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comunità di poesia e lotta dal 2002
Monday May 29th 2017

Scrivo la mia rabbia

Se l’Aquila imperiale era l’emblema d Roma, ecco l’emblema dell’italia del 2010. Imbarazzo a Piazza Affari e porte chiuse alla stampa per l’opera L.O.V.E. di Maurizio Cattelan inaugurata ieri a Milano sotto la pioggia. Il dito medio alto 11 metri svetta nella piazza ricordando nel travertino e nel marmo di Carrara le opere classiche, ma non nel gesto, inequivocabilmente contemporaneo.

Estrema necessità di unione nella lotta politica e sociale- In memoria di Federico Aldrovandi massacrato dalle forze di polizia – Luca Telese ad Auschwitz – “Qualcuno era comunista..“- Pena di morte in Virginia – La politica siamo noi – Fasciomunisti e habeas corpus – Studenti addestrati alle armi: l’ultima cazzata della Gelmini

È ora di finirla. State mangiando con i nostri soldi da quarant’anni. Qui si perde il posto di lavoro. Noi si perde il posto di lavoro e voi passate il tempo a discutere della casa di Montecarlo… ma quale cazzo di casa… i miei figli hanno i vostri miliardi di debiti...”.
Un operario ad Annozero.

Troppi mattoni di piombo
fanno dolere il cuore,
stanotte
mi alzerò a scrivere la mia rabbia
e non potrò più dormire.

Non posso occuparmi di sogni
Non posso dedicarmi ad altro
Non posso occuparmi di fole
Svagarmi con favole di vento
Restare in una torre fasulla
Il mio paese langue
Il mio paese muore
Qualunque cosa faccia
Il suo pianto di morte
Mi avvelena la vita

Camminare insieme a tanti
Su una strada di protesta
È l’unico scopo che sento
Costruire un mondo diverso
Nell’uguaglianza di tutti
Combattere in ogni modo il male
Lavorare per un futuro più sano
Che forse non vedrò mai
Cos’altro mi resta da fare
Se la mia vita ha un senso?

Una delle cose che addolora
È vedere le forze disunite
Che frantumano la battaglia
Di chi invece di combattere insieme
Cerca di tagliarti le gambe
Come se tu fossi il problema
E non l’eterno nemico

La battaglia è una, il nemico è uno
Le vie sono tante
Tante le teste degli uomini
E i loro pensieri
Tanti i modi di combattere
E resistere
Ma chi è chiuso
Nella protervia di se stesso
Preferisce perire nella rovina dell’esistente
Pur di darti la palma di combattere

Al suo fianco.
E questo tra i tanti mali
È il male peggiore
.

Quale chiusura mentale
Quale orgoglio disumano
Quale solipsismo feroce
Spinge l’uomo a negare
La battaglia del compagno
Che dovrebbe essere la sua
Come se la liberazione sociale
Fosse un campo di possesso
In cui vantare titoli
Proprietari e protervi?

E come si può combattere
Uniti e diventare forti
Se chi ti deve stare a fianco
Ti azzanna anch’egli i calcagni?
Non c’è vittoria possibile
Se combatti su due fronti
Non solo il nemico è potente
Mi si dissimula in coloro
Che dovrebbero stare
Uniti dalla tua parte.

Viviana Vivarelli

Luca Telese e Auschwitz

Racconta Luca Telese, al parco La Versiliana di Marina di Pietrasanta, nella
prima serata della tre giorni per festeggiare il primo anno di vita de il Fatto, del suo viaggio con Schlomo ad Auschwitz.
Telese è molto bravo, si sente che è un sentimentale. Oggi c’è fin troppo calcolo, superbia e cinismo, ma forse è di sentimento che il mondo ha bisogno.
II pezzo è veramente molto bello, guardatevelo con calma e godetevelo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/11/qualcuno-era-comunista-il-monologo-di-luca-telese-alla-festa-de-il-fatto/59645/

Una squadra di ebrei era obbligata a scavare le fosse per gli ebrei uccisi.
I tedeschi si trovarono a dover affrontare un problema enorme: lo sterminio totale. Dapprima gli ebrei erano fucilati, ma era una fatica troppo lunga e poi i soldati vomitavano. E questo dispiace. Allora li chiusero a gruppi in una cella e poi ci mettevano il tubo di scappamento, ma era una faccenda lunga e qualcuno non moriva e doveva essere abbattuto con la pistola. E c’era sempre qualche soldato che vomitava. E questi dispiace. Il capo del campo era una persona gentile, un vegetariano, amava gli animali e aveva due bambine, il problema dello sterminio lo rattristava molto. Per fortuna inventarono un gas letale che uccideva in 3 minuti. Una cosa pulita, molto tedesca. 3 minuti per ucciderli, altri 3 per arieggiare la cella. “I carnefici volenterosi”. Così tutto poteva essere fatto in modo rapido, efficiente e pulito. Ma un giorno mettono un gruppo di ebrei nella cella, danno il gas, arieggiano, e quando aprono ed è successo qualcosa, c’è una bambina bionda, forse ariana, ed è rimasta viva. Sgomento. Allora il soldato va dal suo superiore che va dal suo superiore fino al comandante del campo che resta sgomento ma ordina di spararle. E così fanno. Ma è troppo.
Gli ebrei che sono addetti a scavare la fossa pensano che non possono sopportare oltre e scappano, e, mentre Schlomo scappa con loro, pensa continuamente a una storia del suo paese, che è questo:

“Nel mio villaggio, quando arrivava un grande pericolo, si sapeva che c’era un modo per uscirne, il rabbi radunava il popolo, andava in un certo posto della foresta, accendeva un fuoco, diceva una certa preghiera e il popolo si salvava. Passò del tempo e di nuovo un grande pericolo minacciò la comunità, e il figlio del rabbi radunò il popolo, andò nella foresta, non accese il fuoco, disse la preghiera, e il popolo si salvò. Passò ancora del tempo e di nuovo vennero i pericoli, il nipote del rabbi radunò il popolo, andò nella foresta, ma non accese il fuoco e non ricordava la preghiera, ma il popolo lo stesso fu salvato. Il figlio del nipote del rabbi, all’arrivo del nuovo pericolo, aveva dimenticato che si doveva andare nella foresta, accendere il fuoco e dire la preghiera, ma radunò il popolo, pregarono tutti insieme e ancora una volta il popolo si salvò.
Noi abbiamo perso il potere della memoria, dice Telese, abbiamo dimenticato la lezione della storia, ma possiamo unirci tutti e sperare di salvarci.
“Io-dice Schlomo- non stavo salvando solo me stesso, salvava tutta la memoria, salvavo tutta la razza ebraica, salvavo tutto la razza umana, salvavo il mondo”.
È possibile che per salvare il nostro piccolo e superbo mondo personale, noi abbiamo dimenticato tutto questo, abbiamo perso la memoria, abbiamo gettato al vento il valore dell’unione?”

Uno il nemico. Tante le battaglie. Ma azzannarci l’un l’altra porterà solo a sconfitta sicura.
Il diavolo è la metafora della separazione. Non per niente è chiamato “il grande separatore”: Quando il diavolo vuole far fallire una battaglia, semina nell’anima umano la superbia della superiorità, per cui l’uomo si divide dall’uomo ed è impossibile ogni lotta sociale perché parte delle energie deve essere dispersa per difendersi da chi dovrebbe esserti compagno. E allora, in questa frammentazione delle forze, la sconfitta è sicura. Noi abbiamo dimenticato. Abbiamo dimenticato che quando abbiamo combattuto contro il fascismo, non abbiamo messo avanti la presunta superiorità ideologica della nostra parte, il nostro modo particolare di immaginare un mondo migliore, perché la cosa più importante era una lotta comune contro un nemico comune.
Ci sono momenti storici in cui l’orgoglio personale deve cedere a un’intelligenza e l’intelligenza individuale deve cedere a una ragione sociale, che è più grande di noi e in nome della quale possiamo unirci anche a chi non ci è omologo per combattere un nemico comune. Finché questo oggi non sarà fatto, sarà inutile rivendicare una presunta superiorità teorica, i fatti proveranno che il nemico avrà sempre la meglio sulla nostra disunione.
..
Leggi la testimonianza di Shlomo Venezia, deportato ad Auschwitz:

http://www.gliscritti.it/approf/shoa/shlomo/shlomo.htm

L’ultimo libro di Luca Telese è : “Qualcuno era comunista.. e oggi non sa più chi è”

Scrive Telese su
http://www.lucatelese.it/qualcunoeracomunista/?p=158

“Questo libro è frutto di una piccola ossessione personale. Nel 1989 mi trovai dentro questo terremoto un po’ come spettatore un po’ come parte in causa. Ero uno di quel milione e 470 mila comunisti italiani che il 10 novembre sono andati a dormire che facevano parte di un’organizzazione planetaria e si sono svegliati il giorno dopo come il protagonista di quella meravigliosa gag di ‘Avanz che si sveglia dal coma e scopre che il comunismo non esiste più”. Con queste parole mercoledì sera, alla Galleria Alberto Sordi, Luca Telese ha iniziato la presentazione del suo ultimo libro Qualcuno era comunista, titolo ripreso da un monologo di Giorgio Gaber del 1991. Il libro descrive la vicenda del passaggio dal Pci al Pds, dopo la caduta del muro Berlino. Caduta che secondo Telese è stata causata dalla domanda di Riccardo Ehrman, un giornalista italiano corrispondente dell’Ansa da Berlino Est. La mattina del 9 novembre 1989, infatti, Ehrman aveva ricevuto una telefonata da una sua fonte, “il sottomarino”, che gli suggeriva una domanda da porre alla conferenza stampa del portavoce del governo della Repubblica federale tedesca. Ehrman chiese: “Ci saranno per caso delle variazioni di regolamento nelle possibilità di accesso e ingresso tra Est e Ovest?, ossia si potrà passare al di là del muro?”. A questa domanda il portavoce rispose che tecnicamente ciò sarebbe stato possibile anche da subito. Tre ore dopo sul muro i ragazzi coi picconi furono subito pronti ad abbattere il muro e con esso tutta un’epoca di divisioni tra Est e Ovest.
Achille Occhetto, all’epoca segretario del Pci, dopo un primo momento di incertezza, decise di partecipare alla commemorazione, che cadeva in quei giorni, della “bolognina”, la battaglia partigiana di ragazzi di 16 e 17 anni che si buttarono a mani nude contro i carrarmati nazisti e riuscirono a fermarli. “La ’svolta della bolognina’ è stata in contumacia, malgrado i giornali e contro i giornali. Occhetto – ha spiegato Telese – fa un discorso che non tutti capiscono: cos come Gorbaciov è andato dai partigiani che avevano combattuto contro i nazisti e ha detto loro che bisognava cambiare tutto per rimanere se stessi cos io vengo da voi e vi dico bisogna inventare vie nuove. Ma nessuno capisce nulla”. Il giorno dopo la prima pagina dell’Unità intitolava a sei colonne “Il giorno di Modrov. La Repubblica democratica tedesca elegge un nuovo premier”. Solo in basso si trova il titolo: “Occhetto ai veterani della Resistenza: dobbiamo inventare strade nuove”, ma è nell’occhiello che c’è la cosa pi importante: “A chi chiede se il Pci cambierà nome, risponde: Tutto è possibile”. Il giorno dopo via delle Botteghe Oscure, la sede storica del Pci, fu assediata da molti compagni increduli che provenivano da tutta Italia. Secondo Telese “la discussione più vera venne fatta nelle sezioni, ma non fu fatta dal vertice. Il ‘cambiare tutto’ di Occhetto non si sapeva bene cosa volesse dire e, per un anno, infatti, si parlò solo della ‘cosa’ perché ormai il termine partito e le sezioni erano ormai obsolete”.
Dentro il grande mare magnum del Pci del 1989 si svolgeva la lotta tra la sinistra del partito di Ingrao e i “miglioristi” di Napolitano, la destra del partito, ma soprattutto tra i giovani (D’Alema, Veltroni, Fassino, Bassolino) e i vecchi del partito, ossia proprio Ingrao e Napolitano. L’autore di Cuori Neri ha raccontato che “quando muore Berlinguer c’è il patto del garage tra D’Alema e Occhetto che sancisce la candidatura di quest’ultimo a segretario. In realtà poi fu eletto Natta. D’Alema-Occhetto l’uno contro l’altro. Occhetto è il leader che fa la svolta e D’Alema è colui che ne vuole raccogliere i frutti. Questa drammaturgia dura due anni e ciò che accadde nel 1989 si sta ripetendo oggi. Le persone che discutono con Occhetto quando disse: ‘O saremo unanimi o mi dimetto’ sono le stesse che sono ai vertici del Pd oggi: Livia Turco, Walter Veltroni, Antonio Bassolino. e Massimo D’Alema. Velardi mi racconta che il partito nasce con l’impallinamento del segretario. Il mancato quorum di Occhetto a Rimini. D’Alema sta facendo oggi a Veltroni e Franceschini quello che ha fatto 20 anni prima a Occhetto”. A differenza di Giuliano Ferrara che preferisce definirsi ex, “loro invece scelgono post, una cosa pi soft. Dolcemente come in una terapia di fine vita siamo andati a dormire comunisti il 12 dicembre dell’89 e il 13 ci siamo svegliati che eravamo socialisti europei. Solo che tu lo puoi dire ma non è detto che tutti lo credano. E infatti ogni volta che Berlusconi in questi anni ha detto comunisti, loro si sono guardati e hanno detto: ma come noi siamo socialisti europei? Sì, loro lo pensano, però tutti gli altri italiani dicono comunisti”. Telese ha spiegato che “il senso del libro è questo: nel 1989 si sono messe tra parentesi delle grandi domande sul comunismo, sono state fatte sparire e dopo 20 anni, come una maledizione biblica, quelle domande tornano e tu, che avevi un’identità chiara e definita, non hai più un’identità. Se la sinistra oggi volesse provare a vincere dovrebbe provare ad avere un’identità e quindi rispondere a quelle domande che ha lasciato appese”. Telese ha affermato che “il Pci del 1989 era come una grande famiglia in cui tutti si riconoscevano in una cosa che era l’identità e ha criticato aspramente sia Veltroni che ha dichiarato di non essere mai stato comunista sia Fassino che quando divenne segretario dei Ds affermò di essersi iscritto al Pci per lottare contro il comunismo.
A una domanda sull’identità degli attuali dirigenti del Pd, che secondo Enrico Letta dovrebbero evitare di riproporre il compromesso storico di Moro e Berlinguer, Telese ha risposto che “neanche loro sanno cosa sono e questa inconsapevolezza è un limite fatale per chi fa politica. Ogni tanto trovo qualche elettore di sinistra che definisce barbari quelli della Lega, ma i leghisti sanno chi sono e questo rende loro facile fare politica. Nell’89 si disse che la forma partito non esisteva pi, ma quella forma partito è la stessa formula che oggi usa la Lega e che gli ha permesso di raggiungere il 10%. Nel tempo della politica di plastica i vecchi sistemi come il radicamento nel territorio sono molto importanti”. E infine c’è persino una critica per le giovani del Pd, in primis la Serracchiani, la quale ha detto che per lei “Moro e Berlinguer erano la stessa cosa perché non capivo molto di politica”. “Rimango un po’ preoccupato – ha commentato Telese -. Mentre gli altri fanno politica col coltello fra i denti, orgogliosi di farla, anche con idee che io considero sbagliate se non pericolose, ma ti convincono e vogliono convincerti, nel Pd si fa l’elogio dell’inesperienza. Marianna Madia (che poi è stata imbavagliata) alla conferenza stampa di presentazione della propria candidatura alle politiche è arrivata a dire: metto al servizio del Pd la mia inesperienza. Ma come i comunisti erano quelli che studiavano, lavoravano, e invece questa mette in campo la propria inesperienza?”.

LA POLITICA SIAMO SOLO NOI OK
Gianni Tirelli

Il fatto incontrovertibile é che la politica non esiste più da tempo. Come non vederlo?!! Oggi se vuoi entrare in politica devi avere giurato fedeltà e abnegazione alla multinazionale del profitto ad ogni costo e con ogni mezzo, ma, sopra tutto, devi essere ricattabile. Il potere economico, oggi, controlla ogni cosa; tutto e tutti. La politica, non é che un marchio. Un contenitore patinato, svuotato dal suo reale contenuto e poi mercificato. La politica, alla stregua di concorrente, é stata assorbita dall’industria del malaffare imperante, in cambio di privilegi, onori, puttane e denaro sporco.
Ripeto; la politica non esiste, é una congettura.
Grillo é politica, e Travaglio, e Santoro, e la Gabanelli – e le tante organizzazioni ambientaliste, umanitarie e solidali – io sono politica e i tanti amici di face book sono la politica; e tutte le migliaia di persone che lottano, si aggregano, contestano, combattono quotidianamente, cercando di sensibilizzare (spesso con risultati disastrosi) quel branco di citrulli e ottusi, responsabili e complici dell’imbarbarimento morale, etico e culturale di questo paese alla deriva.
Chi ci ripagherà del nostro tempo? Che cosa riusciremo ad avere in cambio, da questo impegno costante e senza risparmio di energie? Anche la speranza langue!
Tutto intorno regna il vuoto cosmico, e solo noi possiamo cercare, in parte, di colmarlo. È tempo di rivoluzione, in questa battaglia impari, suicida e senza eroi.
..
sembrano caricati a molla
oggi dichiarano questo
domani il contrario di questo
recitano secondo il copione
con faccia imperturbabile
teatranti della democrazia
opportunisti dell’interesse
spregiatori della verità
negatori eterni dell’anima

Viviana Vivarelli
..
Neologismi: fasciocomunismo

Il fasciomunismo è un libro di Pennacchi che con “canale Mussolini” ha vinto il premio Strega
Pennacchi scrive: “Allora era anche peggio (di oggi) perché c’era chi voleva la rivoluzione mentre oggi – se ci fa caso – pure i comunisti non è che siano tanto distanti dai liberali, si sta divisi perché conviene, se no la gente dice: ‘E che ti voto a fare?’
“La fine della parabola rivoluzionaria avrebbe dovuto implicare anche la fine della pretesa di marchiare a fuoco il proprio competitore, per assumere da lui una differente distanza: cercare di comprendere le sue ragioni piuttosto che impartirgli lezioni in nome di quel liberalismo europeo del quale fino a ieri i nuovi autoproclamati “maestri” erano stati “nemici di classe””

Viviana: Dovremmo essere uniti in una comune battaglia, invece si va alla ricerca di un nuovo radicalismo con cui si tenta di marchiare a fuoco gli amici di ieri i i combattenti di oggi in nome di uno stronzismo ormai non più sorretto da alcune ideologia e dove, al di fuori degli accesi toni verbali si è in una notte dove tutte le vacche sono nere e si può assistere alla pagliacciata di un Fini che dà di ‘fascista a un Berlusconi, in attesa che qualcuno gli chieda: ”Ma tu prima dov’eri?”
Gianfranco Fini è il primo fasciocomunista d’Italia, ma nelle frange estreme e irrazionali del disordine odierno l’epiteto ‘fascista’ viene lanciato a mo’ di insulto da comunisti radicali come da fascisti radicali o da troll travestiti con qualunque bandiera, con la stessa inverosimile pertinacia ma senza più alcuna discriminate né di senso né di ideologia né di intelligenza comune, in nome di una malignità finalizzata alla distruzione di qualsiasi esistente, per cui l’insulto ‘fascista’ si è snaturato ed è diventato simile ad altri insulti non ideologici, come ‘cazzone’, ‘idiota’, “pezzo di merda”, a prova che tanti che sembrerebbero capipopolo della lotta sono in realtà solo capipopolo del caos e della distruzione
..
In memoria del giovane Federico Aldrovandi, pestato a morte dalla polizia senza che avesse fatto nulla di male, e per cui assisteremo alla solita vergognosa omertà delle istituzioni e della magistratura sui reati obbrobriosi delle forze dell’ordine, come nelle peggiori dittature di destra o di sinistra.

Dizionario: “Habeas corpus”
Che tu abbia il diritto di veder rispettato il tuo corpo, in nome della salvaguardia della libertà individuale contro l’azione arbitraria o violenta dello stato.
A Genova nel 2001, a Bolzaneto, Fini arringò le forze di polizia dicendo loro falsamente e illegalmente, che, essendo il G8 internazionale “era sospeso l’habeas corpus” per cui potevano picchiare a loro piacimento i manifestanti. In pratica la sua arringa aizzò i peggiori a quel pestaggio unito a torture e a violazioni gravissime dell’habeas corpus, che Amnesty giudicò: “La più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine delle seconda guerra mondiale”.
E ora Fini vorrebbe passare per ravveduto? Per democratico? Per censore di Berlusconi? Ma a chi la vuol raccontare? Vada a raccontarlo alle vittime di quella macelleria, italiane e straniere, che ne portano i segni anche ora!
….
L’attuale impunità’ delle forze dell’ordine di fronte alle violenze ai cittadini è una delle vergogne dell’Italia di oggi
Viviana Vivarelli

Dobbiamo aggravare le pene alle forze dell’ordine che abusano del loro potere contro i cittadini e che siano demandati alla pubblica riprovazione e puniti penalmente i loro compari interni, quelli che usano omertà nei loro confronti e li coprono o difendono come si fa nei gruppi mafiosi!
Disgraziato quel paese dove la giustizia non si differenzia dalla criminalità e i guardiani si comportano come nemici dei cittadini, così che questi debbano difendersi non solo dal crimine ma anche da chi è addestrato e pagato per colpire il crimine stesso!
Come sopravviverà uno Stato in cui scompaiono i confini che separano l’ordine dal disordine, la legge dalla violazione, la giusta azione da quella delinquenziale, il governo dal crimine?
La colpa del poliziotto o del secondino che usa la violenza là dove ognuno dovrebbe cercare in lui la sua difesa, non solo sporca l’arma a cui egli appartiene ma rovina la Repubblica, delegittima le forze dell’ordine, precipita lo Stato nella barbarie, sfregia la democrazia buttando ogni ordine sociale nel caos.
Per questo la colpa di chi, indossando una divisa, umilia o violenta un cittadino dovrebbe vedere la pena moltiplicata per dieci, perché quel poliziotto non rappresenta se stesso, agisce in nome e con la forza dello Stato e con la sua condotta criminosa offende l’onore di quello Stato e lo distorce riversandolo nel male.
Dobbiamo con tutte le nostre forze lottare affinché in Italia entri come reato nel sistema penale la tortura, l’abuso di potere di chiunque porti una divisa, lo sfregio alla Costituzione di chi da parte dello stato viola l’habeas corpus’.
Deve finire la vergogna di forze politiche che ancor oggi difendono con omertà ciò che successe a Genova aprendo l’alibi di nuove violazioni: il Pdl, il Pd, l’IdV, ecc., in pratica tutto l’arco parlamentare, che scambia ormai il proprio potere omertoso e quello dei suoi sicari per un diritto acquisito, mentre è solo un crimine.

NO ALLA PENA DI MORTE
NO ALLA TORTURA
NO AGLI ABUSI DELLE FORZE DI POLIZIA

In Virginia una donna malata di mente, è stata uccisa dallo Stato per omicidio.

Non può esistere che gli Stati uniti si spaccino come esportatori di democrazia e pretendano di essere lo sceriffo del mondo e poi, nel loro interno, abbiano Stati che conservano la barbarie della pena di morte, tanto più una pena di morte inferta a minori, handicappati mentali, neri o poveri.
Non è mai esistito che una persona bianca, sana e ricca, abbia subìto in America la stessa pena per lo stesso reato, per quanto di casi di omicidi in ambienti di molto ricchi ce ne siamo stati.
In America, come in Italia, i casi di accanimento della giustizia e delle sue forze contro i più deboli sociali è all’ordine del giorno.
Non solo le forze di pubblica sicurezza sono e restano anti-democratiche, tagliate fuori da qualunque imperativo costituzionale, ma sono anche prive di qualsiasi requisito di uguaglianza di classe e censo e infieriscono solo sui soggetti socialmente più deboli, mentre i ricchi si fanno leggi per proteggere se stessi.
In Italia non esiste la pena di morte, eppure il numero di persone pestate o uccise dalle forze di polizia per strada o nei commissariati o nelle carceri è altissimo, e resta coperto dall’omertà.
Avete mai visto in Italia che la polizia pesti un onorevole o un magnate? Ma nemmeno un mafioso o un camorrista!
Negli USA il crimine contro la vita perpetrato dallo Stato è tanto più grave in quanto i presidenti americani si presentano tutti al mondo come portatori di una fede cristiana. Che questa dichiarazione contrasti così platealmente con la guerra eterna che gli USA stanno facendo al mondo e con la reiterata applicazione della pene di morte è una bestemmia al nome di Dio e un insulto alla parola democrazia.
Perché Obama non ha fatto pressioni sulla Virginia per sospendere questa esecuzione?
Perché il mondo non si è attivato contro gli USA così come contro l’Iran?
Perché dobbiamo permettere che questo abuso del potere sul corpo dei cittadini continui?
Perché tolleriamo che la pena di morte sia stata reintrodotta nella Comunità Europea?
Perché nessun Governo italiano ha mai posto come reato il pestaggio e la tortura da parte delle forze dell’ordine?
..
LE VITTIME
Viviana Vivarelli

Le vittime sono potenti
parlano dall’al di là
Hanno la forza misteriosa
di ciò che è inciso
sulla pietra eterna
Gli avversari si possono sconfiggere
i nemici politici abbattere
i soci si possono comprare
e i giudici e i testimoni
compensare e corrompere
ma le vittime sono imprendibili

non entrano nel mercato dei vili
urlano
da una lontananze insormontabile
La loro voce di giustizia
mina i palazzi del potere
corrode le notti più turpi
si insinua letale nell’anima
delle bestie da mercato
La forza delle vittime
non consente e non perdona
In loro sta la potenza

che distrugge gli imperi
Non si possono uccidere
perché sono già morti
e questo dà loro
una potenza invincibile.

..
IL RAGAZZO ALDROVANDI
Viviana Vivarelli

Chissà come sarebbe stato Aldrovandi
forse buono o cattivo
forse come tanti
o come la mamma lo sognava
Aldrovandi era solo un ragazzo
È questo il suo errore più grande
Aldrovandi era solo un ragazzo
che camminava la notte
su una strada incontro ai lupi
un ragazzo un po’ bevuto, un po’ svanito, un po’ allegro, un po’ così, come a volte capita

tante volte capita
quando si è ragazzi
e si cammina storditi
in una notte di luna.
Ma i lupi lo pestarono a morte, gli fracassarono lo scroto,
distrussero i suoi fianchi deboli,
gli schiacciarono la cassa toracica,
gli ridussero a poltiglia la sua bella faccia
i lupi infierirono
con tutta la violenza

che un lupo malvagio può avere
su quel povero corpo
così giovane e così bello
finirono la sua breve vita
sbavando come lupi su una preda
Chissà cosa potevi essere, giovane Federico
forse un uomo come tanti
forse un salvatore come il Cristo
ma comunque vivo
se quella notte non incontravi i lupi

i lupi dello Stato padrone
sbavanti in cerca di sangue

Cittadino, che cammini
ignaro su una qualunque strada
della tua città
la notte
sta’ in guardia
e se vedi i lupi di lontano
svolta l’angolo
nasconditi
in un portone
diffida!
In uno Stato civile

va l’uomo tranquillo per la sua strada
nella notte tranquilla
ma in questo Stato
deve sapere che chi gli viene incontro
può essere una belva
travestita da uomo.

La turpe sceneggiata di Montecarlo
Viviana Vivarelli

Ma in quale paese civile si è mai visto che per critiche interne un Presidente del Consiglio monti una sceneggiata di diffamazione così falsa, così petecchiosa, così martellante e così clamorosa su un Presidente della Camera? Ma se anche ci fosse qualcosa vero su questa falsa compravendita, se pure Fini avesse mentito (il che è tutto da provare) l’abisso di degradazione in cui il paese è stato buttato da una teppa che ormai, palesemente, ignora i bisogni comuni per faide interne, è talmente vergognoso da chiedere le dimissioni di tutti, accusati e accusatori.
Ora si dice che un ministro stesso del piccolissimo stato di Santa Lucia (150.000 abitanti come Rieti o Foggia) avvalora una sua carta privata in cui diceva che il cognato di Fini sarebbe il proprietario di quelle società che avrebbero comprato l’appartamento. E allora? Berlusconi si serve, per rimpiattare i suoi capitali illeciti ed evasi, di ben 63 paradisi fiscali, uno lo ha addirittura comprato. Che cosa impedisce che questa affermazione sia stata comprata dal 14° uomo più ricco del mondo, uno che compra i deputati a chili, che ha già comprato giudici e testimoni, guardie di finanza e avversari politici, uno che mente come respira, che cosa ci impedisce di sospettare che abbia comprato anche questo microscopico ministro corrotto di un microscopico stato che esiste in quanto sulla corruzione ci vive, ne ha fatto la sua ragione sociale, in quanto è un paradiso fiscale e che quindi l’etica se l’è chiaramente messa sotto i tacchi e vive solo su denaro sporco, pronto, si potrebbe pensare, ad accettare altro denaro sporco per avvalorare il falso? In quel paradiso fiscale magari Berlusconi è il primo depositario, ed è quindi come se lo tenesse nelle sue mani.
Si deve fare chiarezza su FINI? Ebbene, quand’è che si farà chiarezza sui soldi sporchi di Berlusconi?
In quanto a quei servizi segreti che Fini aveva incautamente chiamato in causa nell’allestimento di un dossier contro di lui e per cui B aveva urlato alla bestemmia e al sacrilegio, a santa Lucia c’erano andati e ci avevano operato, esattamente come Fini aveva denunciato, e dovremmo tutti ricordare quante volte SISDI e SISMI si sono macchiati di reati contro la Repubblica, di allestimenti di prove false (addirittura ciò è stato fatto per provocare la guerra all’Iraq), e dovremmo ricordare quanto i servizi siano dentro quelle intercettazioni illecite che Berlusconi ha ordinato su 30.000 cittadini italiani per costruire su di loro dossier ricattatori (salvo poi tentate un veto alle intercettazioni sulla cricca), e dovremmo ricordare ogni giorno che il 1° atto del 1° governo Berlusconi fu di mettere direttamente ai suoi ordini i servizi stessi, affinché fossero, non strumenti di difesa della Nazione contro nemici esterni, ma armi personali di ricatto e offesa di nemici di Berlusconi nella sua illegale lotta interna. Serve a qualcosa ricordare che nel gigantesco spionaggio perpetrato da Telecom c’era ai primi posti quel Farina, vice di Feltri, che non è mai stato tolto dalla sua posizione di giornalista e ha continuato nei giornali di Berlusconi a perpetrare la sua opera di mestatore?
Quello che accade è una cosa talmente calcata e talmente abnorme, talmente antidemocratica, che sprizza un tale odio personale e una tale protervia da lasciare sbigottiti!
Persone così torve, false e maligne devono essere eliminate!
E dove non riesca a farlo una opposizione miserevole (12 voti regalati a B anche per Cosentino sono una vergogna intollerabile!) speriamo che lo facciano gli “alleati” interni!
Ma questa vergogna deve finire!
Spero che a Fini gliene facciano anche di peggio!
E che ne facciano anche al Pd!
E che ne facciano anche a famiglia Cristiana!
E che alla fine uno tzunami li sbatta tutti fuori in modo così violento da non sentirne più parlare! La congrega di Fini, quella di Berlusconi, e quella della Lega che gli tiene vergognosamente bordone!
..

httpv://www.youtube.com/v/Ar2ro_rirm0?fs=1&hl=it_IT
….
Don Aldo

Guardatelo!
Trasuda odio il fondatore del partito dell’amore.
Delira vendette contro quanti non si inchinano al suo volere e al suo potere.
La stampa internazionale, con scandalo, parla di lui come di un signorotto feudale circondato da una massa di vassalli e dell’Italia come un paese di gregari.
“L’Italia di Berlusconi, un Paese sulla via dell’imbarbarimento” intitolava da Parigi Libération il 10 febbraio scorso
http://www.liberation.fr/monde/0101618349-l-italie-de-berlusconi-un-pays-en-voie-de-
Iniziava con la domanda: “L’Italia è un Paese normale?”
E continuava:
L’anomalia che Berlusconi rappresenta – il fatto che concentri in sé il potere politico e mediatico, che utilizzi il Parlamento come una «fabbrica» per produrre leggi destinate a salvarlo dai tribunali, che vomiti sulla magistratura, che critichi senza posa la Costituzione, che riduca la politica a battute e a declamazioni istrioniche, che si porti dietro il fracasso di pentole trascinate dei suoi scandali sessuali – spingerebbe a dire no.
..
L’IRA DI DI PIETRO

Nella sua dissennata volontà di tutto diffamare e tutti insultare, Berlusconi ha persino accusato Di Pietro di non avere nemmeno una laurea o di averla conseguita in modi illeciti.
Godetevi questo autodifesa di un Di Pietro che ha preso la sua laurea come studente lavoratore, studiado e faticando, e non per grazia dei soldi di papà, ed è molto fiero di questo:

incazzatissimo alla Camera
httpv://www.youtube.com/watch?v=Ar2ro_rirm0

Ormai in questo paese si governa con le diffamazioni, le boffizzazioni, le campagne di attacco basate sui falsi, i dossier, l’uso di servizi segreti asserviti e deviati, le menzogne più spudorate, le compravendite vergognose, la strumentalizzazone dei media più indecenti, la corruzione più plateale e sfacciata!
E’ fuori del mondo che possa esistere ancora una persona seria e perbene che crede alle oscene bugie di Berlusconi o alle buone intenzioni della Lega che lo sostiene. Questo è un fatto non più accettabile!
Chi si pone come sostenitori di questa immondizia politica, o è matto o è corrotto come costoro.
E chi, invece di attaccare questa immondizia, crea casino attaccando chi la combatte e la denuncia o è pazzo o è un infiltrato che si vende sotto false spoglie per sabotare la resistenza.
..
Libero pubblica una foto di Fini nudo. Mentre viene cacciato dall’Eden.
Belpietro copre le vergogne di Fini con una foglia di fico. Per coprire quelle di Berlusconi, sono anni che usa l’intero giornale.
Per una volta ho apprezzato la linea del quotidiano: di solito non si sono mai fatti scrupolo di pubblicare delle palle.
(spinoza.it)

Gelmini: studenti “soldato” nei licei, impareranno a sparare. Il declino inarrestabile della scuola italiana.
veritagiustiziagenova@yahoogroups.com

Mai la scuola italiana aveva raggiunto, nel corso degli ultimi decenni, un
livello così basso. Per molti quasi un punto di non ritorno. Lo confermano
i dati statistici, lo stato degli atenei italiani, le difficoltà della didattica, gli scarsi risultati degli studenti (rispetto ai coetanei europei). La scuola italiana è al collasso, si sa, nonostante le tante riforme (pseudo-riforme) di questi ultimi anni. Un numero considerevole di tentativi che, invano, hanno tentato di dare un po’ di respiro al settore, senza riuscirci. Anzi, quello che abbiamo davanti è un quadro sempre più cupo, senza prospettive. E così, assistiamo, ad una serie di scandali, di decisioni eclatanti, spesso non conformi neanche alla stessa legge
italiana. Lo sa il Ministro dell’Istruzione Gelmini, lo sanno gli operatori della scuola, lo sanno gli studenti. E dalla scuola di Adro al nuovo protocollo firmato fra il Ministro dell’Istruzione Gelmini e il Ministro della Difesa La Russa, il passo è davvero breve. Forse l’ultimo colpo di coda di un’estate “drammatica” per la scuola, che preannuncia un autunno davvero caldo, anzi, incandescente.
Lo chiamano “allenati per la vita” ed è un corso valido come credito formativo rivolto agli studenti dei licei. In realtà sembra un vero e proprio corso “paramilitare”. Non è uno scherzo. È un protocollo già firmato fra la Gelmini e La Russa. Ma cosa prevederà? Con grande pace della Gelmini, gli studenti dei licei impareranno a sparare con pistola (ad aria compressa), a tirare con l’arco, ad arrampicarsi, a eseguire perfettamente “percorsi ginnico-militari”. E quale sarebbe l’assurda spiegazione (motivazione) di questa nuova trovata “geniale” del Ministro Gelmini? Ecco la laconica ed “ipocrita” risposta: “Le attività in
argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il
mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Si tratta, in buona sostanza, di veicolare la pratica del mondo militare in quello della scuola: roba da altri tempi, tempi bui e, speriamo, non riproponibili.
Ma la speranza “muore” leggendo, di fatto, in cosa consisterà la prova finale per il nuovo corso “allenati per la vita” (leggi corso “paramilitare”, ndr): “una gara pratica tra pattuglie di studenti”. No, non è un errore di battitura. La circolare parla proprio di “pattuglie” di studenti. A dir poco equivocabile e senza ritegno il termine utilizzato. Fosse solo il termine! È un progetto “innovativo” passato nel silenzio assoluto delle opposizioni. Ma anche questa, purtroppo, non è una novità. E con la nuova proposta Gelmini – La Russa , si allunga, di fatto, l’elenco degli incomprensibili provvedimenti del Ministro dell’Istruzione.
I tagli alle elementari hanno eliminato qualsiasi potenzialità di realizzare il vero tempo pieno e ridotto gli spazi per progetti, uscite didattiche e laboratori. Non c’è un insegnante di sostegno ogni due studenti disabili, come prevede la legge, a tal punto che alcuni alunni vengono seguiti solo per cinque ore settimanali. Il provvedimento che prevede il numero maggiore di studenti per classe, da 27 a 35, viola apertamente il testo sulla sicurezza scolastica: Il D.M. Interno del
26/8/1992, recante “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”, al punto 5.0 (“Affollamento”) stabilisce che, al fine dell’evacuazione delle aule, il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone/aula ed al punto 5.6 (“Numero delle uscite”) che le porte devono avere larghezza di almeno m 1,20 ed aprirsi nel senso dell’esodo quando il numero massimo di persone presenti nell’aula sia superiore a 25 (quante scuole, in tutto il territorio nazionale, non sono in regola? La maggioranza). E la riduzione del tempo scuola nei licei
artistici (11%) , nei licei linguistici (17%), negli istituti tecnici e professionali (diminuzione del 30% delle ore di laboratorio) a quale esigenza didattica di rinnovamento rispondono? Forse servono a far posto a pseudo-corsi di natura “paramilitare” come quello messo in campo dal duo Gelmini – La Russa? Tante sono le domande, poche le risposte e le certezze. Quello che appare chiaro, tuttavia, è che non basteranno anni di riforme e provvedimenti ad hoc per far risalire la china alla scuola italiana. E la trovata degli studenti soldato nei licei, a dir poco bizzarra, non va in quella direzione. Siamo al punto più basso della
scuola italiana? Peggio di così non può andare? Seppur infinitamente poco
consolatoria, dateci almeno questa, di certezza.

Fonte:Famiglia Cristiana
..
Beppe
L’ex presidente della Provincia di Brindisi Nicola Frugis (ex Fi ora a ’Io Sud’) è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per concussione. Lo ha deciso laCorte d’Appello di Lecce ribaltando la sentenza di assoluzione di 1/o grado. Frugis era stato accusato di aver intascato un aprima tranche di 30 mln di lire di una tangente di 100 mln perfavorire il via libera di un finanziamento che la Regione Pugliaavrebbe dovuto erogare per corsi di formazione professionale alla Brindisi Terminal Italia.
Questo è appena entrato nella compagine della maggioranza. Proprio da manuale. Curriculum confezionato su misura.
..
io ho fede solo in coloro
che portano avanti le loro battaglie di civiltà
anche quando i fari non si accendono
l’opinione pubblica non si muove
la macchina mediatica non parte

a difendere obliqui interessi
così doppi, così meschini
io credo solo a coloro che non hanno
botteghe ideologiche da difendere
retrivi interessi di parte
capitali o poteri di dubbia legittimità
superiorità morali della razza bianca
dell’Occidente dei mercati imperfetti

di chiese proterve e ostili al cammino umano
di mode del giorno
o atteggiamenti pretestuali
Io credo ai puri, così rari, di cuore
che pongono solo se stessi
come pegno per una visione
futura di civiltà
un sogno
un innamoramento
in cui nell’uomo solitario che sogna
sogni tutto il mondo.

Viviana Vivarelli
..
RIDIAMARO : – )

Paola Basi segnala:

Nostalgia balilla
Pancia in dentro, petto in fuori! At-tenti! Finalmente una buona notizia per la scuola italiana: i professori vengono licenziati a mazzi, i soffitti cascano in testa, le strutture fanno schifo e compassione, ma in compenso possiamo tutti tirare in aria i berretti e gridare hurrà per il solenne protocollo d’intesa firmato tra la ministra Gelmini, beata ignoranza, e il sor La Russa, il colonnello alla parata militare. In alto i cuori! Il protocollo d’intesa si ammanta di notevoli paroloni, roba forte qui nel Berlusconistan, come ad esempio “conoscenza e apprendimento della legalità e della Costituzione”. Ma questa è la teoria, roba da comunisti. E’ la pratica che è più interessante, e prevede: “cultura militare”, “arrampicata”, “tiro con l’arco e con la pistola” (ad aria compressa, aggiunge pietoso il documento), senza contare “nuoto e salvamento” e “orienteering”. Insomma, una specie di incrocio tra i littoriali, il sabato fascista e i film con Alvaro Vitali, il tutto sotto l’occhio vigile di La Russa e della sciura Gelmini, eletta dalla lobby dei cacciatori nella patria della Beretta, pistola italiana. Protocollo d’intesa denominato “Allenati per la vita”, che insegna tra le altre cose anche il “pernottamento in luoghi ostili”, cosa che potrebbe tornare utile alle ragazze che restano bloccate nottetempo nei cessi di Palazzo Grazioli. Non basta. A coronare il virile cimento arriverà alla fine una “gara pratica tra pattuglie di studenti” che varrà come credito formativo. “Mamma, non rompere che c’ho tre in matematica, perché ho preso ottimo nel passo del giaguaro!”. E’ così che si forma una classe dirigente, imparando a dire signorsì. Non si parla di bombe a mano e di sommergibili rapidi ed invisibili, ed è una notevole pecca dell’iniziativa (forse mancano i fondi), ma siamo certi che qualcuno porrà rimedio. Il tutto agli ordini di un centinaio di ufficiali in congedo, consapevoli che, dalle strutture alle finalità, dalle scale alle camerate, un liceo può somigliare perfettamente a una caserma. Il tutto, manco a dirlo, sponsorizzato da enti pubblici e privati, il che significa che l’ora di attività ginnico-militare (sic!) o la visita al poligono saranno finanziate dall’illuminata industria italiana: perché avere cittadini quando si possono avere soldati semplici? L’intesa è per ora regionale (Lombardia) e riguarda le scuole medie superiori, ma non disperiamo: la nostalgia è una brutta bestia e la tentazione di vestire da Balilla anche i più piccoli si farà strada presto. Scritta in un esilarante burocrat-militarese, la circolare che informa la popolazione pare di suo un capolavoro satirico. Ed addirittura strepitoso è il passaggio teorico in cui si spiega che tanto dispiego di mezzi di aria, di cielo e di terra (e di pistole ad aria compressa) ha tra le altre finalità “il contrasto del bullismo”. Insomma, qualcosa tipo: “Mamma, c’era un bullo, ma l’ho fatto secco”. Molto educativo. Naturalmente si sa come andrà a finire. Niente soldi per la benzina del cerchio di fuoco, due proiettili per settecento studenti, corsi di orienteering nel cortile della scuola e – se piove, nevica o tira vento – fornitura di speciali scarponi in cartone pressato, nella più pura tradizione dell’esercito italiano. E fin qui, naturalmente, al netto di incidenti, sempre possibili di fronte a una truppa riottosa e bambocciona come ci si immagina quella degli studenti.
“Capitano, me so’ sbagliato… Ho spezzato le reni al prof di greco!”. Triste destino di un popolo imbelle a cui si chiede, “per fare gruppo”, di mettere l’elmetto a scuola. Cosa che del resto chiedono ormai anche le mamme più avvertite. “Mettiti l’elmetto Gino, che in aula ti casca il soffitto sulla capoccia”. Cronache italiane, insomma. Alalà!
..
luttazzi.it

1.Avvenire: “Il sequestro dei 23 milioni alla Banca Vaticana è inspiegabile”
2. Avvenire: “C’è un quinto mistero di Fatima” (Marco Bressanini)

Paolo Bertolini
La Gelmini boccia i simboli leghisti a scuola. Dovranno ripetere l’anno
..
Francesco
Università, l’ultima tentazione della Lega
“Precedenza ai giovani lombardi nei test”
Le quote trota.
..
FELTRI SI È DIMESSO DALLA CARICA DI DIRETTORE DE “IL GIORNALE” A FAVORE DI SALLUSTI.
TANTO SOMMANDO L’ORDINE DEI DEFICENTI IL RISULTATO NON CAMBIA.
mario l., bari

Il mandi

Mi è arrivata una lettera dall’isola Caccialisoldi, da parte del locale ministro della disinformazione, dove si asserisce che mio cugino è proprietario di un “canto corrente” riconducibile ad una join venture partecipativa con stock option da offshore dal quale con assegni “circolanti” avrebbe comperato un casco di banane nell’isola di Fruttafresca che poi avrebbe portato nel suo garage a San Marino per un coffee break con amici.
mio cugino nega cocciutamente il fatto, ma siccome ne parlano anche al Bar dello Sport di piazza del Popolo della capitale dello stato di Bigonzolo, presumo sia inutile per lui continuare su questa linea.
infatti tutti noi della Bocciofila di Trecanne sul Po abbiamo chiesto le immediate dimissioni da Presidente del Gruppo Pulizie Bagni.
vedremo come andrà a finire, ma si presume che mancherà la maggioranza alla prossima riunione consigliare nella quale si deciderà finalmente il colore della carta igienica, perchè il gruppo che fà capo al team di Livellamento Campetti da Gioco sembra intenzionato a voltar le spalle al gruppo maggioritario comandato dalla sezione nord del movimento sud/est.
andremo probabilmente alle elezioni con la vecchia legge elettorale dove ognuno fà quello che vuole basta che obbedisca a qualcuno più importante.
mah!
vedremo!
..
Il Mandi
tanto va il leghista al voto
che si salva il camorrista!

Da Mina la dedico a tutti

httpv://www.youtube.com/watch?v=1heMtaOW2pI&feature=fvst/it

http://masadaweb.org

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2 Comments for “Scrivo la mia rabbia”

  • gianni tirelli says:

    BELPIETRO E L’ARRINGA FAZIOSA DI GIANPAOLO PANSA

    Come disse il colonnello Kurtz (interpretato da Marlon Brando) in “Apocalypse Now”, “se c’è una cosa che non sopporto, è il fetore della menzogna” – e aggiungo, “ la conseguente contraffazione della realtà”.
    Mistificazione e menzogna, oggi, sdoganate come pratica relazionale, sono assurte a regola per alcuni di coloro che trattano il commercio della parola scritta.
    Ho letto sulla prima pagina di Libero, un articolo, dai toni patetici e falsamente buonisti del direttore Belpietro, che aveva l’intento di commuovere e di farsi compiangere, come l’eroe di una lotta di liberazione, lasciando i toni più sferzanti, esplicite affermazioni e azzardate deduzioni, al suo compagno di banco, Gianpaolo Pansa.
    Ho trovato l’analisi di Pansa, permeata da evidente faziosità, approssimazione e minimalismo culturale. Accuratamente mondata, da ogni elemento probatorio che potesse suffragare le sue conclusioni; elemento necessario e indispensabile per addivenire ad una equa e deontologicamente corretta valutazione delle circostanze.
    Certo, con quello che scrive Pansa, nessuno si sognerebbe mai, di lanciargli neppure un pomodoro. La serena e ben celata ambiguità in cui si muove, lo mette al riparo da ogni rivendicazione e agguato.

    All’inizio della sua invettiva, Pansa, scrive: “Per il direttore di Libero, era prevista la stessa fine di Casalegno!!”
    Fare un parallelo fra Carlo Casalegno a Maurizio Belpietro è stata una vergognosa bestemmia. Un accostamento grossolano che è indicativo di una pochezza d’animo, e una coltivata disonestà intellettuale. Come può, mettere sullo stesso piano, l’irreprensibilità morale e ideale di Casalegno (ucciso dalle brigate rosse) con il servilismo e la sudditanza di Belpietro?
    Ci sono individui che riescono a mescolare sacro e profano, con la facilità con la quale un cuoco prepara un minestrone. Carlo Casalegno rifiuta la scorta: “Tanto, se vogliono, mi ucciderebbero lo stesso”, spiega al figlio Andrea, militante di Lotta Continua.

    “In questa società fondata sui media – dice Pansa – sono i giornalisti a rischiare più di altri” – e continua – “Soprattutto quelli che “svettano” nella professione poiché hanno l’abitudine di parlare chiaro”.
    I motivi per cui “svetta” Belpietro sono lapalissiani a molti, ma definire “un parlare chiaro” l’accanimento mediatico, sistematico e perdurante, volto a delegittimare una figura istituzionale della maggioranza al governo, non solo è oscuro, ma una vera azione di cecchinaggio e dossieraggio politico, eversiva e infame.
    Neppure dopo l’attacco kamikaze alle torri gemelle, e il conseguente crollo (nel quale persero la vita oltre tre mila persone), si era visto, da parte dei due magnifici direttori, un tale interesse, impegno e motivazioni.

    “Per chi ama un’informazione reticente o da paraculi, quelli come lui (scrive Pansa parlando del direttore), sono cattivi soggetti – e seguita – “Gente che sta in prima linea, ragiona con la propria testa e scrive quando gli sembra giusto”.
    Che Belpietro scriva “quando gli sembra giusto”, nessuno lo contesta. E’ un dato di fatto incontrovertibile. Il solo appunto, e del resto legittimo, è che a Belpietro, sembra giusto sempre in uno stesso modo.
    Che questo nuovo eroe del giornalettismo italiano, poi, stia in prima linea e, ragioni e decida con la propria testa, è un’offesa all’intelligenza di tutti, compresi i lettori di Libero.
    “Mi sono limitato a fare due più due”, scrive ancora Pansa, riferendosi ad un suo precedente articolo pubblicato sul Riformista (li mi attaccava personalmente, definendomi un ipocrita per avere definito Belpietro un servo), dove in maniera profetica (secondo lui), anticipava un’imminente discesa in campo del terrorismo.
    Il caro Pansa, ha grosse lacune in fatto di matematica. I numeri con cui tira le somme, sono personalizzati; tutto ciò che rimane di una disinvolta opera di epurazione delle verità scomode (a qualcuno), e in netta contraddizione con le sue tesi semplificatrici e pasticciate.

    Pansa – “Su questo caso gonfio di malvagità, emergono figure di politici irresponsabili, capaci soltanto di giocare con il fuoco. Avrei più di un nome da fare, ma oggi non voglio scriverli perché mi darebbe fastidio sentirli strillare di non essere i mandanti del tentativo di uccidere Belpietro”.
    Il caro Pansa non può sottrarsi dall’elencarci questi signori che definisce i mandanti (come lo stesso afferma) “del tentativo di uccidere Belpietro” e anteporre il fastidio degli strilli, alla salutare verità. Che giustizia sia fatta!!
    Aspettiamo tutti trepidanti un tale scoup!!
    Pansa – “ormai l’Italia politica, sembra diventato un territorio sismico (ma come gli vengono queste geniali metafore), e anche nelle aree che non hanno mai vissuto un terremoto”. No comment!!!

    Un quotidiano nazionale che per ben due mesi, investe le sue risorse indagando su di un fantomatico proprietario di un piccolo appartamento monegasco, riempiendo la sua prima pagina di sensazionalismi per allocchi, relativi all’acquisto di cucine, di società off shore, di veline fotocopiate, trasfigurando, in questo modo, la sua redazione, in uno spaccio di rotoloni “Regina”, trancia di netto ogni possibile e irrispettoso accostamento, con chi ha dato la propria vita per la fedeltà alle sue idee.
    E’ questo, per Pansa, il giornalista svettante, sempre in prima linea, che decide con la sua testa, quando gli sembra giusto”?

    Perché Gianpaolo Pansa, ennesimo e non ultimo avvocato difensore dei nuovi “paladini della libertà”, non ci parla del falso in bilancio, del conflitto di interesse, delle leggi ad personam, di Dell’Utri, di Mangano, Previti, Cosentino, Scaiola, Verdini, Brancher, Scapagnini e combriccola? Di un Presidente del Consiglio, proprietario di tre reti televisive o di uno scandaloso Minzolini che, al servizio pubblico, ha anteposto la servitù, surclassando in fatto di abnegazione e fedeltà, il penoso Emilio Fede? E dei continui e sistematici, attacchi alla magistratura, che definisce un’associazione a delinquere, intervallati da triviali barzellette con finale a sorpresa, dove un premier cattolico, pluri-divorziato e puttaniere, nomina Dio, definendolo un porco, cosa ci dice Gianpaolo Pansa?
    Tutto il resto è un susseguirsi di infinite minchionerie, delle quali non tengo più il conto. Cos’ha mai scritto, caro Pansa, il suo assistito, direttore Belpietro, su tali succulenti e ghiotti argomenti? Lettera morta!!

    Simpatizzare per una certa parte politica, é cosa buona e giusta. Viva il un pluralismo delle idee, delle opinioni, degli ideali – la diversità come valore imprescindibile. Completamente all’opposto e in netta antitesi con la considerazione sopra espressa, è attaccare un Presidente della Camera (cofondatore del più grande partito di governo), al solo scopo di sputtanare, attraverso una, squallida, rivoltante e grottesca messinscena, la sua reputazione, moralità e statura politica, allo scopo di assecondare i capricci e gli interessi particolari di un padrone che, in cambio di privilegi e protezione mercifica la dignità dei suoi cortigiani.
    Reputo Gianpaolo Pansa, un vile mistificatore. Nel suo articolo, sulla prima pagina di Libero del 2/09/2010, ha omesso intenzionalmente e per un intento demagogico, il vero e solo responsabile (da quasi un ventennio) della deriva etica, morale e materiale di questo paese; delle relative conseguenze ed effetti collaterali, gravi: Silvio Berlusconi.

    Gianni Tirelli

    • Ricardo says:

      più che un commento un vero e proprio articolo, se vuoi essere abilitato come autore su fuoriradio non hai che da chiedere Gianni, e benvenuto!


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