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Saturday April 21st 2018

Gerundio

La vedi camminare gettando, distrattamente,sguardi ovunque.
Nulla sfugge ai suoi occhi, nulla imprime la retina.
Il passo affrettato della donna che ha già chiuso il suo turno di lavoro prima che tutti gli altri vi si immergano. Il volto impassibile del tunisino che vende parannanze stampate a monumenti di una città sopravvissuta a se stessa, esponendo, attaccato al tendone, quello più accattivante, un pene, a dimostrare l’eterna pena di voler essere maschio.
Il buco nell’asfalto, retaggio delle ultime piogge, dove ruote sottili provocano il turbamento di tutti i bulloni che tengono insieme il disperato tentativo di sfuggire al traffico di chi trova nell’auto l’unico momento di isolamento dalla fretta di dover fare, dover fare, dover fare.
L’occhiata del ragazzo che osserva  le sue gambe affusolate, confrontandole a quella ragazza che gli piace, ma ha le caviglie troppo grosse, e lui si vergogna del suo feticismo ma lo pratica in ogni incontro.
Le sue scarpe, chiedendosi perché mai non ha messo gli stivali, in una giornata di pioggia battente che ha fatto risalire l’acqua su, su, lungo la stoffa dei pantaloni aderenti, fino alle ginocchia.
La vedi arrivare alla piazza e capisci che per lei esiste solo la grande fontana che ne disegna la circonferenza.
Attraversa la strada, ruote veloci la sfiorano, ma non se cura.
Arriva alla fontana, è sola , sola su quel marciapiede che la contiene senza farle da cornice.
Chiude l’ombrello, si lascia bagnare, osserva le gocce d’acqua che pesantemente penetrano lo specchio d’acqua, calmo della sua essenza, violentato dal cielo.
E si lascia penetrare a sua volta da pezzi di frasi, parole balbettate, logiche eternamente incomprese, ribaltamenti di false verità, manifesti di incontrollabili diversità.
Guarda le gocce penetrare l’acqua ferma della fontana
Legge le certezze che penetrano lentamente nella sua mente.
Vorrebbe scavalcare il basso muretto di marmo, stendersi nel fondo della vasca ed aspettare che le gocce di pioggia le violentino i sentimenti, spezzandoli in piccole schegge da disperdere nei tubi di scarico, che ne escano riciclati, ripuliti, mondati, di nuovo tondi e perfetti in molecole saldamente ancorate le une alle altre.
Riapre l’ombrello, quando ormai il suo corpo non è altro che una goccia tra le gocce.
Si avvia verso un soffio di aria calda, prima che i brividi le impediscano i passi.
 
……
 
Stanno facendo l’amore, asciugando il desiderio.
“ E’ bello il calore, vero?”
“ Si, se non è temperatura”
“ Questa battuta la stavo facendo io…”
“ Per questo sono qui…”
 
Fuori, la pioggia è cessata e la moka sta sbuffando il suo aroma.

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