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Wednesday December 13th 2017

Una domenica pomeriggio

Aprì lentamente il foglio.
Non aveva un tubo di voglia d’essere lì, ma il mancare avrebbe macchiato dei principi che sentiva suoi.

Quando il pezzo di carta rettangolare si trovò disteso sullo stretto piano in legno, lui decise quasi con fare delicato, di ripassare con la mano sopra di esso a stirare le pieghe del foglio.
Lo guardò.
“Maremma maiala dell’Eva… Gl’aveano ragione!!!”
Non lo pensò, lo disse proprio, anzi lo urlò.
“Sssssttttttt!!!” si sentì rispondere dall’altra parte della stanza.
“Ssssstttt una manciata di fave ritte!!! A voi e la vostra mamma!” reagì colorito come nel suo carattere.
Chissà perché furono gli altri a fare silenzio.
Lui continuò a pensare ad alta voce.
“Un ci s’intende una segaccia di niente… allora…
… questo gl’è di Berlusconi… no, di Veltroni… no… boh… so assai di chi gl’è… no, no aspetta, allora… no, no… Storace… forse, mi son perso… son tutti figli di enneenne, ladracci, gli venisse un colpo… ”.
“sssssssstttttttt…” ancora una volta ma un po’ più timido.
“M’avete spaccato i coglioni in tre!!!”
Il silenzio continuarono a farlo gli altri.
“Ci piglian tutti per i’cculo… questo? sarà di Bertinotti… ma c’è l’arcobaleno… no, un pòle essere lui che gl’è tutto rosso…… insomma… vediamo un po’…”
Calò il silenzio.
Passò del tempo. Senza che lui uscisse. Senza che emettesse una parola.
“Una profonda riflessione, direi…” si sentì dire da qualcuno che cominciava a preoccuparsi di quella mancanza di segnali di vita.
Solo che nessuno s’azzardava a verificare le reazioni di quel troglodita alla richiesta di sbrigarsi.
Alla sera alle dieci e trenta, prima di spengere le luci del seggio, il presidente, terrorizzato, timidamente dal dietro della cabina elettorale n° 3 chiese al bestione di 2 metri d’altezza per 160 kg, che l’aveva tenuta occupata fino ad allora, chiese se aveva finalmente deciso. Ma nessuna risposta arrivò dall’altra parte.
La segretaria di seggio, un po’ meno fifona degli altri, decise di fare la scena madre. “Ci penso io!” disse e entrò nella cabina.
L’uomo dormiva appoggiato sul piano di legno interno che miracolosamente lo sorreggeva senza stroncarsi in due.
“Dorme…” disse la segretaria.
“Lo svegli” comandò il presidente
“Non posso, lo faccia lei, io devo redigere il verbale e poi c’è la scheda elettorale aperta… sa, anche per un voto si può perdere…”
“Va bene… ehi… EHI! Si svegli…”
“Eh… eh… icchè c’è? Carmela dove sei… ehhhh… AAAAAuuuurrrrgghhh!!!” e con questo sbadiglio mostruoso l’uomo si svegliò.
“Tutto a posto?” chiese il presidente.
“Eh? Ah… sì, sì… mi scusi, ma di Sabato mi tocca il superturno lavorativo…”
“e cosa sarebbe?”
“Dalle 22 del Sabato alle 14 della domenica, 16 ore alla pressa stampaggio falli d’acciaio per la Cina… ero un po’ stanco…”
“Mi dispiace… ma ha votato?”
“No, ma lo faccio subito…” e fece una croce.
Una sola.
Enorme.
A unire i quattro vertici della scheda.
“Scusate, ma nell’indecisione… Buonanotte.”
 

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