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Wednesday November 22nd 2017

JUNG 3- Lezione 4. A UN PASSO DALLA GUARIGIONE


Dal libro “Lo specchio più chiaro” della Prof. Viviana Vivarelli

“L’inattenzione dello spirito è la colpa fondamentale
(Oscar Wilde nella prigione di Reading)

Com’è alto il dolore/ L’amore com’è bestia/ Vuoto delle parole/ che scavano nel vuoto vuoti/ monumenti di vuoto, vuoto/ del grano che già raggiunse/ (nel sole) l’altezza del cuore
(Caproni)

La principale forza motrice della terapia è la sofferenza del paziente con il desiderio, che ne scaturisce, di guarire
(Sigmund Freud)

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.
(Ecclesiaste)

Quando cominciamo a guarire, quando la vita sta per cambiare in meglio, quando ci aspetta un grande mutamento positivo, l’inconscio ce lo dice con sogni premonitori, in cui compaiono la stella, le uova, il bambino, altre stanze della casa, il nuovo mondo, la primavera…segni di rinascita e di nuovo inizio. Alcuni di questi sogni indicano proprio la ripresa della vita, la scoperta, il parto, il viaggio. A volte possiamo considerare la depressione come la preparazione al parto, il periodo che inizia una vita nuova, una incubazione o gestazione, che ha una sua durata, spesso associata al numero 9, come 9 sono i mesi della gestazione, o al 12, il numero del ciclo completo, come di 12 mesi è il tempo per tornare all’inizio della primavera.
Spesso capita che le persone che vengono da me per un check up siano proprio nel periodo che precede il cambiamento, come se qualcosa in loro lo fiutasse.
Ma questa gestazione non sempre ha una durata naturale, a volte essa si può prolungare così come si fa attendere un parto, perché l’organismo psicosomatico stenta ad abbandonare quel corpo depressivo che ha nutrito dentro di sé, fino a farne la propria carne e il proprio sangue, così che scattano meccanismi di conservazione della depressione stessa.
Il fatto è che anche la depressione è, a suo modo, una soluzione, uno scudo, una situazione che si auto mantiene, una di guscio o crisalide che ci tessiamo attorno e in cui ci infiliamo per sopravvivere in una strana e liminare maniera, perché senza di essa, ci andrebbe anche peggio.

Vera Lùcia de Oliveira dice:

ho avuto lunghe giornate di sogno e dentro
mi nascondevo, le cose le costruivo come
a me parevano giuste
poi sono dovuto uscire
mi dicevano ormai sei un uomo
il fatto è che io non avrei mai dovuto
lasciare la mia casa senza una corazza

Il dolore è una esperienza autoconservativa, che si associa alla volontà di non guarire. E c’è una lezione in tutto questo o ci dovrebbe essere.
La Oliveira dice:

dal dolore sono nato come ogni essere
ma quello mi è rimasto attaccato
ho provato a vivere camminare
un cordone mi teneva stretto
ed io non ho potuto assaggiare
l’ebbrezza del distacco

Tutto quello che ci appartiene, nel bene o nel male, nasce in noi e fa fatica a lasciarci, anche se si accompagna al dolore come se avesse un proprio senso nello stare in vita.
Ma la depressione può esserci data come occasione di maturazione, in tal caso è giusto che essa sia onorata e ricordata.
E dunque riuscire ad arrivare al distacco deve essere una fuga onorevole nella vita, e anche conservare la memoria delle ferite è come per il guerriero conservare le sue cicatrici; se dobbiamo onorare il guerriero che è in noi, dobbiamo rispettare anche le nostre ferite, le memorie dolorose, in un crescente distacco che deve contenere il ricordo della antica pena, come si ricordano tutte le battaglie significative della vita.

dal dolore sono nato come ogni essere
ma quello mi è rimasto attaccato
ho provato a vivere camminare
un cordone mi teneva stretto
ed io non ho potuto assaggiare
l’ebbrezza del distacco

Il distacco, prima e dopo il tempo della sofferenza, è la prima regola.
E capire che la sofferenza non comprende la nostra totalità, ma solo una parte di noi è la seconda regola.
Sapere che il dolore psichico si insedia nel corpo come in una ciste, ma che l’anima è molto di più di quella. Pur nel rispetto delle nostre emozioni, si deve imparare a seguire la libertà dell’anima, sfuggendo le prigionie che essa può insediare le corpo.

aveva una gamba che non la ubbidiva più
una gamba malata non lei la gamba
sicché la sua anima era un maratoneta
la sua anima scorrazzava ovunque
questo era il suo dolore che l’anima
era finita per zoppicare a furia
di trascinarsi il corpo come un peso morto

Il medico dovrebbe guarirci, noi andiamo dal medico per stare meglio, ma se noi non vogliamo guarire il medico non serve a niente.
Noi pensiamo in buona fede di volere la felicità e la salute e una parte della mente può realmente aspirare a questo, ma ci possono essere altre energie a noi ignote che ci sono nemiche e lavorano contro di noi. Così non è detto, per quanto grande sia il disagio di un malato, che egli voglia realmente guarire.

te ne stai dentro una vena malata non vedi la luce
chi ti ha cacciata in quel cunicolo?
vorrei avere un’altra vita un poco più di vita
per farti vedere che fuori ci stanno
altri modi di attraversare la morte

Il depresso spesso non vuole guarire affatto, è più attaccato alla sua inerzia spaventosa che alla vita. Un suicida è più attaccato a pensieri di morte che da pensieri di risoluzione nel vitale.
Caproni, che fu un poeta depresso, scriveva:

Cosa volete ch’io chieda
Lasciatemi nel mio buio
Solo questo. Ch’io veda
”.

Il dolore può essere scelto come modus vivendi noto e dunque preferibile rispetto a un ignoto che sembra impossibile o non desiderabile, e può essere impastato col proprio io così tanto da non essere più separabile da esso..
Il depresso chiude tutte le aperture col mondo e deve imparare a riconnettersi col mondo.

era una casa di silenzio
l’aveva creata
ora stava dentro il muto
non sentiva il rumore
del proprio cuore
non sentiva il rumore
di nessun cuore”

Qualche volta questa insufficienza di energia per sostenere la vita sembra congenita, come se qualcosa non si fosse sviluppato abbastanza, ma nulla vieta che l’energia del vitale possa aumentare anche in età molto tarda, non appena qualche magico equilibrio dentro di noi sia pronto. Ricordiamoci dunque che la vita può sbocciare a ogni momento. E non c’è un tempo fisso per essere felice o disperato.

quando ero piccolo portavo dentro di me
un’anima che non è cresciuta con il corpo
è rimasta bambina le persone non lo potevano
sapere mi dicevano ora che sei diventato grande
ma l’anima aveva paura di tutto e tutto era
pronto a ferirla là dove non avrei mai potuto dire

Quando siamo pronti a crescere, cresceremo, ma accade spesso che questa rinascita sia preceduta da una fase di paura. Quando si avvicina una esperienza profonda, modificativa e risolutiva dell’essere, quando nuove energie si affacciano alla coscienza, la psiche può cadere nell’inerzia o nel panico e tirarsi indietro. Non sempre riusciamo ad accettare il cambiamento. Quando io mi risanai miracolosamente, ebbi sette anni di depressione. Per quanto ciò possa apparire paradossale, questa fu la mia lunga e ostinata resistenza alla rinascita..
In analisi questo iato è immediatamente percepibile, il paziente sembra pieno di nuovo e fervido zelo, vede ogni panacea nel lavoro iniziato, ma attenti! In realtà il suo entusiasmo eccessivo è solo una difesa mascherata, che sta preparando una nuove delusione di cui darà la colpa all’analista, a cui troverà improvvisamente mille difetti, come se la sua reale incapacità a guarire si proiettasse sull’altro.
Non ci si impegna a ricominciare / si delega il magazziniere, / madre professionale, / alla sostituzione delle emozioni”.
Cambiare è un rischio. La malattia ha una sua utilità, ha un suo senso pertinace, è uno strano equilibrio, una dimensione protetta, una tana nella bufera, per cui il malato non si apre facilmente al cambiamento, anche quando sembra che lo faccia, ma lo frena, imbroglia le reazioni.
Le mura della psiche sono altamente conservative di ogni status quo, paventano ogni innovazione in quanto significa estinzione di ciò che è, perché ogni fenomeno naturale tende a preservare se stesso, anche la malattia.
L’elemento patogeno vuole conservarsi, e si nasconde, perché non vuole comunicarsi per ciò che è, rifiutando di esporsi e di mandare messaggi:
Siamo in un deserto / e volete lettere da noi?” .

La malattia è solitudine, anche da se stessi, rifiuto di rapporto anche con se stessi; e a un certo punto è chiaro che l’anima costruisce aperture ingannevoli. Lo si capisce, perché c’è uno schema di base che si ripete in modo coatto, senza variazioni, quello è la fortezza dove il rimosso è rinchiuso e l’energia incistata.
Avevo salutato / tutti, uno per uno / Infatti, non sapevo / se sarei tornato / Per strada mi sono voltato / prima di scantonare a destra / nessuno s’era affacciato / (nemmeno io) alla finestra” .
La parte malata è diventata un soggetto a sé stante, un falso Io, che rifiuta i rapporto con l’Io totale.

Alda Merini, che è una grandissima poetessa italiana, la cui vita è stata disgraziata e che è stata spesso in manicomio, diceva che, quando la dimettevano, non se ne voleva andare e tornava alle porte del manicomio come a una fortezza rassicurante. Poi un giorno si è sentita finalmente guarita e liberata da quella dipendenza. Ma non è stato affatto facile.

Per me guarire è stato un modo di liberarmi del passato. Tutto è accaduto in fretta. L’ultima volta che sono stata all’Istituto che mi aveva in cura per depressione mi è accaduta una cosa che non avevo mai provato. Una mattina mi sono svegliata e ho detto: che ci faccio io qui? Così è davvero ricominciata la mia vita. Ho ripreso a scrivere e ho perfino trovato quel successo che non avrei mai pensato di ottenere“.

Un modo per ricominciare è riprendere il contatto con sé, curarsi anche del sintomo fisico, il quale usa i sintomi come un s.o.s che ci richiama alla cura di noi stessi. Massaggi, dieta, cure di bellezza, confidenze con le amiche, una terapia psicologica o un check up organico sono tanti modi per occuparci di nuovo di noi.
Ma anche tutto quello che riguarda il mentale o il ricreativo è utile: un corso nuovo, un nuovo interesse, un vecchio hobby, un viaggio, un nuovo arredamento in casa, un nuovo lavoro, un impegno per gli altri, un diario, un angelo…

Freud partiva dalla illusione che bastasse portare alla luce il rimosso per eliminare i sintomi, poi si accorse che l’equazione ‘emersione = catarsi ’ non era facilmente realizzabile. L’analisi si basava su fatti di memoria; riattivava il ricordo emozionale, riprendeva il filo interrotto, liberando energie impedite. Il bambino violentato riviveva l’incubo dello stupro, riattivando il suo iter sessuale. Rinasceva il ricordo della cosa mostruosa o dell’abbandono o della colpa e tutti si risolveva. Ma non era così facile. Il rapporto deterministico causa-effetto non era così stretto e meccanico.
La psiche è un luogo alchemico delle energie, non è solo un archivio di memoria o un rigido determinismo, è trasformazione, metamorfosi, e dunque il compito dell’uomo non è sempre quello di far riemergere un passato rimosso, l’uomo deve poter promuovere la propria evoluzione.
Così Freud si rese conto alla fine che la sua teoria deterministica della catarsi attraverso la riemersione della memoria non bastava, anche perché le cause che determinano il nostro dolore di oggi possono essere moltissime e dunque l’analisi rischiava di diventare “interminabile”. Ipotizzò, allora, che nella psiche non ci fosse solo l’impulso del piacere, o libido, ma anche l’impulso della morte, o Tanatos. Come si vede, gli analisti si rifanno all’Olimpo greco e al teatro greco, usando miti e divinità come proiezioni della psiche su un cielo universale.

La psiche è una strana alchimia di pulsioni contrapposte, enantiodromia’ la chiamava Jung, corsa di flussi contrapposti, inerzia e dinamismo, desiderio di cambiare e ostilità al cambiamento, egocentrismo e socialità, piacere e dolore, materia e spirito… ma essa può diventare una fucina di progressive rinascite, dove il fuoco primigenio alimenta l’evoluzione permanente.
Jung riprenderà questi concetti negli ultimi. 30 anni della sua vita quando vedrà i simboli psichici proiettati nei simboli degli alchimisti.
L’alchimia sarà la visione nuova junghiana, e rappresenta ciò che attiva la personalità in una continua rinascita, con progressivi avanzamenti, in cui sempre più ci facciamo e sempre meno siamo fatti, una via liberatoria in cui si attua una metamorfosi. Dall’uomo di bronzo all’uomo d’oro.
La vita può essere vista come una continua fucina, un’opera d’arte progressiva, aperta al futuro, non tanto dominata dalle cause quanto diretta dalle finalità, un compito teleologico e non un evento deterministico.

Quando si sta male, vorremmo un curatore, qualcuno che si occupa del nostro male e lo cura. Ma per i mali della psiche possiamo essere noi i curatori di noi stessi.
Ricordo una allieva che era depressa, anche per gravi problemi famigliari (i genitori erano anziani e incapaci e un fratello era un tossico grave), la quale mi portò delle lettere molto belle e profonde scritte da una psicologa che le dava saggi consigli. Mi accorsi poi che quella psicologa era lei stessa, ma la variazione di personalità era notevole. Era riuscita a fare quella cosa che io chiamo “mettersi di lato, à coté”, isolando la nostra parte saggia e consapevole, l’osservatore separato o grande Saggio, in questo caso una psicologa, che appariva dotato di una capacità di intuizione e di risoluzione del problema molto maggiore di quella che lei sentiva in se stessa.
Fare un diario, creare una corrispondenza immaginaria o anche scrivere un romanzo o comporre poesie o evocare un defunto di famiglia o parlare con l’angelo possono produrre questo sdoppiamento della nostra parte migliore in un personaggio terapeutico di grande aiuto.
Teniamo sempre presente che il nostro IO è formato da molte parti e, se la malattia o la sofferenza focalizzano la coscienza solo su una, anche le altre possono essere evocate e rese utili, relativizzando il dolore e permettendo di vedere il problema secondo un’altra prospettiva.
Jung scriveva alla sua anima. Parlava anche con guide invisibili, Filemone, l’angelo… Anche noi impareremo a farlo, attingendo a tutti gli aiuti possibili, i personaggi intrapsichici, le entità invisibili, le persone a cui abbiamo voluto bene e che non sono più.

Nella cura delle parole o nell’attivazione dell’immaginario, il pensiero cambia, si libera dalla sofferenza presente, si impegna nel futuro.
Il termine ‘felicità’ può essere sostituito da ‘realizzazione’.
Non ho un diritto alla felicità, ma posso impegnarmi in qualcosa di fattivo, e a lato di questo impegno posso anche trovare la mia realizzazione. Però deve cambiare il mio ambito mentale. Alla pretesa deve sostituirsi la responsabilità.

Mentre il depresso è chiuso nella non comunicazione: “Ho provato a parlare / Forse, ignoro la lingua / Tutte frasi sbagliate / Le risposte: sassate.“ , l’uomo che si attiva oltrepassa la sua immediata richiesta di risposte e trascende le attese, crescendo in avanti, proiettandosi nel futuro.
La depressione è rifiuto del sé attivo, l’annichilimento della funzione vitale, il tempo perduto, l’estinzione di ogni possibilità.
Tutti i luoghi che ho visto / che ho visitato / ora so- ne sono certo / non ci sono mai stati.” .
La depressione è sonno nella solitudine.
C’è quel tipo di silenzio / che lascia chi se ne va / Nelle paure dei boschi / Nelle strade deserte / In piena lucidità / dei lividi sulla faccia. / Nel vuoto che scopriamo / un giorno / Nella crudeltà / dell’indifferenza silenziosa…/ nell’adolescenza / nella dolcezza stremata / nella diffidenza irta di spine. / Insidioso crinale / tra vicinanza e lontananza / Lo scopriamo / sdraiandoci davanti / alla casa abbandonata / con qualsiasi tempo / ad aspettare / senza creare / senza il dentro di sé /senza parlare” .
La vitalità non è un ‘senza’, ma un ‘con’ e un ‘per’, è un allargamento dell’io fino a comprendere il mondo, è un superamento del gradino attuale dell’esistenza per intraprendere una scala di possibilità aperta oltre l’ego. E’ la spinta avanti ed oltre.
La vita è un dinamismo oscillante tra conservazione e innovazione.
La malattia oppone alla guarigione la sua resistenza conservativa, così come certi parassiti trattengono una pianta dalla sua crescita. Occorre separare il parassita dalla pianta e la sofferenza dall’uomo che soffre.

A volte l’uomo vive in funzione della malattia, che diventa il suo mito, il parassita distrugge il portatore, l’uomo si nutre della malattia come se senza la malattia non avesse niente e non fosse niente.
Quando la malattia vince, l’anima si perde.
Un primitivo direbbe: “Un cattivo spirito ha invaso l’anima”, oggettivando giustamente il male, come un invasore esterno, che non sono io, ma da cui io mi devo difendere. Non l’uomo soffre ma la malattia trionfa.
E “Il mondo diventa atroce e inerte, la grande fantasmidad”, come diceva Borges, un non senso in una perdita d’anima. Ecco perché i primitivi hanno il mito dell’anima perduta che lo sciamano deve andare a riprendere. L’anima si è allontanata e nella vita si è insediato qualcosa che occorre snidare: sasso, verme, grumo di malocchio.

Il primo atto è sapere che siamo molti, poi che non siamo uno ma ognuno è molti. Hillman direbbe: “L’anima è piena di dei”, la psiche è moltitudine. Uno è tanti. E diversi.

Nei sogni, queste molte parti si drammatizzano l’una di fronte all’altra. Non è altro, il sogno, che il teatro delle parti dell’anima che in metafora si rappresentano. Noi crediamo erroneamente in un solo protagonista: l’Io. Ma l’Io sono tanti. Si frammenta in vario modo.
L’invasione della malattia indebolisce alcune di queste parti, e allora recuperarle e rinforzarle è il primo compito, delimitando la sofferenza a poche regioni del nostro territorio psichico e distaccandosi gradualmente da esse, focalizzando la luce sulle altre.
Noi proviamo dolore, ma non ‘siamo’ il dolore. Non io sono dentro il dolore, ma il dolore è in me, come una parte di tante che possiedo.
Il fondamento è allargare il panorama dell’anima, recuperare le parti vivibili, riprendere l’intero panorama di risorse psichiche.
Questo punto fa male, ma io non sono solo questo punto né mi esaurisco in esso. Sono di più, posso di più.
Anassagora diceva: “Il mondo è fatto di molti elementi, ognuno deve stare nei suoi confini; quando uno voglia dominare la scena, ciò porterà errore e sofferenza, e dovrà intervenire una giustizia divina a rimetterlo al suo posto.” Così l’anima.
Non può essere che una energia bloccata pretenda di dominare l’intero. Noi siamo tutta l’anima, e non siamo un parassita della parte sofferente. Prendiamo dunque le distanze dal male. Nel suo profondo, l’anima sa questo e può dircelo in sogno, chiamando a gran forza il cambiamento, il ripristino del vivere, ma il sogno può tramutarsi in incubo se resistono i vecchi schemi. Quando una configurazione energetica cambia, dovrebbe aprire nuovi canali, nuove consapevolezze.
La malattia può essere il preludio a una trasformazione evolutiva che ancora non vediamo, non accettiamo, che trova la resistenza della parte di noi che non vuole cambiare.
Le motivazioni storiche del disagio possono essere solo un alibi. La guarigione ha bisogno della trasformazione, ma questa richiede la purificazione dalle scorie e apertura di nuovi spazi per accogliere nuove possibilità.
E’ come rifare l’arredamento di una casa. Prima dobbiamo togliere i mobili vecchi. Anche per fare entrare la primavera in una stanza, occorre prima aprire le finestre e mandar fuori l’aria chiusa.

Noi non possiamo sempre cambiare gli eventi, ma possiamo sempre lavorare sull’anima, cambiando i nostri stati d’animo per salire a livelli di consapevolezza più ampi.

Per quanto la guarigione possa essere benefica e forte, il suo avvicinarsi può scatenare una lotta furiosa, aizzando le energie di morte che rifiutano la guarigione. L’energia è come un serpente che per crescere deve abbandonare la vecchia pelle. An che i serpenti possono apparire nel sogno delle persone che cambiano. Fanno paura, perché ogni cambiamento è accolto con paura dalle forze conservative dell’Io che non vogliono cambiare, Così nel sogno il cambiamento imminente può prendere le forme di un estraneo invasore, o possono apparire come pesci che vivono nel profondo. I pesci come gli extracomunitari, i ladri, gli zingari, indicano energie nuove, nomadi ancora, non radicate, non razionalizzate, che salgono dall’inconscio e devono essere civilizzarsi, esse emergono dall’oceano come pesci, o invadono la nostra casa come ladri e l’Io è come un difensore della cittadella psichica o come un pescatore. L’io deve prendere le distanze da questi contenuti ignoti, prima di accoglierli e capirli.
Lo zingaro e il ladro rappresentano l’elemento estraneo che l’Io razionale teme per non perdere il controllo di quello che ha. E non a caso il simbolo del pesce e dei pescatori compare nella religione cristiana come in altre, per indicare la forza nuova che invade l’anima.
Ricordiamo sempre che il cambiamento può essere benefico o risolutivo, ma ci sono dei meccanismi conservativi che si oppongono ad esso e anche il radicamento della malattia è uno di questi meccanismi che si oppone alla guarigione e al cambiamento.
Ricordiamo anche che la vita procede a balzi, non ha continuità, è come l’elettrone che a un certo punto deve saltare da un’orbita a un’altra più ampia. Anche l’evoluzione può essere immaginata come una serie di cerchi concentrici, ma, quando ci si avvicina al balzo verso uno stadio evolutivo superiore, scattano meccanismi di paura e rifiuto, come un tentativo di esorcizzare il nuovo.
In un certo senso, tutti i momenti di balzo son preceduti da un incubazione depressiva, analoga al travaglio che precede il parto. Il problema è quello di non farsi incastrare in questa fare di ritiro delle energie.

Questi sono sogni fatti nello stesso arco breve di tempo che indicano l’apertura della visione parapsicologica e il mio rifiuto ad accettarla.
I sogni mostrano che si stanno attivando risorse nuove in attivo, ma, essendo pararazionali, fanno scattare le difese della mia mente logica che ha il terrore di esserne schiacciata, si sente come un contenitore troppo piccole teme di esserne schiantata. Mi si preannuncia un allargamento psichico ma la coscienza teme di non sopportarlo. I simboli sono evidenti:

Notare come l’io si viva sempre come molteplicità. L’inconscio prende i simboli dalla Bibbia, dai miti o dalla fantascienza.
1) “I figli degli dei, i giganti, sono scesi sulla terra per accoppiarsi con le figlie degli uomini. Io sono chiusa in una stanza ai piani alti di un grattacielo e so di essere una prescelta. Serro le finestre ma dietro il vetro l’occhio del gigante mi ha scovata! Sono terrorizzata, Mi sveglio dall’incubo urlando”.

2) “Nello stesso tempo una conoscente mi sogna come una principessa nella torre, il principe azzurro arriva a cavallo per convolare a nozze con me ma principe e cavallo sono smisuratamente grandi per cui sono nel terrore. Fa questo sogno di pomeriggio, io le telefono e la sveglio (doppia sincronicità) così che può raccontarmelo. Dico con stupore che il suo sogno mi appartiene, come se l’inconscio avesse usato varie vie per farmi arrivare lo stesso messaggio.“
3) “Un esercito di semidei (forze aliene dell’inconscio) guidato da una colonnella (fusione di maschile e femminile a valenza forte) invade la popolazione del mo castello e la clona (la psiche è una moltitudine di cui lo spirito cosciente è capo).La colonnella somiglia alla sorella di un’amica che ha avuto un trauma cranico e una difficile operazione al cervello, da cui è scampata dopo un coma (situazione interdimensionale, mente, astensione dal vivere, miracolo rinascita). La fuga è impossibile perché siamo in un’isola (Castaneda: l’isola del Tonal o sfera del conosciuto), imprigionati nel palazzo, nell’ultima sala (il processo è arrivato alla sua fase conclusiva). Non c’è niente da fare, dobbiamo sottostare alla iniziazione che ci farà divenire uguali ai semidei. Ad uno ad uno, i miei si piegano alla cerimonia: ognuno riceve sandali di stoffa con lacci alla schiava asimmetrici, la suola del sandalo sinistro è più alta di quello destro. Io protesto che così cammineranno sbilenchi, non ci sarà più equilibrio (aumento del lato irrazionale a scapito di quello razionale). La colonnella poi sputa a ognuno sul volto (atto con cui Dio trasforma il fango di Adamo in creatura dotata di anima) e gli mette in mano un uovo (rinascita). Ad uno ad uno tutti si piegano agli invasori (trasformazione delle forze), solo io (mente razionale) fuggo nel corridoio e sento che la colonnella ha acceso un trapano per aprirmi il terzo occhio sulla fronte (chiaroveggenza o vista superiore) ma sono terrorizzata e, come si avvicina, alzo il braccio destro (difesa razionale) per difendermi. Il trapano mi sfiora il dorso della mano segnandolo con una piccola stigmate rossa. So che ora l’energia ha invaso la mia mano e che dunque sarò una guaritrice, ma la cosa non mi piace affatto perché non l’ho scelta io”.
Il sogno presenta una vera cerimonia di iniziazione psichica (trasmutazione di energie) che è vissuta come terrificante dalla mente inerziale, che non accetta di essere modificata da energie più ampie.
Il sogno ha un impatto così forte che la sua energia esce nell’ambiente fisico: quella stessa notte tre quadri e uno specchio cadono dal muro con grande fragore e nostro spavento. Il giorno dopo, riattaccati, cadranno altre due volte, con rotture di vetri e cornici. Nella stessa parete si fulmina l’impianto elettrico. Gli eventi sincronici mostrano la corrispondenza tra dentro e fuori. Notare che il braccio destro diventa subito dolente per una epicondilite acuta e sul dorso della mano appare realmente una piccola eruzione rossa. In genere le patologie dalla parte sinistra del corpo sono in relazione con alterazioni nell’uso del nostro emisfero femminile e irrazionale, collegato alla madre e alle relazioni, all’affettività e alla creatività. Mentre la parte destra del corpo ha a che fare con l’intelletto, la programmazione del vivere, la logica, l’abitudine… Dunque nel sogno mi difendo con la logica da un cambiamento che deve avvenire nella sfera dell’intuizione.

Una forte depressione può essere l’incubazione di poteri paranormali, e nelle donne questo spesso accade. Da un lutto può nascere una spiritualità più ampia o si può sbloccare la nostra mente superiore e extrasensoriale. Nulla come il dolore psichico o affettivo può essere utile a una crescita nel campo dello spirito o dell’ultracoscienza.
I miei sogni presentavano la possibilità di aprire la psiche a energie superiori, ma è una possibilità che la mente razionale può rifiutare. C’è dunque un conflitto nella psiche, una sua parte vuole avanzare, la parte vecchia è ostile a questo perché perderebbe il suo dispotico potere sulla coscienza.
Così il cambiamento viene avversato. Ogni parte della mente tende a conservare le proprie egemonie e ostacola l’evoluzione. Questa deve avvenire con sforzo e sofferenza come un parto difficile.
Castaneda dice che solo l’uomo con una intenzionalità molto ostinata e paziente avrà come premio ‘il vedere ’. Non accettare le nuove aperture (la chiaroveggenza, l’arte, l’amore, la pace.. o anche l’accettazione stessa) può creare uno squilibrio che ha come effetto la sofferenza. C’è un’evoluzione che dipende dalla natura in crescita e un’opposizione che dipende dalla natura in conservazione. Movimenti contrari.

Ogni volta che l’uomo sta per fare un grande passo nella trasformazione, il cambiamento è preannunciato da un senso di disagio, infelicità e angoscia; il suo cammino si costella di paura perché la psiche non vuole esporsi all’ignoto. L’ignoto è terrore, ma solo il coraggio e l’ostinazione possono portarci avanti, la curiosità e la stessa forza salvica del vitalismo, nonostante tutto, possono farci avanzare malgrado ogni vincolo, questa è la paradossalità del vivere. E’ la lotta tra una visione angusta e limitata, ferma in sé, che si chiude in sé; e una ampia e progressiva, che si apre al Tutto.

L’ostacolo è voler riportare tutto al dispotismo dell’Io, cioè pretendere di tenere tutto sotto controllo, perché il possesso è nemico della liberazione. Bisogna lasciarsi andare.
Trasformare la conoscenza in possesso limita l’avanzare, perché ‘o conservi o procedi ’; ma solo se procedi, l’energia ti alimenta; se ti blocchi in ciò che hai, ti esaurisci.
Per nostra fortuna, l’energia del fare si trova strada facendo. Le resistenze hanno lo stesso peso dei cattivi miti, lasciano l’uomo affondato nelle sabbie mobili. La conoscenza è potenza quando esce dalla tensione dell’arco e diventa freccia, cioè va oltre se stessa, allora il centro sarà raggiunto senza guardare il bersaglio. Si arriva al tutto solo quando si rinuncia al potere, al controllo e alla conservazione del tutto, in ogni altro caso si resta posseduti o imprigionati.
“La Via senza via, dove i figli di Dio si perdono e nel contempo si ritrovano” .
“Tutti dobbiamo sconfiggere i demoni che abbiamo dentro. Si chiamano paura, odio e rabbia. Se non li sconfiggiamo, cento anni di vita saranno una tragedia. Ma se li sconfiggiamo, un solo giorno di vita sarà un trionfo”
.

C’è un ideogramma cinese che vuol dire ‘crisi’, formato da due segni, uno significa rischio, l’altro opportunità. La crisi di per sé non è negativa e può essere invece innovativa, preludendo a un grande cambiamento dell’energia.
Quando la psiche vuole acquisire confini più ampi e accogliere nuovi contenuti, l’inconscio manda segnali nei sogni: un incendio in cantina, nel garage o ai piani bassi della casa (energie nuove che nascono dal profondo), un ladro che si introduce furtivamente nella casa (contenuto dell’inconscio che entra nella parte cosciente), la morte del padre (muoiono i vecchi schemi), situazione erotica o ambigua (spesso le nuove energie psichiche hanno veste orgasmica o inquietante), nascita del bambino o bambino piccolo (origine di nuova vita o di un nuovo ciclo), l’uovo, la Pasqua, il Nuovo Mondo…

Il sogno tipo che contrassegna la nascita, il mutamento o l’evento, è quello del BIMBO-EROE. Ciò che nasce è il ‘SE’’, ‘das Selbst’, un archetipo molto importante nel mondo junghiano, che indica ciò a cui l’Io tende, la nostra perfezione mai raggiunta.
Può manifestarsi in sogno come l’albero che contiene il bambino-frutto, o come il bambino d’oro, il mandala, l’isola, la piazza, il centro della città, il diamante, la rosa… . L’alchimia disegnerà molti di questi simboli psichici.

La casa del sogno rappresenta la casa psichica in tutte le sue parti; sognare una casa significa visualizzare un diagramma vivente, la nostra configurazione interiore. Nella psiche-casa l’inconscio è la stanza interna o sotterranea, la soffitta: la mente, la cucina: il cuore, la camera: l’amore o il piacere, il bagno: il luogo dove ci si libera dalle scorie, il salotto: la relazione con gli altri, il giardino: la vita, la terrazza: lo sguardo sul mondo…
Possono presentarsi in sogno figura alchemiche, come la donna nuda dalla cui vagina sboccia un albero o un fiore, un doppio serpente che sale, il re e la regina che si sposano, il padre e la madre nel letto matrimoniale. Il sogno può recare improvviso sensi di leggerezza che persistono anche al risveglio, una grande gioia colma che parla di energie ritrovate. La liberazione può arrivare di colpo come una grazia, un respiro fresco, un senso di rinascita improvviso.
“Un uomo che è stato sleale / E col quale sono stati sleali, / a un tratto può sentire, mentre va per la via, / una misteriosa felicità/che non proviene dalla speranza, / ma da un’antica innocenza, / dall’intima radice o da un dio sperduto.

Laura sogna che scala una montagna, in realtà è un tempio a gradoni, come quelli aztechi; la aspettano sulla cima il Re e la Regina, essi hanno un figlio ma è un figlio nascosto. Laura sale i gradoni con grande difficoltà. Presso la cima, finalmente le vengono incontro i funzionari, ce l’ha fatta, il bambino è stato ritrovato, non è un neonato, ha otto mesi, viene affidato a Laura come fosse una balia perché ne abbia cura.

CRESCERE

L’uomo è figlio dell’ostacolo
(Blanc de Saint-Bonset)

Se un frutto avessi trovato/ sul cespo della speranza/ avrei trovato il capo/ del lungo filo dell’io”
(Poeta arabo)

Di’, c’è un tesoro nella casa accanto” / “Ma non c’è nessuna casa accanto!” / “Ebbene, ne costruiremo una!
(Marx Brothers)

“Quando sono nel centro della vita, io provo uno sconvolgente piacere”
(V.)

Ora sappiamo che il lupo siamo noi / Che anche noi siamo nella pancia del lupo / che anche noi rechiamo il lupo nella pancia./ E questo sappiamo, che la nostra lotta / contro di noi dobbiamo cominciarla / E questo e’ il deserto, e questa e’ la fame / ed il nemico è specchio di quanto / di non risolto, di non ancora a luce / sgorgato, di non compreso ancora,/ è in noi che soffre, in noi è, che ci sforza./ E anche questo sappiamo, che i pensieri migliori / si pensano coi piedi, camminando si pensano./ Si pensano andando e mentre si va / ci si dà voce e ascolto l’un l’altro, / si scopre che il meraviglioso dono / non è quando si arriva ma il viaggio, / la strada condivisa e la compresa compagnia , /è ciò che si vede e consente, / e l’incontro inatteso, e dire tu al mondo.
(Benito d’Ippolito)

Il sogno può essere integrativo, come un altro sguardo, oppure prospettico, in quanto predice quello che non c’è. Jung scrive:
Sognai che veniva da me una giovane ebrea e dovevo chiederle del nonno. Il giorno dopo arriva una ricca giovane figlia di un banchiere ebreo razionalista, con una nevrosi di angoscia assolutamente oscura, ma senza conflitti paterni. Poiché il sogno non mente, le chiesi del nonno, e la reazione fu sconvolgente: la ragazza aveva ricevuto un’educazione totalmente laica, ma il nonno era stato un saddik, il padre ne aveva ripudiato la spiritualità e la figlia portava su di sé l’oscuro tormento di un Dio dimenticato. A me fu chiaro che aveva perduto il legame con il suo passato, aveva perduto il fatto che suo nonno era stato un saddik. Le dissi: “La tua paura è paura di Yahweh”. Tempo una settimana era guarita dalla sua fobia. Le mie parole l’avevano colpita come un fulmine.
Sognai ancora la ragazza che nella folla sotto la pioggia mi chiedeva un ombrello (protezione), e io glielo davo in ginocchio come fosse una santa. Dunque la ragazza ha una grande energia spirituale che non riesce a manifestare, perché nulla nel suo ambiente e nella sua educazione la aiuta in questo. Capire la forza nascosta e farla emergere cambia la sua vita, realizza la sua potenza oscura, e la libera dall’angoscia.”

Jung dice che se abbiamo potenzialità inespresse o desideri molto forti rivolti a oggetti sbagliati, saremo infelici fino alla depressione o alla nevrosi, la perdita del nostro oggetto magico ci può portare alla morte.
Il mancato riconoscimento della nostra interiorità ci porta a scegliere vie ingannevoli o pericolose, aggiungendo dolore a dolore.
Ognuno è se stesso, ognuno ha energie che mirano a una realizzazione, ma spesso l’ambiente o la nostra stessa mente possono farci credere che abbiamo bisogno di altro, così ci sarà difficile raggiungere la nostra completezza. La sofferenza è spesso un errore di valutazione, un compito mancato.
Conosci te stesso” diceva Apollo. Il problema di ognuno è trovare il proprio senso, il proprio mito personale, ma non esistono ricette generali, il dolore dell’anima è un avviso per iniziare la ricerca. Quando non ci sono grosse cause esogene di lutto, la nevrosi o la depressione possono nascere perché c’è in noi una grande energia non riconosciuta da una mente che sceglie bersagli errati, troppo alti o troppo bassi o non adatti a noi, oppure perché parti diverse della psiche si pongono in modo conflittuale l’un l’altra, radicandosi nei luoghi mentali della sofferenza, e allora il problema sarà creare una nuova armonia, cambiare la prospettiva, trovare un punto più alto da cui guardare, entrare in un altro mito. Qualche volta la vita ci chiede di morire a ciò che eravamo e di rinascere in forma diversa.

Sapere quello che è bene per noi e non quello che crediamo di volere è lo scopo della vita.
Aristotele diceva: “L’uomo è felice quando fa bene ciò che fa“, ma per fare bene qualcosa dobbiamo capire ciò per cui siamo venuti al mondo, dunque riconoscere i reali bisogni della nostra natura secondo le oggettive possibilità, questo è ciò che ci fa essere nel giusto modo. Può darsi che l’io desideri certe cose e il nostro inconscio ne cerchi altre, è una discrasia pari a quella dell’Io con la Persona, ci accorgeremo dell’errore perché saremo infelici, l’infelicità sarà il sintomo di una discrasia tra le nostre parti psichiche, un tradimento del nostro compito esistenziale.
Gli Orientali dicono che la nostra organizzazione energetica è formata da molti piani o livelli, non c’è solo un livello materiale, o sessuale o volitivo, ci sono anche piani alti che riguardano la nostra spiritualità sociale o universale, e ognuno di questi livelli deve essere alimentato e realizzato.
Se il nostro piano affettivo o simbolico o spirituale non si realizza, potremmo avere una infelicità che non si eliminerà mirando alla sfera sessuale o materiale. Essere coerenti con se stessi è il nostro compito, ma ciò non è facile perché non sappiamo chi siamo e dunque di cosa abbiamo bisogno, però, da soli o in compagnia, possiamo cercare.
La vita è una ricerca di senso e non esistono sensi universali perché ognuno deve trovare il proprio.
Se non avete la fede, abbiate un fuoco che svegli la ‘volontà della volontà” .

Restringersi all’orizzonte dell’io materiale è un errore e cercare di appagare solo quello non porta alla felicità; ci sono soluzioni esistenziali che emergono quando si allarga l’orizzonte e si acquisisce una personalità più ampia.
La risoluzione dei punti di crisi può consistere nel passaggio ad un livello superiore. Una nevrosi può sparire allargando la psiche.
Per Jung ciò significa riappropriarsi della spiritualità, incontrare il senso numinoso della vita.
Se l’anima è asfittica per scelte ideologiche o del vissuto, è raro che non vi sia malessere, e lo stesso vale per la vita sessuale o quella volitiva o affettivo-emozionale.
L’uomo tende alla completezza. Aumentare l’apporto in un settore non elimina la carenza di un altro. Lo squilibrio porta patologia.
Molte soluzioni arrivano quando la persona sofferente riesce a decentrarsi dal suo punto doloroso allargando i propri interessi, in modo creativo e inventivo, riversando energie e affetto su altro da sé, oppure semplicemente sentendosi come un contenitore piccolo che diventa più grande e accettando il cambiamento.

Se lo spazio cresce, nuove energie diventano fruibili e cambia il punto da cui guardare il mondo. Cambiare livello dà una diversa prospettiva.
Quando Jung parla di spiritualità, indica una parte dell’io che si appropria delle energie e dei significati dell’inconscio. Sperimentare un simbolo numinoso vuol dire aprirsi a una maggiore partecipazione vitale. L’energia non si appaga solo di oggetti da possedere o di eventi in cui primeggiare, si manifesta anche con emozioni partecipative. La solitudine cessa quando si sente di appartenere a qualcosa di più grande, si vivono elementi emozionali insieme, si partecipa a un contesto più ampio.
Pitagora diceva che: “Tre tipi di uomini andarono al mercato. I primi per vendere. I secondi per primeggiare. Migliori furono però quelli che andarono solo per contemplare“. La contemplazione è una forma di meditazione ma è anche una forma di conoscenza, un mutamento della coscienza, non più rapinoso ma accogliente.
Partecipare a un gruppo di preghiera o di ricerca, creare o inventare, godere il significato profondo della bellezza o riuscire a realizzare un dono d’amore, sentire profondamente un legame di amicizia o esprimersi in forma nuova… aiuta a uscire dalla nevrosi e avvicina alla vita.
Il nevrotico è privo di colore vitale, è come un cieco di fronte alla luce o come un pianoforte meccanico, il suo vuoto è la solitudine di chi è si è separato dal senso partecipativo dell’essere, da un senso comune.
Se l’Io è perde i suoi legami universali, come diceva Nietzche: “L’uomo non c’è più, restano i suoi sintomi”.

Può darsi che l’inconscio produca spontaneamente dei simboli guida, ma non sempre questi sono comprensibili, spesso i sogni disorientano, anche perché nessuno ci insegna a capirli, e la dissociazione tra coscienza e sogno marca la dissociazione o separazione della mente dalle sue sorgenti profonde.
Più la dissociazione è forte, più l’inconscio invade in modo incontrollabile l’esistenza anche diurna del soggetto con voci, visioni, allucinazioni, presenze, fobie, terrori, proiezioni, come un messaggio che diventa sempre più invasivo quanto meno è compreso.
Le vie per ritrovare il centro di noi stessi sono molte, il lavoro sulla materia che noi abbiamo e che noi siamo è lungo e periglioso, ogni gradino ci porta più avanti nella conoscenza dell’anima.
L’Occidente ripone questo cammino solo nelle cose esterne, nel dominio o nel possesso, portando l’uomo sempre più lontano da sé. L’Oriente, più saggiamente, insegna vie interiori.
Patanjali dice: “Gli ostacoli alla conoscenza dell’anima sono: l’invalidità del corpo, l’inerzia mentale, gli interrogativi irrazionali, la negligenza, la pigrizia, la mancanza di impassibilità, la percezione errata, l’incapacità di concentrazione, l’insuccesso nel mantenere l’atteggiamento meditativo dopo che è stato realizzato”.

Jung si occupò sempre di anima e in tal senso fu molto religioso. Dal punto di vista formale non seguì nessun credo preciso, anche se era stato figlio di un pastore protestante e si era occupato di religione fin da piccolo; considerò sempre la spiritualità come una componente fondamentale della psiche, che, se viene trascurata, la impoverisce di senso.
Per questo interpretò molte malattie mentali come una carenza di spiritualità, un vuoto dell’anima che si affaccia come malessere, depressione o angoscia, un bisogno insoddisfatto. Diceva: “Il mondo moderno è desacralizzato, e questa è una delle ragioni per cui è in crisi. L’uomo moderno deve perciò trovare altrove, nel suo profondo, le sorgenti della propria vita spirituale, e per trovarle deve individualmente lottare contro il male, confrontarsi con l’ombra, integrare il demonio. Non c’è altra scelta” .

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