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Monday April 23rd 2018

MASADA n 860. 19-1-2009. La comune passione del potere

Kaka e il potere – Miracolo a Washington – Fuori da ogni sostenibilita’ – Universita’ e merito.. a Londra – Dio e’ madre. La sudditanza femminile – Prima dell’incoronazione – Conflitto Israele-Palestina. La delicata questione del denaro – Guerra e gas naturale: l’invasione israeliana e i giacimenti di gas di Gaza – Su Annozero – Ma Bush dove ha visto la democrazia?- Abusi sul caso Elueana- 9 miliardi anticrisi, una buffonata

 "Il primo segno della corruzione di una societa’ ancora viva e’ il convincimento che il fine giustifica i mezzi. (The first sign of corruption in a society that is still alive is that the end justifies the means.)"
 Georges Bernanos
 
Kaka e lo sceicco 
Paolo De Gregorio

Visto che sono uno dei pochi che ancora si scandalizza per come va il mondo e non capisco ancora perche’ all’uomo si e’ collegato l’aggettivo “sapiens”, vi raccontero’ perche’ sono rimasto esterrefatto di fronte a una “libera scelta” nel “libero mercato” di uno sceicco arabo, che in pieno massacro dei suoi “fratelli musulmani”, vuole liberamente investire 150 milioni di Euro per un calciatore, per offrirlo al pubblico inglese, in quella nazione che insieme agli Usa e’ la responsabile della nascita di Israele che insieme agli americani ha riempito di armi modernissime.
Ci deve essere qualche cosa che non funzione nell’Islam, qualcosa di profondamente ambiguo e fasullo, che consente ai musulmani, sauditi in testa, di sostenere le economie occidentali, quelle degli “infedeli”, con investimenti giganteschi, proprio in quei paesi da cui sono stati duramente colonizzati, che da 30 anni bombardano l’Iraq e consentono a Israele di fare il tiro al bersaglio con i cittadini palestinesi, denominando cio’ un “processo di pace”.
Anche la religione islamica, come quella cristiana, non riesce a pretendere dai suoi credenti comportamenti etici, ed e’ molto indulgente soprattutto con i ricchi, mentre dai poveri pretende sacrifici, limitazioni sessuofobiche della vita sessuale, fino alla disponibilita’ al “martirio”.
La grande nazione islamica, che va dalla Turchia al Pakistan, fino all’Indonesia e buona parte dell’Africa, se vuole farsi rispettare e pretendere che la Palestina torni ai palestinesi, non puo’, per prima cosa, investire piu’ un soldo nelle economie occidentali, devo solo imitare il comportamento che gli Usa hanno nei confronti di Cuba.
I colonialisti giocano duro e riconoscono solo due argomenti: il denaro e la forza militare.
Se gli islamici non cercano l’unita’, superando per prima cosa la folle divisione tra sunniti e sciiti, se continuano ad investire i loro soldi fuori della nazione islamica, se non comprano (dalla Russia e dalla Cina) armi modernissime, saranno sempre sotto il tacco del vero “asse del male”: Usa, Inghilterra, Israele, e la colpa sara’ solo loro, perche’ i soldi ce li hanno e le armi saltano fuori, e poi si devono ricordare che sono un miliardo e trecento milioni di anime, in grado di mettere in crisi chiunque con il boicottaggio, il sabotaggio, l’embargo totale del petrolio.
L’Occidente risulta vincente solo perche’ il mondo islamico e’ diviso e non parla con una sola voce, non difende i palestinesi, e non pretende che spariscono dall’Iraq e dall’Afghanistan le truppe di invasione occidentali.
Il flusso del petrolio puo’ essere fermato finche’ non si ottiene la fine di ogni ingerenza.
E invece lo sceicco si compra KAKA per far divertire gli inglesi.

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(Caro Paolo, noi possiamo parlare quanto vogliamo di etnie, nazionalita’, religioni o popoli.. ma, quando entriamo nel mondo dei magnati, questi termini si metamorfosano duramente e appare un mondo a parte, che usa l’etnia, la nazionalita’, la fede o il popolo solo in quanto strumenti di accumulo di altro potere personale. Da questo punto di vista, per esempio, la famiglia petroliera cristiana e americana dei Bush è consorella di sangue della famiglia petroliera, islamica e saudita dei Bin Laden. Nessuna differenza li separa. Il sangue della famiglia e’ il petrolio. La ragione comune il denaro. L’unica fede importante il potere).
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L’ incubo dell’ 11 settembre ma poi New York s’ appassiona al miracolo
VITTORIO ZUCCONI
Repubblica

WASHINGTON – Uno stormo di oche stordite in un pomeriggio gelido di inverno, il motore di un Airbus che le risucchia, un pilota fantastico che addomestica un jet in caduta e di nuovo l’ immagine di un aereo passeggeri in picchiata sul fiume Hudson davanti agli occhi sbarrati della gente di Manhattan, che per un lungo secondo crede di rivivere quello che non avrebbe mai piu’ voluto vedere. Tutti certi, assolutamente certi, che quell’ Airbus 320 in picchiata silenziosa verso lo stesso fiume che due aerei attraversano nella mattina dell’ 11 settembre verso l’ incontro finale con le Due Torri fosse il benvenuto del mondo degli infami al nuovo Presidente in arrivo e l’ addio al Presidente in partenza. C’ erano sei gradi sottozero a New York, senza neppure contare l’ effetto del vento, quando il volo 1549 della Us Airways ha incrociato lo stormo di oche decollando dal La Guardia e le ha inghiottite nei motori, trasformando un aereo da 77 tonnellate sostanzialmente in «un mattone con le ali», come ha detto un pilota a una rete televisiva, ancora incredulo davanti alla scoperta che il comandante fosse riuscito a posare quell’ immenso animale sulla superficie del fiume che divide Manhattan dal New Jersey, senza colpire una chiatta, un ferry, un ponte, senza ferire seriamente un solo passeggero e senza conficcarsi, ancora carico di kerosene, contro uno dei grattacieli e dei palazzi sulle rive del fiume. Anche se questa e’ una parola da usare con la massima parsimonia, cio’ che si e’ vissuto ieri sera, facendo ammarare un aereo passeggeri a New York lungo 40 metri e largo piu’ di un campo di calcio, e’ un miracolo. Nessun addestramento al simulatore, per quanto diligente e realistico, potrebbe mai simulare quello che il comandante e il copilota hanno provato quando l’ Airbus ha inghiottito le anatre, ha perduto entrambe i motori e 155 passeggeri si sono sentiti dire che il loro aereo, invaso dal puzzo dei motori bruciati, avrebbe tentato di planare sullo Hudson in caduta libera, senza altri controlli che i flap e il timone di coda. «Non abbiamo mai visto una cosa del genere» scappera’ detto a un portavoce della US Airways «e non credevamo neppure che fosse possibile». Invece e’ avvenuto e le sequenze di quell’ aereo che galleggia coraggiosamente sul filo di un acqua che avrebbe potuto uccidere, con la sua temperatura prossima allo zero, in pochi minuti anche chi fosse rimasto illeso nello schianto, andate immediatamente in diretta su tutte le televisioni americane, sono state una sorta di ricompensa, di restituzione, per quello che era accaduto a pochi metri da li’, nel settembre del 2001. Non e’ stata soltanto la mostruosa abilita’ del pilota nel posare il suo «mattone» sull’ acqua, senza motori, nel solo strettissimo angolo corretto che evitasse lo sfascio – l’ acqua colpita a oltre 169 chilometri all’ ora e’ dura come roccia – o l’ inabissarsi quasi istantaneo. Sono stati il balletto perfetto e fulmine delle lance della polizia e dei pompieri, le manovre dei comandanti delle imbarcazioni commerciali, dei traghetti che collegano il New Jersey al terminale della 48esima strada, a permetterci di scrivere che nessuno dei passeggeri e dell’ equipaggio ha subito danni piu’ gravi di una crisi di ipotermia, di freddo acuto, e qualche botta superficiale. Perche’ tutto funzioni con questa perfezione, senza preavviso altro che i pochi secondi trascorsi tra il momenti in cui il pilota ha scoperto di avere perso entrambi i motori e la panciata sull’ acqua, perche’ nessuno muoia o si ferisca gravemente quando un aereo passeggeri cade sopra una delle zone urbane piu’ densamente popolate ed edificate del mondo, deve essere accaduto qualcosa che non riusciamo a spiegare e neppure l’ inchiesta ufficiale potra’ mai chiarire, oltre il pensiero che il fato, o qualche potere inspiegabile, ha voluto offrire un piccolo risarcimento di vite umane per quelle che aveva assurdamente consumato qui. Quindi: si’, effettivamente, miracolo a Manhattan.
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Fuori da ogni sostenibilita’
Paolo De Gregorio

Troppo spesso ci facciamo prendere dalle notizie del giorno e dalle scadenze a breve, sono pochi coloro che cercano di fare il “punto nave” e quasi tutti si accontentano della tattica e della eventuale limitazione dei danni rinunciando alla via maestra della “strategia”.
Fino a pochi anni fa le strategie erano legate alle due ideologie dominanti, quella capitalista e quella comunista, che non erano solo ideologie, ma realta’ economiche vive, antagoniste, che creavano nelle persone identita’ precise e scelte di campo.
A vent’anni esatti di distanza dalla caduta del comunismo, ecco il pieno fallimento del capitalismo, nella sua fase suprema delle multinazionali globali, che e’ entrato in crisi strutturale non solo per le truffe e le malversazioni del suo sistema finanziario, per i favolosi appannaggi dei “manager” che, essendo legati ai profitti, li volevano ad ogni costo e con qualunque mezzo illecito, ma anche perche’ si e’ creato un sistema di consumi e di distruzione di tutte le risorse naturali che ha gia’ portato il pianeta a consumare piu’ di quanto sia capace di rigenerare.
Siamo fuori dalla “sostenibilita’”, ci sono un miliardo di persone alla fame per la progressiva desertificazione, nulla e’ stato fatto per il contenimento delle nascite, fenomeno che non si puo’ fronteggiare se non si combattono e si ridimensionano le due grandi religioni monoteiste, e nel caso di quella cristiana alleata di ferro del liberismo economico, che prevede uno sviluppo “infinito”.
Siamo sotto pressione irresponsabile delle due piu’ grandi forze esistenti, il capitalismo e le religioni, che vogliono continuare a dominare, facendo scelte che determinano il collasso dell’ecosistema.
Due sono oggi gli obiettivi di chiunque abbia a cuore il futuro della umanita’: l’economia deve accettare le regole che impone la politica, di una buona politica, che lascia agli scienziati l’ultima parola per quanto riguarda le grandi scelte energetiche, la sostenibilita’, il contenimento del riscaldamento globale, l’autosufficienza alimentare, il contenimento demografico.
L’altra regola e’ quella di tassare duramente chi fa piu’ di un figlio, fino ad ottenere in ogni nazione un rapporto tra abitanti e territorio che sia sostenibile. Per capirci in Italia da 60 milioni dovremmo arrivare a 30 milioni (ai primi del ‘900 eravamo 20 milioni), per essere in equilibrio, con spazi e produzione agricola sufficienti per tutti.
Le sole forze che contrastano ferocemente questa prospettiva di salvezza sono capitalisti e religioni, alleati di ferro contro una evoluzione della societa’ umana che oggi non e’ diversa da quella di 2000 anni fa, a riprova che chi ha dominato in questi secoli non ha risolto i problemi della umanita’, ha alimentato guerre e creato odi insanabili, anche la democrazia e’ stata usata per fare imperi e colonialismo.
La “democrazia” non e’ mai esistita, ne’ nei regimi comunisti ne’ in quelli capitalisti. In Italia l’uomo piu’ ricco e’ al potere politico, e sta li’ grazie ai suoi soldi e al possesso privato di gran parte dei mezzi di informazione. Noi tutti viviamo sotto la dittatura capitalista che possiede i mezzi per fabbricare il consenso elettorale e, in nome della liberta’, ci hanno tolto anche il potere di dare il voto di preferenza.
Dobbiamo anche subire l’impudenza di chi definisce la RAI “servizio pubblico”, mentre fu gia’ 20 anni fa spartita in tre: Rai1 ai democristiani, Rai2 ai socialisti, Rai3 ai “monarchici di sinistra”, divisione che regge ancora oggi, con i due principali canali a favore del governo di destra, 5 a 1 se aggiungiamo le Tv del cavaliere, e dove Rai3 non dice una parola contro questo monopolio ne’ contro il Vaticano, e dove tutti i giornalisti sono assunti tramite l’ufficio di collocamento che ha sede nei principali partiti.
Nessuna “alternativa politica” e’ possibile in questa situazione, parlo non del governo Prodi che non era alternativo a nulla, ma dell’alternativa necessaria a fronteggiare la crisi finale del capitalismo e prevenire quella irreversibile dei cambiamenti climatici e della insostenibilita’ del consumismo senza regole.
All’immenso potere privato dei media si deve aggiungere l’altro potere storico della destra, che e’ l’appoggio che riceve dal Vaticano che avvia al voto milioni di pecorelle grazie ad una presenza capillare e radicata in tutto il territorio nazionale, specialmente tra i poveri e gli ignoranti, abbandonati dai grandi partiti di massa.
A fronte di questo blocco storico, ricco, potente, compatto, si contrappone il NULLA, e le elezioni sono solo una ridicola farsa, proprio come lo e’ il campionato italiano di calcio, dove il denaro decide chi vince lo scudetto, anche se in apparenza molti partecipano alla competizione e gli imbecilli lo chiamano ancora SPORT, proprio come in politica siamo convinti di essere in democrazia.
Si puo’ capire quanto sarebbe importante espropriare i partiti della Rai, cominciando a non pagare il canone, per avere un vero servizio pubblico i cui azionisti siano i cittadini con il potere di eleggere il direttore generale, con tutti i poteri, ogni 5 anni, in concomitanza con le elezioni politiche, canone pagato alla mano.
Senza incrinare il monopolio dell’informazione ne’ c’e’ democrazia, ne’ e’ possibile alcuna campagna di massa contro gli irresponsabili che sanno solo dire che per uscire dalla crisi dobbiamo consumare di piu’.
Se alziamo la testa dagli avvenimenti quotidiani, lo scenario e’ quello descritto.
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Renato Pasquale manda:
Carriera universitaria a Londra: merito.. e basta
Universita’: la storia di Andrea…… quando potra’ accadere in Italia?

Qualche settimana fa Repubblica lanciava un appello a tutti i “cervelli in fuga” dall’Italia, in risposta alla famigerata riforma Gelmini. 
Sono un regista, artista e scenografo, classe ‘73. Per portare avanti il mio lavoro ho sempre viaggiato e vissuto all’estero fin dall’eta’ di 20 anni. Viaggiare non e’ solo importante ma e’ anche un obbligo per chi voglia avere una formazione al passo con i tempi ed uscire da un pericoloso provincialismo in cui ci si auto celebra.
Anni fa quando mi laureai con 110 e lode in Italia, chiesi ingenuamente ad un docente del mio Ateneo se sapesse di qualche Dottorato.. Mi rispose seccamente: “Non dobbiamo neanche parlarne”. Fui deluso e ancor oggi, alla luce di un’esperienza internazionale diversa, semplicemente penso: “ma perche’ mai chiedere il permesso ad un docente, per partecipare ad un concorso pubblico…?”.
Dopo 5 anni passati in Austria a collaborare con l’artista Viennese Hermann Nitsch, nel 2003 approdo nel Regno Unito.
Ero venuto a Londra per fare un Master in una delle istituzioni leader nel campo del design e dell’arte: Il Central Saint Martins College of Art and Design. La selezione d’ingresso per gli studenti era piuttosto severa. L’anno dopo, a Master finito, l’universita’mi ha offerto di dirigere un workshop per loro. L’anno successivo, il Direttore del Corso di Laurea mi ha chiesto se potevo prendere il suo posto per un semestre, perche’ era impegnato con un lavoro di ricerca (in Cile!). Ho insegnato per oltre 250 ore in tre corsi: 2 Masters ed un BA.
Nel frattempo, l’universita’ ha finanziato la mia ricerca, e ho avuto ogni anno un budget di 10.000 euro per lavorare all’estero (Polonia, Italia) con i miei studenti.
Quest’estate ho partecipato ad un concorso per docenza come Lecturer alla Goldsmiths-University of London (un’altra istituzione d’eccellenza e di grandissimo prestigio internazionale). Ho letto del concorso sul giornale. Ho mandato una lettera ed il curriculum. Sono stato selezionato per l’intervista. C’erano altri 6 candidati per quel posto e due di loro erano interni all’Universita’!!! Ho vinto il posto. Non conoscevo nessuno, ne’ dentro l’Universita’, ne’ in commissione.
Questa e’ una storia ordinaria in Gran Bretagna (o forse e’ meglio dire in un paese civile).
Andrea Cusumano
Lecturer Scenography – Goldsmiths-University of London.
Associate Lecturer MA/BA Performance Design & Practice, MA Creative Practice for Narrative Environment – Central Saint Martins College of Art and Design, London.
Lecturer  European Theatre Arts- Rose Bruford College, Kent
 http://www.energieinfuga.net/
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Dio e’ madre
Viviana Vivarelli
La frase “Dio e’ madre” l’ho sentita direttamente da Papa Giovanni XXIII e ho quindi l’abitudine di riferirla a lui. Ogni volta che lo faccio, qualcuno mi scrive per dirmi che non e’ vero, l’ha detta Paolo Giovanni I, ovvero Papa Luciani , il 10 settembre 1978.
E’ vero. Luciani si soffermo’ sul ruolo di Dio come Madre, un Divino sotto forma materna, femminile. Piu’ volte mise l’attenzione sul principio femminile e materno di Dio! Ed era la prima volta che cio’ avveniva nella storia del papato. Non si cada nella superficialita’ di credere che stiamo parlando di cose di poco conto o di materia prettamente teologica! Siamo un uno scottante terreno politico.
Nel 2004, 26 anni dopo il breve pontificato di Giovanni Paolo I, il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, riprese la questione della maternita’ di Dio in modo molto rigido, dicendo: “Basta con questa frase!” Cristo e’ maschio e non per caso. Non si deve dire che Dio e’ padre e madre, ma piu’ madre che padre! Basta col Cristo di Assisi che ha un viso meta’ maschile e meta’ femminile!
Non ci possono essere assalti antipatriarcali alle concezioni tradizionali della Chiesa di Roma. Il cristianesimo non e’ una religione relativa che cambia coi tempo e con l’avanzata politico-sociale delle donne. E’ una religione rivelata e fissa. Dio e’ maschio. Punto. Papa Luciani s’e’ sbagliato. Non c’e’ scritto da nessuna parte che Dio e’ anche Madre. Ne’ nel Nuovo ne’ nell’Antico Testamento !”
Sappiamo che Raztinger ci viene sempre presentato come un fine teologo, ma perche’ tanta acrimonia? Perche’ tanta paura di una valenza materna nell’immagine di Dio? Perche’ c’e’ alle spalle un discorso politico su cui la Chiesa si e’ irrigidita.
Che ci sarebbe di male a parlare di una energia divina che e’ anche Materna in quanto e’ la forza evolutiva d’ogni essere, ed e’ Femminile, perche’ la pensiamo che ci cura e ci nutre con amorevolezza? Un Dio che e’ Padre e Madre nello stesso momento?
Ed e’ chiaro che non stiamo parlando banalmente di sesso, stiamo parlando di valenze dell’energia, del modo con cui l’immagine di Dio viene presentata al mondo e influenza la psiche, la politica, la societa’ e la divisione tra sessi e ruoli, del modo con cui l’immagine di Dio forgia la gerarchia del potere.
Anche Santa Giuliana di Norvich (grande mistica inglese, 1370) aveva detto che Dio, essendo il nostro protettore, e’ anche nostra madre.
 
«Com’e’ vero che Dio e’ nostro Padre, cosi’ e’ vero che Dio e’ nostra Madre»
 
(Rivelazioni, cap. 59)
 
« Sono io, la forza e la bonta’ della paternita’; sono io, la sapienza e la dolcezza della maternita’; sono io, la luce e la grazia che e’ ogni amore benedetto; sono io, la Trinita’; sono io, l’Unita’; sono io, la sovrana Bonta’ di ogni specie di cosa; sono io che ti spingo ad amare; sono io che ti spingo a desiderare; sono io l’infinito compimento di ogni vero desiderio. »
 
(Rivelazioni, cap. 59)
Quando valutiamo nella nostra psicologia l’aspetto femminile e materno di Dio, parliamo per simboli, non per corpi materiali. E Giuliana di Norvich con le sue visioni trascendenti ha un posto speciale nella mistica di tutti i tempi.
Ma il cardinale Raztinger la pensa diversamente.
Poi pero’, fatto Papa, Raztinger si addolcisce e nel 2008 consente, citando papa Luciani,
che “Davanti a Dio siamo come bambini davanti alla madre”.
Dunque il tema della maternita’ di Dio e’ piu’ pericoloso piu’ di quanto immaginiamo. La Chiesa lo guarda con sospetto, come un elemento rivoluzionario che potrebbe scompaginare la ferrea gerarchia secondo cui i maschi comandano e le femmine ubbidiscono. Cambiare l’immagine di Dio nelle menti dei fedeli aggiungendogli valenze nuove potrebbe cambiare i valori della dogmatica, creerebbe un bilanciamento tra le valenze maschili di Dio e quelle femminili che si potrebbe riverberare su un bilanciamento tra i poteri politici delle donne rispetto a quelli, avvalorati, degli uomini. E questo la Chiesa di Roma non lo vuole. E certo danneggerebbe la sua gerarchia rigidamente maschilista..
Anche Wotijla ribadi’ sempre l’identita’ paterna di Dio. Accogliente e affettuoso come una madre, ma “innanzitutto e soprattutto padre”. Senza alcun dubbio.
Il primo Ratzinger respinge il concetto di maternita’ di Dio, respingendo il mondo femminile verso quella subordinazione all’uomo che e’ tipica delle chiese del Libro (islamismo, ebraismo e cattolicesimo) e da cui i culti protestanti si stanno faticosamente emancipando. Certo e’ che la chiesa di Roma ha bollato come incompatibili queste deviazioni di accoglienza delle donne e nelle stesse chiese della riforma ogni passo verso ulteriori riconoscimenti delle donne nella gerarchia ha prodotto furiosi scismi di maschi che proprio non sopportano di dividere il potere con donne. Diacono si’ ma non si vada oltre!
D’altra parte queste donne, cosi’’ poco rappresentate nel potere clericale, costituiscono la parte piu’ numerosa dei fedeli e non possono certo rallegrarsi di una cosi’ scarsa democrazia, basandosi la democrazia in primo luogo sul riconoscimento di una parita’.
Le tre religioni hanno sempre difeso un feroce maschilismo, costituiscono un incrollabile patriarcato, che poggia le sue fondamenta in una pretesa di controllo maschile anche attraverso l’immaginario, perche’ l’immaginario domina la sfera razionale e quella operativa e le condiziona, frenando una liberazione politica, che avviene in primo luogo dall’interno quando cambia la concezione di se’.
Dunque la maternita’ di Dio e’ un concetto scomodo. La Chiesa nasconde i diritti delle donne perche’ si domina meglio subordinando meta’ del mondo piuttosto che riconoscendo ad ogni persona le stesse potenzialita’ e lo stesso potere. Il controllo delle donne attraverso la subordinazione e’ un potente strumento di potere che si associa irrimediabilmente al controllo della sessualita’, della famiglia, della nascita, tutti luoghi dove i diritti delle donne risultano compromessi dalle tre religioni del Libro, che risultano tiranniche nei loro confronti, senza alcuna possibilita’ di riconoscimento.
Il modo con cui l’icona di Dio viene rappresentata fa dunque parte dei modi del potere.
Il discorso, piu’ che teologico, e’ politico. E dunque e’ un’altra storia.
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Le dittature contemporanee non hanno bisogno di prigioni. Costruiscono gabbie direttamente nelle nostre menti.”
Jack Torrance, Overlook Hotel
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Ora guardatevi questo bellissimo video, mandato da Graziano, su Giovanni Paolo II. Quando parla dei paesi dell’opulenza contro i popoli della fame o dei limiti alla proprieta’ privata, sembra quasi comunista. E’ chiaro che uno cosi’ e’ risultato da subito esere un errore e non poteva durare.
 
http://it.youtube.com:80/watch?v=rfLVJM4Yrqk
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Prima dell’incoronazione
5.000 biglietti venduti a tempo di record per sedersi all’insediamento di Obama il 20 gennaio; dai 2 ai 4 milioni di spettatori lungo le strade di Washington; 9 kmq chiusi per evitare atti terroristici; 10.000 militari della Guardia Nazionale schierati con migliaia di agenti di polizia locale e federali. Sono i numeri imponenti che danno la misura di quanto sia grande l’attesa per un evento che sicuramente sara’ ricordato come uno dei piu’ importanti della storia americana
Obama prestera’ giuramento sulla stessa Bibbia di Lincoln; un tomo di 1.280 pagine con la copertina di velluto amaranto pubblicato nel 1853. E come fece Lincoln, a cui Obama ha spesso ammesso di ispirarsi, arrivera’ a Washington in treno direttamente da Filadelfia. Pronuncera’ la formula del giuramento alle 18.00 (ora italiana in diretta su sky.it) sulle scale del Campidoglio. 36 parole: "Giuro solennemente che adempiero’ con con fedelta’ all’ufficio di Presidente degli Stati Uniti e che con tutte le mie forze preservero’, proteggero’ e difendero’ la Costituzione degli Stati Uniti". Subito dopo la poetessa Elizabeth Alexander recitera’ alcuni versi e, prima dell’inno degli Stati Uniti, ci sara’ la benedizione del pastore nero Joseph E. Lowery, il reverendo anti nozze gay invitato dallo stesso Obama per presenziare alla sua "presa di possesso" della Casa Bianca.
Uno straordinario evento non solo politico ma anche di spettacolo e di musica. Ad accompagnare le parole del presidente ci sara’ la regina del soul Aretha Franklin e il jazzista Joe Williams con il suo quartetto. Altri musicisti parteciperanno all’evento gia’ a partire dal 18 gennaio. Infatti, il grande concerto, gratuito che si chiamera’ "We Are One", si terra’ al Lincoln Memorial di Washington. Saliranno sul palco  Springsteen, Beyonce, Bono, John Legend, Sheryl Crow, John Mellencamp, James Taylor, Stevie Wonder, Usher, Shakira e Josh Groban. Letture
di testi storici fatte da Jamie Foxx e Denzel Whashington e Martin Luther King II
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Conflitto Israele-Palestina. La delicata questione del denaro
Viviana Vivarelli 
 
Un abuso e’ un abuso.
Una prepotenza una prepotenza.
Una menzogna una menzogna.
Sia che si parli di conti dormienti o guerra. Non e’ il macro o il micro, ma la malvagita’ e l’inganno.
Carte del Pentagono rivelarono che nel 2001 le portaerei con le prime truppe americane cominciarono a partire per l’attacco afgano da marzo, 6 mesi prima delle torri. L’attacco afgano fu deciso dei signori delle armi e del petrolio, per le armi e il petrolio (gasdotti) 6 mesi prima dell11 settembre. Le Torri furono il pretesto del momento. Le torri furono il permanente. Il male l’impermanente.
Le Torri di ieri sono i razzi kassam di oggi.
Gaza e’ una striscia costiera. Nel mare davanti a Gaza e’ stato scoperto nel 1999 uno dei piu’ grandi giacimenti di gas del mondo. 10 anni fa  i signori del petrolio decisero di sterminare la popolazione di Gaza. Che Hamas buttasse o no i suoi stupidi razzi. Ci fu un patto di Israele  per lo sfruttamento dei giacimenti per 25 anni al British Gas Group e a Consolidated Contractors International company di proprieta’ libanese.
Ma il 60% delle riserve di gas lungo la costa di Gaza e di Israele appartengono alla Palestina. La questione della sovranita’ sui giacimenti e’ cruciale. Dal punto di vista giuridico essi appartengono alla Palestina. Ma la morte di Arafat, le elezioni di Hamas al governo e il crollo dell’Autorita’ palestinese hanno permesso a Israele di avanzare pretese sul controllo sulle riserve offshore di Gaza. Sono pretese illegittime ma il diritto ormai si fa con la forza.
La corte suprema israeliana contesto’ a Sharon il diritto di rubare il gas ai palestinesi. Ma Sharon disse: "Israele non accettera’ mai di acquistare il gas dalla Palestina" .
Nel 2006, British Gas era sul punto di firmare un accordo di pompaggio di gas per l’Egitto, ma Blair boicotto’ l’accordo per conto d’Israele che non vuole che Hamas prenda una lira dal gas, non vuole che le royalties siano pagate ai palestinesi e vuole impossessarsi dei giacimenti. I negoziati con GB si bloccarono.
Sono le stesse fonti militari israeliane a rivelare che il progetto d’invasione di Gaza (operazione Piombo fuso) comincio’ nel giugno 2008, 8 mesi fa. Nel momento stesso in cui Israele fingeva di negoziare una pace, preparava la guerra.
Il 27 dicembre il piano e’ pronto e scatta. Un pretesto si trovera’. Si riprendono i contatti con  British Gas per rubare il metano di Gaza. Bg traccheggia. Vuole garanzie. Il momento in cui si riprendono i negoziati con BG sono gli stessi in cui Israele pianifica l’attacco. Olmert ha organizzato tutto. La ripresa dei negoziati coincide con la ripresa dei bombardamenti. Tutto pianificato. Israele vincera’ la sua guerra. Mandera’ corpi militari di pace. Occupera’ Gaza. Confischera’ i giacimenti.  Parlera’ molto di Hamas e poco di gas. Molto di terrorismo, poco di furto.
Mandera’ il gas alle sue piattaforme. Da qui al porto di Eilat sul mar Rosso, poi all’oleodotto di Ashkelon e ad Haifa, infine in Turchia- Europa.
Certo si puo’ stare a parlare per decenni di olocausto, kamikaze, bambini morti, sicurezza nazionale.. se non ci fosse, sotto queste grosse parole umane, la piccola questione disumana del petrolio. Mercato, solo mercato. Chi e’ strabico e chi ci vede bene dovrebbero ricordarlo. Noi stiamo facendo delle chiacchiere. Le chiacchiere sono la nebbia dove la verita’ rischia di morire.

http://internationalnews.over-blog.com/article-26735734.html
 
Viviana:

Vedo che queste informazioni sono apparse su aprileoline e sono state successivamente censurate. Qualcuno mi ha anche scritto che queste sono cose di secondaria importanza. Quando si mente e da questa menzogna escono migliaia di morti non siamo in nessuna maledetta questione di secondaria importanza! E farsi le pippe filosofiche e’ peggio che farsi le pere di ero. Ci si infarcisce la testa di valori e si continua a dimenticare la fondamentale domanda: cui prodest? a chi giova questa guerra schifosa?

"La depredazione israeliana dei giacimenti di gas di Gaza", ecco cosa avrei voluto leggere sulle prime pagine dei quotidiani! E non del ridicolo derriere dell’Annunziata che ballonzolava fuori da Annozero col presidente della Camera che da’ dell’indecente a Santoro!
Io mi sono vergognata della stampa e di Fini! Anche di Santoro in seconda istanza perche’ del denaro e dei giacimenti non parlava e ha fatto una trasmissione basato solo sulla visceralita’, come sempre. La Gabanelli non sarebbe cascata nell’inganno. Avrebbe cercato subito di vedere quali soldi finivano a chi.
Questa e’ la vera indecenza!
Rimbambire un intero popolo di stupidaggini con stuoli di giornalisti pronti a firmare stupidaggini, e ministri e alti presidenti che si accodano nelle stupidaggini in vergognose sceneggiate emozionali, fino al rincoglionimento totale di un paese!
L’indecenza!
Anche i bambini sono il pretesto emozionale per tirar fuori ogni sorta di coglionate, come si fa con i cani strascicando un cencio rosso che simula la volpe e attirando la muta impazzita dove vuole il cacciatore.
A chi giova il nuovo attacco di Israele? Questo chiedetevi e fate due conti. E andatevelo a cercare il gas di Gaza e fate due piu’ due col petrolio iracheno o col passaggio dei gasdotti afgani. Il resto sono chiacchiere emozionali.
..
Verso la fine di un discorso estremamente importante
il grande statista incespicando
davanti al vuoto di una bella frase
ci casca dentro
e smarrito
ansimante
mostra i denti
e la carie dentaria dei suoi pacifici ragionamenti
mette a nudo il vero della guerra
la delicata questione del denaro.
(Prevert)
..
Invece si continua a vaneggiare di bandiere bruciate, di kamikaze, di reperti bellici, di sangue versato, di filosofia, di odi religiosi ..(il Libano e’ in maggioranza cristiano e allora dove stavano gli odi religiosi? Obama e’ arabo e Bush con gli arabi ha fatto sempre grandi affari e anche con la famiglia di Obama che si affretto’ a salvare per prima, guarda caso, quando blocco’ tutti i voli dagli Stati uniti. E allora dove stava il conflitto di civilta’? Il conflitto di religione?
Soldi. L’unica piattaforma su cui sono d’accordo tutti. Ma cosa volete che gliene importi alle grandi multinazionali dei bambini morti, dei feriti con organi spappolati dal fosforo bianco, delle bandiere bruciate, delle differenze religiose, dei nazionalismi…? Nix, nihil, una mazza!
Solo i soldi, i banali interessi economici, quelli di cui nessun giornalista parla mai, nemmeno Santoro, stiamo a martirizzarci coi sentimenti. Cosa c’entrano i sentimenti col capitale?
Possibile che a nessuno venga mai in mente che quando un capo di Stato fa una mossa,  come questa guerra devastatrice, non ci sono mai alti ideali dietro, bandiere, principi nazionalistici, ideali, ma solo questioni di materialissimo denaro?
Ci hanno rincitrulliti cosi’ bene con le bandiere, gli slogan, i reciproci odi, il fatuo ed effimero mondo dei sentimenti, le favole, da farci dimenticare che la storia, le guerre, i partiti, gli sviluppi del potere rientrano tutti in banali e materiali doppie colonne del dare e dell’avere..  soldi ! Il potere se ne infischia degli slogan, delle bandiere bruciate, delle religioni, dei sentimenti, le religioni stesse sono casseforti di soldi.
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I nove milioni spariti dalla Santa Casa di Loreto ritrovati nel ‘paradiso’ delle Cayman. L’ingente somma di denaro era sparita qualche anno fa dalle casse della Delegazione pontificia di Loreto, all’epoca guidata dell’arcivescovo Gianni Danzi, morto nell’ottobre 2007. "No comment" dalla Santa Casa.
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Gabribabelle (bloggher)
 
L’oro liquido di Gaza e’ pari all’oro nero di Saddam Hussein in Iraq… e Guerra fu!! Non e’ la sola ragione, ce ne sono mille altre ed elencarle sarebbe lungo in un unico commento!] E’ chiaro ?? Il mondo cosiddetto occidentale continua imperterrito, fin dai tempi di Pizzarro’ e le conquiste dei territori Sud-Americani con i suoi tesori, ad espropriare i beni e i terreni altrui, ricorrendo se e’ il caso  anche allo sterminio di intere popolazioni! "Gaza Gas" oggi si spiega benissimo l’abnorme di spiegamento di Forze in campo da parte Israeliana e l’enorme inaudita ferocia con la grande differenza delle forze in campo e le relative vittime fin ad oggi!  E’ noto che tutti gli appartenenti ad Hamas sono da tempo espatriati nei paesi vicini-quindi la scusante di Israele nel perpetrare gli eccidi per scovare gli appartenenti al gruppo comincia a non reggere. Strano e’ che ben pochi media tv hanno riportato la notizia (giacimenti di gas) nemmeno Santoro, ad AnnoZero, che tanto scalpore ha fatto in tv (unico ) credo ne sappia granche’. L’omertosita’ e la collusione dei politici mondiali e’ pazzesca. Evidentemente nello scacchiere internazionale la paura dei giacimenti e l’erogazione con il contagocce del gas russo fa veramente paura, per essersi, gli Israeliani addossati un tale compito di morte. Certo la questione finanziaria non e’ da meno, anzi lasciare alla fame un intero popolo e’ un’altra delle svolte sionisti per ottenere piena vittoria. Mi chiedo come il mondo intero possa anche a fronte di ingenti patrimoni in ballo, accettare una simili situazione di guerra soprattutto me lo domando per quegli Emiri arabi straricchi. Evidentemente non c’e’ solo Israele nel gioco del business, oltre alla multinazionale Inglese. Ai palestinesi danno un osso, un po’ di briciole, e gli Emiri in cambio cosa si prendono? Con chi condivideranno gli Israeliani le fortune il furto ai Palestinesi sull’estrazione del gas?? Se pensate che il mio pensiero sia un azzardo…pensate anche che a pensare male ci si prende sempre.
 
http://gabrybabelle.blogspot.com
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Guerra e gas naturale: l’invasione israeliana e i giacimenti di gas di Gaza

L’invasione militare della Striscia di Gaza da parte delle forze israeliane riguarda direttamente il controllo e la proprieta’ di giacimenti strategici di gas offshore. E’ una guerra di conquista. Enormi riserve di gas, scoperte nel 2000, giacciono al largo delle coste di Gaza. Ai sensi di un accordo firmato con l’Autorita’ palestinese, nel novembre del 1999, di 25 anni di validita’, sono state accordate delle licenze di sfruttamento degli idrocarburi British Gas Group e al suo partner di Atene, Consolidated Contractors International company (CCC) di proprieta’ delle famiglie libanesi Sabbagh e Koury. Le quote della licenza sui giacimenti di gas offshore sono rispettivamente del 60% per BG, del 30% per CCC e del 10% per il Fondo d’investimento dell’Autorita’ palestinese (cfr. Haaretz, 21 ottobre 2007). L’accordo PA-BG-CCC prevede l’allestimento e la costruzione di un gasdotto (Middle East Economic Digest, 5 gennaio 2001). La licenza di BG copre tutta la zona marittima al largo di Gaza che e’ contigua a numerose piattaforme di gas offshore israeliani (vedi piantina). Si noti che il 60% delle riserve di gas lungo la costa di Gaza e di Israele appartengono alla Palestina. Il Gruppo British Gas ha trivellato due pozzi nel 2000 : Gaza Marine-1 e Gaza Marine-2. British Gas valuta le riserve in oltre 39 miliardi di metri cubi dal valore di circa 4 miliardi di dollari. Sono i dati pubblicati da British Gas, ma le dimensioni delle riserve di gas palestinese potrebbero essere di gran lunga superiori. Chi e’ proprietario dei giacimenti di gas. La questione della sovranita’ sui giacimenti di gas di Gaza e’ cruciale. Dal punto di vista giuridico essi appartengono alla Palestina. Ma la morte di Yasser Arafat, le elezioni di Hamas al governo e il crollo dell’Autorita’ palestinese hanno consentito a Israele di prendere il controllo de facto sulle riserve offshore di Gaza. E mentre British Gas (BG Group) ha trattato con il governo di Tel Aviv, quello di Hamas e’ stato boicottato per quel che riguarda le licenze di esplorazione e di produzione dei giacimenti. L’elezione del Primo ministro Ariel Sharon nel 2001 ha rappresentato una svolta cruciale. La sovranita’ della Palestina sui giacimenti di gas offshore e’ stata contestata alla Corte suprema israeliana dove Sharon dichiaro’, senza mezzi termini, che "Israele non accettera’ mai di acquistare il gas dalla Palestina" lasciando intendere che le riserve di gas al largo di Gaza appartenevano a Israele. Nel 2003 Ariel Sharon ha opposto il veto a un primo accordo che avrebbe permesso a British Gas di alimentare Israele in metano con le riserve offshore di Gaza (cfr. The Independent, 19 agosto 2003). La vittoria elettorale di Hamas nel 2006 ha favorito la dismissione dell’Autorita’ palestinese che e’ stata accantonata alla Cisgiordania con il mandato di Mahmoud Abbas. Nel 2006, British Gas "era sul punto di firmare un accordo di pompaggio di gas per l’Egitto" (cfr. Times, 28 maggio 2007). Secondo i resoconti, l’allora Primo ministro britannico Tony Blair intervenne per conto d’Israele perche’ l’accordo con l’Egitto non approdasse. L’anno successivo, nel maggio 2007, il gabinetto israeliano ha approvato una proposta del Primo ministro Ehud Olmert "di acquisto di gas dall’Autorita’ palestinese". Il contratto proposto era di 4 miliardi di dollari con utili di 2 miliardi di dollari, di cui un miliardo per i palestinesi. Tuttavia, Tel Aviv non aveva nessuna intenzione di dividere i proventi del gas con la Palestina. Il Gabinetto israeliano ha allora costituito una squadra di negoziatori israeliani per finalizzare un accordo con la BG, scartando sia il governo di Hamas sia l’Autorita’ palestinese: "Le autorita’ della difesa israeliana desiderano che i Palestinesi siano pagati in beni e in servizi e insistono perche’ non sia corrisposta alcuna somma in denaro al governo controllato da Hamas." L’obiettivo era essenzialmente di annullare il contratto firmato nel 1999 tra il Gruppo BG e l’Autorita’ palestinese di Yasser Arafat. Ai sensi dell’accordo proposto nel 2007 con BG, il gas palestinese dei pozzi offshore doveva essere convogliato da un gasdotto sottomarino verso il porto israeliano di Ashkelon, in tal modo trasferendo il controllo sulla vendita di metano a Israele. Ma l’accordo non approda e le trattative vengono sospese: “Il Capo del Mossad Meir Dagan si e’ opposto alla transazione per ragioni di sicurezza, temendo che i proventi potessero finanziare il terrorismo". (cfr. Deputato del Knesset Gilad Erdan, Allocuzione al Parlamento su "L’Intenzione del vice Primo ministro Ehud Olmert di acquistare gas dai Palestinesi anche se i pagamenti servirebbero ad Hamas" 1 Marzo 2006, citato in Lt. Gen. (ret.) Moshe Yaalon, Does the Prospective Purchase of British Gas from Gaza’s Coastal Waters Threaten Israel’s National Security? Jerusalem Center for Public Affairs, Ottobre 2007) L’intenzione di Israele era di evitare l’ipotesi che fossero corrisposte le royalties ai Palestinesi. Nel dicembre del 2007, il Gruppo BG si e’ ritirato dai negoziati con Israele e nel gennaio 2008 e’ stato chiuso l’ufficio in Israele. (BG website).
Il piano di invasione in preparazione Stando a fonti militari israeliane, il progetto d’invasione di Gaza chiamato "operazione Piombo fuso" e’ stato iniziato nel giugno 2008: “Fonti della Difesa hanno dichiarato che il Ministro della Difesa Ehud Barak aveva incaricato le forze della difesa israeliana IDF di preparare l’operazione da piu’ di sei mesi [giugno o prima di giugno], nonostante Israele avesse cominciato a negoziare un accordo di cessate il fuoco con Hamas.” (cfr. Barak Ravid, Operazione “Cast Lead”: L’attacco aereo israeliano avviene dopo mesi di pianificazione, 27 dicembre 2008). Quello stesso mese le autorita’ israeliane hanno ripreso contatto con British Gas, al fine di riprendere i negoziati cruciali per l’acquisizione del metano di Gaza: “Sia il direttore generale del Ministero delle Finanze Yarom Ariav, sia il direttore generale del Ministero delle Infrastrutture nazionali, Hezi Kugler, hanno concordato d’informare BG del desiderio d’Israele di rinnovare le trattative. Le fonti hanno aggiunto che BG non ha ancora risposto ufficialmente alla richiesta d’Israele ma che alcuni dirigenti dell’azienda potrebbero recarsi qualche settimana in Israele per portare avanti i colloqui con alcuni funzionari del governo.” (cfr. Globes online-Israel’s Business Arena, 23 juin 2008). La decisione di accelerare i negoziati con British Gas (BG Group) coincide cronologicamente con la pianificazione dell’invasione di Gaza, avviata a giugno. Sembrerebbe che Israele fosse ansioso di giungere a un’intesa con BG Group prima dell’invasione, in fase avanzata di pianificazione. Inoltre i negoziati con British Gas sono stati guidati dal governo di Ehud Olmert che sapeva che l’invasione militare era allo studio. Verosimilmente, e’ stato anche previsto dal governo israeliano il riassetto post bellico politico territoriale della Striscia di Gaza. Di fatto nel mese di ottobre 2008 i negoziati tra British Gas e i responsabili israeliani erano ancora in atto, due/tre mesi prima dell’inizio dei bombardamenti il 27 dicembre. A novembre 2008, il ministero israeliano delle Finanze e il ministero delle Infrastrutture incaricavano la Israel Electric Corporation (IEC) di avviare negoziati con British Gas per l’acquisizione di metano proveniente dalla concessione di BG al largo di Gaza. (Globes, 13 novembre 2008). “Yarom Ariav, direttore generale del Ministero Finanze e Hezi Kugler, direttore generale del Ministero Infrastrutture Nazionali hanno scritto recentemente al presidente di IEC, Amos Lasker, per informarlo della decisione del governo di permettere ai negoziatori di andare avanti conformemente alla proposta quadro approvata precedentemente. Qualche settimana fa il consiglio di amministrazione di IEC, diretto dal presidente Moti Friedman, ha approvato i principi della proposta quadro. Le trattative con il Gruppo GB inizieranno non appena il consiglio di amministrazione avra’ approvato l’esenzione dell’obbligo di gara” (Globes, 13 novembre 2008)
L’occupazione militare di Gaza si prefigge di trasferire la sovranita’ sui giacimenti di gas a Israele, in violazione del diritto internazionale. Che cosa si puo’ prevedere sulla scia dell’invasione? Quali sono le intenzioni di Israele per quel che riguarda le riserve di gas della Palestina? Un nuovo accordo territoriale con il posizionamento di truppe israeliane e/o la presenza di “forze di mantenimento della pace”? La militarizzazione di tutto il litorale di Gaza che e’ strategico per Israele? La confisca pura e semplice dei giacimenti di gas palestinese e la dichiarazione unilaterale della sovranita’ israeliana sulle zone marittime della Striscia di Gaza? Se dovesse essere il caso, i giacimenti di gas di Gaza sarebbero integrati agli impianti offshore di Israele che sono adiacenti. Queste diverse piattaforme offshore sono anche collegate al corridoio di trasporto energetico israeliano che arriva fino al porto di Eilat, terminale petrolifero, sul mar Rosso fino al terminale marittimo dell’oleodotto di Ashkelon, e verso nord ad Haifa, e si collegherebbe eventualmente grazie ad un oleodotto turcoisraeliano “proposto” fino al porto turco Ceyhan. Ceyhan e’ il terminale dell’oleodotto del Caspio Baku Tbilisi Ceyhan (BTC). "Si prevede di collegare l’oleodotto gasdotto BTC al pipeline israeliano Eilat-Ashkelon, anche noto con il nome Israel Tiplinel".
 
(Cfr Michel Chossudovsky, The War on Lebanon and the Battle for Oil, Global Research, 23 juillet 2006).
www.lottacontinua.net
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Armando di Napoli
 
Ricami di bolle di sapone
intossicati d’inchiostro maledetto
svendo parole
incatenate alle stelle dell’inferno
sempre mi genufletto nel fuoco
inchinandomi imbarazzato
piangendo di emozioni
dinanzi ad una soave poesia
che lunatica mi trascina
nei cuori dei sogni
di ogni tenace bambino
che nei fragili pugni
stringe la pace
cercando d’imprigionarla
per l’eternita’…
..

Che cosa e’ l’antisemitismo oggi
Pietro Ancona
 
Una delle tracotanti richieste di Israele al tavolo egiziano delle trattative per la tregua a Gaza e’ il disarmo di Hamas e l’impegno a non farle mai piu’ giungere armi attraverso la distruzione di tutte le vie di comunicazione e un severo controllo ai confini. Questa richiesta e’ illegittima e raccapricciante. Illegittima perche’ Israele che e’ armata fino ai denti pretende che la Palestina sia disarmata e non tollera che si doti neppure di un corpo di vigili urbani (piu’ volte nel suo mirino omicida).
Perche’ la Palestina deve essere disarmata? Non si tratta forse di una nazione alla quale Israele dovrebbe riconoscere uno Stato secondo le risoluzioni dell’ONU?
E’ raccapricciante perche’ la richiesta implica un controllo militare e la continuazione dello stato di prigionia degli abitanti di Gaza. Per non fare giungere armi ad Hamas si pratica un embargo totale e si arriva a speronare le navi che tentano di portare aiuti umanitari alla popolazione. Registro come dato positivo l’aumento della partecipazione pubblica di tanti israeliani alle manifestazioni contro l’aggressione a Gaza. Aggressione nella quale Israele sembra impazzita ed in piena irresponsabile voglia di mostrare a tutti quanto sia muscolosa e quanto se ne freghi delle regole: attacca le sedi dell’ONU, distrugge le stazioni televisive, mitraglia le ambulanze, uccide i medici e gli infermieri, non consente un corridoio umanitario di uscita per i civili costretti a morire. Israele commette crimini intollerabili quali l’uccisione mirata di intere famiglie di dirigenti di Hamas. Ieri, il Ministro degli Interni, e’ stato sepolto con tutta la sua famiglia nel crollo della sua abitazione presa a cannonate. Molti si lamentano in Europa di una rinascita dell’antisemitismo. Ma non c’e’ antisemitismo che non nasca dai comportamenti dello Stato di Israele. La gente fa fatica a distinguere tra ebrei e israeliani, tra cittadini e Stato. Pensa che si tratti di una malvagita’ peculiare degli ebrei che non hanno pieta’ per nessuno e gioiscono delle disgrazie che procurano agli altri. In effetti, nel Talmud non viene indicato alcun rispetto per i "gentili". Anzi! Certamente l’antisemitismo va respinto. E’ inaccettabile l’idea che una intera etnia possa essere malvagia e propensa al male. Le tante testimonianze di ebrei che esprimono orrore e sdegno per il comportamento del governo e dell’esercito di Israele per fortuna ci dicono che non si tratta, come e’ ovvio, di un dato antropologico quanto politico: e’ la politica della destra religiosa oggi al potere a Gerusalemme responsabile dei massacri e delle terribili offese recate alla dignita’ umana, del genocidio, della morte di una percentuale talmente alta di bambini da fare sospettare l’esistenza di una politica mirata delle soppressioni infantili. Inoltre, la destra europea oggi sostiene Israele. In sostanza l’attacco militare ai palestinesi e’ una manifestazione di un razzismo che in Europa si manifesta con provvedimenti polizieschi, con comportamenti sempre piu’ duri verso gli immigrati, con leggi come quella sul reato di clandestinita’ che e’ davvero scandalosa. La destra tedesca che diede vita al nazismo e fondo’ la sua azione sull’antisemitismo oggi condivide la politica di Israele e se proprio dobbiamo parlare di antisemitismo dobbiamo riferirlo oggi alla persecuzione ed alla discriminazione degli arabi e dei musulmani, dei Rom e dei poveri che viene praticata sub specie di conflitto di civilta’ e di lotta al terrorismo ed al fondamentalismo islamico. Nella terribile apocalittica forza distruttiva di Israele su Gaza ed ieri sul Libano c’e’ lo stesso segno di quella sviluppata dagli americani (fino al lancio di una bomba atomica) sull’Iraq e sull’Afghanistan. Milioni di morti in grandissima parte civili per l’affermazione di un suprematismo razzista di un colonialismo nuovo che non si limita al controllo delle risorse ma vuole la sottomissione e la proprieta’ di tutti gli esseri umani del pianeta.
 
Pietro Ancona
www.spazioamico.it
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Su Annozero
Viviana
Santoro nel tempo e’ molto migliorato, piu’ serio e professionale. La trasmissione sulla Palestina era ben fatta, certo non poteva essere esaustiva, certo era di parte, ma, visto che la maggioranza dei media e’ schierata con Israele, ha almeno reso giustizia ai piu’ deboli e ai meno considerati, del resto, come ha detto Santoro, quando in una guerra da un lato abbiamo 1088 morti e dall’altro 1 solo, e’ difficile non capire chi sono le vittime
Annozero resta una delle poche dignita’ della RAI nello sfacelo e nella volgarita’ generale, e’ dunque  e’ attaccata in quanto diversa dai fascisti comunque vestiti e questo il viscido Petruccioli lo sa benissimo, rovina il trend
Santoro ha una posizione morale, dire che e’ schierato non ha senso, chi non lo e’? Forse che Vespa non e’ schierato? O Riotta? O i 3 tg? O  tutta Mediaset? Forse queste reti, che non danno mai in diretta alcuna manifestazione di piazza nemmeno con 3 milioni di persone o che martellano su Cogne per non parlare d’altro, non sono schierate?
Santoro era fazioso, col tempo e’ maturato.
Le sue trasmissioni mi sono piaciute tutte, meno le 2 sugli omosessuali che ho trovato volgari e malfatte.
Che l’Annunziata se ne sia andata sta nel personaggio, supponente e solipsistico.
E poi ormai andare ad Annozero per sollevare scandalo andandosene e’ una moda. Lo hanno fatto vari ducetti di dx, poi del centro, ora della cosiddetta sx, ricordo la figuraccia di Mastella… si adeguano allo stile antidemocratico di B, forse che B non se ne ando’ da una trasmissione dell’Annunziata? Era indecente anche lei? Sono tutti uguali, vogliono imporsi, non confrontarsi, incapaci di sostenere un dibattito, privi di self control, capetti che vorrebbero gestire anche l’altrui cosa,  supponenti che vogliono imporre un potere, stessa cricca stizzosa e odiosa che cerca scendiletto non giornalisti, e alza scandalo non con l’acume e il confronto ma con facili mezzucci da primadonna. Ricordiamo i due miliardi di lire chiesti da D’Alema a Forattini. Tutti uguali.
7 + a Santoro, 2 all’Annunziata, su Petruccioli e Fini stendiamo un velo pietoso di merda. Gasparri non esiste. Come Capezzone. Banderuole che girano dove gira l’interesse. Intellettualmente zero.
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Video da Annozero sui bambini di Gaza
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Le vignette di Vauro da “La guerra dei bambini”, Annozero
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Mauro Maggiora

Purtroppo noto che e’ sfuggito a molti il senso della puntata di Anno Zero su Gaza.
Una puntata dal taglio assolutamente emotivo.
Era quello di cui aveva bisogno la martoriata TV italiana, fino a ieri bollettino di guerra del ministro della difesa israeliano e abbecedario di strategie militari .
Quella di ieri non e’ stata una puntata filopalestinese in senso storico, ideologico o politico come rozze giornaliste come la Annunziata hanno voluto far credere: non si e’ parlato dell’embargo, non si e’ parlato del blocco delle riserve idriche della striscia, non si e’ parlato della guerra contro le associazioni umanitarie, non si e’ scesi nel dettaglio dell’apartheid che vivono gli abitanti di Gaza.
Se Santoro avesse voluto, scientemente, costruire una trasmissione ad hoc per Hamas, avrebbe parlato di tutto cio’.
Il senso della serata sta tutto nella sua appassionata indignazione sull’ingiustificabilita’ di una morte di un bimbo, sulla mancanza di ragione, di logica umana ,di prospettiva di futuro.
Questo e’ il paradigma della intollerabilita’ della guerra, di tutte le guerre, Gaza, Darfur, Congo Sierra Leone, Timor Est ecc ecc.
Quello sdegno vale per tutte.
Non c’e’ raziocinio, analisi politica o storiografica che possa affrancarci da questa barbarie primigenia se non riusciamo a smontare questo paradigma.
Da qui possono ripartire i giovani, da nessun altro luogo..
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Clemente Carlucci
Ieri sera, dopo aver visto una parte di Annozero, riflettevo.
Perche’ deve esistere l’odio fra due popoli che sono fratelli? I loro poeti cantano gli stessi palpiti d’amore sotto la luna del deserto. Mangiano gli stessi cibi. Il profumo della brezza marina e’ lo stesso. Si scaldano allo stesso sole. Persino il loro saluto e’ uguale e meraviglioso: Shalom aleichem, salaam aleykum! Che tradotto significa "La pace sia con te". Un saluto pieno di speranza, di gioia. Di rispetto. Di vera fratellanza. Cosa c’e’ di puu’ meraviglioso che augurare la pace a tutti coloro che saluti?
Perche’ non condividere in pace la stessa terra? Perche’ invece di "Due stati due popoli" non si realizza una nuova comunita’ di popoli fratelli? Un unico posto dove vivere in pace e prosperare. Un unico splendido paese con millenni di storia, di civilta’. Perche’ due bandiere a dividere e non una con la stella di David e la mezzaluna?
Come possiamo parlare a quei popoli e convincerli che si puo’ vivere tutti uniti nella pace e nella prosperita’?
Sogno l’impossibile, forse. Pero’ il desiderio di fratellanza universale della mia religione, il buddismo, si sposa con i sogni che sembrano impossibili. Nichiren scriveva "Nam myoho renge kyo e’ come il ruggito del leone. Quale malattia puo’ resistere?" E l’odio non e’ forse la peggiore malattia dell’uomo?
..
(Viviana: io credo che l’odio sia uno strumento. La peggiore malattia dell’uomo e’ l’avidita’)
MA BUSH DOVE HA VISTO LA DEMOCRAZIA?
Il Disobbediente
Vogliamo davvero analizzare l’esportata democrazia in Medio Oriente?
In Egitto, nominalmente una democrazia, Mubarak ha varato riforme costituzionali antidemocratiche volte ad assicurare la successione al ruolo di primo ministro di suo figlio Gamal. Riforme annunciate al lunedi’ e’ confermate con un referendum costituzionale la settimana successiva, nel quale hanno votato soltanto i fedelissimi del partito di Mubarak, visto che le altre forze politiche si erano rifiutate di prendere parte ad una farsa del genere. Nessun governo occidentale, ne’ il Dipartimento di Stato americano, hanno avuto nulla da eccepire. Gli unici governi regolarmente eletti di Libano e Palestina hanno fatto una brutta fine; all’avanzare di Hezbollah in Libano ha risposto un’invasione israeliana, all’affermazione di Hamas in Palestina ha risposto prima un golpe di Fatah, realizzato grazie alle armi fornite da Egitto e Giordania e all’aiuto di Israele, e poi una carneficina del popolo palestinese, tutt’ora in corso mentre scrivo le mie impotenti parole.
In Kuwait e’ ancora medioevo: c’e’ un re onnipotente e istituzioni puramente decorative. In Arabia Saudita lo scenario e’ lo stesso, comanda la famiglia reale con il supporto di migliaia di marines.Non occorre spendere parole per dimostrare quanto la monarchia saudita sia vicina all’amministrazione americana. L’Arabia Saudita resta una monarchia feudale fondata sul controllo della rendita petrolifera; i suoi sudditi vivono un relativo benessere accuditi da milioni di lavoratori stranieri senza diritti.
Cosa abbia poi di democratico il governo dell’Afghanistan, insediato ormai da anni, o quale indipendenza abbia il governo iracheno, pur eletto sotto controllo americano, restano misteri gloriosi. Cosi’ come non ha nulla di democratico il governo somalo sponsorizzatto da Washington e ancora meno democratico e’ il governo dell’Etiopia, fedele alleata..
Speriamo almeno in Obama, anche se la vedo nera..
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Olpa palo segnala
Cassazione: rapporti protetti mettono nozze a rischio annullamento
Nozze a rischio per chi consuma rapporti sessuali protetti. I coniugi che usano il preservativo per tutelare la salute della donna e del nascituro da una malattia trasmissibile del marito potrebbero vedersi annullare il matrimonio concordatario celebrato in chiesa.
Lo ha stabilito la Cassazione convalidando – e dunque recependo nell’ordinamento italiano – la sentenza con la quale la Corte d’Appello di Roma nel 2005 aveva ratificato l’annullamento del matrimonio di Fabio N. ed Elisabetta T., secondo quanto previsto da un decreto della Segnatura Apostolica [
...
Concedi alla ragione il privilegio di essere l’ultima pietra di paragone della verita’. “ (Immanuel Kant)
Due eccessi: escludere la ragione, non ammettere che la ragione.”
(Blaise Pascal)
.. 
Un premio ai collaboratori del nazismo
Presidente Vassalli, lo scorso 2 giugno il ministro della Difesa Ignazio Larussa chiese di accomunare i morti "di entrambe le parti". I firmatari parlano di "un progetto coerente con la cultura di pace della nuova Italia".
"Ma cosa vogliono ancora? Hanno avuto tutto, l’amnistia di Togliatti, la legittimazione democratica immediata, l’Msi in Parlamento, adesso sono al potere. Eppure vanno avanti, incuranti del fatto che non esiste paese in Europa dove i collaborazionisti del nazismo sono premiati. Sarebbe come se gli Americani dessero la medaglia al valore ai vietcong che combatterono
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