WarDrome Sci-fi MMORPG
WarDrome Sci-fi MMORPG
comunità di poesia e lotta dal 2002
Wednesday November 22nd 2017

JUNG 3- Lezione 6. I TIPI PSICOLOGICI


Dal libro “Lo specchio più chiaro” della Prof. Viviana Vivarelli

TIPI PSICOLOGICI – LE 4 FUNZIONI PSICHICHE

Prima possibile dobbiamo imparare una cosa: se da una parte siamo tutti umani, dall’altra ognuno è talmente se stesso che la nostra individualità è la prima causa della nostra separazione”
(V)

Per Jung il problema dell’anima è prevalente. Ma perché ha un interesse così forte per le cose spirituali? E perché questo interesse non c’è in tutti? Perché qualcuno vede maggiormente ciò che è tangibile o esterno e qualcuno è più attratto verso le cose interiori? La risposta è che siamo tutti diversi.
Fin dai tempi più antichi sono stati fatti dei tentativi per catalogare le persone. Queste distinzioni in genere sono tentativi estremi di semplificazione in cui uno fa fatica a riconoscersi, ogni personalità umana è un’alchimia troppo complessa e sfaccettata perché alcune tipologie possano rispecchiarla. E’ un po’ come per i segni zodiacali, la maggior parte delle persone non vi ci si riconosce che in parte e molti per niente. Anche i 12 segni zodiacali indicano dei tipi assoluti, mentre in genere noi siamo dei tipi misti.

Comunque queste classificazioni sono sempre esistite e Jung ce ne dà una che ha avuto un certo successo e per questo ne parliamo.
Anche l’I Ching cinese è una classificazione psicologica di 64 configurazioni transitorie, basate su due energie fondamentali, lo Yin e lo Yang, che si compongono secondo 64 miscele, ognuna con un tot diverso di Yin e Yang, peraltro mutevoli nel tempo, come declinazioni di carattere ogni volta viste in un preciso momento.
Una delle più antiche classificazioni del mondo occidentale è quella del greco IPPOCRATE (2500 anni fa), che distingueva quattro umori base: bile nera, bile gialla, flegma e sangue (umore rosso), a cui corrispondevano 4 caratteri: flemmatici, melanconici, collerici e sanguigni, quattro qualità elementari (freddo, caldo, secco, umido), quattro stagioni (primavera, estate, autunno ed inverno) e quattro fasi della vita (infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia). Il buon funzionamento dell’organismo dipenderebbe dall’equilibrio degli elementi, definito eucrasia, mentre il prevalere dell’uno o dell’altro causerebbe la malattia ovvero discrasia.
Oltre ad essere una teoria eziologica della malattia, la teoria umorale era anche una teoria della personalità, in quanto la predisposizione all’eccesso di uno dei quattro umori avrebbe definito un carattere, un temperamento e insieme una costituzione fisica o complessione.
Il malinconico ha con eccesso di bile nera, è magro, debole, pallido, avaro, triste.
Il collerico ha un eccesso di bile gialla, è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo.
Il flemmatico ha un eccesso di flegma, è beato, lento, pigro, sereno e talentuoso
Il sanguigno ha un eccesso di sangue, è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e dedito ad una sessualità giocosa.
Questa classificazione perdurò per tutto il Medioevo. Nell’Ottocento si tentarono distinzioni somatiche; Lombroso si basava su caratteristiche ossee, analizzava la formazione del cranio, cercando il perfetto criminale, ancora oggi parliamo di ‘bernoccolo’ della matematica; poi venne la fisiognomica.

A me piace distinguere le persone secondo un mentale logico o analogico, perché ho una mente analogica e so per esperienza che con un logico dovrò evitare certe modalità del discorso o addirittura certi argomenti.
Sappiamo che la prevalenza logica o analogica dipende da un uso maggiore dell’emisfero destro o di quello sinistro e dà modi di ragionare o vedere le cose diversi. Io sono una donna intuitiva e ho sposato un uomo eminentemente pratico, il che porta a una certa complementarietà ma implica anche certi conflitti. Mia figlia, per risolvere un problema di ordine pratico o decisionale si rivolge al padre; quando le vie pratico-decisionali sono esaurite viene da me e passiamo alla visione globale-intuitiva. Con lui parla di rubinetti, assicurazione o computer, con me di poesie, sentimenti o scelte di vita.

Jung diceva che noi apparteniamo a un tipo per nascita e questo determina gran parte del nostro comportamento. Per cui dobbiamo accettare il fatto che tipi estremi non si comprendano, e non dobbiamo irritarci se qualcuno giudica superfluo ciò che per noi è essenziale o ha modi diversi dai nostri per contattare il mondo o valutarlo, dobbiamo considerare questa possibilità come naturale.

Nel confronto Jung / Freud abbiamo visto due temperamenti notevoli ma opposti, e Jung aveva dovuto constatare che, pur trattando ambedue la stessa disciplina e avendo un bagaglio culturale comune, avevano tali divergenze nel modo di pensare e fare da essere inconciliabili, tanto che alla fine dovettero dividersi dolorosamente.
L’intolleranza reciproca dovuta a motivi caratteriali può prodursi nella stessa famiglia anche tra persone che si vogliono molto bene; l’acqua e l’olio non legano, nemmeno se ce la mettono tutta; possono anche momentaneamente mescolarsi, poi ognuno riprende la propria natura.
Un conflitto caratteriale è sperimentabile ovunque, in famiglia, con gli amici, sul lavoro…, e spesso è irrimediabile, senza che possiamo conciliarlo con l’affetto o la buona volontà, lo dobbiamo accettare come fisiologico.
Il conflitto caratteriale di Jung con Freud non fu solo concettuale, provò che si poteva essere amici e avere gli stessi interessi e tuttavia vedere il mondo con prospettive opposte e teorie antitetiche.
Così Jung si convinse che esistevano forme del carattere che erano in gran parte innate.
Freud, da buon positivista, pensava che il bambino, nascendo, fosse una pagina bianca che poi si formava attraverso l’esperienza. Jung, al contrario, credeva in forme psichiche già definite alla nascita, che poi possono modificarsi e evolvere.

Jung distinse prima di tutto due tipi fondamentali: gli ESTROVERSI e gli INTROVERSI.
Estroversione e Introversione sono due movimenti dell’energia psichica. “L’introverso si comporta in modo astratto… l’estroverso si comporta positivamente verso l’oggetto”.
L’Estroverso orienta l’energia preferibilmente verso l’esterno: atti, fatti e persone. L’Introverso orienta l’energia preferibilmente verso l’interno: idee, emozioni e pensieri. L’Introverso vede il mondo da dentro, l’Estroverso da fuori.
Secondo Jung, questi atteggiamenti hanno antecedenti biologici cioè sono innati.
Estroverso e Introverso sono tipi estremi ma normalmente abbiamo mescolanze o successioni di atteggiamenti in situazioni diverse o addirittura in periodi diversi. Jung diceva: “Un estroverso puro non esiste, neppure un introverso puro. Se esistessero, starebbero al manicomio”.
In una stessa famiglia un bambino può essere estroverso e un altro no. Già nei neonati possiamo distinguere i due atteggiamenti fondamentali. “Due bambini nati dalla stessa madre possono rivelare prestissimo atteggiamenti opposti”. Ci sono bambini di pochi mesi che mostrano paura verso facce nuove, ambienti nuovi o sapori che non conoscono e altri che non manifestano paura delle persone nuove e sono curiosi di nuove esperienze.
Non possiamo dire a priori che estroverso sia bello e introverso no o viceversa. In genere sono gli eccessi e i difetti dei due atteggiamenti a creare problemi.

L’INTROVERSO estremo è chiuso, esitante, diffidente, a volte impenetrabile, o timido, ripiegato su se stesso, non si apre volentieri, sfugge gli oggetti, diffida delle persone, sta sulla difensiva, ha un interesse maggiore verso i luoghi dell’interiorità, riflette prima di agire, tende a tutelarsi dalle aspettative degli altri, è riservato e complicato, non si rende conto dell’effetto che fa sul prossimo.
Jung racconta di un bambino introverso che non voleva entrare in una stanza se prima non gli dicevano il nome degli oggetti presenti in essa. L’introverso si difende dalle esigenze esterne, ha bisogno di tempo per familiarizzarsi con ciò che non conosce. In ufficio è concentrato sul suo lavoro, non lavora bene in gruppo, non accetta bene i cambiamenti, è scettico sulle innovazioni, pensa molto prima di agire, non si fida del suo prossimo, ma è un esecutore affidabile e disciplinato.

L’ESTROVERSO estremo è aperto, orientato all’ambiente esterno, ben disposto a socializzare o a fare esperienze nuove, spesso allegro, si avventura nel mondo, dirige la sua attenzione al mondo sociale, è curioso, si fida degli altri, sperimenta cose nuove, è stimolato dagli input esogeni, agisce prima di riflettere, segue le aspettative, è diretto, aperto e amichevole oppure anche litiga ma comunque comunica, esprime.
In un ufficio l’Estroverso fa amicizia con tutti, lavora bene in gruppo, ama l’azione e le novità, odia la routine, è un esecutore peggiore, segue meno la disciplina. tende a orientare il comportamento alle esigenze della società, accetta regole o mode comunemente accettate. Sceglie la professione che ha più probabilità di essere richiesta, si adegua alle aspettative dell’ambiente.

Se i due atteggiamenti in sé mostrano solo delle differenze, gli eccessi dei due atteggiamenti possono portare a squilibri, per esempio un manager, un uomo d’azione teso alla meta, può calarsi talmente nella sua azienda da dimenticarsi di se stesso, della propria salute o famiglia, per cui può avere disturbi somatici di compensazione, nervosi o organici, che tendono a limitare la sua attività. Un uomo che parte dal basso e raggiunge troppo rapidamente posizioni professionalmente elevate potrebbe accusare vertigini e scompensi respiratori come se avesse un mal di montagna. Un affarista in brillante e rapidissima ascesa può avere un improvviso crollo nervoso. L’estroverso può cadere in disturbi isterici, diceva Jung, nella nevrosi o nell’abuso di eccitanti, alcool, cocaina ecc..

Capita di frequente che in una coppia uno sia Introverso e l’altro Estroverso, per compensazione, poiché gli opposti si attraggono, poi magari non si capiscono perché hanno modi di pensare, prospettive e comportamenti diversi. Nella coppia è come se l’altro rappresentasse la sua ombra, il che può essere interessante e esercitare o attrattiva o repulsione. Nella coppia bipolare i due atteggiamenti vengono alla luce e si confrontano, il che può essere utile oppure possono estremizzarsi, producendo una frattura insanabile. La natura ci fa incontrare per metterci alla prova ma non è detto che la prova vada a finir bene.

Nell’innamoramento, l’Estroverso dimentica se stesso per il valore eccessivo che dà alla persona amata, l’Introverso invece rischia di non vedere l’altro nella sua realtà e finisce a volte con l’amare una figura del proprio immaginario poco corrispondente al reale.
I due tipi opposti si attraggono, ma col proseguire del rapporto spesso non si capiscono, perché parlano linguaggi diversi ed è facile che ognuno si senta incompreso dall’altro e tenda a svalutarlo. In fondo odio e amore sono più vicini di quanto crediamo.

Questa distinzione vale anche per intere culture; l’Occidente, specie il mondo statunitense, apprezza e manifesta spiccate doti di una estroversione, almeno formale, che si manifestano per esempio nell’architettura: i villaggi di casette tutte uguali col praticello non recintato, aperte ai contatti, senza sbarre o cancelli, dove i rapporti di vicinato sono molto forti, più simili ai villaggi di tende dei nativi americani o ai villaggi tribali africani che alle città europee, o ancor più i camping di roulotte della popolazione più povera; lo stesso atteggiamento del volto, l’approccio, sorridente e cordiale, anche nel mondo degli affari, l’importanza dell’apparire, il conformismo, la scuola, dove gli studenti più vivaci e che sanno parlare o sorridere sono considerati meglio adattati e fanno più carriera, i campus universitari dove si favoriscono tutte le attività socializzanti ecc.
Jung era stato in America e l’aveva studiata con grande curiosità concludendo che l’atteggiamento americano avrebbe conquistato l’Europa.
L’Oriente è più riflessivo e meditante e apprezza i ricercatori solitari, guarda meno alla gestualità o all’atteggiamento esibito, al conformismo di apparenza, e rispetta di più le idee e il pensiero più profondo e originale.
Ovviamente le due posizioni non si comprendono. Così accade che la facile estroversione americana sia giudicata superficiale e immatura dagli Orientali, mentre il mondo occidentale diffida dei riflessivi e degli introversi, considerandoli chiusi o asociali.
In genere ogni cultura predilige un certo atteggiamento e tende a fissarlo, pensiamo per esempio all’esibizione dei sentimenti per un napoletano o alla stilizzazione comportamentale per un giapponese.
Nelle nostre scuole l’insegnante predilige in genere il bambino aperto e cordiale, bene adattato, che gioca liberamente e si esprime con franchezza, e tende a trascurare il bambino timido e chiuso, che si avvicina con cautela alla situazioni nuove, non fa domande, non si esibisce, non si esprime facilmente, sta seduto nell’ombra, non si fa notare e viene meno considerato mentre può avere una ricca vita immaginativa ed essere più intelligente e costante. Ma siamo la società dell’immagine e della visibilità e tendiamo a occuparci di più di chi si rende visibile.
Così in molto ambienti sociali l’adulto estroverso si inserisce meglio e riesce ad avere un facile successo, mentre chi lo conosce bene potrebbe dire che è superficiale, poco affidabile e più limitato.
L’Introverso ha pochi amici, ma spesso è sensibile e orgoglioso, preciso e corretto, può essere sottovalutato socialmente ma essere più profondo, preparato e riflessivo.

Jung fu allo stesso tempo un Introverso e un Estroverso. Da bambino fu timido e chiuso ed ebbe qualche difficoltà nel rapporto coi compagni. Poi, in gioventù, espresse una libera energia vittoriosa, aperta e disinvolta. Da adulto alternò periodi di grande socializzazione a momenti di solitudine e meditazione, in cui si ritirava nella casa di Böllingen come in un eremitaggio.

In genere noi utilizziamo entrambi i meccanismi dell’energia, in fuori e in dentro, a seconda delle circostanze e una persona equilibrata sa alternarli in modo utile, per cui potrebbero esserci problemi solo in relazione a situazioni estreme o per certi ambienti o compiti.
Quando estremizziamo il movimento dell’energia, rischiamo uno squilibrio, e i sogni cercano di riequilibrarci riportandoci al centro, così gli Estroversi hanno sogni volti alla loro interiorità e gli Introversi hanno sogni di relazione, perché i sogni mirano a reintegrare la coscienza con l’inconscio.
In linea di massima l’uomo dovrebbe rapportarsi sia col mondo interno che col mondo esterno e può spostarsi più verso l’uno o verso l’altro; se eccede interverranno meccanismi psichici di regolazione e i sogni saranno i primi strumenti compensativi.
Conscio e inconscio cercano di equilibrarsi tra loro e, se non ci riescono, si possono manifestare disagi o sintomi o possono accadere cose impensabili: l’Estroverso attua una svolta impensata, una fede, un’utopia, un innamoramento… l’Introverso si prende una passione o una sbandata sentimentale.
Quando gli Estroversi sono assorbiti troppo da ciò che è fuori, dimenticando se stessi, può intervenire un’autolimitazione compensatoria inconscia, per esempio un cantante in corsa per il successo perde improvvisamente la voce., una persona che sembra fin troppo sicura di sé cade in un improvvisa melanconia… Viceversa l’Introverso può cadere in una fantasia di onnipotenza o in una inflazione psichica, e la vita può riportargli di colpo l’attenzione all’esterno con una caduta improvvisa o un incidente.

Patologie, incidenti e traumi a volte sono compensazioni a situazioni limite.
Per esempio lo schizofrenico, che ha del tutto perso i legami con la realtà, cade in un delirio dove viene invaso proprio da quella realtà che ha negato, per esempio crede che tutti conoscano i suoi pensieri.
Il sintomo ha una funzione compensatoria eccedente. Isteria e schizofrenia possono essere visti come malattie polari; gli isterici restano in rapporto col mondo esterno a cui si rappresentano teatralmente, gli schizofrenici si chiudono in un mondo interno del tutto incomunicabile. L’isteria può essere letta come un disturbo estravertito, la schizofrenia come un disturbo intravertito. L’Estroverso può ammalarsi di isteria o di psicosi maniaco-depressiva, è come se sapesse sempre che è a rischio di una possibile depressione e organizza tutta la vita come una difesa costante contro di essa, dirigendo all’esterno la sua aggressività perché, se non lo fa, questa gli si ritorce contro e lo distrugge, così finisce così per essere troppo dipendente dagli oggetti e dalle persone fuori di lui, mettendo a rischio identità e indipendenza.
Invece l’Introverso, quando si ammala, diventa ossessivo, proprio perché cerca sempre di organizzare il proprio mondo interno e alla fine cade in sua balia; nel caso limite può perdere la propria emotività, si separa dal sentimento, cade nell’apatia, senza più impulsi affettivi, fino alla schizofrenia, massima dissociazione psichica. L’Introverso ha in genere paura dell’amore perché l’amore lo mette in balia dell’altro che potrebbe sopraffarlo, offenderlo, tradirlo, abbandonarlo, così può arrivare al punto di rinunciare al sentimento, limitando fortemente il proprio senso vitale.
A volte i casi estremi di estroversione sono meno patologici dei casi estremi di introversione. L’Estroverso malato può diventare depresso o maniaco ma i maniaco-depressivi in genere guariscono, mentre l’Introverso malato rischia di perdere ogni contatto con la realtà.

Dentro questa distinzione fondamentale di atteggiamento, Jung individuò poi QUATTRO FUNZIONI PSICHICHE: la Sensazione, il Pensiero, il Sentimento e l’Intuizione, così da formare otto combinazioni possibili.
Dispose le quattro funzioni psichiche come in un mandala.
Il quattro è un numero importante e concreto; la struttura quadruplice della psiche appare nel simbolismo di molti miti e religioni (4 punti cardinali, 4 divinità, mandala a base quadrata, o stella a 4 punte o a forma di bussola, 4 evangelisti, 4 figli di Horus, 4 elementi fondamentali ecc).
Definì Pensiero e Sentimento come funzioni valutative o giudicanti, e Sensazione e Intuizione come funzioni percettive o ricettive.

Pensiero
I
Intuizione — — Sensazione
I
Sentimento

Intuizione e sensazione sono funzioni ricettive.
Pensiero e sentimento sono funzioni valutative.
La SENSAZIONE è una funzione ‘ricettiva’ del corpo, con cui la coscienza registra un dato, basandosi su quello che i sensi percepiscono.
L’INTUIZIONE è una funzione ‘ricettiva’ della mente, che legge un significato profondo che va al di là dell’apparenza tangibile. La coscienza riceve un flash, registra un dato che si presenta già fatto.
Il SENTIMENTO è una funzione ‘valutativa’ del cuore. Non registra fatti ma dà giudizi. Chiede: Che valore ha questo per me? Mi piace? Mi riguarda? E’ buono o cattivo? Mentalizza l’oggetto per dare un giudizio di valore, per cui lo accetta o lo respinge.
Il PENSIERO è una funzione ‘valutativa’ della mente. Qui la coscienza analizza un oggetto procedendo per deduzioni e ne dà un giudizio di merito.

Pensiero e Sentimento normalmente si basano sulla cultura di gruppo, per cui si forma uno standard in base al quale giudichiamo buono o cattivo, giusto o sbagliato qualcosa. Per esempio per la scienza un evento è irrazionale se non ha trovato ancora le sue spiegazioni scientifiche e diventa razionale quando le trova; il giudizio di valore cambia a seconda del progresso scientifico. Le funzioni razionali giudicano il dato in base a uno standard che il soggetto precostituisce.
La coppia Pensiero-Sentimento è detta ‘razionale’ in quanto prevede questo confronto o questa elaborazione, mentre la coppia Intuizione-Sensazione è detta ‘irrazionale’ in quanto non li prevede. Pensiero e Sentimento si basano infatti su giudizi, di merito o di valore; Intuizioni e Sensazione invece sulla semplice registrazione di qualcosa. La Sensazione è una percezione più grossolana, l’Intuizione una percezione più sottile.

Queste funzioni si oppongono a coppie i cui termini sono opposti, se c’è l’uno manca l’altro, per esempio chi usa troppo Pensiero trascura il Sentimento, chi usa troppa Intuizione trascura la Sensazione.
L’uomo equilibrato usa le 4 funzioni in modo bilanciato, ma ciò avviene piuttosto raramente. La funzione meno usata viene rimossa nell’inconscio, e in amore accade spesso che tale funzione sia proiettata sul partner.
La funzione prevalente tende a appoggiarsi alla funzione che le sta più vicina, opponendosi a quella che sta di fronte. Per esempio, la funzione Pensiero si può appoggiare all’Intuizione o alla Sensazione, ma non al Sentimento, che rappresenta la sua funzione opposta. Come dice Marie Louise von Franz “Perché il matematico non vede chi spasima per lui? E l’intuitivo ha le calze bucate? Così va la coscienza, una gamba lunga, l’altra corta” .
Se si sviluppa troppo la funzione Pensiero, avremo un sovraccarico mentale, una freddezza nei sentimenti e nelle emozioni e una rigidità dell’immaginario.
Con troppo Sentimento, il cuore sarà dominante e mancherà la logica.
Se prevale la Sensazione, si rischia di attaccarsi troppo agli oggetti materiali, perdendo di vista situazioni di insieme e prospettive più ampie. In genere il sensoriale è attaccato a denaro e al possesso e questo è anche un suo limite.
Se prevale l’Intuizione, l’uomo può cadere in un solipsismo spirituale o immaginativo, perdendo le radici della realtà concreta e finendo col vivere in un mondo a parte.
Jung dice che, se in un soggetto predomina l’atteggiamento percettivo, sapremo che si baserà su Intuizione o Sensazione; se invece prevale l’atteggiamento giudicante, si baserà su Pensiero o Sentimento. L’analista dovrebbe tenerne conto quando comunica con lui e dovrebbe anche tener presente che la funzione opposta giace nell’ombra e preme per uscire ma è combattuta o temuta. In genere noi reprimiamo la funzione antagonista e la disprezziamo in chi la manifesta o viceversa proviamo atteggiamenti conflittuali che possono anche arrivare all’infatuazione e all’innamoramento, sempre per quel meccanismo per cui siamo attratti dai contrari.
Così chi si appoggia troppo al Pensiero, diffiderà di chi mostra troppo Sentimento, ma, guarda caso, potrebbe innamorarmi proprio di una persona molto sentimentale, che riesce ad agire le energie che lui invece reprime, come se in questa attrazione si rivelasse un tentativo inconscio di compensazione esterna. L’esempio tipico è quello del Professore del film ‘L’angelo azzurro’ che si innamora di una sensuale cantante di cabaret che è il contrario esatto del suo carattere.

Queste classificazioni di Jung non sono la parte migliore del suo pensiero ma sono piaciute molto a una serie di soggetti: i razionali, i positivisti, quegli stessi analisti junghiani che non riescono a capire il lato metafisico-medianico di Jung, gli psicologhi aziendali e anche gli astrologi. Questi ultimi usano le 4 funzioni psichiche riferite ai pianeti nel tema natale e guardano quelli che sono sopra o sotto l’orizzonte: quelli sopra appartengono alla luce della coscienza, quelli sotto sprofondano nell’inconscio e rappresentano la nostra zona ombra, come forze che premono per uscire.
Guardando, in un tema natale, quanti pianeti appartengono a un elemento e quali a un altro, si può vedere se la personalità è equilibrata o se c’è eccesso o difetto di Aria (Pensiero), Acqua (Sentimento), Fuoco (intuizione), Terra (Sensazione). Non basta, ricordiamo, vedere dove si trova il Sole di nascita ma occorre sommare i pianeti in cui sono i vari aspetti della personalità (cioè dov’è la nostra Luna = femminilità, Venere = affettività, Marte = aggressività ecc.).
Ora nessuno di noi è calato in una sola funzione né non possiamo pensare di avere quattro funzioni dominanti. Ci dobbiamo rassegnare ad avere solo una funzione dominante, una seconda o anche una terza come ausiliarie, e la quarta in ombra . Teniamo anche presente che questi schemi non sono assoluti in quanto ognuno di noi si situa in zona intermedia, è una mescolanza non ben definibile di funzioni. Schematizzare per tipi non è facile e raramente si trovano tipi puri. Per l’astrologia è lo stesso. Le tipologie sono semplificazioni estreme, archetipiche, mentre la natura, per nostra fortuna, è più ricca e variabile.

Tra le 4 funzioni psichiche ce n’è una che ha una funzione DOMINANTE e una che ha una funzione d’appoggio. In genere noi sviluppiamo bene una sola funzione che dà il tono della nostra personalità. Nelle situazioni critiche ricorriamo immediatamente ad essa. Una seconda funzione la sviluppiamo un po’ meno e resta AUSILIARIA e così può essere di una terza. La quarta è in genere inconscia. Il gioco evolutivo parte dal due, e tende al tre, il quattro rappresenta la pienezza e l’equilibrio raggiunto.
Ma può capitare addirittura che qualcuno non riesca nemmeno a produrre una funzione dominante, perché vive secondo una maschera sociale che uccide tutto, cioè il soggetto si abitua a forme di recitazione convenzionale e conformata a un ruolo o a una immagine, e alla fine non ha più spontaneità e naturalità. La maschera falsifica l’Io e gli impedisce di svilupparsi.
Per valutare la nostra quarta funzione seguiamo lo schema di Jung, nello schema le facoltà opposte si escludono: un Pensiero Introverso avrà come funzione inferiore un Sentimento Estroverso. Il tipo Pensiero prova anche lui del sentimento ma gli sarà difficile esprimerlo. La funzione inferiore è quella che abbiamo meno sviluppato, è il nostro punto debole, e nessuno ha intenzione di lavorare proprio sul suo punto debole, il tipo Pensiero non ha nessuna voglia di affrontare il Sentimento, a volte non sa nemmeno se ne prova e provare sentimento lo imbarazza e lo fa sentire debole.
Viceversa il tipo Sentimento pensa anche lui, ma non controlla molto bene il suo Pensiero, e il tipo Intuitivo fa molta fatica a usare facoltà analitiche, per esempio non ama rivedere la sua contabilità o occuparsi di cose finanziarie.
Se un Intuitivo Introverso e un Sensoriale Estroverso vanno insieme a comprarsi un vestito, l’Intuitivo sarà a disagio e comprerà la prima cosa che vede e poi magari se ne pentirà, il Sensoriale invece vuol provare tutto bene anche due volte, e gli ci vorrà mezza giornata per decidere, sempre che decida; è chiaro che insieme si daranno noia, in quanto hanno tempi e modi diversi.
Noi non dominiamo la funzione inferiore e in essa ci sentiamo sprovveduti e insicuri, per cui non riusciamo a parlarne direttamente. Se dite a un tipo Pensiero che non prova sentimenti, è come toccargli una ferita, si sentirà offeso e sarà perso per sempre, i sentimenti ci sono ma li gestisce male. Analogamente un tipo Sensoriale non vuol sentirsi dire che non sa pensare, ha anche lui delle idee ma vanno e vengono. Dunque non si va mai direttamente da uno a dirgli la sua mancanza. Lo avremo contro. E purtroppo questa cosa di intuire di colpo il punto debole dell’altro e di ferirlo proprio in quel punto è una prerogativa femminile.
Ognuno ha sempre l’impressione di fare il massimo proprio sulla funzione mancante e non sopporta critiche proprio lì. Occorre tatto e gentilezza. Quando si scopre un punto debole, è meglio essere leggeri e girarci attorno o si rischiano esplosioni.
Nella vita accade che, quando la prima funzione è messa in scacco, a volte sia proprio l’ultima a darsi una mossa e a salvare la situazione, così come nelle fiabe è l’ultimo figlio che salva tutti gli altri.
Solitamente, quando ci troviamo in situazioni dove non ce la caviamo bene, ricorriamo a comportamenti stereotipati, di convenienza, come fa il tipo Pensiero quando si trova a un funerale e dice frasi di circostanza, pur non provando alcun sentimento.

Per raggiungere la pienezza, un soggetto dovrebbe sviluppare tutte e quattro le funzioni psichiche.
Jung dice: “Si sa che un uomo non può essere tutto nello stesso momento, non è mai completo, sviluppa sempre alcune qualità a spese di altre, e non raggiunge mai la pienezza”.
Ci sono situazioni in cui dobbiamo usare solo una funzione e escludere la sua opposta. Per esempio, dice la Franz, un funzionario governativo deve evacuare una città per l’arrivo di un cataclisma, ma in quella città c’è anche la sua famiglia. Se usa la funzione Sentimento farà un cattivo lavoro, ma per fare un buon lavoro deve dimenticare la sua famiglia e mettere da parte i sentimenti.

In un TEMA NATALE si calcola l’elemento dominante (Fuoco, Acqua ecc.), sommando i pianeti secondo la valenza. Un eccesso o un difetto di un elemento può portare a condizioni di squilibrio. Se manca completamente Terra, il soggetto sarà poco radicato; se manca l’Acqua avrà problemi col cuore ecc.
Se una energia manca del tutto porta a una lateralizzazione del carattere. Per esempio la persona Pensiero che ha difficoltà ad usare il Sentimento e lo rigetta nell’inconscio, ha una specie di vuoto o mancanza, e, poiché ognuno è portato a cercare fuori ciò che gli manca dentro, si innamorerà di una persona Sentimento.
Quindi, nelle scelte amorose, dovendo integrare quello che ci manca, ci innamoreremo non di un partner simile a noi, ma di un i cui è prevalente la funzione opposta.

Combinando Estroverso e Introverso con le quattro funzioni abbiamo otto tipi:
il Pensante Estroverso: si basa sulla realtà concreta dei fatti, può essere un manager, un giornalista o un avvocato,
il Pensante Introverso: si basa sulle sue idee soggettive logiche, svalutando i fatti e gli affetti, può essere un matematico o un filosofo.
il Sentimentale Estroverso: è teso verso gli altri e il successo, le mode e il mondo, può essere un cantante, uno stilista…
il Sentimentale Introverso: è chiuso in sé, enigmatico, artistico e misterioso, può essere un musicista o un architetto.
il Sensoriale Estroverso: gode delle cose, usa molto i sensi, l’osservazione, cerca il piacere è attivo e piacevole, può essere un gourmet se prevale il piacere, un investigatore se prevale l’attenzione ai dettagli sensoriali,
il Sensoriale Introverso: è calato nelle proprie impressioni interne, preciso e impeccabile, può essere un orologiaio svizzero. Anche un romanziere come Thomas Mann, estremamente minuzioso, può essere un sensoriale introverso, un po’ a rischio perché alla fine il dettaglio si mangia l’Intuizione, che invece odia i dettagli, è imprecisa, fuggente e fulminante.
l’Intuitivo Estroverso: è carismatico, prevede il futuro, è insofferente della routine, è creativo, può anticipare ciò che non è ancora visibile, fiuta l’avanguardia, può essere un agente di borsa o un imprenditore o un creativo. Può avere bellissime idee ma poi, se non ha la capacità di realizzarle, se le gode qualcun altro.
l’Intuitivo Introverso: è un sognatore visionario, spesso è l’artista incompreso, ma anche il veggente o lo sciamano, ma può essere anche un programmatore.

La funzione inferiore è importante perché, anche se non la realizziamo o ci muoviamo male in essa, resta come energia inconscia e può perturbare il nostro comportamento, tuttavia abbiamo difficoltà ad affrontarla direttamente.
Un modo utile per fare esprimere senza danno la quarta funzione è dato dalle attività dei laboratori espressivi di psicologia o arte, dove le energie possono uscire come in un gioco.
L’Intuitivo poco sensoriale può modellare creta o fare attività manuali; l’Intuitivo Estroverso può impegnarsi in un mandala di precisione; il Pensante Introverso può sciogliersi in danze di relazione, con abbracci e contatti, o far uscire il sentimento con pittura a colori forti.

La QUARTA FUNZIONE, inferiore e rimossa, è molto importante. Intanto non la conosciamo e non riusciamo facilmente ad assimilarla, non sappiamo come gestirla, è il nostro punto debole che ci rende facilmente suscettibili. Dovrebbe emergere lentamente non con furia o farà disastri, come avviene a volte quando uno è in uno stato alterato, per esempio di ebbrezza alcolica.
La quarta funzione ha una grande energia in quanto è energia rimossa ma è fuori controllo.
La von Franz dice: “Immaginate un cane, un gatto, un topo e un leone, i primi tre potete addomesticarli, il quarto arriva e si mangia tutti gli altri”. Cioè se la quarta funzione esce male è distruttiva. Ma se non esce per niente, la personalità resta tarpata, un po’ monca, e la vita può diventare noiosa in quanto le manca uno dei suoi colori. Se però la quarta funzione dal luogo inconscio dove si trova invade l’io, esso può cadere a un livello animale, incontrollato, come avvenne al professore dell’angelo azzurro. Dunque l’integrazione deve essere graduale. Nessuno può essere spinto oltre i propri limiti. Il luogo più facile dove integrarla è l’immaginario, dipingendo, recitando o anche attivando la visualizzazione, insomma usando l’immaginazione attiva che può aprire la via degli archetipi in modo piacevole e non traumatico.
Per esempio l’Intuitivo può accostarsi alla Sensazione modellando creta o facendo massaggi. Jung stesso, che era un Intuitivo più che un Pensante, nei momenti di crisi giocava col fango e le pietre, cioè con materiali tattili.
Se la quarta funzione è il Sentimento, è consigliabile la danza, meglio se tribale con percussioni e piedi battuti per terra con forza e movimenti liberi; per aiutare il Sentimento vanno bene i colori, il colore forte è una via diretta per l’inconscio e corrisponde a un sentimento forte.
L’arte costituisce una zona protetta dove la quarta funzione può essere parzialmente liberata senza danno, per questo i laboratori espressivi sono una forma terapeutica che libera morbidamente le funzioni inconsce. Attraverso l’arte, la parte nascosta di noi riesce a venir fuori in modo giocoso, ed è in grado di liberare la quarta funzione. Lo spazio dell’arte, come quello del teatro, è uno spazio sacro dove avvengono rinascite.

Lo schema dei tipi psicologici ci serve a capire meglio chi siamo e chi sono gli altri, migliorando così la comunicazione che spesso più che un incontro è un cozzo di monologhi. Possiamo anche capire come deve essere mandato un certo messaggio in un certo contesto dove c’è una funzione dominante. Parlare a un tavolo di matematici è ovviamente diverso che parlare a un consesso di poeti. Persino intervenire a un forum internet ha le sue regole.
Dobbiamo poi ricordare che in ogni paese esiste un orientamento più diffuso che riceve più consenso. Se uno appartiene alla tipologia dominante di un gruppo, gli sarà più facile inserirsi e comunicare, altrimenti risulterà discorde.
In genere la funzione dominante è conscia, le funzioni mediatrice e ausiliaria sono in parte inconsce, la quarta è inconscia del tutto o in opposizione alla funzione dominante.

In sogno la funzione inferiore può presentarsi come un personaggio ricorrente, molto diverso dal sognatore, un personaggio che sembra chiedergli qualcosa e volere qualcosa da lui ma non è capito. Possiamo attivare questo personaggio anche attraverso una visualizzazione in cui possiamo chiedergli cosa vuole. La von Franz racconta che un uomo d’affari, Intuitivo Estroverso, sognava spesso un barbone sporco e lacero, e in una visualizzazione si mise in contatto con questa parte di se stesso. Il barbone gli chiese di vestirsi come lui, un giorno alla settimana, e di andare a spasso in campagna. L’uomo ubbidì, e, in povere vesti, girò le valli svizzere e fece molte bellissime esperienze naturali che gli dettero serenità e lo guarirono dai suoi disturbi. Queste passeggiate erano l’opposto del lavoro stressante che faceva di solito e lo compensarono dello stress. Quando cessarono, i disturbi ricomparvero. Alla fine l’uomo proiettò la sua funzione inferiore, che chiedeva di essere ascoltata, su un cavallo. Comprò un cavallo e lo accudiva una volta la settimana. Il cavallo rappresentava fuori di sé quella parte del suo io che aveva trascurato, e curando l’animale era come se gli si prendesse cura di se stesso. I sintomi scomparvero..

Il PENSANTE ESTROVERSO può essere un manager, uno scienziato, un ministro, un uomo d’affari, un avvocato, un tecnico, è un personaggio deciso, va dritto allo scopo, sfronda la situazione e la vede nell’essenziale, in modo oggettivo senza distrarsi con gli elementi accessori, estetici o sentimentali, risolve rapidamente i problemi altrui, magari non i suoi. Un manager può essere stressato e consigliare agli altri di andare in vacanza, magari organizza anche questa vacanza, ma lui non ci va e l’unico modo che la natura ha di mandarlo in vacanza è di rompergli una gamba.
Vediamo che questo tipo può anche dire in giro che ama moltissimo sua moglie ma si dimenticherà di dirlo a lei e la poverina può pensare il contrario e morire di disperazione senza che lui se ne accorga. La sua funzione inferiore è il Sentimento ma lui è un uomo di azione, inutile aspettarsi esplicazioni sentimentali o comprensione, non ha tempo. Se la moglie si lamenta perché lui la lascia sola, probabilmente non capisce nemmeno il problema. Un problema è una cosa che richiede una soluzione. Un rubinetto rotto è un problema, il rubinetto va riparato, se qualcuno gli parla di sentimenti, non riesce a capire cosa debba essere riparato. La frase che lo esprime è del poeta Rainer Maria Rilke “Ti amo, ma non ti riguarda”. Il Sentimento probabilmente c’è ma non fluisce nel modo giusto.. Se un tipo simile sposa una sentimentale, lui andrà in giro per il mondo a risolvere problemi, la moglie starà in casa a piangere.

Quando abbiamo un eccesso di funzione PENSIERO, può uscire un cavillatore, un sofista, un critico saccente…Il tipo estremo reprime tutte le manifestazioni che dipendono dal sentimento: l’arte, l’amicizia… “Poiché sono i sentimenti a opporsi maggiormente a una rigida formula intellettuale, sono questi a essere rimossi nel modo più intenso” .
Un PENSANTE ESTROVERSO estremo trascura la propria salute, la propria famiglia, non ha tempo per i figli ecc. Spesso, invece di avere sentimento, ha un risentimento, è permaloso, pungente, aggressivo, vendicativo. Questo tipo estremo si trova, dice Jung, soprattutto tra uomini.

Il PENSANTE INTROVERSO (Nietzsche) non ha un libero slancio caldo verso le cose, non parte dalle cose o dai fatti, è chiuso nelle sue idee, in un mondo tutto suo, non cura eventi esterni o persone, è solipsistico, calato nei suoi processi logici che continuamente dimostra a se stesso. Potrebbe essere un filosofo razionalista, un matematico, o uno scienziato che segue le proprie teorie e magari bara un po’ sui risultati. Può essere rigido e autoritario. Vive i fatti solo come conferma delle sue idee. E’ in difficoltà con le proprie emozioni, ha amori difficili o non ne ha. Con i sentimenti è polare, bianco o nero, non capisce le sfumature, può essere dispotico e possessivo. Quando cerca di comunicarsi agli altri, di solito non ci riesce, viene respinto, si sente incompreso ed è portato a disprezzarli. Per cui agli estranei può apparire superbo e altezzoso o anche aspro, sgarbato e autoritario. Non è un buon maestro in quanto non tiene in alcun conto gli allievi.

Il contrario è il SENTIMENTALE ESTROVERSO, che riesce benissimo in società, è cordiale, aperto, comunicativo, non si fa troppo carico dei difetti degli altri, si adatta bene a ogni ambiente, ha molti amici, fa complimenti agli altri, dice cose carine, parla in modo positivo, si fa amare, crea un buon ambiente attorno a sé, è molto ricercato, non può stare da solo, cerca di essere sempre di buon umore in ogni circostanza, si adegua ai valori tradizionali, cerca di essere nella media, fa cose che risultano convenenti o che fan tutti. Va a teatro o al cinema o ai concerto o in chiesa per essere uguale agli altri. Segue la moda. Si adatta alle circostanze, fa matrimoni di convenienza..Può essere manierato. Una persona così di solito rifiuta pensieri negativi, che ma probabilmente passano nella sua testa ma in modo molto veloce, sommersi da altri. Questo tipo non può affrontare contenuti profondi e allora li rimuove velocemente. La von Franz dice che se una persona così, se dovesse scrivesse i suoi pensieri, produrrebbe frasi banali come quelle dei cioccolatini. Non sa essere profondo. E’ banale. In caso di eccesso può avvenire che proprio la persona che ha rapporti eccellenti con tutto il suo ambiente si lasci scappare all’improvviso frasi assolutamente prive di tatto o che improvvisamente abbia idee ossessive. Questo, dice Jung, è un tipo che troviamo più spesso tra le donne.

C’è poi il SENTIMENTALE INTROVERSO, profondo, silenzioso, che si esibisce poco, non è appariscente ma sembra portatore di valori importanti, la sua presenza in un gruppo è gentile e benefica, fa sempre la cosa giusta ma senza mostrarsi, si fa notare poco ma porta una buona influenza e un elemento di stabilità in ogni ambiente, segue principi di valore affettivo e in qualche modo crea armonia anche negli altri. Questo soggetto se ne sta tranquillo al suo posto senza darsi delle arie e senza criticare nessuno, sembra neutrale, ma gli altri si sentono rinforzati dalla sua presenza e sanno che possono contare su di lui. Osserva con attenzione i fatti esterni, vede tutto, comprende in profondità; quando parla lo fa in modo chiaro, semplice e quasi neutro. E’ molto piacevole e rilassante. Calmo in apparenza, ha forti passioni interne, è fedele, costante e capace di grandi sacrifici. Non ti dice in faccia che ti vuole bene ma te lo dimostra con le azioni. Questo tipo, dice Jung, è frequente tra le donne. Le donne sentimentali introverse affascinano gli uomini estroversi che sentono in loro la loro parte mancante.

Il SENSORIALE INTROVERSO è interessato a tutto ciò che sente materialmente, osserva la propria salute in modo maniacale. Agli intimi racconta tutto su come ha dormito o digerito o su anche piccolissimi disturbi. Non ha facilità nelle scelte, è insicuro anche quando sembra dispotico sugli altri, spesso è ansioso. Non fa amicizia volentieri, in casa è dispotico ma fuori è bloccato, in genere ha pochi conoscenti di vecchia data e in gruppo si chiude. Non accetta critiche, è permaloso, spesso convenzionale. Non ama essere analizzato. Può non essere capace di espressione artistica e naturalmente lavorare proprio su questo lo aiuterebbe, altrimenti tutte le impressioni si focalizzano all’interno, bloccandolo. Di solito ha difficoltà a capire gli altri come ne ha a capire se stesso.

Il SENSORIALE ESTROVERSO usa moltissimo i sensi in modo più ottimistico e vitale, gode molto dei piaceri dei sensi, mangiare, bere, fare all’amore… percepisce vivacemente il mondo come colore, suono, odore… Gli piace avere cose belle, profumi ecc. Può essere un materialista grezzo come un esteta raffinato, nei casi patologici diventa sgradevole e privo di scrupoli. Di solito ha una natura amabile. Difficilmente ha malattie psicosomatiche dovute a stati d’ansia. Spesso spende troppo. Ha una viva percezione del colore, del suono, del movimento e dovrebbe scegliere una professione che ha che fare con questo, per esempio distillatore di profumi, artigiano, ballerino, assaggiatore…. In amore cerca qualità fisiche, la bellezza delle forme, la pelle, l’odore…In situazioni patologiche può produrre fantasie sessuali distorte, gelosia ossessiva, stati ansiosi connessi al possesso.

L’INTUITIVO INTROVERSO può essere un sognatore, un mistico, un veggente, come un artista o un creatore o un genio incompreso; è immerso in un proprio mondo fantastico in cui è attratto da immagini interiori, si abbandona alle sue fantasie, comprende poco gli altri a meno che non lo faccia attraverso intuizioni paranormali. Ha scarsi rapporti sociali, si trascura fisicamente, negli abiti, nella pettinatura ecc. Difende a spada tratta i suoi valori che sono solo suoi, per cui spesso è un outsider. Ha un inconscio molto ricco con cui comunica volentieri; può essere un artista, un poeta, un veggente, uno sciamano, un profeta, segue fantasmi mentali, parla con gli spiriti, trasmette i loro messaggi, comunica con l’inconscio collettivo e confida alla società i movimenti universali dell’energia, contatta direttamente archetipi. Si sente rapidamente prigioniero delle situazioni oggettive e cerca di sciogliere vicoli e impedimenti da cui si sente soffocare. In genere non ha un buon rapporto col proprio corpo e con la propria salute, non cura il proprio abbigliamento o la propria pettinatura, non disciplina la propria funzione alimentare , per cui può avere un che di trascurato e casuale. Controlla poco bene i sensi ordinari ma può avere canali straordinari, extranormali, ha poco realismo e poco senso pratico, spesso pochissimo senso finanziario, non è molto preciso, non riferisce i fatti con affidabilità, non usa bene i propri sensi oppure ogni tanto improvvisamente ne usa qualcuno in modo molto sconcertante, non osserva bene i fatti, perde i dettagli, non ricorda nomi e visi delle persone, non sa trattare il denaro, i conti ecc., è un po’ tagliato fuori dalla realtà, in gruppo o è troppo silenzioso o troppo esibizionista, ma raramente si accorda con gli altri e risulta sempre un po’ fuori le righe, sta meglio da solo, salvo poi a soffrire per una specie di secchezza sentimentale. La sua funzione minoritaria è proprio quella sensoriale, ma a volte se la cava male anche coi sentimenti e le emozioni, in genere i dati dei sensi entrano male nella sua coscienza, non li focalizza bene, ed è proprio questa attenzione oscillante che lo tiene in uno stato di costante inconscietà in cui passano le intuizioni paranormali, è come se la sua coscienza fosse sfocata, non mette a fuoco bene gli oggetti né con i sensi né con la razionalità e risulta dunque già in demi-trance. L’intuizione è una percezione sottile che gli arriva attraverso l’inconscio, non di superficie ma subliminale, per cui non ricorda i visi, non distingue le persone, non tiene a mente i nomi però intuisce fatti interiori degli altri che non sono visibili; sessualmente non ha successo e può fare anche a meno del sesso, finanziariamente non ha senso pratico né sa procurarsi del denaro.
Un tipo così era il mistico tedesco Böhme, che vedeva Dio ma non era in grado di mantenere la moglie e i sei figli. La sua funzione nascosta era quella che gli impediva di mantenere la sua famiglia; quando un ricco barone gli dette un aiuto finanziario, surrogandola, Böhme smise di vedere Dio e perse il nucleo creativo della sua personalità.

L’INTUITIVO ESTROVERSO è riversato sulle cose esterne, soprattutto su quelle nuove o strane. Non pensa mai al passato ed è tutto proiettato in avanti, in cerca di nuove emozioni E’ impaziente, veloce nelle decisioni, è un centometrista solitario che ritiene che gli altri siano troppo lenti. All’apparenza può essere anche un allegrone e magari si aiuta con eccitanti, alcool ecc., in realtà è un agitato, spesso inquieto. Di solito è un leader, che non ascolta gli altri, non dà loro spazio, non considera le loro convinzioni. Non segue le mode o le masse ma fiuta sempre nuove possibilità di essere, salvo abbandonarle dopo poco. Questo tipo, dice Jung, è più frequente tra le donne. Se è equilibrato può essere un innovatore e un promotore di cose nuove, e, allora, sa infondere coraggio ed entusiasmo.

Le 4 funzioni ci servono a procedere nella vita, e sono dunque come le 4 ruote di un carro. In un testo alchemico si legge “Prendi il serpente (l’energia) e mettilo su un carro a 4 ruote. Lascia che il serpente vada, si immerga, risalga, si trasformi. A quel punto metti le 4 ruote sul carro e potrai muoverti senza moto” . Cioè: integra le 4 funzioni e ti muoverai nell’evoluzione, perché la coscienza sarà centralizzata in se stessa e avremo la personalità integrata e solida avviata a nuove forme di sviluppo.

Uno che domina tutte e 4 le funzioni è il maestro Zen: quando ha fame mangia, quando ha sete beve, quando ha sonno dorme, quando deve pensare pensa, quando deve intuire intuisce. E’ sempre perfettamente naturale in ogni cosa, si avvale della funzione giusta a seconda del momento, con padronanza e giusto distacco.
A volte l’ambiente reprime le caratteristiche di un soggetto. Potok nel libro ‘Il mio nome è Asher Lev’ narra la storia di un ragazzo portato alla pittura che viene rifiutato dall’ambiente ebraico che considera dipingere figure un tabù religioso. Il ragazzo deve negare la propria natura e diventa come un pesce che deve camminare per terra. Io sono stata costretta allo studio della matematica verso cui non ho mai avuto alcuna vocazione. Il figlio di un contadino può nascere privo di tendenze manuali e magari predisposto alla musica, o viceversa il figlio di genitori scienziati potrebbe nascere con doti manuali e realizzarsi meglio come artigiano. Le aspettative familiari possono essere lesive della natura di un figlio e comprimerla.
Nelle famiglie con più figli a specialità diversa può accadere che si fissino dei ruoli e dei compiti, per cui c’è uno che accomoda tutto, un altro che fa i conti, il terzo è ritenuto l’allegrone di famiglia ecc., avviene così che ognuno amplifica una sola funzione, si specializza in quella e delega le altre. Ovviamente, quando il gruppo si scioglie, nascono dei problemi e si verificano delle mancanze. Lo stesso accade nelle coppie dove i ruoli sono divisi e i compiti ripartiti.
Proprio per ovviare alla specializzazione che crea pigrizia, Jung preferiva nei lavori di gruppo accostare soggetti simili, perché si impegnassero maggiormente proprio sul lato debole. Lo stesso dovrebbe fare un maestro o un genitore. Il tutore troppo interventista che fa tutto lui priva l’altro del piacere e della possibilità di cimentarsi sulle cose su cui crede di essere meno bravo.

I demagoghi, i populisti, sanno sfruttare la quarta funzione degli individui, giocando sul loro lato inconscio. Hitler era molto abile in questo, aveva una dote naturale, una specie di sesto senso, per fiutare la facoltà inferiore del suo pubblico, ovvero il punto dove esso era più debole, così se si rivolgeva a un gruppo di Pensanti usava il Sentimento nel modo più retrivo con retorica ideologica, per esempio dicendo che gli ebrei erano intellettualmente distruttivi; teneva vincolati a sé gli Intuitivi che temevano di non trovare un altro lavoro, nutriva i Sensoriali di esoterismo ecc. Sugli Ebrei proiettò ogni sorta di funzione inferiore negativa. I leader di oggi non fanno diversamente, scelgono un capro espiatorio, i comunisti o i terroristi, gli islamici, gli extracomunitari o i gay, e vi dirigono la quarta funzione negativa della massa.
Questo forte tipo di propaganda può anche risultare grezzo e barbaro ma produce effetti rapidi e inconsci, è bassa macelleria intenzionale perché lavora sulle funzioni primordiali della psiche. Hitler sapeva istintivamente risvegliare questa funzione primitiva; quando si trovava in un gruppo che non conosceva, cominciava facendo domande a caso, come un cane che cerca la selvaggina intorno, finché qualcosa in lui si sintonizzava sulla quarta funzione del gruppo, e allora li aveva in pugno. La demagogia è questo: una specie di vocazione che può essere migliorata ma non inventata per manipolare la funzione repressa degli altri. Il successo è dovuto al fatto che il demagogo è lui stesso preda della visceralità della propria funzione ombra, in un certo senso egli crede a quello che dice, è portato e portatore, c’è una specie di autosuggestione che lo rende credibile.
Le funzioni superiori della nazione tedesca erano Pensiero e Sensorialità, Hitler agì sul Sentimento e sull’Intuizione, alimentò l’odio per il nemico e fece crescere il mito della razza superiore, e usò i simboli e i miti, per questo doveva apparire come un superuomo divino e introdurre su se stesso terminologie religiose, era inevitabile, e i leader dei nostri tempi fanno lo stesso dandosi attributi religiosi o divini, o appoggiandosi ai testi sacri come fece Bush. Non serve dire che la cosa è irrazionale proprio perché non intende agire sul piano razionale ma su piani inconsci, non controllabili o razionalizzabili.

Se consideriamo non solo la funzione dominante ma anche quella secondaria, abbiamo 16 tipi. Su questi sono stati costruiti dei test per ricavare dei profili, usati dalle aziende americane , per individuare a che tipo di professione uno è portato o a che tipo di competenza.
E’ risultato che gli specialisti informatici (programmatori, progettisti, ingegneri) hanno il doppio della media di Introversi e un’alta percentuale di Introversi Intuitivi, che possiedono immaginazione e creatività, sono distaccati dalla realtà esterna e possono avere un proprio modello del mondo, pur riuscendo a passare facilmente alla rappresentazione concreta della realtà. I venditori ovviamente saranno degli estroversi sentimentali. ecc
La tipologia di Jung alimenta molti test aziendali, specie negli Stati uniti. Il manager individua le differenze di carattere in azienda così da ottenere il meglio. Le sigle possono essere: E, I, S, N, F, T, P, J.
E (Estroverso) ama lavorare in team e gli piacciono le innovazioni.
I (Introverso) è concettuale ed è meglio farlo lavorare da solo.
S (Sensation) è analitico, aderisce ai fatti, è buon esecutore, pratico, può fare lavori di routine, è preciso ma poco creativo, non va bene per prendere decisioni.
N (Intuition), l’intuitivo sogna progetta, guarda al futuro, ama le novità, non è preciso ma è inventivo.
F (Feeling), il sentimentale, è empatico, socializza, comprende i punti di vista degli altri, vuole essere apprezzato perciò è meglio elogiarlo che criticarlo, è influenzabile, crea un buon ambiente.
T (Thinking), il razionale, mette da parte i sentimenti, si concentra, valuta in base ai fatti pensandoci su, può affrontare problemi e cercare soluzioni.
Sul lavoro possiamo distinguere un tipo che se la prende calma e un decisionale.
P (Perceiving), è pigro, rimanda i lavori che non gli piacciono e ne comincia altri, evita situazioni definite, non considera le scadenze.
J (Judging), il valutativo, vive invece per le scadenze, ha il pallino dell’ordine, se comincia un lavoro deve finirlo e non può pensare a un altro, deve per forza rispettare le scadenze, è rigido con se stesso e con gli altri, va bene come controllore.
Gli statunitensi hanno fatto molte di queste classificazioni e affiancano ai nomi dei dipendenti una sigla. L’ISTJ, Introverso Pratico Pensante Giudicante, è il burocrate classico, che esegue tutte le regole, è fedele a norme e regolamenti.
L’ISFP, Introverso Sensoriale Sentimentale Pigro (Marilyn Monroe) vive nel presente, vuol essehre libero, non ama studiare e di solito abbandona gli studi.
L’INFP, Introverso Intuitivo Sentimentale Pigro, vive nei suoi sogni, ama la poesia o la filosofia.
L’INTJ potrebbe essere uno scienziato, l’ENFP un giornalista, l’ISEP un artista.
Un annuncio su un giornale diceva “Donna sola ESTJ, quarantenne, cerca uomo INTJ, pari età, scopo stabile unione”, cioè estroversa, pratica, razionale, valutativa cerca introverso, intuitivo, razionale, valutativo.

Un’altra applicazioni dei tipi junghiani si ha in grafologia.
..
JUNG 3 Indice lezioni
Lezione 1 – http://masadaweb.org/2010/10/12/masada-n%C2%B0-1209-12-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-prima/
Lezione 2 – http://masadaweb.org/2010/10/20/masada-n%C2%B0-1212-20-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-seconda/
Lezione 3 – http://masadaweb.org/2010/10/26/masada-n%C2%B0-1214-26-10-2010-jung-3-lezione-3-l%E2%80%99immagine-sociale-l%E2%80%99archetipo-della-persona/
Lezione 4 – http://masadaweb.org/2010/11/04/masada-n%C2%B0-1218-4-11-2010-jung-3-lezione-4-a-un-passo-dalla-guarigione/
Lezione 5 -http://masadaweb.org/2010/11/09/masada-n%C2%B0-1221-9-11-2010-psicoanalisi-jung-3-lezione-5-la-depressione-di-jung-la-rottura-con-freud/
..
http://masadaweb.org

Related Tags:
Previous Topic:

One Comment for “JUNG 3- Lezione 6. I TIPI PSICOLOGICI”

  • Paolo says:

    Ciao, vorrei un chiarimento,
    Dici che con la nostra funzione inferiore ci sentiamo sprovveduti e insicuri, e mi è chiarissimo come si possa manifestare in un tipo sentimeto o in un tipo pensiero.
    Ma in un tipo sensazione e in uno intuizione questa come si manifesta? Quali sono i punti deboli di questi?


Leave a Comment

Della stessa categoria

JACQUES PREVERT
JACQUES PREVERT

MASADA n° 1490 13/10/2013 JACQUES PREVERT [Read More]

GRAFOLOGIA

MASADA N° 1476 – 27/7/2013 GRAFOLOGIA [Read More]

LA COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 4
LA COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 4

MASADA N° 1471 13-6-2013 Colloqui di lavoro – Lo sguardo – Pensa positivo! – L’effetto specchio – Asimmetrie [Read More]

COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 3
COMUNICAZIONE NON VERBALE- LEZIONE 3

MASADA n° 1470 Come si saluta – I gesti nel mondo - Posizioni delle gambe e dei piedi – Le mani – I gesti delle [Read More]

CNV – LA COMUNICAZIONE NON VERBALE – LEZIONE 2
CNV – LA COMUNICAZIONE NON VERBALE – LEZIONE 2

MASADA n° 1468 2-52013. CNV - LA COMUNICAZIONE NON VERBALE - LEZIONE 2 [Read More]

Who's Online

  • 0 Members.
  • 9 Guests.

Adv

Newsletter

RSS Il Fatto Quotidiano