La misura era diventata urgente anche perche’ i giorni scorsi era fallita l’11a banca dallo scorso settembre, la Silver state del Nevada, e si teme che numerose altre chiudano i battenti. Il ministro e il governatore hanno esposto il loro piano a Daniel Mudd e Richard Syron, i presidenti rispettivamente della Fannie Mae e di Freddie Mac, che verranno sostituiti da due ex banchieri, Herb Allison e David Moffett; ai candidati alla Presidenza il democratico Barack Obama e il repubblicano John McCain; ai governi stranieri che detengono grandi quantita’ di titoli della Fannie Mae e della Freddie Mac.
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Il provvedimento e’ importante per tre ragioni.
Il primo luogo, perche’, come detto, non ha precedenti. E questo in una nazione, dove da sempre democratici e repubblicani vedono in qualsiasi intervento pubblico, anche minimo, un attentato alla liberta’ economica individuale: una specie di anticipazione del comunismo.
In secondo luogo, l’inflazione americana, di conseguenza, crescera’, espandendosi a macchia d’olio anche all’estero, soprattutto in Europa. In modo particolare se non verra’ sterilizzato il dollaro come moneta di pagamento internazionale. Il che e’ difficilissimo perche’ questa misura rischia di compromettere i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Ue. Infatti la decisione unilaterale europea di rifiutare il dollaro in favore dell’Euro nelle transazioni internazionali, potrebbe addirittura condurre a una guerra con gli Usa, prima economica e poi in senso letterale. Pertanto, vista la mancanza di coraggio delle classi dirigenti europee, la crisi economica rischia di farsi piu’ pesante anche in Europa. E senza alcuna concreta contropartita positiva per noi. Se non quella pseudomorale della solidarieta’ atlantica… Chi si contenta gode.
In terzo luogo, gli Stati Uniti, stretti nella morsa dell’inflazione crescente e alle prese con una crisi sociale sempre piu’ grave, potrebbero puntare sul nemico esterno. Nel senso di accentuare l’impegno militare nel mondo, come gradita valvola di sfogo economico per il complesso militare-industriale, nonche’ come risposta ai crescenti problemi occupazionali e di tipo debitorio che attanagliano il popolo americano: "arruolarsi" anche nelle industrie e nei servizi, indirettamente collegati alle forze armate, potrebbe costituire una “ciambella di salvataggio” per molti americani “falliti”, a causa delle crisi bancaria. Non va dimenticato, tra l’altro, che per coloro che vanno in guerra – come gia’ avvenne nel 1941 – la legge americana prevede ancora la sospensione dell’esazione coattiva degli eventuali debiti contratti nella vita civile. Si tratta di un’astuta “metodologia” parabellica che risale a Roma antica, e tuttora in uso anche in altre nazioni. Siamo in presenza di una vera e propria svolta, politica ed economica. Sulla quale non potra’ assolutamente influire il colore della pelle del prossimo presidente Usa.
http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/09/gli-stati-uniti-nazionalizzano-fannie-e.html
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Ho sempre creduto che non avremmo superato questa crisi senza attraversare un periodo di difficolta’. Ci stiamo entrando. Anche se i mercati azionari sono saliti di 500 punti oggi sulla base dell’accordo Fannie-Freddie, siamo solo all’inizio di un dolorosissimo allenamento. Perche’ i grossi affari accadono solo durante il fine settimana? Perche’ i mercati sono chiusi e incapaci di registrare una risposta qualsiasi sia l’esito? …
Il grosso affare di questo fine settimana e’ stata l’acquisizione da parte del governo statunitense delle “imprese sponsorizzate dal governo” (GSE) la Fannie Mae e la Freddie Mac, che garantiscono ipoteche da trilioni di dollari. La “garanzia” viene presumibilmente ottenuta convertendo una quantita’ di ipoteche dalle banche e societa’ di mutui che le hanno originate (che stipulano i contratti con gli acquirenti degli immobili) in obbligazioni che possono essere vendute a valle. Il rischio e’ stato teoricamente disperso tra i titolari di queste obbligazioni. Tutto cio’ sembrava funzionare durante il periodo stabile quando la nostra economia di petrolio a basso costo procedeva scoppiettante, e i prezzi delle case mantenevano una relazione coerente con i redditi, e la gente pagava i mutui in modo affidabile. Tutto il sistema funzionava come una macchina affidabile – come un motore Chrysler pendio sei!
Ma l’era del petrolio a basso costo e’ giunta al termine. Da quel momento tutto il sistema si e’ stato scosso. E’ stata la fine del petrolio a basso costo che ha catalizzato il crollo immobiliare e per estensione, l’enorme crisi finanziaria attuale. Ma il periodo che l’ha preceduta e’ stato come un tuffo da un trampolino in una piscina senz’acqua. Il tuffo e’ arrivato intorno al 2001 quando e’ diventato evidente che non si sarebbe potuto mantenere lo standard di vita statunitense nell’ambito di un’economia del caro petrolio. Il trauma dell’11/9 ha innescato la formazione di un nuovo e letteralmente pazzo consenso che il tenore di vita statunitense potesse essere convertito dal reddito al debito massiccio. Tutti i normali freni inibitori contro la concessione e la contrazione irresponsabile di prestiti sono caduti – incarnati dall’affermazione di Alan Greenspan che fosse un momento propizio per contrarre un’ipoteca a tasso aggiustabile quando i tassi di interesse avevano raggiunto il minimo storico – in altre parole potevano essere aggiustati solo aumentandoli. Perche’ ritenere Greenspan responsabile? Perche’ era all’apice dell’autorita’ con il potere di stabilire le norme, e ha ficcato il nostro comportamento nell’ambito dell’anormalita’ spregiudicata, e avrebbe dovuto saper fare di meglio.
Il pubblico si e’ lasciato convincere perche’ “denaro gratis”e alto tenore di vita piacciono.
Da quel momento l’economia statunitense e la sua parte finanziaria, che e’ diventata una coda di 900 chili che scodinzola un cagnolino di 30 chili, e’ stata tenuta insieme con spago, nastro adesivo e cerotti. Tutto il debito accumulato da tutte le parti – proprietari immobiliari, possessori di carte di credito, aziende, banche, hedge funds (o fondi a rischio coperto), il governo – non viene ripagato in modo affidabile, e tutti i sistemi di finanziamento che dipendono da questo vanno in pezzi. Percio’ scompare il capitale. Scompare la ricchezza di un paese. Tutto quello che rimane e’ la finzione che siamo ancora una societa’ ricca.
La Fannie Mae e la Freddie Mac sono vicine al centro di questo buco nero di debito. Fino ad ora , il buco nero e’ stato nascosto col vecchio trucco da mago del palcoscenico di distogliere l’attenzione pubblica. La ferita sistemica rappresentata dalla Bear Stearns e’ stata coperta con un cerotto applicato dalla Federal Reserve con lo scambio di prestiti con titoli senza valore. In effetti, il capitale della Bear Stearns e’ praticamente scomparso – un mero residuo di esso, alcuni centesimi sul dollaro, e’ stato trasferito alla JP Morgan come pagamento per aver scartato il cerotto. Ma in pratica, i soldi sono andati.
Adesso la stessa cosa e’ successa alla Fannie Mae e alla Freddie Mac, ma la scala e’ di un ordine di dimensioni maggiori. Questa volta il Ministero del Tesoro sta acquistando carte senza valore ed elargendo prestiti molto maggiori ad imprese che sono funzionalmente in bancarotta. L’esatta natura della “sponsorizzazione” statale riconosciuta mediante statuto e’ sempre stata ambigua. I professionisti sono generalmente stati dell’opinione che il sostegno del governo fosse sottinteso piuttosto che esplicito – ma questa e’ una ridicola contraddizione interna che non e’ mai stata messa in discussione per decadi mentre l’operazione stile Ponzi della Fannie Mae e della Freddie Mac si muoveva pesantemente (e i loro dirigenti se la svignavano con liquidazioni oscene). Adesso il ruolo del governo e’ stato reso improvvisamente esplicito. Probabilmente non fara’ che peggiorare le cose, dato che le imprese sono troppo grandi e di troppo vasta scala per lavorare in qualsiasi circostanza, per non parlare dell’insolvenza.
Quella che abbiamo sviluppato nell’ultima decade in America non e’ stata un’ “economia dell’informazione” ne’ un’ “economia del consumatore”, ma un’economia che ha costruito l’espansione tentacolare delle periferie, un’economia protesa alla costruzione di un sistema di vita senza futuro. Il climax dell’economia dell’espansione incontrollata ha avuto luogo in perfetta concomitanza col climax del picco del petrolio. Si puo’ effettivamente risalire al mese preciso – maggio, 2005. Dopo, il futuro ha avuto il suo corso e tutte le aspettative finanziarie legate alla costruzione dell’espansione incontrollata sono andate in fumo – compreso il valore delle ipoteche delle case periferiche. Tutto cio’ che e’ seguito e’ stato un tentativo di celare questa realta’ basilare: che il modo in cui viviamo in America non puo’ continuare. Il motivo per cui il nostro dibattito energetico e’ cosi’ vuoto e stupido e’ che non riusciamo ad affrontare questa realta’ basilare. La fantasia-du-jour di entrambi i partiti politici e’ che possiamo diventare “energeticamente indipendenti”. Con questo vogliamo dire che possiamo continuare a vivere come facciamo trovando un’alternativa al petrolio. Questo non e’ affatto vero. Dobbiamo cambiare profondamente tutto cio’ che facciamo iniziando da come abitiamo il territorio fino al modo in cui produciamo il nostro cibo. Recentemente, l’unico cambiamento per cui abbiamo mostrato interesse e’ cambiare il tipo di alimentazione delle nostre auto. Ma non sara’ questo a salvarci, neanche un po’. La nostra incapacita’ di parlare di qualsiasi cosa tranne le auto ci trascinera’ nella poverta’ e nel fermento.
Il mercato immobiliare non torna. Mai piu’. Nella forma in cui lo conoscevamo. Il progetto delle periferie e’ finito. Quella versione del “Sogno Americano” e’ finita. E staremmo di gran lunga meglio se mettessimo da parte i sogni per un po’ e iniziassimo invece a preoccuparci della realta’ – in quella parte della giornata in cui siamo svegli ed effettivamente capaci di fare le cose.
L’acquisizione da parte del governo della Fannie Mae e della Freddie Mac non e’ che un altro modo di nascondere il problema fondamentale – che finche’ non intraprendiamo modi diversi di essere una nazione, di vivere diversamente e di lavorare diversamente su cose diverse, le altre nazioni del mondo non avranno fiducia in noi, delle cartevalori che emettiamo, e non avremmo davvero fiducia in noi stessi.
…Personalmente, credo che siamo vicini ad una carneficina finanziaria prima delle elezioni. L’affare Fannie-Freddie potrebbe essere il posto dove si staccano davvero le ruote.
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http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=15384
Analfabetismo, iperinformazione, disinformazione
Alessandro Farulli
35.889.337. Sono le persone che, secondo gli esperti, hanno bisogno di un sostegno all’alfabetizzazione. Dove? In Italia. Ricordiamo che all’ultimo censimento gli italiani residenti risultavano essere 59 milioni e 619.290.
Secondo queste statistiche Istat e Unesco, gli analfabeti (cioe’ incapaci di leggere e di scrivere) sono sempre attorno ai 780.000 ma e’ il popolo degli ‘analfabeti funzionali’ che cresce e che secondo l’Unesco colpisce un terzo degli italiani e ne mette a rischio un altro terzo.
I privi di titolo di studio sono in Italia quasi 6 milioni; quelli che hanno la licenza elementare sono 13 milioni e mezzo; quelli con licenza media 16milioni. I laureati sono il 7.5 per cento. Essere ‘analfabeti funzionali’ significa non riuscire a scrivere dure righe di presentazione per cercare un posto di lavoro. C’e’ chi ha bisogno di un appoggio per compilare un bollettino postale o per capire il senso di un testo anche breve.
Tra i giovani il 21.9 per cento dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni non riesce a prendere il diploma di scuola media superiore. Secondo i primi risultati dell’indagine condotta dalla Ials (international adult literacy studies), 2 milioni di italiani non e’ in grado di affrontare qualsiasi tipo di questionario scritto. Altrettanti fanno un passo in piu’ nella lettura e comprensione dei testi e abbozzano qualche risposta. L’analfabetismo funzionale di ritorno e’ pari al 20% tra i laureati e al 30% tra i diplomati.
Meno del 20% degli italiani supera quel livello minimo di capacita’ alfabetiche che servono a orientarsi in una societa’ moderna, contro percentuali del 50% in Svizzera e Usa, 60% in Canada e 64% in Norvegia.
Colpa della scuola? Si’, ma non solo sostiene Tullio De Mauro: “Se la scuola italiana non funzionasse, avremmo ancora oggi lo stesso analfabetismo primario degli anni 50, che sfiorava il 40% “. “La scuola elementare italiana, secondo gli studi comparativi Ocse, e’ in testa alla classifiche, si colloca nel mondo tra l’8° e il 5° posto (ma la Gelmini lo sa?). Diversa la situazione delle superiori. In Italia, a differenza degli altri stati europei che hanno lavorato a fondo per riorganizzare i corsi, non e’ passata una sola riforma. Siamo ancora al 1925”.
De Mauro parla di: «panorama desolante, dove mancano le biblioteche, i dati sulla lettura sono catastrofici e manca un sistema di educazione per gli adulti”.
Quando si parla di analfabetismo siamo tutti proiettati a pensare all’Africa e infatti nel mondo ci sono 750milioni le persone che non sanno ne’ leggere, ne’ scrivere, ma in Italia le cose non vanno molto meglio. Solo il 29% degli italiani, uno su 3, ha una capacita’ di controllo della lettura e scrittura o una capacita’ di calcolo sufficienti per affrontare la vita quotidiana. “difficolta’ simili ci sono solo in Italia e Sierra Leone”.
C’e’ chi legge, commenta, usa tutti i media e riesce ad accedere a piu’ mezzi di informazione e chi non riesce a leggere neppure il giornale o fatica a comprenderne i contenuti.
I giovani girano il web ma quanti capiscono quello che trovano?
Occorre la voglia di apprendere. E per questo si deve ripensare la scuola media e superiore. E internet ci deve essere. Tra ansie da disconnessione; delega della propria memoria agli hard disk e google; vita virtuale piu’ attiva di quella reale; cieco credo che tutto quello che e’ in rete… il rischio vero e’ che si crei un grande calderone che banalizzi le virtu’ della rete e ne faccia solo emergere l’aspetto puramente ludico.
Dice Giovanni Valentini di Repubblica: “siamo nell’era del “post-gionalismo”, “il web pone una sfida a tutti i giornalisti, della carta stampata, della radio o della televisione. Fuori da un’anacronistica pretesa di esclusiva, oggi hanno una nuova chance di crescita e di arricchimento professionale. Ma e’ una sfida anche per i cittadini: lettori, radioascoltatori, telespettatori, internauti. Piu’ informazione vuol dire piu’ democrazia. E migliore qualita’ dell’informazione, anche migliore qualita’ della democrazia”
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Violante e’ arrivato a dire che "Il ruolo della polizia e’ stato schiacciato dal ruolo del pm.”
Niccolai Caiazza manda
Hai tu visto
Come la falce saltella nel prato,
Mordendo i piedi dell’erbe con la bocca di ferro?
L’erba se ne sta carponi
Con le radici raccolte sotto di se’,
E in nessun luogo trova scampo
Dai fervidi denti della falce,
Poiche’ essa non puó, come l’uccello,
Spiccarsi da terra nell’azzurro.
Cosí anche noi! Mettemmo radici coi piedi del sangue
Nelle isbe. Che c’importa se la prima fila d’erba
Sia falciata? Solo che non giungano fino a noi,
Solo che a noi
Solo che non ci falcino
Come a margherite le teste
Vi segnalo un libro che si puo’ scaricare da internet
In Brasile si puo’ vivere anche cosi’ (download multimediale)
Utilissima guida del Brasile. L’autore racconta dettagliatamente sette anni da lui vissuti in varie citta’ del Brasile. Belo Horizonte, Fortaleza, Salvador, Florianopolis, Joao Pessoa, Natal, Maceio’ ed altre localitá minori del Centro e del Nordest del Brasile. Gli usi, i costumi e la societa’ brasiliana vengono attentamente osservati e descritti dall’autore, contemporaneamente alle sue storie e peripezie vissute in Brasile. La lettura di questo libro-guida chiarisce sicuramente alcuni dubbi che i lettori europei hanno sul Brasile. E’ una lettura che non lascia indifferenti.
Vai a http://stores.lulu.com:80/store.php?fAcctID=3003436Il
Settimo anniversario dell11 settembre
Nutrimmo l’illusione che il general intellect avesse trovato la sua incarnazione nella classe virtuale e che il capitalismo reticolare fosse l’ambiente di una convivenza pacifica di lungo periodo.
Ma negli stessi anni in cui sembrava costituirsi la nervatura di un impero immateriale il corpo rimosso del mondo produceva veleni identitari. La lunga umiliazione della Russia, il massacro neoliberista della popolazione dell’ex impero sovietico si puo’ leggere oggi in chiave storica come una ripetizione del tragico errore compiuto dai francesi al Congresso di Versailles del 1919. Allora i vincitori del primo conflitto mondiale avevano sottovalutato gli effetti che nel medio periodo poteva produrre l’umiliazione della Germania, dopo l’89 l’occidente ha sottovalutato gli effetti di medio periodo che l’umiliazione della Russia poteva produrre.
Ma quello non e’ stato il solo errore tattico dell’Occidente. La risposta della presidenza petrolifera americana all’azione terrorista e’ stata l’inizio del crollo dell’egemonia americana sul mondo. Ormai e’ un fatto acquisito, l’Impero, se mai e’ esistito (e non lo credo) ora e’ un ricordo.
La guerra che in forme diverse ma interdipendenti si estende dalla Moldavia al Kashmir, l’Occidente la sta perdendo in ogni frammento e nel suo insieme.
Quel che dobbiamo capire e’ la relazione tra fine dell’egemonia militare dell’occidente collasso finanziario e recessione. La tesi che voglio proporre e’ la seguente: il collasso finanziario e’ un aspetto e una conseguenza della guerra persa dell’Occidente. E’ vero, come ci ha insegnato Sbancor, che la guerra infinita e’ stata lanciata dalle corporation pesanti americane per contrastare la crisi finanziaria dell’aprile 2000, ma e’ altrettanto vero che per moltiplicare i profitti dell’Halliburton e qualche altro colosso dell’old capitalism la presidenza petroliera americana ha destinato allo scacco matto l’egemonia americana e
il predominio occidentale.
La recessione che nessuno puo’ ormai piu’ esorcizzare e’ legata al declino dell’egemonia militare dell’occidente. E quel che sembra essere entrato in crisi non e’ un particolare settore del credito, ma il principio dell’indebitamento Non si tratta di un particolare secondario: l’indebitamento delle famiglie americane ha sorretto la crescita degli
ultimi trent’anni, ma ora l’esplosione della bolla dei subprime ha innescato un processo che si sta estendendo alla bolla delle carte di credito, e poi sara’ l’intero sistema di iper-consumo delle popolazioni occidentali che diverra’ insostenibile.
Sette anni dopo possiamo dirlo senza timore di smentita: l’Occidente ha perduto la guerra, qualsiasi cosa succeda domani. Ma il problema diviene ora un altro: puo’ l’Occidente accettare di aver perduto la guerra euroasiatica oppure dovra’ ricorrere all’unica arma che possa restituirgli egemonia, l’arma-fine-del-mondo, per dirla con Doctor Strangelove?
Il gruppo dirigente del capitalismo pesante aveva bisogno della guerra per uscire dalla crisi del 2000 e per rompere l’alleanza progressiva di capitale finanziario ricombinante e lavoro cognitivo. Ma l’intelligenza (il capitale cognitivo, il ciclo dell’informazione, e perfino i servizi
segreti) ha osteggiato la decisione bushista, piuttosto che farla propria ha dovuto subirla obtorto collo. Nel regolamento di conti interno al capitalismo globale, questa e’ stata la guerra dell’ignoranza, e i risultati si vedono.
L’intero continente euroasiatico e’ oggi teatro di tante guerre distinte che costituiscono un unico mosaico dal quale l’Occidente non puo’ che uscire morto. Non per ragioni di forza, ma di logica. Le corporation che hanno portato lOccidente nella guerra infinita sono molto forti, ma mancano di intelligenza. Se guardate l’incastro delle sette guerre (guerra kashmira, guerra afghana, guerra interna all’esercito pakistano, guerra iraqena, guerra israelo-libanese-iraniana, guerra caucasica, guerra russo-baltico-polacca che verra’) vi rendete conto del fatto che non e’ possibile vincere l’insieme della guerra per ragioni che non dipendono dalla forza, ma dal principio di non contraddizione. L’Occidente si e’
infilato in un vicolo cieco perche’ non e’ possibile vincere una di queste guerre senza rafforzare il nemico della guerra accanto, con il risultato che l’Occidente sta perdendo tutte le guerre dello scacchiere.
Ora si parla di ritorno della guerra fredda, ma si tratta di un’ipotesi ottimista.
La guerra fredda era basata sul principio della deterrenza e della mutual assured destruction. Ma in termini di teoria dei giochi la deterrenza funziona quando i iocatori che si puntano l’arma sono due: campo socialista contro mondo libero. Se aggiungete altri giocatori la deterrenza non funziona piu’, perche’ ciascun giocatore deve guardarsi non dall’arma del suo diretto avversario, ma dall’arma del terzo attore.
La guerra iniziata in Georgia con una plateale sconfitta dellOccidente difficilmente potra’ essere fredda, perche’ gli attori dotati dell’arma totale non sono piu’ due, ma tendono a moltiplicarsi.
Da quando Nixon, nel 1971, dichiaro’ che il dollaro non rispondeva piu’ alle regole stabilite a Bretton Woods, gli Stati Uniti d’America hanno potuto indebitarsi indefinitamente perche’ il dollaro stabiliva le sue regole sulla base della forza militare. Parte delle risorse sottratte ai creditori erano investite in armi da puntare alla tempia dei creditori stessi per impedirgli di esigere il pagamento del debito.
Ora che l’egemonia americana vien meno quel gioco e’ finito. L’egemonia militare americana e’ una finzione, e il mondo comincia ad esigere che il debitore paghi, non solo quello che gli USA hanno accumulato negli ultimi trent’ani, ma anche quello che l’Occidente ha accumulato negli ultimi cinquecento anni.
Si tratta di un debito simbolico di proporzioni colossali. Ne fa parte il genocidio compiuto dagli europei nel Nuovo Mondo, ne fa parte la tratta di milioni di africani, ne fa parte il genocidio degli aborigeni australiani, e la lista sarebbe ancora lunga. Pagare il debito vorrebbe dire uscire dal ciclo della crescita capitalistica, rinunciare all’iperconsumo, modificare profondamente la forma di vita delle popolazioni occidentali. E questo appare improbabile.
Gli Stati Uniti potrebbero eleggere come presidente Barack Obama, ultima speranza del ceto politico americano di liberarsi dall’isolamento. Ma per quanto Obama possa essere la persona piu’ progressiva, aperta, democratica, gentile, intelligente e amabile che sia mai nata in terra (e non ho motivi di dubitare che lo sia) sara’ egli in grado di convincere l’occidente a pagare il suo debito? Quando John Kennedy lancio’ la sua nuova frontiera, e
promise che l’America avrebbe gettato la sua energia in un progetto di aiuto internazionale verso i popoli poveri, gli Stati Uniti erano una potenza economica vincente in espansione, e godevano del prestigio e del credito guadagnato con la vittoria nel secondo conflitto mondiale. Oggi non e’ la stessa cosa. Se il prossimo presidente americano volesse lanciare una nuova frontiera dovrebbe chiedere agli americani di rinunciare a consumare
dieci volte piu’ risorse degli altri popoli della terra messi insieme. Puo’ riuscirci?
O forse gli americani decideranno di puntare sul duo McCain-Palin (gli ultimi sondaggi favorevoli a McCain lo fanno temere). Il popolo piu’ armato della terra potrebbe decidere di andare fino in fondo, pur di non pagare quel debito.
Ma fino in fondo quanto in fondo sara’?
In altri periodi storici l’instabilita’ produceva effetti di soggettivazione e di ricomposizione sociale, e preparava la strada alle rivoluzioni politiche. Oggi non sembra cosi’, e all’instabilita’ corrisponde un effetto di desolidarizzazione crescente.
Il lavoro precarizzato non e’ in grado di farsi soggetto solidale. In mancanza di una prospettiva di ricomposizione sociale, si accentuano le tendenze verso l’arroccamento identitario.
Le societa’ occidentali, poste di fronte all’assedio delle popolazioni che in forme diverse rivendicano la restituzione del debito simbolico e materiale, reagiscono, come vediamo, con un’onda montante di nazionalismo di razzismo e di rabbiosa violenza.
Il nuovo ordine mondiale e’ la violenza di tutti contro tutti. La civilta’ sociale che le lotte del lavoro hanno costruito nel corso degli ultimi due secoli e’ probabilmente destinata allo smantellamento, se il processo continua con la rapidita’ degli ultimi anni.
Ridotto nel suo isolamento, ogni cittadino dell’occidente si rende conto di non avere piu’ alcuna autonomia perche’ solo accettando la dipendenza e’ possibile mantenere i livelli di consumo che la civilta’ sociale moderna ha imposto. Ciascuno e’ costretto a correre senza alcuna speranza di arrivare.
C’e’ una qualche risposta alla solita ansiogena domanda: che fare? Io rispondo di si’.
In un suo libretto dei primi anni ’90 Hakim Bey parlava di temporary autonomous zones (TAZ). Zone temporaneamente liberate nelle quali vivere vita autonoma dal fanatismo economicista del capitale. Era una bella idea, e ha funzionato per parecchio tempo. I centri sociali italiani hanno funzionato come TAZ per tutti gli anni novanta.
Ma la realta’ sociale che siamo destinati a vivere ha tinte piu’ cupe di quelle degli anni ’90.
I governi che si sono succeduti negli anni duemila hanno portato a termine un processo di distruzione delle strutture pubbliche e di sottomissione brutale del lavoro.
Del sistema pubblico di formazione sono rimasti i ruderi, le rovine fumanti.
La ricerca universitaria e’ ridotta alla miseria. Nelle scuole medie un esercito di precari, carichi di lavoro crescenti con salari di fame.Le strutture pubbliche costruite dal lavoro e l’intelligenza di milioni di lavoratori sono distrutte in modo sistematico. Negli uffici delle Poste il lavoro e’ raddoppiato da quando le Poste sono state privatizzate.
Nelle ferrovie i treni arrivano in ritardo e cascano a pezzi perche’ i governi di destra-sinistra hanno favorito la motorizzazione privata e l’alta velocita’ e distrutto il sistema ferroviario che serve pendolari e gente comune.
E per sovrapprezzo ai lavoratori viene appioppato l’insulto razzista di fannulloni.
C’e’ un duplice lavoro da intraprendere: un processo di sottrazione e un processo di contagio.
franco berardi
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Don Aldo
Battersi contro questo sistema vuol dire disegnarne e costruirne un altro («un altro mondo e’ possibile») che si fondi non sulla forza ma sul consenso, non sulla divisione tra ricchezza e poverta’ ma sulla redistribuzione delle risorse, non sulla guerra ma sull’accordo, non sulla violenza ma sulla nonviolenza. La pace diventa non piu’ assenza di guerra — come gia’ predicava il pacifismo dalle origini, da quello cristiano di san Francesco a quello moderno, cristiano e non cristiano, di papa Giovanni, di Gandhi e di Capitini — ma un diverso sistema politico e civile mondiale. La pace diventa una nuova civilta’, non piu’ dominata dal mercato e dalle armi, anzi dove le armi sono sparite e il mercato deve rispondere alla politica e al popolo".
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Al fondo delle immagini
La zona vicino a Dio e’ poco battuta,qualche anatra nera, qualche sterpo,
qualche bestemmia, persino qualche sparo, e un gran silenzio.
Un gran silenzio, una luce falsa, un’aurora che non piglia,
un parapiglia improvviso come un vento di chissa’ dove,
muta l’atmosfera, un coniglio drizza le orecchie.
Ma io che non ti attendo e non ti cerco ti ho trovato
nella tasca del ladro appesa all’osteria
con poca refurtiva e un attaccapanni di ruggine.
Rugge il fuoco come un’acqua su un carico acceso all’improvviso
dove il gioco si fa attento, manca la carta ladra
cercata nella manica; ma il cerchio e’ nella squadra
e l’inimmaginabile al fondo delle immagini.
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Winston Churchill
Il tempo della procrastinazione, delle mezze misure, degli espedienti inutili e consolatori, dei ritardi sta per finire. Al suo posto stiamo entrando in un periodo di conseguenze
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Mariapia
Le gocce scavano la montagna e non stiamo a misurare la Vita sulla nostra breve esistenza, ma guardiamola dall’alto!
"Per far apparire piu’ sicure le nostre citta’ ci si e’ inventato di tutto: dal censimento dei rom ai tremila soldati sparpagliati su tutto il territorio nazionale. Forse, sarebbe meglio se il volenteroso Maroni censisse questi violenti e incivili ultra’, e prendesse loro le impronte digitali. E arrivasse a sciogliere le tifoserie organizzate, anche se cio’ puo’ dispiacere ai padroni del ‘circo calcistico’, tra i quali si nascondono complici, favoreggiatori e pavidi".
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E prima accorperei tutti i Comuni sotto i 5.000 abitanti. Lo sapete che i Comuni italiani sono 8000? E 5836 sono sotto i 5000 abitanti. A 2000 di loro B ha tagliato la scuola ma non ha tagliato i funzionari.
Pedesina: 33 abit., Chamois, 96, Moncenisio: 48, Massimeno: 114, Rondanina: 80, Baradili: 96..
Ma a che servono? Sprechi infiniti.
Berlusconi elimina le scuole dei piccoli Comuni, tutte quelle sotto i 600 alunni, ed e’ male, ma non elimina le Province, non accorpa i Comuni, non riduce la Pubblica Amministrazione.
Calderoli dice di snellire le leggi inutili o farraginose (ma che fa poi?), Brunetta attacca gli assenteisti, ma nessuno snellisce l’amministrazione che non serve e il suo inutile costo.
La somma dei bilanci delle 107 Province italiane (ora sono 110 e tra poco di piu’) nel 2006 era di 115 miliardi di €.
Spesso le Province non fanno nulla o ostacolano Comuni e Regione.
Solo il 27% di questi soldi sono restituiti ai cittadini sotto forma di servizi. Il restante 73% (84 miliardi) e’ stato sprecato per il mantenimento delle Province stesse: personale, affitti, bollette, spese di rappresentanza, auto blu..
Abolendo le Province si risparmiano 70 miliardi l’anno.
Costano ad ognuno 1700 € l’anno che e’ quasi l’intero prelievo delle imposte sui redditi, cifra che potrebbe servire per risolvere, definitivamente, ogni anno uno dei problemi italiani: sanita’, giustizia, sicurezza, lavoro, scuola, trasporti, pensioni, ecc.
Non e’ vero, come dice Tremonti che i soldi non ci sono. I soldi ci sono, mancano i buoni governanti che sappiano spenderli bene. Si inventano i tagli ai servizi pubblici essenziali per non toccare i bacini di clientelismo politico inservibili.
D’altra parte 110 Province sono 70.00 poltrone per i consigli provinciali da distribuire agli amici. Meglio tagliare 134.000 posti di lavoro nella scuola. E’ ovvio!
..
Lec:
Chi porta il paraocchi, si ricordi che del completo fanno parte il morso e la sferza.
..
..
Il troglodita non era troglodita. Rispecchiava il livello della civilta’ dell’epoca
...
RIDIAMARO :- )
Siamo in una nazione talmente vecchia, che abbiamo ancora Adriano Celentano che fa il tuttologo, e Napolitano e Alemanno contro La Russa che parlano se e’ il caso di omaggiare i soldati fascisti di Salo’. Penso di vivere in una specie di museo archeologico. che schifo!
..
Marilou
Il guerrafondaio LA RUSSA ha detto che c’erano pure fascisti buoni e quando davano la razione di olio di ricino ci mettevano dentro sale e tabasco per aggiustare il sapore…
Il massimo del regresso
E’ vedere che adesso
dire che "il paese va a puttane"
non e’ piu’ solo una metafora
Unknow
Un vero uomo vive per sapere quello che non sa,
poi muore di quello che sa.
L’Italia va a puttane come al solito. La novita’ e’ che adesso paga la multa!!










