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Saturday April 21st 2018

E il sole inseguiva le stelle cadenti

Fiacco. Si sentiva fiacco.
Da settimane la debolezza l’aveva invaso come nebbia: all’inizio, quasi trasparente; poi, sempre più fitta e palpabile, ti si appiccica addosso, ti entra dentro – ti rende evanescente.
Ma quella, quella era la notte di San Lorenzo: toccava alle stelle cadere, non a lui. Lui no, quella notte.
Fermò la macchina – la fedele, cocciuta Renault 4 bluette – sullo spiazzo ghiaioso dal quale si involava la mulattiera che portava sul colle. Non tanto, portava: erano le sue gambe, che dovevano portarcelo, lassù. Ma quelle poche centinaia di metri furono quasi un calvario – e si sarebbe incazzato se qualcuno avesse osservato che quella era solo una frase fatta. L’AIDS gli stava succhiando le energie residue, lo faceva vacillare sotto il peso del suo stesso corpo – quel corpo reso quasi incorporeo proprio dall’AIDS. Robusto non lo era mai stato, ma ora …
Il bastone di suo nonno lo sorreggeva, lo aiutava a riprendere fiato ogni tanto. Sentiva che stava per crollare: troppo debole per opporsi alla seduzione della forza di gravità che lo attirava al suolo; troppo pesante per consentire alle gambe di volare  e sgranare il rosario dei passi che l’avrebbero portato alla meta.
Quella notte no, però; quella notte non poteva lasciarsi vincere: era la notte di San Lorenzo, quella. A breve, la pioggia di stelle cadenti avrebbe irrorato il cielo di luci impazzite, avrebbe lasciato unghiate bianche sulla cupola blu notte: come ai tempi della scuola media, quando stendeva sul foglio da disegno uno strato di pastello a cera – per lo più nero – e poi lo feriva con i graffi di una lametta da barba. Certo, con più fantasia.______________________________________________________________________________________________________________________________
Ansimava. Sudava. Il cuore scalciava impazzito, come volesse uscire dalla gola a godersi la notte delle stelle cadenti.
La notte dei desideri ….
Quel cuore, adesso vilipeso dall’AIDS, era nato con un grande trasporto per il mondo – ma il mondo l’aveva spaventato, quel cuore; l’aveva fatto sentire indifeso, vulnerabile. La paura lo fece scappare dal mondo,  mise la sordina al suo battito cardiaco tumultuoso: solo pochi, continuarono a percepirlo.
La vita gli si era presentata come una sterminata autostrada, che lui doveva attraversare: vivere, voleva dire non farsi mettere sotto dai bolidi che sfrecciavano in entrambi i sensi di marcia. Ogni giorno, ogni passo verso l’altro bordo della strada, era una sofferenza che gli sfregiava il cuore.
L’eroina gli si offrì come l’analgesico si offre agli ascessi dentali. Ma l’eroina non dà coraggio: lusinga l’illusione di non aver paura.
Finché, superata la metà del cammino, una mano afferrò delicatamente la sua, sentì il suo cuore pulsare di amore atterrito; gli rimandò un palpito rassicurante.
Insieme, lei e lui, giunsero quasi al ciglio opposto dell’autostrada, dove sognavano di riposare insieme dal lungo guado.
L’AIDS gli piombò addosso come un’auto pirata, lo travolse, gli spappolò il futuro. Vendetta postuma per un delitto che non aveva commesso.
 
Gli ultimi metri furono una tortura, inseguendo il cuore, che pareva voler giungere sul colle prima di tutto il resto. Ma questa era la notte dei desideri – e lui era in cima al colle.
Nudo, si stese sull’erba umida, a braccia e gambe divaricate come l’Uomo Vitruviano di Leonardo. Inalò il freddo sudore della Terra.
Poi, una stella fu sparata come un fuoco d’artificio al contrario, andò a lambire i confini della Terra, E poi un’altra e un’altra ancora …
Sorrideva. E il Desiderio sorrideva alle stelle cadenti che gli strizzavano l’occhio.
 
Il Sole, quella mattina, si attardò un amen più del solito, prima di risalire nell’emisfero boreale. Da tempo si sentiva stanco; era irrequieto; pulsava con ritmo sincopato. Se n’erano ben accorti astronomi, astrofisici e astrofili. Sognava, desiderava nuova linfa vitale, nuova energia: un nuovo motore.
Quella era la notte di San Lorenzo, voleva a tutti i costi vedere una stella cadente, per esprimere il suo desiderio. Non riusciva mai a vederle, lui: la sua luce le annullava.
Bastò, quell’attimo in più: la vide, l’ultima ritardataria, proprio mentre si bruciava d’amore per la Terra.
Mai desiderio ebbe voce più tonante e focosa.
 
Quell’11 agosto gli astronomi rilevarono – con i loro ficcanaso ottici ed elettronici – una nuova vitalità sul Sole, un tripudio di energia che pulsava regolare come il cuore di un atleta spartano, innestato però sulla bellezza di un Apollo ateniese.
Un arco di luce di tonalità più marcata pareva dipinto nella parte inferiore del suo disco.
“E aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso”,
si trovò a canticchiare distratto Redento Bessimini, giovane astronomo impegnato in rilievi di routine nell’osservatorio di Monte Mario.
 
 
“Let the sunshine
Let the sunshine in
The sunshine in
 
Let the sunshine
Let the sunshine in
The sunshine in
 
Let the sunshine
Let the sunshine in
The sunshine in”
 
(dal musical ‘Hair’)
 

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