulla?
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L’inquinamento del riso Scotti
Beppe Grillo

La società “Riso Scotti Energia” è nata per bruciare gli scarti del riso, la cosiddetta “lolla”. In tre anni, dal 2007 al 2009, ha bruciato fanghi, cadmio, polveri provenienti dai fumi, arsenico, nichel, piombo. I guadagni erano garantiti dagli incentivi per l’energia rinnovabile, 30 milioni di euro (attraverso il CIP6), dai soldi ricevuti per smaltire rifiuti tossici nocivi delle aziende e dalla vendita dell’impasto residuo come lettiera a allevamenti zootecnici di Lombardia, Piemonte e Veneto. L’impianto di 17.000 metri quadri, appena fuori Pavia, è stato sequestrato, i dirigenti arrestati. I pavesi hanno pagato tre volte: con la quota CIP6 nella bolletta dell’ENEL, con l’aria tossica e con l’assorbimento di sostanze nocive da parte di maiali e pollame. Quanti impianti non a norma esistono in Italia? Chi li controlla? Nessuno. Mereu, capo per la Lombardia della Forestale, ha detto: “E’ la prima inchiesta di questo tipo su una centrale a biomasse, Ci vogliono più controlli…”. E, soprattutto, vanno eliminati i contributi CIP6, senza i quali non esisterebbero gli inceneritori.

“Caro Beppe,
ti scrivo da Pavia, finalmente da due giorni l’aria della mattina e della sera è respirabile, non si sente più quell’odore acre che era ormai diventato tipico da almeno 3 anni (se non anche 4) il motivo c’è: la Polizia e la Forestale hanno sequestrato l’inceneritore di Riso Scotti Energia che era stato costruito sulla carta per bruciare solamente la lolla, poi non riuscendo “a starci dentro” hanno iniziato a bruciare anche rifiuti. Sui giornali c’è scritto che la Procura stima che abbiano bruciato almeno 40.000 tonnellate di rifiuti tossici. Ne hanno arrestati solo 7, il gran capo naturalmente no, strano che non potesse non sapere, non li firmava i bilanci? Come potevano stare in piedi solo con la lolla? Che schifo! Il bello è che, è riportato sempre nei giornali, gli allevatori di maiali della zona comprassero quella lolla in cui venivano occultati i rifiuti, come se poi nessuno di loro mangi mai un salame, un prosciutto, una coppa. Che idioti. Ma la gente non si rende conto che ci stiamo distruggendo? Nessuna TV nazionale ha parlato del sequestro. Tutto ciò è causato dall’ingordigia di queste bestie di persone, i profitti non bastano mai, sono degli squali. Perché tramite il tuo blog non facciamo partire una campagna per boicottare i prodotti della SCOTTI? Spero onestamente per mio figlio che l’inceneritore non venga più aperto. Saluti.” Leonardo P.
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La lotta contro Saviano o pro Saviano ..
È la solita tattica per eliminare qualcuno: ISOLARLO!
E in definitiva mi sembra una questione di lana caprina…discutere se gli angeli abbiano il cazzo mentre i turchi assediano Costantinopoli…
Pasquale
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Eterogenesi dei fini

Ovvero con Wilhelm Wund: «conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali».

Giambattista Vico: “La storia umana contiene in sé potenzialmente la realizzazione di certe finalità. Dunque il percorso evolutivo dell’uomo è mirato al raggiungimento, tappa dopo tappa, di un qualche fine, che pure gli uomini non avevano previsto o programmato“.

“Pur gli uomini hanno essi fatto questo mondo di nazioni ma egli è questo mondo, senza dubbio, uscito da una mente spesso diversa ed alle volte tutta contraria e sempre superiore ad essi fini particolari ch’essi uomini si avevano proposti.”

Insomma, se pure noi italiani non sappiamo dove vogliamo andare, speriamo ci sia un mente divina insita nella storia che lo sappia, e che i conduca verso il meglio! E che le azioni di Berlusconi mirate al potere assoluto siano invece quelle che lo portano a rovina!
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Le ambasce del cavaliere
Rosario Amico Roxas

Una scelta da niente per Berlusconi..!
Da una parte la Carfagna che potrebbe parlare e chiarire i rapporti di questo governo con la camorra di Cosentino. Dall’altra la camorra di Cosentino che gli garantisce voti, consensi e promesse di risolvere i problemi della spazzatura.
Qualunque dei due dovesse favorire lui, il cavaliere, si ritroverebbe disarcionato, trovandosi contro la camorra (per cominciare) e a seguire la mafia e la ndrangheta; e poi i voti deve li trova ?
Se opta per la Carfagna significherebbe tenersi una spina al fianco, ormai tetragona al suo fascino con aspirazioni che marciano in rotta di collisione con gli interessi della camorra, gestiti da Cosentino (lo dimostra un mandato di cattura, dal quale il cavaliere lo ha salvato), come la candidatura a sindaco di Napoli; cosa che provocherebbe le ire di Cosentino, del clan dei casalesi e anche quello dei Letizia (questo cognome mi ricorda qualcuno !!!).
Se dovesse optare per Cosentino, significherebbe, anche agli occhi dell’intero elettorato, una scelta di camorra, di criminalità, di interessi privati, di corruzioni, di latrocini, di traffico di armi e droga; si arrabbierebbe financo il Vaticano !!!
Tertium non datur, deve scegliere e affondare, in un caso o nell’altro.

Intanto si è inventato impegni internazionali per una settimana; un modo comodo per prendere tempo e arrivare al 14 dicembre intonso; in realtà non sa proprio che peschi pigliare (frase che lo manda in bestia perché chi lo ascolta gli propone subito “trota”).
Ma i giorni passano e non possono essere fermati; arriverà la fiducia, arriverà la sentenza della Consulta, arriveranno le dimissioni della Carfagna, e altre che nemmeno immagina; arriverà puntualmente tutto, anche i nodi al pettine.
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“La Speranza non nasce da una visione del mondo rassicurante e ottimista, bensì dalla lacerazione dell’esistenza vissuta e patita senza veli, che crea un’insopprimibile necessità di riscatto”
(Claudio Magris: Utopia e disincanto).
Mandato da Don Aldo

Non uccideteci la speranza!
Viviana Vivarelli

Non continuate a dividere uomo da uomo! Non disperdetevi in lotte meschine e di scarso spessore! Non date la priorità al vostro egocentrismo narcisistico, al vostro amor proprio individuale, alla vostra vanità insorgente, ai vostri interessi di bottega, a meschine vendette di vicinato, al desiderio infantile di voler primeggiare in proprio! Ognuno di noi oggi è nulla, tutti insieme possiamo essere tutto. Le divisioni meschine e litigiose oggi sono il vero nemico, quello che atterra ogni lotta, e tutto quello che devia dalla lotta contro il pericolo maggiore è perdita di tempo e di energia, peggio: è errore sociale e un micidiale suicidio. Oggi il momento è grave e tutte le energie devono concentrarsi contro un unico nemico, per un unico obiettivo, azzerando la significanze private e egocentriche. Chi non lo capisce deve essere o convinto o oltrepassato! Disturba! E’ un impedimento! Ci sono momenti in cui i caratteri privati dell’individuo devono sublimarsi in qualcosa di superiore. Oggi dobbiamo dimenticarci l’Ego. Oggi possiamo e dobbiamo essere qualcosa solo in una causa comune.
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Don Aldo manda
Siamo spettatori di una fase di civiltà in cui tutto consiste nell’assottigliare al massimo lo spessore delle attese umane; nello stabilire una equazione tra le cose che si possono avere e ciò che si deve desiderare, in modo da mutilare l’universo dei desideri che è dentro di noi, e da toglierci il senso dell’indigenza dell’esistere
(Ernesto Balducci:Il mandorlo e il fuoco; p.328)
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Ezio Mauro commenta Saviano (sunto)

Saviano non ha mai detto che il Nord è mafioso
Imputargli questa sciocchezza è un’operazione ideologica, basata sul falso che appartiene alla solita fabbrica del fango.
Ma ci sono 3 punti su cui riflettere:
-C’è un aspetto istituzionale. E’ ipocrisia negare che la mafia sia insediata nel Nord e se lo fa il Governo è una pericolosa sottovalutazione della realtà
Le mafie attaccano il Nord da anni, come attaccano Roma e altre aree d’Italia. Piemonte, Liguria e soprattutto Lombardia devono fare i conti con una consolidata presenza dei clan che ricevono una pacifica accettazione da settori della società, attività produttive, PA e politici.
La denuncia di Saviano va presa sul serio e Maroni doveva usarla per far crescere un’attenzione e una consapevolezza della pubblica opinione che aiuti polizie e magistratura.
La reazione dell’uomo di partito è invece venuta prima della responsabilità dell’uomo di governo. Negare che la criminalità cerchi la politica è negare un pericolo comune. Peggio ancora se si vuol fra credere che ci siano zone franche, mentre altre zone vengono condannate in modo razzista.
-C’è un aspetto culturale. La furia contro Saviano è furia contro un uomo solo, che non ha dietro di sé un partito, un apparato, un potentato economico, un’azienda: anzi, la RAI lo scomunica, e alla Rai è solo un ospite di passaggio, mal sopportato anche se di successo. Certo, ha lettori a centinaia di migliaia, ma è un uomo libero nella sua vita minima, ridotta e sorvegliata. E soprattutto solo. Attaccarlo dalle sedi del potere e dai suoi succubi è un’operazione. sproporzionata, una dismisura tipica del potere oggi dominante. A ciò corrisponde il cinismo di certa sx, incapace di parlare di democrazia, che si accomoda con in mano un bicchiere e la citazione giusta, sulle poltrone bianche dell’egemonia culturale altrui, entrando da sx. E magari anche lei dà addosso a Saviano.
-Poi c’’è un aspetto politico. Attaccando Saviano, il potere cerca di colpire un pericolo ignoto. È il peso politico, tutto politico del discorso di Saviano. Che è tale proprio perché non fa politica e non vuole farla. Perché è un discorso che esce dalla sua esperienza sul crimine, che è ingenuo perché non bada a conseguenze e opportunismi, non fa calcoli. Dunque è disarmato da interessi collaterali. Per questo milioni di persone sentono Saviano come autentico e gli credono. E questo fa paura a un potere le cui parole sono false e non funzionano più. Fanno paura quei 9 milioni di spettatori di Saviano che cercano un nuovo linguaggio, nuovi significati diversi, sotto cui serpeggia il bisogno di cambiare di questo paese.
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Francois Marie Arouet
Finalmente il governo più “liberale” degli ultimi 150 anni ha finanziato la scuola con 245 milioni di euro.
Peccato che il destinatario è la scuola privata (in maggioranza cattolica) e paritaria.
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Dalla riconoscenza alla complicità
Rosario Amico Roxas

L’ultima accusa del cavaliere rivolta a Fini, sorretta e supportata dai giornali e dai TG di proprietà cavalleresca riguarda la mancanza di riconoscenza,
La riconoscenza rappresenta l’arma prioritaria del cavaliere, una riconoscenza a-critica, che impone l’obbligo di inghiottire tutti i rospi in nome e per conto della riconoscenza, una riconoscenza che condivide anche le colpe, diventando complicità.
Si tratta di un collaudato metodo mafioso: viene accaparrato un sentimento nobile quale la riconoscenza, per ottenere una fedeltà piena e assoluta nei confronti del benefattore, qualunque evento intenda promuovere.
E’ così che i mafiosi arruolano i nuovi picciotti: elargiscono l’argent de poche per il fine settimana, regalano il motorino, offrono disponibilissime fanciulle precedentemente drogate, ed incastrano il malcapitato, diventato succube nonché obbligato alla eterna riconoscenza. Poi viene imposto il silenzio omertoso, il piccolo reato, ma in un crescendo rossiniano che si conclude con delitti efferati.
La riconoscenza diventa complicità, transitando per il silenzio omertoso; il nuovo adepto diventa strumento del quale il mafioso si serve nel tentativo di mantenere la propria immagine di uomo pulito e incensurato.
E’ esattamente ciò che sta accadendo a personaggi come Fini, al quale il cavaliere, il killer Feltri con il complice Belpietro, il servo fedele fidofede, l’impassibile Vespa, il voltagabbana Capezzone, il giocondo Bondi, il collega piduista Cicchitto rimproverano l’assenza di riconoscenza, se questa non diventa complicità, annullamento della volontà e della coscienza, servilismo, piaggeria,.
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ORMAI TEMPO DI SVEGLIARVI DAL SONNO
di mons. Giuseppe Casale

Per i cattolici italiani è giunto il tempo di un severo esame di coscienza. Quali responsabilità di fronte ai guasti della vita pubblica che si fanno ogni giorno più gravi? E non parlo solo dei quotidiani scandali che riempiono le pagine di cronaca. Parlo del degrado della vita politica e della tranquilla accettazione di un metodo di governo che promette illusioni e lascia affogare il Paese nella “monnezza”. Non solo a Napoli e a Palermo, ma dovunque si vive di malaffare, di illegalità, di soprusi.
Come hanno reagito i cattolici all’indegno trattamento riservato a migliaia di migranti (tra cui tanti profughi) respinti in veri campi di concentramento? Invece di reagire all’operato del governo, hanno applaudito o tacitamente acconsentito, preferendo difendere il loro risicato benessere, che si fa ogni giorno più precario. Chi ha levato la voce contro una situazione del lavoro che vede disoccupati migliaia di giovani e costringe tanti operai a sopravvivere con la cassa integrazione?
Non è sufficiente tenere in regola i conti dello Stato. Questo può farlo qualunque buon ragioniere.
È urgente un’azione che ponga fine agli squilibri esistenti tra chi ha molto (in alcuni casi, troppo) e chi non ha niente, tra chi sguazza nel lusso e chi stenta a mettere insieme quanto serve per le quotidiane necessità. Abbiamo detto molte belle parole. Ma non abbiamo avuto il coraggio di denunciare i mali di un capitalismo globalizzato che aumenta i dividendi delle anonime finanziarie (vere centrali di ingiustizia) e tratta gli operai come merce di scambio. Quanti cattolici che si riempiono la bocca di dottrina sociale cristiana sono pronti ad impegnarsi di persona, non per la conquista di un pezzo di potere, ma per un cambiamento che ponga al centro del dibattito i temi della pace, del disarmo, della solidarietà?
È giusto difendere la vita dall’inizio alla sua conclusione. Ma è ancora più urgente difendere la vita di milioni di bambini che muoiono di fame. È ancora più urgente impegnarsi per la pace tra i popoli, scoraggiare i risorgenti nazionalismi. Il governo, invece di far propaganda per innamorare i giovani per la vita militare, li aiuti a inserirsi nel mondo del lavoro, crei tutte le occasioni per non lasciare inoperose migliaia di braccia e di menti, per cui tanto si è speso negli anni della formazione scolastica.
Ai cattolici dico: è tempo di agire. Non sognando un nuovo partito cattolico o di cattolici. Non mirando a una fetta di potere. Ma operando in tutti i settori della vita pubblica con una coraggiosa testimonianza di onestà e di competenza.
Ai cristiani di Roma Paolo lanciava un forte monito: “È ormai tempo di svegliarvi dal sonno” (Rm 13,11). Abbiamo dormito troppo. Abbiamo troppo pensato al nostro interesse personale, a una sterile difesa dei diritti della Chiesa. I diritti della Chiesa sono i diritti dei poveri, degli emarginati, degli esclusi, degli oppressi da una società che riesce ad attutire o a spegnere qualunque sussulto di rivolta contro l’imperante conformismo. Di quel perbenismo che concilia il dirsi cattolico e il vivere una vita di immoralità e di menzogna.
È ormai indilazionabile l’impegno a porre a base della nostra vita non la ricerca del potere, ma il servizio, praticando la carità che è la “pienezza della legge” (Rm 13,1). Non c’è legalità se non c’è un forte sussulto di amore, di gratuità, di condivisione.

Arcivescovo di Foggia-Bovino

UNA QUESTIONE DI IMMAGINAZIONE
Gianni Tirelli

Il ministro Alfano dichiara che non è immaginabile che un presidente della Camera, per la prima volta nella storia repubblicana, inviti il Presidente del Consiglio a dare le sue dimissioni.
Una tale affermazione, farebbe sorridere se, a pronunciarla, fosse stato Belpietro, Feltri, Fede o Sallusti, dei quali conosciamo tutti la loro statura morale e l’onestà intellettuale. Che sia uscita dalla bocca del ministro di Grazia Giustizia, ha dell’inverosimile.
Io, diversamente da Angelino Alfano, trovo inimmaginabile che un uomo, il cui percorso di iniziazione umana e politica è stata garantita da maestri del calibro Licio Gelli, Dell’Utri e Vittorio Mangano, ricopra, oggi, la più alta carica del Parlamento italiano.
Un Premier, proprietario di tre reti televisive, giornali, assicurazioni, squadre di calcio, circondato da cortigiani scodinzolanti, cecchini mediatici e cani da guardia, tutto ciò, appartiene a una dimensione, che esclude ogni possibilità di confronto e di riferimento, nel modo civile.
Leggi ad personam, falso in bilancio, conflitto di interessi, attacchi istituzionali e, tutta quella infinita sfilza di minchionerie che hanno costellato il cammino politico di quest’uomo sono, gli elementi ingredienti, pertinenti la sostanza di incubo. Ma di questi tempi la realtà, ha surclassato ogni più fervida immaginazione.
E’ inoltre inimmaginabile che, un ministro di Grazia e Giustizia, sia genuflesso al Capo del Governo per servilismo e monarchica sudditanza – doni di eterna riconoscenza e gratitudine per l’onore di un tale privilegio.
Ma poi, come succede sempre in questo genere di storie, tutto finisce a puttane.
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L’IGNORANZA COME MODELLO DI SCHIAVITU’ E DI SUCCESSO
Gianni Tirelli

L’ignoranza è l’incapacità di mettere in dubbio e in discussione le proprie convinzioni” J.T. –
La mancanza di volontà, di continuità, di introspezione e analisi, un’inettitudine morale e fisica, la dipendenza dalle debolezze e abitudini, sono i fattori che intervengono a consolidare un tale stato di cose. Ma non è tutto! Esiste oggi, nelle società consumiste, un diverso e perverso tipo di ignoranza che, nell’ultimo mezzo secolo, si è attestato come fattore congenito e carattere ereditario. Questa, in quanto una tara, definisce il limite oltre il quale, non è possibile sconfinare essendo, la stessa, uno spartiacque fra ciò che ci è stato dato apprendere (fino a quel momento), e il vuoto.
Questo handicap (cioè uno sviluppo psichico inferiore), non va però confuso con la malattia mentale o la demenza.
Sono in tanti oggi a soffrire di una tale patologia, anche se non ancora diagnosticata e provata. Le cause vanno ricercate all’esterno, e sono relative e da addebitare, ad un processo di omologazione mediatica, indotte dal Sistema Liberista Relativista che, imponendosi come parametro assoluto di riferimento, ha rimosso ogni individuale capacità di giudizio critico e personalismo, e superato i confini imperituri che separavano il giusto dall’iniquo, il vero dal il falso, la liberta dalla licenza e la verità dalla mistificazione.
Oggi, nelle società moderne, la virulenza di questa patologia è tale, da avere contagiato gli individui su scala planetaria, a tal punto che, i pochi rimasti indenni o immuni, vengono considerati dei diversi o, peggio ancora, anarchici ribelli e complottasti. Soggetti pericolosi per tutta la comunità.
Di contro, i peggiori (che hanno coniugato in una, le varie forme di ignoranza), occupano posti di prestigio e di potere, asserviti in toto alle logiche opportuniste del Sistema pagano e idolatra, al quale, in cambio di privilegi e impunità, hanno mercificato la dignità e il futuro delle nuove generazioni.
Politici, imprenditori, manager, giornalisti e media della comunicazione, sono le categorie che più di ogni altra, si sono genuflesse alle ragioni e al volere del Sistema e che, nell’esercizio sistematico dell’ignoranza, affermano il loro modus vivendi.
..
Armando di Napoli

Droni ed Aquiloni
Matasse di filo colorato
annodato nelle viscere della disumanità
sganciatori di bombe catastrofiche
si divertono nei cieli della povertà

droni ed aquiloni aquiloni e droni
si schiantano nel fango corpi maculati
di bambini il sangue si mischia
alla terra maledetta saccheggiata
dai discepoli del supplizio universale

aquiloni e droni droni ed aquiloni
il mondo senza rimorso
osserva il massacro quotidiano
complice della vostra occupazione
vestita di scempi e di orrore

droni ed aquiloni aquiloni e droni
nuvole trasformate in aquiloni
intrise di sangue innocente
passeggiano nel vento
baciati dalle labbra della verità

mentre gli animi dei bambini assassinati
legano le loro ali di angeli
per provare a volare nei cieli
mortificati del paradiso

prima d’essere sparati in volo…
..
Giorgio Zanutta

Ma chi ha mangiato l’Italia?
Gli Italiani o la corruzione?
Veramente hanno fatto una vita sopra le righe fino ad ora o gli stipendi italiani sono tra i più bassi d’Europa, la scuola è quello che è, l’assistenza sanitaria la fa il privato con i soldi pubblici, l’acqua e le immondizie sono i sicuri redditi delle privatizzate dagli enti pubblici, gli enti inutili sono molto utili anzi indispensabili?
Perché le opere pubbliche ci costano il doppio se non il triplo degli altri paesi europei, cosa comporta per l’economia tale situazione?
Un debito pubblico qual’è?
Come mai il falso in bilancio non viene sanzionato ed i manager possono fare buchi tranquillamente tanto continuano a percepire i vari benefit?
Perché si fanno sanatorie che favoriscono la concorrenza sleale se non l’occultamento di capitali all’estero che poi possono essere legalizzati al nudo costo che si ha per realizzare una triangolazione per sottrarli proprio al fisco?
Che qualcuno ci marci in questa situazione e che quel qualcuno non sia popolo italiano?
..
Don Aldo manda

Sperare in qualche cosa, significa innanzitutto aver presente uno stato finale che si considera buono, desiderabile, valido. L’autentica speranza inoltre, è legata ad un progetto, sottintende un’azione; essa dunque ha un senso pieno solo se si accompagna ad un impegno
(E. Agazzi: L’uomo, i limiti, le speranze)

Dopo di me il diluvio…!
Rosario Amico Roxas

E’ il motto ispiratore del cavaliere che gli ha ispirato la richiesta di voto anticipato solo per quella delle Camere dove in atto è più fragile, conservando gelosamente la maggioranza nella seconda Camera.
Ciò significa cercare l’ingovernabilità e sulla ipotesi di ingovernabilità concentrare la campagna elettorale.
Se ciò si avverasse, infatti, una vittoria delle opposizioni nella Camera dei deputati sarebbe una “vittoria di Pirro, escludendosi la governabilità a causa di una diversa maggioranza al Senato
Se già scrissi l’urlo del cavaliere lanciato da Seul “muore Sansone….!” paventando una guerra civile, oggi mostra la sua vera faccia, che è quella del disinteresse delle sorti della nazione a fronte dei suoi personali interessi.
Se dovesse perdere, come da più parti si prevede, il cavaliere opterebbe per una scelta di ingovernabilità piuttosto che cedere le redini e lo scudo.
Il sogno proibito di scalata al Colle , minaccia di svanire, così come svaniscono i sogni disordinati, quando ci si addormenta dopo una solenne sbornia. E di sbornia si tratta; sbornia di potere, sbornia di successi costruiti su apparenze, sbornia di megalomania patologica, sbornia di lussuria, più decantata che realistica.
Un antico e saggio proverbio suggerisce, quando si è deciso di prendere una sbornia, di farlo con vino buono; il cavaliere non conosce tale suggerimento; la sua è una sbornia di vino cattivo.
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Processo Radio Vaticana: “Livelli di rischio simili alla bomba atomica”
Fonte: Romatoday

Sconvolgente, questo è il primo aggettivo che viene alla mente pensando ai risultati dell’incidente probatorio richiesto nei confronti di Radio Vaticana nel 2006 dalla Procura della Repubblica nell’ambito del processo penale contro la Radio.
Infatti, quel che emerge dai risultati depositati, riguarda un’associazione “coerente, importante e significativa di rischio di morte per leucemia o di rischio di ammalarsi di leucemia, linfoma e mieloma per lunga esposizione residenziale ai ripetitori dell’emittente della Santa Sede fino a 12 chilometri di distanza da questa.”
Il responsabile dell’inchiesta è il pm Stefano Pesci e i risultati arrivano dall’accertamento condotto da Andrea Micheli dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Micheli ha spiegato, secondo un comunicato del Coordinamento dei Comitati di Roma Nord: “L’eccesso di rischio è clamorosamente alto. L’effetto è molto importante e non può essere dovuto al caso. I risultati ottenuti sono assolutamente impressionanti. Non siamo stati in grado di trovare un fattore di causa diverso dalla Radio Vaticana.” Quindi ha aggiunto: “Non si può non pensare che lì sia successo qualcosa di importante per la vita di quelle persone, che non è spiegabile con altra causa che non siano le emissioni della Radio Vaticana. I risultati hanno a che fare con la dislocazione in cui queste persone hanno abitato nella loro vita e questi bambini hanno abitato nel loro periodo di vita. Livelli così elevati di rischio si riscontrano, nella letteratura scientifica, soltanto negli studi epidemiologici relativi alle zone che hanno subito gli effetti dell’esplosione di una bomba atomica”.
Il coordinamento dei Comitati di Roma Nord chiede la «delocalizzazione immediata degli impianti della Radio Vaticana, il blocco immediato delle costruzioni edilizie nel territorio, il controllo sanitario specifico per patologie come leucemie, mielomi
..
RIDIAMARO : – )

Forma mentis

La rivoluzione è finita: abbiamo vinto
Fini non lo fa cadere il governo, perché è educato. Come il prurito sulla punta del naso, come l’herpes anale, come il ciclo e il gattino che si attacca ai maroni, Fini non lo mollerà mai nemmeno un momento e indurrà Silvio B al suicidio. Peccato però, perché poteva ancora avere figli. Poteva ad esempio riformare il fisco e abbassare le tasse, ma dio caro, non c’ha avuto il tempo. Il nodo al fazzoletto se l’era fatto, era sempre in cima alle cose da fare, ma tra una cosa e l’altra, sai com’è, passano due, tre, quattro anni di governo e quindici di impegno politico e alla fine ti accorgi che è già tempo di morire. Sarà per un’altra vita.
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La campagna elettorale è in piena…..
sopratutto in Veneto……
Il mandi
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1816
-Abbiamo risolto l’immondizia di Napoli come dichiarato…se poi voi che siete faziosi e comunisti non capite un cazzo non e’ colpa mia-
-Presidente le immondizie sono allo stesso posto…ci sembra che,da comunisti,non sia cambiato nulla…-
-Ecco la risposta comunista che aspettavo:
il Milan e’ primo in classifica e vinceremo lo scudetto-
-Presidente cosa c’entra il Milan ?-
-Il Milan e’ primo e voi guardate il Napoli…-
-Presidente si parlava di immondizia…-
-I comunisti sono solo capaci di cambiare discorso,mi sto immolando per il bene del Milan e voi ,che non capite un cazzo mi tirate sempre merda addosso…-
-La ringraziamo per l’intervista…buonasera-
Charles Bukowski
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http://masadaweb.org

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5 Comments for “La speranza nel buio”

  • gianni tirelli says:

    SILVIO BERLUSCONI – UN AUTENTICO CIALTRONE

    Solo nei regimi ignoranti e populisti, che hanno esaurito la loro carica demagogica e propagandistica, si invoca, come ultima ratio, la lealtà verso capo indiscusso e la cieca obbedienza pena, l’eterna onta del tradimento. Il solo e vero traditore dei traditori di questo paese e del suo mandato elettorale, è Silvio Berlusconi che, oggi, alla luce degli ultimi avvenimenti, accusa di diserzione e di fellonia tutti coloro che si sottrarranno al sostenere il suo governo, e che, aggiunge, si macchieranno in maniera indelebile, della responsabilità del suo inevitabile tracollo. “Faremo la fine della Grecia”, dichiara, lanciando l’anatema. Se faremo la stessa fine (ed è un dato certo), non si potrà sottrarre dalle sue dirette e oggettive responsabilità e di tutta la sua cricca scodinzolante.

    Silvio Berlusconi, ha la certezza matematica e, motivi più che validi (carte alla mano), per sapere che la fine di questa legislatura coinciderà con la sua disfatta politica, morale e umana. La giustizia, imperturbabile, dovrà fare il suo corso, e la magistratura lo sta già aspettando al varco.
    Il cafone per eccellenza, archetipo di grettezza e smoderatezza, solo ieri, invitava tutti all’esercizio della sobrietà e, da puttaniere impenitente, senza pudore ne vergogna, affermava (nel pieno di una crisi mistica) di avere introdotto la moralità nella politica.
    Queste esternazioni che, un osservatore poco attento potrebbe interpretare come impulsive e inconsapevoli, in verità, fanno parte di una sua personale e pianificata strategia di marketing, i virtù della quale, il nostro piazzista, intende commerciare il suo prodotto fasullo, ad una platea di imbecilli. Questo atteggiamento disarticolato e schizofrenico, sconfina dal paradosso per tracimare nel disturbo grave della personalità.

    Da cattolico pluri-divorziato, poi, si erge a paladino della famiglia e a difesa della vita vegetativa ad oltranza. In veste di supremo e indiscutibile maestro di mistificazione, accusa il mondo intero di ordire complotti a suo discapito, e di pianificare campagne diffamatorie e menzognere, con il solo l’intento di detronizzarlo. Proprio lui, la cui vita di imprenditore, prima e, di politico, poi, è un bailamme di trame, congiure, macchinazioni e dossieraggi. Un sostenitore accanito di un liberismo trasfigurato in stalinismo che, alla libera concorrenza, predilige le consorterie, logge e corporazioni. Insomma, un autentico cialtrone! Un pacchista disonorato che per salvarsi il culo, ha condotto l’Italia e gli italiani dentro un abisso senza fine.

    Gianni Tirelli

  • gianni tirelli says:

    LA LIBERTA’ IN VENDITA

    Per il Presidente del Consiglio, la libertà, si esprime nell’esasperata necessità di rimuovere dentro e fuori di se, tutto ciò che, di scomodo o incomprensibile (sia sul piano culturale che emotivo), tormenta la sua mente infantile. Per tale scopo, fa uso di tutti i mezzi e i modi possibili, surclassando ogni limite etico e deontologico. È una vera e propria forma di paranoia lacerante, aggravata da assillante frustrazione. Il signore in questione, nella totale assenza di scrupoli e rimorsi di coscienza, insiste e persiste, in questa pratica collaudata che, in ogni occasione, spaccia con la forza, e l’enfasi di sempre, sicuro del risultato che otterrà. “Forza Italia, la casa delle libertà, il popolo delle libertà, i circoli della libertà e, ultimi, i team della libertà” fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli, al potere. Lo scaltro piazzista, privo della più remota forma di intelligenza e di buon senso, si avvale di questa becera operazione di marketing, allo scopo di fa presa sulle persone vuote, senza contenuti reali, avulse da principi e valori e, tanto meno, da ideali. Dentro il caos delle loro congetture, intravedono una rivalsa al loro stato di ignavia cronica, corroborata da una visibilità insperata. Il Grande Pifferaio, incarna l’espressione più alta del relativismo che, nella furbizia al potere, raggiunge l’apice della contraffazione dell’intelligenza. Non avendo alcun senso del pudore, si accampa la proprietà di una libertà che, altri, hanno conquistato, col sangue, sacrificio e rinuncia, sbandierandola, poi, come il risultato di una sua personale lotta privata. In questo modo, nega la resistenza partigiana, disertando ricorrenze e commemorazioni. Si rivolge all’opposizione di governo e ai suoi elettori, chiamandoli comunisti e coglioni, e non ha mai speso una sola parola di condanna contro l’infame ventennio fascista, e lo sterminio degli ebrei. Il piccolo Duce, nega la nostra storia e ritratta in tempo reale le farneticazioni di un minuto prima, accusando poi, i suoi detrattori, di avere stravolto il loro significato o, macchiandoli di impostura, per non averle mai dette. L’automatismo di difesa che lo porta a relativizzare il concetto di verità, è sconcertante. È una pratica costante, affinata nel tempo, collaudata e sperimentata e divenuta poi, carattere dominante della sua personalità. La differenza tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, non è, per il soggetto in causa, di alcuna rilevanza etica e morale, ma relativa allo scopo prefissato. Per questo signore, non esiste nessuna differenza tra la libertà e un prodotto da banco. No! È sufficiente un bel contenitore patinato, uno slogan mirato e poi, via con la propaganda. Come non essere d’accordo con lo psicanalista Mancia, quando lo invita a curarsi?

    Per quanto mi riguarda, un personaggio del genere, e così pericoloso, andrebbe internato. La portata di fuoco della sua protervia, interviene sulla psiche degli individui più instabili, ed é supportata da un’incursione mediatica devastante, intrisa del fetore (anestetizzante) di bordello, che trasuda dalle sue televisioni. Dopo il suo ingresso in politica (e questi sono fatti), il nostro paese si è spaccato in uno scontro ideologico senza pari, con gravi ripercussioni sull’economia, portando l’Italia, dentro una profonda stagnazione e, ancora più grave, verso una deriva culturale e morale, mai raggiunta prima. Le responsabilità in questa brutta faccenda, sono gravissime, e non ne sono esenti i servi e i ruffiani che, soggiogati dalla malafede e dall’ipocrisia, l’hanno sostenuta a spada tratta.

    Gianni Tirelli

  • gianni tirelli says:

    MA LO AVETE VISTO BENE? GUARDATELO E MEDITATE!

    Un ometto attempato, che si trapianta e tinge i capelli e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, che si trucca in continuazione e cela all’interno delle sue scarpe, spessori, atti a modificarne la statura (con risultati imbarazzanti), che esempio è per i nostri giovani e, con quale dignità rappresenta in nostro paese? E’ questo lo status symbol di virilità e machismo, nel quale si riconoscono tanti italiani e italiane, e che esibiscono come modello di cultura e punto di riferimento socio-esistenziale? E’ più verosimile pensare a un facoltoso transessuale al tramonto, osannato da una folla di pervertiti, squattrinati e senza futuro .
    E come non parlare della piaggeria puttana di seguaci, cortigiani e accoliti ossequiosi che, come rapiti da incantamento, inebriante e vanesio, si sperticano, con sistematica quotidianità, in lodi e riverenze, offrendo riti propiziatori e offerte sacrificali, dono di immortalità e di sempiterna abbondanza, al Vitello d’oro! E come non vedere, nei tratti e nei gesti di Bondi, di Cicchitto, di Capezzone, di Lupi, Vespa, Belpietro, Feltri e Sallusti, la serie completa dell’immagine iconografica di checche isteriche e chiassose di un primitivo lupanare, al servizio di un pappone egocentrico e imbroglione! E come non guardare, senza avvertire inquietudine e turbamento, alla vita di un uomo senza scrupoli e dal torbido e sospetto passato piduista che, oggi, martirizza Vittorio Mangano, esalta la figura di Marcello Dell’Utri, fiducia Cosentino e delegittima le istituzioni!
    E’ quindi questo, il salvatore della patria, l’uomo della provvidenza, il mito trascendente da sempre celebrato nell’immaginario degli italiani o, piuttosto, un millantatore da quattro soldi, un incantatore di serpenti, uno scaltro piazzista che, nel mercimonio della dignità altrui, incarna l’archetipo della peggiore specie umana? Non sono forse gli italiani, le vittime predestinate di un masochismo perverso che, come Seneca affermava, “godono nell’affidare il potere al turpe?” Che significato assume oggi, il consenso popolare, quando una portata di fuoco mediatica (senza precedenti) si accanisce in un’opera diseducatrice e di omologazione delle coscienze, intervenendo sui lati peggiori dei cittadini e sdoganandoli come libertà e diritti?
    L’antiberlusconismo, non è un movimento politico o ideologico, ma un atto di ribellione sociale, etica e morale. Si dissocia, da ogni personalismo, rivendicazione o appartenenza culturale per elevarsi oltre la retorica e la bagarre. L’antiberlusconismo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza – un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno, si può (o si dovrebbe) sottrarre.

    Gianni Tirelli

  • gianni tirelli says:

    L’UOMO DELLA PROVVIDENZA AD PERSONAM

    E come non parlare della piaggeria puttana di seguaci, cortigiani e accoliti ossequiosi che, come rapiti da incantamento, inebriante e vanesio, si sperticano, con sistematica quotidianità, in lodi e riverenze, offrendo riti propiziatori e offerte sacrificali, dono di immortalità e di sempiterna abbondanza, al Vitello d’oro! E come non vedere, nei tratti e nei gesti di Bondi, di Cicchitto, di Capezzone, di Lupi, Vespa, Belpietro, Feltri e Sallusti, la serie completa dell’immagine iconografica di checche isteriche e chiassose di un primitivo lupanare, al servizio di un pappone egocentrico e imbroglione! E come non guardare, senza avvertirne inquietudine e turbamento, alla vita di un uomo senza scrupoli e dal torbido passato piduista che, oggi, martirizza Vittorio Mangano, esalta la figura di Marcello Dell’Utri, fiducia Cosentino e delegittima le istituzioni! Lui, il “grande Silvio”, ometto attempato, che si trapianta e pittura i capelli di un nero corvino, anteponendo il trucco a una decorosa pelata – il Silvio con l’eterno cerone, le scarpe rialzanti e le pompette stimolanti – il Silvio dalle mille cravatte a pallini e gli eterni doppio petto blu. Un vero trattato ambulante di psicopatia, frustrazione e perverso e morboso narcisismo.
    Con quale dignità, un tale individuo, rappresenta in nostro paese? E’ dunque questo lo status symbol di virilità e machismo, autorità e potere nel quale si riconoscono tanti italiani e italiane, e che esibiscono come modello di moderna cultura e punto di riferimento socio-esistenziale? Visti i presupposti, è più verosimile pensare a un facoltoso transessuale al tramonto, osannato da una folla di pervertiti, squattrinati e senza futuro!
    E’ quindi questo, il salvatore della patria, l’uomo della provvidenza, il mito trascendente da sempre celebrato nell’immaginario degli italiani o, piuttosto, un millantatore da quattro soldi, un incantatore di serpenti e un traditore della patria? Uno scaltro piazzista che, nel mercimonio della dignità altrui, incarna l’archetipo della peggiore specie umana? Non sono forse gli italiani, le vittime predestinate di un masochismo perverso che, come Seneca affermava, “godono nell’affidare il potere al turpe?” Che significato assume oggi, il consenso popolare, quando una portata di fuoco mediatica (senza precedenti) si accanisce in un’opera diseducatrice e di omologazione delle coscienze, intervenendo sui lati peggiori dei cittadini e sdoganandoli come libertà e diritti
    L’antiberlusconismo, non è un movimento politico o ideologico, ma un’irrininciabile atto di ribellione sociale, etica e morale. Si dissocia, da ogni personalismo, rivendicazione o appartenenza culturale per elevarsi oltre la retorica e la bagarre. L’antiberlusconismo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza – un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno, si può (o si dovrebbe) sottrarre.

    Gianni Tirelli

  • gianni tirelli says:

    L’ULTIMO ATTO PRIMA DELLA FINE

    “Tutto ciò che è stato privato della sua vera natura, presto o tardi, si estinguerà”

    Tutto quello che di incomprensibile, oggi, accade nel mondo e pertanto, anche nel nostro paese, è il logico risultato e conseguenza di in mondo perduto, che mette in scena l’ultimo atto prima della sua fine. Un ribaltamento di principi e valori dove, gli ossimori e le eccezioni, hanno soppiantato ogni regola e buon senso, attestandosi a punti di riferimento, relativistici, che hanno il solo scopo di fare precipitare la situazione, imprimendo, ad una tale anomala circostanza, quella spinta necessaria e incontrovertibile, atta a sancire la fine di quest’epoca. Non dobbiamo, dunque, meravigliarci più di nulla, limitandoci a codificare tali incongruità, come gli effetti tecnici e scientifici di una reazione chimica, innescata da una erronea combinazione di elementi impropri e incompatibili fra loro che, per fattori di opportunismo, non ha tenuto conto della loro diversa natura e funzione.
Se avessimo la capacità di astrarci dalla realtà presente (uscendo al di fuori) per gettare uno sguardo disincantato sull’oggi, e sulle aberrazioni e degenerazioni che lo contraddistinguono e caratterizzano, saremmo in grado di comprenderne le logiche, le cause, gli scopi e il suo fine ultimo. Effetto serra, inquinamento globale, energia nucleare, scie chimiche, bombe intelligenti, vaccini mortali, clonazione, organismi OGM, estinzione di specie animali e vegetali, tumori, depressione, manipolazione, trapianto d’organi, chirurgia estetica, e tutto quell’infinito luna park di mostruosità che contaminano e devastano il nostro vivere quotidiano, non sono che alcuni degli effetti più evidenti, indotti dalla violazione, dalla profanazione e contraffazione di quell’impianto etico originario, che aveva la funzione di equilibrare, armonizzare e fare interagire fra loro i vari processi vitali (i più diversi), .. le storture e gli eccessi.
    Un tempo, il naturale sentimento di colpa, non era che la spia luminosa relativa ad alcuni comportamenti deplorevoli che, accendendosi, ci segnalava l’erroneità dei nostri atti e pensieri, causa di ingiustizia e di gratuito dolore. Che futuro può mai avere una società che giustifica ogni più turpe desiderio e perversione a fronte di profitti e di potere?
Oggi, mentre negli individui, delle società moderne relativiste, si è estinto per sempre il timor di Dio, la chiesa cattolica sparisce profitti, impunità, privilegi e vizi con il Sistema Bestia e, senza mai smentire la sua ipocrita doppia natura, in forma di proseliti, lo pretende dagli uomini.
Questo “sentimento di timore”, è sempre stato il fondamento di ogni religione e società umana, senza il quale, tutto trasfigura in commedia, fanatismo e caos Gli stessi animali lo praticano dall’alba dei tempi e così ogni altra forma di vita – e non solo come atto di umiltà e devozione verso il Supremo Creatore e Padrone, dispensatore di gioia, di misericordia e di speranza, ma come forma di autoconservazione. E questo è il motivo della nostra disfatta!
    La condizione in cui riversa oggi il nostro pianeta è paragonabile ad una sorta di coma profondo. Uno stato vegetativo di vita apparente, al quale dovremmo porre fine ma che, diversamente e, oltre ogni ragionevolezza, persistiamo a tenere in vita, torturando e tormentando la sua anima oramai senza speranza.
Non ci resta molto tempo e se, oggi, non aiutiamo il Sistema Bestia a morire, in una sorta di benevola e cristiana eutanasia, ma passivamente prolunghiamo la sua agonia (e quindi la nostra) fino al suo naturale e ineluttabile spegnimento, avremo perso un’ulteriore e ultima occasione di pacificare le nostre coscienze e dare un senso alla nostra esistenza.
Certo, è una medicina molto amara, dagli effetti collaterali devastanti, ma è la sola di cui disponiamo. Il sistema va resettato totalmente e solo dalle sue ceneri, potrà sorgere una nuova alba.
E’ quindi il caso di abbandonare il Sistema Bestia a se stesso, al fine di isolarlo e, in seguito, di spegnerlo. Dobbiamo recidere ogni canale di alimentazione che concorra al suo mantenimento e a rafforzarne il suo potere. Combatterlo, è uno sforzo improduttivo e un’inutile spreco di energie. Energia che dobbiamo conservare per ricostruire una nuova esistenza lontana da ogni subdola lusinga, illusoria comodità ed effimera dipendenza.
La battaglia dichiarata da tempo contro i berluscones della politica, del potere economico e mediatico, responsabili del disastro morale, etico e ambientale, oggi, non ha più alcun senso e motivo. Per ricominciare, dobbiamo rinunciare ad ogni sussulto di indignazione e di vendetta perché, molto presto, giustizia sarà fatta e, nessun potente e servo del potere, potrà mai sottrarsi dal bere l’amaro calice di una condanna senza sconti e appello.
    Se non avremo il coraggio e la consapevolezza necessaria per capire fino in fondo le circostanze del nostro presente e sulla base della nuda e cruda realtà, progettare una nuova rinascita, allora sarà cancellato per sempre dal nostro cuore, anche il più remoto barlume di futuro.
Lo dobbiamo ai nostri figli, perché non ci maledicano, quel giorno, di averli messi al mondo.

    GianniTirelli


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